Archive for sostenibilità
A come ASCOLTARE
Perché c’è sempre un recipiente di esperienza più grande di quello che ci contiene… Ascoltare le parole della gente, i rumori e la musica della città. Ascoltare tutte quelle persone che si alzano ogni mattina per tirare il carretto della speranza lungo una strada in salita, senza sbraitare certezze o false profezie… Ascoltare quei matti che gremiscono il mondo del volontariato e dell’associazionismo: gente che crede nella forza delle idee e fa progetti anche senza soldi, senza sponsor, senza padrini.
B come BANCA ETICA
Perché é il momento di coltivare l’orto dei colpi di genio, per raccogliere alternative concrete, migliori, a questa economia del dolore.
C come CORAGGIO
Perché ad un certo punto bisognerà pure rialzarla la testa. Per guardare oltre il pianerottolo delle nostre stramaledette certezze. E gettarci anima e corpo nella mischia. Delimitare il confine delle nostre idee per la pace, o per i diritti dei più deboli, per un’economia solidale.
D come DIRITTI
Perché il diritto ai propri diritti è quasi un dovere. Dovuto.
E come EMERGENCY
Perché ogni guerra è sbagliata. E perché c’è qualcuno che prova a dirlo con la coerenza delle idee, la libertà del coraggio.
F come FARE contrapposto al DIRE
Perché di promesse, parole bugie ce n’è un’intera dispensa ammucchiata.
Perché lo spot dei congressi lo lasciamo volentieri agli altri. A noi ci importa di andare, trasformare con l’ostinazione le intuizioni in prospettive, le parole in mattoni di cose.
G come GIOVANI
Per non abusare più di questa parola. Perché è un vecchio trucchetto quello di dire “vogliamo dar spazio ai giovani”. Perché il loro spazio, eventualmente, se lo conquistano da sé, ammesso che già non lo posseggano. Basta dar loro un microfono per parlare più forte. Senza voler mettere il becco in quello che hanno da dire.
H come HERMANO cioè FRATELLO
Bisogna ricreare condizioni minime di convivenza civile fra le diverse etnie, riconoscendo agli stranieri non solo doveri, ma anche diritti: alla casa, al lavoro, al rispetto delle loro tradizioni, della loro cultura.
Diritti intesi come opportunità di crescita per tutti.
I come INSIEME
Perché insieme è più logico, sensato, giusto.
L come LAVORO ovvero DIGNITA’
La dignità di un lavoro che risponda alle giuste aspettative di ognuno di noi. Dei diritti conquistati a fatica in decenni di lotte, per un lavoro sicuro, una paga dignitosa, un avvenire certo.
M come MUNICIPIO
Che deve tornare ad essere il centro di quella rete che è il paese, la città: una piazza dove si incontrano il mondo dell’associazionismo e del volontariato, l’università e le scuole, gli enti e le istituzioni, la società civile e le realtà produttive.
Per parlare del futuro, nel presente, mettendo in circolo le competenze e gli strumenti che un Comune può darsi.
N come NO
Come rifiuto deciso e ostinato a ogni compromesso volgare, ad ogni spartizione, ad ogni arroganza, ad ogni bugia, ad ogni no sciocco, detto per non decidere, per bloccare, rimandare, boicottare.
P come PANNELLI SOLARI
Perché esiste una alternativa concreta e immediata alla schiavitù del petrolio, che ci condanna all’inquinamento, a spese inutili e dannose. Perché c’è un sole da sfruttare, lassù.
Perché ci sono tutti gli strumenti per utilizzare a dovere l’energia, quaggiù.
E fare così qualcosa per l’ambiente, risparmiando un sacco di soldi. Come il risparmio del’acqua e dei consumi in casa, la bioedilizia e tutte quelle fonti alternative che rispondo ai criteri di sostenibilità.
R come RESISTENZA
Perché a 60 anni di distanza è opportuno rimetterli in circolazione, certi valori. Dargli un bel permesso di soggiorno permanente.
Perché bisogna darci un taglio, col taglio al passato.
Perché con la memoria si colora un presente a spruzzi di futuro e perché bisogna resistere ancora, oggi come ieri.
S come SCUOLA
Perché da qualche tempo la scuola pubblica è sotto il fuoco incrociato di un’idea malsana che la vorrebbe trasformata in tante piccole aziende a servizio dello sponsor di turno.
