Archive for televisione
I primi a puntare il faro sui guadagni di Grillo e della Casaleggio sono stati, senz’ombra di dubbio, i cosidetti hacker del PD che, violate le mail personali di qualche parlamentare, hanno minacciato la loro integrale pubblicazione se i due principali ispiratori del MoVimento 5 Stelle non avessero pubblicato i loro bilanci e le loro dichiarazioni dei redditi. Una cosa interessante visto che la Casaleggio Associati li pubblica regolarmente, come previsto dalla legge, e che gli stessi sono facilmente reperibili presso la Camera di Commercio di Milano, città ove ha sede legale.
Perchè quindi chiedere la pubblicazione ci ciò che già e pubblico minacciando persino di pubblicare mail private violando non poche norme? Cosa ancor più interessante è che tale “minaccia” è stata quotidianamente riportata dai media facendo supporre che all’interno di tali mail vi fossero chissà quali segreti e persino foto di scene a luci rosse con protagonisti proprio i parlamentari 5 stelle.
Calmate le acque su questo “attacco” hacker ecco che come d’incanto la questione soldi e bilanci viene nuovamente risollevata, ma stavolta da un autorevole e stimatissima trasmissione di giornalismo d’inchiesta, condotta da Milena Gabanelli la più eletta alle votazioni per individuare il candidato alla presidenza della Repubblica per il moVimento 5 stelle, cosa che fa acquisire al tutto maggior credibilità.
Personalmente quando ho visto il servizio, pur riconoscendo alcuni aspetti sollevati tipo la non dettagliata rendicontazione dei soldi spesi per lo Tsunami tour, ho notato immediatamente una certa malizia nel montare il pezzo andando persino a spolverare alcune questioni su cui si sono già spesi fiumi di parole e che poco hanno a che fare con la questione soldi e loro gestione come ad esempio i casi Favia e Salsi e relativi dubbi sulla democrazia interna del moVimento 5 Stelle. Cosa c’entrava questo aspetto con quello trattato dal servizio?
Interessante anche il commento in chiusura del servizio della Gabanelli stessa, la quale invita il moVimento 5 stelle a smetterla di concentrarsi sugli scontrini, quindi sulla rendicontazione delle spese effettuate nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, e concentrarsi sulle proposte. Ma come, fai un servizio concentrato sulla questione soldi, presenti come fatto di non trasparenza e quindi censurabile la non dettagliata rendicontazione delle spese per la campagna elettorale e poi inviti a non soffermarsi troppo su questi aspetti? E allora perchè non si è dato notizia, nel servizio, dell’attività parlamentare dei 5 stelle? Delle numerose interpellanze, degli emendamenti e delle tante proposte già depositate? Va da se che se si incalza una forza politica sugli aspetti economici, sarà su questi che verranno concentrate le risposte.
Infine, ma questo non mi meraviglia affatto, i soliti media che in questi anni hanno sempre ignorato le inchieste di Report non si sono certo fatti sfuggire il servizio di domenica scorsa sul moVimento 5 stelle e non c’è telegiornale, giornale o programma di approfondimento che non stia cavalcando la “notizia”.
Chiunque avesse ancora nutrito qualche dubbio sullo stato di degrado mentale che pervade il giornalismo italiano, sospeso fra marchette di gossip, articolacci su commissione e omertosi silenzi imposti dal padrone, dopo quanto accaduto oggi sicuramente non ne nutrirà più.
In un paese devastato fin nelle fondamenta, dove il tessuto produttivo e sociale si disgrega a vista d’occhio nel silenzio più totale, dove i cittadini si ammazzano per disperazione all’ombra dell’omertà mediatica, dove nessuno scribacchino finanziato dai contribuenti si sente in dovere d’informare la popolazione riguardo al fatto che qualsiasi “nuovo governo” trovasse i natali non potrebbe fare nulla per migliorare una situazione telecomandata dall’estero attraverso il pilota automatico, dove gli scandali veri, come quello dell’MPS, vengono insabbiati a velocità supersonica, dove l’emergenza sanitaria causata dall’inquinamento meriterebbe inchieste, approfondimenti e prime pagine a iosa, dove il territorio sta cadendo a pezzi senza che nessuno si premuri di raccoglierne qualcuno, che fine hanno fatto i pennivendoli di casa nostra?
Si ritrovano a Roma in centinaia, per inseguire con le proprie auto i pullmann con a bordo i deputati 5 stelle, diretti in una località “segreta” dove incontreranno Beppe Grillo.
