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Nella strafottenza politica che governa il BelPaese, l’ennesima tuonata di culo del preside Monti: «La crisi ha anche un costo umano e, in Grecia, i gravissimi errori commessi nella gestione della politica economica hanno portato oltre 1.700 persone a togliersi la vita per la disperazione».
Lo ha detto il becchino Mario Monti spiegando che il suo governo – ricordiamolo, quello che ha tagliato le pensioni di anzianità, che ha avallato i licenziamenti per motivi economici sotterrando i diritti di migliaia di lavoratori, che ha riesumato l’IMU (ex Ici) facendola pagare alle Case di riposo e non alle Fondazioni bancarie, che eleverà il carico fiscale dell’Iva al 23%, che ha contribuito senza vergogna a foraggiare le banche ripristinando le commissioni a carico dei correntisti, che ha aumentato le accise sulla benzina che presto toccherà i 2 euro a litro, che farà pagare i ticket sanitari per gli esami diagnostici ai disoccupati e ai familiari a carico di chi guadagna meno di 8.263 (l’ex esponente della Banca Mondiale, Elsa Fornero ha parlato di refuso assicurando che «ci sarà una proposta emendamentiva da presentare durante l’iter parlamentare del ddl di riforma del mercato del lavoro» per eliminare l’errore) e che non ha ancora scucito un solo centesimo dalle dorate tasche della partitocrazia ladrona – pur nelle difficoltà, lavora per evitare che l’Italia cada nello stesso baratro.
In Grecia, aggiunge Monti, sono stati compiuti nella gestione dei conti pubblici «gravissimi errori, molto più che in Italia» e ad oggi si stimano «1.725 suicidi».
Per la cronaca nel 2010 il tasso di suicidi in Grecia è aumentato del 18%, nel 2011 ad Atene del 25%. Ma questa frase sconcertante è stata l’ultima ad essere pronunciata dal carnefice Monti, portato alla glorificazione dai servili media mainstream e dalla politica cialtrona, nel disinteresse degli onorevoli ladroni e della corruzione che dilaga ogni giorno senza che nuovi scandali e nuove ruberie non vadano ad allungare l’interminabile catena di inchieste giudiziarie che coinvolgono oramai l’intero sistema istituzionale, politico e amministrativo, che al suicidio dall’esasperarsi della crisi sociale, risponde con la pelosa indignazione di chi ha la pancia piena e il culo ben piazzato su comode poltrone.
In Italia, il suicidio, inteso come pratica di eutanasia, è divenuto pratica dello Stato con il benestare del governo della macelleria sociale e dei loro onorevoli aguzzini che lo sostengono. Sarà forse un caso che i beccamorti del Fondo Mortuario Internazionale si siano rivoltati perchè i cittadini si ostinano a vivere troppo a lungo e ciò è un pesante fardello per le casse dello Stato? Le casse da morto, sempre per la cronaca.
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Mario Monti avrebbe dovuto resuscitare l’Italia ma è riuscito soltanto ad incrementare il numero dei suicidi. Ventiquattro imprenditori non hanno retto ai rastrellamenti della guardia di finanza, ai blitz dell’agenzia delle entrate, agli assalti di Equitalia e alla introduzione di nuovi balzelli che hanno dato il colpo di grazia a settori già alla canna del gas per via della crisi internazionale.
Lo stesso vale per altri vessati dal fisco, dai lavoratori autonomi, ai subordinati, dai professionisti ai pensionati che se non si ammazzano prima sono condannati ad una vita di stenti. C’è poi chi tenta il gesto estremo perché un’occupazione non la vede, nonostante i vari tavoli sindacali, nemmeno sedendosi ad un tavolo a tre gambe.
Il Rigor Montis non livella, come nella famosa poesia di Totò, ma colpisce selettivamente salvando banche, finanza e grandi imprese, ovvero i gruppi fatui che stanno infossando il Paese. Questa gente non è seria perché non appartiene alla morte ma alla bella vita dei salotti e dei talk show, eppure pretende di dare lezioni di sobrietà agli altri, con una intonazione da requiem sulle spese pubbliche che non riguardano loro.
Nel frattempo, i partiti sepolti da una coltre di discredito esigono di continuare ad incassare l’obolo dei rimborsi elettorali poiché senza la colletta di Stato temono di schiattare e nel rantolare delirante sovrappongono impropriamente il loro decesso a quello della politica. Ma quest’ultima, anima della vita associata, forza spirituale dei popoli, ha abbandonato il corpo putrefatto della partitocrazia da più divent’anni e non c’è pericolo che spiri insieme agli aspiratori a ciclo continuo di denaro dei contribuenti, facenti investimenti in corredi faraonici di diamanti, case, titoli esotici e cazzi propri.
