Archive for petrolio

lug
03

L’era del petrolio

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Staremo a vedere se, almeno questa volta, chi ha inquinato pagherà tutto intero il prezzo della sua avidità. E sarebbe la prima volta che una compagnia petrolifera si accolla il totale delle spese per rimediare a uno di quei disastri di cui non riusciamo a liberarci. Finora quelle spese le hanno sempre pagate i governi nazionali e la pulizia l’hanno fatta cittadini volontari. Ma quanto ci piacerebbe vedere i dirigenti di BP con le maniche rimboccate sporchi di petrolio fino ai capelli, ripulire pellicani e setacciare spiagge.

Il pellicano bruno, simbolo della Luisiana, appena uscito dalla lista degli animali in via di estinzione, rischia di tornarci di corsa. Il delta del Mississipi è una regione devastata da decenni di infrastrutturazione petrolifera selvaggia che ha cancellato interi ecosistemi, quasi tutta la duna costiera e gran parte della foresta rivierasca. E’ stata una delle cause dei danni e delle vittime dell’uragano Katrina, che si è abbattuto con quella forza proprio perchè non c’erano più difese naturali a schermare l’inondazione. Ma il golfo del Messico è la seconda area di interesse petrolifero off-shore del mondo dopo il mare del nord. Laggiù si perfora a circa 400 m di profondità media, quindi in tutta comodità, e la piattaforma semisommergibile Deepwater Horizon aveva un curriculum di tutto rispetto, avendo trivellato il giacimento più profondo ma raggiunto dall’uomo, a oltre 9 Km sotto il fondale marino. La tecnologia petrolifera sul nostro pianeta è seconda solo a quella militare.

Si sostiene che gli incidenti sulle piattaforme petrolifere sono rari rispetto alle migliaia che sono in attività in tutto il mondo, ma quando avviene un disastro, questo è grave sul serio. Nel 1979 la Ictoc-1 affondò, sempre nel golfo del Messico, e ci vollero 8 mesi per arginare la falla. La Piper Alpha uccise 188 persone nel 1988 nel mare del nord, per non parlare di quanti disastri hanno causato le petroliere e il danno continuo causato dalla pulizia in mare delle cisterne e degli sversamenti più limitati.

Però il problema non  sarebbe neppure quello, il problema è che bisognerebbe uscire dall’età del petrolio prima che il petrolio finisca. E che la dovremmo piantare di porci sempre la stessa domanda: quando finirà il petrolio? La vera domanda è quando il petrolio “finirà” gli umani, cioé per quanto tempo ancora vogliamo sopportare gli inquinamenti che l’estrazione, la raffinazione, il trasporto ed il consumo di greggio causa in tutto il mondo. E quanto vogliamo ancora sopportare le malattie che la combustione di idrocarburi provoca alla specie umana. Insomma ci siamo posti la domanda meno importante e abbiamo giocato con quello che era un vero e proprio cavallo di Troia che la terra ci aveva lasciato: miliardi di barili di petrolio che avrebbero fatto meglio a restare per sempre al loro posto, fra i pori delle rocce del sottosuolo.

Avremmo potuto scegliere fin dall’inizio un altro modello di sviluppo e magari alcuni sarebbero stati meno ricchi, ma tutti avremmo campato molto meglio.

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feb
24

L’oca

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Stamane alle ore 8.30 ricevo una telefonata di un amica: “c’è una piattaforma enorme con una gru in mezzo al mare”. A dire il vero stavo ancora dormendo quindi c’ho messo un pò a capire di cosa stava parlando. Poi ho pensato: ieri avrebbero dovuto discutere il ricorso presentato dalla contro le autorizzazioni date alla Northen Petroleum, vuoi vedere che è stato rigettato e sono partiti coi lavori. Ho immediatamente chiamato un amico di Ostuni comunicandogli la cosa e chiedendogli di appurare che cosa diavolo era che stava in mezzo a mare. Giancarlo si è precipitato insieme ad un fotografo riuscendo a fare degli scatti quando questo mostro passava davanti a Villanova. L’immagine è d’impatto: a pochi Km dalla costa una enorme piattaforma con una gru ancora più grande viene trainata in direzione nord. Nel frattempo mi reco sulla costa con la videocamera per cercare di filmare quella strana cosa da più vicino (la foto è stata fatta da ostuni). Mentre percorro la strada provinciale per Villanova mia figlia di 9 anni, vedendo quello strano oggetto in mare mi dice: “sembra un’oca gigante”, “Se è quello che temo, qui le oche finiamo che le facciamo noi”.

