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Con molta probabilità il 27 maggio in quel di Polignano a mare verrà costituita la segreteria di un nuovo partito politico denominato moVimento 5 stelle Puglia. Si avete letto bene e non è un errore di battitura sto parlando proprio di segreteria e di partito perchè quello che vedo non è nulla di diverso ed anche se si usano loghi differenti quello che conta è la sostanza, i fatti.
Grillo ha fatto, in questo mese, un lavoro davvero eccezzionale. Il megafono di un movimento nato dal basso è riuscito a raggiungere, in un modo o nell’altro, tantissime orecchie. Lo strardinario risultato elettorale ottenuto in una parte del paese adesso sta spingendo moltissime persone ad avvicnarsi al movimento, anche nel sud dove cronicamente c’è stata sempre scarsità di attivismo e partecipazione adesso in molti si stanno facendo avanti. Non era forse quello che si chiedeva in ognuno dei cento comizi fatti da Grillo? Non vogliamo il vostro voto, vogliamo la vostra partecipazione, ognuno deve metterci del suo se vogliamo cambiare questo paese!
Che tra questi nuovi ci siano arrivisti che non hanno trovato spazio nei tradizionali partiti e vedono il movimento come un treno in corsa verso la vittoria è sicuro, ma ipotizzare che siano tutti così oltre che statisticamente sbagliato è anche da stupidi ed ottusi. Se poi di fronte a questa ottusa convinzione ci si chiude a riccio e, per il solo fatto di essersi attivati prima degli altri, si pretende precedenza o superiorità ecco che allora ne viene fuori un qualcosa per nulla diverso dai ben noti partiti tanto contestati.
Ed eccoli li i 5 stellati Pugliesi, spaventati dall’assalto dei nuovi arrivati, ad organizzare alla velocità della luce una riunione regionale per chiedere a Grillo quella certificazione che autorizzandoli all’uso del logo e della dicitura Movimento 5 stelle gli consentirebbe di di dire a tutti questi nuovi: volete partecipare? Mettetevi in fila. Intanto loro il posticino se lo sarebbero riservati. Ed eccoli quindi tutti belli e pronti per l’arrembaggio al logo. Sino a pochi giorni fa si insultavano, si contestavano a vicenda, tra chi si è impegnato a boicottare le iniziative degli altri e chi si arrogava il diritto di definire chi fosse un 5 stelle e chi no, tra chi ha imbrattato le bacheche di facebook con menzogne e chi pur di giocare a fare il grillino ha interpretato a modo suo le leggi. Di fronte al nemico comune, di fronte alla possibilità di doversi limitare ad un ruolo di secondo piano ecco che tutto come per magia scompare e si compattano in un unico obbiettivo: mantenere il proprio posto, il proprio ruolo.
Naturalmente molti di quelli che parteciperanno all’incontro lo faranno in buona fede. Non avendo alcuna cognizione della situazione a livello regionale, vanno la con la migliore delle speranza e delle aspettative. Purtroppo cadranno nella trappola dei soliti noti, dei soliti furbi che adesso, nonostante i continui appelli di Grillo a non andare in tv li vedi una settimana si ed una pure ad imbrattare gli schermi televisivi.
Per quanto mi riguarda i nuovi che si vogliono mettere in moVimento sono i benvenuti e pure graditi. Se ciò che io ho contribuito a far nascere verrà portato avanti da altri non è un problema l’importante sono i metodi e le idee che questo movimento porta con se, non le persone. Ed anche egoisticamente parlando avrò più tempo da dedicare ad altro.
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Il manifesto con scritto “ora puoi tornare a votare” che molte liste civiche a 5 stelle utilizzano è un qualcosa che mi lascia molto perplesso, personalmente ci vedrei meglio un “ora devi tornare a partecipare”. Perchè è tutto qui il nocciolo della questione, se continuiamo a limitarci a mettere una croce su un simbolo o su un nome è poi chi si è visto si è visto e ci vediamo fra cinque anni, cari miei non andremo da nessuna parte e ciò che ci aspettaa non sarà nulla di diverso di quanto abbiamo visto sino ad ora. Si, forse riuscire a toglierci dalle palle qualche faccia da culo, ma la storia insegna che questi sono molto più bravi a lavorare da dietro le quinte piuttosto che in prima linea (vedi il Berlusconi degli ultimi mesi).
Il cambiamento ci sarà solo ad una condizione: che noi tutti cominciamo ad occuparci della cosa pubblica. Se non siamo capaci di fare questo, se non ne abbiamo il coraggio è meglio che lasciamo perdere, che lasciamo che il Monti di turno ci spolpi sino all’osso con le sue cure indispensabili.
