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Zero Privilegi Puglia

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Archive for notav

Il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che lo riguardano è cosa che spaventa anche il governo più forte che rifugge sempre e senza spiegazioni questa strada. L’Italia non fa eccezione e la Val di Susa con la sua resistenza ad oltranza alla TAV è sicuramente l’esempio più eclatante.

Questo della democrazia e dei suoi piedistalli è infatti, in estrema sintesi, il tema dei due documentari di Adonella Marena, regista Torinese, proprio sul movimento No Tav in Val di Susa. Il primo, No Tav, gli Indiani di Valle, racconta le lotte del movimento nell’anno 2005 quando la resistenza è per la prima volta saltata all’onore delle cronache, il secondo Il cartun d’le ribelliun parla invece della marcia ‘a bassa velocità’ del comitato NO TAV verso Roma per far conoscere le ragioni della sua protesta e opposizione alla grande opera.

Ne esce il ritratto di una intera comunità che lotta sì per la propria terra ma soprattutto per la propria esistenza. La Tav, con i suoi treni super-veloci minaccia infatti di rendere impossibile la vita in una valle che larga circa 1Km già ospita una autostrada, una statale e una linea ferroviaria tradizionale. Un corridoio di servizio, come viene definito, in cui chi rimarrà a vivere rischia di trovarsi chiuso in una riserva con treni che gli sfrecciano sotto casa a centinaia di Km/h.

Qualche giorno fa parlando di un’altra grande opera  un professore di urbanistica diceva che la prima domanda che bisogna farsi – al netto degli inevitabili disagi che opere di queste dimensioni si portano dietro – è: ma serve? è indispensabile? se non la facciamo ci troveremo in futuro con un problema?

Fate questa domanda ad un abitante qualsiasi della Valle di Susa e se in un primo momento vi rideranno in faccia, in seguito cominceranno a spiegarvi le 1000 e una ragioni per cui questo treno non ha senso di esistere: perché le montagne dentro cui lo vogliono fare passare sono piene di uranio e amianto, perché da anni il traffico merci e persone sulla linea già esistente è in continuo calo, perché il costo di realizzazione sarebbe talmente alto (miliardi e miliardi di euro) da essere economicamente sconveniente, e così via…

Ogni movimento di protesta ha le sue ragioni, ma pochi movimenti sono composti da persone preparate e battagliere come i No Tav. Nel film Il cartun d’le ribelliun la cosa è particolarmente evidente, il comitato attraversa l’Italia e nel farlo si tira dietro tutte le realtà simili alla propria, i No Mose di Venezia, i No offshore di Livorno e via dicendo, un’Italia che lotta senza mezzi ma con tanta passione e con la forza delle proprie idee contro i miliardi delle lobby della finanza e del potere il cui l’obiettivo non è portare un treno carico di merci da Torino a Lione in meno tempo ma semplicemente costruire un tunnel di 52Km, non importa se serve.

Nei due documentari si dice spesso che i comitati e i movimenti sono un esempio di ‘democrazia partecipata’, ovvero una democrazia che contemplerebbe il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni fondamentali. Ma non dovrebbe essere sempre così? Non è questa la democrazia?

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Categorie : Politica
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feb
29

Che mondo è?

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Che mondo è quello in cui un ragazzo di 37 anni deve salire su un traliccio dell’alta tensione e sfracellarsi al suolo, per difendere il futuro della terra in cui vive, dalla mafia del cemento e del tondino che vuole farne scempio, per ingrassare bulimici patrimoni bancari?

Che mondo è quello in cui i lavoratori si ammazzano, perchè gia assassinati un momento prima dal mercato del lavoro, che mercifica la vita umana e fa scempio della dignità?

Che mondo è quello dove ti stanno togliendo tutto e se ti azzardi a protestare arrivano squadre di picchiatori legalizzati a bastonarti e gasarti perfino dentro le carrozze dei treni?

Che mondo è quello dove il cittadino giace addormentato dai pifferai delle penne a servizio e dai teleimbonitori e neppure si rende conto di essere stato ormai deprivato di tutto, ad iniziare dalla propria umanità?

E’ mai possibile che si sia stati tutti lobotomizzati così in profondità da far si che l’unica strada presente nella nostra mente sia quella della muta rassegnazione?

Sicuramente Luca ha molto da insegnarci, anche dal letto di ospedale, perchè ha rifiutato di morire dentro, come stiamo morendo tutti noi.

Marco Cedolin

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Categorie : Società/Cultura
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Molti applaudono al governo Monti se non altro perché titilla quella che è una loro vecchia passione: la fine della politica. Dopo 15 anni in cui “politica” ha significato solo raccomandati, mafiosi, intrallazzi ed escort, si tratta di un punto di vista comprensibile. La parola stessa è diventata sinonimo di pratiche talmente disgustose da non volerne più sentire parlare.

