Archive for inquinamento

lug
27

Al peggio non c’è mai fine

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Il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, sta organizzando un servizio di bus per portare i bambini del quartiere Tamburi a Lido Azzurro, per andare al mare e fare le vacanze. Il sindaco di Taranto infatti, con un’ordinanza, ha vietato l’accesso ai giardinetti del quartiere Tamburi. Lì c’è berillio. Un cancerogeno potentissimo che supera i limiti di legge. Il berillio è stato rinvenuto anche sul suolo dell’llva, come certificano le stesse analisi aziendali del 2005-6.

Ma questo “generoso” impegno del sindaco verso gli sfortunati bambini del quartiere tarantino, rischia di trasformarsi in una storia alla Fantozzi. A Lido Azzurro c’è una pineta contaminata da amianto.

Poveri bambini del quartiere Tamburi, destinati a respirare il benzo(a)pirene della cokeria Ilva. Diventano fumatori incalliti a cinque anni perché hanno inalato l’equivalente di cinquemila sigarette; ma è una stima per difetto perché si riferisce SOLO al benzo(a)pirene e non anche a tutti gli altri IPA cancerogeni. Quando giocano e si mettono le mani in bocca rischiano di contaminarsi da berillio. E se vanno in vacanza a Lido Azzurro per non toccare il berillio… cosa trovano? Un bel bosco contaminato da amianto.

Al peggio non c’è mai fine.

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mag
15

Eppur funziona

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Poco più di un anno fa venni a conoscenza della Biowashball una pallina con all’interno delle sferette di ceramica che, a dire dei produttori, permetteva di lavare i panni in lavatrice senza utilizzare detersivi. All’inizio ero dubbioso sulla effettiva efficacia di questo prodotto, ma visto che non aveva un eccessivo costo (poco più di 40€) decisi comunque di acquistarla per provarla. Risultato finale: da oltre un anno non utilizzo alcun tipo di detersivo.

La mia famiglia è composta da quattro persone comprese due bimbe che spesso non sono molto attente a non sporcarsi i vestiti. Eppure basta inserire tutto nella lavatrice insieme a questa pallina e alla fine del ciclo di lavaggio tutto esce pulito. Considerate anche che utilizzando questo sistema la temperatura massima che si utilizza è di 50° e quindi si risparmia anche parecchia energia. Naturalmente questa pallina, come tutti i detersivi, ha un pò di difficoltà con alcune macchie difficili e necessita di un ammorbidente, ma anche qui possiamo utilizzare prodotti ecologici e soprattutto economici. Come smacchiatore potete sciogliere del sapone di marsiglia in acqua calda, ovvero fate bollire dell’acqua in una pentola e mettetici dentro una saponetta di sapone di marsiglia lasciando bollire fino a quando non si sarà sciolta completamente. Potete versare un poco di questo prodotto sulle macchie difficili prima di mettere i capi in lavatrice insieme alla biowashball. Per quanto riguarda l’ammorbidente invece il consiglio è quello di utilizzare l’aceto, versandolo nell’apposita vaschetta della lavatrice. Un ottima soluzione avendo anche azione disincrostante ed anticalcare.

La biowashball ha una durata di tre anni durante i quali non dovrete più acquistare detersivi con un cospiquo risparmio di denaro, è consigliato ogni tanto porla alla luce diretta del sole per “ricaricare” le sferette e se tutto questo non vi basta quando non sta nella lavatrice può essere messa in frigorifero dove aiuterà a mantenere più freschi frutta, verdura, carne e pesce.

Non ho ben chiaro il meccanismo di azione di questa palla, come faccia a lavare i panni o mantenere freschi i prodotti in frigorifero, ne sò come faccia a ricaricarsi al sole. Sò però con assoluta certezza che da oltre una anno, da quando la utilizzo, non acquisto e non faccio più uso di detersivi, smacchiatori e ammorbidenti e questo mi permette di rispettare l’ambiente e il mio portafoglio. Quindi anche se non sò tante cose posso tranquillamente dire Eppur funziona.