Un inseguimento portato con destrezza, da giornalisti trasformatisi in paparazzi, fino al casale nei pressi di Fiumicino, dove Grillo ed i 5 stelle si ritrovano per portare avanti una propria riunione, nella quale confrontarsi, così come normalmente avviene all’interno di ogni partito, anche se nella fattispecie trattasi di un movimento che pur avendo raccolto 8 milioni di voti non possiede una propria sede romana all’interno della quale raccogliersi.
Ed una volta giunti sul luogo, i pennirazzi, offrono il meglio di sè stessi ragguagliandoci sulla natura architettonica del casale, sulla mise scelta da Beppe Grillo per l’occasione, sul menù che verrà dispensato ai parlamentari 5 stelle, sul costo dei panini che l’albergo vende ai giornalisti assiepati al cancello, sulla vera e propria caccia all’uomo di cui sono stati oggetto alcuni deputati mentre viaggiavano verso il luogo di partenza dei pullmann. Una pennirazza più intraprendente degli altri riesce perfino a salire sul tetto dell’albergo alla ricerca dello scoop della vita, inconsapevole del fatto che proprio il suo gesto sarà destinato a rivelarsi il migliore scoop della giornata per il pennirazzo di turno.
Intanto l’Italia continua a morire, senza che il giornalismo, ormai deceduto, si sia mai prodigato nel raccontarci le riunioni del Bilderberg, laddove veniva decisa l’eutanasia del nostro paese, senza che nessuno si sia mai sentito in dovere di raccontare gli incontri segreti delle logge massoniche e delle cosche politiche che governano le sorti della nazione, senza che i pennivendoli abbiano mai sentito il bisogno di mostrare anche un solo anelito di dignità.
Marco Cedolin
Dopo il successo della canzone di Elio e le storie tese la mononota invade anche il sistema di informazione mainstream. Non che prima le note fossero molte, al massimo due o tre giusto per far sembrare il tutto più credibile, ma oggi il coro si è sintonizzato all’unanimità su un unico canale: raffigurare il moVimento 5 stelle e Grillo come un orco di cui aver paura.
Non c’è canale televiso, trasmissione o giornale che non suoni questa monomelodia. Il popolo ormai privo di qualsiasi capacità di elaborazione critica delle informazioni e della realtà, ripete anch’esso in continuazione la filastrocca che i media gli hanno inculcato nel cervello. Senza neanche la fatica ed il fastidio di dover modificare i vocaboli, da bravi consumatori assorbiamo l’opinione e le certezze che giornalai e mezzibusti incartapecoriti ci vendono e, come fosse la canzoncina di Natale, la si ripete costantemente convinti addirittura di esserne gli autori
Ed è così che continui ad imbatterti in persone che non solo cantano la canzoncina mononota, ma vorrebbero che anche tu ti mettessi a divulgarla a squarciagola. Inutile entrare nel merito delle cose, cercare di fargli capire, come dicevo la capacità elaborativa delle informazioni, il senso critico, la facoltà di formulare una propria opinione sono ormai specie in via di estinzione. C’è però un metodo molto semplice per interrompere l’Italiota che intona il solito ritornello: chiedergli di motivare la sua tesi. Di fronte a tale domanda si perdono, la tv, i giornali non gliel’hanno fornita. Per questo si sarebbe dovuto suonare una melodia completa non certo una mononota, facile da imparare e ripetere in continuazione ma impossibile da sostenere. E così ecco che se ti dicono “Grillo è un dittatore!” e tu gli chiedì “perche?” la risposta è, nella migliore delle ipotesi “perchè si!”. E se ti dicono “I grillini fuggono al confronto!” e tu gli dici “ma io sono qui chiedimi quello che vuoi” la risposta è “ma adesso non mi viene alcuna domanda”.
Canzone o informazione che sia, l’importante è che sia mononota affinché possa essere apprezzata e cantata da tutti.
Se la situazione del paese non fosse di quella gravità inaudita che analizziamo anno dopo anno e riguardo alla quale i rapporti ufficiali lasciano trasparire solamente la punta dell’iceberg, l’esperienza di questi primi giorni post elezioni potrebbe risultare perfino esilirante. Purtroppo però le aziende continuano a chiudere, i disoccupati a suicidarsi (anche se i giornali non lo dicono), le famiglie a stringere la cinghia, in una discesa verso gli inferi che si fa ogni giorno più ripida e diventa praticamente impossibile anche farsi una bella risata.