T come TERRITORIO
Perché si deve poter programmare una politica complessiva di sostenibilità ambientale, di rispetto delle tradizioni culturali e storiche.
Di amore e cura per i bambini e gli anziani…
U come UN ALTRO MONDOE’ IN COSTRUZIONE
Lo slogan del manifesto di Porto Alegre, dove si sono incontrati centinaia di mondi possibili da tutti i posti del mondo.
E in un posto ben preciso, dove da anni si sta sperimentando il bilancio partecipativo, esperienza straordinaria di democrazia dal basso.
V come VIAGGIARE
Per rimettersi in gioco, cercare di conoscere il mondo e quello che succede.
Viaggiare come una valigia vuota, che ad ogni stazione si riempie di esperienza.
Z come ZITTI ADESSO
Che tocca a voi parlare. Rovesciare l’alfabeto appena letto e metterci i vostri coriandoli di sogni.
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La città che vorrei dovrebbe avere meno macchine, asfalto e cemento e più spazi per ridere, vivere e incontrarsi. Ma mi dicono che non si può. Che non si può tornare indietro, non si può fermare l’economia, non si può contrastare il progresso. Se osservo attentamente un attimo però, mi accorgo che questo tipo di progresso economico arricchisce solo quattro speculatori che stanno davanti un bar a movimentare case e terreni edificabili e impoverisce tutti gli altri.
La città che vorrei dovrebbe essere più rispettosa dei bambini, dei disabili e degli anziani e non metterli davanti a limiti invalicabili e barriere insuperabili.
La città che vorrei non dovrebbe essere ostaggio del tempo che non c’è, perso alla ricerca di un parcheggio che non può esserci. Le piazze e le vie vanno restituite alla gente.
La città che vorrei dovrebbe essere piena di alberi e di prati che danno ossigeno e felicità e non di rotatorie e nuove strade che regalano solo tristezza e aria malata.
La città che vorrei è una città partecipata, dove ogni singolo cittadino è attore della sua vita e non una città dove un esiguo gruppo di persone decide il destino di tutti sulla base degli interessi personali suoi e della sua cerchia.
La città che vorrei è una città che salvaguarda i terreni agricoli dall’avanzare dei palazzoni e delle villette a schiera, perchè quei terreni sono il nostro passato, ci hanno sfamato per secoli e, fate attenzione, in un mondo dove tutto può succedere potrebbero essere il nostro futuro.
La città che vorrei è quella che mantiene intatto il suo entroterra e la sua collina, una delle più belle del mondo, da un ignobile speculazione edilizia che presto si arrampicherà anche li.
La città che vorrei è quella che guarda avanti, ma che si volta pure indietro, a guardare la sua storia millenaria.
La città che vorrei non è quella di alienanti centri commerciali che distruggono ogni altra attività di piccola impresa e si riempono di mamme urlanti che sembrano Mennea nella finale dei duecento alle Olimpiadi.
La città che vorrei è quella che non avrà un nuovo insediamento sul mare progettato con un unico triste scopo: infilarvi dentro quanti più micro appartamenti possibili.
La città che vorrei è quella dell’integrazione con chi viene qui da molto lontano sperando in un futuro migliore e vive in abitazioni dignitose e pulite rispettando le nostre regole e le nostre leggi e non conducendo una vita da sfruttati alloggiando in venti in una squallida stanza.
La città che vorrei è una città pulita dove tutti fanno il loro dovere per evitare un giorno di essere sommersi dai rifiuti o di dover ricorrere a inceneritori e nuove discariche.
La città che vorrei è la città dei cittadini. Cittadini che non devono più voltarsi dall’altra parte quando sentono parlare di politica, ma anzi dire la loro, partecipare, combattere e se necessario protestare. Al giorno d’oggi è diventato un vanto dire ” Non mi occupo di politica”. Non occuparsi di politica dovrebbe essere una mancanza, una lacuna, un neo.
La città che vorrei è quella in cui i cittadini riprendono l’amore per la politica, dove politica significa avere cura della città al fine di progettarla, riprendersela e viverla.
Non possiamo più delegare. Dobbiamo partecipare.
Questa è la città che vorrei e chiedo a tutti di voi di mettervi in movimento per realizzarla anche sapendo bene che assomiglia molto alla Città Ideale o a Utopia.
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L’associazione PAEA, grazie al contributo finanziario della Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus ha reso disponibile gratuitamente sul proprio sito il software ECHOES.