Però, un governo deve governare. E governare significa occuparsi di un Paese, e non solo dei suoi debiti, della finanza, di accontentare supinamente gli alleati e obbedire alla volontà dei diktat internazionali. Non mi sembra che questo governo stia facendo molto più del precedente, per quanto riguarda il Paese. Dirò di più: mi sembrano una confraternita di asceti dediti solo all’attuazione di un programma già scritto da qualcun altro, che attraversano il momento storico italiano conservando saldi i propri paraocchi…..

Non so se avete notato: solo nell’ultimo mese si è verificato uno dei più grandi naufragi della Storia e una rivolta nazionale senza precedenti (per fortuna il terremoto non ha fatto danni). Qualcuno ha visto un ministro in prima fila nella gestione di queste emergenze? Accadono nel Paese che dovrebbero governare, sapete. Era ridicolo Berlusconi a girare per l’Aquila promettendo dentiere, ma mi pervade angoscia nel constatare come questi robot se ne freghino bellamente di ciò che accade. Non li riguarda, loro si occupano solo di spread. Siamo completamente soli.

E a mio avviso, non hanno neppure alcun merito. Credete davvero che siano dei geni capaci di mettere in opera una riforma delle pensioni in una settimana, un decreto liberalizzazioni in un mese, e una riforma del lavoro in un altro mese? No, non sono gente seria “che fa i fatti”: questa roba era già pronta da un pezzo. Già pronta nero su bianco, serviva solo una faccia di marmo in grado di farsela votare, magari con qualche precedente trattativa a porte chiuse con lobby e parti sociali come nella migliore tradizione dei burocrati europei.

Auguriamoci che non succeda nient’altro, perché dovremo confidare solo sull’organizzazione dei Vigili del Fuoco, delle Capitanerie, della Protezione Civile, di tutto quello che già esiste e che si spera sia ancora ben gestito. Chi governa non sa neppure che esistiamo.

O forse sì: ora che ci penso qualcosa hanno fatto. Mentre la rivolta mette a ferro e fuoco l’Italia intera, sono andati ad arrestare i NoTAV che per una volta se ne stavano buoni. Una presenza di spirito davvero unica.

Debora Billi

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Categorie : Politica
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Il 23 ottobre 2011 la Val di Susa sarà nuovamente protagonista: taglierà le reti che la vedono ostaggio della lobby del TAV dicendo no ai tagli allo stato sociale, alla sanità, alla cultura. Da quattro mesi una parte della valle è militarizzata, una vasta area è off-limits per i cittadini, recintata e protetta da reti posate illegalmente e difese da centinaia di poliziotti che proteggono un “cantiere che non ‘c’è”.

Da quattro mesi chi denuncia questa situazione e protesta davanti alle recinzioni è bersaglio di migliaia di candelotti lacrimogeni al CS (un gas tossico vietato dalle convenzioni internazionali) e non si contano le intimidazioni a singoli cittadini e all’intero movimento notav.

Oggi appare sempre più evidente la follia di un progetto TAV Torino-Lione non solo per la sua inutilità dal punto di vista trasportistico, ma anche e soprattutto per l’enorme spreco di risorse sottratte alla collettività: a nessuno può sfuggire la volontà criminale di una classe politica incapace e corrotta, al servizio di quel sistema di “finanzieri senza volto” rappresentato dalle grandi banche e dai fondi di gestione, che non mostra alcun pudore a voler imporre l’opera mentre taglia pesantemente i servizi ai cittadini.

Il TAV è la punta dell’iceberg di questa follia imposta da governi che non rispondono più ai propri elettori (in Val di Susa viene negata ogni minima forma di dissenso politico) ma a quel mondo opaco che specula sulla crisi economica. E’ lo stesso mondo pronto a prestare i capitali necessari alla realizzazione del TAV costringendo tutti i cittadini italiani a nuovi sacrifici per rimborsare quei prestiti e a subire nuovi tagli ad uno stato sociale ormai al collasso.

Le reti illegali che in Val di Susa delimitano un cantiere che non c’è difendono in realtà questo sistema.

In Val di Susa sono sospesi i diritti, la democrazia è ferita, le reti delimitano un’area di illegalità mentre una Procura della Repubblica strabica si scatena alla ricerca di improbabili sovversivi e criminali al di fuori delle reti: nei loro confronti usa le denunce e il carcere per intimorire un’intera valle e nel frattempo le ditte che manovrano ruspe e trivelle (alcune delle quali in evidente odor di mafia) si sentono protette e il partito degli affari si sente autorizzato a sperare che prima o poi partano i cantieri.

