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Archive for finanziaria

SPREAD

Di Andrea Baranes

La nota di aggiornamento al Def, il Decreto di economia e finanza 2013 è stata presentata negli scorsi giorni dal governo. È un documento fondamentale per capire la situazione delle finanze pubbliche, le previsioni di entrate e spese e la politica economica dei prossimi anni. Uno dei dati più importanti riguarda gli interessi che dovremo pagare sul debito pubblico nei prossimi anni, ovvero lo spread. Ecco i valori dello spread contenuti nel Def: 200 punti nel 2014, 150 nel 2015 e 100 nel 2016 e 2017. Una visione a dire poco ottimista, considerato che da almeno tre anni tale indicatore è costantemente ben sopra i 100 punti, con picchi oltre i 500 nel 2011 e 2012.

Come sono state calcolate tali cifre? Non sono state calcolate, nel Def si “ipotizza uno scenario”, segnalando che l’intervento della Bce con l’acquisto di titoli di Stato ha permesso di ridurre lo spread. La differenza che ancora rimane tra il valore attuale e quello indicato per i prossimi anni è dovuto alle “incertezze politiche e quelle relative alla stabilità del Governo”. Nel futuro, secondo quanto riportato nel Def, “vi sono le condizioni per una riduzione significativa dello spread”.

Anche mettendo da parte alcuni legittimi dubbi sulla futura stabilità del governo, rimane il fatto che la Bce non è intervenuta unicamente acquistando titoli di Stato dei paesi in difficoltà. Una grossa mano alla diminuzione dello spread è arrivata anche dal prestito (chiamato LTRO) da oltre 1.000 miliardi di euro erogato dalla Bce alle banche europee tra fine 2011 e inizio 2012. Quelle italiane hanno preso in prestito oltre 200 miliardi al 1% – un tasso di fatto negativo se si tiene conto dell’inflazione – usandoli in buona parte per comprare titoli di Stato. Aumenta la domanda di titoli, cala lo spread.

A fine 2011 gli istituti italiani detenevano 224,1 miliardi di euro di titoli di Stato. Meno di un anno dopo, a settembre del 2012, il totale era salito a 341,1 miliardi. Una boccata d’ossigeno per le banche che si indebitano al 1% e usano questo denaro per acquistare Btp che rendono 5 o 6 volte di più. Non riapriamo qui il dibattito sul perché la Bce non possa finanziare direttamente gli Stati al 1%. Rimane il fatto che il LTRO, il prestito triennale della banca centrale, scadrà tra fine 2014 e inizio 2015, il che significa che le banche italiane dovranno restituire circa 230 miliardi di euro alla Bce. A settembre 2013 ne erano stati rimborsati meno del 10%.

Cosa succederà tra un anno al nostro debito pubblico se le banche dovranno rivendere Bot e Btp per fare cassa e rimborsare i prestiti con la Bce? Quali effetti potrebbe avere per lo spread l’aumento dell’offerta di titoli di Stato sul mercato? E se al contrario le banche decidessero di non vendere titoli di Stato, quali potrebbero essere gli impatti sul nostro sistema produttivo, già oggi schiacciato dal credit crunch, ovvero dalla mancanza di accesso al credito?

Oggi la speranza è “semplicemente” l’arrivo di un nuovo prestito in sostituzione di quello in scadenza. Il governatore della Bce Draghi negli scorsi giorni ha dichiarato di “non escludere” un nuovo LTRO, gettando un salvagente alle banche, ma ancora prima al governo italiano. Ma “non escludere” non è esattamente una certezza. Qualsiasi impresa, se deve fare un piano industriale, ipotizza diversi possibili andamenti e traccia in conseguenza le proprie strategie future. Il nostro governo no. Lo scenario è uno solo e, a volere usare un blando eufemismo, è estremamente ottimista. Nel documento che delinea la politica economica del governo dei prossimi anni “si ipotizza” uno spread bassissimo, si dà per assodata tale unica stima e si costruiscono le politiche economiche in conseguenza.

