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Archive for napolitano

Le prime pagine dei giornali forniscono tutte le spiegazioni che servono per capire perché, se ci salveremo dal fallimento, sarà solo ed esclusivamente una questione di culo.
Napolitano si preoccupa dei ministeri al Nord, come se credesse veramente che mettere una targa davanti a un ufficio vuoto possa compromettere la situazione politica italiana. I ministeri, con ministri, ministeriali e tutto il gregge di mangiatori a ufo che campa grazie alla  superflua burocrazia italiana è saldamente ancorato a Roma e da lì non li sposta nessuno. La targhetta a Monza è solo il premio di consolazione per la sciura di Cassano Magnago che il pomeriggio telefona a Radio Padania per dire che non se ne può più di questi negher e della monnezza di Napoli. Siccome, dopo anni di proclami, negher e monnezza se li deve tenere lo stesso, ecco la targhetta. Possibile che Napolitano sia l’unico a non averlo capito? Possibile che un uomo della sua esperienza non sappia che portare la questione a livello nazionale è attribuirle un valore di molto superiore a quello che è?

Segue, subito dopo, il “Processo Lungo”, dopo che per mesi hanno consumato fiumi d’inchiostro e inscenato furibonde discussioni sul “Processo Breve”. E’ significativo che nel pieno della bufera economica internazionale le agende parlamentari siano occupate con una questione che, fino a qualche giorno fa, non sembrava così prioritaria. I soliti maligni penseranno che si possa trattare dell’ennesima legge per favorire qualcuno, magari Silvio Berlusconi?, ma evidentemente non è così. E’ tanto evidente che rinuncio a spiegare il perché. E’ evidente. Basta. E’ così. Punto.

Terza, ma sempre in zona medaglia, la questione decoder (di Silvio Berlusconi) venduti con il contributo del governo (di Silvio Berlusconi) per consentire la visione dei canali sul digitale terrestre (di Silvio Berlusconi). Però, se Silvio Berlusconi invece di governare avesse perseguito esclusivamente i suoi interessi gli italiani se ne sarebbero accorti, no?

Segue “Report” che si farà (una preoccupazione in meno), Brunetta e la parola “cretino” nello stesso titolo di giornale (che novità), il Trota, un po’ di Afghanistan, il terremoto dell’Aquila, un paio di politici accusati di corruzione e poi, solo poi, una notiziola che dovrebbe interessare un po’ tutti, ma che si trova affogata in un’intervista a Prodi che non si fila più nessuno. Ieri il Financial Times ha riportato che Deutsche Bank, fra gennaio e giugno del 2011, ha ceduto l’88% dei titoli di stato italiani in suo possesso, benché i rendimenti siano più che competitivi. In pratica, la banca tedesca ritiene che il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani non sia più favorevole. Sappiamo che i rendimenti sono alti, oltre tre punti rispetto agli analoghi titoli tedeschi. Il rischio, quindi, deve essere altissimo. I tedeschi credono seriamente che l’Italia possa fallire.
Sono questi fatti a doverci preoccupare seriamente più che le valutazioni delle agenzie di rating. Mentre il PD si mobilita per la class action in difesa dell’onore violato, l’unica arma di cui si sente parlare in Italia per evitare il default, invece di mettere sotto controllo la spesa, è la “patrimoniale”, un prelievo una tantum basato sulla ricchezza totale dei soggetti. L’idea sarebbe quella di colpire i “ricchi”,  in realtà la patrimoniale colpisce solo quelli il cui patrimonio è censito: libretti postali, una casa di proprietà, conti in banca, titoli di stato. I ciucci che tirano il carretto, come voi che leggete come me che scrivo. La ricchezza vera è diluita in società anonime, banche estere, proprietà off shore, cassette di sicurezza, oro e non è nemmeno sfiorata dalla patrimoniale. Leggi questo ottimo articolo di Sandro Brusco, capirai che mentre si fa tutta questa manfrina, il prossimo tordo da infilzare sarai tu, povero stronzo. E mentre ti infileranno lo spiedo su per il culo tu godrai pure, perché pensi che se spogliano te, staranno spogliando anche i ricchi. Invece non è vero, ma ti sei bevuto che ti regalavano una giornata di ferie per il centocinquantenario dell’unità e ti berrai pure questa.

