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Rivolta il debito

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Dalla Francia ( http://www.audit-citoyen.org/ ) proviene un appello per creare una commissione di audit del debito pubblico in grado di visionare come è fatto quel debito, come è stato contratto a favore di chi e di quali interessi. Noi vogliamo fare nostra questa proposta per rivedere in profondità l’entità del debito pubblico italiano accumulato nel tempo per favorire rendite, profitti, interessi di casta e di una ristretta elite e non certo per favorire le spese sociali, l’istruzione, la cultura, il lavoro. Una proposta che serve per impostare un’altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti e improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell’ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria.

APPELLO PER UN AUDIT DEI CITTADINI SUL DEBITO PUBBLICO

Scuole, ospedali, alloggi d’urgenza…Pensioni, disoccupazione, cultura, ambiente…viviamo quotidianamente l’austerità finanziaria e il peggio deve venire. “Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, questo è il ritornello che ci viene ripetuto dai grandi media. Ora “occorre rimborsare il debito” ci si ripete mattina e sera. “Non abbiamo scelte, occorre rassicurare i mercati finanziari, salvare la buona reputazione, la tripla A”.

Non accettiamo questi discorsi colpevolizzanti. Non vogliamo assistere da spettatori alla rimessa in discussione di tutto ciò che ha reso ancora vivibile le nostre società, anche in Europa. Abbiamo speso troppo per la scuola e la sanità oppure i benefici fiscali e sociali dopo venti anni hanno prosciugato i bilanci? Questo debito è stato contratto nell’interesse generale oppure può essere considerato in parte come illegittimo? Chi possiede questi titoli e approfitta dell’austerità? Perché gli Stati devono essere obbligati a indebitarsi presso i mercati finanziari e le banche mentre queste possono farsi concedere prestiti direttamente e a un costo più basso dalla Banca centrale europea? Non accettiamo che queste questioni siano eluse o affrontate alle nostre spalle da esperti ufficiali sotto l’influenza delle lobbies economiche e finanziarie.

Vogliamo dire la nostra nel quadro di un ampio dibattito democratico che deciderà del nostro avvenire comune. In fine dei conti, siamo dei giocattoli nelle mani degli azionisti, degli speculatori e dei creditori oppure cittadini, capaci di deliberare insieme sul nostro avvenire? Noi ci mobiliteremo nelle nostre città, nei quartieri, nei villaggi, nei nostri luoghi di lavoro, lanciando l’idea di un grande audit del debito pubblici. Vogliamo creare sul piano nazionale e locale dei collettivi per un audit dei cittadini con i nostri sindacati e associazioni, con esperti indipendenti, con i nostri colleghi, i vicini, i concittadini. Prenderemo in mano i nostri destini perché la democrazia riviva.

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Categorie : Economia/Lavoro
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Non tutte le banche gioiscono di fronte alla manovra ammazza italia fatta si da Monti ma approvata dai vari BerlusconiBersaniCasiniFiniRutelli. E’ una banca differente ma non è quella della pubblicità.

La manovra così detta “salva-Italia” proposta dal governo Monti e attualmente all’esame del Parlamento non soddisfa le aspettative di svolta verso l’equità e la sostenibilità auspicate da Banca Etica, che da oltre 13 anni lavora per promuovere un diverso modello di finanza al servizio dell’interesse collettivo.

Nella piena consapevolezza che il momento è grave e che i sacrifici sono necessari per evitare il tracollo dell’Italia, Banca Etica ribadisce con forza la necessità di trasformare la crisi in opportunità per rilanciare nel nostro Paese un sistema economico, sociale e fiscale che sia finalmente caratterizzato da equità, legalità e trasparenza. Troppo timidi appaiono gli sforzi fatti dal Governo in questa direzione.

Ecco alcune delle misure che avrebbero potuto apparire nella manovra e che ancora auspichiamo possano essere introdotte con successivi provvedimenti:

· Spese militari – è inspiegabile la scelta di mantenere 15 miliardi di spesa per l’acquisto di cacciabombardieri F35, mentre si tagliano ancora le spese per il welfare e i servizi sociali

· Lotta a evasione, lavoro nero, corruzione e proventi delle mafie – L’evasione fiscale in Italia supera i 150 miliardi di euro l’anno. Se a questa sommiamo il lavoro nero, la corruzione, i proventi delle mafie, si scopre che qualcosa come 500 miliardi di euro l’anno sfuggono al fisco. E’ necessaria una più incisiva azione per contrastare questi “cancri” dell’economia italiana. L’abbassamento a 1000 euro della soglia oltre cui non è ammesso l’uso di contanti è solo un primo passo nella direzione della tracciabilità del denaro.

