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Archive for puglia

oservatorio

Senza entrare, almeno per adesso, nel merito dei dettagli tecnici del PPTR Puglia che tanto agita enti locali e lobby del mattone voglio segnalare una novità importante rappresentata dall’osservatorio del paesaggio.

Uno strumento informatico raggiungibile all’indirizzo http://paesaggio.regione.puglia.it/ che permette a qualunque cittadino di inserire segnalazioni in merito al paesaggio sia queste positive che negative.  La procedura non è nulla di complicato; dopo essersi registrati e logati (attenzione la mail di verifica della registrazione va a finire nello spam – controllate) sulla destra della schermata nel menù strumenti c’è tutto il necessario per l’inserimento di una segnalazione. E’ sufficiente cliccare sulla matita al fianco delle varie voci affinchè si apra una apposita maschera di inserimento dei dati.

Diversi sono i campi disponibili per poter inserire una dettagliata segnalazione compresa la possibilità di caricare immagini e file. Una mappa aiuta nellìindividuare l’esatto luogo della segnalazione inserita.

Naturalmente è possibile accedere alle schede della varie segnalazioni già inserite da altri utenti anche se manca la possibilità di integrare la segnalazione con proprie considerazioni, dettagli e approfondimenti cosa che permetterebbe un maggior dettaglio. Unica nota dolente, al momento, è la mancanza di un apposita app per dispositivi mobili che diventono sempre più strumenti di navigazione e interazione via web.

L’osservatorio del paesaggio è comunque un utilissimo strumento di partecipazione che permetterà alla regione di avere un controllo sul paesaggio a bassi costi. Utilizzatelo.

Categorie : Ecologia/Ambiente
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taglietto

Ve la ricordate Zero Privilegi Puglia la proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da 20 mila pugliesi che, dimezzando gli stipendi di consiglieri ed assessori regionali, avrebbe generato risparmi annui per oltre 9 milioni di euro all’anno? Vi ricordate che è stata poi bocciata all’unanimità senza neanche audire in commissione, come prevede la normativa, il comitato promotore? Vi ricordate che la bocciatura di Zero Privilegi Puglia fu giustificata col fatto che era appena stata approvata una legge che prevedeva tagli maggiori? Ve li ricordate i giornali di allora ed i titoloni che capeggiavano sulle loro pagine annunciando i drastici tagli ai costi della politica appena approvati dal consiglio regionale della Puglia? E vi ricordate cosa provammo a dire noi, totalmente inascoltati tranne alcune eccezioni?

Bene. In questi giorni la polemica sui costi della politica regionale si è riaccesa dopo che gli ex consiglieri regionali, dimessisi per aver ottenuto la poltrona parlamentare ben più remunerata, sono passati all’incasso dell’assegno di fine mandato. Assegni con cifre variabili tra i 150 e 500 mila euro come ben evidenziato dalla Zabetta del mezzogiorno che ai tempi titolava in prima pagina i drastici tagli mai realmente effettuati dalla casta pugliese.

Il sottoscritto e la senatrice Barbara Lezzi hanno ritenuto di intervenire sulla questione. A seguire il relativo comunicato stampa.

COMUNICATO STAMPA – PUGLIA: TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA

Lo avevano detto sin da subito, gli attivisti pugliesi del Movimento Cinque Stelle, che gli annunciati drastici tagli ai costi della politica regionale, previsti dalla Legge 34, erano in realtà un mezzo taglietto. Lo avevano detto dopo aver paragonato le relative cifre con quelle previste da “Zero PriVilegi Puglia”, la loro proposta, sottoscritta da 20 mila cittadini e poi bocciata all’ unanimità del consiglio che , pur lasciando nelle tasche dei consiglieri regionali un netto mensile di 4.500 euro, consentiva risparmi annui per oltre 9 milioni.

“Una proposta – chiosa Paolo Mariani primo firmatario delle legge – che dimezzando gli stipendi avrebbe agito di conseguenza anche sui privilegi a questi parametrati, come i cospicui assegni di fine mandato incassati in questi giorni da chi è riuscito ad accaparrarsi poltrone ben più prestigiose e remunerate.”

Un argomento, quello dei costi della politica, dove le larghissime intese sono una ultradecennale tradizione che consente alla casta di mantenere prebende e privilegi tanto ingiustificabili quanto vergognosi. E così, mentre risulta sempre impossibile trovare le risorse per i servizi essenziali alla cittadinanza o per sostenere disoccupati e piccole e media imprese, per i consiglieri regionali l’incassare assegni da centinaia di migliaia di euro risulta essere una semplice formalità.

