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Zero Privilegi Puglia

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Affrontare la questione immigrazione e cittadinanza senza incorrere nel rischio di sottoporsi ad accuse di razzismo o buonismo è, nel nostro paese, un impresa ardua ed ha sicuramente sbagliato Grillo ad esprimersi sull’argomento con una dichiarazione di poche righe, tra l’altro poco chiare, sfruttata poi per dare il via ad una scontata quanto sterile polemica col solo intento di danneggiare l’immagine di un moVimento che anche i più pessimisti adesso sanno essere un temibile competitor elettorale. La tematica, mai affrontata con serenità e sopratutto con serietà e ragionevolezza è stata, invece, sempre sfruttata a fini elettorali per impegnare la gente in questo eterno quanto finto scontro tra destra e sinistra. Lo scontro al posto del confronto è sempre molto utile a partiti e politici di mestiere per poter mantenere il controllo del potere, è così su questo tema ed è cosi su molte altre questioni mai affrontate e quindi mai risolte.

Facilissimo mantenere lo scontro tra chi vorrebbe il libero ingresso e la libera circolazione di tutti i cittadini del mondo e chi invece li vorrebbe buttare tutti a mare. Il non aver affrontato la problematica senza dogmi ma con ragionevolezza e lungimiranza ha creato una serie di situazioni di difficile convivenza e sopportazione che alimentano ancora di più lo scontro tra le varie fazioni. Sono, infatti, figlie di questo clima e del volerlo mantenere le diverse abberrazioni che possiamo riscontrare in Italia. Da quei veri e propri Lager definiti dalla legge Centri di Identificazione ed Espulsione introdotti dalla Turco-Napolitano (si, proprio quello che adesso lancia moniti) approvata dal governo Prodi di cui facevano parte tutti quelli che in questi giorni hanno criticato e urlato la loro indignazione di fronte alle dichiarazioni di Grillo, ivi compreso quel Paolo Ferrero allora ministro per passare al reato di clandestinità introdotto invece dalla Bossi-Fini (si, quei due che adesso fanno finta di essere uno contro l’altro).

Questo clima e la volontà di mantenerlo mi pare stia ancora una volta facendo partorire una norma che, pur partendo da sani e condivisibili principi, rischia di creare più problemi di quanti ne voglia risolvere. Mi riferisco naturalmente alla legge di iniziativa popolare denominalta L’Italia sono anch’io che poi  iniziativa popolare non è visto che promossa da forze politiche che siedono (comodamente) in Parlamento, PD in primis.  Questa proposta prevede la concessione automatica della cittadinanza a coloro che nascono nel territorio italiano, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Principio di per sè nobile e condivisibile, ma che senso ha garantire dei diritti ai nascituri senza riconoscerne alcuno ai relativi genitori, perchè qui casca l’asino e la proposta evidenzia una  falla che rischia di far affondare la nave. I genitori di queti nuovi cittadini rimarrebbero ospiti, un ospitalità dipendente dal possedere un lavoro, e che succede se perdono il lavoro, cosa non da escludere soprattutto con questi venti di crisi? La proposta non prende per niente in esame questo aspetto e allora rimarrebbe in vigore la norma attuale e se un extracomunitario perde il lavoro l’unica cosa che dovrebbe fare è lasciare il nostro paese. Non ha diritto a cercarsi un altro impiego, deve far ritorno nel proprio paese o in alternativa entrare in clandestinità col rischio di finire in uno di quei Lager di cui parlavo prima. E poi, la proposta si rivolge solo a chi nasce nel nostro paese, mentre nulla dice per chi arriva qui, e sono tanti, ancora bambino. Che vogliamo fare figli e figliastri?

Sui diritti politici poi siamo al solito assurdo. O si danno o non si danno. Che senso ha dare solo il diritto al voto amministrativo? Se riconosciamo un individuo, in tutto e per tutto, facente parte della nostra comunità abbiamo il dovere di riconoscergli tutti i diritti politici quindi sia il diritto al voto in tutte le consultazioni elettorali sia il diritto alla candidatura. Vie di mezzo servono solo a creare differenze sociali che di certo non favoriscono l’integrazione e la convivenza ma sono, invece, molto utili a mantenere quel clima di scontro tanto utile alle forze politiche.

Questa è la mia opinione sulla proposta di legge in questione e i motivi per cui non ho partecipato alla relativa campagna. Diversamente ne avrei già parlato da tempo e qualcuno mi avrebbe visto per le strade a raccogliere le firme. Mi rimane quindi da rivolgere una domanda a quei rappresentanti politici ostunesi che in questi giorni non hanno perso occasione per criticare e, soprattutto condannare, le dichiarazioni di Grillo: se, come pare, sostenete quella proposta perchè non l’avete sostenuta raccogliendo le firme come avete fatto in altre occasioni? Sputare è facile essere coerenti un po’ meno.

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Un aggiornamento sugli sviluppi della ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese dopo il risultato referendario di Giugno nel comunicato stampa del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, ricordandovi che mentre il PDmenoL si appropriava indebitamente della vittoria referendaria lo smemorato di Terlizzi in alias Nichi Vendola ha concentrato tutta la sua campagna elettorale per la riconferma al governo della regione Puglia promettendo in ogni dove l’approvazione immediata della proposta di legge elaborata proprio insieme al Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”.

ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN

 Dal “rumore mediatico” che gli schieramenti politici stanno provocando sembra che emergano due posizioni nette:

1) la Regione Puglia, recependo la volontà degli elettori (espressa nel referendum del 12-13 giugno), vuole ripubblicizzare l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A. mediante una legge regionale;

2) il Governo nazionale, ignorando quella stessa volontà, vuole impedirlo.

Se le apparenze non ingannano, abbiamo quindi da un lato i “buoni” e dall’altro i “cattivi”: situazione chiarissima. Il problema però è che qui le apparenze ingannano, eccome!

Intendiamoci: l’atto del Governo nazionale non è assolutamente condivisibile, in quanto, cercando di aggrapparsi a tutti i possibili appigli giuridici, mira di fatto a conservare lo “status quo” e, quindi, a ignorare la volontà degli elettori.

