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E’ tutta colpa di Grillo e dei suoi grillini.
La disoccupazione giovanile ai record storici. L’evasione fiscale più alta d’europa. Un debito pubblico da capogiro. Costi della politica e privilegi vari intollerabili e vergognosi. Disoccupazione dilagante. Esodati. Imprenditori suicidi. Pensione da fame e superpensioni intoccabili. Corruzione e malavita organizzata in ogni ambito economico pubblico e privato.
E’ tutta colpa di Grillo e dei suoi grillini.
Una legge elettorale non in grado di dare una maggioranza perché e stata fatta, come più volte dichiarato da chi l’ha scritta, proprio per impedire la governabilità all’avversario politico. Una classe politica impresentabile di cui neanche San Francesco in persona riuscirebbe a fidarsi. Un parlamento impedito nella sua funzione legislativa e sottoposto al volere del governo. Governo a sua volta spodestato della sua sovranità da tempo ceduta a lobby economiche e al “ce lo chiede l’europa”.
E tutta colpa di Grillo e dei suoi grillini.
Enrico Letta, Bersani, Fassina, Alfano, Brunetta, Gelmini e tutta il resto della mandria parlamentare non hanno alcuna responsabilità in tutto ciò. Sono giovani, educati e di bell’aspetto con le competenze e, sopratutto, l’esperienza (l’hanno dimostrato in tanti anni di politica) in grado di risolvere tutti i problemi creati da Grillo e dai suoi grillini. Perché, ricordiamolo ancora sia sfuggito:
E’ tutta colpa di Grillo e dei suoi grillini.
Napolitano? Un vecchio saggio che ha capito tutto e sta ponendo rimedio ai guai che ha visto, sempre seduto su qualche comoda poltrona, nascere e crescere in cinquant’anni di carriera.
E tutta colpa di Grillo e dei suoi grillini. Concentriamoci su questo e vedrete che a breve tutto sarà migliore.
Il moVimento 5 stelle è l’ultima possibilità che abbiamo per cambiare veramente il paese. Se perdiamo questa occasione è finita e non ci rimane altro che stare a guardare un manipolo di politici intrallazati coi più svariati poteri economici e mafiosi mentre si spolpano le ultime risorse rimaste.
Essere riusciti a mettere in Parlamento 162 cittadini pronti a dare battaglia su quelle proposte e su quegli obbiettivi di buon senso che possono dare respiro a chi in difficoltà e un futuro ad intere generazioni è un successo incredibile che non possiamo farci scippare di mano. Abbiamo dato una spallata al sistema, come una specie di testa di ariete abbiamo sfondato il portone del palazzo, ma adesso che siamo dentro non possiamo per nessun motivo al mondo ritirarci dalla battaglia prima ancora di averla combattuta.
Dare la fiducia ad un governo dei partiti, sia esso con Bersani, Renzi o qualsiasi altro equivarebbe ad abbandonare il campo di battaglia prima ancora di aver provato veramente a cambiare il paese. Tanto valeva non sfondare neanche il portone. Grillo si poteva evitare la traversata dello stretto di Messina prima e dell’intera italia poi con il suo Tsunami tour e noi tutti potevamo stare comodi comodi nelle nostre arredate case imprecando i governo ladro, come generazioni di Italiani hanno fatto prima di noi.
E’ più che condivisibile quindi il post di Beppe in cui afferma che qualora il moVimento 5 stelle concedesse la fiducia a tale governo si ritirirebbe dalla politica. Per molti è l’ennesima occasione per sostenere che Grillo è un dittatore, che vuole imporre la sua linea politica e far tacere chi la pensa diversamente. In realtà è l’ennesima dimostrazione di coerenza. Anch’io mi ritererei a vita privata succedesse una cosa del genere, ma semplicemente perchè vorrebbe dire che in tutti questi anni ho solo perso tempo e verrebbe meno anche l’ultima speranza di poter vivere in un paese dove la politica si occupa del bene comune e non degli interessi di qualcuno.