La gente ha compreso di poter fare a meno di Bersani, Alfano, Bossi, Fini, Casini, Vendola ecc. ecc., e il consenso verso i partiti è sceso molto al di sotto di una fisiologica soglia di disinteresse stagionale,ma costoro vorrebbero riprendersi la scena per mettere in atto un’altra pantomima elettorale che non risolverà le sofferenze del Paese ma le aggraverà per inabilità manifesta a governare. Si può imbiancare il sepolcro quanto si vuole ma se dai tumuli vanno e vengono zombies senza calore non ci vuole tanto a capire che sempre dinanzi ad un cimitero di ideali ci troviamo. Nemmeno basterà additare l’apocalisse dello spread o la dannazione delle borse, apparizioni relativamente recenti, per far sembrare il funerale in corso una momentanea cerimonia all’insegna della sobrietà.
Il sistema politico italiano si è ucciso tanto tempo fa, quando la funerea e funesta macchina delle tenebre, presentatasi alla gente come una gioiosa macchina da guerra vendette la patria alle truppe straniere per garantirsi la propria misera sopravvivenza cadaverica. Gli italiani hanno elaborato il lutto da tempo e non si faranno commuovere dalle lacrime dei coccodrilli che prima si sono divorati il Paese ed ora vorrebbero amministrarne le restanti macerie.
Bisogna inumare le salme e gli scheletri dei tempi trapassati per non finire imbalsamati, questa è l’unica alternativa che ci resta.
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Monti afferma che se l’Italia non è pronta alle sue riforme lui potrebbe lasciare. E così ripetono i suoi ministri i quali alla prima critica minacciano di ritornare ai loro precedenti incarichi. Ma se i professori tornano in classe, gli italiani possono tentare di riprendersi le aule parlamentari dando una bella lezioncina a questi zelanti educatori delle masse con la puzza di zolfo finanziario sotto il naso. Se non è un passo avanti è almeno un bel contrappasso.
Nel frattempo però, invece di fare le valigie, costoro continuano a svaligiare i connazionali che per disperazione si danno fuoco mentre dovrebbero incendiare il Paese. Ci vuole davvero una bella faccia tosta per chiamare riforme i rastrellamenti fiscali della guardia di finanza e i pogrom economici dell’esecutivo contro autonomi e subordinati, pensionati e professionisti, precari e disoccupati. Nel “Fornero” crematorio bruciano i lavoratori e si spengono le speranze dei giovani. Il Premier maestrino ed i suoi assistenti maldestri disdegnano anche le lungaggini del Parlamento ed i compromessi con i suoi rappresentanti, assecondati e incoraggiati in ciò dal peggior Presidente della Repubblica che l’Italia abbiamo mai avuto. Napolitano, abusando della sua autorità, striglia i parlamentari che vorrebbero emendare gli atti del Governo, cosa evidentemente non più ammissibile sotto l’imperio della sua presidenza compradora e della junta civil, direttamente discendente dalla prima.
Il Quirinale, stracciando la Costituzione, ha prima progettato e poi realizzato l’avvento di tale satrapia della saccenza per farsi cullare dalle brezze atlantiche e dai venticelli europei, i quali unendosi hanno generato una vera bufera su Roma. Con tutte queste arie i tecnici hanno finito col montarsi la testa ed anche se ora urlano al vento resta il fatto che sono tenuti in piedi da istituzioni delegittimate e prive di credibilità, per cui essi stessi, sdottoreggiando quanto vogliono, non ne avranno mai alcuna. Adesso molti leader politici si pentono della scelta e demoliscono pubblicamente i cattedratici rei di non saper nemmeno apparecchiare, dall’alto di tanta scienza, i loro provvedimenti, spesso giunti nelle diverse commissioni parlamentari zeppi di errori. Parola dell’ex ministro Romani. Ad ogni modo dal patto tra istituzioni screditate ed evacuate di sovranità non poteva non fuoriuscire questa cagata pazzesca che ora ricopre di escrementi gli stessi patrocinatori del Gabinetto. Che Monti resti o vada, per il tempo ritenuto necessario dai poteri internazionali, chi ne ha autorizzato l’arrivo senza aver opposto nemmeno uno scatto d’orgoglio pagherà le conseguenze dei mal di pancia popolari. I partiti che hanno giocato di sponda con il Quirinale pensando di potersi così riorganizzare e recuperare reputazione, affidando ad un burattino della Trilaterale la risoluzione del contenzioso economico con l’Europa e politico con gli Usa, sono colpevoli di codardia e di alto tradimento, della volontà elettorale e delle istituzioni repubblicane trasmutate con un colpo di colle in monarchiche. E’ arrivato il momento di tirare lo sciacquone su questa fase poco igienica per il Paese.
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A molti è chiara la situazione in cui ci troviamo, ad altri un po’ meno, altri ancora non sanno nemmeno cosa sta succedendo. In ogni caso l’oligarchia mondiale dei poteri forti ha dichiarato guerra alla dignità umana.
Intendiamoci: per chi sa leggere i fatti nel momento in cui accadono niente di realmente nuovo sotto il sole; per tutti gli altri non rimane che aspettare venti o trenta anni per sapere, forse, qualcosa a cui daranno il nome di “verità”, come avvenuto per Ustica, solo per citare il caso più conosciuto.