A soli cinque giorni dal voto l’Italia sembra essere diventata un paese caricaturale, dove esistono solamente due fronti. O stai con Grillo o sei contro Grillo, i grillini (o grullini nel neologismo di chi la sa lunga) e qualsiasi cosa abbia con a che fare con lui e con loro.
Beppe Grillo da Genova, attraverso il successo elettorale del suo movimento 5 stelle, sembra essere riuscito nell’impresa impossibile di rivoltare il paese come un calzino, ricucendo all’istante strappi che duravano da tempo immemorabile, ricomponendo odi decennali e colmando perfino le distanze siderali che separavano la disinformazione mainstream dall’informazione “altra” presente sul web.
In questo chiaroscurale post elezioni sembra essersi compiuto un miracolo epocale, dove poter leggere le pagine di Libero senza distinguerle da quelle dell’Unità, dove il Corriere della Sera e Repubblica scrivono le stesse cose di facebook o dei blog di controinformazione, dove i seguaci di Berlusconi o della destra più radicale si ritrovano a braccetto con quelli del PD e dell’estrema sinistra. Tutti profusi in un unico sincero moto d’indignazione, nei confronti di Grillo e dei grillini a 5 stelle, colpevoli (unitamente a chi non si associ alla condanna) di ogni sorta d’ignominia e vero cancro che porterà alla morte il paese.
Riassumere in poche righe tutto il bailamme lanciato alla rinfusa in questi ultimi giorni sarebbe un’impresa titanica, probabilmente senza speranza. C’è un po’ di tutto, dalla supposizione che il comico genovese sia parte di una cospirazione internazionale partorita direttamente dal gruppo bilderberg, al fatto che i suoi discorsi somiglino a quelli di Hitler. Dal convincimento che Grillo sia alle dipendenze di Goldman Sachs, in quanto dalla stessa lodato, al fatto che rappresenti il cavallo di Troia per riportare la sinistra al governo. Dal sospetto che Grillo sia in realtà un’emanazione creata dall’amministrazione americana, all’affermazione che sarebbe solamente un utile idiota, nelle mani di guru e massoni, ormai stufatisi di Monti e della sua compagine.
Se Grillo risponde ai giornalisti dicendo che non sosterrà mai un governo Bersani, diventa l’incarnazione del mitomane irresponsabile che non ha a cuore le sorti dell’Italia. Se annuncia che comunque, qualunque sarà il governo futuro, sosterrà ogni legge che risponde al suo programma, diventa il viscido che inciucerà con la sinistra o con la destra anche se non vuole dirlo. Se Grillo risponde ai giornalisti, ci si domanda a che titolo parli, dal momento che lui non è presidente del movimento, né tanto meno è stato eletto in parlamento. Se non risponde, Grillo è un dissacratore maleducato che non sa prendersi le proprie responsabilità.
E non va certo meglio alla pattuglia dei 160 ragazzi che si apprestano ad entrare in parlamento. Colpevoli in primo luogo di essere “persone normali” e pertanto incompetenti ed ignoranti, dal momento che in parlamento (come hanno più volte dimostrato le iene) fino ad oggi hanno allignato esclusivamente persone di altissima levatura tanto culturale quanto morale. E anche di essere manovrati, disadattati, confusi, privi di coordinate e puzzare pure un poco. Ci sono articoli sulla futura senatrice che non conosce l’esatto numero dei seggi del senato e spuntano video dove il futuro senatore ignora l’ubicazione del senato stesso. La sufficienza fa il paio con la derisione, lo scetticismo con la sensazione di fastidio. Gente comune nella stanza dei bottoni? Ma vogliamo scherzare?
Personalmente non sto con Grillo e neppure contro. Anche se la cosa potrà suonare come una bestemmia irripetibile, mi piacerebbe vedere cosa combinerà Grillo e soprattutto cosa combineranno quei 160 ragazzi in parlamento. Forse porteranno solamente qualche briciola di buon senso, oppure non combineranno nulla di nulla, ma difficilmente potranno fare peggio dei loro predecessori, così come difficilmente Grillo potrà essere più “pericoloso” dei Monti, dei Bersani e dei Berlusconi che oggi sembrano non preoccupare più nessuno.
