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Archive for Energia

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Col 1° seminario Territorio Zero Puglia tenutosi all’università dell’idrogeno di Monopoli sabato 12 Ottobre si è costituito il Laboratorio Territorio Zero Puglia col quale le diverse anime di associazionismo ed attivismo civico presenti in regione uniranno le proprie forze e le proprie competenze per passare dalla protesta ad una proposta organica e coordinata su aspetti fondamentali per lo sviluppo della regione quali l’energia, l’agricoltura e la gestione dei rifiuti.

Lo spunto è il Manifesto Territorio Zero, scritto da Angelo Consoli e Livio De Santoli, presentato in numerose località pugliesi negli ultimi mesi che appunto suggerisce un percorso virtuoso di interazione tra rifiuti zero, chilometro zero ed emissioni zero verso un modello di sviluppo sostenibile a basso contenuto di capitali ma ad alto contenuto di lavoro qualificato per arrivare ad un documento integrato con cui indicare i passi da compiere in Puglia per dare concretezza a tali principi.

Già sabato, presso l’università dell’idrogeno di Monopoli, si è potuto sia condividere altissime e qualificate competenze sia istituire tre gruppi di lavoro che lavoreranno nei prossimi mesi sui tre argomenti per elaborare proposte operative e passare, questo l’obbiettivo, dalla protesta alla proposta.

Gli incontri dal vivo si ripeteranno mensilmente in località diverse della regione al fine di favorire e stimolare la partecipazione di tutti, ma il lavoro sarà costante utilizzando allo scopo apposite piattaforme informatiche. Si sono, infatti predisposti, due strumenti tramite il quale i gruppi di lavoro e i singoli partecipanti, potranno confrontarsi, condividere idee e conoscenze ed elaborare proposte. un gruppo facebook (link) ed un Forum (link) sono gli strumenti scelti per questo percorso. Non manca certo una mail (territoriozeropuglia@gmail.com) per qualsiasi contatto ed un canale youtube (link) in fase di allestimento.

Che dire oltre se non: al lavoro!

apr
26

Territorio Zero

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territoriozerofin

Se vogliamo darci una possibilità per poter uscire dal pantano economico e sociale in cui da tempo siamo ormai affossati abbiamo bisogno di un radicale cambio tanto nella politica quanto nel modello di sviluppo che vogliamo perseguire.

Abbiamo bisogno di conoscere quali alternative all’attuale modello ormai in profonda crisi esistono, quali le differenze, quali i benefici. Solo sapendo possiamo formarci un opinione e adottare delle scelte lungimiranti per il nostro futuro e di quello delle prossime generazioni.

Territorio Zero non è un semplice libro, ma un vero e proprio manifesto che fornisce alla cittadinanza e agli amministratori locali quegli strumenti informativi e strategici per poter programmare e quindi perseguire un modello di sviluppo in grado di rimettere al centro l’economia reale.

Per molto, anzi troppo, tempo strategie come Rifiuti Zero, Energia pulita ad emissioni zero oppure Km Zero  sono state etichettate  come battaglie ambientaliste. E’ ora di capire che tutto ciò riguarda invece anche l’economia e il lavoro.

L’invito è quindi a partecipare a questo importante appuntamento. Lunedì 29 Aprile alle ore 19 presso la sala mostre della biblioteca comunale di Ostuni. Vi aspetto.

Ricordate, intorno al 2006, il gran parlare che si faceva dei rigassificatori?  “Indispensabili” secondo le parole dell’allora ministro dello sviluppo economico oggi candidato a governare il paese (Il ministro per lo sviluppo economico Bersani: «Non si rischiano incidenti. In Italia ne servono almeno tre o quattro.)

Bene, ora finalmente si capisce ove risiedeva l’indispensabilità dell’operazione promossa dai leader politici: nel solito inciucio, nascosto nel comma, che rende conveniente ciò che conveniente non è. Lauto guadagno per alcuni, ed esborso inutile di quattrini per tutti gli altri, cioè noi. Lo racconta Qualenergia. In pratica proprio nel 2005, dopo gli spauracchi della crisi del gas russo, sapienti manine hanno messo insieme un bel decreto sulla costruzione dei rigassificatori, e vi hanno inserito la clausola del “fattore di garanzia”. Un fattore garanzia, che assicura, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% di ricavi di riferimento. Tale copertura è riconosciuta dal sistema tariffario del trasporto e ha durata per un periodo di 20 anni.

Insomma, alle solite: si programmava la costruzione di rigassificatori che, qualora inutilizzati, avrebbero goduto ugualmente dei profitti. Pagati da chi? Ma da Pantalone, naturalmente, con la sua bolletta! Così come accade col CIP6 e con tanti altri trucchetti in cui gli investimenti dei prenditori sono in realtà un modo per scucire soldi a noi. Oggi il fattore di garanzia è stato abolito da un’inchiesta UE, seguita ad una denuncia da uno dei comitati territoriali, e gli “indispensabili” impianti non interessano più a nessuno.

