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Archive for sprechi

maipiu

In un paese alla deriva economica, dove non vi sono soldi per i servizi essenziali (sanità, scuola, assitenza sociale, ecc), dove si registra al fine di far quadrare i conti la più alta pressione fiscale del mondo, dove non si riescono a reperire 4 miliardi per togliere una delle più odiate tasse quella sulla prima casa acquistata con sacrifici, poteva il nostro parlamento esismersi dallo sperperare fiumi di denaro pubblico nell’acquisto di inutili, quanto malfunzionanti, cacciabombardieri?

No, certo che non poteva. Così dopo una campagna elettorale spesa a promettere un abbattimento delle spese militari il Pd in tradizionale collaborazione col PdL, ha dato il via operativo a questa operazione dal modico costo di 53 miliardi di euro.

Bene cari Italiani, adesso quando sarete in fila un Pronto soccorso dopo ore di estenuante attesa prima di incazzarvi col personale di turno ricordatevi del loro nome: F-35. Se rimarrete senza lavoro e magari senza diritto alla cassa integrazione ricordatevi il loro nome: F-35. Quando vi vedrete togliere o decurtare gli aiuti per i genitori o i figli disabili ricordatevi il loro nome: F-35. Quando vi troverete in una qualsiasi situazione conseguente alla fatidica mancanza di fondi, ricordate il loro nome: F-35.

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bocciaf35

Abbiamo più volte parlato su questo blog dei cacciabombardieri F-35, del loro enorme costo, dei loro insuperabili difetti, ma soprattutto della loro inutilità. In questi giorni in Parlamento la discussione su questo importante argomento è accesa e a breve è prevista una votazione su una mozione che propone l’abbandono di questo delirante progetto. MoVimento 5 Stelle e SEL sostenitori di questa mozione si trovano di fronte il resto delle forze politiche, compreso il PD di Bersani che in campagna elettorale affermava: prima dei cacciabombardieri abbiamo altro a cui pensare, il lavoro!

A far da cornice a tutto questo le ancor più deliranti affermazioni di Boccia, sempre del PD, che parlando degli F-35 li descrive come elicotteri. Da anni si parla di questo progetto, anche televisioni e seguiti programmi di approfondimento ne hanno trattato ed inoltre è previsto un investimento da capogiro: ben 53 miliardi di euro. Eppure Boccia non sa neanche di che cosa si stia parlando e sostiene che questi cacciabombardieri siano elicotteri utili a mettere in salvo vite umane o addirittura per spegnere incendi. Incredibile.

Che dire, dopo il famoso tunnel dei neutrini della Gelmini e la panzanata di oggi di Boccia (per citarne solo due) non ho dubbi sul fatto che a passare per inesperti, incapaci, incompetenti e superficiali saranno sempre e comunque i 5 stelle.

Categorie : Politica
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mag
20

Non è solo un treno

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

no-tav-torino

Il tentativo ostinato di ridurre la questione del tav ad un problema di ordine pubblico per mancanza di argomenti e dati a sostegno di quest’opera sta raggiungendo il suo culmine: una trentina di incappucciati non identificati dalla polizia fanno più notizia di oltre cinquantamila pacifici cittadini che insieme a decine di sindaci e parlamentari hanno pacificamente sfilato il 26 Marzo da Susa a Bussoleno. In quell’occasione nessun giornale ha dato spazio alla cittadinanza pacifica e maggioritaria della Valle di Susa che ha marciato con la solidarietà di tanti altri cittadini italiani e politici di rango di diversi partiti per ribadire la non priorità di questa folle ed inutile spesa in un momento di crisi gravissima dove ben altri sono gli investimenti da tutti attesi e le urgenze da tamponare.

Ora che il primo ministro, che l’anno scorso nel mese di marzo partecipò direttamente all’assemblea annuale dei soci della CMC la ditta che ha l’appalto da 160 milioni di euro per il tunnel geognostico, può direttamente dalla poltrona del governo spingere l’acceleratore sulla realizzazione del tav al quale neanche più i vicini francesi credono, spuntano degli uomini incappucciati che nonostante le ingenti misure di sicurezza possono avvicinarsi al cantiere incappucciati, senza essere fermati e riconosciuti e per di più portandosi dietro un vero e proprio arsenale da guerra.

