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Il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, sta organizzando un servizio di bus per portare i bambini del quartiere Tamburi a Lido Azzurro, per andare al mare e fare le vacanze. Il sindaco di Taranto infatti, con un’ordinanza, ha vietato l’accesso ai giardinetti del quartiere Tamburi. Lì c’è berillio. Un cancerogeno potentissimo che supera i limiti di legge. Il berillio è stato rinvenuto anche sul suolo dell’llva, come certificano le stesse analisi aziendali del 2005-6.
Ma questo “generoso” impegno del sindaco verso gli sfortunati bambini del quartiere tarantino, rischia di trasformarsi in una storia alla Fantozzi. A Lido Azzurro c’è una pineta contaminata da amianto.
Poveri bambini del quartiere Tamburi, destinati a respirare il benzo(a)pirene della cokeria Ilva. Diventano fumatori incalliti a cinque anni perché hanno inalato l’equivalente di cinquemila sigarette; ma è una stima per difetto perché si riferisce SOLO al benzo(a)pirene e non anche a tutti gli altri IPA cancerogeni. Quando giocano e si mettono le mani in bocca rischiano di contaminarsi da berillio. E se vanno in vacanza a Lido Azzurro per non toccare il berillio… cosa trovano? Un bel bosco contaminato da amianto.
Al peggio non c’è mai fine.
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Mentre i sindacati contestano la promozione del referendum per la chiusura-riconversione dell’ILVA di Taranto, il Fondo Antidiossina Taranto Onlus fa analizzare le cuzziedde che vivono intorno alle acciaiarie scoprendo, come si scopre l’acqua calda, valori di diossina elevatissimi. Morti bianche, numerosissimi infortuni di cui molti gravi e avvelenamento del territorio e della popolazione locale ivi compresi i lavoratori evidentemente non bastano per chi, a parole, dovrebbe difendere il lavoro ed invece difende lo stabilimento di patron Riva.
Attorno all’Ilva di Taranto la gente raccoglie lumache. Sono considerate delle prelibatezze dalla popolazione locale. Che potessero essere contaminate dalla diossina lo stavano cominciando a pensare in tanti ma solo ora sono state analizzate.
A commissionare le analisi è stato il Fondo Antidiossina Taranto Onlus, una delle associazioni che promuove il referendum sull’Ilva di Taranto.
I risultati sono stati impressionanti: 27,65 picogrammi di diossine e pcb per grammo di materia grassa. Il limite massimo è 4,5. Quindi le lumache “sforano” di oltre 6 volte i limiti stabiliti dalle norme europee, per la precisione li superano del 613%.
Dopo le pecore e le uova, ora anche le lumache alla diossina.
Nelle lumache è stata riscontrata inoltre una forte concentrazione di ferro, di piombo e di altri metalli pesanti.
Il prossimo 9 luglio si celebreranno a Taranto i 50 anni dell’acciaieria.
Un buffet a base di lumache sarebbe il miglior modo di accogliere le autorità che avranno voglia di festeggiare.
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Mentre procede a gonfie vele la raccolta firme a sostegno dell’Acqua Pubblica, un altra importante campagna referendaria sta riscuotendo il dovuto e sperato consenso. Mi riferisco alla raccolta firme organizzata nella città di Taranto a sostegno di un referendum per la chiusura/riconversione dell’ILVA promosso dal comitato per la tutela della salute e del lavoro “Taranto futura”. 1800 le firme raccolte nello scorso week end, un risultato eccezzionale e molto importante che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i cittadini Tarantini molto più di chi da decenni li amministra e li governa hanno ben conscia la necessità di risolvere definitivamente questo problema per poter pensare e programmare il loro futuro.
Taranto è stata sacrificata in favore di un industria che ha prodotto profitti per pochi e distruzione e miseria per molti. Anni fa parlando del problema con amici mi diedero del pazzo quando sostenni che se lo stato da un lato disponesse la chiusura dell’ILVA e dall’altro si ofrrisse di pagare comunque lo stipendio a tutti i lavoratori coinvolti alla fine risparmierebbe un sacco di denaro ed è quindi con immensa gioia che oggi osservo questa iniziativa speranzoso che l’intera città la sostenga con forza. In primis i lavoratori, perchè è stato proprio il ricatto occupazionale a condannare questo popolo.
La chiusura/riconversione dell’ILVA è l’unica possibilità per riscattare questa città, è l’unica possibilità per dare a questo popolo un futuro, per ipotizzare una Taranto futura.
Il maggiore inquinamento registrabile a livello europeo che produce il maggior numero di malattie mortali, tumori dei polmoni e del sangue, lesioni respiratorie, ecc.; dalle misurazioni ufficiali il 92% della diossina emessa dalle industrie italiane proviene dall’Ilva di Taranto; dal Registro dei Tumori salentino emerge un aumento del 30% dei tumori a Taranto rispetto alla media regionale.
Un altissimo livello di sottosviluppo economico e disoccupazione, dato dalla crisi dell’acciaio, dell’indotto e dalla mancanza di alternative sviluppate, ingiustificato rispetto alle dimensioni e ai profitti di un’azienda così grande.
