facebook twitter Google + youtube flickr vimeo friendsfeed Scribd Movimento 5 stelle RSS

Iapra li uecchie - Video



Zero Privilegi Puglia

Zero Privilegi Puglia - Video

Archive for sprechi

Più volte da queste pagine ho lanciato appelli per fermare l’acquisto di 131 cacciabombardieri dal costo esorbitante di circa 13 miliardi di euro (più dei tagli alla spesa pubblica prevista dalla manovra ammazzaitalia di Monti). L’accordo siglato dal governo Berlusconi non è ancora stato definitivamente sottoscritto e il messia Monti avrebbe potuto tranquillamente recedere senza pagare alcuna penale potendo evitare così a molti italiani, compresi quelli meno abbienti citati oggi anche dall’indegno inquilino del quirinale, i “doverosi ma indispensabili” e, aggiungo io, continui sacrifici.

Per rendersi conto della pazzia di questa spesa è interessante ipotizzare cosa si sarebbe potuto fare con questi soldi, o anche con parte di essi. Gente comune come me e come voi abituati a gestire piccoli bilanci familiari, spesso non riescono neanche ad immaginare quanti siano 13 miliardi o anche 100 milioni (il costo di ogni singolo aereo) e tanto meno siamo capaci di immaginare che cosa esattamente si potrebbe pagare con queste cifre. Per aiutarci in questa impresa ecco che ci vengono in aiuto Gino Strada e Vauro che sul settimanale “Male” hanno pubblicato La contraerea del Male in cui con una splendida vignetta ci mostrano cosa potremmo avere se rinunciassimo a questo assurdo acquisto.

Per ogni aereo in meno potremmo utilizzare quella somma (100 milioni di euro) per:

  • acquistare 933 ambulanze
  • realizzare 753 giardini pubblici con parco giochi
  • costruire 85 scuole materne da 1.000 mq con tecniche di bioedilizia
  • costruire 3 ospedali di 17.000 mq in grado di curare 160 mila persone
  • restaurare l’intero sito archeologico di Pompei
  • costruire 49 biblioteche pubbliche
  • finanaziare 4.454 assegni di ricerca
  • finanziare con 500 euro al mese di reddito minimo garantito 16 mila persone per un anno
  • costruire 17 case di riposo in grado di accogliere 1.360 persone
  • realizzare 27 palestre comunali

Moltiplicate tutto questo per 131 ovvero il numero di cacciabombardieri previsti da Berlusconi e Monti e pensate anche a quanti posti di lavoro si creerebbero con queste alternative  ed ecco che il destino del vostro paese e del vostro culo vi apparirà bello nitido davanti agli occhi.

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti (0)

ZERO PRIVILEGI PUGLIA – Comunicato stampa nr 1

Mentre la polemica sugli ingiustificabili privilegi della “casta” imperversa da mesi e la politica risponde con i soliti, quanto vuoti, annunci e intenti a cui non segue alcun atto concreto e tangibile, oggi 7 Novembre 2011 un gruppo di cittadini pugliesi iscritti al MoVimento 5 Stelle, in linea con le proposte sui tagli ai costi della politica che questo sostiene da tempo (abolizione dei rimborsi elettorali, abolizione delle Provincie, accorpamento dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, ecc), hanno depositato presso il Consiglio regionale della Puglia una proposta di Legge regionale di iniziativa popolare che prevede:

  • dimezzamento dello stipendio dei consiglieri regionali;
  • abolizione dell’assegno di fine mandato;
  • abolizione del vitalizio;
  • non erogazione della diaria in caso di eccessive assenze;
  • sostituzione dell’accesso gratuito alla rete autostradale con rimborsi per spese effettivamente effettuate e debitamente documentate;
  • sospensione del trattamento economico ai consiglieri sottoposti dalla magistratura a misure cautelari.

Sarebbero 9 milioni di euro l’anno (45 milioni a legislatura) i risparmi quantificabili se queste semplici, quanto doverose norme venissero applicate a cui si sommerebbero ulteriori 9 milioni di risparmi a lungo termine in seguito all’abolizione del vitalizio.

Consapevoli che tali cifre non siano in grado da sole di risolvere i problemi economici della regione, siamo convinti che possano essere utilizzati per più importanti ed urgenti necessità, soprattutto oggi con i cittadini costantemente chiamati a sacrifici “lacrime e sangue”.

La raccolta delle necessarie firme a sostegno di questa proposta, che sarà preceduta da apposita conferenza stampa del comitato promotore, sarà avviata subito dopo che l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale pugliese avrà svolto i previsti adempimenti burocratici.

I cittadini che volessero aderire all’iniziativa possono prendere contatti col comitato promotore sul sito web http://pugliazeropriv.altervista.org , tramite l’apposita pagina Facebook Zero Privilegi Puglia o via mail all’indirizzo zeroprivilegipuglia@gmail.com.