Però, detto questo, non abbiamo ancora fatto chiarezza fino in fondo, in quanto i processi in atto travalicano il mero rapporto fra una Regione e il Governo nazionale e vedono coinvolti molteplici soggetti e interessi che, giocando su più fronti, non sono immediatamente riconoscibili.

La legge regionale pugliese in questione, nel pronunciarsi in merito alla forma giuridica che il nuovo acquedotto “ripubblicizzato” dovrà assumere fa riferimento a una vaga “azienda pubblica regionale”, che non è prevista in quella forma dalla legislazione italiana.

Le ripetute richieste di chiarificazione su questa “vaghezza” del testo di legge, da parte del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, hanno per ora ricevuto l’assicurazione che la forma giuridica sarà quella di “azienda speciale” dal capogruppo di SEL alla Regione Puglia, ma ancora (e benché sollecitate) non vi sono dichiarazioni ufficiali in tal senso e il ricorso del Governo nazionale rischia di creare ulteriori elementi di confusione.

Inoltre, non possiamo non ricordare che il testo originario del disegno di legge regionale, concordato con i rappresentanti del Comitato pugliese e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, qualificava esplicitamente il servizio idrico integrato come “servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica”, sottraendolo, quindi, di fatto e di diritto alla disciplina della concorrenza e di conseguenza alla competenza statale. Nel testo definitivo, per volontà del legislatore regionale, quella chiara specificazione è stata soppressa e tale soppressione, alla luce dei fatti, non è stata priva di conseguenze, visto che proprio alla tutela della concorrenza si appella ora il Governo, per impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, in quanto tutto ciò che attiene ai mercati e alla concorrenza è di competenza statale.

Possiamo parlare di autogoal del Consiglio regionale, in questo caso?

Il fatto che la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, in questo caso di quello pugliese, incroci percorsi del tutto opposti lo si evince dal moltiplicarsi di iniziative ed eventi apparentemente “innocenti”, i cui attori e promotori sono tutt’altro che neutrali.

Basti pensare al fatto che l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A., in compagnia di società come Hera S.p.A., Acea S.p.A., di multinazionali come Veolia, ecc., risulta essere fra gli sponsor del “Festival dell’Acqua”, fortemente voluto e organizzato da Iren S.p.A. e Federutility. Qualcuno può pensare che Federutility (nella cui giunta esecutiva, per inciso, vi è anche Ivo Monteforte, Amministratore Unico di AQP S.p.A) condivida le posizioni di chi, ritenendo l’acqua bene comune dell’umanità, chiede coerentemente che venga gestito come tale, e non come merce? Sul serio?

La nostra impressione, studiando la situazione in atto, è che dopo i risultati referendari, coloro che sono contrari a qualsiasi ipotesi di ripubblicizzazione reale del servizio idrico, lungi dall’essersi arresi alla volontà dei cittadini – poiché il capitale e gli interessi che suscita difficilmente si arrendono – stiano lavorando attivamente a un “piano B”, per salvare il “salvabile” (secondo il loro punto di vista). E così, se il “piano A” – ovvero la privatizzazione pura e semplice del servizio idrico e di tutti i servizi pubblici – risulta ormai impraticabile, con gran dolore di chi lo aveva architettato e difeso (Confindustria, ma non solo), i suoi precedenti sostenitori possono trovare conveniente giungere a una sorta di “intesa operativa” coi sostenitori attivi del “piano B” (per esempio Federutility), che punti al “male minore” (sempre secondo loro), ovvero la difesa delle gestioni miste e delle S.p.A., come una sorta di “linea del Piave”, oltre la quale non far assolutamente passare le idee e i progetti di concreta ripubblicizzazione.

Se le cose dovessero stare davvero così come pensiamo, potrebbero esserci aree di convergenza, e di “intesa bipartisan”, fra i “privatizzatori” liberisti attualmente al governo in Italia e settori dei “riformisti” di centrosinistra; e il testo sul quale potrebbero effettivamente, nell’immediato futuro, convergere consensi bipartisan (magari dopo qualche schermaglia “scenografica”, per salvare le forme) è già pronto in realtà, ed è la proposta di legge del PD.

Non vogliamo pensare che l’atto con il quale il Governo nazionale ha impugnato la legge regionale pugliese faccia parte del fuoco di sbarramento che serve per creare le condizioni necessarie a questa intesa bipartisan. Eppure troppi dati ci portano a ritenerla un’ipotesi fondata.

In una situazione come questa, a buon diritto il Comitato pugliese “Acqua bene comune” rifiuta nettamente di farsi strumentalizzare da chi fino a ieri era contrario alla ripubblicizzazione; le nostre osservazioni critiche e i nostri rilievi in merito alla legge regionale, e al comportamento delle istituzioni pugliesi, non implicano alcuna vicinanza o “collateralità” rispetto alle posizioni del centrodestra liberista. Ma d’altra parte non vogliamo neppure passare come sostenitori di una rappresentazione “fiabesca” della realtà, ridotta a una lotta più o meno edificante fra “buoni” e “cattivi”.

Non ci interessa fare da supporto, come attori o comparse, alle strategie comunicative altrui, né fare da testimonial in più o meno ben orchestrate campagne di marketing elettorale. Il nostro ruolo è altro e diverso, e ben lo conosce chi ha seguito in questi anni il nostro lavoro sul territorio: informarsi, informare, continuare incessantemente a mettere alla prova le istituzioni circa la loro capacità di tradurre le intenzioni e gli annunci in atti concreti.

 Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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“Ulla la, ulla la, ulla la la questo è il valzer del moscerino, ulla la, ulla la, ulla la la questo è il valzer che fa la la la” Così recita una nota canzoncina che le mie bimbe di 11 e 8 anni sovente intonano. Allegro e divertente ascoltarle e vederle danzare. Non altrettanto allegro e  divertente, ma patetico e ridicolo invece la solita cantilena con cui la giunta comunale ostunese intrattiene da tempo gli abitanti della città bianca. Il primo ballerino dirige le danze mentre gli altri cavalieri, in continuo lamento sia per il tipo di ballo che per la qualità dello stesso, non esitano poi a dimostrare tutta la loro gioia e la loro sottomissione nel momento in cui vengono scelti per un giro di ballo.

