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Il movimento 5 stelle ha fatto il botto. Solo l’indegno inquilino del quirinale, maggiordomo d’avanguardia, non se ne è accorto forse distratto dal tonfo dei partiti. Purtroppo però non si può non rilevare che al sud, invece, il movimento non riesce ad ottenere risultati. In Puglia nessuna delle cique liste è riuscita ad ottenere quel minimo di consenso che gli avrebbe permesso di far entrare nelle istituzioni citadine la voce dei cittadini. Non ce l’ha fatta neanche il gruppo di Lecce che francamente se lo meritava sia per l’impegno dimostrato in tanti anni di attività sia per la grande qualità delle persone. Una grandezza che dimostrano anche oggi, nonostante non siano riusciti a concretizzare un risultato elettorale utile. Leggere per credere:
Non possiamo non continuare ad esserci…
C’è una Lecce che siamo riusciti ad intercettare.
Una Lecce che piuttosto che dormire ha iniziato a sognare.
Una Lecce che ha creato una piccola breccia nel Muro e che ora vuole trasformarla in voragine.
Una Lecce che ha sperato con noi fino al’ultimo istante che qualcuno potesse rappresentarla davvero in Consiglio.
Una Lecce che crede davvero che si è solo all’inizio, e non vuole arrendersi all’evidenza che esiste una Italia a due velocità.
Una Lecce che pretende finalmente una opposizione seria al monologo del potere.
Ma c’è anche una Lecce che non siamo riusciti a raggiungere. Che non siamo riusciti ad incontrare.
Per nostri limiti di comunicazione e per loro superiori altri impegni.
Che sarebbe stata con noi se solo avesse meno problemi e più tempo e possibilità per informarsi.
Quella Lecce che ignorandoci ha preferito non votare, o votare ancora una volta i “meno peggio”.
Quella Lecce vittima della disinformazione o della malainformazione.
Ai 1476 leccesi che ci hanno dato fiducia e credito.
Ai 2400 leccesi che nel cambiamento hanno creduto solo a metà.
A tutti i leccesi che non siamo stati in grado di raggiungere, almeno per presentarci.
A tutti i leccesi che col tempo vorranno provare con noi ad immaginare una politica migliore, fatta dai Cittadini per i Cittadini.
A tutti, non possiamo che assicurare che il MoVimento 5 Stelle Lecce continuerà ad esserci.
E soprattutto che attenderà il vostro contributo di idee e di passione.
Grazie Lecce!
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Siamo arrivati al rush finale, al momento in cui è arrivato il momento di scegliere. Domani e Lunedì in molti comuni si vota per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale. In Puglia le 5 stelle sono presenti in 5 città: Lecce, Trani, Polignano a mare, Galatone e Taranto. Spero che, qualora abitiate in uno di questi luoghi, vi siate informati e possiate fare una scelta, non dico convinta, ma consapevole.
I consigli sono sempre gli stessi che da anni lancio da queste pagine. Primo informarsi, non fermatevi agli slogan cercate di capire la storia di chi si propone, di chi vi sta spiegano perchè, dal suo punto di vista, dovresti dargli fiducia. Se la sua storia politica e personale è coerente con quello che dice, con gli impegni che adesso, in campagna elettorale, si assume. Secondo, ma molto più importante, non limitatevi a mettere una ics su una scheda elettorale. E’ indispensabile che i cittadini si riprendano le istituzioni e quindi che questi partecipino alla scelte amministrative con un impegno costante, quella che si definisce partecipazione. Siate gli artefici del vostro futuro, del futuro delle vostre città.
Delle liste 5 stelle in Puglia, due sono quelle su cui sono ben informato e l’unica su cui posso mettere la mano sul fuoco è quella di Lecce. Un gruppo fantastico, un gruppo vero. Qualsiasi sarà il risultato che otterranno alle urne hanno comunque vinto perchè, soprattutto in questi ultimi mesi, sono riusciti a costiture un vero e proprio gruppo, non una semplice sommatoria di singoli, ma un gruppo vero e proprio dove i singoli con le proprie differenze e competenze sono riusciti a fondersi in un unica entità che nei prossimi anni sarà in grado di dare, comunque vada, un enorme contributo alla propria città.
