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Ieri sera il sindaco di Ostuni Tarzanella in consiglio comunale si è dilungato in un sermone intriso di tanta ignoranza che, qualora ve ne fosse bisogno, spiega in maniera chiara ed inequivocabile il perchè Ostuni è nelle disastrose condizioni in cui si trova.
Sulla questione rifiuti e raccolta differenziata ha raggiunto poi l’apoteosi. Di fronte al totale fallimento nell’organizzazione e gestione di questo importante servizio, invece di assumersi le sue responsabilità e chiedere in primo luogo scusa alla cittadinanza tutta e poi l’aiuto a chiunque fosse in grado di fornire un contributo per uscire dal totale stato di caos in cui ci si è impantanati, ha preferito fossilizzarsi sulle sue infondate convinzioni che sono la causa dei problemi che la città bianca sta avendo in fatto di raccolta dei rifiuti. Come dire che toccato il fondo invece di dare un colpo di reni per ritirarsi su si preferisce scavare.
E allora si continua a sostenere che la strategia Rifiuti Zero è utopia, una favola, senza sapere che solo in Italia sono centinaia i comuni che hanno adottato questa strategia dimostrando, come ho detto già migliaia di volte, che i benefici non sono solo di tipo ambientale ma anche e sopratutto economici, diminuendo considerevolmente i costi a carico del comune e quindi dei cittadini e creando numerosi posti di lavoro.
Ostuni 5 Stelle in questi ultimi periodi ha organizzato due eventi sull’argomento, affrontandolo da un punto di vista tecnico-scientifico, portando ad esempio comuni virtuosi che hanno intrapreso quella strada e mostrando i risultati ottenuti. A questi incontri (in)formativi non si è rilevata la presenza ne del sindaco, ne tanto meno dell’assessore all’ambiente. Forse, e dico forse perchè poi vi sono anche dei limti cognitivi che impediscono di comprendere semplici principi, se vi avessero partecipato un minimo dubbio che gestire i rifiuti correttamente senza far diventare la città una discarica a cielo aperto, raggiungendo percentuali di raccolta differenziata superiori al 80% con costi inferiori all’attuale e creando, al contempo, posti di lavoro sia possibile gli sarebbe venuto.
Invece no, si preferisce sbandierare i soliti vessilli ed utilizzare i numeri come più fa comodo. “Abbiamo raggiunto il 70% di raccolta differenziata” ripetuto più volte come un mantra forse più per convincere se stesso che gli altri. Un 70% de che? Di quanto raccolto, certo. Ma tutti i rifiuti non raccolti e dispersi nel territorio, non li vogliamo contare? Basterebbe, come ho già detto, osservarli i numeri ed analizzarli, non sbandierarli e allora ci si accorgerebbe che come per incanto il totale dei rifiuti generalmente prodotti ad Ostuni è magicamente calato di 1/3. Si tratta di circa 500 mila Kg di rifiuti ogni mese di cui non si ha alcuna traccia. Sono quelli che non vengono rititrati e che sono, appunto, dispersi nel territorio. Se si dovessero contare anche quei rifiuti ecco che la percentuale calerebbe al 35-40% che è la stima che feci un paio di anni fa nelle mie osservazioni al piano industriale dei rifiuti.
Ma ammettere i propri sbagli ed assumersene la relativa responsabilità non è certo caratteristica del sindaco di Ostuni che piuttosto si attorciglia in contorti discorsi arrivando a dire che aver previsto solo tre operatori per ritirare i rifiuti dell’intera area rurale (un territorio enorme con numerosissime abitazioni sparse qua e la) è stato un errore di calcolo, mentre in realtà è il frutto del lavoro di chi non sa proprio contare.
Non parliamo poi delle bandiere e delle velette sbandierate in continuazione per coprire le proprie vergogne e di cui ho parlato più volte. E, infine, taciamo pure (sarebbe come sparare sulla croce rossa) su una “opposizione” incapace persino di rispondere a tali assurdità.
