Archive for democrazia

giu
15

Sveglia

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Quante volte ci siamo sentiti impotenti di fronte all’arroganza del potere, alla strafottente espressione di impunità di certa classe dirigente: politici, imprenditori, giornalisti, caste di caste variamente distribuite in questo trasandato Paese.

Quante volte abbiamo pensato, in cuor nostro, “sarebbe ora di cambiare, così non si può andare avanti, non è giusto”, e quante volte, dopo queste sempre più frequenti indignazioni usa e getta ci siamo lasciati cadere nella pigrizia, o peggio nella disillusione, o peggio nello sconforto.

Quante volte ci siamo sentiti soli, in questo modello di sviluppo e società sempre più tendenti alla barbarie e all’imbruttimento della qualità della vita delle persone, della nostra vita.

Quante volte, troppe, abbiamo pensato che sarebbe stato inutile un nostro gesto, polemica, presa di posizione…

Come si fa a cambiare il mondo in quattro gatti, non basta certo un click sul MI PIACE al gruppo di turno su Facebook per cambiare le cose…

Quante volte, la sera, di ritorno da una giornata di lavoro e impegni e frenesia costante, accendendo la tv ci è andato di traverso il cibo (prodotto chissà dove immerso in una montagna di plastica e imballaggi), e ci ha spinto ad incazzarci per i soliti 5 minuti quotidiani, per poi assopirci, esausti e stravolti, sprofondati nel divano ad ascoltare le stronzate dei porta a porta di turno…

Quante volte abbiamo rinunciato a rimetterci le scarpe, e uscire per incontrare altri come noi, più di quanti noi stessi pensassimo, per provare INSIEME a costruire un’idea diversa di società, una realtà concreta e nuova.

Quante volte abbiamo detto basta, ma a voce bassa, quasi per non disturbare.

Quando ci sveglieremo? Quando capiremo che se non ci diamo da fare per i nostri figli, per le prossime generazioni non c’è futuro? Quando capiremo che dalla casta politica possiamo solo recuperare fregature? Quando capiremo che dobbiamo sfrattarli dalle istituzioni e riprenderci ciò che è nostro e metterlo a disposizione di tutti e per il bene di tutti? Quando capiremo che non c’è alternativa se non quella di proporsi direttamente per il governo delle proprie città, delle proprie regioni e del proprio paese? Quando capiremo che non bisogna essere ingegneri, medici o avvocati per amministrare il bene comune, ma basta solo essere onesti e di buon senso?

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giu
12

Legge bavaglio: cosa cambia?

