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Il fatto che in Sardegna il 60% degli aventi diritto si sia recato alle urne, per ribadire in maniera plebiscitaria (97% dei voti) la propria contrarietà alla costruzione di centrali nucleari o depositi di scorie radioattive sull’isola, è sicuramente l’indicazione più interessante fra quelle emerse in questa tornata elettorale.
Ma purtroppo resterà una notizia per pochi intimi, dal momento che l’informazione mainstream ha bellamente ignorato l’accaduto, preferendo proporre titoloni ad effetto aventi per oggetto improbabili svolte epocali e “cambiamenti di vento”, nel tentativo di creare interesse intorno a risultati elettorali in larga parte scontati e scarsamente indicativi.
Il PDL ha segnato il passo e rischia seriamente di non conquistare nessuna delle quattro grandi città oggetto della contesa, ma tutto sommato l’emorragia di voti è stata più contenuta di quanto fosse lecito supporre a fronte di una forza politica incappata in una lunga sequela di scelte scellerate, dal ritorno al nucleare fino alla guerra in Libia, passando attraverso il bunga bunga di un leader ormai in tutta evidenza sul viale del tramonto.
Il PDmenoL, che in queste ore viene identificato come il grande vincitore delle elezioni, ha in realtà arretrato anch’esso le proprie posizioni, non arrivando neppure al ballottaggio in quel di Napoli dove governava, perdendo molti punti percentuali a Torino, dove Fassino ha comunque vinto senza problemi come era nelle previsioni, mantenendo il risultato della scorsa tornata a Milano, dove ha potuto approfittare della debacle degli avversari (Ferrante alle passate amministrative per il Centrosinistra 319487 voti – Pisapia 315.862). Anche in questo caso l’arretramento è stato comunque più contenuto di quanto fosse lecito attendersi da un partito di opposizione che non è mai stato in grado di fare un’opposizione che andasse oltre il querulo borbottio.
L’esperimento del terzo polo, costituito da Casini e dai transfughi di Gianfranco Fini è malamente abortito ancora prima di nascere, dal momento che in grandi città come Bologna e Torino è stato ridicolizzato dai risultati delle liste di Beppe Grillo che pur avevano investito cifre irrisorie nella campagna elettorale.
Sel di Vendola invece pur decantando vittoria rileva percentuali nettamente inferiori rispetto a quelle che per mesi i sondaggisti ci hanno proposto.
L’ottimo risultato delle liste 5 stelle (sfiorato il 10% a Bologna, raggiunto il 5% a Torino) e l’exploit di De Magistris a Napoli (al ballottaggio con oltre il 27%) dimostrano inequivocabilmente come una cospicua parte dell’elettorato senta la necessità di rompere con gli schemi dei partiti tradizionali e la gabbia del bipolarismo.
Non resta che consolarsi con il plebiscito della Sardegna, sperando sia prodromico di un analogo successo il 12 e 13 giugno, quando a pronunciarsi sul nucleare e sull’acqua pubblica sarà l’Italia intera.
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Come sempre accade quando mancano pochi giorni alle elezioni , molte persone vengono assalite da una sorta di amnesia transitoria, cui si associa l’ansia da crocetta compulsiva e la bonomia da campagna elettorale, vissuta nel segno evangelico del perdono.
Ti ritrovi così a ricevere la visita di Arturo che sorridente sull’uscio di casa ti omaggia del “santino” di quel partito che ha perorato la costruzione dell’inceneritore che lo sta avvelenando insieme alla sua famiglia. –Ma quando protestavamo contro l’apertura del cantiere hai detto che quei mafiosi non li avresti votati mai più-. E’ vero, ma se non li votiamo poi vince la destra e se vince la destra…
Ti ritrovi al bar a fare colazione con Cristina e ti stupisce vederla infervorata nella campagna elettorale di quel partito che vuole ricostruire le centrali nucleari , proprio lei che dopo la tragedia di Fukushima ti telefonava a mezzanotte per sapere se la nube radioattiva era già arrivata in Italia. –Ma non avevi detto che quei “mostri” il tuo voto non lo avrebbero visto mai più’- Si, certo, però oltre alla questione ambientale ci sono tante altre cose e questa volta rischia di vincere la sinistra e giù con le tasse…già, le tasse….
Ti ritrovi in ufficio con Luigi che, occhieggiando compiaciuto ti consiglia di votare il marito della sorella di suo cognato, che è una persona seria, candidata con quel partito che ha fatto dell’onestà la propria bandiera, salvo poi fare della bandiera un uso che non sarebbe delicato descrivere nei particolari. – Ma se all’indomani della candidatura di quel mafioso giurasti che con loro avevi chiuso.- Si ma è un parente e poi sono comunque sempre meglio degli altri…già sempre meglio.
