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saggi-inciucio

Trova abbastanza paradossale che, ancora oggi, dopo la penosa scenetta andata in onda con l’elezione del Presidente della Repubblica ci sia ancora qualcuno capace di sostenere che se il moVimento 5 stelle avesse dato la fiducia a Bersani, Berlusconi sarebbe definitivamente scomparso e i 5 stelle avrebbero di fatto dettato l’agenda politica.

Lo trovo paradossale perchè, almeno a me, la situazione pare evidentissima. Era già abbastanza chiara durante le finte trattative per un accordo PD e 5 Stelle, ma adesso abbiamo avuto quella che può essere tranquillamente definita la prova del 9. Bersani & Co volevano la fiducia del moVimento non certo per dargli in mano l’agenda di governo ed essere determinanti nelle scelte di azione politica, ma semmai per poter inciuciare col PDL, suo vero alleato, nell’ombra.

I segnali vi erano tutti sin dalle prime battute, dal non abbiamo vinto ma siamo arrivati primi e il continuo insistere con un governo guidato da un impresentabile che non poteva essere certo garanzia di cambiamento ma semmai di inciuci sottobanco, all’ignorare le richieste che i 5 stelle avanzavano cosa un pò bizzarra da parte di chi cercava un accordo ed una fiducia francamente difficile da accettare. Rinuncia ai rimborsi elettorali: NO. I 20 punti del nostro programma: NO. Avviare le commissioni parlamentari dando così avvio alla legislatura: NO. Darci la presidenza del COPASIR e della vigilenza RAI: NO. Ineliggibilità di Berlusconi: NI (in questo caso Zanda capogruppo PD al Senato aveva dichiarato disponibilità ma non facendo avviare le commissioni di fatto non si è voluto procedere). Una serie infinita di NO impossibili da comprendere in una trattativa dove le parti dovrebbero, per addivenire ad un accordo, accogliere almeno parte delle richieste messe in campo.

E così mentre i media definivano i 5 Stelle come quelli del NO, era già del tutto evidente che l’accordo non lo si voleva, ma si cercava ben altro. Il fatto che i 5 stelle abbiano resistito ad una pressione mediatica senza precedenti ha costretto PD e PDL ad uscire allo scoperto e fare l’inciucio alla luce del sole. L’elezione del Presidente della Repubblica è stato solo la rappresentazione teatrale di tutto ciò anche se, una lotta interna al PD ha un reso il tutto un pochino più ingarbugliato, ma che una volta vinta dai Renziani con le dimissioni della Bindi prima, di Bersani poi ed, infine, di tutta la segretaria ha fatto si che anche i rottamatori accogliessero con piacere un nonnetto di 88 anni da decenni in parlamento.

Se dopo tutto ciò c’è ancora chi non capisce, beh, o è in malfede o ha dei problemi congnitivi.

Categorie : Politica
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apr
20

Quest’acqua qua

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bersanic

Difficile trovare nella storia politica, anche fuori dall’italia, un Partito specialista del suicidio come il PD. Non solo è stato capace di perdere completamente il vantaggio elettorale che aveva accumulato col PDL, prima sostenendo per un anno un governo Monti che ha messo la gogna l’intera Italia e poi con una squallida campagna elettorale, ma è stato capace di andare oltre sfidando ogni giorno la regola del non c’è limite al peggio.

Dopo il pareggio elettorale e la formula del non abbiamo vinto ma siamo arrivati primi hanno inseguito il moVimento 5 stelle supplicando una impossibile fiducia ad un governo Bersani ignorando le continue richieste a dare un segnale di cambiamento vero (rinunciando ai rimborsi elettorali ad esempio).

Ma è con l’elezione del Presidente della Repubblica che l’epilogo raggiunge la sua apoteosi. Il moVimento 5 stelle per scegliere il proprio candidato opta per una votazione on line. Alla fine di questa consultazione e la rinucia dei primi due (Gabanelli e Strada) ecco materializzarsi la candidatura di Stefano Rodotà, uomo da sempre appartenente a quell’area politica di cui il PD è il maggior rappresentante. Grillo invita Bersani a sostenere questa candidatura facendo intendere che tale opzione avrebbe poi favorito un intesa per la formazione di un governo. Inizia una mobilitazione generale con moltissimi militanti ed elettori del PD che invocano Rodotà Presidente.

