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Sabato a Ostuni grande manifestazione per uno sviluppo sostenibile, i soliti politici hanno sfruttato l’occasione per i loro soliti tornaconto, ma comunque è stata una bellissima ed importante iniziativa di cui vanno ringraziati gli studenti dell’UdS e Francesco Sabatelli per l’impegno che ci hanno messo nell’organizzazione. A seguire il testo del mio intervento, a breve pubblicherò su Youtube il resto della manifestazione.
Investire sul nucleare, con l’irrisolto problema delle scorie e cercare petrolio dove questo è scarso e di pessima qualità è semplicemente ridicolo.
Farlo contro la volontà popolare è pura violenza, è dittatura.
Farlo in un territorio agonizzante per le devastazioni causate dalle centrali a carbone, dalle acciaierie, dai poli petrolchimici, dalla cementificazione selvaggia, dagli inceneritori (o termovalorizzatori come li chiama qualcuno) e dalle discariche è criminale.
Mi viene quanto meno da sorridere a vedere qui oggi alcuni di quelli che hanno contribuito a queste devastazioni. Ma non voglio polemizzare sul passato, oggi dobbiamo guardare al futuro, c’è bisogno di un grande sforzo comune, non solo per tutelare ciò che è rimasto, ma anche per recuperare ciò che si è distrutto, rimediare ai numerosi errori fatti. E dobbiamo iniziare da domani.
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO. Neanche un solo centimetro quadrato deve essere più destinato a speculazioni edilizie o a inutili strade. Questo territorio è ormai una mela di cui ci stiamo rosicchiando il torsolo, se ci freghiamo anche i semi è finita.
RISPARMIO ENERGETICO a partire dall’illuminazione pubblica, ma soprattutto dalla ristrutturazione energetica degli edifici. Negli ultimi 60 anni abbiamo costruito case che consumano mediamente 200 Kwh/mq all’anno. E’ possibile ristrutturarle affinché me consumino 70 – 50 – 30 – 15 di Kwh/mq anno. Agendo sugli sprechi e sulla dispersione termica avremmo case più calde e confortevoli consumando un terzo di energia. Da anni questo è realtà in luoghi come la Germania e la Provincia di Trento dove il clima è leggermente più rigido che qua.
ENERGIA RINNOVABILE. Installare su ogni tetto, ad eccezione per ovvi motivi del centro storico, pannelli fotovoltaici per la produzione di energia e pannelli solari per l’acqua calda. E’ possibile farlo senza svuotarci il portafoglio. Alcuni esempi:
Provaglio d’Iseo un paese del Bresciano ha realizzato 100 impianti fotovoltaici a costo zero. Ha trovato una ditta che fatto un buon prezzo,una banca locale che ha finanziato l’intera opera e 100 edifici disponibili. Risultato: 100 impianti realizzati quindi economia che si muove, gli incentivi statali del conto energia coprono l’intera rata del prestito compresa una polizza assicurativa in caso di mancata produzione, i cittadini coinvolti non pagano più la bolletta elettrica e fra 15 anni a debito estinto potranno godere per ancora 5 anni degli incentivi statali. Forse nel Bresciano hanno più sole di noi? E allora di impianti ne faremo 200.
Colorno in provincia di Parma, il comune affitta ad un prezzo simbolico tutti i tetti degli edifici pubblici ad aziende ed imprenditori che vogliono realizzare impianti fotovoltaici. Ne abbiamo molti anche qui, quelli che vanno a fare gli impianti nei terreni agricoli dando un ulteriore mazzata ad un settore già morente. Risultato: verranno realizzati numerosi impianti, economia che si muove, azzeramento delle spese elettriche degli edifici interessati quindi migliaia di euro di risparmi che possono essere destinati ad altro.
STRATEGIA RIFIUTI ZERO senza inceneritori e discariche, dove tutto viene recuperato e riciclato, partendo dalla raccolta differenziata quella vera, quella porta a porta senza cassonetti stradali. Non è possibile nel 2010 avere ancora percentuali inferiori al 10%. Un comune che non fa la raccolta differenziata è una mamma che non cucina ai propri figli.
Non abbiamo più tempo, non possiamo più permetterci di temporeggiare. Da domani tutti insieme dobbiamo essere parte attiva di questo cambiamento . Spesso si dice che la politica, le istituzioni sono lontane dalla gente e invece è vero l’esatto opposto, è la gente che si è allontanata dalla politica e questo ha favorito le lobby ed una politica becera ed ottusa. Quindi non considerate la partita chiusa con questa splendida manifestazione. Continuate a far sentire la vostra voce, ma soprattutto la vostra presenza. E’ in gioco il futuro del territorio, è in gioco il futuro dei vostri figli, un diritto che non si può chiede, ma un diritto che si deve pretendere.
