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Archive for inquinamento

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Fortemente inquinato

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fortementeinquinato

Per il secondo anno consecutivo, Goletta Verde di Legambiente verifica un forte inquinamento in prossimità dello sbocco del depuratore di Ostuni in località Villanova. Le analisi rrilevano una forte presenza di batteri intestinali, di molto superiori ai valori di sicurezza previsti dalla normativa vigente. Nessuna analisi e quindi nessuna notizia su eventuali altri agenti inquinanti: sostanze chimiche, saponi, ecc.

La cosa non deve sorprendere visto che, come noto, il depuratore di Ostuni non è in grado di sopportare il carico di lavoro a cui è sottoposto, ne in situazione normale quando deve soddisfare solamente le esigenze della popolazione residente ne, tanto meno, durante la stagione estiva quando le presenze sul territorio arrivano persino a quintuplicarsi.

Non a caso è previsto un potenziamento dell’impianto. Progetto già in elenco tra i tanti previsti dall’acquedotto pugliese, gestore dell’impianto, ma che attende di essere realizzato come i tanti interventi previsti sui depuratori di tutta Puglia la cui situazione è, a dir poco, disastrosa.

Ma se l’acquedotto pugliese latita, la politica locale dorme e così di fronte alle rilevazioni di Goletta Verde, lo scorso anno il sindaco Tanzarella e quest’anno – a conferma del cambiamento avviato – il sindaco Coppola, la risposta è sempre la stessa. Invece di pretendere dall’acquedotto la risoluzione del noto problema fonte di inquinamento, forti rischi sanitari per la popolazione nonché un considerevole danno di immagine si limitano a minimizzare la problematica e a criticare la diffusione di questi dati.

Un paradosso per la “nuova” amministrazione giustamente preoccupata per il rischio sversamenti in mare che potrebbero nascere da una vasca di decantazione prevista a ridosso della spiaggia del Pilone, ma totalmente indifferente a reali fiumi di merda che concretamente si riversano in mare ogni anno.

Categorie : Ecologia/Ambiente
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Da Wikipedia: “In natura è un materiale molto comune. La sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa lo rendono adatto come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco, ma la sua ormai accertata nocività per la salute ha portato a vietarne l’uso in molti Paesi. Le polveri contenenti fibre d’amianto, respirate, possono causare gravi patologie, l’asbestosi per importanti esposizioni, tumori della pleura (ovvero il mesotelioma pleurico), e il carcinoma polmonare. L’amianto è stato utilizzato fino agli anni ottanta per la coibentazione di edifici, tetti, navi (ad esempio le portaerei classe Clemenceau), treni; come materiale per da costruzione per l’edilizia sotto forma di composito fibro-cementizio (noto anche con il nome commerciale Eternit) utilizzato per fabbricare tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie, ed inoltre nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici, parti meccaniche, materiali d’attrito per i freni di veicoli, guarnizioni), ma anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni.”

Quant’è l’amianto abbandonato nelle campagne di Ostuni nelle numerose discariche, piccole e grandi, disseminate nel territorio? Quanti i manufatti in Eternit  ancora in utilizzo come tettoie, serbatoi dell’acqua, canne fumarie, ecc? Quella dell’amianto è da considerarsi una vera e propria bomba ecologica che mette a serio rischio la salute dei cittadini.

Materiale in fase di disgregazione abbandonato sul territorio dissemina fibre di amianto, grazie anche al vento, su una vasta superficie e non è affatto difficile che queste, con la respirazione e/o l’alimentazione, entri nel organismo umano. Materiale ancora in uso, ma realizzato molti anni or sono, non più in grado di garantire la propria integrità e, di conseguenza, sicurezza.

