Archive for diossina
In politica, si sa, nessuno si assume mai le proprie responsabilità. I governanti di turno sono sempre ottimisti, pronti a snocciolare di fronte a pennviendoli vari e mezzibusti incartapercoriti numeri a sostegno della loro buona gestione e quando le cose vanno talmente male che è impossibile negarle ecco che la colpa è sempre di qualcun’altro. Essere persone serie, assumersi le responsabilità di ciò che si è fatto ed avere il coraggio di andare di fronte ai propri rappresentati dicendo che le ricette messe in campo non hanno funzionato o addirittura hanno manifestato effetti nocivi significherebbe dimettersi e magare lasciare definitivamente la politica, cosa impossibile per quella folla oceanica di personaggi che non avrebbero di che campare senza una carica elettiva o di nomina in grado di garantirgli dei lauti compensi.
Uno di questi personaggi è sicuramente il presidente della regione Puglia Nichi Vendola, noto come lo smemorato di Terlizzi, che tra narrazioni e poesia, risulta essere da sempre un mantenuto della politica. Figlio d’arte, suo padre era un politico, non ha mai svolto un lavoro che non fosse legato al mondo politico: giornalista in periodici di partito, dirigente di partito, deputato e presidente di regione. Difficile, anzi direi impossibile, quindi che un soggetto del genere possa prima o poi trovare una fonte di reddito diciamo normale ed è quindi impossibile pensare che assumendosi le responsabilità delle politiche fallimentari del proprio governo arrivi a dimettersi. Anticipo qualche buon tempone dicendo che so benissimo che le colpe non sono tutte sue e che quel variegato mondo fatto da consiglieri ed assessori ha dato un grande contributo in questa direzione, ma assumersi la carica di presidente comporta anche assumersi la responsabilità per ciò che fanno coloro che fanno parte della propria squadra.
Ma andiamo nel dettaglio prima che qualcuno mi accusi di demagogia e andiamo subito alle affermazioni che il mantenuto della politica ha fatto in occasione della presentazione alla stampa del bilancio provvisorio 2012 dove si è fatto sfoggio di tutti i dati positivi che riguardano la Puglia. A sentir Vendola, infatti, nonostante la crisi nella nostra regione cresce l’occupazione e siamo la regione che sta attraversando meglio di tutte questa drammatica quanto violenta recessione economica. Il Pil è in aumento, le esportazioni pure, in calo invece la mobilità sanitaria ovvero il numero di persone che vanno fuori regione a farsi curare ed, infine, risolto il problema inquinamento a Taranto. Se invece di ascoltarlo uno avesse letto quel disorso avrebbe potuto tranquillamente immaginare di leggere un discorso di qualche mese fa fatto da Tremonti e Berlusconi. Ve li ricordate: l’Italia sta attraversando meglio di altri questa crisi, gli indicatori economici sono positivi, ecc. Quindi se tanto mi da tanto, cari Pugliesi forse è il caso che vi tocchiate i coglioni.
Naturalmente i Pugliesi che vivono fuori dal palazzo e non possono contare su uno stipendio sicuro di 13 mila euro al mese sanno che quello che ha detto Vendola sono pure e semplici menzogne e lo sanno ancor di più sia i malati sempre più costretti a viaggi in paesi lontani anche per curare semplici patologie sia i Tarantini alle prese coi soliti problemi ambientali.
