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Sogno un universo dove sia possibile ogni espressione di natura e vedo sempre con favore ed interesse qualsiasi strumento in grado di far osservare il mondo e la nostra società da diverse angolature, differenti punti di vista. Strumenti elettronici, cartacei o altro, soprattutto se non foraggiati da soldi pubblici, in grado di stimolare riflessioni sono sempre cosa gradita ed è per questo che leggo con attenzione ed interesse Idee in Piazza il periodico di contro-informazione e controcultura a cura del circolo “Sandro Curzi” della FdS di Ostuni che da qualche mese viene distribuito nella città bianca. Non che ne condivida in toto gli articoli, ma questo è un valore aggiunto. Il senso critico, la caratteristica più importante dell’essere umano, non nasce sotto il cavolo ma dal continuo confronto con chi la pensa diversamente. Ascoltare solo chi la pensa come noi oltre che noioso non ci stimola a riflettere, non ci aiuta a crescere e a capire. Diversamente è il confronto con le idee differenti, con chi osserva con occhi diversi dai nostri che ci consente di allargare i nostri orizzonti, di capire le moltitudine di colori di cui è composto questo mondo e questa società e di conseguenza di provare a farsi un opinione su come vanno le cose e su come, invece, dovrebbero andare.
Consiglio quindi a chiunque ne ha la possibilità di leggere quel periodico nel quale ho sempre trovato ottimi spunti di riflessione. Non dovete prendere quello che scrivono per oro colato, ma neanche quello che scrivo io, utilizzatelo però per riflettere sugli argomenti interessanti che generalmente trattano.
Detto questo però bisogna anche dire altre due cose. In primis ogni argomento è discutibile e criticabile ma è doveroso parlarne con cognizione di causa. Sapere qualcosa dell’argomento che si vuole trattare è requisito primario, altrimenti si entra nel mondo delle barzellette. Allo stesso modo è importante dare alle parole il loro esatto significato, la parola pace tra i popoli, ad esempio, ha un suo preciso significato ma se la definisco come un esercito armato sino ai denti è facile poi descriverla negativamente. Infine se si espongono idee e punti di vista diversi, cosa più che lecita anzi auspicabile, bisogna anche essere pronti alle critiche ed al libero e aperto confronto con chi ha idee e punti di vista differenti, altrimenti lo strumento di riflessione si trasforma automaticamente in mezzo di propaganda.
Su questo blog il sottoscritto esprime le proprie idee, le proprie opinioni, le proprie proposte e chiunque senza censura alcuna può commentare e criticare liberamente. Ho aperto questo spazio proprio per questo, non certo per cantarmela e per suonarmela da solo.
Sull’ultimo numero di idee in piazza ho trovato un articolo che affronta le teorie della decrescita, argomento molto trattato in queste pagine anche attraverso la voce di persone sicurmente più competenti di me. Sin dalle prime parole, dove si definisce la decrescita un misto tra ecologismo e commercio equo e solidale, mi è parso evidente che l’autore dell’articolo non avesse la benché minima idea e competenza dell’argomento trattato. L’articolo è poi un infarcitura di politichese, frasi fatte e di nuova ed innovativa concezione tipo “lotta di classe” messe li confusamente col solo intento di definire la decrescita un qualcosa di diverso da quello che in realtà è e così sostenere un altra teoria. Nello spirito del libero ed aperto confronto di cui parlavo prima ho espresso le mie opinioni sulla pagina facebook di questo periodico, ma invece di ricevere risposte nel merito ho avuto in cambio solo insulti personali. L’autore dell’articolo, certo Alessandro Prezioso, nonchè capo-redattore della rivista confermando così di non avere alcuna conoscienza dell’argomento trattato nell’articolo ha glissato e portato la discussione su altro terreno, quello probabilmente più confacente al personaggio in questione: il sei con me o contro di me che tanti danni ha fatto al nostro paese e all’uomo moderno.
Il fatto che tale soggetto oltre che autore sia anche capo-redattore getta un ombra su questo periodico e, a questo punto, non oso immaginare la linea editoriale che adotterà all’avicinarsi di competizioni elettorali.