A dirla tutta la cantilena è nota da subito, non appena questa amministrazione comunale si è insediata in seguito al successo elettorale che ha visto la riconferma del sindaco Tarzanella. I Patetici Disperati, maggioranza nella maggioranza, sostenevanpo di aver diritto, in base ai risultati elettorali, a quattro assessorati più la presidenza del consiglio comunale e che MAI avrebbero rinuciato a tale diritto per cederlo ad una lista che era riuscita ad ottenere solamente una manciata di voti. Questa tiritera è durata qualche settimana, tant’è che alla prima convocazione del consiglio comunale la giunta non era ancora stata definita. I giornali “informavano” limitandosi a trascrivere le dichiarazioni di uno e dell’altro. Come prevedibile sin dall’inizio il primo ballerino impose le sue scelte e così i Patetici Disperati rinunciarono ad un assessorato ed il “MAI rinuceremo” sparì dalle dichiarazioni e di conseguenza dai giornali. Nessuno si prese poi l’onere di spiegare ai propri elettori i motivi di questa scelta e d’altro canto non si rilevò nessun giornalista che pose tale domanda.

Il ritornello venne riproposto a distanza di poco più di un anno in quella che venne mediaticamente definita la crisi di capodanno. In giunta si discuteva una delibera con la quale si approvava il trasferimento al comune di Ostuni di un operatore ai servizi cimiteriali. Del tutto “casualmente” beneficiario di questo provvedimento un parente di un consigliere d’opposizione amico. Amico nel senso che ha più volte dichiarato la sua ammirazione personale e politica nei confronti dell’attuale sindaco. Un vecchio volpone della politica, ex sindaco e in consiglio comunale da anni. Per farvi capire il tipo vi dico che è stato quello che ha ufficialmente proposto di dedicare una via cittadina all’ex latitante Bottino Craxi. All’accogliemento della domanda di trasferimento pare che erano contrari i Patetici Disperati assessori. La cosa fece imbestialire il primo ballerino che immediatamente ritirò agli stessi le deleghe assessorili. Seguirono le solite dichiarazioni di uno e dell’altro fedelmente riportate dagli organi di “informazione” locali con cui i protagonisti della vicenda si lanciavono vicendevolmente pesanti accuse. Il tutto si concluse dopo circa una decina di giorni, gli assessori si riaccomodarono sulle loro poltrone e la domanda di trasferimento fu accolta. Quali siano stati i reali motivi del contendere o il perchè i Patetici Disperati abbiano cambiato idea sulla questione del trasferimento non è dato a sapersi.

Ed eccoci ai giorni nostri quando, qualche settimana fa, si è cominciato a profilare un rimpasto di giunta anche per andare incontro alla richiesta del quarto assessore dei Patetici Disperati. Quattro le poltrone interessate. Due degli occupanti, Marzio e Solonna della lista “civica” Ostuni che lavora (e gli altri che fanno, se la grattano?) saputo di dover lasciare il posto rassegnano immediatamente le dimissioni e se ne vanno sbattendo la porta. Di nuovo i giornali riportano fedelmente le dichiarazioni di uno e dell’altro. I due non si lamentano di dover abbandonare il loro posto, ma semmai delle scelte amministrative e politiche del primo ballerino ed in particolare le critiche riguardano il bilancio economico che secondo loro è fuori di ogni logica oltre che in contrasto col programma e l’intenzione di far entrae in giunta un componente dell’opposizione che tra l’altro era candidato sindaco come alternativa all’attuale. L’epilogo, noto e scontato, è sempre lo stesso, i due sono rientrati nei ranghi ma a breve lascieranno il loro incarico, questa volta felicemente concordi, per far posto anche al componenete dell’opposizione e delle critiche al bilancio, rimasto com’era, più nessuna traccia.

I giornali naturalmente non ne parlano ma è evidente che questi balletti con il solito e scontato finale hanno delle contropartite che noi ignoriamo. Contropartite che vengono definite nelle chiuse stanze del palazzo, i cui termini sono noti solo ai contraenti che ben si astengono dal renderli pubblici e che comunque poco hanno a che fare col benessere della città e dei suoi cittadini.

Ulla la, ulla la, ulla la la questo è il valzer dell’assessorino, ulla la, ulla la, ulla la la questo è il valzer che fa la la la!!!

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Le prime pagine dei giornali forniscono tutte le spiegazioni che servono per capire perché, se ci salveremo dal fallimento, sarà solo ed esclusivamente una questione di culo.
Napolitano si preoccupa dei ministeri al Nord, come se credesse veramente che mettere una targa davanti a un ufficio vuoto possa compromettere la situazione politica italiana. I ministeri, con ministri, ministeriali e tutto il gregge di mangiatori a ufo che campa grazie alla  superflua burocrazia italiana è saldamente ancorato a Roma e da lì non li sposta nessuno. La targhetta a Monza è solo il premio di consolazione per la sciura di Cassano Magnago che il pomeriggio telefona a Radio Padania per dire che non se ne può più di questi negher e della monnezza di Napoli. Siccome, dopo anni di proclami, negher e monnezza se li deve tenere lo stesso, ecco la targhetta. Possibile che Napolitano sia l’unico a non averlo capito? Possibile che un uomo della sua esperienza non sappia che portare la questione a livello nazionale è attribuirle un valore di molto superiore a quello che è?

Segue, subito dopo, il “Processo Lungo”, dopo che per mesi hanno consumato fiumi d’inchiostro e inscenato furibonde discussioni sul “Processo Breve”. E’ significativo che nel pieno della bufera economica internazionale le agende parlamentari siano occupate con una questione che, fino a qualche giorno fa, non sembrava così prioritaria. I soliti maligni penseranno che si possa trattare dell’ennesima legge per favorire qualcuno, magari Silvio Berlusconi?, ma evidentemente non è così. E’ tanto evidente che rinuncio a spiegare il perché. E’ evidente. Basta. E’ così. Punto.

Terza, ma sempre in zona medaglia, la questione decoder (di Silvio Berlusconi) venduti con il contributo del governo (di Silvio Berlusconi) per consentire la visione dei canali sul digitale terrestre (di Silvio Berlusconi). Però, se Silvio Berlusconi invece di governare avesse perseguito esclusivamente i suoi interessi gli italiani se ne sarebbero accorti, no?

