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La Puglia ha scelto di “investire” sul ciclo dei rifiuti, non per ridurli ma per bruciarli. Mentre la raccolta differenziata langue sotto il 20 per cento (18,01% il dato medio nel 2011), sono quasi ultimati i lavori per la realizzazione dei 6 impianti che trasformeranno i rifiuti solidi urbani in combustibile da rifiuti (Cdr). Sono tutti realizzati da Cogeam, società partecipata dal gruppo Marcegaglia, e saranno in grado di trattare quasi 900mila tonnellate di rifiuti, trasformati in circa 400mila t di Cdr.
Tra i rifiuti solidi urbani e il combustibile da rifiuti, però, una differenza sostanziale: il Cdr, a differenza dei rifiuti urbani, è un rifiuto speciale, con codice Cer 191210, da “valorizzare” all’interno di un impianto di incenerimento.
In Puglia, però, l’unico inceneritore adatto attivo è a Massafra (in provincia di Taranto), ed è gestito da Appia Energy, gruppo Marcegaglia. Può accogliere un massimo di 25mila tonnellate. Altre 98mila finiranno nell’inceneritore che Eta spa (sempre gruppo Marcegaglia) sta costruendo nelle campagna tra Manfredonia e Cerignola (Fg), in mezzo ai campi di carciofi, grazie anche ad un contributo pubblico di 15 milioni di euro. Ma questi due impianti non bastano. Il cantiere del terzo, a Modugno (Ba), è sotto sequestro giudiziario.
Lo smaltimento del Cdr, così, chiama in causa anche i cementifici, nei cui forni -come raccontiamo nel libro Le conseguenze del cemento (Luca Martinelli, Altreconomia, 2011)- il Cdr prende il posto del carbone o del pet-coke. Questi impianti si trasformano, secondo la definizione di legge, in co-inceneritori. Lo è già quello di Barletta (Bat), gestito da Buzzi Unicem. A Taranto, invece, lo sta diventando l’impianto Cementir (gruppo Caltagirone), che grazie anche a fondi Bei (Banca europea d’investimenti) sta trasformando l’impianto per renderlo in grado di “accogliere” i rifiuti.
21 comuni del bacino BA5 sono obbligati a conferire all’impianto Cogeam 470 tonnellate di rifiuti al giorno, ogni tonnellata frutta ai gestori dell’impianto 125,76 euro per un totale di 21,5 milioni di euro all’anno. Capite perchè la Marcegaglia ha sempre belle parole per lo smemorato di Terlizzi in arte Nichi?
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Il debito pubblico non è un problema di cui sia stata sottovalutata la gravità; al contrario, è il pilastro su cui si fonda la crescita nell’attuale fase storica. Il debito è indispensabile per continuare a far crescere la produzione di merci. È una scelta consapevolmente perseguita con una totale unità d’intenti dai governi di destra e di sinistra in tutti i paesi industrializzati. La crescita drogata dal debito va fermata perché non è la soluzione della crisi, ma la sua causa.
Clima, energia, economia: tre crisi ci minacciano. Senza una nuova politica, la crisi del debito creato per drogare la crescita potrà solo aggravarsi. Tutto lascia credere che ormai sia solo questione di tempo. Se la prima a precipitare sarà la crisi climatica, sarà difficile trovare una via di scampo. Se invece la crisi climatica verrà ritardata dalla crisi economica o da quella energetica, coloro che non si sono lasciati ipnotizzare dalla colossale disinformazione planetaria dei mass media – e sono più di quanti si creda – possono evitare di rimanere sepolti dalle macerie.
Grandi Opere, spesa militare, costi della politica. Per uscire dalla crisi e bloccare la spirale del debito bisogna prendere immediatamente tre decisioni: sospendere tutte le grandi opere pubbliche deliberate in deficit, ridurre drasticamente le spese militari, ridurre drasticamente i costi della politica. Il sistema di potere fondato sull’alleanza strategica tra grandi imprese e partiti politici del secolo scorso non prenderà mai queste decisioni, perché ne verrebbe travolto.
Una nuova politica per il bene comune. Occorre una nuova leva di politici, antropologicamente diversi da quelli che si sono formati nei partiti di destra e di sinistra; non omologati sul dogma della crescita, guidati nelle loro scelte dall’analisi e dalla risoluzione dei problemi. Già se ne stanno formando: i loro incubatori sono i movimenti di resistenza contro le grandi opere e contro la privatizzazione dei servizi sociali.
Il debito italiano: rischio bancarotta. In Italia il debito pubblico rappresenta il 119% del Pil e alla fine del 2011 raggiungerà i 2.000 miliardi di euro. Il Giappone sta peggio di noi, con un debito oltre il 200% del Pil, e la stessa Gran Bretagna – sommando il debito pubblico a quello di aziende e famiglie – arriva al 245% del Pil, mentre il debito complessivo italiano raggiunge il 225,8% del prodotto interno lordo. Di fronte a queste cifre, non è escluso che i paesi più indebitati decidano di uscire dalla spirale del debito, trascinando al fallimento le banche che hanno sottoscritto i loro titoli di Stato e quindi rovinando i risparmiatori. Questa crescita, drogata dal debito pubblico sempre più vasto e dal credito al consumo per le famiglie: solo il “doping” del debito ha consentito, finora, di tenere in vita un’economia fondata sulla crescita dei consumi. Perché la crescita della produzione di merci ha raggiunto un livello tale che, se non si spendesse più di quello che sarebbe consentito dai redditi effettivi, crescerebbero le quantità di merci invendute fino alla crisi di sovrapproduzione che distruggerebbe il sistema fondato sulla crescita.
La politica economica in un vicolo cieco. Ridurre le tasse e/o aumentare la spesa pubblica: è ciò che destra e sinistra hanno proposto, per stimolare la crescita del Pil, perché se cresce la produzione di merci aumenta il gettito fiscale e si riduce il debito pubblico. Ma tagliando le tasse e aumentando la spesa pubblica, il debito aumenta. Inserendo il pareggio di bilancio nelle Costituzioni si comprometteranno le possibilità di crescere. Globalizzazione, merci invendute ed ex consumatori disoccupati. Perché gli stimoli forniti alla ripresa economica attraverso la spesa pubblica non hanno funzionato? Perché nei paesi industrializzati lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione dei mercati hanno determinato un eccesso di capacità produttiva che cresce di anno in anno: macchinari sempre più potenti producono quantità sempre maggiori di merci riducendo progressivamente l’incidenza di lavoro umano per unità di prodotto. Ne deriva un aumento dell’offerta e una contestuale diminuzione della domanda mediante la diminuzione delle retribuzioni e la riduzione dell’occupazione.
Spesa militare: faremo la fine dell’Impero Romano? Una voce disastrosa nel debito pubblico è costituita dalla crescita delle spese militari. Dopo il tracollo dell’Urss, la dimensione egemonica imperiale degli Usa ha spinto gli alleati verso un impegno crescente in molti teatri di guerra, in regioni strategiche come quelle petrolifere, fino a determinare una situazione che presenta inquietanti analogie con quella che portò alla caduta dell’Impero Romano quando le spese militari per tenere sotto controllo le province cominciarono a superare il valore delle risorse che se ne ricavavano.
