Archive for ostuni
Sogno un universo dove sia possibile ogni espressione di natura e vedo sempre con favore ed interesse qualsiasi strumento in grado di far osservare il mondo e la nostra società da diverse angolature, differenti punti di vista. Strumenti elettronici, cartacei o altro, soprattutto se non foraggiati da soldi pubblici, in grado di stimolare riflessioni sono sempre cosa gradita ed è per questo che leggo con attenzione ed interesse Idee in Piazza il periodico di contro-informazione e controcultura a cura del circolo “Sandro Curzi” della FdS di Ostuni che da qualche mese viene distribuito nella città bianca. Non che ne condivida in toto gli articoli, ma questo è un valore aggiunto. Il senso critico, la caratteristica più importante dell’essere umano, non nasce sotto il cavolo ma dal continuo confronto con chi la pensa diversamente. Ascoltare solo chi la pensa come noi oltre che noioso non ci stimola a riflettere, non ci aiuta a crescere e a capire. Diversamente è il confronto con le idee differenti, con chi osserva con occhi diversi dai nostri che ci consente di allargare i nostri orizzonti, di capire le moltitudine di colori di cui è composto questo mondo e questa società e di conseguenza di provare a farsi un opinione su come vanno le cose e su come, invece, dovrebbero andare.
Consiglio quindi a chiunque ne ha la possibilità di leggere quel periodico nel quale ho sempre trovato ottimi spunti di riflessione. Non dovete prendere quello che scrivono per oro colato, ma neanche quello che scrivo io, utilizzatelo però per riflettere sugli argomenti interessanti che generalmente trattano.
Detto questo però bisogna anche dire altre due cose. In primis ogni argomento è discutibile e criticabile ma è doveroso parlarne con cognizione di causa. Sapere qualcosa dell’argomento che si vuole trattare è requisito primario, altrimenti si entra nel mondo delle barzellette. Allo stesso modo è importante dare alle parole il loro esatto significato, la parola pace tra i popoli, ad esempio, ha un suo preciso significato ma se la definisco come un esercito armato sino ai denti è facile poi descriverla negativamente. Infine se si espongono idee e punti di vista diversi, cosa più che lecita anzi auspicabile, bisogna anche essere pronti alle critiche ed al libero e aperto confronto con chi ha idee e punti di vista differenti, altrimenti lo strumento di riflessione si trasforma automaticamente in mezzo di propaganda.
Su questo blog il sottoscritto esprime le proprie idee, le proprie opinioni, le proprie proposte e chiunque senza censura alcuna può commentare e criticare liberamente. Ho aperto questo spazio proprio per questo, non certo per cantarmela e per suonarmela da solo.
Sull’ultimo numero di idee in piazza ho trovato un articolo che affronta le teorie della decrescita, argomento molto trattato in queste pagine anche attraverso la voce di persone sicurmente più competenti di me. Sin dalle prime parole, dove si definisce la decrescita un misto tra ecologismo e commercio equo e solidale, mi è parso evidente che l’autore dell’articolo non avesse la benché minima idea e competenza dell’argomento trattato. L’articolo è poi un infarcitura di politichese, frasi fatte e di nuova ed innovativa concezione tipo “lotta di classe” messe li confusamente col solo intento di definire la decrescita un qualcosa di diverso da quello che in realtà è e così sostenere un altra teoria. Nello spirito del libero ed aperto confronto di cui parlavo prima ho espresso le mie opinioni sulla pagina facebook di questo periodico, ma invece di ricevere risposte nel merito ho avuto in cambio solo insulti personali. L’autore dell’articolo, certo Alessandro Prezioso, nonchè capo-redattore della rivista confermando così di non avere alcuna conoscienza dell’argomento trattato nell’articolo ha glissato e portato la discussione su altro terreno, quello probabilmente più confacente al personaggio in questione: il sei con me o contro di me che tanti danni ha fatto al nostro paese e all’uomo moderno.
Il fatto che tale soggetto oltre che autore sia anche capo-redattore getta un ombra su questo periodico e, a questo punto, non oso immaginare la linea editoriale che adotterà all’avicinarsi di competizioni elettorali.