Ma so che questo non succederà. Nonostante l’enorme pressione esercitata contro i parlamentari del moVimento 5 stelle, una pressione che non ha paragoni al mondo, sò che presto la battaglia inizierà, sò che tutti insieme combatteremo con tenacia e competenza e sò anche che, sarà dura ma vinceremo perchè, come diceva Gandhi, Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono e poi vinci. Siamo in guerra, siamo pronti e sarà un piacere.
Se la situazione del paese non fosse di quella gravità inaudita che analizziamo anno dopo anno e riguardo alla quale i rapporti ufficiali lasciano trasparire solamente la punta dell’iceberg, l’esperienza di questi primi giorni post elezioni potrebbe risultare perfino esilirante. Purtroppo però le aziende continuano a chiudere, i disoccupati a suicidarsi (anche se i giornali non lo dicono), le famiglie a stringere la cinghia, in una discesa verso gli inferi che si fa ogni giorno più ripida e diventa praticamente impossibile anche farsi una bella risata.
A soli cinque giorni dal voto l’Italia sembra essere diventata un paese caricaturale, dove esistono solamente due fronti. O stai con Grillo o sei contro Grillo, i grillini (o grullini nel neologismo di chi la sa lunga) e qualsiasi cosa abbia con a che fare con lui e con loro.
Beppe Grillo da Genova, attraverso il successo elettorale del suo movimento 5 stelle, sembra essere riuscito nell’impresa impossibile di rivoltare il paese come un calzino, ricucendo all’istante strappi che duravano da tempo immemorabile, ricomponendo odi decennali e colmando perfino le distanze siderali che separavano la disinformazione mainstream dall’informazione “altra” presente sul web.
In questo chiaroscurale post elezioni sembra essersi compiuto un miracolo epocale, dove poter leggere le pagine di Libero senza distinguerle da quelle dell’Unità, dove il Corriere della Sera e Repubblica scrivono le stesse cose di facebook o dei blog di controinformazione, dove i seguaci di Berlusconi o della destra più radicale si ritrovano a braccetto con quelli del PD e dell’estrema sinistra. Tutti profusi in un unico sincero moto d’indignazione, nei confronti di Grillo e dei grillini a 5 stelle, colpevoli (unitamente a chi non si associ alla condanna) di ogni sorta d’ignominia e vero cancro che porterà alla morte il paese.
Riassumere in poche righe tutto il bailamme lanciato alla rinfusa in questi ultimi giorni sarebbe un’impresa titanica, probabilmente senza speranza. C’è un po’ di tutto, dalla supposizione che il comico genovese sia parte di una cospirazione internazionale partorita direttamente dal gruppo bilderberg, al fatto che i suoi discorsi somiglino a quelli di Hitler. Dal convincimento che Grillo sia alle dipendenze di Goldman Sachs, in quanto dalla stessa lodato, al fatto che rappresenti il cavallo di Troia per riportare la sinistra al governo. Dal sospetto che Grillo sia in realtà un’emanazione creata dall’amministrazione americana, all’affermazione che sarebbe solamente un utile idiota, nelle mani di guru e massoni, ormai stufatisi di Monti e della sua compagine.
Se Grillo risponde ai giornalisti dicendo che non sosterrà mai un governo Bersani, diventa l’incarnazione del mitomane irresponsabile che non ha a cuore le sorti dell’Italia. Se annuncia che comunque, qualunque sarà il governo futuro, sosterrà ogni legge che risponde al suo programma, diventa il viscido che inciucerà con la sinistra o con la destra anche se non vuole dirlo. Se Grillo risponde ai giornalisti, ci si domanda a che titolo parli, dal momento che lui non è presidente del movimento, né tanto meno è stato eletto in parlamento. Se non risponde, Grillo è un dissacratore maleducato che non sa prendersi le proprie responsabilità.
E non va certo meglio alla pattuglia dei 160 ragazzi che si apprestano ad entrare in parlamento. Colpevoli in primo luogo di essere “persone normali” e pertanto incompetenti ed ignoranti, dal momento che in parlamento (come hanno più volte dimostrato le iene) fino ad oggi hanno allignato esclusivamente persone di altissima levatura tanto culturale quanto morale. E anche di essere manovrati, disadattati, confusi, privi di coordinate e puzzare pure un poco. Ci sono articoli sulla futura senatrice che non conosce l’esatto numero dei seggi del senato e spuntano video dove il futuro senatore ignora l’ubicazione del senato stesso. La sufficienza fa il paio con la derisione, lo scetticismo con la sensazione di fastidio. Gente comune nella stanza dei bottoni? Ma vogliamo scherzare?