Il 23 ottobre La Val di Susa dimostrerà loro che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia.

In migliaia dimostreremo a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai.

Lo faremo a mani nude, portando solo gli strumenti per abbattere le reti; lo faremo a volto scoperto perché non abbiamo nulla da nascondere, ognuno mostrerà la sua faccia pulita che chiede soltanto rispetto. Daremo un taglio alle reti e non porteremo alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l’illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità.

In migliaia taglieremo le reti invitando chi sta dall’altra parte a desistere da violenze e rappresaglie, dal lancio di lacrimogeni e quant’altro: se l’invito non verrà accolto ci difenderemo dai gas, e chi dovesse dare l’ordine di aggredire cittadini pacifici che chiedono giustizia se ne assumerà la responsabilità di fronte al paese che ci guarda.

Migliaia di cittadini mostreranno che sono loro dalla parte della legalità e non hanno paura di difendere il loro futuro, che la loro è una lotta per la difesa dei beni comuni.

Il 23 ottobre sarà una giornata di resistenza attiva che coinvolgerà un’intera valle.

A tutti coloro che condividono le nostre ragioni e ci sostengono, chiediamo di dare visibilità alla nostra azione, a tutti chiediamo di comprendere il valore del nostro gesto, di rispettare il nostro modo di protestare civilmente.

Aprire varchi nelle reti, mostrare che non ci rassegniamo alla cancellazione di spazi di partecipazione democratica è il nostro obiettivo. Il risultato di questa giornata non si misurerà in metri di recinzione abbattuti ma sarà nella determinazione, visibile e forte, di una popolazione che non si rassegna al silenzio; sarà la dimostrazione che questo folle progetto TAV non potrà che rimanere sulla carta; il suo valore sarà nell’azione di massa coraggiosa, pacifica ma determinata a dare un taglio alle reti e agli inganni di una politica che chiede voti pensando solo alle tangenti generosamente offerte dall’alta velocità. L’Europa ne prenda atto, governo, partiti e lobby si rassegnino e non abbiano paura di perdere la faccia: noi la nostra faccia ce la mettiamo sempre e continueremo a farlo.

La lotta della Val di Susa non appartiene solo a noi, in questi anni ne abbiamo avuto continue conferme: è diventata anch’essa un bene comune da difendere.

Il movimento NO TAV

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lug
28

Pennivendoli & Co.

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Fra il paese reale, vissuto sulla strada e raccontato in rete, ed il paese virtuale, vissuto in poltrona e raccontato da giornali e TV, la distanza si è fatta ormai abissale, fino al punto da arrivare a costituire due universi antitetici privi di contatto fra loro.
Tutti coloro che non hanno la capacità, il tempo o la voglia di attingere da internet il proprio bagaglio informativo, e costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione, restano relegati in un mondo virtuale, costruito ad hoc per emarginarli dalla realtà e veicolato presso l’opinione pubblica da pennivendoli e mezzibusti TV, deputati a rendere credibile un mondo di fantasia che non esiste.
La conseguenza più evidente di questo stato di cose è costituita da una manipolazione sempre più profonda dell’opnione pubblica, condotta al guinzaglio laddove chi tira le fila dell’informazione intende portarla.
Per meglio leggere le dinamiche di questo processo, proviamo a rifarci ad una serie di avvenimenti di questi ultimi giorni che riguardano la lotta contro il TAV in Valsusa, con la premessa che gli accadimenti in oggetto e la loro rappresentazione filmica nel mondo di fantasia, non costituiscono un’anomalia, ma al contrario rappresentano lo specchio fedele di quanto avviene sistematicamente in ogni angolo d’Italia, in merito alle questioni più svariate.
Dopo un paio di settimane durante le quali pennivendoli di ogni risma e colore hanno dispensato menzogne a pioggia in merito alla manifestazione svoltasi a Chiomonte il 3 luglio, animando di fittizia vita ectoplasmatici black block ed incensando la correttezza delle forze dell’ordine, impegnate (mai viste dai reporter) a gasare cittadini inermi e sparare lacrimogeni ad altezza uomo in faccia al malcapitato di turno, si diffonde in rete un filmato che mostra il reale volto dei poliziotti e carabinieri presenti a Chiomonte, impegnati a scalciare e sprangare un manifestante che giace inerme a terra, a lanciare pietre sulla testa dei contestatori e distruggere con le ruspe ciò che resta di un antico sito archeologico megalitico.
Posti di fronte all’evidenza delle immagini che stanno spopolando in rete, alcuni telegiornali (LA7 e TG3 in primis) tentano di salvare in corner il mondo virtuale costruito a tavolino, mandando in onda qualche pillola del filmato stesso, insieme a commenti di varia natura che deplorano l’accaduto, ma giustificano i poliziotti che avrebbero “solamente” lanciato le pietre che in precedenza erano state lanciate loro. Giustificazioni, oltretutto non corrispondenti a verità, talmente deliranti da bastare per qualificare il mezzobusto di turno.

