Seguimi su facebook twitter Google + youtube picasa foursquare RSS

Archive for Energia

TRI

Nonostante non occupi in permanenza le cronache nazionali nè, tanto meno, l’attenzione degli interventi governativi, il territorio del Brindisino presenta problematiche socio-ecomomiche ed ambientali pari se non più gravi di quelle di altri territori al centro dell’attenzione pubblica.

Nonostante la presenza di impianti industriali molto impattanti, tassi di morbilità e mortalità ben oltre la norma, non si dispone neanche di un registro tumori ed epidemiologico che funzioni a pieno regime.

Non mancano certo importanti inchieste nei confronti di ENEL per la centrale a Carbone di Cerano, di ENI per il petrolchimico e i veleni sepolti a Micorosa, nonché su traffici illeciti di rifiuti. La situazione sociale è esplosiva con una disoccupazione record e povertà dilagante. Sempre più giovani lasciano la propria terra in cerca di un futuro altrove. Una emorraggia massiva che sta svuotando il territorio di coloro, che più di tutti, potrebbero garantirgli slancio e ripresa.

A fronte di questa drammatica situazione nessuno sembra preoccuparsi ed ancor meno prendere importanti e radicali provvedimenti. Un territorio abbandonato a se stesso, agonizzante nonostante abbia tutte le carte in regola e le risorse per rialzare la testa e puntare al futuro verso un modello di sviluppo innovativo e sostenibile come sta avvenendo in altre realtà europee quali il Nord Pas de Calais, ex bacino carbonifero nel nord della Francia, dove da oltre un anno è in corso un vero e proprio processo di decarbonizzazione al 2050 tramite una reindustrializzazione che mira a creare 165.000 posti di lavoro entro 25 anni, i primi 20 mila dei quali sono stati già creati in un solo anno.

A dettare le linee guida di questo processo, un Master Plan ispirato ai principi della Terza Rivoluzione Industriale e dell’economia circolare, elaborato dal team internazionale di Jeremy Rifkin esperto di fama mondiale in materia di nuovi modelli economici distribuiti e sostenibili. Principi che, in Puglia, hanno dato vita, grazie ad una proposta innovativa, a Territorio Zero Puglia che si articola in dodici punti (quattro per l’energia, quattro per i rifiuti, e quattro per l’agricoltura), un vero e proprio “Dodecalogo” che, se realizzato potrebbe garantire per il territorio pugliese un nuovo sviluppo basato sulla sostenibilità e la creazione di nuovi posti di lavoro, contribuendo a far uscire i nostri territori dalla perdurante crisi economica, sociale e ambientale che l’attanaglia.
Si tratta dell’adattamento al tessuto economico regionale delle proposte del libro Manifesto Territorio Zero scritto da Angelo Consoli (direttore dell’Ufficio europeo proprio di Rifkin, e Presidente del Circolo europeo per la Terza Rivoluzione Industriale), e di molti esperti e attivisti all’interno e all’esterno del Movimento 5 Stelle, il dodecalogo di Territorio Zero Puglia comprende 12 punti nati dal confronto e la collaborazione di numerosi esperti in una serie di incontri che si sono avvicendati nell’arco di due anni e a cui ho potuto fornire il mio contributo e la mia collaborazione e propone soluzioni concrete e immediatamente realizzabili che, se associate ad altri importanti azioni in ambito turistico e culturale, farebbero decollare lo sviluppo nei nostri territori.

Si tratta di un cambiamento epocale” dichiara Angelo Consoli “Il Cambiamento però non può essere garantito dalla stessa classe politica che ha generato la crisi. Ci vogliono persone nuove, con le mani libere dagli interessi di lobby e potentati economici che condizionano la partitocrazia tradizionale, persone in grado di interpretare lo spirito e la filosofia di Territorio Zero per guidare la Puglia verso una società a emissioni zero, rifiuti zero, km zero, ma anche disoccupazione zero, malattia zero e zero privilegi.”.

