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Archive for taranto

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Taranto condannata

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ammazataranto

Mentre tutti parlano del processo Mediaset e sono in trepida attesa della sentenza della cassazione e dei relativi ipotetici risvolti che non ci saranno visto l’attacamento alle poltrone dei diretti interessati, oggi il Parlamento italiano ha ratificato una condanna già emessa da tempo dall’intera classe politica e prenditoriale Italiana.

Una condanna definitiva per Taranto e i suoi abitanti. una condanna che in barba alla costituzione non arriva dalla magistratura che, anzi, ha cercato invano di tutelare la salute di questa popolazione, ma dalla politica. Quella stessa politica che ancora una volta sacrifica il benessere collettivo ai profitti di pochi. Una classe politica che fà parte dei pochi e che ha approvato il decreto chiamato salva-ILVA ma che in realtà è un decreto ammazza-Taranto.

Categorie : Politica
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Mentre i media davano a reti unificate l’annuncio della fuorisciuta dal gruppo parlamentare dei 5 stelle di due deputati Tarantini confluiti nel gruppo misto , nel totale silenzio di tv e giornali 10 parlamentari, alcuni provenienti da altre regioni (Piemonte, Lazio, Basilicata), si recavano proprio a Taranto per partecipare ad una assemblea pubblica organizzata dal meetup Amici di Beppe Grillo Taranto in Piazza della Vittoria. Fuori due eccone dieci arrivare. Arrivare per ascoltare e farsi portavoce dei cittadini di Taranto unici a cui dovrebbe essere attribuito il diritto di decidere del proprio futuro.

Un assemblea dove associazioni, comitati e semplici cittadini hanno potuto liberamente esprimere le loro considerazioni, le loro idee e le loro proposte. Non solo simpatizzanti del 5 stelle, ma liberi cittadini, tant’è che non sono mancate le critiche tanto a Grillo quanto alle proposte dei 5 stelle sulla questione ILVA. Critiche e confronto svoltosi nel totale rispetto delle diverse opinioni e del libero confronto, dando concretezza alla tanto abusata parola democrazia.

Quella democrazia, quel confronto che nulla ha a che fare con quello che si vede in televisione. Confronto pubblico, in una pubblica piazza che ben poche forze politiche, ben pochi politici possono permettersi di fare. Il tutto in una città, Taranto, stuprata, violentata, condannata al martirio sull’altare dei profitti e dell’intreccio politica-banche-imprenditori-criminalità di cui i Tarantini stanno prendendo coscienza lentamente ma inesorabilmente.

Acoltate l’intervento di questo operaio del comitato Cittadini Liberi e Pensanti.

E ascoltate anche questo

Categorie : 5 stelle
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delorenzisilva

Cittadini della provincia di Taranto, cittadini italiani, Presidente, ministri, colleghi,

Molti o forse tutti gli interventi in quest’aula, adducendo cifre e numeri, vorranno convincerci dell’assoluta necessità che lo stabilimento Ilva continui la produzione, AD OGNI COSTO. E se qualcuno pensa di quantificarlo in termini economici, sappia che ci sono valori che non sono monetizzabili: in primisi, la vita e la salute.

A pochi mesi dall’entrata in vigore del decreto “Ammazza Taranto”, le vicenda legate al siderurgico ritornano urgentemente in quest’aula. Eppure a rileggere la pagina dedicata nel DEF del Governo Monti, si è indotti a credere che la vicenda si stava risolvendo per il meglio.

Non è così: prendete atto che la vostra politica, ancora una volta, ha fallito!

Il caso “Ilva” non è un problema di carenza di commesse, di crisi del settore. Nel 2011, il gruppo RIVA ha fatturato 10 Miliardi.

Non è neanche un problema di proprietà, di gestione o della forma di commissariamento.

Oggi si parla di Ilva perché la perizia epidemiologica nell’indagine della procura, MAI smentita dall’azienda, parla chiaramente di “Eventi di malattia e Morte”! Molte centinaia di ricoveri all’anno, soprattutto in età pediatrica, e 30 decessi all’anno. Direttamente riconducibili all’ILVA. Si parla di Ilva perché a Taranto i bambini hanno il sangue pesante, con il piombo. Si DEVE parlare di Ilva perché il latte materno a Taranto è contaminato da diossina.

Per questo il GIP Todisco, a luglio 2012, emanava il decreto di sequestro, dell’area a caldo dell’Ilva, intimando di bloccare, non l’attività lavorativa, bensì le cause degli eventi di malattia e morte!

“La ricchezza non è una colpa o una vergogna”, parole di chi ha proposto e approvato il decreto “Ammazza Taranto”, insieme a tutti i partiti presenti in quest’aula. Il governo e questi partiti, consentendo la prosecuzione dell’attività inquinante, hanno assunto la responsabilità di procurare danni alla vita e alla salute di persone, di cui “ignorano soltanto il volto”, in VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE EUROPEA DELLA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DELL’UOMO.

Ma non è l’unica ragione per cui questo è un caso europeo. In Europa vige il principio che “chi inquina paga”: ma forse Taranto non è in Europa… Le prescrizioni contenute nell’AIA, ad oggi, sono disattese e ancora non sono state irrogate le sanzioni previste! Cosa succede ad un esercizio commerciale che non abbia una licenza? Rispondano gli italiani ai signori ministri…

Se le prescrizioni non sono rispettate, e non lo sono, questo significa che le cause che portano allo stato di “malattia e morte” non sono rimosse!

In ogni caso chi crede che l’applicazione dell’AIA risolverà i problemi di salute, si illude: in un’analisi sul primo “rapporto sulla valutazione del danno sanitario”, redatto dall’ARPA Puglia, si apprende che i rischi verrebbero dimezzati, non eliminati! Inoltre, il rapporto esamina

- i rischi tumorali legati alla sola inalazione (non a quelli per ingestione di alimenti)

- i rischi in soggetti adulti, non nei bambini!

Si dimezzeranno i condannati a morte dal profitto privato.

Le istituzioni devono garantire una scelta, devono impegnarsi a fornire un’alternativa, perchè dopo averle distrutte TUTTE, VOLONTARIAMENTE, PER DECENNI, con il falso mito del benessere portato dai posti di lavoro dell’industria pesante, DEVONO spezzare le catene del ricatto che chiede se morire di fame o morire per tumore, o per entrambi. Come scegliere tra la sedia elettrica e la camera a gas.

Non è una colpa fare profitto a discapito della vita delle persone? Non è una vergogna avere uno stabilimento incompatibile con la salute umana a 500 metri dalle scuole? È possibile uccidere la vocazione di un territorio, il futuro di una città, la speranza di centinaia di migliaia di italiani?

Quale società è quella in cui non si possono tumulare i propri morti per la contaminazione del terreno? Quale civiltà è quella in cui ai bambini è vietato giocare in un cortile all’aria aperta?

Quante morti si possono ignorare per il profitto di pochi? Si può uccidere a norma di legge cittadini inermi? La competitività di una azienda può essere costruita sulla demolizione dei diritti di cittadini e lavoratori?

Il caso Ilva è questo, e non potrà trovare soluzione senza rispondere a queste domande.

Sorvoliamo per questioni di tempo, sull’operazione “Ambiente svenduto”, sulle minacciate crisi occupazionali con cifre non confermate solo per spaventare l’opinione pubblica. E ancora sui lavoratori dei quali il mondo politico e SINDACALE non parlano MAI, quelli delle attività danneggiate dall’inquinamento: la mitilicoltura, l’allevamento e l’agricoltura. Perché non si ricordano MAI le alternative possibili, anche quelle costruite su turismo, arte e storia ?

La verità è che i cittadini sono stanchi delle VOSTRE decisioni prese a porte chiuse, di subire le azioni di una classe politica che, quando anche non collusa, si è sicuramente dimostrata incapace di saper gestire il bene comune e di non garantire diritti fondamentali, non solo a Taranto che oggi è emblema di tutto questo.

Nessuno tra le autoritá si è recato a Taranto! Avete indetto incontri addirittura nei CINEPORTI, ma sempre senza coinvolgere i cittadini.

Non crederete ancora che i problemi si possano risolvere calando risposte dall’alto o davanti ad una telecamera?

Noi vorremmo che qualunque percorso cominci oggi sia, non solo PER i cittadini, ma INSIEME ai cittadini nel rispetto di TUTTI i diritti a cominciare dal DIRITTO AL LAVORO IN UN AMBIENTE SANO! Ci sono scenari possibili solo quando c’è la volontà di attuarli, non per decreto ma per il bene di tutti.

Nella cosiddetta “strategia industriale per la filiera produttiva dell’acciaio” che il governo deve presentare in 30 giorni, allora si preveda una riqualificazione produttiva di aree di “crisi industriale complessa”, si preveda una riqualificazione del territorio, si preveda lo spegnimento immediato della parte più inquinante, l’area a caldo, esattamente come avvenuto a Genova, garantendo il reddito ai lavoratori!

