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	<title>iapra li  uecchie il blog di Paolo Mariani &#187; petrolio</title>
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	<description>Il blog di Paolo Mariani</description>
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		<title>Petrolio made in italy</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 10:06:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://vimeo.com/9554166" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2737" title="veleni_in_val_dagri" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/09/veleni_in_val_dagri.png" alt="veleni_in_val_dagri" width="500" height="306" /></a></p>
<p>I più grandi giacimenti d’Italia si trovano in Basilicata ed in Sicilia. Proprio in due delle più povere regioni dello Stivale. Ciò significa che il petrolio non porta ricchezza al nostro Paese. Sono gli investitori stranieri (ENI, Esso, Total…) che si arricchiscono. Sono bassissime le percentuali dei profitti del petrolio trivellato dal nostro sottosuolo che restano in Italia. Le royalties che ci riconoscono sono irrisorie.</p>
<p>Il governo inoltre, é molto compiacente sull’operato delle compagnie petrolifere, che molto spesso agiscono nella più completa inosservanza delle normali regole per la salvaguardia dell’ambiente e dei cittadini che vivono nei pressi dei giacimenti. É così che in Val D’Agri, in Basilicata, dove si trova il più produttivo giacimento italiano, si é trovato petrolio nel miele, le dighe sono inquinate, ci sono costanti morie di pesci, sorgenti idriche sono state chiuse, rifiuti della trivellazione vengono stoccati illegalmente su tutto il territorio circostante. Tutti i vigneti, meleti e campi di ortaggi nelle vicinanze sono stati contaminati.</p>
<p>In tutto ciò, il Ministero dell’Ambiente che ruolo svolge? Avete mai sentito parlare del disastro ambientale lucano? Avete mai sentito di salatissime multe ai responsabili di tutto ciò? Controlli, indagini, analisi, provvedimenti legali, cause giudiziarie…</p>
<p>In Norvegia, il governo pubblica pagine web mettendo a conoscenza tutti i cittadini dei problemi d’inquinamento e salute che le trivellazioni comportano. Ha elargito milioni e milioni di risarcimenti ai cittadini che hanno subito disagi o problemi di salute a causa del petrolio. Da noi tutto tace.</p>
<p>In Val D’Agri si produce soltanto il 6% del fabbisogno di petrolio italiano. Un disastro ambientale simile, vale il 6% e le bassissime royalties che rimangono in Italia? Perché allora il nostro governo é così accondiscendente verso le compagnie petrolifere? Che cosa ci guadagna? Niente. Gli investimenti di 15 anni fa, che le compagnie petrolifere hanno fatto in Italia per aver il permesso di trivellare il nostro suolo, sono stati accolti a braccia aperte dal Governo Italiano. Molti soldi subito, tanti soldi persi in prospettiva futura. Una sorta di pagamento “una tantum” ha spalancato le porte alla devastazione della Basilicata ed a un futuro di trivellazioni poco redditizie per gli italiani. Gli investitori stranieri, consci della connivenza e incapacità contrattuale del nostro governo, hanno colonizzato i nostri giacimenti.</p>
<p>Le poche e scandalose leggi italiane sull’estrazione di petrolio, giocano tutte a favore delle compagnie petrolifere. La salute degli italiani non interessa al nostro esecutivo: ecco che i limiti legali per l’emissione di Diossina e Idrogeno Fosfato sono migliaia di volte superiori alla maggior parte degli altri paesi. Il Decreto Prestigiacomo del 2010 pone a 9 km il limite da riva per le trivellazioni in mare. In California il limite é di 160 km. Che protezione può offrire al turismo, alla pesca, alla salute dei nostri bassi fondali un limite da riva così ridicolo? Finchè politici inetti e collusi si troveranno a decidere per la nostra salute, per tutti noi saranno guai seri. In Basilicata, per colpa di certi politici, sulle fette biscottate del mattino, si spalma del miele aromatizzato agli idrocarburi.</p>
<p>In Abruzzo (ad Ombrina Mare ed a Ortona), a Pantelleria e alle Isole Tremiti solo l’ostracismo dei cittadini che hanno subissato il Ministero dell’Ambiente di petizioni, lettere d’opposizioni, class action e ricorsi al TAR, hanno permesso che le trivelle si fermassero, scongiurando così nuovi disastri ambientali Made in Italy.</p>
<p>Le istituzioni italiane non funzionano. Della nostra salute se ne fregano, ergo, i nostri problemi ce li dobbiamo risolvere da soli. Il primo passo per far valere i nostri diritti é l’informazione. Un popolo attivo ed informato non potrà mai più essere sottomesso.<br />
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		<title>Pozzi petroliferi: cari sindaci è anche colpa vostra</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 14:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Una società basata sulle fonti fossili e, in particolare, sul petrolio ha bisogno di petrolio (ma va?) e una società che ha bisogno di petrolio quando si rende conto che nei più grandi giacimenti si è già estratto più della metà del grezzo disponibile e che con il residuo non si può soddisfare la crescente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=I1fQ-3-CEFg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-6093" title="home" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/home.png" alt="" width="500" height="306" /></a></p>