Durante la settimana che va dal 18 al 23 luglio, le forze dell’ordine lanciano sistematicamente a più riprese, spesso senza motivazione alcuna, lacrimogeni al cs sulle tende del campeggio NO TAV, intossicando le persone che dormono, fra le quali alcuni bambini. Il tutto nonostante le tende si trovino ad oltre 500 metri dalla recinzione, dove eventualmente potrebbe rendersi necessario fronteggiare la presenza di manifestanti. La notte del 21, mentre sul ponte di fronte alla recenzione si sta svolgendo il ballo liscio, le forze dell’ordine aprono improvvisamente gli idranti su suonatori e ballerini, distruggendo strumenti e amplificatori, senza che esistessero motivazioni per un’azione di questo genere che prescindessero dalla qualità dello spettacolo forse non degno di “Amici”.
Pennivendoli e mezzibusti fingono d’ignorare tutto ciò che accade nel corso della settimana, limitandosi a stigmatizzare i manifestanti che attaccherebbero sistematicamente le recinzioni e relegando i bambini intossicati nel novero delle realtà che in quanto scomode devono essere sottaciute.

Domenica 24 luglio continua l’assedio alle recinzioni, nel corso del quale viene divelto un cancello. La reazione delle forze dell’ordine è a dir poco brutale, idranti e lacrimogeni vengono usati senza parsimonia. Un ragazzo che sta documentando l’accaduto con la macchina fotografica viene colpito in piena faccia da un lacrimogeno lanciato ad altezza uomo che gli devasta il volto, mentre le tende del campeggio subiscono l’ennesima irrorazione di gas venefico.
Pennivendoli e mezzibusti TV si guardano bene dal descrivere l’accaduto, non fanno menzione del giovane che sta rischiando la vita in ospedale e del gas dispensato ai campeggiatori, ma copiano diligentemente le veline portate in dono dalla questura che parlano di facinorosi ed anarchici che avrebbero ferito lievemente 5 poliziotti. Improvvisamente però si ricordano dei bambini gasati, ma solo per imbastire accuse da denuncia nei confronti dei NO TAV, colpevoli secondo la fantasia visionaria dei giornalisti da cortile di averli usati come scudi umani. In tutta evidenza nell’odierna Val di Susistan, anche certo “giornalismo” sta iniziando ad applicare i metodi già sperimentati in altre parti del mondo.

La notte del 24 luglio alcuni camion vengono dati alle fiamme all’interno della ditta Italcoge cui è appaltata la costruzione del cantiere. Nonostante si tratti di un’azione facilmente riconducibile ad eventuali lotte intestine fra clan (anche in virtù del curriculum della stessa Italcoge) i pennivendoli si scagliano subito contro i NO TAV che in 20 anni di lotta gli incendi li hanno sempre subiti, ad iniziare da quelli dei presidi, per finire con camper e roulottes posteggiati al momento del rogo nei terreni presidiati dalle forze dell’ordine, in tutta evidenza in quel frangente assai disattente.

La mattina del 25 va a fuoco a Roma la stazione ferroviaria Tiburtina, in corso di ristrutturazione per diventare scalo di riferimento del TAV. Anche in questo caso molta stampa, con in testa il Giornale, costruisce titoli in prima pagina che lasciano intuire un eventuale coinvolgimento del movimento NO TAV, in quello che viene ventilato possa essere un attentato. Solamente quando con il passare delle ore diventa evidente come la causa del rogo alligni in un guasto tecnico o sia da imputare al furto di rame, i titoli online vengono modificati o ammorbiditi, dopo avere ormai ottenuto l’effetto voluto presso l’opinione pubblica.

La mattina del 26 un gruppo di manifestanti NO TAV si dispone a presidio della ditta Italcoge, senza bloccare i dipendenti che escono per andare al cantiere della Maddalena, ma limitandosi a distribuire loro volantini informativi. I manifestanti, sotto lo sguardo dei carabinieri, issano una bandiera NO TAV sul pennone, accanto a quella italiana e si recano al mercato di Susa, per mettere in mostra i prodotti tipici locali, consistenti in candelotti lacrimogeni al cs di ogni sorta e modello, raccolti nei boschi, dove hanno ormai sostituito i funghi per la gioia dei valligiani, con l’aggiunta di qualche proiettile di gomma di quelli che le forze dell’ordine hanno sempre negato risolutamente di avere sparato.
Pennivendoli e mezzibusti TV stravolgono completamente la realtà, raccontando quello che non è mai accaduto. Operai bloccati dai manifestanti ed impossibilitati a recarsi a lavorare (ammesso e non concesso che la devastazione ambientale sia azione identificabile come lavoro) e “cattivi” NO TAV poco patrioti che avrebbero tolto la bandiera italiana per sostituirla con quella con il treno crociato.