Allo stesso modo conosco la storia della lista di Taranto dove spero vivamente che il candidato sindaco riesca a farsi eleggere consigliere in modo che anche i più ottusi, i più cechi si possano rendere conto che tipo di persona sia. Una volta eletto adotterà quei metodi per nulla trasparenti e per nulla partecipativi che lo hanno caratterizzato sino ad ora dimostrando di non essere per nulla diverso da quanto lo scenario politico ci ha concesso sino ad ora. Purtroppo tutto ciò sarà utilizzato da pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti per cercare di presentare il moVimento 5 stelle come un qualcosa di assolutamente non diverso dagli altri partiti. Sarà compito degli onesti e trasparenti cittadini a 5 stelle dimostrare il contrario. Non siamo esenti da errori ma dobbiamo avere la forza ed il coraggio di riconoscerli e, per quanto possibile, riparare.
Lunedì, subito dopo la chiusura delle urne sarò con gli amici di Lecce per festeggiare con loro, perchè come ho già detto qualsiasi sia il risultato hanno vinto.
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Al quirinale dovrebbe risiedere il Presidente della Repubblica, alias il garante della Costituzione, ma da anni è occupato da un maggiordomo sempre al servizio dei poteri economici, militari e politici che di volta in volta gli danno gli ordini trasformando di fatto la Costituzione in un qualcosa più simile ad uno zerbino piuttosto che alla carta fondamentale a cui dovrebbero ispirarsi tutte le scelte politiche del nostro paese.
Maggiordomo ai tempi di Berlusconi quando firmava senza battere ciglio ogni legge che il gran maestro del Bunga Bunga eruttava per eliminare i suoi guai giudiziari. Dal lodo Schifani al lodo Alfano, ignorando i numerosissimi costituzionalisti che gli dicevano che tali norme erano incostituzionali, senza far passare ventiquattro ore il maggiordomo ossequiosamente apponeva la sua firma facendo entrare in vigore leggi regolarmente giudicate poi incostiuzionali dalla Corte Costituzionale.
Maggiordomo ai tempi dell’inceneritore di Acerra quando di fronte ad un popolo, suoi conterranei, martoriato dall’inquinamento dei rifuti tossici industriali sversati illegalmente lanciò moniti affinché un altro distributore di morte, ma fonte inesauribile di denaro per i soliti prenditori, fosse celermente realizzato.
Maggiordomo ai tempi dello scudo fiscale, quando nulla disse di fronte ad una norma che consentì, praticamente a gratis, il rientro di capitali frutto di malaffare, corruzione e crimine organizzato oltre che di utilizzo illecito di finanziamento pubblico ai partiti.
Maggiordomo ai tempi della dichiarazione di guerra alla Libia quando di fronte al titubare del governo nonostante il suo paese ripudi la guerra si è lanciato in continui e pressanti moniti affinche le armi potessero cominciare a parlare.
Maggiordomo ai tempi della crisi economica quando obbedendo alle banche ha nominato il ragionier Monti Presidente del Consiglio e senatore a vita affinche si potesse finalmente portare a compimento il sacco dell’Italia. Paese derubato e deturpato da anni di politica corrotta e mafiosa di cui lo stesso maggiordomo si è nutrito e ingrassato.
Maggiordomo oggi quando il suo datore di lavoro (il popolo sovrano) comincia a rendersi conto che l’unica via di uscita è sbarazzarsi di tutto questo marciumo politco-economico-mafioso. Ed ecco che allora da arbitro il maggiordomo si trasforma immediatamente in tifoso. un Ultrà vero e proprio, pronto a difendere con le unghie e con i denti quel sistema che tanto benessere gli ha garantito e scagliarsi contro chi sta diventando una realtà sempre più conosciuta ed apprezzata. Quindi no all’antipolitica e no ai demagoghi è l’ultimo monito del maggiordomo sul colle. Un invasione di campo senza precedenti, una palese violazione delle regole e della Costituzione ad un paio di settimane di un importante voto amministrativo, un voto che nonostante i maggiordomi, i ragionieri e tutto quel baraccone di politici marci e corrotti vedrà il moVimento 5 stelle decollare. Lo sentite l’orologio …. tic, tac, tic, tac … i partiti sono morti e il loro funerale è sempre più vicino.
