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«Con l’indicazione dell’economia sociale di mercato come riferimento della sua azione, Monti conferma di non essere il difensore della finanza speculativa ma della sinergia tra capitale e lavoro, a garanzia degli interessi tanto degli imprenditori quanto degli operai».
Lo ha affermato (senza vergogna) il tassista della politica Gianfranco Fini, ieri fascista perché nel ’68 al Manzoni di Bologna gli avevano impedito di vedere Berretti Verdi, dove «John Wayne parte per il Vietnam a combattere eroicamente i musi gialli comunisti», diceva, oggi invece servo dell’oro di giuda e gadget dell’onorata società mafiosa democristiana. Certo, Fini è un recipiente vuoto e trasparente che ciascuno riempie come vuole, e può quindi diventare un punto di raccolta indifferenziata, una buca delle lettere o un cassonetto, se preferite, di notevole capienza.
Si apre ufficialmente così la campagna elettorale della scuderia masso-centrista a sostegno del boiardo bocconiano Mario Monti, già leader di un aborto di governo sconosciuto e senza legittimità popolare (sostenuto dalle cosche PdL, Pd e dal cosiddetto Terzo polo che gli hanno ubbidito ciecamente) che ha portato sul baratro sociale l’Italia: debito pubblico (record) a 2.014,693 miliardi di euro, e disoccupazione al 11,1% con 2milioni 870mila disperati senza lavoro. Le tecnocrazie europeoidi ci osservano, noi le osserviamo come la mucca quando vede il treno passare e quello che ancora si intravede appena è il rischio di un mutamento di rotta del nostro gigantesco Titanic, un mare tempestoso e un futuro incerto.
Per evitare il panico però l’orchestrina continua a suonare le stesse canzoni, ma la tensione aumenta. È di questi giorni la notizia del nuovo record per il tasso di disoccupazione giovanile, che a novembre scorso è balzato al 37,1%, il top dal 1992. Il tasso di disoccupazione (15-24 anni) – secondo i dati Istat – è in aumento del +0,7% rispetto ad ottobre 2012 e di +5,0% nel confronto tendenziale rispetto a novembre 2011. Ma per il ministro della miseria sociale, Elsa Fornero (senza lacrimare) il peggioramento del tasso di disoccupazione non è un fallimento del governo Monti, anzi: «Stiamo pagando errori di lungo periodo». La cura per uccidere lo Stato Sociale sta funzionando.
«I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. È bello cambiare e accettare delle sfide» [Mario Monti - Matrix, 02 febbraio 2012]
«Mi auguro che qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per i dipendenti privati sulla possibilità di licenziare sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici» [Elsa Fornero - Torino, 24 maggio 2012]
Quando farete l’alberello, il nordico albero di Natale perché ve lo chiede l’Europa, al posto del terrunciello presepe, ricordate di adornarlo con le numerose palle che vi offre questa realtà romanzesca italiana. Ve ne suggerisco qualcuna con relativo commento ma voi saprete trovarne sicuramente altre, sì da rendere ancora più splendente il simbolo di questo Natale che quest’anno quasi nessuno ha voglia di festeggiare.
“Monti ha salvato l’Italia”
Questa è la palla più grossa di tutte, visto che Monti ci lascia – e se ne va ma non pulisce il water – con cifre spaventose dal punto di vista della disoccupazione – all’11,1%,- del debito con l’estero (che è il vero problema, non quello pubblico, altra palla), del PIL e di tutti gli indicatori economici. Monti è riuscito perfettamente in un compito solo: quello di farci entrare completamente nel recinto dei PIIGS, usando la picana Fornero, la coccodrilla che prima ti mangia la pensione e poi piange tanto, porella.
“Vi tolgo l’IMU”
Questa palla potrebbe passarvela, tramite il mezzo televisivo tuttora di sua proprietà, un signore mummificato che è stato recentemente risvegliato dal suo sonno millenario a causa di un persistente profumo di soldi, in perdita, proveniente dalla sua azienda ammiraglia Mediaset. Nel tentativo di balzare di nuovo in sella cercherà di offrirvi, oltre a quella dell’IMU, altre palle multicolori, ma non credetegli. Anzi, se proprio dovete guardare la TV nelle prossime settimane e volete comunque sentire fin dove ha il coraggio di arrivare con le menzogne, mettete tappi di cera alle orecchie dei vostri famigliari e fatevi legare ben stretti all’albero di Natale, come Ulisse nel capitolo delle sirene.
“Chissà dove saremmo ora senza l’euro”
Questa è una delle palle della confezione del perfetto eurominkia, assieme alle carriole di euro in fiamme al largo dei bastioni di Piazza Affari (per colpa dei raggi B.), alla spesapubblicaimproduttiva e allo “staremmo ancora a svalutare la nostra liretta”. Palle, palle ed ancora palle, visto che proprio l’euro è la nostra attuale iattura.
“Abbiamo vissuto finora al di sopra dei nostri mezzi”
Questa è la palla avvelenata che chi ha deciso di papparsi le nostre risorse, i conquistadores neomercantilisti dell’eurozona, utilizzano con i volonterosi collaborazionisti eurominkia sul territorio di conquista. Si abbina di solito alla gemella “ce lo chiede l’Europa” ed entrambe hanno la funzione degli specchietti e delle collanine.
“Il problema adesso non è B” “Il problema adesso è B”
Palla bifronte. B. non è il problema ma è uno dei problemi.
Con la maggioranza dei mezzi televisivi nelle sue mani (grazie sinistra!) ha ancora troppo potere e lo usa per i suoi interessi, non certo per i nostri. Prepariamoci ad un vero bombardamento di palle caricate a menzogne, come mai prima d’ora. Ad un Pinocchio in pieno trip “shock and awe”.