Al caro Prezioso voglio anche dire un’altra cosa visto i suoi commenti. Il coraggio delle idee si misura anche con la capacità di portarle avanti da soli, nascondersi tra i tanti è cosa facile che sanno fare tutti. E comunque sono tanti i solitari che stanno raccogliendo firme a sostegno di Zero Privilegi Puglia, tant’è che abbiamo superato quota 10 mila firme in soli 4 mesi.
Va da se che queste mie osservazioni solo liberamente commentabili da chiunque compreso il soggetto citato. Nessuna censura e nessun insulto personale in cambio, questo è sicuro. Chissà se ciò avverra o dovrò leggerli nel prossimo numero su cui, naturalmente, non sono possibili critiche, repliche e confronti.
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Lo sapevo e lo avevo già detto: vincere il referendum non sarebbe bastato soprattutto se, come si è fatto, si lasciasse che forze politiche di fatto contrarie alla ripubblicizzazione dell’acqua mettessero il proprio cappello su questa fondamentale battaglia civile. Lo dissi a chiare lettere a ridosso della campagna referendaria quando ad Ostuni si costituì l’apposito comitato e vidi presentarsi, come organizzatori e coordinatori, persone mai viste quando c’era da farsi il mazzo a raccogliere le firme senza le quali non vi sarebbe stato alcun referendum. Come mai questo risveglio? Come mai questa improvvisa volontà di lottare per l’acqua pubblica?
Fossero stati comuni cittadini non mi sarei mai posto queste domande, ma essendo invece tutti militanti di partito e alcuni addirittura nei direttivi cittadini degli stessi avvertii una puzza di marcio e il sentore che, visto l’alta probabilità di successo, volessero prendere il comando di quella battaglia per poter sfilare in bella mostra sul carro dei vincitori. La puzza di marcio era così forte ed evidente che la denunciai subito, al primo incontro di questo comitato. Mi si rispose che l’importante in quel momento era vincere il referendum e questi aspetti, seppur giusti, si dovevano ignorare. Risposi: “Io non voglio vincere il referendum, io voglio l’acqua pubblica e se lasciamo che questa battaglia sia infettata o addirittura gestita da chi non ha come fine la ripubblicizzazione dell’acqua ma, al contrario, persegue obbiettivi opposti, il referendum quale che sia il risultato non sortirà alcun effetto”. A questa mia dichiarazione il segretario cittadino del PD, tale Silvestro Iaia, evidentemente senza argomenti con cui controbattere, allargò le braccia e contrariato se ne andò. Gli altri rimasero sordi a queste mie sollecitazioni e quindi io mi defilai dal comitato per intraprendere la campagna referendaria in solitario.
Adesso, naturalmente, i nodi stanno venendo al pettine e le intenzioni dei partiti nella gestione dei servizi idrici sono ben evidenti a tutti. Non solo non si è fatto nulla in rispetto alla volontà popolare emersa chiaramente dal referendum dello scorso Giugno, ma addirittura si continua a presentare proposte di legge che mirano a privatizzare la gestione dell’acqua. Neanche lo smemorato di Terlizzi, in arte Nichi Vendola, che sulla ripubblicizzazione dell’acqua ha concentrato l’intera campagna elettorale che, aimé, lo ha riconfermato Presidente della Puglia ha sino ad ora preso in considerazione l’esito del referendum come più volte denunciato del forum dei movimenti per l’acqua.
Adesso i vari Silvestro Iaia e Maria Concetta Nacci del PD, i Renato Greco e Sabrina Maggio di SEL che scoprirono la battaglia dell’acqua pubblica solo a ridosso della campagna referendaria ed hanno costituito e coordinato quel comitato per poi festeggiare belli gioiosi e farsi fotografare dai media saputo l’esito, per dimostrare che erano in buona fede e, come milioni di cittadini, sono stati presi in giro dai rispettivi leader e partiti e non invece essere stati consapevolmente loro complici, dovrebbero fare una sola cosa. Prendere la propria tessera di partito e buttarla nel cesso chiedendo contemporaneamente scusa allo stesso cesso per l’ingrato compito.
C’è qualcuno disposto a credere che ciò avverrà?
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Quando degli incompetenti ed incapaci personaggi fattisi Sindaco e Assessore si mettono ad amministrare un comune il minimo che può succedere è che la quotidiana vita dei succubi cittadini si imbriglia di rompicapi e di problemi in cui il districarsi è assai più complicato del soccombere.
