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La campagna di disinformazione sui quesiti referendari continua senza sosta e a reti unificate la strategia è chiara, non far capire nulla ai cittadini sperando così di non raggiungere il quorum. La propaganda al posto della informazione è il miglior modo per confondere le idee, diffondere dubbi ed evitare che i cittadini possano assumere una decisione e l’indecisione favorisce l’astensionismo. Il metodo è semplice, dopo settimane di assoluto silenzio ecco partito il tam tam mediatico in cui come sempre i rappresentanti dei vari schieramenti si confrontano su temi di cui non capiscono nulla o peggio ancora ti ritrovi a vedere una trasmissione come quella di ieri sera di Santoro in cui un presunto scienziato esperto di nucleare (a mio avviso un emerito imbecille) per la seconda volta di fronte ad un vasto pubblico ha avuto la possibilità di affermare una serie di castronerie senza senso e senza logica senza che dall’altra parte vi fosse un altro esperto in grado di smontare pezzo pezzo le sue assurde tesi. Possibile che un Santoro non sia stato in grado di trovare ed invitare in trasmissione uno tra i tanti fisici nucleari scientificamente contrari alla realizzazione delle centrali? Possibile che in nessuna trasmissione venga invitato a parlare un qualche esperto di produzione di energia da fonti rinnovabili? Perchè gli esperti di gestione dei servizi idrici sono esclusi dai dibattiti?
Queste semplici quanto basilari regole consentirebbero ai media di fare informazione e permetterebbero ai cittadini di capire di che cosa si sta parlando, qual’è la reale posta in gioco. Invece propaganda, da una parte chi incute paura verso il nucleare utilizzando allo scopo le tragedie di Chernobil e Fukushima, dall’altra chi te lo presenta come un male necessario e comunque il male minore tra le possibili opzioni quali il carbone ed il gas visto che le rinnovabili a loro dire non sarebbero assolutamente in grado di fornire la necessaria energia e ci farebbero tornare ai tempi delle lampade ad olio. Se non facciamo le centrali nucleari saremo costretti ad aumentare quelle a carbone che causano nel mondo 2 milioni di morti all’anno la tesi dei nuclearisti, dall’altra parte un politico che personalmente apprezzo nonchè medico di fama internazionale che se ne esce con: le radiazioni nucleari causano il cancro mica la carie, come se il carbone causasse la carie invece dei tumori. Tra gli spettatori residenti nei pressi di centrali a carbone tipo quella di Cerano sono convinto che ieri sera si è alzato un unico grido: ma vaffanculo coglione!
La stategia comunicativa è sempre la stessa non è possibile avere energia senza carbone, nucleare e gas come non è possibile alcuna gestione dei rifiuti senza inceneritori e discariche. Eppure basterebbe che un qualsiasi cittadino spegnesse la televisione e controllasse cosa c’è nei propri sacchetti della spazzatura per rendersi conto che è tutto materiale recuperabile (carta, plastica, vetro, organico, etc). Allo stesso modo se si cominciasse a spegnere la televisione per passare dalla propaganda all’informazione attraverso la parola di esperti con la steea facilità con cui è possibile aprire il sachetto della propria monnezza si saprebbe che la tecnologia consente già oggi la possibilità di programmare e realizzare nel giro di un decennio un sistema energetico autonomo ed efficiente senza utilizzare carbone, gas e tanto meno il nucleare. Un sistema senza centrali basato su piccoli impianti e piccole produzioni che messe in rete tra di loro possono garantire molta più energia di quella prodotta ora dalle numerose ed inquinanati centrali sparse in Italia ed Europa. Questo vuo dire mettere mano alla rete, rivoluzionarla perchè questa è stata realizzata per un flusso unidirezionale dalla grande centrale al consumatore; va quindi ristrutturata secondo un flusso multidirezionale dove ogni punto della rete è contemporanenamente produttore e consumatore. Una rivoluzione vera e propria perchè non solo garantirebbe autonomia energetica all’intero paese, ma ad ognuno di noi e questo non piace ai poteri economici e quindi ai soci politici. Un comitato d’affari che si sta impossessando di tutte le risorse indispensabili alla vita (energia, acqua, istruzione, salute) non solo per fare profitti ma soprattutto per poter controllare e determinare la stessa possibilità di vita di ogni individuo.