ECHOES consente all’utente, partendo dalla valorizzazione dei propri consumi energetici (spesa annuale in Euro), di simulare contemporaneamente più interventi di riqualificazione energetica sugli impianti di produzione dell’energia elettrica, termica e frigorifera, fino all’ottenimento della soluzione che restituisca il miglior risultato, sia come benefici economici che ambientali.
ECHOES, ossia echi, corrispondenze: quelle fra le parti di un edificio che interagiscono fra di loro, con noi e con l’ambiente che ci circonda.
L’Associazione Paea (Progetti Alternativi per l’Energia e per l’Ambiente) da oltre dieci anni si occupa di energie rinnovabili, risparmio energetico, bioedilizia, educazione ambientale. Offre servizi di consulenza, formazione, didattica e progettazione. Promuove la tutela ambientale e si impegna per la diffusione di nuovi stili di vita sostenibili.? Con la mostra itinerante “La Casa Ecologica” si è presentata nelle piazze di ben 140 città italiane. Nel 1996 ha affiancato la Tournée di Beppe Grillo (1996). Nel 1998 ha girato la Penisola con Greenpeace e nel 2002 con il Ministero dell’Ambiente.
Ha offerto servizi di consulenza ad oltre 50 progetti innovativi in tutta Italia, collaborando con architetti di fama internazionale, tra cui Renzo Piano per la riqualificazione dell’Area Industriale Ex Michelin di Trento (2006). Realizza interventi didattica ambientale nelle scuole e campagne di risparmio energetico con enti e associazioni. Ha all’attivo 180 corsi tecnici, incontri e conferenze. Si occupa dello sportello energia per il comune di Reggio Emilia.
Area Progetto è l’ala tecnica dell’Associazione PAEA che si occupa di edilizia ad alta efficienza energetica e di utilizzo di materiali naturali.?Si rivolge, oltre che a privati, a progettisti, imprese e amministrazioni pubbliche. ?Su effettuando consulenze (link su consulenza) e progettazioni di edifici ad alta efficienza energetica. I concetti di casa a basso consumo energetico e di casa passiva vengono elaborati al fine di coniugare le tradizionali tecniche costruttive e il linguaggio architettonico locale con l’efficienza e l’innovazione tecnologica
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In questo ultimo periodo abbiamo parlato dei pozzi petroliferi, di come questi distruggerebbero irrimediabilmente il nostro territorio, ma c’è un sistema più silenzioso per avvelenare la nostra terra, la nostra aria, il nostro mare e le nostre riserve idriche, un sistema di cui non si parla, una vergogna nascosta dietro le bandiere blu e le 5 vele: i rifiuti.
Il 2010 è iniziato in piena tradizione, dopo aver finito l’anno con una media di differenziata al 9%, Gennaio registra un calo delle performance che si fermano all’8%, a dimostrazione dell’assoluta inefficacia di quelle cazzo di raccolte punti organizzate all’isola ecologica. Raccolte punti realizzate coi soldi che dovrebbero essere destinati alle campagne di educazione ambientale e che invece servono a regalare gadget ai soliti utenti. Iniziative che si ripetono ogni anno e come ogni anno non danno alcun risultato, anzi distolgono risorse ed impegnano personale che potrebbe essere utilizzato per ben altro, come ad esempio rispettare il capitolato d’appalto in vigore e scaricabile dalla sezione documenti. Se errare è umano, continuare a perseverare su queste strade può essere definito diabolico anche se personalmente preferisco il termine demenziale.
Vale la pena ricordare che da anni l’assessorato all’ambiente, fautore di queste grandi imprese e di questi vergognosi risultati, è in mano a rappresentanti del Partito Socialista, quello del Sindaco che piazza sempre in questo ambito suoi fedellisimi. Non sia mai che ci capiti qualcuno che all’ambiente veramente ci tiene. Quindi questi pezzi da novanta che nei discorsi si presentano come i Don Chishotte dell’ambiente, che in taluni casi si scagliano addirittura contro la cementificazione del territorio (quella permessa e favorita proprio dal loro sindaco), non riescono neanche lontanamente ad ipotizzare che le loro inziative sulla raccolta differenziata non servono a un cazzo, che sono solo una perdita di tempo e di risorse pubbliche.