La dimostrazione è in atto in questi giorni ad Ostuni in seguito all’avvio della fase sperimentale della raccolta differenziata. Già il solo fatto che si sperimenti la raccolta differenziata, già attuata con successo in numerosissimi paesi italiani e stranieri, è di per se illuminante per inquadrare lo spessore dei protagonisti della vicenda. E’ come se domani un medico si mettesse a sperimentare su alcuni suoi pazienti la tachipirina per vedere se fa scendere la febbre e, in attesa dei risultati di questa sperimentazione, lascia il resto dei suoi pazienti con 40° di febbre.
Comunque, a parte questi particolari, ad Ostuni è in atto una sperimentazione con tanto di delibere che ne determinano l’organizzazione. Ed è proprio in queste delibere che si trovano le prove dell’incompetenza dei nostri amministratori con dirigenti al seguito e i conseguenti rompicapi per la cittadinanza. In queste delibere è, infatti, previsto che i vari contenitori dei rifiuti dati in dotazione agli esercizi commerciali debbano stazionare all’interno dei locali e non all’esterno. Peccato che per questioni igienico sanitarie le disposizioni dell’ASL prevedano l’esatto contrario.
Adesso il malcapitato commerciante si trova ad un bivio, anzi ad un rondò per ricordarci di tutti i girotondi creati in questi ultimi anni nella città bianca. Violare le disposizioni del comune, quelle della ASL o entrambe andando di nascosto a gettare i propri rifiuti in qualche campo o cassonetto del tal quale. Contraddicendo la diffusa idea dell’inciviltà e scarsa coscienza ecologica attribuita ai meridionali, spesso dai meridionali stessi, i commercianti Ostunesi hanno optato per differenziare i rifiuti dando precedenza alle esigenze igienico sanitarie rispetto alle assurde delibere comunali frutto di incompetenza e soprappochezza. Quindi contenitori fuori dai locali e la conseguente ed immancabile multa per aver violato le disposizioni del signor sindaco. Inutile l’aver spiegato ai vigili urbani la situazione e il contrasto presente tra le varie disposizioni emanate dai competenti organi. Le regole, non ragionevoli per definizione, vanno rispettate e così il vigile urbano, dimostrando anch’esso di non essere ragionevole per definizione, verbalizza.
Come andrà a finire la cosa al momento non è dato a sapersi. Attendiamo. nel frattempo l’associazione dei commercianti ha chiesto l’apertura di un tavolo di confronto con l’amministrazione per la risoluzione della problematica cosa che, un amministrazione seria e non gestita da improvvisati dilettanti, avrebbe dovuto fare ben prima di iniziare la raccolta differenziata. Iniziare non sperimentare.
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Ieri i soliti strombazzanti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti hanno dato risalto alla notizia secondo la quale i parlamentari si sarebbero tagliati lo stipendio di 1.300€ lordi pari a 700€ netti al mese. L’ennesima bufala per far credere al popolo bue che anche loro sono pronti a sottoporsi ai sacrifici che ormai quotidianamente dispensano a tutti noi.Una bufala perchè in realtà non si tratta di nessun taglio ma semmai di una rinuncia all’aumento (Cazzo ci mancava pure che si aumentassero i compensi). Infatti, il passaggio al sistema contributivo nel calcolo dei vitalizi esonera i nostri parlamentari dal versare mensilmente la rata precedentemente prevista per questo vegognoso quanto ingiustificato privilegio. E a quanto ammontava quella rata? Esattamente a 1.300€ al mese che si sarebbero ritrovati belli belli in busta paga, quindi per evitare il solito scatenarsi di polemiche e, questa volta, un probabile linciaggio, hanno semplicemente deciso di rinuciarci e cercato di sfruttare l’occasione per far credere, con l’ausilio dei soliti mezzi d’informazione in gran parte responsabili della situazione in cui ci troviamo, che finalmente dopo tante polemiche avessero provveduto ad un vero e cospiquo taglio dei loro emolumenti che io, invece, continuo a definire privilegi.