Segue “Report” che si farà (una preoccupazione in meno), Brunetta e la parola “cretino” nello stesso titolo di giornale (che novità), il Trota, un po’ di Afghanistan, il terremoto dell’Aquila, un paio di politici accusati di corruzione e poi, solo poi, una notiziola che dovrebbe interessare un po’ tutti, ma che si trova affogata in un’intervista a Prodi che non si fila più nessuno. Ieri il Financial Times ha riportato che Deutsche Bank, fra gennaio e giugno del 2011, ha ceduto l’88% dei titoli di stato italiani in suo possesso, benché i rendimenti siano più che competitivi. In pratica, la banca tedesca ritiene che il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani non sia più favorevole. Sappiamo che i rendimenti sono alti, oltre tre punti rispetto agli analoghi titoli tedeschi. Il rischio, quindi, deve essere altissimo. I tedeschi credono seriamente che l’Italia possa fallire.
Sono questi fatti a doverci preoccupare seriamente più che le valutazioni delle agenzie di rating. Mentre il PD si mobilita per la class action in difesa dell’onore violato, l’unica arma di cui si sente parlare in Italia per evitare il default, invece di mettere sotto controllo la spesa, è la “patrimoniale”, un prelievo una tantum basato sulla ricchezza totale dei soggetti. L’idea sarebbe quella di colpire i “ricchi”,  in realtà la patrimoniale colpisce solo quelli il cui patrimonio è censito: libretti postali, una casa di proprietà, conti in banca, titoli di stato. I ciucci che tirano il carretto, come voi che leggete come me che scrivo. La ricchezza vera è diluita in società anonime, banche estere, proprietà off shore, cassette di sicurezza, oro e non è nemmeno sfiorata dalla patrimoniale. Leggi questo ottimo articolo di Sandro Brusco, capirai che mentre si fa tutta questa manfrina, il prossimo tordo da infilzare sarai tu, povero stronzo. E mentre ti infileranno lo spiedo su per il culo tu godrai pure, perché pensi che se spogliano te, staranno spogliando anche i ricchi. Invece non è vero, ma ti sei bevuto che ti regalavano una giornata di ferie per il centocinquantenario dell’unità e ti berrai pure questa.

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Una volta tanto non posso che concordare con quanto affermato da PG Bersani: ci vuole un nuovo quadro politico, non dobbiamo concedere nulla all’antipolitica, quanto avvenuto negli ultimi 15 anni nel nostro paese dimostra quanto deleteria questa possa essere. Parole sacrosante, peccato che alle stesse io attribuisco un significato completamente diverso rispetto al segretario del PDmenoL e, in rispetto a quanto affermava Voltaire “quando parli con me definisci i tuoi termini” cercherò di approfondire un pò i concetti.

NUOVO QUADRO

Potrà mai essere possibile disegnare un nuovo quadro politico con gli stessi soggetti che da decenni fanno da sfondo, primo piano, contorno e persino la cornice? Mi pare che ciò che suggerisce il Bersani sia il riprodurre un qualcosa di già noto e stranoto che, come succede quando si riproduce un’opera d’arte, porta ad ottenere solamente una brutta copia e di poco valore dell’originale. Se poi pensate che, nella fattispecie politica, l’originale è già sgradevole sia a vedersi che sentirsi, immaginatevi cosa possa uscire da una brutta copia.

Capisco bene che la drammatica situazione in cui ci troviamo ed il patetico scenario politico spingono a credere che qualsiasi cosa d’altro è meglio, ma è fondamentale, proprio per  non precipitare ancora più in basso, ricordarsi che cosa sia il realtà l’altro che, vale la pena ricordarlo, abbiamo già avuto modo di vedere all’opera. Ve li ricordate i vari Prodi, Dalema e Amato? Non mi pare proprio che abbiano dato, o anche solo provato a dare il via ad un nuovo corso politico. Tant’è che è stato proprio l’aver “goduto” della loro opera che poi ha dato il via allo strapotere del venditore di tappeti. Qualche giorno fa un caro amico coi capelli brizzolati mi ha detto: se trent’anni fa qualcuno mi avesse detto che avrei rimpianto Andreotti mi sarei fatto una sonora risata, oggi mi viene da piangere.

La realizzazione di un nuovo quadro politico non può che partire dall’individuazione di nuovi soggetti e dall’instaurazione di una democrazia diretta in sostituzione di quella rappresentativa, il modello Islanda insegna. Tutto ciò non può che partire dal mettere definitavamente in soffitta l’attuale quadro senza distinzioni di sesso, razza o età. Che si chiamino Berlusconi o Alfano, Fini o Casini, Bersani, Vendola, Di Pietro o Ferrero coi loro compari e affiliati se ne devono andare fuori da coglioni. Liberi di fare politica ma non nelle istituzioni dove già hanno fatto enormi danni. Persone nuove che non hanno mai svolto incarichi elettivi o di nomina politica e per un tempo determinato (max 2 legislature) se no le future generazioni si troveranno di fronte gli stessi problemi.

ANTIPOLITICA

Prima di parlare di antipolitica è necessario chiarirci sul significato di politica che mi pare troppo spesso confuso con quello di partiti politici. La politica è l’arte di occuparsi della polis, della città, della società ed individuare e realizzare quelle strategie atte a soddisfare e risolvere i problemi in un ottica di bene collettivo. I partiti, di contro, sono associazioni che si sono arrogati l’esclusiva del fare politica e, complici i cittadini che hanno consegnato loro una delega in bianco, alla ricerca del bene collettivo hanno sostituito il soddisfacimento degli interessi di taluni in grado di garantirgli il necessario consenso elettorale per il mantenimento del loro potere. a dimostrazione di ciò basta soffermarsi a riflettere sul come i partiti e gli uomini politici ottengono e mantengono il consenso elettorale. Dove vai vai non mi pare ci sia un solo cittadino, ad eccezione dei cosidetti militanti, che dia un giudizio positivo su un qualche partito, i più benevoli si fermano al son tutti una maniera. E allora come ottengono i voti? Semplice, favorire i poteri forti e occupare con uomini fidati le poltrone di aziende ed enti pubblici consente loro di distribuire poi favori agli elettori in termini di posti di lavoro, appalti, sub-appalti e concessioni. Detto in poche parole: voto di scambio, facile da attuare in una popolazione convinta del tanto son tutti una maniera.

