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Si è soliti dire che noi Italiani siamo bravi a chiudere la stalla solo dopo che i buoi sono scappati. In realtà non è proprio così, noi Italiani ci accorgiamo della stalla aperta solo quando la mandria di buoi ci sta col fiato sul collo e ci rendiamo conto che ci stanno per travolgere. Se, invece, i buoi escono dalla stalla in silenzio e con discrezione oppure prendono un percorso che non intralcia il nostro, semplicemente ce ne freghiamo ed altrettanto ce ne freghiamo se ad essere travolti sono altri. Eppure i buoi non arrivano all’improvviso, ci sono sempre dei segnali che preannunciano l’arrivo della mandria, ma a prevalere è la speranza che cambino direzione prima di arrivare dalle nostre parti e noi possiamo continuare la nostra tranquilla e indisturbata vita.
Non ci preoccupiamo delle politiche energetiche del nostro paese, ignoriamo quelle associazioni e quei movimenti che sostengono la microproduzione da fonti rinnovabili perchè oltre a rispettare l’ambiente sono più economiche e creano posti di lavoro, però siamo pronti a protestare se vicino a casa nostra vogliono realizzare una centrale nucleare oppure se vediamo i nostri cari ammalrsi e morire per via dei veleni emessi dalle centrali a carbone.
Non ci preoccupiamo di come il nostro comune gestisce i rifiuti ed ignoriamo quelli che sostengono la raccolta differenziata porta a porta dimostrando che è meno costosa e crea posti di lavoro, però siamo pronti a protestare se vogliono realizzare una discarica o un inceneritore nel nostro territorio oppure se vogliono mettere i cassonetti sotto la nostra finestra.
Ignoriamo chi da anni fa notare che il capitolato del servizio di igiene ambientale viene spudaratamente violato ma siamo pronti a lamentarci quando la città e le spiagge sono sporche.
Non ci preoccupiamo delle politiche sanitarie adottate, ce ne freghiamo quando coi soldi pubblici viene completamente ristrutturata una bellissima struttura ospedaliera per poi essere data ai privati (vedi il Tanzarella di Ostuni), così come non ci preoccupiamo che in questo periodo di vacche magre e di tagli alla spesa pubblica la regione sta stanziando 150 milioni di euro per realizzare un ospedale che verrà gestito dal San Raffele di Don Verzè che il TAR ha definito essere un’attività imprenditoriale e non un ente no profit. Ignoriamo chi da tempo sostiene la necessità di investire nei servizi domiciliari e di superare questo arretrato sistema sanitario regionale basato su inutili ospedaletti di paese, però siamo pronti a mobilitarci e a protestare quando vogliono chiudere dei servizi a casa nostra.
Ignoriamo chi sostiene politiche virtuose, chi denuncia il malaffare, chi si propone per il bene comune, ma votiamo il conoscente, l’amico o cumunque quello a cui poi possiamo rivolgerci nel caso di bisogno per poi andare a cercare il supporto di quelli che abbiamo ignorato e non votato quando i buoi (che abbiamo votato) ci stanno travolgendo.
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Acqua, rifiuti, energia, emissioni in atmosfera e consumo di territorio rappresentano cinque degli elementi più importanti per il futuro del nostro pianeta e delle nostre comunità. L’ambiente è il nostro bene comune più importante. L’umanità non può più considerare i propri stili di vita e il proprio modello di sviluppo indipendenti dalle variabili ambientali che ogni giorno emanano segnali di emergenza e insostenibilità. Emergenza ambientale ed emergenza sociale sono indissolubilmente legate a un modello di sviluppo che mira alla crescita dei consumi, che concentra le ricchezze e considera povertà e inquinamento come effetti indiserati. Occorre ripensare la nostra società, le nostre abitudini, i nostri consumi e comportamenti.
Viviamo oggi la necessità di portare avanti processi che cambino profondamente la nostra società, condizionata dai mass media e dalla pubblicità, disaffezionata alla politica e alla partecipazione attiva. C’è bisogno di lavorare tanto con e in mezzo alla gente, per cambiare le nostre abitudini e far crescere la consapevolezza degli effetti di questo modello di sviluppo, così come delle buone pratiche sociali e ambientali che possiamo costruire dal basso. Occorre lavorare, su tutti i fronti, aggregando e coinvolgendo, senza rinchiudersi né in circoli chiusi come è successo ad alcuni movimenti, né nelle stanze del potere come invece è successo a parte della politica.