Occorre fare molta attenzione, perchè se pennivendoli prezzolati, giornalisti d’accatto e disinformatori di professione, continueranno a fare il loro sporco lavoro con la solerzia che gli è propria, imbonendo il “popolo bue” ormai deprivato di spina dorsale e disposto a bere qualsiasi amenità gli venga proposta, in breve tempo della realtà non resterà più traccia. E ci ritroveremo tutti a vivere all’interno di un gigantesco Truman Show, dove ogni volta che ci bastonano saremo costretti a ringraziare con il sorriso sulle labbra.

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Categorie : Informazione
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lug
16

Val di Susistan

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Dopo le missioni di guerra al soldo degli americani, Bosnia, Iraq, Afghanistan, Libano, Libia, inizia la stagione delle missioni militari al servizio della mafia del tondino e del cemento, e quale teatro potrebbe essere più consono ad inaugurarle, della Valsusa ribelle, dove i “talebani” NO TAV rifiutano il treno veloce , le gallerie scavate a dinamite e la didascalia del progresso?
150 alpini della Taurinense saliranno a Chiomonte, per liberare le donne valsusine dal burka della bandiera con il treno crociato, per bonificare il terreno dalle mine anti – talpa e per dare la caccia al Mullah Perino, accusato d’incitazione alla rivolta contro ruspe, talpe, contractors che le manovrano e poliziotti che ne proteggono l’operato.

Una vacanza a Chiomonte, da vivere all’aria aperta, nel fortino della Maddalena, dove lo stato (volutamente con la minuscola) difende gli interessi del malaffare, i “cattivi” che dovrebbero albergare nelle patrie galere, si trasformano in buoni ed i “buoni” che difendono la propria terra e la legalità, sono additati in qualità di black block, talebani ecologisti e nemici della patria, che attende il TAV per rinascere dalla crisi economica, più forte e più bella di prima.

A volerla fotografare, la situazione presenta anche un suo lato comico, con le truppe di occupazione che arrivano a militarizzare in pianta stabile Chiomonte, come si trattasse di Kabul, con la consorteria del cemento che, come lo zio Sam, chiama l’esercito a difendere i propri interessi contro quelli della popolazione, con la “buona stampa” che adesso potrà diventare embedded a tempo pieno, facendo da portavoce ai comunicati dei generali, anzichè limitarsi a copiare le veline della questura.

Ma oltre a quello comico esiste anche il lato tragico, consistente nell’occupazione armata di un territorio, contro il volere dei cittadini, in faccia ai quali fino ad oggi si è ritenuto giusto sparare lacrimogeni al cs e domani non si sa che cosa. L’avvilente trattamento riservato ai valsusini, rinchiusi in una riserva dove le decisioni vengono calate dall’alto e messe in pratica per mezzo di truppe di occupazione, destinate a rimanere in loco per anni e anni.

E soprattutto quella sensazione di asfissia, data dalla consapevolezza di vivere in un territorio occupato, sotto controllo militare, un piccolo Afghanistan in miniatura alle porte di Torino, dove sei meno italiano degli altri e dove i diritti della persona possono da un momento all’altro sfumare in una dissolvenza. Altolà chi va là? Fermo o sparo!

Quanta tristezza e quanto squallore, in questa nuova “missione”, che fa il paio con l’orrore e la vergogna che contribuiamo a portare in giro per il mondo, sotto l’egida di una bandiera che non è la nostra.

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Categorie : Politica
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lug
12

Ministronza

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Ricevo e volentieri pubblico

Perdendo un’occasione d’oro per stare zitta, il ministrodella gioventù Giorgia Meloni ha affidato alle cronache queste parole in libertà:
«Siamo qui per dire che sappiamo che essere ribelli significa avere il coraggio per costruire e non solo la rabbia per distruggere. E lasciatemi dire che mi fanno pena quei figli di papà che in Val di Susa per giocare a fare i rivoluzionari, ma sovvenzionati dalle amministrazioni e coperti dal potere politico, hanno tirato acido addosso agli operai, a gente che fa un lavoro difficile per poco più di mille euro al mese. Vergognatevi patetici borghesi viziati».

Di fronte a un tale cumulo di fesserie, il diritto di replica diventa dovere di verità

Primo: I valsusini sono anni che cercano di costruire una alternativa, politica, dal basso, coinvolgendo tecnici, ingegneri, sindaci, amministratori locali, e non è colpa loro se qualcuno ha distrutto la democrazia imponendo una soluzione senza alternative, governativa, dall’alto.

