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Zero Privilegi Puglia

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Archive for participazione

Un pugno di banche internazionali, agenzie di rating, fondi di investimento, una concentrazione mondiale del capitale finanziario senza precedenti nella storia, tentano di governare sull’ Europa e in tutto il mondo e si preparano a soffocare i nostri Stati , usando l’arma del debito per schiavizzare la popolazione europea, mettendo al posto delle nostre Democrazie imperfette, la dittatura del denaro e delle banche, il potere dell’impero totalitario della globalizzazione, il cui centro politico è fuori dall’Europa continentale, anche se vi partecipano alcune potenti banche del centro Europa.

Questo mostro finanziario si è sviluppato grazie a quattro decenni di esenzioni fiscali sui capitali, di tutte le possibili “liberalizzazioni del mercato”, di una vasta deregolamentazione, dell’abolizione di tutte le barriere sui flussi finanziari e ha reso possibili continui attacchi all’economia dello Stato, il prendere potere massicciamente nei partiti e nei mass media e impossessandosi del plusvalore ricavato dai monopolisti di tutto il mondo da parte di quel pugno di vampiri che sono le banche di Wall Street.

Ora questo mostro, dopo quattro anni di incessante lavoro, è diventato ormai un vero “stato dietro lo Stato” e vuoleattuare un “colpo di stato permanente”, sia finanziario che politico.

Di fronte a questo attacco, le forze politiche di destra e socialdemocratiche si mostrano compromesse per aver consentito per decenni l’infiltrazione di questo capitalismo finanziario, i cui centri principali non sono in Europa.

D’altra parte, i sindacati e i movimenti sociali oggi non sono ancora abbastanza forti da bloccare questo attacco in modo deciso come fecero molte volte in passato. Il nuovo totalitarismo finanziario cerca di approfittare di questa situazione per imporre le sue condizioni irreversibili e trasversali in tutta l’Europa.

C’è urgente bisogno del coordinamento di una azione immediata e senza frontiere di intellettuali, di artisti, di scrittori, di movimenti spontanei, di forze sociali e di persone che capiscano la vera importanza del problema, abbiamo bisogno di creare un forte fronte di resistenza contro “l’impero totalitario della globalizzazione”, che è già in marcia, prima che sia troppo tardi.

L’Europa non potrà sopravvivere se non preparerà una risposta unitaria contro il mercato, una sfida più grande del mercato stesso, un nuovo “New Deal” europeo.

Dobbiamo bloccare immediatamente l’attacco alla Grecia e agli altri paesi della periferia economica europea, dobbiamo fermare questa politica irresponsabile e criminale di austerità e di privatizzazioni, che condurrà direttamente ad una crisi peggiore di quella del 1929. I debiti pubblici devono essere radicalmente ristrutturati nella Eurozona e “a spese di quei giganti che sono le banche private”.

Le banche devono tornare sotto controllo e il finanziamento dell’economia europea deve essere sottoposto al controllo pubblico, sia a livello nazionale che europeo. Non è possibile lasciare le chiavi della finanzia di tutti i paesi europei nelle mani di banche come Goldman Sachs, JP Morgan, UBS, Deutsche Bank, ecc … Noi dobbiamo mettere al bando i “derivati” finanziari che sono la spina dorsale del capitalismo finanziario che distrugge tutto quello che infetta e mettere in moto uno sviluppo economico vero e non profitti speculativi.

L’architettura economica europea attuale, basata sul trattato di Maastricht e sulle regole del WTO, ha trasformato l’Europa in una macchina che fabbrica debito. Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale di tutti i trattati, di mettere la BCE sotto il controllo politico della popolazione europea, una “regola d’oro” per un minimo di livello sociale, fiscale e ambientale.

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nov
12

Medici e cure

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Sicuramente  vi sarà capitato di sentire di quei casi di malasanità, tanto cari ai media,  in cui si racconta di ferri chirurgici, garze o altro dimenticati all’interno di un paziente durante un operazione chirurgica, ma difficilmente avete sentito che, per rimediare allo spiacevole errore, il malcapitato si sia fatto operare dallo stesso chirurgo e dalla stessa equipe che ha commesso il fattaccio, in caso contrario un “ma questo è proprio scemo” credo che non ve lo sareste trattenuto.