Gli errori si pagano e quando ad errare è la politica il conto lo pagano i cittadini tutti.
E’ in arrivo la TARES e in quei comuni ove non si è attivata la tariffa commisurata alla quantità di rifiuti prodotti dalla singola utenza è prevista l’ennesima mazzata per il contribuente già vessato da una pressione fiscale tra le più alte nel mondo. Le associazioni di categoria prevedono incrementi rispeto alla TARSU del 15-20% per le utenze domestiche e del 25-30% per quelle non domestiche (attività commerciali e produttive). I maggiori oneri comporteranno, come ovvio, rincari su prodotti e servizi in vendita che a loro volta contribuiranno ad una diminuzione dei consumi. Si continua ad alimentare un corto circuito dall’esito nefasto e che già ha mietuto numerose vittime con il considerevole aumento dei nuovi poveri e delle imprese chiuse per fallimento.
Ostuni è uno dei comuni ove succederà tutto questo e la responsabilità non può che essere attribuita interamente all’amministrazione comunale, ivi compresa buona parte della cosidetta opposizione. Nel 2010 (tre anni fa) in occasione del piano industriale dei rifiuti su cui si è poi basato il capitolato d’appalto per la raccolta e gestione dei rifiuti invitai l’amministrazione a percorrere la strada della tariffa (link) : “La prima cosa da fare è sicuramente il passaggio dalla TARSU alla TIA, come previsto anche dalla normativa nazionale, con una parte variabile determinata dalla quantità di rifiuti non riciclabili prodotti dalla singola utenza. Tale sistema, già adottato in diverse realtà (è possible trovare degli esempi sul sito dei comuni virtuosi) ha dimostrato di stimolare una più corretta differenziazione dei rifiuti, aumentare considerevolmente la percentuale di rifiuti avviati a riciclo, diminuire considerevolmente la produzione pro capite di rifiuti, diminuire i costi di gestione e gli oneri a carico dei cittadini.”
Se si fosse seguito questo semplice consiglio che, come facevo notare, era stato già applicato con ottimi risultati in altre realtà oggi i cittadini ostunesi potrebbero garantirsi dei risparmi attuando comportamenti virtuosi. Invece gli toccherà subire aumenti che in molti non potranno permettersi. A dimostrazione che la questione rifiuti, come ho detto migliaia di volte, non è solo una questione ambientale ma anche e soprattutto economica.
Quindi cari Ostunesi, quando fra qualche mese vi arriverà il bollettino del nuovo tributo e vi renderete ben conto dell’aumento non lanciate i soliti strali al vento. I destinatari hanno un preciso nome, cognome e persino indirizzo.
Se vogliamo darci una possibilità per poter uscire dal pantano economico e sociale in cui da tempo siamo ormai affossati abbiamo bisogno di un radicale cambio tanto nella politica quanto nel modello di sviluppo che vogliamo perseguire.
Abbiamo bisogno di conoscere quali alternative all’attuale modello ormai in profonda crisi esistono, quali le differenze, quali i benefici. Solo sapendo possiamo formarci un opinione e adottare delle scelte lungimiranti per il nostro futuro e di quello delle prossime generazioni.
Territorio Zero non è un semplice libro, ma un vero e proprio manifesto che fornisce alla cittadinanza e agli amministratori locali quegli strumenti informativi e strategici per poter programmare e quindi perseguire un modello di sviluppo in grado di rimettere al centro l’economia reale.
Per molto, anzi troppo, tempo strategie come Rifiuti Zero, Energia pulita ad emissioni zero oppure Km Zero sono state etichettate come battaglie ambientaliste. E’ ora di capire che tutto ciò riguarda invece anche l’economia e il lavoro.
L’invito è quindi a partecipare a questo importante appuntamento. Lunedì 29 Aprile alle ore 19 presso la sala mostre della biblioteca comunale di Ostuni. Vi aspetto.