Ti ritrovi a scorgere Elena nel corteo di quei sindacati che l’hanno messa in mezzo alla strada avallando la legge 30 e la precarietà. – Chi ci fai qui?- Bisogna dare un segnale forte a questo governo di ladroni e poi domenica ci sono le elezioni.- Si, ma avevi detto che con la sinistra avevi chiuso per sempre.- Chiuso si, ma non si può lasciare spazio al razzismo…già non si può lasciare spazio.
Incontri Mauro in birreria, l’ultima volta che lo vedesti, un mese fa, era fuori di sé per la guerra in Libia, adesso caldeggia con enfasi quel partito che la sostiene, in distonia con larga parte della sua base. –Ma non avevi deciso mai più appoggio a questa destra al servizio degli americani?- Certo, ma tanto se stai fuori dai giochi fanno comunque quello che gli pare e finisci per favorire la sinistra…già finisci per favorire.
Non arrenderti, non badare a loro e guarda avanti, il futuro è oltre la destra, la sinistra e ibridi vari. Il futuro è a 5 stelle.
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Nulla fa più paura del cambiamento, nulla cambia senza coraggio. Spero ce ne sia abbastanza per scegliere il futuro al posto del meno peggio. I partiti sono morti il futuro è a 5 stelle.
A seguire la lettera di Adriano Celentano pubblicata ieri su Il Fatto Quotidiano.
Ci siamo, ragazzi! Fra quattro giorni si vota per le amministrative e finalmente sapremo cosa c’è dentro l’UOVO dei milanesi. Qualcosa mi dice che la SORPRESA sarà grande. Per due motivi. Se vince Pisapia, sarà grande perché finalmente le cose cambierebbero e ciò significherebbe una tremenda sconfitta per il governo e non soltanto per ciò che riguarda la città di Milano, ma addirittura su scala nazionale, con lampi di gioia sprigionati dall’intera Europa. Se invece vince la Moratti, la sorpresa sarà ancora più grande perché le cose non cambieranno e allora sarà un disastro per noi italiani. Chi non ce la fa a tirare alla fine del mese dovrà andare in Svizzera per un bicchier d’acqua, poiché in Italia l’ACQUA non sarà più un bene comune.
Costruiranno nuove centrali NUCLEARI e presto la RADIOATTIVITA’ sarà sulle nostre tavole (Leggi l’appello sul referendum di Adriano Celentano). Tremonti, che bisognerebbe licenziare in TRONCO, ma ancora meglio sarebbe sul TRONCO, vuole regalare le spiagge agli imprenditori per la costruzione di stabilimenti balneari a cinque metri dal mare.
Ora, chiunque abbia un minimo di buon gusto può immaginare quale stravolgimento subirebbe il mare delle nostre coste. Nel giro di pochi mesi, sarebbe travolto da uno TSUNAMI di CEMENTO che, a differenza di quello NATURALE, non si placherebbe mai più.E comunque anche per coloro il cui immaginario fosse momentaneamente ridotto a zero (può capitare), esiste, già pronta, una serie di orrende costruzioni, verificabili quindi dal vero, da cui è possibile misurare la portata che avrebbe la SVENTURA italiana, qualora fosse approvata la proposta di Tremonti. Per cui, prima di andare a votare, è consigliabile fare quattro passi alle Varesine di Milano, dove lo sfacelo, tutt’ora in atto, ha OSCURATO una buona parte di cielo. E ancora non è finita. Il BUIO seminato dai grattacieli firmato Moratti-Formigoni continuerà imperterrito la sua avanzata.
Cari milanesi, credo sia arrivato il momento di cambiare le cose. È chiaro che, votando Pisapia si cambia. Non so fino a che punto, però si cambia e questa è già una grande notizia, essendo lui il migliore e quindi il più credibile fra i rappresentanti dei vari partiti…
Ma, se davvero volete dare una svolta a questa nostra Milano così tanto amata da Leonardo da Vinci, dovete farlo in modo che il CAMBIAMENTO sia RADICALE. Non esiste altro momento più opportuno per riaccendere nel vostro cuore quella luce di entusiasmo che i PALAZZINARI CORROTTI hanno spento senza alcuna pietà. Ma, per farlo, bisogna avere il coraggio di imboccare la strada dell’incertezza: solo lei ci può dare quel NUOVO da cui nasce la speranza di un mondo migliore lontano da ogni logica di partito. E questa speranza è sotto gli occhi di tutti: si chiama Mattia Calise, 20 anni, tre esami alla laurea in Scienze politiche, giovane e forte, membro del movimento Cinque Stelle. Per ora la sua candidatura a Sindaco di Milano vale solo il 5 per cento, ma è proprio in questo 5 per cento che si nasconde la Milano del futuro. Un movimento, quello delle Cinque Stelle, la cui avanzata, lenta ma inesorabile, sta svegliando le coscienze in gran parte d’Italia. A Bologna, in un anno e mezzo, è salito dallo 0,7 al 12 per cento dei consensi.