Del resto ci sono quelli che aspettano che il presente diventi storia, mentre altri prevedono il futuro leggendo il presente. Nella società dell’”homo videns” per tanti, purtroppo, è vero solo ciò che appare. Ma i fatti sono ormai noti e non c’è più bisogno di ulteriori prove, la dichiarazione di guerra è palese: “Noi siamo il potere e voi siete schiavi; e siete pure troppi”.
Il potere si è apertamente rivelato nella sua più totale sfacciataggine e non mostra nessuna vergogna, anzi ostenta “naturalezza” ed innocenza (della serie: “il mondo è cosi che deve andare”). Il velo del tempo si è ormai squarciato, i vari pilato si sono lavati le mani ed il popolo spogliato di ogni umanità, logica, dignità e coraggio rimane li a guardare sperando solo che il lupo non sia troppo cattivo.
Anni e anni di lavaggio mentale hanno reso il popolo zombi al punto giusto. La soverchia di questo potere è mostruosa ed ogni giorno diventa sempre più ostentata ed ingombrante. E’ come una sorta di incantesimo: più reprimono il popolo, più il popolo sembra accettare l’arcano. Ma sotto la cenere dell’apatia e della rassegnazione, molti gruppi di persone si stanno rianimando e cominciano finalmente a farsi delle domande; ed è molto pericoloso per il potere quando alcuni, riappropriandosi delle proprie facoltà mentali e della propria identità e dignità, cominciano a porsi delle domande.
Dobbiamo accettare questo tipo di società tecnotronica e tecnocratica gestita dall’anarchia bancaria?
Dobbiamo accettare questo tipo di economia togliendoci la possibilità di immaginarne una diversa?
Dobbiamo accettare la storia cosi come ce l’hanno raccontata senza nemmeno porci delle domande e con il rischio di subire pure un processo se mettiamo in discussione le “verità” ufficiali?
Dobbiamo accettare questo tipo di politica senza poter cambiare una virgola?
Dobbiamo accettare una turbo-economia che rincorre un PIL distruttivo che erode posti di lavoro, produce discariche e svilisce la natura umana togliendo tempo prezioso alla vita?
Dobbiamo accettare “passeggiate” di aerei bianchi che irrorano sostanze non meglio identificate su cui nessuno vuole rispondere?
Dobbiamo accertare che la NATO entri a casa nostra senza neanche bussare?
Dobbiamo accettare cibi OGM avvelenati rischiando addirittura di essere arrestati se non compriamo le sementi con il brevetto delle multinazionali?
Dobbiamo curarci malattie inesistenti con le pillola che ci impone l’impero delle multinazionali farmaceutiche?
Dobbiamo vaccinarci con i vaccini esavalenti, con tutto il codazzo dei richiami, quando le statistiche ci dicono che è meglio forse non vaccinarci?
Dobbiamo curarci i cancri solo con la chemio perché loro “sanno quel che fanno”?
Dobbiamo sorbirci la produzione di film e telefilm che ci propinano idiozie e l’unico richiamo fisso è al “giorno della memoria” come se a morire sono stati solo loro e tutti gli altri eccidi di gran lunga superiori non debbano essere ricordati?
Dobbiamo subirci il loro petrolio e lo dobbiamo comprare con i loro dollari e al prezzo che loro impongono?
Dobbiamo tenerci le basi militari senza che ci venga chiesto nemmeno il consenso?
Dobbiamo andare a bombardare paesi amici per loro conto violando la nostra stessa costituzione?
Dobbiamo fare tagli su tutto ma poi spendere cifre assurde per armarci fino ai denti?
Dobbiamo accettare di svendere il nostro patrimonio per due soldi per pagare un debito illegittimo?
Dobbiamo fare tagli alla sanità, alle pensioni, all’istruzione per pagare interessi ai banchieri solo perché qualcuno ha deciso di rinunciare alla nostra sovranità monetaria?
Dobbiamo tenerci un primo ministro illegittimo, consulente della Goldman Sachs (banca indagata dalla procura di Pescara, con l’inchiesta “easy crediti” per truffa allo stato italiano) fatto senatore tre giorni prima da un Presidente della Repubblica che ha dimenticato la Costituzione e che è stato eletto a sua volta da un parlamento illegittimo con una legge elettorale definita”porcellum”?
Dobbiamo continuare a sentire amenità sull’articolo 18, quando migliaia di imprese stanno chiudendo e molti imprenditori si stanno suicidando?
Dobbiamo accettare di subire ancora il trattato di Maastricht e Lisbona senza una minima discussione in merito?
Dobbiamo subirci un’orchestra di politici multicolore che suonano tutti la stessa musica diretta dal banchiere?
Dobbiamo subirci ancora una magistratura assente, distratta, lenta, e spesso dalla parte del potere?
Dobbiamo subirci lo smantellamento dello stato, dai comuni, delle regioni, delle imprese pubbliche?