<p>Una società basata sulle fonti fossili e, in particolare, sul petrolio ha bisogno di petrolio (ma va?) e una società che ha bisogno di petrolio quando si rende conto che nei più grandi giacimenti si è già estratto più della metà del grezzo disponibile e che con il residuo non si può soddisfare la crescente richiesta va alla ricerca di nuovi pozzi dove poter estrarre il prezioso oro nero. Non importa quanto costi l&#8217;estrazione e non importa neanche la qualità del greggio, le compagnie petrolifere sanno che fra qualche anno (chi dice dal 2020, i più ottimisti dal 2050) il petrolio sarà merce rara e potrà essere venduta a prezzi stratosferici. E quindi si cerca ovunque e il nostro territorio e il nostro mare non sono certo esclusi da questa affannosa ricerca. E&#8217; noto da anni che nei nostri mari ci sono giacimenti petroliferi, ma la scarsa qualità del greggio e gli elevati costi di estrazione per via della profondità a cui si trova hanno sempre reso l&#8217;operazione non conveniente, ma oggi di fronte al nuovo scenario ecco che anche questi giacimenti diventano appettibili.</p>
<p>Si poteva fare qualcosa per evitare tutto questo? Certo che si! Si sarebbe dovuta diminuire drasticamente la dipendenza dalle fonti fossili e dal petrolio per andare verso altre forme di energia più accessibili. La scienza e la tecnologia ormai da anni ci hanno fornito questa possbilità sia con lo sviluppo delle cosidette fonti rinnovabili sia con le tecniche di risparmio energetico. Eppure in tutti questi anni siamo andati in senso opposto aumentando, invece che diminuendo, il nostro fabbisogno e di conseguenza la nostra dipendenza dal petrolio. Hanno i sindaci, in tutto questo, delle responsabilità, delle colpe? Certo che si e, io penso, anche di più di quante ne hanno i politici nazionali. I sindaci, infatti, governano i territori e avrebbero, anche a costo zero per le loro amministrazioni, potuto fare molto in questi anni nonostante l&#8217;inerzia a livello nazionale.</p>
<p>Più volte su questo blog è stato affrontato il problema energetico e sono state esposte delle proposte. Proposte di buon senso, alcune delle quali immediatamente applicabili senza oneri per le amministrazioni. Un esempio fra tanti: una semplice modifica al regolamento edilizio che imponesse avanzate tecniche di risparmio energetico alle nuove costruzioni. Non sarebbe costato nulla al comune, ma in compenso avremmo avuto un minor bisogno di energia e quindi di petrolio. Ci sono delle stime che sostengono che se tali norme fossero state da subito applicate in tutti i comuni italiani il fabbisogno di petrolio sarebbe calato del 30% negli ultimi 10 anni. Se a queste pratiche si fossero associate delle politiche di mobilità sostenibile,  incentivate le piccole produzioni agricole e zootecniche e disincentivate le colture e gli allevamenti intensivi caratterizzate da un massiccio uso di derivati del petrolio, se si fosse bloccata la inutile quanto disastrosa cementificazione del territorio comprese le devastanti grandi opere e, nel contempo, dato il via ad una conversione energetica puntando su piccoli, ma diffusi impianti di produzione da fonti rinnovabili oggi il nostro fabbisogno di petrolio e di fonti fossili in generale sarebbe molto modesto. E se tutto ciò, sulla spinta del nostro paese, sarebbe stato replicato in altri paesi le multinazionali del petrolio oggi sarebbero già destinate all&#8217;estinzione.</p>
<p>Invece nulla di tutto ciò è stato fatto e i sindaci, come quelli che domani 22 Novembre si troveranno a Polignano per affrontare il problema delle trivellazioni nel mar adriatico proprio di fronte alle nostre coste, invece di pensare ad amministrare per il bene comune e soprattutto per quello delle future generazioni hanno pensato solo a raccattare voti per mantenere salda la loro poltrona, il loro potere nel feudo di riferimento. Prendiamo la Ostuni degli ultimi dieci anni come esempio. La popolazione residente è calata di circa duemila unità eppure si sono visti palazzi spuntare come funghi(Via Giovanni XXIII, Via per Martina, Peschiera, ecc) e nel regolamento edilizio non si trova alcuna traccia di tecniche di risparmio energetico, il traffico automobilistico è aumentato vertiginosamente e di piani della mobilità neanche l&#8217;ombra, l&#8217;agricoltura e i piccoli produttori lasciati in balia delle onde mentre si è favorita la grande distribuzione che predilige colture e allevamenti intensivi. Insomma è stato fatto di tutto per aumentare il consumo e il fabbisogno di petrolio e adesso che le vacche sono tutte scappate dalla stalla gli stallieri si riuniscono per cercare di affrontare un problema che loro stessi hanno massicciamente contribuito a creare. Il loro vociare, grazie anche ai soliti pennviendoli e mezzibusti incartapecoriti, passerà per l&#8217;ennesima volta come impegno politico a difesa del territorio e nessuno evidenzierà gli aspetti e le politiche che hanno portato a tutto questo.</p>
<p>La colpa sarà addossata esclusivamente alle compagnie petrolifere, alle sette sorelle, un cancro che tutto divora ma che noi coi nostri comportamenti e le nostre politiche continuiamo ad alimentare.<br />
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		<title>Epilogo di sangue</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 13:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste ore si sta consumando una strage a Tripoli. Alessandro Colombo, docente di relazioni internazionali all’Università degli Studi di Milano, ha parole amare: &#8220;La missione della Nato e l’intervento della comunità internazionale sono stati giustificati sulla base di ragioni umanitarie e sarebbe un disastro – per la Nato e per la comunità internazionale – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/08/guerra_umanitaria.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5320" title="guerra_umanitaria" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/08/guerra_umanitaria.jpeg" alt="" width="500" height="274" /></a></p>
<p>In queste ore si sta consumando una strage a Tripoli.</p>