“Abbiamo comunque riacquistato autorevolezza”
Palla presuntuosa. Per gli europei siamo sempre i soliti terroni di merda. Un loden non fa primavera.
“L’agenda del PD non è quella di Monti” (Sentita l’altra sera da Vendola).
Questa è la più grossa tra le palle rosse. Di vergogna. Voi lo sapete, infatti, che Bersani si strugge di diventare il Pierluigi Pétain della prossima repubblica di Vichy 2.0, ovvero il commissariamento dell’Italia da parte della Troika che subentrerà a Monti. Il PD ha il Fiscal Compact in tasca e ha tutta l’intenzione di usarlo, anche se è una roba totalmente illegale ed invalida dal punto di vista giuridico perché entra in collisione con tutti i vigenti trattati europei ed equivale alla morte della democrazia. Sappiatelo.
Lameduck
La dottrina del progresso, che postula un’illimitata evoluzione tecnologica come parte integrante di un cammino progressivo verso il “meglio”, non include nella propria visione la prospettiva di doversi confrontare con qualsivoglia limite, incluse le condizioni economiche sfavorevoli in cui oggi si trova la maggior parte delle nazioni. La strada verso il “meglio” è considerata parallela a quella verso il “più”: il progresso e la crescita economica sono considerati come gemelli siamesi che procedono inseparabili verso un luminoso futuro.
Quest’idea di progresso ha plasmato anche la moderna concezione di ars medica, che non conosce limiti all’evoluzione tecnologica delle pratiche diagnostiche e terapeutiche.
Nel corso dell’ultimo secolo la medicina moderna è stata protagonista di clamorosi successi: ha debellato molte malattie che erano tra le maggiori cause di morte del passato, è stata responsabile del drammatico aumento dell’aspettativa di vita e della diminuzione della mortalità infantile che si sono verificate nelle nazioni industrializzate (e, in misura minore, nel resto del mondo). Tuttavia, oggi, i moderni sistemi sanitari stanno affrontando crescenti difficoltà, non solo nel migliorare la propria efficacia nelle cure della salute, ma anche, semplicemente nel mantenersi ai livelli del recente passato.
Il progresso illimitato e la limitatezza delle risorse
La concezione moderna di progresso illimitato ha portato inoltre ad una idea di medicina che non pone limiti alle possibilità di miglioramento della “salute”: qualunque sia il risultato che si ottiene, esso non sarà mai sufficiente a soddisfare le aspettative. Quest’attitudine conduce inevitabilmente allo scontro tra questo tipo di “esigenze”, che è illimitata, con i limiti delle risorse a disposizione per soddisfarla.
Di fatto, la sostenibilità dei Sistemi Sanitari in tutto il mondo è messa a dura prova di fronte agli oneri economici ed organizzativi che queste “esigenze” comportano. L’introduzione di tecnologie sempre nuove e sempre più costose comporta sempre crescenti, così la richiesta da parte della popolazione, di un aumento della quantità delle cure e di un continuo miglioramento della loro qualità, inoltre la continua pressione della ricerca e dell’industria verso l’adozione di pratiche terapeutiche sempre più innovative (ma non sempre più efficaci) che, al contempo, comportano un aumento esponenziale dei costi a carico della collettività.
In passato, la sostenibilità finanziaria del sistema era consentita dalla crescita economica continua, ma cosa succede se quest’ultima non si verifica? Il modello che presuppone un progresso illimitato finanziato da una crescita economica infinita è estremamente pericoloso, perché presuppone un andamento lineare e prevedibile di un sistema complesso quale sono le moderne società e le moderne economie, che non è affatto certo o scontato.
Una crisi severa che colpisca un sistema socio-economico si ripercuote gravemente sui sistemi sanitari, nonché influisce sulle altre condizioni (alimentazione, igiene, stile di vita) che sono fondamentali per la cura della salute. Non solo, ma ci mostra anche che, quanto più l’organizzazione di un sistema sanitario è complessa e costosa, tanto meno è resiliente nei confronti delle eventuali crisi.
Sostenibilità e contabilità
Il discorso sulla sostenibilità delle cure, non è volto ad auspicare un ritorno al passato o stimolato dai richiami al contenimento dei costi da parte di autorità politico economiche (“ce lo chiede l’Europa”), che fanno riferimento soltanto ad un determinismo di natura contabile, che è segno di un’abdicazione da parte della sfera politica a favore di quella economica.
Un esempio è quello del recente annuncio del presidente del “governo tecnico” (che ha però un’attitudine assai politica nel privilegiare determinare alcune entità socio-economiche, piuttosto che altre), che mette in dubbio la sostenibilità del SSN nel lungo periodo, secondo motivazioni strumentali all’orientamento politico che vuole dare al Paese. L’annuncio è nel puro stile della Shock doctrine, ben descritto da Naomi Klein, nel quale si proclamano annunci ad effetto, volti a spaventare l’opinione pubblica circa il rischio di collasso di un servizio essenziale, poi, quando questo è divenuto un dato assodato, è più facile far accettare il ridimensionamento o la liquidazione del servizio in oggetto.
È da tempo che si può osservare un progressivo “svuotamento” dei servizi sanitari: molte delle prestazioni sono diventate onerose, e gli operatori vengono messi sempre più in difficoltà da tagli indiscriminati, che non entrano affatto nel merito degli interventi davvero utili per razionalizzare un sistema complesso come quello della cura della salute.
Non v’è dubbio che la spesa sanitaria italiana rischi di andare fuori controllo, così come non v’è dubbio che le risorse disponibili potrebbero essere utilizzate per il miglioramento delle cure e per offrire servizi migliori. Ad esempio nel campo della prevenzione primaria e nella promozione di stili di vita più consoni al mantenimento della salute. Prevenire, si sa, è meglio che curare, e costa pure meno!