In effetti la situazione sarebbe delle più semplici. Il PD vota e fa eleggere Rodotà, persona stimata, di sinistra, competente ed anche conoscitore delle dinamiche parlamentari e politiche Italiane e mette il moVimento 5 stelle nel sacco portandolo ad un accordo per la formazione di un governo. Non è certo uno scacco matto ma sicuramente esce fuori dal pantano del “non abbiamo vinto ma siamo arrivati primi”.

Ma forse la cosa è troppo semplice e quindi ecco che dopo settimane a supplicare il moVimento 5 stelle per un accordo, arrivati alla meta virano improvvisamente per andare a fare l’accordo col PDL, cosa esclusa categoricamente sino al giorno prima, per scegliere insieme il candidato da portare al colle. Succede il putiferio. Il parlamentari del PD si dividono con in Renziani in guerra con la dirigenza che annunciano che non sosterranno il candidato concordato col PDL, in piazza davanti a Montecitorio iscritti del PD bruciano le tessere elettorali, alcune sedi locali del PD vengono occupate dai Giovani Democratici che chiedono a gran voce Rodotà Presidente e niente inciuci col PDL. SEL si defila e annuncia il sostegno al candidato del moVimento 5 stelle. Ma tutto ciò sembra non interessare, ne tantomeno preocupare Bersani & Co che continuano imperterriti con le loro scelte.

Alla prima votazione Marini, il candidato partorito dall’inciucio PD-PDL come da copione non riesce ad essere eletto, ma ciò non è sufficiente a far cambiare rotta al PD. Da Marini, si passa a Prodi dopo un paio di votazioni andate a vuoto abbondando le schede bianche. Ma neanche Prodi riesce ad essere eletto. Un centinaio di voti quelli mancanti alla sua elezione, a non votarlo proprio quelli del PD.

A questo punto la situazione è ben evidente e i dirigenti del PD non possono che prenderne atto. La prima è la Bindi ad annunciare le proprie dimissioni da Presidente del partito seguita poco dopo dal segretario Bersani.

Fosse finita qui ci si potrebbe pure trovare un qualcosa di dignitoso in tutto ciò, ma credo proprio che ne vedremo ancora delle belle. La quinta votazione è in corso, vedremo cosa succederà.

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bersanirenzi

Bersani  l’accordo col PDL sull’inquilino che occuperà il Quirinale nei prossimi 7 anni, alla fine l’ha trovato nella persona di Gianfranco Marini, ma a non essere d’accordo è proprio il PDmenoelle o, almeno, una parte di esso. Parte che, guarda caso, è in maggior parte rappresentata da quella corrente che fa riferimento al Sindaco di Firenze Matteo Renzi, proprio quello che da settimane continua ad attaccare Bersani e tutto l’apparato dirigente  del PDmenoelle nel tentativo disperato di fare un accordo proprio col PDL per poter formare un Governo e dare avvio alla legislatura.

Ma come? Dopo che per settimane si è insistito per un accordo PDL-PDmenoelle adesso che questo accordo è arrivato, o comunque si è avviata la strada, proprio chi lo proponeva cerca di ostacolare il tutto! Perchè? Forse perchè la posta in gioco non è l’accordo col PDL ne, tanto meno, il trovare un degno Presidente della Repubblica ma, bensì, fare la guerra alla segreteria nazionale del PD per scalzare definitivamente il segretario con tutto il resto dei residuati bellici che vi risiedono.

Quindi ecco che se Bersani cerca il supporto del moVimento 5 Stelle sottoponendosi persino ad un incontro in diretta streaming in cui, di certo, non ha fatto una gran bella figura si sguinzagliano i propri pennivendoli per un pressing verso un accordo col PDL, ma se l’accordo col PDL si fa ecco che si cambia immediatamente rotta e si impedisce che ciò possa accadere. Il risultato dopo la prima votazione e il non raggiungimento dei voti necessari all’elezione di Marini evidenzia inequivocabilmente l’incapacità di Bersani e della segreteria del PDmenoelle di governare il proprio partito. In un paese normale avrebbero già annunciato tutti quanti le loro dimissioni.

