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Asfalto e cemento, cemento ed asfalto. Destra, sinistra o centro queste due parole sono una costante e una determinante nelle politiche della stragrande maggioranza delle amministrazioni locali e non solo. Quelle stesse amministrazioni che si riempiono la bocca con termini quali agricoltura, valorizzazione ambientale e turismo. Già, perchè è noto a tutti che i turisti vengono nei nostri territori per via delle larghe strade e degli innumerevoli palazzi e villaggi sparsi qua e la; idiota è colui che pensa che i turisti vengono da queste parti in cerca di luoghi incontaminati, di tranquillità e che appena possono scappino dalle loro caotiche città piene solo di strade e palazzi in cerca di silenzio e natura.
Quindi vai con colate di cemento e larghe strade che collegano il nulla con il niente, opere realizzate solo ed esclusivamente per favorire gli speculatori che in cambio non portano ricchezza e sviluppo per le popolazioni locali, ma solamente voti per i soliti noti. Soliti noti che stanno svendendo il nostro territorio, la nostra ricchezza e il nostro futuro per poter mantenere il loro status, per poter appiccicare nelle nostre città i loro bei faccioni di beeeeep.
E quando i turisti si accorgeranno che da queste parti non c’è più quello che cercano? E quando di territorio da svendere non ce ne sarà più? Solo allora ci si accorgerà che ci hanno fottuto?
E’ un film già visto, è storia già vissuta in diverse zone della Sicilia, della Sardegna e persino della Toscana ambite mete turistiche che hanno svenduto il loro territorio, hanno lasciato libera strada a cemento ed asfalto fino a quando i turisti sono spariti. Andate ora in quei posti: bellissimi residence e villaggi turistici abbandonati, strade attraversate solo dalle lucertole e popolazioni locali decimate dall’emigrazione.
Dire oggi No all’asfalto e Si ai colli vuol dire dire Si al progresso, Si al futuro. Un diritto, continuo a ripeterlo, che non si può chiedere, un diritto che si deve PRETENDERE.
Domani Sabato 13 Marzo alle ore 16.30 a Cisternino in largo Pineta si manifesta per pretendere questo diritto
NO all’ASFALTO SI ai COLLI
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Il capo non arriva mai in ritardo; il capo semmai modifca l’orario. Quando si parla di regole bisogna tenere sempre in considerazione due soggetti ben distinti: chi le stabilsce e chi le deve rispettare. Chi detta le regole è sempre il primo a non rispettarle perchè non è per se stesso che le scrive ma per i sottoposti e se qualcuno gli ricorda che in teoria anche lui è tenuto a rispettarle ecco che allora o le modifica o le interpreta. Chi detiene il potere è colui che ha il potere di scrivere le regole e quindi di non rispettarle, modificarle o interpretarle a suo piacimento, è l’eccezione che conferma le regole, è colui che può dire “io sono io e voi non siete un cazzo”.
La questione delle liste è solo uno dei tanti esempi. Regole fatte per impedire o quantomeno limitare le candidature della gente comune. Regole assurde con una burocrazia disarmante capaci di disincentivare chiunque abbia anche solo il pensiero di potersi candidare al di fuori di schemi e partiti tradizionali. Alle passate amministrative molte liste civiche 5 stelle di Beppe Grillo hanno denunciato queste difficoltà nonchè l’ostruzionismo messo in atto dai potentati locali per impedire la regolare presentazione delle liste, ostacoli che in alcuni casi hanno avuto il sopravvento costringendo questi cittadini a ritirarsi dalla competizione elettorale. Oggi, anche giustamente, tutti si scagliano contro il decreto interpretativo perchè le regole vanno rispettate e vanno rispettate da tutti però mi domando quale sia il principio: sono queste specifiche regole che vanno rispettate da tutti o sono tutte le regole che vanno rispettate da tutti. Perchè in quest’ultimo caso la lista delle regole costantemente violate è davvero lunga.
