Archive for terremoto

lug
08

Vergogna

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Quello che è successo ieri a Roma durante la pacifica manifestazione del popolo Aquilano è l’emblema del totale disfacimento socioculturale del nostro paese. Non mi riferisco al solo aspetto politico istituzionale, ma all’intera società italiana, perchè se certe cose possono accadere ( e di simili ne sono già accadute diverse) è solo perchè gli Italiani tutti lo permettono. Mi vergono di far parte di questo popolo, vorrei chiedere personalmente scusa a tutti i cittadini che in questi ultimi anni hanno protestato e manifestato pacificamente per i loro diritti (da Genova a Chiano, dalla Val di susa a L’Aquila, etc) ed in cambio hanno avuto le particolari attenzioni delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, gli insulti della politica e dei mass media (altro che legge bavaglio, l’informazione nel nostro paese è morta già da diversi anni, guardatevi il video per averne una precisa idea).

Non cerchiamo attenuanti, non scarichiamo la responsabilità su altri o su situazioni contingenti. Dobbiamo solo avere il coraggio di vergognarci per aver lasciato silenziosamente che tutto ciò accadesse. Solo così possiamo avere una possibilità per risollevarci e tornare ad essere un popolo civile.

P.S.: cari amici Ostunesi e Pugliesi, sappiate che è questo che avrete anche voi se un domani sareste costretti a protestare contro l’installazione di una centrale nucleare nel vostro territorio.

