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	<title>iapra li  uecchie il blog di Paolo Mariani &#187; democrazia</title>
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	<description>Il blog di Paolo Mariani</description>
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		<title>TAV: chi ha paura della democrazia?</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 18:51:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che lo riguardano è cosa che spaventa anche il governo più forte che rifugge sempre e senza spiegazioni questa strada. L&#8217;Italia non fa eccezione e la Val di Susa con la sua resistenza ad oltranza alla TAV è sicuramente l&#8217;esempio più eclatante. Questo della democrazia e dei suoi piedistalli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/05/No_tav_21.jpg"><img class="alignleft  wp-image-4724" title="No_tav_21" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/05/No_tav_21-300x195.jpg" alt="" width="250" height="162" /></a>Il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che lo riguardano è cosa che spaventa anche il governo più forte che rifugge sempre e senza spiegazioni questa strada. L&#8217;Italia non fa eccezione e la Val di Susa con la sua resistenza ad oltranza alla TAV è sicuramente l&#8217;esempio più eclatante.</p>
<p>Questo della democrazia e dei suoi piedistalli è infatti, in estrema sintesi, il tema dei due documentari di Adonella Marena, regista Torinese, proprio sul movimento No Tav in Val di Susa. Il primo, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rA3JzvMoXxc" target="_blank">No Tav, gli Indiani di Valle</a>, racconta le lotte del movimento nell&#8217;anno 2005 quando la resistenza è per la prima volta saltata all&#8217;onore delle cronache, il secondo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GWEOy4feIZQ" target="_blank">Il cartun d&#8217;le ribelliun</a> parla invece della marcia &#8216;a bassa velocità&#8217; del comitato NO TAV verso Roma per far conoscere le ragioni della sua protesta e opposizione alla grande opera.</p>
<p>Ne esce il ritratto di una intera comunità che lotta sì per la propria terra ma soprattutto per la propria esistenza. La Tav, con i suoi treni super-veloci minaccia infatti di rendere impossibile la vita in una valle che larga circa 1Km già ospita una autostrada, una statale e una linea ferroviaria tradizionale. Un corridoio di servizio, come viene definito, in cui chi rimarrà a vivere rischia di trovarsi chiuso in una riserva con treni che gli sfrecciano sotto casa a centinaia di Km/h.</p>
<p>Qualche giorno fa parlando di un&#8217;altra grande opera  un professore di urbanistica diceva che la prima domanda che bisogna farsi &#8211; al netto degli inevitabili disagi che opere di queste dimensioni si portano dietro &#8211; è: ma serve? è indispensabile? se non la facciamo ci troveremo in futuro con un problema?</p>
<p>Fate questa domanda ad un abitante qualsiasi della Valle di Susa e se in un primo momento vi rideranno in faccia, in seguito cominceranno a spiegarvi le 1000 e una ragioni per cui questo treno non ha senso di esistere: perché le montagne dentro cui lo vogliono fare passare sono piene di uranio e amianto, perché da anni il traffico merci e persone sulla linea già esistente è in continuo calo, perché il costo di realizzazione sarebbe talmente alto (miliardi e miliardi di euro) da essere economicamente sconveniente, e così via&#8230;</p>
<p>Ogni movimento di protesta ha le sue ragioni, ma pochi movimenti sono composti da persone preparate e battagliere come i No Tav. Nel film Il cartun d&#8217;le ribelliun la cosa è particolarmente evidente, il comitato attraversa l&#8217;Italia e nel farlo si tira dietro tutte le realtà simili alla propria, i No Mose di Venezia, i No offshore di Livorno e via dicendo, un&#8217;Italia che lotta senza mezzi ma con tanta passione e con la forza delle proprie idee contro i miliardi delle lobby della finanza e del potere il cui l&#8217;obiettivo non è portare un treno carico di merci da Torino a Lione in meno tempo ma semplicemente costruire un tunnel di 52Km, non importa se serve.</p>
<p>Nei due documentari si dice spesso che i comitati e i movimenti sono un esempio di &#8216;democrazia partecipata&#8217;, ovvero una democrazia che contemplerebbe il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni fondamentali. Ma non dovrebbe essere sempre così? Non è questa la democrazia?<br />
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		<title>A che servono le crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 06:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa): “Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici. Crisi, parola greca che in tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/04/crisi-economica.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-7092" title="crisi-economica" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/04/crisi-economica.jpg" alt="" width="500" height="279" /></a></p>
<p>Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa): <em>“Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici. Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire ‘scelta’ o ‘punto di svolta’, ora sta a significare: ‘Guidatore dacci dentro!’ Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale”</em>.</p>
<p>Come non vedere che è proprio così? Creare una emergenza , provocare un pericolo catastrofico (il default, la disoccupazione, la Grecia) per annullare i diritti, ribadire il dominio della ragione economica dell’impresa e intensificare le forme di sfruttamento, concentrare il potere economico-finanziario. Del resto sono le stesse persone che prima hanno creato la crisi dai loro posti di comando nelle istituzioni bancarie private che ora sono chiamate a “mettere in ordine” nei conti pubblici. Il loro vero obiettivo: impadronirsi anche delle casse degli stati, dei flussi fiscali, dei beni demaniali.</p>