Fatte queste precisazioni risulta evidente che la vera antipolitica, ovvero coloro che si muovono ed agiscono in direzione contraria al bene collettivo non sono certo quelle migliaia di cittadini e di comitati che impiegano il loro tempo libero per l’acqua pubblica, per la tutela dell’ambiente e del paesaggio, per evitare la distruzione della Val di susa e della sua popolazione, che lotta contro la realizzazione dei cancrovalorizzatori, che denuciano il malaffare e la corruzione, ecc, ma semmai i partiti a cui, come ben diceva il Bersani, non  dobbiamo concedere nulla a partire da tutti quei miliardi di euro che ci rubano ogni anno dalle tasche.

Aderisci al moVimento 5 stelle - Ostuni

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Di Alessandro Marescotti

Gli italiani non vogliono questa guerra. Il 60% si dichiara contrario in un sondaggio dell’Ipsos.

Se questo è vero, quale rappresentatività democratica ha la maggioranza dei parlamentari che ha votato per i bombardamenti sui bunker di Gheddafi?

Questi parlamentari ci hanno consultato prima di votare? Hanno fatto delle assemblee con i loro elettori? L’articolo 1 della Costituzione dice che la “sovranità appartiene al popolo”: questi parlamentari che hanno votato per i bombardamenti quale italiani rappresentano? E li hanno ascoltati?

Bersani dice che i missili che andranno a bombardare hanno anche il timbro della Lega. Ma Bersani ha chiesto agli iscritti e elettori del PD se era necessario aggiungere anche il timbro del PD? Dare parere favorevole sui bombardamenti senza consultare la base, per un partito che si definisce “democratico”, è cosa su cui evitiamo persino di fare commenti perché è superfluo.

Ma la cosa grottesca è che Bersani nel 2009 ha votato a favore del Trattato di amicizia italo-libico, firmato con Gheddafi. Che cosa prevede. Ce lo spiega il prof. Natalino Ronzitti: “I principi che debbono informare le relazioni italo-libiche sono in buona parte contenuti nella Carta delle Nazioni Unite, cui il Trattato fa continuo riferimento: rispetto della eguaglianza sovrana, divieto di ricorso alla minaccia e all’uso della forza, non ingerenza negli affari interni, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Il capitolo sui principi si apre con una disposizione che conferma la centralità delle Nazioni Unite e il rispetto della “legalità internazionale”, dizione alquanto inconsueta, ma che può essere interpretata come volontà di improntare le relazioni internazionali ad uno stretto rispetto del diritto internazionale”.

Se Bersani riteneva che Gheddafi fosse un massacratore del suo popolo, perché ha votato a favore di questo trattato? Perché ora si mette l’aureola e si scaglia contro un dittatore con il quale è stato firmato un Trattato di amicizia che prevede in non ricorso non solo all’uso della forza ma anche alla minaccia di tale uso?

Ma ciò che è imbarazzante notare è che questi parlamentari evidentemente non hanno letto integralmente la risoluzione dell’ONU n. 1973 sulla Libia, e se la conoscono mentono quando dicono che prevede questo tipo di bombardamenti. Negli studi televisivi invocano la piena attuazione della risoluzione dell’Onu come se essa prevedesse la cacciata di Gheddafi. La risoluzione riconosce invece il governo libico e mai ne mette in dubbio la sua legittimità. Quindi qanto sta avvenendo (bombardamenti su Tripoli, tentativo di eliminare il rais, uccisione di figlio e nipoti) è fuori dalla risoluzione Onu, quindi è un crimine di guerra. Non si puo’ ignorare che la risoluzione Onu 1973 non prevede la destituzione di Gheddafi. Solo dopo un legale processo per crimini contro l’umanita’ (e non con un bombardamento illegale) si può richiederne la destituzione (bisogna vedere come attuarla poi, dato che Pinochet è morto nel suo letto).

Una delle cose che fa riflettere è vedere citata la parola “genocidio”. Si citano dati del governo Usa: 30.000 vittime della guerra di Gheddafi. Ma sono dati validi? Gli Usa sono parte in causa e solo fonti indipendenti possono essere prese in seria considerazione. Mentana e altri giornalisti indipendenti ritengono che non ci siano documenti (lo ha sostenuto Mentana a recentemente Ballaro’ dicendo alla Rai: “fatemi vedere le immagini se le avete”).

In questo la maggioranza dei parlamentari, compresi molti dell’opposizione, rischiano di cibarsi di propaganda di guerra, di quella informazione manipolata che surroga l’assenza di informazioni verificabili.

Come al solito le guerre si fanno alla cieca con informazioni che dopo la guerra si scoprono false. Lo è sempre stato.

Il direttore di Limes, Caracciolo, parla di informazione manipolata sulla Libia.

Ma c’è qualcosa di assolutamente evidente che stride in tutta questa guerra.

Se l’obiettivo della risoluzione Onu e’ il cessate il fuoco, perché questo obiettivo viene accantonato dal leader dei rivoltosi anti-Gheddafi e dalla Nato?
Se si punta a uccidere Gheddafi (con quale mandato Onu?) è chiaro che non si persegue il cessate il fuoco e neppure la protezione dei civili: si vuole la guerra a oltranza.

E tutto questo è in forte contrasto con la risoluzione n.1973 dell’Onu che prevede l’uso della forza a protezione dei civili e non allo scopo di far vincere un esercito anti-Gheddafi guidato da leader che sono stati compartecipi dei crimini di Gheddafi e ora sono passati dalla parte della Nato.

Questa guerra puzza di informazione manipolata e di una malattia atavica: l’opportunismo.

E’ opportuno stare con la Nato. Anche quanto agisce fuori dalla legalità internazionale.

La guerra non è giusta ma, in fondo, può essere utile.

E così via.

