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L’ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, 69 anni, è il principale artefice del risanamento dell’Argentina, invischiata in una terribile crisi economica dieci anni fa. Quando entra in carica, nell’aprile 2002, il peso è appena stato svalutato del 70%, il paese è insolvente, il debito privato è pari a oltre 72 miliardi di euro, la disoccupazione dilaga, i piccoli risparmiatori sono in rovina e i disordini sociali hanno già fatto più di 30 morti nel paese. L’ex ambasciatore presso l’Unione Europea decide immediatamente di fare a meno dell’ “aiuto” del Fondo Monetario Internazionale e dei mercati finanziari. Qualche pista da seguire per la Grecia.
Quali sono le grandi similitudini tra la crisi argentina del 2001-2002 e la crisi greca?
A livello economico sono molto simili. L’Argentina aveva stabilito una parità fissa tra il peso e il dollaro, la Grecia è legata all’euro, perdendo così il controllo della sua valuta. Un tasso di cambio fisso che associa paesi a forte produttività ad altri la cui competitività è molto più debole non può che generare una crisi. La Grecia è già al suo quarto anno di recessione, anche l’Argentina lo era. Il deficit fiscale, il deficit dei conti correnti, la caduta vertiginosa del PIL, l’indebitamento, l’esplosione della disoccupazione…tutti i grandi dati macro-economici sono simili. Tuttavia, la situazione sociale della Grecia è molto migliore di quella dell’Argentina all’epoca. Sul piano istituzionale, l’Argentina era un paese isolato mentre la Grecia fa parte del complesso economico più potente al mondo.
Come è riuscito a portare l’Argentina fuori dal caos?
Una volta assunto l’incarico, nell’aprile 2002, ho deciso di cambiare radicalmente il nostro modo di pensare all’uscita dalla crisi…Il mese successivo ero a Washington per incontrare i dirigenti del Fondo Monetario Internazionale e spiegargli che i nostri rapporti ne avrebbero risentito. Dall’inizio del marasma economico, nel 1998, avevamo già avuto due programmi del Fondo per un totale di 51 miliardi di euro. Entrambi sono stati dei sonori fallimenti e alcune voci si sono levate per chiedere una terza tornata di circa 17 miliardi supplementari.
Io non ho voluto seguire questa strada e ho spiegato al Fondo che non volevamo più prestiti e che saremmo usciti da soli dalla crisi. La sola cosa che ho chiesto è stato un roll over parziale di tutte le scadenze. Mi sono comunque impegnato a pagare gli interessi del debito e una parte del capitale. Ma non tutto e non subito. Questa posizione era semplicemente impensabile per il FMI poiché noi abbiamo affermato la nostra volontà di stabilire da soli la nostra politica economica. Ho dovuto spiegare loro tre volte di seguito la mia posizione prima che riuscissero a capire. A quel punto abbiamo smesso di sostenere finanziariamente le banche come ci imponeva il FMI, esigendo anche che privatizzassimo la Banca della Nazione. Ma appena siamo usciti dal gioco, il Fondo non ha più avuto strumenti per far pressione sull’Argentina!
Avete dunque agito contro il FMI e i vostri principali creditori?
Le uscite dalla crisi si fanno al di fuori dei percorsi tracciati dal FMI. Questa istituzione propone sempre lo stesso tipo di contratto di aggiustamento fiscale che consiste nel diminuire il denaro che spetta alla gente – i salari, le pensioni, gli aiuti pubblici, ma anche i grandi lavori pubblici che generano occupazione – per destinare il denaro risparmiato al pagamento dei creditori. È assurdo. Dopo 4 anni di crisi non si può continuare a togliere il denaro alle stesse persone. Ora questo è esattamente ciò che si vuole imporre alla Grecia! Diminuire tutto per dare alle banche. Il FMI si è trasformato in una istituzione incaricata di proteggere i soli interessi finanziari. Quando si è in una situazione disperata, come lo era l’Argentina nel 2001, bisogna saper cambiare le carte.
