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Come ho detto altre volte, a livello regionale, la sanità è la cartina di tornasole della politica. Se vuoi giudicare un’amministrazione regionale non puoi che partire dal valutare cosa ha fatto in ambito sanitario, materia di sua esclusiva competenza. Adesso potrei partire con una filippica sul come i vari governi regionali di destra e sinistra hanno gestito questo settore, ma non è quello che oggi mi interessa. Parto quindi col butare giù delle idee che si potrebbero realizzare per migliorare il servizio sanitario. Come infermiere con una ventennale esperienza penso di avere qualche competenza in merito. Idee su cui mi piacerebbe confrontarmi.
Separare ASL da Ospedali
Il sistema di rimborso delle prestazioni sanitaria favorisce le prestazioni ospedaliere (più redditizie) rispetto a quelle territoriali. I direttori generali il cui principale, anzi direi unico, obbiettivo è quello di far quadrare i bilanci concentrano le risorse verso quelle prestazioni più remunerative, lasciando i servizi territoriali senza risorse.
Dividere la gestione tra asl e ospedali diventa quindi importante per puntare sui servizi territoriali (assistenza domiciliare, prevenzione, controllo) in grado di far risparmiare ingenti risorse economiche oltre ad offrire una risposta sanitaria di maggior qualità ed efficacia.
La questione dei rimborsi andrebbe altresì affrontata partendo dal rivedere compeltamente il concetto di azienda sanitaria, ma questo attiene alle competenza nazionali.
Istituire gli studi associati medico-infermieristici.
Il noto medico di famiglia è anacronistico. La medicina di oggi sempre più specialistica rende il medico condotto che da solo con la sua valigetta visita e cura un paradosso senza giustificazione. Tant’è che ormai si sono ridotti a fare da scribacchini compilando ricette e certificati vari, mentre gli utenti fanno ore di attesa per avere un pezzetto di carta che li rimanda ad un altro medico o struttura sanitaria dove li aspetta una altra estenuante attesa.
Bisogna quindi andare verso degli studi dove possano essere già erogate le prestazioni di base: medicazioni, elettrocardiogramma, prelievi ematici ed anche visite specialistiche. Studi dove oltre al proprio medico di famiglia vi sia un infermiere e con periodicità settimanale gli specialisti più richiesti (cardiologo, psicologo, geriatra, ecc).
Questi studi dovranno anche occuparsi di organizzare eventuali accertamenti specialistici. Mi spiego se viene richiesta la tac sarà lo studio a prendere direttamente i contatti con la struttura che devo erogare la prestazione e con lo specialista che la deve eseguire, provvedere alla prenotazione e, se necessario, al trasporto col mezzo più idoneo. I prelievi ematici invece devono essere fatti tutti presso lo studio che provvederà poi all’invio presso il laboratorio, mentre per coloro che hanno difficoltà motorie il prelievo deve essere svolto al domicilio.
Informatizzazione del sistema sanitario e istituzione della cartella clinica elettronica memorizzabile sulla tessera sanitaria. Tutte le strutture sanitarie e studi medici devono essere dotati degli strumenti per leggere i dati memorizzati sulla tessera sanitaria (un semplice lettore tipo qullo dei bancomat)
Potenziamento dell’assistenza socio sanitaria domiciliare. Molti dei ricoveri che si fanno, in particolare negli ospedali medio piccoli, possono essere gestiti al domicilio con abbattimento dei costi, una maggiore efficacia delle cure ed un maggior gradimento da parte dei cittadini.
Passare la guardia medica sotto il coordinamento del 118. Non solo il cittadino potrà richiedere il servizio tramite un numero gratuto ma potrà richiederlo anche quando la guardia medica è fuori dal suo studio per visite.
Diffusione dei defibrillatori semiautomatici sul territorio e campagna formativa sull’utilizzo degli stessi partendo da tutti gli studenti delle scuole medie e superiori.
Aumento del 25% dei posti letto delle terapie intensiva (rianimazione, unità coronariche, terapie intesnive neonatali, ecc)
Crezione di un sistema informativo per il controllo dei posti letto in particolare di quelli di terapia intensiva. Tale sistema deve essere accessibile al 118 e dare informazioni sulla reale situazione al fine di indivuduare in pochi secondi la disponibilità degli stessi. Ad oggi quando si cerca un posto in rianimazione si passano un paio di ore al telefono.
I pronto soccorso devono essere in grado di erogare le prestazioni diagnostiche e di cura di base (pronto soccorso come esistono oggi non in grado di effettuare neanche una semplice radiografia sono una vergogna di cui la politica ed anche i sanitari dovrebbero assumersene le responsabilità). Ogni pronto soccorso deve essere dotato di una area di osservazione da 24-48 ore max con almeno 10 posti letto e personale dedicato.