Molti parlamentari fanno riferimento a obblighi Nato che non esistono: il dovere di intervento di un membro della Nato scatta solo quanto è attaccato un altro paese membro della Nato.

L’Italia partecipa ma la Germania no. Eppure entrambe appartengono alla Nato.

La maggior parte degli italiani sa che alla base c’è una guerra per il petrolio.

I parlamentari che votano per i bombardamenti lo sanno ma non lo possono dire.

Dicono spesso che così si proteggono i civili.

Nulla di più falso: a farne le spese sono i civili dell’una e dell’altra parte.

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Categorie : Informazione, Politica
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Nel post di un paio di giorni fa evidenziavo la necessita di sottolineare durante la campagna elettorale le effettive politiche che i vari partiti attuano sugli argomenti oggetto dei quesiti referendari. Ciò può sembrare banale e superfluo e può anche apparire controproducente in un impegno che mira al raggiugimento del quorum ed alla vittoria dei SI, ma non voglio certo ritrovarmi fra qualche anno, passata la festa gabbato lu santu, qualche buon tempone che legiferi a favore della privatizzazione dell’acqua o per favorire il ritorno del nucleare. E’ quindi di vitale importanza che i cittadini chiamati alle urne, oggi e nei prossimi anni, anche per votare i propri rappresentanti nelle varie isituzioni sappiano in realtà questi che intenzioni hanno nei confronti di questi importantissimi e fondamentali aspetti.

Nel post di qualche giorno fa appunto mi scagliavo in particolare contro le politiche del Partito Democratico e sulle sue posizioni di ieri e di oggi su nucleare e acqua pubblica in particolare. A dimostrazione di quanto io non sia un visionario ne tanto meno un concentrato di pregiudizi ecco che ieri mi è giunto un comunicato del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” che evidenzia in maniera eloquente quale sia la situazione in Puglia dove, vale la pena ricordarlo, il Partito Democratico è al governo quale primo partito di maggioranza capace quindi di determinarne le azioni.

Mercoledì 27 aprile abbiamo partecipato alla conferenza stampa tenuta presso la sede dell’Acquedotto Pugliese di Via Cognetti dal Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dal’Assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, e dal Vicesindaco di Parigi Anne Le Strat, giunta a Bari per sancire una partnership e uno scambio di best practice fra l’amministrazione della capitale francese e la Regione Puglia.

L’esempio di Parigi, tornata l’anno scorso a una gestione pubblica dei servizi idrici integrati dopo 25 anni di mal gestione privata e di aumenti di tariffa vertiginosi, rappresenta l’emblema della  possibilità di smentire quanti sostengono che “privato è bello, pubblico è sperpero”.

Vorremmo poter dire la stessa cosa del nostro Acquedotto Pugliese e della sua gestione, che Vendola e Amati in conferenza stampa hanno indicato come segno della volontà di chi governa la Regione di tutelare i beni comuni: vorremmo, perché da parte nostra non smetteremo di ripetere che salvare l’Acquedotto dagli appetiti dei privati non è sufficiente, perché l’ente rimane a capitale interamente pubblico ma assoggettato alla disciplina del diritto privato (è infatti una SPA), così come ammesso dal Presidente della Regione e dall’assessore al ramo durante l’incontro di mercoledì.

La strada per rendere davvero “Bari come Parigi” ci sarebbe: si tratterebbe di approvare il disegno di legge sull’Acquedotto Pugliese rispettando il testo originario, alla cui stesura noi stessi abbiamo partecipato, senza snaturarlo, e rendendo così l’Aqp un’azienda pubblica assoggettata al diritto pubblico e libera dalla logica degli utili e dei profitti.

Gli emendamenti proposti dalla maggioranza nelle commissioni competenti invece, ahinoi, sembrano andare in altra direzione: non c’è alcuna chiarezza sulla forma giuridica dell’ente, non è prevista la quota minima gratuita giornaliera di acqua per tutti i cittadini pugliesi (scopriamo da Vendola stesso, a distanza di un anno, che i soldi non ci sono o se ci sono le priorità sono altre) e neppure il modello di governance risponde a quelle esigenze di controllo democratico e di partecipazione che per noi sono un punto irrinunciabile.

Vendola e Amati oggi ci dicono che la partecipazione va bene ma fino ad un certo punto, oltre il quale chi governa è tenuto a “fare sintesi” e scegliere anche in maniera impopolare e che c’è una legislazione nazionale da rispettare; argomenti legittimi che però stridono con gli impegni e i proclami dei mesi scorsi ma anche con i paragoni affrettati fra la Puglia e Parigi.
Insomma, l’impressione che ricaviamo è che per chi amministra la Regione “l’efficienza” abbia la priorità rispetto alle pratiche democratiche e di partecipazione.

A noi non resta che continuare a vigilare, portando avanti la battaglia per l’acqua pubblica senza fare sconti a nessuno come abbiamo sempre fatto, perché si scrive acqua ma si legge democrazia.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

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Triste paese

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Inframmezzate fra la sitcom strappalacrime delle nozze fra William e Kate e la beatificazione di Papa Wojtyla, le poche notizie che arrivano dalla Libia sono simili a frustate vigorose che dovrebbero per forza di cose produrre copiose ondate di sincera indignazione, se solo la coscienza popolare non fosse ormai anestetizzata in profondità e l’opinione pubblica gestita a proprio piacimento dai mestieranti della politica.
Le bombe” intelligenti”  americane o forse i caccia francesi, oppure i droni  in partenza da Sigonella, o ancora i “razzi” di estrema precisione che abitano l’immaginario di Silvio Berlusconi , fanno scempio di Tripoli e dintorni e nonostante le strette maglie della censura mediatica, qualche immagine sfocata riesce a giungere fino a noi. Una scuola per bambini down (obiettivo militare di primaria importanza) rasa al suolo e trasformata in polvere di uranio impoverito, la residenza di Gheddafi sventrata e un suo figlio ammazzato, insieme a tre dei suoi nipoti…..

Bombardamenti a tappeto che fanno strage di civili, distruggendo case ed infrastrutture e omicidi mirati che applicano sentenze di morte mai discusse in nessun tribunale, il tutto sotto l’ombrello di una risoluzione ONU semplicemente delirante e totalmente infondata, ormai superata dai fatti e dalle azioni dei “volenterosi” che si sono spinti ben oltre il delirio esperito nel palazzo di vetro.