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E’ oltremodo difficile riuscire a trovare le parole giuste, per commentare la nuova manovra finanziaria, dettata dalla BCE  e dai “mercati”, imposta dal presidente Napolitano e redatta dal passacarte Tremonti. Non solamente perché detta manovra, raddoppiata nelle ultime ore fino a raggiungere i 79 miliardi di euro, somiglia ad un marasma di tagli ed aggravi fiscali portati alla rinfusa, senza logica né senso, ma anche perché, pur facendo appello a tutta la buona  volontà possibile, diventa davvero difficile comprendere come un cavallo stramazzato a terra per l’inedia, dopo una settimana di digiuno, possa venire “rimesso in piedi” solamente a furia di bastonate e nuove prospettive di digiuno.

A venire colpiti dalla scure dei “sacrifici” saranno gli italiani tutti, in misura inversamente proporzionale al loro reddito. Introduzione dei ticket sanitari, tagli di tutte le agevolazioni fiscali per le famiglie, incremento di oltre un punto percentuale della pressione fiscale, una tassa di 200 euro perfino sui ricorsi al giudice del lavoro per vertenze riguardo a licenziamenti e mobbing, mentre a salvarsi dalla mannaia sembrano essere stati solo gli avvocati che hanno fatto valere il proprio peso specifico.

Il tutto in un paese dove la disoccupazione, la sottoccupazione e il precariato dilagano ormai senza controllo.
Dove questa estate riuscirà ad andare in vacanza un italiano su cinque, per un periodo che non supera la settimana, dove sempre più famiglie, un tempo dal tenore di vita medio, arrancano sotto o accanto alla soglia di povertà, dove i giovani escono dalla scuola già deprivati di qualsiasi prospettiva occupazionale, dove trentenni e quarantenni non arriveranno mai a prendere una pensione che consenta il sostentamento, dove il potere di acquisto dei salari è da almeno un decennio in caduta libera, dove le lacrime sono finite da tempo e il sangue in circolazione è ormai solo quello di “rapa”.
Ad un paese in ginocchio, quantunque inebetito e privo di reazione, questi signori in giacca e cravatta alle dipendenze di Bruxelles, vengono a chiedere sacrifici  esemplari, nel nome della coesione sociale, della salute dei mercati finanziari, della gioia delle agenzie di rating, degli equilibri bancari, della stabilità dell’euro e di un’infinita sequela di altre idiozie con le quali mi rifiuto di sporcare la pagina.
Se fosse un film di fantascienza, varrebbe la pena di vederlo, almeno per scoprire come va a finire. Trattandosi purtroppo della realtà, non si può evitare di restare allibiti e domandarsi quale possa essere il grado di sopportazione di una massa d’individui, costretta a sovvenzionare la mano che li bastona, affinché possa continuare a bastonarli sempre di più e sempre più in fretta. Sicuramente molto alto, ma quanto alto?

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“La situazione è difficile, c’è bisogno di senso di responsabilità”, è ormai il ritornello più suonato in questi tempi su tutti i media siano essi giornali, radio o Tv. A cantarlo tutti in coro le solite facce da culo della politica nostrana, dai due mister B. (Berlusconi e Bersani) ai vari FiniCastelliRutelli per passare da DiPietroVendola con nonno Napolitano che non solo dirige il concerto ma invita gli Italiani tutti ad unirsi a loro nella fatale cantilena. Canta appresse a nuie ca te fa buono recitava una vecchia canzone di Bennato, guardacaso concittadino del nostro caro ed illustre Presidente.