Temiamo tuttavia che non siano queste le motivazioni che ispirano il pensiero dell’algido burocrate a capo del cosiddetto “governo tecnico”, i cui ragionamenti sono ispirati da semplici considerazioni contabili secondo le quali è necessario ridurre tout court la spesa sanitaria per “rassicurare i mercati” perché “ce lo chiede l’Europa”. L’Europa ci chiede anche di lasciare più spazio ai privati, che sulla salute potranno fare lucrosi affari, forse senza neppure assicurare una sufficiente qualità delle cure e sicuramente ingaggiando personale sanitario mediante una pericolosa licitazione al ribasso. In realtà il Servizio Sanitario Italiano è uno dei meno costosi tra i paesi occidentali (WHO: Global Health Expenditure Atlas 2011, OECD Health Data 2012) e uno dei più efficaci ed efficienti a livello mondiale (WHO: World Health Statistics 2012). I gridi d’allarme lanciati ad arte ci sembrano pertanto capziosi e strumentali, ma assolutamente inappropriati ad affrontare la questione nel merito.
Conclusioni
Il tema è assai più complesso rispetto ciò che vorrebbe la banalizzazione contabile, e si riferisce all’incompatibilità logica tra aspirazioni infinite e risorse finite, tra l’astrazione delle speranze e la concretezza della realtà fattuale.
Attualmente, nel mondo non vi è alcun sistema sanitario che sia sostenibile a lungo termine e, se un sistema non è sostenibile, non potrà mai essere equo ed efficiente.
È necessario riconsiderare l’idea di progresso infinito e di innovazione e tecnologica incontrollata. Questo comporta la ridefinizione di salute e malattia, nonché quella di cure e terapia.
Questo è un compito sia scientifico che organizzativo. Ma soprattutto etico. Se non lo fanno coloro che sono preposti alle cure, lo faranno altri, con criteri astrattamente contabili o di altro genere che non saranno certo quelli corretti ed appropriati per affrontare adeguatamente i problemi che abbiamo di fronte.
Pier Paolo Dal Monte
Rischiavamo di morire democristiani ed, invece, un destino più vile e tremendo ci attende poiché moriremo tutti montiani e democretini, abbandonati da una vecchia ed insana Costituzione certificante la nostra senescenza e inutilità su questo mondo. Quello che si prospetta per l’Italia, tra qualche mese, è un governo di vigliacchi con l’agenda Monti in testa e le mani ancora nelle tasche dello Stato e dei connazionali, in nome della borsa senza vita, dell’UE senza politica, della BCE guidata da un saprofita che però tutti applaudono perché hanno dimenticato le parole del defunto Cossiga. Peraltro, far giocare i Mari (Draghi e Monti) uno contro l’altro non diluisce i nostri cavoli amari, semmai li aggrava dietro questo trucco delle parti e dei partiti. Come prima, più di prima lo attueranno perché non sanno quel che fanno e se lo sanno sono convinti che non la sconteranno.
Monti ormai non è più un uomo ma un totem, un principio da seguire, un indirizzo da praticare, una strada dalla quale non si può tornare indietro perché senza credibilità internazionale i mercati ci affosseranno, mentre muniti di questa vidimazione estera ci stanno ugualmente inumando. Se il cristianesimo chiedeva un voto di povertà ai ricchi per entrare nel regno del Signore, il montisianesimo lo chiede agli indigenti affinché i benestanti possano diventare sempre più Signori ed entrare nel regno dei Padroni mondiali, anche se dal retro. Come diceva Petrolini, bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti. Ed è quello che va accadendo.
Lo sanno bene pensionati, lavoratori dipendenti ed autonomi, piccoli e medi imprenditori, inoccupati, disoccupati, scoraggiati e disillusi. Ma il fatto che nessuno pianga perché non ci sono più gli occhi per farlo viene scambiato dalla nostra classe (non) dirigente come il gesto di responsabilità di una collettività che ha capito di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, tuttavia non si evince come sia potuto accadere con i salari fermi da vent’anni, l’inflazione che si mangia gli stipendi e le pensioni, le tasse che iugulano tutta la popolazione e i servizi pubblici peggiorati in ogni settore. Se qualcuno ha speso troppo occorre guardare altrove e come diceva mia nonna chi pontifica per primo è il vero colpevole che poi sarebbe una variante popolaresca della massima di Brecht “chi parla del nemico è lui stesso il nemico”.
Lorsignori ci stanno torchiando, tormentando, tartassando, perché devono farsi accettare dal “global countries club” per darsi un tono ed una rispettabilità che non hanno ed il popolo deve continuare a versare le quote di permanenza con tutto quello che gli resta, che oramai non è molto.
Dovunque il Professore vada a finire, dietro ad una cattedra o al Quirinale, tra le mummie a vita del Senato o ancora alla guida di un Esecutivo di larghe pretese e poca resa, resterà il suo programma a riprogrammare i partiti senza identità i quali hanno sostituito le idee e i valori della loro tradizione politica con un mantra della post-modernità e della globalizzazione che ci sta facendo passare le torture americane, tedesche, francesi e via continuando.
Chiunque passa da qui arraffa e ci fa la morale col consenso di un ceto politico che per sopravvivere all’interno ha bisogno di un riconoscimento esterno non potendo più ottenerlo, dopo anni di promesse mancate e palesi menzogne, dagli elettori. Questo succede quando sovrano non è il politico ma il politicante che svende anche le mutande della nazione. Ad ogni modo, questa volta, ci auguriamo che il disegno giunga a compimento, che lo sfacelo copra la Penisola da nord a sud, senza alcun intoppo affinché lo strazio sia breve ma risolutivo.