Personalmente non sto con Grillo e neppure contro. Anche se la cosa potrà suonare come una bestemmia irripetibile, mi piacerebbe vedere cosa combinerà Grillo e soprattutto cosa combineranno quei 160 ragazzi in parlamento. Forse porteranno solamente qualche briciola di buon senso, oppure non combineranno nulla di nulla, ma difficilmente potranno fare peggio dei loro predecessori, così come difficilmente Grillo potrà essere più “pericoloso” dei Monti, dei Bersani e dei Berlusconi che oggi sembrano non preoccupare più nessuno.
In fondo un miracolo l’ha già fatto, unendo gli italiani, come si può evitare di essere curiosi, domandandosi quale sarà il prossimo?
Marco Cedolin
Fiducia ad occhi chiusi, fiducia su punti, proposte ed obbietivi chiari con tempi certi, nessuna fiducia e tutti a casa. Qualunque sarà la scelta che il moVimento 5 stelle prenderà, la cosa certa è che cercheranno di screditarci.
Se daremo la fiducia è perchè siamo uguali a quelli che contestiamo e con cui, oggi, ci accordiamo pur di mantenere la poltrona. Diffonderanno finte indiscrezioni sull’accordo per sostenere come realtà le loro assurde fantasie. In un paese abituato al marcio, ai sotterfugi e agli inciuci non sarà difficile trovare masse di Italioti pronti a crederlo. Se invece la fiducia non ci sarà, sia che si vada nuovamente alle urne sia che riescano a trovare altri modi per restare aggrappati al potere, saremo gli irresponsabili che vogliono distruggere il paese, mandarlo in rovina, farlo fallire. Non mancheranno certo i soliti “esperti” a parlarci dell’innalzamento dello spread, dell’aumento della disoccupazione, del peggioramento di tutti gli indici economici, dei miliardi di euro che si perdono in borsa (che poi non ho mai capito dove diavolo vadano), ecc.
Ammettere di essere loro i responsabili di tutto, tanto del fallimento socioeconomico e culturale del paese quanto dell’esito elettorale per non aver mai messo mano ad una legge elettorale abiuarata da tutti, non lo faranno mai. La colpa è sempre di qualcun’altro e Grillo e il moVimento 5 stelle è un ottimo soggetto su cui riversare colpe.
La strategia è in parte già stata avviata. Le continue offerte di importanti esponenti del PD, dalle Presidenze delle Camere sin’anche alla presidenza del Consiglio, ma anche semplici militanti che in questi giorni ci tampinano sulle nostre bacheche facebook con inviti e, soprattutto, pretese assurde. Una delle più ridicole sicuramente la richiesta di atti concreti dopo le promesse fatte in tutte le piazze. I nostri parlamentari sono ancora alle loro case, non sono stati insediati e questi pretendono atti concreti. Eppure un atto concreto già è stato fatto ed il paese ha risparmiato la bellezza di 43 milioni di euro col nostro rifiuto ai rimborsi elettorali, ma loro dire queste sono chiacchere.
Forse è il caso che gli atti concreti lo pretendano dai partiti presso cui militano questi personaggi. Partiti che si in questi decenni ci hanno riempito di promesse rimaste tali.
Bersani ha oggi annunciato la predisposizione di un agenda di governo di pochi e precisi punti che presentarà prima al partito, poi a Napolitano ed infine al Parlamento. A noi non resta che attendere, valutare questa agenda quando ne conosceremo contenuti e dettagli e poi decidere nel rispetto del nostro programma e dei milioni di Italiani che lo hanno sostenuto col loro voto.
La maggior parte degli addetti ai lavori parla di una grande sorpresa, di fronte ai risultati della tornata elettorale che si è appena conclusa, e con tutta probabilità un poco sorpresi sono rimasti sicuramente tutti coloro che già nelle passate settimane avevano “venduto” alle banche ed ai mercati un nuovo governo di continuità con l’agenda Monti, disposto a servire in tavola il cibo dietetico dispensato dalla BCE.
Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo sbanca tutto ciò che era umanamente sbancabile, supera il 25% dei consensi e s’incorona primo partito italiano, mettendosi alle spalle sia il PD che il PDL ed apprestandosi a portare nelle stanze dei bottoni circa 160 fra deputati e senatori.
Bersani attraverso una campagna elettorale assai sbiadita, condotta sullo sfondo dello scandalo MPS e della corruzione dilagante nel partito, riesce a dissipare tutti i punti percentuali di vantaggio sul PDL attribuitigli nelle settimane scorse dai sondaggi e con tutta la coalizione non riesce a superare il 30%.
Berlusconi raccoglie una coalizione in fase di disfacimento, ma con una grinta da venditore porta a porta e qualche spot elettorale di sicuro effetto, la rianima come per magia, fino a portarla al pareggio con quella di centrosinistra.
Il banchiere di Goldman Sachs Mario Monti, dopo avere governato indebitamente per 13 mesi, inabissando il paese nelle sabbie mobili della disperazione, raccoglie quanto seminato e nonostante il sostegno di Casini (che poteva contare nell’UDC su oltre il 5% dei voti) e di Fini (che fino ad un paio di anni fa presiedeva un partito forte dell’11%) non riesce a sfondare la soglia del 10%, attestandosi poco al di sotto e raccogliendo una sconfitta cocente.
Il giudice Antonio Ingroia, rientrato in Italia dal Guatemala per rivitalizzare la sinistra, di fatto ne pratica l’eutanasia, arrivando ad ottenere il 2,2% alla testa di una coalizione (IDV, Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti italiani) che sulla carta portava in dote circa il 10% dei consensi. Sbagliando di fatto tutto quello che sarebbe stato possibile sbagliare e probabilmente anche qualcosa di più e restando con tutti i suoi compagni fuori dal parlamento.
Gli altri piccoli partiti, da quelli di estrema sinistra alla destra identitaria, raccolgono percentuali risibili ben al di sotto del punto percentuale, dimostrando una volta di più che la politica del “tutti contro tutti” non paga e risulta del tutto inadeguata ad esprimere un progetto incisivo per il paese.
Alla luce di questi risultati naufraga ancora prima di partire il progetto di coalizione fra PD e Monti, già venduto da Napolitano ad Obama e alla BCE, dal momento che mancano materialmente i numeri (in primo luogo al Senato) perché un’ammucchiata del genere possa governare. Così come mancano i numeri perché Berlusconi, sostituendosi a Bersani nell’abbracciare l’usuraio di Goldman Sachs, possa aspirare a proporre un governo alternativo.
In una situazione d’impasse che ricorda da vicino la Grecia, le soluzioni praticabili sembrano essere solamente due, entrambe in salita e foriere di molti rischi per chi intenda praticarle.
Un governo di grande coalizione fra PD – PDL e Monti, coadiuvato da una grande crisi delle borse e dei mercati, creata artificialmente alla bisogna con tanto d’impennata dello spread. Con il rischio che però l’elettorato di centrodestra e quello di centrosinistra non accettino di buon grado il sodalizio con il nemico di sempre e facciano mancare il loro sostegno in propensione futura.
Oppure un ritorno alle urne a breve termine (dopo avere varato una nuova legge elettorale ad hoc) con una coalizione di “salvezza nazionale” imposta dallo sfacelo delle borse, dei mercati e dello spread accorso in “aiuto”, dove PD – PDL e Monti tentino di giocare la carta del sacrificio necessario. Ma il rischio in questo caso sarebbe anche più grosso, perché l’elettorato indisponibile ad abbracciare il nemico potrebbe debordare in massa verso Beppe Grillo, decretando di fatto la sparizione di tutta la classe politica tradizionale e aprendo orizzonti completamente inesplorati.
