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Come molti già sapranno ieri la Consulta si è espressa in merito alla costituzionalità del noto decreto “Salva Ilva” definendolo, aimé, legittimo. Senza entrare nel merito della sentenza sia perchè le motivazioni non sono state ancora pubblicate sia perchè la diatriba riguardava un conflitto di attribuzione tra Governo e Magistratura, vorrei cercare di focalizzare l’attenzione su quanto la Carta Costituzionale esprime nei suoi principi e se questi sono, in un qualche modo, rintracciabili nella città dei due mari.
Iniziamo dall’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Repubblica = Res Publica = Cosa pubblica. Invece Taranto è un affare privato, dove per privato si intendono le diverse industrie presenti capeggiate, senza dubbio alcuno, dalla famiglia Riva proprietaria dell’ impianto di produzione di acciaio più grande d’Europa. Anche il termine “democratica” associato nella Costituzione al termine Repubblica scompare in quel di Taranto, se così non fosse il Governo avrebbe fatto un decreto salvaTaranto e non certo salvaILVA. Per i buon temponi che sottolinearanno il “fondata sul lavoro” dico già che i principi sanciti sulla costituzione hanno tutti pari dignità e peso, nessuno di questi può escludere il godimento di tutti gli altri e comunque andrebbe fatta un attenta analisi di quanto lavoro queste industrie hanno distrutto nell’agricoltura, allevamento, turismo, ecc.
Passiamo all’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Già il paesaggio, quello del fu Bel paese considerato un fastidio e un ostacolo per la maggior parte della nostra classe politica. Sul patrimonio storico artistico ricordo che Taranto fi la capitale della Magna Grecia. Una città che andava tutelata e definita patromonio dell’umanità non certo devastata da un becero sviluppo industriale
Articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività“. La salute è quandi un diritto fondamentale dell’individuo ma al contempo un interesse della collettività, quindi di tutti noi compresi coloro che vivono a migliaia di kilometri da Taranto. Su questo aspetto potremmo scrivere all’infinito citando le varie patologie di cui soffrono le popolazioni di quel territorio e di quanto queste siano diffuse, ma credo che già sapere che nel sange dei bambini è stato trovato il piombo sia sufficiente a far accapponare la pelle ed urlare BASTA!
Il problema non è quindi se sia Costituzionale o meno il decreto salvaILVA ma rendersi conto che è Taranto in sè, con tutta la marmaglia di politici e industriali, ad essere anticostituzionale.
Nei prossimi giorni a Taranto si svolgerà un importante referendum. Purtroppo è stato escluso un fondamentale quesito, quello che prevedeva il totale reimpiego dei lavoratori nelle opere di bonifica, ma sarà comunque un importante momento di consultazione. E’ dal volere dei Tarantini che si deve partire. Dal ripristino della Repubblica Democratica.
Sabato scorso ho visto una Taranto viva, vorrei nei prossimi anni vedere una Taranto Libera.
Ciò potrà avvenire solamente se capiamo che nulla è più importante della salute e del diritto alla vita. Noi tutti lavoriamo per vivere e non viviamo per lavorare. Il lvoro deve essere prima di tutto funzionale allo sviluppo della società quindi dei suoi componenti, le singole persone. Queste devono essere prima di tutto Libere e se sono soggetti al ricatto occupazionale non lo sono, se sono malati o vedono ammalare i propri figli e i propri cari non lo sono, se c’è un qualcosa, nella fattispecie uno scellerato sviluppo industriale che distrugge tutto ciò che gli sta intorno lasciandogli solo morte e sofferenza non lo sono.
Taranto dovrà essere liberata, non sarà facile e non sarà indolore. I Tarantini si sono messi in gioco, adesso hanno bisogno dell’aiuto dell’intera Italia. Quella Italia che si è emozionata l’altra sera ascoltando Benigni. Bene basterebbe applicare la Costituzione della Repubblica Italiana per rendere Taranto Libera. Basterebbe che gli Italiani oltre a ricordarsi chi furono i padri costiutenti cominciassero a prendere coscienza chi sono stati e sono tutt’oggi i figli distruttori della Costituzione più bella del mondo.
Domani sarò a Taranto per partecipare alla manifestazione indetta dal comitato 15 Dicembre. Invito tutti voi che seguite questo blog a partecipare. SIAMO TUTTI TARANTINI.
Comunicato Stampa
MANIFESTAZIONE “TARANTO LIBERA” – sabato 15 Dicembre 2012
Il 15 Dicembre le strade di Taranto saranno protagoniste del Corteo “Taranto Libera” organizzato dal comitato15dicembre che raccoglie cittadini di Taranto e non uniti per l’occasione.