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Il voto amministrativo del 6 e 7 maggio che interessa moltissimi comuni si avvicina e i partiti tradizionali, consapevoli di essere la causa di tutti i nostri mali (politicamente parlando) e di prendere una sonora batosta, cominciano a preoccuparsi e come sempre invece del mea culpa, si scagliano contro chi si è presentato a questo appuntamento come vera alternativa: il moVimento 5 stelle e Grillo in particolare.
Eccoli li quindi i matusalemme della politica nostrana, come sempre coadiuvati da quella ben nutrita schiera di pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, scagliarsi a tutta forza contro chi, girando in camper per l’Italia, riempie piazze riscutoendo approvazione, mentre loro faticano, nonostante un esercito di funzionari pagati coi finanziamenti pubblici, a riempire cinema e teatri.
In questa schiera di politici da strapazzo non potevano certo mancare due prodotti tipici pugliesi, da sempre mantenuti della politica: D’Alema e Vendola. Entrambi nelle loro lugubranti dichiarazioni hanno accumunato Grillo alla Lega Nord, oggi eletta a simbolo della politica cialtrona e ladra. Quella stessa Lega che il PD ha corteggiato più volte quando ancora faceva finta di essere all’opposizione e di contrastare Berlusconi quel finto nemico su cui sia D’Alema sia Vendola hanno più volte espresso parole d’apprezzamento.
Se la paura fa 90, il tour elettorale di Grillo fa al momento 7,5. Già perchè più il camper gira per il paese più le percentuali accreditate al moVimento 5 stelle aumentano. Dai sondaggi di Pagnoncelli a Ballarò in una sola settimana si è passati da poco più del 5% al 7,5%. Un miracolo? No, semplicemente informazione. Grillo gira per L’Italia e gli italiani scoprono che esiste anche il moVimento 5 stelle su cui Tv e giornali hanno sempre taciuto ed ecco che, con un minimo di informazione, la gente si rende conto che un alternativa a questo marcio sistema partitico esiste ed è realizzabile.
I partiti sono morti e il loro funerale si avvicina di giorno in giorno.
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Il manifesto con scritto “ora puoi tornare a votare” che molte liste civiche a 5 stelle utilizzano è un qualcosa che mi lascia molto perplesso, personalmente ci vedrei meglio un “ora devi tornare a partecipare”. Perchè è tutto qui il nocciolo della questione, se continuiamo a limitarci a mettere una croce su un simbolo o su un nome è poi chi si è visto si è visto e ci vediamo fra cinque anni, cari miei non andremo da nessuna parte e ciò che ci aspettaa non sarà nulla di diverso di quanto abbiamo visto sino ad ora. Si, forse riuscire a toglierci dalle palle qualche faccia da culo, ma la storia insegna che questi sono molto più bravi a lavorare da dietro le quinte piuttosto che in prima linea (vedi il Berlusconi degli ultimi mesi).
Il cambiamento ci sarà solo ad una condizione: che noi tutti cominciamo ad occuparci della cosa pubblica. Se non siamo capaci di fare questo, se non ne abbiamo il coraggio è meglio che lasciamo perdere, che lasciamo che il Monti di turno ci spolpi sino all’osso con le sue cure indispensabili.
Grillo si compiace che il numero di liste 5 stelle che si presentano alle prossime amministrative sia raddoppiato, ma quante di queste derivano da un gruppo consolidatosi nel tempo e quanti invece nati solo in prossimità dell’evento elettorale? In Puglia ci sono 5 liste ma solo una, quella di Lecce, arriva dopo un cammino durato anni e che li ha visti partecipi e anche protagonisti in numerose battaglie sul territorio. Comunque andrà a finire questa loro esperienza so per certo che quel gruppo continuerà nelle sue battaglie da cittadini con l’elmetto. Le altre liste invece nascono oggi, a ridosso della competizione elettorale, dove erano prima questi fautori della partecipazione, questi cittadini attivi? Molto probabilmente molti di loro continueranno sulla strada intrapresa indifferentemente dall’esito elettorale, ma i più torneranno a fare quello che facevano prima adducendo ai mille impegni di lavoro, di famiglia e vari per giustificare il loro non attivismo.