La cosa però cambia radicalmente quando dal settore sanitario ci spostiamo in quello politico. Infatti abiurando il famoso detto errare è umano, perseverare è diabolico ecco che gli Italiani per risolvere non pochi e non lievi problemi continuano imperterriti ad affidarsi a chi questi problemi li ha creati, alimentati e ingigantiti. E  considerando che molti dei problemi che attanagliano il paese sono sempre gli stessi da decenni e che nonostante tanti bei propositi, impegni ed annunci ci ritroviamo sempre e costantemente allo stesso punto e nella stessa situazione, io un pensiero che sia il dottore sia la cura con le relative ricette siano da madare a fare in culo forse, forse ce lo farei. Berlusconi, Bersani, Casini o Monti la sostanza non cambia, si tratta di personaggi che da decenni fanno parte dell’estabilshment politico, economico e finanziario del nostro paese e dell’europa e tutti hanno delle grossissime responsabilità sul declino sociale ed economico del vecchio continente, Italia in primis. Su chi sia Monti e su cosa sta succedendo in Italia come in Grecia vi consiglio l’esaustivo video di Claudio Messora di Byoblu.

La primissima cosa da fare è cambiare equipe, se non facciamo questo non solo ci ritroveremmo sempre con gli stessi atavici problemi, ma in situazione peggiore perchè questi continuando a somministraci la loro deleteria cura ci avveleneranno e intossicheranno al punto che potrebbe risultare impossibile qualsiasi tentativo di rianimazione. Certo andare oggi alle elezioni non risolverebbe questo problema, perchè a ripresentarsi sarebbero sempre gli stessi e, dulcis in fundus, saremmo al punto di partenza avendo nel frattempo puro speso un sacco di soldi e perso ulteriore tempo prezioso. E’ per questo che serve, anzi è indispensabile, una mobilitazione di massa. Una mobilitazione non a favore o contro una specifica formazione politica, ma contro o a favore le scelte da compiere. Dove effettuare i tagli e dove invece investire sono scelte che gli Italiani sono in grado di compiere e pertanto devono compiere. I politici, i rappresentanti istituzionali altro non sono che nostri dipendenti con l’obbligo di mettere in atto quello che il datore di lavoro, cioé noi, vogliamo. Il principale problema è proprio che da diversi anni in Italia questo principio si è completamente ribaltato e da popolo sovrano ci siamo ridotti ad essere dei sudditi che subiscono le scelte del governante di turno. Il fatto che oggi questo sia stato scelto dall’europa delle banche non cambia molto.

Il popolo Italiano ha dimostrato coi referendum di Giugno sia di saper scegliere sia di volerlo fare. Adesso è il momento di fare scelte economiche e sociali importanti e fondamentali per le generazioni a venire e nessuno si può arrogare il diritto di starne fuori. Sia il popolo Italiano, il tanto citato popolo sovrano, a decidere se è il caso o meno di allungare l’età pensionabile o meno, se è il caso di facilitare i licenziamenti, anche per quelli del pubblico impiego, o no. Sia il popolo, altresì, a decidere se è il caso di spendere miliardi di euro in grandi opere come il TAV e il ponte sullo stretto, se continuare a spendere centinaia di miliardi di euro in guerre e armamenti, se finanziare le grandi imprese e multinazionali o invece le piccole medie imprese, gli artigiani, i piccoli imprenditori agricoli, il commercio di prossimità, ecc. Siano gli Italiani a decidere, siano gli Italiani a pretendere di decidere. Esiste sia un altra ricetta sia chi è in grado di somministrarla è questione di lasciargli spazio, anzi, è questione che questi si ripendano il loro spazio.