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mag
04

Taranto futura

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Mentre procede a gonfie vele la raccolta firme a sostegno dell’Acqua Pubblica, un altra importante campagna  referendaria sta riscuotendo il dovuto e sperato consenso. Mi riferisco alla raccolta firme organizzata nella città di Taranto a sostegno di un referendum per la chiusura/riconversione dell’ILVA promosso dal comitato per la tutela della salute e del lavoro “Taranto futura”. 1800 le firme raccolte nello scorso week end, un risultato eccezzionale e molto importante che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i cittadini Tarantini molto più di chi da decenni li amministra e li governa hanno ben conscia la necessità di risolvere definitivamente questo problema per poter pensare e programmare il loro futuro.

Taranto è stata  sacrificata in favore di un industria che ha prodotto profitti per pochi e distruzione e miseria per molti. Anni fa parlando del problema con amici mi diedero del pazzo quando sostenni che se lo stato da un lato disponesse la chiusura dell’ILVA e dall’altro si ofrrisse di pagare comunque lo stipendio a tutti i lavoratori coinvolti alla fine risparmierebbe un sacco di denaro ed è quindi con immensa gioia che oggi osservo questa iniziativa speranzoso che l’intera città la sostenga con forza. In primis i lavoratori, perchè è stato proprio il ricatto occupazionale a condannare questo popolo.

La chiusura/riconversione dell’ILVA è l’unica possibilità per riscattare questa città, è l’unica possibilità per dare a questo popolo un futuro, per ipotizzare una Taranto futura.

A TARANTO ABBIAMO:

Il maggiore inquinamento registrabile a livello europeo che produce il maggior numero di malattie mortali, tumori dei polmoni e del sangue, lesioni respiratorie, ecc.; dalle misurazioni ufficiali il 92% della diossina emessa dalle industrie italiane proviene dall’Ilva di Taranto; dal Registro dei Tumori salentino emerge un aumento del 30% dei tumori a Taranto rispetto alla media regionale.

Un altissimo livello di sottosviluppo economico e disoccupazione, dato dalla crisi dell’acciaio, dell’indotto e dalla mancanza di alternative sviluppate, ingiustificato rispetto alle dimensioni e ai profitti di un’azienda così grande.

Un elevato impoverimento culturale, conseguenza dell’annullamento di iniziative rivolte alla storia, all’arte, alla letteratura, alle tradizioni, ecc.

Un enorme spreco delle risorse del territorio, un ambiente ai minimi termini, acqua ad aria inquinati, agricoltura e pesca di bassa qualità, porto e turismo svalutati e impraticabili, penalizzati da un paesaggio fatiscente a causa di un’enorme struttura industriale visivamente opprimente e oggettivamente ingombrante.

A TARANTO VOGLIAMO:

La salute: non possiamo pensare che le malattie sono il costo del lavoro e della sopravvivenza.

Lavoro per vivere e non per morire.

Avviare attività che portano profitti, lavoro, valore aggiunto e qualità della vita, adatte al nostro patrimonio, alla nostra storia e alle nostre risorse (porto turismo cultura pesca mitilicoltura agricoltura artigianato archeologia).

Una città bella da vedere e da visitare, che sia considerata e trattata come merita.

La vivibilità, ovvero camminare per le strade senza vedere gli edifici sporchi di minerale, e incontrare le persone senza parlare di morti ammalati o infortunati sul lavoro.

Costruire un futuro migliore e alternativo, per evitare la condanna che è stata scelta per questa città 40 anni fa, che ora non ci sta più bene.

Dare una possibilità alle nuove generazioni, che possano scegliere di costruirsi un futuro a Taranto e che non siano costretti a cercare una vita migliore altrove.

referendumilva.wordpress.com

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mag
03

Lettera aperta a Vendola

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Ricevo e volentieri pubblico questa lettera scritta da una famiglia vittima del petrolchimico di Brindisi ed indirizzata al Presidente Vendola.