Porre un limite ai compensi dei direttori generali(150 mila euro lorde all’anno), sanitari ed amministrativi (120 mila euro lorde all’anno) delle aziende sanitarie .
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Con molta probabilità il 27 maggio in quel di Polignano a mare verrà costituita la segreteria di un nuovo partito politico denominato moVimento 5 stelle Puglia. Si avete letto bene e non è un errore di battitura sto parlando proprio di segreteria e di partito perchè quello che vedo non è nulla di diverso ed anche se si usano loghi differenti quello che conta è la sostanza, i fatti.
Grillo ha fatto, in questo mese, un lavoro davvero eccezzionale. Il megafono di un movimento nato dal basso è riuscito a raggiungere, in un modo o nell’altro, tantissime orecchie. Lo strardinario risultato elettorale ottenuto in una parte del paese adesso sta spingendo moltissime persone ad avvicnarsi al movimento, anche nel sud dove cronicamente c’è stata sempre scarsità di attivismo e partecipazione adesso in molti si stanno facendo avanti. Non era forse quello che si chiedeva in ognuno dei cento comizi fatti da Grillo? Non vogliamo il vostro voto, vogliamo la vostra partecipazione, ognuno deve metterci del suo se vogliamo cambiare questo paese!
Che tra questi nuovi ci siano arrivisti che non hanno trovato spazio nei tradizionali partiti e vedono il movimento come un treno in corsa verso la vittoria è sicuro, ma ipotizzare che siano tutti così oltre che statisticamente sbagliato è anche da stupidi ed ottusi. Se poi di fronte a questa ottusa convinzione ci si chiude a riccio e, per il solo fatto di essersi attivati prima degli altri, si pretende precedenza o superiorità ecco che allora ne viene fuori un qualcosa per nulla diverso dai ben noti partiti tanto contestati.
Ed eccoli li i 5 stellati Pugliesi, spaventati dall’assalto dei nuovi arrivati, ad organizzare alla velocità della luce una riunione regionale per chiedere a Grillo quella certificazione che autorizzandoli all’uso del logo e della dicitura Movimento 5 stelle gli consentirebbe di di dire a tutti questi nuovi: volete partecipare? Mettetevi in fila. Intanto loro il posticino se lo sarebbero riservati. Ed eccoli quindi tutti belli e pronti per l’arrembaggio al logo. Sino a pochi giorni fa si insultavano, si contestavano a vicenda, tra chi si è impegnato a boicottare le iniziative degli altri e chi si arrogava il diritto di definire chi fosse un 5 stelle e chi no, tra chi ha imbrattato le bacheche di facebook con menzogne e chi pur di giocare a fare il grillino ha interpretato a modo suo le leggi. Di fronte al nemico comune, di fronte alla possibilità di doversi limitare ad un ruolo di secondo piano ecco che tutto come per magia scompare e si compattano in un unico obbiettivo: mantenere il proprio posto, il proprio ruolo.
Naturalmente molti di quelli che parteciperanno all’incontro lo faranno in buona fede. Non avendo alcuna cognizione della situazione a livello regionale, vanno la con la migliore delle speranza e delle aspettative. Purtroppo cadranno nella trappola dei soliti noti, dei soliti furbi che adesso, nonostante i continui appelli di Grillo a non andare in tv li vedi una settimana si ed una pure ad imbrattare gli schermi televisivi.
Per quanto mi riguarda i nuovi che si vogliono mettere in moVimento sono i benvenuti e pure graditi. Se ciò che io ho contribuito a far nascere verrà portato avanti da altri non è un problema l’importante sono i metodi e le idee che questo movimento porta con se, non le persone. Ed anche egoisticamente parlando avrò più tempo da dedicare ad altro.
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Generalmente si fa appello a non confondere il cioccolato con la merda. Ma che succede se merda e cioccolato si mischiano assieme, si amalgamano? Ne viene fuori Nutella? Non credo, semmai un impasto maleodorante in cui il cioccolato di fatto non è più individuabile e rintracciabile. Per quanto puoi sforzarti e cercare di trovarne un pezzetto, anche nel caso in cui il cioccolato rappresenti l’80% dell’impasto, questo sarà praticamente scomparso e potrai gustare solo merda.