Al caro Prezioso voglio anche dire un’altra cosa visto i suoi commenti. Il coraggio delle idee si misura anche con la capacità di portarle avanti da soli, nascondersi tra i tanti è cosa facile che sanno fare tutti. E comunque sono tanti i solitari che stanno raccogliendo firme a sostegno di Zero Privilegi Puglia, tant’è che abbiamo superato quota 10 mila firme in soli 4 mesi.
Va da se che queste mie osservazioni solo liberamente commentabili da chiunque compreso il soggetto citato. Nessuna censura e nessun insulto personale in cambio, questo è sicuro. Chissà se ciò avverra o dovrò leggerli nel prossimo numero su cui, naturalmente, non sono possibili critiche, repliche e confronti.
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Mentre i nostri mezzi di informazione come al solito tacciono sui giornali di tutto il mondo parlano del Fondo Monetario Internazionale che per la prima volta ammette la possibilità della fine dell’euro come moneta. A seguire un articolo pubblicato sul britannico Daily Mail.
La notte scorsa, il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito che l’eurozona potrebbe andare in pezzi e scatenare un crollo economico globale comparabile alla Grande Depressione. Nelle sue previsioni economiche mondiali, il FMI sostiene che il collasso della moneta unica, provata dalla crisi, non è un’ipotesi da escludere.E’ la prima volta che l’istituzione con sede a Washington accetta la prospettiva che l’eurozona si frammenti e asseconda i timori sulla salute dell’economia spagnola.
Il FMI pronostica che quest’anno l’eurozona tornerà in recessione, ma migliora le previsioni di crescita per il Regno Unito. Il FMI avverte che, comunque, il mondo resta a rischio di un crollo comparabile alla Grande Depresssione, con particolare riferimento a “rischi acuti in Europa”.
“Il clima è più tranquillo, ma c’è una calma inquietante”, sostiene l’economista capo Olivier Blanchard. “Ho la sensazione che le cose potrebbero notevolmente peggiorare in ogni momento”.
Presentando il lancio del rapporto semestrale a Washington, Blanchard ha detto che non ci sono piani riguardo alla possibilità di trattare con un Paese in uscita dall’euro.
In ogni caso, è ampiamente atteso che la Grecia inadempia il suo debito malconcio e lasci la sventurata moneta unica.
“Se un tale evento dovesse verificarsi, è possibile che le altre economie dell’area euro finiscano sotto pressione, diffondendo il panico sui mercati finanziari” afferma il rapporto del FMI.
“In queste circostanze, la frattura dell’area euro non può essere esclusa. Ciò potrebbe causare choc politici rilevanti che, a loro volta, potrebbero condurre le tensioni economiche a livelli ben più gravi di quelli che seguirono il collasso della Lehman”.
La banca di investimenti Lehman Brothers implose nel settembre 2008, trascinando l’economia mondiale nella peggior recessione dagli anni Trenta in poi. Il FMI dice che sebbene “le previsioni per l’economia mondiale stiano lentamente tornando a migliorare”, esse sono “ancora molto fragili”.
Il FMI avverte della “possibilità che choc plurimi possano interagire tra loro fino a provocare un serio crollo, analogo a quello degli anni Trenta”.
Il FMI prevede una crescita dello 0,8% nel Regno Unito quest’anno, più dello 0,6% previsto a gennaio, ma molto meno dell’1,6% stimato lo scorso settembre. Le previsioni per il 2013 restano immutate al 2%.
Interrogato riguardo ai commenti del FMI sull’eurozona, un portavoce di Downing Street asserisce che “l’eurozona deve ancora rimettersi in carreggiata. Questi problemi esistono e saranno sicuramente argomento di discussione all’imminente incontro del FMI al quale sarà presente il Cancelliere”.
Il FMI dice che quest’anno il Regno Unito supererà Germania e Francia, le cui economie sono accreditate di una crescita stimata limitata, rispettivamente, a 0,6% e 0,5%.
Si prevede che Italia e Spagna regrediranno, rispettivamente, dell’1,9% e 1,8%, mentre in Grecia il -4,9% dovrebbe seguire il -6,9% del 2011.
Tuttavia, il rapporto sostiene che la produzione dell’eurozona potrebbe diminuire del 3,5% nei prossimi due anni in caso di aggravamento della crisi del debito.
Ciò ridurrebbe del 2% l’economia mondiale, sostiene il FMI, mentre un aumento del 50% del prezzo del petrolio abbasserebbe la produzione di un ulteriore 1,25%.