Ma tu sei con Grillo e quindi mai e poi mai ammetterai i risultati ottenuti dallo smemorato di Terlizi, anzi già il fatto che lo chiami così denota un tuo pregiudizio. Probabile e allora andiamo a vedere che dicono quelli che con Grillo non ci sono. Partiamo dalla Uil che non mi pare centri qualcosa con le 5 stelle e vediamo che dati ci danno sullo stato occupazionale in Puglia: “le ore di cassa integrazione sono aumentate del 234,7% e il numero degli occupati si è ridotto del 4,1%, da 1.287.000 nel 2008 a 1.234.000 nel 2011“. E meno male che l’occupazione era in aumento chissà se era in calo. Ma ancora: “La cassa integrazione ordinaria è aumentata del 27,9%; quella straordinaria del 312,1%; quella in deroga dell’843,1%. Il tasso di disoccupazione in Puglia nel 2011 è stato del 12,7%. La percentuale dei pugliesi disoccupati è passata dal 9,4% al 10,7%; per le donne la percentuale è passata dal 15,8% al 16,4%“. Non male direi. Se passiamo poi all’ambito sanitario c’è da meravigliarsi nel vedere positivamente una lievissima flessione della mobilità extraregionale di fronte alla chiusura di numerosi ospedali e reparti in tutta la regione che ha portato ad una drastica diminuzione dei posti letto. Chiudono ospedali, chiudno reparti, diminuiscono i posti letto e il numero di malati che si spostano in altre regioni per curarsi diminuisce, non vi apre un paradosso. Non è che forse, forse questi hanno meno soldi a disposizione (sapete la crisi, la perdita del lavoro, la cassa integrazione) e quindi non possono permettersi di migrare neanche per curarsi. Su Taranto infine che dire. Che la cosidetta legge antidiossina fosse un pacco lo si sapeva già. Non prevede campionamenti in continuo, ma solo occasionali e con preavviso quindi utili solo a far si che sulla carta tutto sia in regola. Peccato per la salute dei Tarantini che con la carta al massimo si potranno pulire il culo. Anche qui però vi suggerisco di sentire cosa dice in proposito uno che col movimento 5 stelle non c’entra nulla, quindi vedetevi il video di Fabio Matacchiera del Fondo Antidiossina Taranto.
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Egregio Presidente Vendola,
ho ripercorso i “contatti della speranza e della fiducia” avuti con Lei.
Il primo avvenne alla fine di settembre 2007 e fu con e-mail: “Caro Biagio e cari amici, purtroppo il 28 non sarò a Taranto e mi dispiace davvero. Anche perchè mi sarei affacciato volentieri alla vostra iniziativa sulle “Osservazioni” in materia di A.I.A. Avrei approfittato per raccontarvi anche di una certa sofferenza personale, quella legata alle tante manifestazioni di disincanto preventivo di quei tarantini impazienti ad avere subito tutte le risposte alle domande ambientali che si sono cumulate nel corso di un quarantennio. E’ orribile il sospetto che il potere possa mangiare l’anima di chi lo esercita. Subire questo sospetto è stata per me una grande amarezza. Noi dovevamo prendere con grande senso di responsabilità la complessiva partita Ilva e giocarla per vincerla e non per perderla ancora una volta.” Poi Lei aggiunse: “Dobbiamo difendere una immensa fabbrica e convertirne il corpo in senso eco-sostenibile: mica uno scherzo!. Ce la possiamo fare. Diamoci una mano. Fraternamente. Nichi Vendola”.
Per quattro anni noi abbiamo lavorato duramente con il Ministero per un´AIA seria e severa che raggiungesse il reale abbattimento dell´inquinamento, coinvolgendoLa sempre.
L´ultimo contatto è avvenuto il 28 giugno 2011, tra una votazione e l´altra in Consiglio Regionale. In presenza dei Consiglieri Cervellera e Mazza e del dirigente Antonicelli, Lei assicurò ad AltaMarea che, in sede di Conferenza dei Servizi al Ministero dell´ambiente del 5 luglio sul rilascio dell´AIA ad Ilva Taranto, la Regione Puglia si sarebbe adoprata per ridurre il carico inquinante complessivo attraverso prescrizioni dettagliate e per introdurre controlli severi e sanzioni esemplari e pesanti in caso di trasgressioni. A scanso di equivoci, noi mettemmo per iscritto i “10 punti irrinunciabili” esaminati con Lei.
A Roma, invece, le cose andarono male: i “10 punti irrinunciabili” rimasero ignorati. AltaMarea, tradita e ingannata come l´intera città, da quel momento considerò “avversari” la Regione e gli Enti Locali protagonisti del clamoroso voltafaccia.