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Quotidiani in sciopero e radio e televisioni spente: queste le agitazioni promesse in seguito al varo della legge bavaglio. Anche i senatori hanno deciso che la legge è giusta, e anche Napolitano non ha trovato di meglio che di prendersela, di fatto, con chi si appella a lui, ultimo (o quasi) baluardo – il che è tutto dire – per la deriva autoritaria e auto conservatoria della nostra classe politica.
Repubblica on line indica, nella homepage odierna, un lungo dossier sugli audio delle intercettazioni che in seguito a questa legge non potremo più conoscere. La lista è lunga. E i reati ivi inclusi sono gravi. Ciò significa che la legge varata è efficace, che centra il punto per il quale è stata creata, e che si tratta – vale bene ribadirlo – di un vero e proprio attentato alla libertà di informazione.
Ma c’è una cosa ancora più grave sulla quale riflettere, purtroppo. Ovvero il fatto che tutta la libertà di informazione applicata invece fino a oggi, tutta la libertà di scoprire e pubblicare atti giudiziari, telefonate compromettenti e loschi giri di affari, non ha sortito alcun effetto sull’opinione comune. O quasi. Certamente non ha sortito alcun effetto pratico.
Il punto è delicato, perché a grosse spanne, la libertà tanto strillata e rivendicata da alcuni giornalisti e dalla parte civile, si è tradotta, nella nostra società, nella tipologia di giornali e televisioni che abbiamo. Si è tradotta in Berlusconi che di fatto impera, in politica, dal 1994. Si è tradotta nella finta opposizione attualmente presente, nella dipartita totale dei partiti e delle forze politiche agli estremi di un finto bipolarismo, nell’assoluta impossibilità di far emergere sul serio delle nuove forze politiche.
Tutta la libertà per la quale oggi si grida all’attentato, si è tradotta in processi che non si celebrano, in scandali infiniti che non hanno impedito a Berlusconi di essere apprezzato dalla metà degli elettori, in una opposizione che non è stata minimamente scalfita dall’affaire Unipol della scalata alle Banche, e di fatto si è tradotta nel continuare a vedere la maggior parte dell’opinione pubblica dividersi tra l’una e l’altra parte, che in quanto ad auto conservazione e lobby affaristiche, praticamente sono pari. Differiscono sui metodi e se vogliamo anche sullo stile, e differiscono soprattutto nel modo con il quale operano indisturbati nel nostro Paese. Ma il risultato, a livello locale come a quello nazionale, converrete, non è poi così differente.
E tutto questo nonostante l’informazione libera – si per dire – che oggi diversi giornalisti, direttori, editori, ordini e cittadini, cercano di “salvare” con mobilitazioni e discese in piazza.
A conti fatti, verrebbe da dire, il varo della legge bavaglio è ininfluente, sul risultato finale nel suo complesso.
I media di massa il Bavaglio più grande lo avevano anche prima di questa legge. Sui veri motivi della crisi mondiale, per esempio. Sulla incapacità dei governi di affrontarla. Sulla società allo sfacelo che quei media stessi contribuiscono a mantenere. Da oggi non sapremo più delle mignotte del premier. E dei particolari di alcuni appalti truccati. E di alcuni reati di mafia. Ma anche prima, e con tutta la libertà possibile, le escort giravano a palazzo, gli appalti e lo sfacelo erano sotto gli occhi di tutti, e la mafia, di fatto, regnava indisturbata.

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giu
02

Lacrime e sangue

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Ci informano che è indispensabile una manovra economica di grandi sacrifici per poter fronteggiare una crisi internazionale che fino a qualche tempo fa, dicevano, l’Italia aveva affrontato meglio di altri e addirittura ne stava uscendo praticamente indenne. Ma questa manovra da 24 miliardi servirà ad affrontare meglio il futuro oppure serve solamente a cercare di diminuire una spesa pubblica fuori controllo per mantenere la classe politica più onerosa del mondo e per continuare a realizzare opere inutili a costi doppi o tripli rispetto agli altri paesi?

Senza parlare dei circa dieci milioni di euro spesi nei festeggiamenti ufficiali della festa della repubblica e dei non ancora quantificati milioni di euro che si spenderanno per festeggiare il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, basta guardare nel proprio territorio anche se piccolo per poter vedere come i soldi pubblici vengono gettati senza alcun pudore da una classe politica ormai ridotta ad un comitato d’affari che pensa solo ad arricchirsi e ad arrichire i propri amici e compari.

Ad Ostuni paese da poco più di 30 mila abitanti si sta realizzando un tratto di strada, dicasi tratto di neanche un Km, ad un costo assurdo di oltre 2 milioni di euro. Una strada, o meglio una bratella stradale di fronte alla zona industriale, assolutamente inutile e che non porterà alcun beneficio ne alla circolazione ne alla cittadinanza mentre porterà moooooolto beneficio a chi potrà amministrare e incassare quei piccioli. Ora gli abitanti del posto si stanno lamentando perchè il rondò previsto è troppo a ridosso delle loro abitazioni, nessuno si lamenta per l’abbatttimento di ulivi monumentali protetti da una legge regionale tanto pubblicizzata, nessuno si lamenta per l’ennesima devastante ferita inferta ad un territorio fatastico, unico e di grande valore economico quale la piana degli ulivi, nessuno si lamenta per i 2 milioni di soldi pubblici letteralmente gettati in un opera inutile. Nessuno si lamenta neanche quella fantomatica opposizione di destra o di sinistra che pare esistere proprio per giustificare l’esistenza della Democrazia. Nessun comunicato, nessuna interrogazione consiliare, nessuna forma di protesta solo l’assoluto silenzio. E adesso a protestare sono i residenti che li non dovrebbero neanche esserci visto che siamo in una zona industriale via via trasformata negli anni in una bruttissima zona residenziale come quello scempio ambientale e architettonico della zona artigianale dove le imprese artigiane fai fatica persino a trovarle.