Nella galassia 5 stelle di Puglia il cioccolato, di grande qualità pure, è sicuramente il più diffuso. Dal Gargano al Salento abbiamo senza ombra di dubbio cioccolato di altissima qualità. Purtroppo però c’è anche merda, poca a dir la verità, ma pura e dal fetore davvero impressionante. Parlo di gente (parolone) che nonostante si sia da tempo appiccicato sul petto il logo 5 stelle, nei propri comportamenti adotta metodi che sono l’esatto contrario di quanto il movimento 5 stelle propone e che loro propagandano a gran voce.
Persone (altro parolone) che della partecipazione e del coinvolgimento della cittadinanza intera dovrebbe fare il suo punto cardine che, invece, creano liste civiche in tutta segretezza escludendo chi non è allineato al loro volere. Persone che sbandierano tanto il confronto e la massima trasparenza ma al contempo sulle bacheche di facebook lanciano anatemi e accuse ad altri impedendogli contestualmente di replicare utilizzando quei sistemi di blocco che lo stesso facebook concede. Gente che crede merda tutto ciò che non rientra nel loro pensiero, gente che non tollera le diversità, i differenti punti di vista e cerca di eliminare tutto ciò che ostacola la propria egemonia 5 stelle in terra di Puglia. Persone che creano gruppi facebook e volantini a nome del “Movimento 5 stelle Puglia” senza interpellare nessuno ma quando qualcuno prova solo ad accostare il nome Puglia alle 5 stelle si scatenano come cani inferociti. Gente che afferma e sostiene la necessità di “estirpare” dall’intero paese tutto ciò che non è 5 stelle (naturalmente secondo i loro parametri) senza sapere che il movimento 5 stelle si rivolge e vuole essere espressione dell’intera cittadinanza, non solo di chi si è iscritto al portale nazionale o venera Grillo e si è appiccicato il logo 5 stelle sul petto.
Molti li definiscono razzisti, aggressivi, fascisti e violenti. Per me è merda allo stato puro e se il cioccolato, molto diffuso in regione, non ha il coraggio e la forza di prenderne le distanze, di denunciarne i comportamenti e le incoerenze e, al solo fine di poter ottenere migliori risultati alle prossime elezioni politiche e regionali, si amalgama con loro il risultato sarà di avere solo ed esclusivamente merda. Come dicevo sopra poco importa quanto cioccolato ci sarà e di che qualità, alla fine il cioccolato non sarà più distinguibile e tutto avrà il gusto e l’odore di merda.
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In politica, si sa, nessuno si assume mai le proprie responsabilità. I governanti di turno sono sempre ottimisti, pronti a snocciolare di fronte a pennviendoli vari e mezzibusti incartapercoriti numeri a sostegno della loro buona gestione e quando le cose vanno talmente male che è impossibile negarle ecco che la colpa è sempre di qualcun’altro. Essere persone serie, assumersi le responsabilità di ciò che si è fatto ed avere il coraggio di andare di fronte ai propri rappresentati dicendo che le ricette messe in campo non hanno funzionato o addirittura hanno manifestato effetti nocivi significherebbe dimettersi e magare lasciare definitivamente la politica, cosa impossibile per quella folla oceanica di personaggi che non avrebbero di che campare senza una carica elettiva o di nomina in grado di garantirgli dei lauti compensi.
Uno di questi personaggi è sicuramente il presidente della regione Puglia Nichi Vendola, noto come lo smemorato di Terlizzi, che tra narrazioni e poesia, risulta essere da sempre un mantenuto della politica. Figlio d’arte, suo padre era un politico, non ha mai svolto un lavoro che non fosse legato al mondo politico: giornalista in periodici di partito, dirigente di partito, deputato e presidente di regione. Difficile, anzi direi impossibile, quindi che un soggetto del genere possa prima o poi trovare una fonte di reddito diciamo normale ed è quindi impossibile pensare che assumendosi le responsabilità delle politiche fallimentari del proprio governo arrivi a dimettersi. Anticipo qualche buon tempone dicendo che so benissimo che le colpe non sono tutte sue e che quel variegato mondo fatto da consiglieri ed assessori ha dato un grande contributo in questa direzione, ma assumersi la carica di presidente comporta anche assumersi la responsabilità per ciò che fanno coloro che fanno parte della propria squadra.