Testo integrale della proposta

Tabella riassuntiva dei risparmi

Il Comitato Promotore

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : 5 stelle, Politica
Commenti (2)
set
09

Salasso ad oltranza

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Molti da queste parti utilizzano le cisterne per accumulare l’acqua da utilizzare per le proprie necessità idriche e sono convinto che mi risulterebbe impossibile trovare anche uno solo tra questi che, consapevole dell’esistenza di numerose crepe nella propria cisterna da cui si disperdono quintali del prezioso liquido, si ostini a pagare affinchè continui viaggi di autobotti cerchino inutilmente di riempirla. In una situazione del genere tutti farebbero l’unica cosa sensata da fare, risarcire le crepe affinché la cisterna torni ad essere un contenitore a tenuta stagna senza perdita alcuna.

Convinto allo stesso modo che tutti voi non esitereste un attimo a definire cretino chiunque nella citata situazione continuasse a versare acqua nella cisterna bucata, mi viene spontaneo chiedervi come definite quei milioni di Italiani, tra cui il sottoscritto e voi stessi, che continuano a versare milardi di denaro liquido in una cisterna ormai somigliante ad uno scolapasta al di sotto del quale si sono piazzati comodamente multinazionali, banche, prenditori Italiani e stranieri, lobby, privilegiati e caste varie.

La manovra finanziaria da 60 milardi di euro appena approvata dal Senato con il ricorso a quel voto di fiducia che sino a qualche giorno fa era assolutamente escluso dai massimi vertici governativi e che si appresta, con le stesse modalità, ad essere ratificato dalla Camera dei Deputati è esclusivamente composta da nuove entrate. I tagli previsti, che incidono per circa 10 miliardi, riguardano esclusivamente i trasferimenti agli enti locali (regioni, provincie e comuni) che altro non potranno fare che aumentare la tassazione locale (addizionli IRPEF, accise sui carburanti, ecc). L’altra sera su La7 l’economista Tito Boeri ha mostrato una serie di dati e di grafici evidenziando che a seguito di questa manovra finanziaria la tassazione in Italia sfiorerà il 50% (49,5% per precisione di cronaca). Per ogni euro che riusciremo a guadagnare grazie al nostro lavoro quasi la metà la dovremo girare allo Stato per ricevere in cambio servizi sanitari scadenti, un sistema scolastico tra i peggiori del mondo occidentale, un sistema di protezione sociale ormai ridotto all’osso ed una serie di altri servizi di pessima qualità.

Tutto ciò non sarà sufficiente a mettere in ordine e al sicuro il bilancio statale per il semplice ed ovvio motivo che nessuna falla, nessuna crepa, nessun buco è stato riparato e il salasso a cui dovremo sottoporci verrà ancora una volta ingurgitato dai soliti noti che poi ci manderanno l’ennesimo dottore di turno, si chiami Berlusconi, Bersani , Vendola o un altra figura di un governo di responsabilità nazionale che ci somministrerà la solita ricetta e la solita cura. Fino a quando non si provvederà a bloccare le perdite, a tappare le falle, a ridurre drasticamente le spese, nessun incremento della tassazione e nessuna manovra finanziaria, per quanto equa e ben distribuita possa essere, sarà in grado di risolvere i problemi economici che attanagliano il nostro paese.

Ma quando si parla di tagli bisogna essere precisi quindi diffidate degli slogan diffusi tramite pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti. Chi annuncia tagli sia chiaro e preciso. Sui costi della politica si vuole solo diminuire il numero delle poltrone o diminuire stipendi ed abolire pensioni e buoneuscite? Sulle pensioni si vogliono tagliare le superpensioni o aumentare l’età pensionabile? E ancora, si vogliono tagliare le spese militari per guerre e armamenti? Si vogliono abolire i finanziamenti ai partiti? E quelli ai giornali e inceneritori? E sui costi previsti per le grandi ed inutili opere quali TAV e Ponte sullo stretto? E sulla corruzione che ci costa ogni anno più della manovra stessa?

Come, appena qualche mese fa, dissi che la manovra lacrime e sangue da 40 miliardi approvata col plauso del colle ad inizio estate non sarebbe bastata, oggi so che entro fine anno nonostante gli ulteriori 60 miliardi di questa finanziaria, saremo stottoposti ad un ennesimo salasso. Salassi che continueranno ad oltranza sino a quando avremo qualche goccia di sangue in corpo oppure sino a quando avremo il coraggio di reagire.

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti (0)
ago
06

Ci siete o ci fate?

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

“Ci sei o ci fai?” è la colorita domanda che l’altro giorno Antonio Di Pietro ha posto al Presidente del Consiglio dopo il suo scontato quanto inutile e vuoto discorso alla Camera. Ci siete o ci fate? è, invece, la domanda che io giro a voi Italiani. Perchè? Perchè è l’unica domanda che mi viene in mente per un popolo che inerme assiste a questa grottesca sceneggiata.