Grazie.
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“Strategia nucleare”, con tanto di “S” maiuscola: così i dottor Stranamore di Villa Certosa hanno definito, con tutta la consueta sobrietà, anche semantica, che connota questo esecutivo, “il documento programmatico del Governo con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare”, come si legge all’art. 2, lett. “l”, dello “schema di decreto legislativo, recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare [….] ai sensi dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”.
La Strategia in questione, a prescindere dalle peculiarità degli Strateghi con i rialzi nelle scarpe, le chiome semoventi ed i talami ex-sovietici sovraffollati, ha il grande pregio, tra i tanti, di metter in vivida luce, una volta per tutte, quale macroscopico “equivoco” (per così dire) terminologico si celi sotto la locuzione “nucleare civile” in presunta contrapposizione a quella di “nucleare militare”.
È già la citata legge delega dell’anno scorso, nell’art. 25, c. 2, a chiarire, alla lettera a), ossia al suo primo principio e criterio direttivo, l’aria democratica che tira nella gestione da parte di questo governo della “materia nucleare”: vi si prevede, infatti, la “possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione.” Laddove qualcuno avesse avuto ancora dubbi sull’esatta gerarchia dei poteri decisionali quando c’è di mezzo sua maestà l’atomo, la lett. f) serve a fare definitivamente chiarezza sul punto, giacché si afferma la necessità della “determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’art. 120 della Costituzione.”
Anzitutto, c’è da evidenziare l’enigmatico riferimento ad una norma costituzionale, l’art. 120, per l’appunto, che legittima l’intervento sostitutivo del Governo nei confronti di “organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni” solo “nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
In quale dei casi evocati dalla previsione costituzionale su citata dovrebbe ricondursi la decisione di istallare una centrale nucleare per legittimare il potere sostitutivo del Governo?
A tacere del fatto che il medesimo art. 120 si chiude con un’invocazione (che, alla luce dei testi normativi che si stanno esaminando in questo scritto, suscita grande tenerezza) a che “i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.”
In ogni caso, l’elemento chiarificatore della su citata gerarchia di poteri decisionali che si rinviene nella normativa di delega dello scorso anno è dato dal fatto che in tutto l’articolo 25 non v’è alcuna previsione in ordine alla “mera” determinazione delle modalità di raggiungimento delle intese con i diversi enti coinvolti, né, men che meno, in ordine alla rilevanza, se non vincolatività, di quelle intese nei confronti del Governo. In pratica, l’unica disposizione che la maggioranza parlamentare ha pensato bene di introdurre nel provvedimento di delega all’esecutivo sulla questione, discretamente vitale in uno Stato democratico e, ancor più, solennemente “federale”, del rapporto tra il potere centrale e quello degli enti locali in una materia non proprio minore come quella nucleare, ha avuto come unica finalità quella di “determinare le modalità” con cui il primo può “sostituire”, ossia scavalcare, i secondi.
E cotanto Governo, essendo stato “delegato” dai suoi onorevoli mandanti in tale munifica guisa, ovviamente non ha tradito le aspettative.
All’art. 11, in materia di “certificazione dei siti”, dello schema di decreto legislativo su citato, infatti, si legge, al c. 5, che “il Ministro dello sviluppo economico [….] sottopone ciascuno dei siti certificati all’intesa della Regione interessata, che si esprime previa acquisizione del parere del comune interessato.”
Dalla lettura di questa norma, sembrerebbe poco chiaro in quali forme si acquisisca quest’ ultimo parere, ossia quello delle popolazioni direttamente destinatarie del gentile omaggio di una centrale nucleare sul loro territorio, ma soprattutto quale valore reale esso abbia rispetto alla decisione finale sul “sito”.
Ancora una volta, la norma immediatamente successiva, quella del comma 6, fuga ogni dubbio: “Ove [….] non si pervenga ancora alla definizione dell’intesa [….], si provvede all’intesa (sic!) con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata.” In pratica, un’ “intesa” per decreto.
Ma, in compenso, con il presidente della Regione interessata che “partecipa”, con un ruolo, se ne desume, della stessa pregnanza politica di quello dell’appendiabiti della stanza governativa, al Consiglio dei ministri nel quale si scrive il decreto del Presidente della Repubblica che “provvede all’intesa”.
Son soddisfazioni!