Ma che diavolo è, non siamo esperti di imbarcazioni e non possiamo dire con certezza di che cosa si tratta. Nel frattempo ci confermano che il ricorso della regione è stato rigettato e quindi cominciamo ad ipotizzare la presenza di questa oca una strana coincidenza.  Cerchiamo inutilmente un’imbarcazione che ci porti vicino per verificare esattamenete di che cosa si tratta. Intanto inizia il tam tam, l’oca viene avvistata da Monopoli e Polignano, ma ancora nessuno sa dire con esattezza che cosa sia.  Finalmente nel pomeriggio troviamo la disponibilità di una natante, ma nel frattempo l’oca dalle nostre coste non si avvista più. Cerchiamo di scoprire dove si trova. Ci dicono che neanche da Monopoli si vede più, infine scopriamo che è all’altezza di Mola di Bari. E’ troppo lontana per andarci partendo dal porto di Villanova. Rinunciamo anche perchè pare che abbia superato le aree concesse alla Northen Petroleum e ci viene il dubbio che con questa cosa non c’entri nulla.

Allora ci rivolgiamo alla rete: per favore se c’è qualcuno che sà dirci che diavolo è questa specie di oca ce lo faccia sapere.

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feb
21

Futuro: un diritto da pretendere

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Sabato a Ostuni grande manifestazione per uno sviluppo sostenibile, i soliti politici hanno sfruttato l’occasione per i loro soliti tornaconto, ma comunque è stata una bellissima ed importante iniziativa di cui vanno ringraziati gli studenti dell’UdS e Francesco Sabatelli per l’impegno che ci hanno messo nell’organizzazione. A seguire il testo del mio intervento, a breve pubblicherò su Youtube il resto della manifestazione.

Investire sul nucleare, con l’irrisolto problema delle scorie e cercare petrolio dove questo è scarso e di pessima qualità è semplicemente ridicolo.
Farlo contro la volontà popolare è pura violenza, è dittatura.
Farlo in un territorio agonizzante per le devastazioni causate dalle centrali a carbone, dalle acciaierie, dai poli petrolchimici, dalla cementificazione selvaggia, dagli inceneritori (o termovalorizzatori come li chiama qualcuno) e dalle discariche è criminale.

Mi viene quanto meno da sorridere a vedere qui oggi alcuni di quelli che hanno contribuito a queste devastazioni. Ma non voglio polemizzare sul passato, oggi dobbiamo guardare al futuro, c’è bisogno di un grande sforzo comune, non solo per tutelare ciò che è rimasto, ma anche per recuperare ciò che si è distrutto, rimediare ai numerosi errori fatti. E dobbiamo iniziare da domani.

STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO. Neanche un solo centimetro quadrato deve essere più destinato a speculazioni edilizie o a inutili strade. Questo territorio è ormai una mela di cui ci stiamo rosicchiando il torsolo, se ci freghiamo anche i semi è finita.

RISPARMIO ENERGETICO a partire dall’illuminazione pubblica, ma soprattutto dalla ristrutturazione energetica degli edifici. Negli ultimi 60 anni abbiamo costruito case che consumano mediamente 200 Kwh/mq all’anno. E’ possibile ristrutturarle affinché me consumino 70 – 50 – 30 – 15 di Kwh/mq anno. Agendo sugli sprechi e sulla dispersione termica avremmo case più calde e confortevoli consumando un terzo di energia. Da anni questo è realtà in luoghi come la Germania e la Provincia di Trento dove il clima è leggermente più rigido che qua.