· Regolamentazione della Finanza – E’ ormai chiaro a tutti lo strapotere della finanza che sovrasta e distrugge l’economia reale e condiziona le scelte politiche dei Governi. I provvedimenti per ricondurre la finanza al suo originario scopo di facilitare l’allocazione di risorse economiche verso le imprese più meritevoli dovranno necessariamente essere adottati a livello internazionale, ma molte cose si possono fare anche a livello di singole nazioni. A partire da un più deciso schieramento dell’Italia a favore dell’introduzione, anche nella sola area euro, di una tassa sulle transazioni finanziarie capace di generare gettito per riparare i danni causati dalla finanza e soprattutto di arginare le operazioni più marcatamente speculative. Auspichiamo inoltre che il Governo Italiano faccia la sua parte per chiedere all’Autorità Bancaria Europea (Eba) di rivedere le nuove regole sulla capitalizzazione delle banche che allo stato attuale rischiano di costringere gli istituti a restringere ulteriormente l’erogazione del credito, con gravissimi danni per le famiglie e le imprese.

· Un sistema fiscale più equo : In Italia, nell’ultimo ventennio dello scorso secolo, 120 miliardi di euro sono stati trasferiti dai lavoratori ai profitti finanziari. Occorre invertire la tendenza, smettere di tartassare i redditi di chi lavora e produce e di agevolare invece chi fa soldi con i soldi.

· Acquisto forzoso di BTP per i grandi patrimoni. E’ necessario pensare a delle misure per ridurre il peso degli interessi da pagare sul debito e per sottrarlo alle logiche speculative dei mercati internazionali. Una proposta che permetterebbe di realizzare questo doppio obbiettivo è l’acquisto forzoso di BTP a un tasso calmierato, legato ad esempio all’inflazione o ad altri parametri. L’Italia è uno dei Paesi con il maggiore debito pubblico, ma anche con il maggiore risparmio. L’idea è allora quella di imporre ai grandi patrimoni (delle persone fisiche e giuridiche) l’acquisto di un’emissione di BTP a un tasso ragionevole e superiore all’inflazione, ma nettamente inferiore a quelli attuali, dettati da logiche speculative. Questa emissione andrebbe a rifinanziare il debito italiano riportandolo progressivamente in Italia, diminuendo il monte interessi. Il Giappone ha un rapporto debito/PIL decisamente superiore rispetto all’Italia, ma nessuno pensa che possa essere sull’orlo del default e non esistono speculazione o spread impazziti. Il motivo essenziale è che sono gli stessi cittadini giapponesi a detenere il debito e ad assicurarne il rifinanziamento.

· Capitali Scudati. Anche l’imposta sui capitali illegalmente portati fuori dal paese e poi “sanati” con i diversi “scudi fiscali” appare sottodimensionata: si può e si deve chiedere di più.

· Incentivi per l’assunzione di giovani e donne. La manovra contiene qualche misura per facilitare le assunzioni di giovani e donne, ma è necessario fare di più.

Infine – Banca Etica – è convinta che accanto alle misure del Governo serva una forte presa di coscienza da parte dei cittadini e dei risparmiatori che troppo spesso finiscono con l’essere complici inconsapevoli oltre che vittime del sistema finanziario. Dovremo invece imparare a indirizzare i nostri risparmi e non alimentare la speculazione. Il trasferimento di risorse dall’economia reale alla finanza alla base dell’attuale crisi di debito è necessario anche per garantire i profitti in doppia cifra inseguiti dagli speculatori. Se il PIL del mondo cresce del 2% l’anno e la finanza deve garantire profitti cinque o dieci volte superiori, se le pubblicità ci promettono rendimenti del 4% netto sul nostro conto corrente mentre la ricchezza reale in Italia non cresce, è evidente che i nostri risparmi non vengono impiegati per finanziare imprese reali, che producono beni e servizi necessari e creano occupazione.

NOTA: Le cifre citate in questo documento sono tratte dalla “ControManovra di Sbilanciamoci” che da anni presenta un proprio rapporto in cui un pool di economisti propone misure alternative per la spesa pubblica, fondate sull’equità sociale, l’ambiente, i diritti. Il rapporto 2012 chiarisce ancora una volta come un diverso modello economico sia perfettamente possibile. E’ unicamente una questione di volontà politica.