Mi rendo conto però che ciò che vi sto chiedendo certo non è una piccola cosa. Si tratterebbe di un vero e proprio miracolo politico che tuttavia solo voi milanesi avreste il coraggio di fare. Perché voi siete i milanesi delle “Cinque Giornate” di Milano. Allora fu necessaria la forza, per liberarci dal dominio austriaco, ma oggi basterebbe scrivere una semplice crocetta sulla casella giusta del foglio elettorale e la rivoluzione è fatta.
Ma forse anche per questo non siete ancora pronti e io non vi biasimo. Probabilmente quello delle Cinque Stelle, per come siete stati maltrattati fino adesso, è un salto troppo grande anche per voi milanesi. Un salto che tuttavia, ora come ora, è raggiungibile solo attraverso Pisapia. Mi sbaglierò, ma è lui l’uomo giusto. L’uomo di transizione. Colui che ci traghetterà verso quel CAMBIAMENTO RADICALE che è sì nell’animo delle cinque STELLE, ma credo anche nel CUORE di Pisapia.
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Domenica e Lunedì prossimo in numerosissimi comuni i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo degli organi amministrativi locali, ma solo in alcuni di questi la possibilità di rinnovo sara reale. In 75 comuni oltre ai soliti PDL, PDmenoL e terzo pollo alcuni cittadini stufi, come moltissimi altri, di votare il meno peggio e di affidare le istituzioni e quindi il proprio futuro ai soliti potentati economici, stanchi di assitere inermi allla continua svendita del proprio territorio, dei beni comuni e del proprio futuro, convinti di non potersi aspettare altro che fregature da una casta politica capace esclusivamente di chiedere sacrifici ai propri sudditi hanno deciso con coraggio di metterci la faccia, di impegnarsi in prima persona per dare il via ad un reale cambiamento in questo paese alla deriva in balia di ladri e farabutti.
Gente comune, tutti incensurati, che intende la politica come un impegno civile a tempo determinato perchè i principi che si sotengono, per non farli rimanere slogan pollicitari, è indispensabile poi rispettarli. Se sei contrario al finanziamento pubblico ai partiti non basta gridarlo ai quattro venti ma semmai rinuciarci ed il moVimento 5 stelle lo ha già fatto (1 milione 700 mila euro rifiutati), se denunci i privilegi della casta a cominciare dagli abbondanti stipendi devi avere la coerenza di abbassare gli stipendi dei tuoi rappresentanti ed il moVimento 5 stelle non solo lo ha fatto ma in numerose regioni sta raccogliendo le firme tra i cittadini per abbassarli pure agli altri, se ritieni vergognosa la presenza di condannati nelle istituzioni non li candidi nelle tue liste.
Naturalmente potete pure continuare a scegliere tra coloro che ritengono doveroso spendere 6 milioni di euro al giorno in “missioni di pace” e chi per sviluppo e crescita intende asfalto e cemento, oppure tra chi vuole il nucleare e la privatizzazione dell’acqua e chi è contrario solo per contrastare l’avversario politico, tra chi fa i condoni fiscali e chi assentandosi alle votazioni lascia che venga approvato, tra chi sostiene l’incenerimento dei rifiuti e chi ne è contrario ma non organizza la raccolta differenziata, tra chi vuole distruggere la scuola pubblica e chi va sui tetti a solidarizzare con gli studenti per poi fottersi miliardi di soldi pubblici tra stipendi e finanziamenti, tra chi è a favore del nucleare e chi lascia che il suo territorio sia devastato da immensi campi fotovoltaici su terreni agricoli. Allo stesso modo potete anche non andare a votare e lasciare che ladri e farabutti si spartiscano il frutto del vostro lavoro, delle vostre fatiche e dei vostri sacrifici. Si siete liberi anche di fottervene, basta avere la coerenza poi di non lamentarsi quando vi fotteranno.
Se invece non avete ancora perso la speranza è indispensabile che vi facciate coraggio. Il cambiamento mette paura ma è l’unica strada per il futuro e per accendere il futuro è necessario far brillare le stelle.
Vai su questa pagina ed informati sulla lista civica 5 stelle della tua città.
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Mentre da un lato continuano a giustificare la loro esistenza politica con la storia del consenso e della sovranità popolare, dall’altro cercano con tutte le loro forze (imbrogliando naturalmente visto che altro non sanno fare) di impedire che il popolo si esprima su dei temi fondamentali per il futuro del nostro paese. Con la complicità di media e pennivendoli vari la campagna pollicitaria è già comiciata, obbiettivo evitare che al referendum del 12 e 13 Giugno si raggiunga il quorum e di conseguenza che il popolo sovrano si esprima.
Se la maggioranza si sta fortemente impegnando per raggiungere lo scopo, l’opposizione non sta certo a guardare. Già perchè è bene ricordare che il primo passo fatto in questa direzione è stato il non accorpare i referendum alle elezioni amministrative cosa che, oltre a far risparmiare alle sempre esigue casse dello stato 300 milioni di euro, avrebbe messo seriamente a rischio il raggiungimento dei loro obbiettivi. In tale decisione assunta per un solo voto di scarto, determinante è stata l’assenza di diversi esponenti dell’opposizione. Anche loro, come i compari del PdL, adesso sono in piena campagna pollicitaria e mentre invitano i cittadini ad andare a votare contro il nucleare sperano nel non raggiungimento del quorum che gli lascierebbe la strada aperta verso il nucleare di “prossima generazione” (come lo definiscono D’Alema e Bersani) e la privatizzazione dell’acqua.
