Seguimi su facebook twitter Google + youtube picasa foursquare RSS

Archive for Società/Cultura

esercitocorrotti

La corruzione in Europa costa 120 miliardi di euro all’anno, la metà (60 miliardi) solo in Italia. Nel nostro paese è così diffusa da considerarsi normalità; eroi sono gli onesti, i non corruttibili. La corruzione interessa ogni ambito della nostra vita sociale, non c’è settore che non ne sia coinvolto. E se vi sono una moltitudine di corrotti ancor maggiore è il numero dei corruttori; insieme compongono un esercito di immani proporzioni.

La corruzione non riguarda solamente la politica anche se, come si suole dire, il pesce puzza sempre dalla testa. Corrotti sono quei medici che fanno certificati falsi per falsi invalidi, corrotti quei funzionari dell’agenzia delle entrate disposti a chiudere gli occhi se ben stimolati, corrotti quelli che riescono a far vincere i concorsi ai propri raccomandati e via dicendo, l’elenco è davvero lungo. Spesso la corruzione non vede neanche un diretto scambio di denaro, ci si scambia favori, in politica si ricambia col voto.

Ma se questi sono esempi che ancora e in parte indignano un pò di persone ve ne sono molti altri che invece sono tollerati, giustificati ed anche apprezzati. Uno che è riuscito, tramite un amico, a non pagare il ticket per la visita sanitaria è considerato un dritto non certo un ladro, chi glielo ha consentito un bravo amico. Allo stesso modo chi, raccomandato, ha “superato” un concorso, ha fatto bene e chi glielo ha consentito una brava persona che ha dato una mano ad una persona in difficoltà. Se una pratica in qualche ufficio pubblico con ormai sopra di se centimetri di polvere viene improssivamente spolverata e risolta grazie all’interessamento di qualcuno appositamente disturbato, questo qualcuno è uno capace di capire i problemi della gente.

Vi è  poi una specie di corruzione che potremmo definire coatta. Cioé sei obbligato a chiedere come favore e magari ad oliare la macchina per ottenere ciò che in realtà è un tuo diritto. Un diritto intrappolato nelle maglie della burocrazia, con i suoi tempi e le sue peripezie ma che può essere facilitato dall’interessamento di qualcuno. La burocrazia è infatti il miglior concime per la corruzione, più è fitta ed intrigata più è possibile individuare strade per raggirarla.

Come se ne esce da tutto questo? (60 miliardi sono una cifra enorme, considerando che una manovra finanziaria si aggira tra i 40 e i 50 miliardi) Può bastare la magistratura pur con una legislazione migliorata, strtumenti di indagini più efficenti ed efficaci e pene più severe oltre che certe? Non credo. Il fenomeno è così diffuso ed anche tollerato che è davvero difficile pensare che si possa fare piazza pulita con la sola  repressione del reato. L’unica via di uscita è un drastico cambio di paradigma culturale, insomma è ora che sia la popolazione a dire basta, a non tollerare più il fenomeno e a considerare questi personaggi per quello che realmente sono: dei farabutti. Se non vi sarà questo passaggio, per molti anni ancora dovremmo pagarne il prezzo che non è solo economico, perchè in questo sistema i gangli del sistema saranno occupati in prevalenza dai furbi e non dai bravi.

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)
ott
03

Fanculo i soldi

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

dibattista_lampedusa

Difficile trovare parole di fronte all’ennesima tragedia dei disperati del mare. Alessandro DI Battista ci è riuscito molto bene nel suo intervento stamane alla Camera dei Deputati.

Provate a pensare alla religione delle depredazione, una religione mondiale quella che si sta creando nel nostro pianeta. Questo è un mondo che non và! Per anni abbiamo schiavizzato l’Africa, l’abbiamo depredata. La ricchezza dell’Europa proviene dagli anni del commercio triangolare.

Esseri umani strappati a mamma Africa e portati sui barconi a lavorare in America. Oro, argento e zucchero che arrivano in Europa e che permisero la nascita delle industrie tessili Europee  e tessuti che finivano nelle mani di certi capi tribù Africani che li ripagavano a suon di schiavi.

La ricchezza dell’europa si basa sul genocidio e sulla diaspora Africana. Tutto per i soldi. Oggi fratelli Africani cercano di riprendersi un pezzo di quella ricchezza che gli è stata sottratta, salpando verso Lampedusa o su barche della morte, della disperazione e dell’illegalità.

I fratelli Africani devono stare a casa loro, non “devono stare a casa loro” ma devono stare a casa loro perchè quella è casa loro. Ma non hanno alcuna speranza a casa loro perchè a casa loro ci sono immense imprese europee e nordamericane che ungono le classi dirigenti locali per avere appalti e concessioni e continuare la depredazione dell’Africa, costringendo i cittadini Africani a cercare nuovi spazi e nuove opportunità. Quel che succede già a noi, in fondo, anche se non muoriamo nel mar Mediterraneo. Già espatriamo direzione USA, Austrialia, Gran Bretagna ma in futuro andremo noi a vendere le rose nei bar delle zone più ricche di Mumbai.