Il corteo, che partirà da Piazza Sicilia e giungerà in Piazza della Vittoria, scenderà in strada per i diritti ineludibili della SALUTE, del LAVORO, dell’AMBIENTE, del REDDITO e della CULTURA e CONTRO il Decreto Legge “Salva-Ilva”.
Il provvedimento, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre, permette allo stabilimento siderurgico tarantino ILVA s.p.a. di continuare a produrre nonostante le ordinanze dell’autorità giudiziaria che ne ha sequestrato gli impianti lo scorso 26 Luglio poiché non rispondenti alle normative a tutela della salute e dell’ambiente.
Il nuovo decreto legge compromette i principi costituzionali legati al rispetto dell’ambiente e alla garanzia della salute dell’individuo e valuta il diritto alla vita dei tarantini meno importante della corsa capitalistica di un imprenditore agli arresti.
A fronte di tutto ciò il comitato15dicembre manifesta per:
SALUTE – perché il diritto alla vita non accetta compromessi
REDDITO – per garantire un‘esistenza dignitosa ai lavoratori e ai cittadini di Taranto dopo cinquant’anni di ricatto e inquinamento
AMBIENTE – perché non permetteremo più che il nostro territorio venga sfruttato e devastato in nome del profitto
OCCUPAZIONE – perché il deserto creato attorno al colosso d’acciaio conta il 40% di disoccupazione e innumerevoli attività storiche (pescicoltura, mitilicoltura, agricoltura) distrutte a causa dello sviluppo selvaggio
CULTURA – perché da qui parta la nuova idea di sviluppo.
Il corteo terminerà in Piazza della Vittoria dove numerosi artisti si esibiranno gratuitamente in concerto per dare il proprio sostegno alla causa. Non ci saranno interventi dal palco e vi invitiamo a NON ESIBIRE simboli associativi o partitici di alcun tipo.
Siete tutti invitati a decidere del vostro futuro.
TARANTO SCENDE IN PIAZZA SENZA BANDIERE
Concentramento alle ore 16:30 in Piazza Sicilia.
CHI INQUINA PAGA
TARANTO LIBERA
Non è più ammissibile che la città di Taranto venga condannata per gli sporchi interessi di pochi e che un decreto legge, ultima azione statale, sacrifichi ancora una volta le nostre esistenze.
CHIEDIAMO che lo Stato non volti nuovamente le spalle a questa città e alla sua provincia ma vigili e sostenga in ogni modo, anche finanziariamente, le bonifiche di tutto il territorio contaminato dall’inquinamento dell’industria pesante nel più breve tempo possibile.
PRETENDIAMO il risarcimento da parte di chi ha danneggiato il territorio e i suoi cittadini, con sequestro immediato e alienazione dei beni mobili e immobili.
DICHIARIAMO sdegno nei confronti dei rappresentanti istituzionali che hanno agevolato il processo di distruzione del territorio ionico e opposizione critica verso le forze politiche e partitiche che hanno approvato supinamente le ultime misure governative pro ILVA e, di conseguenza, che hanno autorizzato attività produttive altamente inquinanti.
PRETENDIAMO che qualsiasi decisione di rilevanza sociale, politica ed economica per Taranto venga presa assieme a tutte le parti sociali che la rappresentano.
PRETENDIAMO di vivere in una città in cui esistano alternative alla monocultura dell’acciaio. Le vocazioni territoriali e le tradizioni non devono più essere sacrificate in nome del profitto: l’aria, la terra, l’acqua devono essere tutelate e viste come risorse indispensabili e preziose utili alla costruzione di un reddito dignitoso e salubre.
Perché tutto questo parta dalla Cultura e dall’intero sistema di trasmissione della conoscenza unico motore endogeno di sviluppo anche economico.
«Non esiste un costo, in termini di salute, sopportabile in uno Stato civile per le esigenze produttive e non è accettabile che il presente e il futuro dei bambini di Taranto sia segnato irrimediabilmente. Nessun ragionamento di carattere economico e produttivo dovrà e potrà mai mettere minimamente in dubbio questo concetto».
Il Comitato15dicembre
“Taranto versa in uno stato di disastro ambientale permanente, tra i più difficili da affrontare in Italia perché frutto di oltre 50 anni di scelte sbagliate che hanno immolato il territorio, avvelenato nelle acque, nella terra e nell’aria e depredato delle sue risorse, in nome di una vocazione industriale che non ha tenuto conto del più grande valore proprio dell’uomo: la vita”.