In fondo un miracolo l’ha già fatto, unendo gli italiani, come si può evitare di essere curiosi, domandandosi quale sarà il prossimo?
Marco Cedolin
E’ iniziata ufficialmente la campagna elettorale dei nostri politici. Spuntano promesse di infrastrutture, soluzioni a problemi mai risolti, investimenti con soldi mai disponibili e si riaffacciano politici già visti, con marchi e nomi nuovi e vecchi e un cartello “NOVITA’” sempre appeso al collo. Perché c’è bisogno di tanta novità in questo nostro paese. E allora si creano nomi di liste nuove, si chiamano persone che hanno lavorato nell’oscurità fino al giorno prima ma che di fatto ci sono sempre state. Un pò come quando il croupier del casinò mischia le carte e da il via ad una partita nuova: è sempre una partita nuova.
Gli spazi televisivi o pollai televisivi, come preferite, spaziano dai temi di gastronomia, che evidentemente tanto piacciono agli italiani, ai temi economici, basta che il tutto venga condito dai soliti volti della politica. E’ un mondo virtuale quello descritto dai giornali e dalle televisioni dove si parla di tutto tranne che di una cosa: il cittadino italiano. Cittadino che con i suoi problemi è all’interno di una famiglia. Famiglia che è composta da una moglie e magari madre, con i suoi problemi, da figli con i loro problemi, da genitori mediamente anziani con altrettanti problemi. Il cittadino italiano e tutto questo corredo di problemi in cui naviga, non sembra essere al centro dell’attenzione nei dibattiti televisivi mentre si parla di grosse questioni come la macro economia e la finanza o come la politica. Che problema la politica… Accetterà Bersani di appoggiare Monti? Pannella starà con Storace? Quali sono le candidature del PDL ? Perché Berlusconi non ha candidato Cosentino? Il PD centra con la questione Monte Paschi di Siena ?
Il tempo passa e nel frattempo, tutti quei cittadini che si riempiono il cervello di questo martellamento mediatico, affrontano i loro problemi di tutti i giorni, completamente isolati da una società che non da supporto e da una comunità che non esiste. L’uomo ha difficoltà nel lavoro. La donna ha difficoltà nel lavoro e anche nella propria casa e famiglia. I figli crescono in una “non scuola” ormai quasi annientata, i genitori anziani vivono di difficoltà con la propria pensione e una “non struttura sociale” che (non) li assiste.
Il “non lavoro”, la “non famiglia”, la “non società”, la “non scuola”, il “non servizio sociale”, la “non sanità”, dovrebbero essere le tematiche che vorremmo leggere su giornali e vorremmo sentire discutere dalla classe dirigente che ci amministra e più che mai vorremmo risolte, ancora più che discusse. Invece no. Tutto rinviato fino al dopo-elezioni quando i cittadini continueranno a farsi martellare la testa per le stesse questioni, a vedere le solite faccie in interviste registrate che diranno le solite ovvietà senza mai toccar mano ai punti fondamentali della vita del cittadino, punti tra l’altro sanciti e tutelati dalla Costituzione Italiana.
I politici non vedono… e vedono altro. Non vedono aziende in difficoltà. Sanno che c’è una crisi ma non vedono le aziende in difficoltà; Non vedono neanche i poveri o coloro che essendo mono-stipendio in una famiglia, vanno a lavoro e poi dormono in roulotte perché non hanno potuto pagare il mutuo, perché se vanno al ristorante c’è il pieno di gente; Non vedono il traffico e l’inquinamento, perché non prendono i mezzi pubblici e stando dentro un auto blu si tengono i finestrini alzati… è inverno e fa freddo o se è estate hanno l’aria condizionata; Non vedono i negozi che chiudono perché quelli li vede solamente il cittadino che vive il quartiere; Non vedono i prezzi che aumentano perché non fanno la spesa; Non vedono le strutture RSA per gli anziani, perché scelgono solo le migliori strutture private; ma il fatto più preoccupante è che non vedono la fatica che facciamo per sopportarli…
Riccardo Uleri
Spesso mi domando se mai un giorno si tornerà a confronti politici senza tifo per la propria squadra del cuore, ma entrando nei problemi della nostra società con serenità e tranquillità per trovare tutti insieme la migliore soluzione possibile.