Questa strana coincidenza non é nuova nella storia della Repubblica Italiana e riapre inquietanti interrogativi su vicende e modalità di gestione del potere già tristemente vissute nel passato di questo paese.

Noi amministratori e cittadini pacifici e per bene della Valle, avvezzi alle pacifiche e familiari marce in compagnia dei nostri figli e nonni, armati solo di bandiere e della nostra corposa e scientifica documentazione raccolta in tanti anni di studio da esperti qualificati sull’inutilità del tav in Valle di Susa, restiamo basiti da questo sodalizio di ferro tra l’informazione e la politica volti non a cercare la verità ma il sistematico inganno fatto di omissioni, reticenze,di chiusura al dialogo e al confronto con amministratori locali e cittadini, tagliati fuori, esclusi da qualunque possibilità di far conoscere le proprie ragioni, ma al contrario ignorati e da taluni tacciati addiritura di essere i mandanti di ripugnanti atti di violenza che non appartengono neppure lontanamente ai nostri pensieri e al nostro modo di essere.

Questo é il livello ignobile e inqulificabile al quale la politica nazionale é scesa, pensando di risolvere i “suoi” problemi con atti di forza ed ancora peggio ignorando completamente il grido di insofferenza e stanchezza lanciato dai cittadini stanchi e delusi: le impressionanti percentuali delle ultime elezioni che insieme alle astensioni hanno bocciato sonoramente tutti i partiti, soprattutto quelli rimasti al governo negli ultimi quindici mesi e che oggi ci ritroviamo pari pari al governo, sono rimaste lettera morta, i partiti fanno finta di niente come se tutto fosse come prima, come se si potesse ignorare la volontà espressa da una considerevole parte degli elettori, al di là delle difficili alleanze di governo ipotizzabili.

No, mi spiace, non si tratta solo più di un no ad un treno, ma di un no ad una politica irresponsabile, dedita a difendere interessi ed affari personali e di casta ma che non hanno nulla a che fare con i nostri problemi ed il bene comune.

Questo é il vero motivo per cui reprimere ad ogni costo il movimento contro il tav è diventata una priorità di questa classe politica incapace, litigiosa ed arrogante, purtroppo inadeguata a fronteggiare i seri problemi in cui ci dibattiamo.

Pertanto l’unica via di uscita é una nuova e sempre più forte cittadinanza attiva, dove ognuno deve fare la sua parte ed interessarsi al bene comune, vincendo la sfiducia e l’indifferenza perché per ogni spazio lasciato libero dal nostro impegno c’é chi é pronto ad occuparlo ai danni nostri e della collettività.

Restiamo vigili e tenaci nella nostra azione non violenta e determinata, partecipiamo, non chiudiamoci nella nostra vita privata, sentiamo la responsabilità individuale di essere sempre presenti, di non delegare ad altri la difesa della nostra libertà e dei nostri diritti, solo così facendo potremmo risollevarci ed il tempo darci ragione.

Dario Fracchia, sindaco di S.Ambrogio di Torino e cittadino indignato

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finanziamenti-ai-partiti

Se vi trovaste in difficoltà economiche e  costretti a scegliere come ripartire le risorse a disposizione (cosa che fanno giornalmente milioni di Italiani), cosa fareste? Spendereste i vostri danari per comprarvi il cibo o il cellulare di nuova generazione? I libri per la scuola ai vostri figli oppure la crociera nel mar dei caraibi? Il riscaldamento per la vostra casa o una nuova automobile?

A parte qualche esaurito che farebbe di certo la scelta più scellerata, sono profondamente convinto che praticamente tutti opterebbero per le opzioni di buon senso, quindi per quelle indispensabili per vivere.

