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Zero Privilegi Puglia

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Archive for napolitano

Affrontare la questione immigrazione e cittadinanza senza incorrere nel rischio di sottoporsi ad accuse di razzismo o buonismo è, nel nostro paese, un impresa ardua ed ha sicuramente sbagliato Grillo ad esprimersi sull’argomento con una dichiarazione di poche righe, tra l’altro poco chiare, sfruttata poi per dare il via ad una scontata quanto sterile polemica col solo intento di danneggiare l’immagine di un moVimento che anche i più pessimisti adesso sanno essere un temibile competitor elettorale. La tematica, mai affrontata con serenità e sopratutto con serietà e ragionevolezza è stata, invece, sempre sfruttata a fini elettorali per impegnare la gente in questo eterno quanto finto scontro tra destra e sinistra. Lo scontro al posto del confronto è sempre molto utile a partiti e politici di mestiere per poter mantenere il controllo del potere, è così su questo tema ed è cosi su molte altre questioni mai affrontate e quindi mai risolte.

Facilissimo mantenere lo scontro tra chi vorrebbe il libero ingresso e la libera circolazione di tutti i cittadini del mondo e chi invece li vorrebbe buttare tutti a mare. Il non aver affrontato la problematica senza dogmi ma con ragionevolezza e lungimiranza ha creato una serie di situazioni di difficile convivenza e sopportazione che alimentano ancora di più lo scontro tra le varie fazioni. Sono, infatti, figlie di questo clima e del volerlo mantenere le diverse abberrazioni che possiamo riscontrare in Italia. Da quei veri e propri Lager definiti dalla legge Centri di Identificazione ed Espulsione introdotti dalla Turco-Napolitano (si, proprio quello che adesso lancia moniti) approvata dal governo Prodi di cui facevano parte tutti quelli che in questi giorni hanno criticato e urlato la loro indignazione di fronte alle dichiarazioni di Grillo, ivi compreso quel Paolo Ferrero allora ministro per passare al reato di clandestinità introdotto invece dalla Bossi-Fini (si, quei due che adesso fanno finta di essere uno contro l’altro).

Questo clima e la volontà di mantenerlo mi pare stia ancora una volta facendo partorire una norma che, pur partendo da sani e condivisibili principi, rischia di creare più problemi di quanti ne voglia risolvere. Mi riferisco naturalmente alla legge di iniziativa popolare denominalta L’Italia sono anch’io che poi  iniziativa popolare non è visto che promossa da forze politiche che siedono (comodamente) in Parlamento, PD in primis.  Questa proposta prevede la concessione automatica della cittadinanza a coloro che nascono nel territorio italiano, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Principio di per sè nobile e condivisibile, ma che senso ha garantire dei diritti ai nascituri senza riconoscerne alcuno ai relativi genitori, perchè qui casca l’asino e la proposta evidenzia una  falla che rischia di far affondare la nave. I genitori di queti nuovi cittadini rimarrebbero ospiti, un ospitalità dipendente dal possedere un lavoro, e che succede se perdono il lavoro, cosa non da escludere soprattutto con questi venti di crisi? La proposta non prende per niente in esame questo aspetto e allora rimarrebbe in vigore la norma attuale e se un extracomunitario perde il lavoro l’unica cosa che dovrebbe fare è lasciare il nostro paese. Non ha diritto a cercarsi un altro impiego, deve far ritorno nel proprio paese o in alternativa entrare in clandestinità col rischio di finire in uno di quei Lager di cui parlavo prima. E poi, la proposta si rivolge solo a chi nasce nel nostro paese, mentre nulla dice per chi arriva qui, e sono tanti, ancora bambino. Che vogliamo fare figli e figliastri?

Sui diritti politici poi siamo al solito assurdo. O si danno o non si danno. Che senso ha dare solo il diritto al voto amministrativo? Se riconosciamo un individuo, in tutto e per tutto, facente parte della nostra comunità abbiamo il dovere di riconoscergli tutti i diritti politici quindi sia il diritto al voto in tutte le consultazioni elettorali sia il diritto alla candidatura. Vie di mezzo servono solo a creare differenze sociali che di certo non favoriscono l’integrazione e la convivenza ma sono, invece, molto utili a mantenere quel clima di scontro tanto utile alle forze politiche.

Questa è la mia opinione sulla proposta di legge in questione e i motivi per cui non ho partecipato alla relativa campagna. Diversamente ne avrei già parlato da tempo e qualcuno mi avrebbe visto per le strade a raccogliere le firme. Mi rimane quindi da rivolgere una domanda a quei rappresentanti politici ostunesi che in questi giorni non hanno perso occasione per criticare e, soprattutto condannare, le dichiarazioni di Grillo: se, come pare, sostenete quella proposta perchè non l’avete sostenuta raccogliendo le firme come avete fatto in altre occasioni? Sputare è facile essere coerenti un po’ meno.