Stesso tipo di propaganda sulla privatizzazione dell’acqua che secondo gli “esperti” televisivi rimarrebbe comunque pubblica perchè la privatizzazione riguarderebbe solamente i servizi idrici ovvero quelli che l’acqua te la fanno uscire dal rubunetto. Anche in questo caso spegnete la televisione e guardate sotto il lavandino. Quanti tubi arrivano? 10, 20, 30? No, uno solo e solo da quello può passare l’acqua che poi sgorgherà dal tuo lavandino. Il proprietario di quel tubo avrà il potere di decidere come, quando, se e a che prezzo fornirti quel prezioso quanto vitale bene.
Dulcis in fundus, spegnete le tv, accendete il cervello e il 12-13 giugno andate a votare.
P.S.: Per chi si dovesse già trovare al mare purchè in Italia non è indispensabile tornare al proprio paese per votare, è possibile il voto fuori sede clicca qui per tutte le info necessarie. Anche questa era un informazione utile che i media potevano dare, ma evidentemente è una funzione che proprio non gli riesce.
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Nel post di un paio di giorni fa evidenziavo la necessita di sottolineare durante la campagna elettorale le effettive politiche che i vari partiti attuano sugli argomenti oggetto dei quesiti referendari. Ciò può sembrare banale e superfluo e può anche apparire controproducente in un impegno che mira al raggiugimento del quorum ed alla vittoria dei SI, ma non voglio certo ritrovarmi fra qualche anno, passata la festa gabbato lu santu, qualche buon tempone che legiferi a favore della privatizzazione dell’acqua o per favorire il ritorno del nucleare. E’ quindi di vitale importanza che i cittadini chiamati alle urne, oggi e nei prossimi anni, anche per votare i propri rappresentanti nelle varie isituzioni sappiano in realtà questi che intenzioni hanno nei confronti di questi importantissimi e fondamentali aspetti.
Nel post di qualche giorno fa appunto mi scagliavo in particolare contro le politiche del Partito Democratico e sulle sue posizioni di ieri e di oggi su nucleare e acqua pubblica in particolare. A dimostrazione di quanto io non sia un visionario ne tanto meno un concentrato di pregiudizi ecco che ieri mi è giunto un comunicato del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” che evidenzia in maniera eloquente quale sia la situazione in Puglia dove, vale la pena ricordarlo, il Partito Democratico è al governo quale primo partito di maggioranza capace quindi di determinarne le azioni.
Mercoledì 27 aprile abbiamo partecipato alla conferenza stampa tenuta presso la sede dell’Acquedotto Pugliese di Via Cognetti dal Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dal’Assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, e dal Vicesindaco di Parigi Anne Le Strat, giunta a Bari per sancire una partnership e uno scambio di best practice fra l’amministrazione della capitale francese e la Regione Puglia.
L’esempio di Parigi, tornata l’anno scorso a una gestione pubblica dei servizi idrici integrati dopo 25 anni di mal gestione privata e di aumenti di tariffa vertiginosi, rappresenta l’emblema della possibilità di smentire quanti sostengono che “privato è bello, pubblico è sperpero”.
Vorremmo poter dire la stessa cosa del nostro Acquedotto Pugliese e della sua gestione, che Vendola e Amati in conferenza stampa hanno indicato come segno della volontà di chi governa la Regione di tutelare i beni comuni: vorremmo, perché da parte nostra non smetteremo di ripetere che salvare l’Acquedotto dagli appetiti dei privati non è sufficiente, perché l’ente rimane a capitale interamente pubblico ma assoggettato alla disciplina del diritto privato (è infatti una SPA), così come ammesso dal Presidente della Regione e dall’assessore al ramo durante l’incontro di mercoledì.
La strada per rendere davvero “Bari come Parigi” ci sarebbe: si tratterebbe di approvare il disegno di legge sull’Acquedotto Pugliese rispettando il testo originario, alla cui stesura noi stessi abbiamo partecipato, senza snaturarlo, e rendendo così l’Aqp un’azienda pubblica assoggettata al diritto pubblico e libera dalla logica degli utili e dei profitti.
Gli emendamenti proposti dalla maggioranza nelle commissioni competenti invece, ahinoi, sembrano andare in altra direzione: non c’è alcuna chiarezza sulla forma giuridica dell’ente, non è prevista la quota minima gratuita giornaliera di acqua per tutti i cittadini pugliesi (scopriamo da Vendola stesso, a distanza di un anno, che i soldi non ci sono o se ci sono le priorità sono altre) e neppure il modello di governance risponde a quelle esigenze di controllo democratico e di partecipazione che per noi sono un punto irrinunciabile.
