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	<title>iapra li  uecchie il blog di Paolo Mariani &#187; sicurezza</title>
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	<description>Il blog di Paolo Mariani</description>
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		<title>Notizie e paure</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 15:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Osservatorio Europeo sulla Sicurezza ha diffuso un rapporto sulla rappresentazione mediatica e la percezione sociale delle notizie registrando un netto scarto tra la realtà e l&#8217;informazione, quindi tra ciò su cui si concentra l&#8217;attenzione mediatica e quello che la gente percepisce realmente. Nel caso specifico dell&#8217;Italia, negli ultimi tre anni i timori per le dinamiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/01/ilplastico-rid.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3617" title="ilplastico-rid" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/01/ilplastico-rid.jpg" alt="" width="500" height="230" /></a></p>
<p>L&#8217;Osservatorio Europeo sulla Sicurezza ha diffuso un rapporto sulla rappresentazione mediatica e la percezione sociale delle notizie registrando un netto scarto tra la realtà e l&#8217;informazione, quindi tra ciò su cui si concentra l&#8217;attenzione mediatica e quello che la gente percepisce realmente.</p>
<p>Nel caso specifico dell&#8217;Italia, negli ultimi tre anni i timori per le dinamiche economiche sono cresciuti sensibilmente (come in tutta Europa). La disoccupazione è la voce che preoccupa di più l&#8217;italiano medio passando da un 28 percento del 2005 a un 51 percento nel settembre 2010. La qualità dei servizi sociali e sanitari si inserisce al secondo posto nella classifica delle preoccupazioni, rimanendo stabile negli anni. Medaglia di bronzo per una voce in calo: l&#8217;immigrazione che passa dall&#8217;11 percento del 2005 al 9 percento del 2010.</p>
<p>Ma la sensazione è un&#8217;altra: a sentire il tg sembra che il primo problema sia come arginare la criminalità.<br />
Cerchiamo di approfondire: la fotografia degli argomenti trattati dai tg nazionali mostra chiaramente che si dà spazio prima di tutto alla politica interna (17 percento contro una media europea del 10 percento), poi si parla di costume e Società (13 percento contro 5 percento) e di criminalità (10 percento contro 5 percento). In Europa si parla più di politica estera, lavoro ed economia. In Italia di pastoni politici, delle nonne più giovani d&#8217;Italia e di immigrati ladri e assassini. L&#8217;opinione pubblica è preoccupata per il lavoro ma i media italiani non ne parlano molto, preferendo il tema criminalità e politica interna.</p>
<p>Vediamo nel dettaglio come i tg si dividono questo compito: Mediaset è il canale che dedica più spazio alla criminalità, inseguita dalla Rai. Tg5 e Tg1, in particolare, ne parlano ogni giorno dando vita a un processo che viene chiamato di &#8220;criminalità pervasiva&#8221;: mentre gli altri canali europei trattano la stessa notizia per più giorni in Italia si tendono a utilizzare notizie &#8216;usa e getta&#8217;. Un giorno un figlio uccide la madre a martellate, il giorno dopo il vicino fa fuori moglie figlio e zia, al terzo giorno il nipote spranga in casa i nonni per rubargli la pensione. Non c&#8217;è alcuna continuità: solo il macabro piacere di raccontare quotidianamente un nuovo episodio di violenza. Solamente Rai3 e Rete4 (che preferisce parlare di altro) si scostano da questa tendenza. Il fatto è che la rappresentazione mediatica di un timore che non esiste, se non in misura contenuta, contribuisce a innalzare la percezione di tale problema. Secondo i dati della ricerca, infatti, il numero di reati è rimasto stabile negli anni. Quello che è cresciuto è il numero di notizie sugli atti criminali, con una punta estrema toccata nell&#8217;anno 2007 (per maggior precisione quando c&#8217;è stato il cambio di Governo, da Prodi alla vittoria schiacciante di Lega Nord e Pdl: uso strumentale del tema sicurezza?), crescita delle notizie che ha innalzato il livello di percezione in alcuni casi raddoppiandola rispetto al numero di reati realmente commessi.</p>