Lo affermiamo come cittadini e attivisti del MoVimento 5 Stelle Puglia in seguito al Decreto Legge del governo Monti, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 dicembre 2012, che sembra incurante degli esiti delle perizie degli epidemiologi e dei chimici utilizzate nell’incidente probatorio disposto dalla Procura.
Non c’è più spazio per le interpretazioni: a Taranto si muore e ci si ammala più che dalle altre parti a causa dei processi industriali, un dato di fatto che non si può ignorare.
Non si possono, perciò, “legalizzare” processi produttivi obsoleti solo per salvaguardare la produzione. Non si può consentire alla finanza di guardare solo agli indicatori economici e ai guadagni immediati trascurando la qualità delle attività industriali che, come in questo caso, determinano terribili effetti nelle condizioni di vita e di salute dei Tarantini.
Il Decreto, tra l’altro, amplia la possibilità di essere applicato a qualsiasi impianto in Italia che venga considerato “strategico” a patto che abbia un numero di dipendenti superiori alle 200 unità. Si tratta di un vero e proprio “ricatto occupazionale”, amplificato a livello nazionale, che dispiega tutti i suoi effetti nefasti nella vicenda dell’Ilva di Taranto.
Colpevole la politica, che si è dimostrata assente e che, quando interveniva, lo faceva in maniera inefficace e inefficiente, come nel caso della legge “antidiossina” del 2008/2009 del governo Vendola, o tardiva come la legge sulla “Valutazione di Danno Sanitario”sempre della Regione Puglia. Per non parlare delle leggi “ad aziendam” come quella dei limiti sul benzo(a)pirene del Governo Berlusconi. Tutte circostanze che hanno consentito e favorito il “ricatto occupazionale” della famiglia Riva, proprietaria dell’impianto siderurgico.
La società civile da anni denuncia queste circostanze in maniera civile e pacifica, mentre piange i propri morti, soccorre i propri ammalati e chiude le proprie attività commerciali.
Appare quindi evidente che la magistratura abbia svolto un ruolo di supplenza della politica, così come oggi assistiamo anche ad una azione incostituzionale del Governo che di fatto ostacola il lavoro degli inquirenti e accentua i contrasti tra i poteri dello Stato. La politica a più livelli è corresponsabile della attuale situazione di Taranto. Ingiustificabile la mancanza di garanzia dei diritti dei cittadini, come evidenzia l’indagine “Ambiente venduto”.
Nel 1971 relazioni scientifiche decretavano la pericolosità degli impianti industriali per la salute e l’ambiente tarantino. Ma, da allora è solo aumentata la produzione e si sono aggiunti altri impianti impattanti per l’ambiente: inceneritori, discariche, ampliamenti di raffinerie, cementifici e tutto in versione maxi e il tutto per il “bene” del Paese e del sistema Italia.
Si tratta di modello di sviluppo sbagliato, basato su un materiale, l’acciaio, che non solo sta lasciando il posto a nuovi materiali che soppianteranno le produzioni tarantine, minacciate, tra l’altro, anche, da nuove economie, basate su processi virtuosi di conversione industriale e sul benessere delle persone.
Taranto è stata importante per l’Italia e l’Europa ma è giunto il momento di tornare alle proprie vocazioni storiche, naturali ed economiche a “chilometro zero”, cui ha dovuto rinunciare.
Il Diritto alla vita non può soccombere a favore degli interessi economici e poiché il privato non dimostra volontà di ottemperare alle prescrizioni impartite dalla magistratura, deve intervenire la politica, che invece di ostacolare il lavoro dei magistrati deve pianificare le alternative per Taranto. Ma occorre fare presto.
Per questo esigiamo le dimissioni immediate dei politici coinvolti nella vicenda e chiediamo:
- Il blocco dei beni patrimoniali ed economici del privato ovunque essi siano e delle aree di proprietà dei Riva a Taranto, al fine di effettuare una nuova caratterizzazione e successiva bonifica delle aree ricadenti all’interno dello stabilimento siderurgico.
Le bonifiche dei reparti inquinanti dell’ILVA si devono effettuare con i soldi dei Riva.
- Confiscare le proprietà del privato (eventualmente con l’indennizzo simbolico di 1 centesimo).
- Garantire il reddito (durante la formazione) per gli operai Ilva che, appena formati, dovranno essere impiegati, IN CONDIZIONI DI SICUREZZA, nelle operazioni di bonifica.