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Prima di tutto una domanda a cui ancora non so dare una risposta: per quale cazzo di motivo hanno nominato mario Monti senatore a vita? E non ve ne venite con la storia, sentita in questi giorni, che era indispensabile per nominarlo poi capo del governo, perchè non c’è scritto da nessuna parte che il presidente del consiglio debba per forza essere un parlamentare. Per citarne uno solo ricordo Ciampi divenuto presidente del consiglio senza essere ne deputato ne senatore. Senatore a vita lo è diventato solo dopo aver ricoperto anche la carica di presidente della repubblica.

E allora perchè questa scelta? Come dicevo non ho al momento una risposta, ma so che da oggi avremo un politico in più da smafare per tutta la vita, anche quando il suo, spero breve, incarico governativo terminerà. Questa nomina e i relativi compensi, per chi si vuole assumere l’onere di rimettere a posto i conti del paese non è proprio un buon inzio e se il buon giorno si vede dal mattino….

E il popolo sovrano, nel mentre di questi giochettti di palazzo, che per anni è stato citato in ogni dichiarazione, da destra a sinistra, che fine ha fatto? La democrazia, i diritti, la costituzione sono in contrasto con la voracità dei mercati finanziari, delle lobby, dei prenditori, del profitto infinito. La politica d’altronde si basa sul consenso elettorale, sul voto e non può permettersi di affondare più di tanto il coltello, così le banche che sino a ieri hanno manovrato nell’ombra, da dietro le quinte adesso passano in prima linea, prendono le redini direttamente nelle loro mani.

In Italia come in Grecia, dove è salito al governo l’ex vicepresidente della BCE, le banche assumono direttamente il controllo del paese e adotteranno senza mezzi termini, le misure che da tempo hanno richiesto. I partiti garantiranno loro l’appoggio necessario (senza nessuno può governare neanche le banche) senza però assumersi la responsabilità dei provvedimenti che verranno adottati. Lascieranno che Monti faccia il lavoro sporco per poi presentarsi come delle belle verginelle alle prossime elezioni.

L’unico modo per fermare il massacro sociale che ci si prospetta di fronte è che ognuno di noi ci metta del proprio, si impegni in prima persona. La partecipazione non è più uno slogan, un diritto, una opzione. Adesso diventa una necessità, un obbligo. Chi volterà per l’ennesima volta lo sguardo dall’altra parte deve essere ritenuto colpevole tanto quanto i politici, i banchieri e affaristi vari. E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare, non c’è spazio per gli ignavi, per gli indifferenti, per il “tanto in questo paese non cambia nulla”. E’ finito il tempo delle verginelle.

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ZERO PRIVILEGI PUGLIA – Comunicato stampa nr 1

Mentre la polemica sugli ingiustificabili privilegi della “casta” imperversa da mesi e la politica risponde con i soliti, quanto vuoti, annunci e intenti a cui non segue alcun atto concreto e tangibile, oggi 7 Novembre 2011 un gruppo di cittadini pugliesi iscritti al MoVimento 5 Stelle, in linea con le proposte sui tagli ai costi della politica che questo sostiene da tempo (abolizione dei rimborsi elettorali, abolizione delle Provincie, accorpamento dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, ecc), hanno depositato presso il Consiglio regionale della Puglia una proposta di Legge regionale di iniziativa popolare che prevede:

  • dimezzamento dello stipendio dei consiglieri regionali;
  • abolizione dell’assegno di fine mandato;
  • abolizione del vitalizio;
  • non erogazione della diaria in caso di eccessive assenze;
  • sostituzione dell’accesso gratuito alla rete autostradale con rimborsi per spese effettivamente effettuate e debitamente documentate;
  • sospensione del trattamento economico ai consiglieri sottoposti dalla magistratura a misure cautelari.

Sarebbero 9 milioni di euro l’anno (45 milioni a legislatura) i risparmi quantificabili se queste semplici, quanto doverose norme venissero applicate a cui si sommerebbero ulteriori 9 milioni di risparmi a lungo termine in seguito all’abolizione del vitalizio.