Ma l’Italia non è un paese normale e sul tavolo delle trattive c’è sempre qualcosa di diverso e di totalmente estraneo alla materia del contendere. In oltre i dinaosauri della politica difficilmente lascieranno il loro posto per queste “scaramucce”. Negli anni hanno imparato a giustificarsi anche di fronte a fatti ben più gravi. L’ultimo timore che mi rimane è che alla fine, questa guerra di poltrone ci lascierà in eredità un Presidente della Repubblica ben peggiore di Marini. La politica, in questo, è molto tradizionalista e ci ha abituato al fatto che non c’è limite al peggio.

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giannottiPD

Poco meno di due anni fa scrissi un pezzo sulle proposte elaborate dal Giovani Democratici del PD Ostunese apprese dai giornali locali che riportavano quanto da loro annunciato in un apposita conferenza stampa. Ieri, in una discussione su Facebook, linkavo quell’articolo per ricordare a tali personaggi la mia opinione su ciò che loro definiscono “documento programmatico”.

In serata venivo contattato da Giuseppe Giannotti che, tramite messaggio, chiedeva di incontrarmi. D’apprima presso un qualche seggio e in seguito presso la sede del loro partito (PD). Una richiesta un pò strana da parte di un esponente di un partito durante le operazioni di voto per un importante competizione elettorale. Una richiesta di cui non capivo, inizialmente, i motivi almeno sino a quando il Giannotti non afferma che dovrebbe essere un incontro propedeutico ad una querela. E’ in quel momento che mi viene il sospetto che il giovane “democratico” si è sentito toccato dal mio scritto ed è in quello stesso momento che lo invito a procedere nel caso ritenga vi siano gli estremi. Così si fa nei paesi civili quando uno si sente offeso, non certo incontrarsi per un tet a tet di chiarimento (?!). Tra l’altro essendo una questione strettamente politica e non personale (manco lo conosco) l’incontro-confronto richiesto non potrebbe che essere pubblico e non certo privato. Inutile anche l’invito a rispondere, come fece allora il suo compagno di partito Tagliente, direttamente sul mio blog in modo che chiunque potesse avere cognizione della sua opinione.

C’è un altra parte dei messaggi che mi fa quanto meno sorridere. Giannotti si lamenta del fatto che io abbia espresso la mia opinione “senza che nessuno la interpellasse”. Come se uno potesse esprimere la sua opinione solo se interpellato e giammai per libera scelta. Una posizione davvero interessante che fa porre serie domande sul significato che tale persona attribuisce al termine “Democratico”, termine che lo stesso utilizza più volte nel messaggio stesso, accusandomi di volermi nascondere invece di incontrarmi con lui per dirgli le cose in faccia come fanno i veri uomini.

Chi mi conosce e chi segue questo blog sa bene che il sottoscritto non si nasconde dietro a nulla e che in tutto ciò che fa ci mette la faccia. E sanno bene che allo stesso modo non faccio sconti a nessuno, neanche ai 5 stellati. Quando ho un opinione la esprimo, perchè sono una persona libera. Niente e nessuno potrà impedirmi di dire ciò che penso. Chiunque ha da replicare a quanto scrivo in questo spazio o sui social network è libero di farlo, non ho mai censurato nessuno e il blog non ha alcun filtro, chiunqe può liberamente commentare. Per il resto se qualcuno si sente offeso dai miei scritti e ritiene vi siano estremi per delle querele è invitato a farlo senza necessità ne di avvisarmi ne di incontrarmi preventivamente. Per quanto riguarda, infine, le richieste di confronti politici, confronti democratici (nel vero senso del termine) ripeto e ribadisco che questi non possono che essere pubblici e partecipati.

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I parlamentari non sono bidelle, oppure il Veneto è terra di contadini, sono solo alcune delle affermazioni di politicanti del Pd e del Pdl, che hanno creato grande scalpore.

Si è in presenza di stereotipi volgari di concetti astratti e schematici che hanno un significato volutamente negativo, per come espressi dai politicanti di questo tempo.

Nel caso delle bidelle e parlamentari si è voluto in sostanza comunicare che il lavoro del parlamentare è nobile, dalle immense responsabilità e non è un lavoro banale come quello della bidella, nel caso del Veneto terra di contadini si è voluto comunicare che il Veneto è una terra arretrata ed alcuni politici veneti si sono offesi rilevando che quella Regione è ricca di imprenditori, di ricercatori e così via dicendo e che non deve essere associata ad una terra di contadini, non sia mai.