Se non verranno altri nani con le ballerine a complicare lo scenario, questo potere in decadenza si troverà a far festa il giorno stesso del suo funerale e la sua danza macabra sarà l’ultimo giro di pista dei morti viventi su questa terra vituperata ma ancora viva. Poiché alla Storia abbiamo già dato la tragedia della I Repubblica e la farsa della II adesso finalmente da essa ci aspettiamo un po’ di giustizia anche se questa dovrà passare da un doloroso giustiziamento generale.
Gianni Petrosillo
Gli shock e la paura sono da molto tempo impiegati per far digerire ai cittadini misure altamente impopolari. La paura e il terrore sono ottime armi mentali per piegare le persone. Il panico ci fa perdere di lucidità e reagire spesso in maniera assurda.
C’è uno video in rete di un esperimento fatto con dei topi in una gabbia alla quale viene fornita una scossa elettrica, sul fondo. Se nella gabbia c’è un solo topo, questo cerca disperatamente di uscire, di fuggire…..
Se però nella gabbia viene messo un altro topo, al passaggio della scarica elettrica, i topolini non cercano di fuggire, ma cominciano ad attaccarsi l’un l’altro. Questo è quello che il sistema fa con noi. Ci tiene divisi, così passiamo il tempo a litigare e ad azzannarci reciprocamente, mentre il sistema impone provvedimenti letali, che subiamo tutti.
A proposito di provvedimenti letali, voglio qui riproporre la situazione greca in ambito sanitario. Per le analisi e le visite per patologie anche rilevanti, la popolazione deve pagare il 25% del costo della prestazione o del servizio. Alcuni accertamenti addirittura sono integralmente a carico del paziente. Ad esempio, se una persona anziana cade e si rompe il femore, dovrà sostenere l’intero costo dei raggi necessari ad accertare la frattura ossea. Una sorte simile è toccata anche alle analisi del sangue e alle patologie croniche, come asma e diabete, per le quali da un contributo (ticket) del 10% si è rapidamente passati a un 25% del costo a carico del malato. Il nuovo pacchetto di misure imposte dalla troika poche settimane fa in Grecia prevede inoltre che i cittadini paghino di più di tasca propria per ospedalizzazione, farmaci e persino prescrizioni. Il decreto legge approvato in Parlamento introduce un ticket di 25 euro a carico del paziente per l’ammissione in un ospedale statale a partire dal 2014 ed il pagamento di un euro in più per ogni prescrizione rilasciata dal sistema sanitario nazionale. E già oggi ci sono oltre un milione e duecentomila greci (su un totale di circa 11 milioni di abitanti) che non possono più permettersi di pagare le cure e che quindi fanno lunghe code per essere assistiti dalle Organizzazioni Non Governative.
Perché ho voluto portare questo esempio greco? Semplice. Monti ha recentemente dichiarato che “La sostenibilità futura dei sistemi sanitari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni”. Capito bene? Sono sue testuali parole: “La sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale potrebbe non essere garantita”. E a poco è valso il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, per smussare gli angoli: “Contrariamente a quanto riportato dai media, il Presidente ha voluto attirare l’attenzione sulle sfide cui devono far fronte i sistemi sanitari per contrastare l’impatto della crisi.” o ancora: “Il Presidente non ha messo in questione il finanziamento pubblico del sistema sanitario nazionale, bensì, riferendosi alla sostenibilità futura, ha posto l’interrogativo sull’opportunità di affiancare al finanziamento a carico della fiscalità generale forme di finanziamento integrativo.” E cioè? Nuove forme di finanziamento integrativo, cosa significa? Nuove tasse? Sanità a pagamento? Assicurazione per poter accedere alle cure mediche? Passaggio di mano ai privati per le cure più “redditizie”? Non è dato sapere.
Ma quel che sarebbe giusto sapessimo è che non si tratta per l’ennesima volta di un provvedimento partorito da una mente italica. Eh sì, anche questa volta il concepimento dell’idea non è avvenuto nel nostro paese; proprio come per l’innalzamento dell’età pensionabile, le privatizzazioni, l’aumento dell’IVA e l’introduzione del pareggio di bilancio (qualche libero economista preferisce la definizione “equilibrio di bilancio”, quasi come se facesse meno male…ma tanto la sostanza non cambia). Già nella primavera del 2011, infatti, il Fondo Monetario Internazionale avvertiva dei rischi relativi ai costi per la salute nelle cosiddette “economie avanzate”. Aggiungendo: “Una maggiore competitività fra le compagnie di assicurazione potrebbe essere una proposta, anche se non l’unica. Bisognerebbe aumentare l’efficienza del management pubblico e fissare dei limiti di budget.” Mi sa che questa l’abbiamo già sentita…
Pochi mesi fa, ad aprile, il FMI ha pubblicato la propria posizione sull’argomento, indicando che “la riforma dei sistemi sanitari dovrebbe essere fra le principali priorità dei governi che sono già alle prese con i tagli del debito”. Sul documento dell’FMI si legge inoltre che “in molti paesi, il settore privato gioca un ruolo fondamentale nella salute, ricoprendo l’intero spettro dei servizi di cura, come ospedali, cure primarie e farmaci.”. Ma non basta…dal momento che il Fondo sostiene anche che “se un paese opta per un approccio più egualitario per quanto riguarda la sanità, garantendo un pieno accesso alle cure per tutti, indipendentemente dallo stato economico e sociale, allora il governo dovrà affrontare maggiori sforzi….e in questo caso le assicurazioni private non garantiscono un ruolo efficace”.
Quindi, quando sentiamo Monti parlare della non sostenibilità dell’attuale sistema sanitario italiano, sappiamo chi c’è dietro. In sostanza, l’avvoltoio è un pappagallo. Sì, un pappagallo che ripete ciò che arriva dal Fondo Monetario Internazionale. Ne siamo consapevoli. E quando conosciamo una cosa, non dobbiamo temerla. E’ il sistema, questo sistema, che deve temere noi!