Manganellate d’assestamento

Buongiorno a tutti.
Scrivo questa mattina perché ieri sera sono,siamo tornati da Roma che erano le 21 e di corsa mi sono infilato sotto la doccia e poi a letto.
Chiedo già scusa da ora se non sarà un italiano perfetto in forma e contenuti ma io insegno arte, e poi sono preso in prima persona da questo evento, e chi mi conosce lo sa…. Il sangue mi va subito alla testa.
Si, dicevo sono subito corso sotto la doccia pensando di riuscire a togliermi tutto lo schifo di ieri che non era solo dovuto ad un caldo torrido ma ad una situazione preoccupante che sta attanagliando l’Aquila, il paese intero, ma soprattutto la popolazione italiana che si sente in dovere di sparare sentenze.
Ieri 7 luglio 2010 a 15 mesi dal terremoto del 6 aprile 2009 L’Aquila è dovuta scendere in piazza a ricordare a tutti che ESISTE, e già questo è schifoso.
Siamo dovuti scendere in piazza per dire a tutti che da noi il miracolo non lo ha fatto neanche la madonna d’Appare figuriamoci uno che si sente Duce, siamo scesi per urlare la nostra rabbia per essere stati presi per i fondelli per essere stati dimenticati e bistrattati.
Ho visto i giornali questa mattina e al solito sentito innumerevoli cazzate in TV, addirittura tra gli aquilani c’erano NO GLOBAL che si sono scagliati contro la polizia e anche estremisti, ma la più bella è stata:il PARTITO DEMOCRATICO far scendere il terremoto in piazza.
A noi non serve nessuno.. a noi non serve nessuno, noi corriamo da soli senza bandiere e senza fanatici, ieri in piazza solo bandiere nero verdi, solo i nostri colori, e la gente lo deve sapere, i miei studenti lo devono sapere.
Arrivati al casello di Roma le forze dell’ordine ci hanno scortato per farci giungere a piazza Venezia ma io non capisco il giro che ci fanno fare, forse un tour turistico??o forse era tutto macchinato??
Arriviamo all’ippodromo delle Capannelle per poi percorrere l’Appia antica (le fosse ardeatine erano a 2 passi, ci saremmo potuti andare no?)siamo risaliti verso il circo massimo, poi il colosseo da dove si vedeva la casa di Scajola(ma è un ‘altra storia),per poi arrivare a via dei fori imperiali.
Scendiamo e ci dirigiamo a Piazza Venezia, mi volto e vedo che siamo pochi, com’è possibile??
Avevano diviso il gruppo.. la polizia aveva di proposito diviso il gruppo, eravamo 36 autubus non potevamo essere poche persone, sono riusciti nel piano di disperderci.
A Piazza Venezia subito cordone di agenti in tenuta anti sommossa, non vogliono farci entrare a via del corso per dirigerci a protestare pacificamente per i NOSTRI DIRITTI.
Già si capisce che non sarà una giornata come le altre.
Dopo un ora riusciamo ad entrare, invadiamo Roma ma dopo un 500 m non di più altro posto di blocco e qui inizia la “mattanza”.
Carabinieri con le telecamere per riprenderci i volti, magari ci spediranno le denuncie alle case che non abbiamo,noi siamo li fermi con LE MANI ALZATE, vogliamo entrare e spingiamo un po’, nulla di più..ripeto nulla di più.
Si alzano i cori, si alzano le urla, davanti alle telecamere alziamo il dito medio, una volta girati per vedere cosa accade alle nostre spalle i VIGLIACCHI IN DIVISA alzano il manganello e picchiamo a tradimento.
Merde… ecco cosa siete MERDEEEE.
Due ragazzi finiscono in ambulanza con la testa ferita,c’è sangue sulle magliette e per strada, vengono colpiti anche un deputato e il sindaco… il tg2 e il tg4 dicono che gli AQUILANI HANNO PICCHIATO LE FORZE DELL’ORDINE.
Con quale diritto?chi ha dato l’ordine di alzare i manganelli?