Temo che gli Italiani non siano un popolo idoneo alla democrazia perchè questa, almeno quella vera, comporta impegno cosa a cui si preferisce il Monti di turno. Quindi cari miei se dovete andare a mettere una croce su una bella scheda colorata e basta potete pure evitare. Il tempo è un qualcosa di molto prezioso per sprecarlo in queste cose inutili.
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Chiunque affermi che si possa cambiare qualcosa limitandosi al voto, o è un povero illuso o è un bugiardo che mente sapendo di mentire; l’elezioni sono la burla che serve a legittimare davanti al popolo le decisioni prese già al di sopra del popolo stesso. Octave Mirbeau 122 anni fa aveva già previsto la protervia delle classi dominanti e la farsa che stanno apparendo anche adesso mentre calpestano le regole che essi stessi si sono date, le sue parole pubblicate su Le Figaro il 28 Novembre 1888 non hanno perso un briciolo di attualità.
“Una cosa mi colpisce prodigiosamente –oserei dire che mi stupefà- ed è che nel preciso momento in cui scrivo, dopo le innumerevoli esperienze, dopo gli scandali quotidiani, possa ancora esistere …un elettore, un solo elettore -questo animale irrazionale, inorganico, allucinante- che acconsenta a distogliersi dai propri affari, dai propri sogni o piaceri, per votare a favore di qualcuno o qualcosa.
Capisco che un truffatore trovi sempre degli azionisti. Ma che un deputato o un senatore, o un presidente di Repubblica, o chiunque tra tutti gli strani burloni che reclamano una funzione elettiva, quale che sia, trovi un elettore, vale a dire l’essere non sognato, il martire improbabile che vi nutra col suo pane, vi vesta con la sua lana, vi ingrassi con la sua carne, vi arricchisca col suo denaro, con la sola prospettiva di ricevere, in cambio di questa prodigalità, delle bastonate in testa, dei calci nel didietro, quando non siano colpi di fucile nel petto, in verità tutto ciò supera le nozioni già parecchio pessimiste che fin qui mi ero fatto dell’umana stupidità in generale.Beninteso, qui parlo dell’elettore avvertito, convinto, dell’elettore teorico, di colui che immagina, povero diavolo, di agire da libero cittadino, di dispiegare la propria sovranità, di esprimere le sue opinioni, di imporre –ammirevole e sconcertante follia- programmi politici e rivendicazioni sociali.
A qual barocca sensazione, a quale misteriosa suggestione obbedisce quel bipede pensante, dotato, si pretende, di una volontà, e che se ne va, fiero del proprio diritto, sicuro si compiere un dovere, deporre in un’urna elettorale qualsiasi una scheda qualsiasi, poco importa il nome scrittovi sopra ?…Cosa deve dirsi, tra sé e sé, che giustifichi o soltanto spieghi quell’atto stravagante? Che cosa spera? Perché, alla fin fine, per consentire a darsi dei padroni avidi che lo spolpano e lo bastonano bisogna che si dica e che speri qualcosa di straordinario che noi non sospettiamo. Bisogna che, attraverso potenti deviazioni cerebrali , le idee di deputato corrispondano in lui a idee di scienza, di giustizia, di dedizione, di lavoro e di probità.
Che gli importa che sia Tizio o Caio a chiedergli i soldi e sequestrargli la vita, dal momento che è obbligato a privarsi dei primi e a dare l’altra? Ebbene, no ! Tra i suoi ladri e carnefici, lui ha delle preferenze, e vota per i più rapaci e feroci… Più bestia delle bestie, più pecora delle pecore, l’elettore nomina il proprio carnefice e sceglie il proprio borghese. Ha fatto delle Rivoluzioni per conquistarne il diritto.