Grandi Opere: fallimenti in tutto il mondo. Altrettanto rilevanti, nel bilancio del debito, le grandi opere spesso faraoniche e inutili: la crisi della Grecia è scaturita dalle spese per le Olimpiadi di Atene del 2004, se Torino è la città più indebitata d’Italia lo deve alle spese in deficit sostenute per le Olimpiadi invernali del 2006. Opere che non ripagano i loro costi perché sovradimensionate rispetto alle reali esigenze: è successo con l’aereo supersonico Concorde e il tunnel sotto la Manica già fallito due volte; è successo con molti costosissimi edifici costruiti per le Olimpiadi di Atene e di Torino, già in pieno degrado. Sovradimensionata rispetto alle esigenze è la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino-Lione. Destra e sinistra sono consapevoli dell’inutilità di molte grandi opere, devastanti per i territori, e tuttavia rivendicano il merito di averle deliberate in deficit allo scopo di rilanciare la crescita economica e l’occupazione. In realtà faranno crescere soltanto il debito pubblico. Un’opera è davvero sostenibile solo se assolve la funzione per cui viene costruita riducendo a parità di servizi il consumo di risorse, il consumo di energia e l’impronta ecologica, in modo da ripagare i costi d’investimento con la riduzione dei costi di gestione, contribuendo in questo modo a ridurre il debito pubblico. In altre parole la politica economica non può più basarsi soltanto su criteri di tipo quantitativo, ma deve adottare criteri di valutazione qualitativi.
L’equivoco della green economy. Nell’ottica della green economy la politica energetica non si fonda sulla riduzione della domanda mediante la riduzione di sprechi e inefficienze, ma sulla sostituzione dell’offerta: fonti rinnovabili anziché fossili, con incentivi statali che aggravano il debito pubblico. Anziché i piccoli impianti per l’autoconsumo, la green economy privilegia i grandi impianti, che possono essere appannaggio solo di grandi aziende interessate a incentivare la crescita dei consumi e degli sprechi. E’ un modo di riproporre ancora una volta l’alleanza strategica tra industria e partiti: l’alleanza fondata sulla crescita, responsabile dell’attuale fallimento storico. Anziché nelle grandi opere e nella green economy faraonica, occorre investire nella ristrutturazione energetica degli edifici esistenti, nelle reti idriche, nella manutenzione degli edifici pubblici, nel ripristino della bellezza dei paesaggi (con benefici effetti anche sul turismo), nel potenziamento dei trasporti pubblici locali, nella rinaturalizzazione dei quartieri post-industriali (come a Detroit), nello sviluppo delle fonti rinnovabili in piccoli impianti per autoconsumo, nel recupero e riciclaggio di materiali dismessi, nell’agricoltura di prossimità, nel commercio locale, nell’accorciamento delle filiere tra produttori e acquirenti.
Filiera corta: l’economia locale può sopravvivere alla globalizzazione. E’ auspicabile una saldatura tra l’economia reale dei territori (contadini, commercianti, piccole e medie aziende, artigiani e professionisti) con i movimenti che si oppongono alla realizzazione delle grandi opere e alla privatizzazione dei servizi pubblici essenziali. Una vera democrazia partecipata può realizzarsi solo ripudiando la globalizzazione e rivalutando le economie locali, con l’obbiettivo di ridurre al minimo la dipendenza dalle fonti fossili e realizzare la maggiore autosufficienza produttiva in base al principio di sussidiarietà delle filiere corte. Oltre a creare più occupazione delle grandi opere, le attività economiche locali sono utili, ripagano i costi d’investimento riducendo sprechi e consumi di materie prime, per cui non fanno crescere i debiti pubblici e non richiedono tecnologie potenti, bensì evolute; non possono essere svolte da aziende multinazionali che operano sui mercati mondiali, ma solo da piccoli operatori locali (agricoltori, artigiani, commercianti, tecnici) radicati sul territorio, in grado di alimentare un’economia di prossimità, sostenibile dal credito locale, come dimostra il recente successo di alcune piccole e medie imprese italiane, che caratterizzano la nostra struttura produttiva (il 99,92 % ha meno di 250 addetti).
Meno e meglio: decrescita selettiva del Pil. Ridurre gli sprechi comporta necessariamente una decrescita: la coibentazione degli edifici per ridurne le dispersioni termiche e l’installazione di impianti energetici a fonti rinnovabili fanno crescere il Pil inizialmente, ma in seguito i risparmi lo fanno decrescere. La decrescita selettiva del Pil, riduce gli sprechi e l’impronta ecologica, migliora il benessere e la qualità della vita, crea occupazione utile. Solo la decrescita selettiva del Pil può risolvere sia la crisi economica che quella ambientale, senza far crescere il debito pubblico né deprimere le attività produttive.
Agricoltura biologica: una scelta strategica. L’aumento dei prezzi delle fonti fossili e la riduzione progressiva della loro disponibilità renderà sempre più conveniente l’agricoltura biologica: stagionalità dei prodotti, riunificazione di agricoltura e allevamento, accorciamento delle filiere, riduzione delle intermediazioni commerciali tra produttori e acquirenti, diffusione delle fonti rinnovabili in piccoli impianti per autoconsumo collegati in rete. L’abbandono della chimica in agricoltura richiederà un aumento del numero di occupati nelle attività agricole e un controesodo di quote non marginali di popolazione dalle città alle campagne.
Ristrutturazione edilizia: fronte strategico di occupazione utile. Se si ragionasse in termini qualitativi anziché quantitativi si capirebbe che il bisogno insoddisfatto nel settore dell’edilizia è la riduzione delle dispersioni energetiche degli edifici esistenti: mediamente in Italia per il riscaldamento si consuma il triplo delle peggiori case tedesche. Di quanto lavoro ci sarebbe bisogno per ristrutturare energeticamente il nostro patrimonio edilizio e soddisfare con fonti rinnovabili il fabbisogno residuo? La riduzione del pil che ne deriverebbe offrirebbe i vantaggi economici, occupazionali e ambientali non altrimenti ottenibili.
Il modello della crescita è finito: non ha futuro, va sostituito. Per potersi salvare occorre sganciarsi dal sistema economico e produttivo fondato sulla crescita della produzione di merci, organizzando reti di economia, di produzione e di socialità alternative, in grado di funzionare autonomamente e di rispondere ai bisogni fondamentali della vita con le risorse dei territori. Si annuncia un periodo di transizione inevitabilmente drammatico. Sui patrimoni dei saperi e del saper fare accumulati e implementati nel corso delle generazioni, sulla capacità di trasformare con rispetto, efficienza e intelligenza le risorse della natura, sulla capacità di costruire rapporti improntati al rispetto reciproco, è possibile riavviare una nuova fase della storia umana. Perché storica e non congiunturale è la portata della crisi in atto. È la crisi di un modello economico che non ha più futuro, che non può essere riorganizzato e migliorato ma deve essere sostituito.
Maurizio Pallante
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Il sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella (€ 44.844,96 annue) con il suo assessore all’ambiente, certo Giuseppe Santoro (€. 20.180,16 annue), entrambi in forza al Partito Socialista Italiano nel tenace quanto convinto intento di portare al 60% la raccolta differenziata nella lustra città bianca, hanno emanato con un comunicato le loro innovative direttive:
- è obbligatorio conferire i rifiuti negli appositi cassonetti presenti sul territorio comunale: carta , vetro, plastica e farmaci scaduti;
- è vietato conferire tali materiali nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani;
- il conferimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati negli appositi cassonetti è consentito dalle ore 19,00 di ogni giorno sino alle ore 9,00 del giorno successivo.
Minchia signor tenente!
