facebook twitter Google + youtube flickr vimeo friendsfeed Scribd RSS

Iapra li uecchie - Video



Zero Privilegi Puglia

Zero Privilegi Puglia - Video

Archive for Società/Cultura

mag
21

Cani e porci

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

I primi sono i cuccioli che vivono con noi ed allietano le nostre giornate con la loro compagnia. I secondi la congrega di banchieri che senza averne diritto governa questo disgraziato paese e lo prosciuga di ogni risorsa, attraverso l’imposizione di una tale marea di tasse che avrebbe fatto impallidire perfino un professionista come il povero Padoa Schioppa. Fidando naturalmente sulla capacità degli usurai di Equitalia di estorcere denaro anche a chi ormai sta letteralmente morendo di fame.

Per la seconda volta si sta infatti tornando a parlare di un progetto di legge, mirato a tassare i possessori di animali domestici, finalizzato dal “nobile proposito” di rimpinguare le casse comunali, finanziando una migliore gestione del randagismo.

Stando alle pagine di Repubblica, leader indiscusso fra i giornalacci mainstream, la proposta di legge in oggetto avrebbe in un primo tempo riscosso i favori del governo, che si sarebbe poi però affrettato nel prendere le distanze, per bocca (o meglio tastiera) del sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, che esprimendosi nel merito nel luogo deputato a discutere le leggi, cioè twitter, avrebbe definito l’appoggio precedentemente dato al provvedimento solamente una “battuta”….

Riteniamo giusto, per amore di decenza, non entrare nel merito dell’atteggiamento ambiguo con il quale il governo ormai da alcuni mesi introduce e poi ritratta l’argomento, dal momento che probabilmente si tratta solamente di “salti mortali” finalizzati a trovare la strada giusta per meglio indorare la pillola.

Ci preme invece soffermarci un attimo sulle conseguenze lapalissiane che verrebbero ingenerate dall’approvazione di un qualsivoglia disegno di legge che preveda la tassazione degli animali domestici presenti nelle nostre case, anche qualora l’introito venisse destinato a gestire il fenomeno del randagismo.

In primo luogo verrebbero colpiti dalla nuova tassa proprio quei soggetti (i possessori di animali domestici) che prendendosi cura di cani e gatti contribuiscono a ridimensionare il problema del randagismo, devolvendo agli amici a quattrozampe una parte del loro reddito.

In secondo luogo la tassazione provocherebbe una vera e propria escalation degli abbandoni, da parte dei soggetti meno sensibili, determinando un incremento esponenziale proprio di quel randagismo che la legge si proporrebbe di combattere.

Insomma un vero cortocircuito logico o se preferite una porcata, in conseguenza della quale gli animali domestici verrebbero ulteriormente vessati ed equiparati ad un’auto di lusso o ad una barca da diporto.

Con tutta probabilità, di fronte alle molte alzate di scudi che questa notizia ha provocato, la tassa verrà per il momento accantonata, per ricomparire entro breve tempo una terza volta, magari già approvata e pronta per l’uso, unitamente ad un nuovo disegno di legge che preveda di tassare le proteste un tanto a parola, naturalmente per finanziare il diritto a protestare, sancito dalla costituzione.

Marco Cedolin

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Politica
Commenti (0)

Si chiama digital divide, e significa barriera digitale. Con questo termine si intende la linea ideale di demarcazione che separa le persone che accedono regolarmente all’informazione in rete (informazione “digitale”, appunto) da quelle che non lo fanno.

Fin dagli esordi di Internet ha cominciato a notarsi questa forte differenza, nel momento in cui i “non-utenti” continuavano a ricevere informazioni da un unico punto di vista – quello istituzionale – mentre gli utenti della rete scoprivano che molte questioni importanti, come ad esempio la guerra del Kosovo, potevano anche essere viste dal lato opposto – quello del popolo serbo, in quel caso – cambiando completamente di colore.

Chi guardava la televisione, o leggeva la stampa mainstream, sentiva un’unica voce a reti unificate: “I ribelli serbi seminano il terrore nei villaggi albanesi, ammazzando donne e bambini senza pietà”. Chi invece andava in rete scopriva anche che “i ribelli serbi” erano stati addestrati, finanziati ed armati segretamente dagli americani. Poi poteva trarre le sue conclusioni.

Il salto di qualità fu immediato, e fin dai primi anni di Internet  si cominciò a sentire questo divario sempre maggiore fra gli informati e i non-informati.

In realtà, la molteplicità dei punti di vista è solo il primo dei vantaggi offerti dalla rivoluzione di Internet: la vera differenza inizia a sentirsi quando l’utente utilizza questa molteplicità di angolazioni per costruire dei nuovi “oggetti di informazione”, che prima non esistevano, su cui potrà basare i passi successivi della sua ricerca.

Facciamo un esempio. Se uno studia in rete la guerra del Kosovo, arriva probabilmente a capire che si è trattato di una operazione progettata ed orchestrata dalle nazioni occidentali per togliersi di mezzo una volta per tutte l’ostacolo della Serbia. Se poi questa persona studia, ad esempio, la recente “liberazione” della Libia, si accorge che le stesse nazioni occidentali hanno usato una tattica molto simile – scontri civili fomentati di nascosto, per giustificare un “intervento umanitario” – per togliere di mezzo un altro ostacolo decisamente fastidioso, il colonnello Gheddafi.

A quel punto il nostro navigatore fa uno più uno, e la prossima volta che sente parlare di “intervento umanitario” drizza le orecchie, e capisce in pochi secondi che cosa c’è veramente sotto.