In Italia la politica fa spallucce, mentre il governo si appresta a scaricare sul prezzo della benzina oltre ai costi della “cultura” anche quelli dei bombardamenti, fidando sul convincimento che comunque vadano le cose milioni d’italiani saranno comunque costretti a muoversi  forsennatamente con la propria auto, se non per un weekend di sole e mare, almeno per recarsi al lavoro tutte le mattine.

Le uniche proteste, sia pure blande, arrivano da quel partito xenofobo e razzista che è la Lega Nord che sembra deciso (il sembra è indispensabile quando si disserta di politica) ad imporre al premier una mozione in 6 punti,  che certo non si manifesta come un documento rivoluzionario, ma comunque tenta affannosamente di mettere qualche paletto sul percorso guerrafondaio intrapreso dal nostro paese.

Contemporaneamente il partito dei diritti umani, ma anche della guerra, dei più deboli, purchè stiano dalla parte giusta e dell’accoglienza, continua a fare orecchie da mercante, trincerandosi dietro la figura dell’amico Obama e alla necessità di proteggere il popolo libico, fingendo di non accorgersi che proprio il popolo libico crepa sotto le bombe sganciate con la sua complicità.

Gli “xenofobi” ed i “razzisti” stanno facendo una sceneggiata di mero stampo utilitaristico ed elettorale. Può darsi.
Ma il PD e buona parte degli “intellettuali” di centrosinistra, compreso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che xenofobi e razzisti non lo sono affatto e si vantano di essere la quintessenza del pacifismo ed  i paladini dei diritti umani sempre e comunque, cosa fanno?
Pontificano sulla necessità di difendere i civili di Bengasi, ammazzando quelli di Tripoli, si rammaricano per una guerra sanguinosa ma necessaria, si offrono come cassa di risonanza per la demonizzazione di Gheddafi e si prodigano a gran voce perché le bombe dei “volenterosi” arrivino presto anche in Siria.

Quanto è triste un paese dove l’unico scampolo di buon senso (ad essere generosi) deve essere affidato al partito che più di ogni altro è additato come razzista ed intollerante, mentre gli altri restano in silenzio ed avallano le stragi con un’alzata di spalle.

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Non credo che io debba dimostrare la mia posizione sui quesiti refendari su cui (speriamo) il prossimo 12 e 13 giugno siamo chiamati ad esprimerci. Numerosissimi post su questo blog sono eloquenti in materia. Se ciò non dovesse bastare vorrei ricordare che il sottoscritto ha da sempre sostenuto tutti i referendum in questione (vedi qui) e che se referendum vi saranno è esclusivamente grazie a quei tantissimi connazionali, tra cui pochi ostunesi, che hanno passato intere giornate nelle pubbliche strade per raccogliere le indispensabili firme. E visto che ero tra quei pochi ostunesi mi permetto di sottolineare che il tempo impiegato nella raccolta firme è  stato solo una parte di quello utilizzato, tempo a cui va aggiunto quello passato nei vari uffici del comune per l’autorizzazione all’utilizzo del suolo pubblico e per la certificazione delle firme, nonché le riunioni organizzative, la predisposizione di tutto il materiale e l’autenticazione delle firme. Non che voglia, per questo, ringraziamenti o trattamenti particolari. Ciò che ho liberamente fatto è stato dettato dalle mie convinzioni e dalla necessità di agire e nessuno è in debito con me per questi impegni, ma nessuno mi venga a dire o semplicemente lasci intendere che io voglia ostacolare o non collaborare alla campagna referendaria; è solo che voglio partecipare senza per questo chiudere gli occhi su chi in Italia è favorevole al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua fregandomene, come mio solito, se le mie dichiarazioni disturbano chi oggi, come colpito sulla via di Damasco, ha deciso di sostenere i referendum. Tutta gente che non ha in alcun modo partecipato alla indispensabile raccolta firme per l’indizione dei referendum ma anzi nelle loro dichiarazioni li hanno contestati, tutta gente silente (mi riferisco all’amministrazione comunale) quando cercavamo autenticatori (se non fosse stato per il consigliere De Stradis ad Ostuni non si sarebbe potuta raccogliere neanche una firma), gente cui persino dubito abbiano realmente firmato, gente che oggi dovrebbe solamente chiedere scusa per le stronzate dette e gli sbagli fatti, invece di fare la parte dei saggi profeti e imporre la linea che il comitato referendario cittadino deve tenere.

La campagna referendaria non può in alcun modo basarsi sulla propaganda, sia che questa si schieri a favore del si o al contrario a sostegno del no. La gente va informata correttamente, non bisogna commettere l’errore tipico di media e giornali abituati ad una informazione di destra o di sinistra, a favore di quel partito o a favore di quell’altro, per quella ideologia o per quell’altra. I cittadini hanno necessità di sapere, hanno necessità di essere correttamente informati, vanno messi nella condizione di fare una scelta consapevole ed in questo ambito chi vuole sostenere la campagna referendaria dovrebbe muoversi. Tali informazioni, come dicevo, non possono escludere le giuste e pesanti critiche a tutti coloro che in questi hanni a livello politico si sono mossi ed hanno adottato atti in netto contrasto con gli obbiettivi dei quesiti referendari. Io non posso ignorare che nel programma del Partito Democratico alle passate elezioni politiche il nucleare era previsto come scelta fondamentale nelle politiche energetiche del paese, allo stesso modo non posso ignorare che Bersani attuale segretario del Pd ai tempi in cui era ministro in un incontro ufficiale con l’ambasciatore USA dichiarava che il referendum del 1987 in realtà non ha escluso il nucleare ma l’ha solo sospeso temporaneamente (leggi da wikileaks). Ma sono vecchie posizioni! E acqua passata! Hanno cambiato idea! Si? E allora passiamo ai giorni nostri e parliamo proprio dei prossimi referendum. Secondo voi quale poteva essere una semplice operazione per incrementare considerevolmente l’affluenza alle urne e scongiurare, almeno in parte, il richio di non raggiungere il quorum? Semplice: accorpare i referendum alle elezioni amministrative che si terranno fra qualche settimana in numerosissimi comuni e provincie italiane, ma ciò non è stato possibile proprio grazie al Partito Democratico visto che l’accorpamento è stato bocciato per un solo voto di scarto mentre una decina di parlamentari del pd risultavano assenti. Sull’acqua poi è come sparare sulla croce rossa, persino le molecole di idrogeno e di ossigeno sanno quale sia la posizione del PD sulla gestione dei servizi idrici. Tant’è che in Puglia la proposta di inziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acquedotto è ferma in un cassetto del consiglio regionale proprio per l’opposizione del Partito Democratico.