Consapevoli che tali cifre non siano in grado da sole di risolvere i problemi economici della regione, siamo convinti che possano essere utilizzati per più importanti ed urgenti necessità, soprattutto oggi con i cittadini costantemente chiamati a sacrifici “lacrime e sangue”.

La raccolta delle necessarie firme a sostegno di questa proposta, che sarà preceduta da apposita conferenza stampa del comitato promotore, sarà avviata subito dopo che l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale pugliese avrà svolto i previsti adempimenti burocratici.

I cittadini che volessero aderire all’iniziativa possono prendere contatti col comitato promotore sul sito web http://pugliazeropriv.altervista.org , tramite l’apposita pagina Facebook Zero Privilegi Puglia o via mail all’indirizzo zeroprivilegipuglia@gmail.com.

Testo integrale della proposta

Tabella riassuntiva dei risparmi

Il Comitato Promotore

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ott
15

Indignati e partiti

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Affido questo spazio alle parole, che condivido in toto, dell’amico Maurizio di Lecce. Riflettete gente, riflettete!

Ai miei amici di sinistra che oggi a Roma manifesteranno con le bandiere di partito in mano (15.10.2011).

“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali.

Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.” *

Quando queste frasi furono dette, Grillo era ancora un giovane trentatreenne che lavorava alla Rai e conduceva “Te la dò io l’America” e nessuno aveva ancora inventato il termine “antipolitica”; io ero un diciassettenne brufoloso che pensava alla sua bella motocicletta HD rossa e le preoccupazioni non erano l’inquinamento globale, la devastazione dell’ambiente, i cambiamenti climatici, il futuro dell’Umanità, l’esplosione demografica, il pensiero della propria pensione…

Dopo trent’anni tante cose sono cambiate in me ed intorno a me, ma QUALCOSA non è cambiato affatto o se lo ha fatto, nel nostro Paese, lo ha fatto solo in peggio…

Penso a chi fra poche ore manifesterà a Roma per questo 15 ottobre di protesta, sacrosanta nelle intenzioni, ma che temo sarà animata anche da chi è pronto, ancora una volta, a dare una delega ad un leader, ad un partito per salvare il proprio futuro, per coltivare la speranza per un’Italia diversa…

Nonostante la loro buona fede, costoro alimenteranno nuovamente l’illusione che ci avvinghia da decenni, sventolando una bandiera di un partito, salvifica icona di un’ideologia che non ha più (tutte) le risposte per il mondo di oggi.

I Cittadini, con gli strumenti della Democrazia Diretta e con l’Intelligenza condivisa della Rete, possono riappropriarsi del presente e di quello che verrà, senza le “macchine di potere e clientela”, metastasi di un’idea di Democrazia rappresentativa che ha fatto il suo tempo e che mira unicamente a perpetuare i privilegi delle nomenklature.

Auguri a tutti.  Maurizio Buccarella – Attivista del M5S

*: Estratto da : La questione morale – Enrico Berlinguer – Repubblica, 1981. – http://www.metaforum.it/berlinguer/questionemorale.htm

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Se c’è un politico che più di tutti gli altri riempie i propri discorsi con riferimenti alla partecipazione e alla democrazia diretta è sicuramente Vendola attuale Presidente della regione Puglia. E dovrebbe essere proprio in questa regione che bisognerebbe cercare traccia di questa volontà per dare un minimo di credibilità alle tante dichiarazioni rese in quest’ambito e di conseguenza dare un minimo di credibilità a questo personaggio politico che su diversi argomenti sempre più spesso mostra una netta dissonanza tra ciò che dice e ciò che in realtà fa.

Analizzando quindi l’argomento la prima cosa che salta all’occhio è che la legge regionale pugliese sulla partecipazione è datata 1973 e da ciò si evincie immediatamente che in questi ormai sette anni di governo regionale il grande sostenitore della partecipazione e della democrazia diretta ha ritenuto di non dover legiferare in merito. Ipotesi confermabile anche dal fatto che in tale periodo non risulta presentata una ben che minima proposta sull’argomento ne dal Presidente ne tanto meno dal gruppo consiliare del partito di cui si è proclamato leader. Forse la legge in questione è già idonea a soddisfare le esigenze di partecipazione e democrazia diretta da tempo richieste dai cittadini e più volte reclamate anche dallo stesso Vendola nei suoi comizi e slogan pollicitari?