Riflettendo così a caldo, l’enorme vittoria del “gustafeste” Beppe Grillo e del suo Movimento 5 stelle non può che farci piacere. Non solo perché diventa primo partito in Italia un movimento dichiaratamente NO TAV, favorevole alla creazione di un reddito di cittadinanza e di un nuovo sistema lavoro, contrario all’incenerimento dei rifiuti, alla cementificazione selvaggia e alle missioni di guerra, vicino al pensiero della decrescita e alla creazione di un nuovo modello di sviluppo. Ma anche e soprattutto perché il trionfo di Grillo intralcia in qualche misura il progetto di Bersani, Monti e Napolitano, costringendoli ad acrobazie di varia natura il cui esito potrebbe non essere così scontato come sembrava alla vigilia delle elezioni.
Marco Cedolin
Anche qui a Londra continua la mia campagna elettorale. Si cerca di diffondere le idee del MoVimento, anche nel freddissimo febbraio inglese. Però, pur avendo cambiato (momentaneamente) fuso orario, le mie sensazioni non mutano: anche gli italiani all’estero confidano nel MoVimento 5 Stelle, vedendolo come quella Forza Civica in grado di migliorare e, perché no, moralizzare le istituzioni legislative del nostro paese.
In pochi giorni ho incontrato parecchi connazionali, che, quando introduco l’argomento elezioni, esordiscono sempre nello stesso modo, magari con un italiano stentato: “ormai da anni non voto, ma ora ho deciso di riporre la mia fiducia nel MoVimento 5 Stelle”.
In questi casi, dopo un primo momento di giusta eccitazione, pur non essendo candidato, inizio a sentire una grossa responsabilità sulle spalle. Infatti, il MoVimento, per molti, è l’ultimo avamposto della politica con la P maiuscola, quella pulita, quella fatta con passione da cittadini che non sono politicanti di professione, quella che porta avanti le istanze dei più deboli. In questi casi, anche se brevemente, mi assale un dubbio: non sarà che ci stiamo accollando una responsabilità più grande di noi?
Poi, anche ad un’altra latitudine, mi viene in mente la faccia di attivisti con la schiena dritta (che pur di non piegarsi si spezzerebbe) come quella di Paolo Mariani, Domenico D’Errico e Piero Francioso; penso alla grinta di Giuseppe D’Ambrosio, alla garbata competenza di Diego De Lorenzis, all’entusiasmo composto di Giuseppe L’Abbate, e, d’improvviso mi torna il sorriso ed ogni piccolo dubbio si dirada. Il Motivo? Sono certo che tutti, portavoce ed attivisti, si impegneranno (ci impegneremo) fino allo stremo delle forze, pur di portare in Parlamento quel programma, sulla base del quale, i cittadini ci avranno accordato il loro consenso.
Per questo, sicuro che il mio impegno ed il mio consenso elettorale, siano posti a sostegno di un progetto che ha come stella polare il bene dell’Italia e degli italiani, ho deciso di tornare, anche se solo per qualche ora, pur di poter dare il mio voto al MOVIMENTO 5 STELLE, ingrossando, come una piccola goccia, un mare che travolgerà la vecchia politica e che, porterà nelle Assemblee Legislative quel rinnovamento di cui tanti parlano, ma di cui solo noi siamo veri fautori.
Per questo, domenica 24 febbraio, prendo l’aereo e vado a votare. Badate bene però, in questo caso, a differenza di altre volte, non torno per votare, MA VOTO PER TORNARE.
Francesco Sabatelli
Quanto mai azzeccato il nome dato al tour elettorale di Beppe Grillo che, proprio in questi giorni, sta attreversando la Puglia. Un onda che sta travolgendo gli animi dei cittadini diffondendo sempre più la consapevolezza che questo moVimento non è un fenomeno passeggero, non è la solita illusione, non è protesta, ma una concreta e possibile alternativa nonchè l’unica e, forse, l’ultima speranza per questo paese per uscire dal pantano sociale ed economico in cui una classe politica becera ed autoreferenziale ci ha incastrato.