O buon elettore, inesprimibile imbecille, povero diavolo…Soprattutto ricorda che l’uomo che sollecita i tuoi suffragi è perciò stesso, un disonesto, poiché in cambio della situazione e della fortuna verso cui lo spingi, egli ti promette un mucchio di cose meravigliose che non ti darà e che, d’altronde, non ha il potere di conferirti. L’uomo che innalzi non rappresenta né la tua miseria, né le tue aspirazioni, proprio nulla di te; rappresenta solo le proprie passioni e i propri interessi, contrari ai tuoi.(…)
Quindi rientra a casa, buonuomo, e fa lo sciopero del suffragio universale. Non hai niente da perderci, te lo garantisco; e per un certo periodo ciò potrà divertirti. Presso la tua porta, chiusa ai postulanti di elemosine politiche, osserverai svolgersi la bagarre, fumando silenziosamente la pipa. E se esiste, in un luogo ignorato, l’onest’uomo capace di governarti e amarti, non rimpiangerlo. Sarebbe troppo geloso della sua dignità per mischiarsi alla lotta fangosa dei partiti, troppo fiero per ricevere da te un mandato che tu accordi soltanto al cinico audace, all’insulto e alla menzogna.”
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Mi fa piacere che a Milano e Napoli sia stato rovesciato il potere dei partiti di governo, ma per me questo non e’ ancora abbastanza per stappare lo champagne. Non dimentico di cosa e’ stato capace il potere della cosiddetta “sinistra”: hanno inventato i lager di stato chiamandoli CPT, hanno fatto “guerre umanitarie”, hanno fatto consigli comunali con maggioranze Lega-PDS, hanno permesso a Berlusconi di candidarsi nonostante fosse titolare di concessioni pubbliche, ed anche dall’opposizione hanno consentito l’approvazione dello scudo fiscale, il non accorpamento referendum-amministrative costatoci 400 milioni di euro (quasi quanto il buco della sanità pugliese), rubato a sanità, ricerca e istruzione milioni euro tra finanziamenti, vitalizi, lauti stipendi e superpensioni.
La destra ha perso, la sinistra crede di aver vinto scambiando per consenso reale un voto di protesta esasperato, e il popolo della sinistra pensa di aver vinto assieme ai suoi nuovi governanti.
Come antidoto ai facili entusiasmi, mi rimetto a leggere Orwell e Don Milani. In “1984″ Orwell ha raccontato che i “medi” si fanno sostenere dai “bassi” solo fino a quando gli servono per rovesciare gli “alti”, e che dal punto di vista degli ultimi cambia solo il nome dei padroni.
Don Milani, invece, spiega che nel giorno della “vittoria” dei partiti popolari bisogna smettere di dar loro ragione quando si saranno insediati nella “reggia del ricco”, e ritornare nelle casucce puzzolenti dei poveri.
E io non festeggero’ un bel niente fino a quando non sara’ stata garantita uguaglianza di diritti, di opportunita’ e di prospettive per il futuro a tutti i migranti, precari, poveri, disoccupati, cervelli in fuga, gay, lesbiche, anarchici e disadattati che mandano avanti questo paese.
Continuate pure a chiamare tutto questo populismo, demagogia, violenza verbale. Io la chiamo semplicemente coerenza.
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Ci siamo, domani si vota e qualunque sia il risultato potremmo comunque gioire perchè finalmente questa campagna elettorale senza contenuti, ma piena di insulti, colpi bassi, slogan pollicitari basata prima sul voto utile e poi sul voto contro potrà essere archiviata nel meandro dei brutti ricordi, anche se per qualche giorno ancora ci sarà una breve scia di questi metodì da ultrà. In particolare gli sconfitti si scaglieranno contro coloro a cui attribuiranno i motivi della loro disfatta, i media di parte piuttosto che chi non li ha sostenuti favorendo così gli altri. Tutti e sempre soggetti esterni, perchè la colpa è sempre di qualcun’altro.