In assenza di tali choc, dall’economia globale ci si aspetta una crescita del 3,5% quest’anno, in calo rispetto al 3,9% del 2011, con Stati Uniti, Canada e Giappone a guidare i Paesi sviluppati.
“A causa dei problemi in Europa, l’attività continuerà ad essere deludente nei Paesi avanzati, complessivamente considerati, con un’espansione pari a circa 1,5% nel 2012 e 2% nel 2013” afferma il rapporto.
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Da tempo cerco sui media, in particolare quelli locali, notizie riguardanti Zero Privilegi Puglia. In questi ultimi giorni, in cui i costi della politica sono nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico, ho intensificato la ricerca ma, aimè, inutilmente. Nemmeno la Gazzetta del Mezzogiorno, che pure sul suo sito ha un’intera pagina dedicata ai costi della politica regionale ha sentito il dovere di informare su una proposta che se adottata garantirebbe risparmi annui per 10 milioni di euro. Eppure non è che 10 milioni di euro siano una cifra irrisoria, sopratutto in questi periodi di vacche magre in cui raschia il barile alla ricerca di qualsiasi centesimo a disposizione.
Ma pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, pur riempiendo giornali e servizi televisivi, di polemiche capaci di indignare il più indifferente degli Italiani, immancabilmente omettono di portare a conoscienza delle possibili alternative e proposte in campo. Omettono, tranne alcune eccezioni, di ricordare che il moVimento 5 stelle ha rifiutato i rimborsi elettorali dimostrando la possibilità di far politica senza finanziamenti pubblici e con pochi soldi e omettono di parlare Zero Privilegi un inziativa ormai in essere in quasi tutte le regioni Italiane.
Se il M5S è diventato argomento fisso di tutte le trasmissioni di approfondimento essa è comunque definita antipolitica o al più movimento di protesta. Delle numerose proposte rari accenni e quando un attivista riesce ad essere ospitato in trasmissiono o gli si concedono pochi minuti e si cerca di metterlo all’angolo come fatto da Santoro Giovedì scorso oppure si invitano quelli capaci solo di ripetere come un pappagallo le parole di grillo come fatto semore giovedì scorso da Telenorba 7 durante Stasera Santoro.
Nonostante il silenzio mediatico Zero Privilegi Puglia ha raccolto in tre mesi 8 mila firme e queste già dicono tutto. Un urlo chiaro e preciso da parte della popolazione pugliese: dimezzatevi i compensi ed eliminate i privilegi. Un urlo che non può trovare alcun riscontro in mezzi di informazione foraggiati da ingenti finanziamenti pubblici che garantiscono al manovratore di non essere disturbato. A luglio, ne sono convinto, andremo in regione con un numero di firme maggiore di quelle previste, e chi ha taciuto su questa iniziativa forse, ma solo forse, dovrà ammettere di non aver fatto il suo lavoro.
P.S.: Ad Ostuni banchetto raccolta firme per Zero Privilegi Puglia previsti per Domenica 22, Mercoledì 25 Aprile e Martedì 1 Maggio in Piazza della Libertà dalle 10 alle 20. Vi aspetto.
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Tv e giornali sono pieni di dichiarazioni spazzatura. Gli scandali che hanno reso manifesto anche ai più disattenti l’enormità dei finanziamenti pubblici ai partiti e il loro quanto meno incongruo utilizzo ha dato il via all’ennesima discussione mirata solo ed esclusivamente a non far capire nulla, a prendere tempo per poi continuare ad incassare nonostante la volontà popolare su questo aspetto è ben chiara da un ventennio. Pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, anche loro ben foraggiati dai finanziamenti pubblici, non si potevano certo sottrarre a quest’opera di disonformazione e disorientamento. Il consiglio è sempre lo stesso: spegnate le tv ed accendete i cervelli.
Chiunque parla di costi della democrazia, della assoluta necessità di finanziare i partiti per non lasciare la politica totalmente in mano a chi possiede ingenti capitali vi prende solo per il culo con l’obbiettivo di mantenere inalterata quella massa di denaro che di fatto gli consente poi di mantenere il proprio spazio di potere. I miliardi di euro che i partiti si fottono non servono in alcun modo alla democrazia o ad evitare che chi può disporre di grandi capitali ottenga il potere. Se così fosse in Italia ci sarebbe la democrazia e Berlusconi non sarebbe diventato presidente del consiglio e non sarebbe riuscito a fondare un partito e farlo diventare il primo partito italiano nel giro di pochi mesi.