<p><strong>Alessandro Colombo</strong>, docente di relazioni internazionali all’Università degli Studi di Milano, ha parole amare:<br />
<em>&#8220;La missione della Nato e l’intervento della comunità internazionale sono stati giustificati sulla base di ragioni umanitarie e sarebbe un disastro – per la Nato e per la comunità internazionale – se i ribelli, arrivati a Tripoli, facessero quello che la Nato ha impedito di fare a Gheddafi a Bengasi&#8221;. </em></p>
<p>La propaganda ha presentato questo epilogo come una marcia trionfale, con le truppe di Gheddafi che si arrendono e la popolazione che fa festa. Invece è di centinaia di morti il bollettino di guerra, destinato a peggiorare perché in gioco non c&#8217;è la vita umana ma il petrolio libico.</p>
<p>Questa è una guerra cominciata nell&#8217;ipocrisia e che sta terminando nel cinismo.</p>
<p>Doveva essere un&#8217;operazione per rompere l&#8217;assedio di Bengasi e si conclude con l&#8217;assedio di Tripoli. Il prima era cattivo, il secondo è buono.</p>
<p>Doveva essere una &#8220;guerra umanitaria&#8221; per salvare vite umane e si conclude con un bagno di sangue.</p>
<p>Doveva essere il trionfo dell&#8217;Onu e invece adesso l&#8217;Onu tace, completamente esautorato.</p>
<p>La risoluzione Onu doveva servire al cessate il fuoco ma le milizie antigheddafi hanno detto che bisognava combattere fino alla vittoria, e hanno messo alla porta l&#8217;inviato dell&#8217;Onu, con il consenso della Nato.</p>
<p>Non importa chi vincerà e quando.</p>
<p>Questa guerra è una sconfitta per tutti coloro che l&#8217;anno sostenuta.</p>
<p>Si conclude in un bagno di sangue l&#8217;ultima guerra umanitaria della Nato, una guerra per procura in cui non volevamo rimetterci i nostri uomini e abbiamo fatto morire gli altri.</p>
<p>I vincitori di domani sono già pesantemente sconfitti oggi da questo spaventoso epilogo di sangue.</p>
<p style="text-align: right;">Alessandro Marescotti</p>
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		<title>Cannabis: una scomoda pianta</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 06:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Quando cominciai a occuparmi della marijuana nel 1967, non dubitavo che si trattasse di una droga molto nociva che, sfortunatamente, veniva usata da un numero sempre maggiore di giovani incoscienti che non ascoltavano o non potevano capire i moniti sulla sua pericolosità. La mia intenzione era di descrivere scientificamente la natura e il grado di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/07/10BENEFICI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4987" title="10BENEFICI" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/07/10BENEFICI-275x300.jpg" alt="" width="250" height="273" /></a>“Quando cominciai a occuparmi della marijuana nel 1967, non dubitavo che si trattasse di una droga molto nociva che, sfortunatamente, veniva usata da un numero sempre maggiore di giovani incoscienti che non ascoltavano o non potevano capire i moniti sulla sua pericolosità. La mia intenzione era di descrivere scientificamente la natura e il grado di questa pericolosità.<br />
Nei tre anni successivi, mentre passavo in rassegna la letteratura scientifica, medica e profana, il mio giudizio cominciò a cambiare. Arrivai a capire che anch’io, come molte altre persone in questo paese, ero stato sottoposto a un lavaggio del cervello. Le mie credenze circa la pericolosità della marijuana avevano scarso fondamento empirico. Quando completai quella ricerca, che ha rappresentato la base per un libro, mi ero ormai convinto che la cannabis fosse considerevolmente meno nociva del tabacco e dell’alcol, le droghe legali di uso più comune”.<br />
Queste poche righe rappresentano l&#8217;introduzione del libro “Marijuana, la medicina proibita”, scritto nel 2002 da Lester Grinspoon. Chi è, perchè afferma ciò e come argomenta le proprie tesi? Vale la pena scoprirlo, in modo da capire l&#8217;opera di disinformazione che tutti noi abbiamo subito.<br />
Lester è un famoso psichiatra statunitense, nonché detentore di una cattedra all’Università di Harvard, uno dei più prestigiosi atenei al mondo. Oltre ad esercitare la propria funzione, Grinspoon ha studiato e scritto libri in merito ad un tema tabù su cui troppo spesso il silenzio e l&#8217;ipocrisia dominano: l’uso a scopo terapeutico della canapa, o se preferite cannabis.<br />
E&#8217; importante precisare che Grinspoon non ha mai negato gli effetti deleteri che il consumo di cannabis ha sul corpo umano, ma ha più volte dichiarato che gli effetti di quella che si pone come una delle più diffuse droghe leggere, sono molto meno pericolosi rispetto a quelli provocati da molti farmaci tutt&#8217;ora in commercio.</p>
<p>La storia della marijuana, infatti, è lunga, tortuosa, ma soprattutto nascosta. Gli effetti positivi dell&#8217;unica pianta del pianeta che si può coltivare a qualunque latitudine, sono da sempre tenuti ben protetti. Vediamo il perché.<br />
Le più antiche civiltà, fino agli inizi del secolo scorso, si sono da sempre avvalse di questa pianta eccezionale, fino a quando la marijuana fu demonizzata come pianta esclusivamente legata all&#8217;uso stupefacente.<br />
Fu proprio nel &#8217;900, infatti, che nascenti gruppi industriali americani puntarono allo sfruttamento del petrolio per l&#8217;energia, delle risorse boschive per la carta e delle fibre artificiali per l&#8217;abbigliamento. In questi settori, gli stessi gruppi investirono una notevole quantità di denaro che sarebbe andato perso se non fosse stata combattuto, demonizzato e demolito l&#8217;uso della marijuana per gli scopi sopra riportati.<br />