Egregio Presidente, il Suo video messaggio del 30 novembre, sull´ultima misurazione dell´emissione di diossina dal famigerato camino E 312 dell´impianto di agglomerazione di Ilva Taranto, rappresenta un´ulteriore prova del tradimento e dell´inganno perpetrati nei confronti della nostra città Non volevo credere ai miei occhi ed orecchie: il “rivoluzionario gentile” che utilizzava le stesse tecniche dell´ “imprenditore suadente” che amava l´Italia e prometteva di migliorarla e 17 anni dopo l´ha lasciata peggio di come l´aveva presa. Pecore-Ilva
Ho aspettato parecchi giorni per far sbollire la reazione istintiva, quella stessa che ha riempito Facebook di contumelie dirette a Lei. Quel videomessaggio potrebbe incantare solo chi sa poco delle terribili vicende di Taranto e dell´Ilva, non noi. Lei, come confindustria, sindacati, politici di destra e di sinistra e Ilva, ha esaltato lo 0,2 ng/mc ottenuto nella misurazione della diossina omettendo di rilevare che: a) la media annuale del 2011 è comunque superiore al limite di 0,4 ng/mc fissato nella legge regionale e nell´AIA; b) la Regione ha l´obbligo di chiedere al Ministero di sanzionare l´Ilva perché non ha rispettato quel limite; c) le misurazioni effettuate riguardano poche ore di rilievi in appena 9 giorni nell´anno mentre nulla si sa di quello che avviene nelle oltre 8000 ore di funzionamento dell´impianto nel resto dei 365 giorni dell´anno; d) le autorità competenti finora non hanno fatto rispettare l´obbligo di legge per l´installazione del campionatore automatico in continuo.
Nella esaltazione collettiva, anche Lei e l´assessore Nicastro avete dimenticato che nulla è stato fatto e nulla si prevede di fare in merito ai “10 punti irrinunciabili”: 1° Massima capacità produttiva di 10,5 milioni di tonnellate/anno anziché 15; 2° Durata dell´AIA di 5 anni anziché 6 “regalati” per un meschino escamotage; 3° Mancanza di certificato prevenzione incendi e nulla osta dell´analisi di rischio di incidente rilevante; 4° Controllo della diossina anche attorno a e/filtri, raffreddatori, ecc. e numero massimo di splafonamenti della concentrazione fissata, superato il quale scatterebbe l’arresto dell’impianto; 5° Limite quantitativo annuo delle emissioni complessive degli inquinanti con progressiva ma drastica riduzione nel tempo: 6° Controllo del B(a)P anche all’interno dello stabilimento con limite emissivo di 150 ng/mc sul piano coperchi della cokeria (limite adottato in Francia); 7° Controllo e monitoraggio degli inquinanti nelle acque di processo degli impianti non diluite da acque di raffreddamento, piovane, ecc. e quantitativi massimi di inquinanti scaricati in mare; 8° Copertura dei parchi primari come quella in corso sui carbonili di ENEL Brindisi; 9° Bonifica dei siti inquinati; 10° Forti sanzioni fino al fermo dell´impianto in cui venissero violate le prescrizioni dell´AIA. Sono peccati mortali imperdonabili.
Anche di tutto questo è orgoglioso e felice Presidente Vendola?
Ha superato ormai l’amarezza di subire l´orribile sospetto che il potere possa mangiare l’anima di chi lo esercita?
Che disinganno!
Biagio de Marzo – Presidente “Altamarea”
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A ricordarci il dramma della diossina a Taranto è l’annuncio della imminente macellazione e distruzione di altre 650 pecore di due allevamenti del territorio tarantino non vicinissimi agli insediamenti industriali noti per gravi emissioni in atmosfera.