I soldi che girano intorno alla politica servono per mantenere in piedi dei carrozzoni che non danno alcun beneficio al paese e ai cittadini ma servono esclusivamente ai rispettivi proprietari sia per mantenere il proprio potere e la propria egemonia sia per poter campare con le tasche piene senza lavorare.
Come fatto col terrorismo e con la mafia, in questo ambito si dovrebbe e si potrebbe dare spazio a leggi speciali che in deroga a quelle attuali vadano ad intaccare sia i cosi detti diritti acquisiti (vitalizi), ma anche all’immenso patrimonio mobiliare ed immobiliare di partiti e di politici accumulati solo ed esclusivamente all’enorme flusso di denaro proveniente dalle casse statali, dai nostri sacrifici lacrime e sangue. Tuuto il resto sono chiacchere, prese per il culo. Prima restituire tutto quanto indebitamente sottratto poi possiamo parlare di politica, di rimborsi e dei tanto sbandierati costi della democrazia e magari, già che ci siamo, anche di quella democrazia da tempo attesa in questo paese.
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Il 20 marzo 2003 iniziava la seconda guerra in Iraq. Sono passati 9 anni e, come spesso accede, ci si dimentica. Si dimenticano i morti le distruzioni, i feriti le bombe all’uranio, al fosforo, le mobilitazioni per la pace. Forse un po’ ci si rassegna anche. Poi da noi c’è la crisi, si fa fatica già a pensare a se stessi, figuriamoci a pensare all’Iraq. E così il 20 marzo arrivano notizie (a dire il vero molto in secondo piano, come dire… non proprio notizia importanti) di una serie di attentati in diverse città dell’Iraq da Baghdad a Kirkuk, da Kerbala a Hillah. Circa 40 morti e 200 feriti.
Ma la cosa non sconvolge più di tanto i mass media, peraltro molto coinvolti a raccontare la guerra iniziata 9 anni fa. Qualche giornalista italiana è arrivata a Baghdad addirittura a bordo dei carriarmati USA. Ma ora c’è la pace, la guerra è finita, i soldati USA sono tornati a casa. E tutto è a posto… L’Iraq non interessa più.
Ovviamente mancano i soldi, bisogna tagliare, ma nessuno osa mettere sul tavolo il taglio delle spese militari. In fondo, la guerra da sempre è una grossa occasione per il rilancio dell’economia, per il rilancio del lavoro. Dio non voglia che in tempo di recessione l’idea della guerra diventi sempre più una strada possibile da percorrere per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. Non dimentichiamoci che è già stato così in altri tempi passati, e non troppo lontani Lo è già oggi con le spese militari e gli F35… che ci dicono, ma è una bugia, portano posti di lavoro. Si parla di rilancio economico, di lavoro, e si dimenticano le guerre. Speriamo che non torni di attualità il famoso film di Alberto Sordi del 1974: “Finchè c’è guerra c’è speranza”.
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Ho già affrontato in altre occasioni il tema del ridicolo contributo fornito dal comune di Ostuni agli studenti bisognosi di aiuto economico definito, anche dai media a caratteri cubitali, borsa di studio. Ho già anche detto a quanto ammontano queste borse, facendo notare che più che borse si sarebbe dovuto parlare di borsette. Quest’anno ci sono novità e come prevedibile le borsette adesso assomigliano sempre più a dei borsellini.
Infatti il fondo a disposizione del comune, poco più di 41 mila euro lo scorso anno, ha subito un taglio netto di oltre il 25% scendendo poco sotto i 30 mila euro. Va da se che, considerato il momento di crisi, le domande di aiuto sono in aumento e questo fa si che le “ragguardevoli” cifre erogate lo scorso anno (da 15€ a 128€) sono decisamente calate arrivando ad un minimo di 10€ ad un massimo di 98€. Minchia signor tenente verrebbe da dire. Se è vero che qualche spicciolo è sempre meglio di un dito in un occhio, sarebbe comunque più opportuno definire ogni cosa col suo giusto termine e, in questo caso, più che contributo e borsa di studio si dovrebbe parlare di elemosina.