Grillo si compiace che il numero di liste 5 stelle che si presentano alle prossime amministrative sia raddoppiato, ma quante di queste derivano da un gruppo consolidatosi nel tempo e quanti invece nati solo in prossimità dell’evento elettorale? In Puglia ci sono 5 liste ma solo una, quella di Lecce, arriva dopo un cammino durato anni e che li ha visti partecipi e anche protagonisti in numerose battaglie sul territorio. Comunque andrà a finire questa loro esperienza so per certo che quel gruppo continuerà nelle sue battaglie da cittadini con l’elmetto. Le altre liste invece nascono oggi, a ridosso della competizione elettorale, dove erano prima questi fautori della partecipazione, questi cittadini attivi? Molto probabilmente molti di loro continueranno sulla strada intrapresa indifferentemente dall’esito elettorale, ma i più torneranno a fare quello che facevano prima adducendo ai mille impegni di lavoro, di famiglia e vari per giustificare il loro non attivismo.
Temo che gli Italiani non siano un popolo idoneo alla democrazia perchè questa, almeno quella vera, comporta impegno cosa a cui si preferisce il Monti di turno. Quindi cari miei se dovete andare a mettere una croce su una bella scheda colorata e basta potete pure evitare. Il tempo è un qualcosa di molto prezioso per sprecarlo in queste cose inutili.
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Vedere Michele Emiliano, sindaco di Bari, e Nichi Vendola Presidente della Puglia ad un incontro pubblico in cui si parla di partecipazione ha semplicemente del ridicolo, per non dire che sa tanto di presa per il culo.
Vendola governa la regione Puglia da ormai sette anni, la legge sulla partecipazione è datata 1973 sono previsti persino dei rimborsi spese per gli autenticatori visto che ai tempi gli unici a poterlo fare erano i notai dietro compenso (il comitato ZPP in linea coi suoi principi ha naturalmente rifiutato questi rimborsi). Per presentare una proposta di legge popolare sono richieste 15 mila firme il triplo di quanto richiedono regioni col doppio della popolazione pugliese, la certificazione dell’iscrizione alle liste elettorali dei sottoscrittori di una proposta popolare che costituisce un immenso lavoro burocratico sia per i proponenti sia per i vari comuni interessati è ancora prevista mentre in molte regioni è stata abolita da tempo.
In questi sette anni nessuno, tra quella folla di consiglieri regionali, assessori o presidente dal costo di oltre 30 milioni di euro all’anno si è minimamente degnato di formulare una benché minima proposta di modifica di quella legge del 1973. In compenso lo smemorato di Terlizzi si precipita a fare la sua solita passerella mediatica ad un dibattito in cui si parla di partecipazione. I soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, gli stessi che sino ad ora si sono astenuti dal proferire parola e notizia su una proposta di legge popolare che garantirebbe risparmi per 10 milioni di euro all’anno, gli sono corsi dietro in cerca della solita dichiarazione pollicitaria da dare in pasto al popolo bue.
A Bari se vuoi organizzare un banchetto per raccogliere le firme a sostegno di una proposta di legge popolare devi erogare al comune un contributo di quasi 30 euro in due marche da bollo da affrancare sulle solite carte ancora indispensabili per poter rapportarsi con la pubblica amministrazione. Qualcuno dirà: e che vuoi che siano 30 euro? Il costo di due buone spigole e qualche cozza pelosa risponderebbe qualche malizioso. A tutto ciò si aggiunga anche il fatto che, sempre a Bari, è stata negata la possibilità di organizzare banchetti firme non concendendo il permesso ad occupare il suolo pubblico senza darne alcuna giustificazione.
Caro Emiliano e caro Vendola continuate pure a fare le vostre belle passerelle mediatiche per mettervi in mostra grazie ad un sistema di informazione che come voi fa di tutto tranne che il proprio lavoro, continuate pure a riempirvi la bocca con parole quale partecipazione e popolo sovrano, il vostro tempo è ormai alle sue battute finali la gente la si può prendere per il culo per molto tempo ma non all’infinito.
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Loro non molleranno mai, noi neppure è un bellissimo slogan ma, credetemi, difficile da non mettere mai in dubbio. Ma chi me lo fa fare è una domanda che periodicamente si affaccia nei miei pensieri.
Vivo in un posto fantastico. Il piazzale di casa mia si affaccia sulla valle d’Itria, uno spettacolo. Allevo polli e galline, coltivo l’orto, il frutteto e ulivi secolari da cui ricavo olio, salsa di pomodoro, conserve e molto altro per autoconsumo. Ho persino un lavoro, un posto fisso che non giudico noioso ma sicuramente una fortuna, se non un privilegio, di questi tempi. Perchè non fottersene di questo paese e di come vanno le cose?
Molti con meno di quanto ho io lo fanno, anzi quasi tutti. Sempre pronti a voltare lo sguardo dall’altra parte, sempre pronti a sostenere che tanto non cambia nulla, che il precariato, la disoccupazione, l’inquiamento, la corruzione, la malavita, l’assenza di democrazia e di pari opportunità non siano un loro problema o comunque sono un qualcosa con cui bisogna saper convivere. Facile fottersene, difficile non mollare questo è ovvio. Quello che non lo è e che a renderti ancor più difficle il tutto ci ritrovi chi non ti aspetti, quelli che come te hanno deciso di ativarsi per far cambiare questo paese, questa società.