Capisco che cinquant’anni di politica show nei salotti televisivi ci hanno abituato a slogan, a recitati scontri tra fazioni apparentemente diverse, ad avere il venditore di tappeti di turno che ci propina ogni volta la bella e pronta ricetta per risolvere quei problemi che egli stesso ha causato. Capisco che questo ci impedisce di veder oltre, di immaginare che può esistere un sistema diverso dove la ricetta va definita tutti insieme, dove l’intelligenza collettiva, fatta da milioni di persone, ognuno con le proprie sensibilità e le proprie competenze, contribuisce a individuare la soluzione migliore. Capisco che in questa politica che sopravvive proprio grazie alle finte differenze tra fazioni i tifosi delle rispettive squadre si schierino di qua e di la a prescindere e trovino qualsiasi cosa, anche la più assurda, per criticare colui che si considera l’avversario e qualsiasi cosa per difendere sino all’imbarazzo il capitano della propria squadra.
Quello che faccio fatica a comprendere è come sia possibile essere arrivati al punto in cui si è totalmente incapaci di elaborare le informazioni che giungono dalla televisione ed altri canali mainstream per formarsi un proprio pensiero. Come dei calcolatori programmati vedo costantemente ripetere le “Informazioni” ricevute dallo schermo televisivo senza capacità neanche di utilizzare vocaboli e termini differenti. Non dico porsi il dubbio che quanto affermato da telegiornali ed altre trasmissioni probabilmente non corrisponda alla verità, ma almeno essere capaci di rielaborare il tutto ed esprimerlo a proprie parole.
Oltre a vocaboli, concetti e convinzioni anche il comportamento è diventato in tutto e per tutto uguale a quello che vediamo in televisione. Lo stesso che possiamo osservare tanto nei talk show quanto nei reality show, dove il dialogo nel merito delle questioni è ormai svanito sostiuito dall’impedire all’interlocutore di parlare e di esprimersi alzando la voce, continuando ad interrompere il discorso sovrapponendo la propria voce. Così facendo si pensa di aver ragione, di aver avuto la meglio nel confronto e non ci si rende conto che sempre più persone stanno comprendendo il giochetto che li vuole schierati o di qua o di la di questo finto quanto inutile scontro che impedisce di affrontare le questioni e, cosa ancor più importante, trovare le soluzioni. Sempre più gente sta capendo che questo giochetto impedisce la soluzione dei problemi proprio per autosostenersi, per avere un motivo di vita con le sue finte ricette pronte. Sempre più gente sta capendo e breve il giochetto finirà non avendo più tifosi a cui rivolgersi. Per molti questa sarà una vera e propria rivoluzione, io preferisco il termine evoluzione: da tifosi a cittadini.
Tutto è manipolato. Il mercato azionario, le notizie, il cibo, le scuole pubbliche, il sistema di assistenza sanitaria, il sistema fiscale…
Tutti questi sistemi, con gli enti che ne fanno parte, sono stati creati ad arte per ingannarvi, controllarvi e sopprimere il vostro potenziale umano. Rifletteteci.
Il sistema di assistenza sanitario è intenzionalmente progettato non per curare i malati ma per tenerli in bilico tra salute e malattia, e bloccarli in un processo che arricchisce le potenti multinazionali del farmaco che se ne fregano di sacrificare vite umane. Basti pensare alle cure per il cancro, ai risultati delle chemioterapie e a quelli delle cosiddette cure alternative.
Il sistema finanziario è manipolato in modo da creare debiti immensi impossibili da ripagare e svalutare il valore del denaro attraverso l’infinita creazione privata della moneta, il cosiddetto quantitative easing.
Il sistema politico è manipolato per dare l’illusione della scelta tra due o più pupazzi che sfilano seri e irreprensibili davanti ai vostri occhi e si differenziano soltanto per i diversi colori della bandiera, del logo del partito, della cravatta o della pelle. Costoro, infatti, prendono gli ordini dai veri registi delle scene politiche, ossia quelle banche che sono ai vertici dei poteri decisionali.
Il sistema alimentare è manipolato con gli OGM, che in gran silenzio stanno avvelenando l’ambiente disseminando inquinamento genetico tra fattorie e campi in tutto il mondo.
Il sistema giudiziario è manipolato in maniera ridicola e a volte anche comica. In America poche settimane fa una donna è stata arrestata con l’accusa di aver fatto una scritta su un marciapiede con un gessetto. Nel frattempo politici criminali che organizzano guerre fasulle, affamano i cittadini, rubano soldi a destra e a manca, evadono il fisco per milioni di euro o dollari, la passano liscia e non vengono neppure accusati.
