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	<title>iapra li  uecchie il blog di Paolo Mariani &#187; rifiuti</title>
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	<description>Il blog di Paolo Mariani</description>
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		<title>Massafra: No al raddoppio dell&#8217;inceneritore</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 18:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Salute/Medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[LA MORTE DEL RICICLO E’ L’INCENERITORE. Se c’è qualcosa che non riusciamo a trasformare, la soluzione non è incenerire, ma rivedere il nostro modo di produrre le merci. (Barry Commoner) NOI SOTTOSCRITTI, LIBERI CITTADINI, ASSOCIAZIONI, MOVIMENTI in riferimento al progetto di costruzione della seconda linea dell’Inceneritore di Massafra presentato dall’Appia Energy, facciamo osservare che: NUMERO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/01/vignetta-inceneritore.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-3661" title="vignetta-inceneritore" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/01/vignetta-inceneritore.jpg" alt="" width="500" height="243" /></a>LA MORTE DEL RICICLO E’ L’INCENERITORE.</p>
<p>Se c’è qualcosa che non riusciamo a trasformare, la soluzione non è incenerire, ma rivedere il nostro modo di produrre le merci. (Barry Commoner)</p>
<p>NOI SOTTOSCRITTI, LIBERI CITTADINI, ASSOCIAZIONI, MOVIMENTI in riferimento al progetto di costruzione della seconda linea dell’Inceneritore di Massafra presentato dall’Appia Energy, facciamo osservare che:</p>
<p>NUMERO DI IMPIANTI In un raggio di territorio di circa 12 Km., tra Massafra e Taranto, ci sono già 4 impianti di incenerimento, tre che bruciano CDR (Taranto, Statte, Massafra) e uno che brucia rifiuti speciali (Taranto-Statte).</p>
<p>SALUTE In letteratura scientifica ci sono numerosi studi sui danni ambientali e alla salute derivanti dalla presenza di inceneritori in un territorio. Tali studi riguardano i composti volatili dei fumi (particelle che sfuggono a qualsiasi tipo di filtro, perché prodotte dall’alta temperatura di combustione che combina gli elementi chimici in modo imprevedibile), le ceneri leggere e pesanti classificate come rifiuti tossici e pericolosi, gli stessi filtri che trattengono diossine e metalli pesanti, cancerogeni e mutageni, le acque di lavaggi smaltite come rifiuto tossico. Il Principio di precauzione nella valutazione costi/benefici impone in caso di dubbio di scegliere l’opzione che tutela maggiormente la salute delle persone e l’ambiente. Nel caso specifico il dubbio è legittimato da una letteratura medico-scientifica che non esclude la possibilità di rischi seri derivanti dalle emissioni gassose e dalla gestione delle ceneri tossiche (cfr. IV rapporto della Società britannica di medicina ecologica- 2005). I costi delle cure per patologie connesse all’insediamento di inceneritori sono, per i singoli e per la società, enormemente più alti di quelli derivanti da una corretta gestione dei rifiuti che invece si pone da un lato come una vera opera di prevenzione dei danni alla salute e dall’altro costituisce la premessa per rendere superfluo il ricorso all’incenerimento.</p>
<p>AGRICOLTURA I prodotti provenienti da zone limitrofe a inceneritori vengono dequalificati anche in forza di una Direttiva comunitaria. In un territorio fortemente legato all’agricoltura come il nostro, questa inevitabile dequalificazione può solo avere una ricaduta fortemente negativa sull’economia locale, limitando i consumi interni e l’esportazione.</p>
<p>ACQUA Non può ritenersi irrilevante per un territorio privo di acque proprie il fabbisogno per le due linee di 150.000 mc/anno di acqua pari a 10 litri al secondo.</p>
<p>OCCUPAZIONE La realizzazione dell’impianto, sia in fase di costruzione che in fase di esercizio genera pochissima occupazione rispetto a un sistema di raccolta differenziata porta a porta (per ogni impiegato nella centrale se ne avrebbero 15 in un sistema razionale di gestione dei rifiuti!).</p>
<p>RESPONSABILITA’ CIVICA Si deresponsabilizza il cittadino, disincentivando la sua volontà di differenziare e illudendolo con la falsa idea che il rifiuto bruciato sparisca completamente risolvendo tutti i problemi. Il ciclo completo della combustione produce circa il 40% di rifiuti speciali, tossici e pericolosi, da smaltire con notevoli costi in discariche idonee.</p>
<p>TRAFFICO Non si può sottovalutare l’impatto sul traffico e sull’inquinamento acustico e chimico derivante dall’aumento del numero di camion che transiteranno sulla statale (34 al giorno previsti dalla stessa SIA in fase di esercizio + quelli che dovranno portare via le 34 mila Ton/anno di rifiuto speciale prodotto dalla sola seconda linea)</p>
<p>CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI</p>
<p>L’eventuale incenerimento dei rifiuti è previsto dalla Normativa europea e nazionale solo alla fine di un circolo virtuoso che parte dalla riduzione dei rifiuti, passa per il riciclo, il riutilizzo, il compostaggio. Se questo fosse il percorso normale dei rifiuti, a termine del ciclo ci troveremmo davanti a una quantità molto esigua di residui ancora da smaltire tale da rendere diseconomico il loro incenerimento e altre soluzioni, già sperimentate altrove, sarebbero possibili. Invece le modalità proposte scelgono di utilizzare l’opzione dell’incenerimento come risoluzione di un processo che non è stato mai avviato.</p>
<p>La scelta di attivare una seconda linea di incenerimento rappresenterà la morte di qualsiasi progetto razionale di gestione dei rifiuti (è noto che nei territori dove esiste un inceneritore la raccolta differenziata o non parte affatto o raggiunge un livello massimo del 35% condizionato dalle esigenze di conferimento di quantità fisse giornaliere di CDR necessarie per alimentare la combustione.</p>
<p>RESA ENERGETICA Ai fini della valorizzazione del rifiuto il rendimento energetico derivante dalla combustione è notevolmente inferiore a quello che si ottiene dalla raccolta differenziata spinta.</p>
<p>SI RICORDA CHE SENZA GLI INCENTIVI STATALI PREVISTI DAI CIP 6 CHE ASSIMILANO I RIFIUTI ALLE FONTI RINNOVABILI, LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA DA RIFIUTI SAREBBE DISECONOMICA.</p>
<p>PROGETTARE E REALIZZARE UN CORRETTO PERCORSO DI GESTIONE DEI RIFIUTI È UN ATTO DI CIVILTÀ PERCHÉ COINVOLGE TUTTI NELLE RISOLUZIONE DEL PROBLEMA.</p>
<p>INCENERIRE È UN ATTO DI CECITÀ POLITICA PERCHÉ CON ESSO SI COLLABORA (CITTADINI E AMMINISTRATORI) A NASCONDERE IL PROBLEMA.</p>
<p>All’Amministrazione Comunale chiediamo:</p>
<p>Immediatamente di esprimere un parere negativo motivato sulla costruzione di questa seconda linea, richiamando il principio di precauzione che, in una situazione di incertezza scientifica, impone di operare scelte e adottare norme tese a evitare possibili effetti nocivi sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani senza attendere i risultati della ricerca. Si eviterebbe in questo modo un nuovo insediamento insalubre in un territorio come il nostro che ha già importanti problemi di inquinamento e da anni è indicato come area a rischio.</p>
<p>In ogni caso di attivarsi per identificare i vari passaggi amministrativi di competenze dell’Amministrazione per bloccare il progetto o ottenere una moratoria che sospenda l’iter autorizzativo.</p>
<p>L’impegno a rendere protagonista la popolazione nel processo decisionale:</p>
<p>Informandola con gli strumenti usati abitualmente per la comunicazione: l’affissione di manifesti, sito web del Comune, informativa alla Consulta delle Associazione …</p>