Basta leggere il testo della legge (qui) e dello statuto regionale (qui) per rispondere negativamente a tale domanda. Infatti, i mezzi a disposizione dei cittadini per esercitare i loro diritti di partecipazione sono decisamente scarsi e anche quei pochi previsti presentano una serie di parametri che di fatto rendono l’iter farraginoso e di difficile utilizzazione.

Referendum. Così come a livello nazionale è previsto eclusivamente il referendum abrogativo con raggiungimento del quorum, mentre non vi è traccia di quello propositivo. In una regione dove realmente si vogliono introdurre dei metodi di democrazia diretta il referendum propositivo e l’eliminazione del quorum dovrebbero essere il primo passo da svolgere. Ma i cittadini hanno comunque la possibilità di proporre leggi, obbietterà qualcuno. Certo ma in questo caso sarà comunque il consiglio regionale a decidere se approvarla o meno indifferentemente dal numero di cittadini che la vorrebbero approvata, mentre col referendum la proposta sarebbe direttamente approvata o bocciata  dai cittadini e la politica volente o dolente sarebbe costretta ad adattarsi alla decisione. Anche il numero di firme, proprio per favorire l’utilizzo dell’istituto e la partecipazione popolare, non dovrebbero essere un carico eccessivo per promotori. Attualmente sono richieste non meno di 50 mila firme che paiono decisamente eccessive se confrontate alla popolazione regionale. Se per indire un referendum nazionale ne bastano 500 mila e la popolazione nazionale si attesta intorno ai 60 milioni, in una regione con poco più di 4 milioni  di abitanti (6% di quella nazionale) ritengo che 25 mila firme siano più che sufficienti per far indire una consultazione referendaria sia essa di tipo abrogativo che consultivo.

Proposta di legge di inziativa popolare. 15 mila le firme oggi richieste per presentare una legge al consiglio regionale, una cifra esagerata se pensate che in Lombardia col doppio della popolazione ne bastano 5 mila. La raccolta di un numero così alto di firme per una proposta che poi deve essere giudicata dal consiglio scoraggia i più tant’è che l’utilizzo di questo istituto in Puglia è caso raro. Personalmente ritengo che 3 mila firme siano un numero più che sufficente per scomodare la casta a prendere in esame una proposta del popolo.

Autenticatori. Se è giusto che qualcuno si assuma la responsabilità di dichiarare autentiche le firme raccolte per proposte di legge o referendum, tale attività non può essere riservata a specifiche categorie di persone. La normativa attuale consente, infatti, tale attività a consiglieri comunali e provinciali, giudici di pace, notai, cancellieri di corte d’appello, tribunali, pretura e procura, sindaci e pres. di provincia e funzionari da questi delegati, ma nessuno di questi ha l’obbligo di fornire la propria disponibilità a svolgere tale operazione. Da ciò se ne evincie la possibilità che alcune proposte, in particolare quelle particolarmente indigeste alla casta politica e agli interessi dei loro amici e compari, potrebbero trovare difficoltà proprio nel reperire tali figure rendendo impossibile la presentazione della proposta. Da qui la necessità di ampliare tale possibilità ad altri soggetti. Nello specifico penso che ai promotori di una proposta o di un referendum debba essere data la possibilità di nominare a tale funzione un qualsiasi cittadino in possesso dei diritti civili e politici il quale potrà così autenticare le firme raccolte nel comune o provincia in cui risiede assumendosi la totale responsabilità delle autentiche effettuate. Non si capisce infatti che garanzie possa dare in più un consigliere comunale o provinciale rispetto ad un onesto cittadino nello svolgimento di questa attività. Resta fermo il diritto della regione di poter effettuare controlli e verifiche, come già è possibile oggi.