La cosiddetta scienza è in gran parte manipolata. Le riviste scientifiche sono tutte influenzate dal potere di Big Pharma, e quasi tutte le notizie sulla cura delle malattie che vedi in tv o leggi sui giornali non sono altro che un rigurgito di ricerca proveniente da persone o aziende che hanno venduto la loro integrità per uno stipendio in più. Gran parte degli sforzi ‘a favore della ricerca scientifica’ vengono fatti per rafforzare il monopolio sui medicinali, cercando di indurre la gente, ad esempio, a preferire pericolosi vaccini a diete sane ed equilibrate per evitare malanni stagionali.
Gli enti governativi sono completamente manipolati. In America, la FDA (Food and Drug Administration) agisce per conto della Monsanto e delle case farmaceutiche, e non per la sicurezza sanitaria del popolo americano. Anche l’USDA (U.S. Department of Agriculture) è completamente succube della industria biotech e delle grandi aziende che commerciano carne.
I motivi per fare le guerre sono completamente manipolati e inventati. Queste, infatti, hanno avuto sempre inizio con falsi attacchi progettati dagli USA stessi, mentre tutti i reportage sui luoghi in cui essa avviene sono debitamente censurati e falsificati per occultare fatti orribili e verità sconcertanti.
Come si fa, alla luce di tutto questo, a battere un sistema così ben manipolato e gestito? Soltanto uscendone, non facendone più parte.
Come in fondo sa ogni persona che va a giocare nei casinò, l’unico modo di vincere realmente, e non perdere, è quello di non giocare. Non giocare al loro gioco, che altro non è che un gioco truccato. Pensate se fosse così: i casinò sarebbero già chiusi da un pezzo.
Per questo, invece di ascoltare le notizie che passano i media, spegnete la tv e iniziate a considerare le notizie di radio, blog e siti indipendenti dediti alla controinformazione. Invece di essere vittime degli OGM, comprate prodotti locali. Invece di cadere nell’inganno dei vaccini e dei farmaci da prescrizione, informatevi sulla importanza della alimentazione. Invece di lasciare tutti i vostri risparmi in banca, o investirli sul dollaro o sull’euro, diversificate gli investimenti in metalli preziosi, valute estere o terreni agricoli.
Il punto è che non si può battere un sistema manipolato e truccato. Quindi, come per i casinò, il consiglio è di smettere di giocare, ovvero di alimentarlo. L’unico modo per far chiudere un casinò è di non entrarci affatto.
Il cammino verso la vera libertà inizia comprendendo il livello di manipolazione che determinati sistemi attuano sulla vostra vita fisica e psicologica. Solo attraverso ciò potrete smettere di alimentarli e iniziare a direzionare la vostra attenzione e la vostra energia all’interno e non più all’esterno di voi stessi, per guardarvi dentro e chiedervi cosa fare per uscire dal sistema di credenze con il quale siete cresciuti.
Adams
Quando farete l’alberello, il nordico albero di Natale perché ve lo chiede l’Europa, al posto del terrunciello presepe, ricordate di adornarlo con le numerose palle che vi offre questa realtà romanzesca italiana. Ve ne suggerisco qualcuna con relativo commento ma voi saprete trovarne sicuramente altre, sì da rendere ancora più splendente il simbolo di questo Natale che quest’anno quasi nessuno ha voglia di festeggiare.
“Monti ha salvato l’Italia”
Questa è la palla più grossa di tutte, visto che Monti ci lascia – e se ne va ma non pulisce il water – con cifre spaventose dal punto di vista della disoccupazione – all’11,1%,- del debito con l’estero (che è il vero problema, non quello pubblico, altra palla), del PIL e di tutti gli indicatori economici. Monti è riuscito perfettamente in un compito solo: quello di farci entrare completamente nel recinto dei PIIGS, usando la picana Fornero, la coccodrilla che prima ti mangia la pensione e poi piange tanto, porella.
“Vi tolgo l’IMU”
Questa palla potrebbe passarvela, tramite il mezzo televisivo tuttora di sua proprietà, un signore mummificato che è stato recentemente risvegliato dal suo sonno millenario a causa di un persistente profumo di soldi, in perdita, proveniente dalla sua azienda ammiraglia Mediaset. Nel tentativo di balzare di nuovo in sella cercherà di offrirvi, oltre a quella dell’IMU, altre palle multicolori, ma non credetegli. Anzi, se proprio dovete guardare la TV nelle prossime settimane e volete comunque sentire fin dove ha il coraggio di arrivare con le menzogne, mettete tappi di cera alle orecchie dei vostri famigliari e fatevi legare ben stretti all’albero di Natale, come Ulisse nel capitolo delle sirene.