- Caratterizzazione, Messa in Sicurezza e Bonifica dei terreni inquinati in provincia di Taranto che pagano lo scotto di esser luoghi di produzione o di smaltimento per l’Italia intera.
- Messa in sicurezza delle Falde idriche Tarantine che risultano contaminate da inquinanti oltre che essere soggette a un forte stress idrico e a contaminazione salina a causa di un sovrasfruttamento.
- Riqualificazione e Riconversione dell’ILVA
- Le aree di proprietà militare che la Difesa sta cedendo, devono necessariamente essere restituite gratuitamente alla città e alle comunità locali.
- Garanzia di prestazioni sanitarie efficienti per la totalità della popolazione garantendo screening e visite gratuite e in tempi brevi a cominciare dai cittadini del quartiere tamburi e dai lavoratori del polo industriale, visite da effettuate a Taranto.
- Bloccare ogni nuova autorizzazione di richiesta di AIA nella provincia di Taranto.
- Riesaminare le AIA di competenza provinciale, regionale e statale già concesse degli impianti in provincia di Taranto e valutare con commissioni formate da esperti diversi rispetto quelle già rilasciate, l’opportunità del rilascio definitivo.
- Creare a Taranto un polo Universitario, pubblico che dipenda unicamente da Taranto e non da Bari o Lecce, con individuazione delle aree adibite a tale scopo situate nel Centro Storico.
- Risarcimento completo dei danni subiti dagli allevatori e dai mitilicoltori poiché attività non salvaguardate dalle amministrazioni.
Parte dei denari siano attinti da un fondo appositamente creato per Taranto e costantemente controllato dalla popolazione e ricavati dai fondi non ancora impiegati e destinati ad inutili opere, già pianificate dai governi di centro destra e centro sinistra, come:
• l’acquisto di Caccia F 35 e ritiro dei militari in missione in Afghanistan, anche perché le forze armate occupano una parte sostanziale dei territori della provincia di Taranto
• la realizzazione della Tav in Val Susa, per un costo di oltre 10 miliardi di euro. Questo per l’isolamento al quale è stata condannata la città di Taranto nel corso dei decenni;
Fondi ricavabili anche da :
• la riduzione a 5.000 euro al mese delle “pensioni d’oro”, attualmente erogate a 100.000 persone, per un risparmio totale di oltre 7 miliardi di euro;
• la cancellazione di tutte le province;
• l’abolizione del rimborso elettorale a tutte le formazioni politiche;
• il ritiro definitivo del progetto del Ponte sullo Stretto recentemente riesumato dal governo Monti per evitare penali previste a salvaguardia di imprese private a spese dei contribuenti.
Crediamo che una parte dei denari impiegati in tutte queste azioni e opere che reputiamo inutili, possano essere destinate per la bonifica dei territori a cominciare da Taranto.
Una parte del Fondo dovrà esser impiegata per progetti, seguendo la consultazione della popolazione dei singoli quartieri e dei comitati impegnati nelle vertenze territoriali per comprendere quale vocazione economica debba assume Taranto sviluppando economie locali.
Le risorse per Taranto dovranno sottostare a principi di trasparenza e soggetti a meccanismi di verifica della cittadinanza, tramite internet e siti web appositi e non potranno esser utilizzati per fini differenti che non siano stati decisi dalla cittadinanza.
Crediamo che Taranto possa essere il simbolo di una nuova svolta che dovrà ripercuotersi nel resto del territorio Italiano.
Ormai non abbiamo più scelta.
Gli attivisti del moVimento 5 stelle di Puglia
In un paese serio, magari governato dalla politica e non dalle banche, dopo avere preso atto dei devastanti danni alla salute causati alla popolazione di Taranto, oltre che agli operai, dal cancrificio dell’Ilva, le autorità si sarebbero mosse immediatamente, attraverso una serie di passi logici di fatto irrinunciabili.
Avrebbero preso per le orecchie la famiglia Riva (quella che regalava milioni a Bersani e ad altri intrallazzatori politici per avere il diritto di distribuire cancro a profusione) intimandole di chiudere immediatamente gli impianti e procedere a proprie spese a tutte le bonifiche necessarie, permettendone la riapertura solamente quando gli impianti fossero stati realmente a norma. Avrebbe preteso che tutti gli operai (non solo quelli di Taranto ma anche delle altre sedi che dalla produzione di Taranto dipendono) venissero lasciati a casa, regolarmente stipendiati dalla famiglia Riva, fino al momento del loro rientro in azienda.
