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Comunicato dei Portavoce 5 Stelle alla Camera dei Deputati in merito all’atteso decreto su IMU e cassa integrazione in deroga. Meditate gente, meditate. Spegnete le Tv e accendete i cervelli.

“Il premier Enrico Letta aveva detto che non sarebbe stato il decreto dei miracoli, ma non pensavamo certo che si sarebbe trasformato nel decreto degli struzzi”. Lo dicono i deputati del Movimento 5 Stelle dopo che stamane il Cdm ha licenziato il provvedimento d’urgenza che sospende la rata di giugno dell’Imu prima casa e rifinanzia la Cassa integrazione in deroga.

“Su questioni di importanza vitale per famiglie, lavoratori e imprese – aggiunge il Gruppo M5S a Montecitorio – il governo fa come i grandi uccelli che non volano: infila la testa sotto la sabbia e rinvia la soluzione a data da destinarsi”.

Gli eletti del MoVimento a Montecitorio entrano poi nel merito: “C’è la momentanea boccata d’ossigeno per l’alloggio principale, ma è saltata la sospensione Imu per le imprese. Il governo chiede i soldi pure alle Pmi e poi promette una deducibilità della tassa immobiliare su Ires e Irpef che darà, forse, un beneficio soltanto l’anno prossimo. Artigiani e aziende, dunque, si preparino ad andare incontro alla mazzata di giugno, con rincari rispetto all’Imu 2012 che potrebbero anche superare il 50%”.

“Inoltre restano fuori dal decreto gli immobili affittati a canone concordato – osservano i deputati M5S – Il governo non ha ritenuto necessario ripristinare alcun beneficio fiscale per questa tipologia di locazione che contribuisce ad alleviare l’emergenza casa soprattutto nelle grandi città”. In più, “se un esecutivo già oggi litigioso su tutto non dovesse trovare la quadra della riforma complessiva della tassazione sulla casa entro il 31 agosto, i contribuenti dovranno comunque versare il 16 settembre quello che non hanno pagato a giugno. E così al danno si aggiungerebbe la beffa”

“Ancora peggio la parte del provvedimento che riguarda la Cassa integrazione in deroga – proseguono i deputati a Cinque Stelle – Il miliardo trovato per rifinanziarla basta a stento per tamponare il problema. E il governo ha pensato bene di togliere i soldi dal Fondo sociale per l’occupazione e la formazione e dal Fondo per la decontribuzione del salario di secondo livello”. “Mentre noi ragioniamo di riduzioni Irap, Iva per cassa e cuneo fiscale – chiude il Gruppo M5S alla Camera – il governo decide di non risparmiare una nuova stangata alle piccole e medie imprese”.

Categorie : Politica
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13

Gli errori si pagano

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Gli errori si pagano e quando ad errare è la politica il conto lo pagano i cittadini tutti.

E’ in arrivo la TARES e in quei comuni ove non si è attivata la tariffa commisurata alla quantità di rifiuti prodotti dalla singola utenza è prevista l’ennesima mazzata per il contribuente già vessato da una pressione fiscale tra le più alte nel mondo. Le associazioni di categoria prevedono incrementi rispeto alla TARSU del 15-20% per le utenze domestiche e del 25-30% per quelle non domestiche (attività commerciali e produttive). I maggiori oneri comporteranno, come ovvio, rincari su prodotti e servizi in vendita che a loro volta contribuiranno ad una diminuzione dei consumi. Si continua ad alimentare un corto circuito dall’esito nefasto e che già ha mietuto numerose vittime con il considerevole aumento dei nuovi poveri e delle imprese chiuse per fallimento.

Ostuni è uno dei comuni ove succederà tutto questo e la responsabilità non può che essere attribuita interamente all’amministrazione comunale, ivi compresa buona parte della cosidetta opposizione. Nel 2010 (tre anni fa) in occasione del piano industriale dei rifiuti su cui si è poi basato il capitolato d’appalto per la raccolta e gestione dei rifiuti invitai l’amministrazione a percorrere la strada della tariffa (link) : “La prima cosa da fare è sicuramente il passaggio dalla TARSU alla TIA, come previsto anche dalla normativa nazionale, con una parte variabile determinata dalla quantità di rifiuti non riciclabili prodotti dalla singola utenza. Tale sistema, già adottato in diverse realtà (è possible trovare degli esempi sul sito dei comuni virtuosi) ha dimostrato di stimolare una più corretta differenziazione dei rifiuti, aumentare considerevolmente la percentuale di rifiuti avviati a riciclo, diminuire considerevolmente la produzione pro capite di rifiuti, diminuire i costi di gestione e gli oneri a carico dei cittadini.”