Se l’installazione di pozzi petroliferi di fronte alle nostre coste ci spaventa, di una bella discarica nelle nostre campagne che ne dite? E si cari miei, se qui non si da una svolta decisiva questo sarà il risultato. Le discariche attualmente in uso hanno superato da tempo i loro limiti di capacità. In barba al termine Ecologia che impera nel dibattito politico e nei siboli dei partiti continuano a rilasciare proroghe su proroghe, ma arriverà il giorno che nonostante l’ennesima proroga in quelle discariche non ci caccerà manco più uno spillo. E allora ecco che i cassonetti stradali non potranno essere svuotati e montagne di rifiuti si formeranno nelle nostre vie. La puzza, gli incendi, i ratti costringeranno i nostri illuminati amministratori a trovare soluzioni immediate e dato che siamo amministrati da grandi geni pieni di idee possiamo già immaginare cosa faranno: destinare a discariche le vecchie cave in disuso.
E adesso domandatevi: quante cave in disuso abbiamo nel nostro territorio?
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Sabato a Ostuni grande manifestazione per uno sviluppo sostenibile, i soliti politici hanno sfruttato l’occasione per i loro soliti tornaconto, ma comunque è stata una bellissima ed importante iniziativa di cui vanno ringraziati gli studenti dell’UdS e Francesco Sabatelli per l’impegno che ci hanno messo nell’organizzazione. A seguire il testo del mio intervento, a breve pubblicherò su Youtube il resto della manifestazione.
Investire sul nucleare, con l’irrisolto problema delle scorie e cercare petrolio dove questo è scarso e di pessima qualità è semplicemente ridicolo.
Farlo contro la volontà popolare è pura violenza, è dittatura.
Farlo in un territorio agonizzante per le devastazioni causate dalle centrali a carbone, dalle acciaierie, dai poli petrolchimici, dalla cementificazione selvaggia, dagli inceneritori (o termovalorizzatori come li chiama qualcuno) e dalle discariche è criminale.
Mi viene quanto meno da sorridere a vedere qui oggi alcuni di quelli che hanno contribuito a queste devastazioni. Ma non voglio polemizzare sul passato, oggi dobbiamo guardare al futuro, c’è bisogno di un grande sforzo comune, non solo per tutelare ciò che è rimasto, ma anche per recuperare ciò che si è distrutto, rimediare ai numerosi errori fatti. E dobbiamo iniziare da domani.
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO. Neanche un solo centimetro quadrato deve essere più destinato a speculazioni edilizie o a inutili strade. Questo territorio è ormai una mela di cui ci stiamo rosicchiando il torsolo, se ci freghiamo anche i semi è finita.
RISPARMIO ENERGETICO a partire dall’illuminazione pubblica, ma soprattutto dalla ristrutturazione energetica degli edifici. Negli ultimi 60 anni abbiamo costruito case che consumano mediamente 200 Kwh/mq all’anno. E’ possibile ristrutturarle affinché me consumino 70 – 50 – 30 – 15 di Kwh/mq anno. Agendo sugli sprechi e sulla dispersione termica avremmo case più calde e confortevoli consumando un terzo di energia. Da anni questo è realtà in luoghi come la Germania e la Provincia di Trento dove il clima è leggermente più rigido che qua.
ENERGIA RINNOVABILE. Installare su ogni tetto, ad eccezione per ovvi motivi del centro storico, pannelli fotovoltaici per la produzione di energia e pannelli solari per l’acqua calda. E’ possibile farlo senza svuotarci il portafoglio. Alcuni esempi:
Provaglio d’Iseo un paese del Bresciano ha realizzato 100 impianti fotovoltaici a costo zero. Ha trovato una ditta che fatto un buon prezzo,una banca locale che ha finanziato l’intera opera e 100 edifici disponibili. Risultato: 100 impianti realizzati quindi economia che si muove, gli incentivi statali del conto energia coprono l’intera rata del prestito compresa una polizza assicurativa in caso di mancata produzione, i cittadini coinvolti non pagano più la bolletta elettrica e fra 15 anni a debito estinto potranno godere per ancora 5 anni degli incentivi statali. Forse nel Bresciano hanno più sole di noi? E allora di impianti ne faremo 200.
Colorno in provincia di Parma, il comune affitta ad un prezzo simbolico tutti i tetti degli edifici pubblici ad aziende ed imprenditori che vogliono realizzare impianti fotovoltaici. Ne abbiamo molti anche qui, quelli che vanno a fare gli impianti nei terreni agricoli dando un ulteriore mazzata ad un settore già morente. Risultato: verranno realizzati numerosi impianti, economia che si muove, azzeramento delle spese elettriche degli edifici interessati quindi migliaia di euro di risparmi che possono essere destinati ad altro.