E nel caso la stessa famiglia Riva, dopo avere accumulato per anni ed anni, con l’aiuto dello stato, profitti miliardari, si fosse rifiutata di adempiere al proprio dovere, avrebbe proceduto all’esproprio coatto degli impianti, facendosi carico in prima persona dei salari degli operai, della bonifica e della riapertura o riconversione ad altro uso degli impianti stessi.
Non avendo invece l’Italia neppure la parvenza di un paese serio, non esistendo la politica ma solamente camerieri prezzolati stipendiati dalla stessa famiglia Riva e mancando un governo legittimo, sostituito dal regime dei banchieri, le cose sono andate molto diversamente.
Si é preferito tergiversare per lungo tempo in un braccio di ferro fra istituzioni, con il sottofondo della guerra fra poveri, per poi arrivare ad un decreto, firmato da Mario Monti, disceso per l’occasione dall’Olimpo, che magicamente risolverebbe ogni cosa.
Per decreto l’Ilva continuerà a lavorare come prima, ma i suoi miasmi tossici non avveleranno più nessuno. Il territorio verrà bonificato come per incanto (in gran parte con i soldi dei contribuenti) mentre nel frattempo le ciminiere continueranno a dispensare veleni, la famiglia Riva a lucrare miliardi, gli operai a lavorare in un ambiente malsano nel quale però non si ammaleranno più e forse un giorno verrà perfino presa in considerazione l’ipotesi di mettere gli impianti a norma, o meglio di adeguare la norma alle emissioni degli impianti.
Dopo avere eliminato il problema dei suicidi, semplicemente facendoli scomparire dalle pagine dei giornali, Monti ha dunque deciso di renderci partecipi di un nuovo miracolo. In barba a tutti i miliardi dissipati negli anni per la ricerca oncologica, sarebbe bastato un decreto per sconfiggere il cancro e un usuraio per avere successo laddove finora hanno fallito migliaia di medici. Per fortuna almeno un “cervello”, anziché fuggire all’estero è tornato qui a lavorare per il nostro bene e non sembra avere alcuna intezione di andarsene.
Marco Cedolin
Mentre un tornado s’invortica sull’ILVA di Taranto, abbattendone le ciminiere proprio nel giorno in cui il governo si appresta a decidere il futuro del cancrificio della famiglia Riva, segno di un destino beffardo o piuttosto del fatto che gli strumenti di controllo climatico hanno ormai raggiunto una perfezione in grado di stupire anche il “complottista” più consumato, l’Italia intera continua a girare in tondo, senza trovare una sola coordinata alla quale potersi aggrappare.
I dati oggettivi provenienti dalle più svariate fonti, seppur edulcorati nel nome del politicamente corretto, raccontano un paese che sta crollando su sé stesso, vittima di una demolizione controllata messa in atto con cura certosina. Crollano i redditi delle famiglie, crollano i consumi, crollano i posti di lavoro, crollano le imprese, crolla la qualità e la quantità dei servizi pubblici, crollano le prospettive occupazionali e la capcità di arrivare a fine mese attraverso qualche alchimia, crolla la fiducia nel futuro e perfino il convincimento che sia possibile averlo, un futuro.
I banchieri golpisti diretti dall’usuraio Mario Monti continuano a dispensare le riforme necessarie per la demolizione controllata, mentre i camerieri politici, recentemente degradati al ruolo d’impiegati le “firmano” senza proferire parola.
Dopo avere eliminato il “fardello” delle pensioni, creando il dramma degli esodati e quello ben più grande di tutti coloro che pur pagando i contributi una pensione non la vedranno mai, lo stesso Monti sembra intenzionato a volgere la sua attenzione verso il sistema sanitario, da lui giudicato economicamente insostenibile per le casse dello stato.
Quello stesso stato che senza porsi alcun problema dissipa miliardi per la guerra e per le grandi opere di “mafia” ( gli F35 ed il TAV sono solo due esempi), ma nonostante una pressione fiscale fra le più alte al mondo sembra aver deciso che per garantire la sopravvivenza dei cittadini non c’é più una lira (o meglio un euro), ragione per cui é giunta l’ora che inizino ad arrangiarsi in qualche modo.
Smantellate le pensioni e smantellata la sanità pubblica, tramite cessione ai privati, in un paese dove non c’é lavoro e quel poco esistente diminuisce quotidianamente, le prospettive attraverso le quali “arrangiarsi” non sembrano poi molte e il ventaglio delle scelte finisce per ridursi a quella di mettersi un cappio al collo volontariamente o lasciare che l’inedia e le malattie lo facciano per te.