La necessità di progetti che coinvolgano le comunità e sappiano ridefinire i nostri stili di vita è una necessità sociale e ambientale senza precedenti. E’ una necessità sociale perchè l’aggregazione comunitaria è quasi scomparsa, affidata sempre più agli spazi sterili e vuoti del mercato e dei grandi centri commerciali, dove l’individualismo e l’apparenza dominano sull’autenticità dei bisogni e delle relazioni. E’ una necessità sociale perchè la politica è svuotata della partecipazione dal basso di cui invece deve alimentarsi come linfa vitale per costruire il bene comune. E’ una necessità sociale perchè le regole del mercato impongono una politica di prezzi che porta la produzione locale ad essere strangolata dalle grandi marche che mettono in crisi l’economia locale. E’ una necessità ambientale perchè la società dell’immagine e dell’usa e getta si basa quasi esclusivamente sulla pubblicità generando sprechi insostenibili di risorse, di energia, di trasporti.
Il buon esito di progetti che sappiano invertire queste tendenze dipende esclusivamente dalla dimostrazione alla comunità che esiste chi progetta un futuro diverso e che la speranza dipende dalla responsabilità delle scelte di ognuno di noi. Giorno per giorno. L’utopia non è infatti un mero sogno di pochi idealisti ma può essere declinata in scelte quotidiane e di responsabilità che coinvolgono e aggregano le comunità locali nella costruzione del migliore futuro possibile.
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Ora c’è…ora non c’è… si, insomma… non si vede.
No è che a volte mi ci perdo con questi giochini scemi, sai quelle cose che si facevano da piccoli, tipo nascondere le cose con il dito…. massì, dai: si chiude un occhio, si guarda una roba, tipo quella lampada lì, e poi avvicini il dito indice all’occhio fino a che la lampada sparisce… eh, lo so che non è sparita davvero, che non la vedo perché c’è il dito davanti… però in fondo è come se non ci fosse più, no? Se non la vedo, la lampada, chi me lo dice che non sia sparita… puf!… anzi… come faccio a sapere che c’è, magari non c’è nemmeno mai stata.
E’ che questi giochini scemi mi affascinano proprio, ad esempio, quando uno dice: “… gli italiani sono stanchi di non poter usare il telefono per paura di essere intercettati”… tac! Il conflitto d’interessi, i processi, le leggi ad personam… e chi le vede più, tutto dietro al dito, sembra una magia. Si lo so che non si vedono ma ci sono… lo so bene che ci sono… mi chiedo però… ma gli altri lo sapranno? Voglio dire, se il dito è il mio lo sposto e la lampada riappare, ma se il dito è di qualcun altro come in questo caso? Che lo mette proprio lì, davanti alla macula nazionalpopolare? Dice, sposti la testa e la lampada riappare… ehhh no, non è mica così facile: intanto mica tutti c’hanno voglia di usarla, la testa, tanti preferiscono tenerla ferma lì, che spostarla è una fatica, e poi mica è detto che il dito stia fermo… la inclini un po’ di qua… “… i magistrati politicizzati puntano a rovesciare il voto popolare”, tac! il dito… la inclini un po’ di là… “…le Lobby dei magistrati e dei giornalisti ci hanno impedito di giungere ad un testo che difenda al 100% il nostro diritto di liberta”, aritac! di nuovo il dito… eh, ci vuole pratica con queste cose.
Il bello poi è che sto trucchetto del dito si può fare con un sacco di cose, praticamente con tutto: lampade, sedie, mobili, finanziarie, crisi mondiali, guerre sante e apocrife, pedofilie… basta scegliere un soggetto, chiudere un occhio, avvicinare l’indice a quello aperto… ora c’è…o ra non c’è… si, insomma… non si vede.
