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Archive for puglia

iltaglietto

Ve la ricordate Zero Privilegi Puglia, la proposta di legge su cui abbiamo raccolto circa 20 mila firme che prevedeva il dimezzamento degli stipendi dei consiglieri regionali? Vi ricordate che è stata bocciata all’unanimità perchè, a dire dei consiglieri regionali, avevano appena approvato una loro legge sui tagli ai costi della politica regionale che prevedeva maggiori risparmi rispetto alla nostra? Ne ho parlato qui -> link

A distanza di qualche mese possiamo passare dai titoloni dei giornali che riportavano fedelmente le dichiarazioni dei politici senza andare a verificare se corrispondessero al vero ai numeri, quelli veri che dimostrano inequivocabilmente l’entità di quei tagli.

Lo stanziamento a bilancio per i costi della politica pugliese nel 2012 (stipendi, rimborsi vari, ecc) ammontava alla modica cifra di € 31.194.527,71 mentre la stessa voce per il bilancio 2013 risulta essere di € 30.924.540,25. Fatti due veloci calcoli, anche il più disattento dei giornalisti potrebbe accorgersi facilmente che il risparmio annuo è di circa 200 mila euro e magari, con un minimo di senso del dovere, fare pure qualche articolo evidenziando l’ennesima presa per il culo. Dove sono finiti quei 4,5 milioni di euro di risparmi annunciati a reti unificate mesi fa? Perchè nessun giornalista ne chiede conto, ivi compreso quello della zabetta del mezzogiorno che qualche settimana fa ha puntato i fari sulla diaria dei parlamentari 5 stelle?

Se tutto ciò non vi bastasse, vi informo anche che la casta pugliese sta pure procedendo a definire gli ammontari dei propri vitalizi. In primis l’attuale Presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna (SEL) che ha maturato un bel vitalizio di 9.724,81 € lordi al mese. Stessa cifra per Rocco Palese del PDL. Ecco, di certo possiamo affermare che il vitalizio non è argomento “divisivo”.

Bilancio 2012 -> Link

Bilancio 2013 -> Link

Vitalizio Introna -> Link

Vitalizio Palese -> Link

Categorie : Politica
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Olivi addio

Al Gent.mo Dott. Fabrizio Nardoni

Ass. alle Risorse Agroalimentari Regione Puglia

Lungomare Nazario Sauro 45, Bari, 70121

 P.C. Gent.ma Dott. Angela Barbanente

Ass. Qualità del territorio, Assetto del Territorio, Beni Culturali, Urbanistica

Via delle Magnolie 6,8 – Modugno Z.I. – Bari

 

OGGETTO: LEGGE REGIONALE 11 aprile 2013, n. 12 “Integrazioni alla legge regionale 4 giugno 2007, n. 14 (Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali)”.

 

La nostra Associazione intende richiamare la sua attenzione sui gravi danni che con certezza saranno causati al patrimonio degli olivi monumentali pugliesi dall’applicazione delle recenti modifiche apportate alla legge regionale n.14/2007 con l’approvazione della L.R. 12/2013.

Sottolineiamo che lo spirito della legge 14/2007 era (e sarebbe dovuto restare) quello di tutelare gli olivi monumentali come “elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale” (art.1 comm. 1), mentre le modifiche recentemente adottate vanno esattamente nella direzione opposta.

Le Associazioni che, come la nostra, sono rimaste inascoltate, avevano segnalato già da tempo che le modifiche avrebbero favorito soltanto la speculazione edilizia e le lottizzazioni, come si evinceva chiaramente dalla lettura della relazione accompagnatoria che evocava “diritti acquisiti dai privati relativamente, ad esempio, alle aree edificabili, alle lottizzazioni, o al diritto degli imprenditori agricoli di fare reddito e, quindi, di poter riconvertire l’azienda”, facendo così finta di non sapere che la legge operava già da anni e che quindi gli eventuali diritti acquisiti in precedenza da parte di chiunque erano già stati salvaguardati.

In sostanza le modifiche recentemente approvate alla legge 14/2007 consentono l’espianto di olivi monumentali dislocati in aree periurbane, nelle quali era prevista la possibilità di edificare in conformità a piani attuativi di strumenti urbanistici generali adeguati alla legge regionale 31 maggio 1980, n. 56, riportando così l’attenzione all’ambiente e al paesaggio a quella di oltre 30 anni fa, derogando alla più severa previsione di edificabilità inserita nella legge 14/2007, limitata ad “opere i cui procedimenti autorizzativi siano stati completati alla data di entrata in vigore della presente legge”.