Tu passi mesi a studiare leggi, scritte in ostrogoto proprio per non fartele capire, a cercare di organizzare una proposta chiara, completa e comprensibile a tutti. Macini Km per andare a fare riunioni in tutta la regione, anche con 40° gradi all’ombra e quanto piove così tanto che ti pare di non avere i tergicristallo. Vai a confrontarti con gli altri, a mettere insieme informazioni, conoscienze, competenze per coinvolgere quanto più possibile e quante più persone possibili. Fai tutto questo cercando di pensare a tutto ma consapevole che, in quanto persone, si hanno dei limiti, che probabilmente farai degli errori e che per evitarli l’unica cosa sarebbe non fare nulla, sempre ammesso che anche questo non sia di per sé un errore. A tutto questo aggiungi i rapporti con le istituzioni e ancora Km, telefonate, solleciti, attese, carte.
E quando finalmente dopo mesi, 6 per l’esattezza, sei al punto in cui il lavro si concretizza e puoi portarlo in strada tra la gente, tra i cittadini per informarli del problema e della tua proposta ecco che cominciano a spuntare quelli che con 40° gradi all’ombra probabilmente se ne stavano al mare e quando pioveva sui loro comodi divani, che cominciano ad insultarti, a muoverti accuse che non stanno ne in cielo ne in terra. Non esprimo giudizi su questi soggetti, nonostante loro ne abbiano espressi diversi verso il sottoscritto e tutti coloro con cui ho collaborato in questi mesi, ma di discussioni in cui l’insulto gratutito, le accuse fini a se stesse, lo scontro e non il confronto la fanno da padrone ne è già piena la televisione. Programmi inventati proprio per addestrare al tutti contro tutti e sempre contro un qualcuno affinchè chi comanda possa fare il cazzo che gli pare e ti chiedi: ma a chi piaciono queste arene varie perchè non se sta comodo sul proprio divano con lo scettro in mano invece che vestirsi da cittadino attivo?
Provi comunque a dialogarci, cerchi il confronto, un dialogo costruttivo. All’inizio li giustifichi: è l’entusiasmo, la voglia di partecipare e di dire ci siamo. Tra un vaffa ed un altro riescono pure ad evindenziarti dei problemi e ti rendi disponibile a risolverli e a trovare una soluzione insieme a loro, fai pure delle proposte. E’ bello incontrare nuove energie ma se sono costruttive non distruttive. Ma ancora vaffa, accuse , epiteti e con fare perenterio un se ne avete le palle venite qua che ne parliamo. A parte che alle palle, che generano insulti e scontri, io preferisco il cervello che invece genera confronto e crescita personale e collettiva mi chiedo per quale motivo dovrei farmi 300 Km per andare a parlare con chi mi ha già mandato più volte a fare in culo. Cittadino con l’elmetto si ma coglione no.
E così il fanculo tutti comincia bussare sempre più forte ai tuoi pensieri e fai fatica a trattenerlo. Per resistere ti concentri sui tanti che come te si sono macinati Km, col caldo e con la pioggia, coi quali nel rispetto reciproco delle proprie diversità ed opinioni ci si può confrontare, si può crescere e percorrere strade comuni. Poi uno sguardo alle mie figlie ed un pensiero ai loro coetanei e la speranza che anche loro con la sicurezza di un lavoro, un ambiente ed una società pulita possano avere l’opportunità di vivere piuttosto che di sopravvvivere. E il fanculo tutti si allontana, ma con la consapevolezza che prima o poi ritornerà a farsi sentire.
Scusate per lo sfogo.
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In questi giorni in molti, sopratutto sul web, hanno pargonato i fatti della Costa Concordia con quelli del nostro paese. Una nave (l’Italia) che affonda, un comandante col suo equipaggio (governo e classe politica) responsabili dell’accaduto che prima negano la drammatica situazione e poi pensano solo a salvare il proprio culo lasciando i passeggeri (gli Italiani) al proprio destino. E ancora: la nave è Italiana ma il proprietario è americano e su di essa lavoravano moltissimi extracomunitari sottopagati. Vi sono tuttavia altri aspetti, sia anologie che differenze sostanziali, che i più non hanno sottolineato e su cui voglio puntare il mio sguardo.
In primis sicuramente le minuziose informazioni che i mezzi d’informazione ci forniscono. Non c’è, infatti, quotidiano, telegiornale e programma di approfondimento che non dedichi ampio spazio a questa tragedia del mare. Un informazione precisa, esaustiva e puntuale sia su quanto accaduto sia sulle precise responsabilità di coloro che hanno causato il tutto per poi peggiorare ancor più la situazione col loro vergognoso quanto ignobile comportamento. Nessuno cerca di sminuire queste responsabilità, nessuno cerca di trovare delle attenuanti appellandosi alla situazione di emergenza, al caos che si è generato o altre puttanate che in un modo o nell’altro possano, anche in parte, giustificare quello che è successo o il comportamento del capitano e di parte dell’equipaggio. Ecco allora che la condanna unanime dell’opinione pubblica, informata sui fatti, arriva ancor prima che la magistratura abbia svolto il suo compito.