Banca Etica

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Categorie : Economia/Lavoro
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Più volte da queste pagine ho lanciato appelli per fermare l’acquisto di 131 cacciabombardieri dal costo esorbitante di circa 13 miliardi di euro (più dei tagli alla spesa pubblica prevista dalla manovra ammazzaitalia di Monti). L’accordo siglato dal governo Berlusconi non è ancora stato definitivamente sottoscritto e il messia Monti avrebbe potuto tranquillamente recedere senza pagare alcuna penale potendo evitare così a molti italiani, compresi quelli meno abbienti citati oggi anche dall’indegno inquilino del quirinale, i “doverosi ma indispensabili” e, aggiungo io, continui sacrifici.

Per rendersi conto della pazzia di questa spesa è interessante ipotizzare cosa si sarebbe potuto fare con questi soldi, o anche con parte di essi. Gente comune come me e come voi abituati a gestire piccoli bilanci familiari, spesso non riescono neanche ad immaginare quanti siano 13 miliardi o anche 100 milioni (il costo di ogni singolo aereo) e tanto meno siamo capaci di immaginare che cosa esattamente si potrebbe pagare con queste cifre. Per aiutarci in questa impresa ecco che ci vengono in aiuto Gino Strada e Vauro che sul settimanale “Male” hanno pubblicato La contraerea del Male in cui con una splendida vignetta ci mostrano cosa potremmo avere se rinunciassimo a questo assurdo acquisto.

Per ogni aereo in meno potremmo utilizzare quella somma (100 milioni di euro) per:

  • acquistare 933 ambulanze
  • realizzare 753 giardini pubblici con parco giochi
  • costruire 85 scuole materne da 1.000 mq con tecniche di bioedilizia
  • costruire 3 ospedali di 17.000 mq in grado di curare 160 mila persone
  • restaurare l’intero sito archeologico di Pompei
  • costruire 49 biblioteche pubbliche
  • finanaziare 4.454 assegni di ricerca
  • finanziare con 500 euro al mese di reddito minimo garantito 16 mila persone per un anno
  • costruire 17 case di riposo in grado di accogliere 1.360 persone
  • realizzare 27 palestre comunali

Moltiplicate tutto questo per 131 ovvero il numero di cacciabombardieri previsti da Berlusconi e Monti e pensate anche a quanti posti di lavoro si creerebbero con queste alternative  ed ecco che il destino del vostro paese e del vostro culo vi apparirà bello nitido davanti agli occhi.

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Altre possibilità

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Io non sono certo un professore ne tanto meno un esperto di economia ma so far di conto e ritengo anche di essere dotato di buon senso. Quindi alle dichiarate indispensabili scelte del nominato e mai eletto da nessuno Monti che se ne va in Europa a far patti per conto nostro senza che che nessuno gli abbia concesso il mandato per farlo, neanche quella ciurma di nominati che siede comodamente sulle poltrone del parlamento, vorrei rispondere illustrando una serie di operazioni che avrebbero portato nelle casse dello stato più denaro di quanto previsto dalla manovra spella polli predisposta dallo squadrone di professori. Il buon senso ed un minimo di informazione mi costringe però a tralasciare alcune opzioni che per svariati motivi non potrebbero essere immediatamente realizzabili come ad esempio il ritiro dei militari dagli scenari di guerra, quelli che chiamano missioni di pace, che per via degli accordi e trattati internazionali necessita di non poco tempo per essere attuato.

La rinuncia  ai famosi 131 cacciabombardieri F35 (non c’è stata ancora la firma del contratto, quindi potremmo disdirli senza penali) fanno 16 miliardi.

La dismissione di una parte delle caserme rimaste semivuote dopo la fine della naia obbligatoria consentirebbe di incassare rapidamente almeno altri 4 miliardi.

La rinuncia all’acquisto di due sommergibili e due fregate (anche loro già a bilancio) farebbe risparmiare un altro mezzo miliardo (abbondante).

Un accordo con la Svizzera sui capitali esportati clandestinamente – sulla falsariga di quello fatto dalla Germania – permetterebbe di incassare almeno 5 miliardi di euro.

Poi ci sarebbe il Vaticano: lasciandogli intoccato il suo otto per mille, i contributi alle sue scuole e tutto il resto, basterebbe abolire le esenzioni Ici, Ires, Iva e Irap, più i contributi regionali e quelli comunali per portare a casa un altro miliardo e mezzo.