Diciamolo pure, nella società italiana, quel falso perbenismo che ora viene invocato, come critica alle esternazioni della politica, è sovrano. Quanti nella loro quotidianità si insultano invocando professioni come quella della bidella o del contadino?

La politica italiana rappresenta la società italiana.

Una società, che per una sua buona fetta, è volgare, materialista, egoista, individualista, servile, clientelare, conservatrice, tradizionalista, dedita al lamento, all’ipocrisia, al tradimento, all’opportunismo, all’apparenza, è una società che ha voluto il fascismo con tutti i suoi valori, cosa che a parole ora rinnega ma nei fatti e nella sostanza rimpiange, è una società intollerante, razzista, discriminatoria.

Il lavoro della bidella e del bidello è un lavoro dignitoso così come lo è quello del contadino o della contadina, uno dei mestieri più antichi del mondo, ma il modo in cui vengono trattate queste professioni, considerate nell’immaginario collettivo, trovano perfetta corrispondenza nelle parole della Finocchiaro e De Girolamo .

Non mi creano stupore quelle parole, certamente deprecabili per l’intento manifestato, ma le reazioni ipocrite della società e della “buona” politica, che nei fatti nulla ha fatto e nulla farà per conferire la giusta dignità a chi è bidello o bidella nella scuola, o contadino o contadina devono indurre alla riflessione.

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Aveva giurato che lui indagati in lista non li avrebbe mai messi, Umberto Ambrosoli, il candidato del centrosinistra che da mesi cerca di vendere a tutti (ma proprio a tutti) la sua verginità, il suo essere incontaminato, il suo provenire da quella cosiddetta società civile che altro non è se non il calderone da cui pescano quelli che vogliono fare politica con l’abito nuovo e fresco di lavanderia. Tuonava contro la corruzione in Lombardia, contro la destra e la Lega, contro le spese pazze e penose. Si indignava, lui così sobrio e serio, portatore del verbo e della moralità.

Poi, quando meno uno se lo aspetta, ecco che venti (venti, sì) dei suoi (tra cui gente che puntualmente lo accompagna nella scalata al Pirellone) finiscono iscritti nel registro degli indagati. Motivo? Peculato. Tradotto, anche loro, i bellimbusti dell’opposizione che tanto fa la morale agli altri,spendevano e spandevano denaro pubblico in modo insensato. Certo, dice Repubblica, a destra gli indagati sono 62 – e quando si inizia a fare le comparazioni numeriche significa che gli specchi per arrampicarsi stanno finendo – e le note spese di quelli del Pd sono più corte di quelle del PdL.Cambia qualcosa? No, ovviamente.

E infatti, subito da Salvini a Formigoni è partita la pernacchia galattica ad Ambrosoli, al finto santo sempre più mediocre e scialbo. Lui, finito nel mirino e oggetto delle risate altrui, non trova di meglio che ribattere chiedendo alla Lega di “togliere i manifesti abusivi”. Sì, avete capito bene. Ecco la “società civile”.

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Mentre un tornado s’invortica sull’ILVA di Taranto, abbattendone le ciminiere proprio nel giorno in cui il governo si appresta a decidere il futuro del cancrificio della famiglia Riva, segno di un destino beffardo o piuttosto del fatto che gli strumenti di controllo climatico hanno ormai raggiunto una perfezione in grado di stupire anche il “complottista” più consumato, l’Italia intera continua a girare in tondo, senza trovare una sola coordinata alla quale potersi aggrappare.

I dati oggettivi provenienti dalle più svariate fonti, seppur edulcorati nel nome del politicamente corretto, raccontano un paese che sta crollando su sé stesso, vittima di una demolizione controllata messa in atto con cura certosina. Crollano i redditi delle famiglie, crollano i consumi, crollano i posti di lavoro, crollano le imprese, crolla la qualità e la quantità dei servizi pubblici, crollano le prospettive occupazionali e la capcità di arrivare a fine mese attraverso qualche alchimia, crolla la fiducia nel futuro e perfino il convincimento che sia possibile averlo, un futuro.

