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Rimborsi elettorali, finanziamenti ai gruppi consiliari, vitalizi, assegni di fine mandato, superstipendi e riborsi spese forfettari per ogni cosa. Una quantità enorme di denaro pubblico fluisce verso partiti e politici attraverso mille rivoli. Impossibile determinare l’intero ammonatare e impossibile sapere dove e come vengono utilizzati veramente questi denari
Il caso Lazio porta alla ribalta ancora una volta la questione dei finanziamenti ai partiti, del loro ammontare e del loro utilizzo e spinge tutti ad una finta trasparenza nel disperato tentativo di dare un senso, una giustificazione a quell’infinito fiume di denaro pubblico che fluisce nelle casse della politica.
Anche in Puglia i vari gruppi consiliari hanno sentito il dovere di dimostrare come utilizzano i fondi a loro assegnati. Dimostrazione molto generica a dirla tutta. Difficile, anzi impossibile, capire esattamente dove sono andati a finire quei soldi visto che i rendiconti citano poche e generiche voci senza nessun giustificativo di spesa. Si citano spese di rappresentanza, iniziative politiche, convegni e spese varie ma non c’è alcun riferimento specifico e sopratutto nessuna fattura, nessuno scontrino, nessun documento attestante le spese sostenute. Solo una dichiarazione dei capigruppo di cui evidentemente siamo costretti a fidarci, almeno sino a quando non interverrà la magistratura.
Da quel poco che viene pubblicato però emerge un dato di fatto: i fondi assegnati sono superiori alle spese. Questo significa che, ai fini del normale funzionamento dei gruppi, le necessità economiche sono inferiori a quanto loro assegnato. Il gruppo consiliare del Pd a fonte di 135.048,00 euro ricevuti ne ha spesi 102.206,22 con un saldo di +32.841,78 euro, per il PDL invece 204.674,45 euro di entrate e 119.810,57 euro di uscite registra un avanzo di ben 84.863,88 euro. Infine SEL con un avanzo di oltre 20 mila euro nel 2010 e di 24 mila nel 2011. Che fine fanno questi avanzi? Tornano nelle casse della regione? Manco per sogno, rimangono nelle disponibilità del gruppo, dimostrando ancora una volta che qui non si tratta di rimborsi (nel caso sarebbero commisurati alle spese effettivamente sostenute) ma di veri e propri finanziamenti che ogni gruppo utilizza come meglio crede. E’ sufficiente una autocertificazione annua molto generica delle spese sostenute.
Adesso preparatevi agli slogan pre-elettorali e agli impegni a drastici tagli. Giusto il tempo che i media passino a parlare di altro, per poi renderci conto, al prossimo scandalo, che nulla è stato fatto. Nel frattempo Zero Privilegi Puglia che dimezza gli stipendi dei consiglieri regionali, abolisce l’assegno di fine mandato e il vitalizio giace nei cassetti del consiglio regionale completamente ignorato dalla politica e dai strombazzanti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti.
Tra perdite alimentari lungo la filiera, scarti di produzione e spreco domestico, oltre il 30% della produzione totale di cibo destinata al consumo umano viene sprecata. È quanto emerge da uno studio inedito sullo spreco del cibo, curato dal Barilla Center e presentato il 23 maggio scorso a Milano. In particolare, nei Paesi industrializzati vengono buttate 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: una quantità che sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana.
Soltanto in Europa, la quantità ammonta a 89 milioni di tonnellate, ovvero a 180 kg pro capite. L’Italia rappresenta circa il 10% con 8,8 milioni di tonnellate: 27 Kg pro capite che corrispondono ad un costo di 454 euro all’anno per famiglia. A fronte degli 1,3 miliardi di tonnellate di cibo gettato nella spazzatura, c’è un miliardo di persone che non ha accesso a sufficienti risorse alimentari. Lo spreco domestico maggiore pro capite si registra in Inghilterra, con 110 kg a testa, seguono Stati Uniti (109 kg) e Italia (108 kg), Francia (99 kg), Germania (82 kg), Svezia (72 kg).