<p>Quando il mondo è sovrastato da una montagna di debiti pericolanti, coloro che manovrano il denaro diventano sempre più potenti e temuti. I tecnocrati alla guida del sistema finanziario possono giocare a piacimento, con qualche telefonata tra amici, sugli spread, sui tassi di interesse, sulle valute… mettendo con le spalle al muro prima l’uno, poi l’altro governo. L’obiettivo è garantire comunque che i rendimenti dei capitali siano pagati a sufficienza. Tutto il resto – i livelli di occupazione e dei salari, il funzionamento dei servizi pubblici e alle persone, l’istruzione e la sanità &#8211; non interessa nulla. I possessori dei titoli del debito sono la nuova classe padrona&#8230;</p>
<p>Ancora Illich: “La crisi come necessità di accelerare non solo mette più potenza a disposizione del conducente, e fa stringere ancora di più la cintura di sicurezza dei passeggeri; ma giustifica anche la rapina dello spazio, del tempo e delle risorse”.</p>
<p>La “crescita” è il nuovo falso mito. Tutti sanno in cuor loro che non ci potrà più essere (almeno in questa parte del mondo e nelle misure promesse) ma funziona come fattore sociale disciplinante: se non lavori di più a più buon mercato e con meno tutele sei nemico dell’“interesse generale”. La “crescita” è il nuovo patriottismo che dovrebbe mobilitare le masse nella guerra competitiva tra le diverse aree economiche del pianeta globalizzato dal capitale finanziario. Loro (gli “investitori”, i possessori dei titoli di credito) possono muoversi e fare business dove meglio credono, mentre i lavoratori territorializzati sono messi in competizione tra loro. Lo chiamano “multipolarismo”, si legge “aree speciali di sviluppo”, accordi di libero scambio, patti interbancari, ecc.</p>
<p>La “crescita” è la nuova falsa religione. Il nuovo nome della vecchia ideologia egemone del produttivismo e dello sviluppiamo. Non importa sapere cosa dovrebbe crescere, quali produzioni per rispondere a quali bisogni umani. L’importante è costringere, attraverso il ricatto del licenziamento selvaggio, la gente a lavorare a qualsiasi condizione.</p>
<p><em>“Così intesa la crisi torna sempre a vantaggio degli amministratori e dei commissari (…) una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo”</em>, ma Illich scriveva anche: <em>“’Crisi’ può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa”</em>.</p>
<p style="text-align: right;">Paolo Cacciari</p>
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		<title>Un popolo di asini</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 08:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società/Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante i contraddittori politici televisivi, non è raro ascoltare l’affermazione, “gli italiani lo hanno capito tutti”, adottato da entrambi gli schieramenti, come intercalare strategico, per dare più forza e credibilità alle loro conclusioni. La realtà, diversamente, sconfessa questa remota possibilità e capacità di comprensione degli italiani che, dati alla mano, detengono, da circa un ventennio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/04/evolution.png"><img class="aligncenter  wp-image-7077" title="evolution" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/04/evolution.png" alt="" width="500" height="134" /></a></p>
<p>Durante i contraddittori politici televisivi, non è raro ascoltare l’affermazione, “gli italiani lo hanno capito tutti”, adottato da entrambi gli schieramenti, come intercalare strategico, per dare più forza e credibilità alle loro conclusioni. La realtà, diversamente, sconfessa questa remota possibilità e capacità di comprensione degli italiani che, dati alla mano, detengono, da circa un ventennio, il primato assoluto dell’ottusità.</p>
<p>Un popolo di ignoranti allevati alla corte del “del grande fratello” e intossicati dai volgari, beceri, destabilizzanti e laidi programmi, condotti da quel fenomeno da baraccone al nome di Maria De Filippi. Retoriche eccezioni a parte, la verità è esattamente questa.</p>
<p>Appellarsi dunque agli italiani, confidando strumentalmente nella loro supposta capacità di giudizio, di critica e di valutazione obbiettiva degli avvenimenti, è una volgare commedia. Una farsa che non fa più ridere nessuno.</p>
<p>Tutti questi anni in una tale condizione, sono duri per il nostro paese e, se oggi, il popolo somaro, non riconvertirà la sua natura equina, in quella più umana di cittadino responsabile, dovrà pagare l’alto prezzo della sua codardia. “il popolo gode nell’affidare il potere al turpe” Seneca.<br />
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 15:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Monti afferma che se l’Italia non è pronta alle sue riforme lui potrebbe lasciare. E così ripetono i suoi ministri i quali alla prima critica minacciano di ritornare ai loro precedenti incarichi. Ma se i professori tornano in classe, gli italiani possono tentare di riprendersi le aule parlamentari dando una bella lezioncina a questi zelanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/04/agf_9157237_55270.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7037" title="agf_9157237_55270" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/04/agf_9157237_55270.jpg" alt="" width="250" height="376" /></a>Monti afferma che se l’Italia non è pronta alle sue riforme lui potrebbe lasciare. E così ripetono i suoi ministri i quali alla prima critica minacciano di ritornare ai loro precedenti incarichi. Ma se i professori tornano in classe, gli italiani possono tentare di riprendersi le aule parlamentari dando una bella lezioncina a questi zelanti educatori delle masse con la puzza di zolfo finanziario sotto il naso. Se non è un passo avanti è almeno un bel contrappasso.</p>