Ma andiamo nel dettaglio prima che qualcuno mi accusi di demagogia e andiamo subito alle affermazioni che il mantenuto della politica ha fatto in occasione della presentazione alla stampa del bilancio provvisorio 2012 dove si è fatto sfoggio di tutti i dati positivi che riguardano la Puglia. A sentir Vendola, infatti, nonostante la crisi nella nostra regione cresce l’occupazione e siamo la regione che sta attraversando meglio di tutte questa drammatica quanto violenta recessione economica. Il Pil è in aumento, le esportazioni pure, in calo invece la mobilità sanitaria ovvero il numero di persone che vanno fuori regione a farsi curare ed, infine, risolto il problema inquinamento a Taranto. Se invece di ascoltarlo uno avesse letto quel disorso avrebbe potuto tranquillamente immaginare di leggere un discorso di qualche mese fa fatto da Tremonti e Berlusconi. Ve li ricordate: l’Italia sta attraversando meglio di altri questa crisi, gli indicatori economici sono positivi, ecc. Quindi se tanto mi da tanto, cari Pugliesi forse è il caso che vi tocchiate i coglioni.
Naturalmente i Pugliesi che vivono fuori dal palazzo e non possono contare su uno stipendio sicuro di 13 mila euro al mese sanno che quello che ha detto Vendola sono pure e semplici menzogne e lo sanno ancor di più sia i malati sempre più costretti a viaggi in paesi lontani anche per curare semplici patologie sia i Tarantini alle prese coi soliti problemi ambientali.
Ma tu sei con Grillo e quindi mai e poi mai ammetterai i risultati ottenuti dallo smemorato di Terlizi, anzi già il fatto che lo chiami così denota un tuo pregiudizio. Probabile e allora andiamo a vedere che dicono quelli che con Grillo non ci sono. Partiamo dalla Uil che non mi pare centri qualcosa con le 5 stelle e vediamo che dati ci danno sullo stato occupazionale in Puglia: “le ore di cassa integrazione sono aumentate del 234,7% e il numero degli occupati si è ridotto del 4,1%, da 1.287.000 nel 2008 a 1.234.000 nel 2011“. E meno male che l’occupazione era in aumento chissà se era in calo. Ma ancora: “La cassa integrazione ordinaria è aumentata del 27,9%; quella straordinaria del 312,1%; quella in deroga dell’843,1%. Il tasso di disoccupazione in Puglia nel 2011 è stato del 12,7%. La percentuale dei pugliesi disoccupati è passata dal 9,4% al 10,7%; per le donne la percentuale è passata dal 15,8% al 16,4%“. Non male direi. Se passiamo poi all’ambito sanitario c’è da meravigliarsi nel vedere positivamente una lievissima flessione della mobilità extraregionale di fronte alla chiusura di numerosi ospedali e reparti in tutta la regione che ha portato ad una drastica diminuzione dei posti letto. Chiudono ospedali, chiudno reparti, diminuiscono i posti letto e il numero di malati che si spostano in altre regioni per curarsi diminuisce, non vi apre un paradosso. Non è che forse, forse questi hanno meno soldi a disposizione (sapete la crisi, la perdita del lavoro, la cassa integrazione) e quindi non possono permettersi di migrare neanche per curarsi. Su Taranto infine che dire. Che la cosidetta legge antidiossina fosse un pacco lo si sapeva già. Non prevede campionamenti in continuo, ma solo occasionali e con preavviso quindi utili solo a far si che sulla carta tutto sia in regola. Peccato per la salute dei Tarantini che con la carta al massimo si potranno pulire il culo. Anche qui però vi suggerisco di sentire cosa dice in proposito uno che col movimento 5 stelle non c’entra nulla, quindi vedetevi il video di Fabio Matacchiera del Fondo Antidiossina Taranto.
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Lo diceva già Gaetano Salvemini che l’Acquedotto pugliese ha sempre dato «più da mangiare che da bere». Non è quindi una novità se l’Aqp, la Spa a capitale interamente della Regione Puglia che ne ha raccolta l’eredità, occupa 2mila persone e dichiara di perdere almeno il 35% dell’acqua che trasporta, mette in bilancio ricavi per 442 milioni di euro, prevede di averne 17 in più quest’anno, altri 15 l’anno prossimo e 13 nel 2014, ma di ridurre la tariffa per i consumatori non ci pensa neppure. Anzi.
Nel biennio 2007-2008 la tariffa è aumentata del 10%, nel biennio scorso è au-mentata del 17,5% malgrado nel resto d’Italia la bolletta abbia fatto registrare un calo medio dell’1,2%. A gennaio 2011 la giunta Vendola ha annunciato aumenti di un altro 10% fino al 2014, poi +2% nel 2015. Il bilancio 2010 si è chiuso perfino con 37 milioni di utili, e utili sono previsti anche per l’anno appena trascorso, ma la tariffa continuerà comunque a lievitare. Per il 2012 il ritocco verso l’alto è del 3,9%, come dire che oggi un metro cubo d’acqua pugliese costa 1,60 euro, praticamente quanto un litro di benzina.
