Archive for sostenibilità
L’esplosione del consumo nel mondo attuale crea più rumore di tutte le guerre e le armi, più confusione di tutti i carnevali. Come dice un vecchio proverbio turco, chi beve mettendo sul conto, si ubriaca il doppio. La cultura del consumo suona molto come il tamburo perché è vuota; e all’ora della verità, quando il rumore si ferma e la festa è finita, l’ubriaco si sveglia, solo, accompagnato dalla sua ombra e dai piatti rotti che deve pagare.
Il diritto allo spreco, privilegio di pochi, dice di essere la libertà di tutti. Dimmi quanto consumi e ti dirò quanto vali. Questa civiltà non lascia dormire i fiori, nè le galline, nè le persone. Nelle serre i fiori sono sottomessi alla luce continua, così crescono più veloci. Nelle fabbriche di uova, anche le galline hanno il divieto alla notte. E la gente è condannata all’insonnia, per l’ansia di comprare e l’angoscia di pagare. Questo modello di vita non è molto buono per le persone, ma è molto positivo per l’industria farmaceutica….
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Ieri ho visto in televisione un intervista a Carmine Specchia responsabile del circolo ostunese di Legambiente. La trasmissione era TRCB news sempre pronta a riservare spazi agli amici e soprattutto agli amici degli amici-clienti invece di fare informazione, mentre l’argomento era la rassegna “cinema per l’ambiente” organizzato per l’estate ostunese presso il chiostro di San Francesco. Interessante e lodevole iniziativa; stimolare riflessioni utilizzando documentari tematici è sicuramente un fatto positivo ed efficace, soprattutto quando sono ben fatti come “il suolo minacciato”, la prima delle pellicole proiettate che parla della cementificazione e del consumo di territorio e fa comprendere molto bene sia l’impatto ambientale che ne consegue sia l’inutilità sociale ed economica di un sistema di sviluppo basato sul consumo e sul mattone.
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Il 999 rappresenta il limite di chilowatt per chiudere un terreno ed istallare un impianto fotovoltaico con i finanziamenti europei. In Puglia , dove la giunta Vendola ha incoraggiato l’istallazione di micro impianti inferiori a 1 MW, basta una semplice Dichiarazione di Inizio Attività presentata al Comune e si pagano gli incentivi al produttore. Il fenomeno politico-imprenditoriale che fa leva sulla paura dell’effetto serra e si serve di forme pubblicitarie che enfatizzano i successi pugliesi nel campo delle rinnovabili per salvare il pianeta, ha utilizzato la legge regionale numero 31/2008 dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale con sentenza del 26 marzo 2010.
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I rifiuti possono diventare un business pulito, una risorsa economica, il punto di partenza fondamentale su cui impostare un ciclo dei rifiuti conveniente sia sotto il profilo ambientale che sotto quello economico.
Ci sono casi in cui definire rifiuti i rifiuti può sembrare un paradosso. Esistono infatti realtà, tra aziende private, amministrazioni locali o consorzi di Comuni, in cui l’immondizia si trasforma in oro. O almeno in euro.Sei storie esemplari dimostrano come i rifiuti che buttiamo, se opportunamente separati, anziché rappresentare un problema o un’emergenza possono tornare a nuova vita sotto forme diverse e rientrare nelle nostre case dalla porta d’ingresso.
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La “società della decrescita” presuppone, come primo passo, la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e, come secondo passo, l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.
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Quando gettiamo una bottiglia, ci può capitare di pensare che diventerà presto una nuova bottiglia. Non penseremmo mai che da quella bottiglia possa nascere un nuovo edificio. Eppure è possibile.
La Savno (Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale) ha vinto infatti il premio Energy Globe Award, realizzando una struttura interamente costituita da materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Si trova in provincia di Treviso, a Conegliano Veneto per la precisione, ed è la nuova sede ecosostenibile del consorzio trevigiano.
Dalla struttura fino ai più piccoli dettagli, ogni parte dell’edificio vincitore del premio è realizzata con materiali riciclabili: travi e pilastri sono in acciaio, materiale riciclato e riciclabile; l’isolamento termo-acustico è realizzato con particolari pannelli in poliestere privi di colle tossiche, ottenuti dal riciclo delle bottiglie di plastica; l’isolamento dei pavimenti si realizza con una fibra di cellulosa prodotta dalla carta riciclata ed i pannelli delle tamponature con scarti di segherie.
Oltre all’utilizzo di materiali riciclati e riciclabili all’infinito, attenzione al risparmio energetico e di risorse è stata posta anche in fase di progettazione dell’impianto di climatizzazione. L’energia di cui l’edificio si servirà in fase di esercizio, deriva per il 70% da fonti rinnovabili: l’impianto di climatizzazione è infatti di tipo geotermico. Un impianto di raccolta dell’acqua piovana consentirà infine di riutilizzare le acque meteoriche per innaffiare le piante ed alimentare i servizi igienici.