Adesso qualcuno se ne uscirà con la storia della crisi, dei sacrifici, e tutte quelle belle panzanate con cui giornali e televisioni inquinano quotidianamente i nostri occhi e le nostre orecchie. Ma questo drastico taglio è riscontrabile anche in altri capitoli di spesa? Ad esempio si sono tagliati del 25% i costi della politica, a livello regionale o comunale? Non mi risulta proprio, anzi il bilancio del consiglio regionale è anche quest’anno in aumento rispetto allo scorso anno e i tagli a compensi e priviliegi vari tanto annunciati e riportati dai soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, sanno tanto di limatina di unghie piuttosto che di tagli veri e propri. Stesso dicasi a livello comunale dove un taglio dei compensi di sindaco e assessori potrebbe diventare immediatamente operativo con una semplice delibera di giunta. Il signor sindaco che da solo percepisce molto di più di quanto viene attribuito a più di 500 ragazzi in gravi difficoltà economiche è una vergogna che dovrebbe essere urlata ai quattro venti e che invece non trova il benchè minimo spazio sui mezzi di “informazione”.
Si tace su tutto questo come si tace su Zero Privilegi Puglia una proposta di legge regionale di iniziativa popolare su cui, in questi giorni, si stanno raccogliendo le firme anche ad Ostuni dove si sono organizzati appositi banchetti stradali. Una proposta per un drastico taglio dei costi della politica regionale che porterebbe a risparmi per circa 10 milioni di euro all’anno coi quali si potrebbe certamente finanziare delle borse di studio al posto di questa elemosina. Eppure i media tacciono, pochissimi sanno di questa iniziativa come pochissimi sanno in realtà a quanto ammonta l’elemosina che il comune sta distribuendo in questi giorni sotto il nome di borse di studio.
Noi continueremo a stare per le strade a diffondere queste informazioni ignote ai più. Loro non si arrenderanno mai, noi nepure.
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Ieri sera a Bari abbiamo presentato e illustrato nei dettagli la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Trattamento economico e previdenziale dei consiglieri regionali” nota col nome di Zero Privilegi Puglia per la quale è iniziata in tutta la regiona la raccolte delle relative firme. Alla presenza di un discreto numero di cittadini interessati all’iniziativa abbiamo spiegato come questa proposta è nata, come si è sviluppata, secondo quali criteri è stata elaborata, quali sono i suoi obbiettivi, i riparmi economici previsti e come fare per aderire e partecipare alla raccolta firme. Purtroppo il maltempo e la sindrome influenzale ci ha privato della presenza di alcuni protagonisti che hanno avuto un ruolo ed hanno fornito un importante contributo a questa campagna sin dal suo inizio, ma abbiamo notato nei partecipanti un notevole apprezzamento per gli interventi fatti dai vari relatori.
L’occasione è stata profiqua anche per aumentare le adesioni alla proposta, da un comitato contro gli sprechi ad altri gruppi 5 stelle della regione. Tutti molto entusiasti e pronti a partire e a fare la propria parte. Vi rcordo che su www.zeroprivilegipuglia.com potete reperire tutte le informazioni inerenti questa iniziativa e, nella sezione banchetti firme, tutti i luoghi con relative date ed orari in cui si potrà firmare. Quando andate a firmare ricordatevi di portare con voi un documento di riconoscimento. Possono firmare tutti i cittadini residenti in Puglia.
Oggi è iniziata la raccolta firme anche ad Ostuni. Purtroppo il banchetto previsto in mattinata al mercato è saltato causa pioggia, ma l’intenso freddo non ci ha evitato di essere in Via Pola dove numerosi cittadini si sono fermati per avere informazioni e soprattutto firmare. Il fredd0 era assai ma i costi della politica accende gli animi e il calore emanato dal vigore dei passanti ci ha consentito di sopportare le rigide temperature. Un grazie a tutti e un grazie anche a Salvatore De Stradis che ancora una volta si è reso disponibile a ricoprire l’indispensabile ruolo dell’autenticatore senza il quale queste iniziative non potrebbero essere realizzate.