Vendola e Amati oggi ci dicono che la partecipazione va bene ma fino ad un certo punto, oltre il quale chi governa è tenuto a “fare sintesi” e scegliere anche in maniera impopolare e che c’è una legislazione nazionale da rispettare; argomenti legittimi che però stridono con gli impegni e i proclami dei mesi scorsi ma anche con i paragoni affrettati fra la Puglia e Parigi.
Insomma, l’impressione che ricaviamo è che per chi amministra la Regione “l’efficienza” abbia la priorità rispetto alle pratiche democratiche e di partecipazione.A noi non resta che continuare a vigilare, portando avanti la battaglia per l’acqua pubblica senza fare sconti a nessuno come abbiamo sempre fatto, perché si scrive acqua ma si legge democrazia.
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”
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Non credo che io debba dimostrare la mia posizione sui quesiti refendari su cui (speriamo) il prossimo 12 e 13 giugno siamo chiamati ad esprimerci. Numerosissimi post su questo blog sono eloquenti in materia. Se ciò non dovesse bastare vorrei ricordare che il sottoscritto ha da sempre sostenuto tutti i referendum in questione (vedi qui) e che se referendum vi saranno è esclusivamente grazie a quei tantissimi connazionali, tra cui pochi ostunesi, che hanno passato intere giornate nelle pubbliche strade per raccogliere le indispensabili firme. E visto che ero tra quei pochi ostunesi mi permetto di sottolineare che il tempo impiegato nella raccolta firme è stato solo una parte di quello utilizzato, tempo a cui va aggiunto quello passato nei vari uffici del comune per l’autorizzazione all’utilizzo del suolo pubblico e per la certificazione delle firme, nonché le riunioni organizzative, la predisposizione di tutto il materiale e l’autenticazione delle firme. Non che voglia, per questo, ringraziamenti o trattamenti particolari. Ciò che ho liberamente fatto è stato dettato dalle mie convinzioni e dalla necessità di agire e nessuno è in debito con me per questi impegni, ma nessuno mi venga a dire o semplicemente lasci intendere che io voglia ostacolare o non collaborare alla campagna referendaria; è solo che voglio partecipare senza per questo chiudere gli occhi su chi in Italia è favorevole al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua fregandomene, come mio solito, se le mie dichiarazioni disturbano chi oggi, come colpito sulla via di Damasco, ha deciso di sostenere i referendum. Tutta gente che non ha in alcun modo partecipato alla indispensabile raccolta firme per l’indizione dei referendum ma anzi nelle loro dichiarazioni li hanno contestati, tutta gente silente (mi riferisco all’amministrazione comunale) quando cercavamo autenticatori (se non fosse stato per il consigliere De Stradis ad Ostuni non si sarebbe potuta raccogliere neanche una firma), gente cui persino dubito abbiano realmente firmato, gente che oggi dovrebbe solamente chiedere scusa per le stronzate dette e gli sbagli fatti, invece di fare la parte dei saggi profeti e imporre la linea che il comitato referendario cittadino deve tenere.
La campagna referendaria non può in alcun modo basarsi sulla propaganda, sia che questa si schieri a favore del si o al contrario a sostegno del no. La gente va informata correttamente, non bisogna commettere l’errore tipico di media e giornali abituati ad una informazione di destra o di sinistra, a favore di quel partito o a favore di quell’altro, per quella ideologia o per quell’altra. I cittadini hanno necessità di sapere, hanno necessità di essere correttamente informati, vanno messi nella condizione di fare una scelta consapevole ed in questo ambito chi vuole sostenere la campagna referendaria dovrebbe muoversi. Tali informazioni, come dicevo, non possono escludere le giuste e pesanti critiche a tutti coloro che in questi hanni a livello politico si sono mossi ed hanno adottato atti in netto contrasto con gli obbiettivi dei quesiti referendari. Io non posso ignorare che nel programma del Partito Democratico alle passate elezioni politiche il nucleare era previsto come scelta fondamentale nelle politiche energetiche del paese, allo stesso modo non posso ignorare che Bersani attuale segretario del Pd ai tempi in cui era ministro in un incontro ufficiale con l’ambasciatore USA dichiarava che il referendum del 1987 in realtà non ha escluso il nucleare ma l’ha solo sospeso temporaneamente (leggi da wikileaks). Ma sono vecchie posizioni! E acqua passata! Hanno cambiato idea! Si? E allora passiamo ai giorni nostri e parliamo proprio dei prossimi referendum. Secondo voi quale poteva essere una semplice operazione per incrementare considerevolmente l’affluenza alle urne e scongiurare, almeno in parte, il richio di non raggiungere il quorum? Semplice: accorpare i referendum alle elezioni amministrative che si terranno fra qualche settimana in numerosissimi comuni e provincie italiane, ma ciò non è stato possibile proprio grazie al Partito Democratico visto che l’accorpamento è stato bocciato per un solo voto di scarto mentre una decina di parlamentari del pd risultavano assenti. Sull’acqua poi è come sparare sulla croce rossa, persino le molecole di idrogeno e di ossigeno sanno quale sia la posizione del PD sulla gestione dei servizi idrici. Tant’è che in Puglia la proposta di inziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acquedotto è ferma in un cassetto del consiglio regionale proprio per l’opposizione del Partito Democratico.