Ci risulta che mai nella Commissione tecnica che opera per l’applicazione della legge siano state bocciate proposte di miglioramento aziendale presentate da agricoltori, i quali in genere sono stati i più attenti e solleciti a documentare correttamente le loro richieste di autorizzazione secondo i dettami dell’art.13 della legge.

La Commissione ha sempre evaso anche tutte le richieste di edificazione pervenute (opere i cui procedimenti autorizzativi erano già stati completati alla data di entrata in vigore della legge: art. 11), bocciando soltanto quelle non in linea con i dettami della legge, non fondate e non documentate, presentate in genere da speculatori che nulla hanno a che fare con l’agricoltura.

Sono quelle che si vogliono favorire ora: citiamo ad esempio alcuni piani di lottizzazione, tecnicamente assurdi se non ridicoli, presentati – o che saranno ripresentati – da società i cui legali rappresentanti sono giovani e sconosciute imprenditrici rumene, polacche, russe.

Gli attacchi e le insofferenze alla legge di salvaguardia degli olivi monumentali non sono mai arrivati dal vero mondo agricolo!

Ecco dunque il fosco quadro attuale:

1- si potranno abbattere oliveti monumentali esistenti alle periferie dei centri urbani, in particolare a Monopoli e Fasano, dove è concentrato l’interesse all’espansione edilizia incontrollata. Non a caso i Sindaci di questi centri urbani non hanno mai voluto concordare nulla sulle aree da salvaguardare, mentre era proprio quella dell’immediata vicinanza di oliveti monumentali alle aree urbane la caratteristica paesaggistica da salvare.

2- La previsione di reimpianto degli olivi divelti è uno specchietto per le allodole: il senso della legge è di proteggere il “paesaggio degli olivi secolari” e la loro produzione, mentre le singole piante, riposizionate al di fuori di un contesto appropriato (nelle aiuole? negli spartitraffico? nei giardini condominiali? in altri ambienti?) non avranno alcun significato!

3- la previsione di un deposito fidejussorio come garanzia per l’attecchimento degli olivi divelti è un altro specchietto per le allodole: oltre a quanto detto al punto 2, vale la considerazione che il “valore” assegnato ad ogni singola pianta non potrà che essere irrisorio in relazione agli interessi in gioco.

Oggi che l’edilizia è ferma, e che si muove soltanto ad opera di gente che ha molti contanti e ben pochi scrupoli, quanto può contare una irrisoria penalità per il mancato attecchimento di un olivo spiantato?

E, in ultima analisi, un illecito arricchimento si può forse perseguire, un palazzo edificato in dispregio alle leggi si può talvolta abbattere, ma un olivo di 500 anni divelto non lo potrà mai restituire nessuno!

Certi di interpretare il pensiero di chiunque abbia buon senso ci appelliamo pertanto affinché questa modifica ad una legge che tutti invidiavano alla Puglia venga ridiscussa ed abrogata.

Restiamo in vigile attesa di notizie.

La presidente dell’Adirt

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apr
04

Cemento e olivi

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Olivi addio

In regione come ad Ostuni, il cemento unisce tutte le forze politiche che all’unisono come un branco di pesci si muovono verso la cementificazione del territorio. E così ecco approvata all’unanimità (anche qui un solo voto contrario) una deroga alla legge che tutela gli olivi monumentali che, quindi, potranno essere più facilmente sacrificati in onore del finto progresso e del falso sviluppo, ovvero asfalto e cemento.

Come al solito togli alla colletività per dare ai pochi. Questo deve essere il leitmotiv che ispira la nostra classe politica che ancora non riesce a capire dove sta la ricchezza di questo territorio e per l’interesse di pochi, quelli che gli garantiranno però molti voti, sacrificano l’agricoltura, il paesaggio, le bellezza naturali ed artistiche per continuare a sostenere un modello di sviluppo che ha ormai, in maniera chiara ed evindente, mostrato tutti i suoi limiti. Modello di sviluppo insostenibile tanto da un punto di vista ambientale che economico ed occupazionale che ci ha portato proprio in una profonda crisi da cui difficilmente potremo uscire attuando le solite ricette.