STRATEGIA RIFIUTI ZERO senza inceneritori e discariche, dove tutto viene recuperato e riciclato, partendo dalla raccolta differenziata quella vera, quella porta a porta senza cassonetti stradali. Non è possibile nel 2010 avere ancora percentuali inferiori al 10%. Un comune che non fa la raccolta differenziata è una mamma che non cucina ai propri figli.
Non abbiamo più tempo, non possiamo più permetterci di temporeggiare. Da domani tutti insieme dobbiamo essere parte attiva di questo cambiamento . Spesso si dice che la politica, le istituzioni sono lontane dalla gente e invece è vero l’esatto opposto, è la gente che si è allontanata dalla politica e questo ha favorito le lobby ed una politica becera ed ottusa. Quindi non considerate la partita chiusa con questa splendida manifestazione. Continuate a far sentire la vostra voce, ma soprattutto la vostra presenza. E’ in gioco il futuro del territorio, è in gioco il futuro dei vostri figli, un diritto che non si può chiede, ma un diritto che si deve pretendere.
Grazie.
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“Strategia nucleare”, con tanto di “S” maiuscola: così i dottor Stranamore di Villa Certosa hanno definito, con tutta la consueta sobrietà, anche semantica, che connota questo esecutivo, “il documento programmatico del Governo con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare”, come si legge all’art. 2, lett. “l”, dello “schema di decreto legislativo, recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare [….] ai sensi dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”.
La Strategia in questione, a prescindere dalle peculiarità degli Strateghi con i rialzi nelle scarpe, le chiome semoventi ed i talami ex-sovietici sovraffollati, ha il grande pregio, tra i tanti, di metter in vivida luce, una volta per tutte, quale macroscopico “equivoco” (per così dire) terminologico si celi sotto la locuzione “nucleare civile” in presunta contrapposizione a quella di “nucleare militare”.
È già la citata legge delega dell’anno scorso, nell’art. 25, c. 2, a chiarire, alla lettera a), ossia al suo primo principio e criterio direttivo, l’aria democratica che tira nella gestione da parte di questo governo della “materia nucleare”: vi si prevede, infatti, la “possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione.” Laddove qualcuno avesse avuto ancora dubbi sull’esatta gerarchia dei poteri decisionali quando c’è di mezzo sua maestà l’atomo, la lett. f) serve a fare definitivamente chiarezza sul punto, giacché si afferma la necessità della “determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’art. 120 della Costituzione.”
Anzitutto, c’è da evidenziare l’enigmatico riferimento ad una norma costituzionale, l’art. 120, per l’appunto, che legittima l’intervento sostitutivo del Governo nei confronti di “organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni” solo “nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
In quale dei casi evocati dalla previsione costituzionale su citata dovrebbe ricondursi la decisione di istallare una centrale nucleare per legittimare il potere sostitutivo del Governo?
A tacere del fatto che il medesimo art. 120 si chiude con un’invocazione (che, alla luce dei testi normativi che si stanno esaminando in questo scritto, suscita grande tenerezza) a che “i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.”
In ogni caso, l’elemento chiarificatore della su citata gerarchia di poteri decisionali che si rinviene nella normativa di delega dello scorso anno è dato dal fatto che in tutto l’articolo 25 non v’è alcuna previsione in ordine alla “mera” determinazione delle modalità di raggiungimento delle intese con i diversi enti coinvolti, né, men che meno, in ordine alla rilevanza, se non vincolatività, di quelle intese nei confronti del Governo. In pratica, l’unica disposizione che la maggioranza parlamentare ha pensato bene di introdurre nel provvedimento di delega all’esecutivo sulla questione, discretamente vitale in uno Stato democratico e, ancor più, solennemente “federale”, del rapporto tra il potere centrale e quello degli enti locali in una materia non proprio minore come quella nucleare, ha avuto come unica finalità quella di “determinare le modalità” con cui il primo può “sostituire”, ossia scavalcare, i secondi.
E cotanto Governo, essendo stato “delegato” dai suoi onorevoli mandanti in tale munifica guisa, ovviamente non ha tradito le aspettative.