“Oltre ad aver rinunciato ai rimborsi elettorali, in soli due mesi abbiamo restituito più di un milione e mezzo di euro tagliando i nostri stipendi. – dichiara la Senatrice Barbara Lezzi, vice presidente della commissione bilancio – denaro che torna ai cittadini andando a costituire un fondo per il microcredito alle piccole e medie imprese, vera ossatura del sistema economico produttivo del paese. Nonostante da anni si annuncino tagli ai costi della politica dobbiamo, ogni volta, constatare che questi risultano essere esclusivamente dei buoni intenti incapaci di andare oltre le solite e reiterate dichiarazioni di rito. Ricordiamo ai neoparlamentari pugliesi appena passati all’incasso in Via Capruzzi che volendo è possibile anche per loro destinare quelle copiose cifre al fondo di sostegno alle piccole e medie imprese appositamente costituito.”

Categorie : Politica
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abbraccio

Ricevo e volentieri pubblico queste interessanti osservazioni, che condivido in toto, di Salute Pubblica.

Le strutture alternative all’OPG. Uscire da un approccio distorto!

Le proteste con cui buona parte del Consiglio Comunale di Ceglie Messapica ha accolto la delibera della ASL di Brindisi adottata a fine giugno scorso, con cui si ritiene collocabile nel ex presidio ospedaliero della cittadina messapica una struttura alternativa all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG), potrebbero essere una buona occasione per discutere apertamente di un problema drammatico e spesso taciuto, affrontato con pregiudizi o vere e proprie fobie.

Gli OPG sono una riedizione dei manicomi criminali, quelli in cui vengono reclusi quanti, avendo commesso dei reati, sono riconosciuti infermi di mente. Quella che comunemente viene considerata una situazione con cui il colpevole furbescamente si sottrae alla pena è spesso un provvedimento giudiziario ben più grave della comune pena detentiva: la liberazione è infatti subordinata al riconoscimento della sua guarigione. Accade frequentemente che la reclusione in OPG sia molto più lunga della pena inflitta per lo stesso reato ad un “sano di mente”. “Una persona che stiamo seguendo -racconta Vito Totire, medico della ASL di Bologna – ha vissuto gli ultimi dieci in città, ed è appena uscita dall’incubo di sette anni di psichiatria giudiziaria. Tunnel in cui era entrato a seguito di un “enorme” reato che consisteva nell’avere dato una sberla a uno psichiatra. Questa persona viene “deportata” prima nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino, poi addirittura in quello di Aversa, vicino a Napoli, mettendo in difficoltà tutta la rete, scarsa ma significativa, di relazioni sociali attorno a lui.” Questo paziente è poi deceduto per leucemia (lo stato di segregazione e di inedia lo ha portato a fumare 80 sigarette al giorno; è morto di leucemia da…segregazione)

Spesso questo prolungamento è dovuto all’isolamento sociale della persona per cui la permanenza in OPG è determinata dalla mancanza di una rete familiare e sociale disponibile ad accogliere il malato.

Gli OPG in Italia sono 7, anzi erano, dal momento che per legge da qualche anno devono essere chiusi. Tre in Campania, uno in Sicilia, Emilia Romagna, Toscana e Lombardia per un totale di circa 1500 pazienti nel 2010. L’art. 3 ter del D.L. 22.12.2011 n. 211, “Interventi urgenti per il contrasto delle tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri” convertito con modificazion dalla legge 17 febbraio 2012 n.9, ha dettato disposizioni per il definitivo superamento degli OPG. “L’Assessorato alle Politiche della Salute – si legge nella delibera della ASL di Brindisi – ritenendo opportuno dotare di una struttura alternativa all’OPG anche la zona sud della Regione, ha invitato la ASL BR ad effettuare uno studio di fattibilità di un modulo da 15/20 posti letto da allocare negli ambienti già destinati al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ex Ospedale Civile di Ceglie Messapica”.

La ASL ha ritenuto di allocare la struttura sostitutiva al posto del reparto appena dismesso di Psichiatria. Ma la maggioranza del Consiglio Comunale ha deliberato la sua contrarietà a questa ipotesi ritenendo tale presenza “incompatibile con reparti come il Centro Risvegli o lo stesso Ospedale di Comunità e la stessa RSA.”