I nostri territori, il nostro paese non ha più bisogno di cemento avendo già costruito abbondatemente più del necessario, ma ha bisogno di più agricoltura. Un agricoltura di qualità come quella che gli oliveti monumentali possono consentire. Agli agricoltori gli andrebbe fatto un monumento, non tolto terreno. Abbiamo bisogno di paesaggio, quel paesaggio del fu Bel Peaese che becere politiche hanno saputo distruggere nonostante tutelato dalla nostra costituzione che tutti continuano, pur consentendo questi orrori, a decantare.

Abbiamo bisogno di una nuova classe politica capace di saper vedere e interpretare il futuro. Capace di dare avvio ad un nuovo modello di sviluppo correggendo gli errori del passato non perpetuandoli. Abbiamo bisogno che dal governo nazionale, regionale e comunale SE NE VADANO TUTTI A CASA!

Parlamentarie boicottate. Omofobo. Alcuni dei trombati alle parlamentarie Pugliesi che hanno preso meno voti persino di dichiarati riempilista nonostante il comunicato nr 53 di Beppe Grillo gli avesse di fatto tolto davanti moltissimi competitor, invece di prendere atto del loro risultato e della relativa credibilità ed affidabilità di cui godono tra gli iscritti al moVimento 5 stelle, partono all’assalto del gruppo regionale con l’evidente tentativo di aggiudicarsi li una poltrona dopo aver perso la speranza di poter entrare in parlamento.

Scrivono a Grillo sperando nell’annulamento del voto. Fallito il tentativo diffondono, non pubblicamente, estratti di chat su cui si costruiscono castelli infiniti sino ad arrivare a definire “un grave atto omofobo” una battuta tra amici. La saga poi continua con una specie di diffida: utilizzo del logo moVimento 5 stelle e possibilità di parlare come movimento 5 stelle solo ai candidati in lista. Per tutti gli altri l’utilizzo del logo e presentarsi come moVimento 5 stelle è un atto illegittimo. Il perchè di tutto questo è semplice. Tali personaggi vogliono la scena tutta per se, avere visibilità e mettere nell’oscurità tutti gli altri in vista della competizione elettorale regionale dove questa visibiltà ritornerà molto utile.

Ma su cosa si basano le accuse? Cos’è successo? Bene andiamo nel merito. Nel moVimento 5 stelle non ti candidi, ma ti candidano. Uno slogan per molti, un principio per altri. Ecco allora che chi lo crede un principio comincia a confrontarsi, cerca di trovare tra i candidabili chi meglio può rappresentare quei principi e quelle battaglie su cui da anni si è investito tempo ed energie. Si comincia col proporre incontri pubblici, per conoscere i candidabili. Ve ne sono molti che nessuno conosce, che nessuno ha mai visto. Ma questi incontri non si riescono a realizzare se non con alcuni dei candidabili. Molti di questi fuggono, anzi contestano questi incontri che invece si realizzano tranquillamente in tutta Italia. I già candidati sindaci, più noti per via della loro esposizione mediatica, sono quelli che più avrebbero perso da questi incontri ed, infatti molti di loro, noti ma non molto aprrezzati, si oppongono.

Fallito il tentativo di questi incontri pubblici o comunque realizzati solo con alcuni candidabili ecco che gruppi che si conoscono da anni cominciano a confrontarsi su chi possano essere tra i candidabili quelli da candidare (ricordo: nel m5s non ti candidi ma ti candidano). Una cosa emerge subito, i requisiti per la candidatura dettati da Grillo hanno escluso alcuni considerati tra i migliori e che in molti avrebbero voluto votare. Si palesa pure la paura che a vincere le parlamentarie siano persone che non rappresenterebbero tutta la puglia ma solo se stessi. Persone che della censura, della menzogna e dell’imbroglio hanno fatto il loro stile di vita e di attivismo. Personalmente ne ho parlato più volte in questo blog, nulla di nuovo.