Dobbiamo subirci l’annientamento culturale ed identitario della nostra radice mediterranea e romana?
Dobbiamo subirci questa pesante macchina europea al servizio della finanza mondiale e delle multinazionali?
Dobbiamo subirci l’eurotruffa e la banca centrale europea che inietta soldi alle banche commerciali e non agli stati?
Dobbiamo subirci il MES (meccanismo di stabilita europeo) che sarà l’ennesimo meccanismo bancario sovranazionale con poteri assoluti che ci scipperà altri 15 miliari in tre anni?
Dobbiamo subirci il teatrino dei sindacati che vanno ad elemosinare quanto lungo deve essere il cappio per impiccarci?
Dobbiamo subirci un comunicazione da vomito che dice che la crisi è finita mentre sta per saltare tutto? ecc. ecc. ecc.
Cominciano ad essere davvero troppo le domande! L’elenco è lunghissimo. Purtroppo dobbiamo fare i conti con la nostra capacità razionale, oramai prossima allo zero assoluto. Dobbiamo fare i conti con la nostra incapacità di prendere sul serio la nostra vita, quella stessa incapacità che ci fa rimanere immobili mentre aspettiamo solo che la ghigliottina venga giù.
Sarà necessario cominciare a fare disobbedienza civile e fiscale; gli scioperi e le manifestazioni di piazza sono inutili e scontati per il potere. C’è un momento in cui esercitare la disobbedienza civile significa obbedire alla propria dignità.
C’è una guerra in corso con morti veri (suicidi). Rispettare la nostra esistenza è fondamentale, soprattutto quando ci viene dichiarata guerra. Non reagire sarebbe da vigliacchi.
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Si moltiplicano i suicidi di coloro che sono oppressi dagli usurai di sistema, Equitalia, Agenzia delle entrate, ed è così che si conduce concretamente la lotta all’evasione … nel silenzio assoluto di Monti e Napolitano, di tutti i politici e tecnico-politici, perché, come si sa, “chi tace acconsente”. Tutt’al più, si discute del cosiddetto fallimento individuale, o meglio la bancarotta individuale, quella dei “privati”, della gente comune che non conta che sconta pignoramenti e morte civile, con la possibilità furbescamente concessa di rateizzare le estorsioni che deve subire chi non ce la fa più a pagare.
Niente cancellazioni di debiti, e sembra che si tratti di “last chance non mercy”, architettato per tenere il debitore ancora sulla corda, presentargli l’alternativa fra liquidare il debito subito o rateizzarlo, senza escluderlo per sempre dal fondamentale “diritto al consumo”. Per questo c’è un disegno di legge governativo in materia. Il progetto globalista di distruzione della struttura produttiva del paese per la sua definitiva marginalizzazione nell’economia mondiale è realizzato da Monti – Napolitano senza incontrare ostacoli di rilievo, e se qualche sub-tributario politico o sindacale si permette di fare qualche bizza, avanza qualche critica destinata puntualmente a rientrare, in merito alla “riforma” del mercato del lavoro non ancora approvata formalmente, per non rischiare interruzioni nella demolizione del paese, i Mercati & Investitori aprono il fuoco contro l’Italia e si rialza minacciosamente lo spread con il bund, seminando allarme, paura e sconforto.
Un ministro di Monti, un ominicchio prezzolato e incaricato come i suoi colleghi di tagliare teste, tale Passera, avverte candidamente che la crisi continuerà per tutto il 2012, e Monti, dall’estero, mentre cerca di svendere l’Italia, o ciò che ne rimane al capo globalista cinese Hu Jintao, da Seul e da Tokyo, quale supremo tagliatore di teste nazionale minaccia e terrorizza volutamente gli italiani.
Il governo dell’occupatore finge di volersi occuparsi del problema del credit-crunch, che strangola attività produttive e famiglie, mentre invece è proprio la contrazione del credito, la chiusura dei rubinetti dai quali affluiscono i soldi, uno strumento importante per “ridimensionare” l’Italia e far evaporare le sue potenzialità produttive.
Dittatura indiretta globalista, nata dall’attuale “stato di eccezione liberalmocratico”, e i sondaggi d’opinione mutuati dal marketing in luogo delle elezioni politiche caratterizzano questo drammatico passaggio storico, e il Mario Monti non eletto è come un Caronte, anglofilo ed anglofono, che traghetta il paese nell’Ade attraversando uno Stige di lacrime e sangue.