Certificazioni. Enorme e inutile lavoro che impone ai promotori un lavoro estenuante tra carte, fax, solleciti e giornate intere passate ad ordinare moduli su cui si sono raccolte le firme e certificati di iscrizione nelle liste elttorali. La legge infatti, sia quella nazionale che regionale, impone che ogni firma debba essere accompagnata dalla certificazione rilasciata dagli appositi uffici comunali attestante l’iscrizione alle liste elettorali del firmatario. La cosa è abbastanza semplificata quando su un modulo firmano esclusivamente cittadini residenti nello stesso comune, in questo caso lo si invia all’uffico comunale competente che provvede a certificare ogni singolo firmatario. Gli errori non mancano ed alcune firme pur valide vengono comunque perse durante queste operazioni, ma comunque il tutto è accettabile e soprattutto sopportabile. La cosa si complica invece quando sul modulo vi sono firme di persone residenti in diversi comuni. In questo caso bisogna inviare ad ogni comune, anche via fax, la richiesta per ogni sottoscittore e già potete immaginare cosa voglia dire tutto questo di fronte a migliaia di firme e di centinaia di comuni coinvolti e non mancano certo  i casi in cui non si riceve alcuna risposta e vanno inviati anche i solleciti. Quando poi i certificati arrivano, essi vanno suddivisi all’interno dei vari moduli col concetto di una firma un certificato. Chi ha nella propria vita partecipato a questo tipo di attività sà benissimo di che cosa sto parlando, gli altri invece si immaginino migliaia di cerificati e per ognuno ti devi sfogliare centinaia di moduli alla ricerca di quel firmatario che corrisponde al certificato che hai in mano. Giornate, nottate e litri di caffè sono testimoni di tutto questo. Tutta questa attività va eliminata immediatamente, il raccogliere corretamente i dati anagrafici dei firmatari associato ad un controllo a campione su una determinata percentuale degli stessi da parte degli uffici regionali sono sicuramente una valida alternativa. A chi risponde che questo, per varie norme nazionali, non è possibile faccio notare che in Lombardia l’obbligo di certificare le firme è stato abolito già nel lontano 1981.

Il desiderio di partecipazione dei cittadini è ormai palese, le chiacchere dei politici innondano gli inutili quanto aridi discorsi e gli strumenti a disposizione dei cittadini stanno a zero. Non arrendersi rimane comunque  la parola d’ordine.

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ott
03

Abbassare lo sguardo

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A guardarsi attorno è difficile immaginare un futuro sereno. Questo sistema economico e finanziario è saltato. Una ristretta e ben protetta elite di squali della politica e della finanza, il cui unico scopo è la massimizzazione del profitto a breve termine, sta saccheggiando il pianeta e divorando le risorse economiche e naturali di interi popoli.

Ancora una volta a pagare il prezzo più alto della speculazione sono i lavoratori, i contadini, i disperati dei paesi poveri della terra.

Eppure questa crisi è figlia di scelte precise e affonda le sue radici nei dogmi del libero mercato, nel mantra dell’autoregolamentazione e nell’irrazionale teoria della crescita senza fine.

La politica, dopo aver messo in ginocchio il paese,  cucina le solite ricette bipartisan: liberalizzazione dei servizi pubblici, tasse sulla salute, progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori, grandi e insostenibili opere, tutela dei privilegi: in sostanza le stesse ricette che hanno determinato la crisi. Il popolo dal canto suo tace, aspetta che un segno arrivi dall’alto, sempre dall’alto. Forse se abbasse lo sguardo a cominciasse a guardarsi intorno si accorgerebbe della merda che gli è arrivata sino al collo e forse, ma ribadisco forse, cominicierebbe a capire che è proprio dall’alto che è arrivata e per rimuoverla è dal basso che bisogna ripartire.

