Archive for democrazia

mar
10

Sulle regole

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Il capo non arriva mai in ritardo; il capo semmai modifca l’orario. Quando si parla di regole bisogna tenere sempre in considerazione due soggetti ben distinti: chi le stabilsce e chi le deve rispettare. Chi detta le regole è sempre il primo a non rispettarle perchè non è per se stesso che le scrive ma per i sottoposti e se qualcuno gli ricorda che in teoria anche lui è tenuto a rispettarle ecco che allora o le modifica o le interpreta. Chi detiene il potere è colui che ha il potere di scrivere le regole e quindi di non rispettarle, modificarle o interpretarle a suo piacimento, è l’eccezione che conferma le regole, è colui che può dire “io sono io e voi non siete un cazzo”.

La questione delle liste è solo uno dei tanti esempi. Regole fatte per impedire o quantomeno limitare le candidature della gente comune. Regole assurde con una burocrazia disarmante capaci di disincentivare chiunque abbia anche solo il pensiero di potersi candidare al di fuori di schemi e partiti tradizionali. Alle passate amministrative molte liste civiche 5 stelle di Beppe Grillo hanno denunciato queste difficoltà nonchè l’ostruzionismo messo in atto dai potentati locali per impedire la regolare presentazione delle liste, ostacoli che in alcuni casi hanno avuto il sopravvento costringendo questi cittadini a ritirarsi dalla competizione elettorale. Oggi, anche giustamente,  tutti si scagliano contro il decreto interpretativo perchè le regole vanno rispettate e vanno rispettate da tutti però mi domando quale sia il principio: sono queste specifiche regole che vanno rispettate da tutti o sono tutte le regole che vanno rispettate da tutti. Perchè in quest’ultimo caso la lista delle regole costantemente violate è davvero lunga.

Prendiamo ad esempio un comune a caso (Ostuni). Come ben sapete tutti i comuni hanno un proprio statuto in cui sono indicate le regole fondamentali della comunità, regole che non solo devono essere rispettate da tutti ma che determinano ed influenzno anche tutte le altre regole che negli anni si intendono introdurre, è come la Costituzione tanto richiamata in questi ultimi periodi . Bene, allora la domanda è: in questo ipotetico comune lo statuto viene rispettato, viene applicato? La risposta è: solo in parte. In particolare vengono ignorate tutte quelle regole che non piacciono al capo di turno, regole che evidentemente non interessano neanche all’opposizione che mai abbiamo sentito protestare su questo tema. Vi sono poi le regole emesse da organi gerarchicamente superiori a cui il comune dovrebbe sottostare, ma che vengono interpretate a seconda dei casi, ma soprattutto delle convenienze.

Lo statuto comunale di Ostuni prevede l’istituzione di diversi organi della partecipazione: le consulte di settore, le consulte di quartiere ed il forum della società civile e prevede altresì che in fase di predisposizione del bilancio di previsione appositi stanziamenti siano dedicati al funzionamento di questi organi. Di tutto ciò non vi è alcuna traccia nell’attività amminitrativa. Le consulte non esistono nonostante un apposito regolamento comunale (lo trovate nella sezione documeti) prevede nei dettagli competenze ed obbiettivi. Il forum della società civile di fatto è un contenitore svuotato di qualsiasi significato e viene ormai convocato una volta ogni sei anni per l’elezione della terna tra cui scegliere il difensore civico. Eppure sono tutti organi previsti dallo statuto, dalla carta fondamentale, quelle regole che tutti dovremmo difendere con le unghie e con i denti, invece tutti tacciono. Tace l’opposizione, sia quella di destra sia quella di sinistra,  a cui evidentemete la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo della città non interessa così come tace il difensore civico che dovrebbe avere la primaria funzione di difendere la società civile dai sopprusi di chi detiene il potere.

Tutti tacciono e per gli stessi motivi tacciono sulla violazione delle regole sulla trasparenza. Voglio ricordare la legge regionale 15/2008 che obbliga la pubbicazione on line di tutti gli atti amministrativi dei comuni e il regolamento sull’albo pretorio informatico approvato dal consiglio comunale a metà dicembre che ancora non trovano applicazione ad Ostuni. Regole che renderebbe informato il comune cittadino e questo non è “opportuno” per i politici locali.