Non è certo il primo comizio di Beppe a cui assisto, ma ieri a Brindisi ho potuto constatare di persona un qualcosa che forse ai più è sfuggito: l’assenza di risate. Queste erano la colonna sonora dei precedenti comizi a cui ho assistito negli scorsi anni, ma adesso sono praticamente scomparsi, a parte alcune battute doverose per colui che per anni ha fatto il comico per mestiere. Le risate sono ormai completamente sostituite da vigorosi applausi ed urla di incoraggiamento a dimostrare quanto, adesso, le parole di Beppe siano prese con uno spirito diverso, consapevoli che c’è poco da ridere e scherzare, ma semmai di muoversi e dare il proprio contributo a sostegno di questa idea evoluzionaria del dare la gestione della cosa pubblica in mano ai legittimi proprietari: i cittadini tutti.
Un tsunami che sta attraversando gli animi delle persone tanto da fargli capire che non è col solo voto che si cambia questo paese, ma col proprio contributo, col mettersi in gioco direttamente senza delegare più. Moltissimi coloro che in queste settimane si stanno avicinando dando la propria disponibilità trovando di nuovo la voglia e l’entusiasmo, assopito da anni di delusioni e prese per il culo, per essere protagonisti del proprio futuro e di quello del proprio paese. I non me la sento, non vorrei espormi, non ho tempo stanno diminuendo giorno per giorno sostituiti dai forza muoviamoci anche noi.
Uno tsunami che sarà evidente il 25 di Febbraio quando avremo i risultati delle elezioni politiche e che, nonostante i sondaggi più o meno manipolati, si infrangerà sul parlamento. Uno tsunami che proseguirà la sua corsa investendo poi a ruota regioni e comuni. Loro non si arrenderanno mai, ma il conutdown è iniziato.
Tanto tuonò che piovve. Se vogliamo usare un eufemismo a tuonare è stato proprio Bersani, triste mentore di un partito che ha fatto della corruzione e del malaffare la propria bandiera, con quel “Fassisti” indirizzato ai seguaci di Grillo e più in generale al popolo del web, entrambi rei d’indirizzare epiteti poco eleganti nei confronti della sua persona e della congrega di cialtroni da lui capitanata.
Se il termine “Fassisti”, fin troppo abusato in un paese perennemente con gli occhi rivolti all’indietro, può aver fatto sorridere, in qualità di stucchevole esternazione di un politico imbolsito ormai senza argomenti, la dura presa di posizione sottesa nell’urlo di Bersani sembra avere suonato la carica nel PD, per una battaglia all’ultimo sangue contro colui che essi considerano come il proprio principale concorrente.
Proprio negli ultimi giorni infatti, sui giornali diretta emanazione del PD, con in testa la Repubblica, si sono accavallati articoli e reportage di ogni genere che miravano a screditare Beppe Grillo, spulciando giù nel suo passato quasi fino alla tenera età.
A mettere la ciliegina sulla torta ci ha pensato la trasmissione “Piazza Pulita”, andata in onda su LA7, durante la quale Grillo ed i grillini sono stati vivisezionati peggio di quanto potesse accadere sul tavolo di un coroner, in attesa del gran finale, consistente in un’intervista fuori onda (che vuol dire fuori onda, un’intervista o tu l’autorizzi o in onda non ci va) risalente a maggio, ma resa pubblica solo ieri sera, nel corso della quale il consigliere regionale emiliano del movimento 5 stelle Giovanni Favia si produce in giudizi non proprio lusingieri riguardo al movimento al quale appartiene, mettendo in evidenza la gestione verticistica dello stesso da parte di Gianroberto Casaleggio e stigmatizzando la mancanza di quella democrazia da sempre propagandata da Grillo e dai 5 stelle.
A stupire non è certo il contenuto delle parole di Favia, dal momento che chiunque bazzichi l’informazione sul web era da tempo immemorabile al corrente di come il successo del movimento 5 stelle fosse stato costruito fino ad oggi attraverso la sinergia di tre elementi. Un grande comunicatore come Beppe Grillo, un grande stratega con gli agganci giusti come Casaleggio e una moltitudine di cittadini volenterosi (la maggior parte dei quali in totale buona fede) che a titolo gratuito si sono prestati a fare politica per tentare di cambiare qualcosa. Unitamente alla compiacenza della buona stampa e dei poteri finanziari.