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“Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure” è da tempo la frase conclusiva della maggior parte dei post di Beppe Grillo e la domanda che sempre più spesso mi pongo è: noi chi? Si, lo so che sono più di 100 mila gli iscritti sul portale del moVimento 5 stelle, ma che ci vuole a fare qualche clic col mause? E so anche che ai Vday hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, ma quanti quelli che si sono impegnati per realizzarli e quanti quelli che hanno passato le loro giornate nelle piazze ad informare e a far firmare quella massa di gente? Senza di loro non ci sarebbe stato Vday e quelle centinaia di migliaia di persone, senza alcun problema o rimorso, avrebbero tranquillamente trovato qualcos’altro da fare. Persino i movimenti per l’acqua, illuminante esempio di attivismo e partecipazione, che sono riusciti a portare alla firme prima e al voto poi milioni di Italiani, senza la perseverante opera di alcuni non esisterebbero e sull’essenziale bene comune non solo non ci sarebbe stato alcun referendum, ma neanche un minimo d’informazione e silenziosamente quei milioni di Italiani se lo sarebbero fatti scippare.

Sul web questo noi sembra enorme, ma quando si tratta di passare dal virtuale al reale ecco che tutti si dileguano e scompaiono. Tutti hanno mille impegni tra lavoro e famiglia, tutti hanno un qualcosa di inderogabile da fare e quei pochi rimasti  devono pure a stare a sentire questi latitanti quando, battendogli le mani sulle spalle, gli dicono: bravi ragazzi, continuate così che gli facciamo il culo a tutte quelle merde!

Già, continuate che gli facciamo. Nel senso che pochi fanno e gli altri sperano poi di potersi mettere comodi. Ma come si può pensare che in pochi si possa vincere una battaglia del genere contro poteri enormi, con una informazione che ti ignora o addirittura ti descrive come un pericolo o, quando va bene, un fenomeno da baraccone?

Nel suo comunicato politico numero quarantasette Grillo esterna il suo sconforto, la difficoltà a cambiare questo paese con metodi democratici (referendum, leggi popolari, manifestazioni) e se la prende coi politici, coi partiti. Io, condividendo in toto il sentimento, mi chiedo piuttosto se i politici e i partiti sono il reale problema o semplicemente una perfetta rappresentazione del popolo Italiano. Forse sarò banale ma la democrazia non la fanno ne i leader ne i partiti, ma i popoli e ammettere l’inestistenza della democrazia nel nostro paese non può esimerci dal porre il popolo come primo colpevole.

P.S.: io comunque non mi arrendo.

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set
14

Nelle nostre mani

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E’ inutile girare intorno al problema e aspettare la chiamata alle urne per andare a mettere una ics sul simbolo del meno peggio per poi, poco dopo, rendersi conto che il meno peggio è identico a quell’altro. Prima ammettiamo che per risollevare questo paese dal degrado sociale ed economico in cui è sprofondato è necessario che ogni singolo cittadino ci metta il proprio contributo, il proprio impegno e il proprio tempo prima potremmo guardare al futuro con un pò di speranza. Sino a quando BerlusconiBossiFiniCasiniRutelliBersaniDiPietroVendola sarà libero, insieme  a tutti i suoi sodali e discenti, di manovrare il paese FUTURO sarà solo ed esclusivamente una inutile parola descritta nel dizionario.

E’ troppo tardi per cercare altre strade, scorciatoie per evitare di impegnarsi in prima persona. I danni di queste strategie sono ormai sotto gli occhi di tutti: la disoccupazione è a livelli inimmaginabili sino a qualche anno fa, la precarietà del lavoro (e della vita) è ormai divenuta una normalità, il diritto alla pensione un ricordo del passato (anche chi già la percepisce rischia di perderla se salta il banco), come un ricordo del passato sono l’accesso gratuito alle cure mediche e ad una scuola di qualità.

Tutto ciò che i nostri padri e i nostri nonni hanno costruito in decenni di duro lavoro, sacrifici e lotte si è disperso grazie a generazioni che vivendo costantemente con lo sguardo rivolto altrove, hanno lasciato che quattro squallidi politicanti di quart’ordine si spolpassero tutto, compreso l’osso. Come una enorme mandria di bufali hanno scorazzato per l’Italia in lungo e in largo e continueranno a farlo sino a quando l’ultimo filo d’erba non sarà scomparso.