Monia Benini
Mentre un tornado s’invortica sull’ILVA di Taranto, abbattendone le ciminiere proprio nel giorno in cui il governo si appresta a decidere il futuro del cancrificio della famiglia Riva, segno di un destino beffardo o piuttosto del fatto che gli strumenti di controllo climatico hanno ormai raggiunto una perfezione in grado di stupire anche il “complottista” più consumato, l’Italia intera continua a girare in tondo, senza trovare una sola coordinata alla quale potersi aggrappare.
I dati oggettivi provenienti dalle più svariate fonti, seppur edulcorati nel nome del politicamente corretto, raccontano un paese che sta crollando su sé stesso, vittima di una demolizione controllata messa in atto con cura certosina. Crollano i redditi delle famiglie, crollano i consumi, crollano i posti di lavoro, crollano le imprese, crolla la qualità e la quantità dei servizi pubblici, crollano le prospettive occupazionali e la capcità di arrivare a fine mese attraverso qualche alchimia, crolla la fiducia nel futuro e perfino il convincimento che sia possibile averlo, un futuro.
I banchieri golpisti diretti dall’usuraio Mario Monti continuano a dispensare le riforme necessarie per la demolizione controllata, mentre i camerieri politici, recentemente degradati al ruolo d’impiegati le “firmano” senza proferire parola.
Dopo avere eliminato il “fardello” delle pensioni, creando il dramma degli esodati e quello ben più grande di tutti coloro che pur pagando i contributi una pensione non la vedranno mai, lo stesso Monti sembra intenzionato a volgere la sua attenzione verso il sistema sanitario, da lui giudicato economicamente insostenibile per le casse dello stato.
Quello stesso stato che senza porsi alcun problema dissipa miliardi per la guerra e per le grandi opere di “mafia” ( gli F35 ed il TAV sono solo due esempi), ma nonostante una pressione fiscale fra le più alte al mondo sembra aver deciso che per garantire la sopravvivenza dei cittadini non c’é più una lira (o meglio un euro), ragione per cui é giunta l’ora che inizino ad arrangiarsi in qualche modo.
Smantellate le pensioni e smantellata la sanità pubblica, tramite cessione ai privati, in un paese dove non c’é lavoro e quel poco esistente diminuisce quotidianamente, le prospettive attraverso le quali “arrangiarsi” non sembrano poi molte e il ventaglio delle scelte finisce per ridursi a quella di mettersi un cappio al collo volontariamente o lasciare che l’inedia e le malattie lo facciano per te.
Ma mentre i tornadi imperversano, scuotendo il paese fin nelle fondamenta, il popolo italiano sembra non accorgersi di nulla e continua ad eseguire pedissequamente tutto ciò che gli viene ordinato dalla TV. S’infervora dinanzi alle campagne elettorali dei camerieri degradati, che quando torneranno in parlamento non avranno alcuna voce in capitolo, così come non ne hanno oggi. Corre a milioni alle urne per regalare due euro ad una pletora di buffoni senza arte nè parte. E soprattutto si recherà a votare in primavera una delle congreghe di faccendieri che lavorano per Mario Monti e una volta insediatasi nel consiglio di amministrazione della “banca Italia” di euro ne pretenderà molti ma molti di più, fintanto che il cappio non sarà ben chiuso e la persona deprivata di ogni avere potrà venire smaltita in quanto rappresenta un peso “insostenibile” per la società.
Marco Cedolin
Ricevo e volentieri pubblico
Tra il 1992 e il 2012 c’è un ventennio, un lasso di tempo che è sempre stato funesto per l’Italia. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il capitalismo sente di poter sferrare l’attacco finale, di potersi aggiudicare la Guerra di Classe per ko tecnico dell’avversario. Via allora ogni residuo di keynesismo piagnone e mano libera al mercato psicopatico liberista che, tu credi si autoregoli, ma invece, una volta sguinzagliato, si mangia le risorse senza lasciare neppure le briciole, come un orrendo Pacman in modalità God e FullAmmo.
In Italia nel ’92 ci sono i partiti, che mangiano come hanno sempre mangiato. Si mangiava anche durante il fascismo. Ecco però l’ideona. Facciamo notare agli italiani che i partiti rubano, attiriamo la loro attenzione, scateniamoglieli contro, forniamogli le monetine da lanciare. Un bel gioco divertente. Per carità, i giudici ricevono denunce e procedono come da codice penale, fanno le loro inchieste e scoperchiano verminai di corruzione e ladrocinio con grande dedizione ma, sotto sotto, questa è in gran parte un’operazione di copertura.
Un bel telefilm giudiziario che appassiona gli italiani più del vecchio Perry Mason e li tiene occupati mentre qualcuno svuota la cassaforte. Perché questa è la storia della rapina dei due secoli. La partitocrazia viene spazzata via da Mani Pulite e siamo tutti pronti per una svolta, per un paese migliore, per la Seconda Repubblica. Ci vuole un periodo di transizione, però, con qualcuno che, da esperto e saggio, rimetta insieme i cocci e soprattutto i conti in attesa di un nuovo distrattore. Ecco comparire per la prima volta i famosi governi tecnici.
Nel 1992 avviene un curioso convegno a bordo dello yacht della regina Elisabetta, il Britannia. Il gotha della finanza internazionale, sempre affamato di asset convoca un po’ di sudditi italiani e chiede loro cos’hanno intenzione di fare con le privatizzazioni. Perché questo interessa a chi detiene il potere economico: la robba. Dove il liberismo è finora passato, tutti i beni appartenenti allo stato, ovvero alla collettività, sono stati svenduti – dai politici locali comprati a soldi, figa ed illusione di potere – a multinazionali, banche e gruppi finanziari, chiamandole con il nome fascinoso di privatizzazioni. E’ il nuovo imperialismo.