Secondo lei i piani di austerità e di rigore non sono necessari, tuttavia questo è ciò che viene imposto alla Grecia…
A torto, poiché il denaro prestato rischia di non essere mai rimborsato e il deficit fiscale greco è più elevato oggi di quanto non fosse prima della prima iniezione di nuova moneta. Sono gli stessi errori di sempre. È il settore finanziario che impone il suo modo di vedere le cose al mondo intero. Si preferisce salvare le banche piuttosto che le persone che hanno dei mutui da pagare. La prima cosa che abbiamo fatto noi è stata estendere i termini per i proprietari indebitati. I funzionari del FMI ci dissero allora che violavamo le regole essenziali del capitalismo! Dimenticavano semplicemente che le persone in rovina non consumano più, il che paralizza lo stimolo per la crescita. Invece di pagare le banche, la Grecia dovrebbe investire nell’istruzione, nella scienza, nella tecnologia, finanziare delle infrastrutture e recuperare così una certa produttività, almeno nel settore dei servizi e nel turismo.
Deve avere molti nemici tra i banchieri…
Mi odiano! Ma questo non gli ha impedito di bussare alla nostra porta per prestare denaro esattamente 48 ore dopo che avevamo completato la ristrutturazione del nostro debito nel 2005! Ebbene, io ho rifiutato queste offerte interessate rispondendo loro che non saremmo tornati nel mercato finanziario prima del 2014 perché non ne avevamo più bisogno. Peché il 2014? Semplicemente perché allora il debito sarà solamente il 30% del PIL, la metà dei parametri europei di Maastricht! Penso che un paese come l’Argentina non debba essere sempre presente sul mercato finanziario. È un rischio troppo grande far crescere di nuovo il debito. Il problema è che sono gli stessi banchieri che pensano che sia positivo per l’immagine di un paese chiedere un prestito internazionale. È ovvio che se vendessi pomodori, mi piacerebbe che qualcuno li mangiasse! E loro vendono denaro.
Tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink
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L’Italia Non è la Grecia. Napolitano si limita a far notare che l’Italia non è la Grecia. Grazie presidente, era quello che volevamo sentirci dire. Che l’Italia non sia la Grecia comincio a sospettarlo anche io. Il popolo greco ha il coraggio di rispondere con il fuoco alla violenza finanziaria mentre il popolo italiano per il momento sembra completamente rimbecillito dalla sensazione che il governo Monti sia diverso e migliore di quello che l’ha preceduto mentre ne è solo la continuazione più efficiente e criminale.
La società greca è stata sottoposta alla cura della banca europea a partire dalla primavera del 2010. Nell’arco di un anno e mezzo il prodotto interno lordo è crollato del 7,2%. A quel punto la dittatura finanziaria ha ritenuto di dover mandare all’inferno il presidente eletto dai greci, Papandreou, perché si era permesso di proporre un referendum per restituire al popolo il diritto di decidere sul proprio destino.
La democrazia è stata così cancellata nel paese in cui duemilacinquecento anni fa era stata dapprima concepita.
Così la cura europea è proseguita e ora l’economia è definitivamente collassata, ma i criminali della banca centrale non smettono di chiedere sangue: centocinquantamila licenziamenti nel settore pubblico (come se non bastassero quelli che già sono stati eseguiti) e riduzione del venti per cento dei salari e delle pensioni.
I lavoratori e gli studenti greci questa volta sembrano determinati a fermare il massacro. Forse stanno imparando dai rivoltosi egiziani e siriani che se proprio bisogna morire allora è meglio farlo con la testa alta.
In Italia la cura greca è soltanto ai suoi inizi. Adesso il consulente della Goldmann Sachs va in giro per il mondo promettendo ai suoi padroni che nei prossimi mesi i diritti del lavoro saranno definitivamente cancellati. Siamo già molto avanti su questa strada, e fra qualche mese la cura greca farà i suoi effetti anche in Italia. Il crollo ormai annunciato della produzione e del consumo renderà necessari nuovi tagli e così via all’infinito, fin quando rimarrà qualcosa da rapinare.
