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SPREAD2

Spread è stato un vocabolo utilizzato per tenere in stato di terrore e quindi in ostaggio l’intera popolazione Italiana per diversi mesi. Non mancava giorno che titoli di apertura dei Tg e delle prime pagine dei quotidiani non informavano sull’andamento di questo indice, un lieve aumento era annunciato come l’ennesima catastrofe abbattutasi sul paese.

Nel nome dello spread hanno fatto di tutto e gli Italiani hanno accettato di tutto timorosi che questo spread, che manco sapevano esattamente cosa fosse, li avrebbe portati a sicura disfatta. Hanno accettato Monti col suo rigore e le sue ricette, come nel medioevo si accettava il salasso come unica cura possibile. La spending review, l’austerity, la sobrietà e tutto il resto fu somministrato con senso del sacrificio e della “responsabilità” al fine di salvare questo popolo condannato alla dannazione perpetua da un maligno spread impazzito.

Più le cure venivano somministrate e più il malato si sentiva male anche se questo dannato e dannoso spread cominciava a calare e qualcuno, non sapendo più che dire, cominciò a parlare della luce in fondo al tunnel. Lo spread calava e le aziende morivano come mosche lasciando dietro di se migliaia di disoccupati. Lo spread calava e il debito pubblico lievitava in continuazione e con esso gli interessi sul debito. lo spread calava e il paese sprofondava sempre più nel pantano della crisi.

Poi ad un certo punto, come per incanto, lo spread scomparve dai mezzi di informazione. Nessuno ne parlò più, ne nei titoli di apertura ne nei titoli di coda. Scomparso. Sostituito da altri vocaboli con cui tenere sotto scacco la popolazione e fargli accettare, come e più di prima, ogni cura anche la più nefasta.

Oggi lo spread è sceso sotto il valore di 180 (superò i 500 nei mesi di massimo terrore) ma l’ecomia del paese non se la passa certo meglio, anzi la situazione è in continuo declino, le aziende chiudono ad un ritmo maggiore rispetto a prima e si è ormai persa la conta dei disoccupati. Il debito pubblico e i relativi interessi sono completamente fuori controllo e gli accordi europei, tipo il fiscal compact sono da considerarsi alla stregua di una estrema unzione. Lo spread è un vecchio ricordo, come una malattia esantematica fatta da bambini che ha lasciato qualche cicatrice solo nei nostri ricordi, oggi le armi di distrazione di massa sono altre. Il termine più in voga ultimamente è Renzi.

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Scuderia Monti

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«Con l’indicazione dell’economia sociale di mercato come riferimento della sua azione, Monti conferma di non essere il difensore della finanza speculativa ma della sinergia tra capitale e lavoro, a garanzia degli interessi tanto degli imprenditori quanto degli operai».

Lo ha affermato (senza vergogna) il tassista della politica Gianfranco Fini, ieri fascista perché  nel ’68 al Manzoni di Bologna gli avevano impedito di vedere Berretti Verdi, dove «John Wayne parte per il Vietnam a combattere eroicamente i musi gialli comunisti», diceva, oggi invece servo dell’oro di giuda e gadget dell’onorata società mafiosa democristiana. Certo, Fini è un recipiente vuoto e trasparente che ciascuno riempie come vuole, e può quindi diventare un punto di raccolta indifferenziata, una buca delle lettere o un cassonetto, se preferite, di notevole capienza.

Si apre ufficialmente così la campagna elettorale della scuderia masso-centrista a sostegno del boiardo bocconiano Mario Monti, già leader di un aborto di governo sconosciuto e senza legittimità popolare (sostenuto dalle cosche PdL, Pd e dal cosiddetto Terzo polo che gli hanno ubbidito ciecamente) che ha portato sul baratro sociale l’Italia: debito pubblico (record) a 2.014,693 miliardi di euro, e disoccupazione al 11,1% con 2milioni 870mila disperati senza lavoro. Le tecnocrazie europeoidi ci osservano, noi le osserviamo come la mucca quando vede il treno passare e quello che ancora si intravede appena è il rischio di un mutamento di rotta del nostro gigantesco Titanic, un mare tempestoso e un futuro incerto.