<p>Favorendo la formazione di una coscienza con pubblici dibattiti.</p>
<p>Coinvolgendola in queste scelte che riguardano il nostro territorio, la nostra salute, il nostro futuro con un referendum consultivo, da indire entro tre mesi su iniziativa dell’Amministrazione, così come previsto dallo Statuto comunale.</p>
<p>Di valutare di pubblico interesse la corretta gestione dei rifiuti e organizzare la raccolta differenziata spinta con l’obiettivo di arrivare in tempi brevi all’obiettivo ‘rifiuto zero’, come hanno fatto già diversi comuni (Modugno e altri comuni del Salento). Una tappa intermedia potrebbe essere il 78% di raccolta porta a porta di Rutigliano.</p>
<p>Con questa scelta il Comune si porrebbe in linea con la normativa europea e italiana che obbliga a sviluppare un sistema basato sulla riduzione dei rifiuti, sul riuso, il riciclaggio, il recupero, il compostaggio. La parte restante potrebbe essere avviata a Trattamenti Meccanici-Biologici senza ricorrere all’incenerimento che pur in questa fase conclusiva è previsto come possibile dalla normativa italiana. Su questa parte residuale del ciclo virtuoso dei rifiuti il legislatore e i produttori dovrebbero avviare una riflessione scientifica per sostituire gradualmente nel tempo quelle materie che non trovano una collocazione in un ciclo naturale con altre che invece si inseriscano nel sistema natura.</p>
<p>In questa ottica si invita l’Amministrazione ad adottare la recente proposta che il Parlamento europeo ha fatto alla commissione in data 20 aprile 2012, in vista della definizione del Settimo Programma d’Azione in materia di Ambiente (PAA). Questa proposta ribadisce la gerarchia prevista nella Direttiva quadro sui rifiuti, come abbiamo sintetizzato al punto 3, e pone il divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati.</p>
<p>Il Parlamento sottolinea anche “l’importanza fondamentale d’informare i cittadini sulle politiche ambientali ….in considerazione del fatto che le istituzioni non possono creare unilateralmente un ambiente migliore per una vita migliore senza il contributo della società stessa”.</p>
<p>Questa scelta proietterebbe l’Amministrazione nel contesto del futuro sostenibile. E’ un’occasione da non perdere per essere in questo campo in una posizione di avanguardia. L’alternativa è rimanere ancorati a un passato che ormai è sconfessato dalla più oculata letteratura scientifica e dalla riflessione normativa a livello mondiale e europeo</p>
<p>Di non metterci di fronte alla “misera” scelta di accettare l’ampliamento in cambio di una riduzione drastica della tassa rifiuti: LA NOSTRA SALUTE E LA NOSTRA DIGNITA’ NON POSSONO ESSERE BARATTATE CON IL DENARO!</p>
<p>L’impegno a dare continuità al dialogo instaurato con il Comitato per la Corretta Gestione dei Rifiuti, includendo il medesimo Comitato in un processo decisionale che sia partecipativo, trasparente e condiviso, volto al benessere della collettività e che privilegi criteri di eticità, sostenibilità, rispetto per il diritto alla vita e alla salute nostra e delle future generazioni.</p>
<p>Massafra, 1 maggio 2012</p>
<p>Vai <a href="http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1335965067.htm" target="_blank">qui</a> per sottoscrivere la petizione<br />
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		<title>Sporchi da morire</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 12:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film, Sporchi da morire nasce da alcune domande: è vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono i rischi concreti per la salute? Quali sono i danni provocati dalle nano-particelle emesse dagli inceneritori? Quali sono le possibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=pufuqiaa7pg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-6900" title="sporchidamorire" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/03/sporchidamorire.jpg" alt="" width="500" height="306" /></a></p>
<p>Il film, Sporchi da morire nasce da alcune domande: è vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono i rischi concreti per la salute? Quali sono i danni provocati dalle nano-particelle emesse dagli inceneritori? Quali sono le possibili alternative?</p>
<p>Con queste domande in testa comincia la ricerca di Carlo A. Martigli, scrittore e giornalista impegnato da sempre in inchieste scottanti.</p>
<p>Il film documenta le sue ricerche su internet che come in un romanzo, improvvisamente diventano reali: interviste, filmati, esclusivi reportage in giro per il mondo, tra l’Italia, gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra e l’Austria che faranno riflettere su un problema indicato da molti esperti come “invisibile inquinamento del nuovo millennio” che riguarderà i nostri figli e le future generazioni.</p>
<p>Sporchi da morire è un progetto italiano molto ambizioso e di ampio respiro internazionale grazie al coinvolgimento di esperti mondiali: il Professor Paul Connett, teorico della strategia &#8220;Zero Rifiuti&#8221;, il Dott. Stefano Montanari e la Dott.ssa Antonietta Gatti esperti e scopritori delle patologie causate da nano-particelle; la Dott.ssa Patrizia Gentilini, oncologa e membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente, il biologo Prof.Gianni Tamino, Dott. Valerio Gennaro medico oncologo epidemiologo ISDE Italia, il dott. Federico Valerio Responsabile Chimica Ambientale IST di Genova, i sindaci delle città virtuose della Silicon Valley, Palo Alto e Barkeley, il sindaco di San Francisco Gavin Newson, il responsabile del Dipartimento Ambiente di San Francisco Jared Blumenfeld, i rappresentanti dell’IVS Francese &#8211; Dr. Calut e Dr. Laffont che sono i firmatari della più importante ricerca mondiale sul tema della pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti, il prof. Dick Van Steenis che ha mappato la ricaduta dell’inquinamento sui bambini inglesi e bloccato 16 progetti in costruzione, il Dr.Luft, l’Associazione Rescue Workers Detoxification e la 911 Police Aid Foundation che si occupano delle persone ammalatesi per le inalazioni di nano-polveri dopo il crollo delle torri gemelle (circa 170.000 casi già accertati), i rappresentanti dei comitati nazionali ed internazionali, Padre Alex Zanotelli, Maurizio Pallante del Movimento Decrescita Felice, Greenpeace Italia, e tanti altri.</p>
<p>Un film-progetto al quale hanno già aderito migliaia di persone in tutto il mondo tanto da essere certificato come il film con i titoli di coda più lunghi del mondo i quali saranno presenti, grazie ad un piccolo contatore grafico, fin dai primi minuti del film.</p>
<p>Proiezione in provincia di Brindisi prevista a Torre Santa Susanna il 2 Maggio 2012 Via provinciale per Erchie presso Expo Libri &#8211; <a href="http://www.sporchidamorire.com" target="_blank">http://www.sporchidamorire.com</a><br />
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		<title>I rifiuti non si bruciano, si riciclano</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 16:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricevo e, condividendo in toto, volentieri pubblico. La Regione, ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale all’ Impianto di stoccaggio e incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi da 8.500 tonellate/annue in contrada Santa Chiara, zona che si colloca nel mezzo delle attività industriali a poche migliaia di metri dal quartiere Tamburi. Ci preme sottolineare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/inceneritore_reset.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6820" title="inceneritore_reset" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/inceneritore_reset-244x300.jpg" alt="" width="250" height="307" /></a>Ricevo e, condividendo in toto, volentieri pubblico.</p>