Prendiamo ad esempio un comune a caso (Ostuni). Come ben sapete tutti i comuni hanno un proprio statuto in cui sono indicate le regole fondamentali della comunità, regole che non solo devono essere rispettate da tutti ma che determinano ed influenzno anche tutte le altre regole che negli anni si intendono introdurre, è come la Costituzione tanto richiamata in questi ultimi periodi . Bene, allora la domanda è: in questo ipotetico comune lo statuto viene rispettato, viene applicato? La risposta è: solo in parte. In particolare vengono ignorate tutte quelle regole che non piacciono al capo di turno, regole che evidentemente non interessano neanche all’opposizione che mai abbiamo sentito protestare su questo tema. Vi sono poi le regole emesse da organi gerarchicamente superiori a cui il comune dovrebbe sottostare, ma che vengono interpretate a seconda dei casi, ma soprattutto delle convenienze.
Lo statuto comunale di Ostuni prevede l’istituzione di diversi organi della partecipazione: le consulte di settore, le consulte di quartiere ed il forum della società civile e prevede altresì che in fase di predisposizione del bilancio di previsione appositi stanziamenti siano dedicati al funzionamento di questi organi. Di tutto ciò non vi è alcuna traccia nell’attività amminitrativa. Le consulte non esistono nonostante un apposito regolamento comunale (lo trovate nella sezione documeti) prevede nei dettagli competenze ed obbiettivi. Il forum della società civile di fatto è un contenitore svuotato di qualsiasi significato e viene ormai convocato una volta ogni sei anni per l’elezione della terna tra cui scegliere il difensore civico. Eppure sono tutti organi previsti dallo statuto, dalla carta fondamentale, quelle regole che tutti dovremmo difendere con le unghie e con i denti, invece tutti tacciono. Tace l’opposizione, sia quella di destra sia quella di sinistra, a cui evidentemete la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo della città non interessa così come tace il difensore civico che dovrebbe avere la primaria funzione di difendere la società civile dai sopprusi di chi detiene il potere.
Tutti tacciono e per gli stessi motivi tacciono sulla violazione delle regole sulla trasparenza. Voglio ricordare la legge regionale 15/2008 che obbliga la pubbicazione on line di tutti gli atti amministrativi dei comuni e il regolamento sull’albo pretorio informatico approvato dal consiglio comunale a metà dicembre che ancora non trovano applicazione ad Ostuni. Regole che renderebbe informato il comune cittadino e questo non è “opportuno” per i politici locali.
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A come ASCOLTARE
Perché c’è sempre un recipiente di esperienza più grande di quello che ci contiene… Ascoltare le parole della gente, i rumori e la musica della città. Ascoltare tutte quelle persone che si alzano ogni mattina per tirare il carretto della speranza lungo una strada in salita, senza sbraitare certezze o false profezie… Ascoltare quei matti che gremiscono il mondo del volontariato e dell’associazionismo: gente che crede nella forza delle idee e fa progetti anche senza soldi, senza sponsor, senza padrini.
B come BANCA ETICA
Perché é il momento di coltivare l’orto dei colpi di genio, per raccogliere alternative concrete, migliori, a questa economia del dolore.
C come CORAGGIO
Perché ad un certo punto bisognerà pure rialzarla la testa. Per guardare oltre il pianerottolo delle nostre stramaledette certezze. E gettarci anima e corpo nella mischia. Delimitare il confine delle nostre idee per la pace, o per i diritti dei più deboli, per un’economia solidale.
D come DIRITTI
Perché il diritto ai propri diritti è quasi un dovere. Dovuto.
E come EMERGENCY
Perché ogni guerra è sbagliata. E perché c’è qualcuno che prova a dirlo con la coerenza delle idee, la libertà del coraggio.
F come FARE contrapposto al DIRE
Perché di promesse, parole bugie ce n’è un’intera dispensa ammucchiata.
Perché lo spot dei congressi lo lasciamo volentieri agli altri. A noi ci importa di andare, trasformare con l’ostinazione le intuizioni in prospettive, le parole in mattoni di cose.
G come GIOVANI
Per non abusare più di questa parola. Perché è un vecchio trucchetto quello di dire “vogliamo dar spazio ai giovani”. Perché il loro spazio, eventualmente, se lo conquistano da sé, ammesso che già non lo posseggano. Basta dar loro un microfono per parlare più forte. Senza voler mettere il becco in quello che hanno da dire.
H come HERMANO cioè FRATELLO
Bisogna ricreare condizioni minime di convivenza civile fra le diverse etnie, riconoscendo agli stranieri non solo doveri, ma anche diritti: alla casa, al lavoro, al rispetto delle loro tradizioni, della loro cultura.