Non serve certo che io vi descriva nel dettaglio le balle che i media continuano a vomitare dai loro schermi e dalle loro pagine, personaggi sicuramente più competenti ed autoroveli del sottoscritto lo hanno già esaustivamente fatto e ne potete trovare numerose tracce in rete. Certo è che gli appuntamenti elettorali di maggio e giugno sono un opportunità che i cittadini non devono farsi scappare. Oltre ai referendum per evitare che l’acqua (fonte di vita) venga traformata in merce e sottoposta alle regole del mercato degli speculatori, per bloccare definitivamente le politiche nucleariste dei nostri scellerati governanati e per riaffermare il sacrosanto principio della legge uguale per tutti fondamento base di una qualsivoglia società civile, in numerosi comuni italiani ci sarà la possibilità di votare per le liste 5 stelle l’unica possibilità per uscire da questo cunnubio maggioranza-opposizione, PdL-PdmenoL. Liste civiche formate da comuni cittadini, tutti incensurati, in grandi comuni quali Bologna, Milano, Torino e Napoli, ma anche in numerosissimi piccoli comuni sparsi su tutto il territorio nazionale come la splendida Nardò nel Salento per citare quella più vicina alla città bianca. A breve su questo sito sarà disponibile l’elenco di tutte le liste con i vari link di riferimento per approfondire i loro programmi e per qualsiasi altra informazione.
Vi diranno che queste liste non sono diverse da tutte le altre, che una volta eletti faranno le stesse cose che da tempo fanno gli altri. Nessuno vi dirà che sino ad ora le cose si sono dimostrate diverse. Qualche esempio? Subito. Il moVimento 5 stelle è contro il finanziamento pubblico dei partiti (miliardi di euro all’anno che oggi percepiscono persino i partiti che non sono più in parlamento) ed ha rinunciato a 1 milione e 700 mila euro, una bella cifra no? Il moVimento 5 stelle è per una politica non soggiogata dal denaro ed i consiglieri regionali sino ad ora eletti (in media 12 mila euro al mese) si sono autoridotti lo stipendio a 2.500 euro mensili. Il moVimento 5 stelle è per l’abolizione delle provincie e quindi non partecipa a nessuna elezione provinciale. Per il moVimento 5 stelle l’impegno politico istituzionale deve essere svolto per un tempo limitato e quindi nessun rappresentante può svolgere più di due mandati, è contrario ai doppi incarichi quindi nessun rappresentante già eletto in altre istituzioni è candidato alle prossime elezioni amministrative. Per il moVimento 5 stelle gli eletti sono solo dei rappresentanti e come tali devono semestralmente relazionare sul loro operato e rimettere il proprio mandato nelle mani dei rappresentati. Il moVimento 5 stelle non ha leader ma solo dei portavoce.
Che altro aggiungere, aprite li uecchie e non fatevi fottere.
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Ricevo e volentieri pubblico queste interessanti argomentazioni.
Che ridere!?
“Il potere di una persona o di un gruppo di persone si misura considerando quanti imbecilli credono che Egli o Essi abbiano realmente potere”.
Nella lingua Italiana, “Onorevole” significa “degno di onore” oppure “degno di rispetto”.
Si lo so! Anche a voi viene istintivamente da ridere facendo il paragone tra il significato del termine e la nostra classe politica, infatti, proprio per questo motivo ritengo che questo termine, questo “titolo”, sia diventato del tutto fuori luogo, e in ogni caso questa importante parola non può e non deve essere più utilizzata per indicare i “nostri politici”. È una parola scaduta! Proprio come avviene per gli alimenti i quali vengono conservati in maniera errata o non utilizzati per tempo, così anche la parola “onorevole” è avariata. Non può più essere “consumata” in questo Stato. Non la possiamo più riconoscere all’interno del nostro lessico quotidiano.
Sempre nella lingua Italiana, il termine “Democrazia” deriva dalla lingua Greca, (démos) = popolo; e (cràtos) = potere, ed etimologicamente significa, ma è meglio dire “significherebbe” governo del popolo oppure più semplicemente potere popolare. Anche qui, se volessimo paragonare il significato del termine al nostro attuale Stato, scatterebbero le risate a crepapelle, se non fosse che negli ultimi tempi in molti non ci trovano più tanto da ridere.
Ancora nella lingua Italiana, “Deputato” significa “colui che è stato scelto”.