E’ un nuovo atto del dramma che si recita sulla pubblica scena di Taranto dal 2005 ma che è nato ancor prima di quella data. Di quest’ultimo atto, ad oggi, sappiamo poco. Non abbiamo effettuato alcuna verifica rispetto all’area di 20 Km di raggio interdetta al pascolo dalla Regione; né sappiamo se le pecore destinate alla distruzione hanno pascolato nell’area proibita. Di certo sappiamo che le carni di quelle pecore, agli esami del Dipartimento di prevenzione di ASL/Taranto, sono risultate contaminate da diossina con valori che superano i valori di legge.
E’ certo che la legge impone che carni così contaminate non possano entrare in alcun modo nella catena alimentare destinata agli esseri umani. Noi uomini e donne del volontariato sanitario e ecologista sentiamo il peso di avere avviato e alimentato questo dramma, segnalando la presenza di diossina nell’atmosfera, nel terreno, nel latte delle puerpere, nel sangue di cittadini, nelle acque di falda, nel formaggio, nelle uova e nei fegatini a un’opinione pubblica ignara e soprattutto alle Istituzioni fino ad allora totalmente dormienti ed oggi ancora titubanti.
Ci siamo immediatamente schierati anche dalla parte degli incolpevoli allevatori, vittime e loro malgrado protagonisti di comprensibile contrasto e resistenza. La rappresentanza degli allevatori direttamente toccati dal dramma annuncia oggi reazioni dure che potrebbero avere conseguenze inimmaginabili. Noi siamo ancora una volta dalla loro parte e stigmatizziamo l’inerzia delle Istituzioni nei confronti di un problema immenso che esorbita dai limiti della pressione del locale mondo sanitario ed ecologista.
A sei anni dalla denuncia della presenza della diossina nell’atmosfera, nel terreno e nelle acque di Taranto ancora non si sa ufficialmente da dove arriva, né si conosce chi è l’inquinatore che deve pagare per i danni provocati, né chi deve provvedere a bonificare i luoghi inquinati, né se sarà imposta la cessazione dell’inquinamento. Nel frattempo si pretende di far rispettare le leggi che ci sono e, purtroppo per gli allevatori, le leggi sulle carni inquinate delle pecore sono chiare e non sono derogabili. Ma se in difesa dei loro averi gli allevatori dovessero incorrere in qualche reazione inusuale, ci sarà qualcuno che avvertirà la responsabilità morale di tanti guai?
Ora il dramma tocca in maniera inequivocabile le pecore e gli allevatori. Ma in modo sottaciuto ancorchè prolungato nel tempo, la mattanza non riguarda anche gli esseri umani? Di quali altri stimoli hanno bisogno le Istituzioni responsabili, nazionali, regionali e locali, per avviare l’indagine epidemiologica sul quartiere Tamburi, sull’intera città di Taranto e sui lavoratori impegnati negli stabilimenti tarantini la cui tipologia dalla letteratura mondiale è annoverata tra quelle gravemente inquinanti?
Tutti i segnali che arrivano, o meglio che non arrivano, dal mondo politico, istituzionale e industriale dicono che la situazione a Taranto è a un punto di non ritorno.
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Ricevo e volentieri pubblico.
Domenica 5 dicembre, alle ore 18.45, Nichi Vendola così scriveva sulla sua pagina FB:
“vi informa che in Puglia i termovalorizzatori in costruzione non sono considerati impianti per i rifiuti ma impianti energetici, quindi regolati da leggi comunitarie e nazionali e hanno un impatto ambientale minimo. Io posso avere la massima idiosincrasia per un impianto, ma la responsabilità politica e quella amministrativa sono separate. Non posso ficcare il naso in cose che non sono di mia diretta responsabilità”.
Agostino Di Ciaula oggi, 7 dicembre 2010, dopo aver letto il messaggio di Vendola, così scrive:
vi informa che la firma in calce al documento autorizzativo di un inceneritore sul territorio pugliese deve essere quella del Presidente della Regione che evidentemente, politico e/o amministratore, ha potere decisionale in merito. Prima di firmare un atto del genere, il “ficcare il naso” è un atto di rispetto nei confronti dei pugliesi, e la SUA firma è SUA diretta responsabilità. Non di altri.