<blockquote><p>La Regione, ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale all’ Impianto di stoccaggio e incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi da 8.500 tonellate/annue in contrada Santa Chiara, zona che si colloca nel mezzo delle attività industriali a poche migliaia di metri dal quartiere Tamburi.</p>
<p>Ci preme sottolineare che esistono già altri inceneritori operativi sul territorio tarantino, e questi hanno tutti il benestare regionale; l’inceneritore di Massafra di proprietà della società Appia Energy, del gruppo Marcegaglia, alimentata da una quantità di CDR e Agrocombustibili pari a 100.000 t/anno, avviato nel 2002 e autorizzato il 18-01-2008 (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) che attualmente sta richiedendo l’AIA e la compatibilità ambientale per il raddoppio di una nuova linea per bruciare una quantità di rifiuti speciali pari ad altri 100.000 tonnelate/anno (Bol. n. 24 del 16-02-2012 Regione Puglia); l’inceneritore di Taranto, proprietà AMIU SpA, società a intero capitale del Comune di Taranto ma che al pari di ogni SpA persegue le finalità di dividere gli utili a fine anno, per cui il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia (Vendola) ha rilasciato l’autorizzazione definitiva all’esercizio (Decreto n.l24/CD/R del 22 maggio 2006) con capacità autorizzata a 102.000t/a (Rapporto Rifiuti 2011 Ispra) il nuovo cementificio della Cementir Holding, gruppo Caltagirone, con l’autorizzazione a bruciare CDR fino a un quantitativo di 51.500tonnellate/anno (Bol. n. 175 del 10-11-2011 Regione Puglia) Tutto ciò a fronte di una produzione totale dei Rifiuti Urbani dell’intera provincia di circa 326.000tonnellate di rifiuti annui (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra).</p>
<p>I conti non tornano per cui ci apprestiamo ad avere impianti con capacità di bruciare molti più “rifiuti” rispetto a quanti ne producano i cittadini della provincia. Sarà forse per questo che la raccolta differenziata è a percentuali imbarazzanti e ben al di sotto del 15% (Dati raccolta R.S.U. per ATO – Anno 2011 )? Sarà forse per questo che la produzione pro-capite di rifiuti è di 563 kg/annue a cittadino (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) e non vi è nessuna iniziativa amministrativa votata alla diminuzione a monte della produzione dei rifiuti così come ci impongono le direttive quadro Europee? Va da se che se meno rifiuti si producono, più si differenzia, si ricicla e si recupera e quindi meno rifiuti sono diretti allo smaltimento in inceneritori e discariche. Ma a Taranto l’amministrazione comunale, provinciale e regionale sembra che vogliano relegare questo territorio a smaltimento perpetuo dando precedenza all’incenerimento e al conferimento in discarica; non dimentichiamo che in questa “terra jonica” vi sono anche le 3 discariche di rifiuti speciali a Statte, Lizzano e Grottaglie e quella di rifiuti speciali pericolosi all’interno dell’Ilva. I rifiuti di chi dobbiamo ancora accogliere? In questo scenario preoccupante dove sembra che non vengono considerate la somma degli impatti totali delle fonti di emissione, ci si aspetterebbe molto dagli enti locali, a maggior ragione quando ci professa come “ecologisti” e sensibili ai “problemi ambientali”. Il Comune e la Provincia dovevano (perchè il loro parere è stato richesto più volte) e potevano dare un segnale politico forte ma non avendo effettuato nessuna osservazione, ne tantomeno opposizione a tale progetto, l’iter è andato avanti comunque: Come mai questa “svista” da parte degli Enti Locali? Semplice negligenza? Incapacità di fare delle osservazioni al progetto?, Mancato coraggio nel difendere un territorio già devastato dalla miopia politica e dagli interessi privati o cosa altro?</p>
<p>Per questo i cittadini del Meetup “Amici di Beppe Grillo Taranto” accolgono e rilanciano la proposta di Peacelink di “concentrare l’intelligenza e l’indignazione collettiva della cittadinanza” a fare opposizione al rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Come da anni sosteniamo, al pari dei cittadini e associazioni consapevoli di Taranto tramite incontri, promuovendo convegni e diffondendo informazioni, la Strategia Rifiuti Zero deve essere perseguita in ogni settore che coinvolga la produzione di rifiuti. E’ il momento di dire basta “al destino di pattumiera” a cui ci hanno relegato le amministrazioni dell’ultimo ventennio. Il “presente” deve lavorare per pianificare il riciclo totale!!!</p>
<p>Taranto 24 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://beppegrillotaranto.wordpress.com/" target="_blank">“Meet Up 192 Amici di Beppe Grillo Taranto”</a></p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 13:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per milioni di anni, l’uomo, non ha mai prodotto nulla che non fosse biodegradabile, o che non rientrasse nel naturale processo di decomposizione e trasformazione delle cose. L’aforisma di Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, calzava a pennello con la realtà di un tempo ma, oggi, quest’affermazione si scontra con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/TV-spazzatura.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6735" title="TV spazzatura" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/TV-spazzatura-256x300.jpg" alt="" width="250" height="293" /></a>Per milioni di anni, l’uomo, non ha mai prodotto nulla che non fosse biodegradabile, o che non rientrasse nel naturale processo di decomposizione e trasformazione delle cose. L’aforisma di Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, calzava a pennello con la realtà di un tempo ma, oggi, quest’affermazione si scontra con la tragica e incontrovertibile realtà presente dove, a mutare, sono i sogni e le speranze del futuro, trasfigurati in incubi e quotidiano sconforto.</p>
<p>Migliaia di fabbriche fumanti, eruttano sul territorio, 24 ore su 24, spazzatura di ogni genere, rifiuti tossici e speciali, scorie radioattive ed altro, sommergendo le nostre vite e il nostro futuro.</p>
<p>La spazzatura fa il suo debutto in società, una sessantina di anni orsono, quando, per una singolare concomitanza, la nostra cara TV faceva per la prima volta la sua apparizione, nelle case degli italiani. Che ci sia un nesso logico fra spazzatura e televisione? Assolutamente si.</p>
<p>Queste due inquietanti entità, sono legate, tra di loro, a doppio nodo e sono le due facce di una stessa medaglia.</p>
<p>E’ innegabile che, con l’avvento della TV commerciale, questa spazzatura (o merda sintetica), abbia avuto un incremento esponenziale incontrollato e, nessun inceneritore, oggi, potrà mai smaltire i miliardi di tonnellate di merda che il sistema vomita quotidianamente sulle nostre vite.</p>
<p>E poi non ci dimentichiamo di tutte le tonnellate di scorie tossiche e radioattive, disperse sul territorio e in fondo ai mari; c’è da rabbrividire! &#8230;</p>
<p>Oscurare le TV commerciali (tutte di tutto il mondo) è il primo passo al fine di risolvere in maniera sostanziale, il problema della spazzatura – congiuntamente, vanno definite regole ferree per quella pubblica.</p>
<p>Agli imprenditori, dovrebbe essere vietato ogni tipo di sponsor, finalizzato a propagandare prodotti di nessuna qualità ma, investire questo denaro per elevare al massimo la loro genuinità ed eccellenza. Questa è la vera e sola concorrenza!!!</p>