Insomma malgrado il referendum abbia abolito la «remunerazione del capitale investito», un ricarico del 7% sulle bollette, e malgrado per quel referendum Vendola si sia speso lungo tutto lo Stivale, a Bari è come se non si sia votato affatto. A fronte di un costo medio per famiglia che su base nazionale si aggira intorno ai 201 euro, i pugliesi nel 2012 ne spenderanno 290, quasi 200 più dei lombardi, cento più dei vicini della Basilicata.
Dice Vendola che investirà per la riduzione delle perdite della rete e che comunque «bisogna evitare di precipitare nei burroni della demagogia». Lui lo dice. Ma allora perché non ai pugliesi non ha spiegato che la tariffa sarebbe aumentata anche dopo il referendum? «Nessuno me lo ha chiesto». Ci fosse l’acqua in Puglia, vabbè. Il punto è che piove poco, gli invasi di raccolta sono insufficienti e restano vuoti, le tubature fanno acqua e così ogni estate in alcuni Comuni del Tarantino o del Leccese arrivano le autobotti a distribuire razioni di acqua con le damigiane, scene da dopoguerra. Le previsioni dicono che il prossimo autunno la Puglia sarà senz’acqua, l’assessore invita alla danza della pioggia.
È che per Vendola le tasse e le tariffe, una volta aumentate, non calano più, quasi che rappresentino un suo diritto acquisito per consentirgli di spendere a piacimento. Ha creato una agenzia per ogni assessorato e attraverso le società in house aggira le leggi sulle assunzioni e gli appalti pubblici. Salvo minacciare a parole lo «spending review» sulle aziende partecipate. Il colmo del vendolismo di governo va in scena durante l’ultimo Consiglio regionale, si discute il bilancio. Il centrodestra chiede di abolire l’addizionale sull’accisa della benzina, visto che Vendola si è vantato di avere conti in ordine e un inatteso tesoretto fiscale. Risposta di Nichi: «Accolgo la proposta, ma la sposto avanti nel tempo». A babbo morto. Motivo: se anche togliessimo l’addizionale, i distributori di benzina non abbasserebbero il prezzo alla pompa, quindi tanto vale incassare e spendere. Il resto è demagogia.
Antonio Cantoro
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In questi giorni la CGIL FP ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica una annosa questione della sanità meridionale e pugliese. La mobilità passiva ossia la migrazione di residenti nel territorio provinciale verso altre province ed altre regioni per curarsi. La questione è spinosa e non è mai stata affrontata alla radice per due ragioni. La prima perché metterebbe in luce carenze strutturali e organizzative che ricadono sotto la responsabilità del management e dei governanti di turno. Si pensi alla mancanza di discipline come la chirurgia toracica, la gastroenterologia, la cardiochirurgia, tutte discipline giustificate dalla epidemiologia delle malattie curabili in questi reparti, ben rappresentate nella nostra provincia, ma mai attivate sotto tutti i governi di tutti i colori politici. Ma anche a reparti esistenti e non messi in condizioni, per carenze di personale o di apparecchiature, di lavorare a pieno regime per soddisfare tempestivamente le richieste dei cittadini costretti poi a curarsi fuori. La seconda, perché metterebbe a nudo carenze di reparti e professionisti che non fanno il proprio dovere o non sono in grado di farlo e che il management non osa mettere in discussione per pressioni corporative, sindacali e politico-clientelari.
Quello in questione è un fenomeno di notevole interesse pubblico, si tratta di circa 100 milioni l’anno persi dal budget aziendale (600 milioni in tutto), che potrebbero essere spesi nelle strutture della nostra provincia per ammodernarle e tenerle al passo con i tempi, e di oltre 20.000 ricoveri. A poco serve l’obiezione che la quota di cittadini che si curano in altre province della regione non provoca perdita di denaro dalle casse della sanità pugliese. Sicuramente ci rimettono dalle proprie tasche le famiglie. E ci viene il sospetto che la lieve flessione della mobilità passiva extra regionale dell’ultimo anno sia imputabile proprio alla difficoltà di molte di loro a sopportare spese di trasferta piuttosto che ad un maggior “appeal” delle nostre strutture sanitarie.
Le ragioni che spingono a curarsi fuori sono tuttavia molteplici, e, pur non escludendo affatto che talune di esse possano esser riconducibili ad un’irrazionale e pregiudiziale diffidenza verso le strutture sanitarie locali da parte di fasce di utenza non particolarmente consapevoli, ciò non significa che quelle ragioni non siano comprensibili e soprattutto non può voler dire che una struttura sanitaria che si chiama Azienda, per quanto il nome non ci piaccia per nulla quando si parla di salute, non debba approfondirle. Infatti qualunque azienda si chiederebbe perché il suo prodotto non piace ai potenziali clienti! Ed un modo semplice per capirlo sarebbe chiederlo agli interessati mediante questionari ed interviste. Si chiamano indagini di mercato. Perché non applicarle quando si deve ben impiegare denaro pubblico?