Nel frattempo Zero Privilegi Puglia è iniziata e nessun giornale o televisione ne parla. Si sono già raccolte firme in importanti città quali Lecce, Brindisi e Fasano per citarne alcune, ma per i media tutto ciò non esiste. La raccolta firme naturalmente è appena iniziata e dalla prossima settimana si estendera capillarmente in tutta la regione. Su www.privilegipuglia.com potete trovare tutte le informazioni necessarie su dove potrete firmare con orari e luoghi precisi. Informatevi e diffondete quanto più potete.
Venerdì 3 Febbraio alle ore 18 presso la Federico II eventi di Via Latilla 13 a Bari presenteremo ufficialmente la proposta e spiegheremo nel dettaglio obbiettivi, finalità, risparmi ed organizzazione. A seguire verrà proiettato “Grillo is back” lo spettacolo più visto in Italia nel 2011 e di cui nessuno ha parlato. Siete tutti invitati, l’ingresso è ad offerta libera e se qualcuno vuole un passaggio in auto non ha che da comunicarmelo.
Ad Ostuni erano previsti appositi banchetti per questo fine settimana. Sabato mattina al mercato, sabato pomeriggio in Via Pola e Domenica mattina in Piazza della Libertà ma il comune sta iniziando la sua solita opera di ostruzionismo che dimostra ogni qual volta tali iniziative non sono ad opera di amici, soci e compari. La richiesta di autorizzazione all’utilizzo suolo pubblico depositata presso l’ufficio del Sindaco la settimana scorsa vegeta ancora nei cassetti del municipio e, a detta del funzionario, la relativa pratica non è stata ancora avviata, probabilmente avverrà la settimana prossima quando quella autorizzazione non sarà buona neanche per pulirsi il culo. Io ho fatto il mio dovere: ho inoltrato la richiesta in tempo utile, ho informato sia il comando dei Vigili Urbani sia il Commissariato di Pubblica Sicurezza competenti così come prevede la legge. Chi raccoglie le firme per la Legge di iniziativa popolare sta esercitando un diritto previsto dallo Statuto della Regione Puglia, e tale diritto non può essere in alcun modo ostacolato o limitato da chicchessia, tanto meno dalle istituzioni locali che, invece, devono agevolare al massimo l’esercizio di tale diritto. Giovedì mattina tornerò alla carica alla ricerca dell’autorizzazione, in caso di esito negativo solleciterò per iscritto una risposta entro 24 ore informandoli che in caso di esito negativo intenderò il loro silenzio come un assenso. Quindi nei giorni e luoghi indicati sarò per strada a raccogliere le firme per questa proposta. Non è escluso che, però, le forze dell’ordine mi facciano sloggiare. Loro non si arrenderanno mai noi neppure.
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Il capitolo delle nomine nelle aziende controllate o partecipate da istituzioni pubbliche va affrontato con determinazione e immediatezza. Se, come avviene oggi, tali nomine avvengono in base a convenienze politiche va da se che l’operato del nominato tenderà ad essere a favore della parte politica di riferimento piuttosto che del bene comune. Da qui una malagestione sia economica sia qualitativa nonchè l’alimentazione di quel sistema clientelare che consente alla classe politica in carica di mantenre ed accrescere il proprio potere e dominio sulla popolazione.
Va quindi definito un metodo quanto più trasparente e partecipato possibile in modo da poter selezionare i soggetti più qualificati e competenti piuttosto di quelli più politicamente convenienti. In una Ostuni a 5 stelle si farebbe così.
Alla scadenza di un incarico in un Ente Pubblico o in una Società partecipata dal Comune per il quale il comune abbia diritto di indicazione del proprio candidato, il Sindaco bandisce apposito concorso per raccogliere le candidature di quanti ritengano di avere titoli e competenze per ricoprire i ruoli indicati. Le regole per la pubblicazione del Bando debbono rispondere ai seguenti criteri:
- uso di mezzi di pubblicazione di ampio e facile accesso, in particolare Internet;
- congrua anticipazione della pubblicazione rispetto alla scadenza del Bando che non può essere prima di tre mesi dalla data della sua apparizione su Internet;
- pubblicazione dei curricula dei candidati con lo stesso strumento di pubblicazione del bando;
Il Sindaco sceglie il candidato da nominare (nel caso di Ente Pubblico) o da indicare all’assemblea (nel caso delle Società di diritto privato) e deve produrre una motivata relazione sulle motivazioni della propria scelta che deve essere anche essa pubblicizzata su Internet.