In effetti era ora che anche ad Ostuni si affrontasse questa problematica, l’attuale 8% scarso non è certo un risultato di cui andare fieri per una città su cui sventola la Bandiera Blu che pretende come requisito minimo una differenziata al 10%. Quindi, prima che quelli della Fee si accorgano dell’imbroglio, ecco che i due strateghi da 64 mila euro l’anno, abbandonando la strada della raccolta differenziata porta a porta il cui avvio immininente era stato annuciato dagli stessi personaggi più di due anni fa e che, come dimostrano numerosissime esperienze, è l’unica in grado di dare soddisfacenti risultati e ribadiscono quelle ferree regole da decenni vigenti nel territorio e che hanno consentito il raggiungimento dei “ragguardevoli” risultati sopra citati.
Stiano comunque tranquilli i due illuminati amministratori, da oggi sulle percentuali di raccolta differenziata potranno liberamente sparare le cazzate, oh pardon.., le cifre che vogliono. Non che sia una novità, lo hanno sempre fatto, ma sino a qualche giorno fa avevamo a disposizione i dati ufficiali con cui poterli smentire velocemte. Da oggi invece il sito www.rifiutiebonifica.puglia.it, uno dei rari esempi di trasparenza introdotto in questi anni dalla regione, non è più raggiungibile e saremo costretti a fidarci del duetto socialista.
Un unico dubbio mi rimane. Vetro, carta, plastica e farmaci scaduti sono, almeno secondo la legge, rifiuti solidi urbani e i cassonetti a loro riservati sono, sempre secondo la legge, cassonetti per rifiuti solidi urbani. Quindi se, come imposto dai due strateghi, “è vietato conferire tali materiali nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani”, dove cazzo li dobbiamo mettere? Io una proposta ce l’avrei, ma oggi non voglio essere volgare.
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Il cielo è sporco, così come la Terra. Il problema della spazzatura non è solo di questo mondo. Già da tempo si parla dei rischi connessi ai cosiddetti ‘rifiuti spaziali’, nati con i viaggi dell’uomo nello spazio e con lo sviluppo delle nuove tecnologie e dei satelliti. Ma adesso la situazione è diventata insostenibile. Così il National Research Council ha invitato l’Agenzia spaziale americana, la Nasa a contrastare l’aumento della spazzatura in orbita.
L’organizzazione no profit ha inoltre pubblicato un rapporto, lo scorso giovedì, dove illustra la stato dei rifiuti che diventa “sempre più pericoloso per le navicelle e gli astronauti”.
Secongo gli scienziati americani, ormai la situazione è critica. Lo ha dimostrato lo scorso giugno la tragedia sfiorata a bordo della Iss, che stava per essere colpita da un detrito. Gli esperti parlano di “punto di non ritorno” aggravato dal fatto che eventuali collisioni darebbero luogo ad un numero sempre maggiore di detriti vaganti.
È stato inoltre calcolato che il numero di elementi rilevanti sparsi per il cielo è pari a 22mila. Rientrano nel calcolo solo quelli di almeno 10 cm di diametro che orbitano attorno alla Terra. Spaventosa anche la velocità con cui si muovono: 28mila km orari. Si tratta di resti di satelliti e vecchi razzi ormai fuori controllo. Da qui nascono i timori dell’Nrc, che ha ribadito l’assoluta necessità di far fronte al problema. Diverse sono state le proposte fino ad ora avanzate, a partire da quella di Bologna, dove è stata messa a punto una speciale schiuma in grado di trascinare i detriti fuori dalla nostra orbita per poi distruggerli.
Tra le soluzioni proposte dall’Nrc vi è anche quella suggerita dalla Darpa, ossia una serie di reti per pescare i detriti, o ancora degli speciali ‘ombrelli’ in grado di spazzare letteralmente lo spazio spingendo i frammenti metallici a contatto con l’atmosfera terrestre, per farli bruciare.
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Avrete sicuramente notato come i prodotti che ci ritroviamo ad acquistare ed utilizzare abbiano una durata sempre più breve. Borse e zaini o scarpe e vestiti che si scollano, rompono, sfilacciano dopo poche settimane o nella migliore delle ipotesi, dopo pochi mesi. Pentole e padelle antiaderenti che si scrostano letteralmente al decimo lavaggio; asciugacapelli, lavatrici ed elettrodomestici vari che si inceppano sempre e comunque “in giovane età”; telefoni cellulari e fotocamere digitali che si rompono misteriosamente anche dopo sei mesi… Si potrebbe andare avanti all’infinito.
Ma perché accade tutto ciò? Perché il frullatore che ho in casa, risalente agli anni cinquanta e che ho avuto in dono, o meglio, in eredità, non da una nonna, ma addirittura da una bisnonna, funziona benissimo dopo più di mezzo secolo mentre la fotocamera, acquistata l’anno scorso, non dà più segni di vita dopo che il suo “display” si è rotto semplicemente stando in una borsa e che, a parere del negoziante vicino casa, non può essere assolutamente riparata (a meno che non si vogliano spendere cifre esorbitanti), ma può solo essere sostituita in toto? (E poi ci si stupisce delle “emergenze rifiuti”!). Perché non possiamo più riparare qualcosa ma solo sostituirlo?
Le risposte sono varie e più o meno complesse, ma a parte il fatto che nella maggior parte dei casi abbiamo perso ogni capacità, anche solo di iniziativa, riguardante la riparazione degli oggetti che ci circondano (come si può poi avere la competenza di riparare una fotocamera elettronica?), i motivi principali sono dovuti al fatto che ai geni del marketing e dell’informazione far apparire ogni cosa obsoleta dopo poche settimane l’uscita sul mercato non basta più, le merci (tutte, dalla più semplice alla più tecnicamente avanzata) devono avere una scadenza programmata.
Tutte le merci presenti nel mercato devono avere una scadenza programmata.
Ci sono già fior di studi e ricerche a riguardo che non sto a citare in questa sede, ma sarei pronto anche senza di essi a scommettere che ormai si progetta la stragrande maggioranza dei prodotti in modo che si guastino o addirittura si debbano sostituire entro periodi sempre più brevi.
Penso (e francamente spero) che sempre più persone abbiano iniziato ad essere insofferenti a questo comportamento che arreca danni non solo all’intero villaggio globale, dai lavoratori sfruttati nei paesi in via di “sviluppo” per produrre questa merce-spazzatura ai consumatori dei paesi “sviluppati”, ma anche ovviamente all’ambiente.
Sempre più persone hanno iniziato a sentirsi profondamente infastidite dalle continue promesse di frivola felicità propinateci quotidianamente dai paladini della società dei consumi e della crescita economica, gli stessi, per intenderci, che con le loro speculazioni finanziarie e privatizzazioni selvagge ci hanno portato alla situazione attuale.
Che fare, allora? Le uniche due risposte che mi sento di poter fornire sono due:
- Re-imparare gradualmente a prodursi il più possibile i propri beni.
- Smettere di comprare. Bandire il più possibile lo “shopping” dalle nostre vite.
Bandire il più possibile dalle nostre vite lo shopping è un’alternativa alla crisi. Questo non come ripudio totale della società in cui viviamo, non come voto di rinuncia, ma come allenamento per ciò che ci attende nei prossimi anni (che per l’appunto non sarà recessione, ma depressione), ossia una decrescita che per i più sarà forzata, e probabilmente non così felice. È forse l’unica forma di reazione, o addirittura di rivoluzione, che ci è rimasta nei confronti dei signori del marketing, della politica, della finanza e della crescita, che giocano sempre più con le nostre vite e che, più che delle persone, ci ritengono da parecchio tempo solo dei meri consumatori.