Riusciamo a raggiungere Montecitorio ma blocco anche lì.. piazza colonna e blocco anche li, decidiamo di spostarci verso il senato e indovinate un po’? chiamano rinforzi, anche la guardia di finanza a bloccarci.
Chi si immaginava gli gli AQUILANI fossero peggio dei TERRORISTI?
Trattati come talebani, e questo che leggete l’ho detto a tutti quelli che ieri mi hanno ripreso e intervistato.
Una giornalista dell’Avvenire mi ha chiesto: perché siete qui?
Io gli ho risposto di prendere la sua bella macchina e venire a L’Aquila a vedere, solo con i propri occhi uno può capire come stiamo vivendo,e poi fatti anche un giro in rete e guarda il profilo di LUIGI TROTTRA uno che augura agli aquilani di morire. Gli ho lasciato il numero chiamerà per un tour tra le macerie??
Chiunque vedessi con una telecamera gli urlavo DEVI FAR VEDERE TUTTO… L’ITALIA DEVE SAPERE.
Ormai il mio cuore non resisteva più a tante sollecitazioni e mi siedo a respirare e li una donna da un negozio di souvenir con un arroganza mai vista mi dice: MA CHE SETE VENUTI A FA’?MA VERGOGNATEVE, VI HA DATO TUTTO!
Oddio.. mi alzo di scatto, mia madre era pallida perché già sapeva che cosa avrei fatto corro verso la donna la sto per afferrare ma tre aquilani mi fermano. Lasciatemi urlo..LASCIATEMI..
L’avrei resa cenere.. ma che cazzo dici?? Ma stai zitta?? Che ne sai dell’Aquila?? Cosaaa
Mi calmo,arriviamo scortati a Piazza Navona come i peggiori delinquenti, li vedi che ci guardano in cagnesco sotto il loro caschetto, ma cosa vogliono da noi??ma siamo così pericolosi?
Oppure è la verità che fa TREMARE??
Siamo alla fine della giornata e ci dirigiamo verso i nostri autobus.. invadiamo le strade di Roma, gli automobilisti urlano.. strombazzano..
Giungiamo ad un incrocio, ovvio che il traffico è in tilt non siamo 4 gatti ma tra le 5000-6000 persone (così si dice), molto romani scendono dalle auto e ci parlano in maniere pacifica e cordiale come è giusto che sia. Ci si confronta e si parla ma ecco il coglione di turno ma che non pensava d’incontrare Proffy sulla sua strada.
Lo so, lo so bene che non sia fa, dovrei dare l’esempio dovrei educare e lo faccio ogni giorno credetemi, ma sono esasperato da tanta crudeltà e pochezza.
Arriva questo autobus a 2 piani, quelli turistici senza “tetto” per ammirare le meraviglie di Roma, peccato che sopra c’era un poco di buono.
Noi blocchiamo la strada e il bus si ferma, e piuttosto che stare in silenzio questo cretino parla:
WE DAI.. LEVATEVI DALE BALLE, IO VI HO DATO I SOLDI!!
Ora io lo chiedo a voi, avreste resistito a tanta ignoranza e superficialità? (e mi sto tenendo basso)
Mi frugo in tasca.. tocco, sento che ho una moneta.
Alzo lo sguardo e voce: “HEI TESTA DI CAZZO.. SI, DICO A TE.. RIPRENDITI I TUOI SOLDI COGLIONE”
Gli lancio la mia moneta da 20 centesimi.. e ORA SCENDI MERDA CHE TI DO PURE GLI ALTRI, A L’AQUILA SI DICE “Mò TE PAGO”.
Mi portano via.. mi divincolo e torno sotto il bus, TI HO DETTO DI SCENDERE O HAI PAURA??CON I TUOI SOLDI PULISCITI IL CULO.
Blatera, parla di morti… il sangue mi torna su, ma a forza mi spingono via.
Ragazzi miei questo è il paese dove viviamo, dove la povera gente viene picchiata fisicamente e verbalmente. Noi ieri abbiamo protestato per avere non privilegi ma uguale trattamento rispetto ad altre catastrofi.
Chiedo scusa per un comportamento non sempre ESEMPLARE ma dovete capire che ogni volta che si sparla e si dicono ingiurie noi MUORIAMO UN’ALTRA VOLTA!!
Prendete la macchina, mi pago benzina e casello…. Ma VENITE A VEDERE IL MIRACOLO DI STO CAZZO!
Però venite scortati noi siamo un popolo pericolso!