Diritti intesi come opportunità di crescita per tutti.
I come INSIEME
Perché insieme è più logico, sensato, giusto.
L come LAVORO ovvero DIGNITA’
La dignità di un lavoro che risponda alle giuste aspettative di ognuno di noi. Dei diritti conquistati a fatica in decenni di lotte, per un lavoro sicuro, una paga dignitosa, un avvenire certo.
M come MUNICIPIO
Che deve tornare ad essere il centro di quella rete che è il paese, la città: una piazza dove si incontrano il mondo dell’associazionismo e del volontariato, l’università e le scuole, gli enti e le istituzioni, la società civile e le realtà produttive.
Per parlare del futuro, nel presente, mettendo in circolo le competenze e gli strumenti che un Comune può darsi.
N come NO
Come rifiuto deciso e ostinato a ogni compromesso volgare, ad ogni spartizione, ad ogni arroganza, ad ogni bugia, ad ogni no sciocco, detto per non decidere, per bloccare, rimandare, boicottare.
P come PANNELLI SOLARI
Perché esiste una alternativa concreta e immediata alla schiavitù del petrolio, che ci condanna all’inquinamento, a spese inutili e dannose. Perché c’è un sole da sfruttare, lassù.
Perché ci sono tutti gli strumenti per utilizzare a dovere l’energia, quaggiù.
E fare così qualcosa per l’ambiente, risparmiando un sacco di soldi. Come il risparmio del’acqua e dei consumi in casa, la bioedilizia e tutte quelle fonti alternative che rispondo ai criteri di sostenibilità.
R come RESISTENZA
Perché a 60 anni di distanza è opportuno rimetterli in circolazione, certi valori. Dargli un bel permesso di soggiorno permanente.
Perché bisogna darci un taglio, col taglio al passato.
Perché con la memoria si colora un presente a spruzzi di futuro e perché bisogna resistere ancora, oggi come ieri.
S come SCUOLA
Perché da qualche tempo la scuola pubblica è sotto il fuoco incrociato di un’idea malsana che la vorrebbe trasformata in tante piccole aziende a servizio dello sponsor di turno.
T come TERRITORIO
Perché si deve poter programmare una politica complessiva di sostenibilità ambientale, di rispetto delle tradizioni culturali e storiche.
Di amore e cura per i bambini e gli anziani…
U come UN ALTRO MONDOE’ IN COSTRUZIONE
Lo slogan del manifesto di Porto Alegre, dove si sono incontrati centinaia di mondi possibili da tutti i posti del mondo.
E in un posto ben preciso, dove da anni si sta sperimentando il bilancio partecipativo, esperienza straordinaria di democrazia dal basso.
V come VIAGGIARE
Per rimettersi in gioco, cercare di conoscere il mondo e quello che succede.
Viaggiare come una valigia vuota, che ad ogni stazione si riempie di esperienza.
Z come ZITTI ADESSO
Che tocca a voi parlare. Rovesciare l’alfabeto appena letto e metterci i vostri coriandoli di sogni.
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La città che vorrei dovrebbe avere meno macchine, asfalto e cemento e più spazi per ridere, vivere e incontrarsi. Ma mi dicono che non si può. Che non si può tornare indietro, non si può fermare l’economia, non si può contrastare il progresso. Se osservo attentamente un attimo però, mi accorgo che questo tipo di progresso economico arricchisce solo quattro speculatori che stanno davanti un bar a movimentare case e terreni edificabili e impoverisce tutti gli altri.
La città che vorrei dovrebbe essere più rispettosa dei bambini, dei disabili e degli anziani e non metterli davanti a limiti invalicabili e barriere insuperabili.
La città che vorrei non dovrebbe essere ostaggio del tempo che non c’è, perso alla ricerca di un parcheggio che non può esserci. Le piazze e le vie vanno restituite alla gente.
La città che vorrei dovrebbe essere piena di alberi e di prati che danno ossigeno e felicità e non di rotatorie e nuove strade che regalano solo tristezza e aria malata.
La città che vorrei è una città partecipata, dove ogni singolo cittadino è attore della sua vita e non una città dove un esiguo gruppo di persone decide il destino di tutti sulla base degli interessi personali suoi e della sua cerchia.