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Chi scrive questa lettera pare mi abbia letto nel cervello.
“Io non sono un tipo che si abitua, Mario. Sarà che sono fatto male, che ho dei problemi… ma non mi abituo. Sarà che son strano e il calcio non m’interessa. Non mi interessa il gossip e sono refrattario allo stile di vita che pubblicità e talk show cercano velatamente di iniettarmi nelle vene. Certo, ho altri interessi… molto strani e socialmente poco rilevanti come la musica, la scrittura, la poesia… e l’attivismo. Sì, lo ammetto, sono colpevole: mi informo e faccio informare gli altri. Su che cosa? Su tutto quello che i media tacciono e che distorcono. E devo essere sincero: c’è tanto materiale!
Tornando a noi, Mario… non ti dispiacerà se ti chiamo Mario… E non “presidente” o magari “onorevole”. Il fatto è che io non ti ho votato e quindi non sei il mio presidente. Lo sarai di chi ti ha votato, ma non mio… ah, scusa, nessuno ti ha votato, dimenticavo. E per quanto riguarda l’onorevole: io non uso quella parola. Ma, se la dovessi usare, la userei per qualcuno che ha dimostrato onore. E tu non rientri nella lista. Tornando a noi, dicevo, io non sono un tipo che si abitua, ma sono un tipo che nota le cose. Vedi, ci sono degli animali che per attaccare la preda si avvicinano molto lentamente per non essere notati e poi la azzannano. Lo fanno per sopravvivere, per necessità. Gli uomini, alcuni uomini, pur non agendo per necessità, riescono a fare “di meglio” perché sanno parlare e sanno fingere. Quindi ci sono uomini potenti che per ottenere quello che vogliono hanno imparato che non si può piegare un popolo usando la forza. Altrimenti questo, a lungo andare forma delle resistenze. Allora si ricorre a mezzi un po’ più subdoli: li si fa abituare. Passo dopo passo: una carezza oggi, un buffetto domani, uno schiaffetto più in là… magari ci si inventa qualcosa che li convinca che è per il loro bene, che è necessario… una guerra, un attentato terroristico, una crisi economica… e magia! Ti ritrovi a spezzargli la schiena senza che loro battano ciglio… anzi magari ti ringraziano pure.
Come ti dicevo io non mi abituo. Non mi abituerò a uno Stato governato da una persona che nessuno ha votato. Non mi abituerò ad accettare come Presidente del Consiglio una persona che lavora per delle oligarchie occulte come il gruppo Bilderberg. Non mi abituerò mai ad accontentarmi con un sorriso a denti stretti della miseria che ci fate piovere dall’alto perché so che la ricchezza e la miseria di cui parlate non esistono: sono le persone a dare valore alle cose, non il contrario. So che ci sono abbastanza risorse per tutti, in Italia e nel mondo, ma che la finanza e l’economia che vi siete inventati ci giocano su perché tutto finisca nelle mani di pochi, mentre tutti gli altri rimangono ad azzannarsi nell’arena sanguinaria ma politicamente corretta chiamata mercato. Non mi abituerò a un’Italia fatta a pezzi con la scusa delle “Privatizzazioni necessarie” perché so che in realtà è una svendita, un ricatto per ripagare il debito colossale e inestinguibile che voi avete contratto con dei banchieri privati. Loro sono furbi non vogliono soldi, vogliono le nostre istituzioni, il controllo totale. Non mi abituerò ad avere paura dei mostri di carta che avete inventato, come il terrorismo di Al Qaeda, tanto da piagnucolare protezione e arrivare a chiedere uno stato di polizia o addirittura farmi impiantare un chip sottopelle per essere sempre rintracciato. E che dire dell’essere controllato ai limiti della follia con la scusa della lotta all’evasione fiscale: so benissimo che è solo una questione di controllo e non economica perché i veri evasori non li toccate mai!