Ecco così spiegata la corsa al rigassificatore che ci aveva tanto lasciato perplessi. A qualcosa serve, tenere un blog da anni: è come stare seduti sulla famosa riva del fiume.

Debora Billi

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Giuseppe Serravezza, medico e presidente della Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt) di Lecce, è il primo firmatario di un documento sottoscritto dalle associazioni ambientaliste e per la salute che segue i lavori del convegno del 19 marzo “Energie rinnovabili in Puglia, sostenibilità ambientale e sanitaria”.

Il documento si propone di apporre alcuni cambi alla legislazione italiana, regionale, provinciale e comunale, tentando di dare alle politiche paesaggistiche, territoriali, energetiche, ambientali, sanitarie e sociali un indirizzo meno scellerato e più sostenibile.

Un documento ambizioso che critica aspramente l’operato del governo, le incongruenze del Piano energetico ambientale regionale (Pear) e cerca invece di alzare la barra della discussione alle raccomandazioni del Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) e della visione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) del 2008, che vedono nel Salento una sorta di parco naturale e culturale da tutelare.

C’è tanto da fare, però, e la strada intrapresa, almeno secondo la visione dei firmatari, è quella sbagliata

La Puglia paga anzitutto un prezzo orribile alla presenza dell’obsoleta energia termoelettrica alimentata a carbone dalle centrali di Brindisi e Taranto: 8mila tonnellate annue che hanno già ammorbato la salute pubblica, e che non sono neanche state ripensate a seguito della riconversione alternativa che la Puglia si è fregiata di perseguire come capofila delle regioni meridionali.

Il risultato è un gigantesco crocevia di sprechi che genera un aumento dell’offerta, e dunque del consumo, di energia elettrica, con tanti saluti alla sostenibilità e ai criteri di contenimento e riduzione dei consumi che davvero sarebbero utili all’Italia.

La via maestra per gli ambientalisti è rappresentata dalla cosiddetta generazione distribuita, ovvero dalle microimprese che realizzano impianti capillari sul territorio laddove ce n’è bisogno, senza spese né ricadute significative sulla salute perché non richiede massicce revisioni della rete esistente, cosa che invece accadrà con i macroimpianti già presenti sul territorio.

Il possibile scenario rappresentato ha alcuni difetti, veri o presunti: non si parla di bonifiche dei territori, e questo rappresenterebbe una grande possibilità di impiego visti gli scempi commessi sulle spalle dei cittadini prima inconsapevoli e poi incoscienti. E poi non avvantaggia le lobbies che contano, quelle delle grandi aziende italiane ed estere, e rischia di essere una carta decisiva per la libertà dei cittadini, cosa che come sappiamo è troppo rischiosa.

Scarica il documento

Neve, vento, pioggia e gelo. Ormai da diversi giorni l’Italia è nella morsa del maltempo e delle basse temperature. In un inverno ‘asciutto’ e caldo è arrivato improvvisamente un freddo micidiale che sta provocando vittime e disagi nei trasporti. Nelle nostre case, intanto, ci riscaldiamo con il gas importato dall’estero. Cosa succederebbe però se per qualche motivo gli approvigionamenti venissero meno? Non è forse arrivato il momento di abbattere gli sprechi e pensare alla nostra sopravvivenza?

Ormai sempre più spesso, purtroppo amaramente, mi trovo a riflettere sul fatto che venivamo derisi dagli ‘esperti’ quando già oltre venti anni fa parlavamo, tra le altre cose, di solare termico, di coibentazioni delle case, di recupero dell’acqua piovana. Tristemente ci si ritrova a pensare a tutto questo tempo perso e quindi ora se ne pagano pesanti conseguenze.

Un inverno dove non piove e fa caldo, animali e piante che si preparano praticamente alla primavera anticipata e improvvisamente arriva un freddo micidiale che provocherà danni inimmaginabili ad agricoltura e fauna. Ma “chi se ne frega”! Tanto noi mangiamo e beviamo plastica, automobili e computer, mica acqua e alimenti. Non abitiamo mica nell’ambiente, bensì in palazzi, mura, cemento, strade asfaltate e automobili.

Le alluvioni hanno spazzato paesi e vite umane grazie alla cementificazione e abbiamo capito così bene la lezione che continuiamo a costruire senza freno alcuno. La dittatura del petrolio ci ha regalato la paralisi del paese grazie allo sciopero dei Tir. L’effetto serra ci regala una siccità invernale incredibile e adesso ci regala un inverno polare.

Potremmo sostituire direttamente politici e lacchè vari con pompieri e protezione civile stabili al parlamento, tanto ormai si passa solo da una emergenza all’altra e visto che i politici non si preoccupano minimamente delle basi dell’esistenza delle persone, non si capisce cosa ci stiano a fare se non per i loro interessi personali e per gli interessi dei gruppi finanziari, economici e religiosi che rappresentano.

Categorie : Ecologia/Ambiente
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