Un elevato impoverimento culturale, conseguenza dell’annullamento di iniziative rivolte alla storia, all’arte, alla letteratura, alle tradizioni, ecc.
Un enorme spreco delle risorse del territorio, un ambiente ai minimi termini, acqua ad aria inquinati, agricoltura e pesca di bassa qualità, porto e turismo svalutati e impraticabili, penalizzati da un paesaggio fatiscente a causa di un’enorme struttura industriale visivamente opprimente e oggettivamente ingombrante.
A TARANTO VOGLIAMO:
La salute: non possiamo pensare che le malattie sono il costo del lavoro e della sopravvivenza.
Lavoro per vivere e non per morire.
Avviare attività che portano profitti, lavoro, valore aggiunto e qualità della vita, adatte al nostro patrimonio, alla nostra storia e alle nostre risorse (porto turismo cultura pesca mitilicoltura agricoltura artigianato archeologia).
Una città bella da vedere e da visitare, che sia considerata e trattata come merita.
La vivibilità, ovvero camminare per le strade senza vedere gli edifici sporchi di minerale, e incontrare le persone senza parlare di morti ammalati o infortunati sul lavoro.
Costruire un futuro migliore e alternativo, per evitare la condanna che è stata scelta per questa città 40 anni fa, che ora non ci sta più bene.
Dare una possibilità alle nuove generazioni, che possano scegliere di costruirsi un futuro a Taranto e che non siano costretti a cercare una vita migliore altrove.
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In questi giorni di campagna elettorale ho notato un manifesto in cui si afferma che a Taranto si sono “ridotti dell’80% i veleni più pericolosi”. Se bisogna dare atto al Governatore uscente di essere stato il primo nella storia ad aver affrontato questo drammatico problema non si può certo iniziare questo quinquennio da questo presupposto che, a quanto mi risulta, non corrisponde a vero. Abbattere le emissioni nocive nel Tarantino, così come nel Brindisino, in modo da conciliare tra loro sviluppo, ambiente, salute e soprattutto qualità della vita è un obbiettivo da raggiungere a tutti i costi e bisogna essere consapevoli che ancora non si è fatto gran che ma si è appena iniziato.
La città di Taranto con i suoi 219.000 abitanti, è stata ufficialmente dichiarata zona ad alto rischio ambientale. In realtà si è andati ben oltre la semplice ipotesi di “rischio”. Dal 1960 ad oggi il territorio è stato letteralmente piegato e brutalizzato alle assurde esigenze industriali. Nulla si è salvato: i mari (Piccolo e Grande), le falde, le sorgenti sottomarine di acqua dolce e quelle terrestri, i terreni e l’atmosfera… ed ovviamente la salute di molti e molti cittadini e tutte le creature viventi in questo teritorio avvelenato. A tutto questo bisogna aggiungere la presenza della Marina Militare, con le sue 2 basi navali, le sue navi, i sottomarini e poi c’è l’arsenale militare: un impianto obsoleto, sciattone ed inquinatore, che ha assoggettato l’urbanistica della città a esigenze oramai senza piu senso…
Taranto è una città che lentamente muore, una emergenza ambientale ignorata, perchè è stato deciso che questa città è strategica alla causa e agli interessi della nazione.La verità è che i profitti vanno agli industriali del nord-Italia; l’alito pesante, la voce rauca della morte rimane invece sui marciapiedi disseminati di polveri minerali.Una “vocazione” quella industriale estranea alla cultura, alla storia di questa città che vuole essere stata fondata da antiche popolazioni giunte dalla Grecia 800 anni prima che nascesse Cristo…
Opporsi a questo stato di cose è molto dura, è come fare l’arrembaggio ad un muro altissimo…un muro senza finestre… senza dialogo, senza interlocutori…. Oggi Taranto si spopola sempre di piu, infatti sono tanti i cittadini che ormai vendono casa per andare a vivere a 20-30 km di distanza, dove la diossina del camino E-312 si spera, non arrivi fino li…. si perchè qui le ciminiere non si stagliano lontane all’orizzonte, quelle maledette industrie sbuffanti sono state costruite dentro la città, fra le case dei suoi abitanti, a pochi metri (leggasi metri) dai bambini che si rincorrono ignari nell’eterno gioco della vita…
Polveri alle stelle è un documentario collettivo della durata di trentasei minuti che, attraverso immagini, testimonianze e interviste, pone in risalto lo stato di degrado ambientale in cui versa Taranto. Il ritratto di una città soggiogata dal ricatto occupazionale della grande industria. Si parla delle conseguenza della diossina sulla salute dei tarantini, delle condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti industriali, dei disagi che l’inquinamento provoca quotidianamente agli abitanti del quartiere Tamburi e all’intera città, del destino spesso segnato di chi lavora nella grande industria. Potete vederlo sia nel player all’inizio di questo post sia su Iapra Tv on Vimeo











