Ad Ostuni paese da poco più di 3o mila residenti la Giunta Comunale ha 10 assessori, uno in più del  comune di Firenze che di abitanti ne registra qualcuno in più. Ogni assessore naturalmente oltre a non fare nulla percepisce un indennità, ovvero soldi pubblici, quanti per l’esattezza non sò anche se tali compensi dovrebbero essere pubblicati on line, ma mi riferiscono essere circa 1500 euro mensili cadauno, per un totale di 180 mila euro annui a cui naturalmente vanno aggiunti gli oneri contributivi.

Ma Ostuni non è un caso isolato. A Cisternino paese da poco più di 12 mila abitanti stanno realizzando un altra inutile strada al modico prezzo di circa 2 milioni di euro. Una strada che la collegherà con Ostuni con la quale è gia collegata grazie ad altre due provinciali e che in compenso distruggerà irrimediabilmente uno dei luoghi più belli di questo territorio. Il tutto naturalmente senza alcun beneficio per la popolazione locale o per i turisti, ma sicuramente mooooolto utile per chi potrà amministrare e incassare tutti quei piccioli.

Naturalmente continuate pure a fregarvene di chi amministra il vostro territorio e del come lo fa, continuate pure a stare comodi sui vostri divani a vedere quei finti tg e a lamentarvi del solito governo ladro. Non pensate minimamente che forse è venuto il momento di mandare a fare in culo tutta questa classe politica e attivarvi affinche siate voi cittadini a decidere le sorti del vostro futuro. Non sia mai che le cose magari possano pure andare meglio.

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giu
01

2 Giugno

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Domani 2 Giugno è la Festa della Repubblica. E che cazzo c’è da festeggiare? Basta sentire le parole di Napolitano nel suo messagio di auguri per rendersi conto di quanto questi non hanno più nenache un briciolo di pudore. Lodo Alfano, Scudo Fiscale, legge sulle intercettazioni, diminuzione dei tempi di prescrizione, smantellamento legge sulla sicurezza dei lavoratori, finanziaria che castiga gli onesti contribuenti dotati di busta paga ma salva, su richiesta del Presidente di tutti gli Italiani, numerosi Enti culturali dove negli anni i partiti hanno collocato i loro uomini. Ed hanno pure il coraggio di chiederci di essere fieri di essere Italiani.

Io rivendico il mio diritto civile e laico a odiare la repubblica, la degenerazione delle sue istituzioni, il tradimento operato nei confronti di quei cittadini (pochi o molti, non lo so) che hanno creduto che a onestà, dedizione e lavoro corrispondesse almeno considerazione.

Io odio la repubblica e la cattoipocrisia delle sue leggi sul lavoro, sull’amore omosessuale, sulla procreazione medicalmente assistita, sul divorzio e sulla libertà di votare per i simboli, ma non per gli uomini.

Io odio la repubblica ed il suo giornalismo organico al sistema, la sua opposizione politica che viaggia in auto blindate, i suoi partiti con metodi indistinguibili da quelli delle organizzazioni mafiose.

Io odio la repubblica e le sue scuole con l’ora di religione, i suoi asili dalle mura diroccate, i suoi parchi gioco pieni di merda di cane dove tra immondizia e scivoli arrugginiti i bambini capiscono subito che non conteranno mai un cazzo.

Io odio la repubblica come si può odiare un grande amore perduto, una madre snaturata, un padre assente e violento.

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mag
18

Banali consigli

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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In questo periodo di crisi economica tutti ci interroghiamo su come comportarci, su come uscire da questa situazione o almeno non sprofondarci, ma spesso non troviamo una soddisfacente risposta. Per questo pubblico volentieri queste riflessione che mi hanno inviato, non sono certo i consigli di un esperto del settore, ma mi paiono piene di buon senso. E il buon senso di questi tempi è già molto.