Gruppi che si conoscono da anni, si sono confrontati come fatto sempre. Hanno trovato un intesa come sempre da anni. Il tutto poteva avvenire pubblicamente, ma  molti (quelli che oggi strillano al complotto) non volevano perchè a loro dire avrebbe influenzato il giudizio di molti. Qualcuno è stato obbligato a votare qualcuno? Assolutamente no. Ognuno ha votato chi ha voluto. Vi sono state cordate che hanno determinato il risultato? Basta vedere la differenza di voti tra i vari candidabili per rispondere a questa domanda. Si sono date indicazioni di voto? Solo a chi di sua spontanea volontà ce lo ha chiesto.

Ritengo di non aver fatto nulla di male, nulla di cui vergognarmi, nulla contro le regole, nulla di illecito. Ma per molti quanto successo è un inciucio, addirittura uno scambio di voti. Un sostegno alle parlamentarie per avere poi in cambio un sostegno per le regionali, senza sapere che alle regionali i collegi elettorali sono su base provinciale e aver sostenuto oggi attivisti di altre provincie rende idiota tale ipotesi. Si arriva persino a definirmi un omofobo per via di una battuta, il distruggere i competitor non trova limiti.

Io non cerco poltrone, non mi interessano. Quello che mi interessa sono le battaglie che il movimento 5 stelle sostiene e queste si possono portare avanti anche senza bandiere e vessilli. Lascio quindi il gruppo regionale del moVimento 5 stelle Puglia e le attività che con esso ho fatto ed organizzato. D’altronde come dimostrano i molti messaggi ricevuti in questo ultimo periodo (uno di questi è nella foto in alto), fuori dal movimento c’è molta gente in grado di comprendere ciò che molti attivisti non vogliono capire ed ammettere, a loro basta il bollino blu. Glielo lascio così come le poltrone da occupare, io non ne ho bisogno.

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A leggere comunicati e agenzie di stampa sembra che in Puglia la diminuzione dei costi della politica e del numero dei consiglieri regionali sia una battaglia assunta sin dal primo giorno di legislatura dall’attuale maggioranza che sostiene il Presidente Vendola, ma è proprio così?

In particolare sulla questione, oggi sbandierata da tutti i pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, della diminuzione del numero dei consiglieri regionali basterebbe ricordare il tentativo subito dopo il voto di portarlo, con una originale interpretazione delle norme, da 70 a 78 che, a dirla tutta, non sembrerebbe a prima vista un tentativo di diminuzione.

L’argomento poi svanisce nell’oblio per tornare solo nei comunicati stampa dopo qualche anno, in genere in concomitanza dell’accendersi del dibattito sugli abnormi costi della politica e gli ingiustificabili privilegi dei politici. All’inizio una difficile mediazione cercò, inutilmente, di portare il numero dei consiglieri da 70 a 60. Impossibile comunque andare oltre la semplice proposta.

Bisogna aspettare Maggio 2012 per l’ennesimo annuncio: “il cantiere delle autoriforme è aperto” ripetevano in ogni dove pennivendoli e mezzibusti vari senza che nessuno sottolineasse che di questi proclami se ne erano già sentititi a decine.

Poi silenzio sino a questi giorni dove si sono sommate due importanti situazioni. La polemica sui costi della politica, riavvivata dopo il caso Lazio, che ha portato l’indignazione dei cittadini ad un livello ormai irrecuperabile e la candidatura di Vendola alle primarie del centrosinistra. Ecco quindi che dagli annunci si deve passare a qualche fatto seppur piccolo. Così la proposta di diminuzione dei consiglieri regionali a 50 unità, 20 in meno degli attuali arriva subito in aula et voilà approvato. Un approvazione non definitiva però, caratteristica che sfugge dai titoloni dei giornali e tg. Lo statuto infatti per essere modificato deve essere approvato due volte. Nel frattempo il risultato di far passare la Puglia per una regione virtuosa è stato raggiunto. Poi quello che accadrà veramente e quali saranno i reali effetti di questa prima votazione si vedrà nel prossimo futuro e nel caso il tutto, come al solito, cadrà nell’oblio nessuno ne parlerà.

In fondo quanta vita avrà ancora questo consiglio regionale? Indifferentemente dall’esito delle primarie Vendola si dimetterà per candidarsi al Parlamento e la palla passerà al prossimo consiglio che come al solito affronterà questi problemi a fine legislatura. Ai buon temponi che già giustificheranno tutto ciò col solito aneddoto del “la politica ha i suoi tempi” faccio notare che in questa legislatura i tempi sono stati usati per altro: chiudere gli ospedali ad esempio.

