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Ieri sera il sindaco di Ostuni Tarzanella in consiglio comunale si è dilungato in un sermone intriso di tanta ignoranza che, qualora ve ne fosse bisogno, spiega in maniera chiara ed inequivocabile il perchè Ostuni è nelle disastrose condizioni in cui si trova.
Sulla questione rifiuti e raccolta differenziata ha raggiunto poi l’apoteosi. Di fronte al totale fallimento nell’organizzazione e gestione di questo importante servizio, invece di assumersi le sue responsabilità e chiedere in primo luogo scusa alla cittadinanza tutta e poi l’aiuto a chiunque fosse in grado di fornire un contributo per uscire dal totale stato di caos in cui ci si è impantanati, ha preferito fossilizzarsi sulle sue infondate convinzioni che sono la causa dei problemi che la città bianca sta avendo in fatto di raccolta dei rifiuti. Come dire che toccato il fondo invece di dare un colpo di reni per ritirarsi su si preferisce scavare.
E allora si continua a sostenere che la strategia Rifiuti Zero è utopia, una favola, senza sapere che solo in Italia sono centinaia i comuni che hanno adottato questa strategia dimostrando, come ho detto già migliaia di volte, che i benefici non sono solo di tipo ambientale ma anche e sopratutto economici, diminuendo considerevolmente i costi a carico del comune e quindi dei cittadini e creando numerosi posti di lavoro.
Ostuni 5 Stelle in questi ultimi periodi ha organizzato due eventi sull’argomento, affrontandolo da un punto di vista tecnico-scientifico, portando ad esempio comuni virtuosi che hanno intrapreso quella strada e mostrando i risultati ottenuti. A questi incontri (in)formativi non si è rilevata la presenza ne del sindaco, ne tanto meno dell’assessore all’ambiente. Forse, e dico forse perchè poi vi sono anche dei limti cognitivi che impediscono di comprendere semplici principi, se vi avessero partecipato un minimo dubbio che gestire i rifiuti correttamente senza far diventare la città una discarica a cielo aperto, raggiungendo percentuali di raccolta differenziata superiori al 80% con costi inferiori all’attuale e creando, al contempo, posti di lavoro sia possibile gli sarebbe venuto.
Invece no, si preferisce sbandierare i soliti vessilli ed utilizzare i numeri come più fa comodo. “Abbiamo raggiunto il 70% di raccolta differenziata” ripetuto più volte come un mantra forse più per convincere se stesso che gli altri. Un 70% de che? Di quanto raccolto, certo. Ma tutti i rifiuti non raccolti e dispersi nel territorio, non li vogliamo contare? Basterebbe, come ho già detto, osservarli i numeri ed analizzarli, non sbandierarli e allora ci si accorgerebbe che come per incanto il totale dei rifiuti generalmente prodotti ad Ostuni è magicamente calato di 1/3. Si tratta di circa 500 mila Kg di rifiuti ogni mese di cui non si ha alcuna traccia. Sono quelli che non vengono rititrati e che sono, appunto, dispersi nel territorio. Se si dovessero contare anche quei rifiuti ecco che la percentuale calerebbe al 35-40% che è la stima che feci un paio di anni fa nelle mie osservazioni al piano industriale dei rifiuti.
Ma ammettere i propri sbagli ed assumersene la relativa responsabilità non è certo caratteristica del sindaco di Ostuni che piuttosto si attorciglia in contorti discorsi arrivando a dire che aver previsto solo tre operatori per ritirare i rifiuti dell’intera area rurale (un territorio enorme con numerosissime abitazioni sparse qua e la) è stato un errore di calcolo, mentre in realtà è il frutto del lavoro di chi non sa proprio contare.
Non parliamo poi delle bandiere e delle velette sbandierate in continuazione per coprire le proprie vergogne e di cui ho parlato più volte. E, infine, taciamo pure (sarebbe come sparare sulla croce rossa) su una “opposizione” incapace persino di rispondere a tali assurdità.
Gli errori si pagano e quando ad errare è la politica il conto lo pagano i cittadini tutti.