Anche se i giornali se ne ricordano a singhiozzo, in Europa si sta vivendo una crisi economica senza precedenti. Attenzione, quando si parla di crisi economica non si intende la perdita di valore di titoli azionari, derivati o obbligazioni. Quella è una crisi finanziaria in atto ormai già da anni e la cui analisi non è oggetto di questa breve riflessione. Per crisi economica intendo il rallentamento o la cessazione delle attività produttive o di servizio (fabbriche, terziario, ecc.), il licenziamento o il sostegno per mezzo di ammortizzatori sociali dei dipendenti (cassa integrazione, contratti di solidarietà, mobilità), l’impoverimento generale delle persone che vivono del proprio lavoro e non di speculazione finanziaria.

Incapace di interpretare i dati macroeconomici, la mia sensazione è che le difficoltà siano superiori a quelle rappresentate dai media che continuano a fornire consigli su dove investire il capitale per “proteggerlo”, come se tutti avessero un capitale da proteggere e come se esistessero veramente strumenti finanziari sicuri al 100%.

Al di là di ciò che dicono i radio, giornali e televisioni la cui proprietà è riconducibile a Confindustria, banche o potentati politici, quelle che seguono sono delle mie personali considerazioni senza pretese sulle quali vi invito a riflettere.
Le banche italiane sono salde, i conti correnti sono garantiti fino a 103.000 euro. Mezza verità raccontata bene. Esiste, infatti, un Fondo di Garanzia Interbancario(1) ma

  1. Concretamente SOLO il 20% della cifra DEVE essere messa a disposizione dal Fondo interbancario ENTRO 3 MESI.
  2. I mesi possono arrivare a NOVE, nel caso di situazioni ECCEZIONALI e previa autorizzazione da parte della Banca D’Italia. Il RESTO, ovvero l’80 % DEI VOSTRI SOLDI, viene liquidato solo quando comincia la liquidazione della banca, quindi con tempi che possono essere ( e di fatto lo sono SEMPRE) LUNGHI.
  3. Inoltre il fondo si attiva nella misura in cui ( lo so è un tipico sessantottismo, perdonatemelo) ha liquidità disponibile.
  4. Quanto è grande questa liquidità?
  5. Dallo 0.4. allo 0.8 % dei fondi rimborsabili delle banche associate, ovvero, in pratica dell’intero sistema bancario.
  6. Basta quindi il fallimento di una banca i cui conti correnti corrispondano spannometricamente allo 0.8 del totale italiano e questo fondo di garanzia cesserà di esistere, di fatto, per mancanza di disponibilità.

Insomma, meglio non tenere troppo denaro in banca.

L’oro è un bene rifugio. Secondo me no. Comprato a 100, appena usciti da un cambiavalute vale già 80. Senza contare la liquidità di monete da investimento e lingotti. In genere, se serve danaro, si è costretti a svendere. Io lascerei perdere.

I titoli di stato sono un investimento sicuro. Non lo so. Bisognerebbe chiedere a greci, argentini, islandesi e, fra un po’, a spagnoli e portoghesi. Loro ne sanno più di me.

Consumare rimette in moto l’economia del nostro paese. Falso.
L’unica cosa sicura quando si compra l’ultimo televisore al plasma da 52? è la dipartita di un migliaio di euro dalle nostre tasche. Le televisioni le fanno in Cina, un po’ come tutto, e spendendo si arricchisce solo chi le importa. E’ un discorso che vale in generale, non solo per gli apparecchi televisivi. Io ho ridotto tutte le spese superflue. Non ho intenzione di spendere per cose di cui posso fare a meno. Preferisco investire in salute sul mio territorio, magari comprando prodotti alimentari che  costano un po’ di più, ma fanno bene ai miei bambini e finanziano le attività di persone che, volendo, potrei conoscere.
Il mattone è un bene rifugio. Vero, come si fa a dire di no?  Non so se con gli immobili si guadagna veramente, ma mi sono convinta che non si perde mai. Se avessi i mezzi comprerei una casa non troppo grande e impegnativa, magari da rimettere a nuovo. Parte delle ristrutturazioni cercherei di farle “in famiglia” valorizzando la proprietà con il lavoro. Meglio così che tenere i soldi nel cassetto, o peggio, in banca.