Un percorso per lo meno sorprendente per un indice, lo spread, che è diventato il vero e proprio faro che guida tutte le decisioni dell’esecutivo. Da almeno due anni subiamo durissimi piani di austerità: siamo costretti ad accettare sacrifici per placare l’ira dello spread, quasi parlassimo di una qualche divinità. Le variazioni dello spread sono l’incubo di ogni italiano. Bene, con il Def ci dicono che da domani non sarà più così. I valori saranno bassissimi e certi. Non resta che accodarci allo spensierato ottimismo del nostro governo e sperare che la divinità non si arrabbi per tanto ardire. Che lo spread ce la mandi buona.

 

Categorie : Economia/Lavoro
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finanziamenti-ai-partiti

Se vi trovaste in difficoltà economiche e  costretti a scegliere come ripartire le risorse a disposizione (cosa che fanno giornalmente milioni di Italiani), cosa fareste? Spendereste i vostri danari per comprarvi il cibo o il cellulare di nuova generazione? I libri per la scuola ai vostri figli oppure la crociera nel mar dei caraibi? Il riscaldamento per la vostra casa o una nuova automobile?

A parte qualche esaurito che farebbe di certo la scelta più scellerata, sono profondamente convinto che praticamente tutti opterebbero per le opzioni di buon senso, quindi per quelle indispensabili per vivere.

Purtroppo per noi, invece, gli esauriti, quelli delle scelte più scellerate sono concentrati in parlamento e così tra lo scegliere se finanziare i partiti e finanziare le piccole-medie imprese che danno lavoro a milioni di persone, scelgono di finanziare i partiti. Moltissime imprese vantano crediti con lo stato e a causa di queste rischiano il fallimento a cui conseguono i licenziamenti per tantissime persone, ognuna delle quali fonte di sostentamento per la propria famiglia. Fallisce l’impresa ed intere famiglie finiscono in miseria.Di tutto questo, naturalmente i giornali e le Tv non ve ne parleranno.

Ieri in commissione bilancio è stato bocciato un nostro emendamento del M5S che istituiva un Fondo rotativo finalizzato alla concessione di un finanziamento alle micro-imprese e alle piccole imprese che vantino crediti con la pubblica amministrazione.

La dotazione del Fondo doveva essere finanziato con l’abrogazione delle erogazioni a titolo di cofinanziamento ed il rimborso per le spese elettorali sostenute da partiti e movimento politici.

In pratica dicevamo che volevamo finanziare con un Fondo le imprese che hanno crediti con la P.A. tramite l’abrogazione dei rimborsi elettorali.

Pd e Pdl inizino ad assumersi questa responsabilità.

Luigi di Maio – Portavoce 5 Stelle

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feb
09

Io mi sbilancio

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Da anni seguo la campagna e le proposte di Sbilanciamoci. Oggi, in prossimità delle elezioni l’appello ai candidati e forze politiche ad un impegno per un’Italia capace di futuro: dalla parte dell’ambiente, della pace, dei diritti di cittadinanza, della giustizia sociale, di un’economia diversa.

Io non sono candidato e quindi la mia sottoscrizione lascia il tempo che trova, ma a leggere questi impegni mi pare di leggere una copia del programma politico del moVimento 5 Stelle.

Le prossime elezioni politiche del 24 e del 25 febbraio possono rappresentare un punto di svolta e di discontinuità rispetto alle politiche neoliberiste di austerity che hanno impoverito il paese e lo hanno fatto sprofondare nella recessione. Queste politiche hanno accentuato le disuguaglianze, aumentato la disoccupazione, indebolito il welfare, reso più precario il lavoro, messo in difficoltà le imprese.

Non è “l’Europa che ce lo chiede”: non occorre “restituire fiducia ai mercati”, politiche economiche alternative sono possibili. Da anni la campagna Sbilanciamoci! presenta il proprio rapporto per “usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace”. Il XIV rapporto è stato presentato a fine novembre del 2012 e contiene 94 proposte che, numeri alla mano, dimostrano che una differente legge di stabilità permetterebbe di investire nel rilancio dell’economia, in un nuovo modello di sviluppo ambientalmente sostenibile, in una redistribuzione della ricchezza e in una maggiore giustizia sociale.