<p>Solo così riacquisteremo dignità.</p>
<p>Calciatori, piloti e combriccola, dopo decenni di vacche troppo grasse, dovranno drasticamente ridimensionare i loro ingaggi, non solo perché inverosimili, ma per rispetto a tutti quei lavoratori veri, che consumano la loro esistenza dentro fabbriche tossiche, per mille euro mensili.</p>
<p>A meno spazzatura, corrisponde più civiltà, e le condizioni necessarie per una vita, degna di essere vissuta.</p>
<p>Dal passato abbiamo ereditato città come Roma, Firenze, Venezia, Urbino e mille altre. Un patrimonio storico unico al mondo, baluardo di bellezza, cultura e autentica civiltà.</p>
<p>Noi, diversamente, consegneremo alla storia, lugubri casermoni in cemento depotenziato, ferro arrugginito e mattoni forati. Elementi di un’architettura che, abbiamo definito moderna e contemporanea, così da giustificarne l’orrore, il disgusto, l’incapacità e il vuoto culturale dei suoi sostenitori e fondatori.</p>
<p>Solo nel passato, possiamo scorgere le ragioni di un nostro futuro.</p>
<p style="text-align: right;">Gianni Tirelli</p>
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		<title>Sui rifiuti Pugliesi</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 12:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/modugno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6120" title="modugno" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/modugno-212x300.jpg" alt="" width="250" height="353" /></a>La Puglia ha scelto di “investire” sul ciclo dei rifiuti, non per ridurli ma per bruciarli. Mentre la raccolta differenziata langue sotto il 20 per cento (18,01% il dato medio nel 2011), sono quasi ultimati i lavori per la realizzazione dei 6 impianti che trasformeranno i rifiuti solidi urbani in combustibile da rifiuti (Cdr). Sono tutti realizzati da Cogeam, società partecipata dal gruppo Marcegaglia, e saranno in grado di trattare quasi 900mila tonnellate di rifiuti, trasformati in circa 400mila t di Cdr.</p>
<p>Tra i rifiuti solidi urbani e il combustibile da rifiuti, però, una differenza sostanziale: il Cdr, a differenza dei rifiuti urbani, è un rifiuto speciale, con codice Cer 191210, da “valorizzare” all’interno di un impianto di incenerimento.<br />
In Puglia, però, l’unico inceneritore adatto attivo è a Massafra (in provincia di Taranto), ed è gestito da Appia Energy, gruppo Marcegaglia. Può accogliere un massimo di 25mila tonnellate. Altre 98mila finiranno nell’inceneritore che Eta spa (sempre gruppo Marcegaglia) sta costruendo nelle campagna tra Manfredonia e Cerignola (Fg), in mezzo ai campi di carciofi, grazie anche ad un contributo pubblico di 15 milioni di euro. Ma questi due impianti non bastano. Il cantiere del terzo, a Modugno (Ba), è sotto sequestro giudiziario.</p>
<p>Lo smaltimento del Cdr, così, chiama in causa anche i cementifici, nei cui forni -come raccontiamo nel libro Le conseguenze del cemento (Luca Martinelli, Altreconomia, 2011)- il Cdr prende il posto del carbone o del pet-coke. Questi impianti si trasformano, secondo la definizione di legge, in co-inceneritori. Lo è già quello di Barletta (Bat), gestito da Buzzi Unicem. A Taranto, invece, lo sta diventando l’impianto Cementir (gruppo Caltagirone), che grazie anche a fondi Bei (Banca europea d’investimenti) sta trasformando l’impianto per renderlo in grado di “accogliere” i rifiuti.</p>
<p>21 comuni del bacino BA5 sono obbligati a conferire all&#8217;impianto Cogeam 470 tonnellate di rifiuti al giorno, ogni tonnellata frutta ai gestori dell&#8217;impianto 125,76 euro per un totale di 21,5 milioni di euro all&#8217;anno. Capite perchè la Marcegaglia ha sempre belle parole per lo smemorato di Terlizzi in arte Nichi?<br />
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		<title>Fermare la crescita che produce il debito</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 08:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il debito pubblico non è un problema di cui sia stata sottovalutata la gravità; al contrario, è il pilastro su cui si fonda la crescita nell’attuale fase storica. Il debito è indispensabile per continuare a far crescere la produzione di merci. È una scelta consapevolmente perseguita con una totale unità d’intenti dai governi di destra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/gameover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5906" title="gameover" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/gameover.jpg" alt="" width="250" height="346" /></a>Il debito pubblico non è un problema di cui sia stata sottovalutata la gravità; al contrario, è il pilastro su cui si fonda la crescita nell’attuale fase storica. Il debito è indispensabile per continuare a far crescere la produzione di merci. È una scelta consapevolmente perseguita con una totale unità d’intenti dai governi di destra e di sinistra in tutti i paesi industrializzati. La crescita drogata dal debito va fermata perché non è la soluzione della crisi, ma la sua causa.</p>
<p>Clima, energia, economia: tre crisi ci minacciano. Senza una nuova politica, la crisi del debito creato per drogare la crescita potrà solo aggravarsi. Tutto lascia credere che ormai sia solo questione di tempo. Se la prima a precipitare sarà la crisi climatica, sarà difficile trovare una via di scampo. Se invece la crisi climatica verrà ritardata dalla crisi economica o da quella energetica, coloro che non si sono lasciati ipnotizzare dalla colossale disinformazione planetaria dei mass media – e sono più di quanti si creda – possono evitare di rimanere sepolti dalle macerie.</p>
<p>Grandi Opere, spesa militare, costi della politica. Per uscire dalla crisi e bloccare la spirale del debito bisogna prendere immediatamente tre decisioni: sospendere tutte le grandi opere pubbliche deliberate in deficit, ridurre drasticamente le spese militari, ridurre drasticamente i costi della politica. Il sistema di potere fondato sull’alleanza strategica tra grandi imprese e partiti politici del secolo scorso non prenderà mai queste decisioni, perché ne verrebbe travolto.</p>
<p>Una nuova politica per il bene comune. Occorre una nuova leva di politici, antropologicamente diversi da quelli che si sono formati nei partiti di destra e di sinistra; non omologati sul dogma della crescita, guidati nelle loro scelte dall’analisi e dalla risoluzione dei problemi. Già se ne stanno formando: i loro incubatori sono i movimenti di resistenza contro le grandi opere e contro la privatizzazione dei servizi sociali.</p>
<p>Il debito italiano: rischio bancarotta. In Italia il debito pubblico rappresenta il 119% del Pil e alla fine del 2011 raggiungerà i 2.000 miliardi di euro. Il Giappone sta peggio di noi, con un debito oltre il 200% del Pil, e la stessa Gran Bretagna – sommando il debito pubblico a quello di aziende e famiglie – arriva al 245% del Pil, mentre il debito complessivo italiano raggiunge il 225,8% del prodotto interno lordo. Di fronte a queste cifre, non è escluso che i paesi più indebitati decidano di uscire dalla spirale del debito, trascinando al fallimento le banche che hanno sottoscritto i loro titoli di Stato e quindi rovinando i risparmiatori. Questa crescita, drogata dal debito pubblico sempre più vasto e dal credito al consumo per le famiglie: solo il “doping” del debito ha consentito, finora, di tenere in vita un’economia fondata sulla crescita dei consumi. Perché la crescita della produzione di merci ha raggiunto un livello tale che, se non si spendesse più di quello che sarebbe consentito dai redditi effettivi, crescerebbero le quantità di merci invendute fino alla crisi di sovrapproduzione che distruggerebbe il sistema fondato sulla crescita.</p>