I fondi di investimento, gli ETF, le obbligazioni. Non so. Se devo giocare d’azzardo preferisco una settimana a Montecarlo.

Comprare dollari, franchi svizzeri e sterline. Perché no? Non è un investimento secondo me. Fatto senza esagerare è solo un sistema per suddividere il rischio.

Investire in pietre preziose, gioielli, oggetti d’arte, francobolli. Stupidaggini. Bisogna essere estremamente competenti o servirsi di un consulente. In genere si fa un investimento solo se si compra cose non recenti di grandissimo valore che hanno un loro mercato di nicchia. Se non si può comprare un Matisse, io lascerei perdere. Specialmente quella roba fatta in serie e spacciata per capolavori che si compra in TV.

Anna Granati

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Categories : Economia/Lavoro
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apr
26

Chi ben comincia…

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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388 le firme raccolte ieri ad Ostuni a sostegno della campagna referendaria Acqua Pubblica, oltre 1700 quelle raccolte in tutta la provincia di Brindisi. GRAZIE a tutti quei cittadini che hanno dimostrato la loro sensibilità al tema  ed è un grazie particolare perchè la maggior parte è venuta appositamente in piazza sapendo della nostra presenza. Cittadini informati e consapevoli dell’importanza di mantenere pubblica l’acqua che in diversi casi in modo composto si sono mesi in fila aspettando il loro turno per sostenere questa fondamentale battaglia.

Altrettanto grazie a tutti coloro che si sono resi disponibili concretamente per realizzare questa raccolta firme: Forum Permanente Ambiente e Sviluppo, Grilli Attivi – Ostuni, WWF terre di Basiglio, Unione degli Studenti, Cobas, CGIL, circoli locali di PRC e SEL, perchè questo tipo di battaglie si fa scendendo nelle piazze e nelle strade in mezzo alla gente, sacrificando il proprio tempo libero che poteva essere utilizzato per rilassarsi e stare con i propri cari a favore di iedeali e giuste battaglie e non limitandosi a fare proclami sui giornali e negli incontri pubblici.

Grazie anche al consigliere comunale  Salvatore De Stradis UNICO politico locale ad essersi reso disponibile per autenticare le firme raccolte, operazione fondamentale e senza la quale le firme raccolte sarebbero nulle.

Ottimo risultato anche per quanto riguarda la proposta di inziativa popolare per inserire anche nello statuto del comune di Ostuni il il Diritto umano all’acqua, già raggiunto il limite previsto dallo statuto comunale per questo tipo di inziative avendo raccolto oltre 200 firme. Ma non ci fermiamo qua perchè non è il raggiungimento del minimo che ci interessa ma semmai sensibilizzare e coinvolgere in questa battaglia di civiltà quante più persone possibili.

Vi ricordo che il 1 Maggio dalle 9 alle 22 siamo di nuovo in Piazza avvisate amici, parenti e colleghi.

Perchè si scrive acqua ma si legge Democrazia

Aggiornamento al 27 Maggio: Brindisi provincia 2045 firme, Puglia 12.000 firme, Italia 100.000 firme. Ancora grazie.

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Categories : Politica
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apr
21

Opinione (?) pubblica

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Pensare, riflettere, elaborare le informazioni che incessantemente ci bombardano, formarsi una propria opinione sono attività che necessitano di tempo e di energie. E nella società dei quattro salti in padella dove nessuno ha più neanche il tempo di cucinarsi un piatto di pasta figurarsi se è possibile “perdere tempo” col cucinarsi il cibo per la mente.

D’altronde la televisione in questo ambito è il cibo precotto per definizione; economico e pronto in un attimo basta pigiare i tasti del telecomando per saziarci a volontà. Opinionisti (sempre gli stessi), giornalisti (o presunti tali) e politici (uomini d’affari) sempre presenti sul piccolo schermo a dirci cos’è giusto, cos’è sbagliato e soprattutto cosa è bene per il paese e cosa vuole veramente la gente.