Per evitare il panico però l’orchestrina continua a suonare le stesse canzoni, ma la tensione aumenta. È di questi giorni la notizia del nuovo record per il tasso di disoccupazione giovanile, che a novembre scorso è balzato al 37,1%, il top dal 1992. Il tasso di disoccupazione (15-24 anni) – secondo i dati Istat – è in aumento del +0,7% rispetto ad ottobre 2012 e di +5,0% nel confronto tendenziale rispetto a novembre 2011. Ma per il ministro della miseria sociale, Elsa Fornero (senza lacrimare) il peggioramento del tasso di disoccupazione non è un fallimento del governo Monti, anzi: «Stiamo pagando errori di lungo periodo». La cura per uccidere lo Stato Sociale sta funzionando.

«I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. È bello cambiare e accettare delle sfide» [Mario Monti – Matrix, 02 febbraio 2012]

«Mi auguro che qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per i dipendenti privati sulla possibilità di licenziare sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici» [Elsa Fornero – Torino, 24 maggio 2012]

Categorie : Politica
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Le palle di Natale

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Quando farete l’alberello, il nordico albero di Natale perché ve lo chiede l’Europa, al posto del terrunciello presepe, ricordate di adornarlo con le numerose palle che vi offre questa realtà romanzesca italiana. Ve ne suggerisco qualcuna con relativo commento ma voi saprete trovarne sicuramente altre, sì da rendere ancora più splendente il simbolo di questo Natale che quest’anno quasi nessuno ha voglia di festeggiare.

Monti ha salvato l’Italia

Questa è la palla più grossa di tutte, visto che Monti ci lascia – e se ne va ma non pulisce il water – con cifre spaventose dal punto di vista della disoccupazione – all’11,1%,- del debito con l’estero (che è il vero problema, non quello pubblico, altra palla), del PIL e di tutti gli indicatori economici. Monti è riuscito perfettamente in un compito solo: quello di farci entrare completamente nel recinto dei PIIGS, usando la picana Fornero, la coccodrilla che prima ti mangia la pensione e poi piange tanto, porella.

Vi tolgo l’IMU

Questa palla potrebbe passarvela, tramite il mezzo televisivo tuttora di sua proprietà, un signore mummificato che è stato recentemente risvegliato dal suo sonno millenario a causa di un persistente profumo di soldi, in perdita, proveniente dalla sua azienda ammiraglia Mediaset. Nel tentativo di balzare di nuovo in sella cercherà di offrirvi, oltre a quella dell’IMU, altre palle multicolori, ma non credetegli. Anzi, se proprio dovete guardare la TV nelle prossime settimane e volete comunque sentire fin dove ha il coraggio di arrivare con le menzogne, mettete tappi di cera alle orecchie dei vostri famigliari e fatevi legare ben stretti all’albero di Natale, come Ulisse nel capitolo delle sirene.

Chissà dove saremmo ora senza l’euro

Questa è una delle palle della confezione del perfetto eurominkia, assieme alle carriole di euro in fiamme al largo dei bastioni di Piazza Affari (per colpa dei raggi B.), alla spesapubblicaimproduttiva e allo “staremmo ancora a svalutare la nostra liretta”. Palle, palle ed ancora palle, visto che proprio l’euro è la nostra attuale iattura.

Abbiamo vissuto finora al di sopra dei nostri mezzi

Questa è la palla avvelenata che chi ha deciso di papparsi le nostre risorse, i conquistadores neomercantilisti dell’eurozona, utilizzano con i volonterosi collaborazionisti eurominkia sul territorio di conquista. Si abbina di solito alla gemella “ce lo chiede l’Europa” ed entrambe hanno la funzione degli specchietti e delle collanine.

Il problema adesso non è B” “Il problema adesso è B

Palla bifronte. B. non è il problema ma è uno dei problemi.

Con la maggioranza dei mezzi televisivi nelle sue mani (grazie sinistra!) ha ancora troppo potere e lo usa per i suoi interessi, non certo per i nostri. Prepariamoci ad un vero bombardamento di palle caricate a menzogne, come mai prima d’ora. Ad un Pinocchio in pieno trip “shock and awe”.