<p>La politica economica in un vicolo cieco. Ridurre le tasse e/o aumentare la spesa pubblica: è ciò che destra e sinistra hanno proposto, per stimolare la crescita del Pil, perché se cresce la produzione di merci aumenta il gettito fiscale e si riduce il debito pubblico. Ma tagliando le tasse e aumentando la spesa pubblica, il debito aumenta. Inserendo il pareggio di bilancio nelle Costituzioni si comprometteranno le possibilità di crescere. Globalizzazione, merci invendute ed ex consumatori disoccupati. Perché gli stimoli forniti alla ripresa economica attraverso la spesa pubblica non hanno funzionato? Perché nei paesi industrializzati lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione dei mercati hanno determinato un eccesso di capacità produttiva che cresce di anno in anno: macchinari sempre più potenti producono quantità sempre maggiori di merci riducendo progressivamente l’incidenza di lavoro umano per unità di prodotto. Ne deriva un aumento dell’offerta e una contestuale diminuzione della domanda mediante la diminuzione delle retribuzioni e la riduzione dell’occupazione.</p>
<p>Spesa militare: faremo la fine dell’Impero Romano? Una voce disastrosa nel debito pubblico è costituita dalla crescita delle spese militari. Dopo il tracollo dell’Urss, la dimensione egemonica imperiale degli Usa ha spinto gli alleati verso un impegno crescente in molti teatri di guerra, in regioni strategiche come quelle petrolifere, fino a determinare una situazione che presenta inquietanti analogie con quella che portò alla caduta dell’Impero Romano quando le spese militari per tenere sotto controllo le province cominciarono a superare il valore delle risorse che se ne ricavavano.</p>
<p>Grandi Opere: fallimenti in tutto il mondo. Altrettanto rilevanti, nel bilancio del debito, le grandi opere spesso faraoniche e inutili: la crisi della Grecia è scaturita dalle spese per le Olimpiadi di Atene del 2004, se Torino è la città più indebitata d’Italia lo deve alle spese in deficit sostenute per le Olimpiadi invernali del 2006. Opere che non ripagano i loro costi perché sovradimensionate rispetto alle reali esigenze: è successo con l’aereo supersonico Concorde e il tunnel sotto la Manica già fallito due volte; è successo con molti costosissimi edifici costruiti per le Olimpiadi di Atene e di Torino, già in pieno degrado. Sovradimensionata rispetto alle esigenze è la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino-Lione. Destra e sinistra sono consapevoli dell’inutilità di molte grandi opere, devastanti per i territori, e tuttavia rivendicano il merito di averle deliberate in deficit allo scopo di rilanciare la crescita economica e l’occupazione. In realtà faranno crescere soltanto il debito pubblico. Un’opera è davvero sostenibile solo se assolve la funzione per cui viene costruita riducendo a parità di servizi il consumo di risorse, il consumo di energia e l’impronta ecologica, in modo da ripagare i costi d’investimento con la riduzione dei costi di gestione, contribuendo in questo modo a ridurre il debito pubblico. In altre parole la politica economica non può più basarsi soltanto su criteri di tipo quantitativo, ma deve adottare criteri di valutazione qualitativi.</p>
<p>L’equivoco della green economy. Nell’ottica della green economy la politica energetica non si fonda sulla riduzione della domanda mediante la riduzione di sprechi e inefficienze, ma sulla sostituzione dell’offerta: fonti rinnovabili anziché fossili, con incentivi statali che aggravano il debito pubblico. Anziché i piccoli impianti per l’autoconsumo, la green economy privilegia i grandi impianti, che possono essere appannaggio solo di grandi aziende interessate a incentivare la crescita dei consumi e degli sprechi. E’ un modo di riproporre ancora una volta l’alleanza strategica tra industria e partiti: l’alleanza fondata sulla crescita, responsabile dell’attuale fallimento storico. Anziché nelle grandi opere e nella green economy faraonica, occorre investire nella ristrutturazione energetica degli edifici esistenti, nelle reti idriche, nella manutenzione degli edifici pubblici, nel ripristino della bellezza dei paesaggi (con benefici effetti anche sul turismo), nel potenziamento dei trasporti pubblici locali, nella rinaturalizzazione dei quartieri post-industriali (come a Detroit), nello sviluppo delle fonti rinnovabili in piccoli impianti per autoconsumo, nel recupero e riciclaggio di materiali dismessi, nell’agricoltura di prossimità, nel commercio locale, nell’accorciamento delle filiere tra produttori e acquirenti.</p>
<p>Filiera corta: l’economia locale può sopravvivere alla globalizzazione. E’ auspicabile una saldatura tra l’economia reale dei territori (contadini, commercianti, piccole e medie aziende, artigiani e professionisti) con i movimenti che si oppongono alla realizzazione delle grandi opere e alla privatizzazione dei servizi pubblici essenziali. Una vera democrazia partecipata può realizzarsi solo ripudiando la globalizzazione e rivalutando le economie locali, con l’obbiettivo di ridurre al minimo la dipendenza dalle fonti fossili e realizzare la maggiore autosufficienza produttiva in base al principio di sussidiarietà delle filiere corte. Oltre a creare più occupazione delle grandi opere, le attività economiche locali sono utili, ripagano i costi d’investimento riducendo sprechi e consumi di materie prime, per cui non fanno crescere i debiti pubblici e non richiedono tecnologie potenti, bensì evolute; non possono essere svolte da aziende multinazionali che operano sui mercati mondiali, ma solo da piccoli operatori locali (agricoltori, artigiani, commercianti, tecnici) radicati sul territorio, in grado di alimentare un’economia di prossimità, sostenibile dal credito locale, come dimostra il recente successo di alcune piccole e medie imprese italiane, che caratterizzano la nostra struttura produttiva (il 99,92 % ha meno di 250 addetti).</p>
<p>Meno e meglio: decrescita selettiva del Pil. Ridurre gli sprechi comporta necessariamente una decrescita: la coibentazione degli edifici per ridurne le dispersioni termiche e l’installazione di impianti energetici a fonti rinnovabili fanno crescere il Pil inizialmente, ma in seguito i risparmi lo fanno decrescere. La decrescita selettiva del Pil, riduce gli sprechi e l’impronta ecologica, migliora il benessere e la qualità della vita, crea occupazione utile. Solo la decrescita selettiva del Pil può risolvere sia la crisi economica che quella ambientale, senza far crescere il debito pubblico né deprimere le attività produttive.</p>
<p>Agricoltura biologica: una scelta strategica. L’aumento dei prezzi delle fonti fossili e la riduzione progressiva della loro disponibilità renderà sempre più conveniente l’agricoltura biologica: stagionalità dei prodotti, riunificazione di agricoltura e allevamento, accorciamento delle filiere, riduzione delle intermediazioni commerciali tra produttori e acquirenti, diffusione delle fonti rinnovabili in piccoli impianti per autoconsumo collegati in rete. L’abbandono della chimica in agricoltura richiederà un aumento del numero di occupati nelle attività agricole e un controesodo di quote non marginali di popolazione dalle città alle campagne.</p>