Se si fosse seguito questo semplice consiglio che, come facevo notare, era stato già applicato con ottimi risultati in altre realtà oggi i cittadini ostunesi potrebbero garantirsi dei risparmi attuando comportamenti virtuosi. Invece gli toccherà subire aumenti che in molti non potranno permettersi. A dimostrazione che la questione rifiuti, come ho detto migliaia di volte, non è solo una questione ambientale ma anche e soprattutto economica.

Quindi cari Ostunesi, quando fra qualche mese vi arriverà il bollettino del nuovo tributo e vi renderete ben conto dell’aumento non lanciate i soliti strali al vento. I destinatari hanno un preciso nome, cognome e persino indirizzo.

Categorie : Politica
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Per prima cosa dovrebbero spiegare cosa intendono per “stabilità”. “Stabile” è qualcosa di posizionato definitivamente, di inamovibile. Quindi, in perfetto equilibrio. Per procurare tale equilibrio, segano le gambe ai cittadini, come sempre. Oltre a ridurre ancora le spese della sanità. Sanità. Chi si ammala seriamente, vada a morire dove vuole, fuorché in ospedale! E non si azzardi nessuno ad avanzare ridicole pretese di cure. Le analisi cliniche sono bandite. Resta però l’analisi dei riflessi (quella con il martelletto sbattuto sul ginocchio). Chi ha soldi, si faccia curare in privato come si conviene. Chi non ce li ha, schiatti….

Risparmio energetico. Si vara l’operazione “Cieli scuri”. Viene messa al bando l’illuminazione pubblica stradale. Sostituita da qualche rara torcia vivente. Oltretutto, il buio, concilia il sonno. Così i pensionati potranno andare subito, dopo il tramonto, a dormire senza dover mangiare, ricavandone un risparmio notevole. Insomma, una sorta di coprifuoco di nuova generazione.

Produttività. Come al solito, la produttività è affidata al caso e alla divina provvidenza. Ma state tranquilli, non è vero che sono solo tagli indiscriminati. Infatti, si spenderà pure. E anche parecchio. Come, tanto per fare un esempio a caso, la TAV! Un buco senza il quale il PD sarebbe rovinato. Ah, no! Un banale lapsus. Non il PD, ma l’Italia tutta. Quale è il cittadino che riuscirebbe ormai a fare a meno della TAV? Nessuno! Chiunque la vorrebbe. Tanto per fare il solito esempio a caso: Bersani. Ovviamente la TAV non è l’unica grande spesa a carico degli italiani, infatti ci sono anche gli F35, giocattoli personali di Di Paola. Chiamati così, poiché sono l’acronimo di: “Fanculo 35 volte”! Ma ci sarà anche la forte emozione del “Mose”. No, non quello delle tavole con i dieci comandamenti, ma quello di una tavola sola che trasformerà la laguna di Venezia, in una grande e paranoica palude.

Tobin tax. La tobin tax sarà sostituita dalla Tobin taxi. Chiunque chiamerà un taxi, verrà segnalato alla guardia di finanza, assieme al tassista, come grandi evasori. Così i tassisti impareranno a scioperare!

Nell’insieme, Monti si dichiara soddisfatto … che la stragrande maggioranza dei cittadini ancora non abbia capito un c … zzo! Concludendo così la sua presentazione della nuova legge: “Abbiamo ottime speranze, per il 2013, di non dover più spendere soldi neanche per la vasellina!”

Marinella Andrizzi Sinibaldi

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Mario Monti ed i ministri golpisti che lo contornano stanno andando sempre più in confusione. Se applicare le direttive impartite dalla BCE, in un paese traumatizzato dalla crisi economica, con i cittadini in stato di semi incoscienza, ipnotizzati dalla TV e privi di ogni capacità di reazione é stato fin troppo facile, molto meno lo é tentare di dare alle proprie azioni un senso che prescinda dallo status di “sacrifici” imposti dall’alto.

Im questi ultimi mesi stiamo assistendo ad una vera e propria valanga di proposte, disegni di legge e riforme di tutto quanto possa essere riformabile, che spesso oltrepassano i limiti dell’assurdo, qualificandosi come pezze ben peggiori dei buchi cui fingerebbero di porre rimedio.

Mentre il Pil del paese continua la sua corsa verso il basso, costringendo i prestigiatori economici a rivedere regolarmente le proprie stime ottimistiche ed a rimandare nel tempo quella ripresa che ormai alligna solamente nella fantasia di qualche decerebrato ancora traviato da siffatti illusionisti, Mario Monti non trova di meglio che imputare la devastazione del mondo del lavoro allo statuto dei lavoratori stessi….

L’Italia non é più in grado di offrire ai suoi “figli” un’occupazione che consenta loro di sopravvivere, i salari di chi ancora è occupato sono ridicoli e perdono potere d’acquisto alla stesso ritmo con il quale il Titanic imbarcava acqua prima di affondare, le prospettive sono assai peggiori di quanto non lo sia il presente, dal momento che lacrima Fornero ha creato i presupposti per una campagna di licenziamenti quale il paese non ha mai conosciuto e la causa dell’intero dramma, creato attraverso decenni di globalizzazione, andrebbe ricercata fra le pieghe dello statuto dei lavoratori. Un pò come se si tentasse di giustificare il crollo strutturale di un palazzo, addebitandone le cause al regolamento condominiale.