Facciamo un esempio. Un fondo angloamericano vuole papparsi, che ne so, l’ENI? Ci si affida ai propri agenti sul posto e, se la classe politica degli indigeni fa la riottosa, gli si scatena contro i bravi della finanza. Questa fusione non s’ha da fare. Si crea una crisi economica, si obbliga il paese ad una serie di “riforme”, ovvero a smantellare stato sociale e controllo di legge sul mercato.
Nel 1992 lo spauracchio era la svalutazione susseguente all’uscita dallo SME e la paura di non essere più parte dell’Europa. Ecco i primi governi tecnici: di Ciampi, Amato, di Prodi il professore. Soros, con le sue armi finanziarie, scatena un attacco senza precedenti contro la lira e Amato, nottetempo, è costretto, poraccio, a prelevare il riscatto dai conti correnti degli italiani. Uno scherzo da 11.500 miliardi. Allora ci dissero che era per il nostro bene, per rimanere in Europa, al passo con gli altri, per continuare a fare i fichi nei salotti buoni.
E le privatizzazioni? Ci penserà un personaggio che oggi conosciamo meglio, come attuale capo della BCE: Mario Draghi. Quel Draghi che per dieci anni circa, fino al 2001, si incarica di svendere alla finanza internazionale quasi tutto il patrimonio dell’industria statale italiana, quella che in altri tempi aveva rappresentato la nostra versione di miracolo economico. Beh, a vent’anni di distanza non mi pare che le nostre bollette di gas, luce, telefono e servizi siano drammaticamente dimagrite grazie alla maggica concorrenza del mercato autoregolantesi ma siano andate sempre più crescendo.
Finita la prima tranche di privatizzazioni, Mario Draghi torna nella tana di Goldman Sachs – uno dei beneficiari delle svendite 3×2 – alla faccia del conflitto di interessi, con un incarico di prestigio. Ottenuto quello che volevano come acconto, i poteri economico finanziari ormai senza freni ci lasciano un’idea mirabolante, l’aggancio a cambio fisso con una nuova moneta, l’Euro, una figata. Un altro grande classico del liberismo. L’anello per soggiogarli e nel buio incatenarli.
I tecnici, che poi con Prodi diventeranno politici, addirittura de sinistra, rappresentati da simboli miti come l’Ulivo, ci condurranno nel trappolone dell’Euro. Perché non se ne può fare a meno, perché svalutare ormai è brutto brutto e da cafoni. Quel che restava della nostra sovranità nazionale, già compromessa da decenni di sottomissione imperiale, cominciava definitivamente a svanire.
Tornando ai primi anni novanta. L’Italia è passata attraverso stragi, assassinii di giudici in lotta con la mafia, rivoltoloni politici di vario genere ed è finalmente pronta per un periodo di tregua armata, anche perché questa volta bisogna avere i conti in ordine ed entrare nell’Euro, come abbiamo visto. Si individua un soggetto adatto ad incantare 50 milioni di serpenti, un fenomenale pifferaio magico, molte chiacchiere e un’allergia congenita ai distintivi.
Silvio Berlusconi, l’uomo che si è fatto dal nulla, il Re Minkia che muta le televisioni in oro. Gli italiani, felici di aver ritrovato un Duce a sessantaquattro denti e altrettanto brevilineo, lo votano entusiasti e se ne fanno governare, offrendo in solazzo al sire pure le figlie vergini, per quasi vent’anni. Poi, nel 2011 qualcosa si rompe e chi si interessa di trame alla John LeCarré comincia a capire che questa volta faranno veramente le scarpe a Berlusconi, nel frattempo rincoglionitosi dietro a fichette sempre più giovani che lo distraggono dagli affari personali che ha sempre anteposto all’interesse collettivo. Berlusconi inoltre ostenta amicizie pericolose, frequenta doppiogiochisti sulla lista nera imperiale. Qualche intrallazzo di troppo con i russi e il gas, chissà. In ogni caso, come agente ormai è bruciato.
Nel 2011 inizia la fase due, quella cominciata con l’acconto del 1992 e ora giunta alla stagione dei saldi. E’ la seconda fase dello shock liberista e, per chi ha avuto possibilità di arricchirsi oltre ogni limite, l’obiettivo è l’Eurozona. Viene scatenato un nuovo attacco finanziario ma questa volta l’attacco colpisce interi paesi: dall’Irlanda alla Grecia, dalla Spagna all’Italia. Il nuovo spauracchio è lo spread, ovvero la dimostrazione che l’Euro è stato il passo più lungo della gamba e che la Germania vuole vincere facile.
Ogni giorno lo spread diventa più minaccioso, ci terrorizzano con scenari di corralitos, assalti agli sportelli e gogna collettiva degli italiani pigri e mangiaspaghetti sulla piazza di Bruxelles. Berlusconi, abilmente lavorato ai fianchi da sapienti nipotine di Mubarak, cade definitivamente in disgrazia. Prova a resistere ma, dopo l’ennesima offerta che forse non poteva rifiutare, si dimette.
Sui libri di storia che i nostri nipoti studieranno ci sarà scritto che Berlusconi era un imprenditore che fu messo a capo dell’Italia per presidiare il territorio, una specie di proconsole. Poi, invece di governare, a causa della sua ricattabilità ed incapacità congenita di evitare il fallimento come imprenditore, trascurò i suoi doveri e si occupò solo dei suoi interessi, paralizzando il suo paese in una Mirabilandia fatta di superficialità e totalmente incapace di crescere.
Nel fatal novembre, dunque, da un giorno all’altro, ci fanno credere, si forma un governo affidato ad una specie di genio della lampada, un professore della Bocconi, nientepopodimeno che Mario Monti. Governo formato da gente con carriere avviatissime, tutti pezzi da novanta che, da un giorno all’altro, decidono di piantare baracca, università e burattini, senza nemmeno un “lasciami una settimana per pensarci” e vanno a fare i ministri nel Pronto Soccorso Italia, con un malato terminale che tutti danno per spacciato. La presa della Bastiglia Italia senza sparare un colpo, con l’aiuto fondamentale, pensate, di un vecchio comunista.