E’ di fondamentale importanza che si ponga attenzione a questa problematica e si mettano in atto tutte le misure necessarie alla sua suoluzione. In primis una bonifica del territorio andando a rimuovere in sicurezza i manufatti contenenti amianto abbandonati sul territorio. Contestualmente la predisposizione di un piano pluriennale sull’amianto che parta dal censimento di tutti i manufatti ancora in utilizzo e, con appositi fondi incentivanti, prevedere la loro dismissione/sostituzione. I proprietari di tali prodotti dovranno fare la loro parte sia rendendo noto l’esistenza degli stessi sia contribuendo economicamente alla rimozione e smaltimento, allo stesso modo l’amministrazione comunale dovrà trovare i fondi per contribuire in parte a tali spese con appositi stanziamenti, nonchè a provvedere direttamente per quei manufatti che risulteranno essere di proprietà comunale.

Il non affrontare questa problematica ha sino ad ora prodotto come risultato l’abbandono dell’amianto sul territorio da parte di gente senza scrupoli che ha pensato così di risparmiare denaro. Le consegenze sono oltre all’inquinamento un danno economico notevole per il comune che, prima o poi, si troverà costretto a smaltire a proprie spese (quindi nostre) tali rifiuti.

Categorie : Ecologia/Ambiente
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Aixa Cano, una bambina di cinque anni, ha verruche pelose in tutto il corpo. La sua vicina Camila Verón, di due anni, è nata con varie malformazioni. I medici hanno detto alle madri che i pesticidi potrebbero essere la causa.

Abbiamo già affrontato su questo blog il tema dei diserbanti e delle politiche industriali della Monsanto. Con Ostuni 5 Stelle abbiamo anche organizzato una serata ad ‘oc sull’argomento dopo aver saputo dell’utilizzo di questi prodotti nell’area degli orti extra-urbani.

Oggi vi voglio proporre la lettura di questo articolo.

La Associated Press ha documentato decine di casi nelle province agricole dove si impiegano sostanze tossiche in modi che non erano stati previsti dalle normative segnalate dalla scienza o che sono state specificamente proibite dalla legge, e in un contesto dove ci sono pochi controlli da parte dello stato. Il vento trascina le sostanze tossiche, che vengono sparse sulle scuole e case dopo aver contaminato le fonti di acqua. I braccianti agricoli manipolano le sostanze senza le protezioni necessarie e la gente raccoglie acqua in contenitori che prima contenevano i pesticidi e che avrebbero dovuto essere distrutti.

Adesso i medici avvertono che l’uso incontrollato di pesticidi può essere la causa dei crescenti problemi di salute che stanno vivendo i 12 milioni di persone che vivono nella vasta regione agricola dell’Argentina.

Il glifosato, componente chiave dei pesticidi Roundup della Monsanto, è una delle sostanze chimiche più usate al mondo per eliminare le erbacce.

L’Argentina ha adottato il modello Monsanto, ma l’applicazione delle norme di sicurezza è variabile, visto che nella regolamentazione dell’agricoltura hanno la precedenza le 23 province, che hanno diverse normative. Spargere pesticidi è vietato a meno di 3 km dalle zone abitate in alcune province però è permesso fino a 50 metri in altre. Un terzo delle entità territoriali non prevede alcun limite e la maggior parte non ha politiche dettagliate per l’adempimento delle norme.

Il dottor Damian Verzenassi, direttore del programma di Ambiente e Salute della facoltà di medicina dell’Università Nazionale di Rosario, ha deciso di cercare la ragione dell’aumento dei casi di cancro, anomalie congenite e aborti negli ospedali argentini.

“Non siamo andati a cercare problemi nei prodotti agrochimici”, ha detto il medico. “Abbiamo cercato di scoprire quello che stava succedendo alla gente”.

Dal 2010, è stato realizzato uno studio epidemiologico casa per casa che ha incluso 65.000 persone nella provincia di Santa Fe e ha dimostrato che la percentuale dei casi di cancro sono tra due e quattro volte la media nazionale, inclusi il cancro al seno, alla prostata e al polmone. Inoltre sono stati rilevati alti indici di disturbi alla tiroide e problemi respiratori cronici.