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Dopo anni spesi a farci credere con finti dibattiti televisivi che erano diversi tra loro, alternativi uno all’altro e che si combattevano con tanacia e determinazione, finalmente PDL e PD menoL gettano la maschera, smettono di recitare la loro bella parte per percorrere a braccetto, come due novelli sposini, l’ultimo tratto di legislatura. Quella patrimoniale tanto avversa alla destra e quei licenziamenti facili inaccettabili per la sinistra (ma di esempi del genere ne potremmo fare a decine) su cui si sono spese ore e ore di confronto e scontro televisivo diventano oggi scelte indispensabili, sacrifici sopportabili di fronte non tanto alla crisi economica, presente e nota già da tempo, ma semmai al profondo amore e ai comuni intenti di tutta la classe politica partendo da Storace per finire a Vendola. Tutti insieme appassionatamente per inculare gli Italiani che in questa faccenda, silenziosamente, fanno al parte dei polli da spennare.

Unica voce fuori dal coro, ma solo a parole, è per il momento solo la Lega che andando all’opposizione e riscoprendo quella farsa mediatica che è il parlamento padano prosegue nella sua exit strategy inziata qualche tempo fa.

Gli Italiani intanto, sempre pronti a delegare, a lasciare che siano altri a prendere le decisioni, stanno alla finestra a guardare, anche distrattamente, cosa accade bevendosi e facendo propria qualsiasi stronzata vomitata dalla televisione. Si sono infatti già convinti del fatto che Monti sia un tecnico e ciò, disgustati dalla politica e dai politici, gli fa tirare un sospiro di sollievo. Peccato che sia il sospiro di un morto, perchè Monti sarà pure un esperto in materia economica e finanziaria, ma di certo non svolgerà il ruolo di tecnico per il semplice e banale fatto che un tecnico è quello che mette in pratica le scelte di altri, mentre in questo caso il presunto tecnico sarà quello prenderà direttamente le scelte. Scelte politiche per l’appunto.

Ed è proprio questo di cui non si trova traccia nei dibattiti televisivi che dovrebbero informare. Monti viene descritto in tutti i suoi particolari e la sua storia, ma nessuno parla delle scelte e delle manovre che si intendono adottare. Su questi aspetti tutti tacciono per la paura che gli Italiani, nonostante siano da diversi anni in uno stato soporoso perenne, comincino a prendere coscienza del loro ruolo e di ciò che li aspetta, cosa che li spingerebbe a mandare tutti insieme e appassionatamente a fare in culo l’intera classe politica di questo paese, partendo magari dall’indegno inquilino del Quirinale.

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Categorie : Politica
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nov
14

Spread al governo

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Perfino gli ottimisti che pensavano si fosse toccato il fondo nel corso dell’ultimo decennio, caratterizzato dal sempre più palese asservimento del bestiario politico ai grandi poteri finanziari di Bruxelles e dal disastro dell’euro, hanno dovuto ricredersi nel corso dell’ultima settimana. Il golpe della BCE ha fatto piazza pulita a velocità supersonica non solo del caramogio di Arcore politicamente defunto da tempo, ma anche di tutte le favole ispirate alla costituzione e alla democrazia che albergavano nell’immaginario degli italiani fin dai tempi delle scuole elementari.

Napolitano ha gestito il colpo di stato per conto terzi con consumata destrezza, meritandosi il plauso del padrone. I camerieri della politica, affiancati dalla pletora di pennivendoli d’accatto ed opinionisti radical chic hanno certificato la scarsa opportunità d’interpellare i cittadini in merito al loro futuro, dal momento che il “popolo bue” mai capirebbe i termini del problema e il suo intervento potrebbe turbare profondamente i mercati. Nel corso di sole 48 ore (meno di un battito di ciglia riguardo a questioni di questo peso) l’usuraio di Goldman Sachs Mario Monti è stato prima nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica che non c’è più (e forse non c’è mai stata), per meriti immaginari che non hanno nessuna ragione di essere. Poi proditoriamente investito dell’autorità di presiedere un governo illegittimo che non risponderà agli interessi nazionali, bensì esclusivamente alle direttive di Bruxelles e ai dettami dei mercati. Infine coinvolto in un toto ministri all’interno del quale cadaveri politici di ogni risma e colore sgomitano e sbavano per ritagliarsi un posto al sole al servizio degli occupanti. Il tutto rigorosamente prima che il cielo inizi a biancicare e sorga l’alba del lunedì, quando i mercati e lo spread pretenderanno che il lavoro sia stato portato a termine con cura certosina e l’Italia sia ridotta ad uno schermo TV da gestire con il telecomando.

A beneficio di tutti coloro (temo la maggior parte degli italiani) che non hanno pienamente preso coscienza dell’accaduto, domani l’Italia si risveglierà sotto forma di un paese occupato, deprivato di qualsiasi sovranità residua, con annessi diritti democartici e costituzionali. In parole povere una sorta di dittatura imposta dall’estero (sempre che la grande finanza internazionale possa considerasi uno stato) con lo scopo precipuo di spolpare quello che resta dell’Italia e degli italiani.  Grande parte di loro, compresi i genialoidi che in queste ore non hanno trovato di meglio che festeggiare l’occupazione perchè l’alluvione insieme alle nostre case ha portato via anche il “cadavere” di Berlusconi, lo capiranno con tutta probabilità nel corso delle prossime settimane. Quando perderanno il posto di lavoro, quando verranno travolti dal profluvio di nuove tasse, quando le privatizzazioni li priveranno dei servizi ai quali erano abituati, quando la macchina resterà in garage perchè la benzina costa troppo, quando casa loro se la prenderà Equitalia, quando negli ospedali le liste d’attesa diventeranno l’ultimo dei problemi, quando…..