In altre parole, l’analisi separata delle diverse situazioni storiche lo ha portato non solo a capire meglio ciascuna di esse, ma anche ad assimilare un nuovo concetto – quello dellefalse-flag operations – che prima non conosceva.

Nel frattempo chi guardava la TV è rimasto fermo al livello 1: del Kosovo ha sempre visto solo una facciata, quella mostrata dai media istituzionali. Della Libia ha sempre visto solo una facciata, quella mostrata dai media istituzionali. E della prossima operazione false flagvedrà probabilmente solo una facciata, quella mostrata dai media istituzionali. In questo modo non solo non riuscirà mai a capire il senso reale di ciascun evento singolo, ma non potrà nemmeno arrivare a collegarli l’uno con l’altro, perchè non sarà in grado di acquisire il nuovo concetto di “false flag operation”.

Chi invece ha imparato ad approfittare al meglio della rete procede sempre più agile e svelto, e sviluppa la sua conoscenza non solo allargandola in orizzontale, ma aggiungendo anche nuovi strati in senso verticale. E più sale – paradossalmente – più diventa facile acquisire nuove nozioni ed arrivare a nuove conclusioni.

Quello che inizialmente appariva come una semplice barriera di separazione fra due gruppi di persone, sta diventando un vero e proprio baratro che non solo non sarà mai più possibile colmare, ma nel quale vengono ormai le vertigini anche solo a guardare.

Massimo Mazzucco

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti (0)

18 anni fa, ieri, nasceva Emergency. Un’idea un pò “folle”, condivisa da Gino Strada e dalla moglie Cecilia, che volevano raccontare non più storie di guerra, ma storie di pace. Ed è la stessa Cecilia a dirlo: “C’erano una volta persone che rifiutavano armi ed eserciti, scontri e battaglie, soprusi e violenze. Che parlavano di altri uomini e donne, non di nemici. Che parlavano di diritti e di dignità, che pensavano che un mondo diverso era possibile, e che si poteva fare in molti modi: costruendo ospedali, per esempio”.

Loro ci hanno creduto e ci sono riusciti. In ben 18 anni di attività le operazioni di Emergency nel mondo sono tantissime. Hanno curato oltre 4 milioni e mezzo di persone, costruendo ospedali, portando personale e offrendo cure di qualità e gratuite.

L’associazione però vive grazie al nostro contributo. Dagli ultimi dati emersi, Emergency ha riscosso più fiducia da parte di tutti gli italiani, ponendosi al primo posto per donazioni tramite il 5 x 1000. Ma questo non basta. C’è bisogno di fare di più.

Diceva Gino Strada nel suo libro Pappagalli Verdi: ”Le guerre, tutte le guerre sono un orrore. Non ci si può voltare dall’altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio”.

Non possiamo rimanere indifferenti. Che ne dite di fare un bel regalo di compleanno?

Per sostenere Emergengy puoi:

- fare una donazione http://www.emergency.it/flex/FixedPages/Common/donazioni.php/L/IT/trk/1.20

- donare il tuo 5 per mille http://www.emergency.it/cinque-per-mille.html

- abbonarti a E il mensile http://www.eilmensile.it/abbonamenti/

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)

L’Italia dello spread e dei governi tecnici è uno strano paese, dove un allenatore che tira un paio di cazzotti al proprio giocatore che lo ha schernito, viene additato come becero violento e licenziato seduta stante, ma un poliziotto che bastona a sangue una donna che giace a terra indifesa, violento non lo è, anzi si propone per ricevere una promozione. Un paese confuso e confusionario, abbarbicato sui cortocircuiti logici, dove spesso vince chi urla più forte, ma se urli dalla parte sbagliata ti verrà prontamente fatto notare come sia vietato alzare la voce. Un paese dove giovani e meno giovani marciscono da mesi nelle patrie galere, per aver fatto una scritta su un muro o partecipato ad una manifestazione, ma chi in galera dovrebbe andarci sul serio, per avere ammazzato, rubato o stuprato, spesso riesce a farla franca sgusciando fra le maglie arrugginite della macchina della giustizia.

In questo clima un po’ così, a metà fra una commedia grottesca e un festival degli orrori, non poteva certo mancare qualche tombarolo che riesumasse la mummia del terrorismo degli anni di piombo, per agitarla con furia belluina dinanzi agli occhi del “popolo”, vaticinando violenze e violenze e sventure senza fine fingendo d’ignorare che in Italia le violenze e le sventure reali sono già sufficienti per indurre almeno tre persone al giorno a cercare la “salvezza” nell’aldilà, mentre durante gli anni di piombo non accadeva nulla di simile.

Chi se non Giorgio Napolitano, il presidente che ha costruito un golpe nel breve tempo che intercorre fra un’alba e un tramonto, avrebbe mai potuto rendersi interprete migliore di un simile teatrino di cattivo gusto?

“La tragedia degli anni di piombo non si ripeterà” e “non ci faremo intimidire dal terrorismo” ha tuonato stamani con fare autoritario l’uomo che tira le fila di questa colonia gestita dai banchieri, pur travestito da vecchio barbogio dai toni paternalistici. Per poi aggiungere “La risposta deve essere categorica, quanti vanno su quella strada sono dei perdenti, non si illudano di sfidare lo Stato” e “Non ci sono ragioni di dissenso politico e tensione sociale, che possano giustificare ribellismi, illegalismi, forme di ricorso alla forza destinate a sfociare in atti di terrorismo”.