All’art. 11, in materia di “certificazione dei siti”, dello schema di decreto legislativo su citato, infatti, si legge, al c. 5, che “il Ministro dello sviluppo economico [….] sottopone ciascuno dei siti certificati all’intesa della Regione interessata, che si esprime previa acquisizione del parere del comune interessato.”
Dalla lettura di questa norma, sembrerebbe poco chiaro in quali forme si acquisisca quest’ ultimo parere, ossia quello delle popolazioni direttamente destinatarie del gentile omaggio di una centrale nucleare sul loro territorio, ma soprattutto quale valore reale esso abbia rispetto alla decisione finale sul “sito”.
Ancora una volta, la norma immediatamente successiva, quella del comma 6, fuga ogni dubbio: “Ove [….] non si pervenga ancora alla definizione dell’intesa [….], si provvede all’intesa (sic!) con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata.” In pratica, un’ “intesa” per decreto.
Ma, in compenso, con il presidente della Regione interessata che “partecipa”, con un ruolo, se ne desume, della stessa pregnanza politica di quello dell’appendiabiti della stanza governativa, al Consiglio dei ministri nel quale si scrive il decreto del Presidente della Repubblica che “provvede all’intesa”.
Son soddisfazioni!
Naturalmente, stante una tale democraticità e partecipatività di tutto il procedimento, il comma 7 statuisce che, “l’intesa ovvero il decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 6 operano anche in deroga ai Piani energetico ambientali delle Regioni interessate da ciascuna possibile localizzazione.”
Altro mirabile esempio dell’idea, e soprattutto della pratica, di questo governo di “federalismo”.
Ancora, all’art. 13, (“Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari e per la certificazione dell’operatore”), c. 10, si prevede una “conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 con l’Agenzia, i Ministeri concertanti, la Regione e gli enti locali interessati e con tutti gli altri soggetti e le amministrazioni coinvolti”.
Anche in tal caso, però, si tratta di una “trattativa” non proprio libera e sovrana per gli enti seduti al tavolo. Specie per gli enti locali. Infatti, la norma che segue a ruota, quella del comma 11, sgombra anche qui il campo da ogni equivoco: “Qualora in sede di conferenza di servizi di cui al comma precedente, non venga raggiunta la necessaria intesa con un ente locale coinvolto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, assegna all’ente interessato un congruo termine per esprimere l’intesa; decorso inutilmente tale termine, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri cui partecipa il Presidente della Regione interessata all’intesa, è adottato [....] decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sostitutivo dell’intesa.”
Repetita iuvant.
In conclusione, da questo ordito legislativo si ricava l’ennesima conferma che in ambito energetico oggi ci si trova ormai di fronte a due prospettive sostanzialmente incompatibili tra loro: o una produzione finalmente pulita, diffusa e democratica di energia da fonti rinnovabili, necessariamente accompagnata da un consumo sobrio ed efficiente; o una produzione certamente inquinante e potenzialmente devastante da fonti fossili e nucleari, in cui i pannelli fotovoltaici servono al massimo per decorare i tetti delle centrali atomiche. Una produzione, in quest’ultimo caso, ancora rigidamente concentrata in poche mani e accentrata, per legge, nei suoi processi decisionali. Con quelle stesse mani che da queste produzioni arraffano profitti principeschi ed espellono le relative scorie, non necessariamente balsamiche per l’ambiente e la salute pubblica, sui territori sedi di quelle attività.
Un gustoso quadretto finale che a questi territori, al nostro territorio, non è propriamente sconosciuto.
Stefano Palmisano
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Il TAR PUGLIA – LECCE I SEZIONE ha accolto l’istanza di tutela cautelare contro i provvedimenti della Provincia di Brindisi, della Regione Puglia e del Comune di Cisternino che consentivano la realizzazione della “strada dei colli” Ostuni Cisternino. Per il momento quella strada non s’ha da fare. Non è certo una sentenza definiva ma sicuramente un passo importante che fa capire che molte cose in quel progetto non sono state fatte bene.
Riporto qui il conseguente comunicato emesso dal comitato No alla strada dei colli dal quale emerge chiaramente la lungimiranza e la serietà di chi cerca con fatica di difendere un patrimonio comune contro chi intende evidentemente favorire interessi particolari.
