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intervista

Le regionali sono alle porte e il Movimento 5 Stelle di Ostuni ha già il suo candidato consigliere. Perché Paolo Mariani ha accettato la sfida?

E’ di fondamentale importanza che i cittadini si riprendano il controllo delle istituzioni di cui sono i legittimi proprietari. Servono cittadini onesti e competenti e ritengo di avere entrambe le qualità e, quindi, di poter dare alla collettività un importante contributo allo sviluppo e alla crescita di questo territorio in cui, non mi stancherò mai di dirlo, c’è tutto quello per cui valga la pena vivere.

Il settore sanitario di fondamentale e strategica importanza è sicuramente l’ambito in cui potrò offrire il massimo delle mie competenze. Vi lavoro da 25 anni, lo conosco molto bene nei suoi lati positivi e negativi. Anche i miei studi sono stati, da sempre, indirizzati a questo settore e il master universitario in Management di strutture sanitarie complesse è sicuramente un valore aggiunto che metterò, in questa esperienza, a beneficio dell’intera comunità.

Su cosa verterà il programma elettorale del Movimento 5 Stelle?

Il nostro è un programma realizzato col contributo di tantissimi cittadini e professionisti dei vari settori, un percorso partecipato iniziato due anni fa e che proprio per questo è ricco di proposte concrete e realizzabili e scevro da slogan propagandistici. Lo abbiamo schematizzato in una mongolfiera che farà volare alto la Puglia. Turismo, cultura, agricoltura e agroalimentare sono settori di fondamentale importanza in un territorio in grado di soddisfare qualsiasi esigenza. Bisogna fornire le infrastrutture e i servizi necessari affinché questi settori possano davvero fare da locomotiva dell’economia locale. Un’attenzione particolare è, altresì, riservata allo sviluppo del settore industriale ed energetico che in Puglia, vedi ILVA e Cerano, è arrivato al suo massimo declino lasciando dietro di sé solo devastazione sociale ed ambientale. Il nostro modello di riferimento sono i principi della Terza Rivoluzione Industriale e dell’economia circolare con attività produttive a bassa intensità di capitale e ad alta intensità di lavoro, perché è sulla ricchezza distribuita e l’avvio di  attività sostenibili che si può dare nuovo slancio e, quindi, creare occupazione. Principi già messi in pratica, ad esempio, nel Nord Pais de Calais nel nord della Francia, dove in un solo anno sono stati creati 20 mila posti di lavoro.

A tutto ciò si aggiungono proposte a sostegno di attività produttive e fasce più deboli. Mi riferisco alla lotta alla burocrazia e alla corruzione, i tagli ai costi della politica, una diminuzione della pressione fiscale, al reddito di cittadinanza alle famiglie in difficoltà,

Il tutto, come ben si evince dalla mongolfiera, servirà a creare lavoro e, quindi, risorse per tutti quei servizi alla persona quali istruzione, casa, sanità, trasporti.

Sanità: è stata questa una delle maggiori preoccupazioni della Regione Puglia negli ultimi anni. Che proponete a riguardo?   

Un sistema sanitario regionale in macerie è quanto ci lasciano vent’anni di governi di centrodestra e centrosinistra. Prima i piani di riordino di Fitto e poi quelli di rientro di Vendola hanno pensato solo a chiudere ospedali e servizi giustificandolo con esigenze di efficienza ed economicità. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, la spesa sanitaria è fuori controllo e pesa sul bilancio regionale per quasi l’85% , il peso economico che grava direttamente sui cittadini è insopportabile e i dati, che esporrò in “C’era una volta la sanità, storia di un diritto scippato” che replicheremo in molti comuni nelle prossime settimane, non lasciano dubbi: tantissimi cittadini non si curano più perché non possono permetterselo e molti altri si stanno indebitando a causa delle spese sanitarie. Gli annunci di questi giorni, a pochi mesi dal voto, con cui chi ha causato tale disastro intende risolvere tutti i problemi non ha alcuna credibilità e sono certo che i cittadini non si faranno ammaliare da belle dichiarazioni di intenti che, come ogni volta, svaniscono il giorno dopo il voto.