<p>Ma una persona potrebbe dire: in Italia esiste la criminalità organizzata che contribuisce alla notiziabilità di questi eventi. Ma anche questo, purtroppo, non è vero. Perché dal 5 aprile al 4 giugno 2010, ad esempio, sono state date dal notiziario in prima serata qualcosa come 15mila notizie di crimini violenti (cioè escludendo furti, rapine e droga) contro le 1947 dedicate al tema della mafia.<br />
E se trasportiamo il confronto a livello europeo, ecco i risultati più clamorosi. Prendiamo Rai1: in base a dati del primo trimestre del 2010, l&#8217;emittente italiana ha una rappresentazione mediatica delle notizie di criminalità doppia rispetto alla Tve spagnola, due volte e mezza la Bbc britannica e la France2, più di dieci volte rispetto la Ard tedesca. Nello stesso periodo preso in considerazione Ard ha dato 34 notizie contro le 431 di Rai1, quindi la media italiana è di più di due notizie al giorno. E mentre le 34 notizie tedesche fanno riferimento per lo più a due casi (abusi su minori che hanno sconvolto l&#8217;intero paese) coprendo quindi il 58 percento delle notizie date, in Italia i grandi delitti occupano il 9 percento dell&#8217;agenda reati. Le altre notizie sono spesso date una volta sola.<br />
Per concludere: mentre è la paura di perdere il posto di lavoro (o di non trovare una prima occupazione, nel caso dei giovani) a generare la principale inquietudine della società italiana, l&#8217;agenda di notizie diffusa dai media italiani verte in principal modo sui temi della criminalità (accompagnati da politica interna e costume) dando vita in certi casi a una chiara strumentalizzazione politica del tema sicurezza e in altri a una superficiale spettacolarizzazione da prodotto di intrattenimento (infotainment).<br />
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		<title>Intercettazioni e scudi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 15:24:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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<p>Da tempo numerosi critici, giornalisti e commentatori avanzano le loro accuse verso la ormai approvata legge sullo scudo fiscale e a quella sulle intercettazioni. In ogni dibattito ci si trova di fronte a chi sostiene che questi provvedimenti favoriscono la criminalità organizzata e chi invece sostiene l&#8217;esatto opposto; in nessun caso si assiste ad un confronto  in cui si entra nei termini del problema, si spiega nei dettagli il provveddimento e si indicano gli effettivi risvolti. Sono sempre a contrastarsi uno contro l&#8217;altro  con continue interruzioni, il tutto al solo scopo che lo spettatore non capisca nulla, ma ipotizzi che ci sia chi è favorevole e chi contrario. In realtà nessuno è contrario a queste porcate perchè sono provvedimenti che servono a tutti, anche alle mafie così come a tutti i delinquenti, politici compresi che hanno parecchio denaro nero da ripulire e parecchie telefonate che è bene non ascoltare.</p>
<p><span id="more-482"></span></p>
<p>A conferma, se mai ce fosse stato bisogno, l&#8217;assenza dell&#8217;opposizione alla votazione per lo scudo fiscale che ne ha consentito l&#8217;approvazione, ma anche i vari Dalema, Rutelli, Fassino, etc che si sono subito ribellati e messi in moto quando sono stati pizzicati con gli amici del quartierino e nell&#8217;archivio Genchi. Quindi lo scudo è passato e le intercettazioni saranno prima o poi bloccate, se poi tutto ciò favorirà le organizzazioni mafiose ben venga, anche loro votano e sono in grado di gestire un grande serbatoio di consensi, quindi molto meglio averli come amici piuttosto che come nemici.</p>
<p>Come ben si sa la mafia è molto attenta ed informata sull&#8217;attività legislativa ed è altresì sempre pronta a muoversi con congruo anticipo, non è certo il popolo che si accontenta di guardare qualche talk show o reality.<br />
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		<title>Non commemorata a norma di legge</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Politkovskaja]]></category>
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<p>Anna Politkovskaja era una giornalista russa. Già, dico era perchè Anna è stata vigliaccamente uccisa a fucilate il 7 Ottobre del 2006. Unico difetto di Anna voler fare la giornalista in modo serio raccontando ciò che vedeva e sapeva incurante delle intimidazioni, delle ore passate in procura a spiegare il perchè dei propri articoli.</p>