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mar
01

La città che vorrei

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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La città che vorrei dovrebbe avere meno macchine, asfalto e cemento e più spazi per ridere, vivere e incontrarsi. Ma mi dicono che non si può. Che non si può tornare indietro, non si può fermare l’economia, non si può contrastare il progresso. Se osservo attentamente un attimo però, mi accorgo che questo tipo di progresso economico arricchisce solo quattro speculatori che stanno davanti un bar a movimentare case e terreni edificabili e impoverisce tutti gli altri.

La città che vorrei dovrebbe essere più rispettosa dei bambini, dei disabili e degli anziani e non metterli davanti a limiti invalicabili e barriere insuperabili.

La città che vorrei non dovrebbe essere ostaggio del tempo che non c’è, perso alla ricerca di un parcheggio che non può esserci. Le piazze e le vie vanno restituite alla gente.

La città che vorrei dovrebbe essere piena di alberi e di prati che danno ossigeno e felicità e non di rotatorie e nuove strade che regalano solo tristezza e aria malata.

La città che vorrei è una città partecipata, dove ogni singolo cittadino è attore della sua vita e non una città dove un esiguo gruppo di persone decide il destino di tutti sulla base degli interessi personali suoi e della sua cerchia.

La città che vorrei è una città che salvaguarda i terreni agricoli dall’avanzare dei palazzoni e delle villette a schiera, perchè quei terreni sono il nostro passato, ci hanno sfamato per secoli e, fate attenzione, in un mondo dove tutto può succedere potrebbero essere il nostro futuro.

La città che vorrei è quella che mantiene intatto il suo entroterra e la sua collina, una delle più belle del mondo, da un ignobile speculazione edilizia che presto si arrampicherà anche li.

La città che vorrei è quella che guarda avanti, ma che si volta pure indietro, a guardare la sua storia millenaria.

La città che vorrei non è quella di alienanti centri commerciali che distruggono ogni altra attività di piccola impresa e si riempono di mamme urlanti che sembrano Mennea nella finale dei duecento alle Olimpiadi.

La città che vorrei è quella che non avrà un nuovo insediamento sul mare  progettato con un unico triste scopo: infilarvi dentro quanti più micro appartamenti possibili.

La città che vorrei è quella dell’integrazione con chi viene qui da molto lontano sperando in un futuro migliore e vive in abitazioni dignitose e pulite rispettando le nostre regole e le nostre leggi e non conducendo una vita da sfruttati alloggiando in venti in una squallida stanza.

La città che vorrei è una città pulita dove tutti fanno il loro dovere per evitare un giorno di essere sommersi dai rifiuti o di dover ricorrere a inceneritori e nuove discariche.

La città che vorrei è la città dei cittadini. Cittadini che non devono più voltarsi dall’altra parte quando sentono parlare di politica, ma anzi dire la loro, partecipare, combattere e se necessario protestare. Al giorno d’oggi è diventato un vanto dire ” Non mi occupo di politica”. Non occuparsi di politica dovrebbe essere una mancanza, una lacuna, un neo.

La città che vorrei è quella in cui i cittadini riprendono l’amore per la politica, dove politica significa avere cura della città al fine di progettarla, riprendersela e viverla.

Non possiamo più delegare. Dobbiamo partecipare.

Questa è la città che vorrei e chiedo a tutti di voi di mettervi in movimento per realizzarla anche sapendo bene che assomiglia molto alla Città Ideale o a Utopia.

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feb
23

Soddisfatti o rimborsati

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Quando una impresa ha un buon cliente lo deve trattare bene, altrimenti rischia di perderlo e con esso perdere i relativi guadagni. TRCB (teleradiocittàbianca) emittente televisiva di Ostuni è un’impresa e il Comune di Ostuni un suo cliente, anzi sarebbe più giusto dire che l’amministrazione comunale è un suo buon cliente. Gia, perchè è questa che decide come utilizzare il denaro pubblico e, di conseguenza, decide di chi essere cliente. L’attuale amministrazione ha deciso di essere un buon cliente di TRCB, un buon cliente perchè garantisce sia un introito fisso  di circa 20 mila euro all’anno solo per il servizio di “informazione amministrativa” sia introiti aggiuntivi, quelli “una tantum” tipo i mille euro per trasmettere la partita di calcio Ostuni-Acireale ma anche alcune iniziative estive organizzate dall’assessorato al turismo in collaborazione con TRCB, collaborazione che di certo non è stata erogata a titolo gratuito.