E sono proprio la buona stampa ed i grandi poteri finanziari ad avere sentenziato la fine del “fidanzamento” con i 5 stelle. Se negli anni passati Beppe Grillo, unitamente a marchettari come Rizzo e Stella, è stato utile per demonizzare la “casta” politica attraverso argomentazioni marginali che riguardavano i privilegi della stessa, al fine di lastricare la strada per il governo tecnico dei banchieri, oggi la troppa popolarità raggiunta dal movimento in tutta evidenza inizia a preoccupare, soprattutto se declinata in chiave elettorale.
Casaleggio, da sempre ignorato da stampa e TV, balza agli onori della cronaca, le beghe interne al movimento diventano di pubblico dominio e la “democrazia” si trasforma in una buccia di banana sulla quale far scivolare Grillo con il “vaffanculo” strozzato in gola.
Possiamo star certi che se avvicinandoci alla farsa elettorale prossima ventura, il movimento 5 stelle godrà ancora di sondaggi a due cifre ne vedremo sicuramente delle belle.
Marco Cedolin
Ieri sera è andata in scena l’ennesima puntata di un show, ormai trasmesso da tutti i media, che ha un unico scopo: disintegrare il moVimento 5 stelle che rischia di far saltare il banco di un sistema politico/economico/finanziario che da decenni si arricchisce sulla pelle dei cittadini. Per fare ciò la strategia è presentare gli attivisti 5 stelle come dei bravi ragazzi, puliti e retti ingannati dall’orco Grillo manovrato a sua volta da poteri occulti che di occulto hanno ben poco visto che si sa bene persino il nome e cognome: Gianroberto Casaleggio.
Grillo non solo è l’ideatore e il fondatore del moVimento insieme, come ben noto da tempo, a Gianroberto Casaleggio ma è l’unico in grado di dare risonanza a questa massa di persone. Senza di lui quanti in Italia saprebbero dell’esistenza di questo moVimento? Eliminare Grillo equivarebbe azzittire il moVimento e, di conseguenza, eliminare il rischio che questo irrompa in Parlamento.
Basta guardare lo spettacolo di ieri sera su La7 (si ostinano a chiamarla informazione) per rendersi conto di questa strategia. Tutto è stato costruito da esperti della comunicazione per dare, da subito, un certo imput allo spettatore. Il titolo della trasmissione, ben visibile sin dall’inizio, “Movimento 5 stelle – operazione verità” messo li come a dire che c’era una grande bugia da smascherare, gli ospiti presenti da Telese che parla di campagne mail orchestrate da Casaleggio senza però mostrarne neanche una (strana cosa per un giornalista non trovate?) a Boccia che affibia dichiarazioni a Grillo portando come prova articoli di giornale invece che i post pubblicati sul suo blog, ma anche lo stesso conduttore che continua per tutta la puntata a definire il movimento 5 stelle un “partito”.
Certo ci sono anche ospiti più equilibrati, ma questi oltre ad avere avuto a disposizione ben poco spazio nei loro interventi erano costantemente interrotti e il conduttore ha affermato che il moVimento 5 stelle ha anche un programma politico; briciole utili a rendere più credibile il resto e far sembrare il tutto apparentemente equilibrato. Anche il colorito intervento di D’Agostino è stato utile allo scopo.
A sostegno di tutte queste tesi uno scoop che di scoop ha ben poco. Un fuori onda in cui un consigliere regionale del moVimento 5 stelle Emila espone delle sue idee, delle sue opinioni. Non dice nulla a supporto dell’ipotesi di un grande manovratore, non dice quando, come o in che modo Casaleggio sarebbe intervenuto nel condizionare la sua funzione di consigliere regionale. Perchè è questa la questione. Casaleggio o Grillo intervengono nella scelta dei candidati o nella attività politica dei singoli gruppi e rappresentanti? A questa domanda si deve rispondere, tutto il resto è solo fuffa.
Casaleggio e Grillo sono invece intervenuti, ma in questo non c’è nessuno scoop e nulla di oscuro essendo ben noto a tutti da tempo, nel dare direttive da un punto di vista organizzativo e comunicativo. Sono intervenuti quando un qualcuno, foss’anche in buona fede, ha cercato di spingere il moVimento verso un’organizzazione molto simile a quella dei partiti e sono intervenuti sulla questione della partecipazione alle trasmissioni televisive (quella di ieri sera dimostra quanto avessero ragione).