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Categories : Società/Cultura
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lug
02

Io sto con L’Aquila

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Ricevo e volentieri pubblico

Scriviamo a tutte quelle persone, i movimenti, le associazioni, i collettivi che in questi 14 mesi di esistenza del nostro comitato e di un movimento spontaneo e dal basso che a L’Aquila prova a resistere, ci sono stati vicini e solidali, diffondendo le nostre denunce, sostenendoci, venendo qui nella nostra città a conoscere la realtà in cui viviamo.
Vi scriviamo perché, ancora una volta, abbiamo bisogno di tutt* voi.
Il nostro territorio, tra mille difficoltà, ha saputo esprimere in questi mesi la ferrea volontà di non morire e resistere dando vita ad articolate e numerose forme di protesta e di proposta, dall’esperienza dei comitati cittadini al movimento delle carriole, dalle sperimentazioni di progettazione partecipata alle assemblee cittadine all’interno del Presidio Permanente di Piazza Duomo.
Questo nonostante una gestione dell’emergenza inedita in Italia che ha escluso in ogni modo la partecipazione delle persone dalla definizione del loro futuro imponendo scelte e modelli culturali che hanno ridefinito sotto i nostri occhi il territorio, favorendo lo spopolamento, la speculazione edilizia e lasciando tutti i problemi irrisolti, primo fra tutti la ricostruzione della nostra città, dei nostri borghi e di quella dei 59 comuni colpiti, mai iniziata. In più quello che qui si è costruito lo si è fatto in stato di emergenza ma in maniera definitiva e a proprio piacimento edilizio, inibendo – anche con dosi di assistenzialismo esagerate e concentrate – la ricostruzione sociale e culturale della comunità senza rispettare la sua autonomia e la capacità di autodeterminarsi dal basso.
Tra i primi abbiamo denunciato la trasformazione in atto della Protezione Civile che qui a L’Aquila, come in Campania per i rifiuti, ha sperimentato un modus operandi fatto di grandi appalti, grandi eventi e di scarsa o nessuna trasparenza, poi resa evidente dalle inchieste in corso, e grazie alla rete messa in piedi con altre realtà italiane abbiamo organizzato le mobilitazioni contro la sua trasformazione in una Società per Azioni.
L’articolo 39 inserito nella manovra finanziaria che il governo si appresta ad approvare è l’ennesima “mazzata” che il “Sistema Italia” riserva al nostro territorio.
Ci si chiede di tornare a pagare le tasse, i mutui, le imposte dal 1° luglio 2010 e a restituire tutti i contributi che sono stati ad oggi sospesi in tempi brevissimi ed in modalità non chiare.
Ad oggi è per noi semplicemente impossibile far fronte a questa richiesta.
Perché nel nostro territorio ci sono 16.000 persone che hanno perso o stanno perdendo il lavoro, e di questi migliaia sono cassaintegrati;
Perché nulla è stato pensato o fatto dal governo e dalle varie strutture commissariali per favorire il rilancio dell’economia se escludiamo il ridicolo contributo di 800 euro per tre mesi erogato ai commercianti e agli artigiani, insufficiente perfino per pagare i debiti con i fornitori.
Non stiamo chiedendo particolari privilegi ma semplici diritti. Dopo il terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche le popolazioni terremotate hanno restituito le imposte sospese dopo 12 anni e solo al 40%.
Stiamo chiedendo una legge organica che stabilisca fondi e tempi certi per affrontare la ricostruzione. La popolazione già a giugno 2009 sapeva, quando ha contestato il decreto Abruzzo, che i fondi finora stanziati erano totalmente insufficienti. Ora anche le istituzioni locali ci vengono a dire che sono esauriti i fondi anche per coprire l’emergenza che non è ancora finita (come i soldi per gli alberghi dove sono costretti ancora in migliaia di aquilani, per il contributo di autonoma sistemazione di cui l’erogazione e ferma a gennaio o per la ristrutturazione degli immobili lievemente danneggiati).
Vogliamo uscire dalla continua incertezza dettata dal sistema delle ordinanze e delle proroghe all’ultimo minuto, vogliamo ricostruire e crediamo che questa non possa essere una battaglia solo di questo territorio.
E’ una lotta che ci riguarda tutti. L’aquila e i borghi colpiti sono di tutte le italiane e di tutti gli italiani, patrimonio collettivo del paese che non può permettersi di perderlo per abbandono o spopolamento.
Ci riguarda tutti perché il Modello L’Aquila è un tentativo di annullare la solidarietà, primo sintomo di un federalismo dell’egoismo che non possiamo permettere diventi prassi nel nostro paese.
L’Aquila non si arrende e prova a resistere. In oltre 20.000 il 16 giugno hanno attraversato le strade della città e occupato l’autostrada A 24 per due ore. La notizia è stata silenziata o censurata dai grandi media. Purtroppo siamo abituati ad una informazione che sul nostro territorio ha favorito la propaganda dando risalto alle migliaia di passerelle di politici e mondo dello spettacolo e ignorando sistematicamente le reali condizioni in cui viviamo.

Il 7 luglio, in occasione del voto sulla manovra, L’Aquila invaderà Roma.

In questa occasione abbiamo bisogno di solidarietà vera.
Quel tipo di solidarietà che non è fatta di carità e pietismo, ma di condivisione reale dei nostri problemi. Vorremmo avervi al nostro fianco tutte e tutti, con i colori nero-verdi che sono stati dati alla nostra città dopo il terremoto del 1703 (nero come il lutto, verde come la speranza di rinascita) perché il 7 luglio è il momento per urlare IO STO CON L’AQUILA!