Il candidato prescelto o la sua organizzazione di provenienza non possono avere avuto rapporti di affari significativi con la struttura pubblica per la quale si candida nei 3 anni precedenti la nomina. I criteri quantitativi che determinano il livello limite dei rapporti d’affari significativi debbono essere esplicitati nel bando.
Il Comune non può indicare il Direttore Generale, un Consigliere, il Presidente, l’A.D. o un membro del Collegio Sindacale di un ente partecipato, o nominare per cariche direttive in un Ente Pubblico afferente al Comune, chi negli ultimi 5 anni abbia lavorato in una associazione di categoria o sia stato a rappresentante di interessi di categoria o abbia fatto di mestiere attività politica nell’ambito di partiti e/o movimenti organizzati o si sia candidato in liste politiche.
Il Comune non può proporre il Direttore Generale, un Consigliere, il Presidente, l’AD o un membro del Collegio Sindacale di un ente partecipato, o nominare per cariche direttive in un Ente Pubblico afferente al Comune, chi ha altro incarico nella stesso o in altra struttura afferente al Comune o partecipata dallo stesso, o l’abbia avuta nei cinque anni precedenti.
Non è candidabile chi ha una condanna anche in primo grado.
Un nominato non può essere contemporaneamente dipendente o dirigente in più di un Ente o di una Società partecipata del Comune. La sua remunerazione deve essere congrua con le retribuzioni praticate ai dipendenti della struttura nella quale opera (ad esempio non deve essere più di 5 volte la retribuzione più bassa praticata per i dipendenti).
Se i criteri di esclusione si determinano in un momento successivo alla nomina essi configurano una incompatibilità che produce la decadenza immediata dall’incarico.
Il sindaco ha il compito di svolgere attività di controllo dell’operato dei nominati e di verificarne i risultati raggiunti. Il sindaco si assume la responsabilità oggettiva delle performance dei candidati da lui proposti.
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non posso che apprendere con sarcastico sorriso il suo rammarico per i tagli ai fondi destinati ad importanti eventi storici e culturali quali la Cavalcata di Sant’Oronzo che ogni anno attira nella città bianca migliaia di visitatori. Ciò è, infatti, l’inevitabile conseguenza di precise scelte politiche del consiglio regionale ed in particolare della maggioranza di cui lei fa parte e ancor prima di esprimere il proprio rammarico e solidarizzare con la delusione espressa da molti suoi concittadini meglio avrebbe fatto ad assumersi, come fanno le persone serie, la responsabilità di tali scelte.
E non cerchi, cosa molto di moda in questo periodo, di far passare tale scelta come dolorosa ma inevitabile visto che scure che ha colpito la cavalcata di Sant’Oronzo nonché altre importanti manifestazioni e servizi avrebbe potuto abbattersi su ben altri capitoli di spesa come ad esempio il costo della politica.
La informo, ma probabilmente ne è già al corrente, che nelle prossime settimane anche ad Ostuni inizierà la raccolta firme a sostegno di una proposta di legge, nota come Zero Privilegi Puglia di cui il sottoscritto è il primo firmatario, che prevedendo il dimezzamento degli stipendi mensili dei consiglieri ed assessori regionali e la totale abolizione dell’assegno di fine mandato consentirebbe alle casse regionali di risparmiare circa 10 milioni di euro all’anno. Quante cavalcate di Sant’Oronzo si potrebbero finanziare con queste risorse?
Populismo? Demagogia? Oppure dimezzare i vostri compensi, attualmente a 10 mila euro, portandoli a 5 mila euro mensili (più che sufficienti per una vita dignitosa) al fine di liberare ingenti somme per più importanti necessità sarebbe semplicemente una scelta di buon senso?
Consigliere che ne dice di lasciare la strada degli intenti e di passare ad azioni concrete? Di lasciare il politichese per passare al buon senso? Il cospiquo quanto ingiustificato stipendio che la regione le eroga ogni mese è il frutto di un sistema malato che lascia alla casta politica la possibilità di autodeterminarsi il compenso. Restituisca parte di questi denari ai legittimi proprietari. Destini metà del suo stipendio da consigliere regionale ad attività ed eventi organizzati in favore della collettività quali ad esempio la cavalcata di Sant’Oronzo. Lo faccia almeno sino a quando Zero Privilegi Puglia, magari anche col suo voto favorevole, non verrà approvata. Contrariamente sarebbe il caso che tra i tanti sacrifici a cui ultimamente siamo chiamati lei ci risparmerebbe quello di dover leggere le vostre dichiarazioni pieni di intenti che sanno tanto di presa per il naso.
