Archive for sprechi
In questo ultimo periodo abbiamo parlato dei pozzi petroliferi, di come questi distruggerebbero irrimediabilmente il nostro territorio, ma c’è un sistema più silenzioso per avvelenare la nostra terra, la nostra aria, il nostro mare e le nostre riserve idriche, un sistema di cui non si parla, una vergogna nascosta dietro le bandiere blu e le 5 vele: i rifiuti.
Il 2010 è iniziato in piena tradizione, dopo aver finito l’anno con una media di differenziata al 9%, Gennaio registra un calo delle performance che si fermano all’8%, a dimostrazione dell’assoluta inefficacia di quelle cazzo di raccolte punti organizzate all’isola ecologica. Raccolte punti realizzate coi soldi che dovrebbero essere destinati alle campagne di educazione ambientale e che invece servono a regalare gadget ai soliti utenti. Iniziative che si ripetono ogni anno e come ogni anno non danno alcun risultato, anzi distolgono risorse ed impegnano personale che potrebbe essere utilizzato per ben altro, come ad esempio rispettare il capitolato d’appalto in vigore e scaricabile dalla sezione documenti. Se errare è umano, continuare a perseverare su queste strade può essere definito diabolico anche se personalmente preferisco il termine demenziale.
Vale la pena ricordare che da anni l’assessorato all’ambiente, fautore di queste grandi imprese e di questi vergognosi risultati, è in mano a rappresentanti del Partito Socialista, quello del Sindaco che piazza sempre in questo ambito suoi fedellisimi. Non sia mai che ci capiti qualcuno che all’ambiente veramente ci tiene. Quindi questi pezzi da novanta che nei discorsi si presentano come i Don Chishotte dell’ambiente, che in taluni casi si scagliano addirittura contro la cementificazione del territorio (quella permessa e favorita proprio dal loro sindaco), non riescono neanche lontanamente ad ipotizzare che le loro inziative sulla raccolta differenziata non servono a un cazzo, che sono solo una perdita di tempo e di risorse pubbliche.
Se l’installazione di pozzi petroliferi di fronte alle nostre coste ci spaventa, di una bella discarica nelle nostre campagne che ne dite? E si cari miei, se qui non si da una svolta decisiva questo sarà il risultato. Le discariche attualmente in uso hanno superato da tempo i loro limiti di capacità. In barba al termine Ecologia che impera nel dibattito politico e nei siboli dei partiti continuano a rilasciare proroghe su proroghe, ma arriverà il giorno che nonostante l’ennesima proroga in quelle discariche non ci caccerà manco più uno spillo. E allora ecco che i cassonetti stradali non potranno essere svuotati e montagne di rifiuti si formeranno nelle nostre vie. La puzza, gli incendi, i ratti costringeranno i nostri illuminati amministratori a trovare soluzioni immediate e dato che siamo amministrati da grandi geni pieni di idee possiamo già immaginare cosa faranno: destinare a discariche le vecchie cave in disuso.
E adesso domandatevi: quante cave in disuso abbiamo nel nostro territorio?
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Quando mi capita di parlare con qualcuno del problema rifiuti ad Ostuni mi sento spesso rispondere che la situazione non è male, che la raccolta differenziata sostanzialmente funziona anche se si potrebbe migliorare. Stesse conclusioni le sentite quando a parlare sono gli amministratori locali che, generalmente anche dando dati falsi, esaltano la loro gestione e a riprova citano le bandiere blu e le 5 vele assegnate alla città bianca per la, a dir loro, virtuosa gestione ambientale del territorio. Eppure su due parametri per valutare la sostenibilità di un comune la nostra città bianca non solo non brilla, ma è un vero e proprio disastro: rifiuti e consumo di territorio.
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Ci hanno massacrato per mesi, ogni giorno telegiornali e quotidiani hanno dedicato ampi spazi alla pericolosa pandemia che avrebbe messo in ginocchio tutto il mondo occidentale. Ogni giorno si è parlato di nuovi contagi, non poteva morire nessuno che subito si ipotizzava che la causa fosse stata proprio l’H1N1. La gente era preoccupata, chiamava il 118 voleva il vaccino ancora prima che questo fosse disponibile. Poi a fare un passo indietro è stato il personale sanitario che, praticamente in blocco, si è rifiutato di sottoporsi a vaccinazione. A questo punto nonostante la pressione mediatica la gente ha cominciato a porsi delle domande: se non lo fanno i medici sto vaccino per quale motivo me lo devo fare io, e che siamo cavie?
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Ho due figlie piccole che ancora frequentano le scuole dell’obbligo e, come tutti quelli nella mia stessa situazione sanno, i genitori sono tenuti a portare presso i plessi scolastici tutto il necesario per i propri bimbi e quando dico tutto il necessario intendo proprio tutto. Non solo quaderni, matite, etc, ma anche carta igienica, sapone, rotoloni asciugamani ed in taluni casi vien chiesta anche la fornitura di fotocopie. Il motivo di tutto questo è molto semplice: i fondi che il comune fornisce alle scuole per questi ed altri servizi sono insufficienti. Non dico una novità, i comuni hanno sempre minori risorse dallo stato e dalle regioni e se non vogliono aumentare la fiscalità, come ben fa la nostra amministrazione, devono diminuire le spese. Così il fondo destinato alle scuole per la fornitura di questi materiali, ma anche per le piccole riparazioni e manutenzioni è sempre più risicato, col risultato che le scuole sono costrette a dire alle famiglie che se vogliono che i loro bimbi si puliscano il culetto è il caso che forniscano la carta igienica. Ma succede anche che la scuole non abbia i soldi per riparare un rubinetto, una maniglia, una porta e così via. Si spera solo che ciò non comporti un serio pericolo per gli studenti.