Secondo me, a mio avviso, io penso che.. sono introduzioni ormai estinte che hanno lasciato il posto a la verità è che, è il paese che ce lo chiede, questi sono fatti e non chiacchere, etc. Ed ecco che l’italiano medio ascoltando questi ebeti del fu tubo catodico in pochi minuti è sazio come dopo un pranzo di Natale. Basta ascoltarlo nei suo discorsi questo italiano medio per rendersi conto di questa tragicomica situazione. Quando parla di temi di attualità vomita esattamente tutto quello che ha sentito e il più delle volte senza neanche modificare i vocaboli. E così al bar, al lavoro, in piazza ti tocca spesso risentire le stesse identiche frasi sentite la sera prima in qualche salotto televisivo. Sia che si tratti di politica sia che si tratti di calcio o cronaca.

L’opinione pubblica si stabilisce a tavolino intorno ai quali siedono redattori, editori, politici, psicologi tutti impegnati a cucinare il piatto da servire all’italiota sempre pronto e disponibile ad appropriarsi di tutto ciò che di pronto e di gratis gira. E guai se provi a discostarti dal pensiero comune, se preferisci cibarti diversamente e magari (blasfemia) con cibi sani e genuini. Ti guardano come se fossi un alieno, un pazzo, un visionario o alla meglio un disinformato che non sa quello che dice. La frase che classica che ti senti dire è: ma che dici! Informati! ma non la vedi la Tv?

Tu non sei , non sei più in grado neanche di dire SE! quello che hai in testa l’hai pensato te!

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Categories : Informazione
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mar
10

Sulle regole

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Il capo non arriva mai in ritardo; il capo semmai modifca l’orario. Quando si parla di regole bisogna tenere sempre in considerazione due soggetti ben distinti: chi le stabilsce e chi le deve rispettare. Chi detta le regole è sempre il primo a non rispettarle perchè non è per se stesso che le scrive ma per i sottoposti e se qualcuno gli ricorda che in teoria anche lui è tenuto a rispettarle ecco che allora o le modifica o le interpreta. Chi detiene il potere è colui che ha il potere di scrivere le regole e quindi di non rispettarle, modificarle o interpretarle a suo piacimento, è l’eccezione che conferma le regole, è colui che può dire “io sono io e voi non siete un cazzo”.

La questione delle liste è solo uno dei tanti esempi. Regole fatte per impedire o quantomeno limitare le candidature della gente comune. Regole assurde con una burocrazia disarmante capaci di disincentivare chiunque abbia anche solo il pensiero di potersi candidare al di fuori di schemi e partiti tradizionali. Alle passate amministrative molte liste civiche 5 stelle di Beppe Grillo hanno denunciato queste difficoltà nonchè l’ostruzionismo messo in atto dai potentati locali per impedire la regolare presentazione delle liste, ostacoli che in alcuni casi hanno avuto il sopravvento costringendo questi cittadini a ritirarsi dalla competizione elettorale. Oggi, anche giustamente,  tutti si scagliano contro il decreto interpretativo perchè le regole vanno rispettate e vanno rispettate da tutti però mi domando quale sia il principio: sono queste specifiche regole che vanno rispettate da tutti o sono tutte le regole che vanno rispettate da tutti. Perchè in quest’ultimo caso la lista delle regole costantemente violate è davvero lunga.

Prendiamo ad esempio un comune a caso (Ostuni). Come ben sapete tutti i comuni hanno un proprio statuto in cui sono indicate le regole fondamentali della comunità, regole che non solo devono essere rispettate da tutti ma che determinano ed influenzno anche tutte le altre regole che negli anni si intendono introdurre, è come la Costituzione tanto richiamata in questi ultimi periodi . Bene, allora la domanda è: in questo ipotetico comune lo statuto viene rispettato, viene applicato? La risposta è: solo in parte. In particolare vengono ignorate tutte quelle regole che non piacciono al capo di turno, regole che evidentemente non interessano neanche all’opposizione che mai abbiamo sentito protestare su questo tema. Vi sono poi le regole emesse da organi gerarchicamente superiori a cui il comune dovrebbe sottostare, ma che vengono interpretate a seconda dei casi, ma soprattutto delle convenienze.

Lo statuto comunale di Ostuni prevede l’istituzione di diversi organi della partecipazione: le consulte di settore, le consulte di quartiere ed il forum della società civile e prevede altresì che in fase di predisposizione del bilancio di previsione appositi stanziamenti siano dedicati al funzionamento di questi organi. Di tutto ciò non vi è alcuna traccia nell’attività amminitrativa. Le consulte non esistono nonostante un apposito regolamento comunale (lo trovate nella sezione documeti) prevede nei dettagli competenze ed obbiettivi. Il forum della società civile di fatto è un contenitore svuotato di qualsiasi significato e viene ormai convocato una volta ogni sei anni per l’elezione della terna tra cui scegliere il difensore civico. Eppure sono tutti organi previsti dallo statuto, dalla carta fondamentale, quelle regole che tutti dovremmo difendere con le unghie e con i denti, invece tutti tacciono. Tace l’opposizione, sia quella di destra sia quella di sinistra,  a cui evidentemete la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo della città non interessa così come tace il difensore civico che dovrebbe avere la primaria funzione di difendere la società civile dai sopprusi di chi detiene il potere.

Tutti tacciono e per gli stessi motivi tacciono sulla violazione delle regole sulla trasparenza. Voglio ricordare la legge regionale 15/2008 che obbliga la pubbicazione on line di tutti gli atti amministrativi dei comuni e il regolamento sull’albo pretorio informatico approvato dal consiglio comunale a metà dicembre che ancora non trovano applicazione ad Ostuni. Regole che renderebbe informato il comune cittadino e questo non è “opportuno” per i politici locali.

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Categories : Politica
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mar
01

La città che vorrei

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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La città che vorrei dovrebbe avere meno macchine, asfalto e cemento e più spazi per ridere, vivere e incontrarsi. Ma mi dicono che non si può. Che non si può tornare indietro, non si può fermare l’economia, non si può contrastare il progresso. Se osservo attentamente un attimo però, mi accorgo che questo tipo di progresso economico arricchisce solo quattro speculatori che stanno davanti un bar a movimentare case e terreni edificabili e impoverisce tutti gli altri.

La città che vorrei dovrebbe essere più rispettosa dei bambini, dei disabili e degli anziani e non metterli davanti a limiti invalicabili e barriere insuperabili.

La città che vorrei non dovrebbe essere ostaggio del tempo che non c’è, perso alla ricerca di un parcheggio che non può esserci. Le piazze e le vie vanno restituite alla gente.

La città che vorrei dovrebbe essere piena di alberi e di prati che danno ossigeno e felicità e non di rotatorie e nuove strade che regalano solo tristezza e aria malata.

La città che vorrei è una città partecipata, dove ogni singolo cittadino è attore della sua vita e non una città dove un esiguo gruppo di persone decide il destino di tutti sulla base degli interessi personali suoi e della sua cerchia.

La città che vorrei è una città che salvaguarda i terreni agricoli dall’avanzare dei palazzoni e delle villette a schiera, perchè quei terreni sono il nostro passato, ci hanno sfamato per secoli e, fate attenzione, in un mondo dove tutto può succedere potrebbero essere il nostro futuro.

La città che vorrei è quella che mantiene intatto il suo entroterra e la sua collina, una delle più belle del mondo, da un ignobile speculazione edilizia che presto si arrampicherà anche li.

La città che vorrei è quella che guarda avanti, ma che si volta pure indietro, a guardare la sua storia millenaria.

La città che vorrei non è quella di alienanti centri commerciali che distruggono ogni altra attività di piccola impresa e si riempono di mamme urlanti che sembrano Mennea nella finale dei duecento alle Olimpiadi.

La città che vorrei è quella che non avrà un nuovo insediamento sul mare  progettato con un unico triste scopo: infilarvi dentro quanti più micro appartamenti possibili.

La città che vorrei è quella dell’integrazione con chi viene qui da molto lontano sperando in un futuro migliore e vive in abitazioni dignitose e pulite rispettando le nostre regole e le nostre leggi e non conducendo una vita da sfruttati alloggiando in venti in una squallida stanza.

La città che vorrei è una città pulita dove tutti fanno il loro dovere per evitare un giorno di essere sommersi dai rifiuti o di dover ricorrere a inceneritori e nuove discariche.