Ci vorrà, invece, qualche anno affinché la gente si renderà conto che la nuova stagione, la promessa primavera, altro non era che la fotocopia sbiadita della stagione precedente. Ma la colpa non sarà dei Pisapia o dei De Magistris di turno ma semmai nostra, comuni cittadini che riteniamo quale unico impegno politico l’andare a mettere una crocetta su un simbolo piuttosto che su un altro, sempre in attesa di un Don Chisciotte pronto ad immolarsi per noi. Noi comuni cittadini sempre impegnati in altro, sempre senza tempo perchè troppo intenti a rincorrere il beneavere piuttosto che il benessere. Noi cittadini che dobbiamo pensare al nostro futuro e non abbiamo il tempo di occuparci di politca, come se la realizzazione di un inceneritore o di una centrale a biomassa, il dissesto economico finanziario delle nostre istituzioni, i miliardi di euro che i partiti si mangiano attraverso i rimborsi elettorali, i finanziamenti ai loro giornali, i lauti stipendi, i vitalizi e le superpensioni non incidesse sul nostro futuro e su quello delle future generazioni. Come i partiti anche noi cerchiamo sempre negli altri le colpe dei nostri guai, prima cominciamo a riflettere su questo aspetto e a riconoscere in primis le nostre colpe e le nostre responsabilità tanto prima riusciremo a venir fuori da questo girone dantesco della politica partitocratica.
Qualche anno fa lessi NoLogo di Naomi Klein, un trattato sulle strategie di Marketing dei grandi marchi che da tempo hanno abbandonato la loro primaria funzione, realizzare prodotti di qualità, per concentrare i loro sforzi ed una enormità di denaro a sostegno dell’imagine del marchio in quanto tale. Così facendo la gente acquisterà qualunque prodotto pur di comprare quel marchio che le strategie di marketing gli hanno proposto. Tanti più soldi ci saranno a disposizione delle campagne di marketing e tanto più incrementeranno le vendite indifferentemente dal prodotto in vendita e dalla sua qualità. La politica, come sostiene la stessa Klein, ha seguito la stessa strada abbandonando il suo primario compito (stimolare una coscienza civile e politica, realizzare progetti, elaborare proposte, proporre dibattiti pubblici) per concentrare gli sforzi e le risorse su campagne di marketing volte appunto al marchio (leader) piuttosto che al prodotto che propone. In tale strategia i circoli territoriali, la così detta base, non ha alcuna funzionalità, mentre diventano fondamentali gli spazi sui massmedia. Personaggi appositamente formati e sempre gli stessi quotidianamente entrano attraverso i telegiornali e gli innumerevoli programmi di approfondimento nelle nostre case, nelle nostre orecchie, nei nostri occhi per martellarci coi soliti slogan pollicitari. Nessun altro marchio, per quanto famoso e diffuso, ha in televisione tanto spazio a disposizione quanto i politici.
Forse un giorno arriverà il giorno in cui ci sveglieremo da questo sogno pubblicitario ed acquisteremo prodotti e sosterremo politiche per il loro reale valore e non per il marchio o leader che ce li propone. Forse questo giorno è vicino, lo spero. Spero nei giovani a cui noi, e sottolineo noi, gli abbiamo fottuto il futuro. Spero abbiano il coraggio di dare uno scossone a questa società e la forza di prendere direttamente tra le loro mani le redini del loro futuro. www.italianrevolution.it
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La maggior parte delle persone con cui ho parlato in questi ultimi giorni dopo avermi fatto i complimenti o espresso il proprio pensiero circa il risulatato elettorale del moVimento 5 stelle mi hanno posto la stessa domanda: e adesso con chi state, Pisapia o Moratti, De Magistris o Lettieri? Domanda scontata in un paese in perenne scontro tra Guelfi e Ghibellini, ma dalla quale si evince l’assoluta ignoranza in merito a cosa sia il moVimento 5 stelle e alle motivazioni che sono alla base della sua nascita.