Egregio Presidente della Regione Puglia
On Nichi Vendola,

mi chiamo Rosangela Chirico, sono nata 41 anni fa a Ceglie Messapica, dove abito e cerco di guadagnarmi da vivere facendo l’artista.  13 anni fa mio padre Donato è deceduto per un Cancro al fegato. Aveva lavorato per oltre 20 anni al petrolchimico di Brindisi, dove aveva inalato il Cloruro di Vinile Monomero (CVM). Alla fine degli anni ‘90 la Procura della Repubblica di Brindisi aveva aperto un’inchiesta per le morti e le malattie di decine e decine di lavoratori come mio padre, ma nel 2004 ha deciso l’archiviazione del procedimento per le ipotesi di reato contro le persone. Con i familiari delle vittime, riunite nel movimento “Vittime del Petrolchimico” e con il sostegno di Medicina Democratica, dovemmo fare diversi sit-in in piazza a Brindisi ed anche davanti al Tribunale per ottenere che l’archiviazione, annunciata in TV circa un anno prima, fosse notificata alle parti lese per poter fare opposizione. Ma nonostante le evidenze scientifiche, compreso un pronunciamento della IARC (International Agency for the Research on Cancer) che nel 2007 ha incluso gli epatocarcinomi del fegato tra i tumori provocati dal CVM, il Giudice per le indagini Preliminari ha archiviato le accuse.

In sede civile è in corso un procedimento di risarcimento che riguarda mio padre, è in corso da oltre 10 anni. Di recente, dopo il deposito di una perizia di ufficio e delle controdeduzioni, la causa è stata aggiornata al 2012.

Non pretendo di avere ragione a tutti i costi ma chiedo di avere risposte scientificamente fondate e in tempi ragionevoli. La mia famiglia con le altre confidava nella magistratura, almeno nei suoi poteri di indagine grazie soltanto ai quali oggi si effettuano ricerche epidemiologiche perché le ASL in Puglia non producono studi sugli effetti delle esposizioni nocive né sulle popolazioni né sui lavoratori.

Due anni fa alcune Associazioni (Medicina Democratica e Salute Pubblica) si rivolsero a Lei per ottenere che gli Enti Regionali che hanno i dati (ASL, ARPA, Osservatorio Epidemiologico) rianalizzassero  le  coorti del Petrolchimico di Manfredonia e Brindisi. La Procura della Repubblica di Venezia lo ha fatto ed ha dimostrato che lì sono morti 80 lavoratori in più rispetto ad i loro compagni impiegati negli uffici.

Un Senatore della Repubblica, il Prof Antonio Gaglione, ha rivolto una interrogazione al Ministro della Salute, il quale ha risposto, evidentemente dopo essersi consultato con l’Istituto Superiore di Sanità, detentore dei dati di quelle coorti di lavoratori, che la ri-analisi non serve perché non si deve dimostrare nient’altro.

Il 30 aprile si apre a Bari il processo di appello per i morti e le malattie al Petrolchimico di Manfredonia (almeno lì un processo si è fatto ed un appello si sta facendo).

Non mi risulta che la richiesta di riesaminare le coorti dei lavoratori abbia trovato accoglienza da parte della Regione. Eppure il Direttore dell’ARPA, professore Assennato, aveva offerto la sua disponibilità dal momento che i dati di Brindisi sono in suo possesso.

Mi sembra di sentire già le voci di quanti considerano queste questioni “acqua passata”. E invece credo che l’entità dei danni non è stata neppure minimamente ricercata per una assurda volontà di occultamento, come se oltre il danno subito ed il tributo di vite umane pagato, si debba stare in silenzio, senza pretesa di risarcimento e pronti ad accogliere altre stragi, quelle future e quelle in corso (quando si studierà la coorte di Taranto?).