APPUNTAMENTO ore 10.00 Piazza Venezia – Roma

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giu
04

Aspettando Ju Tarramutu

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Mercoledì 10 Giugno presso la Sala mostre della biblioteca comunale di Ostuni si terrà un pubblico incontro che avrà come tema il terremoto che il 6 Aprile del 2009 ha colpito il territorio Aquilano e che ha causato numerose vittime.

L’inizo è previsto per le ore 18 con la proiezione di “L’Aquila a pezzi” documentario sul post terremoto realizzato da Action Aid. A seguire Samanta Di Persio presenterà il suo libro “Ju Tarramutu” nel quale il terribile evento è raccontato attraverso le parole di Vigili del Fuoco intervenuti sul luogo, cittadini colpiti dall’evento compresa l’autrice ed  esperti che da anni studiano l’attività sismica del territorio.
Un opportunità per fare il punto della situazione anche alla luce delle numerose proteste dei cittadini aquilani e degli sviluppi delle inchieste giudiziarie in corso.

La cittadinanza tutta è invitata ad eccezzione di chi il 6 Aprile 2009 alle 3e32 rideva al telefono.

Dal Libro Ju Tarramutu:

Li chiamano gli angeli. E non potrebbe essere usato un altro termine. Sempre gentili, con il sorriso ed il loro elmetto. Magari hanno lavorato dieci, dodici ore, anche più e sono lì ancora con la forza di scavare fra le macerie per salvare vite, per recuperare corpi. Poi si arrampicano, ti recuperano le tue cose. Non li dimentichi, non puoi! Allora, voglio ricordarli in questo libro con le loro parole. Onore e riconoscenza a Marco Cavagna morto per portare aiuto alle popolazioni colpite dal sisma. Marco Cavagna è morto per portare aiuto e soccorso alle popolazioni Aquilane colpite dal sisma del 6 aprile. Era partito da Bergamo con la sua squadra la mattina del 6 aprile appena saputo della notizia del terremoto nell’Aquilano. Caposquadra dei Vigili del Fuoco di Bergamo dove prestava servizio, appena arrivato a L’Aquila si era dato subito da fare nel cercare persone disperse nelle macerie, poco dopo ha avuto un malore un infarto che non gli ha lasciato scampo. Portato con l’elisoccorso del 118 all’ospedale di Pescara, Marco non ce l’ha fatta. Aveva 49 anni sposato, lascia la moglie e due bambini. A Marco e a tutta la sua famiglia possa giungere l’eterna gratitudine del popolo Aquilano .

Lo scenario che si presenta agli occhi dei vigili del fuoco una volta arrivati sul luogo del terremoto:

Giancarlo. Sono arrivato a L’Aquila nelle prime ore dal sisma.Quella notte sono stato chiamato dal Comandante dell’Aquila. Sapevo benissimo cos’era accaduto. Una volta arrivato sul posto, con la mia squadra siamo stati mandati a Pianola (piccola frazione a 6 chilometri dalla città) per tirare fuori delle persone da una casa che si era spezzata in due. Il piano superiore era adagiato su quello inferiore, le persone non potevano uscire. Dopo siamo stati mandati ad Onna, ma lì la situazione era talmente caotica che ci hanno dirottato in un’altra frazione: San Gregorio. Abbiamo salvato diversi bambini di un orfanotrofio e purtroppo abbiamo tirato fuori anche una suora già morta. Siamo stati lasciati senza acqua e cibo per più di 48 ore. C’erano talmente tante cose da fare che non ci siamo fermati un attimo. Noi sui luoghi del disastro senza mangiare e bere, gli uomini della Protezione civile, che non hanno nessuna competenza nella ricerca di persone, comodamente in tenda con acqua e pasti caldi e i funzionari al ristorante.

Gianni, cinofilo dei pompieri. Vi erano molte persone su un solaio molte delle quali non avevano nessuna competenza, con il risultato di appesantirlo (anche perchè 40 persone a una media di 70 kg a persona fa’ 2800 kg) e quindi correre il rischio di schiacciare chi si trovava sotto. Noi abbiamo molte difficoltà a mantenere il cane, perché tutte le spese sono a nostro carico: alimentazione, cure veterinarie ecc. Non abbiamo alcun aiuto da parte del Ministero, eppure i cani servono a ritrovare i dispersi.