Va da sé che se pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti avessero, in questi anni, utilizzato lo stesso metodo con la nostra classe politica la situazione oggi sarebbe decisamente diversa. Se si fossero raccontati i fatti per quello che erano e se si fossero fatte notare le precise responsabilità di chi ha gestito il paese, da destra come da sinistra o dal centro, la situazione sarebbe stata più chiara a tutti così come la necessità di muoversi in prima persona per salvarsi e salvare il salvabile. Ma questo, come noto, non è avvenuto. Quando l’ergomento in discussione era la nave Italia, invece della Concordia, le attenuanti e le giustificazioni erano la normalità, mentre le responsabilità del comandante (governo) e dell’equipaggio (intera classe politica) sempre ofuscate.
L’anaologia che non è stata sino ad ora adeguatamente sottolineata è, invece, il comportamento dell’ufficiale della capitaneria di porto De Falco (per intenderci quello che parlava al telefono con il comandante della Concordia) divenuto, per l’intera opinione pubblica, un vero e proprio eroe nazionale. L’ufficiale, infatti, senza usare mezzi termini ha sbattuto il comandante di fronte alle sue responsabilità, ha cercato di imporgli, purtroppo inutilmente, i suoi doveri e di fronte al rifiuto di collaborazione ecco che ha preso il comando delle operazioni consentendo così il salvataggio di tutti i superstiti. La stessa cosa che da anni cercano, ahimé inutilmente, di fare quella moltitudine di cittadini informati, di comitati, di associazioni che lottano contro i vari scellerati comandanti di questo paese. Una folla di persone ignorate e descritte dai media più come terroristi che come eroi. Dai NoTAV ai movimenti per l’acqua, passando per i No al carbone, i sostenitori della decrescita, gli studenti, i precari, i ricercatori, i noi il debito non lo paghiamo e tutti gli altri che non cito per questioni di spazio. Tutti impegnati in una lotta quotidiana contro tutti per mettere di fronte alle proprie responsabilità chi, negandolo spudoratamente, ha portato la nave Italia nell’abisso sociale ed economico. Come il De Falco, spesso non hanno usato mezzi termini, ma solo perchè l’interlocutore si rifiutava anche solo di ascoltare.
Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo del maltempo è il rischio che la Costa Concordia affondi definitivamente è altissimo. La nave Italia è, invece, in piena bufera già da diverso tempo. O i vari De Falco sparsi per la penisola assumono il comando delle operazioni oppure non c’è speranza.
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Se mettiamo 5 scimmie in una gabbia, aggiungiamo una scala all’interno e vi mettiamo sopra una bella banana subito esse saliranno la scala per prendere la banana.
Se però ripetiamo lo stesso scenario e ogni volta che una scimmia prova a salire la scala inondiamo la gabbia con un forte getto d’acqua diretto su di lei e su tutte le altre, ben presto queste scimmie smetteranno di provare a salire la scala, consapevoli di quello che le aspetta in caso tentassero… A questo punto possiamo togliere una scimmia dalla gabbia e aggiungerne una nuova: la nuova arrivata proverà subito a salire sulla scala ma le altre scimmie subito la fermeranno per paura del getto d’acqua, che sanno arriva ogni volta che una di loro sale la scala: ben presto dopo alcuni tentativi falliti la nuova scimmia desisterà. A questo punto possiamo togliere un’altra scimmia e metterne un’altra nuova, la scena di prima si ripeterà, e ora anche la scimmia inserita poco prima aggredirà la nuova arrivata, in quanto ha potuto imparare a sue spese che sulla scala non ci si può andare.
Possiamo continuare in questo modo sostituendo fino all’ultima scimmia, a questo punto avremo una gabbia con una scala al suo interno con sopra una banana, 5 scimmie dentro e nessuna di queste scimmie si azzarderà a salire la scala, ma nessuna di queste scimmie saprà il perchè non si possa salire questa scala, semplicemente saprà che non si può, che si è sempre fatto così.
La memoria del perchè non si potesse salire la scala è andata perduta e ora non è più importante rimanere vicino alla gabbia con il tubo dell’acqua pronto, per essere sicuri che le scimmie non mangeranno la banana: ora le scimmie si autocontrolleranno fra di loro, nessuna salirà sulla scala perchè sarebbe fermata dalle altre, e solo perchè si è sempre fatto così, è sbagliato salire punto e basta
Un beota Natale a tutti quelli che si nascondono dietro il “Così è, così è sempre stato e così sempre sarà” e un buon Natale a tutti gli altri.