Anche in ambito sanitario abbiamo iniziato a sviluppare il programma tempo fa. Diversi incontri con operatori, medici e utenti hanno elaborato un programma organico e articolato che punta molto sui servizi territoriali  in grado di dare concrete ed efficienti risposte a moltissime esigenze sanitarie della popolazione. Mi riferisco alle case della salute, ai poliambulatori specialisti, agli ospedali diurni, agli ospedali di comunità, all’assistenza domiciliare con l’infermiere territoriale che dovranno avere una diffusione capillare sul territorio.

Nel settore ospedaliero, poi, sarà necessario un incremento dei posti letto per portarli ad una media in linea con paesi europei avanzati quali Francia e Germania. Stesso dicasi per i contingenti di personale ormai ridotti all’osso che vanno adeguati immediatamente con un piano di assunzioni da realizzare entro un biennio. Assunzioni a tempo indeterminato naturalmente, deve finire il periodo del precariato cronico.

Efficienza ed economicità sono possibili, basta gestire il settore sanitario nell’interesse della collettività e non certo per meri tornaconti elettorali come dimostrano le inchieste giudiziarie da dove, se non emergono responsabilità penali, sono tutte evidenti quelle politiche attribuibili all’intera classe politica compreso chi oggi si propone come salvatore della patria.

Quali sono stati i punti di debolezza e di forza del Governo uscente?

Sicuramente, come detto, la devastazione del sistema sanitario è sotto gli occhi di tutti. A ciò aggiungete gli atavici problemi legati ad impianti industriali fortemente impattanti di cui nessuno si è occupato minimamente, il servizio dei trasporti pubblici totalmente inefficiente, il settore energetico in cui la speculazione e l’inquinamento hanno regnato sovrani e a cui ora si vuole aggiungere TAP grazie anche alla giunta Vendola che quando doveva intervenire non lo ha fatto lasciando che il progetto prendesse forma e sostanza. Non parliamo poi dei privilegi della casta dove i consiglieri percepiscono ancora stipendi da 11  mila euro al mese (noi ce li ridurremo a 5 mila lordi), dove il costo dei vitalizi ha raggiunto 15 milioni di euro annui ed ora che se li sono reintrodotti dopo averli “aboliti” a gran voce solo due anni fa, ci costeranno un altro milione di euro all’anno.

Di positivo sicuramente possiamo evidenziare, nonostante qualche difetto organizzativo e gestionale, bollenti spiriti, una iniziativa che ha fornito a tanti giovani l’opportunità per realizzare le proprie idee evitandogli di emigrare come successo a molti altri. Il sostegno ai giovani e la nascita di nuove start up è per noi una priorità che vogliamo sostenere col microcredito che, come dimostrano numerose esperienze, garantisce  risultati davvero importanti.

Quali sono le prime cose che il nuovo governo della Regione Puglia dovrà fare all’indomani del suo insediamento?

Il settore sanitario è di assoluta importanza. Va immediatamente posto in essere un piano strategico ed operativo in grado, da un lato, di dare risposte alle esigenze sanitarie della popolazione, dall’altra ridurre il peso, dovuto a sprechi ed inefficienze, che il settore ha sulle casse della regione.

Il lavoro è un altro aspetto fondamentale e quindi di assoluta urgenza la dare energia alla nostra mongolfiera in modo da creare quei circoli virtuosi che, sulla base dei principi di cui ho parlato prima, possa dare vigore allo sviluppo e, quindi, lavoro e reddito diffuso per la popolazione.