Perchè tutto questa attenzione verso il moVimento? Lo stesso show di ieri sera ne ha dato in parte dimostrazione. Le proposte del moVimento 5 stelle scassano un losco sistema politico/economico/finanziario che si arricchisce sulle spalle dei cittadini. Gli inceneritori, dai più visti come un problema ambientale, sono un eneorme investimento economico in cui molti soggetti ci sguazzano. L’arrivo di Pizzarotti e del moVimento 5 stelle in Comune è l’imprevisto che farà saltare il banco. Ampliate questa cosa su tutti i temi dall’acqua, alla scuola, alla sanità, ai trasporti, all’informazione e via dicendo e portatela al livello nazionale. Fate due conti e comincerete a capire il perchè di questa attenzione sul moVimento 5 stelle.
Ancora una volta Beppe Grillo esprime in maniera chiara e precisa la sua opinione in merito alla partecipazione da parte degli attivisti del moVimento 5 stelle ai così detti salotti televisivi e non potevano certo mancare i soliti tromboni ad affermare che questa contrarietà è data dalla volontà di sottrarsi al confronto politico, affermando così un principio tanto caro alla classe politica dominante secondo cui il confronto avviene appunto in tv e non negli appositi luoghi istituzionali (consigli comunali, assemblee regionali, parlamento).
Eppure se c’è un luogo dove tutto è presente ad eccezione del confronto e dell’informazione sono proprio i talk show, che forse sarebbe meglio chiamare urla show. Slogan, voci che si accavallano, ospiti invitati apposta per alzare i toni del “dibattito” e quindi l’audience. Il motivo di tutto questo è semplice ed è ben specificato nello stesso nome di questo tipo di trasmissioni: si tratta di show e lo show ha delle sue regole che nulla hanno a che fare con l’informazione e con il confronto politico ed ecco allora che gli slogan e lo scontro sono ingredienti fondamentali per far appasionare lo spettatore e rendere più appetibile lo spettacolo.
Senza andare a prendere ad esempio i vari Bruno Vespa disseminati nei vari canali televisivi possiamo pure riferirci a Michele Santoro che si presenta come libera informazione e comunque non assoggettata al potere politico. In una puntata del suo programma Servizio Pubblico, Nichi Vendola affermò prima di aver ripubblicizzato l’acquedotto pugliese e poi che il suo partito (SEL) non usufruiva di finanziamenti pubblici. Due colossali menzogne che la rete, con tanto di documentazione, ha dimostrato tali nel giro di pochi minuti, eppure la trasmissione è proseguita a si è conclusa senza che nessuno abbia retificato a queste bugie ne abbia potuto controbattere.
Ecco cosa sono i talk show: luoghi dove un supposto leader può dire quello che vuole senza che i cosi detti operatori dell’informazione (così si fanno chiamare) intervenga di fronte a palesi menzogne. Tutto ciò non ha niente a che fare con il confronto politico ne tanto meno con il dovere di informazione. Questi salotti sono buoni per i venditori di tappeti come Berlusconi o gli incantatori di serpenti come Vendola, capaci solo di slogan, per le idee e le proposte non c’è alcuno spazio perchè non in grado di aumentare l’appeal del programma.
E’ per questi motivi che condivido in toto la posizione di Beppe. Il moVimento 5 stelle è un movimento di idee, di proposte ed è quindi inutile che gli attivisti partecipino a questi programmi dove lo slogan e la disnformazione la fanno da padroni. Non è questione, come ho già spiegato, di volersi sottrarre ad un confronto che nei fatti non esiste, ma semmai di non prestarsi ad un indecente spettacolo. Che i supposti operatori dell’informazione rendano edotti i propri ascoltatori del lavoro che fanno i politici nelle istituzioni, delle loro proposte, delle loro posizioni, dei loro voti, delle loro presenze ed assenze, questo sarebbe fare informazione.
