Giuseppe. Da molti anni opero nel soccorso pubblico. Ne ho viste di tutti i colori: dal terremoto in Friuli a quello dell’Irpinia, a quello dell’Umbria e delle Marche, alle alluvioni che hanno colpito mezza Italia. Sono arrivato a L’Aquila centro storico alle 6 del mattino, a meno di 3 ore dal sisma. La prima sensazione che ho avuto: ho visto una città che non esisteva più. Era crollata nella sua parte più bella. Distrutta ed ingannata. Sì, ingannata perché questo terremoto aveva fatto sentire la sua “voce” più di tre mesi fa. Quindi di cose da fare ce ne erano, ma nulla è stato fatto. Le persone che abbiamo estratto dalle macerie ci ringraziavano piangendo e maledicendo tutti coloro che li avevano ingannati. Ci siamo dati da fare subito. Eravamo pieni di polvere, ferite nelle mani e soprattutto nel cuore nel vedere una città ridotta così. Mentre scavavamo con le mani, aiutati da molti cittadini presenti che ci indicavano dove si trovava la camera da letto, il soggiorno, si presentano i “volontari” della Protezione civile con le loro belle divise linde e pinte. La sensazione (poi condivisa con altri colleghi) fu che i “volontari” erano al seguito delle telecamere e non il contrario. Questa cosa ci disgustò molto, ma a noi interessava fare solo il nostro dovere, loro ci tenevano a farsi riprendere. Spero un giorno di tornare in questa meravigliosa città, ritrovare le persone del luogo che hanno scavato fianco a fianco con noi pompieri e di vederla ricostruita anche se non sono molto ottimista, la storia passata del nostro Paese ci insegna.