Azzerato il nano ed insediatisi al potere, i tecnici che fanno? Cominciano a piazzare le cariche per la demolizione controllata dell’economia italiana. Si preparano nuove privatizzazioni, la definitiva dismissione degli ultimi brandelli di proprietà statali, le ultime perle e catenine di famiglia rimaste dopo la cura Draghi. Senza parlare degli italiani, sottoposti ad una cura da Cavallo (nel senso del famigerato ministro dell’economia ultraliberista argentino) che culminerà nella patrimoniale ai danni dei ceti mediobassi, nella riduzione progressiva del welfare e in un impoverimento generalizzato delle classi meno protette.
Mario Draghi è ormai assiso sul trono della BCE e da lassù sovrintende benedicendo urbi et orbi con la preghiera “O Euro benedetto, irreversibile tra le monete, che tu sia lodato tra le divise.” Ad un anno di distanza dal golpe finanziario con il silenziatore un grafico dice più di mille parole. C’è da stare proprio allegri.
Vent’anni quindi. Vent’anni per disfare quanto di buono era stato fatto da un’Italia affatto fannullona ma creativa ed operosa, ora ridotta all’impotenza. Distruggere l’economia per ingrassare una finanza fatta di puro denaro. Lo diceva perfino la buonanima di Cossiga. Un patrimonio di cinquant’anni di benessere che ora, dicono, “non possiamo più permetterci perché abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”.
Ho raccontato un romanzo criminale, una storia con pochi eroi, molti vigliacchi traditori e tante vittime innocenti. Una storia che, a meno di una qualche intuizione per trovarne una via d’uscita, rischia di impantanarci nel suo incantesimo, in un maleficio di povertà e regresso per gli anni a venire. Gli anni peggiori della nostra vita.
Mentre c’è chi interrogandosi, cerca di salvare le apparenze sulla bontà dell’operato del regime bancario instauratosi da un anno, il pattume mainstream si impegna a nascondere questi ulteriori ennesimi FURTI ai danni dei cittadini, completamente indifesi di fronte a Bankenstein:
Già nel 2001 il 60% delle famiglie italiane aveva intaccato il suo patrimonio. Se i dati economici resteranno quelli attuali, rimarremo senza un euro su Libero
Pensioni, un’altra beffa per chi ha cambiato lavoro
I lavoratori che hanno versato contributi a più enti previdenziali costretti a pagare il riscatto Fonte
Derubati di 26.708 POSTI LETTO. Non bastava la cancellazione dei 17 MILA presidi ospedalieri, la negazione del diritto ai malati gravi di avere assistenza, l’aumento dei tickets che graverà in modo pesante soprattutto sui malati cronici. Mi viene il sospetto che questi signori al governo, oltre che banchieri siano anche filantropi eugenetisti che vogliono sbarazzarsi delle persone non in salute.
Sembra anche che esista una Lista Monti dove i promotori si presentano come semplici cittadini…Ah non c’è più il marketing di una volta…
Da tempo osservo cosa accade in Italia e mi chiedo: per conto di chi governa Mario Monti? di Massimo Ragnedda su Tiscali
Beh per qualcuno pare sia sufficente non avere un premier che faccia leggi ad personam. E’ sicuramente importante, ma non credo ci siano gli elementi per rallegrarsi di un regime che le leggi le fa ad bancam. Ma a quanto pare…..
E la “società civile” che solo un anno fa cantava Bella Ciao alla dipartita del premier Silvio? Dissolta, con il salvatore della finanza mondiale i diritti sono “al sicuro” e la Costituzione idem. Ma i professionisti della contestazione a servizio del sistema, qualcosa doveva pure inventarsi per sfogare il malcontento dilagante che si tenta di occultare. Ed ecco lotta dura senza paura, resistenza senza se e senza ma….si trasforma in un innocuo Flash Mob…..in piazza del popolo si sono radunate 30 mila persone. Contro l’austerity? Contro l’euro? Ovviamente no. Magari festeggiavano un anno del regime finanziario al governo.
Un insulto contro chi proprio in questo momento sta contestando Profumo e Fornero a Napoli e per questo sta subendo ritorsioni dalla polizia.
Barbara
Mani sulla tastiera, mente che vaga alla ricerca di un articolo, di un video, di una vignetta, insomma di un piatto forte da poter pubblicare sul blog. Ma non trovo nulla, nulla che valuto adatto a far alzare finalmente agli italiani il culo dalla sedia, nulla che possa smuovere un popolo ipnotizzato, addormentato, chiuso nel suo egoismo e nella sua rassegnazione. Un popolo incapace di uno scatto di orgoglio, incapace di uno scatto di istintiva ribellione verso un cappio che sempre più si stringe intorno al collo, fino quasi a togliere il respiro, fino quasi a soffocare.
Ma santo dio! Cosa bisogna dire, cosa bisogna fare per far capire agli italiani che non avranno più futuro? Per far capire che verranno depredati di tutto giorno dopo giorno in nome di una falsa terra promessa chiamata salvezza dell’Italia? Ma l’Italia non siamo noi cittadini che stiamo morendo? Chi è l’Italia? Sono le banche l’italia? E’ lo spread l’italia? E’ quella roba che si chiama mercato l’Italia? Chi è allora l’Italia? La bce è l’italia? Monti è l’Italia? Ci prendono in giro. Ci parlano di Monti che va a messa, di Monti eroe perché si è pagato la cena, di Monti ben accolto in europa (mi stupirei se non lo fosse. In meridione dicono: “caurarari cù caurarari nun sè tengiono” tradotto: gente della stessa risma si protegge a vicenda).