Nel nostro paese vengono così chiamati i membri del parlamento eletti alla Camera dei Deputati che, “dovrebbero” essere i rappresentanti diretti dei cittadini, dico dovrebbero poiché dovrebbero essere eletti da questi proprio alla Camera dei Deputati, siccome abbiamo visto che in “Democrazia” “spetterebbe” al popolo scegliere e comandare. Sappiamo invece che grazie all’attuale sistema “illegittimo” e quanto meno “incostituzionale” delle votazioni tutto ciò non avviene. Infatti durante le votazioni i cittadini possono solamente votare un simbolo il quale raggruppa uno o più partiti, pertanto votando un partito non possono dare alcuna preferenza al singolo “individuo”, all’essere umano che dovrebbe appunto rappresentarlo alla Camera dei Deputati. Ci pensano “poi” i partiti in accordo tra loro a decidere e scegliere chi saranno i “nostri Deputati” e se ne guardano bene dal dircelo prima delle elezioni. Magnifico! Anche per questa parola quindi l’evidenza ci impone di farne un uso cauto, meglio sarebbe addirittura non “nominarla” o riporla in un cassetto sino a tempi“migliori”.
Ricapitolando, se vivessimo in un paese “Democratico”, sarebbe il popolo a comandare su tutto. Lo stesso popolo che per essere rappresentato in Parlamento dovrebbe eleggere un gruppo di persone “fidate”, i succitati esseri umani, quindi NON simboli o partiti. Persone con tanto di nome e cognome stampato BEN CHIARO sulle schede elettorali e tanto di foto riconoscibile, le quali “dovrebbero” una volta “scelti dal popolo” stabilirsi in Parlamento, a quel punto diverrebbero “Deputati” dal e del popolo. “Dovrebbero” discutere le problematiche del paese e prendere decisioni atte alla miglioria di tutte le classi sociali, ed ogni decisione la cui natura si presentasse “estremamente importante” per il futuro del paese, (esempio; i tagli economici sulla scuola pubblica) dovrebbero di volta in volta essere oggetto di votazione da parte di chi comanda il paese, ovvero sempre il popolo. Certo si tratterebbe di andare alle urne spesso, magari potrebbero inventare un sistema di votazione elettronica tramite internet per coloro che ne sono possessori, ma il modo per essere “modernamente democratici” si troverebbe, non manca la fantasia, manca altresì la “Democrazia”, perciò parliamo di niente!
Se non c’è Democrazia (ed è lampante che non c’è) va da se che non esistono i Deputati del popolo, ragion per cui questi che si fanno chiamare Deputati chi sono? Lo saranno tra di loro, ovvero, perché chi li ha scelti se non siamo stati noi? Ma allora in che Stato viviamo? Mi verrebbe da dire: “in uno stato pietoso”; e l’evidenza non lascia dubbi.
Sul termine “Onorevole”, personalmente ne conosco persone che meriterebbero tale titolo, ma non siedono in Parlamento, per lo più si tratta di padri di famiglia che per arrivare a fine mese si travestono da Mago Zurlì. Di certo però nessuno si degnerà mai di chiamarli in questo modo. Ecco perché, siccome certe parole non significano più nulla e soprattutto non indicano coloro che le possono “indossare”, propongo un referendum per l’abolizione dai Dizionari Italiani delle tre menzionate e obsolete “espressioni”.
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Resisterà finchè potrà, finchè i suoi sodali avaranno la faccia tosta e l’interesse a difenderlo e mantenerlo al suo posto, ma è ormai questione di giorni, al più mesi, e Berlusconi dovrà lasciare la Presidenza del Consiglio tra la gioia e l’esultanza di milioni di Italiani, moltissimi dei quali suoi strenui elettori e, sino a qualche giorno fa, suoi difensori. Cosa ci sia poi da esultare non mi è molto chiaro visto che la situazione e gli equilibri politici attuali non fanno presagire nulla di buono, anzi ho il forte timore che faremo la fine degli Egiziani passati da un regime dittatoriale ad un regime militare. Diffcilmente da noi vedremo i carri armati pattugliare le nostre strade o un qualche presidente in divisa, ma tramite un adeguato controllo dei media e, quindi, dell’opinione pubblica, tutto questo è superfluo. Basta qualche pagliaccio (leggasi leader) e diversi cortigiani (leggasi giornalisti) nonché i riflettori mediati puntati per far credere agli italiani che le loro scelte sono quelle giuste, quelle indispensabili per il bene del paese, per uscire dalla crisi, per dire addio definitivamente al berlusconismo. D’altronde gli Italiani, come noto, altro non aspettano che una qualche promessa in grado di prolungare la speranza e, contestualmente, l’agonia.
Lacrime e sangue non paiono essere sgraditi agli Italiani, basti pensare ai considerevoli tagli a cui ormai da decenni, a parte gli studenti, ci siamo abituati, ai blocchi degli stipendi, ai tagli dei posti letto e il tutto dopo porcate quali lo scudo fiscale ed il regalo fatto alla cordata con Alitalia. Siamo tanto abituati e silenti di fronte a tutta questa merda che loro (i pagliacci) alzano il tiro, ci volgliono fottere sino in fondo, d’altronde da decenni il cittadino fa la parte della escort ed i politici quella dell’utilizzatore finale. Perchè dovrebbe cambiare qualcosa adesso? Forse gli Italiani hanno mostrato la voglia di volersi riprendere in mano la cosidetta volontà popolare? Si è vero ci sono state manifestazioni di protesta, ma anche queste fanno parte della coreografia per presentare quei progetti di finto cambiamento proposte dai noti pagliacci.