E vissero felici e contenti
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Depositate ieri presso la segreteria del Sindaco di Ostuni le firme raccolte a sostegno della proposta di iniziativa popolare a favore dell’acqua bene comune senza alcuna rilevanza economica. 361 cittadini Ostunesi, spesso anche facendo la fila, hanno sottoscritto questa proposta che prevede l’inserimento nello Statuto Comunale di alcuni principi fondamentali a sostegno di un acqua quale diritto inalienabile che non solo non può essere proprietà di nessuno, ma che non può essere in alcun modo considerata merce con cui procurarsi profitto.
361 firme, decisamente superiori a quelle richieste dallo statuto (200) che permettono per la prima volta di inoltrare al Consiglio Comunale una proposta di iniziativa popolare, quindi un GRAZIE e un COMPLIMENTI a tutti, sia ai sottoscrittori sia agli organizzatori. Adesso il regolamento prevede che la proposta sia messa all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale. Rimaniamo in attesa.
Il testo della proposta:
IL COMUNE di OSTUNI
PREMESSO CHE
a) L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi.
b) L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, il bene comune universale, un bene comune pubblico , quindi indisponibile, che appartiene a tutti.
c) Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile : l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico.
d) L’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta :
• una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale ;
• una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale e internazionale.SOTTOLINEATO CHE
Su questa base condivide e aderisce alla proposta di legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, e quindi ritiene necessario che il Parlamento proceda celermente alla sua discussione e approvazione.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI OSTUNI S’IMPEGNA A :
1) riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico ;
2) riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del DLgs n. 267/2000 ;
3) nominare seduta stante, la Commissione consiliare con lo specifico compito di integrare/modificare lo Statuto secondo le indicazioni sopra specificate ed assegnare alla stessa il termine di gg.30 per la conclusione dei lavori da sottoporsi all’approvazione del successivo Consiglio Comunale ;
4) promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e di iniziativa per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato attraverso le seguenti azioni :
• informazione della cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l’acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali ;
• contrasto al crescente uso delle acque minerali e promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche ;
• promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul Risparmio Idrico, con incentivazione dell’uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l’introduzione dell’impianto idrico duale ;
• promozione, attraverso l’informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;
• informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere e contrada ;
• promozione di tutte le iniziative finalizzate alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato nel territorio di propria pertinenza.
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Quante volte ci siamo sentiti impotenti di fronte all’arroganza del potere, alla strafottente espressione di impunità di certa classe dirigente: politici, imprenditori, giornalisti, caste di caste variamente distribuite in questo trasandato Paese.
Quante volte abbiamo pensato, in cuor nostro, “sarebbe ora di cambiare, così non si può andare avanti, non è giusto”, e quante volte, dopo queste sempre più frequenti indignazioni usa e getta ci siamo lasciati cadere nella pigrizia, o peggio nella disillusione, o peggio nello sconforto.
Quante volte ci siamo sentiti soli, in questo modello di sviluppo e società sempre più tendenti alla barbarie e all’imbruttimento della qualità della vita delle persone, della nostra vita.
Quante volte, troppe, abbiamo pensato che sarebbe stato inutile un nostro gesto, polemica, presa di posizione…
Come si fa a cambiare il mondo in quattro gatti, non basta certo un click sul MI PIACE al gruppo di turno su Facebook per cambiare le cose…
Quante volte, la sera, di ritorno da una giornata di lavoro e impegni e frenesia costante, accendendo la tv ci è andato di traverso il cibo (prodotto chissà dove immerso in una montagna di plastica e imballaggi), e ci ha spinto ad incazzarci per i soliti 5 minuti quotidiani, per poi assopirci, esausti e stravolti, sprofondati nel divano ad ascoltare le stronzate dei porta a porta di turno…
Quante volte abbiamo rinunciato a rimetterci le scarpe, e uscire per incontrare altri come noi, più di quanti noi stessi pensassimo, per provare INSIEME a costruire un’idea diversa di società, una realtà concreta e nuova.
Quante volte abbiamo detto basta, ma a voce bassa, quasi per non disturbare.
