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Archive for territorio

Olivi addio

Al Gent.mo Dott. Fabrizio Nardoni

Ass. alle Risorse Agroalimentari Regione Puglia

Lungomare Nazario Sauro 45, Bari, 70121

 P.C. Gent.ma Dott. Angela Barbanente

Ass. Qualità del territorio, Assetto del Territorio, Beni Culturali, Urbanistica

Via delle Magnolie 6,8 – Modugno Z.I. – Bari

 

OGGETTO: LEGGE REGIONALE 11 aprile 2013, n. 12 “Integrazioni alla legge regionale 4 giugno 2007, n. 14 (Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali)”.

 

La nostra Associazione intende richiamare la sua attenzione sui gravi danni che con certezza saranno causati al patrimonio degli olivi monumentali pugliesi dall’applicazione delle recenti modifiche apportate alla legge regionale n.14/2007 con l’approvazione della L.R. 12/2013.

Sottolineiamo che lo spirito della legge 14/2007 era (e sarebbe dovuto restare) quello di tutelare gli olivi monumentali come “elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale” (art.1 comm. 1), mentre le modifiche recentemente adottate vanno esattamente nella direzione opposta.

Le Associazioni che, come la nostra, sono rimaste inascoltate, avevano segnalato già da tempo che le modifiche avrebbero favorito soltanto la speculazione edilizia e le lottizzazioni, come si evinceva chiaramente dalla lettura della relazione accompagnatoria che evocava “diritti acquisiti dai privati relativamente, ad esempio, alle aree edificabili, alle lottizzazioni, o al diritto degli imprenditori agricoli di fare reddito e, quindi, di poter riconvertire l’azienda”, facendo così finta di non sapere che la legge operava già da anni e che quindi gli eventuali diritti acquisiti in precedenza da parte di chiunque erano già stati salvaguardati.

In sostanza le modifiche recentemente approvate alla legge 14/2007 consentono l’espianto di olivi monumentali dislocati in aree periurbane, nelle quali era prevista la possibilità di edificare in conformità a piani attuativi di strumenti urbanistici generali adeguati alla legge regionale 31 maggio 1980, n. 56, riportando così l’attenzione all’ambiente e al paesaggio a quella di oltre 30 anni fa, derogando alla più severa previsione di edificabilità inserita nella legge 14/2007, limitata ad “opere i cui procedimenti autorizzativi siano stati completati alla data di entrata in vigore della presente legge”.

Ci risulta che mai nella Commissione tecnica che opera per l’applicazione della legge siano state bocciate proposte di miglioramento aziendale presentate da agricoltori, i quali in genere sono stati i più attenti e solleciti a documentare correttamente le loro richieste di autorizzazione secondo i dettami dell’art.13 della legge.

La Commissione ha sempre evaso anche tutte le richieste di edificazione pervenute (opere i cui procedimenti autorizzativi erano già stati completati alla data di entrata in vigore della legge: art. 11), bocciando soltanto quelle non in linea con i dettami della legge, non fondate e non documentate, presentate in genere da speculatori che nulla hanno a che fare con l’agricoltura.

Sono quelle che si vogliono favorire ora: citiamo ad esempio alcuni piani di lottizzazione, tecnicamente assurdi se non ridicoli, presentati – o che saranno ripresentati – da società i cui legali rappresentanti sono giovani e sconosciute imprenditrici rumene, polacche, russe.

Gli attacchi e le insofferenze alla legge di salvaguardia degli olivi monumentali non sono mai arrivati dal vero mondo agricolo!

Ecco dunque il fosco quadro attuale:

1- si potranno abbattere oliveti monumentali esistenti alle periferie dei centri urbani, in particolare a Monopoli e Fasano, dove è concentrato l’interesse all’espansione edilizia incontrollata. Non a caso i Sindaci di questi centri urbani non hanno mai voluto concordare nulla sulle aree da salvaguardare, mentre era proprio quella dell’immediata vicinanza di oliveti monumentali alle aree urbane la caratteristica paesaggistica da salvare.

2- La previsione di reimpianto degli olivi divelti è uno specchietto per le allodole: il senso della legge è di proteggere il “paesaggio degli olivi secolari” e la loro produzione, mentre le singole piante, riposizionate al di fuori di un contesto appropriato (nelle aiuole? negli spartitraffico? nei giardini condominiali? in altri ambienti?) non avranno alcun significato!

3- la previsione di un deposito fidejussorio come garanzia per l’attecchimento degli olivi divelti è un altro specchietto per le allodole: oltre a quanto detto al punto 2, vale la considerazione che il “valore” assegnato ad ogni singola pianta non potrà che essere irrisorio in relazione agli interessi in gioco.

Oggi che l’edilizia è ferma, e che si muove soltanto ad opera di gente che ha molti contanti e ben pochi scrupoli, quanto può contare una irrisoria penalità per il mancato attecchimento di un olivo spiantato?