La città che vorrei è una città che salvaguarda i terreni agricoli dall’avanzare dei palazzoni e delle villette a schiera, perchè quei terreni sono il nostro passato, ci hanno sfamato per secoli e, fate attenzione, in un mondo dove tutto può succedere potrebbero essere il nostro futuro.
La città che vorrei è quella che mantiene intatto il suo entroterra e la sua collina, una delle più belle del mondo, da un ignobile speculazione edilizia che presto si arrampicherà anche li.
La città che vorrei è quella che guarda avanti, ma che si volta pure indietro, a guardare la sua storia millenaria.
La città che vorrei non è quella di alienanti centri commerciali che distruggono ogni altra attività di piccola impresa e si riempono di mamme urlanti che sembrano Mennea nella finale dei duecento alle Olimpiadi.
La città che vorrei è quella che non avrà un nuovo insediamento sul mare progettato con un unico triste scopo: infilarvi dentro quanti più micro appartamenti possibili.
La città che vorrei è quella dell’integrazione con chi viene qui da molto lontano sperando in un futuro migliore e vive in abitazioni dignitose e pulite rispettando le nostre regole e le nostre leggi e non conducendo una vita da sfruttati alloggiando in venti in una squallida stanza.
La città che vorrei è una città pulita dove tutti fanno il loro dovere per evitare un giorno di essere sommersi dai rifiuti o di dover ricorrere a inceneritori e nuove discariche.
La città che vorrei è la città dei cittadini. Cittadini che non devono più voltarsi dall’altra parte quando sentono parlare di politica, ma anzi dire la loro, partecipare, combattere e se necessario protestare. Al giorno d’oggi è diventato un vanto dire ” Non mi occupo di politica”. Non occuparsi di politica dovrebbe essere una mancanza, una lacuna, un neo.
La città che vorrei è quella in cui i cittadini riprendono l’amore per la politica, dove politica significa avere cura della città al fine di progettarla, riprendersela e viverla.
Non possiamo più delegare. Dobbiamo partecipare.
Questa è la città che vorrei e chiedo a tutti di voi di mettervi in movimento per realizzarla anche sapendo bene che assomiglia molto alla Città Ideale o a Utopia.
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Sabato a Ostuni grande manifestazione per uno sviluppo sostenibile, i soliti politici hanno sfruttato l’occasione per i loro soliti tornaconto, ma comunque è stata una bellissima ed importante iniziativa di cui vanno ringraziati gli studenti dell’UdS e Francesco Sabatelli per l’impegno che ci hanno messo nell’organizzazione. A seguire il testo del mio intervento, a breve pubblicherò su Youtube il resto della manifestazione.
Investire sul nucleare, con l’irrisolto problema delle scorie e cercare petrolio dove questo è scarso e di pessima qualità è semplicemente ridicolo.
Farlo contro la volontà popolare è pura violenza, è dittatura.
Farlo in un territorio agonizzante per le devastazioni causate dalle centrali a carbone, dalle acciaierie, dai poli petrolchimici, dalla cementificazione selvaggia, dagli inceneritori (o termovalorizzatori come li chiama qualcuno) e dalle discariche è criminale.
Mi viene quanto meno da sorridere a vedere qui oggi alcuni di quelli che hanno contribuito a queste devastazioni. Ma non voglio polemizzare sul passato, oggi dobbiamo guardare al futuro, c’è bisogno di un grande sforzo comune, non solo per tutelare ciò che è rimasto, ma anche per recuperare ciò che si è distrutto, rimediare ai numerosi errori fatti. E dobbiamo iniziare da domani.
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO. Neanche un solo centimetro quadrato deve essere più destinato a speculazioni edilizie o a inutili strade. Questo territorio è ormai una mela di cui ci stiamo rosicchiando il torsolo, se ci freghiamo anche i semi è finita.
RISPARMIO ENERGETICO a partire dall’illuminazione pubblica, ma soprattutto dalla ristrutturazione energetica degli edifici. Negli ultimi 60 anni abbiamo costruito case che consumano mediamente 200 Kwh/mq all’anno. E’ possibile ristrutturarle affinché me consumino 70 – 50 – 30 – 15 di Kwh/mq anno. Agendo sugli sprechi e sulla dispersione termica avremmo case più calde e confortevoli consumando un terzo di energia. Da anni questo è realtà in luoghi come la Germania e la Provincia di Trento dove il clima è leggermente più rigido che qua.