<p>Nel frattempo però, invece di fare le valigie, costoro continuano a svaligiare i connazionali che per disperazione si danno fuoco mentre dovrebbero incendiare il Paese. Ci vuole davvero una bella faccia tosta per chiamare riforme i rastrellamenti fiscali della guardia di finanza e i pogrom economici dell’esecutivo contro autonomi e subordinati, pensionati e professionisti, precari e disoccupati. Nel “Fornero” crematorio bruciano i lavoratori e si spengono le speranze dei giovani. Il Premier maestrino ed i suoi assistenti maldestri disdegnano anche le lungaggini del Parlamento ed i compromessi con i suoi rappresentanti, assecondati e incoraggiati in ciò dal peggior Presidente della Repubblica che l’Italia abbiamo mai avuto. Napolitano, abusando della sua autorità, striglia i parlamentari che vorrebbero emendare gli atti del Governo, cosa evidentemente non più ammissibile sotto l’imperio della sua presidenza compradora e della junta civil, direttamente discendente dalla prima.</p>
<p>Il Quirinale, stracciando la Costituzione, ha prima progettato e poi realizzato l’avvento di tale satrapia della saccenza per farsi cullare dalle brezze atlantiche e dai venticelli europei, i quali unendosi hanno generato una vera bufera su Roma. Con tutte queste arie i tecnici hanno finito col montarsi la testa ed anche se ora urlano al vento resta il fatto che sono tenuti in piedi da istituzioni delegittimate e prive di credibilità, per cui essi stessi, sdottoreggiando quanto vogliono, non ne avranno mai alcuna. Adesso molti leader politici si pentono della scelta e demoliscono pubblicamente i cattedratici rei di non saper nemmeno apparecchiare, dall’alto di tanta scienza, i loro provvedimenti, spesso giunti nelle diverse commissioni parlamentari zeppi di errori. Parola dell’ex ministro Romani. Ad ogni modo dal patto tra istituzioni screditate ed evacuate di sovranità non poteva non fuoriuscire questa cagata pazzesca che ora ricopre di escrementi gli stessi patrocinatori del Gabinetto. Che Monti resti o vada, per il tempo ritenuto necessario dai poteri internazionali, chi ne ha autorizzato l’arrivo senza aver opposto nemmeno uno scatto d’orgoglio pagherà le conseguenze dei mal di pancia popolari. I partiti che hanno giocato di sponda con il Quirinale pensando di potersi così riorganizzare e recuperare reputazione, affidando ad un burattino della Trilaterale la risoluzione del contenzioso economico con l’Europa e politico con gli Usa, sono colpevoli di codardia e di alto tradimento, della volontà elettorale e delle istituzioni repubblicane trasmutate con un colpo di colle in monarchiche. E’ arrivato il momento di tirare lo sciacquone su questa fase poco igienica per il Paese.<br />
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		<title>Lasciate ogni speranza o voi che votate e basta</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 17:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il manifesto con scritto &#8220;ora puoi tornare a votare&#8221; che molte liste civiche a 5 stelle utilizzano è un qualcosa che mi lascia molto perplesso, personalmente ci vedrei meglio un &#8220;ora devi tornare a partecipare&#8221;. Perchè è tutto qui il nocciolo della questione, se continuiamo a limitarci a mettere una croce su un simbolo o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/04/votare.png"><img class="alignleft  wp-image-7014" title="votare" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/04/votare.png" alt="" width="250" height="306" /></a>Il manifesto con scritto &#8220;ora puoi tornare a votare&#8221; che molte liste civiche a 5 stelle utilizzano è un qualcosa che mi lascia molto perplesso, personalmente ci vedrei meglio un &#8220;ora devi tornare a partecipare&#8221;. Perchè è tutto qui il nocciolo della questione, se continuiamo a limitarci a mettere una croce su un simbolo o su un nome è poi chi si è visto si è visto e ci vediamo fra cinque anni, cari miei non andremo da nessuna parte e ciò che ci aspettaa non sarà nulla di diverso di quanto abbiamo visto sino ad ora. Si, forse riuscire a toglierci dalle palle qualche faccia da culo, ma la storia insegna che questi sono molto più bravi a lavorare da dietro le quinte piuttosto che in prima linea (vedi il Berlusconi degli ultimi mesi).</p>
<p>Il cambiamento ci sarà solo ad una condizione: che noi tutti cominciamo ad occuparci della cosa pubblica. Se non siamo capaci di fare questo, se non ne abbiamo il coraggio è meglio che lasciamo perdere, che lasciamo che il Monti di turno ci spolpi sino all&#8217;osso con le sue cure indispensabili.</p>
<p>Grillo si compiace che il numero di liste 5 stelle che si presentano alle prossime amministrative sia raddoppiato, ma quante di queste derivano da un gruppo consolidatosi nel tempo e quanti invece nati solo in prossimità dell&#8217;evento elettorale? In Puglia ci sono 5 liste ma solo una, quella di Lecce, arriva dopo un cammino durato anni e che li ha visti partecipi e anche protagonisti in numerose battaglie sul territorio. Comunque andrà a finire questa loro esperienza so per certo che quel gruppo continuerà nelle sue battaglie da cittadini con l&#8217;elmetto. Le altre liste invece nascono oggi, a ridosso della competizione elettorale, dove erano prima questi fautori della partecipazione, questi cittadini attivi? Molto probabilmente molti di loro continueranno sulla strada intrapresa indifferentemente dall&#8217;esito elettorale, ma i più torneranno a fare quello che facevano prima adducendo ai mille impegni di lavoro, di famiglia e vari per giustificare il loro non attivismo.</p>