I banchieri golpisti diretti dall’usuraio Mario Monti continuano a dispensare le riforme necessarie per la demolizione controllata, mentre i camerieri politici, recentemente degradati al ruolo d’impiegati le “firmano” senza proferire parola.

Dopo avere eliminato il “fardello” delle pensioni, creando il dramma degli esodati e quello ben più grande di tutti coloro che pur pagando i contributi una pensione non la vedranno mai, lo stesso Monti sembra intenzionato a volgere la sua attenzione verso il sistema sanitario, da lui giudicato economicamente insostenibile per le casse dello stato.

Quello stesso stato che senza porsi alcun problema dissipa miliardi per la guerra e per le grandi opere di “mafia” ( gli F35 ed il TAV sono solo due esempi), ma nonostante una pressione fiscale fra le più alte al mondo sembra aver deciso che per garantire la sopravvivenza dei cittadini non c’é più una lira (o meglio un euro), ragione per cui é giunta l’ora che inizino ad arrangiarsi in qualche modo.

Smantellate le pensioni e smantellata la sanità pubblica, tramite cessione ai privati, in un paese dove non c’é lavoro e quel poco esistente diminuisce quotidianamente, le prospettive attraverso le quali “arrangiarsi” non sembrano poi molte e il ventaglio delle scelte finisce per ridursi a quella di mettersi un cappio al collo volontariamente o lasciare che l’inedia e le malattie lo facciano per te.

Ma mentre i tornadi imperversano, scuotendo il paese fin nelle fondamenta, il popolo italiano sembra non accorgersi di nulla e continua ad eseguire pedissequamente tutto ciò che gli viene ordinato dalla TV. S’infervora dinanzi alle campagne elettorali dei camerieri degradati, che quando torneranno in parlamento non avranno alcuna voce in capitolo, così come non ne hanno oggi. Corre a milioni alle urne per regalare due euro ad una pletora di buffoni senza arte nè parte. E soprattutto si recherà a votare in primavera una delle congreghe di faccendieri che lavorano per Mario Monti e una volta insediatasi nel consiglio di amministrazione della “banca Italia” di euro ne pretenderà molti ma molti di più, fintanto che il cappio non sarà ben chiuso e la persona deprivata di ogni avere potrà venire smaltita in quanto rappresenta un peso “insostenibile” per la società.

Marco Cedolin

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Periodicamente il lessico politico italiano produce un nuovo termine gergale, spesso pseudo-ironico, che si diffonde come un herpes su tutti i media. Nell’ultimo ventennio ci sono stati il Ribaltone, l’Inciucio, il Tagliando, il Predellino, la Sobrietà. Ora è la volta della Rottamazione, termine che Matteo Renzi, da fan dichiarato di Marchionne, sostituisce a ”pensionamento” quando parla di svecchiare i vertici del PD allontanando quei leader la cui tessera di parlamentare può essere datata solo dall’esame del carbonio 14.

L’eventuale rottamazione dell’intera classe politica viene descritta dai rottamandi come un’epurazione barbarica. In realtà, come la plateale stronzaggine di Matteo Renzi dimostra, sarebbe qualcosa di anche peggiore: sarebbe inutile. Perché gli italiani sono hoarder.

L’ Hoarding è una patologia ossessivo-compulsiva che induce a conservare e accumulare qualsiasi tipo di cianfrusaglie, anche se palesemente inutili, ripugnanti, e/o pericolose, compresa la spazzatura, dalla quale l’hoarder finisce letteralmente sepolto nella propria casa ridotta a discarica, e allevamento di scarafaggi.

Se l’hoarder non riceve le cure adeguate, sgomberare e ripulire la sua casa risulta inutile, perché in breve tempo riesce a stiparla da capo di spazzatura, e il ciclo ricomincia.

I politologi sostengono spesso che gli italiani siano in maggioranza conservatori: è vero. Conservatori di monnezza. Infatti, un paio d’anni dopo Mani Pulite, erano già riusciti di nuovo a riempire il Parlamento di merda. Oggi la qualità del materiale candidato a rimpiazzare quella merda dimostra che il ciclo sia già ricominciato.