Purtroppo per noi, invece, gli esauriti, quelli delle scelte più scellerate sono concentrati in parlamento e così tra lo scegliere se finanziare i partiti e finanziare le piccole-medie imprese che danno lavoro a milioni di persone, scelgono di finanziare i partiti. Moltissime imprese vantano crediti con lo stato e a causa di queste rischiano il fallimento a cui conseguono i licenziamenti per tantissime persone, ognuna delle quali fonte di sostentamento per la propria famiglia. Fallisce l’impresa ed intere famiglie finiscono in miseria.Di tutto questo, naturalmente i giornali e le Tv non ve ne parleranno.

Ieri in commissione bilancio è stato bocciato un nostro emendamento del M5S che istituiva un Fondo rotativo finalizzato alla concessione di un finanziamento alle micro-imprese e alle piccole imprese che vantino crediti con la pubblica amministrazione.

La dotazione del Fondo doveva essere finanziato con l’abrogazione delle erogazioni a titolo di cofinanziamento ed il rimborso per le spese elettorali sostenute da partiti e movimento politici.

In pratica dicevamo che volevamo finanziare con un Fondo le imprese che hanno crediti con la P.A. tramite l’abrogazione dei rimborsi elettorali.

Pd e Pdl inizino ad assumersi questa responsabilità.

Luigi di Maio – Portavoce 5 Stelle

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Metà bancomat per alimentare il sistema di corruzione politico e metà centro dispensatore di incarichi, consulenze e prebende per mogli, amanti e figli dei potenti di turno. Dopo la Fiat, Finmeccanica è la seconda holding industriale d’Italia: produce aerei, elicotteri, locomotive, carri armati, missili, satelliti e centri di telecomunicazione, con una spiccata vocazione per gli strumenti di morte da esportare ad ogni esercito in guerra. Dal 2009 è tra le dieci regine del complesso militare industriale mondiale e ha intrecciato partnership con i giganti d’oltreoceano moltiplicando ordini e commesse. Una gallina dalle uova d’oro per manager e azionisti, tra questi ultimi il Ministero dell’economia e delle finanze della Repubblica italiana che ancora controlla il 30,2% del pacchetto azionario. L’holding esprime il volto peggiore della res publica. E non certo solo per quello che produce o per i sanguinari clienti di fiducia.

L’ultimo anno è stato uno dei più difficili della storia di Finmeccanica anche dal punto di vista economico-finanziario. Nel 2011 tutti i risultati del gruppo sono stati negativi: persi 2.306 milioni di euro, contro i 557 guadagnati nel 2010. Gli ordini sono calati del 22%, attestandosi a 17.434 milioni e i ricavi sono scesi del 7% rispetto all’anno precedente. Dati ancora più drammatici sul fronte occupazione: nell’ultimo biennio Finmeccanica è passata da 75.000 a 69.000 dipendenti. L’indebitamento finanziario netto è stato stimato a 4,656 miliardi di euro, mentre il valore delle azioni è precipitato a 3,8 euro quando solo cinque anni prima ne valevano 21,2.

Intanto proseguono le ristrutturazioni aziendali nel settore a prevalente produzione bellica. Il polo aeronautico vede adesso operare congiuntamente Alenia e Aermacchi: si realizzano i cacciabombardieri “Tornado” ed “Eurofighter”, i velivoli da trasporto C-27J “Spartan” e gli aerei d’addestramento M-346 ed MB-339. L’azienda è anche la capo commessa in Italia per il Joint Strike Fighter F-35, il supercostoso bombardiere di ultima generazione a capacità nucleare ed è la seconda maggior partecipante nel programma europeo “Neuron” per lo sviluppo di un nuovo velivolo d’attacco a pilotaggio remoto.

Nel settore degli elicotteri, la holding conta su AgustaWestland, società produttrice dei modelli “NH90”, “AW129” e “Super Lynx 300” e che sta per commercializzare il convertiplano BA609 (un ibrido di guerra, metà elicottero e metà aereo) e i “Future Lynx” e “AW149”. Grazie ad Oto Melara, Finmeccanica controlla inoltre una fetta del mercato internazionale delle artiglierie navali e terrestri, dei carri armati, dei blindati e dei sistemi antiaerei. Attraverso le controllate Selex Sistemi Integrati, Selex Communications e Selex Galileo (dal 1° gennaio 2013 operano tutte sotto il marchio di Super Selex), il gruppo si è affermato nel business dell’elettronica e dei sistemi di comando, controllo, comunicazioni e intelligence. Sta assumendo sempre più importanza pure il settore spaziale, dove Finmeccanica opera attraverso Telespazio (una joint venture con la francese Thales). Altra joint venture di importanza strategica è MBDA, azienda leader nella produzione di sistemi missilistici, dove Finmeccanica è presente insieme ai colossi europei BAE Systems ed EADS.