Fu così che i colossi dell&#8217;economia, iniziarono un&#8217;operazione mediatica di demonizzazione rapida ed efficace di questa pianta con l&#8217;ausilio dei giornali che la definirono &#8220;la droga del diavolo&#8221;.<br />
Da questa situazione di consenso popolare al bando della cannabis, fu facile arrivare ad una legge che stabilisse la sua illegalità; fu altrettanto elementare capire che da quella stessa legge, al successo delle aziende che avevano investito in settori che si avvalevano di altre risorse per produrre materiali che la cannabis aiutava a produrre con dispendio di energie e soldi decisamente inferiore, il passo fu altrettanto breve.<br />
Il mercato fu, infatti, invaso da fibre sintetiche (nylon, teflon, lycra), l&#8217;automobile si indirizzò definitivamente all&#8217;uso del motore a benzina (il primo motore costruito da Diesel funzionava con carburante vegetale) mentre in Sud America iniziava la devastazione sistematica delle foreste per la produzione di carta.</p>
<p>Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo, dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.</p>
<p>Chi osa ancora definire la nostra una società tecnologica ed avanzata alzi la mano.</p>
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		<title>Marea nera parte seconda</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 14:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[british petroleum]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[marea nera]]></category>
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		<description><![CDATA[A quasi un anno dalla catastrofe che ha ammorbato per mesi l’Oceano Atlantico e le coste meridionali degli Stati Uniti, sulla superficie di quei mari è riapparsa una enorme chiazza scura nei pressi della Deepwater Horizon, la piattaforma della Bp che, esplodendo, ha provocato una delle peggiori catastrofi ambientali della storia. La Guardia Costiera americana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/04/macchia-nera-murales-large.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4250" title="macchia-nera-murales-large" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/04/macchia-nera-murales-large.jpg" alt="" width="500" height="222" /></a>A quasi un anno dalla catastrofe che ha ammorbato per mesi l’Oceano  Atlantico e le coste meridionali degli Stati Uniti, sulla superficie di  quei mari è riapparsa una enorme chiazza scura nei pressi della  Deepwater Horizon, la piattaforma della Bp che, esplodendo, ha provocato  una delle peggiori catastrofi ambientali della storia.</p>
<p>La Guardia Costiera americana sta conducendo delle indagini su di una  chiazza grande all’incirca come il Molise che, da alcuni giorni, è  comparsa sulla superficie marina del Golfo del Messico. Le acque  interessate sono quelle che già subirono, negli scorsi mesi, la tragedia  dovuta all’esplosione della Deepwater Horizon. È stata confermata la  presenza di una grande macchia sulle acque del Golfo, ma non si sa  ancora con precisione se si tratta davvero di petrolio. Il timore che  sia proprio “oro nero” c’è, perché l’avvistamento è avvenuto a sole 20  miglia dal punto in cui, undici mesi fa, saltò in aria la piattaforma  della Bp.</p>
<p>Inquietante è anche la velocità con cui questa nuova macchia sembra  propagarsi: se le prime segnalazioni ricevute dalle autorità  statunitensi descrivevano una chiazza di mezzo miglio di diametro,  infatti, solo due ore dopo si parlava di 12 miglia di larghezza e  addirittura 100 di lunghezza. Si è quindi passati, nell’arco di due ore,  da poche centinaia di metri di estensione a oltre 160 chilometri. Una  rapidissima espansione che, si teme, potrà continuare.</p>
<p>Resta ora da capire la causa del fenomeno e da dove proviene questa  enorme macchia galleggiante. La Guardia Costiera Usa ha riferito che non  ci sono state segnalazioni di perdite o guasti agli impianti di  estrazione da parte di nessuna delle società petrolifere operanti nella  zona. Si deve quindi pensare a perdite naturali di petrolio? Non sarebbe  da escludere, visto che se ne verificano di frequente nel Golfo del  Messico. Il fatto è però che non se ne vedono mai di così grandi.</p>
<p>Secondo i media americani, che a differenza di quelli italiani stanno seguendo da vicino la vicenda,  la macchia si sta avvicinando alla costa nei pressi di South Pass, in  Louisiana. Stando invece agli ultimi aggiornamenti della Guardia  Costiera, che ha prelevato campioni della sostanza oleosa che galleggia  sul Golfo, si è escluso che si possa trattare di una fuga di petrolio:  sono infatti lievi le tracce di idrocarburi che vi si sono trovate.</p>
<p>Di che si tratta, quindi? Gli esperti affermano che potrebbe essere  un enorme accumulo di sedimenti provenienti dal letto del vicino  Mississippi, celebre fiume che sfocia proprio nel Golfo del Messico. Una  teoria che lascia abbastanza a desiderare, sia perché sembra  improbabile che un fiume, per quanto grande come il Mississippi, possa  generare una tale mole di sedimenti, sia perché la sostanza in questione  è e rimane oleosa.</p>
<p>Una sostanza che, qualunque sia la sua origine e la sua composizione,  si sta dirigendo velocemente verso Grand Isle, Jefferson, e zone  costiere limitrofe. Già in allerta personale specializzato e popolazioni  locali, pronte ad usare anche le barriere galleggianti (così utili lo  scorso anno con la marea nera) per limitare l’espansione di questa  chiazza ed eventualmente proteggere la terraferma.</p>