Ma questa conoscenza non serve solo a dare dignità alla nostra terra, ma anche a dare una possibilità di successo alle famiglie di chi non c’è più negli estenuanti giudizi contro l’INAIL e le proprietà degli impianti che si dissolvono col tempo in mille passaggi societari.

Egregio Presidente, questa storia, per quanto mi riguarda e credo per quanto riguarda tanta gente, non sarà mai “acqua passata”, non solo perché interessa migliaia di famiglie, ma perché riguarda la dignità di una Regione che si vuole, nonostante tutto, “migliore”.

In attesa di un cortese e pubblico riscontro Le porgo distinti saluti.

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Categories : Giustizia
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mar
20

Taranto città morente

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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In questi giorni di campagna elettorale ho notato un manifesto in cui si afferma che a Taranto si sono “ridotti dell’80% i veleni più pericolosi”. Se bisogna dare atto al Governatore uscente di essere stato il primo nella storia ad aver affrontato questo drammatico problema non si può certo iniziare questo quinquennio da questo presupposto che, a quanto mi risulta, non corrisponde a vero. Abbattere le emissioni nocive nel Tarantino, così come nel Brindisino, in modo da conciliare tra loro sviluppo, ambiente, salute e soprattutto qualità della vita è un obbiettivo da raggiungere a tutti i costi e bisogna essere consapevoli che ancora non si è fatto gran che ma  si è appena iniziato.

La città di Taranto con i suoi 219.000 abitanti, è stata ufficialmente dichiarata zona ad alto rischio ambientale. In realtà si è andati ben oltre la semplice ipotesi di “rischio”. Dal 1960 ad oggi il territorio è stato letteralmente piegato e brutalizzato alle assurde esigenze industriali. Nulla si è salvato: i mari (Piccolo e Grande), le falde, le sorgenti sottomarine di acqua dolce e quelle terrestri, i terreni e l’atmosfera… ed ovviamente la salute di molti e molti cittadini e tutte le creature viventi in questo teritorio avvelenato. A tutto questo bisogna aggiungere la presenza della Marina Militare, con le sue 2 basi navali, le sue navi, i sottomarini e poi c’è l’arsenale militare: un impianto obsoleto, sciattone ed inquinatore, che ha assoggettato l’urbanistica della città a esigenze oramai senza piu senso…

Taranto è una città che lentamente muore, una emergenza ambientale ignorata, perchè è stato deciso che questa città è strategica alla causa e agli interessi della nazione.La verità è che i profitti vanno agli  industriali del nord-Italia; l’alito pesante, la voce rauca della morte rimane invece sui marciapiedi disseminati di polveri minerali.Una  “vocazione” quella industriale estranea alla cultura, alla storia di questa città che vuole essere stata fondata da antiche popolazioni giunte dalla Grecia 800 anni prima che nascesse Cristo…

Opporsi a questo stato di cose è molto dura, è come fare l’arrembaggio ad un muro altissimo…un muro senza finestre… senza dialogo, senza interlocutori…. Oggi Taranto si spopola sempre di piu, infatti sono tanti i cittadini che ormai vendono casa per andare a vivere a 20-30 km di distanza, dove la diossina del camino E-312 si spera, non arrivi fino li…. si perchè qui le ciminiere non si stagliano lontane all’orizzonte, quelle maledette industrie sbuffanti sono state costruite dentro la città, fra le case dei suoi abitanti, a pochi metri (leggasi metri) dai bambini che si rincorrono ignari nell’eterno gioco della vita…

Polveri alle stelle è un documentario collettivo della durata di trentasei minuti che, attraverso immagini, testimonianze e interviste, pone in risalto lo stato di degrado ambientale in cui versa Taranto. Il ritratto di una città soggiogata dal ricatto occupazionale della grande industria. Si parla delle conseguenza della diossina sulla salute dei tarantini, delle condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti industriali, dei disagi che l’inquinamento provoca quotidianamente agli abitanti del quartiere Tamburi e all’intera città, del destino spesso segnato di chi lavora nella grande industria. Potete vederlo sia nel player all’inizio di questo post sia su Iapra Tv on Vimeo

