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Archive for democrazia

mag
22

Signor Letta

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M5S

Mai in parlamento si sono udite parole così nette e chiare sulla gestione e la democraticità delle istituzioni europee. Ci voleva il moVimento 5 stelle e i suoi portavoce per far echeggiare nel palazzo ciò che la stragrande maggioranza degli Italiani pensa.

Presidente
colleghi

Il terzo punto di cui si andrà a discutere al consiglio europeo di domani sarà l’UEM Unione Economica e Monetaria che passa per i provvedimenti in materia di fiscalità a cui lei faceva riferimento.
Un argomento importante, importantissimo, peccato che nessun cittadino italiano e siamo pronti a scommettere, neanche europeo, sappia niente a riguardo.
Allora proviamo a spiegarlo noi cosa ha in mente sul serio il Consiglio Europeo con l’istituzione dell’UEM.
Gli obiettivi sono 1.spezzare il nesso tra banche e stati 2.promuovere un quadro finanziario integrato 3. attivare una politica di assorbimento degli shock economici a livello centrale, centralizzando i poteri di controllo attraverso il MES. questo quanto riportato nel documento di sintesi dell’incontro del 5 dicembre 2012.
ora non polemizziamo sul fatto che queste siano o meno le priorità dei cittadini europei. Però analizziamo il primo punto.
spezzare il nesso tra banche e stati? mi spiega qual è il nesso tra banche e stati oggi Sig letta ? mi spiega qual è questo nesso se la banca centrale europea è di fatto di proprietà delle banche centrali nazionali? Diremmo benissimo se le banche centrali nazionali fossero di proprietà dei cittadini, dello stato. peccato però che le banche centrali nazionali siano, di fatto, banche di proprietà di istituti di credito PRIVATI. l’esempio è la banca d’Italia che non è di proprietà dei cittadini italiani come il nome potrebbe lasciar pensare, ma bensì di proprietà di Intesa San Paolo, MPS, Unicredit, assicurazioni generali…tutte spa. Tutte trasparentemente elencate sul sito della Banca d’Italia. Quindi è come dire che dei soggetti privati siano proprietari della nostra moneta e ce la prestino richiedendola indietro con interesse. Ma se la moneta è dei cittadini, degli stati, allora perché ce la prestano? ha mai sentito parlare di signoraggio bancario sig. letta? ne parlate mai alle riunioni del club bilderberg? club di cui lei, il suo predecessore mario monti, emma bonino guarda caso suo ministro degli esteri e mario draghi guarda caso direttore della bce fate parte.
gli istituti privati stampano moneta cedendola in prestito e richiedendone restituzione con interesse per creare questa spirale di stritolamento che si chiama DEBITO. Il consiglio europeo è responsabile di un europa non fondata sui diritti, non fondata sulla solidarietà tra i popoli, ma di un europa fondata sul debito. Debito come strumento di schiavitù degli stati.
Dica questo al presidente Van Rompuy. E poi chi è questo van rompuy? chi lo ha eletto? io so che lei lo conosce sig. Letta perché anch’egli guarda caso è parte del club bilderberg. ma sappia che i cittadini italiani non sanno per nulla chi sia e da dove venga questo personaggio che non è mai stato eletto in nessuna elezione nazionale e presiede un organismo che condiziona gran parte delle scelte dei cittadini europei e di tutto il mondo. Si ricorda il tormentone “ce lo chiede l’europa”, bene allora dica a van rompuy che “glielo chiede l’Italia” , dica da parte nostra che l’Italia rifiuta il MeccanismoEuropeodiStabilità mostro giuridico e anticostituzionale!, dica da parte nostra che riteniamo questa politica di scatole cinesi, austerithy, fiscal compact, patto di stabilità: non essere la politica dell’Italia! Dica da parte nostra che l’Italia ha bisogno di visione politica e non di riforme imposte dall’europa come egli stesso auspicava, dica che, in merito all’evasione fiscale, ci prenderemo subito gli 80 miliardi evasi dal circuito delle slot machine, dica che sigleremo convenzioni in favore della trasparenza bancaria con i paradisi fiscali di tutta Europa che generano evasione per decine di miliardi di euro e con i quali siamo stati sempre fin troppo tolleranti se non protettivi, dica che ripristineremo il reato di falso in bilancio.