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“Tutto ciò che è stato privato della sua vera natura, presto o tardi, si estinguerà”
Tutto quello che di incomprensibile, oggi, accade nel mondo e pertanto, anche nel nostro paese, è il logico risultato e conseguenza di in mondo perduto, che mette in scena l’ultimo atto prima della sua fine. Un ribaltamento di principi e valori dove, gli ossimori e le eccezioni, hanno soppiantato ogni regola e buon senso, attestandosi a punti di riferimento, relativistici, che hanno il solo scopo di fare precipitare la situazione, imprimendo, ad una tale anomala circostanza, quella spinta necessaria e incontrovertibile, atta a sancire la fine di quest’epoca. Non dobbiamo, dunque, meravigliarci più di nulla, limitandoci a codificare tali incongruità, come gli effetti tecnici e scientifici di una reazione chimica, innescata da una erronea combinazione di elementi impropri e incompatibili fra loro che, per fattori di opportunismo, non ha tenuto conto della loro diversa natura e funzione.
Se avessimo la capacità di astrarci dalla realtà presente (uscendo al di fuori) per gettare uno sguardo disincantato sull’oggi, e sulle aberrazioni e degenerazioni che lo contraddistinguono e caratterizzano, saremmo in grado di comprenderne le logiche, le cause, gli scopi e il suo fine ultimo.
Effetto serra, inquinamento globale, energia nucleare, scie chimiche, bombe intelligenti, vaccini mortali, clonazione, organismi OGM, estinzione di specie animali e vegetali, tumori, depressione, manipolazione, trapianto d’organi, chirurgia estetica, e tutto quell’infinito luna park di mostruosità che contaminano e devastano il nostro vivere quotidiano, non sono che alcuni degli effetti più evidenti, indotti dalla violazione, dalla profanazione e contraffazione di quell’impianto etico originario, che aveva la funzione di equilibrare, armonizzare e fare interagire fra loro i vari processi vitali (i più diversi), le storture e gli eccessi.
Un tempo, il naturale sentimento di colpa, non era che la spia luminosa relativa ad alcuni comportamenti deplorevoli che, accendendosi, ci segnalava l’erroneità dei nostri atti e pensieri, causa di ingiustizia e di gratuito dolore. Che futuro può mai avere una società che giustifica ogni più turpe desiderio e perversione a fronte di profitti e di potere?
Oggi, mentre negli individui, delle società moderne relativiste, si è estinto per sempre il timor di Dio, la chiesa cattolica spartisce profitti, impunità, privilegi e vizi con il Sistema Bestia e, senza mai smentire la sua ipocrita doppia natura, in forma di proseliti, lo pretende dagli uomini.
Questo “sentimento di timore”, è sempre stato il fondamento di ogni religione e società umana, senza il quale, tutto trasfigura in commedia, fanatismo e caos Gli stessi animali lo praticano dall’alba dei tempi e così ogni altra forma di vita – e non solo come atto di umiltà e devozione verso il Supremo Creatore e Padrone, dispensatore di gioia, di misericordia e di speranza, ma come forma di autoconservazione. E questo è il motivo della nostra disfatta!
La condizione in cui riversa oggi il nostro pianeta è paragonabile ad una sorta di coma profondo. Uno stato vegetativo di vita apparente, al quale dovremmo porre fine ma che, diversamente e, oltre ogni ragionevolezza, persistiamo a tenere in vita, torturando e tormentando la sua anima oramai senza speranza.
Non ci resta molto tempo e se, oggi, non aiutiamo il Sistema Bestia a morire, in una sorta di benevola e cristiana eutanasia, ma passivamente prolunghiamo la sua agonia (e quindi la nostra) fino al suo naturale e ineluttabile spegnimento, avremo perso un’ulteriore e ultima occasione di pacificare le nostre coscienze e dare un senso alla nostra esistenza.
Certo, è una medicina molto amara, dagli effetti collaterali devastanti, ma è la sola di cui disponiamo. Il sistema va resettato totalmente e solo dalle sue ceneri, potrà sorgere una nuova alba.
E’ quindi il caso di abbandonare il Sistema Bestia a se stesso, al fine di isolarlo e, in seguito, di spegnerlo. Dobbiamo recidere ogni canale di alimentazione che concorra al suo mantenimento e a rafforzarne il suo potere. Combatterlo, è uno sforzo improduttivo e un’inutile spreco di energie. Energia che dobbiamo conservare per ricostruire una nuova esistenza lontana da ogni subdola lusinga, illusoria comodità ed effimera dipendenza.
La battaglia dichiarata da tempo contro i berluscones della politica, del potere economico e mediatico, responsabili del disastro morale, etico e ambientale, oggi, non ha più alcun senso e motivo. Per ricominciare, dobbiamo rinunciare ad ogni sussulto di indignazione e di vendetta perché, molto presto, giustizia sarà fatta e, nessun potente e servo del potere, potrà mai sottrarsi dal bere l’amaro calice di una condanna senza sconti e appello.
Se non avremo il coraggio e la consapevolezza necessaria per capire fino in fondo le circostanze del nostro presente e sulla base della nuda e cruda realtà, progettare una nuova rinascita, allora sarà cancellato per sempre dal nostro cuore, anche il più remoto barlume di futuro.
Lo dobbiamo ai nostri figli, perché non ci maledicano, quel giorno, di averli messi al mondo.