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mar
03

Cosa si nasconde dietro i rifiuti

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Riporto questo articolo che parla di quanto riscontrato a Chiaiano, centro cittadino alle porte di Napoli dove i cittadini (camorristi per i media nazionali) hanno cercato in tutti i modi di difendere il proprio territorio e il proprio futuro dalle scelte scellerate di una politica becera e collusa. Mentre leggerte potreste trovare nomi di società noti anche dalle nostre parti, non ponetevi dubbi sono proprio loro.

Chiaiano, discarica nel centro cittadino, una discarica ancora presidiata dal comitato civico sorto per combattere questo ecomostro. I cittadini non la vogliono questa discarica, troppo vicina alle loro case, una discarica fuori da ogni legge e buon senso. I cittadini hanno paura ed hanno ragione ad avercela.

Rifiuti radioattivi dagli ospedali napoletani direttamente nella discarica tanto discussa.

Due autocompattatori sequestrati dalla polizia all´ingresso della discarica di Chiaiano. Le apparecchiature in dotazione all´esercito, e poi quelle dei vigili del fuoco del Nucleo Nbcr (Nucleare, biologico, chimico, radiologico), hanno confermato la presenza di Iodio 131, sostanza radioattiva usata per la cura delle neoplasie della tiroide. I due autisti degli Iveco bloccati, di proprietà della ditta di smaltimento Enerambiente spa, azienda di recentissima costituzione (2007), derivata per scissione societaria da SLIA S.p.A. che le ha conferito le attività di servizi ecologico – ambientali, raccolta rifiuti, pulizia delle città, progettazione, realizzazione e gestione impiantistica del trattamento, lavorazione, recupero e trasformazione dei rifiuti. Il company profile che segue è descrittivo delle attività e del know how di SLIA S.p.A., che ha travasato in ENERAMBIENTE S.p.A. sostanzialmente tutta la sua struttura operativa. SLIA S.p.A. venne costituita con lo scopo di gestire appalti pubblici ed in particolare appalti di servizi di igiene urbana e di gestione dei rifiuti, operando in questo campo sin dal 1951. Nello smaltimento dei rifiuti solidi, a mezzo della tecnologia del processo DANO (più di 200 impianti in tutto il mondo), la SLIA è impegnata da oltre 50 anni. L’azienda, fondata a Roma da un gruppo di imprenditori locali (l’acronimo SLIA sta per Società Laziale Imprese ed Appalti) è stata poi rilevata da un gruppo industriale veneto. Il 3 novembre 2008, il giudice monocratico di Roma, Francesco Patrone, condannava Francesco Rando , braccio destro di Cerroni e responsabile della Giovi s.r.l ma detentore anche di una larga quota nell’allora SLIA S.p.a, per la gestione della discarica di Malagrotta, un anno di reclusione, 15 mila euro di ammenda nonché al risarcimento dei danni morali e patrimoniali da liquidarsi in sede civile a favore di alcune delle parti lese costituitesi al processo. Si trattava in particolare del gruppo Verdi ambiente e società, di due comitati cittadini di Malagrotta e del Wwf.