L’impressione è che il PD, ma non solo, non abbia affatto cambiato idea su nucleare e acqua publlica, ma stia cercando esclusivamente di strumentalizzare i referendum di Giugno per contrastare Berlusconi ed il centro destra. Mi si può dire: e chi se ne frega, l’importante è vincere. No, l’importante non è vincere, l’importante è che il nucleare sparisca dagli orizzonti del nostro paese, che l’acqua sia definitivamente riconosciuta quale bene inalienabile fuori da qualsiasi legge di mercato e di profitto, che la legge sia veramente uguale per tutti. Purtroppo la mera vittoria referendaria non garantisce tutto ciò e di esempi ve ne sono diversi. Oltre a quanto ho citato sopra su Bersani vorrei ricordare che un referendum che vide una partecipazione di massa abolì i finanziamenti ai partiti. Finanziamenti poi reintrodotti all’unanimità tramite i rimborsi elettorali che pochi giorni fa, in piena crisi finanziaria ed economica, un parlamentare del PD ha proposto di incrementare.
Tutto ciò non mi esonererà dal sostenere la campagna referendaria, ma lo farò con l’onestà intellettuale che penso mi contraddistingua. Da questo blog, ma anche sul territorio farò la mia parte, gli argomenti in questione sono troppo importanti per lasciarli alla propaganda di partito; per l’informazione, come è ormai noto, ci vogliono i cittadini.
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Tu non sei in grado di decidere, di scegliere ne di esprimere un’opinione. Sei un umano e come tale sei pervaso da sentimenti, pensieri, emozioni e quindi non in grado di fare delle scelte ponderate e razionali, ma per fortuna è stato inventato lo stato. Lui non è umano, i sentimenti e le emozioni gli sono sconosciuti e per tali ed altri motivi ha il dovere di scegliere per te così che tu possa dedicare il tuo prezioso tempo in più utili e confacenti esercizi tipo lo shopping, un secondo lavoro meglio se a nero, qualche ora di coda in tangenziale, straordinari non pagati, una gita fuori porta, etc.
Lo stato non prova emozioni, non ha sentimenti ed è il soggetto migliore per fare delle scelte sia che si tratti di andare in un qualche paese straniero ad uccidere dei civili giudicati incivili, sia che si tratti di mirare con precisione svizzera il tuo buco del culo al fine di inchiappettarti ogni volta che distrai un attimo. Noi Italiani poi siamo particolarmente fortunati perchè abbiamo uno stato particolarmente saggio e lungimirante, saranno i migliaia di pollitici e funzionari che ci sguazzano dentro, saranno i miliardi di euro che si pappa ogni anno, certo è che quando si tratta di dover prendere delle scelte, anche se a volte con ritardo, evita sempre di farti scomodare o distrarti dagli onerosi impegni di cui sopra. Ghe pensa lu!!!
A dirla tutta non è sempre sempre così. Ogni tanto ti ricorda che anche tu devi fare la tua parte, si, in quella cosa che chiamano elezioni. Così, anche per non sembrare sgarbato nei confronti di chi è sempre pronto a prendersi cura di te, senti pure il dovere di andare a mettere una x su una schedina giusto per ribadire il concetto che lo stato in tuo nome può fare tutto il cazzo che gli pare, l’importante è che poi per il resto dell’anno non ci si venga a rompere i coglioni o “scassare i gabbasisi” come direbbe il noto commissario di Camilleri.
Quindi perchè tutte queste polemiche di fronte ad un governo che vuole evitare al proprio popolo il fastidio di doversi recare alle urne per gridare con forza la propria contrarietà al nucleare o alla privatizzazione dell’acqua. Non sono temi che si possono affrontare e su cui si può decidere sulla base delle emozioni, dei pensieri, dei sentimenti. Sono cose da grandi ed è quindi sacrosanto che ci sia chi decida al nostro posto, e chi meglio può farlo se non il nostro “caro” e razionale stato? Stesso discorso va fatto nei confronti del fine vita. In quei particolari, intimissimi e privati momenti tu non sei in grado di prendere una consapevole decisione sul futuro della tua vita, tu non sai cosa è giusto e cosa non lo è, tu non puoi perdere tempo ad interrogarti sui grandi temi della vita e della morte, sulla qualità della vita o sulla necessità della morte. E’ per questo che il “caro” e razionale stato ha già deciso per te: finchè c’è dolore e sofferenza c’è vita.