Purtroppo la gestione politica della sanità mira solo al consenso individuale attraverso il clientelismo e la cultura della gran parte della popolazione non è orientata alla soluzione di problemi collettivi. E’ una spirale che si autoalimenta. Strutture sanitarie costose aperte mezza giornata per tenerne aperte altre del tutto inutili. E questo con il sostegno a volte di Sindaci o politici che guardano solo al loro orticello elettorale e pongono veti senza avere responsabilità sui bilanci delle ASL. A ciò si aggiunga la protezione data da sindacati e politici a personale sanitario che non vuole fare dieci chilometri per andare a lavorare oppure è imboscato in uffici piuttosto che lavorare per gli ammalati.
Cosa si può fare? Rendere pubbliche le questioni che interessano il pubblico. Gli obiettivi assegnati alle strutture sanitarie ed il loro raggiungimento, le relazioni fornite dai sanitari al momento del rinnovo dei loro incarichi, i bilanci spiegati ai profani. Aumentare le occasioni di comunicazione ed ascolto collettive. Dovrebbe essere la missione di un’azienda pubblica, cioè di un bene comune.
Avv. Stefano Palmisano, Salute Pubblica
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Con l’approvazione del bilancio di previsione 2012 la Puglia ha abolito, a partire dalla prossima legislatura, l’istituto del vitalizio per i consiglieri regionali e ciò non può che essere visto con piacere e soddisfazione. Detto questo va anche ricordato che Zero Privilegi Puglia essendo un iniziativa di iscritti al moVimento 5 stelle va oltre. Infatti, il fulcro di questa proposta è il dimezzamento degli stipendi mensili dei consiglieri con l’aggiunta della totale abolizione dell’assegno di fine mandato ed una più rigorosa regolamentazione dei rimborsi spese. Oggi approfondiremo la parte riguardante i risparmi economici derivanti dall’eventuale approvazione di questa proposta che risultano molto, ma molto più imponenti di quelli derivanti dai risibili ritocchi decisi dalla casta pugliese col bilancio di previsione appena approvato. A dimostrazione di ciò le spese per il consiglio regionale previste dall’apposito bilancio che non accennano a diminuire.
Nonostante la crisi economica, i continui tagli alla spesa pubblica e l’aumento della pressione fiscale, ma soprattutto nonostante i continui annunci di buoni intenti della classe politica regionale pugliese, in particolare dei massimi rappresentanti istituzionali (Presidenti di Giunta e Consiglio), i costi della politica pugliese sono in costante aumento.
I dati rilevabili dai bilanci del Consiglio Regionale non lasciano spazio ad interpretazioni. L’incremento dei costi è in costante aumento sia tra anno ed anno sia tra preventivi e consuntivi. Il grande salto tra il 2009 e il 2010 con un aumento di circa il 10%, pari a 5 milioni di euro che ha portato la spesa annua ben al di sopra dei 57 milioni di euro. Il 2011 conferma la tendenza e le previsioni di spesa, giunte alla sesta variazione, fanno ipotizzare il superamento dei 58 milioni.
Con 16 milioni di euro all’anno le indennità fisse mensili dei consiglieri regionali (indennità di mandato – diaria – rimborso spese rapporto con gli elettori) rappresentano il 28% dei costi totali del consiglio regionale. Il loro dimezzamento renderebbe immediatamente disponibili risorse per oltre 8 milioni. Un altro milione e mezzo annui sono poi reperibili dall’abolizione dell’assegno di fine mandato, un assurdo privilegio che consente ai consiglieri regionali non rieletti di incassare mediamente 130 mila euro per ogni legislatura svolta e giustificato quale assegno di reinserimento al lavoro per soggetti che il più delle volte vanno a poggiare il deretano su poltrone di altri consessi.
Il vitalizio, infine, rappresenta un vero e proprio buco nero del bilancio regionale. Dagli 8.260.000 del 2005 siamo arrivati ai 12.650.000 euro del 2011 a fronte di soli 2.500.000 euro di contributi versati dai consiglieri in carica. E la situazione non potrà che peggiorare. Per questo motivo Zero Privilegi Puglia non solo propone la totale abrogazione di questo istituto a partire dalla prossima legislatura, ma pur non potendo agire sui consiglieri in carica concede loro la possibilità di rinunciare volontariamente a questo privilegio definito “diritto acquisito”.