Immaginatevi su una grande nave, un transatlantico nel pieno di una tempesta con onde gigantesche che la sballottano di qua e di la. Tutto, in questa nave, trema, cade per terra facendo un clamoroso fragore, bicchieri e piatti rotti in ogni angolo, lampadari che dodndolano come altalene con sopra un bambino. Nel pieno di questo trambusto ecco che arriva l’intero equipaggio vestito di tutto punto; davanti a tutti il capitano che con voce calma e ferma comincia a parlare: la nave ha diverse falle ed ha imbarcato moltissima acqua ma la situazione non è tragica, stiamo meglio di altre imbarcazioni anzi qualcuna è già affondata, la nostra nave è forte e solida è la tempesta che non se ne accorge e poi anch’io sono qua sopra e se si affonda affogo pure io. A seguire gli altri componenti dell’equipaggio; chi elogia le parole del comandante definendole le uniche possibili e chi, invece, sostiene che si sta affondando e bisogna salvare il salvabile e per questo propongono di sostituire il capitano con un altro che dirà le stesse cose ma lo farà con un’altra faccia e maggior consenso, di abbandonare in mare le scialuppe di salvataggio per diminuire il peso della nave, di lucidare i lampadari così da creare bei effetti di luce mentre dondolano e acquistare nuovi servizi di piatti in sostituzione di quelli rotti.  Pochi passeggeri urlano la loro disperazione, riferiscono di molti già sotto il livello dell’acqua negli scompartimenti inferiori, altri impegnati ad annaspare per rimanere a galla non hanno la forza di dire nulla, ma la stragrande maggioranza continua a svolgere tranquillamente le proprie attività. Chi gioca a carte, chi nella sala cinematografica a vedersi una commedia, chi al bar a bere un aperitivo e chi in cabina a farsi la doccia prima di andare a cena. I più temerari sul ponte a prendersi una boccata d’aria.

Ci siete o ci fate? L’Italia è in balia di una tempesta economica senza precedenti ed ha bisogno di recuperare in breve tempo  un fiume di denaro contante. Si potrebbe recuperarlo chiudendo le falle (guerre e spese militari, inutili e disastrose grandi opere come la TAV o il ponte sullo stretto, privilegi delle varie caste, finanziamenti publici per vertiginosi guadagni privati tipo giornali di partito, inceneritori e nuovi San Raffaele), invece si tagliano i servizi essenziali (scialuppe di salvataggio) e si aumenta la pressione fiscale (lampadari e piatti). Nel frattempo parte del popolo è affogato (sprofondato nella disoccupazione e nella povertà), alcuni annaspano tanto hanno stretto la cinghia, ma mentre in pochi hanno il coraggio di dire che l’unica soluzione è buttare a mare l’intero equipaggio e riprendere il comando della nave la maggior parte continua indifferente le sue attività.

Ci siete o ci fate? Mi rimane da sperare che ci fate.

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti (0)
ago
01

Napolitano jatevenne

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Sabato Beppe Grillo sul suo blog ha pubblicato una lettera aperta al presidente Napolitano con la quale lo invita a non rimanere inerme di fronte alla drammatica situazione economica del paese, rimuovere immediatamente l’attuale Presidente del Consiglio e nominare al suo posto uno di alto profilo al di fuori dei partiti in grado salvare il salvabile. Non concordo, non concordo per niente (se ne ricordino coloro che affermano che io, come tutti i “grillini”, pendo dalle labbra del mio guru genovese).

Per carità, anch’io penso che il cavaliere se ne debba andare immediatamente, ma aimé affidare a qualcuno il compito di cercare di salvare il salvabile sono certo porterebbe, ancora una volta, la popolazione comune a fare la parte dell’agnello sacrificale a tutto vantaggio delle solite cricche, delle solite caste e dei soliti prenditori Italiani. L’unico in grado di prendere scelte di buon senso e farci uscire da questo pantano di fango e merda è solo il popolo sovrano. Nessun leader, nessun salvatore della patria per quanto di alto profilo e indipendente potrà mai riuscirci se non saranno i cittadini a dirgli chiaramente come lo deve fare. Come successo in Islanda, paese che stà dimostrando al mondo intero che ciò che era presentato come indispensabile è di fatto evitabile, devono essere i cittadini a definire le scelte di politica economica, dove e in che modo devono essere utilizzate le risorse e dove invece devono essere drasticamente ridotte.

Si faccia decidere agli Italiani se spendere soldi nell’inutile TAV o nell’efficientamento dei trasporti locali, nel Ponte sullo stretto o nell’edilizia scolastica evitando così che fartiscenti strutture cadino sulla testa dei nostri ragazzi, nelle disastrose guerre o nella sanità pubblica (quella vera non quella d Vendola e Don Verzé), negli incentivi alle multinazionali e prenditori Italiani o nei piccoli produttori locali. Decidano altresì gli italiani dove tagliare le spese: alla politica o alla scuola, all’esercito e alle spese militari o all’innovazione e alla banda larga, ai giornali di partito o ai servizi sociali e sanitari. Si faccia decidere ai cittadini e poi si incarichi una persona onesta (cercando fuori dai partiti non dovrebbe essere difficile trovarla) in grado di eseguire gli ordini del sovrano, cioè del popolo.