Quindi dormi sonni tranquilli caro scemo scemo, perchè a vegliare su di te c’è stato Stato.
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Quello che fin dal primo momento si era concretato come un fondato sospetto, si è oggi trasformato in una realtà conclamata, attraverso le dichiarazioni tanto pompose quanto improvvide di Silvio Berlusconi, in occasione della conferenza stampa tenuta a margine dell’incontro con l’amico (e socio interessato) Sarkozy.
Il governo non ha assolutamente preso coscienza del fallimento del nucleare, né tanto meno è disposto ad aprirsi alle profonde riflessioni intorno all’atomo che dopo il disastro di Fukushima stanno imperversando un po’ in tutto il mondo. Né aveva la minima intenzione di correggere la scelta suicida suggeritagli dagli “amici” francesi ormai a abituati a prenderci per il naso quotidianamente.
Silvio Berlusconi, con il sorriso di sempre e nessun segno d’imbarazzo sul volto plastificato, ha oggi candidamente annunciato che la scelta di sospendere la legge che intendeva riportare il nucleare in Italia, non era altro che una mistificazione, finalizzata a salvare l’atomo, ammazzando un referendum (e di conseguenza la volontà dei cittadini) che, a maggior ragione dopo Fukushima, si sarebbe rivelato una debacle senza precedenti tanto per il governo, quanto per le di lui radioattive aspirazioni…..
Ribadendo non solo che il programma nucleare italiano continuerà ad andare avanti, alla faccia della volontà popolare gabbata con un trucchetto da illusionista d’infima categoria, ma anche che la scelta dell’atomo (abiurata da sempre più paesi ogni giorno che passa) costituirà il futuro per tutto il mondo e che il nucleare starebbe diventando ogni giorno più sicuro.
Tutte esternazioni che non stupiscono più di tanto, qualora esperite da un soggetto, come il Cavaliere, ormai votato unicamente alla barzelletta ed al cabaret.
Semmai a stupire dovrebbe essere la sfrontatezze con cui il caramogio improvvisatosi comico, annuncia di avere ingannato e truffato gli italiani, senza neppure preoccuparsi di giustificare il proprio gesto con qualche argomento che prescinda dal compiacere la lobby dell’atomo ed una parte (neppure la più consistente) del suo elettorato, ormai convinta che convivere con la radioattività rappresenti un esercizio prodromico di accrescimento culturale e giovi alla salute.
Se, come appare probabile, la truffa del governo avrà successo e la Cassazione si vedrà costretta a sospendere il referendum, evitando l’ennesima brutta figura ad un esecutivo ormai abituato a collezionarne in serie, non occorrerà comunque disperare.
Il valore del referendum abrogativo, in Italia, è molto relativo, come dimostrato dal modo in cui è stato bypassato quello del 1987. E anche nel caso si andasse a votare, costringendo la banda dell’atomo (ed i partiti che la sostengono) ad una sconfitta cocente, nulla eviterebbe loro fra un paio d’anni di ripresentare una nuova legge, riproponendo il circolo vizioso.
Se Berlusconi, nel caso sieda ancora sul proprio scranno, fra qualche anno intenderà proseguire sulla strada intrapresa e dare seguito al programma nucleare si troverà comunque a doversi confrontare con un nuovo referendum che, Fukushima o non Fukushima, con tutta probabilità lo vedrà perdente, perché la maggioranza degli italiani è ormai informata in materia e di nucleare non vuole neppure sentire parlare.
E nel caso mi stessi sbagliando, o dal cilindro del prestigiatore dovesse uscire qualche altro barbatrucco, giova ricordare che le centrali nucleari, in Italia, dovrebbero sempre andarle a costruirle in prossimità di qualche comune, dove gli abitanti non esiterebbero a rimandare indietro a calci il pacco regalo.
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Mentre da un lato continuano a giustificare la loro esistenza politica con la storia del consenso e della sovranità popolare, dall’altro cercano con tutte le loro forze (imbrogliando naturalmente visto che altro non sanno fare) di impedire che il popolo si esprima su dei temi fondamentali per il futuro del nostro paese. Con la complicità di media e pennivendoli vari la campagna pollicitaria è già comiciata, obbiettivo evitare che al referendum del 12 e 13 Giugno si raggiunga il quorum e di conseguenza che il popolo sovrano si esprima.