Sempre ‘sta cavolo di europa! Ma cos’è l’europa se non un cartello di banche? Non esiste quell’europa che vi hanno messo in testa, non esiste quell’europa di esperti che lavorano e decidono per il bene dei popoli. E’ una fiaba, come quella di cappuccetto rosso. Lo ripeto: l’eu-ro-pa-è-un-car-tel-lo-di-ban-che! lontana mille miglia dalla gente, nemmeno sono eletti quei signori che decidono a porte chiuse, sono scelti, cooptati, per un unico scopo: strozzare i popoli, schiavizzarli, far perdere loro qualsiasi identità e qualsiasi diritto e portare avanti gli interessi del club di potenti che tutto manovrano dietro le quinte e che mai mostrano le loro facce (quelli o quelle che vedete in tv sono comparse, non attori e attrici protagonisti). Questa è l’europa. E poi ci dicono “l’europa chiede”, “l’europa dice”, l’europa vuole”. Mettetevelo bene in testa: l’europa è un’invenzione, una finzione, puro spettacolo per popoli creduloni. E’ come la fiaba di cappuccetto rosso, ma il lupo cattivo della fiaba “europa” è lo spread, è il mercato, è il debito pubblico truffa. Una fiaba, tutto inventato, nulla di vero, pura messa in scena.
Capite allora come ci trattano? Da deficienti ci trattano, da ritardati mentali, da boccaloni. E noi? Cornuti e mazziati, direbbero a Napoli. Perchè è proprio questo che siamo: cornuti e mazziati. “Se ci sei batti un colpo “, diceva il mio insegnante delle elementari al solito impreparato che non apriva bocca. Se ci sei batti un colpo popolo italiano. Hai capito che nessuno ti salverà? Hai capito che nessuno salverà il tuo negozio, la tua azienda, il tuo studio, il tuo laboratorio artigianale, il tuo posto di lavoro? Hai capito che nessuno difenderà la tua misera pensione, nessuno difenderà il tuo diritto alla salute e all’assistenza, nessuno difenderà il tuo patrimonio, la tua casa, il futuro dei tuoi figli? Sai invece cosa faranno? Ti punteranno l’indice contro accusandoti – lo stanno già facendo – di essere un evasore, un incapace, di non essere europeo (che poi che cavolo vuol dire? Noi siamo italiani, non apparteniamo a qualcosa che di fatto non esiste, a un’invenzione, a una finzione).
Scusa popolo italiano, ma si è fatto tardi, l’articolo non l’ho trovato, nemmeno il video e nemmeno ho voglia a quest’ora di comporre una vignetta.
Ho voglia di leggermi il mio paragrafo serale da “Lettere a Lucilio” dell’amico Seneca . Seneca, un amico che non tradisce: su Seneca e sugli stoici ci puoi contare. Sempre. Non erano stoici per caso.
Sugli italiani, invece, ci si può contare meno. Molto meno.
Ma non importa, va bene lo stesso. Viva il popolo italiano e le sue pie illusioni.
Elia Menta
Per prima cosa dovrebbero spiegare cosa intendono per “stabilità”. “Stabile” è qualcosa di posizionato definitivamente, di inamovibile. Quindi, in perfetto equilibrio. Per procurare tale equilibrio, segano le gambe ai cittadini, come sempre. Oltre a ridurre ancora le spese della sanità. Sanità. Chi si ammala seriamente, vada a morire dove vuole, fuorché in ospedale! E non si azzardi nessuno ad avanzare ridicole pretese di cure. Le analisi cliniche sono bandite. Resta però l’analisi dei riflessi (quella con il martelletto sbattuto sul ginocchio). Chi ha soldi, si faccia curare in privato come si conviene. Chi non ce li ha, schiatti….
Risparmio energetico. Si vara l’operazione “Cieli scuri”. Viene messa al bando l’illuminazione pubblica stradale. Sostituita da qualche rara torcia vivente. Oltretutto, il buio, concilia il sonno. Così i pensionati potranno andare subito, dopo il tramonto, a dormire senza dover mangiare, ricavandone un risparmio notevole. Insomma, una sorta di coprifuoco di nuova generazione.
Produttività. Come al solito, la produttività è affidata al caso e alla divina provvidenza. Ma state tranquilli, non è vero che sono solo tagli indiscriminati. Infatti, si spenderà pure. E anche parecchio. Come, tanto per fare un esempio a caso, la TAV! Un buco senza il quale il PD sarebbe rovinato. Ah, no! Un banale lapsus. Non il PD, ma l’Italia tutta. Quale è il cittadino che riuscirebbe ormai a fare a meno della TAV? Nessuno! Chiunque la vorrebbe. Tanto per fare il solito esempio a caso: Bersani. Ovviamente la TAV non è l’unica grande spesa a carico degli italiani, infatti ci sono anche gli F35, giocattoli personali di Di Paola. Chiamati così, poiché sono l’acronimo di: “Fanculo 35 volte”! Ma ci sarà anche la forte emozione del “Mose”. No, non quello delle tavole con i dieci comandamenti, ma quello di una tavola sola che trasformerà la laguna di Venezia, in una grande e paranoica palude.
Tobin tax. La tobin tax sarà sostituita dalla Tobin taxi. Chiunque chiamerà un taxi, verrà segnalato alla guardia di finanza, assieme al tassista, come grandi evasori. Così i tassisti impareranno a scioperare!
Nell’insieme, Monti si dichiara soddisfatto … che la stragrande maggioranza dei cittadini ancora non abbia capito un c … zzo! Concludendo così la sua presentazione della nuova legge: “Abbiamo ottime speranze, per il 2013, di non dover più spendere soldi neanche per la vasellina!”
Marinella Andrizzi Sinibaldi