Quindi ci sono le frequenze: 5,5 miliardi di euro sono una stima molto prudente di quello che si incasserebbe se le si vendesse anziché regalarle alle aziende tv e di telecomunicazione.

Infine, un taglio ai costi della politica non avrebbe solo un alto valore simbolico: tra riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti, degli stipendi e dei vitalizi degli eletti, delle auto blu etc, un altro mezzo miliardo verrebbe fuori facilmente.

In tutto fanno 33 miliardi che, come dicevo, sono di più di quello che con cipiglio sofferente il governo Monti sta chiedendo ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini.

Certo:  così è troppo semplice,  non si può, la situazione è più complicata, noi semplici cittadini siamo solo dilettanti e dobbiamo lasciar fare a loro, ai professori. Ma di sicuro c’è che un’altra manovra è possibile.

 

 

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Categorie : Economia/Lavoro
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Ieri, durante la conferenza stampa in cui il governo Monti impostoci dall’Europa dei banchieri con il supporto dell’indegno inquilino del Quirinale, il ministro del lavoro Fornero nell’illustrare le misure prese nei confronti delle pensioni, sia quelle future sia quelle presenti cioè di chi in pensione c’è già (alla faccia dei diritti acquisiti tanto decantati e difesi dai politici), si è commossa ed ha interrotto il suo intervento in preda alle lacrime. Una bella scenetta per far passare nel popolo bue il messaggio che tali manovre, pur ingiuste tanto da scatenare il pianto in chi pur non subendole le ha approvate, erano inevitabili.

Eppure bastava riavvolgere il nastro e riascoltare quello che lo stesso ministro aveva affermato pochi istanti prima per evidenziare immediatamente l’assurdità di tale sceneggiata. Infatti, la piagnucolona, aveva più volte ribadito che le misure prese non erano da considerarsi dei veri e propri tagli o semplicemente un innalzamento dell’età pensionabile, ma semmai una eliminazione di veri e propri privilegi che alcune generazioni e categorie professionali avevano ottenuto e conservato negli anni. Ma se così è per quale cazzo di motivo stai a piangere? Se chi ha lavorato onestamente per 40 anni e vorrebbe andare in pensione è un privilegiato tanto che, come afferma il ministro del pianto, è doveroso impedirglielo perchè piangere subito dopo averlo affermato se non per far apparire il tutto come una dolorosa ma indispensabile scelta?

Va da sé che il Don Chisciotte dei privilegi ha invece completamente ignorato, nella sua dolorosa manovra, le varie caste che da anni spolpano il nostro paese: politica, chiesa, editoria, imprenditori coi sussidi statali, ecc. Certo non una dimenticanza tant’è che, incalzata dai giornalisti presenti sui costi della politica, la stessa ha elogiato i presidenti delle camere per l’impegno assuntosi nei confronti dei vitalizi dei parlamentari. Peccato che tali impegni, ancora sulla carta, saranno effettivi solo dalla prossima legislatura e consentiranno comunque agli “eletti” di poter godere di una pensione già a 65 anni con solo 5 anni di contributi, mentre per noi comuni mortali la manovra avrà effetto immediato e per andare in pensione dovremmo avere non meno di 66 anni di età o, in alternativa, non meno di 41 anni di contributi. E’ questo il significato che danno alla parola equità?

Come fa il cane? bau bau. E il gatto? miao. L’ asinello? hi hoo hi hoo. La mucca? muuuuu…!!! La rana? cra cra. La pecora? beee…!!! e il coccodrillo? Chiagne e fotte!!

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Categorie : Politica
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Un’altra ricetta

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Sbilanciamoci.info è un gruppo di economisti, ricercatori, giornalisti, studenti, operatori sociali, sindacalisti; una rete di associazioni, organizzazioni, movimenti che vogliono conoscere, discutere e analizzare criticamente i fatti dell’economia per sapere tutto il possibile sul sistema economico nel quale viviamo e progettare tutto il possibile del sistema economico nel quale vorremmo vivere. Il consiglio è di visitare spesso il loro sito, li troverete molte informazioni sul mondo economico e finanziario che spesso ci sono presentate in modo ostico proprio per far si che non capendoci gran che, banchieri e politici possano fregarci più agevolmente. Anche quest’anno, come loro solito, hanno predisposto una contromanovra finanziaria di tutto rispetto e valore. Come già detto più volte, quello che propone l’Europa dei Banchieri avvallato dal Monti nazionale e dal nonnetto sul colle non è l’unica ricetta possibile.