Al Corpo Forestale dello Stato e all’Autorità di Bacino della Puglia;
poi a seguire all’Assessore al Turismo Regione Puglia Magda Terrevoli; all’Assessore all’assetto del territorio Angela Barbanente; all’Assessore alle Opere Pubbliche della Regione Puglia Fabiano Amati; al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Infine al Presidente della Provincia di Brindisi e naturalmente al Sindaco del Comune di Cisternino.Signor Sindaco, signori Assessori, l’ordinanza del TAR Puglia che, almeno per ora, ha sospeso la realizzazione della “strada dei colli” deve portarci ad una pausa di riflessione. In questi giorni, infatti, i tecnici per conto del Comune di Cisternino hanno provveduto ad apporre i picchetti che delimitano il percorso della strada rendendo visibile sul terreno ciò che, fino a poco tempo fa, era soltanto una linea nera tracciata su una carta. Il risultato, è inutile dirlo, è devastante. La sensazione che si ha seguendo il tracciato, nitidamente costeggiato dai nastri bianchi e rossi applicati ai paletti infissi nella terra, è che i progettisti non abbiano effettuato alcun sopralluogo. Non si spiega diversamente il fatto che la strada intercetti trulli, piazzali, tagli in due campi coltivati, sfiori abitazioni e separi edifici della stessa proprietà, nonostante chiunque si renda conto della possibilità di deviarne facilmente il percorso. Ma c’é dell’altro. Alcuni di noi si sono recati presso il Comune per chiedere spiegazioni ed il trattamento non è stato dei migliori: è stato detto loro con tono perentorio che se avessero voluto salvare gli ulivi presenti sul tracciato, trapiantandoli sul terreno confinante con la strada, avrebbero dovuto farlo a proprie spese!!! O che non potevano più lamentarsi di niente perché non avevano fatto ricorso.
In un’intervista del sindaco Convertini, rilasciata al Quotidiano di Brindisi e pubblicata il 13 febbraio 2010, a pagina 15, il primo cittadino ha affermato che il percorso tracciato nel progetto “piegherebbe verso Casalini. Qui c’é già una stretta strada vicinale asfaltata che scende verso la frazione. Si tratterebbe di allargarla di qualche metro”.
Ebbene signor Sindaco, signori assessori non bisogna essere ingegneri per comprendere, vendendo i picchetti oggi infissi nel terreno, che il progetto allargherà di circa nove metri un’antica vicinale – le così dette montagne russe – larga neanche tre metri !!! Sembrerebbe, dalle parole del sindaco, che la nuova strada si limiti ad ampliare la viabilità preesistente: magari fosse così!!!
La nuova strada laddove non insiste su strade – come ammesso dallo stesso Convertini – vicinali, sventra terreni coltivati, uliveti e macchia mediterranea. Il progetto della nuova strada prevede che le carreggiate siano addirittura più ampie di quelle esistenti sul tratto realizzato negli anni ‘80. Per quale ragione? Non basterebbe forse una strada di dimensioni più ridotte invece di una “autostrada”? E’ davvero necessario tagliare in due i campi lasciando inutili relitti o tagliare i piazzali delle abitazioni? O il vero progetto è quello di farci transitare, su quella strada, il traffico pesante, inquinando proprio quell’area nella quale il Comune di Cisternino afferma di voler istituire un parco? O forse, la vera finalità è quella di servire i complessi di ville con vista mare che sorgeranno sui terreni che, guarda caso, sono stati acquistati da una società che ha sede in un paradiso fiscale?
Noi non siamo degli integralisti dell’Ambiente, capiamo perfettamente che ormai questa strada, che noi riteniamo assolutamente inutile, avete deciso di farla, ma se proprio dovete realizzarla fate in modo che non distrugga la nostra Terra, che non metta in pericolo la sicurezza di chi abita i monti, che non mini l’assetto idrogeologico di quell’area e che non annienti, in nome di uno sviluppo senza progresso, i simboli della nostra cultura. Se il territorio in cui si vorrebbe costruire la “strada dei colli” è rimasto relativamente incontaminato, lo si deve anche al senso di responsailità di molti abitanti, che lo hanno preservato come espressione viva della nostra storia, contrariamente ad altre zone del nostro territorio, nelle quali le amministrazioni succedutesi hanno acconsentito ad ogni genere di dileggio ambientale, contro la flora e la fauna.