Tutta questa filippica e questo scomposto agitare spettri e urne cinerarie di un tempo che fu, prende spunto dal ferimento del manager Ansaldo Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova qualche giorno fa, che stando ad alcune ipotesi ventilate dagli acquirenti potrebbe avere una matrice terroristica. Matrice terroristica (qualcuno è arrivato perfino a resuscitare le immarcescibili Brigate Rosse) ancora tutta da dimostrare, ma avvalorata secondo i giornalisti nostrani da una dichiarazione “di solidarietà” comparsa su internet a firma GAP, dove in nostalgico linguaggio anni 70 si attaccano Monti e il capitalismo, menzionando oltre al ferimento del manager Ansaldo anche quello dell’assessore UDC Alberto Musy, avvenuto a Torino qualche mese fa e finora considerato dagli inquirenti un caso legato alla sfera personale dello stesso Musy e al suo mestiere di avvocato.

La sensazione preponderante è quella che Napolitano stia cavalcando il fantasma dell’eversione solamente per intorbidire le acque e sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi reali del paese. Niente esclude però che il disegno possa essere un poco più complesso ed il “terrorismo” venga coltivato con cura da chi gestisce il potere, per usarlo qualora il paese iniziasse a mostrare un qualche timido segnale di risveglio.

Comunque niente paura, lo stato è solido e continua ad essere un punto di riferimento e una sorgente di fiducia per il nostro comune futuro, come Napolitano ci ricorda amabilmente, anche se di fiducia nel futuro in giro, fra un suicidio e l’altro, se ne vede davvero pochina, ma come ha detto ieri Mario Monti, i responsabili di quanto sta accadendo vanno cercati altrove, meglio se fra i fantasmi di un tempo che fu.

Marco Cedolin

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)

A molti è chiara la situazione in cui ci troviamo, ad altri un po’ meno, altri ancora non sanno nemmeno cosa sta succedendo. In ogni caso l’oligarchia mondiale dei poteri forti ha dichiarato guerra alla dignità umana.

Intendiamoci: per chi sa leggere i fatti nel momento in cui accadono niente di realmente nuovo sotto il sole; per tutti gli altri non rimane che aspettare venti o trenta anni per sapere, forse, qualcosa a cui daranno il nome di “verità”, come avvenuto per Ustica, solo per citare il caso più conosciuto.

Del resto ci sono quelli che aspettano che il presente diventi storia, mentre altri prevedono il futuro leggendo il presente. Nella società dell’”homo videns” per tanti, purtroppo, è vero solo ciò che appare. Ma i fatti sono ormai noti e non c’è più bisogno di ulteriori prove, la dichiarazione di guerra è palese: “Noi siamo il potere e voi siete schiavi; e siete pure troppi”.

Il potere si è apertamente rivelato nella sua più totale sfacciataggine e non mostra nessuna vergogna, anzi ostenta “naturalezza” ed innocenza (della serie: “il mondo è cosi che deve andare”). Il velo del tempo si è ormai squarciato, i vari pilato si sono lavati le mani ed il popolo spogliato di ogni umanità, logica, dignità e coraggio rimane li a guardare sperando solo che il lupo non sia troppo cattivo.

Anni e anni di lavaggio mentale hanno reso il popolo zombi al punto giusto. La soverchia di questo potere è mostruosa ed ogni giorno diventa sempre più ostentata ed ingombrante. E’ come una sorta di incantesimo: più reprimono il popolo, più il popolo sembra accettare l’arcano. Ma sotto la cenere dell’apatia e della rassegnazione, molti gruppi di persone si stanno rianimando e cominciano finalmente a farsi delle domande; ed è molto pericoloso per il potere quando alcuni, riappropriandosi delle proprie facoltà mentali e della propria identità e dignità, cominciano a porsi delle domande.

Dobbiamo accettare questo tipo di società tecnotronica e tecnocratica gestita dall’anarchia bancaria?

Dobbiamo accettare questo tipo di economia togliendoci la possibilità di immaginarne una diversa?

Dobbiamo accettare la storia cosi come ce l’hanno raccontata senza nemmeno porci delle domande e con il rischio di subire pure un processo se mettiamo in discussione le “verità” ufficiali?

Dobbiamo accettare questo tipo di politica senza poter cambiare una virgola?

Dobbiamo accettare una turbo-economia che rincorre un PIL distruttivo che erode posti di lavoro, produce discariche e svilisce la natura umana togliendo tempo prezioso alla vita?

Dobbiamo accettare “passeggiate” di aerei bianchi che irrorano sostanze non meglio identificate su cui nessuno vuole rispondere?

Dobbiamo accertare che la NATO entri a casa nostra senza neanche bussare?

Dobbiamo accettare cibi OGM avvelenati rischiando addirittura di essere arrestati se non compriamo le sementi con il brevetto delle multinazionali?

Dobbiamo curarci malattie inesistenti con le pillola che ci impone l’impero delle multinazionali farmaceutiche?

Dobbiamo vaccinarci con i vaccini esavalenti, con tutto il codazzo dei richiami, quando le statistiche ci dicono che è meglio forse non vaccinarci?

Dobbiamo curarci i cancri solo con la chemio perché loro “sanno quel che fanno”?

Dobbiamo sorbirci la produzione di film e telefilm che ci propinano idiozie e l’unico richiamo fisso è al “giorno della memoria” come se a morire sono stati solo loro e tutti gli altri eccidi di gran lunga superiori non debbano essere ricordati?