Nessuno però deve rimanere indietro. La situazione, inutile prenderci in giro, è drammatica. L’attuale classe politica ci lascia un paese in macerie e ci vorrà qualche anno per poterlo ricostruire. Nel frattempo dobbiamo sostenere l’intera comunità. Sostegno al reddito e garanzia di una casa non possono che essere un diritto per coloro che si trovano in difficoltà.

Sulla situazione politica ad Ostuni. Cosa non è stato fatto in questo primo anno di Governo Coppola? 

Non si è fatto semplicemente nulla. L’annunciato cambiamento, come avevo pronosticato, è stato solamente uno slogan per le gigantografie elettorali. Il nuovo governo della città è l’esatta fotocopia di quello precedente, non è cambiato assolutamente nulla ne nel metodo gestionale ne nella quotidianità dei cittadini. Non mi meraviglia quindi che oggi il Sindaco non abbia alcun problema ad allearsi con chi ha più volte definito come chi “ha distrutto il nostro territorio”.

Certo non posso negare che alcune cose buone sono state fatte, come l’accordo con l’università di Bari per il marketing territoriale, il regolamento per la gestione partecipata dei beni collettivi, la volontà, al momento solo dichiarata, di voler uscire dal consorzio ASI per la gestione della zona industriale ed altre, ma nel complesso il giudizio generale è totalmente negativo. Nulla si è fatto sulla gestione dei rifiuti che, naturalmente, continua a peggiorare. Nulla sul turismo e comunque sul tessuto produttivo della città; solo ora è stato individuato l’assessore al ramo e, dopo aver atteso un “importante” nome del settore alla fine lo avevano già in squadra; non si capisce perché non gli anno dato subito la delega, forse a determinare le scelte non è una strategia ben precisa ma il cercare di mantenere equilibri interni alle varie forze politiche. Non parliamo poi della casa della musica su cui cercheremo, in tutti i modi, di fare totale chiarezza. Abbiamo già interessato i nostri portavoce nazionali per la presentazione di una specifica interrogazione parlamentare. Esigiamo chiarezza sulla gestione di quella struttura e di tutti i fondi pubblici utilizzati ed invitiamo chiunque abbia notizie in merito a contattarci, gli garantiremo il totale anonimato.

In conclusione la giunta Coppola brancola nel buio. Non ha alcun progetto per la città, va avanti a tentoni e spesso cade rovinosamente. Un disastro che la cittadinanza tollera solo perché quelli che stavano prima non erano di meno. Gli slogan elettorali si sono dimostrati una vera e propria presa in giro, provocatoriamente potremmo definirla una truffa ai danni dell’elettore.

Quali interventi andrebbero fatti con urgenza? Fornisca degli esempi.

Quando una città è amministrata in malo modo da diversi anni, come nel caso di Ostuni, tutto diviene un urgenza. La stagione turistica è nuovamente alle porte e non è stato fatto assolutamente nulla ne nella programmazione, ne nella predisposizione di servizi. Siamo nella stessa identica situazione di un anno fa quando chi oggi governa si lamentava del ritardo con cui si affrontava la stagione turistica. Le strade sono sempre più un colabrodo e il decoro urbano è sempre nelle stesse indecenti condizioni. Sulla gestione dei rifiuti stendiamo un velo pietoso, d’altronde per stessa dichiarazione del Sindaco è un assessorato assegnato non per competenza ma per voti acquisiti. Trasporti, poi, fondamentali anche ai fini turistici sono stati tagliati e ridotti invece che aumentati e resi efficienti. Insomma anche qui, come per la regione l’elenco è infinito.