Personalmente è forte l’amarezza nel constatare come ormai si sia valicato anche l’ultimo limite della decenza, palesando l’evidenza che per governare le sorti progressive del nostro futuro, i mercati e lo Spread ormai possono fare a meno di ottenere il sostegno dei cittadini. Anche il divertimento di scrivere assume un peso greve, nella veste di prigioniero politico di un paese occupato, con la consapevolezza che con tutta probabilità a breve un governo illegittimo t’impedirà di farlo, perchè le tue idee sovversive potrebbero nuocere ai mercati.

Viva Mario Monti, viva lo Spread, viva i mercati, viva il regime, ma guai a chiamarlo così, si chiama democrazia.

Marco Cedolin

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ott
14

Avevate dubbi?

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Leggo con stupore molti commenti in rete in cui si manifesta una certa sorpresa di fronte all’esito del voto di fiducia di oggi alla camera dei deputati (non casuale l’utilizzo delle iniziali minuscole). Se la speranza è e deve essere sempre l’ultima a morire, davvero qualcuno crede che questi miserabili mollino l’osso prima di averlo spolpato fino all’ultimo secondo a disposizione? Davvero qualcuno, in cuor suo, può anche solo ipotizzare che questi farabutti, mentre impongono al paese sacrifici lacrime e sangue, possano laciare la poltrona prima di aver maturato tutti quei tanto vituperati privilegi di cui godono, vitalizio in primis?

Cerchiamo di essere seri e soprattutto realisti. Non molleranno mai e l’80% di chi siede oggi in parlamento, ne potete stare certi, vi siederà pure nella prossima legislatura. E non si scomodi il presidente della repubblica (ancora non casuale le iniziali minuscole) chiedendogli di intervenire togliendo l’incarico al fu berlusconi o, ancor di più, sciogliendo le camere. Semplicemente non può farlo, non ne ha il potere almeno finché in parlamento ci sarà una maggioranza che sostiene il governo, cosa che si attesta con un voto di fiducia come successo oggi. Poco importa se questa maggioranza è diversa da quella scelta nelle urne, non è il popolo che decide ma il parlamento e visto che i parlamentari sono nominati dai partiti ……..

D’altronde non credo che il nonnetto sul colle, anche potendo, si sarebbe immolato in difesa del popolo sovrano. Non lo ha mai fatto nonostante su questo la Costituzione che dovrebbe difendere è molto chiara. L’articolo 1 recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Forme, il termine è utilizzato al plurale per il semplice motivo che il voto, il mettere una croce su un simbolo o anche indicare il nome del candidato prescelto, non è, come spesso ci vogliono far credere, l’unica forma con cui il popolo si può esprimere e quindi esercitare il suo diritto di sovranità.

La Costituzione stessa mette a disposizione altre forme: referendum abrogativi e confermativi (per le modifiche alla Costituzione) e proposte di legge di inziativa popolare. Questi strumenti sono già stati utilizzati più volte dal popolo, ma la domanda da porsi è: la politica ha poi rispettato e preso in considerazione le indicazioni del popolo sovrano? Sul nucleare, già bocciato in passato, abbiamo dovuto riesprimerci per bloccare il governo che aveva già intrapreso quella strada sperperandoci denaro pubblico. I finanziamenti ai partiti, aboliti con apposito referendum, sono stati reintrodotti sotto il nome di rimborsi elettorali aumentandone a dismisura le cifre. E che dire delle leggi di inziativa popolare? Parlamento pulito sottoscritto da 350 mila cittadini (ne bastavano 50 mila) giace totalmente ignorata nei cassetti del senato da anni.

E intanto il tutore della Castituzione, il garante della sovranità popolare che fà?

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Il popolo Italiano, il popolo sovrano tace. Probabilmente crede che tutto ciò che accade sia frutto della fatalità, dalle operaie in nero a poco più di 4 euro all’ora alla casa che dopo aver scricchiolato per giorni è, guardacaso, crollata seppellendole nel sottoscala dove lavoravano; dall’esplosione del debito pubblico alle manovre lacrime e sangue per i poveri cristi ma oro e argento per ricchi e potenti, dai licenziamenti in massa alla crisi economica mondiale di cui il nostro paese si crede vittima più che colpevole. Tutto è fatalità,  predestinato ed è quindi inutile reagire. Solo chi è coinvolto in prima persona per il dissolversi la propria fonte di reddito o del proprio territorio cerca disperatamente e nella totale indifferenza di tutti gli altri di lottare di far valere le proprie ragioni, le ragioni del buon senso. Come dei cecchini ci colpiranno uno ad uno e, immediatamente dopo la schioppettata, chi l’avrà scampata continuerà la sua solita vita ignorando completamente il morto che giace a terra.