Ma mentre i tornadi imperversano, scuotendo il paese fin nelle fondamenta, il popolo italiano sembra non accorgersi di nulla e continua ad eseguire pedissequamente tutto ciò che gli viene ordinato dalla TV. S’infervora dinanzi alle campagne elettorali dei camerieri degradati, che quando torneranno in parlamento non avranno alcuna voce in capitolo, così come non ne hanno oggi. Corre a milioni alle urne per regalare due euro ad una pletora di buffoni senza arte nè parte. E soprattutto si recherà a votare in primavera una delle congreghe di faccendieri che lavorano per Mario Monti e una volta insediatasi nel consiglio di amministrazione della “banca Italia” di euro ne pretenderà molti ma molti di più, fintanto che il cappio non sarà ben chiuso e la persona deprivata di ogni avere potrà venire smaltita in quanto rappresenta un peso “insostenibile” per la società.
Marco Cedolin
Ricevo e volentieri pubblico
Comunicato Stampa sul Porto di Pulsano.
A Pulsano (TA), l’amministrazione comunale sta promuovendo la costruzione di un “porto turistico” in una “storica” baia del litorale tarantino di grande valore paesaggistico e ambientale, il Seno Capparone.
L’insediamento prevederà al termine dei lavori, un molo di sopraflutto di cemento spesso 7 metri, alto 6 metri e mezzo sul livello del mare e lungo oltre mezzo chilometro.
Fino a qualche mese fa, le notizie di quest’opera si succedevano e la popolazione veniva informata sia sulle osservazioni al progetto, sia sull’iter procedurale in quanto l’opera è soggetta a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) di competenza della Regione Puglia.
Proprio dalle osservazioni presentate nell’ultima Conferenza di Servizi (Maggio 2012) si sono apprese informazioni preoccupanti qualora fosse approvato il progetto. Gli Amici di Beppe Grillo di Taranto avevano già affrontato l’argomento in una serata informativa il 12 Giugno 2012, esponendo le osservazioni che di seguito brevemente riportiamo.
Gli esponenti di Legambiente temono il verificarsi di gravi fenomeni di erosione costiera e dell conseguente regressione dell’adiacente e frequentata spiaggia di Montedarena, fenomeni innescati inevitabilmente dalla variazione nell’andamento delle correnti marine in seguito alla realizzazion della spropositata struttura.
In merito alle peculiarità naturalistiche del luogo in esame, sono state presentate osservazioni dall’Associazione Wwf Taranto onlus, che ha più volte ribadito la presenza di habitat protetti (grotte marine e prateria di Posidonia oceanica) nonché di numerose specie animali tutelate dalla legislazione vigente.
Ma le osservazioni negative sono giunte in Conferenza dei Servizi anche dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia che ha espresso parere negativo alla realizzazione dell’opera affermando che “il progetto in discussione, con gli interventi previsti di dragaggio dei fondali, messa in opera del molo sopraflutto, strutture a terra e scalo d’alaggio, andrebbe ad incidere irrimediabilmente sulle presenze archeologiche e ad alterare in maniera significativa un contesto storico-geografico che ancor oggi rappresenta una preziosa testimonianza dell’uso del mare in età greca e romana”.
Risulta tra l’altro, che il progetto non ha ancora ottenuto la necessaria concessione a mare da partedell’Ufficio Demanio Marittimo.
Critiche al progetto sono state presentate anche dal movimento “Se Non Ora Quando” e da cittadini residenti e dimoranti di Pulsano che rivendicano il diritto ad un ambiente non inquinato, ad un mare pulito, liberamente fruibile dai residenti e dai tanti turisti che popolano il tratto di costa durante i mesi estivi e che giurano di non tornare più se il porto dovesse essere costruito. Sottolineano, altresì, la mancanza di un accurato studio economico dei proponenti del progetto, relativo ai vantaggi/svantaggi che tale opera apporterebbe alla cittadinanza di Pulsano.
Ma da qualche mese, nè la stampa, nè la “politica trasversale di destra e di sinistra” parla più del Porto di Pulsano. Nonostante per legge, la procedura di VIA debba durare 90 giorni, ci risulta che la prima documentazione sia stata pubblicata a gennaio del 2010 e che la procedura sia ancora aperta.
