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Archive for legalità

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L’abbattimento di un edificio abusivo, in particolare se costruito a ridosso del mare deturpando violentemente il paesaggio, dovrebbe essere un evento di ordinaria amministrazione. Invece, in un paese come l’Italia, non solo l’abisivismo edilizio è la normalità ma addirittura l’abbattimento di un ecomostro un evento di tale rarità tanto da mobilitare le alte cariche istituzionali che, nell’occasione, sviolinano tutte le loro incoerenze.

Ecco quindi che l’abbattimento di uno scheletro di cemento che deturpa il paesaggio diventa un evento cui far assistere intere solaresche, un evento cui far passare in rassegna le varie autorità in alta uniforme. Non che non si debba gioire per l’abbattimento di quello scempio, anzi sono stato il primo a dire finalmente, ma l’auspicio non può che essere che questi eventi siano la normalità.

Numerosi gli abusi,  le speculazioni e le devastazioni del paesaggio e delle ricchezze naturalistiche  a cui si deve ancora dare una concreta risposta e su cui invece si tace. Senza contare quelli che sono in cantiere per essere realizzati. Lo stesso Vendola che stamane ha sviolinato la sua poesia contro la devastazione del territorio è a favore di progetti nefasti quali il TAP, ed anche il Sindaco Tanzarella, nel suo “breve” intervento paladino del paesaggio, è a capo di una amministrazione comunale che ha cementificato l’impossibile e continua a farlo. Stesso dicasi della cosi detta “opposizione” che oggi si lancia in incoerenti comunicati stampa dopo non aver mosso un dito contro una nuova colata di cemento da 131 mila metri cubi sulla costa, approvata con un solo voto contrario su 31.

La strada non può che essere quella che porta all’abbatimento di tutti gli ecomostri e le speculazioni edilizie sparse sul territorio, senza se e senza ma. Una strada che non può che prevedere un reale stop al consumo di territorio impedendo la realizzazione di nuovi insediamenti. Una strada che tanto l’amministrazione uscente, quanto la così detta opposizione hanno ampiamente dimostrato di non voler assolutamente percorrere.

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apr
10

Finalmente giù

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ostunipaesaggio10

Sarà pure sfruttato per propaganda elettorale, ma la demolizione dell’ecomostro di Villanova non può che essere una gioia per tutti. Quel fatiscente scheletro di cemento non è solo uno sfregio al paesaggio ma simbolo di mala amministrazione, speculazione ed illegalità. Sabato sarà quindi una festa a cui non si può non partecipare solo perchè un qualche politico ci “delizierà” del suo solito e reiterato sermone.

Insieme ad altri candidati del moVimento 5 Stelle non solo assisterò all’importante evento, ma garantiremo a tutti coloro che possiedono un accesso ad internet ma che non potranno essere in loco (penso anche ai tanti Ostunesi nel mondo) la stessa possibilità trasmettendo l’evento in streaming su questo blog e su www.ostuni5stelle.it. Spettarà a noi tutti far si che questo abbattimento sia davvero una svolta per la città e non la solita manifestazione elettorale fine a se stessa.
Comunicato stampa del moVimento 5 Stelle Ostuni:

TUTTI COL NASO IN SU: IL MOSTRO VIENE GIU’

Sfruttata per innumerevoli campagne elettorali, la notizia dell’abbattimento dell’ecomostro di Villanova è finalmente realtà. Il M5S di Ostuni non può che accogliere con infinita gioia il tanto atteso evento. Il rudere che deturpa quel tratto di costa, che lì troneggia da oltre trent’anni, sarà buttato giù sabato prossimo, con il coinvolgimento delle scolaresche di ogni grado.

Il MoVimento 5 Stelle di Ostuni assisterà all’evento e permetterà di farlo anche a chi rimane a casa, è a lavoro o comunque a chi dispone di un computer. L’evento verrà mandato in diretta streaming affinché tutti i cittadini, anche quelli che si trovano fuori Ostuni, possano sentirsi coinvolti. Basterà infatti collegarsi al sito: www.ostuni5stelle.it per assistere all’evento promosso da Legambiente.

«L’ecomostro di Villanova rappresenta una ferita rimasta aperta troppo a lungo per il paesaggio – dice Paolo Mariani – perché oltraggia gravemente la legge, l’ambiente ed i cittadini, e perché racchiude in sé il dramma di una mala amministrazione che ha rovinato, lungo tutti questi anni, la nostra splendida porzione di mondo. Abusivismo, speculazione, illegalità. Questa la miscela che ci ha condotto fin qui. Ora è momento di cambiare rotta: il MoVimento 5 Stelle di Ostuni decide di prendere questo momento come un punto di svolta. Una città dalle enormi ricchezze e potenzialità che ha bisogno di abbattere le pessime scelte amministrative che proprio l’ecomostro simboleggia».

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Legalità è tenersi per mano e andare lontano, la legalità. Una bella parola per viale pola, la legalità. Senti nell’aria c’è già la bella promessa che vola e che vaaaaa, ma poi alla fine ci si scorderààààààà. Legalità!

Ostuni ha ormai cambiato volto, dove ti giri ti giri bei faccioni sorridenti annunciano la bella novella. Chi ha scelto di puntare sulle dimensioni del manifesto, chi sulla diffusione massiccia, l’importante è che dove ti giri ti giri il tuo sguardo incroci le belle promesse per la consiliatura che verrà. Nessuno che vi racconta, invece, quanto ha fatto in questi anni, sarebbe un buon parametro per valutare l’attendibilità e la credibilità di cotante belle promesse.