Naturalmente, stante una tale democraticità e partecipatività di tutto il procedimento, il comma 7 statuisce che, “l’intesa ovvero il decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 6 operano anche in deroga ai Piani energetico ambientali delle Regioni interessate da ciascuna possibile localizzazione.”
Altro mirabile esempio dell’idea, e soprattutto della pratica, di questo governo di “federalismo”.
Ancora, all’art. 13, (“Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari e per la certificazione dell’operatore”), c. 10, si prevede una “conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 con l’Agenzia, i Ministeri concertanti, la Regione e gli enti locali interessati e con tutti gli altri soggetti e le amministrazioni coinvolti”.
Anche in tal caso, però, si tratta di una “trattativa” non proprio libera e sovrana per gli enti seduti al tavolo. Specie per gli enti locali. Infatti, la norma che segue a ruota, quella del comma 11, sgombra anche qui il campo da ogni equivoco: “Qualora in sede di conferenza di servizi di cui al comma precedente, non venga raggiunta la necessaria intesa con un ente locale coinvolto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, assegna all’ente interessato un congruo termine per esprimere l’intesa; decorso inutilmente tale termine, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri cui partecipa il Presidente della Regione interessata all’intesa, è adottato [....] decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sostitutivo dell’intesa.”
Repetita iuvant.
In conclusione, da questo ordito legislativo si ricava l’ennesima conferma che in ambito energetico oggi ci si trova ormai di fronte a due prospettive sostanzialmente incompatibili tra loro: o una produzione finalmente pulita, diffusa e democratica di energia da fonti rinnovabili, necessariamente accompagnata da un consumo sobrio ed efficiente; o una produzione certamente inquinante e potenzialmente devastante da fonti fossili e nucleari, in cui i pannelli fotovoltaici servono al massimo per decorare i tetti delle centrali atomiche. Una produzione, in quest’ultimo caso, ancora rigidamente concentrata in poche mani e accentrata, per legge, nei suoi processi decisionali. Con quelle stesse mani che da queste produzioni arraffano profitti principeschi ed espellono le relative scorie, non necessariamente balsamiche per l’ambiente e la salute pubblica, sui territori sedi di quelle attività.
Un gustoso quadretto finale che a questi territori, al nostro territorio, non è propriamente sconosciuto.
Stefano Palmisano
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Nell’ultimo periodo, i progetti per la realizzazione dei pozzi petroliferi nonché l’ipotesi di una centrale nucleare, hanno allarmato l’intera popolazione preoccupata per i drammatici risvolti che si potrebbero verificare. L’altra sera al dibattito organizzato dal Forum Ambiente e Sviluppo molti hanno potuto vedere coi propri occhi (come se non lo sapevano) quello che certe scelte e politiche energetiche hanno causato in numerose parti d’Italia e del mondo. Chissà se qualcuno si sia sentito in colpa per quelle drammatiche distruzioni visto che sono state le inevitabili e silenziosamente accettate conseguenze di uno stile di vita che tutt’oggi persiste anche in quelli che l’altra sera guardavano sbigottiti quelle immagini? Chissà se i possessori di SUV (e ce n’erano) si sono resi conto di cosa vuol dire mantenere quei lussi?
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Ogni azione, ogni comportamento ha un suo effetto, positivo o negativo che sia ha comunque un effetto e le persone serie e responsabili cercano di identificarli e valutarli preventivamente per poter poi scegliere quale azione o comportamento adottare. Si possono anche fare scelte che comportano effetti negativi, ma in tal caso si deve essere anche disposti ad accettarli . A non saper fare queste valutazioni e/o ad accettare eventuali effetti collaterali sono i bambini, incapaci di considerare i pericoli e le conseguenze delle loro azioni e gli adulti viglilano su di loro per evitare conseguenze irreparabili. Se vi fermate un attimo a riflettere vi rendereste immediatamente e facilmente conto che la politica si comporta come i bambini, ma purtroppo i cittadini non si comportano come gli adulti.
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Ad un mese dal ritrovamento della nave Cusky, nulla è stato fatto né per mettere in sicurezza la zona, né per recuperare il relitto, né tanto meno per scoprire autori e mandanti di quello e di altri affondamenti. Tale situazione non può che portare a pensare che in realtà sulle navi dei veleni non si voglia fare luce.
Ormai un mese fa veniva scoperto, a seguito delle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, il relitto della nave Cusky fatta affondare al largo di Cetraro con a bordo un grosso carico di materiale radioattivo. Le immagini dei bidoni arrugginiti, riprese dal robot sottomarino che ha raggiunto la nave hanno aperto un armadio dentro al quale si sta trovando più di uno scheletro. Read More→