<p>Temo che gli Italiani non siano un popolo idoneo alla democrazia perchè questa, almeno quella vera, comporta impegno cosa a cui si preferisce il Monti di turno. Quindi cari miei se dovete andare a mettere una croce su una bella scheda colorata e basta potete pure evitare. Il tempo è un qualcosa di molto prezioso per sprecarlo in queste cose inutili.<br />
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		<title>Proporre e imporre trova le differenze</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 12:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società/Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[5 stelle]]></category>
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		<description><![CDATA[Proporre e imporre sono due verbi di significato molto diverso tra loro che spesso molti, a seconda della convenienza del caso, cercano di utilizzare impropriamente. In particolare il tentativo è quasi sempre quello di far passare come proposta ciò che è invece un vero e proprio tentativo di imposizione. Cerchiamo di fare un esempio. Diciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/03/TeamWork-overline.info_.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6885" title="Teamwork" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/03/TeamWork-overline.info_-300x225.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a>Proporre e imporre sono due verbi di significato molto diverso tra loro che spesso molti, a seconda della convenienza del caso, cercano di utilizzare impropriamente. In particolare il tentativo è quasi sempre quello di far passare come proposta ciò che è invece un vero e proprio tentativo di imposizione.</p>
<p>Cerchiamo di fare un esempio. Diciamo che un gruppo di persone ha intenzione di passare una domenica insieme. ci sarà chi propone di andare al mare, chi in campagna, chi a farsi una passeggiata in centro, ecc.Ecco che di fronte a delle proposte i componenti del gruppo si confrontano, cercano di esaminare i pro e i contro di ogni proposta per arrivare infine ad una decisione che, qualunque sia, porterà comunque l&#8217;intero gruppo a passare una domenica insieme. Se invece all&#8217;interno di quel gruppo c&#8217;è un qualcuno che, per svariati motivi magari anche condivisibili, definisce la meta da lui indicata quale requisito indispensabile ai fini della sua partecipazione all&#8217;iniziativa ecco che il proporre si trasforma in un imporre. Infatti a differenza della prima ipotesi, in questo secondo caso il passare una domenica insieme non sarà un risultato scontato ma possibile solo nel caso che tutto il gruppo accetti sine qua non la condizione dettata. Non ci sarà alcun confronto tra proposte come non ci sarà nessuna valutazione dei pro e dei contro delle possibili opzioni, ma semplicemente un accettare o meno l&#8217;imposizione.</p>
<p>Non sò se sono stato chiaro, ma va da se che nella prima opzione siamo nel campo del proporre e nel secondo dell&#8217;imporre. Poi si potrà pure sostenere in continuazione di aver fatto semplicemente una proposta ma come dicevo all&#8217;inizio è solo un utilizzo improprio del verbo. Come improprio è sostenere che tale proposta non è stata presa in considerazione se il gruppo infine decide di rifiutare imposizioni.</p>
<p>Quindi tornando agli Amici di Beppe Grillo di Bari che non posso citare per nome e cognome se no si appellano alla privacy e che continuano a sostenere di aver fatto delle &#8220;proposte&#8221; che non sono state neanche prese in considerazione vi riporto alcuni passaggi lasciando valutare a voi in quale dei due casi sopra esposti rientra questa fattispecie.</p>
<p><em>&#8220;In primo luogo, <strong>affinchè l’Associazione Amici di Beppe Grillo Bari possa far parte dell’iniziativa, <span style="text-decoration: underline;">è necessario</span></strong> che alcuni punti, che noi riteniamo fondamentali, siano inclusi nel “costituendo” Comitato Zero Privilegi Puglia&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;Come Associazione<strong> siamo pertanto disponibili a supportare il Comitato, <span style="text-decoration: underline;">se</span></strong> lo stesso riterrà di volere inserire almeno le seguenti regole:&#8221;</em></p>
<p>In prossimi post entrerò nel merito di quello che si voleva cercare di imporre anticipando che alcuni passi erano anche condivisibili, qui invece mi limito come primo steep a sottolineare la differenza tra proporre e imporre elemento indispensabile per poter parlare poi di scelte democratiche.</p>
<p>P.S. a quel soggetto che ci accusa di aver &#8220;fatto promesse non mantenute: mi è arrivata una mail da molte settimane che diceva &#8220;il banchetto per firmare in via sparano a bari sarà presente tutti i sabati fino ad aprile&#8221;. sono andato due sabati in via sparano (uno era un gazebo no tav) e non c&#8217;era nessun gazebo. (il cittadino in questo modo pensa che non manteniamo le promesse)&#8221;  I banchetti a Bari non si sono potuti fare semplicemente perchè non ci è stata rilasciata l&#8217;indipensabile autorizzazione all&#8217;utilizzo di suolo pubblico da parte dell&#8217;organo competente. Abbiamo già dato informativa di questo. Noi ci muoviamo nel rispetto della legge.<br />