Sig. Letta lo sappiamo che lei non dirà mai nulla di tutto questo a Van Rompuy, non per una questione di coraggio quello forse, se è lì dov’è, non le manca, ma perché da oltre 15 anni l’Italia che avete costruito voi partiti PD e PDL, ormai modello Unico è diventata un servile scendiletto dei banchieri di tutta europa. ma sappia, sig Letta, che i cittadini italiani qui fuori vorrebbero che lei dicesse ciò le abbiamo suggerito noi. Adesso pensi a quello che ha in mente di dire Lei domani e ne tragga le sue conclusioni.

Cittadino Carlo Sibilia del M5S

 

Categorie : 5 stelle
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mar
06

Responsabiltà è…

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responsabilità

Responsabilità è mantenere fede agli impegni presi con gli elettori, ovvero il proprio programma, i propri principi, i propri obbiettivi.

Responsabilità è rispettare l’esito elettorale e dare il governo alla forza politica maggiormente rappresentativa del paese.

Responsabilità è evitare che il paese ritorni nelle mani di chi lo ha dissanguato e portato al dissesto socioculturale ed economico.

Responsabilità è non dare la fiducia a chi ha dimostrato di non avere alcuna considerazione della volontà popolare, riaprendo la strada al nucleare nonostante un referendum indicasse direzioni diametralmente opposte e poi fagocitandosi miliardi di euro in rimborsi elettorali e dichiarandosi contrario alla loro abolizione nonostante, anche qui, un referendum evesse espresso in maniera molto chiara la volonta del popolo sovrano.

Responsabilità è essere coerenti con quanto si diceva qualche giorno prima, foss’anche che era meglio votare PDL che M5S (Gianni Letta).

Responsabilità è ascoltarli i medici, non annunciare provvedimenti disciplinari quando affermano che gli inceneritori nuocciono alla salute.

Responsabilità è stare in aula a fare opposizione quando ci sono all’ordine del giorno porcate come lo scudo fiscale, non assentarsi e consentirne l’approvazione.

Responsabilità è cambiare questo paese, o lo facciamo adesso o non lo faremo mai più.

 

Categorie : Politica, Uncategorized
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C’è qualche ricerca e molto dibattito sui vantaggi e gli svantaggi delle nuove tecnologie per i movimenti sociali. Certamente per attori poveri di risorse materiali, Internet ha rappresentato un consistentissimo vantaggio in termini di comunicazione, sia interna che esterna. Le mailing list facilitano gli scambi di idee e la logistica della mobilitazione. Lo stesso fanno i siti web, che permettono anche un’azione di (contro)informazione efficace, sviluppando una logica di rete. Con i media sociali di Web 2.0 si è estesa la capacità dei singoli attivisti e dei cittadini in genere di passare da consumatori a produttori di notizie e pensiero. Facebook, Twitter e blogs – con tutti i loro limiti e le loro differenze – hanno contribuito ad aggregare persone e idee. Non esistono Twitter o Facebook revolutions, ma essi sono strumenti rilevanti di comunicazione e, quindi, mobilitazione.

Gli strumenti di comunicazione e decisione offerti da Internet sono vari, e alcuni di essi di uso rischioso per i movimenti sociali. Il sondaggio telematico è uno di questi. Facile da utilizzare, talvolta pomposamente nobilitato con la definizione di referendum, esso viene sempre più spesso usato da movimenti sociali, partiti o liste elettorali come strumento di decisione considerata come democraticamente legittimata (perché vince la maggioranza) ed efficace (perché di rapida utilizzazione). Un problema particolarmente rilevante per le organizzazioni di movimento sociale è però che la concezione maggioritaria e non partecipata di democrazia che il sondaggio telematico riflette non è coerente con le concezioni di democrazia diffuse fra gli attivisti, rendendo quindi quelle decisioni né legittime né efficaci.