<p>Che si tratti o meno di petrolio lo si vedrà. Sta di fatto che  l’origine di questa macchia scura e galleggiante ancora non si conosce.  Affidarsi alle rassicurazioni delle autorità non riesce facile, dopo  quanto si è già visto nei mesi scorsi nello stesso Golfo del Messico, o  dopo avere visto quanto, in ogni contesto ed in ogni circostanza, le  rassicurazioni facciano sempre e comunque parte del gioco. Anche quando,  come abbiamo visto ultimamente, ci si trova in situazioni apocalittiche  come quella del Giappone, ad un passo dalla catastrofe nucleare.<br />
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		<title>Ipip urrà</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 10:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla fine ce l&#8217;abbiamo fatta. I ruggenti cannoni dell&#8217;Occidente, che fremevano da settimane dentro ad un recinto troppo stretto, teleguidati da baliosi generali affamati di eroismo, hanno ricevuto dall&#8217;ONU il via libera, sotto forma del viatico a spendersi in nuove gloriose imprese, come già lo furono e lo sono quelle in terra d&#8217;Afghanistan e d&#8217;Iraq. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/03/intervento_libia.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-4089" title="intervento_libia" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/03/intervento_libia-300x240.gif" alt="" width="250" height="200" /></a>Alla fine ce l&#8217;abbiamo fatta.<br />
I ruggenti cannoni dell&#8217;Occidente, che fremevano da settimane dentro ad un recinto troppo stretto, teleguidati da baliosi generali affamati di eroismo, hanno ricevuto dall&#8217;ONU il via libera, sotto forma del viatico a spendersi in nuove gloriose imprese, come già lo furono e lo sono quelle in terra d&#8217;Afghanistan e d&#8217;Iraq.<br />
Nella tarda serata di ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha infatti approvato con 10 voti favorevoli e 5 astensioni (Germania, India, Brasile, Russia e Cina) una risoluzione che autorizza l&#8217;imposizione di una no-fly zone sulla Libia &#8220;con tutti i mezzi a disposizione&#8221;, incluso il ricorso all&#8217;uso della forza.<br />
In pratica le armate occidentali, con alla testa Francia e Stati Uniti che più degli altri si sono spesi nel fare pressione nei confronti di quegli stati che manifestavano perplessità, sono da stanotte autorizzate ad usare aerei e missili contro l&#8217;esercito di Gheddafi (che altro non è se non l&#8217;esercito libico) nella misura e nella maniera che ritengano più opportuna al fine di tutelare l&#8217;incolumità delle truppe degli insorti, che nella risoluzione vengono definiti &#8220;civili&#8221; nonostante abbiano tutti i connotati di un esercito in armi, e in sostanza garantirne il successo militare.<br />
La decisione non stupisce più di tanto, dal momento che l&#8217;insurrezione in Libia, organizzata dagli oppositori di Gheddafi, con il sostegno angloamericano e dei seguaci della monarchia, stava fallendo miseramente e senza un intervento armato occidentale sarebbe stata destinata a spegnersi entro un paio di giorni&#8230;..<br />
A poco era servita l&#8217;operazione mediatica volta a presentarla come una grande rivolta popolare, dal momento che di folle oceaniche se ne erano viste pochine e gli insorti, armati di tutto punto a bordo di fuoristrada nuovi fiammanti, sembravano molto più interessati ai pozzi di petrolio, piuttosto che non a quel pane che in verità in Libia sembra non essere mai mancato.<br />
A poco era servito partorire sensazionalismi disancorati da qualsiasi realtà, nel tentativo di dipingere Gheddafi come uno stragista sanguinario che mandava gli aerei a bombardare i cortei dei manifestanti inermi e faceva scavare fosse comuni dove stipare decine di migliaia di civili assassinati. Dal momento che Gheddafi, pur non essendo certo un&#8217;anima pia, non ha mai bombardato i cortei dei manifestanti, nè fatto ammazzare decine di migliaia di civili inermi.<br />
A poco era servita la demonizzazione di stampa posta sulla testa &#8220;dell&#8217;amico del giorno prima&#8221;, diventato dittatore impresentabile e criminale da isolare politicamente e finanziariamente, attraverso l&#8217;appropriazione indebita di tutti i suoi denari, investiti nel gotha della finanza internazionale. Dal momento che nonostante tutta questa operazione politica e finanziaria, Gheddafi stava dimostrando inequivocabilmente di godere ancora di un discreto ascendente su larga parte del popolo libico e di avere tutti i mezzi necessari per far fronte ad una rivolta che andava spegnendosi lentamente come una candela consunta.</p>
<p>Alla luce dei fatti le potenze occidentali, fallita l&#8217;improvvida operazione messa in atto, si sono trovate di fronte all&#8217;alternativa di consentire a Gheddafi, ormai da loro sconfessato e buttato nel cestino della spazzatura, di rimanere al potere a tempo indefinito, incassando in tal modo uno smacco per molti versi inaccettabile o sostituirsi di fatto alle truppe degli insorti, affermando che se Gheddafi non lo caccia il popolo, perchè &#8220;in fondo gli vuole ancora bene&#8221;, vorrà dire che lo cacceremo noi, per far piacere al popolo che molte volte non sa cosa è meglio per lui. Oltretutto a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, in questo modo sarà anche più semplice e &#8220;lecito&#8221; appropiarsi di quei pozzi di petrolio che certo a lui non serviranno più, dal momento che finirà impiccato da qualche tribunale fantoccio o suicidato in un carcere sconosciuto.</p>
<p>Resta solo da scoprire cosa accadrà nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Se l&#8217;operazione si svolgerà tutto sommato in maniera &#8220;indolore&#8221; o se i cannoni d&#8217;Occidente si produrranno in una guerra come quella afgana e irachena, che falcerà quelle migliaia di vite umane fino ad oggi uccise solo con la fantasia.<br />