Il futuro è nei nostri passi e nelle nostre scelte.

copertinaTerritorioZero

Col 1° seminario Territorio Zero Puglia tenutosi all’università dell’idrogeno di Monopoli sabato 12 Ottobre si è costituito il Laboratorio Territorio Zero Puglia col quale le diverse anime di associazionismo ed attivismo civico presenti in regione uniranno le proprie forze e le proprie competenze per passare dalla protesta ad una proposta organica e coordinata su aspetti fondamentali per lo sviluppo della regione quali l’energia, l’agricoltura e la gestione dei rifiuti.

Lo spunto è il Manifesto Territorio Zero, scritto da Angelo Consoli e Livio De Santoli, presentato in numerose località pugliesi negli ultimi mesi che appunto suggerisce un percorso virtuoso di interazione tra rifiuti zero, chilometro zero ed emissioni zero verso un modello di sviluppo sostenibile a basso contenuto di capitali ma ad alto contenuto di lavoro qualificato per arrivare ad un documento integrato con cui indicare i passi da compiere in Puglia per dare concretezza a tali principi.

Già sabato, presso l’università dell’idrogeno di Monopoli, si è potuto sia condividere altissime e qualificate competenze sia istituire tre gruppi di lavoro che lavoreranno nei prossimi mesi sui tre argomenti per elaborare proposte operative e passare, questo l’obbiettivo, dalla protesta alla proposta.

Gli incontri dal vivo si ripeteranno mensilmente in località diverse della regione al fine di favorire e stimolare la partecipazione di tutti, ma il lavoro sarà costante utilizzando allo scopo apposite piattaforme informatiche. Si sono, infatti predisposti, due strumenti tramite il quale i gruppi di lavoro e i singoli partecipanti, potranno confrontarsi, condividere idee e conoscenze ed elaborare proposte. un gruppo facebook (link) ed un Forum (link) sono gli strumenti scelti per questo percorso. Non manca certo una mail (territoriozeropuglia@gmail.com) per qualsiasi contatto ed un canale youtube (link) in fase di allestimento.

Che dire oltre se non: al lavoro!

apr
26

Territorio Zero

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

territoriozerofin

Se vogliamo darci una possibilità per poter uscire dal pantano economico e sociale in cui da tempo siamo ormai affossati abbiamo bisogno di un radicale cambio tanto nella politica quanto nel modello di sviluppo che vogliamo perseguire.

Abbiamo bisogno di conoscere quali alternative all’attuale modello ormai in profonda crisi esistono, quali le differenze, quali i benefici. Solo sapendo possiamo formarci un opinione e adottare delle scelte lungimiranti per il nostro futuro e di quello delle prossime generazioni.

Territorio Zero non è un semplice libro, ma un vero e proprio manifesto che fornisce alla cittadinanza e agli amministratori locali quegli strumenti informativi e strategici per poter programmare e quindi perseguire un modello di sviluppo in grado di rimettere al centro l’economia reale.

Per molto, anzi troppo, tempo strategie come Rifiuti Zero, Energia pulita ad emissioni zero oppure Km Zero  sono state etichettate  come battaglie ambientaliste. E’ ora di capire che tutto ciò riguarda invece anche l’economia e il lavoro.

L’invito è quindi a partecipare a questo importante appuntamento. Lunedì 29 Aprile alle ore 19 presso la sala mostre della biblioteca comunale di Ostuni. Vi aspetto.

Ricordate, intorno al 2006, il gran parlare che si faceva dei rigassificatori?  “Indispensabili” secondo le parole dell’allora ministro dello sviluppo economico oggi candidato a governare il paese (Il ministro per lo sviluppo economico Bersani: «Non si rischiano incidenti. In Italia ne servono almeno tre o quattro.)