In questi giorni è stata resa pubblica la lettera firmata dal Governatore della Banca Centrale Europea Trichet e dal Governatore della Banca Centrale Italiana Draghi con la quale i due dettano al Governo Italiano le misure economiche da applicare con immediatezza. Indicazioni che dettate da chi (BCE) sta evitando, anzi direi rimandando, la dichiarazione di fallimento del nostro paese acquistandoci i titoli di stato che, a quanto pare, nessuno vuole sono da considerarsi un editto più che una serie di consigli. Quando l’ho letta per la prima volta non mi sono meravigliato tanto di quanto era scritto, ma del fatto che nel paese non c’è stata nessun tipo di reazione. A parte qualche vuoto quanto innoquo slogan televisivo dei soliti politici di strapazzo nessuno, ma proprio nessuno, ha cercato di smobilitare il sonnolente popolo sovrano chiedendogli in quale tipo di paese vogliono vivere. Gli stessi partiti e personaggi pronti a raccogliere firme per abrogare l’attuale legge elettorale si sono badati bene dal dire a gran voce che non c’è legge elettorale che tiene quando le scelte politiche sono decise da bachieri e istituti finanziari.

Ma che cosa dice quella lettera? “È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali”. Ovvero? I servizi idrici su cui il popolo sovrano Italiano si è da poco espresso? “riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione”. Non so se è chiaro? Qualsiasi impresa potrebbe adottare un personale contratto con condizioni di lavoro e stipendi a piacere. “accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti”, assumere ma sopratutto licenziare a proprio piacimento. “valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi. “. Ridurre gli stipendi dei dipendenti pubblici, già sotto la media europea, e rafforzare il turnover ovvero il ricambio che in paese dove si continua a spostare l’età pensionabile altro non vuol dire che licenziare per poter assumere altri con altri tipi di contratti. “consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare. Dopo averci detto quali norme si devono introdurre arrivano persino a dettarci il modo in cui devono essere approvate; fottendosene della nostra Costituzione il tutto deve essere imposto con un decreto, mentre il fulcro della nostra democrazia, il parlamento, deve limitarsi alla sola ratifica. Naturalmente nessun parlamentare si è sentito in dovere di spedire un vaffanculo ai mittenti di quella missiva e stesso dicasi per il nonnetto sul colle che in teoria noi paghiamo profumatamente proprio per garantire il rispetto della Costituzione. Come se tutto ciò non bastasse ecco arrivare le “indicazioni” di Confindustria che elenca le rifome da avviare immediatamente, pena un “ineluttabile declino economico e sociale” del nostro paese, spassionati consigli  che  non si allontanano molto da quelle dei due banchieri.

Detto tutto questo, vedendo anche che Mario Draghi ed Emma Marcegaglia secondo i sondaggi risultano essere per il popolo Italiano (almeno quello interpellato) i più graditi leader di un ipotetico governo di responsabilità nazionale, mi viene spontaneo chiedermi in che tipo di paese gli Italiani vogliono vivere e far vivere i propri figli e nipoti. Stento a credere che l’auspicio sia quello disegnato dai due banchieri e dagli industriali, ma affidarsi a loro equivarrebbe ad affidare ad una volpe la gestione di un pollaio, pensate che si soffermerebbe molto a riflettere se è meglio un uovo oggi che una gallina domani? Se siete in grado di arrivare all’ovvia risposta non ponete la vostra fiducia in qualche altro leader politico che comunque non saprebbe sottrarsi agli editti degli sciacalli. Solo il popolo sovrano può farcela. Solo voi potete (e dovete) decidere del vostro futuro.

P.S.: se volete continuare a farvi male leggete il testo integrale della lettera dei due banchieri e quella di confindustria.

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ago
01

Napolitano jatevenne

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Sabato Beppe Grillo sul suo blog ha pubblicato una lettera aperta al presidente Napolitano con la quale lo invita a non rimanere inerme di fronte alla drammatica situazione economica del paese, rimuovere immediatamente l’attuale Presidente del Consiglio e nominare al suo posto uno di alto profilo al di fuori dei partiti in grado salvare il salvabile. Non concordo, non concordo per niente (se ne ricordino coloro che affermano che io, come tutti i “grillini”, pendo dalle labbra del mio guru genovese).

Per carità, anch’io penso che il cavaliere se ne debba andare immediatamente, ma aimé affidare a qualcuno il compito di cercare di salvare il salvabile sono certo porterebbe, ancora una volta, la popolazione comune a fare la parte dell’agnello sacrificale a tutto vantaggio delle solite cricche, delle solite caste e dei soliti prenditori Italiani. L’unico in grado di prendere scelte di buon senso e farci uscire da questo pantano di fango e merda è solo il popolo sovrano. Nessun leader, nessun salvatore della patria per quanto di alto profilo e indipendente potrà mai riuscirci se non saranno i cittadini a dirgli chiaramente come lo deve fare. Come successo in Islanda, paese che stà dimostrando al mondo intero che ciò che era presentato come indispensabile è di fatto evitabile, devono essere i cittadini a definire le scelte di politica economica, dove e in che modo devono essere utilizzate le risorse e dove invece devono essere drasticamente ridotte.