In primo luogo, il sondaggio telematico riflette una concezione di democrazia – maggioritaria appunto – dove chi ha la metà più uno vince, e chi ha la metà meno uno perde. Ma vince e perde cosa? Dato che i movimenti non hanno incentivi materiali da offrire ai loro attivisti, l’impegno è mantenuto solo se e in quanto si è d’accordo su un certo cammino. Viceversa, chi è insoddisfatto dell’esito e del processo, se ne va, e a chi vince resta una scatola (semi)vuota. La storia dei movimenti degli anni settanta è piena di esempi di questo tipo, e proprio dalla consapevolezza di quegli errori i movimenti che sono seguiti  sono partiti per sperimentare diversi processi decisionali. La democrazia del consenso, elaborata nei social forum, si basa su un principio profondamente diverso rispetto a quello maggioritario: l’idea che la democrazia non sta nel contare le preferenze esistenti, ma nel trovare forme e luoghi per dialogare, capirsi, pensare nuove soluzioni. Certamente, la democrazia del consenso non è facile da realizzare: non solo richiede tempo, ma non elimina le fonti di potere di alcuni su altri. Per i movimenti, la ricerca stessa di comprensione reciproca, ascolto, rispetto paga però più del principio della maggioranza vince, in termini sia di legittimità che di efficacia del processo. Il sondaggio telematico è rapido nell’utilizzo, ma ben poco deliberativo, se si intende con deliberazione un processo di condivisione di ragioni e ragionamenti. Tutti si esprimono con un click su un quesito pre-scritto, ma non vengono scambiate proposte, né si costruisce una base di comprensione reciproca. Se la democrazia è comunicazione, il sondaggio telematico tronca quel processo, proclamando vincitori e vinti. Conta preferenze preesistenti, ma non aiuta a formare nuove idee, solidarietà, identità.

Se i limiti di una “democrazia del conteggio” erano già emersi nelle riflessioni autocritiche sulla democrazia assembleare degli anni settanta, il sondaggio telematico – soprattutto se condotto fra sottoscrittori on-line – rappresenta una degenerazione degli stessi strumenti assembleari. Mentre nelle assemblee, con gradi diversi di empatia, ci si conosce e riconosce, nel sondaggio telematico l’autenticità della partecipazione resta opaca. Non solo il click è anonimo e deresponsabilizzante, ma le liste sono facilmente infiltrabili da avversari di vario tipo, o comunque da soggetti collettivi altri, che vogliano farne un uso strumentale, a fini altri. Per attivisti di movimenti sociali, che credono nell’impegno, decisioni prese in pochi secondi – e non si sa da chi – hanno livelli di legittimità decisamente bassi, distruggendo quelle basi di fiducia necessarie alla costruzione di un processo comune di cui i movimenti hanno grande bisogno.

Donatella Della Porta

 

Categorie : Politica
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Quello che sta succedendo in questi giorni in merito all’iter legislativo della proposta di legge di iniziativa popolare nota come Zero Privilegi Puglia è qualcosa di assurdo e conferma ancora una volta quanto la casta non ha alcuna intenzione di rinunciare ai propri privilegi e di tagliare i costi della politica con la stessa violenza e determinazione con cui si tagliano i servizi ai cittadini.

Il 12 Luglio del 2012 abbiamo consegnato agli uffici della regione quasi 20 mila firme a sostegno della proposta, entro tre mesi la proposta sarebbe dovuta andare in aula e messa ai voti. Violando la legge, questo non è avvenuto, primi responsabile il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna (SEL) e il presidente della VII commissione DeLeonardis (UdC). Dopo nostri solleciti finalmente la convocazione in audizione alla VII commissione prevista per il 5 Dicembre. In ritardo ma finalmente ci siamo. In attesa di poterci recare all’audizione scopriamo che la proposta di Legge è posta all’odg della seduta consiliare del 4 Dicembre.