Motivo della condanna, lo smaltimento «senza alcuna autorizzazione” di “rifiuti pericolosi derivanti dal trattamento chimico-fisico del percolato e dei fanghi conferiti dall´Acea nell´ottobre 2004», in violazione dei decreti legislativi 22/97 e 36/2003. Inoltre Rando è accusato di aver violato, nel maggio 2005, le procedure di ammissione in discarica «di rifiuti speciali senza che vi fosse la documentazione e senza alcuna verifica degli stessi rifiuti, di cui lo stesso sarebbe anche stato produttore». Oggi, la ditta Enerambiente Spa, autorizzava lo smaltimento di rifiuti radioattivi, di origine ospedaliera, nella discarica di Chiaiano

IODIO 131. Scatta l’allarme, per la tanto discussa discarica di Chiaiano, che proprio oggi festeggia il suo primo anniversario dall´apertura. Sembra, però, che a distanza di dodici mesi dal via libera per gli autocompattatori a cupa dei Cani, c´è chi cerca di far entrare rifiuti proibiti a tutto danno dei residenti. Gli autisti hanno accennato a qualcuno che di fatto ha autorizzato il carico nella “zona ospedaliera” della città. È bene dire a chi sta indagando che l’ospedale di Frattamaggiore, il San. Giovanni di Dio ha, per mezzo di una circola interna, autorizzato il personale infermieristico a smaltire i rifiuti organici dei malati nelle acque reflue.

Intanto sono in crescita nel casertano leucemie, soprattutto a livello infantile, e forme tumorali accertate. L’allarme viene dai medici di base e viene riportato dall’assessore regionale all’ambiente Walter Ganapini, che afferma: “La priorità è la bonifica dell’intera area (di 22 ettari), il primo di cinque siti campani su cui intervenire”. Indagherà l’Arpac della Campania, indagherà mentre qualcuno sta indagando su di essa attraverso alcuni esponenti politici di spicco candidati alle prossime elezioni regionali, una fra tutte, lady Mastella.

Inoltre ricordiamo che di fiumi di soldi, per bonificare le terre campane, nel corso degli anni ne son passati tanti, ma gli appalti, per la bonifica sempre agli amici andavano.

Giorgio Nugnes, ex assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del Comune di Napoli si suicidava, impiccandosi in un sottoscala, aveva 48 anni. Era coinvolto nell’inchiesta della procura partenopea sugli scontri avvenuti nel quartiere di Pianura, durante le manifestazioni anti discarica. Nugnes venne istigato al suicidio, si parla di servizi segreti, si profila l’eventualità, da parte degli acquirenti, che Nugnes fosse venuto a conoscenza della tratta dei rifiuti che aveva in mente al governo per la sua Pianura e avesse detto no.

Abbiamo impiegato decenni per convincerci che nella nostra penisola viveva e prolificava un virus chiamato mafia.

Abbiamo dovuto assistere a morti su morti, a bombe su bombe per riuscire a varare leggi sulla criminalità organizzata. Interi decenni e nel mentre si polemizzava sulla realtà mafiosa la mafia, cresceva nel nostro seno come una serpe velenosa. Poi ci siamo convinti, la mafia esiste.

Roberto Saviano ci ha parlato attraverso Gomorra, ci ha detto che la mafia in Campania si chiama camorra, ci ha detto che tra mafia e camorra non c’è differenza, entrambe, fanno patti con la politica. Abbiamo forse capito che la mafia e la camorra e l’n'drangheta non sono solo quelle che lasciano morti sull’asfalto, ma che sono soprattutto ombre dentro gli appalti, e gli appalti si aggiudicano sui tavoli istituzionali. Sono i politici a firmare la concessione degli appalti: edilizia, rifiuti, gestione delle acque, gli appalti per rifornire gli ospedali, le mense delle scuole, che gestiscono i cimiteri, che riforniscono i supermercati o le campagne con i loro fertilizzanti.

L’imprenditoria è quindi la vera mafia, la vera camorra, la vera n’drangheta. L’imprenditoria ha bisogno di soldi, fondi, finanziamenti, ed è qui, che la mano criminale si stringe con la mano politica. Roberto Saviano ci ha convinti, con prove e dati di fatto che non esistono confini regionali, nei grandi affari nazionali esistono regioni comandate da diversi padrini ma con gli stessi compiti. Pilotare, indurre, controllare, monopolizzare. Sappiamo che sotto le cliniche di Milano, progettate e appaltate attraverso il tavolo istituzionale della regione e sotto lo schiaffo del consiglio dei ministri italiano si nascondevano rifiuti tossici. I pm stanno ancora indagando, tra un anatema e l’altro, tra continui tentativi di sabotaggio. Sappiamo che l’Italia spedisce rifiuti tossici in Germania, in Africa, in Cina, spesso li riceviamo da altri stati. Questo è possibile solo attraverso la politica che firma le concessioni alle ditte dei loro amici.