Anche le centrali nucleari sono impianti energetici ma Vendola ha detto che prima di costruirle dovranno passare sul cadavere suo e dei pugliesi. In quell’occasione chi ha parlato così, il politico o l’amministatore ?
vi informa che in Puglia tutti gli impianti energetici necessari alla regione sono stati pianificati nel Piano Energetico Regionale (PEAR Puglia), documento partorito dallo stesso Vendola in data 8/6/2007 e liberamente consultabile in rete (http://www.ambientenergia.info/cms/download/pear_puglia.pdf ).
In questo documento, a proposito delle centrali termoelettriche si legge:
“il Piano considera il ricorso alla installazione di altre centrali termoelettriche di grossa taglia, come possibilità praticabile solo nel caso in cui ciò non sia accompagnato da un ulteriore incremento delle emissioni di CO2. Tanto meno si ritiene opportuno sviluppare ulteriormente la produzione di energia elettrica in modo avulso dalla realtà regionale e nazionale al solo scopo di creare occasioni sul mercato estero”.
Questa determinazione è anche giustificata dalla produzione, con gli impianti già esistenti, dell’ 80% di energia in più rispetto al fabbisogno regionale (fonte: Terna).
Il PEAR riporta ancora: “i nuovi impianti per la produzione di energia elettrica devono essere inseriti in uno scenario che non configuri una situazione di accumulo, in termini di emissioni di gas climalteranti, ma di sostituzione, in modo da non incrementare ulteriormente tali emissioni in relazione al settore termoelettrico”.
Gli inceneritori della Marcegaglia a Modugno ed a Borgo Tressanti non hanno sostituito nulla, determineranno un incremento significativo di gas climalteranti e quello di Modugno sommerà le sue emissioni di CO2 a quelle della centrale Sorgenia, altro impianto che per il PEAR Puglia non avrebbe dovuto esistere, di fatto raddoppiando le emissioni di CO2 del territorio di Bari.
Vi informa che nel PEAR Puglia si parla anche di energia elettrica prodotta dai termovalorizzatori.
In particolare, la quota di produzione di energia elettrica da CDR prevista dal PEAR è pari al 4% e, sempre secondo il piano, questa dovrebbe essere utilizzata completamente nel Polo di Brindisi al fine di ridurre l’utilizzo di carbone, con la massima attenzione alla riduzione delle emissioni di CO2.
Il principale strumento di pianificazione energetica regionale, dunque, NON PREVEDE AFFATTO UN IMPIANTO DI PRODUZIONE DI ENERGIA DA CDR IN ALTRE PROVINCE.
Vi informa che gli inceneritori pugliesi di Modugno, Massafra e Borgo Tressanti consegneranno al gruppo Marcegaglia il monopolio della termovalorizzazione in Puglia.
Non capisco cosa vuol dire che responsabilità amministrativa e politica sono separate quando l’amministrazione è dominio della politica e, soprattutto, quando questa ignora non solo le istanze dei cittadini, ma anche i principali strumenti legislativi di cui essa stessa si è dotata (PEAR Puglia, Piano Regionale per la Qualità dell’Aria) e la legislazione nazionale.
Sempre in tema di termovalorizzazione non può infatti passare inosservato che la legge (D.Lgs. 22 del 5 Febbraio 1997) prevede l’utilizzo degli inceneritori solo se inseriti alla fine di un percorso che inizi con una valida raccolta differenziata, nel rispetto delle percentuali previste e che queste percentuali, soprattutto in provincia di Bari, sono ancora lontanissime (raccolta differenziata inferiore al 18% , quando per legge dovrebbe essere al 60%).
Ci sarebbe dunque da aspettarsi un ripristino della legalità PRIMA della proposta della costruzione di impianti di termovalorizzazione, poiché non può chiudersi un ciclo dei rifiuti che di fatto non si è mai aperto.