Zero Privilegi Puglia fatta slittare per poter approvare con fulminea velocità, tre giorni, una legge per ottemperare ad un decreto governativo emanato sull’onda dello scandalo Lazio che però, guarda caso prevede la metà dei tegli previsti da Zero Privilegi Puglia. 4 milioni e 850 mila euro annui quanto previsto dalla norma approvata, oltre 9 milioni di euro all’anno quanto previsto da Zero Privilegi Puglia.

Quanto richiesto dai cittadini pugliesi, datori di lavoro del presidente Introna e di tutti i consiglieri ed assessori, finiscono letteralmente nel cesso. Questo è la concenzione di volontà popolare di un governo regionale che non spreca occasione per condire i propri discorsi con la parola partecipazione.

Il 4 Dicembre Zero Privilegi Puglia sarà posta in votazione, se sarà bocciata, senza neanche udire i proponenti, sarà scritta una pessima pagina della storia delle istituzioni che queste persone rappresentano. La democrazia sarà violentata, la partecipazione una chimera buona solo per i titoloni della gazzetta del mezzogiorno.

Va altresi fatto notare che il Presidente Introna ha nei suoi cassetti Zero privilegi Puglia da Novembre 2011 se veramente voleva, come spesso annunciato, tagliare i costi della politica ed eliminare i privilegi avrebbe potuto adottare la proposta e sostenerla. Ma la scelta è stata altra, hanno preferito tagliare posti letto, togliere servizi ai cardiopatici, ai bambini malati alle donne gravide.

Per definire tutto ciò non trovo altri termini che INDEGNO.

Categorie : Politica
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Mentre un tornado s’invortica sull’ILVA di Taranto, abbattendone le ciminiere proprio nel giorno in cui il governo si appresta a decidere il futuro del cancrificio della famiglia Riva, segno di un destino beffardo o piuttosto del fatto che gli strumenti di controllo climatico hanno ormai raggiunto una perfezione in grado di stupire anche il “complottista” più consumato, l’Italia intera continua a girare in tondo, senza trovare una sola coordinata alla quale potersi aggrappare.

I dati oggettivi provenienti dalle più svariate fonti, seppur edulcorati nel nome del politicamente corretto, raccontano un paese che sta crollando su sé stesso, vittima di una demolizione controllata messa in atto con cura certosina. Crollano i redditi delle famiglie, crollano i consumi, crollano i posti di lavoro, crollano le imprese, crolla la qualità e la quantità dei servizi pubblici, crollano le prospettive occupazionali e la capcità di arrivare a fine mese attraverso qualche alchimia, crolla la fiducia nel futuro e perfino il convincimento che sia possibile averlo, un futuro.

I banchieri golpisti diretti dall’usuraio Mario Monti continuano a dispensare le riforme necessarie per la demolizione controllata, mentre i camerieri politici, recentemente degradati al ruolo d’impiegati le “firmano” senza proferire parola.

Dopo avere eliminato il “fardello” delle pensioni, creando il dramma degli esodati e quello ben più grande di tutti coloro che pur pagando i contributi una pensione non la vedranno mai, lo stesso Monti sembra intenzionato a volgere la sua attenzione verso il sistema sanitario, da lui giudicato economicamente insostenibile per le casse dello stato.

Quello stesso stato che senza porsi alcun problema dissipa miliardi per la guerra e per le grandi opere di “mafia” ( gli F35 ed il TAV sono solo due esempi), ma nonostante una pressione fiscale fra le più alte al mondo sembra aver deciso che per garantire la sopravvivenza dei cittadini non c’é più una lira (o meglio un euro), ragione per cui é giunta l’ora che inizino ad arrangiarsi in qualche modo.