Nel salutarla cordialmente non mi rimane che augurarmi che un qualche giornale, sempre pronto a pubblicare ogni suo pipito, trovi lo spazio per rendere note queste mie considerazioni.
Paolo Mariani del moVimento 5 stelle – Ostuni
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Quando si parla di costi della politica la cosa più intelligente, ma soprattutto più interessante, e confrontarli con altri capitoli di spesa per vedere l’effetto che fa. Andiamo a prendere come esempio un paese di circa 30 mila anime, qual’è Ostuni, e proviamo a confrontare i costi della sola Giunta Comunale composta da 10 assessori più il Sindaco con gli stanziamenti previsti per garantire a centinaia di ragazzi di famiglie in difficoltà economiche il diritto allo studio, uno dei tanti diritti teoricamente tutelati dalla carta Cositituzionale ovvero uno dei diritti fondamentali per i cittadini italiani.
Se facciamo questa operazione non solo ci renderemmo immediatamente conto dell’enorme divario tra le cifre in questione, ma anche di come vengono utilizzati quei denari che noi lasciamo con le tasse ad uno stato sempre più esigente. 11 persone, tra i più benestanti della città, si intascano in un anno quasi cinque volte quello che viene dato a centinaia di studenti che vivono in difficoltà economiche e ciò vuol dire che le tasse che io, ma anche tutti voi, verso al comune di Ostuni sono utilizzate in maggior parte per far arricchire i politici, piuttosto che aiutare gli studenti in difficoltà nel loro percorso di studio.
Se è vero che nelle ultimine manovre si è provveduto a limare i costi della politica negli enti locali, in particolare dimunuendo il numero degli assessorati va ricordato che i fondi destinati al diritto allo studio hanno subito drastici tagli e le famiglie bisognose, vuoi per la crisi vuoi per l’incremento della pressione fiscale e l’aumento delle spese per servizi vari, sono aumentate considerevolmente. Non tutte naturalmente faranno richiesta per usufruire di questi fondi, anche perchè più che di sussidi economici si tratta di veri e propri spiccioli che lo scorso anno andavano dai 14 ai 90 euro, somme che difficilmente possono veramente sostenere uno studente.
In una Ostuni a 5 stelle non solo gli assessorati sarebbero limitati a 5 (le nuove manovre ne prevedono comunque 8), ma i compensi previsti sarebbero dimezzati liberando più di 100 mila euro di risorse che potrebbero triplicare il fondo per i diritto allo studio. Meditate gente, meditate.
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Una società basata sulle fonti fossili e, in particolare, sul petrolio ha bisogno di petrolio (ma va?) e una società che ha bisogno di petrolio quando si rende conto che nei più grandi giacimenti si è già estratto più della metà del grezzo disponibile e che con il residuo non si può soddisfare la crescente richiesta va alla ricerca di nuovi pozzi dove poter estrarre il prezioso oro nero. Non importa quanto costi l’estrazione e non importa neanche la qualità del greggio, le compagnie petrolifere sanno che fra qualche anno (chi dice dal 2020, i più ottimisti dal 2050) il petrolio sarà merce rara e potrà essere venduta a prezzi stratosferici. E quindi si cerca ovunque e il nostro territorio e il nostro mare non sono certo esclusi da questa affannosa ricerca. E’ noto da anni che nei nostri mari ci sono giacimenti petroliferi, ma la scarsa qualità del greggio e gli elevati costi di estrazione per via della profondità a cui si trova hanno sempre reso l’operazione non conveniente, ma oggi di fronte al nuovo scenario ecco che anche questi giacimenti diventano appettibili.