Ma torniamo al senso di responsabilità. Quello che non mi è chiaro è a chi sia rivolto l’invito. Già perchè da come lo dicono pare proprio si rivolgano a noi comuni cittadini, della serie il momento è difficile, siate responsabili, stringete la cinghia, preparatevi a enormi sacrifici, ma soprattutto non rompete i gabbasisi, poco napoletano ma sicuramente eloquente. Si, siamo noi comuni cittadini che dobbiamo fare i responsabili, noi che tutte le mattine ci alziamo e andiamo a lavorare per uno stipendio che ci permette quando va bene di sopravvivere, noi che con i nostri miseri bilanci familari cerchiamo in tutti i modi di non spendere più di quanto guadagnamo. Noi medici, infermieri, insegnanti, collaboratori scolastici,operai e impiegati, poliziotti e carabbinieri, precari e cococo che nonostante tutto, tra migliaia di difficoltà mandiamo avanti questo paese. Già proprio noi che alla sera esausti dopo una giornata di lavoro riusciamo anche a trovare il tempo per giocare coi nostri figli o per aiutarli in quel compito che non sono riusciti a capire, senza far vedere che neanche noi non lo capiamo poi molto. Noi che passiamo giornate tra carte e sportelli vari per una cartella esattoriale impazzita mandataci dalla solita agenzia di strozzinaggio legalizzata. Noi che paghiamo regolarmente le tasse e se prendiamo una multa corriamo a pagarla non sia mai che.., noi che ci facciamo prendere dall’ansia di fronte ad una comunicazione del tribunale anche se siamo solo citati solo come testimoni.

Quindi NOI dobbiamo essere responsabili e sempre NOI dobbiamo fare sacrifici. LORO invece? Loro che hanno fatto fallire lo stato sperperando soldi in inutili e nefaste guerre, loro che continuano a finanziare i cancrovalorizzatori, loro che vorrebero spendere 22 miliardi di euro, la metà esatta dell’attuale manovra lacrime e sangue, per bucare una montagna e ditruggere la Val di Susa, loro che chiudono gli ospedali pubblici e ne costruiscono nuovi con i nostri soldi per poi affidarli in gestione ai privati, loro che vorrebbero fare il ponte sullo stretto ed hanno già speso un sacco di soldi sulla mai terminata Salerno – Reggio Calabria, loro che hanno inventato la precarietà e tolto ogni speranza di futuro a diverse generazioni, loro che…… LORO non devono essere responsabili, non devono fare sacrifici?

Hanno abilto le inutili e numerose poltrone delle Provincie che ci costano 135 milioni di euro all’anno? Hanno per caso, o anche per errore, eliminato i  mille privilegi, i lauti stipendi e le superpensioni di cui godono e che ci costano diversi miliardi l’anno? Hanno abolito, come chiesto in un referednum di qualche anno fa, i finanziamenti ai partiti che ci costano più di un miliardo l’anno? Hanno, non dico abolito, ma almeno ridotto i finanziamenti ai giornali di partito che ci costano svariati milioni di euro l’anno?

Siamo sul Titanic e, come da copione, i politici insieme ai prenditori italiani ed i soliti poteri forti interpretano alla perfezione la parte dei viaggiatori di prima classe che comodamente sedute sulle scialuppe di salvataggio indossando eleganti vestiti rigorosamente asciutti guardano con macabra soddisfazione i poveracci affogare. Ma almeno sul Titanic il comendante ha avuto l’orgoglio di andare a picco con la nave, qui invece il Presidente Napolitano dalla sua comoda scialuppa esorta i naufraghi prossimi alla morte ad essere responsabili e a sacrificarsi per il bene del paese (il loro).