Quando ci sveglieremo? Quando capiremo che se non ci diamo da fare per i nostri figli, per le prossime generazioni non c’è futuro? Quando capiremo che dalla casta politica possiamo solo recuperare fregature? Quando capiremo che dobbiamo sfrattarli dalle istituzioni e riprenderci ciò che è nostro e metterlo a disposizione di tutti e per il bene di tutti? Quando capiremo che non c’è alternativa se non quella di proporsi direttamente per il governo delle proprie città, delle proprie regioni e del proprio paese? Quando capiremo che non bisogna essere ingegneri, medici o avvocati per amministrare il bene comune, ma basta solo essere onesti e di buon senso?
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Ci informano che è indispensabile una manovra economica di grandi sacrifici per poter fronteggiare una crisi internazionale che fino a qualche tempo fa, dicevano, l’Italia aveva affrontato meglio di altri e addirittura ne stava uscendo praticamente indenne. Ma questa manovra da 24 miliardi servirà ad affrontare meglio il futuro oppure serve solamente a cercare di diminuire una spesa pubblica fuori controllo per mantenere la classe politica più onerosa del mondo e per continuare a realizzare opere inutili a costi doppi o tripli rispetto agli altri paesi?
Senza parlare dei circa dieci milioni di euro spesi nei festeggiamenti ufficiali della festa della repubblica e dei non ancora quantificati milioni di euro che si spenderanno per festeggiare il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, basta guardare nel proprio territorio anche se piccolo per poter vedere come i soldi pubblici vengono gettati senza alcun pudore da una classe politica ormai ridotta ad un comitato d’affari che pensa solo ad arricchirsi e ad arrichire i propri amici e compari.
Ad Ostuni paese da poco più di 30 mila abitanti si sta realizzando un tratto di strada, dicasi tratto di neanche un Km, ad un costo assurdo di oltre 2 milioni di euro. Una strada, o meglio una bratella stradale di fronte alla zona industriale, assolutamente inutile e che non porterà alcun beneficio ne alla circolazione ne alla cittadinanza mentre porterà moooooolto beneficio a chi potrà amministrare e incassare quei piccioli. Ora gli abitanti del posto si stanno lamentando perchè il rondò previsto è troppo a ridosso delle loro abitazioni, nessuno si lamenta per l’abbatttimento di ulivi monumentali protetti da una legge regionale tanto pubblicizzata, nessuno si lamenta per l’ennesima devastante ferita inferta ad un territorio fatastico, unico e di grande valore economico quale la piana degli ulivi, nessuno si lamenta per i 2 milioni di soldi pubblici letteralmente gettati in un opera inutile. Nessuno si lamenta neanche quella fantomatica opposizione di destra o di sinistra che pare esistere proprio per giustificare l’esistenza della Democrazia. Nessun comunicato, nessuna interrogazione consiliare, nessuna forma di protesta solo l’assoluto silenzio. E adesso a protestare sono i residenti che li non dovrebbero neanche esserci visto che siamo in una zona industriale via via trasformata negli anni in una bruttissima zona residenziale come quello scempio ambientale e architettonico della zona artigianale dove le imprese artigiane fai fatica persino a trovarle.
Ad Ostuni paese da poco più di 3o mila residenti la Giunta Comunale ha 10 assessori, uno in più del comune di Firenze che di abitanti ne registra qualcuno in più. Ogni assessore naturalmente oltre a non fare nulla percepisce un indennità, ovvero soldi pubblici, quanti per l’esattezza non sò anche se tali compensi dovrebbero essere pubblicati on line, ma mi riferiscono essere circa 1500 euro mensili cadauno, per un totale di 180 mila euro annui a cui naturalmente vanno aggiunti gli oneri contributivi.
Ma Ostuni non è un caso isolato. A Cisternino paese da poco più di 12 mila abitanti stanno realizzando un altra inutile strada al modico prezzo di circa 2 milioni di euro. Una strada che la collegherà con Ostuni con la quale è gia collegata grazie ad altre due provinciali e che in compenso distruggerà irrimediabilmente uno dei luoghi più belli di questo territorio. Il tutto naturalmente senza alcun beneficio per la popolazione locale o per i turisti, ma sicuramente mooooolto utile per chi potrà amministrare e incassare tutti quei piccioli.