Quando dobbiamo comprare qualcosa, almeno, teniamo presente i vecchi proverbi, sempre molto validi e molto attuali, tipo quello che dice “che chi più spende, meno spende”, provando a ridare in generale più importanza alla qualità che alla quantità.
La decrescita è già iniziata in tutto l’Occidente, e sta a noi renderla felice.
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L’altro giorno ho ricevuto, per conoscienza, una mail in cui un cittadino segnalava la scarsa attenzione nel posizionamento dell’arredo urbano soprattutto nel centro storico. In particolare un cestino portarifiuti posto nei pressi della scalinata Mons Antelmi che rende di fatto impraticabile il relativo marciapiede. La mail inviata a diversi uffici comunali tra cui sindaco, assessore competente e difensore civico è stata inoltrata anche al sottoscritto, ad alcuni organi di stampa e ad un paio di consiglieri di opposizione di destra. A seguire il testo completo e le mie considerazioni sui temi sollevati inviate agli stessi destinatari ed in aggiunta, per par condicio, all’unico consigliere di opposizione di sinistra.
Salve,
a seguito e in riferimento al confronto verbale sorto con l’ass. Iaia in data 16 c.m. presso la scalinata Antelmi ad Ostuni durante la Sua fase di direzione ai lavori per l’installazione dei nuovi cestini per la spazzatura nelle zone nevralgiche del paese volti ad evitare l’indiscusso problema dei rifiuti che, soprattutto in questo periodo, invadono le vie cittadine, ci tengo a puntualizzare in forma scritta quanto gia’ verbalmente espresso.
Mi permetto di obiettare sul posizionamento, apparentemente poco meditato, di alcuni dei suddetti cestini.
In un paese in cui, per la particolare conformazione urbana, l’eliminazione delle barriere architettoniche rappresenta uno dei punti piu’ difficili da affrontare, e in cui gia’ “per natura” la viabilita’ pedonale risulta, in diversi tratti, ostruita o deviata (alcuni marciapiedi sono talmente stretti che qualsiasi persona fa fatica a passare, in particolare se con la carrozzina), l’arredo urbano dovrebbe essere progettato nel migliore dei modi.
Ritengo sia necessario tutelare tutti, in modo tale che la progettazione urbanistica non diventi un’insidia o un trabocchetto, ma si riveli un aiuto prezioso anche per la sicurezza.
Per tutelare il piu’ possibile i pedoni (la carta europea dei diritti del pedone ci offre un ottimo insegnamento) e’ necessario progettare con qualita’, criterio, cura e con un minimo di buonsenso l’arredo urbano, tenendo conto delle diverse necessita’ di ogni cittadino, senza quindi andare a penalizzare nessuno.
Non ho potuto fare a meno di notare, e segnalare all’assessore, ottenendo risposte poco affini al tema, l’errata installazione del cestino posizionato su largo Lanza /angolo via Carmignano (allego foto n.ro 1 e 2): lo stesso cestino ostacola letteralmente il passaggio pedonale mettendo addirittura a rischio chi, arrivando da via Lanza, voltando l’angolo, se lo ritrova prepotentemente davanti.
A mente dell’art. 3, comma 1, n.ro 33, C.d.S. il marciapiede e’ la parte esterna della carreggiata viaria, rialzata o in altro modo delimitata e protetta, caratterizzata da una intrinseca sicurezza (che in questo caso verrebbe a mancare) a garanzia dell’utenza debole della strada, composta dai pedoni e, in particolare, dai disabili, dagli anziani e dai bambini, meritevoli tutti di una particolare tutela dai pericoli derivanti dalla circolazione stradale.
Il pericolo si conferma ancora piu’ grave considerando che il cestino sia stato posizionato vicino a tubature e contatori del gas; com’e’ noto basterebbe una cicca di sigaretta accesa buttata distrattamente vicino a un cumulo di cartacce e spazzatura per sviluppare anche piccoli incendi che pero’ possono subito creare danni anche piu’ consistenti.
Meno pericoloso ma decisamente di cattivo gusto la collocazione di un terzo cestino, vicino a 2 (GIA’ DIVERSI FRA LORO) preesistenti (foto n.ro 3) proprio ai piedi della scalinata Antelmi.
Invito le amministrazioni locali a valutare quanto espressamente da me dichiarato al fine di migliorare la situazione e spalmare in modo piu’ adeguato i suddetti cestini.
Siano chiari, e ci tengo a specificarlo, i toni NON polemici, ma volti semplicemente al confronto e ad un’attenta valutazione dei fatti, in una citta’ di tutti che possa essere non solo accogliente ,ma anche bella da vedere… e da vivere.Grazie per l’attenzione
Alessandro Sozzi
Nel ringraziarla per le acute osservazione mi permetto di esprimere alcune mie considerazioni sulle problematiche da lei esposte.
Rifiuti e marciapiedi, due argomenti esemplari dell’inettitudine di questa amministrazione nel gestire l’ordinario, l’ovvio, il banale. Pensare che c’è chi si aspetta da questi ciarlatani delle risposte ai complessi problemi di cui soffre la società contemporanea, soprattutto oggi di fronte ad una drammatica crisi economica affrontata dal nostro paese nel modo peggiore e più deleterio per la popolazione.
Il tono non polemico della mail che mi avete inviato per conoscienza, si evince anche dalle foto allegate, probabilmente realizzate poco dopo lo svuotamento dei cestini portarifiuti ivi ritratti. Sarebbe bastato, come ho fatto io più volte, effettuare quelle foto anche solo verso le otto di sera per ritrarre quei cestini trabordanti di rifiuti, mentre a notte inoltrata spesso risulta difficile scorgerli perchè completamente sommersi. Situazione identica è riscontrabile sulle spiagge dove a parte la considerevole quantità di simboli del progresso incastonata tra la macchia mediterranea, i rari cestini risultano stracolmi già nelle prime ore della mattinata senza che ci sia nessuno che si preoccupi di svuotarli, tant’è che all’imbrunire anche questi di fatto spariscono sotto montagne di buste e rifiuti vari. Se la tecnica della fotografia ci permette di documentare tutto questo e quella dell’informazione di divulgarle tramite il web, nulla è stato ancora inventato per registrare il lezzo nauseabondo che questi monumenti all’inettitudine dei nostri amministratori emanano. Vale la pena ricordare che in un sondaggio svolto lo scorso anno dall’associazione Borgostuni una delle principali lamentele dei turisti risultava essere “città e spiagge sporche”.
Posso già immaginare a questo punto la risposta del nostro Sindaco con i riferimenti alla Bandiera Blu (concessa nonostante non si è in possesso dei requisiti minimi – vedi qui), alle 5 vele (dateci da una associazione che sino ad un paio di anni fa definiva Ostuni “pietra dello scandalo del Salento” – vedi maremonstrum 2008 pag.47), al consenso elettorale (come se fosse dipendente alla capacità di governare-amministrare – non cito per questioni di spazio) e poi bla, bla, bla….