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Non fatevi ingannare.
Quello che avviene in Val di Susa non è lo scontro fra alcuni manifestanti con il volto coperto e i poliziotti. Lo scontro, ben più profondo ma meno visibile, è fra la volontà dei cittadini e la volontà delle lobby economiche. Fra democrazia e profitto.
Se le scelte politiche fossero il frutto della democrazia e della volontà popolare, non vedremmo tanta gente che protesta.  Quelli che sono scesi in val di Susa con i passeggini sapevano di portare le ragioni del nostro futuro. Migliaia di persone a cui è stata tolta la voce e la visibilità. Il dramma è che i cittadini non sono consultati e vengono esclusi dalle scelte che riguardano la loro vita. Eppure c’è un’apposita normativa, la Convenzione di Aarhus, che prevede tassativamente il coinvolgimento della popolazione per le scelte ambientali.
E’ grave e lo tocchiamo con mano: non siamo consultati per il nucleare, non siamo consultati per  l’acqua. Tuttavia sappiamo dire la nostra quando ce ne è data la possibiltà. Un senso di esclusione pervade le nostre vite, mina la fiducia nello Stato. E’ questo il dramma che ferisce le coscienze di milioni di italiani, non meno delle bombe carta lanciate da alcuni violenti.

Ecco, presidente Napolitano, c’è un modo naturale per evitare quella violenza che condanniamo: consultateci!
Imparate ad ascoltare i cittadini almeno quanto ascoltate le lobby economiche. La democrazia, specie se integrata da quella diretta, contiene un prezioso germe di nonviolenza che va coltivato. La democrazia va praticata a tutti i livelli e se è praticata con buona fede diventa il migliore argine alla violenza. La violenza nasce dalla non capacità e dalla non volontà di gestire i conflitti. La nonviolenza conta le teste. Quando le teste non si contano, a prendere slancio è la rabbia e la violenza, sia quella che comincia con le bombe carta sia quella che finisce con i manganelli e i lacrimogeni.
E chi vince è chi ha la forza, non necessariamente la ragione. Se ci sentiamo in dovere di essere solidali con i poliziotti feriti, mandati a rappresentare uno Stato che non dialoga ma che impone le scelte dall’alto, ci sentiamo in diritto di esigere il rispetto di tutti i nostri diritti, affinché le scelte nascano dalla volontà generale. Quella dei cittadini, non delle lobby economiche.

Perché l’alta velocità che manca in Italia è quella della cultura, della scuola, della ricerca, su cui si abbattono i tagli.
Quando non si imbocca questa strada, che è quella della democrazia viva e partecipata, si rompe il patto fra Stato e cittadini.
Come ha giustamente detto l’europarlamentare Sonia Alfano, in Val di Susa è stata violata la Convenzione di Aarhus (recepita dalla legge 108/2001): “Alla base della Convenzione c’è il dato imprescindibile che debba essere sempre e comunque tenuto in considerazione il parere dei cittadini; in Val di Susa ciò è stato sempre e costantemente violato. Nessuno vuole quell’opera, eccetto i poteri forti dell’imprenditoria e della politica, di destra e di sinistra”. La convenzione di Aarhus stabilisce il principio che il cittadino ha diritto ad essere informato; ha diritto a partecipare; ha diritto ad essere coinvolto e consultato nelle scelte ambientali che lo riguardano e che toccano la salute e l’ambiente. La Convenzione di Aarhus  è stata salutata con entusiasmo da Kofi Annan, già segretario generale dell’ONU, che l’ha definita “la più ambiziosa impresa di democrazia ambientalista realizzata sotto gli auspici delle Nazioni Unite”.  E anche i cittadini della Val di Susa chiedono di far applicare la “sconosciuta” Convenzione di Aarhus.