Da anni gruppi di cittadini, sollecitati dal comico ligure, hanno cominciato ad incontrarsi e confrontarsi su vari argomenti; gente normale, cittadini comuni che sino a quel momento non avevano mai militato in alcun partito; senza alcuna ideologia precostituita hanno cominciato ad approfondire varie tematiche e ad elaborare una serie di proposte su ambiente, sviluppo, partecipazione democratica, informazione, rapporto politica/cittadini, etc con la speranza di dare il proprio contributo al bene collettivo e convinti di trovare nelle forze politiche orecchie in grado di ascoltare e fare proprie, almeno in parte, queste semplici idee. Col passare degli anni, però non si è potuto constatare altro che il fatto che la politica non solo non aveva alcuna intenzione di ascoltare i propri cittadini, ma addirittura manifestava una certa intolleranza nei confronti di questi soggetti rei di aver messo il naso in ambiti sino a quel momento riservati esclusivamente a loro. Destra, sinistra, centro e loro estremi non vi era differenza, la reazione di fastidio nei confronti di questi cittadini che ficcavano il naso nei loro affari e si permettevano pure di dire cosa avrebbero potuto fare era la medesima sia a livello locale sia a livello nazionale. Proposte di inziativa popolare, refererendum, primarie sul programma invece che sul leader sono state tutte iniziative che hanno avuto un grande riscontro nella popolazione, ma che sono state completamente ignorate ed anzi viste con fastidio da tutti i leader politici nazionali.
Ma perchè questo fastidio da parte dei politici, quali erano questi affari su cui i cittadini non dovevano metter becco? Non limitandosi alle notizie che circolavano sui media questi cittadini hanno cominciato a seguire i consigli comunali, ad andarsi a leggere delibere e determine dal linguaggio astruso e spesso incomprensibile ed ecco apparire loro la cruda realtà: comitati d’affari dove politica, lobby e potentati vari si spartivano il bene comune. Un appalto a quello, uno a quell’altro e uno a quell’altro ancora; un assessorato a te, un assessorato a quell’altro, ed uno a quell’altro ancora e per le “opposizioni” c’era sempre una qualche commissione o una poltrona in una qualche municipalizzata. Il marcio ed il relativo lezzo traspariva in tutta la sua drammaticità in ogni angolo della cosidetta politica. Pensare di poter derattizare il sistema partendo dai partiti, prima fonte d’infestazione, era pura illusione, bisognava andare oltre. Unica soluzione possibile che i legittimi proprietari delle istituzioni, i cittadini, si riprendessero il controllo delle stesse.
Ecco nascere le liste civiche dove prima di decidere i candidati si decide il programma e lo si decide con tutta la cittadinanza, almeno con quella che ritiene di dover o poter dare un contributo, perchè in coerenza con le proprie idee sono i cittadini tutti che devono riappropriarsi del loro ruolo e non una cerchia ristretta di eletti. Ed è la coerenza la caratteristica principe di questo movimento, si dice in modo chiaro quello che si vuole fare e si fa ciò che si dice. Contrario ai rimborsi elettorali rifiuti i rimborsi (1 milione 700 mila euro), contrario a stipendi da nababbo riduci gli stipendi ai tuoi eletti, sei per l’abolizione delle provincie non candidi nessuno alle relative lezioni, etc.
Se, anche solo parte di queste idee e di questo modo di fare politica, fosse stato assunto da una qualche forza politica esistente queste liste, questo moVimento non sarebbe mai nato. I partiti si sono dimostrati una cloaca incapace di modificarsi e di rinnovarsi e i cittadini si sono visti costretti a scendere direttamente in politica. Assurdo oggi sarebbe far finta di nulla e schierarsi a favore di una qualche coalizione. D’altronde sono gli stessi sostenitori di una qualche parte a non essere molto convinti della loro scelta, perche se chiedi loro il perchè dovresti votare il loro candidato l’unica risposta in grado di darti è: per non far vincere l’altro. Sempre un voto contro. Prima o poi, ma dipenderà da tutti voi, avremmo la possiblità di esprimere un voto a favore.