Naturalmente continuate pure a fregarvene di chi amministra il vostro territorio e del come lo fa, continuate pure a stare comodi sui vostri divani a vedere quei finti tg e a lamentarvi del solito governo ladro. Non pensate minimamente che forse è venuto il momento di mandare a fare in culo tutta questa classe politica e attivarvi affinche siate voi cittadini a decidere le sorti del vostro futuro. Non sia mai che le cose magari possano pure andare meglio.
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Sono molto dispiaciuto per i cittadini di Colorno, un paese di circa 10 mila abitanti in provincia di Parma, perchè la loro cittadina non è amministrata da persone di alto profilo e spessore come quelli che si ritrovano qui ad Ostuni nella squadra di Tarzanella & Co.
Se avessero questa fortuna potrebbero vincere una mountan bike dal valore di circa 100 euro portando plastica, vetro o carta all’isola ecologica incrementando così la raccolta differenziata del proprio paese dello 0,38%. Se avessero questa fortuna potrebbero ammirare la splendida zona degli orti periurbani, o meglio quel che ne rimane, circondata da numerosi parcheggi sicuri che nel caso non potessero essere utilizzati per un qualche motivo potrebbero contare su un consigliere di opposizione subito pronto a protestare inutilmente. Se avessero questa fortuna avrebbero la possibilià di percorrere inutili strade per andare dal nulla al niente e gratificarsi pensando al fatto che sono costate diversi milioni di euro. Se avessero questa fortuna potrebbero prendere una sdraio ed un ombrellone e appostarsi comodamente in piazza ad ammirare la Bandiera Blu e le 5 vele che sventolano sul municipio, evitando così di andare a cercare spazio su splendide spiagge già interamente occupate da rifiuti vari.
Invece si ritrovano con amministratori locali visionari che parlano di Comuni Virtuosi e così niente muontan bike, ma la raccolta differenziata porta a porta che purtroppo crea posti di lavoro. Una quarantina di addetti in più per poter soddisfare queste voglie virtuose. Ma visto che piove sempre sul bagnato, il Comune ha pure registrato risparmi nella gestione dei rifiuti; non dovendo pagare per smaltirli e potendo vendere il materiale (plastica, vetro, carta, acciaio, etc.) ha potuto abbassare la tariffa a carico dei cittadini. Tutto questo invece di distribuire biciclette. Vergogna!!! Naturalmente niente parcheggi tra gli orti periurbani diffusissimi nelle scuole, così come molto diffusi sono i mercati del contadino riservati ai piccoli produttori e negozi effecorta ove trovare numerosi prodotti a Km zero. Tutte iniziative che stimolano e favoriscono l’economia locale e di conseguenza creano occupazione, pensa si sono persino inventati l’obbligo per chi fornisce il servizio di mensa scolastica di acquistare i prodotti ortofrutticoli dai produttori locali, nonchè la possibilità di utilizzare anche i prodotti coltivati dagli studenti. Parcheggi? Da quelle parti sono capaci di parlare solo di mobilità sostenibile.
Proprio sfigati questi di Colrno non hanno neanche una classe politica che se la sbriga da sola, che accontenta l’amico o la lobby di turno, quella in grado di garantire un tot di voti. Stanno sempre a chiedere ai cittadini come amministrare la cosa comune tramite incontri, dibattiti e altre strane cose che chiamano istituti della Partecipazione. Nemmeno il bilancio sono capaci di farsi da soli, da anni si ostinano col bilancio partecipato dovendo così definire insieme ai propri concittadini come e dove spendere i loro denari. Assurdo.
Ma ora sti politici “virtuosi” stanno proprio esagerando. Sapete cosa hanno intenzione di fare? Hanno deciso di dare in usufrutto gratuito i tetti di alcuni edifici pubblici (municpio, scuole, asilo, cimitero, etc) a soggetti privati per farci sopra degli impianti fotovoltaici per la produzione di energia rinnovabile e pulita, veramente pulita: Energia che sarà poi consumata negli stessi edifici in cui è prodotta. Sapete cosa vuol dire tutto questo? Che il comune per quegli edifici non dovrà sborsare più neanche un euro per la bolletta elettrica e senza alcun investimento iniziale, perché il costo dell’impianto è a totale carico del privato che lo realizzerà, che potrà guadagnare vendendo l’energia prodotta in eccesso. Economia che si muove, Comune che genera risparmi e quindi libera risorse per altro, creazione di posti di lavoro. Pensate, se invece potevano contare su Tarzanella & Co…..