Abbiamo comunque riacquistato autorevolezza

Palla presuntuosa. Per gli europei siamo sempre i soliti terroni di merda. Un loden non fa primavera.

L’agenda del PD non è quella di Monti” (Sentita l’altra sera da Vendola).

Questa è la più grossa tra le palle rosse. Di vergogna. Voi lo sapete, infatti, che Bersani si strugge di diventare il Pierluigi Pétain della prossima repubblica di Vichy 2.0, ovvero il commissariamento dell’Italia da parte della Troika che subentrerà a Monti. Il PD ha il Fiscal Compact in tasca e ha tutta l’intenzione di usarlo, anche se è una roba totalmente illegale ed invalida dal punto di vista giuridico perché entra in collisione con tutti i vigenti trattati europei ed equivale alla morte della democrazia. Sappiatelo.

Lameduck

Categorie : Informazione, Politica
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La dottrina del progresso, che postula un’illimitata evoluzione tecnologica come parte integrante di un cammino progressivo verso il “meglio”, non include nella propria visione la prospettiva di doversi confrontare con qualsivoglia limite, incluse le condizioni economiche sfavorevoli in cui oggi si trova la maggior parte delle nazioni. La strada verso il “meglio” è considerata parallela a quella verso il “più”: il progresso e la crescita economica sono considerati come gemelli siamesi che procedono inseparabili verso un luminoso futuro.

Quest’idea di progresso ha plasmato anche la moderna concezione di ars medica, che non conosce limiti all’evoluzione tecnologica delle pratiche diagnostiche e terapeutiche.

Nel corso dell’ultimo secolo la medicina moderna è stata protagonista di clamorosi successi: ha debellato molte malattie che erano tra le maggiori cause di morte del passato, è stata responsabile del drammatico aumento dell’aspettativa di vita e della diminuzione della mortalità infantile che si sono verificate nelle nazioni industrializzate (e, in misura minore, nel resto del mondo). Tuttavia, oggi, i moderni sistemi sanitari stanno affrontando crescenti difficoltà, non solo nel migliorare la propria efficacia nelle cure della salute, ma anche, semplicemente nel mantenersi ai livelli del recente passato.

Il progresso illimitato e la limitatezza delle risorse

La concezione moderna di progresso illimitato ha portato inoltre ad una idea di medicina che non pone limiti alle possibilità di miglioramento della “salute”: qualunque sia il risultato che si ottiene, esso non sarà mai sufficiente a soddisfare le aspettative. Quest’attitudine conduce inevitabilmente allo scontro tra questo tipo di “esigenze”, che è illimitata, con i limiti delle risorse a disposizione per soddisfarla.

Di fatto, la sostenibilità dei Sistemi Sanitari in tutto il mondo è messa a dura prova di fronte agli oneri economici ed organizzativi che queste “esigenze” comportano. L’introduzione di tecnologie sempre nuove e sempre più costose comporta sempre crescenti, così la richiesta da parte della popolazione, di un aumento della quantità delle cure e di un continuo miglioramento della loro qualità, inoltre la continua pressione della ricerca e dell’industria verso l’adozione di pratiche terapeutiche sempre più innovative (ma non sempre più efficaci) che, al contempo, comportano un aumento esponenziale dei costi a carico della collettività.

In passato, la sostenibilità finanziaria del sistema era consentita dalla crescita economica continua, ma cosa succede se quest’ultima non si verifica? Il modello che presuppone un progresso illimitato finanziato da una crescita economica infinita è estremamente pericoloso, perché presuppone un andamento lineare e prevedibile di un sistema complesso quale sono le moderne società e le moderne economie, che non è affatto certo o scontato.

Una crisi severa che colpisca un sistema socio-economico si ripercuote gravemente sui sistemi sanitari, nonché influisce sulle altre condizioni (alimentazione, igiene, stile di vita) che sono fondamentali per la cura della salute. Non solo, ma ci mostra anche che, quanto più l’organizzazione di un sistema sanitario è complessa e costosa, tanto meno è resiliente nei confronti delle eventuali crisi.