Dobbiamo subirci il loro petrolio e lo dobbiamo comprare con i loro dollari e al prezzo che loro impongono?

Dobbiamo tenerci le basi militari senza che ci venga chiesto nemmeno il consenso?

Dobbiamo andare a bombardare paesi amici per loro conto violando la nostra stessa costituzione?

Dobbiamo fare tagli su tutto ma poi spendere cifre assurde per armarci fino ai denti?

Dobbiamo accettare di svendere il nostro patrimonio per due soldi per pagare un debito illegittimo?

Dobbiamo fare tagli alla sanità, alle pensioni, all’istruzione per pagare interessi ai banchieri solo perché qualcuno ha deciso di rinunciare alla nostra sovranità monetaria?

Dobbiamo tenerci un primo ministro illegittimo, consulente della Goldman Sachs (banca indagata dalla procura di Pescara, con l’inchiesta “easy crediti” per truffa allo stato italiano) fatto senatore tre giorni prima da un Presidente della Repubblica che ha dimenticato la Costituzione e che è stato eletto a sua volta da un parlamento illegittimo con una legge elettorale definita”porcellum”?

Dobbiamo continuare a sentire amenità sull’articolo 18, quando migliaia di imprese stanno chiudendo e molti imprenditori si stanno suicidando?

Dobbiamo accettare di subire ancora il trattato di Maastricht e Lisbona senza una minima discussione in merito?

Dobbiamo subirci un’orchestra di politici multicolore che suonano tutti la stessa musica diretta dal banchiere?

Dobbiamo subirci ancora una magistratura assente, distratta, lenta, e spesso dalla parte del potere?

Dobbiamo subirci lo smantellamento dello stato, dai comuni, delle regioni, delle imprese pubbliche?

Dobbiamo subirci l’annientamento culturale ed identitario della nostra radice mediterranea e romana?

Dobbiamo subirci questa pesante macchina europea al servizio della finanza mondiale e delle multinazionali?

Dobbiamo subirci l’eurotruffa e la banca centrale europea che inietta soldi alle banche commerciali e non agli stati?

Dobbiamo subirci il MES (meccanismo di stabilita europeo) che sarà l’ennesimo meccanismo bancario sovranazionale con poteri assoluti che ci scipperà altri 15 miliari in tre anni?

Dobbiamo subirci il teatrino dei sindacati che vanno ad elemosinare quanto lungo deve essere il cappio per impiccarci?

Dobbiamo subirci un comunicazione da vomito che dice che la crisi è finita mentre sta per saltare tutto? ecc. ecc. ecc.

Cominciano ad essere davvero troppo le domande! L’elenco è lunghissimo. Purtroppo dobbiamo fare i conti con la nostra capacità razionale, oramai prossima allo zero assoluto. Dobbiamo fare i conti con la nostra incapacità di prendere sul serio la nostra vita, quella stessa incapacità che ci fa rimanere immobili mentre aspettiamo solo che la ghigliottina venga giù.

Sarà necessario cominciare a fare disobbedienza civile e fiscale; gli scioperi e le manifestazioni di piazza sono inutili e scontati per il potere. C’è un momento in cui esercitare la disobbedienza civile significa obbedire alla propria dignità.

C’è una guerra in corso con morti veri (suicidi). Rispettare la nostra esistenza è fondamentale, soprattutto quando ci viene dichiarata guerra. Non reagire sarebbe da vigliacchi.

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti (0)

Cercare di combattere l’attuale crisi planetaria, immettendo liquidità sul mercato, è come volere riempire il letto di un fiume in secca, con secchi d’acqua. La sorgente, si è prosciugata per sempre, e la poca acqua rimasta, è appena sufficiente per dissetare i nostri figli. Se tutti noi, non riconvertiremo al più presto, lavoro in fatica, sottomettendoci alle leggi ineluttabili della natura, e cessando ogni tipo di violazione e profanazione, tutte le sorgenti si spegneranno, e allora, solo nella follia e nel sangue, placheremo l’arsura dei nostri perversi crimini contro Dio, e perpetrati in suo nome. Che i soldi non siano fonte di felicità, ma l’esatto contrario, è un dato di fatto e, oggi, ancora più di ieri.

L’origine di ogni male è lo sponsor e chi lo rappresenta! La propaganda (o pubblicità, come oggi preferiscono definirla, pur non essendo corrispondente alla sua origine etimologica, poiché, pubblicità deriva da pubblico – relativo ad un ambito cui appartengono o si riferiscono i diritti o gli interessi di una collettività civilmente ordinata” mentre, per propaganda, s’intende un’azione intesa a conquistare il favore o l’adesione di un pubblico sempre più vasto mediante ogni mezzo idoneo ad influire sulla psicologia collettiva e sul comportamento delle masse – sottoporre a bombardamento (o lavaggio del cervello propagandistico) – la propaganda, dicevo, e tutto il suo indotto, alimentano il PIL in ragione di un buon 90%.

Possiamo tranquillamente dichiarare che, il prodotto interno lordo delle nazioni liberiste, poggia le sue fondamenta sulla sabbia o per essere metaforicamente più illuminanti, sull’aria fritta. Il Sistema si ingrassa attraverso la propaganda e quindi, attraverso il consumo di prodotti effimeri, di nessuna qualità e durata (cose del tutto superflue che esulano dai reali bisogno della gente), e sulla base di tutto questo, edifica il suo impero di carta straccia.