Solo per fare alcuni esempi, se tagliassimo i crescenti contributi alla scuola privata, ci sarebbero maggiori risorse per quella pubblica. Senza educazione, ricerca ed alta formazione il paese non ha un futuro, servono investimenti pubblici nella qualificazione dell’offerta formativa, nel diritto allo studio, nell’edilizia scolastica e universitaria, nella ricerca. Se abbandonassimo la follia delle “grandi opere”, a partire dalla realizzazione dell’alta velocità in Val Susa, ci sarebbero le risorse per le “piccole opere” di cui ha bisogno il Paese, dalla mobilità sostenibile alla lotta contro il dissesto idrogeologico. Se rinunciassimo all’acquisto dei cacciabombardieri F35 e tagliassimo le spese militari del 20%, ci sarebbero le risorse per il welfare, per la cooperazione internazionale e per il Servizio Civile Nazionale e ne avanzerebbero anche per ridurre il debito pubblico. La politica estera del nostro Paese non può fondarsi sulle missioni militari all’estero, ma sulla cooperazione internazionale e la solidarietà. Una politica fiscale all’insegna di una maggiore progressività, consentirebbe una redistribuzione più equa della ricchezza. E via discorrendo.

Dall’ambiente alla sanità, dall’istruzione alle politiche di accoglienza dei migranti, dal contrasto alla corruzione alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale, è in questa direzione che occorre impostare le future scelte di politica economica.

Siamo immersi in una crisi finanziaria, economica, sociale, ambientale, di democrazia. Per uscirne, il primo passo deve però essere culturale. Bisogna capovolgere un paradigma – quello del neoliberismo – costruendone un altro: quello di un’economia fondata sui beni comuni, la sostenibilità ambientale e sociale, l’uguaglianza e i diritti.

Scarica il rapporto 2013 di Sbilanciamoci.

Per prima cosa dovrebbero spiegare cosa intendono per “stabilità”. “Stabile” è qualcosa di posizionato definitivamente, di inamovibile. Quindi, in perfetto equilibrio. Per procurare tale equilibrio, segano le gambe ai cittadini, come sempre. Oltre a ridurre ancora le spese della sanità. Sanità. Chi si ammala seriamente, vada a morire dove vuole, fuorché in ospedale! E non si azzardi nessuno ad avanzare ridicole pretese di cure. Le analisi cliniche sono bandite. Resta però l’analisi dei riflessi (quella con il martelletto sbattuto sul ginocchio). Chi ha soldi, si faccia curare in privato come si conviene. Chi non ce li ha, schiatti….

Risparmio energetico. Si vara l’operazione “Cieli scuri”. Viene messa al bando l’illuminazione pubblica stradale. Sostituita da qualche rara torcia vivente. Oltretutto, il buio, concilia il sonno. Così i pensionati potranno andare subito, dopo il tramonto, a dormire senza dover mangiare, ricavandone un risparmio notevole. Insomma, una sorta di coprifuoco di nuova generazione.

Produttività. Come al solito, la produttività è affidata al caso e alla divina provvidenza. Ma state tranquilli, non è vero che sono solo tagli indiscriminati. Infatti, si spenderà pure. E anche parecchio. Come, tanto per fare un esempio a caso, la TAV! Un buco senza il quale il PD sarebbe rovinato. Ah, no! Un banale lapsus. Non il PD, ma l’Italia tutta. Quale è il cittadino che riuscirebbe ormai a fare a meno della TAV? Nessuno! Chiunque la vorrebbe. Tanto per fare il solito esempio a caso: Bersani. Ovviamente la TAV non è l’unica grande spesa a carico degli italiani, infatti ci sono anche gli F35, giocattoli personali di Di Paola. Chiamati così, poiché sono l’acronimo di: “Fanculo 35 volte”! Ma ci sarà anche la forte emozione del “Mose”. No, non quello delle tavole con i dieci comandamenti, ma quello di una tavola sola che trasformerà la laguna di Venezia, in una grande e paranoica palude.

Tobin tax. La tobin tax sarà sostituita dalla Tobin taxi. Chiunque chiamerà un taxi, verrà segnalato alla guardia di finanza, assieme al tassista, come grandi evasori. Così i tassisti impareranno a scioperare!

Nell’insieme, Monti si dichiara soddisfatto … che la stragrande maggioranza dei cittadini ancora non abbia capito un c … zzo! Concludendo così la sua presentazione della nuova legge: “Abbiamo ottime speranze, per il 2013, di non dover più spendere soldi neanche per la vasellina!”

Marinella Andrizzi Sinibaldi

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Spese militari

Cancellare – rilanciando la campagna “Taglia le ali alle armi!” – il programma di acquisizione di novanta cacciabombardieri F35 (risparmio: 8 miliardi di euro), ridurre di un terzo (cioè quasi sessantamila unità) gli organici delle Forze Armate (risparmio: poco meno di tre miliardi di euro), ritirare le truppe dall’Afganistan (risparmio: oltre 600 milioni di euro), ridurre gli altri programmi di sistemi d’arma (fregate Fremm, fregate “Orizzonte”, sommergibili U-212…, risparmio: 600 milioni di euro), fermare l’approvazione della legge delega sul riordino della Difesa (che ci costerà nei prossimi anni oltre 120 miliardi di euro): queste alcune delle proposte che Sbilanciamoci! proporrà il prossimo autunno durante la discussione della legge di stabilità e del bilancio dello Stato. Una parte di questi soldi dovrebbero essere destinati al servizio civile (200 milioni di euro), alla cooperazione allo sviluppo (400 milioni) e alla riconversione dell’industria bellica (150 milioni), il resto a fronteggiare la crisi con provvedimenti di sostegno al reddito e di protezione sociale.

Cooperazione allo sviluppo

All’inizio di ottobre si terranno a Milano, promossi dal Governo italiano, gli Stati generali della cooperazione allo sviluppo. Contro la commistione tra intervento militare e aiuto umanitario e contro la dipendenza della cooperazione dagli interessi delle imprese e del commercio con l’estero, Sbilanciamoci! propone di sganciare la cooperazione allo sviluppo dal Ministero degli Affari Esteri e di legare il finanziamento di quest’ultima alla riduzione delle spese militari. Tra le altre proposte: cancellare i debiti illegittimi contratti nei confronti dell’Italia da parte dei paesi del Sud del mondo, introdurre la tassazione delle rendite finanziarie per sostenere la lotta alla povertà, riportare i fondi della cooperazione allo sviluppo ai livelli del 2008. Per gli Stati generali di ottobre è in programma, sempre a Milano, una manifestazione contro l’“eutanasia” della cooperazione e un nuovo libro bianco sulle politiche pubbliche del governo.

Ambiente

Contro e in alternativa al programma delle grandi opere – che solo per quest’anno prevede investimenti per un miliardo e mezzo di euro – Sbilanciamoci! propone di varare un piano straordinario di “piccole opere”: la messa in sicurezza di diecimila scuole che non rispettano le normative antincendio e antisismiche e la legge 626; il riassetto idrogeologico del territorio; il miglioramento della rete idrica, che solo nel Mezzogiorno perde il 50% dell’acqua trasportata; la dotazione di almeno mille nuovi treni per i pendolari; un piano straordinario di mobilità sostenibile e di trasporto pubblico locale nelle grandi città; un programma di riqualificazione delle periferie delle aree metropolitane; la dotazione per tutti gli edifici pubblici di pannelli fotovoltaici e di sistemi di efficientamento energetico. Si tratta, nel complesso, di un miliardo di spesa che porterebbe, del resto, risparmi enormi rispetto alla gestione del territorio e almeno cinquantamila posti di lavoro in più.

Europa

Per cambiare l’Italia, bisogna assumere l’Europa come terreno di confronto e di conflitto. Questa l’iniziativa presa da Sbilanciamoci! con i Forum per un’“altra Europa”, tenutisi il 28 giugno a Bruxelles e il 9 luglio scorsi a Roma. Tra le proposte della campagna: trasformare la Banca centrale europea in prestatore di ultima istanza, introdurre gli eurobond, istituire un’agenzia pubblica di rating, varare la Tobin tax contro la speculazione finanziaria, mettere il Bilancio europeo a garanzia dei debiti sovrani dei paesi membri, democratizzare le istituzioni europee, rilanciare un piano di investimenti per lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale su scala europea. Una mobilitazione che continua con il Forum di Firenze (7-11 novembre prossimi), in occasione del decennale della prima edizione del Forum Sociale Europeo, e con le altre iniziative su base continentale.

Giovani, saperi, lavoro

Difendere il diritto allo studio, rilanciare gli investimenti in innovazione e ricerca, combattere la precarietà. Sbilanciamoci! propone di tagliare i finanziamenti alle scuole private (700 milioni di euro), destinando tali fondi alla copertura finanziaria delle borse di studio (per raggiungere gli stessi livelli di Francia e Germania), e di varare un vero e proprio “welfare della conoscenza” che metta i giovani nelle condizioni di studiare e lavorare. Per questo – attraverso uno specifico “piano giovani” che rovesci lo schema della riforma Fornero – sono necessari l’introduzione del reddito di cittadinanza, il varo di un sistema di ammortizzatori sociali che benefici anche i collaboratori a progetto, il sostegno all’occupazione giovanile tramite crediti di imposta e aiuti all’autoimprenditorialità, maggiori investimenti per l’offerta e l’obbligo formativo, l’edilizia e l’autonomia scolastiche.

Welfare, diritti, lavoro

Contro il massacro del welfare e del lavoro avvenuto negli ultimi anni, Sbilanciamoci! propone interventi massicci a difesa dei redditi, dei posti di lavoro, dei servizi e dei diritti sociali. Reddito di cittadinanza, salvaguardia delle pensioni più basse, recupero del fiscal drag sono gli interventi più urgenti. E, accanto ad essi, il rifinanziamento di tutti i fondi sociali nazionali (in particolare, il fondo per la non autosufficienza, il fondo nazionale per i giovani e per l’infanzia e il fondo per le politiche sociali), il blocco della riduzione dei trasferimenti agli enti locali e al sistema sanitario nazionale: dieci miliardi di spesa che potrebbero essere in buona parte coperti con l’introduzione di una tassa patrimoniale del 5×1000 (da accentuare progressivamente) sui patrimoni superiori al milione di euro e con una tassazione delle rendite al 23% (si veda il box sulle politiche fiscali).

Politiche fiscali

Tassa patrimoniale permanente del 5×1000 (con un aumento progressivo) sui patrimoni al di sopra del milione di euro, tassazione delle rendite al 23%, tassazione dei redditi oltre i 200mila euro al 50%, tasse di scopo del 5% sul commercio delle armi, il porto d’armi, i diritti televisivi legati allo sport e allo spettacolo, la pubblicità: queste alcune delle proposte di Sbilanciamoci! che permetterebbero al paese di incassare almeno venti miliardi di euro l’anno. Una poltiica di giustizia fiscale alla quale deve peraltro accompagnarsi un’iniziativa costante di lotta all’evasione fiscale. Sbilanciamoci! propone a tal fine di portare la tracciabilità a 500 euro (soglia massima per l’uso del contante), il ripristino dell’elenco “clienti-fornitori”, il varo della legge anti-corruzione e la ricostituzione di un Alto Commissariato per la lotta alla corruzione e alla criminalità economica.

Oltre il PIL

Legge sulla contabilità ambientale, introduzione dei bilanci di genere, inclusione degli indicatori di benessere nelle leggi di spesa pubblica: queste le richieste della campagna Sbilanciamoci! – che si protraggono ormai da dieci anni – al Governo e al Parlamento. L’obiettivo: andare oltre il PIL (soprattutto in una crisi come quella che stiamo attraversando) come unico indicatore macroeconomico e affermare un approccio multidimensionale della misurazione del benessere sociale e ambientale. Un’impostazione che Sbilanciamoci! ha praticato concretamente, a partire dal 2003, con gli studi del QUARS (Qualità Regionale dello Sviluppo) che misurano la qualità della vita nelle regioni italiane e attraverso focus su alcune realtà locali come le Province di Roma, Trento, Ascoli Piceno, la Regione Lazio, i comuni di Arezzo e Cascina. Si tratta di richieste che ad oggi hanno trovato ascolto nella comunità scientifica con la decisione dell’Istat e del Cnel di dare vita al progetto Benessere Equo e Sostenibile (BES), che prevede l’impiego di una serie di indicatori sociali e ambientali che monitorano il benessere in Italia. Ora spetta alla politica.

Sbilanciamoci

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