Bene, ora finalmente si capisce ove risiedeva l’indispensabilità dell’operazione promossa dai leader politici: nel solito inciucio, nascosto nel comma, che rende conveniente ciò che conveniente non è. Lauto guadagno per alcuni, ed esborso inutile di quattrini per tutti gli altri, cioè noi. Lo racconta Qualenergia. In pratica proprio nel 2005, dopo gli spauracchi della crisi del gas russo, sapienti manine hanno messo insieme un bel decreto sulla costruzione dei rigassificatori, e vi hanno inserito la clausola del “fattore di garanzia”. Un fattore garanzia, che assicura, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% di ricavi di riferimento. Tale copertura è riconosciuta dal sistema tariffario del trasporto e ha durata per un periodo di 20 anni.

Insomma, alle solite: si programmava la costruzione di rigassificatori che, qualora inutilizzati, avrebbero goduto ugualmente dei profitti. Pagati da chi? Ma da Pantalone, naturalmente, con la sua bolletta! Così come accade col CIP6 e con tanti altri trucchetti in cui gli investimenti dei prenditori sono in realtà un modo per scucire soldi a noi. Oggi il fattore di garanzia è stato abolito da un’inchiesta UE, seguita ad una denuncia da uno dei comitati territoriali, e gli “indispensabili” impianti non interessano più a nessuno.

Ecco così spiegata la corsa al rigassificatore che ci aveva tanto lasciato perplessi. A qualcosa serve, tenere un blog da anni: è come stare seduti sulla famosa riva del fiume.

Debora Billi

Commenti (3)

Giuseppe Serravezza, medico e presidente della Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt) di Lecce, è il primo firmatario di un documento sottoscritto dalle associazioni ambientaliste e per la salute che segue i lavori del convegno del 19 marzo “Energie rinnovabili in Puglia, sostenibilità ambientale e sanitaria”.

Il documento si propone di apporre alcuni cambi alla legislazione italiana, regionale, provinciale e comunale, tentando di dare alle politiche paesaggistiche, territoriali, energetiche, ambientali, sanitarie e sociali un indirizzo meno scellerato e più sostenibile.

Un documento ambizioso che critica aspramente l’operato del governo, le incongruenze del Piano energetico ambientale regionale (Pear) e cerca invece di alzare la barra della discussione alle raccomandazioni del Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) e della visione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) del 2008, che vedono nel Salento una sorta di parco naturale e culturale da tutelare.

C’è tanto da fare, però, e la strada intrapresa, almeno secondo la visione dei firmatari, è quella sbagliata

La Puglia paga anzitutto un prezzo orribile alla presenza dell’obsoleta energia termoelettrica alimentata a carbone dalle centrali di Brindisi e Taranto: 8mila tonnellate annue che hanno già ammorbato la salute pubblica, e che non sono neanche state ripensate a seguito della riconversione alternativa che la Puglia si è fregiata di perseguire come capofila delle regioni meridionali.

Il risultato è un gigantesco crocevia di sprechi che genera un aumento dell’offerta, e dunque del consumo, di energia elettrica, con tanti saluti alla sostenibilità e ai criteri di contenimento e riduzione dei consumi che davvero sarebbero utili all’Italia.

La via maestra per gli ambientalisti è rappresentata dalla cosiddetta generazione distribuita, ovvero dalle microimprese che realizzano impianti capillari sul territorio laddove ce n’è bisogno, senza spese né ricadute significative sulla salute perché non richiede massicce revisioni della rete esistente, cosa che invece accadrà con i macroimpianti già presenti sul territorio.

Il possibile scenario rappresentato ha alcuni difetti, veri o presunti: non si parla di bonifiche dei territori, e questo rappresenterebbe una grande possibilità di impiego visti gli scempi commessi sulle spalle dei cittadini prima inconsapevoli e poi incoscienti. E poi non avvantaggia le lobbies che contano, quelle delle grandi aziende italiane ed estere, e rischia di essere una carta decisiva per la libertà dei cittadini, cosa che come sappiamo è troppo rischiosa.

Scarica il documento