Ma torniamo all’operato dei ministri e funzionari vari. Il ministro Profumo, totalmente indifferente allo stato di degrado in cui versano i fatiscenti edifici scolastici, proprio questa notte a Cordenons, in Friuli, il tetto di una scuola elentare é crollato e se l’orario fosse stato differente i giornali oggi documenterebbero una drammatica strage di bambini, sembra deciso a stanziare 32 milioni di euro per dotare di un tablet gli insegnanti di Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Non dateci un tetto ma un’ipad potrebbe essere il titolo di quella che somiglia ad una barzelletta, ma purtroppo é la cruda realtà.

Il ministro Passera, amico per la pelle dei cementificatori di di ogni razza e colore ai quali ha promesso di devolvere 50 miliardi di euro estorti al contribuente si appresta ad espropriare definitivamente i tetti delle nostre case, per installarci coattivamente le cancerogene antenne delle compagnie telefoniche e pure le strade dei nostri paesi che verranno sventrate a ripetizione per installare cavi e cavetti di ogni genere. Poco importa il fatto che saranno unicamente i cittadini a pagare il conto, all’interno dei reparti di oncologia o perennemente in coda dentro la propria lamiera gommata, per andare a mendicare quel che resta di un lavoro. Ciò che conta é unicamente compiacere i poteri forti e radere al suolo ogni impedimento al loro volere.

Befera, la sanguisuga di Equitalia, che ministro ancora non é ma si vocifera potrebbe diventarlo in futuro fra le fila del PD, si appresta a chiudere il cerchio del controllo globale del portafoglio di tutti i cittadini, o meglio di quel poco che ancora vi resta racchiuso. Il nuovo redditometro che verrà varato ad Ottobre, contando sull’importazione dei dati del vostro c/c presso il ministero delle entrate e sul fatto che chiunque ad avere un c/c é ormai stato obbligato, andrà a sindacare riguardo ad ogni vostra attività, presumendo che questa vi qualifichi come un limone dove c’é ancora qualcosa da spremere. Andate in palestra? Possedete un cane? Fate donazioni a qualche onlus? Mandate vostro figlio all’asilo? Avete un cellulare? Portate il vostro gatto dal veterinario?

Allora significa che siete ricchi e potenzialmente criminali evasori fiscali, alla stessa stregua di coloro che quotidianamente per non evadere il fisco si vedono costretti a suicidarsi.

Insomma non si può certo imputare alla banda Monti un deficit di fantasia, anche tenuto conto del fatto che con le ventilate tasse sugli animali domestici e sulle bibite gassate si sono raggiunti apici di liricità praticamente inarrivabili.

Il vero problema é costuito dal fatto che non sempre la fantasia di una mente malata può essere coniugata con la sopravvivenza della specie. Non credo esistano dubbi nel merito della paternità delle menti malate, nel caso invece esistessero riguardo alla specie in via di estinzione, sappiate che si tratta semplicemente del cittadino che ancora aspirava a vivere qualche scampolo della propria esistenza, senza un codice a barre dipinto sulla schiena e la voce di un banchiere pronta a gracchiare: che fai? Dove vai? Fammi vedere se hai qualcosa nel materasso, altrimenti non esci!

Marco Cedolin

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Spese militari

Cancellare – rilanciando la campagna “Taglia le ali alle armi!” – il programma di acquisizione di novanta cacciabombardieri F35 (risparmio: 8 miliardi di euro), ridurre di un terzo (cioè quasi sessantamila unità) gli organici delle Forze Armate (risparmio: poco meno di tre miliardi di euro), ritirare le truppe dall’Afganistan (risparmio: oltre 600 milioni di euro), ridurre gli altri programmi di sistemi d’arma (fregate Fremm, fregate “Orizzonte”, sommergibili U-212…, risparmio: 600 milioni di euro), fermare l’approvazione della legge delega sul riordino della Difesa (che ci costerà nei prossimi anni oltre 120 miliardi di euro): queste alcune delle proposte che Sbilanciamoci! proporrà il prossimo autunno durante la discussione della legge di stabilità e del bilancio dello Stato. Una parte di questi soldi dovrebbero essere destinati al servizio civile (200 milioni di euro), alla cooperazione allo sviluppo (400 milioni) e alla riconversione dell’industria bellica (150 milioni), il resto a fronteggiare la crisi con provvedimenti di sostegno al reddito e di protezione sociale.