Nel 13° Rapporto, la Campagna Sbilanciamoci! non si è soffermata solo sull’analisi critica dei contenuti della Legge di Stabilità e sul Bilancio dello Stato, ma anche su tutti i provvedimenti di correzione dei conti pubblici con effetti nel triennio 2011-2013

Analisi quindi ma anche, e soprattutto, proposte di intervento, organiche e concrete, per fornire un valido sostegno all’economia, al lavoro e al welfare interventi che vanno nella direzione di una fuoriuscita dalla crisi nel segno della giustizia sociale, della redistribuzione della ricchezza, della sostenibilità ambientale e di un nuovo modello di sviluppo. Nella manovra economica non si trova alcuna traccia di interventi per il rilancio di un piano di investimenti pubblici, nessun intervento a difesa del lavoro e dei redditi, nessuna misura per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo del capitale umano.

L’effimera Legge di Stabilità e un inconsistente “decreto sviluppo” sono provvedimenti inefficaci e socialmente iniqui, colpiscono le classi a basso e medio reddito, tagliano le risorse alle politiche sociali e rendono il paese ancora più indifeso; le disuguaglianze economiche non sono la conseguenza, ma la causa della crisi.

Le risorse potrebbero esserci se si andassero a prendere i soldi dove ci sono e dove 30 anni di politiche neoliberiste li hanno portati sottraendoli al lavoro e all’economia: patrimoni, profitti, rendite, grandi ricchezze. Proprio quello che il governo in questi anni non ha fatto, beneficiando gli evasori con lo scudo fiscale e con l’allentamento di quelle misure di controllo (come la tracciabilità dei pagamenti e la cancellazione dell’elenco clienti-fornitori) che avevano permesso fino a tre anni fa una più efficace lotta all’evasione fiscale, contro la quale Sbilanciamoci! propone: il ripristino dell’elenco clienti-fornitori per le imprese, il divieto di pagamento in contanti oltre i 100 euro e la reintroduzione del reato di falso in bilancio.

Tra le proposte che Sbilanciamoci!:

Lotta alla precarietà. Oggi, il 29% dei giovani è disoccupato e tra chi lavora il 50% ha un rapporto di lavoro precario. Si propone un intervento per limitare la precarietà attraverso: a) la concessione di credito di imposta fino a 3.000 euro l’anno per l’assunzione dopo due anni di rapporti di lavoro parasubordinati, b) la previsione di una indennità di disoccupazione del 60% per sei mesi per tutti i lavoratori subordinati che abbiamo almeno maturato un anno di versamenti di contributi.

Riduzione dei programmi arma. Chiediamo al governo italiano di non firmare il contratto per la produzione dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter. Chiediamo di cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili Fremm, dei cacciabombardieri F35, delle due fregate “Orizzonte”. Risparmio previsto: 783 milioni di euro.

Tassa patrimoniale. In questa crisi i ricchi non stanno pagando alcun prezzo. Anzi lo scudo fiscale e l’allentamento della lotta all’evasione fiscale li hanno ancora di più premiati. Il peso della crisi ricade interamente sulle fasce più povere della popolazione. Proponiamo perciò una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui patrimoni oltre i 500mila euro, con alcune correzioni di carattere progressivo (possibile grazie alla registrazione dei beni sulla dichiarazione dei redditi) sul prelievo. In questo modo potrebbe entrare nelle casse dell’erario una somma intorno ai 10miliardi e 500milioni di euro.

Programma di piccole opere. Di fronte ai faraonici programmi di “grandi opere” che producono ingente spesa pubblica, scarsi benefici sociali e danni ambientali per il territorio (e business per poche imprese), si propone invece un programma di “piccole opere” per il Mezzogiorno che riguardi interventi integrati – sociali, ambientali, urbanistici – che possono andare dalla sistemazione della rete idrica locale al recupero urbanistico dei piccoli centri, al risanamento ambientale di coste e aree montane. Si propone a questo scopo di chiedere la piena attuazione del Piano delle opere medio-piccole deciso in Cipe il 6 novembre 2009 che prevede dal 2010 al 2013 la spesa nel triennio 413 milioni degli 825 milioni di euro stanziati dal Comitato, a cui si chiede di aggiungere uno stanziamento di 500 milioni, da finanziare stornando la cifra corrispondente dagli stanziamenti previsti per le infrastrutture strategiche.

Fondo per la non autosufficienza. Oggi il livello delle politiche pubbliche per la non autosufficienza è pressoché simbolico. Dal 2011 il Fondo per la non autosufficienza è praticamente azzerrato. Chiediamo perciò il ripristino dei 400 milioni di euro (stanziati nel 2010 e cancellati nel 2011) per le politiche pubbliche a sostegno della non autosufficienza.

Tassare i diritti televisivi per lo sport spettacolo. Come per la pubblicità, il business dello sport-spettacolo ha effetti distorsivi sul mercato e distoglie risorse dallo sport per tutti. Si propone pertanto di adottare il metodo francese di tassazione dei diritti televisivi per finanziare lo sport per tutti e la costruzione di impianti pubblici polivalenti. Con un’aliquota del 5% sul totale dei diritti versati si potrebbero raccogliere circa 40 milioni di euro.

Controfinanziaria_sbilanciamoci_2012_completo.pdf

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Categorie : Economia/Lavoro
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21

Inaffidabili

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Alcuni giorni fa nel post salasso ad oltranza affermai che la manovra finanziaria appena varata non sarebbe stata sufficiente a risolvere i problemi Italiani e che entro fine anno ci sarebbe stata una manovra correttiva. Non che sia un esperto in economia ma semplicemente dotato di un minimo di buon senso, ritenevo e ritengo che il vero problema non sia tanto nella struttura economica del paese, che sicuramente necessita di drastici interventi e ristrutturazioni, ma semmai nell’incapacità o meglio nella non volontà della classe politica ad affrontare queste sfide e cercare, anche in parte, di risollevare le sorti di un paese ormai alla deriva. Una impossibilità e una non volontà dettata dal fatto che in questa situazione è proprio la classe politica stessa con tutti i suoi soci e sodali (prenditori, lobby, mafie, ecc) a trarre i maggiori benefici sia in termini economici che di potere.

A conferma di tutto ciò ecco arrivare il giudizio delle società di rating, Standard & Poor’s per prima, su cui già si sono spese milioni di parole senza però dire l’essenziale. Va infatti fatto notare che tale giudizio non riguarda l’immediato, ovvero l’attuale situazione economica del paese, ma l’affidabilità ad onorare il debito nel lungo periodo per l’esattezza nei prossimi sette-dieci anni, periodo medio della durata degli investimenti finanziari. E ciò è del tutto normale perchè quando uno investe in titoli, siano essi di stato o privati, è dopo cinque o dieci anni che potrà ritirare il capitale, quindi le informazioni di cui necessita non si limitano agli interessi che potrà percepire durante il periodo d’investimento ma, cosa molto più importante, le possibilità di poter ritirare il capitale alla fine del periodo d’investimento. Il giudizio di Sandard & Poor’s riguarda proprio questo aspetto, cioè la possibilità che fra cinque-dieci anni il nostro paese sia effettivamente in grado di restituire agli investitori il capitale. Così come le ditte private anche gli stati possono fallire, poi ci prendono per il culo parlando di default controllato ma sempre default è. Fallimento in lingua italiana.

Si disilluda quindi che crede che via Berlusconi si ricomincia a salire perchè le agenzie di rating, come me e tutti voi, sanno quanto sia improbabile una rielezione di Berlusconi o del centrodestra e che a breve la guida del paese sarà assunta da altra coalizione eppure questo non gli ha impedito di dare un giudizio negativo sull’affidabilità economica del nostro paese.  A differenza nostra loro non basano i loro giudizi sulle stronzate annunciate a reti unificate ma su informazioni certe e concrete e non gli saranno certo sfuggite le assolute analogie tra i veri schieramenti che in televisione fanno finta di essere diversi gli uni dagli altri. Analogie sotto il profilo giudiziario e analogie nelle ricette da somministrare al paese. Tutti gli schieramenti, tolta qualche piccola differenza sulle coppie di fatto, i gay, immigrati ed altro non solo hanno lo stesso identico programma ma hanno le loro strutture organizzative e politiche intrise di di corrotti e corruttori. Tutti gli schieramenti sono a favore della TAV e degli oltre 20 miliardi di euro così come sul Ponte sullo stretto e i suoi 8 miliardi, tutti sono d’accordo sulle spese militari per armamenti e guerre e i relativi 30 milardi annui a cui aggiungerne altri 17 per l’acquisto di cacciabombardieri, tutti d’accordo sui finanziamenti ai partiti, gli stipendi d’oro e la pensione dopo 5 anni, tutti d’accordo sui finanziamenti all’editoria e ai giornali di partito e tutti d’accordo col finanziare gli incenritori invece che la raccolta differenziata. Per quanto riguarda poi le analogie giudiziarie vi basta aprire un qualsiasi quotidiano per trovarci tutto l’arco parlamentare e il fatto che da una parte si dimettano dal partito (tenendosi però ben stretta la poltrona) non fa molta differenza.

 

 

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set
09

Salasso ad oltranza

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Molti da queste parti utilizzano le cisterne per accumulare l’acqua da utilizzare per le proprie necessità idriche e sono convinto che mi risulterebbe impossibile trovare anche uno solo tra questi che, consapevole dell’esistenza di numerose crepe nella propria cisterna da cui si disperdono quintali del prezioso liquido, si ostini a pagare affinchè continui viaggi di autobotti cerchino inutilmente di riempirla. In una situazione del genere tutti farebbero l’unica cosa sensata da fare, risarcire le crepe affinché la cisterna torni ad essere un contenitore a tenuta stagna senza perdita alcuna.

Convinto allo stesso modo che tutti voi non esitereste un attimo a definire cretino chiunque nella citata situazione continuasse a versare acqua nella cisterna bucata, mi viene spontaneo chiedervi come definite quei milioni di Italiani, tra cui il sottoscritto e voi stessi, che continuano a versare milardi di denaro liquido in una cisterna ormai somigliante ad uno scolapasta al di sotto del quale si sono piazzati comodamente multinazionali, banche, prenditori Italiani e stranieri, lobby, privilegiati e caste varie.

La manovra finanziaria da 60 milardi di euro appena approvata dal Senato con il ricorso a quel voto di fiducia che sino a qualche giorno fa era assolutamente escluso dai massimi vertici governativi e che si appresta, con le stesse modalità, ad essere ratificato dalla Camera dei Deputati è esclusivamente composta da nuove entrate. I tagli previsti, che incidono per circa 10 miliardi, riguardano esclusivamente i trasferimenti agli enti locali (regioni, provincie e comuni) che altro non potranno fare che aumentare la tassazione locale (addizionli IRPEF, accise sui carburanti, ecc). L’altra sera su La7 l’economista Tito Boeri ha mostrato una serie di dati e di grafici evidenziando che a seguito di questa manovra finanziaria la tassazione in Italia sfiorerà il 50% (49,5% per precisione di cronaca). Per ogni euro che riusciremo a guadagnare grazie al nostro lavoro quasi la metà la dovremo girare allo Stato per ricevere in cambio servizi sanitari scadenti, un sistema scolastico tra i peggiori del mondo occidentale, un sistema di protezione sociale ormai ridotto all’osso ed una serie di altri servizi di pessima qualità.

Tutto ciò non sarà sufficiente a mettere in ordine e al sicuro il bilancio statale per il semplice ed ovvio motivo che nessuna falla, nessuna crepa, nessun buco è stato riparato e il salasso a cui dovremo sottoporci verrà ancora una volta ingurgitato dai soliti noti che poi ci manderanno l’ennesimo dottore di turno, si chiami Berlusconi, Bersani , Vendola o un altra figura di un governo di responsabilità nazionale che ci somministrerà la solita ricetta e la solita cura. Fino a quando non si provvederà a bloccare le perdite, a tappare le falle, a ridurre drasticamente le spese, nessun incremento della tassazione e nessuna manovra finanziaria, per quanto equa e ben distribuita possa essere, sarà in grado di risolvere i problemi economici che attanagliano il nostro paese.

Ma quando si parla di tagli bisogna essere precisi quindi diffidate degli slogan diffusi tramite pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti. Chi annuncia tagli sia chiaro e preciso. Sui costi della politica si vuole solo diminuire il numero delle poltrone o diminuire stipendi ed abolire pensioni e buoneuscite? Sulle pensioni si vogliono tagliare le superpensioni o aumentare l’età pensionabile? E ancora, si vogliono tagliare le spese militari per guerre e armamenti? Si vogliono abolire i finanziamenti ai partiti? E quelli ai giornali e inceneritori? E sui costi previsti per le grandi ed inutili opere quali TAV e Ponte sullo stretto? E sulla corruzione che ci costa ogni anno più della manovra stessa?

Come, appena qualche mese fa, dissi che la manovra lacrime e sangue da 40 miliardi approvata col plauso del colle ad inizio estate non sarebbe bastata, oggi so che entro fine anno nonostante gli ulteriori 60 miliardi di questa finanziaria, saremo stottoposti ad un ennesimo salasso. Salassi che continueranno ad oltranza sino a quando avremo qualche goccia di sangue in corpo oppure sino a quando avremo il coraggio di reagire.

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ago
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Il male oscuro

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In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!

E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.

Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?

Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?

E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!

Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.

E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).

E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.

E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.

Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.

Che vinca la Vita!

Alex Zanotelli

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Categorie : Società/Cultura
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La Democrazia in Italia non è mai esistita. Nel dopoguerra siamo passati direttamente dalla dittatura militare ad una dittatura partitocratica con partiti governati da servizi segreti (in particolare quelli americani), mafie e poteri economici Italiani e stranieri. La nostra Costituzione è rimasta una bella dichiarazione d’intenti rimasta sulla carta perchè in conflitto con gli interessi che i partiti in realtà tutelavano. Con la senconda repubblica e la scomparsa dei partiti tradizionali, mafie e lobby economiche, che sino a quel momento manovravano le file da dietro le quinte, sono passati direttamente in prima linea e il cosidetto leaderismo, con Berlusconi in cima a tutti, è stato un ottimo strumento a disposizione per poter dettare l’azione politica del nostro paese.

Nonostante ciò tutti hanno sempre cercato di dare una parvenza di democrazia. Congressi nazionali per l’elezione dei segretari di partito, lunghi ed estenuanti dibattiti parlamentari, tediosi discorsi in politichese erano tutti teatrini della politica utili a far credere che nel paese ci fosse un confronto democratico e le scelte effettuate fossero in sintonia col benessere socioeconomico del popolo che tali politici avrebbero dovuto rappresentare. Anche con la seconda repubblica, dove pure si è passati dai congressi ai leader autoproclamati e alle finte primarie, dai dibattiti parlamentari ad un esecutivo sempre più legislativo, dai tediosi disorsi agli slogan pollicitari, dalle elezione dei parlamentari alla loro nomina si è cercato comunque di far finta di essere in un paese democratico dove era il popolo tramite i suoi rappresentanti a prendere le decisioni.

A dimostrazione di quanto finto sia sempre stata la nostra democrazia basterebbe osservare il rispetto che questi rapprentanti hanno sempre mostrato nei confronti delle indicazioni dategli direttamente dai rappresentati. Mi riferisco alla scelta No Nucleare che abbiamo dovuto ribadire qualche mese fa, all’abolizione dell’immunità parlamentare divenuta autorizzazione a procedere, all’abolizione dei finanziamenti ai partiti divenuti rimborsi elettorali, alla ripubblicizzazione di beni comuni sacrificati ancora oggi sull’altare del liberismo e delle privatizzazioni; per non parlare poi delle numerose leggi di iniziativa popolare che da da anni giacciono nei cassetti del parlamento.

Una finta democrazia dove l’unica concessione data al popolo è la possibilità di mettere una ics sul meno peggio, visto che anche la nascita di nuovi soggetti politici (veramente nuovi) è un ardua lotta contro la burocrazia e l’impossibilità di trovare spazio e visibilità sui mezzi di disinformazione.

Tale assenza di democrazia è talmente evidente e nota a tutti che anche il teatrino della finta democrazia comincia a venir meno. L’emergenza economica in cui versa il nostro paese, se fossimo in una vera democrazia, avrebbe spinto tutti gli organi di indirizzo politico dal parlamento ai consigli regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali ad un incessante ed estenuante lavoro. 6 ore al giorno per 6 giorni la settimana come minimo per spulciare tutte le leggi, le delibere, le determine e persino ogni singola nota spese delle nostre istituzioni, enti ed aziende per effettuare con precisione chirurgica i tagli e le ottimizzazioni necessarie. Invece se ne sono andati tutti in ferie e la finanziaria che determinerà il futuro del nostro paese per i prossimi anni se non decenni è stata decisa a tavolino da due sole persone: un venditore di tappeti ed un cerebroleso con la complicità di un presunto tecnico che sino a qualche mese fa rassicurava tutti sulla solidità del nostro sistema economico.

60 milioni di persone, decine di migliaia di politici superpagati e superpivilegiati e il futuro del paese nelle decisioni di due sole persone. Se questa è democrazia è democrazia all’Italiana.

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