Mentre gli elettori del PD scambiano un arrogante cazzone di Gallipoli con un arrogante cazzone di Firenze, gli elettori del PDL continuano a migrare dal partito di proprietà del miliardario pagliaccio, al partito di proprietà del pagliaccio miliardario. E i leghisti rimpiazzano la limpida coerenza di Bossi, che diede a Berlusconi del mafioso, e poi ne diventò ministro, con la coerente limpidezza del suo vice Maroni, l’ex ministro così impegnato a combattere la Mafia da non accorgersi della ‘Ndrangheta.

Intanto, trasversalmente, metà degli italiani sogna di continuare a essere governata dall’Anticrisi, cioè dallo stesso sistema finanziario che ha causato la crisi, e che adesso la sta facendo pagare a invalidi e terremotati, con quel ”rigore” premoderno che sta portando al disastro socio-economico tutti i paesi nei quali viene applicato.

Gli italiani sono hoarder.

Incapaci di scrostare dalle fondamenta l’eterno mefitico sostrato di clericalismo e ur-fascismo, chiamano ”rinnovamento” sostituire ferraglia che ha smesso di funzionare corrosa dalla ruggire e dai liquami, con ferraglia che non ha mai funzionato. Considerano nuovo un volto da culo che ha cominciato la carriera politica vent’anni fa nella Democrazia Cristiana, della quale il padre era consigliere comunale.

Così le Repubbliche si susseguono senza nessun vero ricambio sostanziale, si stratificano, si sedimentano, e lo spazio vitale diminuisce sempre di più.

Alessandra Daniele

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Costruiscono le basi di guerra americane, come Sigonella in Sicilia e il Dal Molin a Vicenza, devastano i territori prosciugando le falde acquifere ed inquinando i terreni, come avvenuto durante lo scavo delle gallerie del TAV nel Mugello e come averrà a Chiomonte in Val di Susa, dove la CMC ha l’appalto per il cantiere fortino e lo scavo del primo tunnel. Sono fra i cementificatori che a Milano trasformeranno centinaia di milioni di euro estorti ai contribuenti italiani in torri di calcestruzzo e amenità assortite in occasione dell’Expo 2015, stanno devastando le Marche e l’Umbria nell’ambito del progetto Quadrilatero, avevano l’appalto per il Ponte sullo Stretto di Messina voluto da Berlusconi, hanno collaborato alla devastazione delle montagne torinesi in occasione delle Olimpiadi di Torino 2006, hanno partecipato a quella truffa ai danni dei contribuenti italiani che è stata ed è la Salerno – Reggio Calabria. Non solo in Italia ma in tutto il mondo, costruiscono inceneritoti, mega dighe dagli impatti ambientali devastanti, asfaltano, cementificano, deforestano, inquinano e costruiscono profitti miliardari sulla pelle delle popolazioni costrette a subire le conseguenze del loro “lavoro”.

Sono una cooperativa rossa, perché questa formula societaria permette loro di evadere legalmente la maggior parte delle tasse, ma in realtà si tratta di una delle maggiori multinazionali mondiali che operano nel campo delle costruzioni, “coccolata” dal Dipartimento della Difesa americano e da un’infinità di governi che apprezzano la sua spregiudicatezza ed i “prezzi al ribasso” che grazie al fatto di essere una cooperativa riesce a spuntare nel corso delle gare di appalto. E protetta da quasi tutto l’universo della sinistra italiana che dal PD a quel che resta di Rifondazione Comunista ne difende pedissequamente l’operato, anche qualora sia in netto contrasto con il pacifismo e l’ambientalismo attraverso i quali ha costruito decine di anni di campagne elettorali.

Il lavoro innanzitutto, non importa se le sue conseguenze saranno l’avvelenamento e la distruzione dell’ambiente o il supporto alle guerre americane, quello che conta è che i profitti vengano gestiti all’interno del “partito” e che della CMC si parli il meno possibile, affinché il “partito” possa continuare a bettolare intorno a temi come l’ecologia e la pace nel mondo, raccogliendo voti fra le anime ingenue che ci credono. Questo a grandi linee risulta il pensiero non solo di Bersani, ma anche della grande quantità di uomini politici minori, del PD, di SEL e della maggior parte dei partitelli di sinistra che spesso “vanno a braccetto” proprio con i cittadini che si battono contro le grandi opere e le nocività per difendere la propria salute ed il proprio futuro.