La macchina mediatica è già in movimento per prospettare la grande ammucchiata, persino Di Pietro dal suo blog tuona che la grande alleanza non si può fare senza idv e sel. Nessuno vuole essere escluso dal grande banchetto, nel piatto ci sono ottime portate, grandi interessi che loro si papperanno e che noi saremo costretti a digerire facendo finta che tutto ciò è indispensabile per il futuro delle prossime generazioni, sapendo però benissimo che tutto ciò sara proprio la loro “soluzione finale”. Chi è fortemente contro il nucleare come Vendola o come Di Pietro che addirittura ha proposto un referendum non ha alcuna difficolta ad allearsi con forze favorevoli al nucleare come l’udc, così come, sempre Di Pietro, non ha alcuna remora ad allearsi con chi ha difeso e continua a difendere i condannati per mafia. I piatti sono troppo gustosi per soffermarsi su questi piccoli dettagli.
La grande ammucchiata si farà, qualcuno sicuramente ne rimarrà fuori, non certo per propria scelta, e baserà la sua campagna elettorale proprio sulla incongruenza della grande alleanza mordendosi le labbra per non poter partecipare alla grande abbuffata.
A tutto questo c’è solo una via di uscita, mandare a fare in culo l’intera classe partitica, capace solo di definire leader i pagliacci, e mettersi in gioco in prima persona. Ognuno faccia qualcosa. Non ci si può permettere di avere paure, siamo già nel baratro.
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I miasmi della melma mefitica in cui sta sprofondando ogni giorno di più la politica italiana emanano un lezzo insopportabile, una puzza che odora d’ideologie in avanzato stato di decomposizione, di partiti putrescenti che dopo lente agonie muoiono, per rinascere già morti, di leader o presunti tali impegnati in quelle stesse operazioni di riciclo che si guardano bene dall’applicare alla gestione dei rifiuti.Futuro, sinistra, libertà, democrazia, valori, sono parole vuote, appiccicate alla rinfusa per ricoprire il fango delle consorterie più svariate, conscie della necessità di dover nascondere, almeno in superficie la loro reale natura. Gruppo per una migliore gestione del protettorato USA, amici alle dipendenze della BCE, progressisti per lo sviluppo delle multinazionali, futuro sulla poltrona senza doversi alzare mai e altre definizioni sui generis non garantirebbero certo grande appeal presso l’elettorato. E allora ecco una mano di vernice fresca, qualunquista, populista, perbenista, ottimista, ed il gioco è fatto. Anche un cassonetto dei rifiuti può arrivare a somigliare ad una Morgan d’epoca, ma il puzzo, quello, continua a sentirsi lo stesso.
Se non fosse per il fatto che tutti noi paghiamo e pagheremo sulla nostra pelle le conseguenze dell’azione/inazione di questa banda di cialtroni “ubriachi”, intrisi di democratica libertà e costretti a destreggiarsi fra un coca party e una “ripassatina” alla esort o al transessuale di turno, si potrebbe anche cogliere il lato comico costituito da tante “scimmiette parlamentari” che si agitano in preda alla paura di non riuscire a conservare all’infinito il proprio status quo….
Si, perchè proprio la paura è una delle componenti fondamentali che contribuiscono al ristagno della melma. Tutti sanno che è sporca e puzza, ma tutti sono consapevoli del fatto che non appena la si smuova, inevitabilmente puzzerà di più ed è concreto il rischio di cascarci dentro, compromettendo inesorabilmente la fiducia degli elettori che, finchè resterà in piedi la farsa del voto, per la scimmietta politica costituisce l’unica vera assicurazione sul proprio status quo.
Ecco allora che tutti si agitano, ma premurandosi con attenzione che il fango resti al proprio posto.
Si agita Silvio Berlusconi, cosciente di essere ormai giunto alla fine di un’era, ma consapevole del fatto che si può cadere a tempo indefinito senza mai toccare terra, quando di fronte all’impero che crolla non esiste un’alternativa.
Si agitano le tante anime del camerata pentito Fini Gianfranco e del berlusconiano pentito Gianfranco Fini, un uomo che sul pentimento e la ritrattazione ha costruito la propria carriera politica, nell’eterno ruolo di “delfino” di qualcun altro. Si agita, Fini, dibattuto fra l’aspirazione ad imboccare una strada che lo possa portare a diventare Presidente del Consiglio e la paura di ritrovarsi solo su un sentiero di montagna, dopo avere perso la poltrona di Presidente della Camera. Si agita convulsamente, producendosi nella creazione d’improbabili futuri dove incanalare una destra neoliberista che strizzi l’occhio alla sinistra neoliberista, con ampi richiami retorici modello prima Repubblica e altrettanto ampio ricorso alla demagogia del nuovo che avanza, ma che tanto nuovo non è a giudicare dal fetore, degno di una discarica abusiva.