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Rimborsi elettorali, finanziamenti ai gruppi consiliari, vitalizi, assegni di fine mandato, superstipendi e riborsi spese forfettari per ogni cosa.  Una quantità enorme di denaro pubblico fluisce verso partiti e politici attraverso mille rivoli. Impossibile determinare l’intero ammonatare e impossibile sapere dove e come vengono utilizzati veramente questi denari

Il caso Lazio porta alla ribalta ancora una volta la questione dei finanziamenti ai partiti, del loro ammontare e del loro utilizzo e spinge tutti ad una finta trasparenza nel disperato tentativo di dare un senso, una giustificazione a quell’infinito fiume di denaro pubblico che fluisce nelle casse della politica.

Anche in Puglia i vari gruppi consiliari hanno sentito il dovere di dimostrare come utilizzano i fondi a loro assegnati. Dimostrazione molto generica a dirla tutta. Difficile, anzi impossibile, capire esattamente dove sono andati a finire quei soldi visto che i rendiconti citano poche e generiche voci senza nessun giustificativo di spesa. Si citano spese di rappresentanza, iniziative politiche, convegni e spese varie ma non c’è alcun riferimento specifico e sopratutto nessuna fattura, nessuno scontrino, nessun documento attestante le spese sostenute. Solo una dichiarazione dei capigruppo di cui evidentemente siamo costretti a fidarci, almeno sino a quando non interverrà la magistratura.

Da quel poco che viene pubblicato però emerge un dato di fatto: i fondi assegnati sono superiori alle spese. Questo significa che, ai fini del normale funzionamento dei gruppi, le necessità economiche sono inferiori a quanto loro assegnato. Il gruppo consiliare del Pd a fonte di 135.048,00 euro ricevuti ne ha spesi 102.206,22 con un saldo di +32.841,78 euro, per il PDL invece 204.674,45 euro di entrate e 119.810,57 euro di uscite registra un avanzo di ben  84.863,88 euro. Infine SEL con un avanzo di oltre 20 mila euro nel 2010 e di 24 mila nel 2011. Che fine fanno questi avanzi? Tornano nelle casse della regione? Manco per sogno, rimangono nelle disponibilità del gruppo, dimostrando ancora una volta che qui non si tratta di rimborsi (nel caso sarebbero commisurati alle spese effettivamente sostenute) ma di veri e propri finanziamenti che ogni gruppo utilizza come meglio crede. E’ sufficiente una autocertificazione annua molto generica delle spese sostenute.

Adesso preparatevi agli slogan pre-elettorali e agli impegni a drastici tagli. Giusto il tempo che i media passino a parlare di altro, per poi renderci conto, al prossimo scandalo, che nulla è stato fatto. Nel frattempo Zero Privilegi Puglia che dimezza gli stipendi dei consiglieri regionali, abolisce l’assegno di fine mandato e il vitalizio giace nei cassetti del consiglio regionale completamente ignorato dalla politica e dai strombazzanti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti.

Categorie : Politica
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Da un rapporto del 10 luglio scorso a cura della conferenza dei presidenti di regione, non certo di un fazioso blogger di periferia, Nichi Vendola risulta il secondo governatore più pagato d’Italia distaccato di soli  172 euro dal suo collega lombardo Formigoni. Il secondo posto in classifica è assegnato sempre alla Puglia anche per quanto riguarda lo stipendio degli assessori superati in questo caso dagli omologhi piemontesi di soli 204 euro. Medaglia d’oro invece per quanto riguarda l’assegno di fine mandato: 80.642,79. Tale importo si moltiplica per il numero delle legislature durante le quali è stata ricoperta la carica di consigliere. Se si resta in sella per tre mandati si portano a casa oltre 240mila euro.

Ma i dati vanno letti anche in base alla popolazione residente e al PIL procapite della popolazione rappresentata. Se la Lombardia conta quasi 10 milioni di abitanti ed un PIL procapite superiore ai 43 mila euro e il Piemonte 4 milioni e mezzo di abitanti ed un PIL procapite di 30 mila euro, la Puglia registra 4 milioni di abitanti con un PIL procapite di circa 16 mila uro, la metà circa dei piemontesi ed un terzo dei lombardi. Tutto ciò fa di Nichi Vendola e i suoi assessori i più pagati d’Italia.