E’ in arrivo la TARES e in quei comuni ove non si è attivata la tariffa commisurata alla quantità di rifiuti prodotti dalla singola utenza è prevista l’ennesima mazzata per il contribuente già vessato da una pressione fiscale tra le più alte nel mondo. Le associazioni di categoria prevedono incrementi rispeto alla TARSU del 15-20% per le utenze domestiche e del 25-30% per quelle non domestiche (attività commerciali e produttive). I maggiori oneri comporteranno, come ovvio, rincari su prodotti e servizi in vendita che a loro volta contribuiranno ad una diminuzione dei consumi. Si continua ad alimentare un corto circuito dall’esito nefasto e che già ha mietuto numerose vittime con il considerevole aumento dei nuovi poveri e delle imprese chiuse per fallimento.
Ostuni è uno dei comuni ove succederà tutto questo e la responsabilità non può che essere attribuita interamente all’amministrazione comunale, ivi compresa buona parte della cosidetta opposizione. Nel 2010 (tre anni fa) in occasione del piano industriale dei rifiuti su cui si è poi basato il capitolato d’appalto per la raccolta e gestione dei rifiuti invitai l’amministrazione a percorrere la strada della tariffa (link) : “La prima cosa da fare è sicuramente il passaggio dalla TARSU alla TIA, come previsto anche dalla normativa nazionale, con una parte variabile determinata dalla quantità di rifiuti non riciclabili prodotti dalla singola utenza. Tale sistema, già adottato in diverse realtà (è possible trovare degli esempi sul sito dei comuni virtuosi) ha dimostrato di stimolare una più corretta differenziazione dei rifiuti, aumentare considerevolmente la percentuale di rifiuti avviati a riciclo, diminuire considerevolmente la produzione pro capite di rifiuti, diminuire i costi di gestione e gli oneri a carico dei cittadini.”
Se si fosse seguito questo semplice consiglio che, come facevo notare, era stato già applicato con ottimi risultati in altre realtà oggi i cittadini ostunesi potrebbero garantirsi dei risparmi attuando comportamenti virtuosi. Invece gli toccherà subire aumenti che in molti non potranno permettersi. A dimostrazione che la questione rifiuti, come ho detto migliaia di volte, non è solo una questione ambientale ma anche e soprattutto economica.
Quindi cari Ostunesi, quando fra qualche mese vi arriverà il bollettino del nuovo tributo e vi renderete ben conto dell’aumento non lanciate i soliti strali al vento. I destinatari hanno un preciso nome, cognome e persino indirizzo.
Se volete ottenere dei risultati e concretizzare le vostre proposte dovrete allearvi, ovvero trovare delle intese, con le altre forze politiche; contrariamente non riuscire a realizzare mai nulla. Discorso logico che non fa una grinza e che, a differenza di quanto si pensa e vi fanno pensare, anche il moVimento 5 stelle condivide e sostiene. Solo che mentre per i 5 stelle tale alleanza o intesa è da intendersi esclusivamente sulle proposte, per le altre forze politiche invece riguarda esclusivamente la competizione elettorale passata la quale l’alleanza e l’intesa può andare a farsi benedire ed ognuno può liberamente percorrere la strada che più gli aggrada.
La dimostrazione di ciò è davanti agli occhi di tutti. SEL alleata del PD (alleanza che ha garantito alla coalizione il premio di maggioranza alla Camera dei Deputati) oggi è all’opposizione di un governo a guida Letta (PD), Fratelli d’Italia formata da fuoriusciti dal PDL ed alleati del PDL (evviva la coerenza: esco e mi ci alleo) è all’opposizione mentre il suo alleato al governo.
Tali alleanze nulla hanno a che fare con la condivisione di idee, progetti e proposte, ma con ben altri obbiettivi: entrare nel parlamento. Infatti ne SEL ne Fratelli d’Italia avrebbe oggi dei parlamentari se non avessero fatto un alleanza con i partiti maggiori i quali, a loro volta, hanno beneficiato dei voti di queste forze minori per avere un maggior numero di parlamentari possibile e, nel caso del PD, poter contare sul premio di maggioranza. Di idee in comune, a parte la ricerca del maggior numero di poltrone possibile, non se ne vedono.
L’esempio non vale perchè si sono trovati di fronte al problema della governabilità, dirà qualcuno. Bene, allora cambiamo ambito e vediamo che accade in altri luoghi dove questi problemi non vi sono. Ostuni ad esempio, dove troviamo consiglieri eletti nelle file della maggioranza che oggi siedono tra i banchi dell’opposizione (siedono, perchè poi farla opposizione è tutta un altra storia) e una candidata Sindaco alternativa a quello che poi ha vinto che oggi è addirittura assessore di quel sindaco contro cui si era candidata all’ultima tornata elettorale.