Si agita il segretario del PD Bersani, pregustando la caduta del Cavaliere, ma è un agitarsi incerto e sincopato, perchè condito dalla consapevolezza di non avere i “denti” per poterne approfittare. Urla Bersani, ma è un urlo che gli rimane strozzato in gola, perchè la cacciata di Berlusconi passerà giocoforza attraverso le urne, dove i consensi del Pd continuano ad essere in caduta libera, senza che esista una ricetta per invertire la tendenza e senza che esista un escamotage per nascondere indefinitamente la realtà che il PD e Berlusconi dicono e fanno esattamente le stesse e cioè tutto ciò che i grandi poteri finanziari ed economici ordinano loro.
Si agita Nichi Vendola, destinato nell’immaginario collettivo a sostituire l’artista del “ma anche” Walter Veltroni nel ruolo di Obama de noantri. Comunista ma amico degli industriali, gay ma cattolico, ambientalista ma sponsor degli inceneritori e delle grandi opere. Tutto ed il contrario di tutto, ma troppo o forse troppo poco per aspirare al ruolo di leader di una coalizione che abbia la presunzione di sostituire Berlusconi, senza somigliare troppo ad un’armata Brancaleone sulla strada dello sbaraglio.
E sullo sfondo si agitano Casini, con il suo cerchiobottismo elevato a filosofia di vita, Antonio Di Pietro cui manca sempre più la voce man mano che l’ipotesi di una debacle di Berlusconi sembra farsi più concreta, Ferrero che intuisce come nell’emergenza di un’armata Brancaleone ci siano i presupposti per accettare nuovamente la falce ed il martello in “famiglia”, unitamente a tanti altri personaggi che sperano, una volta sparigliate le carte, di riuscire comunque a ritagliarsi una poltrona.
La paura, resta comunque la componente fondamentale di questi mesi.
Tutti, tranne la Lega di Bossi consapevole di potere solo guadagnare consensi, non per meriti propri ma grazie alla situazione contingente, temono le elezioni anticipate come la peste.
Tutti, tranne Bossi e Berlusconi (finora alieno a manifestazioni suicide), gradirebbero la costituzione di un governo tecnico, preposto a mettere in atto le riforme lacrime e sangue imposte dalla UE. Un governo tecnico dietro al quale nascondere il fango e tentare di ricostruire con un minimo di prospettive di successo quell’armata Brancaleone che oggi pare davvero improponibile.
Ma senza la condivisione di Bossi e Berlusconi ogni ipotesi di governo tecnico perde di credibilità e l’unica alternativa sembra costituita dal ricorso alle urne. Proprio a quelle urne che paradossalmente fanno più paura all’opposizione di quanto non ne facciano alla maggioranza che ha governato male il paese durante questi due anni. Quando di fronte ad un governo in caduta libera, con pesanti responsabilità sulle spalle e un leader sul viale del tramonto, l’opposizione si ritrova a temere il giudizio degli elettori, significa che la melma ha ormai superato il livello di guardia ed è giunta l’ora di guardare altrove.
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L’Italia è un paese che da oltre trent’anni è affetta sempre dagli stessi problemi. Un sistema economico produttivo non competitivo rispetto ai concorrenti stranieri, assenza di adeguati investimenti in sviluppo e ricerca, sistema giudiziario lento e faraginoso che favorisce chi possiede grandi capitali coi quali si può pagare schiere di avvocati in cerca di cavilli ed eccezzioni, istruzione, università, sistema sanitario inefficienti e sempre troppo costosi. Per non parlare di infrastrutture, trasporti, banche, assicurazioni, pubblica amministrazione, servizi ai cittadini, burocrazia e tutti gli altri ben noti che non elenco per questioni di spazio.
Da oltre trent’anni il paese si lamenta di tutto ciò e continua ad affidarsi alle solite facce che a turno ci propinano le loro ricette, le loro soluzioni oppure ci elencano le numerose leggi e riforme già adottate e che, a dir loro, ci hanno liberato dai secolari problemi ereditati dai governi precedenti. Facce che hanno un nome e cognome, che da tempo occupano gli scranni più alti della politica italiana e che l’unica cosa che sono stati capaci di fare è stato fottersi tutto compreso il futuro delle prossime generazioni.
Gli italiani, di contro, altro non hanno fatto che stare a sentire questi imbecilli, stando comodi sui propri divani ed illudendosi che l’ultima ricetta proposta potesse essere quella buona, che l’annuale leader sempre un vecchio mausoleo portato alla ribalta potesse essere l’uomo giusto, quello della svolta. Epppure niente cambia. I problemi sono sempre li ad affliggere il paese ed i suoi abitanti, costretti continuamente a fare sacrifici, a gettare lacrime e sangue per pagare le inutili ricette di una classe politica che intanto vive nel lusso e nel privilegio.