Si faccia decidere agli Italiani se spendere soldi nell’inutile TAV o nell’efficientamento dei trasporti locali, nel Ponte sullo stretto o nell’edilizia scolastica evitando così che fartiscenti strutture cadino sulla testa dei nostri ragazzi, nelle disastrose guerre o nella sanità pubblica (quella vera non quella d Vendola e Don Verzé), negli incentivi alle multinazionali e prenditori Italiani o nei piccoli produttori locali. Decidano altresì gli italiani dove tagliare le spese: alla politica o alla scuola, all’esercito e alle spese militari o all’innovazione e alla banda larga, ai giornali di partito o ai servizi sociali e sanitari. Si faccia decidere ai cittadini e poi si incarichi una persona onesta (cercando fuori dai partiti non dovrebbe essere difficile trovarla) in grado di eseguire gli ordini del sovrano, cioè del popolo.

Ma la cosa su cui concordo ancora meno è la possibilità che Napolitano possa in un qualche modo contribuire a risolvere i problemi che attanagliano il nostro paese. Non può perchè è egli stesso parte del problema e se c’è un qualcuno che se ne dovrebbe andare ancor prima di Berlusconi è proprio l’esimio Presidente Napolitano. So che in Italia le critiche al Capo dello Stato sono considerate un oltraggio alle istituzioni, ma signori miei  le istituzioni sono rappresentate dalle persone e l’interpretazione che Napolitano ha fatto del suo ruolo in questi anni così come in questi giorni è indegno.

Promulgazione istantanea, senza battere ciglio, di diverse leggi manifestamente anticostituzionali, poi dichiarate tali dalla Corte Costituzionale. Forti pressioni affinché l’Italia che secondo la Costituzione di cui lui è il garante ripudia la guerra, aderisse alla crociata contro il dittatore sanguinario, sino a qualche giorno prima grande amico, Gheddafi e che ad oggi ha avuto come uniche conseguenze migliaia di profughi, centinaia di civili morti e incremento delle spese militari. Grande soddisfazione ed immediata promulgazione di una manovra finanziaria lacrime e sangue che dissangua la parte onesta e produttiva del paese, azzoppa i già claudicanti servizi sociali e sanitari ma che lascia totalmente indenni le varie caste (in particolare quella politica) e i grandi capitali veri colpevoli della drammatica situazione economica in cui ci troviamo.

Ma tutto ciò è nulla in confronto al come in questi giorni l’esimio Presidente sta prendendo per il culo gli italiani. Dopo settimane di polemiche sui costi della politica in conseguenza della finanziaria che dissangua i poveri per lasciar dissetare i ricchi, il Capo dello Stato annucia di voler dare per primo il buon esempio. I soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti ne “informano” il popolo per poi distrarlo immediatamente sulla futile polemica dei ministeri al nord. Ma entriamo un attimo in questo “buon esempio” e partiamo dalla parte più copiosa: 15 milioni di risparmi in tre anni. A leggere i comunicati del Quirinale si tratta sostanzialmente di spese di rappresentanza e sprechi vari, spese supeflue insomma inutili. Il Presidente definisce questi tagli “buon esempio” io buon senso, anzi mi chiedo perchè non sono stati fatti prima. Evidentemente da anni al quirinale si sprecano 5 milioni di euro all’anno in spese inutili, forse sarebbe il caso che la Corte dei conti aprisse un indagine e si facesse restituire i soldi da chi ha permesso questo sperpero di denaro pubblico.

L’apoteosi si raggiunge però con la storia dello stipendio: Napolitano rinuncia agli aumenti previsti per i prossimi tre anni, che uomo generoso. Generosità che mi stimola una serie di interrogativi: perchè lo stipendio dei politici è ogni anno rivaltato in base agli indici ISTAT mentre i comuni lavoratori devono aspettare i rinnovi cantrattuali (ogni 4 anni quando va bene) e non possono avere aumenti superiori al 75% dell’inflazione programmata? – Perchè il congelamento per tre anni degli stipendi di tutti i dipendenti pubblici previsto nella precedente finanziaria non ha interessato anche il dipendente pubblico nr 1, ovvero il Capo dello Stato? – Perchè mentre ai dipendenti pubblici, oltre al congelamento dello stipendio, è starto decurtato anche parte del salario accessorio ( mille euro annui in media), alll’esimio Presidente viene lasciata la scelta se accettare o meno gli aumenti previsti per diritto?

Concludo con una mia personale lettera a Napolitano, poche parole perchè di più non merita un individuo del genere:

Esimio Presidente Napolitano,

JATAVENNE!

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Le prime pagine dei giornali forniscono tutte le spiegazioni che servono per capire perché, se ci salveremo dal fallimento, sarà solo ed esclusivamente una questione di culo.
Napolitano si preoccupa dei ministeri al Nord, come se credesse veramente che mettere una targa davanti a un ufficio vuoto possa compromettere la situazione politica italiana. I ministeri, con ministri, ministeriali e tutto il gregge di mangiatori a ufo che campa grazie alla  superflua burocrazia italiana è saldamente ancorato a Roma e da lì non li sposta nessuno. La targhetta a Monza è solo il premio di consolazione per la sciura di Cassano Magnago che il pomeriggio telefona a Radio Padania per dire che non se ne può più di questi negher e della monnezza di Napoli. Siccome, dopo anni di proclami, negher e monnezza se li deve tenere lo stesso, ecco la targhetta. Possibile che Napolitano sia l’unico a non averlo capito? Possibile che un uomo della sua esperienza non sappia che portare la questione a livello nazionale è attribuirle un valore di molto superiore a quello che è?