E’ tutto un circolo vizioso. Fanculo i soldi, Presidente. Il dramma dei morti di Lampedusa è tutto qui, nel primato del profitto sull’umanità, dell’oro sul sangue. I soldi sono uno strumento non un fine, sono un mezzo per avere quelle comodità che ci rendono piacevole questa avventura che è la vita non certo l’obbiettivo delle nostre esistenze.

Io la povertà l’ho vissuta e l’ho vista, ma i più poveri che ho conosciuto sono quelli così poveri che hanno solo i soldi.

Grazie

Alessandro Di Battista

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)

vitelloni

Di Laura Costantini

Capita a tutti. Un semaforo rosso, magari di quelli pedonali. Nessuno che attraversa e lo scooter, che ha fatto gimcana tra le auto, si porta in prima fila. Un’occhiata a destra, una a sinistra e poi via, in barba al semaforo. A nessuno sembra strano, a nessuno appare per quello che è: una lampante infrazione del codice della strada. Perché il semaforo rosso significa stop. Sì, si risponde indulgenti, ma non passava nessuno, dai.

Ancora. Si passeggia per strada, in una qualsiasi città italiana. Le strade non sono un elvetico esempio di nitore, ma insomma. Una persona davanti a noi estrae il pacchetto delle sigarette. Lo libera del cellophane. Rapido sguardo a destra, uno a sinistra. Nessun cestino in vista e il cellophane vola in terra e a nessuno sembra strano. È segno di inciviltà ma, ci si dice, i cestini chissà dove sono, sono sempre pieni e per terra non sarà quella l’unica cartaccia.

Ancora. Siete in auto, il semaforo vi dà via libera, viaggiate tranquilli del vostro diritto al passaggio. Ed ecco un ciclista che ha visto il segno di stop che lo riguarda così come ha visto voi in arrivo. Ma lui ha fretta e chi ha detto che un ciclista debba rispettare il codice stradale? Così, privo di casco e a rischio della sua stessa vita, vi taglia la strada. Frenate ovvio, magari provate a sfogarvi con un giusto improperio e vi ritrovate seppelliti da una valanga di insulti. Perché il ciclista sa di essere nel torto, ma non importa. Hai frenato, che vuoi che sia?

Entrate in un bar, prendete un caffè, pagate, chiedete lo scontrino. La cassiera vi fissa con odio e vi fa sentire un aguzzino della Santa Inquisizione. Nel vostro quartiere ci sono i cassonetti per la differenziata e voi vi sforzate di suddividere il pattume secondo le regole. Accumulate la carta, bella, pulita e impacchettata, raggiungete l’apposito contenitore e lo scoprite zeppo di cartoni unti di pizza. Tanto, vi dicono, se vogliono riciclano anche quella o, peggio, è tutta una finta e in discarica finisce tutto insieme.

Noi italiani ci vantiamo di questa nostra caratteristica. Il nostro trovare sempre un’eccezione alla regola, il forzare i codici a nostro uso e consumo, lo consideriamo manifestazione di un’italica propensione al sano buon senso. Perché rispettare un rosso, se non passa nessuno? Perché gravarsi di cartacce, se le strade sono sporche? Perché emettere uno scontrino, se tutti evadono le tasse? Eccezioni che sembrano piccole, insignificanti, perfettamente sensate. Ma che, per la loro stessa esistenza, aprono la strada a squarci sempre più ampi nel fragile tessuto del vivere in un consesso civile. E per un ciclista che si sente in diritto di tagliare la strada senza rispettare un semaforo rosso, si arriva facilmente a una persona che tre gradi di giudizio hanno riconosciuto colpevole, penalmente colpevole, che si sente in diritto di pretendere un’eccezione. Di forzare le regole, di ritenersi, come in fondo facciamo quasi tutti noi italiani, al di sopra della legge.

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)
ago
03

Pensare è faticoso

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

pensare

Pensare, farsi una propria opinione è molto faticoso o, quanto meno, impegnativo. Le informazioni che ci giungono da numerosissime fonti, spesso contradditorie tra loro vanno elaborate al fine di potersi fare una propria opinione. Molto meglio prendere un opinione già bella pronta e farla propria. Giornali e media sono bravissimi nel porgere su un bel vassoio opinioni pronte all’uso, non c’è bisogno neanche di scaldarle nel microonde come avviene per i cibi precotti.

Ed ecco che in una società dove non c’è mai tempo, dove rincorriamo la nostra vita senza, spesso, manco chiederci dove stiamo andando ed il perchè ci mancherebbe pure che uno debba spendere il proprio prezioso tempo per informarsi, pensare e farsi una propria opinione.