Com’è possibile scorgere un prossimo futuro, quando i ricorrenti e sempre più frequenti scricchiolii ci avvertono del suo imminente crollo? ..

Lo sponsor è menzogna e quindi, illegalità. Può, questo mondo non deflagrare se, menzogna e illegalità, sono le ragioni, della sua stessa esistenza? Con tutti questi soldi in circolazione, potremmo acquistare l’intero sistema solare. Ma alla fine, che senso avrebbe? Cosa ce ne faremmo e quali vantaggi ne avremmo in cambio? Nessuno, oltre lo stupido piacere di ostentare una proprietà virtuale. “ Vedi quel mucchietto di stelle lassù, sono tutte mie!”?Per tanto, quella montagna di denaro in circolazione della quale non si scorge la vetta, non ha alcun reale potere d’acquisto, non essendoci, oggi, nulla che valga la pena acquistare. E’ solo l’ostentazione di un potere effimero, improduttivo, sia dal punto di vista etico morale che di vero benessere.

E’ assolutamente necessario comprendere che, i ricavi più sostanziosi dell’Impero Industriale che ci governa e che ci opprime, non provengono dalla costruzione, ma dalla distruzione, dalla violazione e profanazione dell’ambiente, dell’etica, della morale e del buon senso.?Per questo, oggi, il loro valore è pari a zero.

Tutti quei milioni di euro, incassati da calciatori, piloti, attori, cantanti, presentatori, commercianti inquinatori ed affini, in realtà non sono che carta straccia.?In genere, i depositari di tutta questa ricchezza (farina del diavolo) appartengono alla categoria del’intrattenimento; una sottocultura improduttiva e deviante, che fa leva sugli istinti più bassi degli individui, relegandoli dentro un’ignoranza abissale e una subdola schiavitù. Questi personaggi (con la retorica delle solite eccezioni), investiti di un tale potere mediatico (senza il quale, schiatterebbero per crisi di astinenza, in breve tempo), si avvalgono di un tale privilegio, per soddisfare vizi, manie, perversioni sessuali e mitigare, ansie, paranoie e depressione.

L’origine di tutto questo denaro è relativa e risultato ultimo della deforestazione, della sottrazione energetica dal sottosuolo, del degrado ambientale, dell’estinzione delle specie animali e vegetali, dell’inquinamento delle acque e del territorio. E’ il risultato della violazione e profanazione che ha prodotto guerre, violenza, prostituzione, pedofilia e stupri di massa-?È il denaro sporco di una società necrofila, lavato con il sangue dei suoi cittadini.? Tutto ciò, non è ricchezza, ma la peggiore delle povertà, della miseria più nera.?Stiamo precipitando come un’enorme pietra, lungo il ripido crinale di una montagna, ad una velocità incontrollata e, presto, ci schianteremo contro la granitica ottusità del nostro cuore malato.

Su proposta della facoltà di sociologia?dell’Università di Urbino, Valentino Rossi ha ricevuto una laurea honoris causa in “Comunicazione e pubblicità”. Deprimente e sconcertante!! Ha poi dell’incredibile che, con tutti i soldi che guadagna, fra gare e pubblicità (lui come mille e mille altri) si senta in dovere di evadere le tasse.

Questi comportamenti, non sono semplicemente relativi a un’ingordigia di fondo, ma sconfinano nel campo della psicopatica del primato ad ogni costo, e nella narcisistica ostentazione di una ricchezza assunta a mero parametro di potere personale, indotta da una crisi di astinenza e dipendenza mediatica.?E’ automatico domandarsi, cosa poi se ne facciano mai di tutto questo denaro che, oltre all’intrinseca capacità di soddisfare i normali bisogni quotidiani, le ambizioni, vizio e perversione, deve comunque fare i conti con la brevità della vita e la precarietà della salute.

L’uomo fu posto sulla terra, dice la Genesi, perché “la coltivasse e la custodisse”; ma il giardino c’è già, le materie prime ci sono già. – Ecco, allora, un altro tema importante per la giustizia e per la solidarietà: la destinazione universale dei beni – Il primato non è quello della proprietà privata.

Essa è al massimo una delle vie, come la democrazia per la politica, che sono state scelte nell’interno della storia per cercare di raggiungere quella verità primaria che è la destinazione universale dei beni.?S. Ambrogio, vescovo di Milano, in una sua opera scrive queste parole: “La terra è stata creata come un bene comune per tutti, per i ricchi e per i poveri. Perché allora, voi ricchi, vi arrogate un diritto esclusivo sul suolo? Quando tu aiuti il povero, tu o ricco, non gli dai del tuo, ma gli rendi il suo. Infatti, la proprietà comune, che è stata data in uso a tutti, tu solo la usi; la terra è di tutti, non solo dei ricchi. Dunque, quando tu aiuti il povero, restituisci il dovuto, non elargisci il non dovuto”.

Ecco un tema che dal punto di vista concreto, è di attualità. Pensiamo al problema del debito delle nazioni povere o a quello della fame. Noi siamo assisi nel mondo a una tavola nella quale abbiamo tutto, anzi, siamo con problemi di linea e di dieta.? Dall’altra parte della tavola ci sono tantissime persone, molte più di noi, che ricevono soltanto le briciole. C’è, allora, bisogno di ricordare a questo punto anche un’altra componente, quella della giustizia, che deve reggere non soltanto le scelte politiche, ma anche le scelte sociali.