Segue, subito dopo, il “Processo Lungo”, dopo che per mesi hanno consumato fiumi d’inchiostro e inscenato furibonde discussioni sul “Processo Breve”. E’ significativo che nel pieno della bufera economica internazionale le agende parlamentari siano occupate con una questione che, fino a qualche giorno fa, non sembrava così prioritaria. I soliti maligni penseranno che si possa trattare dell’ennesima legge per favorire qualcuno, magari Silvio Berlusconi?, ma evidentemente non è così. E’ tanto evidente che rinuncio a spiegare il perché. E’ evidente. Basta. E’ così. Punto.

Terza, ma sempre in zona medaglia, la questione decoder (di Silvio Berlusconi) venduti con il contributo del governo (di Silvio Berlusconi) per consentire la visione dei canali sul digitale terrestre (di Silvio Berlusconi). Però, se Silvio Berlusconi invece di governare avesse perseguito esclusivamente i suoi interessi gli italiani se ne sarebbero accorti, no?

Segue “Report” che si farà (una preoccupazione in meno), Brunetta e la parola “cretino” nello stesso titolo di giornale (che novità), il Trota, un po’ di Afghanistan, il terremoto dell’Aquila, un paio di politici accusati di corruzione e poi, solo poi, una notiziola che dovrebbe interessare un po’ tutti, ma che si trova affogata in un’intervista a Prodi che non si fila più nessuno. Ieri il Financial Times ha riportato che Deutsche Bank, fra gennaio e giugno del 2011, ha ceduto l’88% dei titoli di stato italiani in suo possesso, benché i rendimenti siano più che competitivi. In pratica, la banca tedesca ritiene che il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani non sia più favorevole. Sappiamo che i rendimenti sono alti, oltre tre punti rispetto agli analoghi titoli tedeschi. Il rischio, quindi, deve essere altissimo. I tedeschi credono seriamente che l’Italia possa fallire.
Sono questi fatti a doverci preoccupare seriamente più che le valutazioni delle agenzie di rating. Mentre il PD si mobilita per la class action in difesa dell’onore violato, l’unica arma di cui si sente parlare in Italia per evitare il default, invece di mettere sotto controllo la spesa, è la “patrimoniale”, un prelievo una tantum basato sulla ricchezza totale dei soggetti. L’idea sarebbe quella di colpire i “ricchi”,  in realtà la patrimoniale colpisce solo quelli il cui patrimonio è censito: libretti postali, una casa di proprietà, conti in banca, titoli di stato. I ciucci che tirano il carretto, come voi che leggete come me che scrivo. La ricchezza vera è diluita in società anonime, banche estere, proprietà off shore, cassette di sicurezza, oro e non è nemmeno sfiorata dalla patrimoniale. Leggi questo ottimo articolo di Sandro Brusco, capirai che mentre si fa tutta questa manfrina, il prossimo tordo da infilzare sarai tu, povero stronzo. E mentre ti infileranno lo spiedo su per il culo tu godrai pure, perché pensi che se spogliano te, staranno spogliando anche i ricchi. Invece non è vero, ma ti sei bevuto che ti regalavano una giornata di ferie per il centocinquantenario dell’unità e ti berrai pure questa.

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E’ oltremodo difficile riuscire a trovare le parole giuste, per commentare la nuova manovra finanziaria, dettata dalla BCE  e dai “mercati”, imposta dal presidente Napolitano e redatta dal passacarte Tremonti. Non solamente perché detta manovra, raddoppiata nelle ultime ore fino a raggiungere i 79 miliardi di euro, somiglia ad un marasma di tagli ed aggravi fiscali portati alla rinfusa, senza logica né senso, ma anche perché, pur facendo appello a tutta la buona  volontà possibile, diventa davvero difficile comprendere come un cavallo stramazzato a terra per l’inedia, dopo una settimana di digiuno, possa venire “rimesso in piedi” solamente a furia di bastonate e nuove prospettive di digiuno.

A venire colpiti dalla scure dei “sacrifici” saranno gli italiani tutti, in misura inversamente proporzionale al loro reddito. Introduzione dei ticket sanitari, tagli di tutte le agevolazioni fiscali per le famiglie, incremento di oltre un punto percentuale della pressione fiscale, una tassa di 200 euro perfino sui ricorsi al giudice del lavoro per vertenze riguardo a licenziamenti e mobbing, mentre a salvarsi dalla mannaia sembrano essere stati solo gli avvocati che hanno fatto valere il proprio peso specifico.