Un’ultima riflessione sulla violenza.
La violenza va ripudiata. Ma per ripudiarla di giorno in Val di Susa non va praticata di notte a Tripoli dall’alto dei nostri aerei militari, camuffandola da violenza liberatrice.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo gli scontri in Val di Susa, ha dichiarato: “Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”.
Lo stesso presidente Napolitano ha tuttavia dichiarato il suo appoggio alla decisione dell’Italia di partecipare a bombardamenti in territorio libico: “L’ulteriore impegno dell’Italia in Libia annunciato lunedì sera dal presidente del Consiglio Berlusconi costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento”.
Se lanciare bombe carta contro i poliziotti significa “condurre inaudite azioni aggressive” mentre lanciare bombe vere su Tripoli costituisce “il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia” qualche legittimo dubbio può nascere.
Noi siamo contro le bombe carta.
E quindi anche contro quelle in Libia.
Non possiamo accettare in buona fede due pesi e due misure.
E se proprio dobbiamo “pesare” le differenze va detto che le bombe italiane – a differenza delle bombe carta -pesano da mezza tonnellata (le Raytheon Gbu-16 Paveway II) a una tonnellata (le Gbu-24 Paveway III).
Mentre si hanno ferventi parole di disapprovazione della violenza di alcuni manifestanti in Val di Susa perché contemporaneamente si giudica lecito fare la guerra?
E soprattutto: nessuno ci ha consultato, né per lanciare le bombe su Tripoli, né per fare l’alta velocità in Val di Susa.
Perché?

Alessandro Marescotti

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Come ampiamente preventivato, la grande manifestazione contro il TAV in Val di Susa, forte di oltre 70 mila partecipanti, si è distinta per l’imponenza dei numeri, tale da dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio come non esista alcun spazio per la realizzazione di un’opera avversata radicalmente  dalla stragrande maggioranza della popolazione interessata dal progetto.
Giunti a questo punto, l’evidenza dei fatti, dovrebbe costituire un messaggio forte e chiaro, all’indirizzo della classe politica. I cantieri del TAV in Val di Susa non possono trovare alloggio, a meno che non s’intenda trasformare una valle alpina in un teatro di guerra permanente e militarizzare per un paio di decenni un intero territorio, al prezzo di costi economici e sociali assolutamente insostenibili.
Nonostante fosse di una chiarezza adamantina, il messaggio non sembra comunque essere stato colto dalla consorteria politica italiana che, con in testa Giorgio Napolitano, non ha saputo finora fare di meglio che lodare l’atteggiamento criminale dei teppisti dell’ordine, che per l’intera giornata hanno tentato invano con ogni mezzo d’impedire ai manifestanti di difendere il territorio in cui vivono.

Gas lacrimogeni tossici, vietati dalla convenzione di Ginevra, lanciati a centinaia sui manifestanti, spesso ad altezza uomo, a fracassare oltre ai polmoni anche le teste e le ginocchia. Proiettili di gomma, idranti, e tutto il peggior repertorio della guerriglia urbana, trasferito per l’occasione fra i boschi di Chiomonte.
Mentre i manifestanti, con tenacia arretravano, per poi tornare subito dopo sulle loro posizioni. In una sorta di battaglia fra decine di migliaia di cittadini e qualche migliaio di teppisti in divisa, che non avrebbe nessuna ragione di esistere in un paese civile.
Il tutto con l’avallo del Presidente della Repubblica, del governo e dell’opposizione, impegnati a demonizzare la popolazione (composta a loro avviso da 70 mila anarchici violenti) che è bene sia gasata con armi proibite e picchiata con altre di vario genere, perchè non vuole adeguarsi alle decisioni fatte passare sopra la sua testa.

L’assedio continua e continuerà, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, in attesa che qualcuno inizi a prendere contatto con la realtà, arrivando ad accorgersi che in Val di Susa esiste un problema chiamato TAV, che non può trovare soluzione gasando e bastonando i cittadini, ma necessita di risposte adeguate da parte di tutti gli attori che tentano d’imporre con l’uso della forza un progetto scellerato.
Per l’ennesima volta la Valsusa ha provato a bussare, con la speranza che qualcuno risponda. Se l’intenzione è quella di continuare a fare orecchie da mercante, nella speranza che con il tempo i valsusini si rassegnino, ritirandosi in ordinato silenzio, significa che quel “qualcuno” dimostra di non conoscere affatto la gente della Valsusa e l’orgoglio e la tenacia che le sono proprie.