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Dopo tutte le dichiarazioni e gli slogan di politici, giornalisti, opinionisti ed attivisti vari che ho sentito in questi giorni non posso esimermi dal rivolgermi ai miei amici nonché ex concittadini milanesi che stanno vivendo e vivranno probabilmente nei prossimi anni un esperienza che io già vivo da diverso tempo qui in Puglia (poi dicono che il sud è sempre in ritardo). “Il vento è cambiato”, “E’ arrivata la primavera” sono gli stessi ed identici slogan che eccheggiavvano in questa splendida penisola quando nel 2005 il centrosinistra vinse le elezioni e la presidenza della regione fu affidata a tale Nichi Vendola allora esponente di Rifondazione Comunista, partito che abbandonò immediatamente quando non riuscì a diventarne il segretario per fondare Sinistra e Libertà rinominata Sinistra Ecologia e Libertà dopo che il partito dei Verdi, invitati a confluire sotto l’ombrello Vendoliano, educatamente lo mandarono semplicemente a fare in culo.
Ma gli slogan sopracitati non sono le uniche assonanze tra le due vicende. Pisapia, come Vendola, diviene candidato dopo aver vinto le primarie contro la forte opposizione del PD che lo ritiene un pessimo candidato per la città meneghina e, in entrambi i casi, il successo elettorale è stato determinato più dal suicidio politico della controparte che dal successo della propria. Pisapia, infatti, ha preso 4 mila voti in meno di quanti ne prese il candidato del centrosinistra alle precedenti elezioni amministrative, la Moratti in compenso ha subito, giustamente, una imponenete emoraggia di voti passati in parte all’UdC ed in maggior parte all’astensionismo. Fitto si suicidò in Puglia quando pochi mesi prima delle elezioni cercò di attuare un piano di riordino sanitario che prevedeva l’introduzione di pesanti tickets, una drastica diminuzione dei posti letto e la chiusura di reparti e, in alcuni casi, di interi ospedali. Fu così che Vendola, bravissimo a cavalcare la protesta ed il malcontento per questo disastroso piano durante la campagna elettorale, riusci contro ogni aspettative e previsione a vincere la competizione elettorale. Purtroppo per i pugliesi quel piano non è andato in pensione ed oggi dopo sei anni di totale assenza di politiche sanitarie, scandali vari (vadi casi Tarantini e Tedesco), cospiqui finanziamenti ad ospedali privati (120 milioni di euro al San Raffaele di Don Verzè) il caro Vendola sta trasformando in realtà quel piano lacrime e sangue che lui stesso anni fa definì “scellerato”.
La primavera pugliese si è così dimostrata essere un freddo, grigio ed umido autunno fatto di promesse mai mantenute come la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese, di problemi risolti solo negli slogan fedelmente riportati dai mezzi di comunicazione come il devastante inquinamento nelle città di Brindisi e Taranto (il sindaco di Taranto ha dovuto emettere lo scorso anno un ordinanza con la quale si vieta ai bambini di poter giocare nei giardini pubblici della città a causa delle elevate concentrazioni di diossina nel terreno). Per non parlare della tanto attesa ed annunciata svolta ambientalista. La raccolta differenziata è da sempre inferiore al 15% (in campania è al 17%) e adesso si punta sugli inceneritori della Marcegaglia, sulle autorizzare l’incenerimento di rifiuti a centrali elettriche a carbone e a biomassa e cementifici. La cementificazione del territorio continua imperterrita la sua devastazione. La produzione di energia da fonti rinnovabili tanto decantata dal poeta di Terlizzi consiste in realtà in un ennesima devastazione del territorio in particolare nel salento e in una valanga di soldi pubblici che finiscono nelle mani dei soliti speculatori. I costi della politica aumentano di anno in anno e i soldi necessari al pagamento di stipendi e prebende di consiglieri ed assessori vengono sottratti ai capitoli scuola ed Asl.
Quindi cari amici milanesi, lungi da me il volervi rovinare la festa o togliervi ogni speranza, ma sono convinto che nulla cambierà sino a quando noi tutti non prenderemo coscienza dell’assoluta necessità di mandare a fare in culo una volta e per tutte questa massa informe di sanguisughe.




