Ma la cosa su cui concordo ancora meno è la possibilità che Napolitano possa in un qualche modo contribuire a risolvere i problemi che attanagliano il nostro paese. Non può perchè è egli stesso parte del problema e se c’è un qualcuno che se ne dovrebbe andare ancor prima di Berlusconi è proprio l’esimio Presidente Napolitano. So che in Italia le critiche al Capo dello Stato sono considerate un oltraggio alle istituzioni, ma signori miei  le istituzioni sono rappresentate dalle persone e l’interpretazione che Napolitano ha fatto del suo ruolo in questi anni così come in questi giorni è indegno.

Promulgazione istantanea, senza battere ciglio, di diverse leggi manifestamente anticostituzionali, poi dichiarate tali dalla Corte Costituzionale. Forti pressioni affinché l’Italia che secondo la Costituzione di cui lui è il garante ripudia la guerra, aderisse alla crociata contro il dittatore sanguinario, sino a qualche giorno prima grande amico, Gheddafi e che ad oggi ha avuto come uniche conseguenze migliaia di profughi, centinaia di civili morti e incremento delle spese militari. Grande soddisfazione ed immediata promulgazione di una manovra finanziaria lacrime e sangue che dissangua la parte onesta e produttiva del paese, azzoppa i già claudicanti servizi sociali e sanitari ma che lascia totalmente indenni le varie caste (in particolare quella politica) e i grandi capitali veri colpevoli della drammatica situazione economica in cui ci troviamo.

Ma tutto ciò è nulla in confronto al come in questi giorni l’esimio Presidente sta prendendo per il culo gli italiani. Dopo settimane di polemiche sui costi della politica in conseguenza della finanziaria che dissangua i poveri per lasciar dissetare i ricchi, il Capo dello Stato annucia di voler dare per primo il buon esempio. I soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti ne “informano” il popolo per poi distrarlo immediatamente sulla futile polemica dei ministeri al nord. Ma entriamo un attimo in questo “buon esempio” e partiamo dalla parte più copiosa: 15 milioni di risparmi in tre anni. A leggere i comunicati del Quirinale si tratta sostanzialmente di spese di rappresentanza e sprechi vari, spese supeflue insomma inutili. Il Presidente definisce questi tagli “buon esempio” io buon senso, anzi mi chiedo perchè non sono stati fatti prima. Evidentemente da anni al quirinale si sprecano 5 milioni di euro all’anno in spese inutili, forse sarebbe il caso che la Corte dei conti aprisse un indagine e si facesse restituire i soldi da chi ha permesso questo sperpero di denaro pubblico.

L’apoteosi si raggiunge però con la storia dello stipendio: Napolitano rinuncia agli aumenti previsti per i prossimi tre anni, che uomo generoso. Generosità che mi stimola una serie di interrogativi: perchè lo stipendio dei politici è ogni anno rivaltato in base agli indici ISTAT mentre i comuni lavoratori devono aspettare i rinnovi cantrattuali (ogni 4 anni quando va bene) e non possono avere aumenti superiori al 75% dell’inflazione programmata? – Perchè il congelamento per tre anni degli stipendi di tutti i dipendenti pubblici previsto nella precedente finanziaria non ha interessato anche il dipendente pubblico nr 1, ovvero il Capo dello Stato? – Perchè mentre ai dipendenti pubblici, oltre al congelamento dello stipendio, è starto decurtato anche parte del salario accessorio ( mille euro annui in media), alll’esimio Presidente viene lasciata la scelta se accettare o meno gli aumenti previsti per diritto?

Concludo con una mia personale lettera a Napolitano, poche parole perchè di più non merita un individuo del genere:

Esimio Presidente Napolitano,

JATAVENNE!

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Politica
Commenti (0)

In Italia esistono innumerevoli realtà che affermano (talvolta in modo apparentemente non eguale) un medesimo grido di allarme: occorre arrestare lo scriteriato consumo di suoli fertili e boschivi dal dilagare di cemento ed asfalto.
Alberto Asor Rosa e la Rete dei Movimenti dei Toscani, Carlo Petrini e Slowfood, Eddyburg, Edooardo Salzano e la Rete dei Movimenti Veneti, il Movimento e la campagna nazionale per lo Stop al Consumo di Territorio, Domenico Finiguerra Sindaco di Cassinetta di Lugagnano e tutti gli Amministratori dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, la Rete del Nuovo Municipio, il Comitato per la Bellezza, il Movimento Decrescita Felice, Mountain Wilderness, Salvatore Settis, Luca Mercalli, le reti delle Liste Civiche, le Organizzazioni agricole e della cultura contadina, gli Osservatori del Paesaggio, Italia Nostra, Fai, Legambiente, Wwf, Pro Natura e centinaia di altre organizzazioni e comitati hanno, in realtà, chiaramente dimostrato che esiste una strada concreta alternativa al “modello attuale”: si può gestire un Comune anche facendo a meno degli oneri di urbanizzazione derivanti da nuove edificazioni.
E’ un risultato che si può ottenere se i cittadini “comuni” vengono ammessi ai tavoli decisionali e se la “crescita zero” urbanistica diviene il frutto di una concertazione attenta e condivisa. Occorre, quindi, che questo metodo di “nuova democrazia” diventi uno standard per ciascuno degli oltre 8.000 Comuni italiani.