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mag
02

Triste paese

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Inframmezzate fra la sitcom strappalacrime delle nozze fra William e Kate e la beatificazione di Papa Wojtyla, le poche notizie che arrivano dalla Libia sono simili a frustate vigorose che dovrebbero per forza di cose produrre copiose ondate di sincera indignazione, se solo la coscienza popolare non fosse ormai anestetizzata in profondità e l’opinione pubblica gestita a proprio piacimento dai mestieranti della politica.
Le bombe” intelligenti”  americane o forse i caccia francesi, oppure i droni  in partenza da Sigonella, o ancora i “razzi” di estrema precisione che abitano l’immaginario di Silvio Berlusconi , fanno scempio di Tripoli e dintorni e nonostante le strette maglie della censura mediatica, qualche immagine sfocata riesce a giungere fino a noi. Una scuola per bambini down (obiettivo militare di primaria importanza) rasa al suolo e trasformata in polvere di uranio impoverito, la residenza di Gheddafi sventrata e un suo figlio ammazzato, insieme a tre dei suoi nipoti…..

Bombardamenti a tappeto che fanno strage di civili, distruggendo case ed infrastrutture e omicidi mirati che applicano sentenze di morte mai discusse in nessun tribunale, il tutto sotto l’ombrello di una risoluzione ONU semplicemente delirante e totalmente infondata, ormai superata dai fatti e dalle azioni dei “volenterosi” che si sono spinti ben oltre il delirio esperito nel palazzo di vetro.

In Italia la politica fa spallucce, mentre il governo si appresta a scaricare sul prezzo della benzina oltre ai costi della “cultura” anche quelli dei bombardamenti, fidando sul convincimento che comunque vadano le cose milioni d’italiani saranno comunque costretti a muoversi  forsennatamente con la propria auto, se non per un weekend di sole e mare, almeno per recarsi al lavoro tutte le mattine.

Le uniche proteste, sia pure blande, arrivano da quel partito xenofobo e razzista che è la Lega Nord che sembra deciso (il sembra è indispensabile quando si disserta di politica) ad imporre al premier una mozione in 6 punti,  che certo non si manifesta come un documento rivoluzionario, ma comunque tenta affannosamente di mettere qualche paletto sul percorso guerrafondaio intrapreso dal nostro paese.

Contemporaneamente il partito dei diritti umani, ma anche della guerra, dei più deboli, purchè stiano dalla parte giusta e dell’accoglienza, continua a fare orecchie da mercante, trincerandosi dietro la figura dell’amico Obama e alla necessità di proteggere il popolo libico, fingendo di non accorgersi che proprio il popolo libico crepa sotto le bombe sganciate con la sua complicità.

Gli “xenofobi” ed i “razzisti” stanno facendo una sceneggiata di mero stampo utilitaristico ed elettorale. Può darsi.
Ma il PD e buona parte degli “intellettuali” di centrosinistra, compreso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che xenofobi e razzisti non lo sono affatto e si vantano di essere la quintessenza del pacifismo ed  i paladini dei diritti umani sempre e comunque, cosa fanno?
Pontificano sulla necessità di difendere i civili di Bengasi, ammazzando quelli di Tripoli, si rammaricano per una guerra sanguinosa ma necessaria, si offrono come cassa di risonanza per la demonizzazione di Gheddafi e si prodigano a gran voce perché le bombe dei “volenterosi” arrivino presto anche in Siria.

Quanto è triste un paese dove l’unico scampolo di buon senso (ad essere generosi) deve essere affidato al partito che più di ogni altro è additato come razzista ed intollerante, mentre gli altri restano in silenzio ed avallano le stragi con un’alzata di spalle.