Secondo: I “figli di Papa” che hanno protestato in realtà erano cittadini adulti, e tra di loro c’erano anche molte madri di famiglia e perfino nonne.

Terzo: non risulta che questi manifestanti abbiano ricevuto sovvenzioni, forse il ministro Meloni si sta confondendo con i soldi elargiti che il suo ministero vorrebbe elargire a pioggia ai centri neofascisti di aggregazione giovanile, tra cui Casapound, Forza Nuova e Giovane Italia (già Fronte della Gioventù). Il tutto con un disegno di legge da 5 milioni di euro all’anno. “Non è simpatico nascondersi dietro i giovani e dietro il sostegno alle comunità giovanili per mascherare atteggiamenti e difetti di una vecchia politica… lei sta cercando di finanziare non politiche di sostegno per i giovani, ma la sua corrente, la corrente di Alemanno, il suo assessore regionale Lollobrigida che gestirà questi fondi…”. E’ quello che disse a Giorgia Meloni il deputato IDV Barbato il 7 luglio 2010 prima di beccarsi un pugno in faccia da un anonimo avversario politico presente in aula.

Quarto: quale sarebbe il potere politico che copre le proteste Anti-Tav? Quello dei sindaci della Comunità Montana contari alla Tav, osteggiati dai loro stessi partiti di appartenenza e ignorati dal Governo? Quello del sindaco di Torino, da sempre fautore della Tav? Proprio non riusciamo a capire.

Quinto: non risulta che operai dei cantieri siano stati ricoverati con ustioni da acido dopo gli scontri tra i cittadini contrari alla TAV e le forze dell’ordine.

E adesso le domande finali: chi è che dovrebbe vergognarsi? Chi è che risulta patetico per le menzogne che dice? Chi è la “borghese” che difende la borghesia del cemento e i furbetti del trenino? Chi è che si può permettere di insultare e calunniare perché ormai è viziata dall’impunità che le garantisce il suo ruolo di ministro?

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Categorie : Politica
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Chi ha avuto lo stomaco per riuscire a farlo, ha potuto godere in questi ultimi giorni, della rappresentazione scenica “mandata in onda” dai media mainstream riguardo alla grande manifestazione  NO TAV di domenica 3 luglio in Val di Susa.
Dal fiume d’inchiostro dispensato a profusione e dal ragliare querulo dei mezzibusti in TV, tutti i lettori e gli ascoltatori che fossero stati all’oscuro dell’argomento, avrebbero potuto purtroppo cogliere solamente un vasto campionario di amenità assortite, finalizzate a rinchiuderli a doppia mandata all’interno dell’oscurità pregressa.
Non una testata o un TG che abbia ritenuto giusto contestualizzare quello che stava accadendo in Val di Susa, magari tentando di spiegare per quale ragione da 20 anni gli abitanti di una valle alpina stiano portando avanti una lotta che impegna le loro giornate e le loro notti, a detrimento degli affetti, della salute e del portafoglio.
Non una testata o un TG che si sia soffermato sui numeri straripanti di un corteo che raccoglieva aderenti da ogni angolo d’Italia e anche dall’estero, a dimostrazione di come sempre più persone stiano prendendo coscienza del senso di una lotta che riguarda gli interessi di tutti.
Non una testata o un TG che abbiano “posato gli occhi” sulla moltitudine eterogenea dei manifestanti, che comprendeva tutte le classi sociali, tutte le fasce d’età, tutte le sensibilità politiche, unite per l’occasione in un percorso comune che pennivendoli e cantastorie non sono assolutamente stati in grado di cogliere.

In compenso tutti i giornali e le TV, che quotidianamente tacciono in merito ai massacri compiuti dai nostri soldati in Libia ed in Afghanistan, per ordine di Washington, che fingono sistematicamente di dimenticare che l’Italia è un paese in guerra, che domenica non hanno visto le forze dell’ordine tirare pietre dai cavalcavia (nonostante in rete esistano filmati a profusione che documentano l’accaduto) e non si sono accorti dei poliziotti che lanciavano i lacrimogeni ad altezza uomo , colpendo in faccia i manifestanti, e non sono a conoscenza del fatto che in Val di Susa i cittadini sono stati gasati con un gas tossico vietato dalla convenzione di Ginevra (mentre in rete la cosa è documentata da almeno una settimana), e si sono scordati di raccogliere le testimonianze dei feriti, torturati dalla polizia prima e dopo il ricovero in ospedale, ed erano voltati dall’altra parte quando qualche teppista in divisa defecava sulle tende  del campeggio, o dormivano mentre il camper del movimento NO TAV veniva dato alle fiamme , e si appisolavano di fronte agli anziani che non respiravano e alle ragazzine che vomitavano in mezzo al gas.
Si sono scoperti improvvisamente pacifisti, scandalizzati e intrisi di “genuino” stupore, di fronte alle orde di black block che a loro dire avrebbero assalito selvaggiamente le forze dell’ordine, barricate da tutto il giorno all’interno di un fortino inespugnabile.
Pacifisti pronti, solo allora, a condannare fermamente qualche microgrammo di violenza, sopraggiunto come conseguenza delle tonnellate che erano passate dinanzi ai loro occhi quando pacifisti ancora non erano. Unici veri black block dell’informazione (gli altri allignano solamente nella fantasia della “buona stampa”) pronti ad assassinare la realtà per il tozzo di pane pietosamente lanciato dal padrone.
Pacifisti per una notte, passata a scrivere articoli spazzatura e montare servizi che trasudano vergogna, con l’intento di produrre indignazione nell’opinione pubblica ed incanalare il dissenso laddove esso non possa nuocere.