ENERGIA RINNOVABILE. Installare su ogni tetto, ad eccezione per ovvi motivi del centro storico, pannelli fotovoltaici per la produzione di energia e pannelli solari per l’acqua calda. E’ possibile farlo senza svuotarci il portafoglio. Alcuni esempi:
Provaglio d’Iseo un paese del Bresciano ha realizzato 100 impianti fotovoltaici a costo zero. Ha trovato una ditta che fatto un buon prezzo,una banca locale che ha finanziato l’intera opera e 100 edifici disponibili. Risultato: 100 impianti realizzati quindi economia che si muove, gli incentivi statali del conto energia coprono l’intera rata del prestito compresa una polizza assicurativa in caso di mancata produzione, i cittadini coinvolti non pagano più la bolletta elettrica e fra 15 anni a debito estinto potranno godere per ancora 5 anni degli incentivi statali. Forse nel Bresciano hanno più sole di noi? E allora di impianti ne faremo 200.
Colorno in provincia di Parma, il comune affitta ad un prezzo simbolico tutti i tetti degli edifici pubblici ad aziende ed imprenditori che vogliono realizzare impianti fotovoltaici. Ne abbiamo molti anche qui, quelli che vanno a fare gli impianti nei terreni agricoli dando un ulteriore mazzata ad un settore già morente. Risultato: verranno realizzati numerosi impianti, economia che si muove, azzeramento delle spese elettriche degli edifici interessati quindi migliaia di euro di risparmi che possono essere destinati ad altro.
STRATEGIA RIFIUTI ZERO senza inceneritori e discariche, dove tutto viene recuperato e riciclato, partendo dalla raccolta differenziata quella vera, quella porta a porta senza cassonetti stradali. Non è possibile nel 2010 avere ancora percentuali inferiori al 10%. Un comune che non fa la raccolta differenziata è una mamma che non cucina ai propri figli.
Non abbiamo più tempo, non possiamo più permetterci di temporeggiare. Da domani tutti insieme dobbiamo essere parte attiva di questo cambiamento . Spesso si dice che la politica, le istituzioni sono lontane dalla gente e invece è vero l’esatto opposto, è la gente che si è allontanata dalla politica e questo ha favorito le lobby ed una politica becera ed ottusa. Quindi non considerate la partita chiusa con questa splendida manifestazione. Continuate a far sentire la vostra voce, ma soprattutto la vostra presenza. E’ in gioco il futuro del territorio, è in gioco il futuro dei vostri figli, un diritto che non si può chiede, ma un diritto che si deve pretendere.
Grazie.
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Il TAR PUGLIA – LECCE I SEZIONE ha accolto l’istanza di tutela cautelare contro i provvedimenti della Provincia di Brindisi, della Regione Puglia e del Comune di Cisternino che consentivano la realizzazione della “strada dei colli” Ostuni Cisternino. Per il momento quella strada non s’ha da fare. Non è certo una sentenza definiva ma sicuramente un passo importante che fa capire che molte cose in quel progetto non sono state fatte bene.
Riporto qui il conseguente comunicato emesso dal comitato No alla strada dei colli dal quale emerge chiaramente la lungimiranza e la serietà di chi cerca con fatica di difendere un patrimonio comune contro chi intende evidentemente favorire interessi particolari.