LA PROPOSTA

Proponiamo la nascita del Forum italiano dei Movimenti “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori”, una struttura reticolare (che veda coinvolte Organizzazioni e singoli cittadini) sul modello del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua”, capace di mantenere le peculiarità di ciascun soggetto ed unificare le loro attività ed obiettivi attraverso un’iniziativa di respiro nazionale che sappia incidere, attraverso proposte di iniziativa popolare ed eventuali quesiti referendari, nella legislazione vigente.

LA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE

La nascita del Forum italiano sarà affiancata da una grande campagna di comunicazione “dal basso” a livello nazionale.  Vogliamo dare la possibilità ai cittadini italiani di dire basta alla distruzione del paesaggio, in modo chiaro e semplice, esponendo la bandiera ” Salviamo il Paesaggio ,Difendiamo i Territori”. Oltre alle bandiere, saranno utilizzati altri strumenti di comunicazione (adesivi, manifesti, striscioni, sito web, social network, eventi, ecc), per dare alla campagna la maggior visibilità possibile e far comprendere ai cittadini, agli amministratori e ai costruttori che la progettazione concreta del futuro sostenibile del nostro ecosistema non è esercizio di altri, ma è un preciso dovere delle nostre generazioni.

LE AZIONI DA INTRAPRENDERE

In primo luogo, proponiamo un’azione collettiva: la  richiesta tassativa ed urgente ad ognuno dei Comuni italiani di  effettuare un censimento della totalità degli edifici pubblici, industriali, artigianali, commerciali, agricoli presenti in ciascun territorio e così monitorare con certezza il totale di quelli non abitati/utilizzati.
Durante questa fase censuaria, è necessario che tutti i Piani Regolatori/Piani di Gestione del Territorio vedano la” moratoria”(ovvero il blocco)  di tutte le pratiche edilizie che prevedono il consumo di nuovo suolo fertile, agricolo, boschivo; a tale proposito una proposta di legge d’iniziativa popolare è allo studio ed andrà “affinata” in modo collettivo.
Una volta raccolti i dati, in ciascun Comune sarà così possibile analizzare la situazione urbanistica alla luce di dati esatti sull’offerta edilizia già esistente attraverso tavoli di progettazione che vedano la partecipazione di amministratori, tecnici comunali, singoli cittadini, associazioni e forze economiche. Uscendo così dalla logica delle percezioni, per entrare in una determinazione progettuale basata su esatti parametri.
Quando?

La campagna di comunicazione verrà lanciata ufficialmente in autunno, ma nel frattempo stiamo iniziando a raccogliere adesioni di singoli e di associazioni…
Per aderire…

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti (0)

“La situazione è difficile, c’è bisogno di senso di responsabilità”, è ormai il ritornello più suonato in questi tempi su tutti i media siano essi giornali, radio o Tv. A cantarlo tutti in coro le solite facce da culo della politica nostrana, dai due mister B. (Berlusconi e Bersani) ai vari FiniCastelliRutelli per passare da DiPietroVendola con nonno Napolitano che non solo dirige il concerto ma invita gli Italiani tutti ad unirsi a loro nella fatale cantilena. Canta appresse a nuie ca te fa buono recitava una vecchia canzone di Bennato, guardacaso concittadino del nostro caro ed illustre Presidente.

Ma torniamo al senso di responsabilità. Quello che non mi è chiaro è a chi sia rivolto l’invito. Già perchè da come lo dicono pare proprio si rivolgano a noi comuni cittadini, della serie il momento è difficile, siate responsabili, stringete la cinghia, preparatevi a enormi sacrifici, ma soprattutto non rompete i gabbasisi, poco napoletano ma sicuramente eloquente. Si, siamo noi comuni cittadini che dobbiamo fare i responsabili, noi che tutte le mattine ci alziamo e andiamo a lavorare per uno stipendio che ci permette quando va bene di sopravvivere, noi che con i nostri miseri bilanci familari cerchiamo in tutti i modi di non spendere più di quanto guadagnamo. Noi medici, infermieri, insegnanti, collaboratori scolastici,operai e impiegati, poliziotti e carabbinieri, precari e cococo che nonostante tutto, tra migliaia di difficoltà mandiamo avanti questo paese. Già proprio noi che alla sera esausti dopo una giornata di lavoro riusciamo anche a trovare il tempo per giocare coi nostri figli o per aiutarli in quel compito che non sono riusciti a capire, senza far vedere che neanche noi non lo capiamo poi molto. Noi che passiamo giornate tra carte e sportelli vari per una cartella esattoriale impazzita mandataci dalla solita agenzia di strozzinaggio legalizzata. Noi che paghiamo regolarmente le tasse e se prendiamo una multa corriamo a pagarla non sia mai che.., noi che ci facciamo prendere dall’ansia di fronte ad una comunicazione del tribunale anche se siamo solo citati solo come testimoni.