Tutto ciò viene definito dalle comuni forze politiche: alleanza. Io direi che la definizione corretta sia semplicemente: una bella presa per il culo.
Fanno campagne elettorali finte, dove fingono convergenze di metodi, di idee e di proposte solo per accaparrarsi quei voti che gli servono per entrare nelle istituzioni. Semplicemente un imbroglio, un inganno verso gli elettori, i cittadini. In realtà tali forze politiche hanno idee, metodi e proposte ben diverse e spesso inconciliabili tra loro ed una volta eletti, venuto quindi a mancare il senso dell’alleanza (la ricerca dei voti), proseguono per strade diverse.
D’altronde, se due forze politiche dovessero condividere esattamente idee, metodi e proposte quale sarebbe il senso di partecipare alle elezioni con liste differenti. Potrebbero unirsi in un unica lista. Se, invece, formano due liste diverse è perchè sono diverse ed hanno metodi, idee e proposte diverse. L’alleanza è solo ed esclusivamente per la ricerca dei voti. L’alleanza è un ingannare cittadini ed elettori.
Il moVimento 5 stelle non fa alleanza elettorali. Chi condivide i metodi, le idee e le proposte del moVimento non ha che da aderirvi ed attivarsi. Contrariamente chiunque è libero di percorrere le strade che più preferisce, ma è del tutto inutile cercare alleanze col moVimento. Intese saranno possibili solo sulle singole proposte indifferentemente da chi le propone.
Se vogliamo darci una possibilità per poter uscire dal pantano economico e sociale in cui da tempo siamo ormai affossati abbiamo bisogno di un radicale cambio tanto nella politica quanto nel modello di sviluppo che vogliamo perseguire.
Abbiamo bisogno di conoscere quali alternative all’attuale modello ormai in profonda crisi esistono, quali le differenze, quali i benefici. Solo sapendo possiamo formarci un opinione e adottare delle scelte lungimiranti per il nostro futuro e di quello delle prossime generazioni.
Territorio Zero non è un semplice libro, ma un vero e proprio manifesto che fornisce alla cittadinanza e agli amministratori locali quegli strumenti informativi e strategici per poter programmare e quindi perseguire un modello di sviluppo in grado di rimettere al centro l’economia reale.
Per molto, anzi troppo, tempo strategie come Rifiuti Zero, Energia pulita ad emissioni zero oppure Km Zero sono state etichettate come battaglie ambientaliste. E’ ora di capire che tutto ciò riguarda invece anche l’economia e il lavoro.
L’invito è quindi a partecipare a questo importante appuntamento. Lunedì 29 Aprile alle ore 19 presso la sala mostre della biblioteca comunale di Ostuni. Vi aspetto.
Potrei fare un elenco infinito di critiche agli amministratori locali di Ostuni, Sindaco in primis. Tutte opinabili e discutibili. La cosa certa è che non sono dei fessi. Ed è partendo da questo basilare presupposto che bisogna ipotizzare il perchè ci è stata negata l’autorizzazione all’utilizzo di suolo pubblico in Piazza della Libertà per allestire dei banchetti informativi e di propaganda politica.
Come dissi già un paio di giorni fa la Piazza è da sempre il luogo simbolo della vita politica della città e sede principe di tutte le manifestazioni politiche, dai comizi elettorali (chi li fa ancora) alle raccolte firme o altro.
Per il MoVimento 5 Stelle in oltre la presenza in strada coi banchetti è linfa vitale, strumento indispensabile per informare i cittadini, coinvolgerli e farli partecipare. Ecco quindi che impedire l’utilizzo di questo fondamentale strumento proprio in Piazza ha un suo perchè: cercare di spuntare le armi civili e democratiche ad un gruppo di cittadini che potrebbero entrare nel palazzo ad aprire i cassetti e mettere in seria difficoltà diversi personaggi.
Se da un lato questi rozzi tentativi di ostacolarci fanno indignare dall’altro dimostrano quanto questa classe politica sia ormai alla canna del gas e sente che il terreno sotto i piedi sta per franare completamente. Ed ecco quindi che nel tentativo disperato di rallentare quanto più possibile il loro declino afferrano qualsiasi cosa ed utilizzano qualsiasi strumento a loro disposizione, finanche vietare un legittimo ed innocuo (per i cittadini, non certo per loro) banchetto informativo.