In conclusione è della massima urgenza occuparsi di Ostuni e non di inutili, quanto imbarazzanti, equilibrismi politici per rimanere attaccati alla poltrona.

http://govalleditria.it/notizie/ostuni/politica/22659-elezioni-regionali-lostunese-paolo-mariani-pronto-ad-andare-alla-ribalta.html

Categorie : Politica
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feb
28

Sanità allo sfascio

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Pronto Soccorso al collasso che reggono esclusivamente grazie all’eccezionale lavoro del personale. Abbandonati da politica e dirigenza ospedaliera, come in trincea, infermieri e medici sono, quotidianamente alle prese con i problemi di una sanità allo sfascio e con flussi di utenti sempre più pressanti. Un fondamentale lavoro che va ben oltre i loro doveri contrattuali e deontologici e grazie al quale i Pronto soccorso riescono ancora a fornire risposte ai problemi sanitari della popolazione.

Sono fondamentali immediati interventi prima che anche questo servizio, valvola di sfogo di molte esigenze sanitarie della popolazione, salti completamente lasciando i cittadini in balia di se stessi. Per quanto ancora il personale riuscirà a sopperire alle enormi carenze di un sistema in macerie dopo le politiche messe in campo dai governi Fitto e Vendola?

E’ indispensabile dotare i Pronto Soccorso di adeguate strutture e di contingenti di personale, compreso quello di supporto, idoneo a fronteggiare le innumerevoli quotidiane richieste. Ogni Pronto soccorso deve essere dotato di una area di accoglienza con personale dedicato che valuti la gravità del caso e indirizzi l’utenza verso il percorso diagnostico-terapeutico più indicato; di servizi di supporto, quali ad esempio laboratorio analisi e radiologia, dedicati esclusivamente alle urgenze/emergenze; di aree di osservazione, anche queste con personale dedicato, dove l’utenza possa stazionare presso il pronto soccorso in condizioni di assistenza degne di un sistema di qualità e rispettose della dignità dei cittadini che, in oltre, pagano fiumi di tasse per la sanità.

La situazione attuale non è più tollerabile ne dai cittadini, ne tanto meno dagli operatori sanitari. I drastici tagli adoperati in questi ultimi anni hanno avuto effetti devastanti. Ospedali e reparti chiusi senza fornire servizi alternativi seppur possibili ed anche annunciati. La spesa sanitaria, come certificato pure dalla Corte dei Conti, è fuori controllo e insopportabili i costi scaricati direttamente ai cittadini, tant’è che sono migliaia quelli che non si curano più proprio per questioni economiche. Numero in continua crescita come dimostra il recente rapporto sulla Sanità realizzato dell’università Tor Vergata di Roma.

Le ricette dell’attuale sistema politico hanno ridotto in macerie un sistema sanitario che pur dispone di alte professionalità in grado di erogare prestazioni e servizi di eccellenza ed è costretto a lavorare in condizioni disperate. Una situazione non più accettabile in una paese dove l’accesso alle cure è un diritto costituzionalmente garantito.

A breve organizzeremo una serie di incontri sul territorio dal titolo “Sanità Rubata – storia di un diritto scippato” dove dati alla mano mostreremo in quale situazione hanno ridotto la sanità pugliese, in particolare quella del Brindisino, e quali gli effetti sulla cittadinanza, senza tralasciare aspetti giudiziari che non lasciano dubbi sul come è stato gestito il settore negli ultimi decenni.

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feb
18

LAVORO LAVORO LAVORO

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Lavoro. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo annunciano ma trovarne anche solo traccia è davvero impresa ardua. Tutte le politiche adottate sino ad ora per creare occupazione hanno solo prodotto precariato e null’altro.

Le aziende chiudono a ritmi vertiginosi, la disoccupazione, in particolare quella giovanile e al sud , ha raggiunto cifre record, le grandi imprese delocalizzano, il ricorso alla cassa integrazione è al massimo storico e in continua crescita. La drastica riduzione del reddito  e il conseguente calo delle entrate fiscali ha portato la tassazione a livelli non più sopportabili che, a sua volta, strangola il sistema economico e produttivo del paese.

Come usicre da tale circolo vizioso?