Eppure non sono certo mancate le dichiarazioni dell’Intronato presidente del consiglio regionale riguardo ai drastici tagli adoperati nei confronti dei costi della politica regionale. Ma, come ben si sa, se quando si tagliano servizi ai cittadini è il macete a farla da padrone, quando ci si sposta sulla casta questo si trasforma magicamente in una piuma d’oca. Ed è così che Vendola, quello che divenne presidente di regione per aver cavalcato la protesta popolare sulla chiusura degli ospedali ad opera di Fitto per arrivare a chiuderne ancora di più, risulta essere tutt’oggi il presidente più pagato d’Italia. Referenza che nel nostro paese legittima la candidatura a leader nazionale.

Intanto Zero Privilegi Puglia, quella proposta di legge di iniziativa popolare che col dimezzamento degli stipendi, l’abolizione di assegno di fine mandato e vitalizio consentirebbe risparmi annui per 10 milioni di euro, e che farebbe scendere i rappresentanti pugliesi in fondo alla classifica sopracitata, attende con le sue 19 mila firme nei cassetti dell’apposita commissione. In base alla normativa vigente dovrebbe arrivare in  aula consiliare per essere messa ai voti entro la fine dell’anno, vedremo quale sarà l’esito e le dichiarazioni dei nostri “cari” rappresentanti.

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Credo che anche al più distratto degli Italiani non sia sfuggito il fatto che il principale problema del nostro paese sia il debito pubblico arrivato ormai alla soglia dei 2 mila miliardi di euro, sui quali paghiamo un enormità di interessi che crescono ad ogni variazione dello spread che continua a salire e scendere come uno yo-yo in mano ad un bambino (naturalmente sale vertiginosamente ogni qualvolta ci si avvicina alla vendita di titoli pubblici).

Le nostre tasse, i nostri sacrifici lacrime e sangue, non sono sufficienti neanche a pagare questi interessi tant’è che, come continuano a ricordarci quotidianamente pennivendoli e mezzi busti incartapecoriti, la priorità adesso è proprio l’abbattimento del debito pubblico. Eviterò di soffermarmi sui soggetti che dicono di avere la giusta ricetta in tasca, se non altro perchè sono gli stessi che in questi anni hanno contribuito massicciamente all’incremento di questa voragine ivi compreso il mai eletto da nessuno e nominato da Napolitano per conto delle banche Mario Monti sotto la cui guida il debito è aumentato di svariati miliardi, ma vado direttamente alla questione nuovi ospedali in Puglia.

Già perchè l’assessore alle opere pubbliche Fabiano Amati e il suo “compagno” nonchè presidente (la minuscola non è un errore) di regione Vendola hanno annunciato la realizzazione di ben 5 nuovi ospedali  dal costo totale preventivato di oltre 500 milioni di euro. A dire il vero le ambizioni dei due illuminati politici risultano un pò ridimensionate visto che il “piano tedesco”  datato 2008 prevedeva la costruzione di ben 12 nuove strutture ospedaliere, ma la domanda interessante è: da dove diavolo hanno intenzione di prendere tutti quei soldi?

Potrà pure essere una domanda banale ma ho letto numerosi articoli e visto diverse interviste sull’argomento, figurati se pennivendoli vari si potevano esimere dal pubblicizzare questi annunci pollicitari, ma sul dove hanno intenzione di reperire queste risorse praticamente c’è il buoio assoluto se non in alcuni casi vaghi riferimenti al così detto project financing ovvero due belle parole inglesi per un classica fregatura all’italiana. Per approfondire vi consiglio la visione del video in fondo a questo post.

La questione però è molto più semplice, perchè è solo grazie ad un sitema d’informazione malato che la realizzazione di queste strutture sono presentate come cosa certa. In realtà non si tratta altro che di annunci, propositi, buone intenzioni come afferma lo stesso Amati dicendo che si tratta: “di un programma da 522 milioni di euro che, dopo la consultazione con le conferenze dei sindaci, diventerà una proposta della Regione Puglia al ministero della Salute“. Ecco una proposta e ancora da presentare, non una certezza tramite cui poter affermare che il primo dei nuovi 5 ospedali, quello da realizzare a ridosso della città natale dell’assessore, sarà pronto tra 5 anni. Pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti nei propri servizi forse dovrebbero far riferimento ai tanti annunci fatti in favore dell’ospedale Brindisi Nord “pronto tra 5 anni” e ricordare quanti 5 anni sono passati da quegli schiamazzi pollicitari.

Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare e se a dire è la politica possiamo tranquillamente affermare che si tratta di un mare di balle.

 

Categorie : Politica
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lug
02

Merce elettorale

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La sanità pubblica è sempre merce che torna utile ai fini elettorali. La ha utilizzata Vendola guerreggiando con Fitto ai tempi del piano di riordino ospedaliero che prevedeva numerose chiusure e dismissioni riuscendo così a diventare, contro ogni pronostico, presidente della regione Puglia carica che gli ha consentito di affidare questo delicato ed importantissimo settore al piddino Tedesco personaggio con grossi interessi economici proprio nel settore sanitario. La sta utilizzando adesso  Tarzanella, sempre pronto a lanciarsi sulle liane della protesta coadiuvato di volta in volta dalla sua cita di turno, nella fatttispecia il consigliere PD Sozzi, anch’esso in pieno conflitto d’interesse essendo un medico ginecologo operante proprio in uno dei reparti oggetto di chiusura.

La sanità, il diritto a cure efficenti e di qualità è un qualcosa che proprio non rientra tra i parametri di questi signori dalla pochezza infinita. Lo smemorato di Terlizzi sedutosi sulla comoda poltrona di Presidente ha lasciato il sistema sanitario regionale in balia degli interessi privati su cui la magistratura a fatica sta cercando di fare un pò di luce e se al momento non si possono attribuirgli resposabilità penali di certo gli si devono attribuire tutte le responsabilità politiche del caso. Non da meno Tarzanella sta portando avanti una battaglia contro la chiusura del reparto di Ostetricia e Ginecologia (la pediatria secondo questi luminari dovrebbe rimanere solo perchè funzionale a questi) non dicendo una sola parola su quello che è il vero scandalo di questo reparto, ovvero il fatto che il 90% dei parti avviene tramite taglio cesareo.

Giusto per capirci, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è da ritenersi fisiologica una percentuale di parti cesarei tra il 10% e il 15% ed ha più volte richiamato l’Italia la cui media nazionale si attesta intorno al 25%. A Ostuni, come dicevo siamo al 90%, quindi o la popolazione di riferimento ha un difetto uterino talmente diffuso su cui varrebbe la pena svolgere un approfondito studio, oppure il difetto insiste nelle scelte dei medici.

Quindi per cosa sta lottando il nostro sindaco? Per il diritto ad una sanità di qualità per la popolazione di riferimento? Difficile crederlo soprattutto vedendo che quale cita di turno si è scelto proprio uno dei responsabili di tali assurde percentuali.

Quindi i reparti di Ostericia, Giencologia e Pediatria dell’ospedale di Ostuni dovrebbero chiudere, mi potrebbe domadare il buon tempone di turno! Assolutamente No!!! Ma non basta non chiudere, bisogna fare in modo, pretendere direi, di avere un ospedale degno di tale nome. Avere un ospedaletto non in grado di soddisfare le reali esigenze di cure di qualità o non averlo affatto non fa molta differenza. Molti si soffermano ai meri numeri sostenendo che in base alla popolazione residente della provincia due ospedali sono più che sufficienti, ma omettono di prendere in considerazione la densità della popolazione ovvero la sua distrubuzione sul territorio. Non si possono prendere come parametri di riferimento quelli solitamente utilizzati in una metropoli dove un elevato numero di persone vive in un terriorio ristretto. Nella provincia di Brindisi i residenti sono sparsi su un territorio più ampio e ciò deve assolutamente essere preso in considerazione nel definire il fabbisogno di strutture sanitarie. Lasciare l’intera parte nord sprovvista di ospedali è una scelta non solo stupida ma che aumenterà la migrazione sanitaria e di conseguenza i costi a carico sia dei malati e relative famiglie sia del sistema sanitario regionale. Optare su Ostuni quale ospedale di riferimento è una scelta logica sia per la sua posizione sul territorio, centrale rispetto a numerosi paesi, sia per il fatto che si sono investiti diversi milioni di euro per il suo ampliamento. Va da se che oltre alla struttura diventa di fondamentale importanza dotarlo delle strumentazioni e del personale necessario ad una sua ottimale funzionalità.