Cooperazione allo sviluppo

All’inizio di ottobre si terranno a Milano, promossi dal Governo italiano, gli Stati generali della cooperazione allo sviluppo. Contro la commistione tra intervento militare e aiuto umanitario e contro la dipendenza della cooperazione dagli interessi delle imprese e del commercio con l’estero, Sbilanciamoci! propone di sganciare la cooperazione allo sviluppo dal Ministero degli Affari Esteri e di legare il finanziamento di quest’ultima alla riduzione delle spese militari. Tra le altre proposte: cancellare i debiti illegittimi contratti nei confronti dell’Italia da parte dei paesi del Sud del mondo, introdurre la tassazione delle rendite finanziarie per sostenere la lotta alla povertà, riportare i fondi della cooperazione allo sviluppo ai livelli del 2008. Per gli Stati generali di ottobre è in programma, sempre a Milano, una manifestazione contro l’“eutanasia” della cooperazione e un nuovo libro bianco sulle politiche pubbliche del governo.

Ambiente

Contro e in alternativa al programma delle grandi opere – che solo per quest’anno prevede investimenti per un miliardo e mezzo di euro – Sbilanciamoci! propone di varare un piano straordinario di “piccole opere”: la messa in sicurezza di diecimila scuole che non rispettano le normative antincendio e antisismiche e la legge 626; il riassetto idrogeologico del territorio; il miglioramento della rete idrica, che solo nel Mezzogiorno perde il 50% dell’acqua trasportata; la dotazione di almeno mille nuovi treni per i pendolari; un piano straordinario di mobilità sostenibile e di trasporto pubblico locale nelle grandi città; un programma di riqualificazione delle periferie delle aree metropolitane; la dotazione per tutti gli edifici pubblici di pannelli fotovoltaici e di sistemi di efficientamento energetico. Si tratta, nel complesso, di un miliardo di spesa che porterebbe, del resto, risparmi enormi rispetto alla gestione del territorio e almeno cinquantamila posti di lavoro in più.

Europa

Per cambiare l’Italia, bisogna assumere l’Europa come terreno di confronto e di conflitto. Questa l’iniziativa presa da Sbilanciamoci! con i Forum per un’“altra Europa”, tenutisi il 28 giugno a Bruxelles e il 9 luglio scorsi a Roma. Tra le proposte della campagna: trasformare la Banca centrale europea in prestatore di ultima istanza, introdurre gli eurobond, istituire un’agenzia pubblica di rating, varare la Tobin tax contro la speculazione finanziaria, mettere il Bilancio europeo a garanzia dei debiti sovrani dei paesi membri, democratizzare le istituzioni europee, rilanciare un piano di investimenti per lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale su scala europea. Una mobilitazione che continua con il Forum di Firenze (7-11 novembre prossimi), in occasione del decennale della prima edizione del Forum Sociale Europeo, e con le altre iniziative su base continentale.

Giovani, saperi, lavoro

Difendere il diritto allo studio, rilanciare gli investimenti in innovazione e ricerca, combattere la precarietà. Sbilanciamoci! propone di tagliare i finanziamenti alle scuole private (700 milioni di euro), destinando tali fondi alla copertura finanziaria delle borse di studio (per raggiungere gli stessi livelli di Francia e Germania), e di varare un vero e proprio “welfare della conoscenza” che metta i giovani nelle condizioni di studiare e lavorare. Per questo – attraverso uno specifico “piano giovani” che rovesci lo schema della riforma Fornero – sono necessari l’introduzione del reddito di cittadinanza, il varo di un sistema di ammortizzatori sociali che benefici anche i collaboratori a progetto, il sostegno all’occupazione giovanile tramite crediti di imposta e aiuti all’autoimprenditorialità, maggiori investimenti per l’offerta e l’obbligo formativo, l’edilizia e l’autonomia scolastiche.

Welfare, diritti, lavoro

Contro il massacro del welfare e del lavoro avvenuto negli ultimi anni, Sbilanciamoci! propone interventi massicci a difesa dei redditi, dei posti di lavoro, dei servizi e dei diritti sociali. Reddito di cittadinanza, salvaguardia delle pensioni più basse, recupero del fiscal drag sono gli interventi più urgenti. E, accanto ad essi, il rifinanziamento di tutti i fondi sociali nazionali (in particolare, il fondo per la non autosufficienza, il fondo nazionale per i giovani e per l’infanzia e il fondo per le politiche sociali), il blocco della riduzione dei trasferimenti agli enti locali e al sistema sanitario nazionale: dieci miliardi di spesa che potrebbero essere in buona parte coperti con l’introduzione di una tassa patrimoniale del 5×1000 (da accentuare progressivamente) sui patrimoni superiori al milione di euro e con una tassazione delle rendite al 23% (si veda il box sulle politiche fiscali).