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Napolitano che parla dell’unità d’Italia fa lo stesso effetto di Ratzinger che parla del sesso prima del matrimonio. Magari sarà pure vero che se una persona è cattolica deve aspettare il fatidico “sì” per inzuppare il biscotto, ma mi piacerebbe contare, percentualmente, quanti rispettano la consegna.

Il valore dell’unità d’Italia, come il divieto di pugnetta, suona anacronistico in un paese dove ad essersi sfasciato non è solo lo spirito nazionale, ma il sistema politico, la certezza del diritto, la libertà di voto, il rapporto paritetico tra imprenditoria e forza lavoro e la fiducia in una vecchiaia serena per quello che una pensione e l’assistenza sanitaria pubblica possono donare.
Gli italiani, compatti, si fottono gli uni con gli altri, consapevoli che le soluzioni collettive sono per popoli con altra cultura. Qui, 2000 anni fa c’era l’impero, la cazzimma(La cazzimma e’ il cercare di prevaricare a tutti i costi gli altri anche danneggiandoli. Quindi “tene ‘a cazzimma” quella persona che alla malignità aggiunge la cattiveria ed il gusto di farla.) governava il mondo, noi sappiamo come si fa, altro che tedeschi, giapponesi e coreani.

Il presidente della repubblica, nel suo tiepido tentativo di impersonare un personaggio che gli sta evidentemente stretto ( sarà stato comunista, ma cà nisciuno è fesso nomen omen) non convince nemmeno se stesso e riesce a malapena ad assumere l’espressione contegnosa che età e ruolo gli impongono. Sullo sfondo ingrigiscono i vari Mazzini, Garibaldi, Cavour, eminenti sconosciuti la cui residua notorietà è legata ad una vacua toponomastica che resiste faticosamente agli assalti dei nuovi rapinosi idoli di regime. Non basta fare una nazione per guadagnare l’eternità. Meglio fottere le veline.

A me il tricolore fa un effetto taurino. Vederlo agitare fa montare la rabbia. Non sono più un bambino e non basta più una bandierina per farmi emozionare. A scuola mi hanno insegnato un sacco di cazzate e io ho fatto la fesseria di crederci. Se fossi stato più furbo, invece di difendere il tricolore, mi ci sarei pulito il culo.
Ora, magari, sarei parlamentare della lega.

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Oltre 1200 i talebani uccisi dagli italiani in Afghanistan, da quanto il nostro Paese si è reso responsabile della partecipazione diretta all’impresa bellica degli Stati Uniti, fin dall’inizio, ai tempi di Bush, con l’invio nel 2003 di un piccolo contingente a Khost, sul confine col Pakistan. Ma è cifra approssimativa per difetto e non c’è da avere dubbi in proposito.

E’ in tutto e per tutto, anche per i nostri contingenti a Kabul e dintorni, il bilancio di una vera guerra, di quelle che chiamano “nuove”, dove i morti di parte occidentale sono relativamente pochi – ma pure ci sono – e quelli dell’altra parte sono tanti, tantissimi. E di questi ovviamente non si parla o se ne parla tra le righe, soprattutto se fanno parte dell’indifferenziato mucchio degli insurgents, mescolati sempre e sempre ad arte confusi, nelle cronache dal fronte, con i terroristi di Al Qaeda. Così pesano meno sulla coscienza di tutti, dai generali, ai ministri, all’opinione pubblica.

I segreti di guerra resistono, sono a prova di bomba. Il grosso degli uccisi da mano italiana risalirebbe alla primavera del 2009, nella famigerata e sanguinosissima campagna detta appunto di primavera, nella zona di confine, per quello che ci riguarda, con la regione di Kandhar. Quanti i morti della campagna di quest’anno, diretta fino a ieri dal rimosso generale McChrystal e nella quale, sotto comando ormai da tempo americano, si sono avvicendati l’italianissima Brigata Sassari e gli altrettanto italiani Alpini della Taurinense?