Se la maggioranza si sta fortemente impegnando per raggiungere lo scopo, l’opposizione non sta certo a guardare. Già perchè è bene ricordare che il primo passo fatto in questa direzione è stato il non accorpare i referendum alle elezioni amministrative cosa che, oltre a far risparmiare alle sempre esigue casse dello stato 300 milioni di euro, avrebbe messo seriamente a rischio il raggiungimento dei loro obbiettivi. In tale decisione assunta per un solo voto di scarto, determinante è stata l’assenza di diversi esponenti dell’opposizione. Anche loro, come i compari del PdL, adesso sono in piena campagna pollicitaria e mentre invitano i cittadini ad andare a votare contro il nucleare sperano nel non raggiungimento del quorum che gli lascierebbe la strada aperta verso il nucleare di “prossima generazione” (come lo definiscono D’Alema e Bersani) e la privatizzazione dell’acqua.
Non serve certo che io vi descriva nel dettaglio le balle che i media continuano a vomitare dai loro schermi e dalle loro pagine, personaggi sicuramente più competenti ed autoroveli del sottoscritto lo hanno già esaustivamente fatto e ne potete trovare numerose tracce in rete. Certo è che gli appuntamenti elettorali di maggio e giugno sono un opportunità che i cittadini non devono farsi scappare. Oltre ai referendum per evitare che l’acqua (fonte di vita) venga traformata in merce e sottoposta alle regole del mercato degli speculatori, per bloccare definitivamente le politiche nucleariste dei nostri scellerati governanati e per riaffermare il sacrosanto principio della legge uguale per tutti fondamento base di una qualsivoglia società civile, in numerosi comuni italiani ci sarà la possibilità di votare per le liste 5 stelle l’unica possibilità per uscire da questo cunnubio maggioranza-opposizione, PdL-PdmenoL. Liste civiche formate da comuni cittadini, tutti incensurati, in grandi comuni quali Bologna, Milano, Torino e Napoli, ma anche in numerosissimi piccoli comuni sparsi su tutto il territorio nazionale come la splendida Nardò nel Salento per citare quella più vicina alla città bianca. A breve su questo sito sarà disponibile l’elenco di tutte le liste con i vari link di riferimento per approfondire i loro programmi e per qualsiasi altra informazione.
Vi diranno che queste liste non sono diverse da tutte le altre, che una volta eletti faranno le stesse cose che da tempo fanno gli altri. Nessuno vi dirà che sino ad ora le cose si sono dimostrate diverse. Qualche esempio? Subito. Il moVimento 5 stelle è contro il finanziamento pubblico dei partiti (miliardi di euro all’anno che oggi percepiscono persino i partiti che non sono più in parlamento) ed ha rinunciato a 1 milione e 700 mila euro, una bella cifra no? Il moVimento 5 stelle è per una politica non soggiogata dal denaro ed i consiglieri regionali sino ad ora eletti (in media 12 mila euro al mese) si sono autoridotti lo stipendio a 2.500 euro mensili. Il moVimento 5 stelle è per l’abolizione delle provincie e quindi non partecipa a nessuna elezione provinciale. Per il moVimento 5 stelle l’impegno politico istituzionale deve essere svolto per un tempo limitato e quindi nessun rappresentante può svolgere più di due mandati, è contrario ai doppi incarichi quindi nessun rappresentante già eletto in altre istituzioni è candidato alle prossime elezioni amministrative. Per il moVimento 5 stelle gli eletti sono solo dei rappresentanti e come tali devono semestralmente relazionare sul loro operato e rimettere il proprio mandato nelle mani dei rappresentati. Il moVimento 5 stelle non ha leader ma solo dei portavoce.
Che altro aggiungere, aprite li uecchie e non fatevi fottere.
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La cittadinanza attiva italiana ha ottenuto una straordinaria vittoria raccogliendo un milione e quattrocentomila firme per chiedere un referendum contro la privatizzazione dell’acqua (Legge Ronchi ,19 novembre 2009). Questo grazie a una straordinaria convergenza di forze sociali che vanno da associazioni laiche come Arci o Mani Tese, o cattoliche come Agesci o Acli, da sindacati , da movimenti come NO TAV o NO Dal Molin, da reti come Lilliput o Assobotteghe…. In nessun referendum si era mai visto un tale schieramento di forze sociali così trasversali, che hanno trovato poi la capacità di organizzarsi a livello locale, provinciale, regionale.