E dal giorno dopo nuovamente guerrafondai, o ciechi, o colpiti da paralisi cerebrale, quando la vera violenza meriterebbe di essere raccontata.

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Categorie : Informazione
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Non fatevi ingannare.
Quello che avviene in Val di Susa non è lo scontro fra alcuni manifestanti con il volto coperto e i poliziotti. Lo scontro, ben più profondo ma meno visibile, è fra la volontà dei cittadini e la volontà delle lobby economiche. Fra democrazia e profitto.
Se le scelte politiche fossero il frutto della democrazia e della volontà popolare, non vedremmo tanta gente che protesta.  Quelli che sono scesi in val di Susa con i passeggini sapevano di portare le ragioni del nostro futuro. Migliaia di persone a cui è stata tolta la voce e la visibilità. Il dramma è che i cittadini non sono consultati e vengono esclusi dalle scelte che riguardano la loro vita. Eppure c’è un’apposita normativa, la Convenzione di Aarhus, che prevede tassativamente il coinvolgimento della popolazione per le scelte ambientali.
E’ grave e lo tocchiamo con mano: non siamo consultati per il nucleare, non siamo consultati per  l’acqua. Tuttavia sappiamo dire la nostra quando ce ne è data la possibiltà. Un senso di esclusione pervade le nostre vite, mina la fiducia nello Stato. E’ questo il dramma che ferisce le coscienze di milioni di italiani, non meno delle bombe carta lanciate da alcuni violenti.

Ecco, presidente Napolitano, c’è un modo naturale per evitare quella violenza che condanniamo: consultateci!
Imparate ad ascoltare i cittadini almeno quanto ascoltate le lobby economiche. La democrazia, specie se integrata da quella diretta, contiene un prezioso germe di nonviolenza che va coltivato. La democrazia va praticata a tutti i livelli e se è praticata con buona fede diventa il migliore argine alla violenza. La violenza nasce dalla non capacità e dalla non volontà di gestire i conflitti. La nonviolenza conta le teste. Quando le teste non si contano, a prendere slancio è la rabbia e la violenza, sia quella che comincia con le bombe carta sia quella che finisce con i manganelli e i lacrimogeni.
E chi vince è chi ha la forza, non necessariamente la ragione. Se ci sentiamo in dovere di essere solidali con i poliziotti feriti, mandati a rappresentare uno Stato che non dialoga ma che impone le scelte dall’alto, ci sentiamo in diritto di esigere il rispetto di tutti i nostri diritti, affinché le scelte nascano dalla volontà generale. Quella dei cittadini, non delle lobby economiche.

Perché l’alta velocità che manca in Italia è quella della cultura, della scuola, della ricerca, su cui si abbattono i tagli.
Quando non si imbocca questa strada, che è quella della democrazia viva e partecipata, si rompe il patto fra Stato e cittadini.
Come ha giustamente detto l’europarlamentare Sonia Alfano, in Val di Susa è stata violata la Convenzione di Aarhus (recepita dalla legge 108/2001): “Alla base della Convenzione c’è il dato imprescindibile che debba essere sempre e comunque tenuto in considerazione il parere dei cittadini; in Val di Susa ciò è stato sempre e costantemente violato. Nessuno vuole quell’opera, eccetto i poteri forti dell’imprenditoria e della politica, di destra e di sinistra”. La convenzione di Aarhus stabilisce il principio che il cittadino ha diritto ad essere informato; ha diritto a partecipare; ha diritto ad essere coinvolto e consultato nelle scelte ambientali che lo riguardano e che toccano la salute e l’ambiente. La Convenzione di Aarhus  è stata salutata con entusiasmo da Kofi Annan, già segretario generale dell’ONU, che l’ha definita “la più ambiziosa impresa di democrazia ambientalista realizzata sotto gli auspici delle Nazioni Unite”.  E anche i cittadini della Val di Susa chiedono di far applicare la “sconosciuta” Convenzione di Aarhus.