L’unica e costante assenza, aimé, la si registra nei mezzi d’informazione. Nessun giornale, a parte qualche piccola testata e portale web, e nessuna televisione ha parlato della nostra inziativa. Sempre pronti a pubblicizzare ogni dichiarazione dei politici anche quando raccontano balle come il taglio ai costi della politica che, numeri alla mano, ho smentito ieri sera durante la mia relazione (vedi il video sopra) adessono tacciono completamente su questa importante proposta che, vale la pena ricordarlo, garantirebbe quasi 10 milioni di euro di risparmi all’anno. Zero Privilegi Puglia per i mezzi di “Informazione” semplicemente non esiste e questo vuol dire solo una cosa: é viva. I partiti, morti da tempo, sono degli zoombi che permangono ancora nell’immaginario della gente proprio grazie agli umili servitori dell’informazione, tutto ciò questi ci propagandano, utilizzando allo scopo anche soldi pubblici, è morto mentre ciò che volontariamente escludono è più che mai vivo.
P.S. a breve sarà disponibile il video dell’intera serata, con gli interventi di tutti i partecipanti.
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Ieri i soliti strombazzanti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti hanno dato risalto alla notizia secondo la quale i parlamentari si sarebbero tagliati lo stipendio di 1.300€ lordi pari a 700€ netti al mese. L’ennesima bufala per far credere al popolo bue che anche loro sono pronti a sottoporsi ai sacrifici che ormai quotidianamente dispensano a tutti noi.Una bufala perchè in realtà non si tratta di nessun taglio ma semmai di una rinuncia all’aumento (Cazzo ci mancava pure che si aumentassero i compensi). Infatti, il passaggio al sistema contributivo nel calcolo dei vitalizi esonera i nostri parlamentari dal versare mensilmente la rata precedentemente prevista per questo vegognoso quanto ingiustificato privilegio. E a quanto ammontava quella rata? Esattamente a 1.300€ al mese che si sarebbero ritrovati belli belli in busta paga, quindi per evitare il solito scatenarsi di polemiche e, questa volta, un probabile linciaggio, hanno semplicemente deciso di rinuciarci e cercato di sfruttare l’occasione per far credere, con l’ausilio dei soliti mezzi d’informazione in gran parte responsabili della situazione in cui ci troviamo, che finalmente dopo tante polemiche avessero provveduto ad un vero e cospiquo taglio dei loro emolumenti che io, invece, continuo a definire privilegi.
Nel frattempo Zero Privilegi Puglia è iniziata e nessun giornale o televisione ne parla. Si sono già raccolte firme in importanti città quali Lecce, Brindisi e Fasano per citarne alcune, ma per i media tutto ciò non esiste. La raccolta firme naturalmente è appena iniziata e dalla prossima settimana si estendera capillarmente in tutta la regione. Su www.privilegipuglia.com potete trovare tutte le informazioni necessarie su dove potrete firmare con orari e luoghi precisi. Informatevi e diffondete quanto più potete.
Venerdì 3 Febbraio alle ore 18 presso la Federico II eventi di Via Latilla 13 a Bari presenteremo ufficialmente la proposta e spiegheremo nel dettaglio obbiettivi, finalità, risparmi ed organizzazione. A seguire verrà proiettato “Grillo is back” lo spettacolo più visto in Italia nel 2011 e di cui nessuno ha parlato. Siete tutti invitati, l’ingresso è ad offerta libera e se qualcuno vuole un passaggio in auto non ha che da comunicarmelo.
Ad Ostuni erano previsti appositi banchetti per questo fine settimana. Sabato mattina al mercato, sabato pomeriggio in Via Pola e Domenica mattina in Piazza della Libertà ma il comune sta iniziando la sua solita opera di ostruzionismo che dimostra ogni qual volta tali iniziative non sono ad opera di amici, soci e compari. La richiesta di autorizzazione all’utilizzo suolo pubblico depositata presso l’ufficio del Sindaco la settimana scorsa vegeta ancora nei cassetti del municipio e, a detta del funzionario, la relativa pratica non è stata ancora avviata, probabilmente avverrà la settimana prossima quando quella autorizzazione non sarà buona neanche per pulirsi il culo. Io ho fatto il mio dovere: ho inoltrato la richiesta in tempo utile, ho informato sia il comando dei Vigili Urbani sia il Commissariato di Pubblica Sicurezza competenti così come prevede la legge. Chi raccoglie le firme per la Legge di iniziativa popolare sta esercitando un diritto previsto dallo Statuto della Regione Puglia, e tale diritto non può essere in alcun modo ostacolato o limitato da chicchessia, tanto meno dalle istituzioni locali che, invece, devono agevolare al massimo l’esercizio di tale diritto. Giovedì mattina tornerò alla carica alla ricerca dell’autorizzazione, in caso di esito negativo solleciterò per iscritto una risposta entro 24 ore informandoli che in caso di esito negativo intenderò il loro silenzio come un assenso. Quindi nei giorni e luoghi indicati sarò per strada a raccogliere le firme per questa proposta. Non è escluso che, però, le forze dell’ordine mi facciano sloggiare. Loro non si arrenderanno mai noi neppure.