Quindi che può fare TRCB se non tenersi buono questo caro cliente; e non perde occasione. Se avete avuto modo di vedere il servizio che questa emittente ha fatto sulla manifestazione di Sabato scorso potreste avere idea di quello che sto dicendo. Il Forum Ambiente e Sviluppo, organizzatore dell’evento non è stato minimamente citato, degli interventi di Protopapa del WWF di Brindisi, dell’Ing. Deleonibus del comitato No petrolio di Monopoli, del sottoscritto, di Walter Ex Trento del comitato No alla strada dei colli e di Benedetta Farina nessuna traccia. Non è stato neanche riportato il fatto che a fine corteo vi sono stati degli interventi delle associazioni ambientaliste del territorio.

E allora che cosa hanno detto? Che la cittadinanza è scesa in piazza al fianco dell’amministrazione, qualche breve dichiarazione di partecipanti e poi un fiume di interventi delle personalità presenti: sindaci, senatori, consiglieri provinciali. Ed ecco allora che uno ieri mi ha detto: “tu che ti lamenti sempre, hai visto che bella manifestazione ha organizzato il comune?”. Naturalmente io ho provato a spiegargli come sono andate realmente le cose, ma lui (non avevo dubbi) mi ha risposto: “No, ti sbagli, l’ha organizzata il comune l’hanno detto pure in tv”.

In questo caso il servizio reso all’amministrazione è stato doppio, perchè non hanno solo messo il cappello dei politici su un’iniziativa promossa ed organizzata da altri, ma hanno ofuscato l’esistenza del forum permanente Ambiente e Sviluppo: cittadini che si incontrano per occuparsi dei problemi ambientali del proprio territorio ed hanno deciso di farlo con determinazione creando una rete con altri movimenti ed associazioni sparsi in provincia ed oltre. E questo fa paura, perchè produce informazione, produce consapevolezza, produce senso civico, produce cittadinanza attiva. E questo non è buono per chi detiene e vuole continuare a detenere il potere. Loro lo sanno che se la gente si riunisce per tutelare il proprio territorio, i propri diritti, il proprio futuro, lo fa perchè sa che la politica ha altri interessi. E se il messaggio si diffonde e questo gruppo cresce, il dominio potrebbe cominciare a cedere.

Quindi, spegnete le Tv e accendete i PC, accendete la mente.