Luigi. “Cosa si pretende da noi? Dobbiamo forse morire di fatica?”. “Non solo dobbiamo garantire la partenza da tutta Italia per le zone terremotate, fare fronte a mezzo paese in fiamme, ma subire anche le determinazioni del Ministero dell’Interno che, complici alcuni dirigenti carrieristi, manda i lavoratori sotto Consiglio di Disciplina perché non ce la fanno fisicamente a lavorare per 24 ore continuative”. Questa gravissima imposizione non solo arriva dopo un periodo di enorme sforzo per il personale, ma adesso non è in alcun modo giustificabile e deriva solo dalla mancata volontà di rafforzare un organico carente che richiederebbe nuove assunzioni. Emerge un quadro drammatico sul soccorso tecnico urgente in Italia. Negli altri paesi i “volontari” sono tutti “targati” Vigili del fuoco. Ad esempio in Francia sono 120mila, ma sono tutti vestiti, formati, attrezzati dai Vigili con le stesse radio e mezzi. In Italia le risorse economiche per il soccorso si perdono in un mare di rivoli: Misericordie, Pubbliche assistenze, Forestale, Regioni, Comuni, Province. Hanno creato non solo un danno economico grosso perché ci vogliono i soldi per: radio, divise, attrezzature, mezzi, carburante, logistica, con il risultato che si tolgono mezzi importanti di sostegna ai Vigili del fuoco. Ma il dramma è che questi enti, oltre ad essere scollegati fra loro, hanno vertici, linguaggi, apparati radio ed elicotteri diversi. Quando parlano del C.O.M. (centro operativo misto) è un enorme “cazzata”, avete presente quando nella Bibbia i popoli della Palestina ad un certo punto non si capiscono più nel parlare? Così nasce la “Torre di Babele”. In Italia nel soccorso pubblico hanno fatto una cosa uguale. Questa diversità di linguaggio nel comunicare, nell’intervenire con uomini e mezzi diversi, certamente non fa bene al cittadino che deve ricevere il servizio nel miglior modo possibile. Sul posto se ad un volontario di uno di questi otto/nove (non si capisce quanti siano) enti, gli dico di far qualcosa… mi rispondono: “E’ passato il nostro Presidente e ci ha detto di stare qui.” Se tutti invece fossero Vigili del fuoco risponderebbero ad unica struttura, perché io che ne so, se questi “volontari” sanno andare su un incendio o su un vicolo dell’Aquila crollato? Oppure dobbiamo soccorrere anche loro? C’è un circolo vizioso di finanziamenti che la politica dà per un ritorno elettorale. Gli stessi “volontari” prendono soldi sottoforma di diaria giornaliera, altro che volontariato gratis! Sono Ferdinando Mattei – RdB Vigili del Fuoco. Che paese strano il nostro, il terremoto mi ha riconfermato il gran cuore degli italiani anche di quelli che la vorrebbero un po’ più divisa, ma mi ha anche riconfermato che di ogni critica si fa immediatamente polemica. Qualche giorno dopo il sisma comunicai agli organi di stampa che i soccorsi si ’ingolfarono” quasi subito e qualcuno polemizzò che non era il momento di criticare. Io invece so quale “addetto ai lavori” che quelli sono gli unici momenti in cui le parole vengono ascoltate, a bocce ferme sono sempre lettera morta. Che paese strano il nostro con due strutture di protezione civile spesso in antitesi l’una con l’altra, quella ufficiale ed i Vigili del Fuoco (la categoria più amata dagli italiani). La prima che dovrebbe essere coordinata dai secondi come da legge ma che in realtà li vede asserviti ed impegnati nei lavori più “sporchi” e pericolosi. La prima inondata di flussi importanti di denaro pubblico all’occorrere di una calamità, i secondi umiliati a mendicare il carburante e sempre incerti di raggiungere le zone disastrate con mezzi di colonna mobile trentennali tenuti insieme col fil di ferro. La prima con tanta volontà, i secondi con un’esperienza inarrivabile. La prima in albergo quattro stelle i secondi che devono, a sei mesi dal disastro, sopportare ancora turni di sedici ore di lavoro continuo per poi ritornare in tenda e fare le pulizie per poi abbandonarsi spesso stremati. Beninteso non voglio cadere nell’equivoco, il volontariato è sintomo di civiltà, la critica è strutturale e rivolta alla politica che ha creato e sostiene questa situazione. Ma di questi argomenti non si deve parlare, vedasi le puntate di “Anno Zero” e la inevitabile vergognosa polemica volta a fraintendere che le critiche fossero rivolte lo slancio altruistico individuale delle componenti volontarie. Queste due organizzazioni hanno un denominatore comune; l’immagine! La politica se ne approfitta a piè sospinto poi dei pompieri si dimentica e per l’Abruzzo neppure li paga.

Vai al blog di Samanta Di Persio

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Categories : Informazione
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mar
16

Medaglie a pagamento

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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In questo paese non c’è limite al peggio. Ogni volta che ne senti una ti dici: beh stavolta abbiamo toccato il fondo, ma non passa mai molto che ti devi ricredere. Vi riporto questa nota di un Vigile del Fuoco in merito alle medaglie di riconoscimento per coloro che hanno operato in Abruzzo dopo il terremoto dell’Aprile scorso da cui potete rendervi conto di come il “bel paese” tratta quelli che non chalanche chiama spesso eroi. E se volete approfondire vi consiglio di leggere Ju Tarramutu dove troverete numerose testimonianze di Vigili del Fuoco sulle condizioni in cui sono stati costretti a lavorare in quei drammatici giorni.