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In questi giorni in molti, sopratutto sul web, hanno pargonato i fatti della Costa Concordia con quelli del nostro paese. Una nave (l’Italia) che affonda, un comandante col suo equipaggio (governo e classe politica) responsabili dell’accaduto che prima negano la drammatica situazione e poi pensano solo a salvare il proprio culo lasciando i passeggeri (gli Italiani) al proprio destino. E ancora: la nave è Italiana ma il proprietario è americano e su di essa lavoravano moltissimi extracomunitari sottopagati. Vi sono tuttavia altri aspetti, sia anologie che differenze sostanziali, che i più non hanno sottolineato e su cui voglio puntare il mio sguardo.
In primis sicuramente le minuziose informazioni che i mezzi d’informazione ci forniscono. Non c’è, infatti, quotidiano, telegiornale e programma di approfondimento che non dedichi ampio spazio a questa tragedia del mare. Un informazione precisa, esaustiva e puntuale sia su quanto accaduto sia sulle precise responsabilità di coloro che hanno causato il tutto per poi peggiorare ancor più la situazione col loro vergognoso quanto ignobile comportamento. Nessuno cerca di sminuire queste responsabilità, nessuno cerca di trovare delle attenuanti appellandosi alla situazione di emergenza, al caos che si è generato o altre puttanate che in un modo o nell’altro possano, anche in parte, giustificare quello che è successo o il comportamento del capitano e di parte dell’equipaggio. Ecco allora che la condanna unanime dell’opinione pubblica, informata sui fatti, arriva ancor prima che la magistratura abbia svolto il suo compito.
Va da sé che se pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti avessero, in questi anni, utilizzato lo stesso metodo con la nostra classe politica la situazione oggi sarebbe decisamente diversa. Se si fossero raccontati i fatti per quello che erano e se si fossero fatte notare le precise responsabilità di chi ha gestito il paese, da destra come da sinistra o dal centro, la situazione sarebbe stata più chiara a tutti così come la necessità di muoversi in prima persona per salvarsi e salvare il salvabile. Ma questo, come noto, non è avvenuto. Quando l’ergomento in discussione era la nave Italia, invece della Concordia, le attenuanti e le giustificazioni erano la normalità, mentre le responsabilità del comandante (governo) e dell’equipaggio (intera classe politica) sempre ofuscate.
L’anaologia che non è stata sino ad ora adeguatamente sottolineata è, invece, il comportamento dell’ufficiale della capitaneria di porto De Falco (per intenderci quello che parlava al telefono con il comandante della Concordia) divenuto, per l’intera opinione pubblica, un vero e proprio eroe nazionale. L’ufficiale, infatti, senza usare mezzi termini ha sbattuto il comandante di fronte alle sue responsabilità, ha cercato di imporgli, purtroppo inutilmente, i suoi doveri e di fronte al rifiuto di collaborazione ecco che ha preso il comando delle operazioni consentendo così il salvataggio di tutti i superstiti. La stessa cosa che da anni cercano, ahimé inutilmente, di fare quella moltitudine di cittadini informati, di comitati, di associazioni che lottano contro i vari scellerati comandanti di questo paese. Una folla di persone ignorate e descritte dai media più come terroristi che come eroi. Dai NoTAV ai movimenti per l’acqua, passando per i No al carbone, i sostenitori della decrescita, gli studenti, i precari, i ricercatori, i noi il debito non lo paghiamo e tutti gli altri che non cito per questioni di spazio. Tutti impegnati in una lotta quotidiana contro tutti per mettere di fronte alle proprie responsabilità chi, negandolo spudoratamente, ha portato la nave Italia nell’abisso sociale ed economico. Come il De Falco, spesso non hanno usato mezzi termini, ma solo perchè l’interlocutore si rifiutava anche solo di ascoltare.
Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo del maltempo è il rischio che la Costa Concordia affondi definitivamente è altissimo. La nave Italia è, invece, in piena bufera già da diverso tempo. O i vari De Falco sparsi per la penisola assumono il comando delle operazioni oppure non c’è speranza.
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Il 2011, che oggi ci acingiamo a salutare per sempre, ci ha portato nei suoi ultimi colpi di coda l’amico dei banchieri Monti per riportarci tutti sulla strada dell’equità e della sobrietà. Una strada lastricata di tasse, austerità e sacrifici per tutte le persone oneste che col loro lavoro hanno faticosamente e silenziosamente fatto grande questo paese. Tra le varie scellerate norme adottate ce ne è una che non si può che vedere con favore: i tagli ai finanziamenti ai giornali. Per carità, anche in questo caso si poteva fare meglio, abolirli completamente ad esempio, ma non si può non gioire di fronte a questa scelta.
Più volte da questo blog ho evidenziato quanto l’informazione sia responsabile della deprimente situazione politica ed economica del paese. Se la maggior parte degli Italiani hanno subito e sopportato tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni e se, nonostante tutto, hanno continuato a votare sempre gli stessi partiti e mantenuto al potere sempre le stesse persone è proprio grazie ai mezzi d’informazione che tutto hanno fatto fuorché informare i cittadini di quale fosse realmente la situazione e di quanto i politici, sempre in tv e sui giornali a diffondere i loro proclami, li prendessero per il culo.
Qualche esempio? C’è stato un qualche giornale che ha informato i cittadini su quali siano gli effetti sanitari ed economici degli inceneritori voluti sia dalla destra che dalla sinistra e da confindustria? C’è stato un qualche giornale che ha messo in evidenza l’assoluta incongruenza tra quello che gli esponenti politici annunciavano e i loro voti e le loro proposte in parlamento e nelle varie regioni? Quanti sanno che il famoso scudo fiscale, sul quale si sono scontrati per mesi nei salotti televisivi, è stato approvato grazie all’assenza in aula di numerosi esponenti della così detta opposizione (PD e UDC in particolare)? Stessa cosa se ci spostiamo in ambito economico. Grillo parlava del rischio fallimento della Parmalat anni prima che si verificasse. Un preveggente o semplicemente uno informato che aveva la libertà di parlare? E se qualche giornale, in un ritrovato senso del dovere, avesse informato i cittadini quanti avrebbero evitato di cadere in quella trappola e di perdere i risparmi di una vita? E l’enorme debito pubblico e la crisi economica che sino a qualche mese fa non esisteva sui giornali? Potrei continuare con esempi del genere per molto ancora parlando della Marcegaglia, di Vendola e anche di Monti dipinto dai media come un sant’uomo, un messia sceso in Italia per salvarci dai nostri peccati.
In Italia i giornali, nel vero senso del termine, non esistono. Esistono gli organi di stampa di partiti e poteri economici che invece di fare informazione fanno propaganda. Occultano notizie che possono nuocere alla loro parte, ma anche quelle che possono nuocere eccessivamente alla controparte in un tacito accordo che garantisce a tutti i soggetti di mantenere il proprio spazio di potere. Molti giornali hanno già iniziato la controffensiva giocando sul fatto che questi tagli li costringerà a chiudere e a licenziare numerose persone; alcuni per protesta hanno già interrotto le pubblicazioni (poco male). In prima linea, guarda caso, i giornali dichiaratamente di partito quali L’Unità e Liberazione che affermano di non poter sopravvivere senza finanziamenti pubblici eppure il fatto quotidiano, un giornale a tiratura nazionale, ha dimostrato che si può fare informazione anche senza soldi pubblici. E anche sui loro dipendenti va fatta una riflessione, come sono stati reclutati? Per merito tramite una pubblica selezione o per raccomandazione andando ad alimentare quel sistema di clientelismo che mantiene al potere chi ha distrutto economicamente, ma soprattutto socialmente il nostro paese?
Il presidente del consiglio nominato e mai eletto da nessuno Monti ha fatto solo la metà del lavoro. Quando il moVimento 5 stelle sarà in parlamento si batterà per la totale abolizione di questi finanziamenti che, vale la pena ricordarlo, pesano sulle nostre tasche per circa 1 miliardo di euro all’anno.





