Sui marciapiedi poi sarebbe il caso di rivolgersi a Chi l’ha visto perchè trovarne uno degno di essere definito tale ad Ostuni è impresa ardua. E non solo nella parte antica della città dove per ovvi motivi risultano di difficile realizzazione o adeguamento, ma anche e soprattutto nella parte “moderna”. Stretti, parzialmente occupati da piante ed espositori di merce varia, con la presenza di numerosi scalini alcuni di considerevole altezza e generalmente senza idonei scivoli definirli marciapiedi è un azzardato eufemismo.
Stendiamo,infine, un velo pietoso sulle barriere architettoniche. Basta pensare che a tutt’oggi non si è stati capaci, tra un rondò ed un altro, di realizzare uno scivolo di fronte all’ufficio ASL dove si effettuano le visite della commissione invalidi.
Naturalmente neanche questa mail vuole assumere toni polemici. D’altro canto non attribuisco grandi colpe ai nostri amministratori. Non sono così per lassismo o cattiveria è che sono incapaci, un incapacità mentale, strutturale, congenita oserei dire. Non lo fanno apposta, sono proprio così, che ci vogliamo fare.
Saluti.
Mariani Paolo
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Quest’anno, a dimostrazione che la stagione turistica si restringe sempre più, abbiamo dovuto aspettare il 7 di Agosto per rilevare nella città bianca una un numero di presenze di forestieri degna di una località che fa del turismo il suo principale motore economico. Non ho numeri da snocciolare ma sono uno che va spesso al mare e generalmente la sera una passeggiata nel centro storico non me la faccio mancare e non mi è certo sfuggita sino a l’altro giorno la carenza di turisti. Vedere nel mese di Luglio le spiagge con pochi bagnanti ed il centro storico popolato più dai locali che dai forestieri è una cosa che personalmente non mi dispiace, ma che sicuramente dispiace agli operatori economici del settore. So che molte ville, affittate da sempre a migliaia di euro al mese, quest’anno nel mese di Luglio sono rimaste sfitte e chi è riuscito a piazzarle è solo perchè ha ridotto di molto il canone. Non so i dati delle varie strutture ricettive, ma non credo che possano vantare differenti situazioni. Tutto ciò, come ebbi a dire in passato, altro non potrà che comportare un notevole incremento dei prezzi nel periodo di maggior affluenza. Non a caso la Puglia in base alle rivelazioni di associazioni del settore è risultata tra le regione più care ed Ostuni in particolare tra le città più care della Puglia. Dall’essere la regina degli ulivi sta diventando la regina dei prezzi.
Ma comunque i turisti alla fine sono arrivati e sono arrivati in massa, così sin da subito la città bianca ha potuto dimostrare tutta la sua incapacità a gestire in modo adeguato tutta questa massa di gente. Sulle spiagge è ancora oggi impossibile reperire un congruo numero di contenitori per i rifiuti, così è normale prassi trovare piccoli cestini che gìà in prima mattinata cominciano a debordare la massa di rifiuti che inevitabilmente la gente produce tanto che a sera il cestino sarà completamente scomparso sotto la massa informe di sacchetti e buste varie. Nessuna traccia di servizi igienici, e qui lascio a voi scoprire dove vengono smaltiti i rifiuti biologici siano essi liquidi o solidi delle centinaia di persone che con la loro “regolare quotidianità” occuppano le spiagge del litorale ostunese.
La situazione non si modifica molto se lasci la costa e ti dirigi nel centro abitato. Ieri sera alle 21 i pochi cestini presenti in piazza erano già stracolmi e la gente cominciava a depositare i rifiuti nelle vicinenaze degli stessi. Non raro intercettare il lezzo nauseabondo che alcune di quelle isole “ecologiche” emanavano. Il top però l’ho potuto constatare nella villa comunale dove c’era la sagra della frisa e della risa; diversi stand enogastronomici e centinaia di persone che tra un ballo e l’altro si cibava di quelle gustose prelibatezze. Per i rifiuti solo alcuni contenitori tipo quelli che comunemente si trovano nelle case di tutti noi, assolutamente inadatti per un evento del genere. L’assessorato alle attività produttive, organizzatore dell’evento, non ha pensato alla enorme produttività di rifiuti (plastica, residui di cibo, vetro, aluminnio, ecc) che una sagra del genere inevitabilmente produce e la gente ha dovuto fare lo slalom tra i rifiuti sparsi in ogni dove. Non invidio chi a fine festa è stato incaricato di ripulire.
Cari Ostunesi avete di fronte due possibilità: o lasciate che tutto ciò continui ad accadere e quindi continuate ad affidarvi a questa inetta classe dirigente (tutta dal PDL al PdmenoL compresi quelli che in consiglio comunale non ci sono) oppure vi rimboccate le maniche e li cacciate tutti.
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Anche per rispondere a tutti quelli che continuano a dire che il sottoscitto e tutti i “grillini” sono capaci solo di criticare voglio riportare in questo post le proposte che sono state lanciate da questo blog . L’invito, rivolto in particolare ai buon temponi della domenica, è quello di commentarle e se ne sono capaci, cosa di cui dubito fortemente, integrarle o modificarle con le loro.
Rifiuti
- Avvio del sitema di raccolta differenziata porta a porta spinta con applicazione della tariffa puntuale. Questa tariffazione. a differenza della TARSU, non viene contegiata in base ai mq di un abitazione, ma bensì sulla quantità di rifiuti prodotti da un nucleo familiare, dove per rifiuto si intende ciò che non può essere avviato a riciclo, vuoi per il tipo di materiale vuoi per una non corretta differenziazione dei rifiuti. Tutto il resto non deve influire sulla tariffa in quanto trattasi di materiale (in gergo: materie prime seconde) che viene rivenduto. Questo tipo di raccolta e tariffazione, nei luoghi in cui è stata adottata, ha dimostrato di far risparmiare le amministrazioni e di conseguenza i cittadini che hanno visto diminuire i costi delle bollette, nonchè di necessitare di un numero maggiore di operatori.
- Avvio e sostegno di tutti quei circuiti virtuosi in grado di diminuire la produzione di rifiuti:
- compostaggio domestico con distribuzione in comodato gratuito di compostiere domestiche, realizzazione di corsi sul compostaggio domestico e sconti tariffari per chi lo esegue correttamente;
- stimolare l’uso dell’acqua del rubinetto favorendo l’acquisto di depuratori domestici ed installandoli in tutti i locali di proprietà pubblica a partire dalle scuole;
- favorire e sostenere l’installazione di distributori alla spina per tutti i prodotti possibili, dai detersivi vari, all’acqua, al latte, etc;
- vietare, nei capitolati d’appalto predisposti dall’amministrazione comunale, l’utilizzo di oggetti usa e getta in plastica, imponendo invece quelli riutilizzabili o in alternativa quelli in materiale biodegradabile;
- vietare in tutti i centri ed esercizi commerciali l’uso e la distribuzione di sacchetti di plastica, sostenendo e favorendo l’utilizzo di borse riutilizzabili in stoffa o, in alternativa, in materiale biodegradabile;
- incentivi alle famiglie per l’utilizzo di pannolini lavabili e realizzazione di accordi con esercizi commerciali per favorirne la disponibilità e l’utilizzo.