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Dopo le rose di Monti, le spine di Passera. Il ministro dello sviluppo economico nell’audizione alla Camera ha parlato di recessione lunga, di stretta del credito, di manovre in arrivo nella forma di un “pacchettone che tocchi la vita delle famiglie” ogni “2-3 mesi”. Nello stesso giorno l’Ocse calcola che nel primo trimestre il Prodotto interno lordo italiano è caduto dell’1,6% rispetto all’anno precedente. Ce n’è abbastanza per far cadere la Borsa di Milano del 3,3%, e per riportare lo spread tra i tassi d’interesse dei titoli italiani e quelli tedeschi a 3 punti percentuali e mezzo. La recessione italiana è una “non notizia”. Tre mesi fa il Fondo monetario aveva già annunciato per il 2012 una caduta del Pil del 2,2%, che si aggiunge alla scivolata del 2008 (-1,2%), al crollo del 2009 (-5,1%), e al ristagno di 2010 e 2011. L’intera Europa (Germania esclusa) è in recessione, ma l’Italia cade più in fretta degli altri. La novità è piuttosto misurare la crisi con il moltiplicarsi dei suicidi di lavoratori disoccupati e artigiani senza lavoro.
Erano state le rassicurazioni di Mario Monti sulla tenuta dell’Italia a far dimenticare il declino economico del paese e i conti pubblici che continuano a non tornare. Secondo i dati Confindustria oggi la produzione industriale resta del 22% inferiore al livello dell’aprile 2008, prima dell’arrivo della crisi: in quattro anni abbiamo perso oltre un quinto della produzione e si può solo sperare di rallentare la perdita, non di recuperare la china. Questo potrebbe significare quest’anno 800 mila posti di lavoro perduti, mentre le richieste di cassa integrazione continuano a crescere. La riforma Fornero, da questo punto di vista, appare come lo strumento per consentire alle imprese di liberarsi senza difficoltà di un quinto della propria capacità produttiva e forza lavoro. Ma che tipo di economia – e di paese – avremmo dopo una trasformazione di questo tipo?
L’idea del governo è che produzione e occupazione potrebbero riprendersi non appena le banche torneranno a offrire credito e si realizzino le “riforme strutturali” con più concorrenza e meno costi e tutele del lavoro. A fine 2011 la Banca centrale europea ha offerto alle banche europee 489 miliardi di euro a tassi dell’1%. Ora il ministro (e banchiere) Passera ci dice che quasi nulla di quella liquidità – pari a quasi un terzo del Pil italiano – si è trasformata in credito per imprese e famiglie. Non dice che ha consentito alle banche di tappare i buchi dei propri bilanci comprando titoli pubblici che nei paesi in difficoltà rendono oltre il 6%. Quanto alle “riforme strutturali”, non c’è liberalizzazione delle farmacie che possa creare nuova occupazione, né libertà di licenziare che possa attirare investimenti cinesi. Il nodo – che il governo italiano e i vertici europei continuano a ignorare – resta la ripresa della domanda e la direzione dello sviluppo.
Nulla di risolto anche sul fronte della spesa pubblica. Per lo stato la recessione significa circa 15 miliardi di minori entrate fiscali, molto più dei proventi aggiuntivi che potranno venire dalla riduzione dell’evasione fiscale. Ci sono forse15 miliardi da spendere in più per interessi sul debito pubblico, oltre gli 80 miliardi del 2011. E il “patto fiscale” firmato a Bruxelles ci imporrebbe di rimborsare circa 50 miliardi di euro l’anno. La spirale della crisi del debito non si è fermata, le politiche di austerità aggravano la recessione, le rigidità ideologiche del governo aggravano la crisi sociale. E anche la popolarità del governo Monti – e il consenso ad un liberismo estremo e tardivo – potrebbe precipitare di fronte alla recessione più grave dal dopoguerra.
Mauro Pianta da Sbilanciamoci
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Proprio non se ne fanno una ragione, evidentemente.
L’idea che la tutela dell’ambiente e del lavoro, o meglio dei diritti, della salute e della vita stessa di chi lavora, possa, debba costituire un vincolo, un laccio (o lacciuolo, non ho mai colto fino in fondo la qualificante differenza che passa tra i due termini del binomio a base della perspicua vulgata confindustriale) per i sacri dogmi di “libertà di iniziativa economica sancito dall’articolo 41 della Costituzione e [….] di concorrenza sancito dal Trattato dell’Unione europea” deve risultare davvero incomprensibile, al limite dello sconcertante, per il Governo dei Professori di tecnica aziendale, invero debitamente spalleggiato in ciò, seppure in posizione vagamente prona, dalla fiera assise parlamentare che oggi rappresenta questo degno Paese.
E le recenti, sobrie, evoluzioni parlamentari del c.d. “Decreto semplificazioni”, in sede di conversione, ne sono solo l’ultima, in ordine di tempo, illuminante conferma.
L’8 marzo scorso, infatti, la Camera ha approvato in blocco (non avrebbe potuto fare granché di differente, invero, stante la questione di fiducia posta dal Governo) il testo di legge licenziato dalle competenti commissioni, tra cui l’ormai rinomato art. 14 in materia di “Semplificazione dei controlli sulle imprese”.