Un gruppo di “coraggiosi”, non solo NO TAV, ma anche cittadini appartenenti alle varie realtà che in Italia lottano contro le devastazioni portate dalla CMC nei territori in cui vivono, ha deciso di non soggiacere alla regola non scritta in virtù della quale nel nome dell’omertà la cooperativa rossa non si deve contestare ed hanno capito che alzare la voce contro la mafia del tondino e del cemento è non solo un diritto ma soprattutto un dovere, a prescindere da quale sia il suo colore.

Marco Cedolin

Tanto tuonò che piovve. Se vogliamo usare un eufemismo a tuonare è stato proprio Bersani, triste mentore di un partito che ha fatto della corruzione e del malaffare la propria bandiera, con quel “Fassisti” indirizzato ai seguaci di Grillo e più in generale al popolo del web, entrambi rei d’indirizzare epiteti poco eleganti nei confronti della sua persona e della congrega di cialtroni da lui capitanata.

Se il termine “Fassisti”, fin troppo abusato in un paese perennemente con gli occhi rivolti all’indietro, può aver fatto sorridere, in qualità di stucchevole esternazione di un politico imbolsito ormai senza argomenti, la dura presa di posizione sottesa nell’urlo di Bersani sembra avere suonato la carica nel PD, per una battaglia all’ultimo sangue contro colui che essi considerano come il proprio principale concorrente.

Proprio negli ultimi giorni infatti, sui giornali diretta emanazione del PD, con in testa la Repubblica, si sono accavallati articoli e reportage di ogni genere che miravano a screditare Beppe Grillo, spulciando giù nel suo passato quasi fino alla tenera età.

A mettere la ciliegina sulla torta ci ha pensato  la trasmissione “Piazza Pulita”, andata in onda su LA7, durante la quale Grillo ed i grillini sono stati vivisezionati peggio di quanto potesse accadere sul tavolo di un coroner, in attesa del gran finale, consistente in un’intervista fuori onda (che vuol dire fuori onda, un’intervista o tu l’autorizzi o in onda non ci va) risalente a maggio, ma resa pubblica solo ieri sera, nel corso della quale il consigliere regionale emiliano del movimento 5 stelle Giovanni Favia si produce in giudizi non proprio lusingieri riguardo al movimento al quale appartiene, mettendo in evidenza la gestione verticistica dello stesso da parte di Gianroberto Casaleggio e stigmatizzando la mancanza di quella democrazia da sempre propagandata da Grillo e dai 5 stelle.

A stupire non è certo il contenuto delle parole di Favia, dal momento che chiunque bazzichi l’informazione sul web era da tempo immemorabile al corrente di come il successo del movimento 5 stelle fosse stato costruito fino ad oggi attraverso la sinergia di tre elementi. Un grande comunicatore come Beppe Grillo, un grande stratega con gli agganci giusti come Casaleggio e una moltitudine di cittadini volenterosi (la maggior parte dei quali in totale buona fede) che a titolo gratuito si sono prestati a fare politica per tentare di cambiare qualcosa. Unitamente alla compiacenza della buona stampa e dei poteri finanziari.

E sono proprio la buona stampa ed i grandi poteri finanziari ad avere sentenziato la fine del “fidanzamento” con i 5 stelle. Se negli anni passati Beppe Grillo, unitamente a marchettari come Rizzo e Stella, è stato utile per demonizzare la “casta” politica attraverso argomentazioni marginali che riguardavano i privilegi della stessa, al fine di lastricare la strada per il governo tecnico dei banchieri, oggi la troppa popolarità raggiunta dal movimento in tutta evidenza inizia a preoccupare, soprattutto se declinata in chiave elettorale.

Casaleggio, da sempre ignorato da stampa e TV, balza agli onori della cronaca, le beghe interne al movimento diventano di pubblico dominio e la “democrazia” si trasforma in una buccia di banana sulla quale far scivolare Grillo con il “vaffanculo” strozzato in gola.

Possiamo star certi che se avvicinandoci alla farsa elettorale prossima ventura, il movimento 5 stelle godrà ancora di sondaggi a due cifre ne vedremo sicuramente delle belle.

Marco Cedolin

Categorie : Informazione, Politica
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