La raccolta differenziata può produrre risultati concreti: da un quotidiano stampato su carta riciclata ad un nuovo edificio, ma bisogna farla invece di far sventolare bandiere e vele.
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“Fatta la legge trovato l’inganno” tipico detto Italiano andrebbe riscritto in “Inventato l’inganno, fatta la legge su misura”. Il campo delle energie da fonti rinnovabili è emblematico, hanno cominciato coi famosi Cip6 una legge innovatrice che opportunamente modificata ha consentito ai soliti di intascarsi milioni di euro di soldi nostri. Un aumento del 7% circa delle nostre bollette elettriche che in teoria avrebbe dato il via alla rivoluzione rinnovabile nel nostro paese, sono andati invece a finire nelle mani dei Moratti, dei Marcegaglia e dei loro compari capitalisti senza capitali. Vennero poi i certificati verdi, anche questi divorati dalle multinazionali che oggi, di fronte alla paventata ipotesi di concellazione prevista nella manovra finanziaria “lacrime e sangue”, stanno scatenando tutti gli amici dei mass media e delle fantomatiche, ma anche storiche, associazioni ambientaliste affinchè si eviti questo danno al paese (e soprattutto ai loro profitti). Infine il conto energia, altro strumento legislativo dove gli speculatori ci si sono buttati a capofitto realizzando megaimpianti in ogni dove, annullando di fatto tutti i benefici che la comunità dovrebbe attenere dall’utilizzo dalle fonti rinnovabili (protezione ambientale, sostenibilità, efficienza, etc).
L’associazione TerraRossa ha rivolto all’assessore all’ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro (IdV) 10 domande a cui, spero vivamente, seguano altrettante pronte ed esaustive risposte.
1- Le politiche che incidono radicalmente sull’ambiente, sul tessuto sociale ed economico di un territorio non dovrebbero essere calate dall’alto.
E’ stato criticato il metodo con cui sono stati imposti la Tav, il Mose e il Ponte sullo Stretto.
Per quale ragione la Regione Puglia, al momento dell’elaborazione della legge che abolisce la valutazione di impatto ambientale per impianti fino a 1 MW, non ha informato e coinvolto i territori?
2- E’ stata effettuata una valutazione della sostenibilità ambientale?
Come e in quale misura sono stati valutati i rischi ambientali ed idrogeologici?
3- E’ stata effettuata una valutazione della sostenibilità economica?
Sono stati valutati gli effetti su un’agricoltura in profonda crisi come la nostra?
4- Ci sono Comuni nei quali i campi coprono centinaia di ettari, per quale ragione la normativa non ha previsto dei limiti quantitativi sull’estensione?
5- Gli impianti a suolo sono realizzati quasi esclusivamente da multinazionali e grandi aziende estere, che realizzano profitti enormi con gli incentivi, frutto della fiscalità collettiva. Era difficile immaginare che la liberalizzazione degli impianti fino ad 1 MW avrebbe aperto le porte alla speculazione e che le mani sporche sarebbero calate sulle energie pulite?
6- Alcuni comuni hanno provato a limitare e regolamentare lo sviluppo dei campi fotovoltaici, perché sono stati lasciati soli contro le multinazionali e i loro uffici legali?
7- Nonostante il limite di 1 MW nascono ovunque impianti di svariate decine di MW, frutto dell’aggregazione di più DIA, a volte presentate dallo stesso soggetto attraverso società collegate. Questi impianti hanno un impatto ambientale enorme su vaste aree. La Regione è a conoscenza di questo fenomeno? Come devono comportarsi i comuni?
8- Perché in Puglia a monte di un enorme aumento dell’energia prodotta tramite risorse rinnovabili non c’è una sostanziale riduzione di quella prodotta con combustibili fossili, principalmente tramite la centrale a carbone di Cerano? A fronte di quanto sta avvenendo sulle energie rinnovabili si può elaborare una politica del risparmi energetico?
9- Il governo Berlusconi intende far propria la legge regionale pugliese abolendo la VIA per impianti fino ad 1 MW su tutto il territorio nazionale.
C’è il rischio che l’intera penisola sia invasa dal fotovoltaico selvaggio?
10- Il Presidente Vendola all’inaugurazione della 61esima Fiera dell’Agricoltura a Foggia ha dichiarato che è arrivato il momento di smetterla di sostituire i campi coltivati con pale eoliche e fotovoltaico. La Regione Puglia vuole oggi confrontarsi con i comuni e la società civile? Intende bloccare il fotovoltaico sui terreni agricoli, solarizzare le città e incentivare l’autoproduzione?