“Può esserci una correlazione con i pesticidi tossici”, ha detto Verzenassi. “Fanno le analisi di tossicità sull’ingrediente principale, ma non hanno mai studiato le interazioni tra tutti gli elementi chimici che stanno utilizzando”.

Il medico María del Carmen Seveso, che dirige da 33 anni le unità di terapia intensiva e le commissioni di etica negli ospedali del Chaco, si è allarmata vedendo che dai certificati di nascita, le anomalie congenite dei neonati erano quadruplicate, da 19.1 a 85.3 per ogni 10.000 nascite, da quando era stata approvata la semina di coltivazioni geneticamente modificate un decennio fa.

Impegnata a trovare le cause, Seveso e la sua equipe medica ha intervistato 2.051 persone in sei paesi del Chaco. Ha riscontrato che ci sono più malattie e anomalie nelle popolazioni agricole rispetto ai paesi di allevatori. A Avia Terai, il 31% degli intervistati ha dichiarato di avere un familiare che ha contratto il cancro nell’ultimo decennio, rispetto al 3% del vicino paese di allevatori di Charadai.

Visitando questi villaggi circondati da coltivazioni, la AP ha trovato tracce di sostanze chimiche in zone dove si suppone non dovessero essercene.

Lo studio ha individuato malattie che, secondo il dottor Seveso, prima non erano comuni, come anomalie genetiche, malformazioni cerebrali, spine bifide, cecità o sordità, lesioni neurologiche, sterilità e problemi non comuni della pelle.

Aixa Cano, una bambina di cinque anni, ha verruche pelose in tutto il corpo. La sua vicina Camila Verón, di due anni, è nata con varie malformazioni. I medici hanno detto alle madri che i pesticidi potrebbero essere la causa.

“Mi hanno detto che è stato quello che ingeriva, che sta nell’acqua perchè gettano molto veleno qui vicino”, ha detto la madre di Camila, Silvia Achaval, parlando di sua figlia. “Quelli che dicono che gettare il veleno non produce alcun effetto, non so che senso abbia, perchè lì ci sono le prove”.

È quasi impossibile dimostrare che l’esposizione a una sostanza chimica specifica può aver causato il cancro o malformazioni congenite in una persona. Però, come altri medici, la Seveso dice che i risultati a Chaco rendono necessaria una inchiesta rigorosa da parte del governo.

Il suo rapporto di 68 pagine, tuttavia, è stato archiviato per un anno al Ministero della Salute di Chaco. Alla fine, è filtrata una copia che è stata distribuita attraverso internet.

“Ci sono cose delle quali non si parla, cose che non vengono ascoltate”, ha detto la Seveso.

Gli scienziati dicono che solo studi più approfonditi, a lungo termine, possono escludere che i pesticidi siano la causa di queste malattie.

“È per quello che facciamo studi epidemiologici di malattie cardiache, problemi legati al fumo e di ogni altro tipo”, ha detto Doug Gurian-Sherman, ex responsabile dell’Agenzia di Protezione Ambientale americana che adesso collabora con la Union of Concerned Scientists. “Se ci sono indizi che rivelano gravi problemi di salute, non bisogna aspettare di avere prove assolute per prendere delle contromisure”.

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Segnala la discarica

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Inizia oggi un importante iniziativa di Ostuni 5 stelle: Segnala la discarica.

Nel nostro territorio purtroppo vi sono rifiuti abbandonati in molti luoghi alcuni di particolare pregio naturalistico e paesaggistico. Gli organi di controllo non hanno spesso le risorse necessarie per un capillare controllo che possa prontamente identificare rifiuti abbandonati o discariche abusive ed in oltre spesso la burocrazia rende la bonifica un processo lungo e tedioso che sovente cade nel dimenticatoio.

Ne è un classico esempio una discarica abusiva in località Lamacornola, all’interno del Parco delle Dune costiere, individuata e posta sotto sequestro già due anni fa e che ancora oggi risulta essere nelle medesime condizioni.Con l’iniziativa “Segnala la discarica” Ostuni 5 Stelle chiede ai cittadini di segnalare appunto discariche abusive e rifiuti abbandonati prendendosi loro l’onere di sollecitare le autorità preposte per una pronta bonifica.

Per le segnalazioni è possibile usare un apposito modulo on line (qui) oppure telefonando al nr 392.4437912. Di fondamentale importanza dare indicazioni precise per individuare l’area interessata.

Per la discarica di Lamacornola si è giàprovveduto sia ad un reportage fotografico sul luogo sia a sollecitare l’intervento di bonifica tramite una istanza inviata a diversi organi competenti in materia (link)

Adesso tocca voi. Sotto con le segnalazioni.


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Ricevo da Salute Pubblica e volentieri diffondo.

Le mamme che dal 2001 al 2010 hanno partorito bambini con malformazioni congenite sono state esposte, nel periodo della loro gravidanza che va dalla terza alla ottava settimana, ad una concentrazione di anidride solforosa (SO2) più elevata delle mamme che hanno partorito negli stessi anni bambini in buona salute. E’ questa la conclusione dell’articolo pubblicato nei primi mesi del 2014 sulla rivista scientifica Environmental Research da un gruppo di ricercatori composto da epidemiologi, fisici dell’atmosfera, biologi di alcuni istituti del CNR di Pisa, Lecce e Bologna e neonatologi della ASL di Brindisi. (Congenital anomalies among live births in ahigh environmental risk area— A case-control study in Brindisi (southern Italy) Emilio Antonio Luca Gianicolo, Cristina Mangia, Marco Cervino, Antonella Bruni, Maria Grazia Andreassi, Giuseppe Latini).

Sono stati considerati nell’analisi 189 casi di anomalie congenite (AC), di questi 81 sono stati i casi con anomalie congenite cardiache (ACC) e 44 con difetti del setto ventricolare (DSV) (gli autori hanno escluso da questo lavoro i casi di anomalie cromosomiche coincidenti). Le concentrazioni degli inquinanti sono generalmente più alte tra i casi rispetto ai controlli, con differenze maggiori che si riscontrano tra le ACC. I modelli con variabile di esposizione continua mostrano incrementi di rischio che tuttavia non sono statisticamente significativi. L’esposizione materna alle maggiori concentrazioni rilevate di SO2 sono significativamente correlate con tutti i tipi di malformazioni e, in particolare, con le malformazioni congenite del cuore.

Gli stessi autori un anno fa avevano pubblicato su altra rivista internazionale i dati sulle malformazioni congenite a Brindisi registrando nello stesso arco temporale un totale di 194 anomalie su 8.503 neonati e osservando una prevalenza di 228 casi su 10.000 nati vivi, approssimativamente il 17% in più rispetto al dato riportato dal registro europeo EUROCAT. Circa 3 neonati con malformazioni in più ogni anno rispetto alla media europea. L’eccesso osservato per le anomalie cardiovascolari era del 49%. L’attuale studio costituisce un approfondimento che correla il dato sanitario con il dato ambientale e rappresenta un avanzamento nella conoscenza del fenomeno poiché la SO2 origina dalle emissioni industriali e dai combustibili per la navigazione marittima. Nella città di Brindisi per l’ARPA Puglia il 90% delle emissioni di SO2 provengono dalla produzione energetica. In realtà i ricercatori precisano che potrebbe non essere solo la SO2 in quanto tale a provocare il maggior rischio di malformazioni, ma “la SO2 può essere considerata un surrogato del complesso delle emissioni” che investono la città.

La Regione Puglia nel luglio scorso, probabilmente sulla base delle risultanze del primo studio sulle malformazioni congenite a Brindisi, ha istituito il registro regionale delle malformazioni. E’ evidente che le misure più urgenti da adottare a tutela della salute della popolazione brindisina non sono né una ricerca epidemiologica né interventi sanitari bensì un serio programma di riduzione delle emissioni industriali ed energetiche in particolare.

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