Si poteva fare qualcosa per evitare tutto questo? Certo che si! Si sarebbe dovuta diminuire drasticamente la dipendenza dalle fonti fossili e dal petrolio per andare verso altre forme di energia più accessibili. La scienza e la tecnologia ormai da anni ci hanno fornito questa possbilità sia con lo sviluppo delle cosidette fonti rinnovabili sia con le tecniche di risparmio energetico. Eppure in tutti questi anni siamo andati in senso opposto aumentando, invece che diminuendo, il nostro fabbisogno e di conseguenza la nostra dipendenza dal petrolio. Hanno i sindaci, in tutto questo, delle responsabilità, delle colpe? Certo che si e, io penso, anche di più di quante ne hanno i politici nazionali. I sindaci, infatti, governano i territori e avrebbero, anche a costo zero per le loro amministrazioni, potuto fare molto in questi anni nonostante l’inerzia a livello nazionale.
Più volte su questo blog è stato affrontato il problema energetico e sono state esposte delle proposte. Proposte di buon senso, alcune delle quali immediatamente applicabili senza oneri per le amministrazioni. Un esempio fra tanti: una semplice modifica al regolamento edilizio che imponesse avanzate tecniche di risparmio energetico alle nuove costruzioni. Non sarebbe costato nulla al comune, ma in compenso avremmo avuto un minor bisogno di energia e quindi di petrolio. Ci sono delle stime che sostengono che se tali norme fossero state da subito applicate in tutti i comuni italiani il fabbisogno di petrolio sarebbe calato del 30% negli ultimi 10 anni. Se a queste pratiche si fossero associate delle politiche di mobilità sostenibile, incentivate le piccole produzioni agricole e zootecniche e disincentivate le colture e gli allevamenti intensivi caratterizzate da un massiccio uso di derivati del petrolio, se si fosse bloccata la inutile quanto disastrosa cementificazione del territorio comprese le devastanti grandi opere e, nel contempo, dato il via ad una conversione energetica puntando su piccoli, ma diffusi impianti di produzione da fonti rinnovabili oggi il nostro fabbisogno di petrolio e di fonti fossili in generale sarebbe molto modesto. E se tutto ciò, sulla spinta del nostro paese, sarebbe stato replicato in altri paesi le multinazionali del petrolio oggi sarebbero già destinate all’estinzione.
Invece nulla di tutto ciò è stato fatto e i sindaci, come quelli che domani 22 Novembre si troveranno a Polignano per affrontare il problema delle trivellazioni nel mar adriatico proprio di fronte alle nostre coste, invece di pensare ad amministrare per il bene comune e soprattutto per quello delle future generazioni hanno pensato solo a raccattare voti per mantenere salda la loro poltrona, il loro potere nel feudo di riferimento. Prendiamo la Ostuni degli ultimi dieci anni come esempio. La popolazione residente è calata di circa duemila unità eppure si sono visti palazzi spuntare come funghi(Via Giovanni XXIII, Via per Martina, Peschiera, ecc) e nel regolamento edilizio non si trova alcuna traccia di tecniche di risparmio energetico, il traffico automobilistico è aumentato vertiginosamente e di piani della mobilità neanche l’ombra, l’agricoltura e i piccoli produttori lasciati in balia delle onde mentre si è favorita la grande distribuzione che predilige colture e allevamenti intensivi. Insomma è stato fatto di tutto per aumentare il consumo e il fabbisogno di petrolio e adesso che le vacche sono tutte scappate dalla stalla gli stallieri si riuniscono per cercare di affrontare un problema che loro stessi hanno massicciamente contribuito a creare. Il loro vociare, grazie anche ai soliti pennviendoli e mezzibusti incartapecoriti, passerà per l’ennesima volta come impegno politico a difesa del territorio e nessuno evidenzierà gli aspetti e le politiche che hanno portato a tutto questo.
La colpa sarà addossata esclusivamente alle compagnie petrolifere, alle sette sorelle, un cancro che tutto divora ma che noi coi nostri comportamenti e le nostre politiche continuiamo ad alimentare.
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La domanda può anche sembrare banale ma giuro che io non capisco. Che cazzo centra lo sviluppo del turismo con la realizzazione di campi da golf da 60 ettari (600.000 m2) l’uno? Forse, non me ne sono accorto, il golf è diventato uno sport di grande attrazione popolare? Forse, forse le migliaia di turisti che annualmente invadono la città bianca e paesi limitrofi si sono lamentati proprio per la mancanza di adeguati impianti sportivi per questa disciplina? No, perchè a me pare che alla stragrande maggioranza degli Italiani del golf non gliene freghi un cazzo mentre i turisti mi risulta che si lamentino di ben altro, come ad esempio la scarsa pulizia del centro abitato e del litorale che una classe dirigente decente sarebbe in grado di attuare facilmente.