<p>Ristrutturazione edilizia: fronte strategico di occupazione utile. Se si ragionasse in termini qualitativi anziché quantitativi si capirebbe che il bisogno insoddisfatto nel settore dell’edilizia è la riduzione delle dispersioni energetiche degli edifici esistenti: mediamente in Italia per il riscaldamento si consuma il triplo delle peggiori case tedesche. Di quanto lavoro ci sarebbe bisogno per ristrutturare energeticamente il nostro patrimonio edilizio e soddisfare con fonti rinnovabili il fabbisogno residuo? La riduzione del pil che ne deriverebbe offrirebbe i vantaggi economici, occupazionali e ambientali non altrimenti ottenibili.</p>
<p>Il modello della crescita è finito: non ha futuro, va sostituito. Per potersi salvare occorre sganciarsi dal sistema economico e produttivo fondato sulla crescita della produzione di merci, organizzando reti di economia, di produzione e di socialità alternative, in grado di funzionare autonomamente e di rispondere ai bisogni fondamentali della vita con le risorse dei territori. Si annuncia un periodo di transizione inevitabilmente drammatico. Sui patrimoni dei saperi e del saper fare accumulati e implementati nel corso delle generazioni, sulla capacità di trasformare con rispetto, efficienza e intelligenza le risorse della natura, sulla capacità di costruire rapporti improntati al rispetto reciproco, è possibile riavviare una nuova fase della storia umana. Perché storica e non congiunturale è la portata della crisi in atto. <span style="text-decoration: underline;">È la crisi di un modello economico che non ha più futuro, che non può essere riorganizzato e migliorato ma deve essere sostituito.</span></p>
<p style="text-align: right;">Maurizio Pallante</p>
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		<title>Strateghi della differenziata</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 13:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella (€ 44.844,96 annue) con il suo assessore all&#8217;ambiente, certo Giuseppe Santoro (€. 20.180,16 annue), entrambi in forza al Partito Socialista Italiano nel tenace quanto convinto intento di portare al 60% la raccolta differenziata nella lustra città bianca, hanno emanato con un comunicato le loro innovative direttive: è obbligatorio conferire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/tanzarella_santoro2.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-5634" title="tanzarella_santoro2" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/tanzarella_santoro2.png" alt="" width="500" height="307" /></a></p>
<p>Il sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella (€ 44.844,96 annue) con il suo assessore all&#8217;ambiente, certo Giuseppe Santoro (€. 20.180,16 annue), entrambi in forza al Partito Socialista Italiano nel tenace quanto convinto intento di portare al 60% la raccolta differenziata nella lustra città bianca, hanno emanato con un <a href="http://www.urpcomunediostuni.it/main/AlboPretorio/2011/pubblicazioni/09set/802_raccolta%20differenziata.pdf" target="_blank">comunicato</a> le loro innovative direttive:</p>
<ul>
<li>è obbligatorio conferire i rifiuti negli appositi cassonetti presenti sul territorio comunale: carta , vetro, plastica e farmaci scaduti;</li>
<li>è vietato conferire tali materiali nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani;</li>
<li>il conferimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati negli appositi cassonetti è consentito dalle ore 19,00 di ogni giorno sino alle ore 9,00 del giorno successivo.</li>
</ul>
<p>Minchia signor tenente!</p>
<p>In effetti era ora che anche ad Ostuni si affrontasse questa problematica, l&#8217;attuale 8% scarso non è certo un risultato di cui andare fieri per una città su cui sventola la Bandiera Blu che pretende come requisito minimo una differenziata al 10%. Quindi, prima che quelli della Fee si accorgano dell&#8217;imbroglio, ecco che i due strateghi da 64 mila euro l&#8217;anno, abbandonando la strada della raccolta differenziata porta a porta il cui avvio immininente era stato annuciato dagli stessi personaggi più di due anni fa e che, come dimostrano numerosissime esperienze, è l&#8217;unica in grado di dare soddisfacenti risultati e ribadiscono quelle ferree regole da decenni vigenti nel territorio e che hanno consentito il raggiungimento dei &#8220;ragguardevoli&#8221; risultati sopra citati.</p>
<p>Stiano comunque tranquilli i due illuminati amministratori, da oggi sulle percentuali di raccolta differenziata potranno liberamente sparare le cazzate, oh pardon.., le cifre che vogliono. Non che sia una novità, lo hanno sempre fatto, ma sino a qualche giorno fa avevamo a disposizione i dati ufficiali con cui poterli smentire velocemte. Da oggi invece il sito <a href="http://www.rifiutiebonifica.puglia.it" target="_blank">www.rifiutiebonifica.puglia.it</a>, uno dei rari esempi di trasparenza introdotto in questi anni dalla regione, non è più raggiungibile e saremo costretti a fidarci del duetto socialista.</p>
<p>Un unico dubbio mi rimane. Vetro, carta, plastica e farmaci scaduti sono, almeno secondo la legge, rifiuti solidi urbani e i cassonetti a loro riservati sono, sempre secondo la legge, cassonetti per rifiuti solidi urbani. Quindi se, come imposto dai due strateghi, &#8220;è vietato conferire tali materiali nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani&#8221;, dove cazzo li dobbiamo mettere? Io una proposta ce l&#8217;avrei, ma oggi non voglio essere volgare.<br />
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		<title>Allarme rifiuti spaziali</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 09:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cielo è sporco, così come la Terra. Il problema della spazzatura non è solo di questo mondo. Già da tempo si parla dei rischi connessi ai cosiddetti &#8216;rifiuti spaziali&#8217;, nati con i viaggi dell&#8217;uomo nello spazio e con lo sviluppo delle nuove tecnologie e dei satelliti. Ma adesso la situazione è diventata insostenibile. Così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/rifiuti_spaziali.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5422" title="rifiuti_spaziali" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/rifiuti_spaziali.jpg" alt="" width="500" height="255" /></a></p>
<p>Il cielo è sporco, così come la Terra. Il problema della spazzatura non è solo di questo mondo. Già da tempo si parla dei rischi connessi ai cosiddetti &#8216;rifiuti spaziali&#8217;, nati con i viaggi dell&#8217;uomo nello spazio e con lo sviluppo delle nuove tecnologie e dei satelliti. Ma adesso la situazione è diventata insostenibile. Così il National Research Council ha invitato l&#8217;Agenzia spaziale americana, la Nasa a contrastare l&#8217;aumento della spazzatura in orbita.</p>
<p>L&#8217;organizzazione no profit ha inoltre pubblicato un <a href="http://www.nap.edu/catalog.php?record_id=13244" target="_blank">rapporto</a>, lo scorso giovedì, dove illustra la stato dei rifiuti che diventa “sempre più pericoloso per le navicelle e gli astronauti”.<br />
Secongo gli scienziati americani, ormai la situazione è critica. Lo ha dimostrato lo scorso giugno la tragedia sfiorata a bordo della Iss, che stava per essere colpita da un detrito. Gli esperti parlano di &#8220;punto di non ritorno&#8221; aggravato dal fatto che eventuali collisioni darebbero luogo ad un numero sempre maggiore di detriti vaganti.</p>
<p>È stato inoltre calcolato che il numero di elementi rilevanti sparsi per il cielo è pari a 22mila. Rientrano nel calcolo solo quelli di almeno 10 cm di diametro che orbitano attorno alla Terra. Spaventosa anche la velocità con cui si muovono: 28mila km orari. Si tratta di resti di satelliti e vecchi razzi ormai fuori controllo. Da qui nascono i timori dell&#8217;Nrc, che ha ribadito l&#8217;assoluta necessità di far fronte al problema. Diverse sono state le proposte fino ad ora avanzate, a partire da quella di Bologna, dove è stata messa a punto una speciale schiuma in grado di trascinare i detriti fuori dalla nostra orbita per poi distruggerli.</p>