Una poetessa ebrea fuggita dal nazismo e rifugiata in Svezia, Nelly Sachs, scrisse una ballata sui profeti che ha un’antifona veramente necessaria ai nostri giorni distratti ed egoisti che non ascoltano le voci che inquietano. Diceva: “Se i profeti irrompessero per le porte della notte, incidendo ferite nei campi della consuetudine, se i profeti irrompessero per le porte della notte, cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito d’ortiche, sapresti ascoltare?”.

Il dramma del nostro tempo è questo: la nostra superficialità, la nostra banalità fa sì che, si vedono tutti quelli che muoiono di fame, si vedono le ingiustizie, si sentono ma, esse, vengono poi omologate in una immensa chiacchiera televisiva. Le nostre orecchie sono ostruite di ortiche e non ascoltano più la voce del principio della solidarietà e della giustizia che vuol dire impegno e riconoscimento di un dono, ma anche amore per gli altri”.

Gianni Tirelli

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti (0)

Proporre e imporre sono due verbi di significato molto diverso tra loro che spesso molti, a seconda della convenienza del caso, cercano di utilizzare impropriamente. In particolare il tentativo è quasi sempre quello di far passare come proposta ciò che è invece un vero e proprio tentativo di imposizione.

Cerchiamo di fare un esempio. Diciamo che un gruppo di persone ha intenzione di passare una domenica insieme. ci sarà chi propone di andare al mare, chi in campagna, chi a farsi una passeggiata in centro, ecc.Ecco che di fronte a delle proposte i componenti del gruppo si confrontano, cercano di esaminare i pro e i contro di ogni proposta per arrivare infine ad una decisione che, qualunque sia, porterà comunque l’intero gruppo a passare una domenica insieme. Se invece all’interno di quel gruppo c’è un qualcuno che, per svariati motivi magari anche condivisibili, definisce la meta da lui indicata quale requisito indispensabile ai fini della sua partecipazione all’iniziativa ecco che il proporre si trasforma in un imporre. Infatti a differenza della prima ipotesi, in questo secondo caso il passare una domenica insieme non sarà un risultato scontato ma possibile solo nel caso che tutto il gruppo accetti sine qua non la condizione dettata. Non ci sarà alcun confronto tra proposte come non ci sarà nessuna valutazione dei pro e dei contro delle possibili opzioni, ma semplicemente un accettare o meno l’imposizione.

Non sò se sono stato chiaro, ma va da se che nella prima opzione siamo nel campo del proporre e nel secondo dell’imporre. Poi si potrà pure sostenere in continuazione di aver fatto semplicemente una proposta ma come dicevo all’inizio è solo un utilizzo improprio del verbo. Come improprio è sostenere che tale proposta non è stata presa in considerazione se il gruppo infine decide di rifiutare imposizioni.

Quindi tornando agli Amici di Beppe Grillo di Bari che non posso citare per nome e cognome se no si appellano alla privacy e che continuano a sostenere di aver fatto delle “proposte” che non sono state neanche prese in considerazione vi riporto alcuni passaggi lasciando valutare a voi in quale dei due casi sopra esposti rientra questa fattispecie.

“In primo luogo, affinchè l’Associazione Amici di Beppe Grillo Bari possa far parte dell’iniziativa, è necessario che alcuni punti, che noi riteniamo fondamentali, siano inclusi nel “costituendo” Comitato Zero Privilegi Puglia”

“Come Associazione siamo pertanto disponibili a supportare il Comitato, se lo stesso riterrà di volere inserire almeno le seguenti regole:”

In prossimi post entrerò nel merito di quello che si voleva cercare di imporre anticipando che alcuni passi erano anche condivisibili, qui invece mi limito come primo steep a sottolineare la differenza tra proporre e imporre elemento indispensabile per poter parlare poi di scelte democratiche.

P.S. a quel soggetto che ci accusa di aver “fatto promesse non mantenute: mi è arrivata una mail da molte settimane che diceva “il banchetto per firmare in via sparano a bari sarà presente tutti i sabati fino ad aprile”. sono andato due sabati in via sparano (uno era un gazebo no tav) e non c’era nessun gazebo. (il cittadino in questo modo pensa che non manteniamo le promesse)”  I banchetti a Bari non si sono potuti fare semplicemente perchè non ci è stata rilasciata l’indipensabile autorizzazione all’utilizzo di suolo pubblico da parte dell’organo competente. Abbiamo già dato informativa di questo. Noi ci muoviamo nel rispetto della legge.

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Società/Cultura
Commenti (2)
feb
29

Che mondo è?

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Che mondo è quello in cui un ragazzo di 37 anni deve salire su un traliccio dell’alta tensione e sfracellarsi al suolo, per difendere il futuro della terra in cui vive, dalla mafia del cemento e del tondino che vuole farne scempio, per ingrassare bulimici patrimoni bancari?

Che mondo è quello in cui i lavoratori si ammazzano, perchè gia assassinati un momento prima dal mercato del lavoro, che mercifica la vita umana e fa scempio della dignità?

Che mondo è quello dove ti stanno togliendo tutto e se ti azzardi a protestare arrivano squadre di picchiatori legalizzati a bastonarti e gasarti perfino dentro le carrozze dei treni?

Che mondo è quello dove il cittadino giace addormentato dai pifferai delle penne a servizio e dai teleimbonitori e neppure si rende conto di essere stato ormai deprivato di tutto, ad iniziare dalla propria umanità?

E’ mai possibile che si sia stati tutti lobotomizzati così in profondità da far si che l’unica strada presente nella nostra mente sia quella della muta rassegnazione?