Gianni Tirelli
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E’ come se, dopo avere trascorso la nostra vita fra i micidiali miasmi del Sistema, ci fossimo beccati una patologia incurabile e degenerativa (la sindrome da Sistema) e un’equipe certificata di luminari della scienza intorno al nostro letto di morte di un ospedale svizzero all’avanguardia, ci descrivessero punto dopo punto le cause scatenanti la nostra drammatica condizione, cominciando a elencare, “l’aggiotaggio, l’inquinamento, le speculazioni finanziarie, i titoli tossici, cospirazioni, complotti, l’effetto serra, l’alimentazione, l’elettromagnetismo” e via via, tutto quell’infinito luna park dell’orrore che caratterizza l’attuale stato delle cose e che si è accanito sulla nostra esistenza. “Non ci sono cure” affermano in coro i cervelloni!!? Noi a questo punto, increduli e smarriti, noi, che nel Sistema avevamo riposto ogni nostra speranza, vorremmo saperne di più e, spinti da un irrefrenabile bisogno di capire, cominciamo ad informarci su tutto ciò che in un modo o nell’altro possa avere compromesso la nostra salute! Siamo a tal punto presi da questa smania fobica, che non troviamo più il tempo né di mangiare e né di dormire. Siamo sempre più deboli e sempre più depressi dall’inutile e spasmodica ricerca su tale questione dove, ogni delucidazione di merito, chiarimento e spiegazione, ha ulteriormente peggiorato il nostro stato confusionale, e compromesso ogni residua volontà.
La verità vera, sta nel fatto, che noi, in quell’ospedale non ci saremmo mai dovuti entrare né tanto meno metterci nelle mani di quei “venerabili maestri” dell’imbecillità umana.? La sola cosa giusta da fare era di ascoltare le ragioni profonde del nostro cuore, in attesa di una risposta semplice, banale, che non avrebbe tardato ad arrivare, rendendoci consapevoli e salvandoci la vita. In parole povere: “Mollare il Sistema una buona volta per tutte!!!” Dobbiamo dunque smetterla di sostenere i nostri carnefici – di renderli ricchi e potenti, avendone in cambio, disprezzo, indifferenza e le ossa spolpate dalla voracità delle loro bocche fameliche, e di stomaci senza fondo che come buchi neri, travolgono nel loro vortice le nostre vite. Ci lanciamo sugli avanzi, sui i resti dei loro baccanali triviali e grotteschi che addentiamo scodinzolando come un branco di cani randagi, in attesa di un ulteriore boccone.
Abbandonare il Sistema Potere (sinonimo di necrofilia e di schiavitù), è il primo passo verso la salvezza al fine di recuperare una qualità di vita, degna e dignitosa, sobria e concreta e, al riparo da queste immonde sanguisughe. Il Sistema mira a dividerci, mentre noi, viceversa, dobbiamo compattarci dentro un unico blocco coeso e saldo, per convogliare al suo interno tutta la nostra indignazione, rabbia e spirito rivoluzionario.?Questo immobilismo, diversamente, è indicativo del nostro livello di assuefazione al Sistema e, di una capacità critica e di ribellione, oramai defunta. Siamo considerati e trattati alla stregua di bestie ammaestrate che ubbidiscono ad ogni ordine e subdolo desiderio del padrone, per evitare una punizione più gravosa e umiliante. Questo succede perché siamo divisi, l’uno contro l’altro, in questa guerra fra poveri stupidi, contro altri stupidi che vorrebbero arricchirsi.
Che speranza abbiamo di cambiare questa realtà quando accettiamo supinamente un tale stato di cose, trasfigurando dignità in codardia e dipendenza in attenuante?
E’ l’azione individuale, l’idea vincente! Questo stato di cose si può cambiare rinunciando ai nostri egoismi e indotte convinzioni per trasfigurare le debolezze e le dipendenze in opportunità reali, con la forza della ragione congiunta ad un civile sentimento di solidarietà umana. E’ la nostra coscienza ciò a cui ci dobbiamo attenere – sempre e in ogni caso! Ogni altro sotterfugio, escamotage e scusante addotte allo scopo di aggirare le nostre vere responsabilità, acuirà ulteriormente una condizione, già, di per sé insostenibile, ipotecando per sempre il futuro delle generazioni a venire.
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Sarebbe molto utile a tutti se provassimo a mettere alcuni punti fermi nella babele di disinformazione che ci bombarda, consapevoli che i mezzi di disinformazione, i cosiddetti media, sono di proprietà privata e guardano le spalle a interessi privati, quando sono “pubblici” come la RAI guardano le spalle ai partiti politici, e quando sono di matrice religiosa fiancheggiano quelle forze che hanno interesse a mantenere i cittadini sudditi, sottomessi e ignoranti.
“Le idee dominanti sono quelle della classe dominante” e la cosiddetta “opinione pubblica” è semplicemente il risultato di questo lavoro quotidiano, con mezzi potentissimi, che fabbrica il “pensiero unico” e rende le elezioni una farsa perché il “popolo sovrano” si à bevuto le menzogne dei politici e dei preti e nella sua maggioranza vota di conseguenza.