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La politica da anni non esiste più almeno nella suo nobile significato. Tutte le istituzioni sono abusivamente occupate da comitati d’affari che pensano esclusivamente ai propri interessi e a quelli dei propri amici ed affiliati. Utilizzano le tornate elettorali per poter occupare quei posti, campagne elettorali dai costi esorbitanti, fatte esclusivamente di slogan pubblicitari per convincere la gente ormai rincitrullita dai reality e da una informazione a servizio della propaganda. I media (Tv e giornali) al servizio di questo vergognoso spettacolo. Non esistono più i giornalisti, nessuno fa domande, nessuno fa inchieste, nessuno scava in cerca della notizia. I giornalisti stanno comodi nei loro studi ed aspettano che il politico di turno gli invii il comunicato, la televisione concede spazi alle loro libere dichiarazioni. Come potrebbe essere diverso se campano grazie ai sussidi pubblici, come i giornali godono di finanziamenti pubblici allo stesso modo reti locali sono ben pagate dalle amministrazioni pubbliche per servizi resi. In questo modo nessuno può parlare o scrivere di argomenti considerati scomodi ai potenti di turno.
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Influenza suina era un nome un pò sgradevole per il linguaggio televisivo, molto meglio H1N1 che, pur dando tanto di coordinate per la battaglia navale, essendo un termine scientifico risulta più impressionante per le orecchie del popolo. La suina però non è sparita, anzi si è moltiplicata ma non è più l’influenza ma semmai tutti coloro che gestiscono questa fantomatica pandemia. Veri e propri porci che ingurgitano tutto ciò che gli si para davanti senza alcuna considerazione degli effetti che questo può determinare. Oggi questi porci si sono resi conto che le cose non stanno andando nel rispetto delle previsioni, oggi essite la rete e li la libera circolazione di idee e notizie che ha sparso molti dubbi su questa pandemia e sulla necessita di doversi vaccinare anche in coinsiderazione degli effetti collaterali che sono stati totalmente taciuti dai mass media.
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Cemento e asfalto sono le uniche parole che vengono in mente ai nostri amministratori quando parlano di sviluppo, altro non percepisce il mononeurone di cui sono dotati. Quindi vai con lotizzazioni nel centro urbano per realizzare palazzi pieni di appartamenti che nessuno abiterà mai (ricordo che la popolazione residente di Ostuni da anni è in costante calo), vai con lotizzazioni in paesaggi suggestivi dove l’imprenditore edile di turno (generalmente un amico) potrà realizzare un bel residence per ospitare turisiti di alto borgo, vai con la realizzazione di strade e bretelle che servono solo a spendere un po di soldi.
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Chiunque abbia un minimo di informazione sui rifiuti sa benissimo che quasi tutto ciò che finisce nei cassonetti è riciclabile e sa altrettanto bene che il riciclo dei materiali, non solo è più ecologico, ma soprattutto è economicamamente più vantaggioso. E allora perchè ci si ostina a non avviare la raccolta differenziata, perchè la si propone in campagna elettorale ma poi immancabilmente non si attua e si propongono inceneritori, gassificatori e discariche? I comuni sanno bene che se avviassero un efficiente raccolta differenziata con riciclo di tutto il riciclabile i costi diminuirebbero vertiginosamente, ma nonostante ciò continuano a non forzare questo tipo di pratica. Perchè?
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Quanto successo l’altra sera a Bari non è nulla di eccezzionale, ma semmai l’ennesima dimostrazione (come se ce ne fosse stato bisogno) di come la casta si senta una razza superiore rispetto ai propri cittadini, rispetto ai propri datori di lavoro.
Il teatro Petruzzelli riportato in vita dopo 18 anni, dopo che un incendio DOLOSO la aveva completamente distrutto la sera del 26 Ottobre 1991, è stato inaugurato alla sola presenza delle istituzioni, nessuno spazio per i Baresi che per 18 anni hanno atteso che quelle istitutzioni gli ridassero lo storico teatro. Posso capire che alla serata inaugurale siano previsti posti riservati alle autorità, ma che con 1482 posti a disposizione non si dotesse trovare spazio per i veri proprietari è assurdo oltre che inaccettabile. La riapertura del Petruzzelli doveva essere una festa per i Baresi e con i Baresi doveva essere festeggiata. Read More→
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Che la vicenda Solari, con i motivi che hanno portato alla sua chiusura ed il probabile futuro utilizzo non caritatevole della struttura, abbia caratteristiche morali e religiose indegne l’ho già affermato in un precedente post. Adesso, invece, vorrei concentrarmi sulla risposta che la società civile, almeno a mio avviso, avrebbe dovuto avere di fronte ad una situazione del genere.


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