Quindi NOI dobbiamo essere responsabili e sempre NOI dobbiamo fare sacrifici. LORO invece? Loro che hanno fatto fallire lo stato sperperando soldi in inutili e nefaste guerre, loro che continuano a finanziare i cancrovalorizzatori, loro che vorrebero spendere 22 miliardi di euro, la metà esatta dell’attuale manovra lacrime e sangue, per bucare una montagna e ditruggere la Val di Susa, loro che chiudono gli ospedali pubblici e ne costruiscono nuovi con i nostri soldi per poi affidarli in gestione ai privati, loro che vorrebbero fare il ponte sullo stretto ed hanno già speso un sacco di soldi sulla mai terminata Salerno – Reggio Calabria, loro che hanno inventato la precarietà e tolto ogni speranza di futuro a diverse generazioni, loro che…… LORO non devono essere responsabili, non devono fare sacrifici?

Hanno abilto le inutili e numerose poltrone delle Provincie che ci costano 135 milioni di euro all’anno? Hanno per caso, o anche per errore, eliminato i  mille privilegi, i lauti stipendi e le superpensioni di cui godono e che ci costano diversi miliardi l’anno? Hanno abolito, come chiesto in un referednum di qualche anno fa, i finanziamenti ai partiti che ci costano più di un miliardo l’anno? Hanno, non dico abolito, ma almeno ridotto i finanziamenti ai giornali di partito che ci costano svariati milioni di euro l’anno?

Siamo sul Titanic e, come da copione, i politici insieme ai prenditori italiani ed i soliti poteri forti interpretano alla perfezione la parte dei viaggiatori di prima classe che comodamente sedute sulle scialuppe di salvataggio indossando eleganti vestiti rigorosamente asciutti guardano con macabra soddisfazione i poveracci affogare. Ma almeno sul Titanic il comendante ha avuto l’orgoglio di andare a picco con la nave, qui invece il Presidente Napolitano dalla sua comoda scialuppa esorta i naufraghi prossimi alla morte ad essere responsabili e a sacrificarsi per il bene del paese (il loro).

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Politica
Commenti (0)
Il fumo è quello dei gas lacrimogeni ed asfissianti, con i quali le forze dell’ordine hanno materialmente “soffocato” gli oltre 2000 cittadini valsusini che presidiavano la Libera Repubblica della Maddalena contro l’assalto della mafia del tondino e del cemento. L’arrosto quello di un cantiere immaginifico e senza futuro, che la consorteria politica tenterà di vendere all’opinione pubblica e alla compiacente UE, come la prima pietra di quel TAV in Val di Susa, nato già morto e destinato ad essere solo una fonte di guadagni illeciti, alla quale fare abbeverare animali politici e prenditori d’accatto.
Di questa nottata di trepidante attesa, fino al mattino, vissuto con i polmoni che bruciano, gli occhi accecati, ma la testa alta, rimangono molte immagini, alcune destinate a scolorire velocemente, altre a rimanere nella memoria come segni indelebili.
L’orgoglio del popolo, che anche in questa Italia votata al malaffare e all’opportunismo, trova il coraggio di mettere a repentaglio la propria incolumità fisica, per difendere la terra in cui vive e il futuro dei propri figli, riscoprendo valori che la maggior parte degli italiani hanno dimenticato. Ed è un popolo disposto a passare le notti all’addiaccio, rubando le ore alla famiglia e al lavoro, un popolo che riscopre la bellezza dello “stare insieme” e del sentirsi parte di qualcosa che travalichi l’egoismo qualunquista, ormai diventato forma mentis imperante.

Il volto marcescente dei burattini della politica, completamente asserviti a finanza e grande imprenditoria, fino al punto da arrivare a prendere direttamente ordini da Confindustria, che ha materialmente dettato al Ministro Maroni i tempi ed i termini di un’azione “di guerra” assolutamente priva di senso.

La faccia oscura degli agenti in divisa, ormai abituati a trattare i cittadini che protestano, alla stessa stregua delle donne e dei bambini d’Afghanistan o d’Iraq. Forze dell’ordine al soldo di poteri che nulla hanno a che fare con l’interesse dello stato, picchiatori che agiscono militarmente contro i cittadini, in rappresentanza di quel malaffare che sarebbero chiamati a combattere.
I visi fieri di una decina di signore (che potrebbero essere le nostre madri o le nostre sorelle) abbarbicate sopra al guard rail, a fronteggiare una ruspa a tenaglia grande come un paio di TIR, guidata da un “assassino” che non si faceva alcun scrupolo nell’affondare la tenaglia contro di loro, con il rischio concreto di ammazzarle o renderle storpie a vita. Perchè anche il tentato omicidio è lecito, qualora propedeutico alla costruzione della “Grande Opera” imposta da Confindustria.
E poi tanto fumo, centinaia e centinaia di lacrimogeni di ultima generazione, dispensati a pioggia, a soffocare i polmoni e accecare gli occhi. Perchè soffocare e accecare era l’unica strada praticabile, per scacciare dalla propria terra migliaia di persone, decise a difenderla con il “peso” del loro corpo. E ancora lacrimogeni a centinaia, lanciati sulla montagna, ad inseguire i cittadini che si ritiravano, per essere sicuri che “avessero imparato la lezione”. Fra loro tanti anziani, tante donne, tante ragazzine, che non respiravano, che vomitavano, ma hanno continuato a camminare, senza perdere un grammo della propria dignità.
In Val di Susa l’incubo del 2005 è tornato, greve come allora, la Valle è militarizzata, le strade sono bloccate, e come allora spira il vento dell’insurrezione popolare.
Ma chi pensa di avere soffocato con il gas la lotta contro il TAV, con tutta probabilità non ha mai conosciuto un valsusino, nè il percorso di questa battaglia.
Scesi dalla montagna, con gli occhi rossi ed i polmoni riarsi, i presidianti della Maddalena, hanno mantenuto intatta la convinzione che in Val di Susa il TAV non passerà mai.
Asfissiando i cittadini, oltre 1500 poliziotti, sono riusciti a prendere possesso di un fazzoletto di terra, che ora dovranno presidiare notte giorno con centinaia di uomini.
Non si tratta di un cantiere, ma di una spianata di terreno che si affretteranno a recintare. E di cantiere probabilmente non si tratterà mai, perchè prima che lo diventi i valsusini torneranno in decine di migliaia, come nel 2005, e se lo riprenderanno, sempre naturalmente che Maroni e chi lo comanda, non carezzino l’idea di gasarli tutti.