Politiche fiscali

Tassa patrimoniale permanente del 5×1000 (con un aumento progressivo) sui patrimoni al di sopra del milione di euro, tassazione delle rendite al 23%, tassazione dei redditi oltre i 200mila euro al 50%, tasse di scopo del 5% sul commercio delle armi, il porto d’armi, i diritti televisivi legati allo sport e allo spettacolo, la pubblicità: queste alcune delle proposte di Sbilanciamoci! che permetterebbero al paese di incassare almeno venti miliardi di euro l’anno. Una poltiica di giustizia fiscale alla quale deve peraltro accompagnarsi un’iniziativa costante di lotta all’evasione fiscale. Sbilanciamoci! propone a tal fine di portare la tracciabilità a 500 euro (soglia massima per l’uso del contante), il ripristino dell’elenco “clienti-fornitori”, il varo della legge anti-corruzione e la ricostituzione di un Alto Commissariato per la lotta alla corruzione e alla criminalità economica.

Oltre il PIL

Legge sulla contabilità ambientale, introduzione dei bilanci di genere, inclusione degli indicatori di benessere nelle leggi di spesa pubblica: queste le richieste della campagna Sbilanciamoci! – che si protraggono ormai da dieci anni – al Governo e al Parlamento. L’obiettivo: andare oltre il PIL (soprattutto in una crisi come quella che stiamo attraversando) come unico indicatore macroeconomico e affermare un approccio multidimensionale della misurazione del benessere sociale e ambientale. Un’impostazione che Sbilanciamoci! ha praticato concretamente, a partire dal 2003, con gli studi del QUARS (Qualità Regionale dello Sviluppo) che misurano la qualità della vita nelle regioni italiane e attraverso focus su alcune realtà locali come le Province di Roma, Trento, Ascoli Piceno, la Regione Lazio, i comuni di Arezzo e Cascina. Si tratta di richieste che ad oggi hanno trovato ascolto nella comunità scientifica con la decisione dell’Istat e del Cnel di dare vita al progetto Benessere Equo e Sostenibile (BES), che prevede l’impiego di una serie di indicatori sociali e ambientali che monitorano il benessere in Italia. Ora spetta alla politica.

Sbilanciamoci

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ago
21

Fuori dal tunnel

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Sembra passata un’eternità da quando sentivamo le deliranti dichiarazioni del duo Berlusconi-Tremonti sulla crisi che non c’era visto il pienone nei ristoranti, sull’Italia che stava affrontando questo difficile periodo meglio degli altri e della luce in fondo al tunnel che si avvicinava. Sembra un’eternità eppure sono pasati solo alcuni mesi e già siamo costretti a risentire con spavalda insolenza le stesse fesserie.

Palcoscenico di questa tragicommedia il meeting di Rimini dove i non eletti da nessuno ma nominati dall’indegno inquilino del quirinale Monti e Passera si sono esibiti dando l’ennesima dimostrazione di quanto sia facile prendere per il culo gli Italiani senza un minimo di pudore e dignità.

Monti nella parte dell’ottimista ci informa che la fine del tunnel è vicina omettendo naturalmente di dirci che cosa ci aspetta una volta fuori. Allo stesso modo mesi fa Tremonti saltava di trasmissione in trasmissione avvisando tutti che si intravedeva la luce in fondo al tunnel. Peccato che quella luce fosse un treno della crisi che alla massima velocità ci ha investito in pieno mietendo migliaia di vittime. Monti l’ottimista che dichiara guerra agli evasori fiscali in particolare a quelli che non emettono regolare scontrino, non certo una guerra ai grandi evasori responsabili del 80% dell’evasione totale. Se così fosse avrebbe potuto cominciare col rivalersi sugli scudati, tassati al 5% piuttosto che al 75% come il resto dei comuni mortali, ma le assonanze di Monti col precedente esecutivo non si limitano certo alle “brillanti” dichiarazioni.

Passera invece punta il dito contro l’enormità del debito pubblico e le eccessive tasse arrivate ormai a livelli inaccettabili, peccato che proprio il suo governo ha fornito un notevole contributo nell’aumento tanto del debito pubblico quanto della pressione fiscale. Emissioni di titoli (debito) per finanziare il debito e calmierare i mercati, Imu, aumento dell’Iva, delle accise sulla benzina e tutto il resto per pagare gli interessi sul debito sono gli strumenti che questi professori da strapazzo sono riusciti a mettere in campo in questi mesi.

Siate comunque ottimisti, a breve uscirete dal tunnel e accecati dall’improvvisa luce non vi accorgerete neanche del burrone vi attende.

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La chiamano “spending review”, ma declinata nel contesto del reale e tradotta in “volgare” italiano suona pressapoco “prendi di più”. Si tratta della nuova manovra che sta procedendo sottotraccia, nell’attesa di venire varata nel corso della prossima settimana e dovrebbe consentire al governo di raschiare ulteriormente il consunto fondo del barile, alla ricerca di qualche miliardo, buono per finanziare le missioni di guerra all’estero e tamponare qua e là i buchi di bilancio.