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		<title>L&#8217;essenza del potere</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 07:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cos’è il “potere” nella sua essenza di base? Rifletteteci un attimo, vi assicuro che non è facile dare una risposta secca e precisa a questa domanda. Capire che cos’è è però indispensabile per capire i modi e le finalità con le quali viene esercitato. Per comprendere bene il potere è necessario ragionare con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/03/potere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6837" title="potere" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/03/potere.jpg" alt="" width="250" height="235" /></a>Che cos’è il “potere” nella sua essenza di base? Rifletteteci un attimo, vi assicuro che non è facile dare una risposta secca e precisa a questa domanda. Capire che cos’è è però indispensabile per capire i modi e le finalità con le quali viene esercitato. Per comprendere bene il potere è necessario ragionare con un modello semplice di società.</p>
<p>Immaginate quindi una società nella quale il potere non venga esercitato da nessuno, una società nella quale ognuno dia un contributo attivo allo sviluppo delle attività comuni e lavori anche per il suo sacrosanto interesse personale. Una società utopistica, irreale, senza violenza e con la cultura dominante del benessere personale, ambientale e sociale come prima cosa. In questa società ognuno è invitato a “rimboccarsi le maniche” e a sporcarsi le mani per realizzare i beni materiali di cui tutti necessitiamo. Si perché, per quanto sia giusto coltivare interessi spirituali, umanistici o artistici, il mondo nel quale viviamo è un mondo composto essenzialmente di materia.</p>
<p>I nostri corpi sono di materia e la materia è indispensabile per alimentarci, vestirci, spostarci, sederci, lavorare, scaldarci ecc… In una società giusta ed equilibrata tutti, ripeto, TUTTI sono invitati a plasmare la materia che ci circonda per trasformarla in beni fruibili dall’uomo. Sembra un discorso banale, ma non lo è affatto… continuate a seguire il ragionamento e capirete meglio.</p>
<p>Ammettiamo che, in questa società utopistica, qualcuno inizi a pensare che il lavoro è faticoso, si suda e vengono i calli alle mani, e si metta in testa di far lavorare qualcun altro al posto suo.</p>
<p>Mister “Fannullone” inizia quindi a focalizzare tutta la sua energia mentale sul come poter vivere sfruttando il lavoro degli altri e a furia di ragionare arriva e ben 3 soluzioni possibili:</p>
<p>1) La prima soluzione consiste nello sfruttare un clamoroso buco di conoscenza che riguarda tutti gli uomini che lo circondano (e lui stesso, in verità): nessuno ha la più pallida idea del motivo per cui è venuto al mondo, dello scopo della sua esistenza, di quello che era prima di nascere e di quello che diventerà dopo la morte. “Fannullone” può quindi prendere la palla al balzo e iniziare a borbottare di misteriose presenze divine che, guarda caso, hanno scelto proprio lui come messaggero di verità assolute ed indiscutibili che valgono per tutta l’umanità. Sfruttando così la molla della “superstizione”, Fannullone comincia a chiedere agli uomini la costruzione di una grande chiesa (pena periodi di carestia e malattie) e di una agevole dimora per lui che si prenderà la briga di fare da “ponte” tra il divino e l’umano. Problema risolto: Fannullone ha una casa, ha il rispetto di tutti, viene servito e riverito e non deve più muovere un solo dito per plasmare quell’orribile materia! Si deve solo recare una volta alla settimana nella chiesa per dire alla gente ciò che la gente vuole sentirsi dire, ovvero che il misterioso Dio li ama, li adora e ha bisogno di qualche offerta per far girare tale messaggio anche nelle altre comunità. E’ la base per la creazione di uno Stato Ecclesiastico, basato sulla superstizione.</p>
<p>2) La seconda soluzione, attuabile solo se Fannullone è fisicamente prestante e verbalmente convincente, è l’uso della forza per imporre la sua volontà. Fannullone inizia ad individuare gli uomini più deboli e pavidi della società e comincia a minacciarli o a picchiarli se non rispettano i suoi dettami. Ben presto, per mera convenienza, molti uomini inizieranno a stare dalla sua parte e Fannullone potrà contare su un piccolo esercito di persone per imporsi su tutta la gente, con tasse, balzelli e quant’altro la sua Fannulloneria gli suggerisca. E’ la base per la creazione di una Dittatura basata sulla forza bruta.</p>
<p>3) La terza soluzione è impossessarsi della gestione delle regole, attuabile sono se Fannullone è un ottimo affabulatore, promettitore di mondi migliori, risolutore a parole di tutti i problemi del paese: in pratica un politico. In questo caso si organizzerà per diventare il gestore delle regole di vita della gente (colui che fa le leggi) e, cosa più importante, il gestore del denaro, ovvero del “sangue” dell’economia del paese. Si perché il denaro, essendo sostanzialmente il mezzo di scambio del lavoro materiale, consente, possedendone molto, di acquistare il lavoro altrui sottoforma di beni o di servizi. Impossessarsi del denaro, quindi, senza contribuire in alcun modo al miglioramento del benessere materiale della società è esattamente come impossessarsi del lavoro degli altri. Fannullone ha inventato la “Finta Democrazia” o il “Potere Burocratico” che, guarda caso, è quello che oggi muove gli schiavi occidentali.</p>
<p>A questo punto dare una definizione di potere diventa un gioco da ragazzi: “Il Potere è Ottenere e Fare tutto quello che si vuole, con il lavoro degli altri.” Semplice no? Con quest’ ottica il parroco del paese ha più potere di un dirigente aziendale (che è in realtà uno schiavo).</p>
<p>Il parroco, con le dovute eccezzioni naturalmente, viene nutrito dagli altri, la sua dimora viene costruita e mantenuta dagli altri, le sue vesti vengono lavate e stirate dagli altri il tutto senza mai lavorare, se non parlare del contenuto di un certo libro alla domenica. Lo stesso dicasi per un banchiere o per un politico.</p>
<p>Ma ancora più su, c’è il vero Fannullone, che usa parroci, banchieri e politici per vivere alla stragrande con il lavoro del mondo! Troviamolo e mettiamolo a zappare i campi a vita, per la miseria!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<br />
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		<title>Macchisenefrega</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 11:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Con le attuali tecnologie, con le risorse naturali ed umane di cui disponiamo, potremmo produrci tutto quello che ci serve lavorando 3 o 4 ore al giorno e godendo di tempo libero da destinare alla famiglia o alle nostre passioni, ma non è questo il futuro al quale stiamo puntando .. &#8221; Se io ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/03/disoccupazione-lavoro-nero.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6842" title="disoccupazione-lavoro-nero" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/03/disoccupazione-lavoro-nero.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>&#8220;Con le attuali tecnologie, con le risorse naturali ed umane di cui disponiamo, potremmo produrci tutto quello che ci serve lavorando 3 o 4 ore al giorno e godendo di tempo libero da destinare alla famiglia o alle nostre passioni, ma non è questo il futuro al quale stiamo puntando .. &#8221;</p>
<p>Se io ti presto 1000 Euro e dopo un anno te ne chiedo 1060, e poi ti ripresto altri 1000 euro e dopo un anno te ne chiedo 1060 e così via cosa succede? L’ho chiesto a mia figlia di 8 anni che mi ha risposto: ”che pian piano mi porti via tutto papà!”. Elementare… se hai qualcosa da parte, o se hai la capacità di produrre reddito io, senza muovere un dito, ti posso portare verso la bancarotta. E’ esattamente quello che fanno le banche con l’Italia e con il resto degli Stati europei. L’Italia ha perso la sovranità monetaria, ovvero la possibilità di crearsi il denaro che le serve, e per pagare i servizi (insegnanti, medici, infermieri, impiegati statali o comunali ecc…) si DEVE OBBLIGATORIAMENTE far prestare i soldi dalle banche private, come un qualsiasi altro cittadino. Il risultato è che il debito pubblico è destinato MATEMATICAMENTE ad aumentare sempre e per racimolare quei 60 euro in più che deve restituire, lo Stato DEVE andarli a prelevare dalle tasche dei cittadini, impoverendo sempre di più la popolazione. E non sono 60 Euro una-tantum, ma 60 Euro che ogni anno si sommano a quelli dell’anno precedente. Chi ci guadagna dal tenere in piedi questo sistema? ..</p>
<p>Le banche ovviamente, che vivono di prestiti; e quale miglior affare che prestare denaro addirittura ad uno Stato? Le cifre in gioco sono colossali e gli interessi di ritorno sono un fiume di soldi facili. Il bello, se così si può dire, è che le banche non devono neanche possedere il denaro che prestano, in quando lo possono creare ”dal nulla” nel momento stesso in cui concedono il credito attraverso un meccanismo denominato ”riserva frazionaria”. Un qualsiasi Stato, con questo sistema, è oltretutto, destinato a diventare giocoforza insolvente e quindi facilmente ricattabile. Ti possono piazzare un banchiere al governo ed obbligarti ad accettare leggi-capestro per rendere la popolazione ancora più sottomessa e servile di quanto già non lo fosse.</p>
<p>Quest’Europa è davvero strana e basterebbe riflettere su 3 fatti concreti per capire che la cosa puzza non poco di marcio:</p>
<p>1) Il parlamento europeo, ovvero l’organo dove ogni Stato manda i propri rappresentanti, NON può legiferare: chi fa le leggi è un altro organo denominato ”commissione europea”, composta da ignoti burocrati mai eletti da nessuno e piazzati li da potentati economici a noi sconosciuti.</p>
<p>2) L’Europa si è dotata da qualche anno di un esercito antisommossa denominato &#8220;Eurogendfor&#8221; i cui soldati hanno poteri illimitati e impunità totale (possono, esagerando, entrarti in casa a volto scoperto, massacrarti la moglie, renderti invalido il bambino, dar fuoco alla casa e NON li puoi denunciare).</p>
<p>3) Gli Stati non hanno più il controllo della moneta che usano e quindi devono ”chinare il capo” e farsi prestare il denaro che utilizzano indebitandosi sempre di più.</p>
<p>Anche un bambino, alla luce di queste realtà, capirebbe che il chiodo fisso di chi tira le fila di questa Europa è quello di sottomettere sempre di più la popolazione attraverso dei meccanismi burocratici che non lasciano scampo (almeno fino a quando continueremo a dar loro importanza). I media contribuiscono a sostenere il gioco del sistema in quanto, come la politica, dipendono da esso.</p>
<p>E la popolazione? Forse questa è la cosa più triste di tutta la faccenda: noi accettiamo supinamente tutto ciò, ritenendolo (come suggerito dai media ufficiali) inevitabile, sentendoci anche un po’ in colpa per aver evaso qualche tassa, ed accettando di lavorare sempre di più per sempre di meno.</p>
<p>Con le attuali tecnologie, con le risorse naturali ed umane di cui disponiamo, potremmo produrci tutto quello che ci serve lavorando 3 o 4 ore al giorno e godendo di tempo libero da destinare alla famiglia o alle nostre passioni, ma non è questo il futuro al quale stiamo puntando: al contrario, i nostri figli si ridurranno a lavorare anche di domenica, le ferie non sapranno cosa sono e riusciranno a racimolare appena il necessario per alimentarsi e pagare il canone RAI per sentirsi dire che c’è crisi e che devono tirare ancora di più la cinghia.</p>
<p>Ricordiamoci solo una cosa: la ”burocrazia”, che è il modo con il quale viene gestito il potere nella nostra epoca, non è ”reale”. E’ un modo parallelo, costruito sopra al mondo reale, fatto di carta e parole che, alla fine dei conti, ha effetto su di noi solo perché ”crediamo” in esso. E’ un giochetto psicologico. Il mondo vero è quello delle persone, del lavoro, delle risorse, della natura, delle fabbriche, delle case, delle scuole e del denaro che dovrebbe essere solo &#8220;l’unità di misura del valore del lavoro e dei beni&#8221; e non un’arma di ricatto in mano a chissachì. Ma fino a quando non ci toglieranno anche il piatto di pasta dalla tavola e la partita di calcio in TV … macchisenefrega!<br />
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		<title>Che mondo è?</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 08:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che mondo è quello in cui un ragazzo di 37 anni deve salire su un traliccio dell&#8217;alta tensione e sfracellarsi al suolo, per difendere il futuro della terra in cui vive, dalla mafia del cemento e del tondino che vuole farne scempio, per ingrassare bulimici patrimoni bancari? Che mondo è quello in cui i lavoratori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/Luca-Abbà-no-tav.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6828" title="Luca Abbà no tav" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/Luca-Abbà-no-tav.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p>Che mondo è quello in cui un ragazzo di 37 anni deve salire su un traliccio dell&#8217;alta tensione e sfracellarsi al suolo, per difendere il futuro della terra in cui vive, dalla mafia del cemento e del tondino che vuole farne scempio, per ingrassare bulimici patrimoni bancari?</p>
<p>Che mondo è quello in cui i lavoratori si ammazzano, perchè gia assassinati un momento prima dal mercato del lavoro, che mercifica la vita umana e fa scempio della dignità?</p>
<p>Che mondo è quello dove ti stanno togliendo tutto e se ti azzardi a protestare arrivano squadre di picchiatori legalizzati a bastonarti e gasarti perfino dentro le carrozze dei treni?</p>
<p>Che mondo è quello dove il cittadino giace addormentato dai pifferai delle penne a servizio e dai teleimbonitori e neppure si rende conto di essere stato ormai deprivato di tutto, ad iniziare dalla propria umanità?</p>
<p>E&#8217; mai possibile che si sia stati tutti lobotomizzati così in profondità da far si che l&#8217;unica strada presente nella nostra mente sia quella della muta rassegnazione?</p>
<p>Sicuramente Luca ha molto da insegnarci, anche dal letto di ospedale, perchè ha rifiutato di morire dentro, come stiamo morendo tutti noi.</p>
<p style="text-align: right;">Marco Cedolin</p>
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		<title>Nuovamente e tenacemente noi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 11:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società/Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos’è questo Impero che ci sovrasta e ci domina ? Questo Impero che inquina i nostri pensieri e ci impedisce di allargare lo sguardo e di agire ? Questo Impero che, giorno dopo giorno, mostra sempre più i contorni allucinanti di una nuova, postmoderna e imperturbabile macchina totalitaria ? Se io dovessi descriverlo ricorrerei alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/noi.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6718" title="noi" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/noi-300x211.jpg" alt="" width="250" height="176" /></a>Cos’è questo Impero che ci sovrasta e ci domina ? Questo Impero che inquina i nostri pensieri e ci impedisce di allargare lo sguardo e di agire ? Questo Impero che, giorno dopo giorno, mostra sempre più i contorni allucinanti di una nuova, postmoderna e imperturbabile macchina totalitaria ? Se io dovessi descriverlo ricorrerei alla figura enorme e strabordante di un parco giochi edificato su un immenso deserto, o – il che non è poi tanto diverso – di un supermercato ove, chi se lo può permettere, può acquistare qualunque prodotto, voluttuario, superfluo o di lusso che sia.</p>
<p>Fuori da questo gigantesco magazzino si concentra una massa composta da un numero incalcolabile di persone che, attratte da quel che luccica nelle vetrine, sogna di poter un giorno o l’altro entrarvi e poter acquistare tutto ciò che desidera, senza lesinare sul prezzo…</p>
<p>Ai nostri deboli occhi di gente postmoderna e “civilizzata” quella che viene esposta è la manifestazione della più grande felicità possibile, la sola – materiale e tangibile – che si possa sperare di raggiungere, ma il sogno sbagliato di questa piccola e tremante folla che anima una società sempre desiderante e colma di bisogni materiale si rivela per quello che è agli occhi più allenati e disincantati, una pericolosa illusione… Il miraggio di un deserto senza fine…</p>
<p>Dietro le vetrine sontuose e luccicanti scorrono il sangue, il sudore e la merda che, ormai, hanno imbrattato e ferito mortalmente la Bellezza nascosta del Mondo, che pare ormai essersi arresa da tempo alle violenze e alle brutture a cui è stata esposta…</p>
<p>Ma la folla, desiderante, smaniosa e persa, continua ad accalcarsi e a desiderare, senza alcun rispetto per il prossimo e senza alcuna regola… Solo in pochi riescono ad entrare e a fare incetta di ogni “ben di dio”. Sono, appunto, i mafiosi, i gangster, i truffatori d’alto bordo, i mercanti, i giocatori d’azzardo, i pubblicitari, gli imbonitori, coloro che reggono le sorti dell’Impero. Nel gaudio delle spese folli e smodate e nell’esibizione narcisistica costoro sguazzano nel tripudio di una folla masochista e plaudente, ormai preda e vittima dei propri, conculcati, impulsi. Fra questi ultimi solo pochi possono accedere alle “meraviglie” dell’ipermercato e solo per pochi minuti… Poi riprende la vita, assiepata nella calca della massa ferocemente addomesticata dal rito consumistico…</p>