Il tutto in un paese dove la disoccupazione, la sottoccupazione e il precariato dilagano ormai senza controllo.
Dove questa estate riuscirà ad andare in vacanza un italiano su cinque, per un periodo che non supera la settimana, dove sempre più famiglie, un tempo dal tenore di vita medio, arrancano sotto o accanto alla soglia di povertà, dove i giovani escono dalla scuola già deprivati di qualsiasi prospettiva occupazionale, dove trentenni e quarantenni non arriveranno mai a prendere una pensione che consenta il sostentamento, dove il potere di acquisto dei salari è da almeno un decennio in caduta libera, dove le lacrime sono finite da tempo e il sangue in circolazione è ormai solo quello di “rapa”.
Ad un paese in ginocchio, quantunque inebetito e privo di reazione, questi signori in giacca e cravatta alle dipendenze di Bruxelles, vengono a chiedere sacrifici  esemplari, nel nome della coesione sociale, della salute dei mercati finanziari, della gioia delle agenzie di rating, degli equilibri bancari, della stabilità dell’euro e di un’infinita sequela di altre idiozie con le quali mi rifiuto di sporcare la pagina.
Se fosse un film di fantascienza, varrebbe la pena di vederlo, almeno per scoprire come va a finire. Trattandosi purtroppo della realtà, non si può evitare di restare allibiti e domandarsi quale possa essere il grado di sopportazione di una massa d’individui, costretta a sovvenzionare la mano che li bastona, affinché possa continuare a bastonarli sempre di più e sempre più in fretta. Sicuramente molto alto, ma quanto alto?

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“La situazione è difficile, c’è bisogno di senso di responsabilità”, è ormai il ritornello più suonato in questi tempi su tutti i media siano essi giornali, radio o Tv. A cantarlo tutti in coro le solite facce da culo della politica nostrana, dai due mister B. (Berlusconi e Bersani) ai vari FiniCastelliRutelli per passare da DiPietroVendola con nonno Napolitano che non solo dirige il concerto ma invita gli Italiani tutti ad unirsi a loro nella fatale cantilena. Canta appresse a nuie ca te fa buono recitava una vecchia canzone di Bennato, guardacaso concittadino del nostro caro ed illustre Presidente.

Ma torniamo al senso di responsabilità. Quello che non mi è chiaro è a chi sia rivolto l’invito. Già perchè da come lo dicono pare proprio si rivolgano a noi comuni cittadini, della serie il momento è difficile, siate responsabili, stringete la cinghia, preparatevi a enormi sacrifici, ma soprattutto non rompete i gabbasisi, poco napoletano ma sicuramente eloquente. Si, siamo noi comuni cittadini che dobbiamo fare i responsabili, noi che tutte le mattine ci alziamo e andiamo a lavorare per uno stipendio che ci permette quando va bene di sopravvivere, noi che con i nostri miseri bilanci familari cerchiamo in tutti i modi di non spendere più di quanto guadagnamo. Noi medici, infermieri, insegnanti, collaboratori scolastici,operai e impiegati, poliziotti e carabbinieri, precari e cococo che nonostante tutto, tra migliaia di difficoltà mandiamo avanti questo paese. Già proprio noi che alla sera esausti dopo una giornata di lavoro riusciamo anche a trovare il tempo per giocare coi nostri figli o per aiutarli in quel compito che non sono riusciti a capire, senza far vedere che neanche noi non lo capiamo poi molto. Noi che passiamo giornate tra carte e sportelli vari per una cartella esattoriale impazzita mandataci dalla solita agenzia di strozzinaggio legalizzata. Noi che paghiamo regolarmente le tasse e se prendiamo una multa corriamo a pagarla non sia mai che.., noi che ci facciamo prendere dall’ansia di fronte ad una comunicazione del tribunale anche se siamo solo citati solo come testimoni.

Quindi NOI dobbiamo essere responsabili e sempre NOI dobbiamo fare sacrifici. LORO invece? Loro che hanno fatto fallire lo stato sperperando soldi in inutili e nefaste guerre, loro che continuano a finanziare i cancrovalorizzatori, loro che vorrebero spendere 22 miliardi di euro, la metà esatta dell’attuale manovra lacrime e sangue, per bucare una montagna e ditruggere la Val di Susa, loro che chiudono gli ospedali pubblici e ne costruiscono nuovi con i nostri soldi per poi affidarli in gestione ai privati, loro che vorrebbero fare il ponte sullo stretto ed hanno già speso un sacco di soldi sulla mai terminata Salerno – Reggio Calabria, loro che hanno inventato la precarietà e tolto ogni speranza di futuro a diverse generazioni, loro che…… LORO non devono essere responsabili, non devono fare sacrifici?

Hanno abilto le inutili e numerose poltrone delle Provincie che ci costano 135 milioni di euro all’anno? Hanno per caso, o anche per errore, eliminato i  mille privilegi, i lauti stipendi e le superpensioni di cui godono e che ci costano diversi miliardi l’anno? Hanno abolito, come chiesto in un referednum di qualche anno fa, i finanziamenti ai partiti che ci costano più di un miliardo l’anno? Hanno, non dico abolito, ma almeno ridotto i finanziamenti ai giornali di partito che ci costano svariati milioni di euro l’anno?

Siamo sul Titanic e, come da copione, i politici insieme ai prenditori italiani ed i soliti poteri forti interpretano alla perfezione la parte dei viaggiatori di prima classe che comodamente sedute sulle scialuppe di salvataggio indossando eleganti vestiti rigorosamente asciutti guardano con macabra soddisfazione i poveracci affogare. Ma almeno sul Titanic il comendante ha avuto l’orgoglio di andare a picco con la nave, qui invece il Presidente Napolitano dalla sua comoda scialuppa esorta i naufraghi prossimi alla morte ad essere responsabili e a sacrificarsi per il bene del paese (il loro).