In una realtà come quella italiana dove l’80% della popolazione non legge giornali né libri e si informa esclusivamente dalla Tv e dal sermone domenicale, la nostra “libertà” appare alquanto teorica, e se anche ci rivolgessimo alla “opposizione” ci accorgeremmo che si è spartita la RAI con gli altri partiti, che durante i governi Prodi e D’Alema non ha toccato i “conflitti di interesse”, non ha toccato le spese militari, non ha toccato i privilegi della CASTA e i finanziamenti al Vaticano, non ha toccato il duopolio RAI-Mediaset, e si è affidata come la destra al liberismo capitalista globale.
Quali sono dunque gli strumenti di espressione e di libertà a disposizione del popolo in democrazia? Praticamente nessuno, visto che se li sono già presi capitalisti, partiti e preti.
La stessa cosa succede più o meno in tutte le democrazie del mondo, che in realtà sono oligarchie economiche appoggiate dal potere religioso e sono in crisi globale perché appunto accontentano una minoranza ricchissima scontentando la maggior parte dei cittadini.
La dimostrazione del teorema oligarchie-potere politico si è espressa in Italia con i 20 anni di potere dell’uomo più ricco d’Italia e padrone dei media, peraltro disarcionato non da una inesistente opposizione, ma dal tradimento di qualche deputato da lui nominato e dalla volontà dei mercati che hanno riconosciuto in lui la assoluta incompetenza proprio nel settore economico, dove ha negato la crisi, non ne ha riconosciuto le cause strutturali e quindi non l’ha governata,
La questione sulla quale tutti i cittadini di buon senso dovrebbero concordare, dopo aver visto le espressioni storiche del fascismo, del comunismo (dove al padrone si è sostituito il partito), e delle false democrazie (diventate oligarchie di lobby e di ladri) è la riscrittura delle regole del gioco.
E qui non si tratta di “tornare” in una democrazia che non è mai esistita (anche se migliore rispetto a fascismo e comunismo), ma di stabilire i contrappesi che permettono di fronteggiare il potere del denaro, delle lobby, delle massonerie, dei preti, delle mafie:
-informazione: nessun soggetto può possedere più di un canale televisivo, sia nazionale che locale, RAI compresa, ed è ineleggibile a cariche pubbliche chiunque possieda anche un solo mezzo di informazione (giornali, radio o Tv).
Gli attuali finanziamenti alla editoria vanno tutti aboliti.
-per togliere la RAI dalle grinfie dei partiti, i suoi AZIONISTI, cioè i cittadini che pagano il canone, hanno il diritto di eleggere, in regolari elezioni ogni 5 anni, il presidente, con pieni poteri, tra soggetti indipendenti da economia, politica, religione.
Il canone non è più un obbligo, una tassa, ma sceglie di pagarlo solo chi vuole avere il diritto di eleggere il presidente, praticando una totale autogestione.
-per assicurare al paese il costante ricambio di classe dirigente, nessun parlamentare può essere eletto per più di due legislature, la remunerazione non deve superare i 5.000 euro mensili, il vitalizio abolito, la politica quindi non è una professione a vita ma un servizio per un periodo limitato.
Si può essere candidati solo nella circoscrizione in cui si risiede da almeno 5 anni.
I parlamentari devono essere incensurati, l’immunità si applica solo all’esercizio delle funzioni elettive, per il resto non possono essere posti ostacoli all’attività della magistratura.
Non è consentito passare a partito diverso da quello in cui si viene eletti, se non si condividono più le scelte ci si può solo dimettere venendo sostituiti dal primo dei non eletti.
-una legge elettorale a due turni di proporzionale puro, con le preferenze e lo sbarramento al 5%, con il secondo turno (dopo 15 giorni) in cui si elegge il governo e il programma di coalizione usciti dalle trattative tra i partiti.
Va abolito ogni finanziamento pubblico ai partiti.
Il Senato e le province vanno aboliti, i loro poteri vanno dati rispettivamente alla Camera dei deputati e ai Comuni.
-la Chiesa e le altre religioni non devono avere alcun rapporto economico con lo Stato laico, i trattati esistenti vanno aboliti, le scuole cattoliche non vanno finanziate e gli ospedali gestiti dalla Chiesa non possono essere convenzionati con il servizio pubblico.
-va previsto il “Referendum propositivo”, con la raccolta di un milione di firme, che dia la possibilità ai cittadini di legiferare su qualunque materia essi desiderano.
Queste regole sono indispensabili per un vivere civile, non sono né di destra, né di centro, né di sinistra, sono regole che permettono ai cittadini di non essere più sudditi.
Paolo De Gregorio
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La situazione italiana, da tutti i punti di vista, va a rotoli, comunque la si rigiri. Non ha più molto senso affermare solamente che vogliamo andare oltre la destra e la sinistra, che ci asteniamo dal voto, che non siamo complici. Non sentiamo, realmente, neppure più il bisogno di affermare che la Costituzione è carta straccia, oppure che va cambiata perché obsoleta. I principi fondanti la nostra società non esistono più. Vuol dire che erano sbagliati?