Al Corpo Forestale dello Stato e all’Autorità di Bacino della Puglia;
poi a seguire all’Assessore al Turismo Regione Puglia Magda Terrevoli; all’Assessore all’assetto del territorio Angela Barbanente; all’Assessore alle Opere Pubbliche della Regione Puglia Fabiano Amati; al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Infine al Presidente della Provincia di Brindisi e naturalmente al Sindaco del Comune di Cisternino.Signor Sindaco, signori Assessori, l’ordinanza del TAR Puglia che, almeno per ora, ha sospeso la realizzazione della “strada dei colli” deve portarci ad una pausa di riflessione. In questi giorni, infatti, i tecnici per conto del Comune di Cisternino hanno provveduto ad apporre i picchetti che delimitano il percorso della strada rendendo visibile sul terreno ciò che, fino a poco tempo fa, era soltanto una linea nera tracciata su una carta. Il risultato, è inutile dirlo, è devastante. La sensazione che si ha seguendo il tracciato, nitidamente costeggiato dai nastri bianchi e rossi applicati ai paletti infissi nella terra, è che i progettisti non abbiano effettuato alcun sopralluogo. Non si spiega diversamente il fatto che la strada intercetti trulli, piazzali, tagli in due campi coltivati, sfiori abitazioni e separi edifici della stessa proprietà, nonostante chiunque si renda conto della possibilità di deviarne facilmente il percorso. Ma c’é dell’altro. Alcuni di noi si sono recati presso il Comune per chiedere spiegazioni ed il trattamento non è stato dei migliori: è stato detto loro con tono perentorio che se avessero voluto salvare gli ulivi presenti sul tracciato, trapiantandoli sul terreno confinante con la strada, avrebbero dovuto farlo a proprie spese!!! O che non potevano più lamentarsi di niente perché non avevano fatto ricorso.
In un’intervista del sindaco Convertini, rilasciata al Quotidiano di Brindisi e pubblicata il 13 febbraio 2010, a pagina 15, il primo cittadino ha affermato che il percorso tracciato nel progetto “piegherebbe verso Casalini. Qui c’é già una stretta strada vicinale asfaltata che scende verso la frazione. Si tratterebbe di allargarla di qualche metro”.
Ebbene signor Sindaco, signori assessori non bisogna essere ingegneri per comprendere, vendendo i picchetti oggi infissi nel terreno, che il progetto allargherà di circa nove metri un’antica vicinale – le così dette montagne russe – larga neanche tre metri !!! Sembrerebbe, dalle parole del sindaco, che la nuova strada si limiti ad ampliare la viabilità preesistente: magari fosse così!!!
La nuova strada laddove non insiste su strade – come ammesso dallo stesso Convertini – vicinali, sventra terreni coltivati, uliveti e macchia mediterranea. Il progetto della nuova strada prevede che le carreggiate siano addirittura più ampie di quelle esistenti sul tratto realizzato negli anni ‘80. Per quale ragione? Non basterebbe forse una strada di dimensioni più ridotte invece di una “autostrada”? E’ davvero necessario tagliare in due i campi lasciando inutili relitti o tagliare i piazzali delle abitazioni? O il vero progetto è quello di farci transitare, su quella strada, il traffico pesante, inquinando proprio quell’area nella quale il Comune di Cisternino afferma di voler istituire un parco? O forse, la vera finalità è quella di servire i complessi di ville con vista mare che sorgeranno sui terreni che, guarda caso, sono stati acquistati da una società che ha sede in un paradiso fiscale?
Noi non siamo degli integralisti dell’Ambiente, capiamo perfettamente che ormai questa strada, che noi riteniamo assolutamente inutile, avete deciso di farla, ma se proprio dovete realizzarla fate in modo che non distrugga la nostra Terra, che non metta in pericolo la sicurezza di chi abita i monti, che non mini l’assetto idrogeologico di quell’area e che non annienti, in nome di uno sviluppo senza progresso, i simboli della nostra cultura. Se il territorio in cui si vorrebbe costruire la “strada dei colli” è rimasto relativamente incontaminato, lo si deve anche al senso di responsailità di molti abitanti, che lo hanno preservato come espressione viva della nostra storia, contrariamente ad altre zone del nostro territorio, nelle quali le amministrazioni succedutesi hanno acconsentito ad ogni genere di dileggio ambientale, contro la flora e la fauna.
Abbiamo letto quanto sostenuto dal sindaco Convertini al Corriere del Mezzogiorno. Secondo il primo cittadino, infatti, ad aver manifestato una drastica chiusura al dialogo sarebbero stati proprio coloro che si oppongono all’attuale progetto: le cose non stanno affatto in questi termini. Diversi mesi fa il sindaco Convertini ha ricevuto una lettera raccomandata, della quale conserviamo l’avviso di ricezione, nella quale gli si chiedeva un incontro: ebbene sino ad oggi non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta! Il 6 dicembre 2009 abbiamo organizzato una passeggiata ecologica lungo il tracciato della strada dei colli, alla quale abbiamo invitato anche il sindaco: ebbene né lui né un suo delegato ha raccolto l’invito. Solo qualche settimana fa una delegazione di cittadini ha cercato di consegnare al sindaco le quasi mille firme raccolte contro il progetto del comune: ebbene il sindaco era impegnato (anche se sapeva), ma nessuno ha inteso riceverli.