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Non fatevi ingannare.
Quello che avviene in Val di Susa non è lo scontro fra alcuni manifestanti con il volto coperto e i poliziotti. Lo scontro, ben più profondo ma meno visibile, è fra la volontà dei cittadini e la volontà delle lobby economiche. Fra democrazia e profitto.
Se le scelte politiche fossero il frutto della democrazia e della volontà popolare, non vedremmo tanta gente che protesta.  Quelli che sono scesi in val di Susa con i passeggini sapevano di portare le ragioni del nostro futuro. Migliaia di persone a cui è stata tolta la voce e la visibilità. Il dramma è che i cittadini non sono consultati e vengono esclusi dalle scelte che riguardano la loro vita. Eppure c’è un’apposita normativa, la Convenzione di Aarhus, che prevede tassativamente il coinvolgimento della popolazione per le scelte ambientali.
E’ grave e lo tocchiamo con mano: non siamo consultati per il nucleare, non siamo consultati per  l’acqua. Tuttavia sappiamo dire la nostra quando ce ne è data la possibiltà. Un senso di esclusione pervade le nostre vite, mina la fiducia nello Stato. E’ questo il dramma che ferisce le coscienze di milioni di italiani, non meno delle bombe carta lanciate da alcuni violenti.

Ecco, presidente Napolitano, c’è un modo naturale per evitare quella violenza che condanniamo: consultateci!
Imparate ad ascoltare i cittadini almeno quanto ascoltate le lobby economiche. La democrazia, specie se integrata da quella diretta, contiene un prezioso germe di nonviolenza che va coltivato. La democrazia va praticata a tutti i livelli e se è praticata con buona fede diventa il migliore argine alla violenza. La violenza nasce dalla non capacità e dalla non volontà di gestire i conflitti. La nonviolenza conta le teste. Quando le teste non si contano, a prendere slancio è la rabbia e la violenza, sia quella che comincia con le bombe carta sia quella che finisce con i manganelli e i lacrimogeni.
E chi vince è chi ha la forza, non necessariamente la ragione. Se ci sentiamo in dovere di essere solidali con i poliziotti feriti, mandati a rappresentare uno Stato che non dialoga ma che impone le scelte dall’alto, ci sentiamo in diritto di esigere il rispetto di tutti i nostri diritti, affinché le scelte nascano dalla volontà generale. Quella dei cittadini, non delle lobby economiche.

Perché l’alta velocità che manca in Italia è quella della cultura, della scuola, della ricerca, su cui si abbattono i tagli.
Quando non si imbocca questa strada, che è quella della democrazia viva e partecipata, si rompe il patto fra Stato e cittadini.
Come ha giustamente detto l’europarlamentare Sonia Alfano, in Val di Susa è stata violata la Convenzione di Aarhus (recepita dalla legge 108/2001): “Alla base della Convenzione c’è il dato imprescindibile che debba essere sempre e comunque tenuto in considerazione il parere dei cittadini; in Val di Susa ciò è stato sempre e costantemente violato. Nessuno vuole quell’opera, eccetto i poteri forti dell’imprenditoria e della politica, di destra e di sinistra”. La convenzione di Aarhus stabilisce il principio che il cittadino ha diritto ad essere informato; ha diritto a partecipare; ha diritto ad essere coinvolto e consultato nelle scelte ambientali che lo riguardano e che toccano la salute e l’ambiente. La Convenzione di Aarhus  è stata salutata con entusiasmo da Kofi Annan, già segretario generale dell’ONU, che l’ha definita “la più ambiziosa impresa di democrazia ambientalista realizzata sotto gli auspici delle Nazioni Unite”.  E anche i cittadini della Val di Susa chiedono di far applicare la “sconosciuta” Convenzione di Aarhus.

Un’ultima riflessione sulla violenza.
La violenza va ripudiata. Ma per ripudiarla di giorno in Val di Susa non va praticata di notte a Tripoli dall’alto dei nostri aerei militari, camuffandola da violenza liberatrice.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo gli scontri in Val di Susa, ha dichiarato: “Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”.
Lo stesso presidente Napolitano ha tuttavia dichiarato il suo appoggio alla decisione dell’Italia di partecipare a bombardamenti in territorio libico: “L’ulteriore impegno dell’Italia in Libia annunciato lunedì sera dal presidente del Consiglio Berlusconi costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento”.
Se lanciare bombe carta contro i poliziotti significa “condurre inaudite azioni aggressive” mentre lanciare bombe vere su Tripoli costituisce “il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia” qualche legittimo dubbio può nascere.
Noi siamo contro le bombe carta.
E quindi anche contro quelle in Libia.
Non possiamo accettare in buona fede due pesi e due misure.
E se proprio dobbiamo “pesare” le differenze va detto che le bombe italiane – a differenza delle bombe carta -pesano da mezza tonnellata (le Raytheon Gbu-16 Paveway II) a una tonnellata (le Gbu-24 Paveway III).
Mentre si hanno ferventi parole di disapprovazione della violenza di alcuni manifestanti in Val di Susa perché contemporaneamente si giudica lecito fare la guerra?
E soprattutto: nessuno ci ha consultato, né per lanciare le bombe su Tripoli, né per fare l’alta velocità in Val di Susa.
Perché?

Alessandro Marescotti

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