<p>Ieri era il terzo anniversario della sua morte e volevamo ricordarla, commemorare questa tenace giornalista paladina della libertà di stampa e di espressione. Così i Grilli Attivi &#8211; Ostuni, Italia dei Valori, Ostuni Democratica, Rifondazione Comunista e Sinistra Popolare avevano pensato di organizzare dalle 16 alle 21 in P.za Libertà un banchetto informativo sulla vita e le opere della giornalista russa. Queste le intenzioni, ma veniamo ai fatti.</p>
<p><span id="more-345"></span></p>
<p>Per la realizzazione dell&#8217;evento abbiamo seguito la procedura già adottata in altre occasioni e che nessun problema aveva rilevato, cioé la presentazione di apposita comunicazione al comune con tre giorni di anticipo.</p>
<p>Verso le 15.30 di ieri eravamo in p.za Libertà e ci stavamo preparando per l&#8217;iniziativa: banchetto, maxifoto di Anna, etc. quando d&#8217;improvviso ecco sopraggiungere una volante della polizia che ci chiede documenti, motivo della nostra presenza li e autorizzazione per l&#8217;iniziativa. Dopo i dovuti rilevamenti la volante si è allontanata trattenendosi la richiesta di autorizzazione ed invitandoci a recarci più tardi in commissariato per ritirarla. Dopo circa 15 minuti la volante si ripresentava invitando il firmatario della richiesta trattenuta a recarsi immediatamente presso il vicino commissariato. Alla nostra richiesta di saperne il motivo nessuna risposta ci veniva fornita. Non capendo bene cosa stesse succedendo abbiamo chiesto il supporto di un avvocato che quindi si è recato in commisariato con l&#8217;invitato. Entrambi sono tornati da noi circa 45 minuti dopo informandoci che la questura aveva rilevato il non rispetto delle procedure da adottare prima di effettuare questo tipo di iniziative. In particolare era necessario inviare una apposita comunicazione alla questura con tre giorni di anticipo oltre ad avere regolare autorizzazione da parte del comune. Comunque chiariti i termini del problema l&#8217;invito era quello di proseguire pure a patto di rimuovere bandiere e striscioni, sempre ammesso che nessun altro sollevava obiezioni. Non essendo questi ausili indispensabili per i nostri abbiettivi provvedavamo immediatamente a rimuoverli ed ecco altrettanto immediatamente avvicinarsi i Vigili Urbani che ci invitavano a togliere baracca e burattini. In caso contrario avrebbero provveduto a identificazione e verbalizzazione. A questo punto non sicuri di essere in regola da un punto di vista formale, pur avendo adottato identica procedura altre volte, abbiamo deciso di non declinare l&#8217;invito delle forze dell&#8217;ordine , limitandoci poco dopo a distribuire i volantini predisposti per le vie della città.</p>
<p>Non eravamo li a protestare o a manifestare un qualche dissenso, volevamo solo commemorare un MORTO AMMAZZATO. Si sono appellati al non rispetto dell&#8217;artico X, comma Y della legge tal dei tali, non si può che chiedere scusa per queste violazioni, cercheremo di informarci meglio per le prossime volte. Certo è che con questi scrupolosi tutori dell&#8217;ordine i cittadini Ostunesi possono dormire sonni tranquilli.</p>
<p>Così parlava Anna(1959-2006):</p>
<blockquote><p>Io non scrivo mai commenti, ne pareri, ne opinioni, ho sempre creduto e continuo a credere che non stia a noi dare giudizi: sono una giornalista, non un giudice e nemmeno un magistrato, io mi limito a narrare i fatti, i fatti come stanno, come sono, sembra la cosa più facile e invece qui è la più difficile. E&#8217; un  prezzo altissimo, quale prezzo? Che non fai più un mestiere, tu combatti una guerra, ti senti in lotta, e a 47 anni sono stanca, non impaurita, non scoraggiata, solo stanca, stanca di leggere ogni giorno sui giornali politici  che sono una pazza, Politvscaja la schizzofrenica, Politkvscaja la paranoica, stanca di spiegare ai miei figli perchè chi dice la verità è un pazzo, e chi dice la menzogna fa carriera; stanca di ricevere dalle 10 alle 15 minacce di morte a settimana, compaiono sul mio computer, a volte anche al telefono, stanca di sentirmi una criminale. Ogni 6 giorni quando esce un articolo, vengo convocata in procura, tra i ladri, i delinquenti, chi sta li per