E, in ultima analisi, un illecito arricchimento si può forse perseguire, un palazzo edificato in dispregio alle leggi si può talvolta abbattere, ma un olivo di 500 anni divelto non lo potrà mai restituire nessuno!

Certi di interpretare il pensiero di chiunque abbia buon senso ci appelliamo pertanto affinché questa modifica ad una legge che tutti invidiavano alla Puglia venga ridiscussa ed abrogata.

Restiamo in vigile attesa di notizie.

La presidente dell’Adirt

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Statale SP226 cede e frana un pezzo di strada al km 18 07/11/2011

Il dissesto idrogeologico in Italia interessa l’82% dei comuni; 6 milioni di persone abitano in un territorio ad alto pericolo idrogeologico e 22 milioni in zone a pericolo medio. Secondo i dati ufficiali, 1.260.000 edifici, tra cui oltre 6.000 scuole e 531 ospedali, sono a rischio di frane ed alluvioni. Un’analisi, compiuta dall’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale Ricerche (C.N.R,), rivela che tra il 1950 e 2012 si sono registrati 1.061 frane e 672 inondazioni. Le vittime sono state oltre 9.000 e gli sfollati o senza tetto piu’ di 700.000. Tali eventi hanno avuto impatto sui beni privati e collettivi, sull’industria, sull’agricoltura, sul paesaggio e sul patrimonio artistico e culturale senza considerare le implicazioni in termini psicologici ed occupazionali. Secondo i dati ANCE-CRESME del 2012, tra il 1944 ed il 2011, il danno economico, prodotto in Italia dalle calamità naturali, ha superato i 240 miliardi di euro, con una media di circa 3,5 miliardi di euro all’anno. Le calamità idrogeologiche hanno contribuito per circa il 25% al danno complessivo.

«L’impermeabilizzazione, cioè la cementificazione, è uno dei maggiori processi di degrado del suolo ed è un problema presente in tutta Europa, uno dei continenti più urbanizzati al mondo: si calcola che tra il 1990 e il 2006 si sia avuto un aumento delle aree di insediamento del 9% in media; in Italia si stima che il consumo del suolo nel periodo 1990-2005 sia stato di oltre 244.000 ettari all’anno (circa due volte la superficie del comune di Roma), in pratica oltre 668 ettari al giorno (circa 936 campi da calcio», ha denunciato Massimo Gargano, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, che ha presentato a Roma il Piano 2013 per la Riduzione del Rischio Idrogeologico nel nostro Paese. «Diventa quindi una priorità continentale – ha proseguito Gargano – limitare e compensare l’urbanizzazione del suolo, impedendo l’occupazione di altre aree verdi».

Va anche ricordata la forte pressione dell’impermeabilizzazione sulle risorse idriche: un suolo può incamerare fino a 3.750 tonnellate di acqua per ettaro o circa 400 millimetri di precipitazioni; l’impermeabilizzazione riduce l’assorbimento di pioggia nel suolo, in casi estremi impedendolo completamente. L’infiltrazione di acqua piovana nei terreni, invece, fa si che essa impieghi più tempo per raggiungere i fiumi, riducendo la portata e quindi il rischio di inondazioni. Come già nel 1951, 1966, 1994, 2010, 2011, anche nel 2012, il mese di novembre è stato foriero di disastrose alluvioni: in Toscana, dove si sono registrati anche 7 morti ed in Umbria; nei giorni scorsi situazioni critiche si sono registrate anche in Emilia Romagna e Veneto. «Le cause – ha spiegato Gargano – sono molteplici: la variabilità climatica, l’eccessiva urbanizzazione, il disordine nell’uso del suolo, la mancata cura del territorio attraverso una costante manutenzione. In generale, molte delle calamità sono generate da eventi idrologici eccezionali, che si ripetono cioè non prima di 30 anni e di cui si può ridurre l’impatto solo attraverso azioni volte a rinforzare i territori fragili, provvedendo alla manutenzione idraulica, assicurando il funzionamento degli impianti idrovori ed il consolidamento degli argini».

 

Franco Brizzo

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silenzio

Se c’è una cosa che fatico sempre più a sopportare sono le associazioni fintoambientaliste capaci solo di far petizioni ed organizzare eventi di sensibilizzazioni ma sempre ben attenti a non calpestare troppo i piedi dei politicanti che da decenni lasciano, col loro assenso o silenzio, che il nostro ambiente e il nostro paesaggio venga devastato. Anzi spesso le loro effigi sui palazzi della politica e le loro “certificazioni” distribuite secondo ignoti parametri vengono utilizzate da questi distruttori per coprire le loro vergogne.

Molte di queste hanno organizzato nei prossimi giorni una passegiata naturalistica nelle campagne di Cisternino insieme a molti assessori regionali espressione di una maggioranza che ha appena approvato una modifica alla legge che tutela gli ulivi monumentali per favorire l’avanzata del cemento e dell’asfalto. Una passeggiata per sensibilizzare la cittadinanza sulla campagna “salviamo il paesaggio – stop al consumo di territorio” e sulla salvaguardia degli ulivi monumentali.