<p>L’Impero, il suo ingannevole luccichio, i suoi monumentali ipermercati e parchi giochi dimostrano una volta di più quanto, in realtà, “Matrix” non fosse che una timida parodia della realtà. La “matrice” che regola e indirizza le nostre vite è ben più tangibile e consistente…</p>
<p>Ciononostante non basta l’illusione a garantire il conformismo e l’ammaestramento delle masse, perché, nelle ansie, nelle frustrazioni e nelle fobie quotidiane, moltiplicate esponenzialmente dagli effetti della Crisi, la macchina mostra delle crepe, si inceppa e deraglia…</p>
<p>V’è stato un tempo in cui un grande impero ha esteso il suo dominio sul mondo grazie a una macchina amministrativa e bellica di irripetibile efficienza, suscitando orrore ed ammirazione. Tutto questo, però, non sarebbe bastato ai romani per garantire stabilità e durevolezza al loro incontrastato dominio. Occorreva dividere i nemici, confidare nei contrati dinastici, alimentare le tensioni interne ai popoli soggiogati. E’ una lezione che rimane scolpita sulla pietra della Storia e non è un caso se la maggior parte dei Presidenti USA abbiano spesso citato e preso a modello i latini…</p>
<p>Ma il nostro… Beh ! Il nostro Impero postmoderno, in gran parte immateriale e territoriale è ben strano… Non ha un sovrano, ma tanti cortigiani d’alto bordo… Parla apparentemente il comodo linguaggio della democrazia e della libertà, ma si è premunito investendo incalcolabili risorse su una macchina bellica e terroristica capace di annientare il mondo mille e mille volte…</p>
<p>In questo strano Impero, noi, comuni mortali che spendiamo gran parte del nostro tempo dietro le vetrine, siamo i sudditi, ma anche i potenziali nemici… Siamo potenziali nemici, perché, coloro che hanno congegnato l’Impero hanno cercato di conferirgli una veste da totalitarismo “soft”, legittimato dai meccanismi e dall’ingegneria democratica che, comunque, ha bisogno di un minimo di consenso per avviarsi e marciare. Se il consenso, assicurato, in fondo, più che da un presunto civismo e dall’impegno nella vita della comunità, dall’adesione incondizionata ai precetti culturali della società consumista e spettacolarizzata, regge, i cortigiani d’alto bordo, i simpatici nazisti dal volto umano, dormono sogni tranquilli. Ma che accade quando il meccanismo mostra i colpi…</p>
<p>Niente paura, signore e signori, i nostri amici sono stati previdenti… L’Impero ha sancito l’inviolabile ed inderogabile diritto alla felicità, quella gioia smisurata che si prova ad accedere nei grandi punti vendita edificati sul deserto, ma quella felicità te la devi guadagnare e conquistare con il sudore della fronte e delle natiche, attraverso la competizione con i tuoi simili.</p>
<p>Sii competitivo, efficiente, scattante, conquista denaro, remunerazione d’immagine e successo, conquistala, abbattendo i tuoi simili, i tuoi nemici che cercano di contrastare le tue legittime aspirazioni, concentra tutte le forze per vincere, senza regole o scrupolo, sovrastando e umiliando i tuoi avversari. Tale è il segreto per l’ascesa sociale, per arricchirsi, avere successo e… acquistare ciò che si vuole senza limiti di spesa. Paradossalmente la disgregazione sociale e il conflitto atomizzato consentono all’Impero di riprendere fiato e, anzi, agevolano la sua progressiva trasformazione totalitaria.</p>
<p>L’uomo abbatte l’uomo, il fratello offende il fratello e la violenza autistica diventa la vera cifra della vita quotidiana. Nelle metropoli, nelle città si ha paura di uscire e anche in casa le cose non vanno molto meglio: aumentano gli omicidi consumati al calore del focolare domestico. Sulle strade, per non soccombere alle intemperie e ai rischi della vita, giovani e giovanissimi si stringono nelle gang che spadroneggiano sempre più e si fronteggiano per marcare il territorio. Da risorsa lo straniero diventa il Nemico, colui che sottrae e ruba ai nativi casa, pane e lavoro, in una spirale razzista che alimenta i nazismi e i razzismi da “suburra”. Perfino il sesso, sempre più aggressivo e “ginnico”, diventa terreno di conquista, mezzo di affermazione che elide ogni tentativo di affetto e di tenerezza.</p>
<p>Verrà tempo in cui scoccherà l’ora per l’Impero, ma quel momento verrà quando deporremo l’ascia di guerra e smetteremo di azzuffarci e scannarci fra noi per le briciole. Riconosciamo nell’Altro, il nostro Me stesso. Tale cognizione non è poi così ardua, poiché tutti noi, la massa che si accatasta davanti agli ingressi degli Ipermercati e dei grandi parchi giochi, siamo accomunati dal comune destino chiamato precarietà. Io, straniero… Io, giovane… Io, donna… Io, perseguitato, umiliato e sottomesso… Io, lavoratore sfruttato, con contratto più o meno flessibile… Io, artigiano e piccolo imprenditore o commerciante vessato… Io… Noi… Incontriamoci per essere nuovamente e tenacemente Noi. Incontriamoci per riprenderci le strade, le piazze e le città. Per riappropriarci delle risorse strategiche, energetiche e ambientali.  Per controllare finalmente i processi produttivi, di formazione dei prezzi e di concessione dei crediti.   Per essere definitivamente padroni dell’informazione e della “rete”… E tutto suona molto utopistico e distante. Un sogno nel sogno. Ma il tempo incombe e il futuro bussa alle nostre porte e a quelle dei nostri figli. Deponiamo l’ascia di guerra e volgiamo il nostro sguardo a chi realmente ha prodotto fame, miseria, guerre, inquinamento e danni climatici nell’intero pianeta.</p>
<p>Lo esigono la decenza e la coscienze.<br />
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