“Chissà dove saremmo ora senza l’euro”
Questa è una delle palle della confezione del perfetto eurominkia, assieme alle carriole di euro in fiamme al largo dei bastioni di Piazza Affari (per colpa dei raggi B.), alla spesapubblicaimproduttiva e allo “staremmo ancora a svalutare la nostra liretta”. Palle, palle ed ancora palle, visto che proprio l’euro è la nostra attuale iattura.
“Abbiamo vissuto finora al di sopra dei nostri mezzi”
Questa è la palla avvelenata che chi ha deciso di papparsi le nostre risorse, i conquistadores neomercantilisti dell’eurozona, utilizzano con i volonterosi collaborazionisti eurominkia sul territorio di conquista. Si abbina di solito alla gemella “ce lo chiede l’Europa” ed entrambe hanno la funzione degli specchietti e delle collanine.
“Il problema adesso non è B” “Il problema adesso è B”
Palla bifronte. B. non è il problema ma è uno dei problemi.
Con la maggioranza dei mezzi televisivi nelle sue mani (grazie sinistra!) ha ancora troppo potere e lo usa per i suoi interessi, non certo per i nostri. Prepariamoci ad un vero bombardamento di palle caricate a menzogne, come mai prima d’ora. Ad un Pinocchio in pieno trip “shock and awe”.
“Abbiamo comunque riacquistato autorevolezza”
Palla presuntuosa. Per gli europei siamo sempre i soliti terroni di merda. Un loden non fa primavera.
“L’agenda del PD non è quella di Monti” (Sentita l’altra sera da Vendola).
Questa è la più grossa tra le palle rosse. Di vergogna. Voi lo sapete, infatti, che Bersani si strugge di diventare il Pierluigi Pétain della prossima repubblica di Vichy 2.0, ovvero il commissariamento dell’Italia da parte della Troika che subentrerà a Monti. Il PD ha il Fiscal Compact in tasca e ha tutta l’intenzione di usarlo, anche se è una roba totalmente illegale ed invalida dal punto di vista giuridico perché entra in collisione con tutti i vigenti trattati europei ed equivale alla morte della democrazia. Sappiatelo.
Lameduck
I media globalizzati, in quest’era di iper industria culturale, sono responsabili della costruzione di un immaginario globale, rivolto principalmente a controllo sociale. I media planetari fabbricano il presente dell’umanità “dal vivo e in diretta”, perché come tutti sappiamo, esiste solo ciò che viene messo sugli schermi di tutto il mondo.
Il fine ultimo delle grandi catene internazionali, non è quello di informare, ma di servire i governi e le grandi aziende per gestire e regolare il flusso di informazioni. Le immagini diffuse dai media e riprodotte all’infinito in ogni angolo della terra, con pochissime eccezioni, sono basate sulla paura. Tutta l’umanità è sottoposta ad uno stato di tensione derivante da minacce, reali o immaginarie, che infondono i mezzi di comunicazione. Che si tratti di una crisi economica del capitalismo globale, un attacco terroristico o di una catastrofe ambientale o della penultima guerra in Medio Oriente, ogni notiziari globale è una “performance di terrore”.
La paura paralizza e impedisce di pensare molto meno e di criticare, e questo è ben noto a chi è al potere. Una cultura della paura è una cultura di sottomissione e dominio su conglomerati umani. Milioni di esseri umani sono letteralmente prigionieri nelle grandi città, addomesticati dalla paura, costretti a seguire il loro destino di lavoro miserabile in cambio del “consumo di spazzatura”.
La vita umana è stata spogliata di ogni dignità, sottoposta all’ anestesia dell’intrattenimento di massa, la droga, dell’alcool e del dogmatismo religioso.
La paura e il capitalismo vanno di pari passo, entrambi nemici di ogni forma di espressione autenticamente umana. Se c’è qualcosa di caratteristico della cultura globale è che è stata configurata come una “cultura apocalittica”. Questa sensazione di “fine del mondo” è ormai un luogo comune nella stampa mainstream, negli spettacoli televisivi e in migliaia di video nelle reti.