Oggetto della manovra sarà in primo luogo la spesa in medicinali delle ASL e degli ospedali, che verrà sottoposta ad un severo ridimensionamento, ma anche il taglio dei buoni pasto dei dipendenti statali da 7,5 euro a 5 e la possibilità di posticipare a gennaio il pagamento delle tredicesime.

Ma la parte del leone, nell’ambito del reperimento delle risorse, dovrebbe arrivare dall’eliminazione di 10mila dipendenti della pubblica amministrazione che saranno oggetto di un’enorme purga da portare a termine con il ricorso alla cassa integrazione, all’Aspi ed ai prepensionamenti, consentendo perfino deroghe alla riforma Fornero, affinché possando andare in pensione con le vecchie regole anche coloro che hanno maturato i requisiti nei primi mesi di quest’anno. Procedendo in questo modo alla creazione di un gruppo di esodati (la politica quando parla italiano non si preoccupa di conoscere la grammatica) che saranno meno esodati degli altri.

Per meglio indorare la pillola ai molti, in primis ai malati, ai quali questa manovra andrà a saccheggiare le tasche, viene usata per l’ennesima volta l’immancabile spada di Damocle costituita dall’aumento dell’IVA. Se la manovra otterrà l’effetto voluto e riuscirà a coprire l’introito previsto di 4,2 miliardi di euro derivante dall’aumento dell’Iva di settembre, per i 4 mesi dell’anno in corso, tale aumento per quanto concerne il 2012 verrà accantonato. Ma si riproporrà nel 2013, a meno che attraverso nuove tasse e tagli il governo non riesca a reperire 13, 2 miliardi di euro che sono il suo valore per l’anno prossimo. e poi altri 13,2 miliardi per il 2014.

In parole povere se l’Iva non aumenterà a settembre, aumenterà a gennaio, ma potrebbero anche venire tagliati nuovi farmaci, nuove spese sanitarie e magari licenziati 30mila lavoratori, facendo si che resti ancora dov’è. Fino a gennaio 2014 ovviamente, o se preferite fino a quando ci saranno farmaci e servizi sanitari da tagliare e dipendenti statali da licenziare. Dopo aumenterà comunque. Le missioni di guerra, le banche e le grandi opere sono cose sacre e sovvenzionarle costa molto, ma si tratta di spese inderogabili dalle quali non si può prescindere.

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giu
29

Salasso ad oltranza

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La confraternita di usurai prezzolati che dopo il golpe dello scorso novembre usurpa i banchi del governo, continua a maramaldeggiare allegramente sotto la guida di Mario Monti e con il sostegno incondizionato di un parlamento composto da zombies, pronti a ratificare qualsiasi bestialità venga loro ordinata.

Lacrima Fornero ha iniziato ad impegnarsi con cura certosina nella sostituzione della produzione industriale con quella dei disoccupati, il tutto naturalmente al fine di creare la crescita e partendo dal presupposto che “il lavoro non è un diritto”, bensì una creatura ectoplasmatica destinata a venire esorcizzata per sempre. Il “buon” Di Pietro e la Lega si scagliano contro le sue parole, ritenendole in contrasto con la costituzione. Ma sono stati (anche) loro a sostituire la costituzione con il Trattato di Lisbona , perchè continuare a fingere che quello che è ormai ridotto a carta straccia esista ancora?

I tagli dei servizi al cittadino e dello stato sociale oggi li chiamano “spending review”, probabilmente perché usare il linguaggio del padrone incrementa l’appeal e contribuisce a far si che l’interessato non capisca una mazza di quello che viene ordito alle sue spalle.

Proprio nel nome dello spending review è partita la manovra Bondi che taglierà quel poco che resta del sistema sanitario italiano. Un taglio che dovrebbe far risparmiare allo stato circa 4 miliardi, necessari per pagare le missioni di guerra, ad oggi senza copertura finanziaria, per i primi interventi di ricostruzione in Emilia Romagna e per evitare che l’Iva venga aumentata.

Il fatto che per fare fronte al terremoto in Emilia Romagna fosse già stata inserita un’accisa sulla benzina e che il governo già abbia legiferato per mettersi al riparo da qualsiasi onere concernente la ricostruzione delle abitazioni distrutte nel corso di calamità naturali, viene come sempre bellamente sottaciuto. Tagliamo e tassiamo per non aumentare l’Iva è il mantra più in voga per giustificare tutte le manovre di questi ultimi mesi. A settembre, quando l’Iva salirà al 23%, come già disposto per legge, il gingle cambierà e nel gioco del bastone e della carota verrà inserito un nuovo spauracchio sul quale fare leva, magari la stessa Iva al 25%.

Che si tratti di “prending” review o di prendi e basta, l’unica certezza sembra essere quella concernente la destinazione d’uso dei denari. Missioni di guerra per conto terzi ed acquisti di armamenti a parte, quasi tutto il denaro sottratto alle tasche dei poveracci da Equitalia & company viene e verrà devoluto alle banche, per fare fronte alla bulimica ingordigia che ne rappresenta il tratto saliente.