Se fai parte dei Vigili del Fuoco e, come tale, hai lavorato giorno e notte per estrarre morti e feriti dalle macerie, costruito migliaia di alloggi temporanei, puntellato a prezzo di enormi fatiche e rischi d’infortunio il centro storico dell’Aquila, ritieniti compensato… dal riconoscimento di una benemerenza sotto forma di medaglia. Niente di nuovo, ci danno solo medaglie e niente tutele, siamo abituati.
Solo che ora il titolo di benemerenza e’ concesso a richiesta dell’interessato, previo pagamento della modica cifra di 130 euro. Somma che i singoli Vigili del Fuoco, per ottenere la medaglia e quindi il riconoscimento della propria partecipazione all’emergenza del post-terremoto, devono pagare a una societa’ privata: la System Data Center, produttore e distributore unico. Società all’uopo incaricata dal Governo Berlusconi con Decreto del 28 aprile 2009 attuativo del D.P.C.M. (sempre di Berlusconi) del 19 dicembre 2008.
Lo stesso D.P.C.M. (all’art. 9, comma 2) prevede “fortunatamente” che in certi casi si possa essere esentati dal pagamento, ma non lo auguriamo a nessuno Infatti, per non pagare bisogna essere morti e, quindi, ottenere di diritto la medaglia alla memoria.
Il presidente Berlusconi che di vendite se ne intende rilascia la propria indulgenza non per l’aldilà, ma convoca direttamente “gli angeli”, come sono stati definiti i Vigili del Fuoco dalla popolazione aquilana, e li premia con una medaglia tutta terrena al costo della modica cifra di 130 euro.

Che dire… Oramai si compera di tutto. Patenti, titoli di studio… Anche l’onore…

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Categories : Informazione
Comments (0)
dic
10

Poche parole

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Questo post non ha un video allegato e sarà anche di poche parole.

Non riesco a tramutare in scritto le emozioni che ho provato ieri, forse è impossibile. Difficile anche solo capire o comprendere che ciò che io ho visto ieri, e forse non rivedrò più, è divenuta per molti la quotidianeità.

Siamo abituati a vedere certe cose in TV e spesso non siamo in grado di differenziare la realtà dalle scene di un film e  viviamo tutto con molto distacco, ma ecco che se ti allontani dal tubo catodico e utilizzi i tuoi occhi ti si accende la mente e, almeno in parte, ti rendi conto che quello che passava sullo schermo non è una scenografia, ma la pura, dura, drammatica realtà di migliaia di persone e di secoli di storia andata letteralmente in frantumi.

Ieri ero a L’Aquila.

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Categories : Società/Cultura
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ott
22

Il terremoto nudo e crudo

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Ho avuto il piacere di conoscere Samanta Di Persio lo scorso Dicembre quando la invitai ad Ostuni a presentare il suo libro Morti Bianche in un evento organizzato dai Grilli Attivi – Ostuni sul tema delle morti e degli infortuni sul lavoro. Un libro eccezzionale, una raccolta di testimonianze dirette di vittime e familiari in grado di rendere esplicito il dramma di queste famiglie coinvolte da eventi così tragici. Poche settimane fa ho avuto modo di rivederla a Taranto, una protagonista del suo libro ha descritto la sua esperienza nel raccontare il suo dramma ad una scrittrice, ad una persona fino a quel momento sconosciuta, rilevando che allora pensava che poi il suo racconto sarebbe stato, non modificato, ma reso più fluido e più consono ad un libro, ad un racconto per poi accorgersi, all’uscita del testo, che era stato riportato integralmente, così come lei lo aveva esposto, nudo e crudo.

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Categories : Informazione
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set
20

La ricostruzione più veloce del mondo

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei trentamila sfollati per il terremoto d’Abruzzo dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere più grande del mondo”, nonché l’opera di ricostruzione più rapida e imponente della storia dell’umanità. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo. A tenergli bordone c’è l’eccellentissimo Guido Bertolaso, il gran ciambellano della Protezione civile nonché “uomo della Provvidenza” che tutto il mondo ci invidia perché senza di lui non sapremmo proprio come fare: anche lui si loda e si imbroda a proposito della ricostruzione più rapida e imponente eccetera. La stampa al seguito registra e rilancia.

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