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feb
19

Nucleare incivile

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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“Strategia nucleare”, con tanto di “S” maiuscola: così i dottor Stranamore di Villa Certosa hanno definito, con tutta la consueta sobrietà, anche semantica, che connota questo esecutivo, “il documento programmatico del Governo con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare”, come si legge all’art. 2, lett. “l”, dello “schema di decreto legislativo, recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare [….] ai sensi dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”.
La Strategia in questione, a prescindere dalle peculiarità degli Strateghi con i rialzi nelle scarpe, le chiome semoventi ed i talami ex-sovietici sovraffollati, ha il grande pregio, tra i tanti, di metter in vivida luce, una volta per tutte, quale macroscopico “equivoco” (per così dire) terminologico si celi sotto la locuzione “nucleare civile” in presunta contrapposizione a quella di “nucleare militare”.
È già la citata legge delega dell’anno scorso, nell’art. 25, c. 2, a chiarire, alla lettera a), ossia al suo primo principio e criterio direttivo, l’aria democratica che tira nella gestione da parte di questo governo della “materia nucleare”: vi si prevede, infatti, la “possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione.” Laddove qualcuno avesse avuto ancora dubbi sull’esatta gerarchia dei poteri decisionali quando c’è di mezzo sua maestà l’atomo, la lett. f) serve a fare definitivamente chiarezza sul punto, giacché si afferma la necessità della “determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’art. 120 della Costituzione.”
Anzitutto, c’è da evidenziare l’enigmatico riferimento ad una norma costituzionale, l’art. 120, per l’appunto, che legittima l’intervento sostitutivo del Governo nei confronti di “organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni” solo “nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
In quale dei casi evocati dalla previsione costituzionale su citata dovrebbe ricondursi la decisione di istallare una centrale nucleare per legittimare il potere sostitutivo del Governo?
A tacere del fatto che il medesimo art. 120 si chiude con un’invocazione (che, alla luce dei testi normativi che si stanno esaminando in questo scritto, suscita grande tenerezza) a che “i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.”
In ogni caso, l’elemento chiarificatore della su citata gerarchia di poteri decisionali che si rinviene nella normativa di delega dello scorso anno è dato dal fatto che in tutto l’articolo 25 non v’è alcuna previsione in ordine alla “mera” determinazione delle modalità di raggiungimento delle intese con i diversi enti coinvolti, né, men che meno, in ordine alla rilevanza, se non vincolatività, di quelle intese nei confronti del Governo. In pratica, l’unica disposizione che la maggioranza parlamentare ha pensato bene di introdurre nel provvedimento di delega all’esecutivo sulla questione, discretamente vitale in uno Stato democratico e, ancor più, solennemente “federale”, del rapporto tra il potere centrale e quello degli enti locali in una materia non proprio minore come quella nucleare, ha avuto come unica finalità quella di “determinare le modalità” con cui il primo può “sostituire”, ossia scavalcare, i secondi.
E cotanto Governo, essendo stato “delegato” dai suoi onorevoli mandanti in tale munifica guisa, ovviamente non ha tradito le aspettative.
All’art. 11, in materia di “certificazione dei siti”, dello schema di decreto legislativo su citato, infatti, si legge, al c. 5, che “il Ministro dello sviluppo economico [….] sottopone ciascuno dei siti certificati all’intesa della Regione interessata, che si esprime previa acquisizione del parere del comune interessato.”
Dalla lettura di questa norma, sembrerebbe poco chiaro in quali forme si acquisisca quest’ ultimo parere, ossia quello delle popolazioni direttamente destinatarie del gentile omaggio di una centrale nucleare sul loro territorio, ma soprattutto quale valore reale esso abbia rispetto alla decisione finale sul “sito”.
Ancora una volta, la norma immediatamente successiva, quella del comma 6, fuga ogni dubbio: “Ove [….] non si pervenga ancora alla definizione dell’intesa [….], si provvede all’intesa (sic!) con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata.” In pratica, un’ “intesa” per decreto.
Ma, in compenso, con il presidente della Regione interessata che “partecipa”, con un ruolo, se ne desume, della stessa pregnanza politica di quello dell’appendiabiti della stanza governativa, al Consiglio dei ministri nel quale si scrive il decreto del Presidente della Repubblica che “provvede all’intesa”.
Son soddisfazioni!
Naturalmente, stante una tale democraticità e partecipatività di tutto il procedimento, il comma 7 statuisce che, “l’intesa ovvero il decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 6 operano anche in deroga ai Piani energetico ambientali delle Regioni interessate da ciascuna possibile localizzazione.”
Altro mirabile esempio dell’idea, e soprattutto della pratica, di questo governo di “federalismo”.
Ancora, all’art. 13, (“Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari e per la certificazione dell’operatore”), c. 10, si prevede una “conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 con l’Agenzia, i Ministeri concertanti, la Regione e gli enti locali interessati e con tutti gli altri soggetti e le amministrazioni coinvolti”.
Anche in tal caso, però, si tratta di una “trattativa” non proprio libera e sovrana per gli enti seduti al tavolo. Specie per gli enti locali. Infatti, la norma che segue a ruota, quella del comma 11, sgombra anche qui il campo da ogni equivoco: “Qualora in sede di conferenza di servizi di cui al comma precedente, non venga raggiunta la necessaria intesa con un ente locale coinvolto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, assegna all’ente interessato un congruo termine per esprimere l’intesa; decorso inutilmente tale termine, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri cui partecipa il Presidente della Regione interessata all’intesa, è adottato [....] decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sostitutivo dell’intesa.”
Repetita iuvant.
In conclusione, da questo ordito legislativo si ricava l’ennesima conferma che in ambito energetico oggi ci si trova ormai di fronte a due prospettive sostanzialmente incompatibili tra loro: o una produzione finalmente pulita, diffusa e democratica di energia da fonti rinnovabili, necessariamente accompagnata da un consumo sobrio ed efficiente; o una produzione certamente inquinante e potenzialmente devastante da fonti fossili e nucleari, in cui i pannelli fotovoltaici servono al massimo per decorare i tetti delle centrali atomiche. Una produzione, in quest’ultimo caso, ancora rigidamente concentrata in poche mani e accentrata, per legge, nei suoi processi decisionali. Con quelle stesse mani che da queste produzioni arraffano profitti principeschi ed espellono le relative scorie, non necessariamente balsamiche per l’ambiente e la salute pubblica, sui territori sedi di quelle attività.
Un gustoso quadretto finale che a questi territori, al nostro territorio, non è propriamente sconosciuto.