Levigato un minimo nelle sue più vistose asperità di stretta e ottocentesca ispirazione filo-padronale, quale la previsione del testo originario, culturalmente rivelatrice, per la quale i regolamenti “al fine di promuovere lo sviluppo del sistema produttivo e la competitività delle imprese e di assicurare la migliore tutela degli interessi pubblici” avrebbero dovuto esser emanati dal Governo “sentite le (sole) associazioni imprenditoriali”, senza alcun riferimento alle organizzazioni sindacali; ripulito appena da autentiche perle di macchiettismo legislativo, come la “collaborazione amichevole” tra controllori e controllati, che ben poco aveva da invidiare alle più alte vette di tecnica redazionale di limpido conio berlusconiano; rabberciato alla meglio nelle ulteriori “smagliature”, per usare una pietosa litote, che produceva nell’apparato di controlli e, dunque, di sanzioni, già di suo non proprio draconiano, in materia di sicurezza sul lavoro, il “Decreto semplificazioni” approvato dalla Camera proprio non ce la fa a rendere più semplice, per non dire più sicura, la tutela dell’ambiente e, dunque, della salute pubblica, per ricorrere anche qui ad un delicato eufemismo.
Non è nato per questo, semplicemente.
Lo sforzo massimo, letteralmente titanico, si può facilmente immaginare, che le commissioni parlamentari sono riuscite a produrre per ridurre l’impatto potenzialmente devastante, vieppiù in questo Paese già, in sé, notoriamente pregno di etica pubblica e di spirito legalitario, di queste escrescenze terminali di thatcherismo normativo non è riuscito ad andare oltre la, pur lodevole, sottrazione della materia della sicurezza dei lavoratori al meccanismo della certificazione (privata) al posto dei controlli (pubblici), previsto dall’art. 14, c. 4, lett. f), acuta intuizione legislativa che tante magnifiche sorti e progressive dischiude alla tutela dei beni giuridici, o meglio dei beni comuni, oggetto di questo scambio.
Chiedere di estendere la deroga, di cui al comma 6, nei confronti del su citato meccanismo anche all’ambito della tutela dell’ambiente e, quindi, della salute pubblica era pretendere troppo da questo Governo e da questo Parlamento.
Un Governo che continua a mostrare, per facta concludentia, di considerare l’ambiente poco più che una cartolina illustrata, o meglio una natura morta, con cui ornare sobriamente le stanze di Palazzo Chigi ove si lavora alacremente per rendere più bello e ubertoso l’unico ambiente che a questo Esecutivo sta davvero a cuore: quello “imprenditoriale” (come da relazione di accompagnamento, pag. 2, al disegno di legge per la conversione del decreto in esame).
Eppure, in una siffatta augusta compagine ministeriale di diplomatici, dotti, medici e sapienti, non dovrebbe esser difficile trovare qualche diplomato che ricordi che, ormai da decenni, la giurisprudenza della Corte di Cassazione e, soprattutto, della Corte Costituzionale fondano il diritto all’ambiente salubre, ossia l’obbligo per gli apparati dello Stato di tutela dell’ambiente, oltreché nell’art. 9 della Costituzione (per il quale “La Repubblica tutela il paesaggio…”), anche e soprattutto negli articoli 32 (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”), così riconoscendo espressamente l’inscindibile legame tra tutela dell’ambiente e difesa della salute, e 41 (“L’iniziativa economica privata …. non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”), in questo modo qualificando apertamente la tutela dell’ambiente come limite e condizione, ossia come priorità, rispetto allo stesso diritto all’iniziativa economica privata.
Ma, ancor più bizzarro è l’approccio che questo Esecutivo, finissimo distillato di europeismo in purezza, ha alla normativa comunitaria in materia di tutela ambientale: semplicemente, nelle formulazioni di principio la omaggia, nei fatti, ossia nelle norme concrete, la rimuove.
Difatti, lo stesso art. 14 del “decreto semplificazioni”, quello che contiene tutte (ed altre ancora) le gemme sopra sinteticamente elencate, si apre, al suo primo comma, con un’espressa (ovvia) clausola di salvezza di “quanto previsto dalla normativa dell’Unione europea”.
Anche in questo caso, dunque, non pare fuori luogo stupirsi che nessuno degli innumerevoli specialisti in “quello che ci chiede l’Europa” che annovera questo Governo abbia rammentato che il Trattato sull’Unione Europea, nella sua versione in vigore dal 1 dicembre 2009, ossia quella consolidata a seguito delle modifiche introdotte dal Trattato di Lisbona il 13 dicembre 2007, al suo art. 3, c. 3, statuisce che “L’Unione [....] si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente.
Attendiamo frementi, di sapere dal Governo bocconiano come si possa, in Italia, garantire seriamente “un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità ambientale” solo con un “certificato” invece che con un apparato di regole, di procedure, di controlli e di sanzioni certo, effettivo e idoneo ai fini ed agli obiettivi su citati, fondativi della stessa Unione Europea.
Il timore è che lo scopriremo solo vivendo, per dirla come il poeta. Anzi, solo inquinando.