Ma quanti sarebbero i risparmi derivanti dall’approvazione di Zero Privilegi Puglia?
Come si può vedere dal prospetto i risparmi derivanti dai tre capisaldi della proposta (dimezzamento stipendi, abolizione assegno di fine mandato e vitalizio) superano i 48 milioni di euro a legislatura a cui vanno sommati gli oltre 10 milioni di risparmi nel lungo periodo per i vitalizi. Difficile stimare gli ulteriori risparmi che potrebbero derivare dalla non erogazione della diaria in caso di eccessive assenze e dall’erogazione di rimborsi spesa solo a fronte di adeguata documentazione come previsto da Zero Privilegi Puglia. Numerose sono le variabili in grado di determinarne gli ammontari e noi, cittadini consapevoli e di buon senso spesso definiti populisti e demagoghi, non piace sparare cifre a caso.
E i nostri consiglieri regionali? Riusciranno, dopo questi tagli, ad arrivare a fine mese? Secondo noi si e basta dare uno sguardo alla tabella sottostante per notare che nonostante Zero Privilegi Puglia i nostri rappresentanti regionali continuerebbero comunque a percepire compensi in grado di garantirgli una vita più che dignitosa.
Il taglio dei costi della politica e quanto previsto da Zero Privilegi Puglia che è solo una parte di quanto, su questo aspetto, propone il MoVimento 5 Stelle a livello nazionale, non sono certo in grado di risolvere tutti i problemi economici che quotidianamente ci perseguitano e sui quali il MoVimento ha formulato numerose altre proposte, ma di sicuro aiutano e molto di più di quanto i politici vogliono farci credere.
Basti pensare a come si possono utilizzare quei 48 milioni di euro a legislatura che si recupererebbero grazie a Zero Privilegi Puglia.
Alcuni esempi:
Il tutto ogni 5 anni. Meditate gente meditate.
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Se si vuole avere una chiara idea di quale siano le intenzioni della casta pugliese nei confronti dei loro privilegi è sufficiente osservare come il presidente del consiglio regionale Introna e il suo ufficio di presidenza, dipinti dai media come quelli più determinati e battaglieri in questo ambito, stanno agendo nei confronti della legge regionale di iniziativa popolare “Zero Privilegi Puglia” depositata presso gli uffici regionali da un gruppo di iscritti al moVimento 5 stelle il 7 Novembre scorso e per la quale ancora siamo in attesa di poter iniziare la relativa raccolta firme proprio perchè gli Introna(ti) & Co sopracitati non hanno, a mio avviso in modo del tutto illegittimo, ottemperato ai loro doveri istituzionali.
Infatti, secondo quanto disposto dalla legge regionale sulla partecipazione (LR 9/1973) l’ufficio di presidenza avrebbe dovuto deliberare sulla proposta entro 15 giorni dal suo deposito. Ciò non solo non è avvenuto, ma in data 30 Novembre, ben oltre i termini imposti, pur avendo già avuto dal competente ufficio un parere positivo di ammissibilità si sono inventati la necessità di un ulteriore parere, quello di proponibilità. E per quale strano motivo una proposta ammissibile non dovrebbe essere proponibile? Semplicemente nessuno, se è ammissibile va da sè che è facolta di chi ne ha diritto, nella fattispecie il comitato promotore, di proporla. L’unico obbligo da parte dell’uffcio di presidenza, cosa ben specificata nella legge sulla partecipazione, è quella di verificarne l’ammissibilità, null’altro.
L’ufficio di presidenza sta quindi farneticando col chiaro intento di prendere tempo nel disperato tentativo adottare dei provvedimenti che neutralizzino questa, per loro infausta, proposta. Il dimezzamento degli stipendi, l’abilizione degli assegni di fine mandato e dei vitalizi nonché le altre misure su assenze e rimborsi previsti di “Zero Privilegi Puglia” sono dei veri tagli non quelle quattro panzanate sulla diminuzione del numero dei consiglieri e il passaggio al sistema contributivo che quei quattro politici da strapazzo vanno raccontando ai media. Sanno bene che una volta avviati i banchetti per le strade il rischio di essere travolti da uno tsunami di firme è altissimo e a quel punto diventerebbe difficile prendere delle adeguate contromisure.