La vicenda mette in luce due fenomeni. Da un lato il cosiddetto superamento degli OPG si sta rivelando null’altro che una trasferimento dei malati dalle 7 strutture presenti sul territorio nazionale in tanti piccoli OPG a gestione regionale senza creare concrete possibilità di reinserimento. Dall’altro le comunità destinatarie dei trasferimenti insorgono con reazioni improntate a paura e pregiudizio perpetuando lo stigma e l’emarginazione che accompagna il malato mentale. Sembrano voler dire che il ghetto va bene, ma non nel nostro ospedale o nel nostro paese!

Il vero problema rimane quello di consentire a quanti hanno già scontato la pena e potrebbero aspirare ad un reinserimento sociale la concreta agibilità di questa prospettiva. Bisogna dare un volto e un nome a questi numeri, capire quanti sono i pugliesi negli OPG e lavorare non per recluderli nuovamente in realtà più piccole ma cercare soluzioni di reinserimento ove fattibili.

Non si può essere d’accordo sul “travaso” dei detenuti degli OPG in strutture ospedaliere psichiatriche che comunque rimangono ghettizzanti; qui non c’è un problema di compatibilità con Rsa o case dei risvegli, altrimenti; evidentemente chi protesta con queste argomentazioni vedrebbe bene un ghetto ospedaliero/carcerario isolato fuori dai contesti urbani e sociali. Le persone devono “tornare a casa”! Non si può escludere che qualche rischio di ghettizzazione ci possa essere ma dobbiamo avvicinarci il più possibile alla logica dei gruppi/appartamento (sul modello di Trieste) evitando ghetti ospedalieri o comunque isolati rinunciandovi solo qualora un pieno reinserimento socio-lavorativo e familiare (per la rottura definitiva di rapporti familiari o per disabilità occupazionali non superabili anche legate all’età) non sia davvero possibile o non sia immediatamente possibile.

Occorre monitorare l’evoluzione delle attività di accoglienza a livello nazionale; per esempio a Trieste, dove non esistono neppure posti-letto ospedalieri, neppure per i “nuovi utenti” della psichiatria nè esistono posti letto convenzionati col privato, non si sognerebbero mai di ipotizzare una struttura come quella di Ceglie!

Troppo frequantemente l’OPG è stato il ghetto in cui recludere persone che avevano commesso reati di bassissimo profilo giuridico; così come è stato usato dalla criminalità organizzata per il famoso sistema delle “porte girevoli” del carcere. Si deve comunicare con chiarezza alla opinione pubblica ed ai cittadini che non si possono vedere tutti i casi allo stesso livello di problematicità: da chi ha dato una sberla allo psichiatra a chi ha ucciso la madre; ma dobbiamo nettamente respingere la creazione di nuovi ghetti.

Invitiamo quindi a prendere le distanze da chi dice “va bene il ghetto ma lontano dagli occhi”; va presa in esame la storia di questi potenziali 15-20 utenti e va garantito un percorso di reinserimento che non sia un nuovo OPG sotto mentite spoglie in cui queste persone trascinano una penosa esistenza tra reclusione e periodici TSO.

Ovviamente la politica di deistituzionalizzazione la Regione Puglia e le Asl dovevano praticarla prima, dovevano censire i loro cittadini deportati e costruire percorsi ad personam di deistituzionalizzazione. Ora quest’opera non è più rinviabile! Questi cittadini deportati vanno risarciti per la deportazione subita, vanno riaccolti e riaccolti in condizioni umane.

Salute Pubblica

Categorie : Salute/Medicina
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sanita

E’ di questi giorni l’annucio che i famosi nuovi ospedali pugliesi, di cui ho parlato più volte tempo fa, saranno cantierizzati fra non meno di 6 anni. E come? E quel tizio di Fasano, tale Fabiano Amati che andava dicendo che era cosa fatta e se ne girava paese, paese a dire di non preoccuparsi che a brevissimo sarebbero state pronte queste innovative strutture ospedaliere? Non ditemi che diceva fesserie, che prendeva per i fondelli i cittadini che intanto si vedevano chiudere ospedali e servizi? No, dai non ci credo! Può un pollitico arrivare a tanto?