- Realizzazione, nella zona idustriale, di un centro di riciclo sullo stile del centro riciclo di Vedelago. Presso questo tipo di impianto tutto il materiale non organico viene ulteriormente purificato da eventuali errori nella differenziazione domiciliare, compattato e infine venduto ai vari consorzi ed aziende del settore. Il non riciclabile viene lavorato per essere trasformato in un granulato che può essere utilizzato in edilizia, realizzazione di oggetti in plastica riciclata, etc. Il centro riciclo deve avere dimensioni e capacità di lavorazione in grado di accogliere anche i materiali provenienti dalle raccolte differenziate dei paesi limitrofi. Per la sua realizzazione sono necessari 5 milioni di euro, meno dei 6 milioni previsti per la realizzazione di un inutile strada che collegherà la zona industriale con quella artigianale. In compenso la sua operatività necessita di non meno di 50 lavoratori (posti che perdureranno nel tempo).
Energia
- Audit energetico degli edifici pubblici, ovvero una approfondita ed esaustiva rilevazione dei consumi energetici (per riscaldamento/raffreddamento e elettricità) di tutti gli edifici e strutture di proprieta comunale.
- Predisposizione di un piano pluriennale per la ristrutturazione energetica di tutti gli edifici e strutture di proprietà comunale. Dando priorità a quelli in cui si rilevano maggiori consumi.
- Cessione in comodato gratuito di tutti i lastrici solari degli edifici pubblici ove non sussite vincolo paesaggistico per la realizzazione di impianti fotovoltaici di investitori privati (quelli che di solito li fanno sui terreni agricoli).
- Istituzione dello sportello “Energia amica” accessibile dal vivo, via telefono e via web ove reperire tutte le informazioni tecnologiche e legislative, ivi comprese le agevolazioni fiscali, inerenti il risparmio energetico e la produzione da fonti rinnovabili.
- Stipula di specifici accordi con professionisti esperti in risparmio energetico e realizzazione di impianti per autoproduzione da fonti rinnovabili per l’erogazione di servizi di consulenza a prezzi concordati.
- Stipula di accordi/convenzioni con istituti di credito per l’erogazione di finaziamenti a tasso agevolato per le ristrutturazioni energetiche degli edifici e abitazioni.
- Snallimento procedure e abolizione di tutti gli oneri comunali previsti per le pratiche relative a ristrutturazioni energetiche di edifici ed abitazioni.
- Agevolazioni e incentivi per nuove costruzioni, ampliamenti e ristrutturazioni con certificazione prevista dalla legge regionale sull’abitare sostenibile:
- aumento di cubatura (fino al 10%), esenzione decennale dall’ICI (ove prevista), esenzione da oneri e contributi comunali relativi all’opera per le certificazioni in classe di merito 5;
- esenzione decennale dall’ICI (ove prevista) ed esenzione da oneri e contributi comunali relativi all’opera per le certificazioni in classe di merito 4.
- Obbligo per le nuove costruzioni e per le demolizioni con ricostruzione della certificazione prevista dalla legge regionale sull’abitare sostenibile con classe di merito non inferiore alla 4, nonché obbligo di realizzazione di adeguato impianto fotovoltaico per produzione di energia elettrica e pannelli solari per produzione di acqua calda sanitaria su lastrico solare ove non sussite vincolo paesaggistico.
- Ammodernamento dell’intero impianto di illuminazione pubblica con implemetazione della tecnologia a LED in grado di diminuire i costi dei consumi del 70% e quelli di manutenzione del 30%.
- Piano pluriennale per la sostituzione del parco autoveicoli comunali con modelli elettrici e/o ibridi.
Urbanistica
- Blocco delle aree di espansione edilizia nei piani regolatori delle aree urbane. Incentivazione delle ristrutturazioni qualitative ed energetiche del patrimonio edilizio esistente. Concessioni di licenze edilizie soltanto per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dimesse, previa destinazione di una parte di esse a verde pubblico;
- Formulazione di allegati energetici-ambientali ai regolamenti edilizi vincolanti la concessione delle licenze edilizie al raggiungimento degli standard di consumo previsti dalla Provincia autonoma di Bolzano (classe C: 70 kWh al metro quadrato all’anno);
- Espansione del verde urbano nell’ottica di una riduzione dello squilibrio complessivo tra inorganico e organico, con fissazione di percentuali annue di incremento, al fine di: migliorare i microclimi urbani, aumentare l’alimentazione delle falde idriche riducendo l’impermeabilizzazione dei suoli; potenziare la fotosintesi clorofilliana per incrementare l’assorbimento di CO2;
- Valutazione strategica dell’impatto ambientale, ma anche visivo (il paesaggio è di tutti) per qualsiasi intervento sul territorio;
- Uso nell’edilizia di materiali locali, per quanto possibile, e riutilizzo di materiali provenienti dalle demolizioni;
- Dotazione obbligatoria di impianti fognari dove sono ancora assenti ed incentivi in favore di impianti di depurazione per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario;
- Aumentare la qualità nel riscontro degli ispettori dei cantieri per la sicurezza sul lavoro ed aumentare l’efficacia dei controlli per verificare i lavori in nero;
- Negli appalti pubblici deve essere considerata anche la fedina penale dei titolari e dei cda delle ditte che si offrono per la costruzione / ristrutturazione
Uso del territorio
- La città, il territorio del quale è nata e di cui essa fa parte, gli uomini e la società che la costruiscono, la abitano e la utilizzano fanno parte di un unico sistema;
- si attribuisce priorita alla tutela dell’integrità fisica del territorio, intesa come preservazione da fenomeni di degrado e di alterazione irreversibile dei connotati materiali del sottosuolo, suolo, soprassuolo naturale, corpi idrici, atmosfera, considerati singolarmente e nel complesso, con particolare riferimento alle trasformazioni indotte dalle forme d’insediamento dell’uomo;
- si riconosce la necessità e la responsabilità, nei confronti delle generazioni future, di non disperdere le straordinarie ricchezze e bellezze del territorio comunale così come ci sono state tramandate attraverso il secolare lavoro della natura e dell’uomo;
- i piani urbanistici devono essere volti prioritariamente al recupero e alla valorizzazione dell’esistente e considera prioritariamente il riuso e la riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti rispetto ad ogni ulteriore consumo di suolo;
- la città è luogo di massima espressione della vita civile e politica nel quale la convivenza sociale facilita l’esercizio attivo dei diritti individuali. E’ pertanto indispensabile favorire la convivenza sociale attraverso: 1) un sistema di regole di uso del territorio che garantiscono la massima diffusione dei diritti primari dei cittadini quali la salute, la mobilità, la libertà di cultura e d’istruzione pubblica, la casa, la sicurezza sociale; 2) una specifica attenzione agli spazi pubblici affinché siano resi attraenti, sicuri e utilizzabili da tutti, con particolare attenzione per i cittadini più deboli come i bambini, gli anziani, i portatori di handicap; 3) la definizione di un assetto della mobilità che temperi l’esigenza di spostarsi con quella di garantire la salute e la sicurezza dei cittadini.
Informatica e servizi web
- Realizzazione di una rete senza fili per l’accesso ad internet in banda larga, iniziando dai punti di maggior interesse ed afflusso (biblioteca, palazzo di città e piazza della Libertà, edifici scolastici, villa comunale, zona industriale, zona artigianale) per arrivare, al massimo in un triennio, alla totale copertura del territorio comunale compreso area rurale e marittima. Gratuità dell’accesso ai residenti e possibilià di accesso a bassi costi per i forestieri (le strutture ricettive potranno richiedere delle schede di accesso gratuito per i loro ospiti potendo così offrire loro a costi zero un servizio aggiuntivo oggi molto richiesto).
- Completamento, adeguamento e messa in funzione della sala informatica presente all’interno della biblioteca comunale costata già svariati migliaia di euro e mai messa a disposizione della cittadinanza.