<p>Tra le soluzioni proposte dall&#8217;Nrc vi è anche quella suggerita dalla Darpa, ossia una serie di reti per pescare i detriti, o ancora degli speciali &#8216;ombrelli&#8217; in grado di spazzare letteralmente lo spazio spingendo i frammenti metallici a contatto con l&#8217;atmosfera terrestre, per farli bruciare.<br />
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		<title>Obsolescenza pianificata</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 19:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Società/Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Avrete sicuramente notato come i prodotti che ci ritroviamo ad acquistare ed utilizzare abbiano una durata sempre più breve. Borse e zaini o scarpe e vestiti che si scollano, rompono, sfilacciano dopo poche settimane o nella migliore delle ipotesi, dopo pochi mesi. Pentole e padelle antiaderenti che si scrostano letteralmente al decimo lavaggio; asciugacapelli, lavatrici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/consumismo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5410" title="consumismo" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/consumismo-219x300.jpg" alt="" width="250" height="342" /></a>Avrete sicuramente notato come i prodotti che ci ritroviamo ad acquistare ed utilizzare abbiano una durata sempre più breve. Borse e zaini o scarpe e vestiti che si scollano, rompono, sfilacciano dopo poche settimane o nella migliore delle ipotesi, dopo pochi mesi. Pentole e padelle antiaderenti che si scrostano letteralmente al decimo lavaggio; asciugacapelli, lavatrici ed elettrodomestici vari che si inceppano  sempre e comunque “in giovane età”; telefoni cellulari e fotocamere digitali che si rompono misteriosamente anche dopo sei mesi… Si potrebbe andare avanti all’infinito.</p>
<p>Ma perché accade tutto ciò? Perché il frullatore che ho in casa, risalente agli anni cinquanta e che ho avuto in dono, o meglio, in eredità, non da una nonna, ma addirittura da una bisnonna, funziona benissimo dopo più di mezzo secolo mentre la fotocamera, acquistata l’anno scorso, non dà più segni di vita dopo che il suo “display” si è rotto semplicemente stando in una borsa e che, a parere del negoziante vicino casa, non può essere assolutamente riparata (a meno che non si vogliano spendere cifre esorbitanti), ma può solo essere sostituita in toto? (E poi ci si stupisce delle “emergenze rifiuti”!). Perché non possiamo più riparare qualcosa ma solo sostituirlo?<br />
Le risposte sono varie e più o meno complesse, ma a parte il fatto che nella maggior parte dei casi abbiamo perso ogni capacità, anche solo di iniziativa, riguardante la riparazione degli oggetti che ci circondano (come si può poi avere la competenza di riparare una fotocamera elettronica?), i motivi principali sono dovuti al fatto che ai geni del marketing e dell’informazione far apparire ogni cosa obsoleta dopo poche settimane l’uscita sul mercato non basta più, le merci (tutte, dalla più semplice alla più tecnicamente avanzata) devono avere una scadenza programmata.</p>
<p>Tutte le merci presenti nel mercato devono avere una scadenza programmata.<br />
Ci sono già fior di studi e ricerche a riguardo che non sto a citare in questa sede, ma sarei pronto anche senza di essi a scommettere che ormai si progetta la stragrande maggioranza dei prodotti in modo che si guastino o addirittura si debbano sostituire entro periodi sempre più brevi.<br />
Penso (e francamente spero) che sempre più persone abbiano iniziato ad essere insofferenti a questo comportamento che arreca danni non solo all’intero villaggio globale, dai lavoratori sfruttati nei paesi in via di “sviluppo” per produrre questa merce-spazzatura ai consumatori dei paesi “sviluppati”, ma anche ovviamente all’ambiente.<br />
Sempre più persone hanno iniziato a sentirsi profondamente infastidite dalle continue promesse di frivola felicità propinateci quotidianamente dai paladini della società dei consumi e della crescita economica, gli stessi, per intenderci, che con le loro speculazioni finanziarie e privatizzazioni selvagge ci hanno portato alla situazione attuale.</p>
<div>Sempre più persone sentono la naturalissima esigenza di sfuggire a queste “logiche illogiche” ed a queste tensioni e frustrazioni che ne conseguono, anche se in moltissimi casi ancora non sembrano rendersene pienamente conto.<br />
Che fare, allora? Le uniche due risposte che mi sento di poter fornire sono due:<br />
- Re-imparare gradualmente a prodursi il più possibile i propri beni.<br />
- Smettere di comprare. Bandire il più possibile lo “shopping” dalle nostre vite.<br />
Bandire il più possibile dalle nostre vite lo shopping è un&#8217;alternativa alla crisi. Questo non come ripudio totale della società in cui viviamo, non come voto di rinuncia, ma come allenamento per ciò che ci attende nei prossimi anni (che per l’appunto non sarà recessione, ma depressione), ossia una decrescita che per i più sarà forzata, e probabilmente non così felice. È forse l’unica forma di reazione, o addirittura di rivoluzione, che ci è rimasta nei confronti dei signori del marketing, della politica, della finanza e della crescita, che giocano sempre più con le nostre vite e che, più che delle persone, ci ritengono da parecchio tempo solo dei meri consumatori.<br />
Quando dobbiamo comprare qualcosa, almeno, teniamo presente i vecchi proverbi, sempre molto validi e molto attuali, tipo quello che dice “che chi più spende, meno spende”, provando a ridare in generale più importanza alla qualità che alla quantità.<br />
La decrescita è già iniziata in tutto l’Occidente, e sta a noi renderla felice.</div>
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		<title>Rifiuti e marciapiedi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 06:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[marciapiedi]]></category>
		<category><![CDATA[ostuni]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno ho ricevuto, per conoscienza, una mail in cui un cittadino segnalava la scarsa attenzione nel posizionamento dell&#8217;arredo urbano soprattutto nel centro storico. In particolare un cestino portarifiuti posto nei pressi della scalinata Mons Antelmi che rende di fatto impraticabile il relativo marciapiede. La mail inviata a diversi uffici comunali tra cui sindaco, assessore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/08/rifiuti_marciapiedi.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-5309" title="rifiuti_marciapiedi" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/08/rifiuti_marciapiedi.png" alt="" width="500" height="375" /></a>L&#8217;altro giorno ho ricevuto, per conoscienza, una mail in cui un cittadino segnalava la scarsa attenzione nel posizionamento dell&#8217;arredo urbano soprattutto nel centro storico. In particolare un cestino portarifiuti posto nei pressi della scalinata Mons Antelmi che rende di fatto impraticabile il relativo marciapiede. La mail inviata a diversi uffici comunali tra cui sindaco, assessore competente e difensore civico è stata inoltrata anche al sottoscritto, ad alcuni organi di stampa e ad un paio di consiglieri di opposizione di destra. A seguire il testo completo e le mie considerazioni sui temi sollevati inviate agli stessi destinatari ed in aggiunta, per par condicio, all&#8217;unico consigliere di opposizione di sinistra.</p>