Eppure quando quel tale andava organizzando incontri nei vari paesi a dire queste fesserie sempre accompagnato da una stuola di pollitici locali sempre pronti a stendere il tappeto rosso al potente di passaggio, io lo dicevo che era tutto un bluff, che la sanità è da sempre campo di promesse che rimangono tali per essere poi utilizzate nelle campagne elettorali. Io dicevo questo, Amati che avremmo avuto a breve queste strutture ed io ero il pazzo e lui il saggio amministratore pubblico.

Oggi Amati non è più assessore (ma non per questo ha smesso di dire fesserie) e la notizia è che solo per poter iniziare i cantieri ci vorranno almeno 6 anni. Fatevi due conti e immaginate con quali tempi quei cantieri si chiuderanno e queste strutture potranno essere utilizzate. Nel frattempo non si arresta certo il piano di dismissione del Servizio Sanitario Regionale. Se siete malati ed avete bisogno, abbiate pazienza e mettetevi comodi che prima o poi, sopratutto in prossimità delle prossime elezioni regionali, ritorneranno con le promesse e voi, mi raccomando, credeteci.

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isde_2

Il Dr. Agostino Di Ciaula Referente Regionale ISDE Italia (International Society of Doctors for Environment) ha avviato una petizione per l’istituzione in Puglia di un Registro delle malformazioni congenite che vi invito a sottoscrivere. -> qui

L’analisi dei meccanismi che legano l’ambiente alla salute umana è di fondamentale importanza per la ricerca biomedica e per la prevenzione primaria, non solo in campo oncologico. Tale analisi si rende particolarmente urgente e necessaria quando vi sia una chiara evidenza di contemporanea criticità ambientale e sanitaria, come nel caso delle malformazioni congenite.

La nostra Regione presenta, come noto, numerose aree caratterizzate da livelli critici di inquinamento da varie fonti (principalmente impianti industriali, traffico veicolare, pesticidi, discariche) ed è ampiamente dimostrato che l’esposizione di donne in gravidanza ad agenti inquinanti può indurre nel feto modificazioni epigenetiche in grado di causare alterazioni dell’espressione genica, anche in assenza di mutazioni nella sequenza del DNA.

Numerose evidenze presenti in letteratura internazionale concordano sull’inquinamento ambientale come importante fattore causale di alcuni tipi di malformazioni fetali.

Sia il certificato di assistenza al parto (CeDAP) che la codifica ICD-9-CM sono strumenti largamente inadeguati e inattendibili per il monitoraggio delle malformazioni congenite e generano, anche quando applicati con questa finalità, distorsioni dei risultati, dovute prevalentemente a loro sottostima.

Un recente articolo scientifico (Gianicolo et al, “Congenital anomalies among live births in a polluted area. A ten-year retrospective study”, BMC Pregnancy and Childbirth 2012,12:165) ha mostrato un’aumentata prevalenza di malformazioni congenite (principalmente cardiovascolari) nella città di Brindisi, una delle tante zone della nostra Regione caratterizzate da elevato inquinamento ambientale. Anche i risultati di questo studio, di sicuro interesse, contribuiscono a evidenziare i limiti dovuti alla mancanza di un registro regionale accreditato.

A differenza di altre Regioni italiane, i dati sulla prevalenza delle malformazioni congenite nella Regione Puglia (malformazioni maggiori/minori in nati e non-nati) sono del tutto assenti in alcuni casi, incompleti, inattendibili e frammentari in altri, tanto da rendere praticamente impossibile un’adeguata e sistematica ricognizione epidemiologica del fenomeno.

La mancanza di dati epidemiologici, a sua volta, genera impossibilità di esaminare il problema in dettaglio e, soprattutto,impedisce qualunque tentativo di prevenzione primaria utile a impedire l’insorgenza delle malformazioni apportando dei correttivi alle cause che le determinano.

È per questi motivi che riteniamo urgente la realizzazione anche nella nostra Regione, di un REGISTRO DELLE MALFORMAZIONI CONGENITE, per andare a colmare una lacuna diventata ormai intollerabile dal punto di vista etico prima ancora che scientifico.

Il registro pugliese potrebbe trarre vantaggio dalla lunga esperienza della rete collaborativa di registri delle malformazioni congenite esistenti in diverse regioni italiane, partecipanti da molti anni al sistema europeo di sorveglianza (Eurocat) e a quello internazionale (ICBDSR).

“Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza: questa è l’essenza della disumanità” (George Bernard Shaw)

Categorie : Salute/Medicina
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