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Politica
Commenti (0)

Le grandi opere non le vuole più nessuno, salvo chi le costruisce e la politica bipartisan che le sponsorizza con pubblico denaro. Dell’inutilità del Ponte sullo Stretto non vale più la pena di parlare, e dell’affaruccio miliardario delle centrali nucleari ci siamo forse sbarazzati con il referendum. Prendiamo invece il caso Tav Val di Susa.

Per i promotori si tratterebbe di un progetto “strategico”, del quale l’Italia non può fare a meno, sembra che senza quel supertunnel ferroviario di oltre 50 km di lunghezza sotto le Alpi, l’Italia sia destinata a un declino epocale, tagliata fuori dall’Europa.
Chiacchiere senza un solo numero a supporto, è da vent’anni che le ripetono e mai abbiamo visto supermercati vuoti perché mancava quel buco. I numeri invece li hanno ben chiari i cittadini della Valsusa che costituiscono un modello di democrazia partecipata operante da decenni, decine di migliaia di persone , lavoratori, pubblici amministratori, imprenditori, docenti, studenti e pensionati, in una parola il movimento “No Tav”, spesso dipinto come minoranza facinorosa, retrograda e nemica del progresso. Numeri che l’Osservatorio tecnico sul Tav presieduto dall’architetto Mario Virano si rifiuta tenacemente di discutere….. Proviamo qui a metterne in luce qualcuno. Il primo assunto secondo il quale le merci dovrebbero spostarsi dalla gomma alla rotaia è di natura ambientale: il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Il che è vero solo allorché si utilizza e si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia.
I calcoli sono stati fatti dall’Università di Siena e dall’Università della California. In sostanza la cura è peggio del male. Veniamo ora all’essere tagliati fuori dall’Europa: detto così sembra che la Val di Susa sia un’insuperabile barriera orografica, invece è già percorsa dalla linea ferroviaria internazionale a doppio binario che utilizza il tunnel del Frejus, ancora perfettamente operativo dopo 140 anni, affiancato peraltro al tunnel autostradale.
Questa ferrovia è attualmente molto sottoutilizzata rispetto alle sue capacità di trasporto merci e passeggeri, sarebbe dunque logico prima di progettare opere faraoniche, utilizzare al meglio l’infrastruttura esistente. Lyon-Turin Ferroviarie a sostegno della proposta di nuova linea ipotizza che il volume dell’interscambio di merci e persone attraverso la frontiera cresca senza limiti nei prossimi decenni. Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino dimostra che “assunzioni e conclusioni di questo tipo sono del tutto in-fondate”. I dati degli ultimi anni lungo l’asse Francia-Italia smentiscono infatti questo scenario: il transito merci è in calo e non ha ragione di esplodere in futuro.
Un rapporto della Direction des Ponts et Chaussées francese predisposto per un audit all’Assemblea Nazionale nel 2003 afferma che riguardo al trasferimento modale tra gomma e rotaia, la Lione-Torino sarà ininfluente. E ora i costi di realizzazione a carico del governo italiano: 12-13 miliardi di euro, che considerando gli interessi sul decennio di cantiere portano il costo totale prima dell’entrata in servizio dell’opera a 16-17 miliardi di euro. Ma il bello è che anche quando funzionerà, la linea non sarà assolutamente in grado di ripagarsi e diventerà fonte di continua passività, trasformandosi per i cittadini in un cappio fiscale.
Ho qui sintetizzato una minima parte dei dati che riempiono decine di studi rigorosi, incluse le recenti 140 pagine di osservazioni della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone, dati sui quali si rifiuta sempre il confronto, adducendo banalità da comizio tipo “i cantieri porteranno lavoro”. Ma suvvia, ci sono tanti lavori più utili da fare! Piccole opere capillari di manutenzione delle infrastrutture italiane esistenti, ferrovie, acquedotti, ospedali, protezione idrogeologica, riqualificazione energetica degli edifici, energie rinnovabili.
Non abbiamo bisogno di scavare buchi nelle montagne che a loro volta ne provocheranno altri nelle casse statali, altro che opera strategica! Seguendo lo stesso criterio, anche l’Expo 2015 di Milano sarebbe semplicemente da non fare, chiuso il discorso. Sono eventi che andavano bene cent’anni fa. Se oggi in Italia tanti comitati si stanno organizzando per dire “no” alle grandi opere e per difendere i beni comuni e gli interessi del Paese, non è per sindrome Nimby (non nel mio cortile), bensì perché per troppo tempo si sono detti dei “sì” che hanno devastato il paesaggio e minato la nostra salute fisica e mentale.