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Acqua, rifiuti, energia, emissioni in atmosfera e consumo di territorio rappresentano cinque degli elementi più importanti per il futuro del nostro pianeta e delle nostre comunità. L’ambiente è il nostro bene comune più importante. L’umanità non può più considerare i propri stili di vita e il proprio modello di sviluppo indipendenti dalle variabili ambientali che ogni giorno emanano segnali di emergenza e insostenibilità. Emergenza ambientale ed emergenza sociale sono indissolubilmente legate a un modello di sviluppo che mira alla crescita dei consumi, che concentra le ricchezze e considera povertà e inquinamento come effetti indiserati. Occorre ripensare la nostra società, le nostre abitudini, i nostri consumi e comportamenti.
Viviamo oggi la necessità di portare avanti processi che cambino profondamente la nostra società, condizionata dai mass media e dalla pubblicità, disaffezionata alla politica e alla partecipazione attiva. C’è bisogno di lavorare tanto con e in mezzo alla gente, per cambiare le nostre abitudini e far crescere la consapevolezza degli effetti di questo modello di sviluppo, così come delle buone pratiche sociali e ambientali che possiamo costruire dal basso. Occorre lavorare, su tutti i fronti, aggregando e coinvolgendo, senza rinchiudersi né in circoli chiusi come è successo ad alcuni movimenti, né nelle stanze del potere come invece è successo a parte della politica.
La necessità di progetti che coinvolgano le comunità e sappiano ridefinire i nostri stili di vita è una necessità sociale e ambientale senza precedenti. E’ una necessità sociale perchè l’aggregazione comunitaria è quasi scomparsa, affidata sempre più agli spazi sterili e vuoti del mercato e dei grandi centri commerciali, dove l’individualismo e l’apparenza dominano sull’autenticità dei bisogni e delle relazioni. E’ una necessità sociale perchè la politica è svuotata della partecipazione dal basso di cui invece deve alimentarsi come linfa vitale per costruire il bene comune. E’ una necessità sociale perchè le regole del mercato impongono una politica di prezzi che porta la produzione locale ad essere strangolata dalle grandi marche che mettono in crisi l’economia locale. E’ una necessità ambientale perchè la società dell’immagine e dell’usa e getta si basa quasi esclusivamente sulla pubblicità generando sprechi insostenibili di risorse, di energia, di trasporti.
Il buon esito di progetti che sappiano invertire queste tendenze dipende esclusivamente dalla dimostrazione alla comunità che esiste chi progetta un futuro diverso e che la speranza dipende dalla responsabilità delle scelte di ognuno di noi. Giorno per giorno. L’utopia non è infatti un mero sogno di pochi idealisti ma può essere declinata in scelte quotidiane e di responsabilità che coinvolgono e aggregano le comunità locali nella costruzione del migliore futuro possibile.
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Sono molto dispiaciuto per i cittadini di Colorno, un paese di circa 10 mila abitanti in provincia di Parma, perchè la loro cittadina non è amministrata da persone di alto profilo e spessore come quelli che si ritrovano qui ad Ostuni nella squadra di Tarzanella & Co.
Se avessero questa fortuna potrebbero vincere una mountan bike dal valore di circa 100 euro portando plastica, vetro o carta all’isola ecologica incrementando così la raccolta differenziata del proprio paese dello 0,38%. Se avessero questa fortuna potrebbero ammirare la splendida zona degli orti periurbani, o meglio quel che ne rimane, circondata da numerosi parcheggi sicuri che nel caso non potessero essere utilizzati per un qualche motivo potrebbero contare su un consigliere di opposizione subito pronto a protestare inutilmente. Se avessero questa fortuna avrebbero la possibilià di percorrere inutili strade per andare dal nulla al niente e gratificarsi pensando al fatto che sono costate diversi milioni di euro. Se avessero questa fortuna potrebbero prendere una sdraio ed un ombrellone e appostarsi comodamente in piazza ad ammirare la Bandiera Blu e le 5 vele che sventolano sul municipio, evitando così di andare a cercare spazio su splendide spiagge già interamente occupate da rifiuti vari.
Invece si ritrovano con amministratori locali visionari che parlano di Comuni Virtuosi e così niente muontan bike, ma la raccolta differenziata porta a porta che purtroppo crea posti di lavoro. Una quarantina di addetti in più per poter soddisfare queste voglie virtuose. Ma visto che piove sempre sul bagnato, il Comune ha pure registrato risparmi nella gestione dei rifiuti; non dovendo pagare per smaltirli e potendo vendere il materiale (plastica, vetro, carta, acciaio, etc.) ha potuto abbassare la tariffa a carico dei cittadini. Tutto questo invece di distribuire biciclette. Vergogna!!! Naturalmente niente parcheggi tra gli orti periurbani diffusissimi nelle scuole, così come molto diffusi sono i mercati del contadino riservati ai piccoli produttori e negozi effecorta ove trovare numerosi prodotti a Km zero. Tutte iniziative che stimolano e favoriscono l’economia locale e di conseguenza creano occupazione, pensa si sono persino inventati l’obbligo per chi fornisce il servizio di mensa scolastica di acquistare i prodotti ortofrutticoli dai produttori locali, nonchè la possibilità di utilizzare anche i prodotti coltivati dagli studenti. Parcheggi? Da quelle parti sono capaci di parlare solo di mobilità sostenibile.
Proprio sfigati questi di Colrno non hanno neanche una classe politica che se la sbriga da sola, che accontenta l’amico o la lobby di turno, quella in grado di garantire un tot di voti. Stanno sempre a chiedere ai cittadini come amministrare la cosa comune tramite incontri, dibattiti e altre strane cose che chiamano istituti della Partecipazione. Nemmeno il bilancio sono capaci di farsi da soli, da anni si ostinano col bilancio partecipato dovendo così definire insieme ai propri concittadini come e dove spendere i loro denari. Assurdo.
Ma ora sti politici “virtuosi” stanno proprio esagerando. Sapete cosa hanno intenzione di fare? Hanno deciso di dare in usufrutto gratuito i tetti di alcuni edifici pubblici (municpio, scuole, asilo, cimitero, etc) a soggetti privati per farci sopra degli impianti fotovoltaici per la produzione di energia rinnovabile e pulita, veramente pulita: Energia che sarà poi consumata negli stessi edifici in cui è prodotta. Sapete cosa vuol dire tutto questo? Che il comune per quegli edifici non dovrà sborsare più neanche un euro per la bolletta elettrica e senza alcun investimento iniziale, perché il costo dell’impianto è a totale carico del privato che lo realizzerà, che potrà guadagnare vendendo l’energia prodotta in eccesso. Economia che si muove, Comune che genera risparmi e quindi libera risorse per altro, creazione di posti di lavoro. Pensate, se invece potevano contare su Tarzanella & Co…..
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Poco più di un anno fa venni a conoscenza della Biowashball una pallina con all’interno delle sferette di ceramica che, a dire dei produttori, permetteva di lavare i panni in lavatrice senza utilizzare detersivi. All’inizio ero dubbioso sulla effettiva efficacia di questo prodotto, ma visto che non aveva un eccessivo costo (poco più di 40€) decisi comunque di acquistarla per provarla. Risultato finale: da oltre un anno non utilizzo alcun tipo di detersivo.
La mia famiglia è composta da quattro persone comprese due bimbe che spesso non sono molto attente a non sporcarsi i vestiti. Eppure basta inserire tutto nella lavatrice insieme a questa pallina e alla fine del ciclo di lavaggio tutto esce pulito. Considerate anche che utilizzando questo sistema la temperatura massima che si utilizza è di 50° e quindi si risparmia anche parecchia energia. Naturalmente questa pallina, come tutti i detersivi, ha un pò di difficoltà con alcune macchie difficili e necessita di un ammorbidente, ma anche qui possiamo utilizzare prodotti ecologici e soprattutto economici. Come smacchiatore potete sciogliere del sapone di marsiglia in acqua calda, ovvero fate bollire dell’acqua in una pentola e mettetici dentro una saponetta di sapone di marsiglia lasciando bollire fino a quando non si sarà sciolta completamente. Potete versare un poco di questo prodotto sulle macchie difficili prima di mettere i capi in lavatrice insieme alla biowashball. Per quanto riguarda l’ammorbidente invece il consiglio è quello di utilizzare l’aceto, versandolo nell’apposita vaschetta della lavatrice. Un ottima soluzione avendo anche azione disincrostante ed anticalcare.
La biowashball ha una durata di tre anni durante i quali non dovrete più acquistare detersivi con un cospiquo risparmio di denaro, è consigliato ogni tanto porla alla luce diretta del sole per “ricaricare” le sferette e se tutto questo non vi basta quando non sta nella lavatrice può essere messa in frigorifero dove aiuterà a mantenere più freschi frutta, verdura, carne e pesce.
Non ho ben chiaro il meccanismo di azione di questa palla, come faccia a lavare i panni o mantenere freschi i prodotti in frigorifero, ne sò come faccia a ricaricarsi al sole. Sò però con assoluta certezza che da oltre una anno, da quando la utilizzo, non acquisto e non faccio più uso di detersivi, smacchiatori e ammorbidenti e questo mi permette di rispettare l’ambiente e il mio portafoglio. Quindi anche se non sò tante cose posso tranquillamente dire Eppur funziona.











