Continuo a non trovare alcuna spiegazione alla drastica ed improvvisa diminuzione della quantità totale dei rifiuti prodotti dai cittadini di Ostuni che si registra da quando si è avviato il servizio di raccolta differenziata. Un caso davvero strano che, temo, quando se ne conoscerà la causa non rivelerà nulla di buono.
A mancare all’appello sono circa 500 tonnellate di rifiuti, pari ad un terzo del totale dei rifiuti generalmente prodotti nella città bianca. Che fine hanno fatto? I dati non me li invento ne li ipotizzo ma li rilevo dal sito rifiutiebonifica.puglia.it ove vengono inseriti i dati mensili forniti dallo stesso comune di Ostuni. Sullo stesso sito si trovano anche i dati relativi agli anni passati (sino al 2007) e così se si paragonano i numeri ecco che ci si accorge subito del drastico ed imponente calo della quantità totale dei rifiuti raccolti. Calo rilevabile appunto negli ultimi tre mesi, ovvero da quando è stato avviato, con vergognoso quanto ingiustificato ritardo, il servizio di raccolta differenziata porta a porta.
Bene, dirà qualcuno. Vuol dire che il servizio funziona. Beh direi che se ad Ostuni si è riusciti ad inventare una raccolta differenziata in grado di diminuire di oltre il 30% la quantità di rifiuti prodotti, questa deve essere resa nota al mondo intero perchè sarebbe una assoluta ed eccezionale novità. Purtroppo temo che invece la spiegazione sia altrove. La raccolta differenziata in se non ha effetti sulla produzione dei rifiuti, solo nei casi di applicazione della tariffa puntuale, ovvero commisurata alla quantità di rifiuti prodotti, si può riscontrare un calo nel medio lungo periodo, ma di sicuro non così imponente a meno che non si siano associate con intensità e costanza altre iniziative volte a incentivare la diminuzione dei rifiuti (porta la sporta, pannolini lavabili, mercatini del riuso, ecc), tutte cose che a Ostuni non solo non sono state mai fatti ma, ne sono certo, i nostri amministratori non sanno manco cosa siano.
E allora che fine hanno fatto queste 500 tonnellate di rifiuti? Possiamo fare diverse ipotesi nessuna delle quali dimostrabili concretamente, ma di sicuro possiamo affermare che semplicemente non sono scomparsi ma andati a finire da qualche altra parte. Detto questo possiamo anche dire che considerando la quantità di questi rifiuti scomparsi dovremmo ridimensionare di molto le percentuali di raccolta differenziata di cui si vanta il Sindaco appena rientrato nelle sue funzioni un poco “deluso” per non essere riuscito a prendere il treno per Roma.
Da un paio di mesi ad Ostuni è paritito il servizio di raccolta differenziata con associati non pochi disagi, ma a vedere i primi dati sembrerebbe un successo. Già, sembrerebbe, perchè a parte i dati sbandierati a reti unificate dall’amministrazione comunale ci sono delle stranezze nei numeri reperibili sul sito rifiutiebonifica.puglia.it che non riesco davvero a spiegarmi.
I numeri che più mi lasciano perplesso sono la quantità totale dei rifiuti inspiegabilmente diminuita di circa il 30%. Com’è possibile? Dove sono finiti quelle centinaia di migliaia di chili di rifiuti? Il compostaggio domestico imposto nell’area rurale, interessando un piccola parte della popolazione, non può certo spiegare questa importante diminuzione.
La cosa più probabile è che quei rifiuti siano stati conferiti altrove: nei cassonetti di altri comuni e, in piccola parte, abbandonati da qualche parte in una delle tante isolette “ecologiche” abusive nel territorio ostunese. Difficile dare una diversa spiegazione al fenomeno.
Lo scorso anno la produzione dei rifiuti ad Ostuni, tolti i tre mesi estivi in cui si quintuplica la popolazione, è stata di oltre 1 milione e 600 mila Kg al mese e la quantità di rifiuti è in costante aumento da diversi anni. Dai dati pubblicati in questi ultimi mesi, invece, la quantità di rifiuti prodotti scende “miracolosamente” a poco più di 1 milione di Kg. Adesso se un calo può, per svariati motivi compreso il compostaggio domestico, essere giutificabile non lo può essere invece con queste dimensioni. Bisogna quindi darsi spiegazioni diverse, tipo quelle già esplicitate sopra.