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Politica
Commenti (0)

La famiglia Brambilla ha un sacco di debiti con le banche. Dal mutuo contratto per acquistare la casa in cui vive a quello per l’appartamentino al mare, dalle rate delle nuove auto euro 5,  alle carte di credito argentate e dorate,  per finire con i finanziamenti “generosamente” devoluti da un paio di società finanziarie dalla bocca buona.
Negli anni passati tutti la invitavano ad indebitarsi a più non posso, dal momento che “vivere a debito” più che una moda sembrava fosse diventata una filosofia di vita.
Fino all’altro giorno, quando il direttore di banca, quello nuovo dallo sguardo severo, ha telefonato a casa per dire che così non va. Occorre impostare un severo piano di rientro che consenta una progressiva riduzione del debito, costi quel costi, ma si deve fare.
La famiglia Brambilla, riunita in salotto davanti al mega schermo lcd, inizia a prendere le proprie decisioni, gravi ma necessarie, dal momento che l’alternativa sarebbe la bancarotta.
La scuola di calcio e la nuova playstation del piccolo Enrico non si possono toccare, però si potrebbe evitare di portarlo dal dentista e di comprargli libri che in fondo neanche legge.
Per quanto riguarda Cristina, guai a toccare le lezioni di danza o mettere in predicato l’arrivo del motorino, o peggio ancora ridurre il budget per i concerti o quello per l’intervento al seno, ne farebbe una malattia…..
In compenso non se ne avrà certo a male se in casa cambieremo il regime alimentare, si può dimezzare il budget acquistando solo nei discount. E neppure se sospenderemo la ginnastica per correggere la scoliosi che costa un sacco di soldi.

Giuseppe dal canto suo non è certo disposto a rinunciare al suv nuovo di zecca, che oltretutto gli da un certo tono, né tantomeno all’abbonamento della pay TV o alle cenette al club dove c’è tanta “bella gente”. Però ci si può trasferire in quell’appartamento in affitto, quello bello che però costa poco, perché di fronte c’è l’industria chimica e poco lontano stanno costruendo l’inceneritore. E mandare a quel paese il dentista che gli ha chiesto un capitale per sistemargli i denti, in fondo basta mangiare cibi morbidi, che sarà mai.

Barbara non può certo prescindere dalle sue priorità, il centro estetico, la chirurgia anti età e qualche vestitino firmato da sfoggiare con le amiche, però di cose da tagliare ce ne sono eccome. Ad iniziare dalla mania per i cibi biologici che in fondo era solo una moda, dalla casa al mare dove si finiva per andare solo a fare le pulizie e dalle cure del naturopata, in virtù del quale il medico della mutua andrà benissimo.

L’Italia in buona sostanza è una famiglia Brambilla allargata, che posta dinanzi al diktat della BCE, si trova nella condizione di decidere dove tagliare e dove spendere.
E come la famiglia Brambilla sceglie di continuare a sperperare miliardi nella costruzione di nuove infrastrutture tanto inutili quanto devastanti, TAV, Ponte sullo Stretto, inceneritori et similia.
Di acquistare tonnellate di armi di ogni genere, dai droni Predator agli F35. Di stipendiare principescamente migliaia di soldati, mandati a combattere le guerre altrui. Di continuare a foraggiare la classe politica e dirigente più pagata d’Europa. Di organizzare kermesse, esposizioni e convegni (G8, Expo, Italia 150) spendendo cifre sufficienti a costruire decine e decine di ospedali.

Mentre al contempo taglia drasticamente la sanità, ormai ridotta sull’orlo del collasso. Lascia andare in rovina il patrimonio pubblico, con le scuole fatiscenti che crollano sulla testa degli alunni. Non si cura del degrado del territorio, soggetto a frane ed alluvioni ogni volta che piove. Elimina ogni tipo di ammortizzatore sociale, abbandonando la massa dei disoccupati e precari (sempre più consistente ogni giorno che passa) al proprio destino.
Taglia le pensioni ed i salari, deprivando i cittadini di ogni prospettiva occupazionale.

Qualora vi venisse chiesto se preferite tagliarvi la barba o una gamba, penso nessuno di voi avrebbe dubbi in proposito. Ma cosa pensare di una classe politica (tutta) che, dopo aver scelto la gamba, continua a raccogliere il consenso unanime della popolazione?

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti (0)

Seguimi anche su: