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L’Italia Non è la Grecia. Napolitano si limita a far notare che l’Italia non è la Grecia. Grazie presidente, era quello che volevamo sentirci dire. Che l’Italia non sia la Grecia comincio a sospettarlo anche io. Il popolo greco ha il coraggio di rispondere con il fuoco alla violenza finanziaria mentre il popolo italiano per il momento sembra completamente rimbecillito dalla sensazione che il governo Monti sia diverso e migliore di quello che l’ha preceduto mentre ne è solo la continuazione più efficiente e criminale.
La società greca è stata sottoposta alla cura della banca europea a partire dalla primavera del 2010. Nell’arco di un anno e mezzo il prodotto interno lordo è crollato del 7,2%. A quel punto la dittatura finanziaria ha ritenuto di dover mandare all’inferno il presidente eletto dai greci, Papandreou, perché si era permesso di proporre un referendum per restituire al popolo il diritto di decidere sul proprio destino.
La democrazia è stata così cancellata nel paese in cui duemilacinquecento anni fa era stata dapprima concepita.
Così la cura europea è proseguita e ora l’economia è definitivamente collassata, ma i criminali della banca centrale non smettono di chiedere sangue: centocinquantamila licenziamenti nel settore pubblico (come se non bastassero quelli che già sono stati eseguiti) e riduzione del venti per cento dei salari e delle pensioni.
I lavoratori e gli studenti greci questa volta sembrano determinati a fermare il massacro. Forse stanno imparando dai rivoltosi egiziani e siriani che se proprio bisogna morire allora è meglio farlo con la testa alta.
In Italia la cura greca è soltanto ai suoi inizi. Adesso il consulente della Goldmann Sachs va in giro per il mondo promettendo ai suoi padroni che nei prossimi mesi i diritti del lavoro saranno definitivamente cancellati. Siamo già molto avanti su questa strada, e fra qualche mese la cura greca farà i suoi effetti anche in Italia. Il crollo ormai annunciato della produzione e del consumo renderà necessari nuovi tagli e così via all’infinito, fin quando rimarrà qualcosa da rapinare.
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Due grandi rappresentazioni di un futuro scenario distopico furono “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley. Il dibattito, tra coloro che supponevano si stesse andando incontro al totalitarismo corporativo, si incentrava su chi dei due avesse ragione. Saremmo stati, come scriveva Orwell, dominati da repressivi apparati di stato per la sorveglianza e la sicurezza che ricorrevano a forme di controllo dure e violente? Oppure, come immaginava Huxley, ipnotizzati da divertimenti e spettacoli, ammaliati dalla tecnologia e sedotti da consumi sregolati per raggiungere la nostra stessa oppressione? Alla fine sia Orwell, sia Huxley avevano ragione. Huxley aveva previsto il primo stadio della nostra riduzione in schiavitù, Orwell il secondo.
Siamo stati gradualmente espropriati dei nostri diritti da uno stato corporativo che, come previsto da Huxley, ci ha sedotti e manipolati attraverso gratificazione dei sensi, prodotti di massa a buon prezzo, credito sconfinato, teatro della politica e divertimento. Mentre ci distraevamo con intrattenimenti, le regole che prima tenevano sotto controllo il potere predatorio delle corporazioni sono state annientate, le leggi che prima ci tutelavano sono state riscritte e ci siamo ritrovati impoveriti.
Ora che il credito si sta prosciugando, i buoni posti di lavoro per la classe operaia sono finiti per sempre e non ci possiamo più permettere i prodotti di massa, ci ritroviamo trasportati da “Il nuovo mondo” a “1984”. Lo stato, menomato da forti deficit, da una guerra senza fine e dagli atti illeciti delle corporazioni, sta scivolando verso la bancarotta. E’ tempo che il Grande Fratello sorpassi l’universo di Huxley. Stiamo passando da una società in cui veniamo astutamente manipolati da legami ed illusioni ad una in cui siamo apertamente controllati.
Orwell ci metteva in guardia rispetto ad un mondo in cui i libri vengono banditi, mentre Huxley uno in cui nessuno legge libri. Orwell descriveva uno stato di guerra e paura permanenti, Huxley una cultura deviata dal piacere insulso. Orwell dipingeva uno stato in cui conversazioni e pensieri vengono monitorati e il dissenso viene brutalmente punito; Huxley uno stato in cui la popolazione concentrata su banalità e gossip, non si preoccupa più di informarsi e di conoscere la verità. Orwell ci vedeva terrorizzati fino alla sottomissione, Huxley sedotti fino alla sottomissione. Ma la visione di Huxley, stiamo scoprendo, non era che il preludio a quella di Orwell. Huxley aveva capito il processo attraverso il quale noi stessi saremmo stati complici della nostra riduzione in schiavitù. Orwell aveva compreso la schiavitù. Ora che il colpo delle corporazioni è fatto, restiamo nudi ed indifesi. Stiamo iniziando a capire, come aveva intuito Karl Marx, che il capitalismo selvaggio e senza regole è una forza brutale e rivoluzionaria che sfrutta gli esseri umani e le risorse naturali fino all’esaurimento o al collasso.
La facciata si sta sgretolando. Sempre più persone si rendono conto di essere state usate e derubate, stiamo scivolando da “Il mondo nuovo” di Huxley al “1984” di Orwell. L’opinione pubblica, ad un certo punto, si troverà a fronteggiare realtà molto spiacevoli. I lavori ben pagati non torneranno. I grandi deficit nella storia dell’uomo significano che siamo intrappolati in un sistema di lavoro forzato a risarcimento di un debito che lo stato corporativo utilizzerà per sradicare le vestigia della tutela sociale per i cittadini, compresa l’assistenza sociale. Lo stato è passato dalla democrazia capitalistica al neofeudalesimo. E quando queste verità diventeranno palesi, la rabbia sostituirà l’allegro conformismo imposto dallo stato corporativo.
Il nodo scorsoio si sta stringendo. L’era del divertimento sta per essere sostituita da quella della repressione. Decine di milioni di cittadini hanno avuto mail e telefoni controllati dal governo. Siamo i cittadini più monitorati e spiati della storia. Molti di noi vengono ripresi nella loro routine quotidiana da dozzine di telecamere di sicurezza. Le nostre inclinazioni e abitudini vengono registrate su Internet. I nostri profili vengono generati in modalità elettronica. I nostri corpi vengono perquisiti in aeroporto e filmati da scanner. Annunci nei locali pubblici, carte di circolazione, cartelli alle fermate dei mezzi pubblici ci invitano continuamente a denunciare attività sospette. Il nemico è ovunque.
Chi non si conforma con i dettami della guerra al terrore, una guerra che, come notava Orwell, è infinita, viene brutalmente messo a tacere. Il terrore, anche per coloro che non ne sono minimamente coinvolti, diventa il corpo contundente con cui il Grande Fratello ci protegge da noi stessi.
“Inizi a vedere, ora, quale mondo stiamo realizzando?” scriveva Orwell. “E’ esattamente l’opposto della stupida edonistica Utopia che immaginavano i vecchi riformatori. Un mondo di paura, slealtà e tortura, in cui si calpesta e si viene calpestati, un mondo che, nel ridefinirsi, non diminuisce, bensì accresce la propria spietatezza.”
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Molti applaudono al governo Monti se non altro perché titilla quella che è una loro vecchia passione: la fine della politica. Dopo 15 anni in cui “politica” ha significato solo raccomandati, mafiosi, intrallazzi ed escort, si tratta di un punto di vista comprensibile. La parola stessa è diventata sinonimo di pratiche talmente disgustose da non volerne più sentire parlare.
Però, un governo deve governare. E governare significa occuparsi di un Paese, e non solo dei suoi debiti, della finanza, di accontentare supinamente gli alleati e obbedire alla volontà dei diktat internazionali. Non mi sembra che questo governo stia facendo molto più del precedente, per quanto riguarda il Paese. Dirò di più: mi sembrano una confraternita di asceti dediti solo all’attuazione di un programma già scritto da qualcun altro, che attraversano il momento storico italiano conservando saldi i propri paraocchi…..
Non so se avete notato: solo nell’ultimo mese si è verificato uno dei più grandi naufragi della Storia e una rivolta nazionale senza precedenti (per fortuna il terremoto non ha fatto danni). Qualcuno ha visto un ministro in prima fila nella gestione di queste emergenze? Accadono nel Paese che dovrebbero governare, sapete. Era ridicolo Berlusconi a girare per l’Aquila promettendo dentiere, ma mi pervade angoscia nel constatare come questi robot se ne freghino bellamente di ciò che accade. Non li riguarda, loro si occupano solo di spread. Siamo completamente soli.
E a mio avviso, non hanno neppure alcun merito. Credete davvero che siano dei geni capaci di mettere in opera una riforma delle pensioni in una settimana, un decreto liberalizzazioni in un mese, e una riforma del lavoro in un altro mese? No, non sono gente seria “che fa i fatti”: questa roba era già pronta da un pezzo. Già pronta nero su bianco, serviva solo una faccia di marmo in grado di farsela votare, magari con qualche precedente trattativa a porte chiuse con lobby e parti sociali come nella migliore tradizione dei burocrati europei.
Auguriamoci che non succeda nient’altro, perché dovremo confidare solo sull’organizzazione dei Vigili del Fuoco, delle Capitanerie, della Protezione Civile, di tutto quello che già esiste e che si spera sia ancora ben gestito. Chi governa non sa neppure che esistiamo.
O forse sì: ora che ci penso qualcosa hanno fatto. Mentre la rivolta mette a ferro e fuoco l’Italia intera, sono andati ad arrestare i NoTAV che per una volta se ne stavano buoni. Una presenza di spirito davvero unica.
Debora Billi
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Sarebbe molto utile a tutti se provassimo a mettere alcuni punti fermi nella babele di disinformazione che ci bombarda, consapevoli che i mezzi di disinformazione, i cosiddetti media, sono di proprietà privata e guardano le spalle a interessi privati, quando sono “pubblici” come la RAI guardano le spalle ai partiti politici, e quando sono di matrice religiosa fiancheggiano quelle forze che hanno interesse a mantenere i cittadini sudditi, sottomessi e ignoranti.
“Le idee dominanti sono quelle della classe dominante” e la cosiddetta “opinione pubblica” è semplicemente il risultato di questo lavoro quotidiano, con mezzi potentissimi, che fabbrica il “pensiero unico” e rende le elezioni una farsa perché il “popolo sovrano” si à bevuto le menzogne dei politici e dei preti e nella sua maggioranza vota di conseguenza.
In una realtà come quella italiana dove l’80% della popolazione non legge giornali né libri e si informa esclusivamente dalla Tv e dal sermone domenicale, la nostra “libertà” appare alquanto teorica, e se anche ci rivolgessimo alla “opposizione” ci accorgeremmo che si è spartita la RAI con gli altri partiti, che durante i governi Prodi e D’Alema non ha toccato i “conflitti di interesse”, non ha toccato le spese militari, non ha toccato i privilegi della CASTA e i finanziamenti al Vaticano, non ha toccato il duopolio RAI-Mediaset, e si è affidata come la destra al liberismo capitalista globale.
Quali sono dunque gli strumenti di espressione e di libertà a disposizione del popolo in democrazia? Praticamente nessuno, visto che se li sono già presi capitalisti, partiti e preti.
La stessa cosa succede più o meno in tutte le democrazie del mondo, che in realtà sono oligarchie economiche appoggiate dal potere religioso e sono in crisi globale perché appunto accontentano una minoranza ricchissima scontentando la maggior parte dei cittadini.
La dimostrazione del teorema oligarchie-potere politico si è espressa in Italia con i 20 anni di potere dell’uomo più ricco d’Italia e padrone dei media, peraltro disarcionato non da una inesistente opposizione, ma dal tradimento di qualche deputato da lui nominato e dalla volontà dei mercati che hanno riconosciuto in lui la assoluta incompetenza proprio nel settore economico, dove ha negato la crisi, non ne ha riconosciuto le cause strutturali e quindi non l’ha governata,
La questione sulla quale tutti i cittadini di buon senso dovrebbero concordare, dopo aver visto le espressioni storiche del fascismo, del comunismo (dove al padrone si è sostituito il partito), e delle false democrazie (diventate oligarchie di lobby e di ladri) è la riscrittura delle regole del gioco.
E qui non si tratta di “tornare” in una democrazia che non è mai esistita (anche se migliore rispetto a fascismo e comunismo), ma di stabilire i contrappesi che permettono di fronteggiare il potere del denaro, delle lobby, delle massonerie, dei preti, delle mafie:
-informazione: nessun soggetto può possedere più di un canale televisivo, sia nazionale che locale, RAI compresa, ed è ineleggibile a cariche pubbliche chiunque possieda anche un solo mezzo di informazione (giornali, radio o Tv).
Gli attuali finanziamenti alla editoria vanno tutti aboliti.
-per togliere la RAI dalle grinfie dei partiti, i suoi AZIONISTI, cioè i cittadini che pagano il canone, hanno il diritto di eleggere, in regolari elezioni ogni 5 anni, il presidente, con pieni poteri, tra soggetti indipendenti da economia, politica, religione.
Il canone non è più un obbligo, una tassa, ma sceglie di pagarlo solo chi vuole avere il diritto di eleggere il presidente, praticando una totale autogestione.
-per assicurare al paese il costante ricambio di classe dirigente, nessun parlamentare può essere eletto per più di due legislature, la remunerazione non deve superare i 5.000 euro mensili, il vitalizio abolito, la politica quindi non è una professione a vita ma un servizio per un periodo limitato.
Si può essere candidati solo nella circoscrizione in cui si risiede da almeno 5 anni.
I parlamentari devono essere incensurati, l’immunità si applica solo all’esercizio delle funzioni elettive, per il resto non possono essere posti ostacoli all’attività della magistratura.
Non è consentito passare a partito diverso da quello in cui si viene eletti, se non si condividono più le scelte ci si può solo dimettere venendo sostituiti dal primo dei non eletti.
-una legge elettorale a due turni di proporzionale puro, con le preferenze e lo sbarramento al 5%, con il secondo turno (dopo 15 giorni) in cui si elegge il governo e il programma di coalizione usciti dalle trattative tra i partiti.
Va abolito ogni finanziamento pubblico ai partiti.
Il Senato e le province vanno aboliti, i loro poteri vanno dati rispettivamente alla Camera dei deputati e ai Comuni.
-la Chiesa e le altre religioni non devono avere alcun rapporto economico con lo Stato laico, i trattati esistenti vanno aboliti, le scuole cattoliche non vanno finanziate e gli ospedali gestiti dalla Chiesa non possono essere convenzionati con il servizio pubblico.
-va previsto il “Referendum propositivo”, con la raccolta di un milione di firme, che dia la possibilità ai cittadini di legiferare su qualunque materia essi desiderano.
Queste regole sono indispensabili per un vivere civile, non sono né di destra, né di centro, né di sinistra, sono regole che permettono ai cittadini di non essere più sudditi.
Paolo De Gregorio
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Monti, col suo “nuovo” governo dopo un ora di discorso in cui ha detto tutto senza però dire nulla di cosa in realtà vuole realizzare ieri ha ricevuto la fiducia dal senato. Una fiducia a scatola chiusa nel voto ed una sfiducia, subito dopo, nelle dichiarazioni, in particolare da parte del PdL che affermando di considerarsi in campagna elettorale di fatto dichiara guerra al nuovo esecutivo e si spiana la strada per recuperare elettorato, cosa che gli sarà facilitata proprio dalla somministrazione della cura Monti il quale, a parte le vuote dichiarazioni, non parte proprio col piede giusto.
A dirla tutta è da quando è stata ufficilizzata la sua presenza nella politica italiana che non ne fa una giusta. Ha inziato con la ingiustificabile ma ben retribuita carica di senatore a vita per poi insistere per la nomina a ministro di un certo Giuliano Amato, residuato bellico della prima repubblica, che dopo aver più volte furtivamente messo le mani nelle tasche degli Italiani, da anni si gode una lauta pensione da 31 mila euro al mese, cosa non proprio esemplare per chi si propone, a parole, di combattere privilegi e sprechi. Visto che tutto ciò poteva anche apparire non proprio “nuovo” il commissario europeo ha pensato bene di riesumare la processione delle consultazioni, tradizione nelle tradizioni della prima repubblica, utili come in passato soprattutto per definire la spartizione di poltrone e posti di potere visto che neanche alle formazioni politiche, almeno stando alle dichiarazioni, il professore ha ritenuto di dire che cosa vuole fare.
Con le nomine a ministro poi ha raggiunto, sino ad ora, il suo culmine. Su Passera e sull’enorme conflitto di interessi che lo caratterizza si sono già formati fiumi di parole e vi invito a vedere questo esaustivo video di Marco Travaglio, mentre io vorrei concentrare l’attenzione sui ministri della difesa, della giustizia e dell’ambiente che penso siano più esemplari nel cominciare ad ipotizzare il tipo di strada che intende percorrere questo esecutivo. Partiamo dal ministero della difesa affidato ad un militare (non succedeva dai tempi di Mussolini) nonché presidente del comitato militare della NATO che probabilmente ha preferito un suo fedelissimo per un paese che ha tentennato nell’appoggiare e sostenere i bombardamente sulla Libia. Diffcilmente con tale individuo a questo dicastero potremmo assitere ad una diminuzione delle spese militari o degli enormi costi economici e in vite umane che si consumano nei vari scenari di guerra in cui il nostro paese insiste da anni. Alla giustizia, altro dicastero molto delicato in un paese dove corruzione e mafie varie la fanno da padrone, è stata nominata un avvocato penalista che tra i suoi illustri clienti vede, oltre a numerosi colletti bianchi coinvolti nelle più grandi truffe degli ultimi anni, persino un certo Salvatore Buscemi boss mafioso coinvolto nella strage di Capaci. Adesso premesso che tutti, anche il peggior criminale, hanno diritto ad una difesa potrebbero però esserci dei problemi di opportunità nel nominare ministro della giustizia una persona con un curriculum del genere, possibile che tra le migliaia di avvocati italiani non c’era nessun altro in grado di svolgere con competenza quel ruolo? Che dire, infine, del neo ministro dell’ambiente che alla sua prima uscita pubblica dichiara che è necessario rivedere la scelta sul nucleare, considerata dallo stesso un settore indispensabile di importanza strategica? In un batter di ciglio non solo ha fatto ripiombare il paese nell’incubo nucleare, dopo che i più lo avevano archiavato dopo l’esito refendario di soli 5 mesi fa, ma ha reso edotti tutti noi di quale sia la considerazione che questi burocrati, finti tecnici, hanno del proprio datore di lavoro: il popolo Italiano, il famoso popolo sovrano.
E devono ancora iniziare.
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Un pugno di banche internazionali, agenzie di rating, fondi di investimento, una concentrazione mondiale del capitale finanziario senza precedenti nella storia, tentano di governare sull’ Europa e in tutto il mondo e si preparano a soffocare i nostri Stati , usando l’arma del debito per schiavizzare la popolazione europea, mettendo al posto delle nostre Democrazie imperfette, la dittatura del denaro e delle banche, il potere dell’impero totalitario della globalizzazione, il cui centro politico è fuori dall’Europa continentale, anche se vi partecipano alcune potenti banche del centro Europa.
Questo mostro finanziario si è sviluppato grazie a quattro decenni di esenzioni fiscali sui capitali, di tutte le possibili “liberalizzazioni del mercato”, di una vasta deregolamentazione, dell’abolizione di tutte le barriere sui flussi finanziari e ha reso possibili continui attacchi all’economia dello Stato, il prendere potere massicciamente nei partiti e nei mass media e impossessandosi del plusvalore ricavato dai monopolisti di tutto il mondo da parte di quel pugno di vampiri che sono le banche di Wall Street.
Ora questo mostro, dopo quattro anni di incessante lavoro, è diventato ormai un vero “stato dietro lo Stato” e vuoleattuare un “colpo di stato permanente”, sia finanziario che politico.
Di fronte a questo attacco, le forze politiche di destra e socialdemocratiche si mostrano compromesse per aver consentito per decenni l’infiltrazione di questo capitalismo finanziario, i cui centri principali non sono in Europa.
D’altra parte, i sindacati e i movimenti sociali oggi non sono ancora abbastanza forti da bloccare questo attacco in modo deciso come fecero molte volte in passato. Il nuovo totalitarismo finanziario cerca di approfittare di questa situazione per imporre le sue condizioni irreversibili e trasversali in tutta l’Europa.
C’è urgente bisogno del coordinamento di una azione immediata e senza frontiere di intellettuali, di artisti, di scrittori, di movimenti spontanei, di forze sociali e di persone che capiscano la vera importanza del problema, abbiamo bisogno di creare un forte fronte di resistenza contro “l’impero totalitario della globalizzazione”, che è già in marcia, prima che sia troppo tardi.
L’Europa non potrà sopravvivere se non preparerà una risposta unitaria contro il mercato, una sfida più grande del mercato stesso, un nuovo “New Deal” europeo.
Dobbiamo bloccare immediatamente l’attacco alla Grecia e agli altri paesi della periferia economica europea, dobbiamo fermare questa politica irresponsabile e criminale di austerità e di privatizzazioni, che condurrà direttamente ad una crisi peggiore di quella del 1929. I debiti pubblici devono essere radicalmente ristrutturati nella Eurozona e “a spese di quei giganti che sono le banche private”.
Le banche devono tornare sotto controllo e il finanziamento dell’economia europea deve essere sottoposto al controllo pubblico, sia a livello nazionale che europeo. Non è possibile lasciare le chiavi della finanzia di tutti i paesi europei nelle mani di banche come Goldman Sachs, JP Morgan, UBS, Deutsche Bank, ecc … Noi dobbiamo mettere al bando i “derivati” finanziari che sono la spina dorsale del capitalismo finanziario che distrugge tutto quello che infetta e mettere in moto uno sviluppo economico vero e non profitti speculativi.
L’architettura economica europea attuale, basata sul trattato di Maastricht e sulle regole del WTO, ha trasformato l’Europa in una macchina che fabbrica debito. Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale di tutti i trattati, di mettere la BCE sotto il controllo politico della popolazione europea, una “regola d’oro” per un minimo di livello sociale, fiscale e ambientale.
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Perfino gli ottimisti che pensavano si fosse toccato il fondo nel corso dell’ultimo decennio, caratterizzato dal sempre più palese asservimento del bestiario politico ai grandi poteri finanziari di Bruxelles e dal disastro dell’euro, hanno dovuto ricredersi nel corso dell’ultima settimana. Il golpe della BCE ha fatto piazza pulita a velocità supersonica non solo del caramogio di Arcore politicamente defunto da tempo, ma anche di tutte le favole ispirate alla costituzione e alla democrazia che albergavano nell’immaginario degli italiani fin dai tempi delle scuole elementari.
Napolitano ha gestito il colpo di stato per conto terzi con consumata destrezza, meritandosi il plauso del padrone. I camerieri della politica, affiancati dalla pletora di pennivendoli d’accatto ed opinionisti radical chic hanno certificato la scarsa opportunità d’interpellare i cittadini in merito al loro futuro, dal momento che il “popolo bue” mai capirebbe i termini del problema e il suo intervento potrebbe turbare profondamente i mercati. Nel corso di sole 48 ore (meno di un battito di ciglia riguardo a questioni di questo peso) l’usuraio di Goldman Sachs Mario Monti è stato prima nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica che non c’è più (e forse non c’è mai stata), per meriti immaginari che non hanno nessuna ragione di essere. Poi proditoriamente investito dell’autorità di presiedere un governo illegittimo che non risponderà agli interessi nazionali, bensì esclusivamente alle direttive di Bruxelles e ai dettami dei mercati. Infine coinvolto in un toto ministri all’interno del quale cadaveri politici di ogni risma e colore sgomitano e sbavano per ritagliarsi un posto al sole al servizio degli occupanti. Il tutto rigorosamente prima che il cielo inizi a biancicare e sorga l’alba del lunedì, quando i mercati e lo spread pretenderanno che il lavoro sia stato portato a termine con cura certosina e l’Italia sia ridotta ad uno schermo TV da gestire con il telecomando.
A beneficio di tutti coloro (temo la maggior parte degli italiani) che non hanno pienamente preso coscienza dell’accaduto, domani l’Italia si risveglierà sotto forma di un paese occupato, deprivato di qualsiasi sovranità residua, con annessi diritti democartici e costituzionali. In parole povere una sorta di dittatura imposta dall’estero (sempre che la grande finanza internazionale possa considerasi uno stato) con lo scopo precipuo di spolpare quello che resta dell’Italia e degli italiani. Grande parte di loro, compresi i genialoidi che in queste ore non hanno trovato di meglio che festeggiare l’occupazione perchè l’alluvione insieme alle nostre case ha portato via anche il “cadavere” di Berlusconi, lo capiranno con tutta probabilità nel corso delle prossime settimane. Quando perderanno il posto di lavoro, quando verranno travolti dal profluvio di nuove tasse, quando le privatizzazioni li priveranno dei servizi ai quali erano abituati, quando la macchina resterà in garage perchè la benzina costa troppo, quando casa loro se la prenderà Equitalia, quando negli ospedali le liste d’attesa diventeranno l’ultimo dei problemi, quando…..
Personalmente è forte l’amarezza nel constatare come ormai si sia valicato anche l’ultimo limite della decenza, palesando l’evidenza che per governare le sorti progressive del nostro futuro, i mercati e lo Spread ormai possono fare a meno di ottenere il sostegno dei cittadini. Anche il divertimento di scrivere assume un peso greve, nella veste di prigioniero politico di un paese occupato, con la consapevolezza che con tutta probabilità a breve un governo illegittimo t’impedirà di farlo, perchè le tue idee sovversive potrebbero nuocere ai mercati.
Viva Mario Monti, viva lo Spread, viva i mercati, viva il regime, ma guai a chiamarlo così, si chiama democrazia.
Marco Cedolin
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Prima di tutto una domanda a cui ancora non so dare una risposta: per quale cazzo di motivo hanno nominato mario Monti senatore a vita? E non ve ne venite con la storia, sentita in questi giorni, che era indispensabile per nominarlo poi capo del governo, perchè non c’è scritto da nessuna parte che il presidente del consiglio debba per forza essere un parlamentare. Per citarne uno solo ricordo Ciampi divenuto presidente del consiglio senza essere ne deputato ne senatore. Senatore a vita lo è diventato solo dopo aver ricoperto anche la carica di presidente della repubblica.
E allora perchè questa scelta? Come dicevo non ho al momento una risposta, ma so che da oggi avremo un politico in più da smafare per tutta la vita, anche quando il suo, spero breve, incarico governativo terminerà. Questa nomina e i relativi compensi, per chi si vuole assumere l’onere di rimettere a posto i conti del paese non è proprio un buon inzio e se il buon giorno si vede dal mattino….
E il popolo sovrano, nel mentre di questi giochettti di palazzo, che per anni è stato citato in ogni dichiarazione, da destra a sinistra, che fine ha fatto? La democrazia, i diritti, la costituzione sono in contrasto con la voracità dei mercati finanziari, delle lobby, dei prenditori, del profitto infinito. La politica d’altronde si basa sul consenso elettorale, sul voto e non può permettersi di affondare più di tanto il coltello, così le banche che sino a ieri hanno manovrato nell’ombra, da dietro le quinte adesso passano in prima linea, prendono le redini direttamente nelle loro mani.
In Italia come in Grecia, dove è salito al governo l’ex vicepresidente della BCE, le banche assumono direttamente il controllo del paese e adotteranno senza mezzi termini, le misure che da tempo hanno richiesto. I partiti garantiranno loro l’appoggio necessario (senza nessuno può governare neanche le banche) senza però assumersi la responsabilità dei provvedimenti che verranno adottati. Lascieranno che Monti faccia il lavoro sporco per poi presentarsi come delle belle verginelle alle prossime elezioni.
L’unico modo per fermare il massacro sociale che ci si prospetta di fronte è che ognuno di noi ci metta del proprio, si impegni in prima persona. La partecipazione non è più uno slogan, un diritto, una opzione. Adesso diventa una necessità, un obbligo. Chi volterà per l’ennesima volta lo sguardo dall’altra parte deve essere ritenuto colpevole tanto quanto i politici, i banchieri e affaristi vari. E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare, non c’è spazio per gli ignavi, per gli indifferenti, per il “tanto in questo paese non cambia nulla”. E’ finito il tempo delle verginelle.
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Leggo con stupore molti commenti in rete in cui si manifesta una certa sorpresa di fronte all’esito del voto di fiducia di oggi alla camera dei deputati (non casuale l’utilizzo delle iniziali minuscole). Se la speranza è e deve essere sempre l’ultima a morire, davvero qualcuno crede che questi miserabili mollino l’osso prima di averlo spolpato fino all’ultimo secondo a disposizione? Davvero qualcuno, in cuor suo, può anche solo ipotizzare che questi farabutti, mentre impongono al paese sacrifici lacrime e sangue, possano laciare la poltrona prima di aver maturato tutti quei tanto vituperati privilegi di cui godono, vitalizio in primis?
Cerchiamo di essere seri e soprattutto realisti. Non molleranno mai e l’80% di chi siede oggi in parlamento, ne potete stare certi, vi siederà pure nella prossima legislatura. E non si scomodi il presidente della repubblica (ancora non casuale le iniziali minuscole) chiedendogli di intervenire togliendo l’incarico al fu berlusconi o, ancor di più, sciogliendo le camere. Semplicemente non può farlo, non ne ha il potere almeno finché in parlamento ci sarà una maggioranza che sostiene il governo, cosa che si attesta con un voto di fiducia come successo oggi. Poco importa se questa maggioranza è diversa da quella scelta nelle urne, non è il popolo che decide ma il parlamento e visto che i parlamentari sono nominati dai partiti ……..
D’altronde non credo che il nonnetto sul colle, anche potendo, si sarebbe immolato in difesa del popolo sovrano. Non lo ha mai fatto nonostante su questo la Costituzione che dovrebbe difendere è molto chiara. L’articolo 1 recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Forme, il termine è utilizzato al plurale per il semplice motivo che il voto, il mettere una croce su un simbolo o anche indicare il nome del candidato prescelto, non è, come spesso ci vogliono far credere, l’unica forma con cui il popolo si può esprimere e quindi esercitare il suo diritto di sovranità.
La Costituzione stessa mette a disposizione altre forme: referendum abrogativi e confermativi (per le modifiche alla Costituzione) e proposte di legge di inziativa popolare. Questi strumenti sono già stati utilizzati più volte dal popolo, ma la domanda da porsi è: la politica ha poi rispettato e preso in considerazione le indicazioni del popolo sovrano? Sul nucleare, già bocciato in passato, abbiamo dovuto riesprimerci per bloccare il governo che aveva già intrapreso quella strada sperperandoci denaro pubblico. I finanziamenti ai partiti, aboliti con apposito referendum, sono stati reintrodotti sotto il nome di rimborsi elettorali aumentandone a dismisura le cifre. E che dire delle leggi di inziativa popolare? Parlamento pulito sottoscritto da 350 mila cittadini (ne bastavano 50 mila) giace totalmente ignorata nei cassetti del senato da anni.
E intanto il tutore della Castituzione, il garante della sovranità popolare che fà?
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Se c’è un politico che più di tutti gli altri riempie i propri discorsi con riferimenti alla partecipazione e alla democrazia diretta è sicuramente Vendola attuale Presidente della regione Puglia. E dovrebbe essere proprio in questa regione che bisognerebbe cercare traccia di questa volontà per dare un minimo di credibilità alle tante dichiarazioni rese in quest’ambito e di conseguenza dare un minimo di credibilità a questo personaggio politico che su diversi argomenti sempre più spesso mostra una netta dissonanza tra ciò che dice e ciò che in realtà fa.
Analizzando quindi l’argomento la prima cosa che salta all’occhio è che la legge regionale pugliese sulla partecipazione è datata 1973 e da ciò si evincie immediatamente che in questi ormai sette anni di governo regionale il grande sostenitore della partecipazione e della democrazia diretta ha ritenuto di non dover legiferare in merito. Ipotesi confermabile anche dal fatto che in tale periodo non risulta presentata una ben che minima proposta sull’argomento ne dal Presidente ne tanto meno dal gruppo consiliare del partito di cui si è proclamato leader. Forse la legge in questione è già idonea a soddisfare le esigenze di partecipazione e democrazia diretta da tempo richieste dai cittadini e più volte reclamate anche dallo stesso Vendola nei suoi comizi e slogan pollicitari?
Basta leggere il testo della legge (qui) e dello statuto regionale (qui) per rispondere negativamente a tale domanda. Infatti, i mezzi a disposizione dei cittadini per esercitare i loro diritti di partecipazione sono decisamente scarsi e anche quei pochi previsti presentano una serie di parametri che di fatto rendono l’iter farraginoso e di difficile utilizzazione.
Referendum. Così come a livello nazionale è previsto eclusivamente il referendum abrogativo con raggiungimento del quorum, mentre non vi è traccia di quello propositivo. In una regione dove realmente si vogliono introdurre dei metodi di democrazia diretta il referendum propositivo e l’eliminazione del quorum dovrebbero essere il primo passo da svolgere. Ma i cittadini hanno comunque la possibilità di proporre leggi, obbietterà qualcuno. Certo ma in questo caso sarà comunque il consiglio regionale a decidere se approvarla o meno indifferentemente dal numero di cittadini che la vorrebbero approvata, mentre col referendum la proposta sarebbe direttamente approvata o bocciata dai cittadini e la politica volente o dolente sarebbe costretta ad adattarsi alla decisione. Anche il numero di firme, proprio per favorire l’utilizzo dell’istituto e la partecipazione popolare, non dovrebbero essere un carico eccessivo per promotori. Attualmente sono richieste non meno di 50 mila firme che paiono decisamente eccessive se confrontate alla popolazione regionale. Se per indire un referendum nazionale ne bastano 500 mila e la popolazione nazionale si attesta intorno ai 60 milioni, in una regione con poco più di 4 milioni di abitanti (6% di quella nazionale) ritengo che 25 mila firme siano più che sufficienti per far indire una consultazione referendaria sia essa di tipo abrogativo che consultivo.