- Implementazione, al fianco dei tradizionali sportelli aperti al pubblico, di sportelli informatici ove poter avviare, gestire e concludere quelle pratiche burocratiche-amministrative per cui oggi è necessario recarsi presso l’ufficio competente, prevedendo altresì la possibilità di contatto audio/video con un addetto tramite tecnologia VOIP.
- Istituzione di un ufficio per l’implementazione informatica in tutti servizi/settori del comune e con il compito, tra l’altro, di:
- Formare ed aggiornare il personale dipendente all’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e dei software open source utilizzabili all’interno della pubblica amministrazione.
- Realizzare e gestire un portale web istituzionale tramite cui l’utenza possa accedere a tutte le informazioni relative all’attività amministrativa, compresi tutti gli atti pubblici emessi, nonchè a tutti i servizi di sportello ed assimilati che via via saranno implementati.
- Realizzazione, organizzazione e coordinamento di sportelli informatici per tutti quei servizi che attualmente vengono erogati tramite gli uffici ad accesso pubblico (anagrafe, ufficio tecnico, uffico tributi, etc) con implemetazione della tecnologia VOIP per contatti diretti audio/video tra addetto comunale e cittadino.
- Realizzazione, organizzazione e gestione di un sistema di posta elettronica interna e di telefonia VOIP per tutte le comunicazioni in testo e audio tra uffici e settori comunali.
- Sostituzione, ove possibile, del software commerciale con omologhi open source e relativa formazione del personale.
- Organizzazione e coordinamento di un callcenter a numerazione gratuita a cui i cittadini si potranno rivolgere per ogni problematica e/o attività di competenza comunale.
Diritto allo studio
- Istituzione di un fondo da 100 mila euro annui per sostenere gli studenti di famiglie bisognose nel loro percorso di studio.
Amici dell’uomo
- Limitare il divieto di accesso alle spiagge nel periodo balneare a non più del 35% degli arenili presenti sulla costa Ostunese.
- Realizzazione, chiedendo la collaborazione dell’ENPA di uno spazio adeguatamente attrezzato e di idonee dimensione per ospitare cani e gatti randagi (esempi).
- Individuazione, all’interno del centro urbano, di specifiche aree verdi dove poter far liberamente giocare i propri amici animali.
- Favorire e incentivare adozioni degli animali randagi comprese quelle a distanza.
- Potenziare le campagne di sterilizzazione.
Spiagge
- Spiagge pulite tutto l’anno. Organizzare tramite apposito servizio la pulizia di tutti gli arenili e relative strade di accesso con cadenza bimensile nel periodo autunno-inverno, bisettimanale nel periodo primaverile (comunque le spiagge devono risultare pulite durante i periodi delle festività ed eventuali ponti), quotidiana durante la stagione estiva.
- Posizionamento su tutte le spiagge di un congruo numero di contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti.
- Installazione su tutta la costa e per il periodo estivo di un adeguato numero di bagni chimici stipulando allo scopo apposito contratto di noleggio che preveda anche la manutenzione e la periodica pulizia degli stessi.
- Istituzione di un servizio di assistenza ai bagnanti che preveda sia postazioni fisse sia mobili in modo che tale servizio risulti erogabile sull’intero tratto di costa. Gli addetti oltre a fornire assistenza e informazioni ai bagnanti dovranno essere in grado di prestare soccorso sia in mare sia sull’arenile oltre a segnalare agli appositi servizi eventuali problematiche (ad. es. contenitori rifiuti pieni, spiagge sporche, fonti di pericolo, etc). Le spiagge in cui insisteranno le postazioni fisse dovranno essere attrezzate in modo tale da risultare accessibili ai disabili e fornite delle apposite carrozzine che consentano agli stessi l’accesso in mare.
- Trasformazione di Torre Pozzelle in area naturale protetta attrezzata con area picnic e spazio giochi per bambini, oltre a idoneo parcheggio al fine di impedire il transito di vetture nelle stradine di accesso agli arenili.
- Demolizione dell’ecomostro di Villanova e valorizzazione della spiaggia denominata bagno dei cavalli.
- Garantire nella zona costiera durante la stagione estiva una maggiore presenza della polizia municipale.
Non sono certo esaustive ne tanto meno vogliono presentarsi come la panacea di tutti i mali, ma sono idee credo di buon senso slegate da qualsivoglia ideologia e ben al di la dei soliti schieramenti destrasinistracentro. Per attuarle non servono politici di professione ma semplici cittadini.
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L’annuncio di una settimana fa di De Magistris “in cinque giorni ripuliremo Napoli” mi lasciò basito. E chi si crederà mai di essere questo, un mago o un personaggio dai superpoteri come quelli che si vedono nei film di animazione? Da quanti anni Napoli versa in quelle condizioni? Può esistere da una qualsiasi parte del pianeta una persona capace di risolvere il problema in cinque giorni? I Napoletani lo sanno benissimo, tanto che non attribuiscono alcuna responsabilità al neosindaco ma, giustamente, si irritano non poco quando si esce con certe affermazioni degne del signor “ghe pensi mi” nelle sue migliori performance.
A leggere le dichiarazioni del Coordinamento Regionale Rifiuti Campania, qui sotto riportato, il senso di sbalordimento lascia il posto allo sconforto e alla seria preoccupazione.
In queste ore di drammatica crisi rifiuti per Napoli e provincia, acutizzata da una sentenza del Tar Lazio che vieta il trasferimento dei rifiuti napoletani fuori regione, si attendevano le prime scelte della neo-amministrazione comunale, che da tempo sbandierava soluzioni radicalmente innovative, orientate al riciclo dei materiali, ambientalmente compatibili e vicine alle istanze dei cittadini, mostrando così l’intenzione di porre una volta per tutte fine alla decennale emergenza rifiuti.
Purtroppo però, dopo i proclami populistici della campagna elettorale, che promettevano in sei mesi il raggiungimento del 70% di raccolta differenziata e nessun impianto di incenerimento per Napoli-Est, il neo assessore all’ambiente Tommaso Sodano ha svelato le reali intenzioni dell’amministrazione affermando candidamente che “Acerra c’è e va fatta funzionare” e che l’unico compito del Comune di Napoli è “occuparsi dall’igiene urbana e della raccolta rifiuti ma tutta la parte degli impianti resta di competenza della Provincia e della Regione”.
Come a dire, che quanto sbandierato in campagna elettorale su impianti di compostaggio e TMM era pura propaganda elettorale.Ma vi è di più. Secondo il Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, che ha firmato, in accordo con il comune di Napoli, l’ordinanza di individuazione ad Acerra, Caivano e Napoli-Est di tre siti di trasferenza in cui portare i rifiuti (la cosiddetta “soluzione finale” per ripulire Napoli in 5 giorni) sarebbe stato lo stesso Sodano ad indicare personalmente le aree da utilizzare: “polmoni”, a suo dire, per consentire a Napoli di respirare, mini-discariche nei fatti, nelle quali accumulare le oltre 10.000 tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il napoletano. Del resto, era chiara l’intenzione del Comune di Napoli di contribuire alla individuazione dei siti già nella delibera di Giunta n. 739/2011 dove si legge che l’Amministrazione “si impegna ad individuare siti di trasferenza anche sovra comunali”.