L’impressione è che il PD, ma non solo, non abbia affatto cambiato idea su nucleare e acqua publlica, ma stia cercando esclusivamente di strumentalizzare i referendum di Giugno per contrastare Berlusconi ed il centro destra. Mi si può dire: e chi se ne frega, l’importante è vincere. No, l’importante non è vincere, l’importante è che il nucleare sparisca dagli orizzonti del nostro paese, che l’acqua sia definitivamente riconosciuta quale bene inalienabile fuori da qualsiasi legge di mercato e di profitto, che la legge sia veramente uguale per tutti. Purtroppo la mera vittoria referendaria non garantisce tutto ciò e di esempi ve ne sono diversi. Oltre a quanto ho citato sopra su Bersani vorrei ricordare che un referendum che vide una partecipazione di massa abolì i finanziamenti ai partiti. Finanziamenti poi reintrodotti all’unanimità tramite  i rimborsi elettorali che pochi giorni fa, in piena crisi finanziaria ed economica, un parlamentare del PD ha proposto di incrementare.

Tutto ciò non mi esonererà dal sostenere la campagna referendaria, ma lo farò con l’onestà intellettuale che penso mi contraddistingua. Da questo blog, ma anche sul territorio farò la mia parte, gli argomenti in questione sono troppo importanti per lasciarli alla propaganda di partito; per l’informazione, come è ormai noto, ci vogliono i cittadini.

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Apprendo dai giornali che nei giorni scorsi i Giovani Democratici ostunesi, ovvero il futuro della classe dirigente della città bianca, ha presentato in una conferenza stampa le proprie linee programmatiche, la loro lungimirante visione politica per un prospero futuro nella città bianca. Turismo, ambiente e cultura! Ripeto, Turismo, ambiente e cultura. Capito? Turismo, ambiente e cultura. Un gruppo di giovani, quasi tutti studenti universitari e laureati, dopo ore e ore di discussione tra incontri, comunicazioni telematiche ed approfonditi studi sono arrivati alla innovativa conclusione che per il futuro di Ostuni è indispensabile concentrarsi su turismo, ambiente e cultura. Se avessero chiesto a mia figlia di dieci anni glielo avrebbe detto subito magari aggiungendovi qualcos’altro tipo l’agricoltura, i prodotti tipici e l’artigianato; avrebbero risparmiato un sacco di tempo che avrebbero potuto utlizzare per altro, per darsi all’ippica ad esempio. L’ippica oppure, come si faceva ai miei tempi, giocando a subbuteo è sicuramente tempo speso meglio di quello utilizzato per partorire queste ovvietà. Ma il danno è assai, come si dice da queste parti, e ce se ne  rende conto se approfondiamo le proposte elaborate dai giovani piddini.

In realtà non è che ci sia molto da approfondire, perchè le ovvietà sono condite esclusivamente da banalità e assurdità. I giovanotti infatti parlando di ambiente si limitano alla sola raccolta differenziata dei rifiuti, come se la cementificazione ed il consumo di territorio, i consumi energetici e le rinnovabili (quelle vere: sole e vento) siano un qualcosa che poco hanno a che fare con l’ambiente, l’economia locale e il futuro. Ed anche nella gestione dei rifiuti non riescono a vedere al di là del loro naso continuando a parlare di raccolta differenziata piuttosto che di strategia rifiuti zero di cui la differenziazione dei rifiuti è solo un aspetto. Evidentemente questi giovani luminari, speranza per il futuro, nei loro incontri, nelle loro ore spese a condire ovvietà con banalità, non sono riusciti neanche a imbattersi in ciò che è noto anche ai sassi, ovvero le tre erre: Riduzione, Riuso e Riciclo; capisaldi della strategia rifiuti zero a differenza della raccolta differenziata fondamentale ma funzionale esclusivamente all’ultima delle tre erre.

Ma è quando parlano di turismo che i giovani esplicitano tutta la loro forza innovatrice dimostrando contestualmente la teoria secondo cui erano meglio delle sane e divertenti partite a subbuteo. Imporre una tassa di soggiorno tra 1 e 3 euri giornalieri per ogni posto letto ed utilizzare questi denari per offrire ai turisti servizi di qualità che, naturalmente, non vengono esplicitati. Nessuna parola sulla cementificazione delle costa, business di elementi di spicco del PD Ostunese, nessuna parola sulla pulizia delle spiagge che ogni anno viene effettuata a stagione inoltrata, nessuna parola sulle decine di migliaia di euro erogati ad una società privata che organizza concerti a pagamento, somme più o meno corrispondenti al valore delle decine di biglietti omaggio “offerti” all’amministrazione di cui tutti, ma proprio tutti, i politici locali (consiglieri, assessori, amici ed amici degli amici) usufruiscono, nessuna parola sulla insufficiente rete di trasporto pubblico ne tanto meno ci si poteva aspettare la realizzazione di un piano della mobilità. Nulla di tutto ciò o di altro, di contro considerato che da anni la stagione turistica continua a contrarsi proprio a causa dei costi che costringono le famiglie, già alle prese con seri problemi economici, a ridurre i giorni di permanenza presso le località turistiche ecco che questi illuminati giovani, futuri candidati alle poltrone cittadine, se ne escono con una tassa di soggiorno che altro non potrà fare che aumentare i costi e diminuire i turisti che, un pochino più intelligenti dei nostri pulcini, si sposteranno in località più convenienti compresi i paesi a noi limitrofi.

Che altro aggiungere, ci aspettano tempi rosei, come i culetti di questi mancati giocatori di subbuteo.

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