Abbiamo letto quanto sostenuto dal sindaco Convertini al Corriere del Mezzogiorno. Secondo il primo cittadino, infatti, ad aver manifestato una drastica chiusura al dialogo sarebbero stati proprio coloro che si oppongono all’attuale progetto: le cose non stanno affatto in questi termini. Diversi mesi fa il sindaco Convertini ha ricevuto una lettera raccomandata, della quale conserviamo l’avviso di ricezione, nella quale gli si chiedeva un incontro: ebbene sino ad oggi non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta! Il 6 dicembre 2009 abbiamo organizzato una passeggiata ecologica lungo il tracciato della strada dei colli, alla quale abbiamo invitato anche il sindaco: ebbene né lui né un suo delegato ha raccolto l’invito. Solo qualche settimana fa una delegazione di cittadini ha cercato di consegnare al sindaco le quasi mille firme raccolte contro il progetto del comune: ebbene il sindaco era impegnato (anche se sapeva), ma nessuno ha inteso riceverli.
Di recente – la lettera è stata pubblicata sul sito del comitato per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio (www.cosate.it) – si è chiesto al sindaco di informare la popolazione su quanto stava avvenendo in relazione alla aggiudicazione della gara in quanto era negato l’accesso al sito del comune: anche in questo caso non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
Ma tutto ciò fa parte del passato e noi ribadiamo oggi il desiderio di incontrare il sindaco ed il suo staff tecnico, voi assessori regionali insieme ad i nostri avvocati ed ai nostri tecnici per studiare insieme una soluzione che sia rispettosa delle carte – per usare un’espressione adoperata dal sindaco – ma anche e soprattutto della nostra Terra e delle esigenze di chi, sebbene espropriato, su quella terra vuole continuare a viverci.Restiamo in fiduciosa attesa.
Cisternino, 15 febbraio 2010
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Nell’ultimo periodo, i progetti per la realizzazione dei pozzi petroliferi nonché l’ipotesi di una centrale nucleare, hanno allarmato l’intera popolazione preoccupata per i drammatici risvolti che si potrebbero verificare. L’altra sera al dibattito organizzato dal Forum Ambiente e Sviluppo molti hanno potuto vedere coi propri occhi (come se non lo sapevano) quello che certe scelte e politiche energetiche hanno causato in numerose parti d’Italia e del mondo. Chissà se qualcuno si sia sentito in colpa per quelle drammatiche distruzioni visto che sono state le inevitabili e silenziosamente accettate conseguenze di uno stile di vita che tutt’oggi persiste anche in quelli che l’altra sera guardavano sbigottiti quelle immagini? Chissà se i possessori di SUV (e ce n’erano) si sono resi conto di cosa vuol dire mantenere quei lussi?
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In questi giorni l’amministrazione comunale è impegnata su più fronti nel sensibilizzare la cittadinanza su alcuni importanti aspetti che incidono pesantemente sull’ambiente: rifiuti e consumo energetico.
Sabato 12 Febbraio in collaborazione con Legambiente, quell’associazione in grado di definire Ostuni “pietra dello scandalo” del Salento per le lottizzazioni sulla costa e contestualmente premiarla con le 5 vele (vedi qui), presso il salone comunale organizza “M’illumino di meno”, lodevole iniziativa di sensibilizzazione sul risparmio energetico sostenuta anche dalla trasmissione radiofonica Caterpillar. Peccato solo che il primo a dover essere sensibilizzato sulla tematica sia proprio l’amministrazione Comunale. Perchè? Semplice, non esiste un solo atto, una sola iniziativa, un solo progetto del Comune di Ostuni che stimoli, promuova o favorisca il risparmio energetico, anzi ne potrete trovare diversi che vanno in senso completamente opposto.
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La tecnologia è ormai diventata l’ombra, se non la personificazione del tutto, di ogni singolo individuo. Non possiamo farne a meno. In particolare, abbiamo legato le nostre vite a doppio filo con i computer dai quali sembriamo non poter più prescindere. Ma quando diventano inutilizzabili, quando sono tecnologicamente superati, come si dice in gergo obsoleti, non sappiamo che fine facciano.
L’Onu ha calcolato che ogni anno si producono 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici in tutto il mondo, ovvero più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti nell’intero pianeta. Da più parti si è sentito dire che quello che è vecchio qui da noi, nell’opulento occidente, in realtà è innovativo in Africa; quello che dalle nostre parti è inutilizzabile, si trasforma in risorsa preziosa nel continente nero.






