D’altronde ci vuole ben altro per fermarci e per impedirci di scendere per strada come dimostra la foto scattata proprio Domenica scorsa in Piazza. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.
Oggi, il Sindaco di Ostuni, mi ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio i progressi culturali di cui è stato capace, evidentemente con notevole sforzo e dedizione, in questi anni. Un salto di qualità ragguardevole che lo ha portato dal “Sei un simpaticone” di qualche tempo fa al “tanto piacere au cazz” di oggi. Peccato non sia riuscito a trovare posto nel treno per il parlamento alle ultime elezioni politiche, con cotanta cultura e raffinatezza sarebbe stato certo un illustre rappresentante di una classe politica, per nostre fortuna, in via di estinzione.
Preso alla sprovvista da questa improvvisa ventata di folclore Tarzanelliano non ho provveduto a registrare l’incontro, ma credetemi la vista di un uomo trasandato nell’aspetto e decisamente volgare nel tono e nei termini non è una gran perdita.
Il tutto nasce da una normalissima richiesta di occupazione di suolo pubblico per lo svolgimento di banchetti informativi da parte di un gruppo di attivisti locali aderenti ad una forza politica, al momento, tra le più rappresentative del paese (moVimento 5 Stelle). Normalissima richiesta a cui è seguito un totale diniego per quanto concerne l’utilizzo di spazio pubblico in Piazza della Libertà, da sempre epicentro politico della città e luogo ove si svolgono le principali manifestazioni politiche (raccolta firme, volantinaggio, ecc). Un diniego non motivato come, invece, prevederebbe la normativa vigente.
Per questo motivo questa mattina mi sono recato, insieme ad altri due attivisti, presso il Comune nella, aimé vana, speranza di conoscerne i motivi e magari trovare soluzioni alternative. Abbiamo incontrato il Sindaco all’ingresso del municipio dopo circa una mezz’oretta di attesa: “Salve Sindaco, la stavamo aspettando”; “Tanto piacere au cazz” l’immediata risposta del “primo” cittadino. Risposta a cui ne io ne gli altri abbiamo replicato, vista la grazia, il buon gusto e la raffinatezza di tale frase e abbiamo cercato di avere delle risposte in merito al diniego dell’utilizzo della Piazza.
Le risposte a tali quesiti, se un pò meno volgari, di sicuro non sono state meno ridicole. Siamo andati dal “così ho valutato e deciso” al “troppi banchetti vi fanno male, rilassatevi un pò” per concludere con un “fate ricorso al TAR”. Il tutto in un volume di voce costantemente in aumento. Del tutto inutile avegli fatto notare che non era necessario alzare la voce, e che già la sua “battuta” inziale era stata decisamente volgare e fuori luogo, l’unica cosa che il suo intelletto è stato in grado di partorire è stato un “ma stavo scherzando”, subito condito con un “sciatavinne dalli cugghiuni”.
Tutta sta grazia e cultura, strano che nessuno lo stia proponendo come prossimo Presidente della Repubblica.
Di fronte alla cementificazione del territorio il teatrino del finto scontro tra fazioni politiche con continue scamarucce per ogni virgola e su ogni ambito, scompare e si dissolve facendo passare in pochi minuti e con brevi battute progetti da centinaia di migliaia di metri-cubi di cemento, persino se questi si abbattono su una costa già stuprata e devastata da decenni di abusi edilizi e lotizzazioni senza logica e prospettiva. I consiglieri comunali capaci di sguainare la bocca urlando in aula slogan da piazza, oppure di contorcersi in ridicoli interventi senza capo ne coda giusto per il gusto di “opporsi” e di recitare la propria parte nella tragicommedia tra maggioranza e minoranza, scompaiono e si silenziano per l’obbiettivo comune: colare il cemento.
E così la richiesta di proroga per ulteriori 10 anni della convenzione edificatoria in località Mogale sulla costa Ostunese, uno dei pochi tratti ancora risparmiati da palazzinari e prenditori vari, è passata dal consiglio comunale con un solo voto contrario su 31. Quando si tratta di cemento l’unanimità è assicurata. A tale unanimità non possono certo sottrarsi gli assenti alla votazione che evidentemente non hanno sentito il dovere di opporsi a tale insensato e devastante progetto.