Ancora una volta la grande metropoli si serve dunque delle aree rurali interne per risolvere le proprie incapacità gestionali. Come nel passato, si sferra nuovamente un colpo basso ai cittadini di Acerra, terra in pieno “triangolo della morte”, ben nota allo stesso Sodano per la devastazione ambientale causata da decennali sversamenti illegali di rifiuti tossici, e su cui oggi insistono il mega-inceneritore e due tra impianti biomasse e di depurazione, eredità della ex-Montefibre. Tutto ciò nonostante la prima sezione del Tar Lazio abbia accolto il ricorso proposto dal Comune di Acerra contro la proroga dello stoccaggio dei rifiuti sulla piazzola numero 7 del sito in località Pantano, vietando di fatto qualsiasi conferimento.
E se da un lato si fa finta di proteggere l’area industriale di Napoli-Est, dove da anni si aspettano le bonifiche, dall’altro si manovra per portare lì altre devastazioni.Senza contare, poi, la riconferma nel nuovo consiglio di amministrazione di Asìa per questioni di “conoscenza della struttura aziendale” dell’inceneritorista Daniele Fortini. Colui che ha condotto al fallimento la raccolta differenziata in città, nonostante l’azienda disponesse di 179 milioni di euro per il contratto di servizio. Quegli stessi soldi con cui oggi, senza ulteriori previsioni di spesa, la nuova amministrazione vorrebbe almeno raddoppiare la copertura della RD in città.
In questo clima di tensione, De Magistris e Sodano annunciano un viaggio a Bruxelles, poi rimandato all’ultimo momento, mentre è in realtà chiaro a tutti che i fondi UE non verranno sbloccati fino a quando non vi saranno evidenti iniziative e tangibili risultati sulla città di Napoli, tesi finalmente ad estendere a tutta la città la raccolta differenziata e ad evitare lo sversamento in discarica di rifiuto tritovagliato non stabilizzato.
C’è infine l’ultimo aspetto, il più importante, che riguarda la tanto sbandierata questione della partecipazione.
Ad avviso del CO.RE.ri. (Coordinamento Regionale rifiuti – Campania) non è possibile partecipare ad alcun tavolo di confronto, finché questi saranno convocati, come avvenuto per la prima delibera di giunta sui rifiuti, a decisioni già prese, unicamente per ottenere a posteriori l’appoggio della società civile su scelte unilaterali, disarmanti e incondivisibili.
È inaccettabile che per le convocazioni si ricorra al passaparola, agli sms o addirittura a facebook, senza che vi sia la strutturazione di organismi di partecipazione che consentano il riconoscimento formale della cittadinanza attiva nell’assunzione delle decisioni più che nella loro successiva approvazione. Per tale motivo il Coordinamento Regionale rifiuti non prenderà parte ad alcun incontro che sia formalizzato nelle suddette modalità.
Come CO.RE.ri. ribadiamo che nessun sostanziale cambiamento, sul tema della partecipazione, potrà avverarsi nella città di Napoli se i cittadini non saranno messi realmente nelle condizioni di partecipare ai processi decisionali che toccano nel vivo i loro diritti. Auspichiamo che al più presto si possa discutere in assemblea pubblica con contraddittorio del piano complessivo di gestione dei rifiuti e non di singole delibere.
Al momento i primi atti prodotti dalla nuova amministrazione non lasciano certo ben sperare.Coordinamento Regionale rifiuti – Campania – Napoli, 21/06/2011
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Qualche giorno fa un noto personaggio ostunese, uno di quelli che sta sempre a vantarsi della sua lungimiranza e delle sue fantastiche doti in campo amministrativo e che contestualmente non perde occasione per evidenziare le sempre più scarse risorse economiche a disposizione, in collaborazione con altri illustri e noti compaesani dopo aver ben disposto un milione e duecentomila euro all’interno di due scintillanti valigette ha gettato le stesse in uno dei tanti cassonetti che elegantemente arredano il centro abitato della rinomata città bianca. Nessun giornale “stranamente” ne ha dato notizia e la stragrande maggioranza dei cittadini, costantemente impegnati nei propri oneri quotidiani per poter sbarcare il lunario, risulta totalmente ignaro di quanto accaduto. Il fatto non è però sfuggito a pignoli soggetti sempre intenti a monitorare come vengono utilizzati i loro denari.
Già, perchè i soldi finiti nel cassonetto non erano di proprietà degli illustri e noti personaggi bensì di una serie di individui che, chi per scelta chi per forza, glieli avevano affidati. Può in effetti apparire strano che a soggetti del genere vengano fatti gestire soldi altrui, ma la gente soprattutto in Italia ha questa strana quanto incomprensibile abitudine . A dimostrarlo i migliaia di casi simili che costantemente si ripetono in tutta la penisola, non poche le volte in cui le cifre in questione risultano decisamente più alte.
Sicuramente a questo punto della storia comincerete a chiedervi: ma di che diavolo sta parlando? Prima di svelarvelo verrei però che vi domandiate se per caso anche voi rientrate tra quella miriade di persone che hanno affidato i propri denari a tali tipi di soggetti. No? Sicuri? Non è che per caso, vuoi solo per cattiva informazione o per aver creduto che il vento stava cambiando, avete messo una crocetta in favore di un sindaco, un consigliere, un partito che poi ha gettato nel cassonetto i vostri soldi? Non è che per caso anche voi presi da mille impegni non vi siete mai preoccupati di sapere come venivano utilizzate tali risorse?
Una cosa è certa, ad Ostuni vi sono almeno 17 mila persone che “per caso” sono caduti in tale errore (tutti coloro che hanno legittimato l’esistenza politica dell’amministrazione Tanzarella) anche se temo che se avesse vinto qualcun’altro la situazione non sarebbe stata molto diversa. L’illustre e noto personaggio, come avrete a questo punto compreso, altro non è che il nostro caro (è proprio il caso di dirlo) sindaco Tarzanella e gli illustri e noti compaseani quella schiera di assessori, consiglieri e cortigiani che lo sostengono. Ebeti ed inetti, incapaci di avviare nel proprio comune una raccolta differenziata decente. Non dico ottimale, che pur sarebbe possibile, ma almeno decente!
Tale incapacità fa si che invece di far incassare ai propri cittadini centinaia di migliaia di euro dalla vendita di matariali quali carta, plastica, vetro, aluminnio, etc utilizzano ogni anno un milione e duecentomila euro di proprietà degli stessi cittadini per conferire queste risorse (alias ricchezze) in discarica (è assai il danno). E visto che ogni anno i rifiuti prodotti aumentano, la cifra è destinata inesorabilmente a salire, tant’è che gli illustri e noti personaggi hanno appena deliberato un aumento della TARSU di circa il 20%. Si lo so che c’è la crisi, la disoccupazione, decine di cassaintegrati, che molti fanno fatica ad arrivare a fine mese, ma volenti o dolenti quei denari da mettere nelle scintillanti valigette li dobbiamo cacciare noi tutti. Pagavi 100 ora pagherai 120, pagavi 300 ora 360, e così via.
Qunte cose si potrebbero fare con un milione e duecentomila euro? Quante borse di studio si potrebbero finanziare? Quante famiglie in difficoltà si potrebbero sostenere? Quanti giochi per bambini da mettere nei giardini pubblici si potrebbero comprare? Quante strade si potrebbero riparare?
Ti aumentano le tasse per aumentare il numero delle scintillanti valigette da gettare nei cassonetti. Mi domando: chi, tra i vari protagonisti della storia, è il vero coglione?