Sostenibilità e contabilità

Il discorso sulla sostenibilità delle cure, non è volto ad auspicare un ritorno al passato o stimolato dai richiami al contenimento dei costi da parte di autorità politico economiche (“ce lo chiede l’Europa”), che fanno riferimento soltanto ad un determinismo di natura contabile, che è segno di un’abdicazione da parte della sfera politica a favore di quella economica.

Un esempio è quello del recente annuncio del presidente del “governo tecnico” (che ha però un’attitudine assai politica nel privilegiare determinare alcune entità socio-economiche, piuttosto che altre), che mette in dubbio la sostenibilità del SSN nel lungo periodo, secondo motivazioni strumentali all’orientamento politico che vuole dare al Paese. L’annuncio è nel puro stile della Shock doctrine, ben descritto da Naomi Klein, nel quale si proclamano annunci ad effetto, volti a spaventare l’opinione pubblica circa il rischio di collasso di un servizio essenziale, poi, quando questo è divenuto un dato assodato, è più facile far accettare il ridimensionamento o la liquidazione del servizio in oggetto.

È da tempo che si può osservare un progressivo “svuotamento” dei servizi sanitari: molte delle prestazioni sono diventate onerose, e gli operatori vengono messi sempre più in difficoltà da tagli indiscriminati, che non entrano affatto nel merito degli interventi davvero utili per razionalizzare un sistema complesso come quello della cura della salute.

Non v’è dubbio che la spesa sanitaria italiana rischi di andare fuori controllo, così come non v’è dubbio che le risorse disponibili potrebbero essere utilizzate per il miglioramento delle cure e per offrire servizi migliori. Ad esempio nel campo della prevenzione primaria e nella promozione di stili di vita più consoni al mantenimento della salute. Prevenire, si sa, è meglio che curare, e costa pure meno!

Temiamo tuttavia che non siano queste le motivazioni che ispirano il pensiero dell’algido burocrate a capo del cosiddetto “governo tecnico”, i cui ragionamenti sono ispirati da semplici considerazioni contabili secondo le quali è necessario ridurre tout court la spesa sanitaria per “rassicurare i mercati” perché “ce lo chiede l’Europa”. L’Europa ci chiede anche di lasciare più spazio ai privati, che sulla salute potranno fare lucrosi affari, forse senza neppure assicurare una sufficiente qualità delle cure e sicuramente ingaggiando personale sanitario mediante una pericolosa licitazione al ribasso. In realtà il Servizio Sanitario Italiano è uno dei meno costosi tra i paesi occidentali (WHO: Global Health Expenditure Atlas 2011, OECD Health Data 2012) e uno dei più efficaci ed efficienti a livello mondiale (WHO: World Health Statistics 2012). I gridi d’allarme lanciati ad arte ci sembrano pertanto capziosi e strumentali, ma assolutamente inappropriati ad affrontare la questione nel merito.

Conclusioni

Il tema è assai più complesso rispetto ciò che vorrebbe la banalizzazione contabile, e si riferisce all’incompatibilità logica tra aspirazioni infinite e risorse finite, tra l’astrazione delle speranze e la concretezza della realtà fattuale.

Attualmente, nel mondo non vi è alcun sistema sanitario che sia sostenibile a lungo termine e, se un sistema non è sostenibile, non potrà mai essere equo ed efficiente.

È necessario riconsiderare l’idea di progresso infinito e di innovazione e tecnologica incontrollata. Questo comporta la ridefinizione di salute e malattia, nonché quella di cure e terapia.

Questo è un compito sia scientifico che organizzativo. Ma soprattutto etico. Se non lo fanno coloro che sono preposti alle cure, lo faranno altri, con criteri astrattamente contabili o di altro genere che non saranno certo quelli corretti ed appropriati per affrontare adeguatamente i problemi che abbiamo di fronte.