Proposta di legge di inziativa popolare. 15 mila le firme oggi richieste per presentare una legge al consiglio regionale, una cifra esagerata se pensate che in Lombardia col doppio della popolazione ne bastano 5 mila. La raccolta di un numero così alto di firme per una proposta che poi deve essere giudicata dal consiglio scoraggia i più tant’è che l’utilizzo di questo istituto in Puglia è caso raro. Personalmente ritengo che 3 mila firme siano un numero più che sufficente per scomodare la casta a prendere in esame una proposta del popolo.
Autenticatori. Se è giusto che qualcuno si assuma la responsabilità di dichiarare autentiche le firme raccolte per proposte di legge o referendum, tale attività non può essere riservata a specifiche categorie di persone. La normativa attuale consente, infatti, tale attività a consiglieri comunali e provinciali, giudici di pace, notai, cancellieri di corte d’appello, tribunali, pretura e procura, sindaci e pres. di provincia e funzionari da questi delegati, ma nessuno di questi ha l’obbligo di fornire la propria disponibilità a svolgere tale operazione. Da ciò se ne evincie la possibilità che alcune proposte, in particolare quelle particolarmente indigeste alla casta politica e agli interessi dei loro amici e compari, potrebbero trovare difficoltà proprio nel reperire tali figure rendendo impossibile la presentazione della proposta. Da qui la necessità di ampliare tale possibilità ad altri soggetti. Nello specifico penso che ai promotori di una proposta o di un referendum debba essere data la possibilità di nominare a tale funzione un qualsiasi cittadino in possesso dei diritti civili e politici il quale potrà così autenticare le firme raccolte nel comune o provincia in cui risiede assumendosi la totale responsabilità delle autentiche effettuate. Non si capisce infatti che garanzie possa dare in più un consigliere comunale o provinciale rispetto ad un onesto cittadino nello svolgimento di questa attività. Resta fermo il diritto della regione di poter effettuare controlli e verifiche, come già è possibile oggi.
Certificazioni. Enorme e inutile lavoro che impone ai promotori un lavoro estenuante tra carte, fax, solleciti e giornate intere passate ad ordinare moduli su cui si sono raccolte le firme e certificati di iscrizione nelle liste elttorali. La legge infatti, sia quella nazionale che regionale, impone che ogni firma debba essere accompagnata dalla certificazione rilasciata dagli appositi uffici comunali attestante l’iscrizione alle liste elettorali del firmatario. La cosa è abbastanza semplificata quando su un modulo firmano esclusivamente cittadini residenti nello stesso comune, in questo caso lo si invia all’uffico comunale competente che provvede a certificare ogni singolo firmatario. Gli errori non mancano ed alcune firme pur valide vengono comunque perse durante queste operazioni, ma comunque il tutto è accettabile e soprattutto sopportabile. La cosa si complica invece quando sul modulo vi sono firme di persone residenti in diversi comuni. In questo caso bisogna inviare ad ogni comune, anche via fax, la richiesta per ogni sottoscittore e già potete immaginare cosa voglia dire tutto questo di fronte a migliaia di firme e di centinaia di comuni coinvolti e non mancano certo i casi in cui non si riceve alcuna risposta e vanno inviati anche i solleciti. Quando poi i certificati arrivano, essi vanno suddivisi all’interno dei vari moduli col concetto di una firma un certificato. Chi ha nella propria vita partecipato a questo tipo di attività sà benissimo di che cosa sto parlando, gli altri invece si immaginino migliaia di cerificati e per ognuno ti devi sfogliare centinaia di moduli alla ricerca di quel firmatario che corrisponde al certificato che hai in mano. Giornate, nottate e litri di caffè sono testimoni di tutto questo. Tutta questa attività va eliminata immediatamente, il raccogliere corretamente i dati anagrafici dei firmatari associato ad un controllo a campione su una determinata percentuale degli stessi da parte degli uffici regionali sono sicuramente una valida alternativa. A chi risponde che questo, per varie norme nazionali, non è possibile faccio notare che in Lombardia l’obbligo di certificare le firme è stato abolito già nel lontano 1981.
Il desiderio di partecipazione dei cittadini è ormai palese, le chiacchere dei politici innondano gli inutili quanto aridi discorsi e gli strumenti a disposizione dei cittadini stanno a zero. Non arrendersi rimane comunque la parola d’ordine.

