Smantellate le pensioni e smantellata la sanità pubblica, tramite cessione ai privati, in un paese dove non c’é lavoro e quel poco esistente diminuisce quotidianamente, le prospettive attraverso le quali “arrangiarsi” non sembrano poi molte e il ventaglio delle scelte finisce per ridursi a quella di mettersi un cappio al collo volontariamente o lasciare che l’inedia e le malattie lo facciano per te.

Ma mentre i tornadi imperversano, scuotendo il paese fin nelle fondamenta, il popolo italiano sembra non accorgersi di nulla e continua ad eseguire pedissequamente tutto ciò che gli viene ordinato dalla TV. S’infervora dinanzi alle campagne elettorali dei camerieri degradati, che quando torneranno in parlamento non avranno alcuna voce in capitolo, così come non ne hanno oggi. Corre a milioni alle urne per regalare due euro ad una pletora di buffoni senza arte nè parte. E soprattutto si recherà a votare in primavera una delle congreghe di faccendieri che lavorano per Mario Monti e una volta insediatasi nel consiglio di amministrazione della “banca Italia” di euro ne pretenderà molti ma molti di più, fintanto che il cappio non sarà ben chiuso e la persona deprivata di ogni avere potrà venire smaltita in quanto rappresenta un peso “insostenibile” per la società.

Marco Cedolin

Categorie : Politica
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Quando si impone la propria democrazia

quando si impone il proprio punto di vista

quando tutto il mondo deve cedere alla loro cultura

quando deve esistere solo la loro libertà

quando si vuole il dominio del mondo ad ogni costo

quando gli “ultimi nati” distruggono tradizioni millenarie

quando si vuole tutti sottomessi al proprio volere di dominio

quando per fare tutto questo si corrompe, si bombarda, si usano bombe al napal, all’uranio impoverito, si pagano taglia gole mercenari, si inganna, si truffa

quando si cercano e si costruiscono a tavolino prove inesistenti

quando, si distruggono acquedotti, si spara sulla popolazione civile facendo dare la colpa agli altri e ai sovrani locali

quando si uccidono bambini lontano dalle telecamere

quando si comprano con due soldi i popoli affamati

precedentemente affamati con politiche di dominio

quando si plagia la gente ad una sola teoria del neoliberismo

quando la storia viene imposta per legge

quando si lasciano senza medicinali e viveri migliaia di donne e bambini in giro per il mondo con embarghi violenti alle popolazioni che non si vogliono sottomettere ed indebitare

quando non si concede neppure il tempo del pianto perché muori prima di nascere e allora che queste lacrime arrivano in cielo al padre universo che li trasforma in uragano e li scatena dove la natura ha deciso che sia giusto scatenare…..

(Sandy)

Categorie : Società/Cultura
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ott
18

Cozze patelle

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Se in questo paese, ragionevolezza, decoro e onesta intellettuale, fossero i criteri di giudizio necessari, indispensabili e ineludibili per concorrere alla carriera politica e conseguente investitura istituzionale, bene, per la casta sarebbe giunto il momento di fare le valige e sparire per sempre dalla nostra vita. Più salutare sarebbe impiccarli, evitando così ogni possibile rischio di un loro ritorno, sotto false spoglie.

Ma al contrario sono ancora qui, incollati alle poltrone come patelle allo scoglio – ai vertici della politica, della finanza e dell’imprenditoria, dove la carica istituzionale è ridotta a mera copertura per espletare al meglio e senza intralci di sorta, i loro sporchi e loschi affari.

Stipendi stratosferici e tutti quei privilegi e vantaggi, che alla faccia della miseria, la politica nostrana distribuisce ai suoi rappresentanti, sono il terreno di coltura che, per un intrinseco automatismo, seleziona i peggiori elementi della società trasfigurando il parlamento, da un cenacolo di etica e di diritto, in un mercato delle vacche dove si prostituisce la dignità a fronte di interesse particolare e impunità.

Mai come in questi ultimi due decenni, una tale “presa per il culo” aveva raggiunto questi livelli di guardia.

Qui necessita un moto d’orgoglio, uno scatto di nervi per ripristinare il giusto livello di equità sociale, o non ne usciremo in piedi.

Fino al momento in cui questi signori, non ci vedranno veramente incazzati, determinati e irremovibili, a tal punto da vedere a rischio la loro incolumità fisica, persisteranno nei loro comportamenti criminogeni, certi come sempre, che il branco plebeo (coniglio per definizione) si adeguerà chinando il capo, alle loro decisioni.

Gianni Tirelli

Categorie : Politica
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Il MoVimento 5 Stelle è un’utopia germogliata nell’humus della giustizia sociale. E’ un nuovo umanesimo. Non ha colore né forma: è liquida, come la democrazia che realizzerà. Non ha capi né padroni né segretari né tesorieri. Non ha denaro. Al contrario! Pensa al denaro come ad una pellicola sintetica che ha avvolto la coscienza dei potenti. Ed i potenti sono il 2% del mondo. E noi il 98% e siamo soggiogati al loro volere. Hanno una grandissima quantità di risorse tra le loro mani; sono nei posti che contano: nei Parlamenti, nei Consigli di Guerra, nelle Banche Centrali.

Vogliamo decidere il nostro futuro. Combattiamo l’oligarchia dei partiti che fingono di rappresentare tutti e poi si sostituiscono a noi sulla base di una supposta ed inesistente preminenza intellettuale! Perché la gente non è intelligente, dicono!

Seguiamo il fiume della storia. L’umanità, ad oggi, non ha mai sperimentato una reale democrazia, una reale giustizia sociale. E’ arrivato il tempo e nessuno può fermare ciò che è ineludibile: questo è il tempo della democrazia, dell’uno vale uno.

Vogliamo realizzare le nostre 5 stelle.

Vogliamo che le donne contino in Italia quanto contano nel Nord Europa.

Vogliamo che la dignità di ogni singolo essere vivente sia rispettata e garantita.

Vogliamo che l’obiettivo di ogni azione politica sia la pace e la felicità di ciascuno. Si! Di Tutti!

Vogliamo che le carceri si svuotino prevenendo i comportamenti criminosi.

Vogliamo che la diversità sia un valore.

Vogliamo che la Chiesa sia solo un ente religioso e non un ostacolo a culture alternative.

Vogliamo che l’economia sia reale.

Vogliamo debellare del tutto ogni ipotesi di finanza tossica. Di finanza, tout court.

Vogliamo l’unità sociale dell’Europa, prima ancora di quella economica.

Vogliamo persino l’unità sociale del Mondo. In pace, nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze.

Vogliamo solo banche etiche.

Vogliamo un’agricoltura senza intermediari.

Vogliamo un fisco equo.

Vogliamo che i volontari siano eroi riconosciuti e non precari sfruttati.

Vogliamo che i lavoratori abbiano diritti veri.

Vogliamo incentivare l’arte e la cultura. Quelle vere, non quelle indicate dal “mercato”.

Vogliamo abolire gli eserciti.

Vogliamo spegnere gli inceneritori, le cattive abitudini e azzerare i tumori.

Vogliamo una sanità che ci guardi in quanto esseri umani.

Vogliamo una scuola aperta a tutti. Della più alta qualità possibile.

Vogliamo il riconoscimento del merito nell’assegnazione dei posti di lavoro.

Vogliamo webcam in tutti quei luoghi (consigli, commissioni,…) in cui si decide per nostro conto.

Vogliamo fermare il cemento e ridare dignità ad ogni singolo edificio esistente.

Vogliamo essere felici di esistere.

Vogliamo sorridere quanto più è possibile.