Quindi per quale diavolo di motivo il comune di Ostuni assieme a Fasano, Ceglie messapica, San Michele Salentino e Carovigno emana degli avvisi pubblici rivolti a prorietari di aree agricole della dimensione minima di 60 ettari disponibili a cedere le loro proprietà in favore di questo sport di nicchia? E Ostuni in particolare, grande sotenitore (a parole) del turismo sostenibile si è interrogato sull’impatto sul territorio che la realizzazione di un tale impianto comporta, l’acqua che serve per mantenerlo? Quanti alberi dovranno essere abbattuti, quante dune dovranno essere realizzate, quanti dossi o canali naturali dovranno essere distrutti e quanti muretti a secco saranno sacrificati sull’altare di questa nuova pazzia? A tutto ciò naturalmente si associeranno anche numerose strutture per soddisfare le esigenze di questi particolari e sofisticati clienti: resort di lusso, piscine, saune e chi più ne ha più ne metta.
Perchè il comune di Ostuni invece di sostenere l’agricoltura, valorizzando i prodotti e il territorio, invita a cedere i terreni in favore di questi nefasti progetti? E questa l’idea di turismo che pervade le menti malate dei nostri amministratori? Questo blog cercherà, coinvolgendo tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Ostuni, di informare tutti i cittadini e valutare la possibilità di una petizione popolare che blocchi da subito queste scellerate scelte.
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Il sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella (€ 44.844,96 annue) con il suo assessore all’ambiente, certo Giuseppe Santoro (€. 20.180,16 annue), entrambi in forza al Partito Socialista Italiano nel tenace quanto convinto intento di portare al 60% la raccolta differenziata nella lustra città bianca, hanno emanato con un comunicato le loro innovative direttive:
- è obbligatorio conferire i rifiuti negli appositi cassonetti presenti sul territorio comunale: carta , vetro, plastica e farmaci scaduti;
- è vietato conferire tali materiali nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani;
- il conferimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati negli appositi cassonetti è consentito dalle ore 19,00 di ogni giorno sino alle ore 9,00 del giorno successivo.
Minchia signor tenente!
In effetti era ora che anche ad Ostuni si affrontasse questa problematica, l’attuale 8% scarso non è certo un risultato di cui andare fieri per una città su cui sventola la Bandiera Blu che pretende come requisito minimo una differenziata al 10%. Quindi, prima che quelli della Fee si accorgano dell’imbroglio, ecco che i due strateghi da 64 mila euro l’anno, abbandonando la strada della raccolta differenziata porta a porta il cui avvio immininente era stato annuciato dagli stessi personaggi più di due anni fa e che, come dimostrano numerosissime esperienze, è l’unica in grado di dare soddisfacenti risultati e ribadiscono quelle ferree regole da decenni vigenti nel territorio e che hanno consentito il raggiungimento dei “ragguardevoli” risultati sopra citati.
Stiano comunque tranquilli i due illuminati amministratori, da oggi sulle percentuali di raccolta differenziata potranno liberamente sparare le cazzate, oh pardon.., le cifre che vogliono. Non che sia una novità, lo hanno sempre fatto, ma sino a qualche giorno fa avevamo a disposizione i dati ufficiali con cui poterli smentire velocemte. Da oggi invece il sito www.rifiutiebonifica.puglia.it, uno dei rari esempi di trasparenza introdotto in questi anni dalla regione, non è più raggiungibile e saremo costretti a fidarci del duetto socialista.
Un unico dubbio mi rimane. Vetro, carta, plastica e farmaci scaduti sono, almeno secondo la legge, rifiuti solidi urbani e i cassonetti a loro riservati sono, sempre secondo la legge, cassonetti per rifiuti solidi urbani. Quindi se, come imposto dai due strateghi, “è vietato conferire tali materiali nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani”, dove cazzo li dobbiamo mettere? Io una proposta ce l’avrei, ma oggi non voglio essere volgare.






