Senza dubbio la possibilità di condurre nel &#8220;baratro della democrazia&#8221; un altro paese, come già accaduto a Kabul e Bagdad è quanto mai concreta. Sprofondare una nazione nella guerra civile, difficilmente può essere considerata una buona idea. Convincersi che lo si sta facendo per il bene del popolo, poi lo è ancora meno, come i popoli afgani ed iracheni stanno tristemente a testimoniare.<br />
Restano solo i pozzi di petrolio, alla cui protezione, più che non a quello di un fantomatico popolo, l&#8217;Occidente sembra interessato davvero seriamente.<br />
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		<title>L&#8217;agenda verde opaco di Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 09:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La politica del presidente Usa è un fallimento totale anche nella “rivoluzione verde”. «La scelta a cui siamo chiamati non è tra salvare l&#8217;ambiente o salvare l&#8217;economia. È tra prosperità o declino», disse Barack Obama quasi due fa nello Stato dello Iowa annunciando l’inizio della “green revolution”. «Bisogna farlo in nome delle generazioni future», aggiunse. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/11/obama_petrolio_riduzione_headerphoto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3374" title="obama_petrolio_riduzione_headerphoto" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/11/obama_petrolio_riduzione_headerphoto.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></p>
<p>La politica del presidente Usa è un fallimento totale anche nella  “rivoluzione verde”. «La scelta a cui siamo chiamati non è tra salvare  l&#8217;ambiente o salvare l&#8217;economia. È tra prosperità o declino», disse  Barack Obama quasi due fa nello Stato dello Iowa annunciando l’inizio  della “green revolution”. «Bisogna farlo in nome delle generazioni  future», aggiunse.</p>
<p>Successivamente, ha varato un piano di cambiamento della politica  ambientale ed energetica Usa, chiamato “New Energy for America”, ideato  con il suo vice presidente Joe Biden. Approvato dal Congresso il 13  febbraio del 2009, si basa su tre tipologie di sviluppo alternativo: la  “Chart a new energy future”, ovvero il potenziamento delle energie  rinnovabili che dovranno sostituire la dipendenza dal petrolio;  “l’Invest in clean, renewable energy” che riguarda l’obiettivo di  generare il 25% di energia “pulita” entro il 2015 e infine il “Fight  climate change” che si prefigge la diminuzione dell’inquinamento  atmosferico attraverso la riduzione dei consumi.</p>
<p>Buoni propositi che restano tali, in sostanza. Con l’intensificarsi  della crisi e l’aumento della disoccupazione, poiché il piano non  prevedeva le modalità attraverso le quali creare nuovi posti di lavoro,  la rivoluzione “verde” di fatto non è ancora iniziata. E, con la  vittoria dei repubblicani alle elezioni di Mid Term, la questione si  complica. Uno studio del Liberal Centre for American Progress ha infatti  rilevato che «ventidue dei trentasette candidati repubblicani a  governare il prossimo novembre negano che esista il problema  dell’inquinamento e del riscaldamento globale». Ciò è dovuto  «all’influenza del Tea Party», la cui leader Sarah Palin ha proposto  addirittura di abolire l’Epa, l’agenzia governativa per la protezione  ambientale, definendola una spesa pubblica inutile.</p>
<p>Un altro esempio di quanto i repubblicani siano poco interessati alla  salvaguardia dell’ambiente, riguarda la “Proposition 23”, una proposta  di legge che prevede la sospensione della regolamentazione sulle  emissioni di gas serra. A finanziare questa iniziativa sono state alcune  compagnie petrolifere del Texas e i fratelli David e Charles Koch,  molto vicini al Tea Party e proprietari dell’omonima industria, che col  suo fatturato di circa 100 miliardi di dollari è una delle più grandi  aziende Usa. Nonché una delle imprese americane più inquinanti; la Koch  Industries è stata più volte accusata e giudicata colpevole di non  rispettare i decreti emanati dal governo sul rispetto dell’ambiente. In  California, intanto, la “Proposition 23” è stata bocciata dai cittadini a  larghissima maggioranza, col 59 per cento di voti contrari.</p>
<p>Lo stato dell’ex governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger, ora  passato nelle mani del democratico Jerry Brown, sta dimostrando di avere  un’attenzione particolare per l’ecologia. Infatti Google e la società  giapponese Good Energiesei, hanno investito 5 miliardi per la  costruzione di un impianto eolico e la Adobe Systems insieme alla Bloom  Energy,  ne elargirà 400 per ricavare energia da impianti ad idrogeno.  Obama, al contrario, dopo aver sbloccato la moratoria sulle  trivellazioni, decide di sospendere i progetti sul clima preferendo  scendere a patti con i repubblicani.</p>
<p>Non era difficile prevederlo. Quando l’anno scorso passò alla Camera  la legislazione sul “cap and trade”, che stabiliva un limite di  emissioni di anidride carbonica e che avrebbe obbligato alle aziende ad  acquistare e vendere i permessi di inquinamento, sembrava davvero che il  Presidente fosse riuscito a concludere «un accordo storico». Invece il  progetto si fermò al Senato. «L’introduzione di un mercato della Co2 era  solo uno dei modi per arrivare all’obiettivo, non l’unico», si  giustifica Obama che è comunque ottimista e afferma che cercherà «altri  modi di affrontare il problema». Insieme ai suoi rivali repubblicani.</p>
<p><a href="http://iapraliuecchie.it/movimento-5-stelle-ostuni/"><img class="aligncenter size-full wp-image-3080" title="banner-footer-movimento" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/10/banner-footer-movimento.png" alt="Aderisci al moVimento 5 stelle - Ostuni" width="500" height="70" /></a><br />