Di recente – la lettera è stata pubblicata sul sito del comitato per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio (www.cosate.it) – si è chiesto al sindaco di informare la popolazione su quanto stava avvenendo in relazione alla aggiudicazione della gara in quanto era negato l’accesso al sito del comune: anche in questo caso non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
Ma tutto ciò fa parte del passato e noi ribadiamo oggi il desiderio di incontrare il sindaco ed il suo staff tecnico, voi assessori regionali insieme ad i nostri avvocati ed ai nostri tecnici per studiare insieme una soluzione che sia rispettosa delle carte – per usare un’espressione adoperata dal sindaco – ma anche e soprattutto della nostra Terra e delle esigenze di chi, sebbene espropriato, su quella terra vuole continuare a viverci.Restiamo in fiduciosa attesa.
Cisternino, 15 febbraio 2010
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Siamo proprio in uno strano paese. Un paese dove l’amministrazione comunale, a conoscienza da oltre un anno dei progetti per la realizzazione di pozzi petroliferi a 10 Km dalla propria costa, quando interrogata sul perchè non ha informato subito la cittadinanza risponde che non ritiene di doversi giustificare visto che quando la notizia, grazie ad altri, è stata resa pubblica loro hanno immediatamente reagito facendo ricorso al TAR. Ovvero hanno lasciato, pur sapendolo, che i cavalli scappassero dalla stalla per poi, quando i cittadini (veri proprietari dei cavalli) se ne sono accorti, fare causa al mandriano. Quando poi qualche cittadino ha chiesto: ma perchè non ci avete avvisato che avremmo potuto provare ad impedire la fuga; loro non rispondono perchè intanto hanno citato in giudizio il mandriano. Intanto i cavalli…
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Il movimento NO TAV che da anni si batte contro la devastazione del proprio territorio e del proprio tessuto econocomico e sociale sarà con la lista Piemonte a 5 stelle alle prossime Regionali.
I cittadini devono riprendersi il possesso delle istituzioni.
FUORI LE MAFIE DALLA VALSUSA
Informiamo la popolazione valsusina dell’ennesimo grave atto intimidatorio avvenuto contro il movimento NO TAV e la valle intera.
Ieri sera (domenica 31) attorno alle 22.00 ignoti hanno appiccato il fuoco all’interno del presidio di Bruzolo già danneggiato da un attacco incendiario due settimane fa e da allora sotto sequestro.
La struttura ora appare totalmente incenerita.
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Nelle scorse settimane si è costituito ad Ostuni il Forum permanente Ambiente e Sviluppo aperto ad associazioni, movimenti politici e culturali, ma anche a singoli cittadini che intendono dare un contributo per spingere la politica ad attuare seriamente una svolta verso la sostenibilità e quindi la difesa dell’ambiente e del futuro delle prossime generazioni.
In un comune dove la trasparenza ed in particolare la partecipazione, prevista da regolamenti e statuto comunale, sono un optional i movimenti locali, allarmati dalla possibile realizzazione di una centrale nucleare e di pozzi petroliferi nel proprio territorio, si organizza e cerca di far sentire la propria voce. Sono già in programma diverse attività tra cui una manifestazione contro la realizzazione dei pozzi petroliferi prevista per il 20 febbraio ed un dibattito pubblico sull’argomento che si terrà il prossimo 11 Febbraio presso la biblioteca comunale. Chiunque volesse partecipare a questo prezioso collettivo può iscriversi al relativo gruppo su Facebook oppure mandare una mail al seguente indirizzo: ambiente-sviluppo@hotmail.it.
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Altro che inciuci, Boccia, Emiliano o L’UDC disponibile ad allearsi sia con la destra che con la sinistra. I Lombardi potranno votare per una regione a 5 stelle. O i cittadini capiscono che devono riprendersi il controllo delle istituzioni oppure ci sarà sempre un Berlusconi ed un D’Alema di turno.