Le giustificazioni addotte dai consiglieri sono delle più disparate, lascio a loro il compito di barcamenarsi in quelle elucubrazioni a mio avviso insensate e persino ridicole. Quello che emerge è che di fronte ad una presa di posizione politica: cemento Si, cemento No, il consiglio si è espresso in maniera univoca e chiara. Libera scelta, per carità, di cui però hanno il dovere di assumersene la responsabilità e nessuna elucubrazione o labirinto di giustificazioni potrà togliergliela.
30 si, 30 cementificatori, 30…. come i famosi denari, guarda un pò che coincidenza.
Se si osserva Ostuni da google maps appare evidente come i tratti di costa non ancora invasi dal cemento siano ormai sporadiche macchie tra villaggi e insediamenti vari frutto di decenni di abusivismo e scellerate lotizzazione che hanno depauperato un territorio ed uno splendido paesaggio che in molti ci invidiano.
Nonostante ciò l’amministrazione locale continua a favorire ed autorizzare ulteriori edificazioni. Sono diverse quelle in programma e non solo sulla costa. Una di queste prevede un progetto da 133 mila metri-cubi di cemento in una area dove già insistono numerosi insediamenti per la maggior parte inutilizzati o utilizzati solamente in parte. Questo progetto, autorizzato nel 2001, è in scadenza a metà Giugno ed il consiglio comunale è chiamato ad esprimersi su una richiesta di proroga di ulteriori anni 10. Negare tale proroga sarebbe il primo passo per cominciare a dire basta al cemento.
Venuti a conoscienza di ciò gli attivisti del moVimento 5 stelle di Ostuni hanno fatto appello ai consiglieri comunali, ma ancor di più all’intera cittadinanza, per un impegno affinchè questa proroga venga negata e, finalmente, si compia il primo passo verso uno stop alla cementificazione del territorio.
Debbo però constatare da parte dei consiglieri comunali un approccio che se, da un alto, non mi meraviglia dall’altro mi dimostra ancora una volta l’assoluta necessità di mandarli TUTTI a casa. Al totale silenzio dei consiglieri di maggioranza fa eco una “opposizione” che invece di approfittare della denuncia fatta e della conseguente indignazione popolare sposta il focus su tutt’altro campo, portando il tutto nel solito scontro tra fazioni politiche dove il benessere comune (tutela della costa e del paesaggio) lascia il posto al solito chicchericcio incocludente dove non mancano certo vocaboli che col civile confronto non hanno nulla a che fare e fantasiose tesi (poco motivate) secondo cui sarebbe inutile negare la proroga.
Il problema per questi consiglieri non è il cemento ma evitare che il m5s acquisisca consenso e lo tsunami che ha investito il parlamento si schianti pure sul consiglio comunale di Ostuni.
Quante sono le unità immobiliari nel comune di Ostuni e quante di queste sono utilizzate e quante invece no o addirittura in stato di abbandono e degrado? Non si sa.
Eppure si continua a costruire, si continua ad approvare varianti al piano regolatore per nuovi insediamenti residenziali, commerciali, ecc. Ma se non si ha cognizione della situazione esistente, ovvero delle risorse immobiliari a disposizione su cosa gli amministratori locali pianificano il governo del territorio? Sul nulla, anzi sugli interessi dei costruttori che, nel caso specifico di Ostuni, guardacaso sono sempre gli stessi.
Il risultato di queste scelte è, da una parte, la perdita di valore delle unità immobiliari già esistenti e, ancor peggio una cementificazione sregolata che consuma suolo senza però dare alla città quelle strutture di cui necessita ma riempendola, invece, di unità immobiliari che non servono perchè già presenti in abbondanza.
Per capirci, in questi anni, le aree su cui si è edificato si sarebbero potute destinare a strutture di cui la città necessita. Una nuova e più adeguata sede per gli uffici comunali, un teatro comunale, impianti sportivi, ecc. Invece abbiamo visto spuntare come funghi palazzi, palazzi, palazzi e villaggi.
La prima cosa da fare per poter pianificare quindi lo sviluppo della città è avere piena cognizione della situazione avviando quanto prima il “censimento del cemento”, campagna avviata da oltre un anno dalla rete Salviamo il paesaggio. Solo su dati certi e ben definiti si può ben amministrare un territorio (sempre ammesso che sia questo l’obbiettivo).

