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“Il Comune promuove il Forum della Società Civile composto da associazioni, organismi di volontariato, organizzazioni sindacali e di categoria, ordini professionali. Il Forum ha funzioni consultive e propositive circa l’attività del Consiglio Comunale. Il Forum è luogo di incontro di tutte le forze sociali, culturali ed economiche.” Questo recita l’articolo 27 dello statuto del Comune di Ostuni.
Il Forum è stato regolarmente istituito ed ha altresì un suo Presidente, un certo avvocato Ghionda Maria Rosaria eletta nel lontano Gennaio del 2006 con 21 voti su 33 rappresentanti delle 101 associazioni iscritte ai tempi nell’albo delle associazioni. Nell’occasione l’eletto Presidente dichiarò: “spero di riuscire ad essere un punto di riferimento per la società civile in questa Città” (vedi il comunicato stampa). Vana speranza visto che con la sua elezione il Forum di fatto è deceduto.
Il Forum prevede anche una Giunta esecutiva composta da sei componenti ed un collegio dei probiviri con cinque componenti. Naturalmente chi sperava di diventare un punto di riferimento non ha mai convocato il forum per eleggere questi organi e quindi di fatto questi non esistono. La durata di questi mandati è di tre anni, ma credo non sia necessario evidenziare che il punto di referimento della società civile non ha mai provveduto a convocare il forum per il rinnovo delle cariche.
Così facendo non solo l’avvocato Ghionda è diventato un punto di riferimento, ma è diventato l’UNICO punto di riferimento e non per la società civile ma per l’amministrazione che grazie a lei riesce anche a sostenere che ad Ostuni la partecipazione è garantita.
Non ci resta che ringraziare questo illuminato presidente e ringraziarlo per il tempo e la passione messa in questo prestigioso incarico. Coloro che volessero ringraziarla per iscritto possono inviargli una mail al seguente indirizzo ghionda.mariarosaria@ordineavvocatibrindisi.it.
Mi permetto di suggerirvi anche un breve testo:
Al Presidente del Forum della società civile di Ostuni
Il/la sottoscritto/a ………………………………………………. quale cittadino Ostunese la ringrazia per l’intensa ed incisiva attività dell’istituto di partecipazione popolare da Lei Presieduto.
Sicuro/a che continuerà ad impegnarsi come sino ad ora dimostrato Le porgo distinti saluti.
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Non molto tempo fa chiesi a diverse persone che non si occupano di come viene amministrata la città (amici, parenti, colleghi) se avevano anche una vaga idea di quanto poteva ammontare il bilancio di un comune come quello di Ostuni. La rsiposta più comune era: tanti, ma a quanto potesse ammontare nessuno ne aveva la benché minima idea. Io ipotizzavo: più o meno di 50 milioni e la maggior parte riteneva tale cifra un pò esagerata. Se poi azzardavo chiedere se sapevano dove andavano a finire i soldi, in che servizi, in che attività anche in questo ambito calava l’incertezza. I forse, i probabilmente, i può darsi abbondavano.
Tutto ciò da un lato dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’assoluta assenza di trasparenza nell’azione amministrativa e dall’altro l’assoluto disinteresse della popolazione sul come vengono spesi i propri soldi. Quei soldi che ci sono prelevati tramite le varie tasse, quelle tasse che definiamo eccessivamente onerose senza poi preoccuparci minimanete di dove vanno a finire. Forse se la popolazione pretendesse la massima trasparenza e si interessasse un pò di più di come vengono utilizzate le risorse pubbliche, molto probabilmente ci sarebbero meno sprechi e meno soldi spesi in opere e servizi inutili e di conseguenza ci sarebbe bisogno di meno risorse e quindi di meno tasse.