Detto questo sarebbe anche da verificare la quantità di rifiuti che effettivamente viene avviato a riciclo dopo la verifica dei vari consorzi e quella che, invece, poi si avvia a smaltimento in discarica o inceneritori. I rifiuti ritirati infatti vengono portati ai vari consorzi ed impianti dove vengono sottoposti a controllo e, ulteriore separazione, per eliminare impurità ed errori di conferimento. Quando le impurità e/o gli errori di conferimento sono tali da non consentire l’avvio a riciclo del materiale questo viene smaltito in discarica o altri impianti con spese a carico dell’amministrazione comunale.
In conclusione, se va tirato un sospiro di sollievo per l’avvio della raccolta differenziata nella città bianca seppur con decennale ritardo, per avere dati reali e concreti su cui poter fare analisi ed esprimere giudizi ci tocca aspettare ancora un bel pò di tempo.
A dirla tutta l’avevano annunciato: dal 1 Ottobre ci sarà una svolta epocale. Noi tutti abbiamo pensato: finalmente anche ad Ostuni la raccolta differenziata. Solo che non abbiamo fatto caso da chi era composto il duo che intonava quella cantilena. Se lo avessimo fatto ci saremmo preparati al peggio che immancabilmente è arrivato.
Già, perchè dopo aver fatto sparire i cassonetti ecco che sono scomparsi anche quelli che i rifiuti li dovrebbero ritirare. A dire il vero più che scomparsi in diverse aree della città, in particolare quella rurale, nessuno li ha mai visti. Ed è così che alla terza settimana dall’avvio del nuovo ed “innovativo” servizio molte utenze, che pagano regolarmente la TARSU, ancora non hanno avuto il piacere di vedere qualcuno che ritiri i propri rifiuti ben differenziati.
Basta farsi un giro per le campagne per vedere bidoni e sacchi variopinti ben ordinati davanti ai cancelli delle abitazioni in attesa di qualcuno che presti loro un minimo di attenzione.
La coppia più bella del mondo tace, ma sopratutto paga coi soldi nostri le ditte appaltanti anche se queste, evidentemente, non rispettano il capitolato d’appalto su cui è stato definito il compenso. Questa situazione, a mio avviso completamente fuori controllo, sta costringendo i cittadini a lasciare i rifiuti in quelle piazzuole e quelle aree ove prima erano allocati i cassonetti. Aree e piazzole che poi verranno ripulite da quelle stesse aziende con costi fuori appalto rigorosamente a carico dei contribuenti.
Per la stampa, però, tutti questi problemi e disservizi non esistono quindi non ne parlano, non sia mai che gli tocca pure criticare Tarzanella già piazzato sulla liana che, lui spera, lo porterà al parlamento. A far peggio della stampa invece un sito internet di informazione locale che attribuisce tutti i problemi sorti in queste settimane alla scarsa collaborazione dei cittadini. Tutto fuorchè attribuire le responsabilità a chi di dovere. Lo stesso succederà quando, gli scarsi risultati di questo disastrosa organizzazione si abbatterà sul bilancio comunale (ecotassa) determinando una stangata sulla prossima TARSU.
Con un vergognoso quanto ingiustificato ritardo anche ad Ostuni ieri, 1 Ottobre sarebbe dovuta partire la raccolta differenziata, ma la svolta epocale annunciata a media unificati non è iniziata nel migliore dei modi. Se, in fase di avvio del nuovo servizio, disagi e problematiche varie sono del tutto fisiologiche e prevedibili, il totale flop della fase organizzativa e preparatoria è qualcosa di ingiustificabile e assurdo. Flop che aveva già dato segnali d’allarme, evidentemente ignorati, quest’estate quando il nuovo servizio aveva interessato la zona costiera.