Un’ultima riflessione sulla violenza.
La violenza va ripudiata. Ma per ripudiarla di giorno in Val di Susa non va praticata di notte a Tripoli dall’alto dei nostri aerei militari, camuffandola da violenza liberatrice.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo gli scontri in Val di Susa, ha dichiarato: “Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”.
Lo stesso presidente Napolitano ha tuttavia dichiarato il suo appoggio alla decisione dell’Italia di partecipare a bombardamenti in territorio libico: “L’ulteriore impegno dell’Italia in Libia annunciato lunedì sera dal presidente del Consiglio Berlusconi costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento”.
Se lanciare bombe carta contro i poliziotti significa “condurre inaudite azioni aggressive” mentre lanciare bombe vere su Tripoli costituisce “il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia” qualche legittimo dubbio può nascere.
Noi siamo contro le bombe carta.
E quindi anche contro quelle in Libia.
Non possiamo accettare in buona fede due pesi e due misure.
E se proprio dobbiamo “pesare” le differenze va detto che le bombe italiane – a differenza delle bombe carta -pesano da mezza tonnellata (le Raytheon Gbu-16 Paveway II) a una tonnellata (le Gbu-24 Paveway III).
Mentre si hanno ferventi parole di disapprovazione della violenza di alcuni manifestanti in Val di Susa perché contemporaneamente si giudica lecito fare la guerra?
E soprattutto: nessuno ci ha consultato, né per lanciare le bombe su Tripoli, né per fare l’alta velocità in Val di Susa.
Perché?

Alessandro Marescotti

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Come ampiamente preventivato, la grande manifestazione contro il TAV in Val di Susa, forte di oltre 70 mila partecipanti, si è distinta per l’imponenza dei numeri, tale da dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio come non esista alcun spazio per la realizzazione di un’opera avversata radicalmente  dalla stragrande maggioranza della popolazione interessata dal progetto.
Giunti a questo punto, l’evidenza dei fatti, dovrebbe costituire un messaggio forte e chiaro, all’indirizzo della classe politica. I cantieri del TAV in Val di Susa non possono trovare alloggio, a meno che non s’intenda trasformare una valle alpina in un teatro di guerra permanente e militarizzare per un paio di decenni un intero territorio, al prezzo di costi economici e sociali assolutamente insostenibili.
Nonostante fosse di una chiarezza adamantina, il messaggio non sembra comunque essere stato colto dalla consorteria politica italiana che, con in testa Giorgio Napolitano, non ha saputo finora fare di meglio che lodare l’atteggiamento criminale dei teppisti dell’ordine, che per l’intera giornata hanno tentato invano con ogni mezzo d’impedire ai manifestanti di difendere il territorio in cui vivono.

Gas lacrimogeni tossici, vietati dalla convenzione di Ginevra, lanciati a centinaia sui manifestanti, spesso ad altezza uomo, a fracassare oltre ai polmoni anche le teste e le ginocchia. Proiettili di gomma, idranti, e tutto il peggior repertorio della guerriglia urbana, trasferito per l’occasione fra i boschi di Chiomonte.
Mentre i manifestanti, con tenacia arretravano, per poi tornare subito dopo sulle loro posizioni. In una sorta di battaglia fra decine di migliaia di cittadini e qualche migliaio di teppisti in divisa, che non avrebbe nessuna ragione di esistere in un paese civile.
Il tutto con l’avallo del Presidente della Repubblica, del governo e dell’opposizione, impegnati a demonizzare la popolazione (composta a loro avviso da 70 mila anarchici violenti) che è bene sia gasata con armi proibite e picchiata con altre di vario genere, perchè non vuole adeguarsi alle decisioni fatte passare sopra la sua testa.

L’assedio continua e continuerà, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, in attesa che qualcuno inizi a prendere contatto con la realtà, arrivando ad accorgersi che in Val di Susa esiste un problema chiamato TAV, che non può trovare soluzione gasando e bastonando i cittadini, ma necessita di risposte adeguate da parte di tutti gli attori che tentano d’imporre con l’uso della forza un progetto scellerato.
Per l’ennesima volta la Valsusa ha provato a bussare, con la speranza che qualcuno risponda. Se l’intenzione è quella di continuare a fare orecchie da mercante, nella speranza che con il tempo i valsusini si rassegnino, ritirandosi in ordinato silenzio, significa che quel “qualcuno” dimostra di non conoscere affatto la gente della Valsusa e l’orgoglio e la tenacia che le sono proprie.

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