Nonostante l’ampio ventaglio di clienti internazionali (compresi quei paesi che dovrebbero essere posti sotto embargo perché belligeranti o violatori dei diritti umani), nell’ultima decade è cresciuto il pressing e il corteggiamento verso gli Stati Uniti d’America. Gli affari non sono certo mancati, ma l’ingresso delle aziende Finmeccanica nel mercato Usa rischia di trasformarsi a medio termine in un incubo per gli azionisti. Quello che in un primo momento era stato festeggiato come un affare da 6-7 miliardi di dollari, la fornitura sino a 145 velivoli da trasporto tattico C-27J, è oggi uno dei flop più clamorosi della storia dell’aeronautica militare mondiale. Nel 2005, la controllata Alenia North America si era alleata con L-3 Communications Integrated Systems, Boeing, Rolls Royce e Honeywell per concorrere al programma Joint Cargo Aircraft per le necessità operative delle forze armate Usa in Iraq e Afghanistan. Due anni più tardi, in occasione della visita in Italia dell’allora presidente Gorge Bush, il Pentagono annunciò la decisione di assegnare al consorzio italo-statunitense la miliardaria commessa, a condizione che realizzazione e assemblaggio dei velivoli venissero affidati in buona parte agli stabilimenti con sede negli States. Dopo massicci investimenti per avviare la produzione, le aziende si videro però ridurre l’ordine a soli 38 cargo. Alla tredicesima consegna, nel gennaio 2012, la doccia fredda: Washington decide di sospendere l’acquisto in conseguenza dei tagli al bilancio richiesti dal Congresso.

Irrigidendo le politiche protezioniste con la scusa di voler fronteggiare la crisi economica ed occupazionale, nel 2009 Barack Obama ha pure deciso la cancellazione del programma per i nuovi elicotteri presidenziali, basati sul modello “AW101” di AgustaWestland. Nel gennaio 2005, l’azienda di Finmeccanica, in joint venture con Lockheed Martin, aveva sottoscritto con le autorità Usa un contratto da 6,5 miliardi di dollari per 23 velivoli. Il dietro front di Obama ha bruciato l’affare quando 7 elicotteri erano già stati costruiti.

Ancora peggio quanto si è verificato con l’acquisizione, nel maggio 2008, di DRS Technologies. Fondata nel 1968 a Parsipanny, località non distante da New York, DRS occupa 10.000 dipendenti e ha un fatturato annuo poco inferiore ai 3 miliardi di dollari. Per impossessarsene, Finmeccanica ha dovuto sottoscrivere con il Dipartimento della difesa un “accordo speciale di sicurezza” che garantisce all’Amministrazione Usa la tutela delle informazioni classificate.

Finmeccanica ha pagato per la società 3,4 miliardi di euro, grazie al rastrellamento di ogni singola azione sul mercato a 81 dollari, quando appena un mese prima il valore si attestava a 63 dollari e 74 cent. Un’emorragia finanziaria “sanata”, l’agosto seguente, con un aumento del capitale dell’holding di 1,4 miliardi (il ministero del Tesoro ha dovuto sborsare 250 milioni di euro circa ma ha ridotto la propria partecipazione dal 33,7 al 30,2%), l’emissione di un miliardo di euro in obbligazioni a 5 anni a un tasso dell’8,12% e l’assunzione di un maxidebito con il sistema bancario internazionale per 3,2 miliardi di euro, accresciuto successivamente a 7 miliardi. Gigante sì, ma con i piedi d’argilla.

Antonio Mazzeo

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