Stefano Palmisano

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Categories : Energia
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feb
14

Italianistan

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Pubblico questa lettera che mi pare molto significativa e, haimè, reale.

Salve, sono un cittadino dell’Italianistan.

Vivo a Milano Due , in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio e lavoro a Milano in una azienda di cui è grande azionista il Presidente del Consiglio. Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, così come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.
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feb
03

Non siamo gli unici

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Nelle scorse settimane si è costituito ad Ostuni il Forum permanente Ambiente e Sviluppo aperto ad associazioni, movimenti politici e culturali, ma anche  a singoli cittadini che intendono dare un contributo per spingere la politica ad attuare seriamente una svolta verso la sostenibilità e quindi la difesa dell’ambiente e del futuro delle prossime generazioni.

In un comune dove la trasparenza ed in particolare la partecipazione, prevista da regolamenti e statuto comunale, sono un optional i movimenti locali, allarmati dalla possibile realizzazione di una centrale nucleare e di pozzi petroliferi nel proprio territorio, si organizza e cerca di far sentire la propria voce. Sono già in programma diverse attività tra cui una manifestazione contro la realizzazione dei pozzi petroliferi prevista per il 20 febbraio ed un dibattito pubblico sull’argomento che si terrà il prossimo 11 Febbraio presso la biblioteca comunale. Chiunque volesse partecipare a questo prezioso collettivo può iscriversi al relativo gruppo su Facebook oppure mandare una mail al seguente indirizzo: ambiente-sviluppo@hotmail.it.

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25

D’Alema Boccia(to)

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Mi sono sbagliato e ne sono profondamente felice. Ero convinto che i vari capibastone del PD e i loro alleati sparsi nei vari comuni e provincie pugliesi sarebbero riusciti a determinare il voto delle primarie. La posta in gioco era alta basti pensare all’acquedotto, al nucleare o al rigassificatore e loro ce l’hanno messa tutta, anche ad Ostuni il PD locale coadiuvato dall’intera maggioranza consiliare ha scatenato tutti i suoi “affiliati” per sostenere Boccia. Ma stavolta il popolo ha reagito dimostrando che quando vuole e quando il gioco ne vale la candela è capace di andare contro chi, in un modo o nell’altro, li tiene sotto scacco. Una vera e propria lezione di democrazia da cui anche i partiti e movimenti di minoranza dovrebbero trarre le relative conclusioni.

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gen
22

Fumo per nascondere l’arrosto

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Domani li vedrete tutti in piazza a Monopoli per protestare contro la concessione data alla Northern Petroleum per la ricerca di idrocarburi in un vasto tratto di mare che va da Monopoli a Brindisi,  il comune di Ostuni ha anche presentato ricorso al TAR contro questo provvedimento. Ma tutti tacciono su una domanda fondamentale:

CHI SI E’ VENDUTO IL NOSTRO MARE?

Se si continua ad evitare di fornire questa risposta, la partecipazione degli attuali amministratori locali e regionali alle manifestazioni nonché questi ricorsi al TAR coi soldi dei cittadini sanno molto di fumo creato per non far vedere l’arrosto.

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07

Lombardia a 5 Stelle

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Altro che inciuci, Boccia, Emiliano o L’UDC disponibile ad allearsi sia con la destra che con la sinistra. I Lombardi potranno votare per una regione a 5 stelle. O i cittadini capiscono che devono riprendersi il controllo delle istituzioni oppure ci sarà sempre un Berlusconi ed un D’Alema di turno.

www.lombardia5stelle.org

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nov
28

La democrazia che non c’è

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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La democrazia, nella versione rappresentativa che conosciamo, è una classe politica, scelta attraverso elezioni, che immette nelle istituzioni istanze della società per trasformarle in leggi. È dunque, nell’essenziale, un sistema di trasmissione e trasformazione di domande che si attua attraverso una sostituzione dei molti con i pochi: una classe politica al posto della società. Qui, piaccia o no, c’è la radice inestirpabile del carattere oligarchico della democrazia rappresentativa, carattere che per lo più viene occultato in rituali democratici ma che talora non ci si trattiene dall’esibire sfrontatamente. Ma, al di là di ipocrisia o arroganza, ciò che è decisivo è il rapporto di sostanza che si instaura tra questa oligarchia e la società.

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