La notizia di questo mortifero bilancio, proveniente da attendibili fonti ufficiose, è stato fornito dal direttore di RID (Rivista italiana difesa) Andrea Nativi, esperto ed informatissimo analista di faccende militari. L’Espresso ne dà notizia questa settimana. Il ministro La Russa tace e tace il governo, che nemmeno si vergogna più di nascondere la sanguinosa violazione della Costituzione in atto da anni.

E anzi è sempre più disponibile ad aumentare uomini e mezzi per la guerra mentre taglia di tutto per quanto riguarda le spese sociali nel nostro Paese. Tacciono tutti e tace anche il presidente della Repubblica, che ha convocato in questi giorni il Consiglio Supremo di Difesa guardandosi bene dal sollevare la questione dell’articolo 11, così platealmente e continuativamente violato.

Noi  ostiniamoci a stare con la Costituzione, a ripudiare la guerra, a chiedere che i militari italiani vengano richiamati a casa. E, se mai fossimo in grado di farlo come Italia, si cerchino altre strade per aiutare quel Paese, che di tutto ha bisogno fuorché di una guerra come quella che là furoreggia e che Obama vuol continuare a ogni costo, ieri con McCrhystal e oggi con Petraeus.

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Egregio Presidente Napolitano ogni volta che sento un suo discorso mi si pone di fronte sempre la stessa domanda: ma questo quando ha intenzione di cominciare a fare il suo lavoro, cioè il garante della Costituzione?

L’altro giorno, non so in che occasione, lei ha invitato le forze politiche ad avviare le riforme istituzionali, ovvero a riformare la Costituzione. Peccato che lei dovrebbe essere il custode, il garante della Costituzione, quello che dovrebbe difenderla con le unghie e con i denti non quello che, invece, incita la sua modificazione e tanto meno dovrebbe rivolgere questo invito ad un Governo e ad un Parlamento illegittimo e anticostituzionale. Perchè è illegittimo ed anticostituzionale? Per il semplice motivo che nessuno dei parlamentari è stato scelto dagli Italiani, gli unici col diritto di modificare la Costituzione. Come lei ben sa, l’aver tolto il voto di preferenza ha fatto si che Deputati e Senatori siano stati scelti da 4-5 capi partito. Un manigolo di persone con un metodo decisamente antidemocratico ha deciso chi debba sedere in parlamento, sistema che permette di mantenere sotto scacco gli stessi parlamentari. O rispettano le decisioni di chi li ha nominati oppure alla prossima tornata elettorale sono fuori. E lei chiede a questi di modificare la Costituzione, lei permetterebbe a 4-5 persone di fare questo?

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ott
10

Napolitano DIMETTITI

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In Italia i due grandi personaggi pubblici davvero intoccabili e incriticabili sono il Papa e il Capo dello Stato. E se sul primo lascio ai cattolici il giudizio sul loro capo sul secondo mi permetto di chiederne le dimissioni. Infatti dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il lodo Alfano e la risposta data ad un cittadino che gli chiedeva perchè firma leggi con forte dubbio di incostituzionalità è palese che questo non sia in grado, o non vuole, svolgere la sua primaria funzione di garante della Costituzione.Vale la pena ricordare che il lodo Alfano è stato immediatamente promulgato nonostante numerosi esperti costituzionalisti esprimessero le loro perplessità e nonostante il lodo Schifani, che del lodo Alfano è la copia, era già stato bocciato dalla Consulta. Avrebbe potuto rifletterci su un  po, avrebbe potuto chiedere un parere preventivo alla Corte Costituzionale, invece ha firmato senza battere ciglio. Stessa identica situazione la ritroviamo con lo scudo fiscale, firmato senza battere ciglio, nonostante i soliti dubbi di esperti costituzionalisti e numerosi appelli da parte di comuni cittadini.

Riporto questo articolo che spiega perchè la legge sullo scudo fiscale non doveva essere promulgata.

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