Torovatisi quindi di fronte a quel testo invece di adempiere ai loro doveri, come prevede la legge, hanno pensato bene di prendere tempo. E sono sicuro che la situazione non si modificherà a breve. Sempre secondo la legge sulla partecipazione la delibera dell’uffcio di presidenza sulle proposte di legge di iniziativa popolare devono essere adottate all’unanimità, unanimità che, ne sono certo, verrà a mancare il 14 Dicembre quando dovranno deliberare, con tanto di parere di proponibilità positivo, su Zero Privilegi Puglia. In tal caso la norma prevede che debba esprimersi il consiglio regionale nella prima seduta che, visto anche il periodo di feste, non sappiamo quando avverrà.
Nel frattempo i diritti di partecipazione alla vita politica dei cittadini pugliesi sanciti tanto nello statuto regionale quanto nella carta Costituzionale della Repubblica coi quali sia il presidente del consiglio regionale Introna sia il presidente della regione Vendola si sciacquano continuamente la bocca in televisione e sui giornali possono pure riposare in pace col beneplacito della casta pugliese.
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Ricorderete certamente la proposta di legge regionale di iniziativa popolare denominata Zero Privilegi Puglia che il 7 Novembre il sottoscritto insieme ad altri amici pugliesi del moVimento 5 stelle hanno depositato presso gli uffici della regione. Tale legge per poter essere discussa in consiglio regionale necessita di 15 mila firma da parte di cittadini pugliesi, ma la raccolta firme non può iniziare se prima l’uffico di presidenza non ne prende atto e ne dichiara l’ammissibilità. Tale organo che in quasi tutte le regioni si riunisce almeno una volta alla settimana, qui in Puglia non si riunisce dal 3 Novembre. Era stato convocato per il 28 Novembre alle ore 11, poi rinviato alle ore 13 e poi ancora rinviato a data da definirsi. Già questa latitanza dal lavoro di un ufficio così importante la dice tutta sulla serietà di questi pollitologhi da strapazzo che si pappano circa 13 mila euro al mese, ma ancor di più la dice lunga sulla paura che questa proposta suscita alla casta sempre più imbarazzata di fronte ai privilegi che continua vergognosamente a mantenere.
Al fine di sollecitare Introna(ti) & Co il Comitato promotore ha predisposto una mail da inviare a tutti i componenti del sonnecchiante ufficio di Presidenza della regione Puglia. L’invito è quindi di copiarne il testo ed inviarlo agli indirizzi indicati in fondo. Grazie e buon ZPP a tutti.
Oggetto: Sollecito all’Uff. di Presid. della Regione Puglia per l’esame di ammissibilità dell’I.L.P. regionale “Zero Privilegi Puglia”
Spettabile Ufficio di Presidenza della Regione Puglia:
Il 7 novembre u.s., come a Voi noto, è stata depositato in Regione un testo di iniziativa di legge popolare che propone una nuova disciplina degli emolumenti dei Consiglieri Regionali, stabilendo l’abolizione del vitalizio e della liquidazione di fine mandato dei Consiglieri, il dimezzamento dell’indennità e riforme in tema di rimborso per le spese collegate all’espletamento del mandato consiliare.
I sottoscrittori e migliaia di altri cittadini pugliesi che sono al corrente dell’iniziativa (denominata dai promotori sulla Rete come “Zero Privilegi Puglia”) sono in paziente attesa della necessaria pronuncia di ammissibilità della predetta ILP da parte di codesto Ufficio di Presidenza (http://www.consiglio.puglia.it/organi/uffpres.asp).
Sappiamo che doveva essere messa all’ordine del giorno in data 28 Novembre 2011, ma ci risulta che l’esame sia stato postposto ad altra data. Con la sottoscrizione e l’invio della presente, come cittadino pugliese, chiedo e sollecito il pronto esame dell’Iniziativa di Legge in parola, affinchè possa partire al più presto la raccolta delle firme necessarie per la presentazione del testo di legge innanzi al competente Organo regionale, come da Statuto.
Confidando che vorrete dare riscontro al presente sollecito e non abusare della citata pazienza, auguro buon lavoro.
Firmato: Vostro Nome e Cognome (città).
Da inviare a:
Pres. Onofrio Introna: presidente@consiglio.puglia.it
Vice Presid. Antonio Maniglio: maniglio.antonio@consiglio.puglia.it
Vice Presid. Nicola Marmo: marmo.nicola@consiglio.puglia.it
Cons. Segr. Giuseppe Longo: longo.giuseppe@consiglio.puglia.it
Cons. Segr. Andrea Caroppo: caroppo.andrea@consiglio.puglia.it
INVIATE, INVIATE, e PASSATE PAROLA – GRAZIE
Il Comitato promotore di Zero Privilegi Puglia

