Ma aimé la sanità è da sempre una merce elettorale e averla disastrata è utile per poter fare promesse e cavalcare proteste. E meno male che poi i populisti sono i 5 stelle!

Categorie : Salute/Medicina
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Cos’è questo MoVimento che ha realizzato uno stravolgimento radicale del quadro parlamentare italiano e si prepara a realizzare una pacifica rivoluzione delle coscienze? Ognuno di noi si è fatto un’idea. Esistono, quindi, milioni di idee diverse. Ed il MoVimento è proprio questo: libertà individuale! Ciò che sconvolge è la trasparenza con cui questo MoVimento si trasforma e cresce. Grillo e Tavolazzi e, in Puglia, baresi contro baresi, tarantini contro tarantini… è tutto sui giornali e, prima ancora, è sul web.

Un MoVimento orizzontale, senza vertici, ruoli e carriere: già questa è un’utopia! Un’utopia realizzata. Attivisti e simpatizzanti hanno, per la prima volta nella storia, la stessa dignità: sono cittadini. Sovrani! La cosa è talmente sconvolgente che l’anziano Napolitano urla contro di noi, a tutela della Costituzione!!! Ma, Presidente! Noi chiediamo proprio il rispetto della Costituzione!!! E’ un po’ confuso. Sarà l’età (non voglio pensare, come tanti, che sia il Presidente di un sistema. Preferisco credere che la vecchiaia lo confonda…).

Sono tantissimi gli amici che aderiscono al MoVimento; tantissimi i meet-up (luogo virtuale, un po’ l’embrione del MoVimento) che si aprono in tante città e, a volte, anche nella stessa città. C’è un po’ di frenesia… Tra poco ci saranno le politiche; un’occasione storica! Nessuno vuole sbagliare ed ecco che c’è chi sforna soluzioni logistiche, chi invoca la rappresentatività come perno della democrazia, chi predilige il metodo, spingendo all’unanimità nelle decisioni… E’ ovvio che, davanti a tante personalità diverse, c’è chi arrivi ad offendere, ad insinuare… in una sorta di caccia alle streghe (questa volta l’obiettivo non sono i comunisti, ma i “carrieristi”). Tutto è pubblico, visibile. Si può fare un giro sui nostri profili su FB, per accorgersene.

Molti si aspettano che alcuni tra noi (i più “vecchi”, gli storici) prendano la situazione tra le mani e decidano il da farsi: non va così. Non deve andare così. Ognuno vale uno. Vecchio o nuovo che sia. Il nostro segreto è nell’assunzione individuale della responsabilità: noi non deleghiamo nessuno a rappresentarci. Lo facciamo solo in prossimità delle elezioni, perché è la legge ad imporcelo.

E le elezioni sono a due passi: secondo le intenzioni di voto pubblicate dai vari istituti di statistica, in Puglia saranno eletti circa 4 deputati e 2 senatori. Cresce la febbre: non possiamo sbagliare. Abbiamo la possibilità di togliere la seggiola da sotto il culo dei politicanti! In più, qualcuno di noi dovrà sedere su quelle stesse seggiole… ed ecco che la febbre elettorale sale!

Sollecitato da moltissime parti (nuovi e vecchi attivisti), chiamo al telefono Filippo Pittarello (con Casaleggio fa parte dello staff del blog di Beppe Grillo): gli pongo la questione della frenesia pugliese e lui mi risponde serafico che stiamo andando bene, di non avere fretta. Mi pare che Filippo sia un capo scout… un ragazzo pacifico, uno di quelli che sceglie scientificamente dove trascorrere le vacanze… faccia pulita… Sono tornato a respirare, serenamente. Non importa chi, tra noi, sarà candidato alle politiche (col “porcellum” i primi della lista sono automaticamente parlamentari). Non è ancora il momento: continuiamo a lavorare, a proporre, a denunciare… Solo alla fine si deciderà il metodo con cui affrontare le elezioni. Al momento stiamo raccogliendo le firme (con Zero Privilegi Puglia) per far risparmiare ai pugliesi 10 milioni di euro l’anno… Stiamo pensando ad altre iniziative… Stiamo denunciando i criminali della pubblica amministrazione… Stiamo realizzando altre utopie…

Ecco: il MoVimento è questo!

Alfredo Ronzino – M5S Nardò

Categorie : 5 stelle
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