ENERGIA RINNOVABILE. Installare su ogni tetto, ad eccezione per ovvi motivi del centro storico, pannelli fotovoltaici per la produzione di energia e pannelli solari per l’acqua calda. E’ possibile farlo senza svuotarci il portafoglio. Alcuni esempi:
Provaglio d’Iseo un paese del Bresciano ha realizzato 100 impianti fotovoltaici  a costo zero. Ha trovato una ditta che fatto un buon prezzo,una banca locale che ha finanziato l’intera opera e 100 edifici disponibili. Risultato: 100 impianti realizzati quindi economia che si muove, gli incentivi statali del conto energia coprono l’intera rata del prestito compresa una polizza assicurativa in caso di mancata produzione, i cittadini coinvolti non pagano più la bolletta elettrica e fra 15 anni a debito estinto potranno godere per ancora 5 anni degli incentivi statali. Forse nel Bresciano hanno più sole di noi? E allora di impianti ne faremo 200.
Colorno in provincia di Parma, il comune affitta ad un prezzo simbolico tutti i tetti degli edifici pubblici ad aziende ed imprenditori che vogliono realizzare impianti fotovoltaici. Ne abbiamo molti anche qui, quelli che vanno a fare gli impianti nei terreni agricoli dando un ulteriore mazzata ad un settore già morente. Risultato: verranno realizzati numerosi impianti, economia che si muove, azzeramento delle spese elettriche degli edifici interessati quindi migliaia di euro di risparmi che possono essere destinati ad altro.

STRATEGIA RIFIUTI ZERO senza inceneritori e discariche, dove tutto viene recuperato e riciclato, partendo dalla raccolta differenziata quella vera, quella porta a porta senza cassonetti stradali. Non è possibile nel 2010 avere ancora percentuali inferiori al 10%. Un comune che non fa la raccolta differenziata è una mamma che non cucina ai propri figli.

Non abbiamo più tempo, non possiamo più permetterci di temporeggiare. Da domani tutti insieme dobbiamo essere parte attiva di questo cambiamento . Spesso si dice che la politica, le istituzioni sono lontane dalla gente e invece è vero l’esatto opposto, è la gente che si è allontanata dalla politica e questo ha favorito le lobby ed una politica becera ed ottusa. Quindi non considerate la partita chiusa con questa splendida manifestazione. Continuate a far sentire la vostra voce, ma soprattutto la vostra presenza. E’ in gioco il futuro del territorio, è in gioco il futuro dei vostri figli, un diritto che non si può chiede, ma un diritto che si deve pretendere.
Grazie.

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gen
22

Fumo per nascondere l’arrosto

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Domani li vedrete tutti in piazza a Monopoli per protestare contro la concessione data alla Northern Petroleum per la ricerca di idrocarburi in un vasto tratto di mare che va da Monopoli a Brindisi,  il comune di Ostuni ha anche presentato ricorso al TAR contro questo provvedimento. Ma tutti tacciono su una domanda fondamentale:

CHI SI E’ VENDUTO IL NOSTRO MARE?

Se si continua ad evitare di fornire questa risposta, la partecipazione degli attuali amministratori locali e regionali alle manifestazioni nonché questi ricorsi al TAR coi soldi dei cittadini sanno molto di fumo creato per non far vedere l’arrosto.

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gen
10

Ve pozzino…

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Continuiamo a pensare che il problema energetico sia un problema del prossimo futuro, invece non è così. Le scorte fossili cominciano a scarseggiare e le compagnie petrolifere provano a cercare altri giacimenti ovunque. Non importa quanto o cosa  siano in grado di estrarre, l’importante è cercare di recuperare ogni goccia di idrocarburi che il pianeta è in grado di offrire. Presto i grandi giacimenti non saranno più in grado di soddisfare la richiesta di greggio mondiale e chi, nel frattempo, è riuscito a fare un pò di scorte potrà godersi grandi profitti. Decenni fa l’estrazione del petrolio nei nostri territori era considerato poco redditizio, il greggio sul mercato era a basso costo e realizzare impianti per estrarre poche quantità non era conveniente. Oggi non è più così, qualsiasi quantità potrà essere a breve venduta a prezzi altissimi.

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