A tutt’oggi numerose sono le famiglie ancora non in possesso degli appositi contenitori, molte di queste hanno preso d’assalto il centro di distribuzione di Via Tenente Spechia per tornare a casa a mani vuote perchè i contenitori sono finiti! Possibile che non si è stati in grado neanche di quantificare il fabbisogno di questi indispensabili presidi? Possibile che il comune non sia a conoscenza del numero di utenze, non bastava forse contare i nuclei familiari che pagano regolamente la TARSU? Ciliegina sulla torta il mancato ritiro dei rifiuti in alcune zone, in particolare nell’area rurale, dove il problema non è di poco conto se si considera che il ritiro, come da calendario, è settimanale. Insomma se il buon giorno si vede dal mattino, qui siamo ancora in piena notte.
E i primi responsabili di tutto ciò, Sindaco e Assessore, dove sono? L’assessore all’ambiente Santoro che già tre anni fa annunciava l’avvio a giorni della raccolta differenziata non riesce ad andare oltre alle dichiarazioni di rito, conoscendolo già ipotizabile la sua posizione: non ho nulla da rimproverarmi. Del Sindaco invece, super impegnato nell’assicurarsi un poltrona a Roma, leggiamo una dichiarazione “sono sicuro che i cittadini sapranno rispondere al meglio”. Caro Sindaco, ieri come oggi, il problema non sono i cittadini, siete voi.
Chi ancora oggi nel 2012 pensa di poter organizzare un efficiente servizio di raccolta differenziata utilizzando contestualmente i cassonetti stradali o è un totale incompetente oppure la sua è solo un operazione di facciata e della differenziazione dei rifiuti e del loro avvio a riciclo non gliene frega nulla. La situazione ostunese è la mescolanza di entrambe le situazioni.
Basta farsi un giro su alcune spiagge dove pure sono stati posizionati piccoli contenitori per la raccolta differenziata con a fianco grandi cestini per l’indifferenziato per rendersi conto quanto questi strabocchino mentre i bei cestini colorati definiti isola ecologica son ancora illibati. E basta farsi un giro nel centro abitato per osservare enormi cassonetti che stroboccano di rifiuti emanando un non piacevole lezzo.
Eppure Ostuni si differenzia. Così l’hanno chiamata questa operazione di marketing che associata alle bandiere rilasciate da compiacenti organizzazioni ed associazioni fanno passare l’amministrazione comunale come esempio virtuoso di tutela ambientale.
Poco importa se ai migliaia di bagnanti che si riversano quotidianamente sulle spiagge nessuno ha mai pensato di fornire dei servizi igienici e poco importa se su una costa già abbondantemente cementificata si continuano a costruire inutili villaggi turistici, tanto il blu e i giallo delle bandiere che sventolano sul municipio coprono queste vergogne e sindaco ed assessori, tra salemelecchi vari, possono saltare di sagra in sagra, di palco in palco per i loro vuoti discorsi in un improbabile italiano.
Ostuni non si differenzia affatto. Non si differenzia nella gestione dei rifiuti con percentuali di raccolta differenziata intorno al 10% e non si differenzia nella sua classe politica incapace ed inetta come in tutto il resto del paese.
Viviamo , almeno dagli anni 50 , in una società del consumo , basata sul dogma della crescita.
Consumare è un imperativo che viene perseguito con ogni mezzo , attraverso l’uso massiccio della pubblicità , dei media e dell’obsolescenza programmata dei prodotti .
La società basata sul consumo richiede sempre maggiore sfruttamento sia delle risorse materiali (materie prime, energia , suoli ) sia di quelle umane , in quanto occorre lavorare sempre di più ed in modo sempre più precario , spesso indebitandosi .
Dall’altro lato, questa società produce sempre più rifiuti , spesso altamente nocivi .