Nelle nostre mani il destino: farsi travolgere o salire in groppa ad un cavallo e portare la mandria in un luogo dove non possa più nuocere (nella fattiscpecie: A FARE IN CULO!!!)

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Il paese è fallito. Nessuno lo annuncia ufficialmente, ma tutti lo sappiamo ed è abbastanza ridicolo vedere come i più girano intorno al discorso senza ammetterlo a chiare lettere. Far finta di niente tutto sommato sposta in avanti il momento in cui dovremmo fare i conti con la realtà e con le nostre responsabilità. Si ho detto nostre responsabilità, le responsabilità di ognuno di noi. Noi che per anni ci siamo nascosti dietro il tanto sono tutti una maniera, i così è, così è stato e così sarà, i chiunque va la pensa solo a rubare. Tutte scuse e giustificazioni tramite le quali ci siamo sottratti ai nostri doveri di cittadini, di persone appartenenti ad una comunità. Tutte scuse e giustificazioni dietro le quali ci siamo nascosti per fare esattamente quello che facevano i nostri politici: i cazzi nostri.

Lasciare che sopravvvivesse una classe politica del genere è servita alla maggior parte di tutti noi. E’ servita agli evasori fiscali, sia ai possessori di grandi capitali coi loro paradisi fiscali sia al libero professionista che non ha mai voluto contribuire alle spese per i servizi di cui però, lamentandosi per la scarsa qualità, ha sempre usufruito (scuola, sanità, sicurezza, strade, ecc). E’ servita a tutti coloro che hanno avuto un posto di lavoro grazie all’amico o all’amico dell’amico, perchè è molto più semplice farsi raccomandare che competere ad armi pari con gli altri, a tutti piace vincere facile. E’ servita anche a tutti coloro che in questi anni hanno fatto carriera, diventando un dirigente super pagato, grazie alle proprie conoscienze piuttosto che alle proprie capacità. E’ servita anche a tutti coloro che hanno fatto un onesto lavoro grazie al denaro sporco che le varie mafie hanno investito nell’economia reale tramite la cementificazione del territorio ed inutili quanto devastanti grandi e piccole opere pubbliche. Ed è servita a tutti coloro che hanno ritenuto, e ritengono tutt’oggi, più facile girare lo sguardo dall’altra parte piuttosto che denunciare o cercare di cambiare questo sporco sistema.

Oggi è facile scaricare le colpe su chi ha governato e gestito questo paese a livello nazionale come locale, ma non va dimenticato che tutto ciò è stato possibile solo grazie alla nostra complicità. Non voglio qui sminuire le colpe dei BerlusconiBersaniBossiFiniVendolaDiPietro & Co, ma è palese che mentre ci svaligivano casa noi abbiamo fatto finta di niente giustificandoci con cazzate del tipo che tanto se non ci rubano loro lo farà qualcun’altro. Ancora oggi, nonostante il tutto appare chiaro davanti ai nostri occhi, continuiamo a far finta di niente e a girarci dall’altra parte. Abolito il contratto di lavoro nazionale e tutti zitti, aumentano le tasse agli onesti e tutti zitti, vogliono svendere le aziende pubbliche realizzate e fatte grandi coi nostri soldi e tutti zitti, volglliono privatizzare i beni comuni nonostante il risultato referendario di pochi mesi fa e tutti zitti, congelano gli stipendi per tre anni e tutti zitti, annunciano che salterà la tredicesima e tutti zitti.

Continuiamo pure a far finta di niente, continuiamo a rilassarci sotto l’ombrellone, guardando uno dei tanti reality o una bella partita di calcio appena sarà possible. Continuiamo pure a fare finta che tutto accade per colpa di qualcun’altro, che noi non abbiamo colpe, non abbiamo responsabilità. Andiamo avanti così, verso l’abisso facendo finta di nulla.

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