<blockquote><p>Salve,<br />
a seguito e in riferimento al confronto verbale sorto con l&#8217;ass. Iaia in data 16 c.m. presso la scalinata Antelmi ad Ostuni durante la Sua fase di direzione ai lavori per l&#8217;installazione dei nuovi cestini per la spazzatura nelle zone nevralgiche del paese volti ad evitare l&#8217;indiscusso problema dei rifiuti che, soprattutto in questo periodo,  invadono le vie cittadine, ci tengo a puntualizzare in forma scritta quanto gia’ verbalmente espresso.<br />
Mi permetto di obiettare sul posizionamento, apparentemente poco meditato, di alcuni dei suddetti cestini.<br />
In un paese in cui, per la particolare conformazione urbana, l&#8217;eliminazione delle barriere architettoniche rappresenta uno dei punti piu&#8217; difficili da affrontare, e in cui gia&#8217; &#8220;per natura&#8221; la viabilita&#8217; pedonale risulta, in diversi tratti, ostruita o deviata (alcuni marciapiedi sono talmente stretti che qualsiasi persona fa fatica a passare, in particolare se con la carrozzina), l&#8217;arredo urbano dovrebbe essere progettato nel migliore dei modi.<br />
Ritengo sia necessario tutelare tutti, in modo tale che la progettazione urbanistica non diventi un&#8217;insidia o un trabocchetto, ma si riveli un aiuto prezioso anche per la sicurezza.<br />
Per tutelare il piu&#8217; possibile i pedoni (la carta europea dei diritti del pedone ci offre un ottimo insegnamento) e&#8217; necessario progettare con qualita&#8217;, criterio, cura e con un minimo di buonsenso l&#8217;arredo urbano, tenendo conto delle diverse necessita&#8217; di ogni cittadino, senza quindi andare a penalizzare nessuno.<br />
Non ho potuto fare a meno di notare, e segnalare all&#8217;assessore, ottenendo risposte poco affini al tema, l&#8217;errata installazione del cestino posizionato su largo Lanza /angolo via Carmignano (allego foto n.ro 1 e 2): lo stesso cestino ostacola letteralmente il passaggio pedonale mettendo addirittura a rischio chi, arrivando da via Lanza, voltando l&#8217;angolo, se lo ritrova prepotentemente davanti.<br />
A mente dell&#8217;art. 3, comma 1, n.ro 33, C.d.S. il marciapiede e&#8217; la parte esterna della carreggiata viaria, rialzata o in altro modo delimitata e protetta, caratterizzata da una intrinseca sicurezza (che in questo caso verrebbe a mancare) a garanzia dell&#8217;utenza debole della strada, composta dai pedoni e, in particolare, dai disabili, dagli anziani e dai bambini, meritevoli tutti di una particolare tutela dai pericoli derivanti dalla circolazione stradale.<br />
Il pericolo si conferma ancora piu&#8217; grave considerando che il cestino sia stato posizionato vicino a tubature e contatori del gas; com&#8217;e&#8217; noto basterebbe una cicca di sigaretta accesa buttata distrattamente vicino a un cumulo di cartacce e spazzatura per sviluppare anche piccoli incendi che pero&#8217; possono subito creare danni anche piu’ consistenti.<br />
Meno pericoloso ma decisamente di cattivo gusto la collocazione di un terzo cestino, vicino a 2 (GIA&#8217; DIVERSI FRA LORO) preesistenti (foto n.ro 3) proprio ai piedi della scalinata Antelmi.<br />
Invito le amministrazioni locali a valutare quanto espressamente da me dichiarato al fine di migliorare la situazione e spalmare in modo piu’ adeguato i suddetti cestini.<br />
Siano chiari, e ci tengo a specificarlo, i toni NON polemici, ma volti semplicemente al confronto e ad un’attenta valutazione dei fatti, in una citta&#8217; di tutti che possa essere non solo accogliente ,ma anche bella da vedere&#8230; e da vivere.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione<br />
Alessandro Sozzi</p></blockquote>
<p>Nel ringraziarla per le acute osservazione mi permetto di esprimere alcune mie considerazioni sulle problematiche da lei esposte.</p>
<p>Rifiuti e marciapiedi, due argomenti esemplari dell&#8217;inettitudine di questa amministrazione nel gestire l&#8217;ordinario, l&#8217;ovvio, il banale. Pensare che c&#8217;è chi si aspetta da questi ciarlatani delle risposte ai complessi problemi di cui soffre la società contemporanea, soprattutto oggi di fronte ad una drammatica crisi economica affrontata dal nostro paese nel modo peggiore e più deleterio per la popolazione.</p>
<p>Il tono non polemico della mail che mi avete inviato per conoscienza, si evince anche dalle foto allegate, probabilmente realizzate poco dopo lo svuotamento dei cestini portarifiuti ivi ritratti. Sarebbe bastato, come ho fatto io più volte, effettuare quelle foto anche solo verso le otto di sera per ritrarre quei cestini trabordanti di rifiuti, mentre a notte inoltrata spesso risulta difficile scorgerli perchè completamente sommersi. Situazione identica è riscontrabile sulle spiagge dove a parte la considerevole quantità di simboli del progresso incastonata  tra la macchia mediterranea, i rari cestini risultano stracolmi già nelle prime ore della mattinata senza che ci sia nessuno che si preoccupi di svuotarli, tant&#8217;è che all&#8217;imbrunire anche questi  di fatto spariscono sotto montagne di buste e rifiuti vari. Se la tecnica della fotografia ci permette di documentare tutto questo e quella dell&#8217;informazione di divulgarle tramite il web, nulla è stato ancora inventato per registrare il lezzo nauseabondo che questi monumenti all&#8217;inettitudine dei nostri amministratori emanano. Vale la pena ricordare che in un sondaggio svolto lo scorso anno dall&#8217;associazione Borgostuni una delle principali lamentele dei turisti risultava essere &#8220;città e spiagge sporche&#8221;.</p>
<p>Posso già immaginare a questo punto la risposta del nostro Sindaco con i riferimenti alla Bandiera Blu (concessa nonostante non si è in possesso dei requisiti minimi &#8211; <a href="../2010/06/03/no-differenziata-no-bandiera-blu/">vedi qui</a>), alle 5 vele (dateci da una associazione che sino ad un paio di anni fa definiva Ostuni &#8220;pietra dello scandalo del Salento&#8221; &#8211; vedi<a href="http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/Mare_Monstrum_2008_0000001922.pdf"> maremonstrum 2008</a> pag.47), al consenso elettorale (come se fosse dipendente alla capacità di governare-amministrare &#8211; non cito per questioni di spazio) e poi bla, bla, bla&#8230;.</p>
<p>Sui marciapiedi poi sarebbe il caso di rivolgersi a  Chi l&#8217;ha visto perchè trovarne uno degno di essere definito tale ad Ostuni è impresa ardua. E non solo nella parte antica della città dove per ovvi motivi risultano di difficile realizzazione o adeguamento, ma anche e soprattutto nella parte &#8220;moderna&#8221;. Stretti, parzialmente occupati da piante ed espositori di merce varia, con la presenza di numerosi scalini alcuni di considerevole altezza e generalmente senza idonei scivoli  definirli marciapiedi è un azzardato eufemismo.<br />
Stendiamo,infine, un velo pietoso sulle barriere architettoniche. Basta pensare che a tutt&#8217;oggi non si è stati capaci, tra un rondò ed un altro, di realizzare uno scivolo di fronte all&#8217;ufficio ASL dove si effettuano le visite della commissione invalidi.</p>
<p>Naturalmente neanche questa mail vuole assumere toni polemici. D&#8217;altro canto non attribuisco grandi colpe ai nostri amministratori. Non sono così per lassismo o cattiveria è che sono incapaci, un incapacità mentale, strutturale, congenita oserei dire. Non lo fanno apposta, sono proprio così, che ci vogliamo fare.</p>
<p>Saluti.<br />
Mariani Paolo<br />
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