Così come per i cibi precotti, poi, anche nel campo delle opinioni pronte ce n’è per tutti i gusti basta scegliersi la fonte che più aggrada il nostro palato cerebrale. Repubblica, il Giornale, Libero, l’Unità, Tg vari dal 1 al 7, la scelta è apparentemente variegata. Apparentemente perchè le differenze sono nei termini e toni utilizzati non certo nei contenuti visto il comune obbiettivo di costituire il pensiero unico.

Non deve quindi meravigliare sentire comuni cittadini sostenere con forza e con vigore la “propria” opinione con gli stessi termini e gli stessi modi del giornale o Tg di riferimento. Incapaci persino di utilizzare parole differenti, incapaci di entrare nel merito delle loro opinioni, limitandosi agli slogan e alle frasi fatte che hanno appreso ed imparato. La realtà, spesso evidente e davanti agli occhi di tutti, non può competere col pensiero precotto. Questo prevarrà perchè e meno faticoso che aprire gli occhi.

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)

punto-interrogativo-3

Perché le nostre vite devono essere spese e consumate in lavori che poco ci piacciono.

Perché ci è stata tolta la libertà reale di poter godere della cose sane che più amiamo fare.

Perché bisogna accettare il compromesso di vivere la maggior parte del nostro tempo a fare quelle cose che non ci piace fare, convincendoci sistematicamente che lo stiamo facendo per spirito di sacrificio e per sano dovere verso qualcuno o qualcosa.

Vorrei sapere chi e perché ha stabilito che non si possa godere liberamente della terra che è di tutti, del mare pulito e dell’aria sana che serve a rigenerarci?

Vorrei sapere chi ha deciso che dobbiamo sempre soprassedere sulle ingiustizie che, quotidiane, piccole ed insidiose ci sottraggono dignità.

Vorrei sapere perché si deve arrivare alla vecchiaia sempre rimandando a domani qualcosa di bello, fino a quando l’unica cosa che rimarrà di rinviare sarà una morte indesiderata ma inevitabile.

Vorrei sapere come siamo arrivati al punto che le persone (che hanno tutto il mio profondo rispetto) decidano che sia più dignitoso morire per la vergogna di un lavoro perso, di un fallimento economico, di un debito contratto e non solubile.

Vorrei sapere chi ha deciso, programmato, previsto e dirottato la nostra legittima felicità in cambio di pezzi di carta straccia colorata, che come la più potente delle droghe ha annebbiato i porti sicuri delle nostre felicità.

Vorrei sapere perché giovani, padri e madri di famiglia sono costretti (se fortunati!) ad accettare lavori umilianti , orari sottopagati, ritmi disumani n cambio di uno stipendio che servirà solo per le prime necessità, ed essere costretti a dire anche grazie.

Vorrei sapere perché se nasce il figlio o la figlia del famoso di turno o del principino di turno si dedicano dirette e programmi speciali con tanto di rotocalco mentre invece ai milioni di bambini sottonutriti per colpa di noi occidentali, profughi, sfruttati lavorativamente, violentati, stuprati si dedica solo il tempo delle lacrime di coccodrillo. E questo non sarebbe razzismo o culto della razza reale o famosa?

Vorrei sapere perché gli esseri umani (una parte) hanno abdicato allo loro spiritualità, alla loro vita interiore, alla loro creatività, alla loro capacità di bellezza.

Vorrei sapere perché una buona fetta di uomini e donne è vittima della depressione, del non senso, della tristezza, della paura. Prigionieri di un passato idealizzato e di un futuro sempre solo immaginato e sperato.

Vorrei sapere perché – la maggior parte delle persone -non si indigna più, non protesta più, non pretende più che le ingiustizie siano combattute e debellate; non crede più che nei gesti profetici, nei valori nobili della giustizia, della legalità, della meritocrazia, nella capacità di futuro.

Vorrei sapere perché ci si accontenta dei riti, delle formalità, delle esteriorità e poco della concreta pratica della coerenza di vita.

Vorrei sapere perché madri e padri di famiglia che hanno speso una vita intera a lavorare duro e con dignità, debbano poi rinunciare anche ad una serena vecchiaia.

Perché debbano sempre esistere gli ultimi di ogni parte del mondo, mentre invece ci riempiamo la bocca di amore e di solidarietà.

Perché alcuni giusti muoiono ingiustamente e molti stolti vivono come se fossero dei giusti.

Perché alcuni nascono sani ed altri malati per colpa dell’inquinamento, de cibo malato, dell’aria innerita da altri uomini; e perché alcuni possono curarsi ed essere assistiti ed altri no.

Vorrei sapere questi e tanti altri “perché”, ma mi accontenterei anche “solo” che l’umanità si risvegliasse e desse voce alla sua dignità.

Alessandro Lauro (Mdf Sorrento)

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)