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		<title>Ricchezza per pochi miseria per molti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 06:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’estrazione del petrolio in Basilicata è stata una vera e propria manna dal cielo. Molti di voi potrebbero dire “dipende”. Infatti, tutti ne siamo consapevoli: 4-5 persone per paese hanno avuto immensi benefici dal petrolio, immense ricchezze, immense liquidità monetarie. Ma la ricchezza di queste 4-5 persone per paese, vale la miseria, i tumori, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vimeo.com/9554166" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2737" title="veleni_in_val_dagri" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/09/veleni_in_val_dagri.png" alt="veleni_in_val_dagri" width="500" height="306" /></a></p>
<p>L’estrazione del petrolio in Basilicata è stata una vera e propria manna dal cielo. Molti di voi potrebbero dire “dipende”. Infatti, tutti ne siamo consapevoli: 4-5 persone per paese hanno avuto immensi benefici dal petrolio, immense ricchezze, immense liquidità monetarie. Ma la ricchezza di queste 4-5 persone per paese, vale la miseria, i tumori, i malanni, l’inquinamento, la corruzione, la disoccupazione, la svalutazione dei patrimoni, la perdita di produttività, l’emigrazione, la rabbia di tutti gli altri cittadini che nello stesso paese vivono?</p>
<p><span id="more-2735"></span></p>
<p>La realtà è questa, e i politici che la negano sono complici e corrotti di questo sistema messo in piedi dalle multinazionali del petrolio, dedite solo al profitto. Perché la verità è una: o i politici sono fessi o sono corrotti. A voi la risposta.<br />
Il petrolio non ha portato lavoro, perché gli esperti, gli ingegneri, i dirigenti erano già tutti dipendenti delle ditte che estraggono petrolio. Solo un po’ di manovalanza è stata utilizzata nei vari processi lavorativi, ma tutti lavoratori raccomandati e spinti dalle amministrazioni comunali del territorio interessato dalle estrazioni, nonché poi tutti licenziati  alla fine dei lavori.</p>
<p>Royalties bassissime, le più basse del mondo, il 7%, cioè quasi mezzo miliardo di euro all’anno. Il giochetto sta tutto nel fatto che fin quando i pozzi non produrranno più di 100 mila barili al giorno, l’Eni non pagherà più del misero 7% stabilito, ma secondo voi l’Eni è così stupida da non aver trovato qualche stratagemma per evitare un aumento delle royalties? C’è qualcuno che guadagna troppo e c’è qualcuno che nasconde sotto il tappeto tutti i reati. Tutti gli abitanti delle vallate interessate si chiedono: quanti soldi hanno incassato queste persone? Dove sono andati a finire questi soldi? Ai cittadini è rimasta solo la puzza e i patrimoni svalutati, senza contare ciò che hanno perso tutto lo splendore del territorio, la ricchezza della natura e la redditività del loro lavoro agricolo.</p>
<p>Si aspettava sviluppo e lavoro, ricchezza e futuro, ed infatti: sviluppo per le multinazionali e i politici del posto, lavoro per i lavoratori delle grandi ditte, ricchezza per tutti i corrotti che ci hanno mangiato e ci mangiano ancora, e futuro per le famiglie delle bestie che ancora oggi negano, nascondono e difendono chi ha eseguito uno degli scempi più grandi della Basilicata. Il petrolio porta solo distruzione, qualche milionario e basta, il resto è povertà ed emigrazione.<br />
Senza contare tutti gli incidenti che le autocisterne subiscono nel tragitto dai pozzi fino ai centri oli, si parla di decine di incidenti testimoniati dagli abitanti della zona. Dei piccoli disastri ambientali che però hanno una gravissima valenza, per molte ragioni: l’Eni nega quasi tutti gli incidenti verificatisi, esegue delle bonifiche di nascosto e senza nessun parametro di sicurezza, i carabinieri e la polizia, anche se chiamati, non intervengono sul luogo dell’incidente e nessun politico, o altra istituzione, prende di petto questa situazione. Insomma una mafia vera e propria.<br />
E non si può tacere neanche il fatto che nell’eseguire i vari lavori di perforazione sono state violate parecchie norme. Sono i sindaci che negano i controlli, sono i sindaci che negano la verità, sono i sindaci che negano il futuro ai loro territori e cittadini. Il petrolio estratto in Basilicata copre il 6% del fabbisogno nazionale e l’Italia intera non ne trae beneficio, ma neanche il territorio lucano. Infatti i sindaci non sanno come spendere i soldi derivanti dalle royalties.<br />
Ma io mi chiedo: è mai possibile avere i politici, la classe dirigenziale, le forze di polizia, il corpo forestale dello Stato, i carabinieri, i sindaci, i presidenti, gli assessori corrotti, inetti, egoisti, senza il coraggio di denunciare, buoni solo a riempirsi le tasche di mazzette, pronti a svendersi la propria terra e la loro anima, pronti a negare tutto e il contrario di tutto, pronti a nascondere ed insabbiare come sempre hanno fatto, anche con le navi dei veleni, con il sito industriale di Titi, con la Val Basento? È uno schifo essere amministrati da degli schiavisti senza scrupoli e senza dignità.<br />
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		<title>L&#8217;era del petrolio</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 06:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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<p>Staremo a vedere se, almeno questa volta, chi ha inquinato pagherà tutto intero il prezzo della sua avidità. E sarebbe la prima volta che una compagnia petrolifera si accolla il totale delle spese per rimediare a uno di quei disastri di cui non riusciamo a liberarci. Finora quelle spese le hanno sempre pagate i governi nazionali e la pulizia l&#8217;hanno fatta cittadini volontari. Ma quanto ci piacerebbe vedere i dirigenti di BP con le maniche rimboccate sporchi di petrolio fino ai capelli, ripulire pellicani e setacciare spiagge.</p>