rapina, chi per furto chi per stupro, io per giornalismo. Conosco i corridoi, le sale d&#8217;aspetto, la scrivania degli uffici, entro e mi siedo; la domanda è sempre la stessa, perchè ha scritto cose false e chi le ha passato queste informazioni, segue interrogatorio 2, 3 ore 4, a volte mi hanno trattenuta a volte mi hanno lasciata. Sono stanca di spiegare ai miei figli perchè passo la notte in galera, stanca di pensare che l&#8217;informazione libera qui non esiste; il 90% dei giornalisti in Russia ha una tessera politica, se hai una tessera politica non sei un giornalista, sei un portavoce. Funziona così, la stampa si divide in chi è per la Russia e chi non è per la Russia; se sei per la Russia dopo 5-6 anni ti fanno deputato, se non sei per la Russia non devi fare il giornalista, punto. La tua è propaganda contro lo  stato, punto. La propaganda contro lo stato si punisce con la morte, prima o poi, punto.</p></blockquote>
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		<title>Una silenziosa strage</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 09:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="miniyoutube"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="239" height="200" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DwiiegWyKSE&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="239" height="200" src="http://www.youtube.com/v/DwiiegWyKSE&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p><strong><span style="font-size: large;">796 morti, 19.902 invalidi, 796.110 infortuni</span></strong>, questi i numeri, sino ad ora, dell&#8217;annuale mattanza nei luoghi di lavoro. Mattanza è il nome adatto per questa continua, costante e silenziosa strage Italiana. Basta parlare di incidenti, basta parlare di morti bianche, le parole hanno un loro specifico significato e vanno usate correttamente. La maggior parte di questi caduti sul lavoro sono dovuti ad una scarsa attenzione alla sicurezza, all&#8217;assenza di rigorose norme e puntuali controlli. La sicurezza sul lavoro risulta onerosa per le aziende e quindi meglio esternalizzare i costi con morti, invalidi ed infortunati. Costi enormi che devono essere così assunti dalla collettività e dalle famiglie dei caduti in questa assurda spirale. Un prezzo economico, sociale ed umano impagabile, un mutuo inestinguibile che nostro malgrado siamo costretti ad assumerci.</p>
<p><span id="more-295"></span></p>
<p>Il testo unico sulla sicurezza per cui molti si sono battuti e che tante speranze aveva suscitato è stato smantellato pezzo per pezzo tanto da beccarsi il nomignolo di testo sull&#8217;insicurezza. Le cifre indicate sopra hanno dato adito a qualche buon tempone di sostenere che gli infortuni sono in calo e in effetti se paragonati a quelli dell&#8217;anno precedente questo risulta. Ciò perchè non si considera il calo occupazionale avvenuto negli ultimi mesi; in tal caso ci si accorgerebbe che il trend è sempre e costantemente in ascesa.</p>
<p>Ma tutto ciò non basta, non basta lasciar morire i lavoratori è necessario infierire sulle famiglie lasciate sole con il loro dramma e con la speranza di una giustizia che nella maggiorparte dei casi non sarà mai garantita. Per loro un calvario giudiziario indecente. La strategia aziendale è sempre la stessa: attaccarsi a tutto, a qualsiasi cavillo pur di perdere tempo e puntare alla prescrizione ed è questo in numerosi casi l&#8217;esito finale.</p>
<p>Francesca Caliolo è una delle fondatrici della <a href="http://bastamortesullavoro.blogspot.com/" target="_blank">Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro</a> nonché la moglie di Antonino Mingolla ex-operaio ILVA caduto sul lavoro il 18 Aprile 2006, ha scritto &#8220;La svolta&#8221; un toccante racconto sulla vicenda della morte del marito. Nei video che trovate nel lettore a inizio pagina la commovente interpretazione di una amica. Vi consiglio di vederlo come vi consiglio di vedere la breve intervista a Samanta autrice del libro <a href="http://www.beppegrillo.it/2008/07/morti_bianche/index.html" target="_blank">Morti Bianche</a> <a href="http://grilliostuni.altervista.org/wordpress/video/#morti_bianche" target="_blank">presentato</a> ad Ostuni lo scorso Dicembre.<br />
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