Le perdite, invece, sono molto più consistenti nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto nella fase di raccolta e nel processo di trattamento, spesso come risultato di competenze tecniche limitate, raccolto prematuro o fatto con pratiche inefficienti e arretrate, inadeguate dotazioni infrastrutturali, stoccaggio in ambienti infestati da insetti e microorganismi e assenza di una logistica capace di garantire la ”catena del freddo”.
Gli sprechi alimentari, poi, avvengono durante la trasformazione industriale, distribuzione e consumo finale e risultano maggiori nei paesi industrializzati, per ragioni di ordine economico dettate da standard estetici e qualitativi, regolamentazioni in materia alimentare, convenienza delle operazioni di raccolta, mancanza di conoscenza a livello dei consumatori finali, che spesso non hanno informazioni adeguate per la lettura corretta delle etichette o per la conservazione e il riutilizzo dei cibi.
Lo spreco, a differenza delle perdite, si concentra nelle fasi a valle della filiera, dunque nell’industria alimentare (il 39% dello spreco totale in Europa), nella distribuzione (il 5% dello spreco totale in Europa), nella vendita e nel consumo domestico (il 42% dello spreco totale in Europa).
La crisi economica ha comunque contribuito ad una riduzione del fenomeno dello spreco alimentare e ad una maggiore attenzione a ciò che buttiamo nella spazzatura. Dallo studio emerge infatti che in Italia, le famiglie hanno ridotto gli sprechi alimentari del 57% grazie a una spesa più oculata (47% degli intervistati), alla riduzione negli acquisti (31%), all’utilizzo degli avanzi dei pasti (24%) e una maggiore attenzione alle date di scadenza (18%). Eppure, anche in tempi di crisi, secondo dati Ue, il 43% del cibo viene sprecato. Lo ha sottolineato il presidente di Last Minute Market Andrea Segré.
“Occorre misurare – ha affermato Segré – l’impatto da un punto di vista ambientale, sociale, ma anche nutrizionale. Basti pensare che delle circa 4600 calorie pro-capite lungo la filiera se ne perdono molte e si consumano solo 2000 calorie. Se evitassimo lo spreco, si potrebbe nutrire un’altra persona. Serve dunque più istruzione e informazione, per creare un sistema dove tutti vincono”.
Segré ha spiegato che spesso grande confusione viene generata dalle etichette sul cibo. “È importante diffondere la consapevolezza sulla data di scadenza che in Italia indica ‘preferibilmente entro’. Ciò significa che quel cibo è utilizzabile anche nei giorni successivi. Inoltre le etichette in Italia sono diverse da quelle in uso nel Regno Unito, occorre armonizzare tutto”
In data 17 maggio sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legge n.59 sulla riforma della Protezione Civile. Il decreto prevede che lo Stato non rimborserà più ai cittadini i danni derivanti da calamità naturali, nonostante il recente aumento dell’accisa sulla benzina dovesse essere destinato a tale scopo. Da oggi in poi i cittadini dovranno stipulare una polizza di assicurazione ad hoc.
Per una beffa del destino, nella notte del 19 maggio un terribile terremoto colpisce l’Emilia-Romagna, provocando morte e devastazione. Pare che il nuovo decreto, bontà loro, non si applicherà ai neo-terremotati emiliani. La normativa non avrà infatti effetto immediato, dato che il decreto legge ha previsto un regime transitorio a fini sperimentali. In ogni caso, mentre la crisi investe sempre di più la società italiana, lo Stato pensa bene di abdicare dal proprio ruolo tirandosi fuori persino dal rimborso dei danni causati dalle calamità naturali, ma non taglia di un euro le ingenti spese militari del Paese oppure i costi della politica, della burocrazia e della corruzione.
Insomma, piuttosto che annullare la commessa plurimiliardaria degli F35, rinunciare ai rimborsi elettorali oppure di tassare i capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale, si preferisce sempre di più scaricare costi e responsabilità sui cittadini, che già sono quasi allo stremo. Il governo dei tecnici sta smantellando il Paese, un pezzo alla volta.
I crolli, oltre a edifici storici, hanno interessato costruzioni recenti che avrebbero dovuto essere realizzate sencondo le norme antisismiche. Invece capannoni industriali di una decina di anni fa sono crollati causando la morte di alcuni operai che erano all’interno. Inizieranno lunghe indagini, infiniti processi e, naturalmente, il conto alla rovescia per la prescrizione.
La vera calamità naturale dell’Italia è la sua classe politica.
L’ultimo dossier del US Government Accountability Office (la Corte dei Conti americana), reso pubblico il 20 marzo scorso è destinato a scoperchiare la più grande truffa della storia militare americana (e italiana).
Il rapporto è dedicato al programma Joint Fight Striker, ossia la realizzazione dei cacciabombarderi F-35 costata fino ad oggi 170 miliardi, 17 miliardi (praticamente il costo di una manovra economica) alla sola Italia.
Il rapporto dei “contabili” di Washington dice una cosa molto chiara e inquietante: la produzione degli F35 (compresi i 135, poi diventati 90, che il nostro governo ha precipitosamente acquistato) è iniziata con la pratica della “concurrency”, ossia quando ancora gli studi, i test a terra e in volo, i collaudi dei singoli componenti non si erano conclusi. Con una conseguenza clamorosa: i cacciabombardieri sono difettosi, degli autentici rottami volanti.
“Il design dell’F35 – spiega il rapporto – è quasi certamente da rifare, perché l’apparecchio non vola bene, dà ‘scossoni”; esiste “il rischio che l’aereo possa non svolgere le funzioni chiave di combattimento per il quale è stato ideato”, che ”la trasmissione dati tra elmetto e aereo avviene con lentezza e con scarsa affidabilità, tanto da mettere a repentaglio la capacità di pilotare l’F35 in situazioni di combattimento” e “solo il 4% dei requisiti di sistema per le missioni per la piena operatività sono stati pienamente verificati”. Insomma, il governo italiano ha buttato via 17 miliardi di euro per acquistare degli aerei bluff, non verificati nel 96% dei suoi componenti, con gravi errori di progettazione che, negli ultimi tre anni hanno fatto lievitare il costo del progetto di circa 15 miliardi di dollari cui si aggiungeranno altri 13 miliardi di dollari l’anno da qui al 2035. E’ come se acquistaste una macchina e vi dicessero che però è tutta da rifare (a carico vostro). Insomma, un pozzo senza fondo in cui è caduta incredibilmente anche l’Italia e che sposta miliardi di euro di risorse pubbliche dallo stato sociale alle tasche delle industrie belliche. Un bel regalo per l’americana Lockheed Martin, capofila del progetto e per Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica).
Il mese successivo alla pubblicazione del rapporto, ossia poche settimane fa, ad aprile 2012, venuto a conoscenza delle gravi implicazioni economiche del progetto, il governo canadese (così come aveva già fatto il governo australiano) ne è uscito velocemente. Ma già a dicembre 2011, un resoconto di Aviation week metteva in guardia sulla reale efficacia operativa degli F-35, cosa che peraltro, nei suoi rapporti pubblici, la Corte dei Conti americana fa ormai da anni: “Gli effetti della concurrency -scrive l’US Government Accountability Office ”sono apparsi particolarmente evidenti nel 2011, quando il programma JSF è incorso in un aggravio di spesa per risistemare apparecchi già costruiti correggendo difetti scoperti durante i test successivi”
E dunque il governo Monti sapeva ma non ha informato i cittadini quando, nel febbraio del 2012, nel bel mezzo di una crisi economica senza precedenti, il ministro “tecnico” della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (foto a destra), aveva annunciato pomposamente che l’Italia avrebbe acquistato solo 90 F35, invece dei 131 inizialmente prenotati, così da ottenere un risparmio di cinque miliardi di euro: una clamorosa menzogna, smentita dalla preoccupante escalation dei costi prevista nel rapporto americano, di cui il ministro “tecnico” (?) Di Paola era già a conoscenza e che ha volutamente omesso. Un genio: 17 miliardi di euro (di cui 2 miliardi e mezzo già pagati alle imprese) per 90 caccia non solo inutili ma anche difettosi. E adesso chi paga?
Il Governo ci chiede di segnalare gli sprechi di denaro pubblico. Fallo anche tu! Digli di tagliare le spese militari, di cancellare gli F-35 e i privilegi di cui godono gli alti gradi delle forze armate.
Nonostante siano passati vent’anni dalla fine della guerra fredda l’Italia continua a sprecare ogni anno migliaia di milioni di euro per mantenere in piedi un apparato militare mastodontico, inutile e inutilizzabile, che nulla ha a che fare con il bisogno di sicurezza degli italiani.
Questo è il più grande spreco di risorse pubbliche che il nostro Paese deve cancellare!
Le risorse risparmiate devono essere impiegate per dare un lavoro a chi non ce l’ha o lo sta perdendo, per chi è in difficoltà e sta pagando il prezzo più alto della crisi, per estirpare la povertà e riaprire un futuro nuovo per il nostro Paese.
Per dire al Governo di cancellare questo spreco clicca sul link sottostante:
http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm
Inondiamo il sito del Governo con questa denuncia!
Più volte da queste pagine ho lanciato appelli per fermare l’acquisto di 131 cacciabombardieri dal costo esorbitante di circa 13 miliardi di euro (più dei tagli alla spesa pubblica prevista dalla manovra ammazzaitalia di Monti). L’accordo siglato dal governo Berlusconi non è ancora stato definitivamente sottoscritto e il messia Monti avrebbe potuto tranquillamente recedere senza pagare alcuna penale potendo evitare così a molti italiani, compresi quelli meno abbienti citati oggi anche dall’indegno inquilino del quirinale, i “doverosi ma indispensabili” e, aggiungo io, continui sacrifici.
Per rendersi conto della pazzia di questa spesa è interessante ipotizzare cosa si sarebbe potuto fare con questi soldi, o anche con parte di essi. Gente comune come me e come voi abituati a gestire piccoli bilanci familiari, spesso non riescono neanche ad immaginare quanti siano 13 miliardi o anche 100 milioni (il costo di ogni singolo aereo) e tanto meno siamo capaci di immaginare che cosa esattamente si potrebbe pagare con queste cifre. Per aiutarci in questa impresa ecco che ci vengono in aiuto Gino Strada e Vauro che sul settimanale “Male” hanno pubblicato La contraerea del Male in cui con una splendida vignetta ci mostrano cosa potremmo avere se rinunciassimo a questo assurdo acquisto.
Per ogni aereo in meno potremmo utilizzare quella somma (100 milioni di euro) per:
- acquistare 933 ambulanze
- realizzare 753 giardini pubblici con parco giochi
- costruire 85 scuole materne da 1.000 mq con tecniche di bioedilizia
- costruire 3 ospedali di 17.000 mq in grado di curare 160 mila persone
- restaurare l’intero sito archeologico di Pompei
- costruire 49 biblioteche pubbliche
- finanaziare 4.454 assegni di ricerca
- finanziare con 500 euro al mese di reddito minimo garantito 16 mila persone per un anno
- costruire 17 case di riposo in grado di accogliere 1.360 persone
- realizzare 27 palestre comunali
Moltiplicate tutto questo per 131 ovvero il numero di cacciabombardieri previsti da Berlusconi e Monti e pensate anche a quanti posti di lavoro si creerebbero con queste alternative ed ecco che il destino del vostro paese e del vostro culo vi apparirà bello nitido davanti agli occhi.
ZERO PRIVILEGI PUGLIA – Comunicato stampa nr 1
Mentre la polemica sugli ingiustificabili privilegi della “casta” imperversa da mesi e la politica risponde con i soliti, quanto vuoti, annunci e intenti a cui non segue alcun atto concreto e tangibile, oggi 7 Novembre 2011 un gruppo di cittadini pugliesi iscritti al MoVimento 5 Stelle, in linea con le proposte sui tagli ai costi della politica che questo sostiene da tempo (abolizione dei rimborsi elettorali, abolizione delle Provincie, accorpamento dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, ecc), hanno depositato presso il Consiglio regionale della Puglia una proposta di Legge regionale di iniziativa popolare che prevede:
- dimezzamento dello stipendio dei consiglieri regionali;
- abolizione dell’assegno di fine mandato;
- abolizione del vitalizio;
- non erogazione della diaria in caso di eccessive assenze;
- sostituzione dell’accesso gratuito alla rete autostradale con rimborsi per spese effettivamente effettuate e debitamente documentate;
- sospensione del trattamento economico ai consiglieri sottoposti dalla magistratura a misure cautelari.
Sarebbero 9 milioni di euro l’anno (45 milioni a legislatura) i risparmi quantificabili se queste semplici, quanto doverose norme venissero applicate a cui si sommerebbero ulteriori 9 milioni di risparmi a lungo termine in seguito all’abolizione del vitalizio.
Consapevoli che tali cifre non siano in grado da sole di risolvere i problemi economici della regione, siamo convinti che possano essere utilizzati per più importanti ed urgenti necessità, soprattutto oggi con i cittadini costantemente chiamati a sacrifici “lacrime e sangue”.
La raccolta delle necessarie firme a sostegno di questa proposta, che sarà preceduta da apposita conferenza stampa del comitato promotore, sarà avviata subito dopo che l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale pugliese avrà svolto i previsti adempimenti burocratici.
I cittadini che volessero aderire all’iniziativa possono prendere contatti col comitato promotore sul sito web http://pugliazeropriv.altervista.org , tramite l’apposita pagina Facebook Zero Privilegi Puglia o via mail all’indirizzo zeroprivilegipuglia@gmail.com.
Testo integrale della proposta
Tabella riassuntiva dei risparmi
Il Comitato Promotore
Molti da queste parti utilizzano le cisterne per accumulare l’acqua da utilizzare per le proprie necessità idriche e sono convinto che mi risulterebbe impossibile trovare anche uno solo tra questi che, consapevole dell’esistenza di numerose crepe nella propria cisterna da cui si disperdono quintali del prezioso liquido, si ostini a pagare affinchè continui viaggi di autobotti cerchino inutilmente di riempirla. In una situazione del genere tutti farebbero l’unica cosa sensata da fare, risarcire le crepe affinché la cisterna torni ad essere un contenitore a tenuta stagna senza perdita alcuna.
Convinto allo stesso modo che tutti voi non esitereste un attimo a definire cretino chiunque nella citata situazione continuasse a versare acqua nella cisterna bucata, mi viene spontaneo chiedervi come definite quei milioni di Italiani, tra cui il sottoscritto e voi stessi, che continuano a versare milardi di denaro liquido in una cisterna ormai somigliante ad uno scolapasta al di sotto del quale si sono piazzati comodamente multinazionali, banche, prenditori Italiani e stranieri, lobby, privilegiati e caste varie.
La manovra finanziaria da 60 milardi di euro appena approvata dal Senato con il ricorso a quel voto di fiducia che sino a qualche giorno fa era assolutamente escluso dai massimi vertici governativi e che si appresta, con le stesse modalità, ad essere ratificato dalla Camera dei Deputati è esclusivamente composta da nuove entrate. I tagli previsti, che incidono per circa 10 miliardi, riguardano esclusivamente i trasferimenti agli enti locali (regioni, provincie e comuni) che altro non potranno fare che aumentare la tassazione locale (addizionli IRPEF, accise sui carburanti, ecc). L’altra sera su La7 l’economista Tito Boeri ha mostrato una serie di dati e di grafici evidenziando che a seguito di questa manovra finanziaria la tassazione in Italia sfiorerà il 50% (49,5% per precisione di cronaca). Per ogni euro che riusciremo a guadagnare grazie al nostro lavoro quasi la metà la dovremo girare allo Stato per ricevere in cambio servizi sanitari scadenti, un sistema scolastico tra i peggiori del mondo occidentale, un sistema di protezione sociale ormai ridotto all’osso ed una serie di altri servizi di pessima qualità.
Tutto ciò non sarà sufficiente a mettere in ordine e al sicuro il bilancio statale per il semplice ed ovvio motivo che nessuna falla, nessuna crepa, nessun buco è stato riparato e il salasso a cui dovremo sottoporci verrà ancora una volta ingurgitato dai soliti noti che poi ci manderanno l’ennesimo dottore di turno, si chiami Berlusconi, Bersani , Vendola o un altra figura di un governo di responsabilità nazionale che ci somministrerà la solita ricetta e la solita cura. Fino a quando non si provvederà a bloccare le perdite, a tappare le falle, a ridurre drasticamente le spese, nessun incremento della tassazione e nessuna manovra finanziaria, per quanto equa e ben distribuita possa essere, sarà in grado di risolvere i problemi economici che attanagliano il nostro paese.
Ma quando si parla di tagli bisogna essere precisi quindi diffidate degli slogan diffusi tramite pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti. Chi annuncia tagli sia chiaro e preciso. Sui costi della politica si vuole solo diminuire il numero delle poltrone o diminuire stipendi ed abolire pensioni e buoneuscite? Sulle pensioni si vogliono tagliare le superpensioni o aumentare l’età pensionabile? E ancora, si vogliono tagliare le spese militari per guerre e armamenti? Si vogliono abolire i finanziamenti ai partiti? E quelli ai giornali e inceneritori? E sui costi previsti per le grandi ed inutili opere quali TAV e Ponte sullo stretto? E sulla corruzione che ci costa ogni anno più della manovra stessa?
Come, appena qualche mese fa, dissi che la manovra lacrime e sangue da 40 miliardi approvata col plauso del colle ad inizio estate non sarebbe bastata, oggi so che entro fine anno nonostante gli ulteriori 60 miliardi di questa finanziaria, saremo stottoposti ad un ennesimo salasso. Salassi che continueranno ad oltranza sino a quando avremo qualche goccia di sangue in corpo oppure sino a quando avremo il coraggio di reagire.
“Ci sei o ci fai?” è la colorita domanda che l’altro giorno Antonio Di Pietro ha posto al Presidente del Consiglio dopo il suo scontato quanto inutile e vuoto discorso alla Camera. Ci siete o ci fate? è, invece, la domanda che io giro a voi Italiani. Perchè? Perchè è l’unica domanda che mi viene in mente per un popolo che inerme assiste a questa grottesca sceneggiata.
Immaginatevi su una grande nave, un transatlantico nel pieno di una tempesta con onde gigantesche che la sballottano di qua e di la. Tutto, in questa nave, trema, cade per terra facendo un clamoroso fragore, bicchieri e piatti rotti in ogni angolo, lampadari che dodndolano come altalene con sopra un bambino. Nel pieno di questo trambusto ecco che arriva l’intero equipaggio vestito di tutto punto; davanti a tutti il capitano che con voce calma e ferma comincia a parlare: la nave ha diverse falle ed ha imbarcato moltissima acqua ma la situazione non è tragica, stiamo meglio di altre imbarcazioni anzi qualcuna è già affondata, la nostra nave è forte e solida è la tempesta che non se ne accorge e poi anch’io sono qua sopra e se si affonda affogo pure io. A seguire gli altri componenti dell’equipaggio; chi elogia le parole del comandante definendole le uniche possibili e chi, invece, sostiene che si sta affondando e bisogna salvare il salvabile e per questo propongono di sostituire il capitano con un altro che dirà le stesse cose ma lo farà con un’altra faccia e maggior consenso, di abbandonare in mare le scialuppe di salvataggio per diminuire il peso della nave, di lucidare i lampadari così da creare bei effetti di luce mentre dondolano e acquistare nuovi servizi di piatti in sostituzione di quelli rotti. Pochi passeggeri urlano la loro disperazione, riferiscono di molti già sotto il livello dell’acqua negli scompartimenti inferiori, altri impegnati ad annaspare per rimanere a galla non hanno la forza di dire nulla, ma la stragrande maggioranza continua a svolgere tranquillamente le proprie attività. Chi gioca a carte, chi nella sala cinematografica a vedersi una commedia, chi al bar a bere un aperitivo e chi in cabina a farsi la doccia prima di andare a cena. I più temerari sul ponte a prendersi una boccata d’aria.
Ci siete o ci fate? L’Italia è in balia di una tempesta economica senza precedenti ed ha bisogno di recuperare in breve tempo un fiume di denaro contante. Si potrebbe recuperarlo chiudendo le falle (guerre e spese militari, inutili e disastrose grandi opere come la TAV o il ponte sullo stretto, privilegi delle varie caste, finanziamenti publici per vertiginosi guadagni privati tipo giornali di partito, inceneritori e nuovi San Raffaele), invece si tagliano i servizi essenziali (scialuppe di salvataggio) e si aumenta la pressione fiscale (lampadari e piatti). Nel frattempo parte del popolo è affogato (sprofondato nella disoccupazione e nella povertà), alcuni annaspano tanto hanno stretto la cinghia, ma mentre in pochi hanno il coraggio di dire che l’unica soluzione è buttare a mare l’intero equipaggio e riprendere il comando della nave la maggior parte continua indifferente le sue attività.
Ci siete o ci fate? Mi rimane da sperare che ci fate.
Sabato Beppe Grillo sul suo blog ha pubblicato una lettera aperta al presidente Napolitano con la quale lo invita a non rimanere inerme di fronte alla drammatica situazione economica del paese, rimuovere immediatamente l’attuale Presidente del Consiglio e nominare al suo posto uno di alto profilo al di fuori dei partiti in grado salvare il salvabile. Non concordo, non concordo per niente (se ne ricordino coloro che affermano che io, come tutti i “grillini”, pendo dalle labbra del mio guru genovese).
Per carità, anch’io penso che il cavaliere se ne debba andare immediatamente, ma aimé affidare a qualcuno il compito di cercare di salvare il salvabile sono certo porterebbe, ancora una volta, la popolazione comune a fare la parte dell’agnello sacrificale a tutto vantaggio delle solite cricche, delle solite caste e dei soliti prenditori Italiani. L’unico in grado di prendere scelte di buon senso e farci uscire da questo pantano di fango e merda è solo il popolo sovrano. Nessun leader, nessun salvatore della patria per quanto di alto profilo e indipendente potrà mai riuscirci se non saranno i cittadini a dirgli chiaramente come lo deve fare. Come successo in Islanda, paese che stà dimostrando al mondo intero che ciò che era presentato come indispensabile è di fatto evitabile, devono essere i cittadini a definire le scelte di politica economica, dove e in che modo devono essere utilizzate le risorse e dove invece devono essere drasticamente ridotte.
Si faccia decidere agli Italiani se spendere soldi nell’inutile TAV o nell’efficientamento dei trasporti locali, nel Ponte sullo stretto o nell’edilizia scolastica evitando così che fartiscenti strutture cadino sulla testa dei nostri ragazzi, nelle disastrose guerre o nella sanità pubblica (quella vera non quella d Vendola e Don Verzé), negli incentivi alle multinazionali e prenditori Italiani o nei piccoli produttori locali. Decidano altresì gli italiani dove tagliare le spese: alla politica o alla scuola, all’esercito e alle spese militari o all’innovazione e alla banda larga, ai giornali di partito o ai servizi sociali e sanitari. Si faccia decidere ai cittadini e poi si incarichi una persona onesta (cercando fuori dai partiti non dovrebbe essere difficile trovarla) in grado di eseguire gli ordini del sovrano, cioè del popolo.
Ma la cosa su cui concordo ancora meno è la possibilità che Napolitano possa in un qualche modo contribuire a risolvere i problemi che attanagliano il nostro paese. Non può perchè è egli stesso parte del problema e se c’è un qualcuno che se ne dovrebbe andare ancor prima di Berlusconi è proprio l’esimio Presidente Napolitano. So che in Italia le critiche al Capo dello Stato sono considerate un oltraggio alle istituzioni, ma signori miei le istituzioni sono rappresentate dalle persone e l’interpretazione che Napolitano ha fatto del suo ruolo in questi anni così come in questi giorni è indegno.
Promulgazione istantanea, senza battere ciglio, di diverse leggi manifestamente anticostituzionali, poi dichiarate tali dalla Corte Costituzionale. Forti pressioni affinché l’Italia che secondo la Costituzione di cui lui è il garante ripudia la guerra, aderisse alla crociata contro il dittatore sanguinario, sino a qualche giorno prima grande amico, Gheddafi e che ad oggi ha avuto come uniche conseguenze migliaia di profughi, centinaia di civili morti e incremento delle spese militari. Grande soddisfazione ed immediata promulgazione di una manovra finanziaria lacrime e sangue che dissangua la parte onesta e produttiva del paese, azzoppa i già claudicanti servizi sociali e sanitari ma che lascia totalmente indenni le varie caste (in particolare quella politica) e i grandi capitali veri colpevoli della drammatica situazione economica in cui ci troviamo.
Ma tutto ciò è nulla in confronto al come in questi giorni l’esimio Presidente sta prendendo per il culo gli italiani. Dopo settimane di polemiche sui costi della politica in conseguenza della finanziaria che dissangua i poveri per lasciar dissetare i ricchi, il Capo dello Stato annucia di voler dare per primo il buon esempio. I soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti ne “informano” il popolo per poi distrarlo immediatamente sulla futile polemica dei ministeri al nord. Ma entriamo un attimo in questo “buon esempio” e partiamo dalla parte più copiosa: 15 milioni di risparmi in tre anni. A leggere i comunicati del Quirinale si tratta sostanzialmente di spese di rappresentanza e sprechi vari, spese supeflue insomma inutili. Il Presidente definisce questi tagli “buon esempio” io buon senso, anzi mi chiedo perchè non sono stati fatti prima. Evidentemente da anni al quirinale si sprecano 5 milioni di euro all’anno in spese inutili, forse sarebbe il caso che la Corte dei conti aprisse un indagine e si facesse restituire i soldi da chi ha permesso questo sperpero di denaro pubblico.
L’apoteosi si raggiunge però con la storia dello stipendio: Napolitano rinuncia agli aumenti previsti per i prossimi tre anni, che uomo generoso. Generosità che mi stimola una serie di interrogativi: perchè lo stipendio dei politici è ogni anno rivaltato in base agli indici ISTAT mentre i comuni lavoratori devono aspettare i rinnovi cantrattuali (ogni 4 anni quando va bene) e non possono avere aumenti superiori al 75% dell’inflazione programmata? – Perchè il congelamento per tre anni degli stipendi di tutti i dipendenti pubblici previsto nella precedente finanziaria non ha interessato anche il dipendente pubblico nr 1, ovvero il Capo dello Stato? – Perchè mentre ai dipendenti pubblici, oltre al congelamento dello stipendio, è starto decurtato anche parte del salario accessorio ( mille euro annui in media), alll’esimio Presidente viene lasciata la scelta se accettare o meno gli aumenti previsti per diritto?
Concludo con una mia personale lettera a Napolitano, poche parole perchè di più non merita un individuo del genere:
Esimio Presidente Napolitano,
JATAVENNE!