La città che vorrei è la città dei cittadini. Cittadini che non devono più voltarsi dall’altra parte quando sentono parlare di politica, ma anzi dire la loro, partecipare, combattere e se necessario protestare. Al giorno d’oggi è diventato un vanto dire ” Non mi occupo di politica”. Non occuparsi di politica dovrebbe essere una mancanza, una lacuna, un neo.

La città che vorrei è quella in cui i cittadini riprendono l’amore per la politica, dove politica significa avere cura della città al fine di progettarla, riprendersela e viverla.

Non possiamo più delegare. Dobbiamo partecipare.

Questa è la città che vorrei e chiedo a tutti di voi di mettervi in movimento per realizzarla anche sapendo bene che assomiglia molto alla Città Ideale o a Utopia.

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Categories : Politica
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feb
23

Soddisfatti o rimborsati

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Quando una impresa ha un buon cliente lo deve trattare bene, altrimenti rischia di perderlo e con esso perdere i relativi guadagni. TRCB (teleradiocittàbianca) emittente televisiva di Ostuni è un’impresa e il Comune di Ostuni un suo cliente, anzi sarebbe più giusto dire che l’amministrazione comunale è un suo buon cliente. Gia, perchè è questa che decide come utilizzare il denaro pubblico e, di conseguenza, decide di chi essere cliente. L’attuale amministrazione ha deciso di essere un buon cliente di TRCB, un buon cliente perchè garantisce sia un introito fisso  di circa 20 mila euro all’anno solo per il servizio di “informazione amministrativa” sia introiti aggiuntivi, quelli “una tantum” tipo i mille euro per trasmettere la partita di calcio Ostuni-Acireale ma anche alcune iniziative estive organizzate dall’assessorato al turismo in collaborazione con TRCB, collaborazione che di certo non è stata erogata a titolo gratuito.

Quindi che può fare TRCB se non tenersi buono questo caro cliente; e non perde occasione. Se avete avuto modo di vedere il servizio che questa emittente ha fatto sulla manifestazione di Sabato scorso potreste avere idea di quello che sto dicendo. Il Forum Ambiente e Sviluppo, organizzatore dell’evento non è stato minimamente citato, degli interventi di Protopapa del WWF di Brindisi, dell’Ing. Deleonibus del comitato No petrolio di Monopoli, del sottoscritto, di Walter Ex Trento del comitato No alla strada dei colli e di Benedetta Farina nessuna traccia. Non è stato neanche riportato il fatto che a fine corteo vi sono stati degli interventi delle associazioni ambientaliste del territorio.

E allora che cosa hanno detto? Che la cittadinanza è scesa in piazza al fianco dell’amministrazione, qualche breve dichiarazione di partecipanti e poi un fiume di interventi delle personalità presenti: sindaci, senatori, consiglieri provinciali. Ed ecco allora che uno ieri mi ha detto: “tu che ti lamenti sempre, hai visto che bella manifestazione ha organizzato il comune?”. Naturalmente io ho provato a spiegargli come sono andate realmente le cose, ma lui (non avevo dubbi) mi ha risposto: “No, ti sbagli, l’ha organizzata il comune l’hanno detto pure in tv”.

In questo caso il servizio reso all’amministrazione è stato doppio, perchè non hanno solo messo il cappello dei politici su un’iniziativa promossa ed organizzata da altri, ma hanno ofuscato l’esistenza del forum permanente Ambiente e Sviluppo: cittadini che si incontrano per occuparsi dei problemi ambientali del proprio territorio ed hanno deciso di farlo con determinazione creando una rete con altri movimenti ed associazioni sparsi in provincia ed oltre. E questo fa paura, perchè produce informazione, produce consapevolezza, produce senso civico, produce cittadinanza attiva. E questo non è buono per chi detiene e vuole continuare a detenere il potere. Loro lo sanno che se la gente si riunisce per tutelare il proprio territorio, i propri diritti, il proprio futuro, lo fa perchè sa che la politica ha altri interessi. E se il messaggio si diffonde e questo gruppo cresce, il dominio potrebbe cominciare a cedere.

Quindi, spegnete le Tv e accendete i PC, accendete la mente.

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