Sicuramente Luca ha molto da insegnarci, anche dal letto di ospedale, perchè ha rifiutato di morire dentro, come stiamo morendo tutti noi.

Marco Cedolin

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)

La civiltà di oggi sta cadendo a pezzi, perché la natura di quella che chiamiamo comunità è sull’orlo del crollo. E la scienza che abbiamo è stata la porta di accesso. È una scienza basata sull’individuo, che parla di ardua sopravvivenza, dei più forti, l’evoluzione supporta il migliore, e poi risulta, guardando meglio, che non è quella l’evoluzione.

L’evoluzione riguarda la cooperazione e la comunità, ed è questo che intendiamo quando parliamo del giardino dell’Eden. C’era competizione in quel giardino? No, c’era cooperazione, tutti gli organismi insieme creavano un bellissimo giardino. Abbiamo distrutto il giardino che ci è stato dato (e lo stiamo distruggendo) perché ognuno compete con l’altro, e il passo evolutivo che dobbiamo affrontare è superare l’individuo, riconoscere che l’evoluzione è basata sulla visione di famiglia, su gente che si riunisce, che lavora in armonia e si supporta vicendevolmente.

Non c’è un noi e un loro, siamo tutti uno, e quando impareremo questa lezione sarà un’opportunità di prendere questa terra, che è particolarmente sacra ora, e creare una svolta nella storia creando salute e armonia, trasformando questo pianeta nuovamente in un giardino. Dipende dalla nostra capacità d’imparare che siamo noi i portatori dei guai. Il modo per uscirne è smettere di combattere tra di noi e riconoscere che gli umani sono tutti parte di una famiglia chiamata umanità.

L’umanità è l’organismo e noi siamo le cellule, ogni essere umano è una cellula nel corpo di un qualcosa di più grande, l’umanità. Il problema che affronta ora l’umanità è che le cellule continuano a lottare tra loro. Quando le cellule del tuo corpo si combattono, la malattia è detta autoimmune. Se le cellule competono e lottano si chiama autodistruzione. Lo stesso vale per gli umani: combattersi è autodistruzione, è una malattia autoimmune, è l’umanità che morirà, oppure vivrà se noi correggiamo questa direzione autodistruttiva.

Siamo vicini a prendere una decisione: vogliamo sopravvivere ed evolvere o vogliamo morire? Ora non so che faremo, siamo in mezzo alla battaglia, e saremo vincitori quando realizzeremo che non è il successo che promuove la nostra evoluzione, piuttosto il riunirci in comunità ed imparare a cooperare.

Tratto da un’intervista a Bruce Lipton

 

 

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)

Cos’è questo Impero che ci sovrasta e ci domina ? Questo Impero che inquina i nostri pensieri e ci impedisce di allargare lo sguardo e di agire ? Questo Impero che, giorno dopo giorno, mostra sempre più i contorni allucinanti di una nuova, postmoderna e imperturbabile macchina totalitaria ? Se io dovessi descriverlo ricorrerei alla figura enorme e strabordante di un parco giochi edificato su un immenso deserto, o – il che non è poi tanto diverso – di un supermercato ove, chi se lo può permettere, può acquistare qualunque prodotto, voluttuario, superfluo o di lusso che sia.

Fuori da questo gigantesco magazzino si concentra una massa composta da un numero incalcolabile di persone che, attratte da quel che luccica nelle vetrine, sogna di poter un giorno o l’altro entrarvi e poter acquistare tutto ciò che desidera, senza lesinare sul prezzo…

Ai nostri deboli occhi di gente postmoderna e “civilizzata” quella che viene esposta è la manifestazione della più grande felicità possibile, la sola – materiale e tangibile – che si possa sperare di raggiungere, ma il sogno sbagliato di questa piccola e tremante folla che anima una società sempre desiderante e colma di bisogni materiale si rivela per quello che è agli occhi più allenati e disincantati, una pericolosa illusione… Il miraggio di un deserto senza fine…

Dietro le vetrine sontuose e luccicanti scorrono il sangue, il sudore e la merda che, ormai, hanno imbrattato e ferito mortalmente la Bellezza nascosta del Mondo, che pare ormai essersi arresa da tempo alle violenze e alle brutture a cui è stata esposta…

Ma la folla, desiderante, smaniosa e persa, continua ad accalcarsi e a desiderare, senza alcun rispetto per il prossimo e senza alcuna regola… Solo in pochi riescono ad entrare e a fare incetta di ogni “ben di dio”. Sono, appunto, i mafiosi, i gangster, i truffatori d’alto bordo, i mercanti, i giocatori d’azzardo, i pubblicitari, gli imbonitori, coloro che reggono le sorti dell’Impero. Nel gaudio delle spese folli e smodate e nell’esibizione narcisistica costoro sguazzano nel tripudio di una folla masochista e plaudente, ormai preda e vittima dei propri, conculcati, impulsi. Fra questi ultimi solo pochi possono accedere alle “meraviglie” dell’ipermercato e solo per pochi minuti… Poi riprende la vita, assiepata nella calca della massa ferocemente addomesticata dal rito consumistico…

L’Impero, il suo ingannevole luccichio, i suoi monumentali ipermercati e parchi giochi dimostrano una volta di più quanto, in realtà, “Matrix” non fosse che una timida parodia della realtà. La “matrice” che regola e indirizza le nostre vite è ben più tangibile e consistente…