La legalità è uno dei punti fermi di tutti i candidati “alternativi” all’amministrazione uscente. Una legalità che se promessa, evidentemente manca. Ma se manca cosa è stato fatto in questi anni dai tanti luminari presenti in consiglio comunale per denunciare tale mancanza.

lI lesto querelatore, ad esempio, immagino abbia fatto decine e decine di denuncie. Oppure decine e decine di comunicati o incontri per svelare la diffusa illegalità nella gestione della cosa pubblica nella città bianca. No? Non ditemi invece che oltre al “siete dei criminali – politicamente parlando” urlato in consiglio comunale nessun illustre consigliere di opposizione ha fatto “una beata minkia” (cit. Cettolaqualunque).

Eppure non si contano i principi del Foro presenti nell’assise comunale. Forse hanno lasciato fare per poter avere così un argomento da spendere in campagna elettorale?

La legalità non è un pulsante da schiacciare o rilasciare a seconda della convenienza della situazione. E’ un principio fondamentale per una civile convivenza, quando chi detiene il potere viola tale principio è dovere della cosidetta opposizione fare di tutto affinchè esso sia ristabilito immediatamente. A Ostuni evidentemente non è stato fatto, quindi delle due l’una o la legalità è stata ampiamente rispettata oppure la “opposizione” è stata incapace di svolgere il proprio lavoro e se è stata incapace, abbastanza ridicolo promuoverla a maggioranza di governo. Ma questo è argomento della prossima puntata: meritocrazia.

Categorie : Politica
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Don Peppe Diana era il parroco della parrocchia di San Nicola di Bari in Casal di Principe, in provincia di Caserta, sua città di nascita ed è stato anche un insegnante di liceo. È stato ammazzato dalla camorra dei Casalesi nel giorno di San Giuseppe, festa del papà, il 19 marzo 1994 nella sua chiesa, mentre si accingeva a celebrare messa. Aveva 36 anni. Don Peppe Diana fu affrontato da un camorrista che gli sparò 5 proiettili ammazzandolo all’istante. Il killer fu poi arrestato anche grazie al contributo di un testimone.

Don Peppe Diana nell’ambito delle sue iniziative anticamorra scrisse e diffuse, nel Natale del 1991, in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana un documento diventato poi simbolo della lotta contro il sanguinoso clan dei Casalesi: “Per amore del mio popolo”. Eccolo in versione integrale:

Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”. Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra

La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle

amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di

promozione umana e di servizio. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti.

- Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);

- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);

- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)

Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello

Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”. Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa. Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e

dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26). Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso, dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

Categorie : Società/Cultura
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mar
14

Pubbliche potestà

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cosimomele

Ricevo e volentieri pubblico queste interessanti osservazioni di Nicola Brescia ex segretario comunale di Carovigno, ricordando a tutti che Mimmo Mele sarà presente con una propria lista alle elezioni amministrative di Ostuni.

Le recenti disavventure di Cosimo Mele, attuale sindaco di Carovigno, con il Casinò di Venezia  non stupiscono chi, come me, ha avuto a che fare con lui.

Facevo il segretario comunale proprio a Carovigno, nel ‘ 97 quando era assessore e fu sospettato di pilotare spericolatamente appalti e concorsi pubblici (concorsi di cui non mi sono potuto occupare perché fui estromesso e sostituito nelle commissioni che avrei dovuto presiedere) per assecondare la sua inclinazione al tavolo verde. Non a caso fu denominata “Montecarlo” la correlativa operazione di polizia che, nel ’99 culminò con il suo arresto insieme al sindaco dell’epoca. Di quel procedimento l’unica conseguenza fu il defenestramento del segretario comunale escluso dalle commissioni di concorso. Dell’operazione “Montecarlo” infatti non si è saputo più nulla. Evidentemente gli inquirenti brindisini, forse troppo impegnati con i delitti della SCU, avevano dovuto occuparsi meno di quelli dei colletti bianchi –che, vivaddio! non sono crimini di sangue- lasciando inopinatamente prescrivere quello di Mele.

Lo avesse immaginato il presidente Berlusconi, anziché organizzare le sue cene eleganti ad Arcore avrebbe affittato una villetta a Santa Sabina. Ora agli amici Carovignesi non resta che sperare che il Sindaco, provato dalle note disavventure romane e temprato dalle conseguenti dolorose vicissitudini familiari, non si lasci vincere dalla tentazione -come gli inquirenti sospettarono avesse fatto quindici anni fa- di utilizzare le sue pubbliche potestà anche per fronteggiare in qualche modo le pretese creditorie del Casinò di turno. Infatti solo un’eventuale sua resipiscenza risolverebbe il problema -magari giurando a dita incrociate sulla testa dei suoi avversari politici- perché le istituzioni da decenni preferiscono dichiararsi impotenti!

Dalla copiosissima, centenaria produzione normativa di due Camere e dall’altrettanto fluente, forbitissimo lavoro interpretativo di una decina di giurisdizioni, per altro caratterizzato da una sperticata creatività quando si tratta di conculcare diritti, non si riesce ad enucleare uno straccio di principio dal quale si ricavi l’incompatibilità con gli incarichi pubblici di chi ha le conclamate cattive abitudini di Mele. E’ possibile? Mah! Stranezze da patrie del diritto.

Nicola Brescia

 

Categorie : Politica
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