Ci chiediamo inoltre come mai venga perseguita da parte del Comune di Pulsano una visione politica così arretrata che basa il suo sviluppo sulla cementificazione di ogni angolo naturale in terra e in mare, vero patrimonio della nostra regione. In un Comune dove la depurazione manca e un vecchio depuratore malfunzionante scarica liquami sul litorale, e dove la raccolta differenziata rimane al di sotto di un imbarazzante 10% (ciò causerà nel 2013 l’aumento dei costi per i cittadini per la Tarsu), notiamo un’ostinazione inspiegabile per un’opera ricca di incognite e danni ambientali. “Il grande sviluppo economico” che il paese avrebbe, realizzando il porto, sviluppo ripetutamente ostentato dall’Amministrazione di Pulsano, non è infatti fondato su nessuna evidenza reale, anzi secondo dati recenti dell’Osservatorio Nautico Nazionale (31 Gennaio 2012) i porti italiani hanno registrato un calo delle presenze pari a 27.000 imbarcazioni con un danno del settore di 1,5 miliardi di euro. Ma non solo per i posti barca sorge la perplessità, l’esempio del porto di Campomarino, che oggi ha dei grossi problemi di dragaggio (e costi per il dragaggio che non si sa chi debba sostenere) non ha insegnato niente?
Con questi presupposti, ci viene da domandare: da dove provengono i denari per tale costruzione? Chi farà da garante per tale costruzione e, al termine della concessione, qualora l’opera dovesse produrre più debiti che crediti, chi dovrà pagare questi debiti? Verranno riversati sul Comune? Chi dovrà sostenere economicamente la manutenzione ordinaria e straordinaria? Dovremo assistere agli stessi disagi del porto di Campomarino? Chi sborserà i denari per i futuri ed inevitabili dragaggi?
TARANTO 25/11/2012
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Quanto successo a Taranto in occasione della formazione della lista civica certificata “moVimento 5 stelle” per le passate amministrative è quanto di più lontano possa esistere da ciò che tale movimento politico propone. Una città martoriata da un inquinamento senza paragoni nel mondo non meritava certo un trattamento del genere. Un orrore di cui noi tutti, attivisti 5 stelle, dobbiamo avere piena coscienza e di cui dobbiamo assumerci tutte le responsabilità.
Una città in cui esistevano due gruppi: gli amici di Beppe Grillo Taranto e i Grilli di Taranto in movimento. Due gruppi autonomi, ognuno con le proprie attività e i propri punti di vista e che in vista dell’importante competizione elettorale decidono di unire le forze per dare il proprio contributo alla cittadinanza intera. Due gruppi che si incontrano e decidono di fare insieme la lista civica “movimento 5 stelle” che parteciperà alle amministrative del 2012.
Fin qui tutto normale e comunque nulla di dissimile da quanto avvenuto in altri paesi e città ove esistevano più gruppi. A volte questi gruppi non riescono a fare squadra, troppe e insanabili le differenze, ma mai nessuno ha barato facendo credere di voler fare insieme un qualcosa per poi, in tutta segretezza, farsela da solo. Ma ogni buona regola ha la sua eccezione e nel caso è proprio quanto successo a Taranto.
Alessandro Furnari del gruppo I Grilli di Taranto in Movimento ha, infatti, certificato una sua lista 5 stelle in tutta segretezza nello stesso periodo in cui si incontrava con l’altro gruppo facendo finta di volerla fare insieme. Lo storico meetup Amici di Beppe Grillo Taranto ne venne a conoscenza a giochi ormai fatti, quando il Furnari con certificazione in mano, annunciava il tutto e li informava che non avrebbero potuto farne parte.
Incalzato su questo “anomalo” comportamento il Furnari ha sempre replicato con giustificazioni mai chiare ne dimostrabili. Quello che invece è un fatto è che egli abbia orchestrato il tutto sin dall’inizio e che gli incontri per fare insieme la lista in realtà servissero solo a tenere a bada l’altro gruppo mentre lui si faceva i fatti suoi. Tant’è che ad una riunione tenutasi a Statte (TA) per dare avvio all’iniziativa Zero Privilegi Puglia lo stesso Furnari si lancia in una previsione che “stranamente” si verificherà di li a pochi mesi e di cui lui è il principale artefice. Un fatto che dimostra come questa persona non abbia alcun problema a prendere per i fondelli non solo l’altro gruppo di Taranto ma anche quella trentina di attivisti 5 stelle provenienti da tutta la Puglia (vedete il video postato sopra).