Quel che sta accadendo in Campania, sta accadendo in tutta Italia.

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feb
24

L’oca

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Stamane alle ore 8.30 ricevo una telefonata di un amica: “c’è una piattaforma enorme con una gru in mezzo al mare”. A dire il vero stavo ancora dormendo quindi c’ho messo un pò a capire di cosa stava parlando. Poi ho pensato: ieri avrebbero dovuto discutere il ricorso presentato dalla contro le autorizzazioni date alla Northen Petroleum, vuoi vedere che è stato rigettato e sono partiti coi lavori. Ho immediatamente chiamato un amico di Ostuni comunicandogli la cosa e chiedendogli di appurare che cosa diavolo era che stava in mezzo a mare. Giancarlo si è precipitato insieme ad un fotografo riuscendo a fare degli scatti quando questo mostro passava davanti a Villanova. L’immagine è d’impatto: a pochi Km dalla costa una enorme piattaforma con una gru ancora più grande viene trainata in direzione nord. Nel frattempo mi reco sulla costa con la videocamera per cercare di filmare quella strana cosa da più vicino (la foto è stata fatta da ostuni). Mentre percorro la strada provinciale per Villanova mia figlia di 9 anni, vedendo quello strano oggetto in mare mi dice: “sembra un’oca gigante”, “Se è quello che temo, qui le oche finiamo che le facciamo noi”.

Ma che diavolo è, non siamo esperti di imbarcazioni e non possiamo dire con certezza di che cosa si tratta. Nel frattempo ci confermano che il ricorso della regione è stato rigettato e quindi cominciamo ad ipotizzare la presenza di questa oca una strana coincidenza.  Cerchiamo inutilmente un’imbarcazione che ci porti vicino per verificare esattamenete di che cosa si tratta. Intanto inizia il tam tam, l’oca viene avvistata da Monopoli e Polignano, ma ancora nessuno sa dire con esattezza che cosa sia.  Finalmente nel pomeriggio troviamo la disponibilità di una natante, ma nel frattempo l’oca dalle nostre coste non si avvista più. Cerchiamo di scoprire dove si trova. Ci dicono che neanche da Monopoli si vede più, infine scopriamo che è all’altezza di Mola di Bari. E’ troppo lontana per andarci partendo dal porto di Villanova. Rinunciamo anche perchè pare che abbia superato le aree concesse alla Northen Petroleum e ci viene il dubbio che con questa cosa non c’entri nulla.

Allora ci rivolgiamo alla rete: per favore se c’è qualcuno che sà dirci che diavolo è questa specie di oca ce lo faccia sapere.

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feb
08

Che fine fanno i rifiuti elettronici?

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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La tecnologia è ormai diventata l’ombra, se non la personificazione del tutto, di ogni singolo individuo. Non possiamo farne a meno. In particolare, abbiamo legato le nostre vite a doppio filo con i computer dai quali sembriamo non poter più prescindere. Ma quando diventano inutilizzabili, quando sono tecnologicamente superati, come si dice in gergo obsoleti, non sappiamo che fine facciano.

L’Onu ha calcolato che ogni anno si producono 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici in tutto il mondo, ovvero più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti nell’intero pianeta. Da più parti si è sentito dire che quello che è vecchio qui da noi, nell’opulento occidente, in realtà è innovativo in Africa; quello che dalle nostre parti è inutilizzabile, si trasforma in risorsa preziosa nel continente nero.

Read More→

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