La Terra è un sistema sostanzialmente chiuso e dunque è sempre più problematico e costoso sia l’approvvigionamento energetico che quello di talune materie prime fondamentali e si riducono grandemente le terre coltivabili , sia per l’aumento demografico , sia per i biocarburanti …
Siamo di fronte a probabili gravi cambiamenti climatici che incideranno maggiormente sui Paesi poveri che non hanno grosse responsabilità in tale situazione , e che si manifestano con fenomeni estremi e impoverimento dei suoli .
In questi ultimi anni si è assistito a forti polarizzazioni : i Paesi ricchi dell’Occidente sono diventati più ricchi e quelli poveri più poveri ( con in mezzo alcuni Paesi emergenti) , ma anche all’interno dei Paesi vi sono oggi maggiori diseguaglianze economiche e sociali .
La globalizzazione ha significato sostanzialmente la vittoria schiacciante di un solo modello culturale ed economico , capitalista e neoliberista , che vige ormai anche nei Paesi ex comunisti.
Di fatto in tutto il mondo la miseria ha lasciato il posto alla povertà.
Tra le conseguenze di questo nuovo modello di colonialismo vi sono lo sradicamento delle tradizioni solidaristiche e dei legami sociali , l’espropriazione delle terre o l’acquisto fittizio, l’aumento delle megalopoli e delle bidonvilles , ma soprattutto condizioni di lavoro subumane, prive di diritti, senza alcuna tutela , e in condizioni ambientali estremamente degradate .
Le popolazioni dei Paesi poveri vengono schiacciate da elites ricche che consentono il saccheggio dei loro territori da parte delle multinazionali di cui incassano le royalties e sono contenute con l’uso della forza e con violazioni sistematiche dei diritti umani .
Ciò peraltro avviene anche nei Paesi emergenti e, in minor misura , all’interno degli stessi Paesi occidentali con le minoranze e gli immigrati.
Unica via di salvezza per molti è la fuga , l’emigrazione nei Paesi ricchi .
A parte i rischi del viaggio , i migranti troveranno comunque discriminazioni , razzismo e nuovamente lavoro para-schiavistico ( vedi Rosarno o le serre spagnole) .
Già, perché per produrre o coltivare in Occidente a costi bassi e concorrenziali merci sostanzialmente inutili, occorre che i lavoratori siano privi di diritti , vivano anche qui in baracche o officine dismesse, e siano pagati pochissimo. Oltre ad essere perennemente ricattabili ( e dunque disponibili a tutto) a causa delle normative in materia di immigrazione.
Conseguentemente il cittadino-consumatore , nel momento in cui acquista , in particolare nella grande distribuzione, merci palesemente sottocosto , deve sapere che quel prezzo non può non incorporare o un lavoro schiavistico nel resto del mondo, oppure uno sfruttamento vergognoso che avviene solo poco fuori della sua finestra , nei campi calabresi o pugliesi, così come nelle officine cinesi.
Posto che in molti Paesi del mondo avvengono ogni giorno terribili violazioni dei diritti umani fondamentali ,bisogna anche domandarsi , più in generale, se questa situazione dipenda da singole responsabilità , di dittatori spietati, di militari paranoici assetati di sangue, oppure se tutti questi siano delle pedine di un gioco più grande .
Facciamo l’esempio dei Paesi sudamericani interessati tra il 1973 agli anni ’80 da colpi di stato e regimi dittatoriali che violavano sistematicamente i diritti umani .
Nel 1976 Amnesty Int. Pubblica un fondamentale rapporto sull’Argentina che le varrà l’anno successivo il Nobel per la Pace .
Ma nello stesso 1976 viene dato in Nobel per l’Economia a Milton Friedman , che è l’ispiratore della teoria economica che sta alla base di tutte quelle dittature .
In sostanza – sostiene Naomi Klein – la ricetta neoliberista di Friedman e dei cd. Chicago Boys prevede che solo il mercato faccia le regole del gioco e poco importa se ci saranno vittime .