Vi informa che, a proposito di “impatto ambientale minimo”, qualcuno dovrebbe suggerire al Presidente Vendola di leggere i progetti degli impianti autorizzati (non ho capito bene se dal politico o dall’amministratore). In quello dell’inceneritore di Modugno gli stessi proponenti scrivono (paragrafo 4.4.2 dello S.I.A): “sebbene l’impianto in progetto abbia adottato le migliori tecnologie di combustione e di trattamento delle emissioni, le emissioni di inquinanti determineranno un’interferenza significativa e permanente a livello locale”.
Qualcuno dovrebbe anche ricordare al Presidente Vendola che quell’impianto emetterà i suoi inquinanti in un territorio che ARPA Puglia ha definito “da risanare” (PRQA Regione Puglia) e che la stessa agenzia, in fase di conferenza di servizi, ha espresso parere negativo alla costruzione dell’impianto, finalizzando il suo parere al bene comune ed al rispetto per la salute dei residenti.
Vi informo che i cittadini non sono né politici né amministratori, ma sanno perfettamente cosa sia il bene comune.
Vi informo, infine, che sono molto incazzato, come la maggior parte dei pugliesi.
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Ricevo e volentieri pubblico questa nota di Maurizio Portaluri
Non trovo disdicevole che Enel organizzi concerti per promuovere la sua immagine. È un’impresa e fa il suo mestiere. I concerti dell’Enel sono però un’ ottima occasione per far salire alla ribalta le preoccupazioni dei cittadini rispetto all’uso del carbone, che grazie al gruppo di “Noalcarbone”, dall’edizione dello scorso anno, hanno la possibilità di essere espresse con una evidenza mediatica pari a quella riservata all’evento musicale di questa sera.
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Mentre i sindacati contestano la promozione del referendum per la chiusura-riconversione dell’ILVA di Taranto, il Fondo Antidiossina Taranto Onlus fa analizzare le cuzziedde che vivono intorno alle acciaiarie scoprendo, come si scopre l’acqua calda, valori di diossina elevatissimi. Morti bianche, numerosissimi infortuni di cui molti gravi e avvelenamento del territorio e della popolazione locale ivi compresi i lavoratori evidentemente non bastano per chi, a parole, dovrebbe difendere il lavoro ed invece difende lo stabilimento di patron Riva.
Attorno all’Ilva di Taranto la gente raccoglie lumache. Sono considerate delle prelibatezze dalla popolazione locale. Che potessero essere contaminate dalla diossina lo stavano cominciando a pensare in tanti ma solo ora sono state analizzate.
A commissionare le analisi è stato il Fondo Antidiossina Taranto Onlus, una delle associazioni che promuove il referendum sull’Ilva di Taranto.
I risultati sono stati impressionanti: 27,65 picogrammi di diossine e pcb per grammo di materia grassa. Il limite massimo è 4,5. Quindi le lumache “sforano” di oltre 6 volte i limiti stabiliti dalle norme europee, per la precisione li superano del 613%.
Dopo le pecore e le uova, ora anche le lumache alla diossina.
Nelle lumache è stata riscontrata inoltre una forte concentrazione di ferro, di piombo e di altri metalli pesanti.
Il prossimo 9 luglio si celebreranno a Taranto i 50 anni dell’acciaieria.
Un buffet a base di lumache sarebbe il miglior modo di accogliere le autorità che avranno voglia di festeggiare.
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In questi giorni di campagna elettorale ho notato un manifesto in cui si afferma che a Taranto si sono “ridotti dell’80% i veleni più pericolosi”. Se bisogna dare atto al Governatore uscente di essere stato il primo nella storia ad aver affrontato questo drammatico problema non si può certo iniziare questo quinquennio da questo presupposto che, a quanto mi risulta, non corrisponde a vero. Abbattere le emissioni nocive nel Tarantino, così come nel Brindisino, in modo da conciliare tra loro sviluppo, ambiente, salute e soprattutto qualità della vita è un obbiettivo da raggiungere a tutti i costi e bisogna essere consapevoli che ancora non si è fatto gran che ma si è appena iniziato.