Il governo ha il dovere, anche e soprattutto morale, di valutare altri scenari con i cittadini perchè

L’ACCIAIO DI TUTTO IL MONDO NON VALE LA VITA DI UN SINGOLO BAMBINO.

Diego De Lorenzis

Portavoce 5 Stelle alla Camera dei Deputati

Categorie : Ecologia/Ambiente
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diossina

I social network stamattina hanno dato il buongiorno ai tarantini. Alcuni attenti cittadini ed operai hanno pubblicato diverse fotografie, scattate da diversi punti della città, che immortalavano una immensa nube arancione che si alzava dallo stabilimento Ilva di Taranto.

Peacelink ha acquisito alcune fotografie riguardanti l’episodio di stamane e le ha inviate al Garante dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’ILVA di Taranto chiedendo se, secondo le disposizioni di legge, ci saranno iniziative di informazione e consultazione con le istituzioni locali al fine di assicurare la massima trasparenza per i cittadini in conformità della Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1998 (resa esecutiva con legge 16 marzo 2001, n. 108). Inoltre ha chiesto quali sono state le incidenze dell’episodio sui lavoratori, sui cittadini e sull’ambiente.

Peacelink insieme al Fondo Antidiossina aveva già fissato per oggi pomeriggio alle 16.00 presso l’istituto scolastico Cabrini in Via Dante una conferenza stampa in merito agli ulimi sviluppi dello stabilimento Ilva, sono invitati tutti i cittadini e gli organi di stampa.

Luciano Manna

Categorie : Ecologia/Ambiente
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Polveri_alle_stelle

Come molti già sapranno ieri la Consulta si è espressa in merito alla costituzionalità del noto decreto “Salva Ilva” definendolo, aimé, legittimo. Senza entrare nel merito della sentenza sia perchè le motivazioni non sono state ancora pubblicate sia perchè la diatriba riguardava un conflitto di attribuzione tra Governo e Magistratura, vorrei cercare di focalizzare l’attenzione su quanto la Carta Costituzionale esprime nei suoi principi e se questi sono, in un qualche modo, rintracciabili nella città dei due mari.

Iniziamo dall’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Repubblica = Res Publica = Cosa pubblica. Invece Taranto è un affare privato, dove per privato si intendono le diverse industrie presenti capeggiate, senza dubbio alcuno, dalla famiglia Riva proprietaria dell’ impianto di produzione di acciaio più grande d’Europa. Anche il termine “democratica” associato nella Costituzione al termine Repubblica scompare in quel di Taranto, se così non fosse il Governo avrebbe fatto un decreto salvaTaranto e non certo salvaILVA. Per i buon temponi che sottolinearanno il “fondata sul lavoro” dico già che i principi sanciti sulla costituzione hanno tutti pari dignità e peso, nessuno di questi può escludere il godimento di tutti gli altri e comunque andrebbe fatta un attenta analisi di quanto lavoro queste industrie hanno distrutto nell’agricoltura, allevamento, turismo, ecc.

Passiamo all’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Già il paesaggio, quello del fu Bel paese considerato un fastidio e un ostacolo per la maggior parte della nostra classe politica. Sul patrimonio storico artistico ricordo che Taranto fi la capitale della Magna Grecia. Una città che andava tutelata e definita patromonio dell’umanità non certo devastata da un becero sviluppo industriale

Articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività“. La salute è quandi un diritto fondamentale dell’individuo ma al contempo un interesse della collettività, quindi di tutti noi compresi coloro che vivono a migliaia di kilometri da Taranto. Su questo aspetto potremmo scrivere all’infinito citando le varie patologie di cui soffrono le popolazioni di quel territorio e di quanto queste siano diffuse, ma credo che già sapere che nel sange dei bambini è stato trovato il piombo sia sufficiente a far accapponare la pelle ed urlare BASTA!

Il problema non è quindi se sia Costituzionale o meno il decreto salvaILVA ma rendersi conto che è Taranto in sè, con tutta la marmaglia di politici e industriali, ad essere anticostituzionale.

Nei prossimi giorni a Taranto si svolgerà un importante referendum. Purtroppo è stato escluso un fondamentale quesito, quello che prevedeva il totale reimpiego dei lavoratori nelle opere di bonifica, ma sarà comunque un importante momento di consultazione. E’ dal volere dei Tarantini che si deve partire. Dal ripristino della Repubblica Democratica.