<p>Il pellicano bruno, simbolo della Luisiana, appena uscito dalla lista degli animali in via di estinzione, rischia di tornarci di corsa. Il delta del Mississipi è una regione devastata da decenni di infrastrutturazione petrolifera selvaggia che ha cancellato interi ecosistemi, quasi tutta la duna costiera e gran parte della foresta rivierasca. E&#8217; stata una delle cause dei danni e delle vittime dell&#8217;uragano Katrina, che si è abbattuto con quella forza proprio perchè non c&#8217;erano più difese naturali a schermare l&#8217;inondazione. Ma il golfo del Messico è la seconda area di interesse petrolifero off-shore del mondo dopo il mare del nord. Laggiù si perfora a circa 400 m di profondità media, quindi in tutta comodità, e la piattaforma semisommergibile Deepwater Horizon aveva un curriculum di tutto rispetto, avendo trivellato il giacimento più profondo ma raggiunto dall&#8217;uomo, a oltre 9 Km sotto il fondale marino. La tecnologia petrolifera sul nostro pianeta è seconda solo a quella militare.</p>
<p>Si sostiene che gli incidenti sulle piattaforme petrolifere sono rari rispetto alle migliaia che sono in attività in tutto il mondo, ma quando avviene un disastro, questo è grave sul serio. Nel 1979 la Ictoc-1 affondò, sempre nel golfo del Messico, e ci vollero 8 mesi per arginare la falla. La Piper Alpha uccise 188 persone nel 1988 nel mare del nord, per non parlare di quanti disastri hanno causato le petroliere e il danno continuo causato dalla pulizia in mare delle cisterne e degli sversamenti più limitati.</p>
<p>Però il problema non  sarebbe neppure quello, il problema è che bisognerebbe uscire dall&#8217;età del petrolio prima che il petrolio finisca. E che la dovremmo piantare di porci sempre la stessa domanda: quando finirà il petrolio? La vera domanda è quando il petrolio &#8220;finirà&#8221; gli umani, cioé per quanto tempo ancora vogliamo sopportare gli inquinamenti che l&#8217;estrazione, la raffinazione, il trasporto ed il consumo di greggio causa in tutto il mondo. E quanto vogliamo ancora sopportare le malattie che la combustione di idrocarburi provoca alla specie umana. Insomma ci siamo posti la domanda meno importante e abbiamo giocato con quello che era un vero e proprio cavallo di Troia che la terra ci aveva lasciato: miliardi di barili di petrolio che avrebbero fatto meglio a restare per sempre al loro posto, fra i pori delle rocce del sottosuolo.</p>
<p>Avremmo potuto scegliere fin dall&#8217;inizio un altro modello di sviluppo e magari alcuni sarebbero stati meno ricchi, ma tutti avremmo campato molto meglio.<br />
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		<title>L&#8217;oca</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 18:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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<p>Stamane alle ore 8.30 ricevo una telefonata di un amica: &#8220;c&#8217;è una piattaforma enorme con una gru in mezzo al mare&#8221;. A dire il vero stavo ancora dormendo quindi c&#8217;ho messo un pò a capire di cosa stava parlando. Poi ho pensato: ieri avrebbero dovuto discutere il ricorso presentato dalla contro le autorizzazioni date alla Northen Petroleum, vuoi vedere che è stato rigettato e sono partiti coi lavori. Ho immediatamente chiamato un amico di Ostuni comunicandogli la cosa e chiedendogli di appurare che cosa diavolo era che stava in mezzo a mare. Giancarlo si è precipitato insieme ad un fotografo riuscendo a fare degli scatti quando questo mostro passava davanti a Villanova. L&#8217;immagine è d&#8217;impatto: a pochi Km dalla costa una enorme piattaforma con una gru ancora più grande viene trainata in direzione nord. Nel frattempo mi reco sulla costa con la videocamera per cercare di filmare quella strana cosa da più vicino (la foto è stata fatta da ostuni). Mentre percorro la strada provinciale per Villanova mia figlia di 9 anni, vedendo quello strano oggetto in mare mi dice:<a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/02/Nome-documento2.jpg"><img class="alignright size-medium  wp-image-1493" title="Nome documento2" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/02/Nome-documento2-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a> &#8220;sembra un&#8217;oca gigante&#8221;, &#8220;Se è quello che temo, qui le oche finiamo che le facciamo noi&#8221;.</p>
<p>Ma che diavolo è, non siamo esperti di imbarcazioni e non possiamo dire con certezza di che cosa si tratta. Nel frattempo ci confermano che il ricorso della regione è stato rigettato e quindi cominciamo ad ipotizzare la presenza di questa oca una strana coincidenza.  Cerchiamo inutilmente un&#8217;imbarcazione che ci porti vicino per verificare esattamenete di che cosa si tratta. Intanto inizia il tam tam, l&#8217;oca viene avvistata da Monopoli e Polignano, ma ancora nessuno sa dire con esattezza che cosa sia.  Finalmente nel pomeriggio troviamo la disponibilità di una natante, ma nel frattempo l&#8217;oca dalle nostre coste non si avvista più. Cerchiamo di scoprire dove si trova. Ci dicono che neanche da Monopoli si vede più, infine scopriamo che è all&#8217;altezza di Mola di Bari. E&#8217; troppo lontana per andarci partendo dal porto di Villanova. Rinunciamo anche perchè pare che abbia superato le aree concesse alla Northen Petroleum e ci viene il dubbio che con questa cosa non c&#8217;entri nulla.</p>
<p>Allora ci rivolgiamo alla rete: per favore se c&#8217;è qualcuno che sà dirci che diavolo è questa specie di oca ce lo faccia sapere.<br />
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