E’ inevitabile che i cittadini si oppongano alla legge del più forte ed allo sfruttamento e dunque sarà inevitabile che i governi usino la forza , la tortura , l’esercito , per sottomettere e terrorizzare la popolazione .
Queste teorie economiche , ormai estese al mondo intero e veicolate anche negli organismi internazionali economici ( FMI e Banca Mondiale) , non democratici, saranno poi alla base di tutti gli “aggiustamenti strutturali “ richiesti ed imposti agli Stati nazionali che , disarticolati dalle speculazioni finanziarie mondiali, chiedano prestiti .
Del resto anche le maggiori multinazionali , molto più ricche e potenti della maggior parte degli Stati , sono in grado di foraggiare despoti amici e bloccare politiche sane .
La società dei consumi in perenne movimento necessita dunque di vittime , immolate in nome della crescita, e poco importa se pochi invece godranno dei vantaggi di essa e molti verranno stritolati nel meccanismo .
Sta ai cittadini attenti e consapevoli , aprire gli occhi .
Non fermarsi a compatire le vittime delle carestie africane o i bambini al lavoro in Asia , ma cercare di capire i meccanismi che legano indissolubilmente un mazzo di fiori kenioti, un paio di jeans o di scarpe , o un cespo di banane , proprio a quelle vittime .
Nessuno è innocente.
In un mondo interconnesso dove la plastica travolta dallo tsunami giapponese approda in California, è sempre più vero il detto cinese (poi rivisto in tempi recenti) che afferma che anche il battito d’ali di una farfalla può alterare la vita in un lontano punto del globo .
Maurizio Cossa
Nella foto cestini portarifiuti di piazza della Libertà nelle condizioni in cui si trovavano ieri sera alle ore 21, quando la lunga notte estiva stava iniziando e le migliaia di turisti invadessero il centro storico per una incantevole passegiata tra i vicoli della nota città bianca che poi tanto bianca non lo è più da diverso tempo visto che non si provvede alla tradizionale imbiancatura a calce. Ci sarebbe da chiedersi quanto meno che diavolo l’hanno messa a fare quella tassa di soggiorno con annessa card che ti offre sconti in alcuni esercizi commerciali se poi non si è in grado di offrire al turista neanche un fottutissimo cestino dove riporre i rifiuti.
Ma che volete da una inetta classe politica e da una squadra di assessori che ancora non hanno compreso che il loro lavoro non consiste nell’organizzare feste e sagre per poter raggiungere l’orgasmo alla fine di queste quando immancabilmente vengono fatti salire sul palco da dove emettono suoni in un improbabile italiano.
Servizi? Che ne so, servizi igienici sulle spiagge? Ma dico e dove vi credete di essere. Qui si vieta, giustamente, alle auto di arrivare a ridosso delle spiagge per preservare la macchia mediterranea e la fragile scogliera e le si dirotta verso improvvisati parcheggi rigorosamente a pagamento dove enormi nubi di terra rossa si alzano al passaggio di ogni veicolo, ma nessuno si preoccupa di dove vanno a cagare e pisciare qulle migliaia di bagnanti. Forse l’illuminato assessore all’ambiente pensa che comunque il tutto possa essere concime per la macchia mediterranea o buon cibo per la fauna marina. Chissà forse è il fatto di essere un gastroenterologo che gli da questa convinzione.
Di certo quello che non mancherà anche questa estate sono i concerti a pagamento foraggiati da soldi pubblici. Si proprio quelli, quelli del non ce ne sono e quindi dobbiamo aumentare le tasse e fare tagli alla spesa in particolare sanità e istruzione. Quei soldi che non ci sono, come ogni estate andranno a foraggiare concerti per i quali è previsto il pagamento di un biglietto di ingresso, tranne che per i politici che invece potranno godere di ingressi omaggio (omaggio del resto della popolazione ostunese naturalmente). D’altro canto è per questi artisti che i turisti affollano questi posti, non certo per le splendide spiagge, la incantevole campagna, il cibo buono e tutte quelle robe li.