Nel solo corso del 2012, ben 48 miliardi di euro estorti ai contribuenti italiani andranno infatti a rimpinguare le casse del sistema bancario europeo, ma in qualche caso è possibile anche fare di più. Come sta accadendo in questi giorni con Monte dei Paschi di Siena, che il governo italiano ha premiato con un prestito di 4 miliardi di euro, per il nuovo piano industriale che prevede la chiusura di 400 filiali e l’eliminazione di 4.600 dipendenti.

Il tutto nel nome della crescita prossima ventura, naturalmente.

Marco Cedolin

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Le giornate stanno continuando ad allungarsi, l’aria si é fatta tiepida e mentre l’estate sta iniziando a fare capolino, sembra giunto il momento di trastullarci con un sommario bilancio di questo primo semestre di governo dei banchieri, partendo dal presupposto che probabilmente nel momento del golpe operato dalla premiata ditta Monti & Napolitano, eravamo stati troppo ottimisti.

La pressione fiscale é salita a dismisura, a causa dell’introduzione di una marea di nuove tasse e delle accise sul prezzo dei carburanti. I redditi delle persone meno abbienti sono quelli che ne hanno risentito di più e si stanno drammaticamente allungando le file alle mense della Caritas, le persone costrette a dormire in macchina e quelle letteralmente buttate sotto ad un ponte da Equitalia.

Ma nonostante l’aumento esponenziale della tassazione, le entrate del governo risultano inferiori di 3,4 miliardi rispetto alle previsioni e resta difficile immaginare che una congrega di contabili e banchieri non avesse previsto che la contrazione dei consumi e delle imprese, determinata proprio dalle nuove tasse, avrebbe provocato un effetto domino di questo tipo. Per fare fronte a questo ammanco di cassa, la soluzione sarà quella d’imporre nuove tasse che ridurranno ulteriormente le entrate dello stato, in un gioco al massacro il cui senso ultimo può essere solo la volontà di portare al fallimento questo disgraziato paese, per poi venderlo a tranci al miglior offerente.

Lo smantellamento del sistema sanitario sembra essere ormai a buon punto, se é vero che stando al rapporto del Censis ben 9 milioni d’italiani non hanno più i soldi per riuscire a curarsi e il diritto alla salute sancito nella defunta costituzione é ormai trasmutato allo stato di carta straccia.

L’eutanasia del mondo del lavoro sta facendo, se possibile, progressi anche maggiori. La disoccupazione ha raggiunto livelli record perfino per l’Istat, che non possiede gli elementi per conteggiare in maniera realistica i disoccupati. Le aziende licenziano, chiudono e delocalizzano, il lavoro precario sta sostituendo quello regolare, in un mercato (quello della realtà) che continua ad avvitarsi su sè stesso. E nei prossimi mesi andrà molto peggio, dal momento che lacrima Fornero, con l’aiuto dei sindacalisti d’accatto e dei mestieranti della politica è riuscita a smantellare perfino l’art 18 (ultimo baluardo di una sinistra che fu) dando la stura al ciclone di licenziamenti prossimo venturo, che per par condicio dovrebbe coinvolgere anche i lavoratori statali.

Fra coloro che perdono il lavoro, la famiglia, la casa e spesso la dignità, la pratica del suicidio sembra ormai diventata di uso comune, ma il governo ha espressamente vietato ai propri servitori deputati a manipolare l’informazione di dare risalto a questo stato di cose, dal momento che il fatto che i cittadini si suicidino potrebbe mettere in cattiva luce l’immagine seria e compita da boconniani doc.

E mentre gli italiani si suicidano, o non riescono più a curarsi, o restano vittima di un disastroso terremoto, in merito al quale lo stato si è cautelato, approvando una legge che lo esenta dal peso della ricostruzione, o non sanno più come fare la spesa, perché Equitalia ha pignorato perfino la pensione, il ministro Passera annuncia lo stanziamento di 100 milardi di euro da spendere in grandi opere di cemento. Il ministro Di Paola continua a comprare armi, quasi l’Italia dopo avere vigliaccamente espulso l’ambasciatore siriano si preparasse ad invadere il continente asiatico e Obama, come un piazzista d’altri tempi, propone al ministro Terzi l’acquisto di nuovi droni che potrebbero risultare molto utili anche qualora i cittadini iniziassero a concepire una concreta alternativa al suicidio.

Per ora le poche persone che contravvenendo ai diktat di destra e sinistra, osano contestare gli intoccabili della banda Monti, vengono sistematicamente bastonate ed imprigionate con le accuse più assurde, la strategia della tensione è pronta ad entrare in azione come dimostrato a Brindisi, l’Eurogenfor sta scaldando i motori, ma i droni potrebbero rappresntare la ciliegina sulla torta in caso di necessità.