La sua ultima versione è una lettura distorta delle tradizioni Maya che annunciano una imminente fine. Questa nuova cultura globale, con le sue dosi crescenti di violenza e di spettacolo, imponendosi ovunque, lascia fuori proprio il meglio degli esseri umani. I sentimenti di gioia, di speranza, di fiducia e di solidarietà sono stati espurgati come esperienze di tutti i giorni. I cittadini di vari paesi sono stati privati dei loro diritti fondamentali in nome della “sicurezza nazionale”, programmati da menzogne sistematiche che finiscono per essere verità accettate.
Quando la cittadinanza è abolita da un branco di consumatori, senza capacità di pensare, sentire e criticare, si annulla qualsiasi profondità spirituale, etica, estetica e politica al tempo stesso.
Superare la “cultura della paura” è un primo passo per recuperare la dignità che ci aiuta come esseri umani in questo mondo.
Álvaro Cuadra
La giornata di sciopero del trasporto pubblico loocale che ieri ha paralizzato le principali città italiane sembra avere provocato di tutto e di più. Orde di cittadini in preda al panico in fuga nelle gallerie del metrò milanese come fossero inseguiti dagli zombies di Resident Evil, ressa in ogni dove, malori, tensioni e perfino manipoli di “eroi” disposti ad immolare il proprio corpo strisciamdo sotto le saracinesche in chiusura, pur di riuscire a prendere l’ultimo treno prima dello stop alla circolazione. Orde di pennivendoli pronti a sbavare rabbia dichiarando che “uno sciopero così non è da paese civile” e addirittura il garante sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali Roberto Alesse che con un tempismo da orologio svizzero si è affrettato ad aprire un’inchiesta sull’astensione dal lavoro in oggetto.
Comprendiamo bene come nell’Italia governata dai banchieri lo sciopero somigli sempre più ad una creatura mitologica alla cui vista inorridire e darsi alla fuga pervasi dal panico.
E lo stesso pensiero che qualcuno possa scioperare, in un momento storico in cui qualsiasi lavoro da schiavo viene considerato alla stregua di un privilegio inarrivabile sembri ai più esercizio di pura follia.
Così come comprendiamo la frustrazione e la paura delle molte persone il cui imperativo è quello di arrivare al lavoro comunque con ogni mezzo, perché se non ci arrivano nessuno pagherà loro la giornata e malauguratamente il lavoro potrebbero anche perderlo, dal momento che i contratti da schiavo sdoganati dalla legge Biagi fra i plausi generali non contemplano più alcuna tutela.
E ancora comprendiamo la ferocia degli scribacchini da guardia tenuti generalmente a catena, qualora in occasioni speciali come questa venga loro concessa dal padrone libertà di ringhiare, azzannare e sfogarsi come meglio credono, purchè naturalmente si tratti delle gambe giuste. Ed anche lo zelo con cui si è mobilitato il garante, dal momento che il suo mestiere consiste proprio nel far si che gli eventuali scioperi non arrechino danno a nessuno e possibilmente neppure si vedano.
Quello che invece fatichiamo a comprendere é la presunzione ostentata da tutto il carrozzone mainstream nel presentare uno sciopero generale alla stessa stregua di una calamità naturale, sfruttando per avvalorare la propria tesi l’isteria collettiva dei forzati da pendolarismo e la paranoia modello americano che ormai si è impadronita di molti italiani.
Dimenticando completamente di ragguagliare il lettore/ascoltatore sul motivo che ha indotto i lavoratori del trasporto pubblico locale a scioperare. Cioé il fatto che il loro contratto non viene rinnovato dal 2007, abominio realmente indegno di un paese civile e anche di quelli che nella nostra supponenza siamo usi considerare scarsamente ricchi di civiltà.
L’unico fatto realmente inaccettabile è proprio quello che l’informazione, primo gurdaspalle dei banchieri, anzichè rispondere alla domanda “ma perchè questi scioperano?”che ieri milioni di cittadini si saranno posti, preferisca focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla calca, i disagi, gli svenimenti.
Si trattava di uno sciopero, il cui scopo precipuo è proprio quello di creare disagi, per attirare l’attenzione su un problema, in questo caso anche di una certa gravità.
Non di un ciclone tropicale, anche se di questi tempi nel nostro paese è certo più alta la probabilità d’imbattersi nel secondo piuttosto che nel primo.
Marco Cedolin