Stefano Palmisano
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Se qualcuno, per colpevole miopia, avesse ancora nutrito dei dubbi riguardo ai veri mandanti del golpe portato avanti da Mario Monti e dalla congrega di (ex?) banchieri che compongono il suo governo, da oggi non potrà più fingersi ipovedente o afflitto da bariacusia, ma sarà costretto a prender coscienza della realtà.
In un sistema dove tutto è costruito in funzione degli interessi delle banche, dalle grandi opere alle piccole leggine, dagli aiuti di stato miliardari ai cavilli burocratici. In un paese dove ormai tutti i cittadini sono stati costretti coercitivamente ad aprire almeno un conto corrente bancario e dotarsi di carta di credito. Dove prelevare il proprio denaro alla sportello è diventato esercizio simile all’accensione di un finanziamento, con tanto di interrogatorio concernente la destinazione d’uso del tuo denaro. Dove per chiudere un conto corrente occorre accendere un mutuo e operazioni che costano qualche tocco di tastiera vengono “vendute” al prezzo di decine di euro. Dove gli interessi sui conti correnti non esistono più, ma il mantenimento in vita degli stessi ti salassa ogni mese, come se invece di aver depositato denaro tuo stessi disponendo di un prestito. Dove anche l’ultimo pensionato è stato costretto a forza dall’usuraio ad accendere un conto corrente bancario, se vuole ancora vedere la sua misera pensione.
Le banche si lamentano, fanno i capricci, puntano i piedi e ritengono che il loro governo le abbia danneggiate.
Già, danneggiate, colpite nei loro interessi, defraudate dei loro diritti, ostacolate in qualche misura nell’operazione di trasferimento di ricchezza dalle tasche dei cittadini ai propri forzieri, che portano avanti con costanza e cura certosina.
Un danno tanto ingiusto quanto inaccettabile, inflitto loro proprio dalla congrega di tecno banchieri che noi paghiamo profumatamente per rappresentarli. Quando nel decreto con cui ha liberammazzato l’Italia, Mario Monti, in un eccesso di “umanità” che non gli appartiene, ha ritenuto doveroso omaggiare i pensionati che aveva costretto ad aprire un conto corrente, dell’elemosina consistente nella gratuità dello stesso, per coloro che percepivano meno di 1500 euro.
Ma stiamo scherzando? Da quando in qua banche ed usurai, sia pur in circostanze eccezionali, dovrebbero essere costretti a lavorare gratis? Si cancelli subito quella norma o non risponderemo delle nostre azioni, hanno tuonato sdegnati i vertici dell’Abi.
Richiamato all’ordine per la disattenzione e reduce dalla tirata di orecchie, Mario Monti in tutta fretta ha ribadito che rimedierà immediatamente a tanta lesa maestà. In pochi giorni sarà pronto un decreto che imporrà anche ai pensionati a reddito basso di pagare la rata del conto corrente.
Ma cosa vuole questa gentaglia senza arte né parte, composta da disoccupati, nullafacenti e pensionati? Il nostro sangue?
Noi lavoriamo (mica come loro) e abbiamo diritto al nostro profitto. Permettiamo ancora che giustificandone la ragione ritirino il denaro dai conti correnti, abbiamo messo a governarli i nostri uomini migliori, facciamo prestito a chi non ne ha bisogno e agli altri diciamo di arrangiarsi senza neppure sputare loro in faccia e non sono mai contenti.
Che brutta razza di ingrati questi italiani!
Marco Cedolin
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L’Italia Non è la Grecia. Napolitano si limita a far notare che l’Italia non è la Grecia. Grazie presidente, era quello che volevamo sentirci dire. Che l’Italia non sia la Grecia comincio a sospettarlo anche io. Il popolo greco ha il coraggio di rispondere con il fuoco alla violenza finanziaria mentre il popolo italiano per il momento sembra completamente rimbecillito dalla sensazione che il governo Monti sia diverso e migliore di quello che l’ha preceduto mentre ne è solo la continuazione più efficiente e criminale.
La società greca è stata sottoposta alla cura della banca europea a partire dalla primavera del 2010. Nell’arco di un anno e mezzo il prodotto interno lordo è crollato del 7,2%. A quel punto la dittatura finanziaria ha ritenuto di dover mandare all’inferno il presidente eletto dai greci, Papandreou, perché si era permesso di proporre un referendum per restituire al popolo il diritto di decidere sul proprio destino.
La democrazia è stata così cancellata nel paese in cui duemilacinquecento anni fa era stata dapprima concepita.
Così la cura europea è proseguita e ora l’economia è definitivamente collassata, ma i criminali della banca centrale non smettono di chiedere sangue: centocinquantamila licenziamenti nel settore pubblico (come se non bastassero quelli che già sono stati eseguiti) e riduzione del venti per cento dei salari e delle pensioni.
I lavoratori e gli studenti greci questa volta sembrano determinati a fermare il massacro. Forse stanno imparando dai rivoltosi egiziani e siriani che se proprio bisogna morire allora è meglio farlo con la testa alta.