Ciononostante non basta l’illusione a garantire il conformismo e l’ammaestramento delle masse, perché, nelle ansie, nelle frustrazioni e nelle fobie quotidiane, moltiplicate esponenzialmente dagli effetti della Crisi, la macchina mostra delle crepe, si inceppa e deraglia…

V’è stato un tempo in cui un grande impero ha esteso il suo dominio sul mondo grazie a una macchina amministrativa e bellica di irripetibile efficienza, suscitando orrore ed ammirazione. Tutto questo, però, non sarebbe bastato ai romani per garantire stabilità e durevolezza al loro incontrastato dominio. Occorreva dividere i nemici, confidare nei contrati dinastici, alimentare le tensioni interne ai popoli soggiogati. E’ una lezione che rimane scolpita sulla pietra della Storia e non è un caso se la maggior parte dei Presidenti USA abbiano spesso citato e preso a modello i latini…

Ma il nostro… Beh ! Il nostro Impero postmoderno, in gran parte immateriale e territoriale è ben strano… Non ha un sovrano, ma tanti cortigiani d’alto bordo… Parla apparentemente il comodo linguaggio della democrazia e della libertà, ma si è premunito investendo incalcolabili risorse su una macchina bellica e terroristica capace di annientare il mondo mille e mille volte…

In questo strano Impero, noi, comuni mortali che spendiamo gran parte del nostro tempo dietro le vetrine, siamo i sudditi, ma anche i potenziali nemici… Siamo potenziali nemici, perché, coloro che hanno congegnato l’Impero hanno cercato di conferirgli una veste da totalitarismo “soft”, legittimato dai meccanismi e dall’ingegneria democratica che, comunque, ha bisogno di un minimo di consenso per avviarsi e marciare. Se il consenso, assicurato, in fondo, più che da un presunto civismo e dall’impegno nella vita della comunità, dall’adesione incondizionata ai precetti culturali della società consumista e spettacolarizzata, regge, i cortigiani d’alto bordo, i simpatici nazisti dal volto umano, dormono sogni tranquilli. Ma che accade quando il meccanismo mostra i colpi…

Niente paura, signore e signori, i nostri amici sono stati previdenti… L’Impero ha sancito l’inviolabile ed inderogabile diritto alla felicità, quella gioia smisurata che si prova ad accedere nei grandi punti vendita edificati sul deserto, ma quella felicità te la devi guadagnare e conquistare con il sudore della fronte e delle natiche, attraverso la competizione con i tuoi simili.

Sii competitivo, efficiente, scattante, conquista denaro, remunerazione d’immagine e successo, conquistala, abbattendo i tuoi simili, i tuoi nemici che cercano di contrastare le tue legittime aspirazioni, concentra tutte le forze per vincere, senza regole o scrupolo, sovrastando e umiliando i tuoi avversari. Tale è il segreto per l’ascesa sociale, per arricchirsi, avere successo e… acquistare ciò che si vuole senza limiti di spesa. Paradossalmente la disgregazione sociale e il conflitto atomizzato consentono all’Impero di riprendere fiato e, anzi, agevolano la sua progressiva trasformazione totalitaria.

L’uomo abbatte l’uomo, il fratello offende il fratello e la violenza autistica diventa la vera cifra della vita quotidiana. Nelle metropoli, nelle città si ha paura di uscire e anche in casa le cose non vanno molto meglio: aumentano gli omicidi consumati al calore del focolare domestico. Sulle strade, per non soccombere alle intemperie e ai rischi della vita, giovani e giovanissimi si stringono nelle gang che spadroneggiano sempre più e si fronteggiano per marcare il territorio. Da risorsa lo straniero diventa il Nemico, colui che sottrae e ruba ai nativi casa, pane e lavoro, in una spirale razzista che alimenta i nazismi e i razzismi da “suburra”. Perfino il sesso, sempre più aggressivo e “ginnico”, diventa terreno di conquista, mezzo di affermazione che elide ogni tentativo di affetto e di tenerezza.

Verrà tempo in cui scoccherà l’ora per l’Impero, ma quel momento verrà quando deporremo l’ascia di guerra e smetteremo di azzuffarci e scannarci fra noi per le briciole. Riconosciamo nell’Altro, il nostro Me stesso. Tale cognizione non è poi così ardua, poiché tutti noi, la massa che si accatasta davanti agli ingressi degli Ipermercati e dei grandi parchi giochi, siamo accomunati dal comune destino chiamato precarietà. Io, straniero… Io, giovane… Io, donna… Io, perseguitato, umiliato e sottomesso… Io, lavoratore sfruttato, con contratto più o meno flessibile… Io, artigiano e piccolo imprenditore o commerciante vessato… Io… Noi… Incontriamoci per essere nuovamente e tenacemente Noi. Incontriamoci per riprenderci le strade, le piazze e le città. Per riappropriarci delle risorse strategiche, energetiche e ambientali.  Per controllare finalmente i processi produttivi, di formazione dei prezzi e di concessione dei crediti.   Per essere definitivamente padroni dell’informazione e della “rete”… E tutto suona molto utopistico e distante. Un sogno nel sogno. Ma il tempo incombe e il futuro bussa alle nostre porte e a quelle dei nostri figli. Deponiamo l’ascia di guerra e volgiamo il nostro sguardo a chi realmente ha prodotto fame, miseria, guerre, inquinamento e danni climatici nell’intero pianeta.

Lo esigono la decenza e la coscienze.

Ti potrebbero interessare anche:

Categorie : Società/Cultura
Commenti (0)

Seguimi anche su: