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Il voto amministrativo del 6 e 7 maggio che interessa moltissimi comuni si avvicina e i partiti tradizionali, consapevoli di essere la causa di tutti i nostri mali (politicamente parlando) e di prendere una sonora batosta, cominciano a preoccuparsi e come sempre invece del mea culpa, si scagliano contro chi si è presentato a questo appuntamento come vera alternativa: il moVimento 5 stelle e Grillo in particolare.
Eccoli li quindi i matusalemme della politica nostrana, come sempre coadiuvati da quella ben nutrita schiera di pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, scagliarsi a tutta forza contro chi, girando in camper per l’Italia, riempie piazze riscutoendo approvazione, mentre loro faticano, nonostante un esercito di funzionari pagati coi finanziamenti pubblici, a riempire cinema e teatri.
In questa schiera di politici da strapazzo non potevano certo mancare due prodotti tipici pugliesi, da sempre mantenuti della politica: D’Alema e Vendola. Entrambi nelle loro lugubranti dichiarazioni hanno accumunato Grillo alla Lega Nord, oggi eletta a simbolo della politica cialtrona e ladra. Quella stessa Lega che il PD ha corteggiato più volte quando ancora faceva finta di essere all’opposizione e di contrastare Berlusconi quel finto nemico su cui sia D’Alema sia Vendola hanno più volte espresso parole d’apprezzamento.
Se la paura fa 90, il tour elettorale di Grillo fa al momento 7,5. Già perchè più il camper gira per il paese più le percentuali accreditate al moVimento 5 stelle aumentano. Dai sondaggi di Pagnoncelli a Ballarò in una sola settimana si è passati da poco più del 5% al 7,5%. Un miracolo? No, semplicemente informazione. Grillo gira per L’Italia e gli italiani scoprono che esiste anche il moVimento 5 stelle su cui Tv e giornali hanno sempre taciuto ed ecco che, con un minimo di informazione, la gente si rende conto che un alternativa a questo marcio sistema partitico esiste ed è realizzabile.
I partiti sono morti e il loro funerale si avvicina di giorno in giorno.
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Affrontare la questione immigrazione e cittadinanza senza incorrere nel rischio di sottoporsi ad accuse di razzismo o buonismo è, nel nostro paese, un impresa ardua ed ha sicuramente sbagliato Grillo ad esprimersi sull’argomento con una dichiarazione di poche righe, tra l’altro poco chiare, sfruttata poi per dare il via ad una scontata quanto sterile polemica col solo intento di danneggiare l’immagine di un moVimento che anche i più pessimisti adesso sanno essere un temibile competitor elettorale. La tematica, mai affrontata con serenità e sopratutto con serietà e ragionevolezza è stata, invece, sempre sfruttata a fini elettorali per impegnare la gente in questo eterno quanto finto scontro tra destra e sinistra. Lo scontro al posto del confronto è sempre molto utile a partiti e politici di mestiere per poter mantenere il controllo del potere, è così su questo tema ed è cosi su molte altre questioni mai affrontate e quindi mai risolte.
Facilissimo mantenere lo scontro tra chi vorrebbe il libero ingresso e la libera circolazione di tutti i cittadini del mondo e chi invece li vorrebbe buttare tutti a mare. Il non aver affrontato la problematica senza dogmi ma con ragionevolezza e lungimiranza ha creato una serie di situazioni di difficile convivenza e sopportazione che alimentano ancora di più lo scontro tra le varie fazioni. Sono, infatti, figlie di questo clima e del volerlo mantenere le diverse abberrazioni che possiamo riscontrare in Italia. Da quei veri e propri Lager definiti dalla legge Centri di Identificazione ed Espulsione introdotti dalla Turco-Napolitano (si, proprio quello che adesso lancia moniti) approvata dal governo Prodi di cui facevano parte tutti quelli che in questi giorni hanno criticato e urlato la loro indignazione di fronte alle dichiarazioni di Grillo, ivi compreso quel Paolo Ferrero allora ministro per passare al reato di clandestinità introdotto invece dalla Bossi-Fini (si, quei due che adesso fanno finta di essere uno contro l’altro).
Questo clima e la volontà di mantenerlo mi pare stia ancora una volta facendo partorire una norma che, pur partendo da sani e condivisibili principi, rischia di creare più problemi di quanti ne voglia risolvere. Mi riferisco naturalmente alla legge di iniziativa popolare denominalta L’Italia sono anch’io che poi iniziativa popolare non è visto che promossa da forze politiche che siedono (comodamente) in Parlamento, PD in primis. Questa proposta prevede la concessione automatica della cittadinanza a coloro che nascono nel territorio italiano, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Principio di per sè nobile e condivisibile, ma che senso ha garantire dei diritti ai nascituri senza riconoscerne alcuno ai relativi genitori, perchè qui casca l’asino e la proposta evidenzia una falla che rischia di far affondare la nave. I genitori di queti nuovi cittadini rimarrebbero ospiti, un ospitalità dipendente dal possedere un lavoro, e che succede se perdono il lavoro, cosa non da escludere soprattutto con questi venti di crisi? La proposta non prende per niente in esame questo aspetto e allora rimarrebbe in vigore la norma attuale e se un extracomunitario perde il lavoro l’unica cosa che dovrebbe fare è lasciare il nostro paese. Non ha diritto a cercarsi un altro impiego, deve far ritorno nel proprio paese o in alternativa entrare in clandestinità col rischio di finire in uno di quei Lager di cui parlavo prima. E poi, la proposta si rivolge solo a chi nasce nel nostro paese, mentre nulla dice per chi arriva qui, e sono tanti, ancora bambino. Che vogliamo fare figli e figliastri?
Sui diritti politici poi siamo al solito assurdo. O si danno o non si danno. Che senso ha dare solo il diritto al voto amministrativo? Se riconosciamo un individuo, in tutto e per tutto, facente parte della nostra comunità abbiamo il dovere di riconoscergli tutti i diritti politici quindi sia il diritto al voto in tutte le consultazioni elettorali sia il diritto alla candidatura. Vie di mezzo servono solo a creare differenze sociali che di certo non favoriscono l’integrazione e la convivenza ma sono, invece, molto utili a mantenere quel clima di scontro tanto utile alle forze politiche.
Questa è la mia opinione sulla proposta di legge in questione e i motivi per cui non ho partecipato alla relativa campagna. Diversamente ne avrei già parlato da tempo e qualcuno mi avrebbe visto per le strade a raccogliere le firme. Mi rimane quindi da rivolgere una domanda a quei rappresentanti politici ostunesi che in questi giorni non hanno perso occasione per criticare e, soprattutto condannare, le dichiarazioni di Grillo: se, come pare, sostenete quella proposta perchè non l’avete sostenuta raccogliendo le firme come avete fatto in altre occasioni? Sputare è facile essere coerenti un po’ meno.
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Come prendere due piccioni con una fava continuando a santificare il messia Monti e, contestualmente, screditare Grillo? Semplice, inventarsi una dichiarazione di quest’ultimo in cui elogia l’operato del salvatore della patria affermando persino che era proprio quello di cui l’Italia aveva bisogno. Ed è quello che è successo in questi giorni da quando in rete ha cominciato a diffondersi una notizia in cui, appunto, si affermava che Grillo in un intervista al settimanale Oggi avrebbe dichiarato ‘”Io credo che ora questo Paese abbia bisogno di persone credibili, come lo e’ Monti, per traghettarci alle elezioni del 2013, cambiando la legge elettorale, il conflitto di interessi e bloccare il debito. Non ha iniziato male, io non mi permetto di dare un giudizio negativo su di lui”. Naturalmente la notizia ha fatto immediatamente il giro del web con gli scontati latrati degli indignati naviganti in particolare di quelli che negli ultimi anni si sono autoproclamati paladini dell’informazione in contrapposizione a quell’indegno e degradato spettacolo informativo che offrono i tradizionali media.
Io che da anni seguo il blog di Beppe, la sua vera voce, sono stato il primo a rimanere sbalordito di fronte a tale notizia, ma a differenza dei molti don chisciotte del web che come scodinzolanti cagnolini hanno immediatamente abbaiato nella speranza di far apparire Grillo come un nuovo che puzza di vecchio, la cosa che mi ha immediatamente lasciato perplesso è l’assunto secondo cui Grillo avrebbe rilasciato un’intervista al settimanale Oggi. La cosa sarebbe dovuta saltare immediatamente all’occhio anche al più disattento dei lettori, ma certo non a chi aveva come obbiettivo tutto fuorché informare. Se poi chi si erige a dispensatore della vera informazione avesse voluto adempiere con un minimo di dignità e serietà al compito che si è scelto avrebbe potuto semplicemente leggere quanto scritto da Grillo sul suo blog in queste settimane per rendersi immediatamente conto di quale sia l’opinione del Genovese nei confronti del nominato e mai eletto da nessuno Monti.
A far da spalla a questa panzanata, già smentita da Grillo che nega anche di aver mai rilasciato alcuna intervista al settimanale Oggi (questa si che sarebbe stata una novità e una notizia), non poteva certo mancare la televisione e così ieri sera il mezzobusto incartapecorito di bell’aspetto Lilli Gruber nel suo quotidiano programma otto e mezzo nell’incalzare Di Pietro, decisamente contrario alla manovra ammazza Italia che il parlamento si appresta ad approvare, ha pensato bene di sfruttare questa bufala per far passare Grillo come un sostenitore del governo Monti e delle manovre che lo stesso con la stuola di professoroni al seguito sta per imporre a tutti noi per “il bene del paese”. La smentita di Grillo era già stata pubblicata sul suo blog da diverse ore, ma la cosa è stata ignorata tanto dalla giornalista di esperienza Gruber quanto dalla redazione del programma da lei condotto, l’importante era far passare il messaggio che Monti è veramente un santo tanto che anche Grillo, sempre contro tutto e tutti, lo riconosce pubblicamente.
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Parlamento pulito, lo spiego ai non ben informati, è una proposta di legge di iniziativa popolare che giace ignorata da tutti i partiti nei cassetti del Senato dal lontano 2008. 350 mila firme, ne bastavano 50 mila, a sostegno di tre principi tanto basilari quanto scontati che però non trovano casa nel nostro ordinamento: incandidabilità per i condannati in via definitiva (qualsiasi reato penale), reintroduzione del voto di preferenza, massimo due legislature per gli eletti. Principi, come dicevo, scontati e previsti in tutte le grandi democrazie occidentali, se non dalla legge almeno dal decoro.
In nessuno di questi paesi vengono candidate persone che hanno avuto condanne penali, anzi non si candidano neanche quelli sotto indagine o anche solo coinvolti in qualche scandalo e se ciò accade dopo che sono stati eletti si dimettono immediatamente. Sul voto di preferenza poi dimostriamo tutta la nostra incoerenza perchè non solo è previsto in tutti i paesi democratici ma è persino previsto nel nostro paese in tutti i tipi di elezione tranne quelle per il parlamento. Sul limite al numero di legislature infine, pensate agli USA dove il Presidente svolge al massimo due mandati senza che questo limite sia imposto da una qualche norma. Si tratta infatti di una consuetudine iniziata con G. Washington e rispettata poi da tutti (la sola eccezzione fu Roosevelt).
Adesso a distanza di quattro anni dalla raccolta firme, Grillo ha invitato tutti i sottoscrittori di quella proposta e chiunque altro la voglia sostenere a protestare davanti al Senato il 10 Settembre. Sono sicuro che saranno moltissimi a rispondere all’appello, non voglio azzardare numeri ma certamente una folla di persone invaderà il luogo scelto. Io personalmente sto cercando di organizzarmi tra problemi personali e impegni già assunti, ma comunque vedo che tramite facebook si stanno organizzando pulmann da ogni remoto angolo della penisola salento compreso (link). Farò di tutto per esserci perchè ritengo importante, soprattutto in questo periodo, manifestare per dire a questa classe politica (tutta senza distinguo alcuno) che ci hanno rotto i coglioni e se ne devono andare tutti fuori dalle palle e immediatamente pure.
Sulla proposta di legge sono convinto però che anche una sua improbabile approvazione non comporterebbe alcun beneficio alla drammatica quanto ridicola situazione politica in cui ci troviamo. L’incandidabilità dei condannati non ci eviterebbe i Berlusconi né i Bersani, ma neanche i Casini, i Vendola, gli Alfano o i Di Pietro né tanto meno i Dell’utri condannato ma non in via definitiva. Stessa cosa per il voto di preferenza che anzi in un sistema mediatico “particolare” come quello Italiano favorirebbe quelli che quotidianamente appaiono in televisione a lanciare i loro slogan pollicitari o a “rispondere” alle domande dei soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti. Neanche il limite al numero di legislature ci sarebbe molto di aiuto perchè anche fosse possibile considerare i mandati già svolti non riusciremmo comunque ad evitarci le candidature e le probabile elezione di gente del calibro di Tedesco o Renzi, per non parlare poi degli ostunesi Tanzarella ed Epifani.
Come vedete la situazione non cambiarebbe poi di molto e un parlamento davvero pulito rimarrebbe una chimera. Come ho già detto altre volte l’unica soluzione al problema è una pulizia radicale senza mezzi termini né mezze misure: a chiunque abbia, negli ultimi trent’anni, ricoperto cariche elettive o di nomina politica sia a livello nazionale che locale deve essere vietata qualsiasi possibilità di candidarsi (neanche ai consigli di zona) come di ricoprire incarichi di nomina politica. Se non si provvede a liberare le istituzioni e le aziende pubbliche dall’attuale classe politica difficilmente potremo assitere ad un reale cambiamento. Al massimo possiamo assistere a spettacoli mediatici che ci parlano del vento che cambia. Probabilmente in questa pulizia ci cadrebbero anche molte brave persone che in questi anni hanno svolto onestamento e con dedizione il loro mandato ma è un sacrificio che dobbiamo sopportare, tra l’altro non è che li mettiamo a pane ed acqua.
Per questo sono molto contento di quanto dichiato da Grillo nel suo comunicato politico nr quarantacinque: “Di ogni candidato sarà pubblicato il curriculum, gli obiettivi e sarà associato un forum di discussione. Ogni eletto risponderà al Programma del M5S e alla propria coscienza, non a organi direttivi di qualunque tipo e non potrà entrare in un gruppo parlamentare formato da altri partiti. Ogni eletto percepirà un massimo di 3.000 euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare a ogni benefit parlamentare, iniziando dal vitalizio pensionistico. Dovrà firmare l’accettazione a queste condizioni nero su bianco, prima delle elezioni.” , in oltre i condidati verranno scelti tramite la rete e non potranno candidarsi coloro che già sono stati eletti come consiglieri comunali o regionali. E’ anche per questi motivi che ho aderito e sostengo il moVimento 5 stelle. Sono principi che qualunque partito potrebbe adottare immediatamente, non serve alcuna legge basta volerlo. Invece niente, tutti criticano l’attuale legge elettorale ma tutti ci si adattano e ci sguazzano dentro.
Il moVimento dice quello che vuole fare, fa e soprattutto rispetta quello che dice. E’ contro il finanziamento ai partiti e non li ritira pur avendone diritto, è contro i superstipendi di politici e gli eletti se lo autoriducono, è contro il porcellum e seleziona i candidati secondo metodi più democratici e trasparenti, è contro i doppi mandati e non candida chi ne ha già uno. Quindi bando alle ciance e cacciamoli tutti.
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Sabato Beppe Grillo sul suo blog ha pubblicato una lettera aperta al presidente Napolitano con la quale lo invita a non rimanere inerme di fronte alla drammatica situazione economica del paese, rimuovere immediatamente l’attuale Presidente del Consiglio e nominare al suo posto uno di alto profilo al di fuori dei partiti in grado salvare il salvabile. Non concordo, non concordo per niente (se ne ricordino coloro che affermano che io, come tutti i “grillini”, pendo dalle labbra del mio guru genovese).
Per carità, anch’io penso che il cavaliere se ne debba andare immediatamente, ma aimé affidare a qualcuno il compito di cercare di salvare il salvabile sono certo porterebbe, ancora una volta, la popolazione comune a fare la parte dell’agnello sacrificale a tutto vantaggio delle solite cricche, delle solite caste e dei soliti prenditori Italiani. L’unico in grado di prendere scelte di buon senso e farci uscire da questo pantano di fango e merda è solo il popolo sovrano. Nessun leader, nessun salvatore della patria per quanto di alto profilo e indipendente potrà mai riuscirci se non saranno i cittadini a dirgli chiaramente come lo deve fare. Come successo in Islanda, paese che stà dimostrando al mondo intero che ciò che era presentato come indispensabile è di fatto evitabile, devono essere i cittadini a definire le scelte di politica economica, dove e in che modo devono essere utilizzate le risorse e dove invece devono essere drasticamente ridotte.
Si faccia decidere agli Italiani se spendere soldi nell’inutile TAV o nell’efficientamento dei trasporti locali, nel Ponte sullo stretto o nell’edilizia scolastica evitando così che fartiscenti strutture cadino sulla testa dei nostri ragazzi, nelle disastrose guerre o nella sanità pubblica (quella vera non quella d Vendola e Don Verzé), negli incentivi alle multinazionali e prenditori Italiani o nei piccoli produttori locali. Decidano altresì gli italiani dove tagliare le spese: alla politica o alla scuola, all’esercito e alle spese militari o all’innovazione e alla banda larga, ai giornali di partito o ai servizi sociali e sanitari. Si faccia decidere ai cittadini e poi si incarichi una persona onesta (cercando fuori dai partiti non dovrebbe essere difficile trovarla) in grado di eseguire gli ordini del sovrano, cioè del popolo.
Ma la cosa su cui concordo ancora meno è la possibilità che Napolitano possa in un qualche modo contribuire a risolvere i problemi che attanagliano il nostro paese. Non può perchè è egli stesso parte del problema e se c’è un qualcuno che se ne dovrebbe andare ancor prima di Berlusconi è proprio l’esimio Presidente Napolitano. So che in Italia le critiche al Capo dello Stato sono considerate un oltraggio alle istituzioni, ma signori miei le istituzioni sono rappresentate dalle persone e l’interpretazione che Napolitano ha fatto del suo ruolo in questi anni così come in questi giorni è indegno.
Promulgazione istantanea, senza battere ciglio, di diverse leggi manifestamente anticostituzionali, poi dichiarate tali dalla Corte Costituzionale. Forti pressioni affinché l’Italia che secondo la Costituzione di cui lui è il garante ripudia la guerra, aderisse alla crociata contro il dittatore sanguinario, sino a qualche giorno prima grande amico, Gheddafi e che ad oggi ha avuto come uniche conseguenze migliaia di profughi, centinaia di civili morti e incremento delle spese militari. Grande soddisfazione ed immediata promulgazione di una manovra finanziaria lacrime e sangue che dissangua la parte onesta e produttiva del paese, azzoppa i già claudicanti servizi sociali e sanitari ma che lascia totalmente indenni le varie caste (in particolare quella politica) e i grandi capitali veri colpevoli della drammatica situazione economica in cui ci troviamo.
Ma tutto ciò è nulla in confronto al come in questi giorni l’esimio Presidente sta prendendo per il culo gli italiani. Dopo settimane di polemiche sui costi della politica in conseguenza della finanziaria che dissangua i poveri per lasciar dissetare i ricchi, il Capo dello Stato annucia di voler dare per primo il buon esempio. I soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti ne “informano” il popolo per poi distrarlo immediatamente sulla futile polemica dei ministeri al nord. Ma entriamo un attimo in questo “buon esempio” e partiamo dalla parte più copiosa: 15 milioni di risparmi in tre anni. A leggere i comunicati del Quirinale si tratta sostanzialmente di spese di rappresentanza e sprechi vari, spese supeflue insomma inutili. Il Presidente definisce questi tagli “buon esempio” io buon senso, anzi mi chiedo perchè non sono stati fatti prima. Evidentemente da anni al quirinale si sprecano 5 milioni di euro all’anno in spese inutili, forse sarebbe il caso che la Corte dei conti aprisse un indagine e si facesse restituire i soldi da chi ha permesso questo sperpero di denaro pubblico.
L’apoteosi si raggiunge però con la storia dello stipendio: Napolitano rinuncia agli aumenti previsti per i prossimi tre anni, che uomo generoso. Generosità che mi stimola una serie di interrogativi: perchè lo stipendio dei politici è ogni anno rivaltato in base agli indici ISTAT mentre i comuni lavoratori devono aspettare i rinnovi cantrattuali (ogni 4 anni quando va bene) e non possono avere aumenti superiori al 75% dell’inflazione programmata? – Perchè il congelamento per tre anni degli stipendi di tutti i dipendenti pubblici previsto nella precedente finanziaria non ha interessato anche il dipendente pubblico nr 1, ovvero il Capo dello Stato? – Perchè mentre ai dipendenti pubblici, oltre al congelamento dello stipendio, è starto decurtato anche parte del salario accessorio ( mille euro annui in media), alll’esimio Presidente viene lasciata la scelta se accettare o meno gli aumenti previsti per diritto?
Concludo con una mia personale lettera a Napolitano, poche parole perchè di più non merita un individuo del genere:
Esimio Presidente Napolitano,
JATAVENNE!
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Ho iniziato a scrivere su questo blog nel settembre 2009. Le aspettative, ad essere sincero, non erano molte; pensavo più che altro ad un luogo virtuale e sempre disponibile dove inserire pensieri e commenti su quanto mi avveniva intorno ad Ostuni come in una qualsiasi altra parte del mondo, convinto che a leggere queste mie lugubrazioni mentali sarebbero state lette al massimo da una qualche decina di amici sparsi per l’Italia. Con mio grande stupore, osservando il numero di accessi, ho potuto constatare che sin dall’inizio venivano registrate più di mille visite mensili. Si trattava di accessi unici, quindi circa un migliaio di persone che mensilmente visitavano il blog ed osservando anche gli alti tempi di permanenza sul sito dei singoli utenti (una media di 7,47 minuti) mi rendevo altrettanto conto che la stragrande maggioranza di questi leggevano pure quello che scrivevo.
Fra poco più di un mese il blog compie due anni e gli accessi mensili hanno raggiunto quasi quota 1900, ai quali bisogna aggiungerne circa 150 che costantemente lo seguono sull’apposita pagina Facebook, incredibile. Certo siamo lontani mille miglia dai numeri che può snocciolare un grande portale web tipo beppegrillo.it che conta circa 500 mila accessi mensili, ma volete mettere il confronto? E’ come se mi mettessi su un circuito a competere con una 500 contro Schumacher e la sua ferrari, mi considererei vincitore anche solo se riuscissi ad arrivare sano e salvo al traguardo.
Vi è poi il canale youtube ed i relativi video che contano quasi 8 mila visualizzazioni ed infine TzeTze un sito su cui vengono pubblicate notizie provenienti esclusivamente dal web in base alla loro attualità e popolarità ed in funzione dell’importanza attribuita loro dagli utenti. Ovvero: gli utenti navigano sul web, votano, condividono e consigliano, anche tramite i social network, le notizie e i post che trovano; tzetze monitorizza questo traffico per poi pubblicare sulla sua home page quelle notizie e quei post che hanno registrato maggior apprezzamento dagli utenti. Riuscire ad apparire su questo sito vuol dire che non solo i post sono stati letti, ma apprezzati da diverse persone. Iapra li uecchie ce l’ha fatta ed è riuscita ad andare sia sulla home page di tzetze sia su quella di beppegrillo.it nella sezione ove compaiono le notizie più apprezzate dal popolo del web.
Naturalmente il merito di tutto questo non è solo mio (non è modestia ve lo assicuro) e pertanto voglio ringraziare in primis tutti voi che seguite e leggete questo blog, primi protagonisti di questa avventura e poi tutti coloro che inviandomi materiale, ponendomi quesiti o rilevandomi problematiche hanno di fatto contribuito concretamente alla realizzazione di decine di post pubblicati in questi due anni.
GRAZIE, GRAZIE e ancora GRAZIE.
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Il 12 e 13 Giugno RICORDATEVI di ANDARE a VOTARE
In questa settimana, per gioia di molti, mi leverò dalle palle. Approfitterò, visto che me ne andrò all’estero, per un digiuno totale dalla politica e dai problemi che attanagliano questo paese. Il digiuno sarà totale, ho deciso di non portarmi il computer quindi zero informazione oltre a zero propaganda, ma anche nessun post. Per una settimana questo blog sarà chiuso per ferie.
Tornerò il 12, giusto in tempo per poter votare ai referendum appuntamento a cui nessun cittadino dovrebbe mancare.
Prima di congedarmi ed augurarmi buon viaggio voglio esprimere un paio di considerazioni sul moVimento e dintorni. In primis sul post di Grillo su Pisapippa che, anche giustamente, tante polemiche ha suscitato e in coerenza con tante parole scritte su questo blog voglio dire subito che concordo in toto col senso di quanto scritto da Beppe anche se non posso che contestare sia i termini utilizzati sia l’opportunità di quelle affermazioni. Che le due coalizioni di centrodestra e centrosinistra, i cosiddetti PDL e PDmenoL, non siano sostanzialmente diversi tra loro è ormai cosa assodata non solo tra gli aderenti al moVimento ma ancor di più tra i comuni cittadini. A dimostrarlo le piazze in cui si festeggiavano le vittorie dove le poche bandiere di partito manco parevano in mezzo a quella folla di gente. La campagna elettorale è terminata e ritengo sia il caso di abbandonare la strada dello scontro tra forze per concentrarci sui contenuti, sulle proposte che sono tante e, almeno in parte, condivise tanto che gli stessi partiti le stanno facendo proprie.
Dobbiamo in oltre andare oltre in tutti sensi. Non è pensabile un moVimento che affronti la sfida politica nazionale senza darsi un minimo di organizzazione. Senza leader e senza capi sicuramente, ma una squadra se vuole lavorare bene ed in modo efficiente non può esimersi dall’organizzarsi. Contrariamente rischiamo di dissolverci in tanti gruppetti sul territorio che vanno ognuno per la propria strada senza raggiungere mai una destinazione, perdendo così anche la fiducia che le migliaia di cittadini hanno dato a questo moVimento nell’ultima tornata elettorale. Una volta organizzati e definita una precisa linea politica (partendo dalla carta di Firenze) dobbiamo cominciare a confrontarci con le altre forze politiche senza pregiudizi e senza desideri di poltrone e/o possiblità di vittorie elettorali. I contenuti, le proposte devono sempre e comunque essere i nostri leader e se troviamo altri soggetti con cui realizzarli ben venga.
Voglio fare infine un appello agli aderenti al moVimento di Napoli, perchè con De Magistris c’è la grande opportunità di dimostrare all’intero paese che è possibile una gestione dei rifiuti senza inceneritori. Sarà una battaglia durissima e saranno tantissimi i poteri e le persone che cercheranno di boicottare questo progetto ed è per questo che gli onesti e le persone serie hanno il dovere di collaborare ed inpegnarsi al fianco del neosindaco per vincere questa battaglia. E’ un opportunità che non possiamo perdere.
Oh comunque rimanete on line, torno presto.
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«Aiuto, il Salento sta morendo». Di cemento? Sì, ma non quello dei soliti palazzi. Il nuovo nemico ha un nome suggestivo e ingannevole: green economy. Che per il “Forum ambiente e salute”, network di comitati e associazioni per la difesa del territorio, in Puglia fa rima con devastazione, malversazioni spregiudicate e persino infiltrazioni mafiose per il facile riciclaggio di denaro sporco. «La green economy industriale sta devastando il nostro futuro». Paradosso? Forse, se l’avvenire che gli ambientalisti temono è fatto di «morte distese di ciminiere, mega pale eoliche e deserti di pannelli fotovoltaici, di cemento, di asfalto, di cave e discariche persino nucleari», là dove crescono gli uliveti più belli d’Italia, davanti a una costa tra le più affascinanti del Mediterraneo.
Ma la Puglia non era il modello perfetto della nuova energia alternativa, decantato dal governatore Nichi Vendola? I comitati salentini inorridiscono, gridando al tradimento. E ora si appellano a Beppe Grillo, con una lettera aperta che è un invito alla mobilitazione politica contro «la truffa pugliese dell’energia pulita». Che Vendola se ne renda conto o meno, per il “Forum ambiente e salute” è in gioco la qualità della vita del Grande Salento, esteso nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto. «In nome delle energie rinnovabili iper-incentivate dallo Stato, a spese dei cittadini – scrivono i contestatori – si è messo in piedi un meccanismo perverso e aberrante che, complice grave la politica della Regione Puglia, ha fatto del Salento, e non solo, terra di conquista per multinazionali e grosse ditte estere».
Il Salento sta diventando un eden per l’economia globalizzata, nuovo Eldorado per cinesi e austriaci, tedeschi e spagnoli, ma anche danesi, olandesi e lussemburghesi, senza contare gli immancabili imprenditori americani e persino i nuovi alfieri del turbo-capitalismo russo, spesso in odore di mafia. Problema: le energie saranno anche rinnovabili – sole e vento – ma gli impianti hanno dimensioni industriali e «altissimo impatto» sul territorio pugliese. Anziché incentivare l’auto-produzione, quella dei piccoli impianti a misura di famiglia, «si sta favorendo legislativamente solo l’industrializzazione all’energia dell’intera regione nelle sue aree agricole e naturali, persino nel suo mare», accusano i comitati. «Migliaia di ettari di campi agricoli e pascoli, destinati da millenni alla produzione dei nostri prodotti agro-silvo-pastorali, vengono diserbati e ricoperti di pannelli hi-tech di silicio fotovoltaico».
Ancora più preoccupante il maxi-eolico, con mastodontiche torri d’acciaio alte 150 metri, persino in mezzo al Canale d’Otranto: la strage dei rapaci e dei migratori è già cominciata, dicono i firmatari dell’appello. Lo ha scritto anche Carlo Vulpio sul “Corriere della Sera”: i progetti minaccerebbero aree vitali come l’oasi delle Cesine, gestita dal Wwf, che peraltro è a sua volta accusato di aver approvato «lo scandaloso mega impianto off-shore di Tricase». Ce n’è anche per Legambiente, che tra Cutrofiano, Minervino e Giuggianello «ha i suoi mega-progetti di industrializzazione fotovoltaica nei campi, decine di ettari», pure nel bel mezzo del parco naturale “Paduli-Foresta Belvedere”.
E non è tutto: in Salento «ci sono domande per oltre 50 inquinanti centrali elettriche a combustione di biomasse e rifiuti, per le quali si dovrà importare dai paesi del terzo mondo gran parte della biomassa oleosa, forse anche transgenica, da colture Ogm iper-trattate chimicamente». Il “Forum ambiente e salute” vede in anticipo un film horror: «Potature-killer su interi boschi, uliveti, vigneti e frutteti sacrificati sul patibolo della green economy industriale, come già in parte sta avvenendo, per lasciar posto anche alle produzioni di biocarburanti». Ci sarebbe persino «chi chiede di poter bruciare nelle centrali a biomasse tutto il nostro olio d’oliva, per produrre un surplus d’energia che sarà esportata lontano dalla Puglia», in un orizzonte iper-elettrificato, infestato di cavidotti e pericoloso elettrosmog.
Le produzioni industriali d’energia rinnovabile abbasseranno la produzione energetica da fonti fossili, come carbone, petrolio e gas? «Nulla di più falso», giurano gli agguerriti oppositori: «Sarà invece l’opposto: poiché acquistando dei certificati, cosiddetti strumentalmente “verdi”, che lo Stato concede a chi produce energia rinnovabile, si consente alle ditte di continuare a bruciare indisturbate combustibili fossili», per produrre la loro «energia falsamente pulita». Come se non bastasse, la regione è minacciata anche dagli idrocarburi: trivellazioni in progetto sulla terraferma, mentre si teme «l’arrivo di due gasdotti dall’Asia, che squarteranno la provincia di Lecce con serpentoni pericolosissimi, lunghi decine di chilometri», senza contare «rigassificatori e nuove centrali elettriche a combustibili fossili in progetto, contro cui i salentini, sfiancati ma non piegati, stanno dicendo con tutte le loro forze “no”».
Green economy? Macché: è solo una «grave menzogna politica», che nasconde una maxi-devastazione, addolcita dal marketing anche fieristico come nel caso del “Festival dell’Energia” ora migrato in Toscana, o degli interventi compensativi sul territorio: le multinazionali finanziano di tutto, dal presepe natalizio al restauro del pilone votivo, «intrufolandosi ovunque» grazie alla compiacenza della «classe dirigente pugliese, trasversalmente corrotta». Talmente inquinato, l’ambiente, da interessare l’Interpol. Il sospetto: gigantesco riciclaggio di denaro sporco, in un mercato “drogato” dalle iper-incentivazioni e “oliato” da tangenti, accusa sempre il “Forum”, che parla di «compravendita di autorizzazioni» svolte anche «attraverso inestricabili scatole cinesi e ramificazioni celate che rimandano quasi sempre a ditte off-shore nei paradisi fiscali internazionali come Panama, Cipro, le Cayman».
Ne sa qualcosa la Commissione Antimafia, in trasferta d’emergenza in Puglia nel dicembre 2010, col presidente Beppe Pisanu preoccupato per il mega-business della “green economy industriale” che fa gola inevitabilmente ai grandi cartelli criminali, da Cosa Nostra alle Triadi cinesi: network mafiosi non ostacolati in Puglia da una «mafia borghese» in contatto trasversale con politici e banche, e con «l’imprenditoria più spregiudicata e affaristica, nonché con la bassa malavita territoriale». La Puglia sta diventando una vera e propria Repubblica delle Banane, accusano i comitati del “Forum”, allarmati dal rischio che il Salento degeneri «in uno Stato tribale, gestito dai nuovi “narcos” locali e non, gli “sviluppatori”, i “facilitatori”» che trafficano con le autorizzazioni per impianti “green” – eolico, fotovoltaico o biomasse – da rivendere alle multinazionali straniere.
“Dove si devasta il paesaggio, lì c’è mafia”, recita lo striscione del “Forum”, che registra la controffensiva in corso, con arresti e sequestri «ormai quotidiani», da parte di carabinieri del Noe, Guardia di Finanza, Forestale, polizie locali: «Si susseguono gli avvisi di garanzia a politici, denunce e proteste dei lavoratori sfruttati, le fughe dei colpevoli, i ricorsi a tribunali amministravi, gli esposti della gente, di liberi cittadini, di associazioni, di mille comitati sorti ovunque nell’emergenza in difesa dell’orizzonte quotidiano». Nel vuoto, finora, gli appelli per varare un’urgente moratoria capace di bloccare il «falso green». In campo anche Ruggero Martines, capo della Soprintendenza ai Beni Culturali e al Paesaggio, l’Arpa pugliese e l’epidemiologo Giorgio Assennato: si rischia una «catastrofe culturale, paesaggistica, ambientale ma anche sanitaria», a cui «si sta andando incontro passivamente». Il Salento è ancora «il giardino bello d’Europa e del Mediterraneo». Diventerà davvero una gigantesca «pattumiera energetica»?
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Le risposte date da Vendola ieri sera ad annozero in risposta alle dichiarazioni di Grillo che lo accusava di voler realizzare in Puglia ben cinque inceneritori mi hanno lasciato basito. A dire il vero sono rimasto basito in almento tre occasioni, durante la trasmissione, ne parlerò nei prossimi giorni perchè oggi voglio un attimo approfondire le panzanate che ha sostenuto per giustificare le cinque ferite mortali che vuole infliggere alla propria regione pur di poter continuare a galleggiare sulle poltrone del potere.
Prima però voglio “bacchettare” Grillo perchè una scelta la deve fare. O vai in televisione o non ci vai. Io sarei per la seconda ipotesi, ma in caso contrario non è possibile continuare ad apparire solo tramite intervista registrata, è doverosa la presenza in diretta. Questo perchè Beppe ogni volta dice verità elementari, sotto gli occhi di tutti, ma ogni volta lui sparisce ed il politico di turno si giustifica con delle castronerie che non stanno ne in cielo ne in terra. Castronerie che però non trovano contradditorio e alla fine agli Italiani, sempre pronti a bersi l’ultima bibita preparata, altro non rimane che la castroneria. Se Beppe fosse in studio ci metterebbe trenta secondi a metterli KO.
Fatta questa premessa passiamo alle castronerie. Vendola ha detto che le autorizzazioni degli inceneritori non dipendono dalla regione ma da leggi nazionali ed europee che lui non può violare anche perche poi sarebbe costretto a pagare i danni agli imprenditori “danneggiati”. Così facendo ha fatto intendere che lui è contrario agli inceneritori, che è costretto a subirli e non può fare nulla per contrastare la loro realizzazione. Una montagna di balle.
Cominciamo a dire che la normativa europea in queste autorizzazioni non c’entra nulla, anzi mette l’incenrimento come ultimissima possibilità nel trattamento dei rifiuti. La legislazione nazionale, invece, ha equiparato gli inceneritori alle centrali elettriche e, rientrando tale settore nelle competenze statali, le ha poste sotto la sua giurisdizione. Ma siamo sicuri che una regione, se davvero voglia, non può fare nulla per impedire la realizzazione di questi impianti che disseminano morte e desolazione?
Anche le centrali nucleari sono centrali elettriche e, secondo lo stesso ragionamento, la loro realizzazione e ubicazione sarebbero sotto la giurisdizione statale e quindi una regione non avrebbe alcun modo di evitarle. Eppure non è così e la Puglia ne ha dato esempio. Appena emanato il decreto che reintroduce il nucleare in Italia la regione Puglia ha approvato una legge che impediva la realizzazione di una centrale nucleare nel proprio territorio senza il consenso e l’autorizzazione della regione stessa. Lo stato, ritendosi unico competente in materia, ha fatto subito ricorso alla consulta che guarda caso ha dato ragione alla Puglia. Quindi? Evidentemente vi è una diversa volontà nei confronti degli inceneritori cosa che personalmente non mi eraviglia visto che vendola ha dichiarato più volte che gli inceneritori sono indispensabili in un circuito virtuoso dei rifiuti.
Ma anche ignorando l’esempio del nucleare, c’è un modo molto semplice per fare in modo che nel proprio territorio non si realizzino inceneritori. Imporre la raccolta differenziata spinta, quella in grado di raggiungere percentuali superiori al 90%; in questo caso sarebbero gli stessi imprenditori a rinuciare perche non avrebbero materiale da bruciare, Invece, in Puglia la raccolta differenziata è ferma da anni al 15%, è in vigore una legge che prevede degli obbiettii minimi che la stragrande maggioranza dei comuni non rispetta, ma non avendo previsto alcuna penalità per gli amministratori (gli amministratori non i cittadini) inadempienti la situazione stagna e così ecco arrivare gli avvoltoi tipo Marcegaglia pronti a fare business sulla salute dei poveri cittadini. Cittadini a cui veramente la legge non da alcun mezzo per opporsi, ma che nonostante ciò difende i propri territori ed il proprio futuro con le unghie e con i denti.
In conclusione caro Vendola smetti di nasconderti dietro cazzate del genere. Hai fatto delle scelte, sei sceso a compromessi con i poteri economici, con i vari interessi della tua coalizione cedendo su valori che invece continui a sbandierare come fondamentali. Forse faresti meglio ad assumerti la responsabilità delle tue politiche (non solo nella gestione dei rifiuti) piuttosto che proporti come salvatore della patria.
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Dice Bersani che adesso portano in piazza diecimila gazebo, raccolgono diecimilioni di firme, gliele scaricano tutte davanti a palazzo Chigi e lo mandano a casa. Dice che al prossimo giro ribaltano l’ordine dei fattori, vanno oltre Berlusconi, fanno un progetto, lo presentano alle forze politiche e gli fanno: oh, qui non c’è mica da scherzare, chi ci sta ci sta, chi si tira indietro si tira indietro: non siamo mica qui a pettinare le bambole!
Lo ha detto qualche sera fa a le “Invasioni Barbariche”.
E tuttavia, secondo i dati Ipsos, pare che Berlusconi possa continuare a dormire sonni tranquilli, a dispetto dei gazebo e delle sue puttane tristi.
Pare che «oltre il 70% dell’opinione pubblica» non consideri il Cavaliere vittima di una persecuzione giudiziaria e ne «censuri» il comportamento, e tuttavia non intenda «punirlo».
Poco incide l’accorato appello del Presidente della CEI, detto a bassa voce, per non offendere nessuno, perché neppure i suoi sono degli stinchi di santo. La carne è debole.
Ma perché non intendono punirlo?
Quale misteriosa vescica natatoria tiene a galla il nostro pesce nel mare di merda in cui si dibatte, malgrado gli auspici contrari di così tante, brave, persone?
La ragione fondamentale è che l’opinione pubblica non considera credibili le proposte politiche alternative fin qui avanzate. È la credibilità che manca, non le alternative. Ci sono gli estimatori dalla narrassione di Vendola, il Garcia Lorca della sinistra lo ha definito Bersani come se fosse un complimento; c’è chi gode ai vaffa di Beppe Grillo; c’è chi vorrebbe l’Italia in manette e sta con Antonio Di Pietro; ci sono quelli che si sentono appagati basta che vadano in piazza tenendosi per mano, coi bambini sulle spalle, che poi li fanno vedere come esempi “dell’Italia che vorrei” al tiggitre. E naturalmente ci sono quelli che una volta grigliavano le salamelle e che domani allestiranno i gazebo di Pierluigi. Il guaio è che sono minoranze. Che per diventare maggioranza dovrebbero potersi sommare insieme aritmeticamente, cosa impossibile in termini politici.
Ma come ha fatto il cavaliere ad arrivare dov’è, dunque a portarci al punto in cui siamo?
Semplice. Da giovane ha usato la politica per fare i quattrini, poi ha usato i quattrini per scalare le istituzioni e conquistare il potere, che ora tiene saldamente in pugno, malgrado goffaggini efferate, distribuendo ai pretoriani cariche pubbliche, benefici, sinecure, prebende, canonicati. Cose che già si facevano ai tempi di Commodo, Pertinace e Didio Giuliano. Cose da basso impero. A spese del pubblico erario, coi soldi nostri. Non male. Lui è il migliore in questo genere di cose. Il più dotato e non solo dalla cintola in giù, come amano pensare i suoi detrattori. Il più spregiudicato. Quello che conosce meglio gli uomini (e le donne) e le loro debolezze. Capace di comprarsi nella stessa notte un centravanti, una dozzina di veline e una maggioranza in parlamento, ove qualcuno si azzardi a scippargli sotto il naso quella che già possiede. A pieno titolo, perché nessuno gliel’ha regalata.
Se questo è l’uomo come si fa a dar credito a chi (Veltroni) lo invita a fare un passo indietro per amore dell’Italia? Una che, tra l’altro, non è neppure più minorenne?
Ma allora come dovrebbe essere fatta un’alternativa politica credibile? da chi dovrebbe essere fatta?
Per cominciare da gente che non va in televisione. Che non perde il suo tempo a discutere se trombare sia peccato o reato; se l’uomo sia colpevole o bisogni sospendere il giudizio in attesa del verdetto dei giudici.
Gente che abbia un retroterra professionale che gli conferisca una credibilità che una carriera politica non garantisce più a nessuno. Che, anzi, nega a chiunque, anche ai migliori.
Gente che abbia un progetto per traghettare gli italiani dalla cattività babilonense alla terra promessa, traversata del deserto compresa. Che sappia divulgarlo in termini politicamente credibili, spiegando a chi toglierà per dare a chi. Perché per fare politica ci vuole coraggio e bisogna mettere nel conto che ci si farà dei nemici, ma che solo avendo dei nemici si diventa credibili.
Oggi in Italia ci sono troppe sovrastrutture che frenano lo sviluppo per pensare che si possa ripartire verso una società bene ordinata senza dovercisi confrontare. Coacervi di interessi che da un lato distraggono enormi risorse orientandole al proprio sostentamento e dall’altro impediscono la nascita e la crescita di qualsiasi cosa possa, anche solo lontanamente, fare ombra alla propria sopravvivenza. E ove non riescano a sopprimerla in fasce, la cooptano.
Ne cito tre, le maggiori.
* La criminalità organizzata, che in intere regioni del Sud ha avocato a sé le funzioni che in una società bene ordinata spettano allo Stato.
* La pubblica amministrazione, intesa come complesso di spesa finanziato dalla fiscalità generale, politica compresa, che ogni giorno di più si dimostra incapace di fornire un ritorno accettabile in termini di servizi alla comunità. Che negli ultimi cinquant’anni, malgrado ogni tentativo di ridimensionarla ed emendarla, non ha fatto che crescere e degradarsi.
* La chiesa cattolica, che pretende d’essere fonte unica ed autoreferente di ogni etica pubblica e privata, e per soprammercato di essere pure pagata.
Un’alternativa politica credibile non è quella che strilla che il cavaliere è un puttaniere, ma quella che racconta all’opinione pubblica come intende affrontare questi tre moloch.
C’è un sacco di gente che aspetta di saperlo, che nell’attesa ha smesso di votare, o ha intenzione di farlo.






