Il lavoro senza dubbio sarà lungo (almeno fino al 2013 come conferma lo sponsor Bersani), ma se il buongiorno si vede dal mattino, siamo indubbiamente sulla buona strada, anche se forse a fine anno il resoconto del secondo semestre rischieranno di poterlo fare solo pochi privilegiati.

Marco Cedolin

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Pezzi d’Italia crollano. Stavolta in Emilia. 17 morti, soprattutto operai. 350 feriti. Decine di migliaia di italiani costretti ad abbandonare le loro case. Ieri dibattito alla Camera dei Deputati. Oggi il Consiglio dei Ministri vara le misure straordinarie per far fronte all’emergenza e la relativa copertura.

Ecco. La copertura.

Se si utilizzasse il buon senso del padre di famiglia, si ridefinirebbe l’ordine delle priorità. Si dovrebbe fare sempre. No? Si sarebbe dovuto fare sia in occasione di altre catastrofi straordinarie, come il terremoto che ha colpito L’Aquila, sia al verificarsi dei numerosi disastri ormai ritenuti ordinari, come le alluvioni, le frane e le gravi conseguenze del dissesto idrogeologico, fenomeno che interessa l’80% dei comuni italiani.

Se servono risorse per ricostruire città, abitazioni, scuole ed ospedali e, nell’immediato, per alleviare i patimenti delle popolazioni colpite, si dovrebbero rivedere altri investimenti e altre spese non urgenti. Il buon padre di famiglia si preoccupa subito di ridare un tetto ai propri figli e poi, se avanzano risorse, va dal concessionario per acquistare una nuova auto. Sicuramente un’utilitaria, magari usata.

Così, dopo il terremoto che ha messo in ginocchio l’Emilia, ecco alcune iniziative concrete che un buon governo/padre di famiglia avrebbe potuto prendere, anche per dare un segnale finalmente diverso al paese/famiglia.

La prima, abbastanza simbolica (anche se quasi 3 milioni di euro non sono pochi!), poteva essere l’annullamento della parata militare del 2 giugno. Le celebrazioni si terranno comunque in tutta Italia e se ne poteva fare a meno. Si poteva emulare il Ministro della Difesa Forlani che nel 1976, in occasione del terremoto del Fiuli, decideva di mandare i militari nelle zone colpite dal sisma, anziché farle sfilare con baionette e anfibi tirati a lucido.

La seconda, abbastanza di parte (perché proposta da movimenti civici e comitati ambientalisti che danno noia e infastidiscono l’establishment economico e politico – anche se in realtà è molto più di parte lo stesso establishment economico e politico…), poteva essere la ridefinizione del piano delle cosiddette Grandi Opere. Solo a titolo di esempio, il TAV in Val di Susa costa 22 miliardi di euro; 3 metri di TAV equivalgono a una scuola materna con 4 sezioni; 500 metri sono un ospedale da 1.200 posti letto, con 226 ambulatori e 36 sale operatorie. E ne abbiamo di scuole da ricostruire, ospedali da realizzare! O no?

La terza, anch’essa di parte (perché proposta dai soliti estremisti pacifisti) poteva consistere nella rinuncia da parte del nostro Governo all’acquisto di 90 Cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35. Costo stimato? 181 milioni di Euro al pezzo. Il risparmio sarebbe sufficiente ad effettuare l’adeguamento strutturale di 29.000 scuole in zone a rischio sismico.

Tre iniziative che avrebbero potuto dare un segnale finalmente diverso.

E invece, Napolitano conferma la parata militare nonostante milioni di italiani richiedano, con post sui social network e mail al Quirinale, di annullarla (“State buoni cittadini. E cercate di commuovervi all’inno di Mameli! Che la Patria è soprattutto solenne e vibrante moto emozionale da far sgorgare a fiumi quando passa il fulgido soldato o sfreccia veloce nel cielo il tricolore!”).

E invece, il governo tecnico si appresta a varare l’ennesimo aumento sui carburanti, scaricando su camionisti e pendolari il costo della ricostruzione. Replicando quanto già fatto dai governi politici in occasione del disastro del Vajont del 1963, dell’alluvione di Firenze del 1966, del terremoto del Belice del 1968, del terremoto del Friuli del 1976, del terremoto in Irpinia del 1980.

Nel frattempo, il centro storico de L’Aquila è sempre puntellato e le risorse per la cura del dissesto idrogeologico sono sempre tra le prime a saltare in nome e ragione delle regole dettate dal patto di stabilità e crescita dell’UE.

Regole della finanza, imposte dal totem della crescita infinita. Regole che nulla hanno a che vedere con il benessere dei cittadini, ma che al contrario, sono esse stesse causa di disastri, sociali e materiali.

Domenico Finguerra

Categorie : Politica
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