Se questa situazione è un dato di fatto e, ne sono profondamente convinto, è ben nota a tutti la domanda che dovremmo porci è: come cazzo si esce da questo girone dantesco? Facciamo un esempio. Un individuo avverte una serie di sintomi: mal di stomaco, diarrea, febbre intermittente, dolori ossei, svenimenti, etc e va dal suo medico di fiducia che dopo una attenta analisi fa la sua diagnosi e prescrive l’opportuna terapia. L’individuo segue scrupolosamente la prescrizione medica, ma passato un pò di tempo si rende conto che la cura, costatagli un bel pò di quattrini, non ha prodotto alcun beneficio. I sintomi sono ancora tutti li, alcuni addirittura sono peggiorati. Torna quindi dal medico che fa una nuova diagnosi e prescrive una nuova terapia. E la cosa si ripete 1, 2, 3, 4, 5, … volte e passano 1, 2, 3, 4, 5, … anni. Ecco! Io credo che difficilmente uno asetti più di trent’anni per andare da questo medico e dirgli: Ehi dottò, ma vaffanculo!!!
Il vaffa è la risposta. Un pò crudo, lo ammetto, ma sostanzialmente significa il volersi liberare definitivamente ed una volta per tutte dell’intera classe dirigente che da oltre trent’anni mangia sulle nostre spalle, anzi direi sulle nostre disgrazie. E solo noi, cittadini comuni, possiamo farlo a meno che non pensiate che questi parassiti si defilino in buon ordine. Ne tanto meno possiamo aspettarci il rinnovamento dai partiti, istituzioni che di democratico hanno ben poco con le loro correnti e centri di potere, tant’è che anche li da decenni la classe dirigente è sempre la stessa e per mantenersi soffoca, emargina, sopprime (politicamente parlando) chi si discosta dal pensiero comune, chi (e sono tanti) vuole il cambiamento.
Diffidate di chi, pur campando di politica da un lustro si presenta come il nuovo o chi propone le grandi alleanze. Sono ricette già usate che, grazie agli abbondanti mezzi di disonformazione, passano per nuove. L’unico sistema per uscire da questa situazione è l’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini comuni. Nessuno si senta escluso, non servono grandi titoli, serve solo una buona dose di buon senso (inesistente nella classe politica) ed un piccolo sforzo per alzarsi dal divano e cercare di entrare nelle istituzioni.
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Tutti parlano della Marcegaglia e delle minacce ricevute, di Porro e dei suoi sodali, del dossier che c’è ma nessuno l’ha visto, della libertà di stampa, di editori che fanno un altro mestiere, di intercettazioni presunte, del dossier che improvvisamente non c’è più, di uno scherzo che nessuno ha capito e così via. Si fa a chi la spara più grossa nel solito teatrino che viene spacciato per informazione. Il tutto, ovviamente, con il pubblico appecoronato a sentire l’intervista di Tizio e di Caio, a chiedersi cosa avrà da nascondere sora Emma, a decidere chi è più insopportabile tra Feltri, Porro e Sallusti.
Puttanate!
Il nocciolo della questione è lì davanti ai nostri occhi ma nessuno lo vede, anche perché lor signori alzano questo popò di polverone proprio per impedircelo. Una cosa neanche tanto complessa, ma che contiene alcune verità scomode.
Confindustria ha sostenuto Berlusconi e lo ha aiutato a vincere le elezioni contando sul fatto che avrebbe tutelato i loro interessi, distribuendo risorse pubbliche alle aziende, avviando progetti tanto faraonici quanto inutili, privatizzando anche l’impossibile. Berlusconi invece, a parte qualche contentino, ha ripreso ad occuparsi dei suoi molti problemi personali. Ergo, Confindustria lo sta scaricando.
Qualcuno potrebbe obiettare che però è ripartito il programma nucleare, che i servizi pubblici locali saranno privati tra poco più di un anno, che qualche devastazione insomma è stata fatta. Poca cosa per Confavvoltoi, la cui avidità è pari solo alla fretta di mettere le mani sull’ultimo scampolo rimasto di bene pubblico.
Probabilmente hanno pensato fosse il caso di cercare una persona più affidabile per realizzare una simile rapina, una persona che non abbia tanti scheletri nell’armadio, una persona che faccia meno chiacchiere e più fatti. Uno come Fini, per esempio.
Infatti la squadra dei picchiatori prima si è dedicata all’ex alleato, ora va all’attacco della signora colpevole di non essere più berlusconiana. Nel frattempo gli unici che ancora parlano di elezioni anticipate, ma solo nei giorni dispari, sono quelli della Lega, perché Sua Bassezza sa benissimo che senza l’appoggio degli sciacalli stavolta non ce la farà.
Bei tempi l’estate del 2008, quando per distrarci almeno si parlava di gnocche e di pompini.
