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La Costituzione ne chiedeva 500mila. Ma la voglia di acqua pubblica supera ogni argine: 1 milione e 400mila le firme depositate in Cassazione a Roma per la campagna referendaria “L’acqua non si vende”. Di queste ben oltre 101mila sono pugliesi.
La carica dei Centouno. Intese come migliaia di firme. Oltre centounomila cittadini pugliesi hanno scritto il loro nome per affermare che l’acqua è un bene comune e un diritto umano inalienabile, che i beni comuni vanno gestiti fuori dalla logica del profitto, che la democrazia è partecipazione e non decisioni prese in ristretti comitati d’affari. Il Comitato pugliese ‘Acqua bene comune’ è felice di poter comunicare che la campagna referendaria in Puglia si è conclusa con un risultato eccezionale, oltre tre volte quello registrato per la legge di iniziativa popolare nel 2007 (30mila) ed oltre il doppio della soglia inizialmente stabilita (49mila).
Le 101mila firme sono state controllate, certificate, impacchettate e spedite a Roma per essere depositate in Corte di Cassazione insieme a tutte le altre provenienti dal resto d’Italia. Il merito è dei cittadini pugliesi che hanno fatto la fila ai banchetti in questi tre mesi dando vita ad un vasto movimento di popolo, ma un plauso va ai volontari che nella prima fase della campagna hanno raccolto, informato e sensibilizzato, e nella seconda verificato la correttezza ed effettuato tutte le operazioni necessarie alla certificazione, dimostrando che responsabilità, collaborazione e sacrificio sono vocaboli ancora vivi sulla scena pubblica.
Un grazie va anche a tutti quei consiglieri/assessori/funzionari pubblici che con la presenza ai banchetti hanno consentito l’autenticazione delle firme e al personale degli uffici elettorali che con grande pazienza e rigore hanno eseguito le operazioni di certificazione (spesso sottoponendosi a veri e propri tour de force).
E adesso? Attendiamo pazienti l’esito della verifica della Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti. E poi? …..poi comincia l’avventura. L’obiettivo è portare alle urne 25 milioni di italiani per dire “Si” all’acqua bene comune, “Si” alla partecipazione, “Si” ad uno strumento democratico come il referendum che si rivitalizza contro ogni disfattismo, funzionale all’interesse di pochi.
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Negli scorsi giorni abbiamo parlato della campagna referendaria a sostegno dell’acqua pubblica, oggi voglio segnalarvi l’altrettanto importante campagna proposta e sostenuta da Italia dei Valori che sta raccogliendo le firme in tutta Italia per tre refererundum.
Il primo riguarda il nucleare, sembra assurdo visto che sulla tematica il paese si è espresso diversi anni fa ma tant’è e quindi giustamente si chiede ai cittadini di esprimersi ancora. Vale la pena ricordare che l’energia nucleare non solo è un serio pericolo da un punto di vista ambientale ma è una vera e propria assurdità economica. I costi di realizzazione, di manutenzione e di gestione delle centrali sono enormi e la produzione di energia limitata, in grado ci dicono di poter soddisfare più o meno il 6-7% del fabbisogno, un inezia a fronte di rischi elevatissimi e il problema delle scorie a cui nel mondo nessuno ha dato ancora adeguata risposta. Vi ricordo che già diversi anni fa il governo inglese mise all’asta le proprie centrali, anzi più che all’asta le offrì in omaggio a chiunque le volesse. Nessuno rispose all’appello a dimostrazione dell’antieconomicità di queste strutture anche senza considerare i costi di realizzazione. Infatti nulla è eterno ed anche le centrali nucleari prima o poi arrivano a fine vita e devono essere smantellate. I costi per questa operazione sono superiori persino ai costi di realizzazione della centrale stessa ed è per questo che nessun privato in Inghilterra ha voluto assumersene l’onere.
L’altro quesito referendario riguarda il legittimo impedimento, ovvero quella norma nata dopo l’abolizione del lodo Alfano che permette a Berlusconi di non essere processato. Questa norma basandosi sul diritto di ogni imputato di poter assistere ai procedimenti a suo carico, consente di rimandare le udienze nel caso in cui l’imputato sia impossibilitato a partecipare per importanti impegni istituzionali. Capite che un premier operaio come il nostro, sempre attivo 24 ore su 24 ha sempre un impegno per giustificare la propria assenza ed evitare così di sottoporsi al giudizio della magistratura che cerca disperatamente di applicare delle leggi uguali per tutti (o quasi). Così dopo l’approvazione di questa norma il povero Silvio si è sempre scusato con i tribunali ma purtroppo per importanti impegni istituzionali non ha mai potuto soddisfare le loro richieste. Un eccezzione però l’ha fatta per la causa di divorzio con Veronica Lario, in quell’occasione il nostro amato premier ha avuto ben sei ore libere.