Alfredo Ronzino – Nardò

Categorie : 5 stelle
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Sono allibito dai pestaggi indiscriminati, totalmente ingiustificati (il pretesto dei lanci delle uova è una scusa che non sta in piedi) subìti dagli studenti che hanno manifestato in molte città italiane. Hanno ricevuto prontamente la risposta delle autorità. I ragazzi hanno capito, meglio dei propri genitori a quanto pare, che la loro vita è stata ipotecata dalle banche. E, giustamente non ci stanno. Li alleviamo in una nazione che non offre alcuna prospettiva di vita serena e dignitosa, si intende far gravare su di loro almeno 20 anni di manovre da 45 miliardi l’anno (questo è il Fiscal Compact) senza dare nemmeno la possibilità di lavorare per pagarle queste manovre, ma che volete da loro?

La vecchia “guardia”, i genitori devono solo vergognarsi per aver acconsentito e collaborato alla creazione di questo scenario.

Cosa volete fare? Li volete internare in un mega campo di concentramento e condannarli ai lavori forzati per pagare il debito? Volete espiantare loro gli organi per ridurre il deficit/pil? Ragazzi, a queste condizioni, che senso ha andarci a scuola? Per quale futuro?

Lo chiedo ai signori in divisa, al pari dei pennivendoli che hanno derubricato gli scontri come “reazione dovuta” ad un branco di scalmanati. Proprio quei  pennivendoli che tanto si entusiasmano quando i popoli altrui si ribellano, o quando protestavano contro la Gelmini. Cosa è cambiato? Il governo dei “presentabili banchieri” non si discute perciò siete infastiditi se questi “ragazzacci” osano non piegarsi? Quelli sono i vostri figli, solo il futuro dell’Italia, come avete potuto trattarli così?

Spesso mi dicono che molti membri delle forze dell’ordine  scelgono di farne parte perché attratti da una prospettiva di campare sicura. Se così fosse, allora a maggior ragione dovrebbero comprendere la rabbia dei propri figli. Ma hanno scelto di stare dalla parte delle banche.

Categorie : Politica
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ago
29

Il treno

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Ad un certo punto della meravigliosa storia umana è arrivato qualcuno a convincerci che il suo treno (roba mai vista prima) avrebbe garantito ricchezze materiali per tutti, e fertili oasi, e paradisi. I popoli, volenti o nolenti, salirono su quel treno, ma nessuno avrebbe potuto più scenderne senza subire feroci punizioni.

E’ un treno su cui solo i macchinisti possono condurre e di cui solo loro conoscono la mèta. I passeggeri subiscono le decisioni del capo-macchinista di turno, schierandosi ora col nero, ora col rosso, ora col blu, ora con lo zebrato, e credono così di fare la cosa giusta, anche perché nel frattempo i passeggeri originari sono morti e al loro posto ci sono i nipoti, nati sul treno, creduto perciò una sorta di ‘ventre paterno’, una condizione normale.

Il treno sta viaggiando da 3000 anni, di benefici non se ne sono mai visti, e i passeggeri sono quelli che spalano carbone convinti che non vi sia altra alternativa (se non un nuovo capo-macchinista, magari con una tuta nuovissima), e vengono tenuti in scompartimenti separati, perciò ostili tra loro, in condizioni deplorevoli, simili a polli d’allevamento. Dall’altoparlante il macchinista ogni tanto esclama: ‘niente paura, abbiate fiducia, qui nel locomotore si lavora per voi e per la vostra sicurezza, per la vostra salute, per il vostro benessere… ‘Attenzione, occorre il vostro aiuto, c’è un imprevisto anche se era previsto, c’è da togliere un elefante dallo scompartimento 7, è irrequieto e ci appesantisce. Forza con quelle braccia, fatevi onore, siate responsabili, fatelo per la libertà, per la crescita, per la democrazia, affinché questo treno continui la sua rotta verso i vostri sogni’.

E  da 3000 anni, nonostante i dolori, i sacrifici, i disastri, le ingiustizie, e l’evidente fallimento, i passeggeri continuano a salire su quel treno, a volerlo, a lodarne la nuova carrozzeria, profondamente ignari e schiavi nel loro perenne lamento.

Categorie : Società/Cultura
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