Bene, bravi, bis.

Ma dove erano queste associazioni quando il comune di Ostuni sacrificava decine di ulivi monumentali per realizzare un’inutile bretella stradale di fronte alla zona industriale? Hanno forse detto qualcosa? Si sono mobilitati per evitarlo? E qualche settimana fa quando abbiamo fatto appello per evitare l’ennesima colata di cemento sulla costa qualcuno si è unito al nostro appello? Qualcuno ha proferito parola? Non che mi risulti. Tutti assolutamente in silenzio! Perchè? Perchè si raccolgono firme per tutelare gli ulivi e non si dice nulla quando vengono espiantiati per opere inutili? Perchè si sensibilizza la cittadinanza sugli effetti disastrosi della cementificazione e poi si tace quando uno dei pochi tratti di costa ancora naturale viene sacrificato in onore alla speculazione edlizia?

L’impresione è che queste belle iniziative servano solo a rendere “autorevole” la loro voce affinchè le loro effigi e le loro “certificazioni” possano sempre più coprire le vergogne di una malsana e vergognosa politica.

Categorie : Ecologia/Ambiente
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apr
04

Cemento e olivi

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Olivi addio

In regione come ad Ostuni, il cemento unisce tutte le forze politiche che all’unisono come un branco di pesci si muovono verso la cementificazione del territorio. E così ecco approvata all’unanimità (anche qui un solo voto contrario) una deroga alla legge che tutela gli olivi monumentali che, quindi, potranno essere più facilmente sacrificati in onore del finto progresso e del falso sviluppo, ovvero asfalto e cemento.

Come al solito togli alla colletività per dare ai pochi. Questo deve essere il leitmotiv che ispira la nostra classe politica che ancora non riesce a capire dove sta la ricchezza di questo territorio e per l’interesse di pochi, quelli che gli garantiranno però molti voti, sacrificano l’agricoltura, il paesaggio, le bellezza naturali ed artistiche per continuare a sostenere un modello di sviluppo che ha ormai, in maniera chiara ed evindente, mostrato tutti i suoi limiti. Modello di sviluppo insostenibile tanto da un punto di vista ambientale che economico ed occupazionale che ci ha portato proprio in una profonda crisi da cui difficilmente potremo uscire attuando le solite ricette.

I nostri territori, il nostro paese non ha più bisogno di cemento avendo già costruito abbondatemente più del necessario, ma ha bisogno di più agricoltura. Un agricoltura di qualità come quella che gli oliveti monumentali possono consentire. Agli agricoltori gli andrebbe fatto un monumento, non tolto terreno. Abbiamo bisogno di paesaggio, quel paesaggio del fu Bel Peaese che becere politiche hanno saputo distruggere nonostante tutelato dalla nostra costituzione che tutti continuano, pur consentendo questi orrori, a decantare.

Abbiamo bisogno di una nuova classe politica capace di saper vedere e interpretare il futuro. Capace di dare avvio ad un nuovo modello di sviluppo correggendo gli errori del passato non perpetuandoli. Abbiamo bisogno che dal governo nazionale, regionale e comunale SE NE VADANO TUTTI A CASA!

mar
19

Censire il cemento

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censimento-del-cemento

Quante sono le unità immobiliari nel comune di Ostuni e quante di queste sono utilizzate e quante invece no o addirittura in stato di abbandono e degrado? Non si sa.

Eppure si continua a costruire, si continua ad approvare varianti al piano regolatore per nuovi insediamenti residenziali, commerciali, ecc. Ma se non si ha cognizione della situazione esistente, ovvero delle risorse immobiliari a disposizione su cosa gli amministratori locali pianificano il governo del territorio? Sul nulla, anzi sugli interessi dei costruttori che, nel caso specifico di Ostuni, guardacaso sono sempre gli stessi.

Il risultato di queste scelte è, da una parte, la perdita di valore delle unità immobiliari già esistenti e, ancor peggio una cementificazione sregolata che consuma suolo senza però dare alla città quelle strutture di cui necessita ma riempendola, invece, di unità immobiliari che non servono perchè già presenti in abbondanza.

Per capirci, in questi anni, le aree su cui si è edificato si sarebbero potute destinare a strutture di cui la città necessita. Una nuova e più adeguata sede per gli uffici comunali, un teatro comunale, impianti sportivi, ecc. Invece abbiamo visto spuntare come funghi palazzi, palazzi, palazzi e villaggi.

La prima cosa da fare per poter pianificare quindi lo sviluppo della città è avere piena cognizione della situazione avviando quanto prima il “censimento del cemento”, campagna avviata da oltre un anno dalla rete Salviamo il paesaggio.  Solo su dati certi e ben definiti si può ben amministrare un territorio (sempre ammesso che sia questo l’obbiettivo).

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