Infine il terzo referendum è contro la privatizzazione dei servizi idrici. Naturalmente non si tratta dello stesso referendum di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi, tra IDV e i movimenti per l’acqua vi è una differente posizione di natura tecnica, ovvero sugli effetti legislativi che i quesiti posti possono causare quindi hanno formulato un quesito secondo loro più idoneo, ma l’obiettivo rimane lo stesso: evitare la privatizzazione dei servizi idrici. Non voglio esaminare qui le differenze tra i due referendum, anche perchè non sono sicuro di riuscire a farmi capire, ma mi preme sottolineare che si tratta di firme per indire un referendum che a mio avviso è bene che vengano entrambi effettuati. Perchè? Perchè ciò stimolerebbe il dibattito tra le diverse opinioni e posizioni entrando nel dettaglio della problematica e non limitandosi a sostenere un SI o un NO per partito preso. In questo modo gli Italiani potranno capire bene per cosa si vota e quali possono essere gli effetti delle loro scelte. Non vedo quindi alcuna contraddizione a firmare per tutti i referendum proposti senza guardare il simbolo di chi li sostiene ma semplicemente concentrandosi sulla tematica in questione. Può sembrare un paradosso ma mi fa piacere quando vedo persone che firmano per un referendum e non per un altro, ma questo vuol dire che su quella cosa si sono informate ed hanno un idea ben precisa, magari io non la condivido ma apprezzo questo più di quelli che firmano o non firmano solo perchè vedeno al banchetto un determinato simbolo di partito. Stamane una ragazza mi ha detto che lei ha firmato per il referendum della sinistra e non può firmare per quello di Di Pietro. Io rispondo che l’acqua bene comune, la legge uguale per tutti e l’energia pulita non sono ne della sinistra ne di Di Pietro ma solo del buon senso.
Vi invito quindi a firmare per tutti i referendum proposti da Italia dei Valori che ad Ostuni potete trovare tutti i sabati in zona mercato.
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Sino ad ora ad Ostuni sono state raccolte più di mille firme a sostegno della campagna referendaria “Acqua Pubblica”. Risolti anche i problemi con l’ufficio elettorale del comune stiamo provvedendo alla indispensabile certificazione delle sottoscrizioni. Ottima anche la partecipazione alla proposta di inziativa popolare per inserire anche nello Statuto del Comune di Ostuni il “Diritto umano all’acqua” ed il principio secondo il quale il servizio idrico non possa avere rilevanza economica, già superate da tempo le 300 firme necessarie alla presentazione, ma continueremo con la raccolta anche per tutto il mese di Giugno, perchè si scrive acqua ma si legge democrazia.
516.615 firme raccolte in 25 giorni di banchetti e iniziative in tutta Italia.
Un risultato incredibile anche per noi, raggiunto in poco più di tre settimane grazie all’impegno e all’entusiasmo di migliaia di cittadine e cittadini dell’acqua pubblica.
Dall’estremo Nord alle isole, la raccolta di firme racconta un’Italia della partecipazione, di migliaia di territori attenti e attivi sui beni comuni (vedere la mappa dei banchetti di raccolta firme su www.acquabenecomune.org).
E la raccolta firme non si ferma, ma rilancia. L’obiettivo che il Comitato Promotore si era posto (700mila firme) è ormai in vista e può essere superato. Da qui a luglio lanceremo eventi, feste, spettacoli per coinvolgere sempre più italiani in questa civile lotta di democrazia per togliere le mani degli speculatori dall’acqua riconsegnandola ai cittadini e ai Comuni.
Per questo fine settimana il Comitato Promotore lancia il “Giro d’Italia delle firme per l’acqua”; quale località, Comune, comitato cittadino sarà la maglia rosa della raccolta di firme di questa settimana?
Il Comitato Promotore ringrazia tutti quelli che si stanno impegnando per la riuscita dell’iniziativa referendaria, i media locali, le radio e i siti internet che stanno dando un esempio di attenzione e partecipazione che fa ben sperare anche per la libertà d’informazione nel paese.
Più firme raccoglieremo, più forte sarà la spinta verso il Referendum e il risveglio civile dei territori. Perché si scrive acqua, si legge democrazia.

