Naturalmente parlare di Bilancio partecipato da queste parti è come parlare di extraterrestri, pura fantascienza o fantasia di quelle persone (non poche a dire il vero) che ritengono la partecipazione un principio essenziale di qualsiasi politica. Ci sono paesi dove queste cose sono realta, senza arrivare all’esempio di Porto Alegre si potrebbero comunque prevedere dei fondi la cui destinazione d’uso potrebbe essere decisa dalla cittadinanza mediante degli incontri o forum tematici, oppure ancora più semplice mettere a disposizione di tutti il bilancio predisposto e dare a tutti la possibilità di poter esporre le proprie considerazioni o avanzare delle proposte. Ma come dicevo prima, da queste parti è pura fantasia, tant’è che non mi risulta che il bilancio (nè preventivo ne consuntivo) sia mai stato pubblicato sul sito istituzionale del comune in violazione della legge sulla trasparenza come più volte ho detto.
Allora, visto che sono venuto in possesso del bilancio di previsione 2010 e che lo stesso sarà portato all’esame del Consiglio Comunale il prossimo 4 Maggio ho pensato di metterlo a disposizione di tutti in modo che ognuno possa sia rendersi conto di quanti (59 milioni) girano e dove vanno a finire sia di poter esprimere considerazioni e proposte in merito. Mi farò promotore di eventuali vostre segnalazioni con la speranza che qualcuno le porti in aula consiliare.
Non vi resta quindi che scaricare la documentazione (da qui) e poi inviare i vostri contributi a questa mail.
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La partecipazione non solo è un diritto riconosciuto da diverse norme, ma è un opportunità, un valore aggiunto per tutta la comunità. A dimostrarlo la politica attuata negli ultimi anni in Puglia con Vendola ed in particolare l’assessore Minervini (che spero vivamente abbia ancora un ruolo predominante nella prossima giunta) che facendo della cittadinanza attiva un punto fermo della loro azione politico-amministrativa sono riusciti a reperire tra la popolazione un bagaglio di conoscienze, idee e competenze che hanno favorito, incentivato ed aiutato le lungimiranti ed ottime azioni che in diversi campi la regione ha fatto negli ultimi anni (bollenti spiriti, principi attivi, etc. tutti reperibili qui).
Il diritto alla partecipazione è altresì riconosciuto nello statuto del comune di Ostuni che prevede una serie di organi di partecipazione che mai nessuna amministrazione ha reso opertivi.
Il forum della società civile strumento di raggruppamento, discussione e confronto di tutta la cittadinanza è una nullità che si riunisce solo ed esclusivamente per eleggere la terna per la nomina del difensore civico. Eppure esiste ed ha pure un presidente, un certo avvocato Ghionda, nonchè, almeno da quanto si legge sul sito del comune, una lunga lista di associazioni aderenti. Perchè questo presidente non lo convoca mai, perchè se si è assunta questa carica (spero gratuita) non la esplica oppure non si dimette lasciando il posto a chi magari vorrebbe farlo funzionare?
Le consulte di settore non sono mai state istituite eppure lo statuto ne prevede cinque. Quando è emerso il problema dei pozzi petroliferi si è autocostituito il forum permanente ambiente e sviluppo, paragonabile in tutto e per tutto ad una consulta di settore prevista dallo statuto, l’amministrazione comunale (eravamo in piena campagna elettorale) si è dichiarata felice di questa iniziativa ed ha dichiarato la propria disponibilità al dialogo ed al confronto. Disponibilità divenuta indifferenza una volta conclusa la competizione elettorale. Anche le consulte di quartiere sono un organo statutario mai nato.
Tutto ciò non deve maravigliare, una classe politica autoreferenziale non può permettersi ne partecipazione ne trasparenza. Deve essere libera di fare quello che vuole, il potere tanto si mantiene grazie alle clientele, ai favori e ad una informazione che tutto fa tranne che informare.
La partecipazione e la trasparenza sono un diritto, una risorsa, un valore aggiunto. Non pretenderle è stupido.








