La città di Taranto con i suoi 219.000 abitanti, è stata ufficialmente dichiarata zona ad alto rischio ambientale. In realtà si è andati ben oltre la semplice ipotesi di “rischio”. Dal 1960 ad oggi il territorio è stato letteralmente piegato e brutalizzato alle assurde esigenze industriali. Nulla si è salvato: i mari (Piccolo e Grande), le falde, le sorgenti sottomarine di acqua dolce e quelle terrestri, i terreni e l’atmosfera… ed ovviamente la salute di molti e molti cittadini e tutte le creature viventi in questo teritorio avvelenato. A tutto questo bisogna aggiungere la presenza della Marina Militare, con le sue 2 basi navali, le sue navi, i sottomarini e poi c’è l’arsenale militare: un impianto obsoleto, sciattone ed inquinatore, che ha assoggettato l’urbanistica della città a esigenze oramai senza piu senso…
Taranto è una città che lentamente muore, una emergenza ambientale ignorata, perchè è stato deciso che questa città è strategica alla causa e agli interessi della nazione.La verità è che i profitti vanno agli industriali del nord-Italia; l’alito pesante, la voce rauca della morte rimane invece sui marciapiedi disseminati di polveri minerali.Una “vocazione” quella industriale estranea alla cultura, alla storia di questa città che vuole essere stata fondata da antiche popolazioni giunte dalla Grecia 800 anni prima che nascesse Cristo…
Opporsi a questo stato di cose è molto dura, è come fare l’arrembaggio ad un muro altissimo…un muro senza finestre… senza dialogo, senza interlocutori…. Oggi Taranto si spopola sempre di piu, infatti sono tanti i cittadini che ormai vendono casa per andare a vivere a 20-30 km di distanza, dove la diossina del camino E-312 si spera, non arrivi fino li…. si perchè qui le ciminiere non si stagliano lontane all’orizzonte, quelle maledette industrie sbuffanti sono state costruite dentro la città, fra le case dei suoi abitanti, a pochi metri (leggasi metri) dai bambini che si rincorrono ignari nell’eterno gioco della vita…
Polveri alle stelle è un documentario collettivo della durata di trentasei minuti che, attraverso immagini, testimonianze e interviste, pone in risalto lo stato di degrado ambientale in cui versa Taranto. Il ritratto di una città soggiogata dal ricatto occupazionale della grande industria. Si parla delle conseguenza della diossina sulla salute dei tarantini, delle condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti industriali, dei disagi che l’inquinamento provoca quotidianamente agli abitanti del quartiere Tamburi e all’intera città, del destino spesso segnato di chi lavora nella grande industria. Potete vederlo sia nel player all’inizio di questo post sia su Iapra Tv on Vimeo
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Una delle grandi balle di questo governo, ma ancor di più di tutti i mezzi di comunicazione ufficiali, è stata sicuramente quella riguardante la risoluzione del problema rifiuti in Campania. Una balla che ha fatto comodo sia a destra che a sinistra a alle bipartisan collusioni con la criminalità organizzata. Un emergenza creata a tavolino, magnificamente orchestrata e poi gestita in deroga a tutte le regole tramite l’intervento dell’onnipotente e gran ciambellano Bertolaso.
Una montagna di balle è un ottimo documentario che ricostruisce l’intera vicenda, nessun tg ne ha parlato, nessuna tv lo ha trasmesso, cercherò di organizzare una proiezione ad Ostuni quando sarà ne sarete avvisati. Nel frattempo leggete cosa dice Gianluca Fioretti Sindaco del comune di Monsano (AN) dopo una passeggiata nel Napoletano e pensate anche che il nostro territorio subirà la stessa sorte se non ci sarà un immediata svolta nella gestione dei rifiuti, lo sa bene sia il nostro governatore Vendola sia il presidente della provincia Ferrarese che poche settimane fa hanno firmato una convenzione con ENEL autorizzando di fatto la combustione dei rifiuti nella centrale elettrica di Cerano.
Votate gente, votate senza sapere: questa è la democrazia italiana.




