In Italia la cura greca è soltanto ai suoi inizi. Adesso il consulente della Goldmann Sachs va in giro per il mondo promettendo ai suoi padroni che nei prossimi mesi i diritti del lavoro saranno definitivamente cancellati. Siamo già molto avanti su questa strada, e fra qualche mese la cura greca farà i suoi effetti anche in Italia. Il crollo ormai annunciato della produzione e del consumo renderà necessari nuovi tagli e così via all’infinito, fin quando rimarrà qualcosa da rapinare.
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Chi scrive questa lettera pare mi abbia letto nel cervello.
“Io non sono un tipo che si abitua, Mario. Sarà che sono fatto male, che ho dei problemi… ma non mi abituo. Sarà che son strano e il calcio non m’interessa. Non mi interessa il gossip e sono refrattario allo stile di vita che pubblicità e talk show cercano velatamente di iniettarmi nelle vene. Certo, ho altri interessi… molto strani e socialmente poco rilevanti come la musica, la scrittura, la poesia… e l’attivismo. Sì, lo ammetto, sono colpevole: mi informo e faccio informare gli altri. Su che cosa? Su tutto quello che i media tacciono e che distorcono. E devo essere sincero: c’è tanto materiale!
Tornando a noi, Mario… non ti dispiacerà se ti chiamo Mario… E non “presidente” o magari “onorevole”. Il fatto è che io non ti ho votato e quindi non sei il mio presidente. Lo sarai di chi ti ha votato, ma non mio… ah, scusa, nessuno ti ha votato, dimenticavo. E per quanto riguarda l’onorevole: io non uso quella parola. Ma, se la dovessi usare, la userei per qualcuno che ha dimostrato onore. E tu non rientri nella lista. Tornando a noi, dicevo, io non sono un tipo che si abitua, ma sono un tipo che nota le cose. Vedi, ci sono degli animali che per attaccare la preda si avvicinano molto lentamente per non essere notati e poi la azzannano. Lo fanno per sopravvivere, per necessità. Gli uomini, alcuni uomini, pur non agendo per necessità, riescono a fare “di meglio” perché sanno parlare e sanno fingere. Quindi ci sono uomini potenti che per ottenere quello che vogliono hanno imparato che non si può piegare un popolo usando la forza. Altrimenti questo, a lungo andare forma delle resistenze. Allora si ricorre a mezzi un po’ più subdoli: li si fa abituare. Passo dopo passo: una carezza oggi, un buffetto domani, uno schiaffetto più in là… magari ci si inventa qualcosa che li convinca che è per il loro bene, che è necessario… una guerra, un attentato terroristico, una crisi economica… e magia! Ti ritrovi a spezzargli la schiena senza che loro battano ciglio… anzi magari ti ringraziano pure.
Come ti dicevo io non mi abituo. Non mi abituerò a uno Stato governato da una persona che nessuno ha votato. Non mi abituerò ad accettare come Presidente del Consiglio una persona che lavora per delle oligarchie occulte come il gruppo Bilderberg. Non mi abituerò mai ad accontentarmi con un sorriso a denti stretti della miseria che ci fate piovere dall’alto perché so che la ricchezza e la miseria di cui parlate non esistono: sono le persone a dare valore alle cose, non il contrario. So che ci sono abbastanza risorse per tutti, in Italia e nel mondo, ma che la finanza e l’economia che vi siete inventati ci giocano su perché tutto finisca nelle mani di pochi, mentre tutti gli altri rimangono ad azzannarsi nell’arena sanguinaria ma politicamente corretta chiamata mercato. Non mi abituerò a un’Italia fatta a pezzi con la scusa delle “Privatizzazioni necessarie” perché so che in realtà è una svendita, un ricatto per ripagare il debito colossale e inestinguibile che voi avete contratto con dei banchieri privati. Loro sono furbi non vogliono soldi, vogliono le nostre istituzioni, il controllo totale. Non mi abituerò ad avere paura dei mostri di carta che avete inventato, come il terrorismo di Al Qaeda, tanto da piagnucolare protezione e arrivare a chiedere uno stato di polizia o addirittura farmi impiantare un chip sottopelle per essere sempre rintracciato. E che dire dell’essere controllato ai limiti della follia con la scusa della lotta all’evasione fiscale: so benissimo che è solo una questione di controllo e non economica perché i veri evasori non li toccate mai!
Perciò mi dispiace caro Mario, ma io, e molte altre persone come me, non ci abitueremo mai. Non mi abituerò ad essere precario, a vivere di stenti, ammazzarmi di debiti, neanche se a dirmelo sei tu con la tua faccia tosta da senatore a vita (cazzo dev’essere noioso!) il tuo stipendio da 5 zeri e le compagnie segrete che frequenti e a cui stai svendendo l’Italia. Dovresti tu abituarti ad essere precario… goditela finché puoi, vai ai talk show, sentiti con i tuoi amici al Bohemian Grove, salutami Moloch… non durerà ancora a lungo”.

