Se la pensiamo così dovremmo essere quasi contenti. Il sistema dei diritti e dei doveri è in via di smantellamento. Sta già succedendo. Lo vediamo con i nostri occhi, lo viviamo sulla nostra pelle. Io non la penso così. Sono convinto che l’imperativo categorico sia quello che occorre denunciare e decostruire, ma poi progettare, individualmente e collettivamente. E’ il momento di “decolonizzare l’immaginario”, mi dico.
La crisi economica è in corso e benché gli effetti si vedano ancora poco, immagino che ci sia sempre più gente che li vive drammaticamente. Alla Caritas le file si allungano, il sistema di Welfare, continua a tamponare i guasti più grossi, con gli ammortizzatori sociali e altro, ma perde i pezzi, e ciò che rimane fa acqua da tutte le parti. Basti pensare alle soluzioni trovate per la lotta dei pastori sardi. Da quel poco che ho potuto capire hanno ricevuto incentivi i trasformatori del latte, in cambio dell’accettazione di un prezzo concordato, un po’ più alto di quello di mercato, per la materia prima. Con buona pace del contribuente. Il cattivo governo della cosa pubblica sta distruggendo l’idea che lo Stato sociale keynesiano, un po’ corretto, possa sopravvivere, per far fronte alle storture dell’agire privato, che, si sa, è mosso esclusivamente dal tornaconto personale.
Fino a qualche anno fa la maggioranza dei cittadini pensava che privatizzare alcuni servizi potesse servire a snellire l’azione pubblica riducendo la spesa, la pressione fiscale, e ridare fiato ad un’azione privata, che, pur mossa dal fine del profitto, avrebbe accresciuto l’efficacia e l’efficienza che mancavano ad un governo accentratore, burocratizzato e corrotto, miope e incompetente. Ora vediamo che, nell’ambito assistenziale e medico, solo per fare un esempio, i privati operano e curano coloro che possono pagare, e non coloro che ne hanno più bisogno, anzi, spesso curano i sani, distorcendo persino le diagnosi per arrivare al loro scopo.
Chi si ritiene un po’ “antisistema” e vuole “filare da sé la propria storia” ha un’occasione unica: può immaginare quello che vorrebbe e come lo vorrebbe, in ambito sociale, pur senza poter decidere di realizzare, qui ed ora, ciò che pensa. Mi piacerebbe che si svegliassero quei tanti giovani che sembrano aver mordicchiato la mela della favola, e se la dormono, ed evadono dalla realtà, oppure si esauriscono in un’azione dal fine banale, oppure si deprimono e si chiudono al mondo.
Da tempo immemorabile sono i giovani che in una società detengono le fette più grosse dell’immaginazione e nella nostra società molti ragazzi hanno un titolo di studio elevato, che ci porterebbe a pensare che abbiano gli strumenti per progettare, a ragion veduta, un futuro migliore, in cui il denaro ha sono una piccola importanza, quello che gli è stato storicamente più proprio, di essere mezzo di scambio e di pagamento. Nel nostro paese si sprecano i filosofi, i laureati in scienze politiche, in architettura, e così via, che saprebbero e potrebbero ragionare in grande, e che invece per necessità di sbarcare il lunario, dovendo lavorare nei call center, o simili, esauriscono lì le loro energie, seppure per pochi soldi, e per un tempo sempre più determinato, trastullandosi con il divertimentificio a buon mercato nel tempo libero.
Siamo tutti travolti e sopraffatti da un sistema che non dà benessere. L’economicismo è imperante, pure bisogna immaginare una diversa economia. E’ ormai troppo generico parlare di autoproduzione ed autoconsumo rinviando alle calende greche, e agli altri, l’arduo compito.
Personalmente immagino una diversa Italia, in cui i ragazzi, estromessi dal mercato, cominciano a percorre un diverso tragitto per la loro sopravvivenza. Una strada di decrescita, in cui si abbia come scopo quello di creare dei beni individuali e comunitari, più che merci, in zone ed aree abbandonate dalla speculazione capitalistica.
Richiamando alla mente le immagini viste molto tempo fa, su quello che era L’Aquila del dopo-terremoto e quello che erano diventati molti suoi cittadini, zombies impotenti di fronte alle rovine come alle “case di Silvio”, mi sembra di riconoscere una metafora. Così è ora la nostra società italiana, ciò che è stato creato dal secondo dopoguerra ad oggi. Noi siamo lì, di fronte, e guardiamo depressi, senza neppure desiderare di capire di chi è la colpa. Gli aquilani si sono sentiti impotenti, infelici come non mai, eppure hanno accolto passivamente quel che si stava preparando per loro, hanno una responsabilità personale pesante, così gli italiani. Lentamente potremmo prendere coscienza che forse si è sbagliato tutto, che occorre ricominciare a pensare e ad agire. Forse questo nostro confrontarci è già un inizio.


