A fornirci un esempio concreto e fattibile è una regione della Francia: il nord pas de calais. Molto somigliante , sotto diversi aspetti, alla Puglia: 4 milioni di abitanti circa, per decenni importante bacino carbonifero e presenza di industria pesante (acciaio, chimica). Regione che scommette su un modello di sviluppo decisamente diverso da quello che la ha caratterizzata per decenni. Un modello di sviluppo basato sui principi della Terza Rivoluzione Industriale; una scommessa sul futuro che si dimostra vincente con la creazione di numerosissimi posti di lavoro grazie ad importanti investimenti in innovazione, efficienza e sostenibilità.

Un piano concreto che puntando su attività a bassa intensità di capitale ma ad alta intensità di lavoro ha saputo rigenerare l’economia di una regione profondamente in crisi. Ugual cosa accadrebbe in Puglia, regione che potrebbe contare altresì su importanti risorse in ambito turistico, culturale e agroalimentare.

#puglia5stelle #sipuòfare #avoilascelta #unodivoi

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Se Fitto, col suo piano di riordino, l’ha resa agonizzante, Vendola in dieci anni l’ha definitivamente distrutta. Una serie di scellerate scelte giustificate con la promessa di maggiore efficienza ed economicità e il cui unico risultato è aver ridotto in macerie il sistema ed una spesa totalmente fuori controllo, come certificato anche dalla Corte dei Conti.

E così,  mentre aumentano i bisogni sanitari della popolazione anche a causa della presenza di impianti industriali fortemente impattanti, cala drasticamente la possibilità di accesso alle cure sia per la mancanza di servizi, sia per il carico economico scaricato sui cittadini a cui, in molti, non riescono a far fronte.

Come rilevato nel X° rapporto sulla sanità elaborato dall’università  Tor Vergata, il numero di cittadini pugliesi che rinuncia a curarsi perchè impossibilitato a sostenerne i costi ha raggiunto valori drammatici e non più tollerabili in un paese che si definisce civile. Ancor più vergognosi se si considera la voragine di soldi pubblici che ogni anno si perdono nel sistema sanitario regionale e che pesano sul totale del bilancio per l’85%.

Un vero e proprio furto di un diritto, quello dell’accesso alle cure, costituzionalmente sancito. È ora di riprendersi quanto ci è stato tolto!

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feb
11

Senza vergogna

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vitalizi

Non ci sono soldi per la sanità e non ce ne sono per la scuola. Niente per assitere gli anziani, per gli asili nido, per sostenere gli indigenti o le aziende in difficoltà. Nulla, siamo in piena austerità e non ce n’è per nessuno. Il tempo per la bella vita è finita per tutti tranne per loro. Si sempre loro, i principali responsabili della distruzione socioeconomica del paese: i politici.

Per loro la crisi esiste solo nei giornali e nei forbiti discorsi, un qualcosa da far vivere e pagare ad altri, mai a loro.

Senza un minimo di vegogna sottraggono il pane ai propri figli per ingozzarsi come maiali. Noi siamo noi e voi non siete un cazzo ed ecco riapparire i vitalizi in Puglia che, solo un paio di anni fa, avevano abolito sull’onda delle pressioni popolari, tra cui sicuramente la nostra proposta Zero Privilegi Puglia su cui si erano raccolte 20 mila firme.

Gli cambiano il nome in trattamento previdenziale, ma la sostanza è sempre quella con tanto di reversibilità per moglie e figli e mentre per i comuni mortali l’età pensionabile si sposta sempre più in avanti così come gli anni di contribuzione minima, loro potranno beneficiarne a 60 o 65 anni a seconda se hanno svolto il faticoso lavoro di consigliere regionale per 10 o 5 anni.

Tutti concordi su queste porcate, mai uno contrario, manco un astenuto e ad oggi i vitalizi (13 milioni all’anno) costano di più degli “stipendi” dei consiglieri in carica. E continueranno sino a quando non li manderemo tutti, ma proprio tutti, a casa!

Testo delibera -> qui

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