Adesso questo personaggio è di nuovo in corsa per un altra e più importante competizione elettorale, quella per il parlamento, insieme a coloro i quali, amio avviso consapevolmente, gli hanno fatto da complici in questa malefatta: Rosa D’amato e Giuseppe Chirulli. A questo link tutti coloro che hanno dato il proprio contributo in questa indegna oprazione.
Meditate gente, meditate.

In molti oggi si sorprendono delle dichiarazioni di Vendola e della sua posizione sulla questione ILVA, forse semplicemente perchè non hanno fatto caso alle politiche messe in atto in questi anni dallo smemorato di Terlizzi.
Salute e ambiente sono da sempre stati messi in secondo piano di fronte agli interessi economici ed in particolare di fronte alle sue personali ambizioni politiche in ambito nazionale. Inceneritori, cementifici, trivellazioni sulla terra ferma sono tutti esempi che dimostrano tutto ciò, quindi non si capisce di che diavolo ci si meravigli oggi, quando il principale obbiettivo è salvare la produzione dell’acciaio, ovvero l’ILVA, e non la salute dei cittadini.
Anche sulla questione Taranto, nota a tutti ancor prima dell’intervento della magistratura, Vendola ha mantenuto dritto il timone delle sue scellerate scelte politiche. In primis con una inutile legge antidiossina (leggi “la poesia è prenderti per il culo“) con cui si è fatto pensare che il problema ambientale a Taranto fosse definitivamente risolto e poi col voler affrontare i secondari effetti sulla salute dei Tarantini dando soldi ad un altro imprenditore (Don Verzè) per realizzare un ospedale con cui fare lauti profitti grazie all’abbondanza di clienti.
Non deve meravigliare quindi che sVendo la Puglia, reduce da un accordo elettorale col PD che sostiene il governo Monti sia in totale sintonia col governo nazionale che ieri ha inviato i suoi esimi rappresentanti nella città dei due mari a rassicurare i mercati, ma sopratutto i proprietari dell’ILVA. Se così non fosse tra i vari ministri “competenti”, considerato il vero problema, avrebbero dovuto prevedere anche il ministro della salute.
Secondo il ministro dello sviluppo Corrado Passera che conosce l’ILVA sin dai tempi di banca intesa, chiudere lo stabilimento Ilva di Taranto e fermare la produzione causerebbe “danni irreparabili”. Peccato che come evidenziano perizie e studi epidemiologici i danni irreparabili, con migliaia di morti e malati tra cui moltissimi bambini, sono la cruda realtà da anni.
Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità reso noto in queste ore (poi magari ci spiegheranno dove diavolo era in tutti questi anni questo istituto lautamente finanziato con le nostre tasse) e che verrà dettagliatamente presentato a metà settembre:
- eccesso tra il 10% e il 15% nella mortalità generale e per tutti i tumori in entrambi i generi;
- eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi;
- eccesso, in entrambi i generi, dei decessi per tumore della pleura;
- eccesso compreso tra il 50%(uomini) e il 40%(donne) di decessi per malattie respiratorie acute;
- eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalità per malattie dell’apparato digerente;
- incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio soprattutto tra gli uomini;
- eccesso per la mortalità per condizioni morbose di origine perinatale (0-1 anno)
Forse per il passerotto governativo tutti questi morti, bambini compresi, non sono un danno irreparabile sufficiente a giustificare l’immediata chiusura dello stabilimento siderurgico causa di tutto ciò. E probabilmente non considera danno irreparabile quelle migliaia di tarantini gravemente ammalati in attesa di passare a miglior vita e finire a rimpinzare le percentuali degli studi epidemiologici.
Evitare la chiusura dello stabilimento costi quel che costi. Questa la posizione del governo impegnato ad ostacolare l’iniziativa della magistratura e salvare i profitti della famiglia Riva. Poco importa se chi gestiva l’ILVA “ha continuato nell’attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza” e poco importa se le perizie parlano di disastro ambientale. Se fino ad oggi si è riuscito ad andare avanti comprando giornalisti e addetti ai controlli oggi c’è bisogno di leggi ad oc in grado di aggirare le sentenze e rendere legale l’illegale, tanto loro come hanno ammesso mai vivrebbero a Taranto e tanto meno ci farebbero crescere i loro figli e nipoti.
Che dire di più se non che l’unico vero danno irreparabile sono proprio i Passera, i Clini, i Monti, i Napolitano che li ha nominati e tutta quella cozzovaglia di parassiti che continua, in barba alla decenza, ad occupare il parlamento facendoci sprofondare sempre più nell’abisso da cui, forse, non riusciremo più a riemergere.