Pier Paolo Dal Monte

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Rischiavamo di morire democristiani ed, invece, un destino più vile e tremendo ci attende poiché moriremo tutti montiani e democretini, abbandonati da una vecchia ed insana Costituzione certificante la nostra senescenza e inutilità su questo mondo. Quello che si prospetta per l’Italia, tra qualche mese, è un governo di vigliacchi con l’agenda Monti in testa e le mani ancora nelle tasche dello Stato e dei connazionali, in nome della borsa senza vita, dell’UE senza politica, della BCE guidata da un saprofita che però tutti applaudono perché hanno dimenticato le parole del defunto Cossiga. Peraltro, far giocare i Mari (Draghi e Monti) uno contro l’altro non diluisce i nostri cavoli amari, semmai li aggrava dietro questo trucco delle parti e dei partiti. Come prima, più di prima lo attueranno perché non sanno quel che fanno e se lo sanno sono convinti che non la sconteranno.

Monti ormai non è più un uomo ma un totem, un principio da seguire, un indirizzo da praticare, una strada dalla quale non si può tornare indietro perché senza credibilità internazionale i mercati ci affosseranno, mentre muniti di questa vidimazione estera ci stanno ugualmente inumando. Se il cristianesimo chiedeva un voto di povertà ai ricchi per entrare nel regno del Signore, il montisianesimo lo chiede agli indigenti affinché i benestanti possano diventare sempre più Signori ed entrare nel regno dei Padroni mondiali, anche se dal retro. Come diceva Petrolini, bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti. Ed è quello che va accadendo.

Lo sanno bene pensionati, lavoratori dipendenti ed autonomi, piccoli e medi imprenditori, inoccupati, disoccupati, scoraggiati e disillusi. Ma il fatto che nessuno pianga perché non ci sono più gli occhi per farlo viene scambiato dalla nostra classe (non) dirigente come il gesto di responsabilità di una collettività che ha capito di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, tuttavia non si evince come sia potuto accadere con i salari fermi da vent’anni, l’inflazione che si mangia gli stipendi e le pensioni, le tasse che iugulano tutta la popolazione e i servizi pubblici peggiorati in ogni settore. Se qualcuno ha speso troppo occorre guardare altrove e come diceva mia nonna chi pontifica per primo è il vero colpevole che poi sarebbe una variante popolaresca della massima di Brecht “chi parla del nemico è lui stesso il nemico”.

Lorsignori ci stanno torchiando, tormentando, tartassando, perché devono farsi accettare dal “global countries club” per darsi un tono ed una rispettabilità che non hanno ed il popolo deve continuare a versare le quote di permanenza con tutto quello che gli resta, che oramai non è molto.

Dovunque il Professore vada a finire, dietro ad una cattedra o al Quirinale, tra le mummie a vita del Senato o ancora alla guida di un Esecutivo di larghe pretese e poca resa, resterà il suo programma a riprogrammare i partiti senza identità i quali hanno sostituito le idee e i valori della loro tradizione politica con un mantra della post-modernità e della globalizzazione che ci sta facendo passare le torture americane, tedesche, francesi e via continuando.

Chiunque passa da qui arraffa e ci fa la morale col consenso di un ceto politico che per sopravvivere all’interno ha bisogno di un riconoscimento esterno non potendo più ottenerlo, dopo anni di promesse mancate e palesi menzogne, dagli elettori. Questo succede quando sovrano non è il politico ma il politicante che svende anche le mutande della nazione. Ad ogni modo, questa volta, ci auguriamo che il disegno giunga a compimento, che lo sfacelo copra la Penisola da nord a sud, senza alcun intoppo affinché lo strazio sia breve ma risolutivo.

Se non verranno altri nani con le ballerine a complicare lo scenario, questo potere in decadenza si troverà a far festa il giorno stesso del suo funerale e la sua danza macabra sarà l’ultimo giro di pista dei morti viventi su questa terra vituperata ma ancora viva. Poiché alla Storia abbiamo già dato la tragedia della I Repubblica e la farsa della II adesso finalmente da essa ci aspettiamo un po’ di giustizia anche se questa dovrà passare da un doloroso giustiziamento generale.

Gianni Petrosillo

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