Perciò mi dispiace caro Mario, ma io, e molte altre persone come me, non ci abitueremo mai. Non mi abituerò ad essere precario, a vivere di stenti, ammazzarmi di debiti, neanche se a dirmelo sei tu con la tua faccia tosta da senatore a vita (cazzo dev’essere noioso!) il tuo stipendio da 5 zeri e le compagnie segrete che frequenti e a cui stai svendendo l’Italia. Dovresti tu abituarti ad essere precario… goditela finché puoi, vai ai talk show, sentiti con i tuoi amici al Bohemian Grove, salutami Moloch… non durerà ancora a lungo”.
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Il governo Monti sta fallendo perché si sta preoccupando troppo dell’economia monetaria e poco degli italiani. In queste ultime settimane lo Spread é diminuito; il debito pubblico, nettamente migliorato. Ma cosa c’entra lo Spread con la condizione degli italiani? Assolutamente nulla. Il debito sarà pur diminuito ma la disoccupazione é ancora in crescita e le nostre aziende continuano a chiudere. I nostri salari continuano a non essere sufficienti per fronteggiare l’aumento delle tasse e dei prezzi. Debito e Spread non misurano il benessere degli italiani.
In Italia, da quando siamo in crisi, la disuguaglianza é in costante aumento. Attualmente la nostra società si trova addirittura al di sotto della media mondiale.
Cosa significa che la crisi in Italia sta aumentando il divario tra i ricchi e i poveri? Innanzi tutto che il nostro governo non sta facendo abbastanza per gli italiani. I pochi ricchi che aumentano sono i banchieri e gli speculatori finanziari con i quali i poveri sono sempre più indebitati. Il ceto medio che sta sparendo, rappresentato da imprenditori e commercianti, si sta dissolvendo verso il basso, non verso l’alto. Aumentano le tasse e diminuiscono le vendite; di conseguenza cresce il bisogno di chiedere prestiti agli istituti bancari per portare avanti la propria attività. Il ceto medio s’indebita, le banche si arricchiscono; la disuguaglianza sociale cresce sempre di più.
Perché gli italiani stiano meglio, serve che il governo inverta questa situazione di disuguaglianza. Nella società d’oggi gli italiani sono messi solo in condizione di indebitarsi con le banche.
Il governo ha puntato a fare subito cassa, aumentando tasse e congelando pensioni. Ma se già l’economia é ferma, non é il caso di mettere gli italiani in condizione di farla ripartire? Se Monti non spremesse le nostre aziende con sempre più tasse, queste non sarebbero in condizione di garantire lo stipendio ai propri lavoratori e magari di assumere nuovi operai? Un operaio con uno stipendio stabile non é forse più portato a spendere e consumare ciò che le stesse aziende producono?
E poi perché le banche prestano soldi soltanto a chi ce li ha? Non bisognerebbe forse fare in modo che le banche (che tra l’altro rappresentano la frangia della società che continua ad arricchirsi anche in tempo di crisi) aiutino davvero i più poveri, proprio quelli che non ce li hanno i requisiti per chiedere un prestito? E non sto parlando di pezzenti o senzatetto, sto parlando di buona parte della nostra agonizzante società.
Il benessere dell’Italia non sta nella finanza, nello Spread; sta nello scambio di beni/servizi tra aziende e cittadini. É quindi il sistema finanziario che andrebbe indebolito a favore del reale sistema socio-economico italiano. Oggi accade l’esatto contrario.
Monti dovrebbe imporre alla banche un sistema di prestito a bassissimi tassi d’interesse per gli italiani. A nessuno andrebbe negato un prestito legato alla propria attività lavorativa. I tempi di restituzione del prestito andrebbero diluiti il più possibile. In questo periodo di stagnazione economica servirebbe addirittura che le rate del finanziamento fossero congelate: D’altronde se stagna l’intera economia non vedo perché non lo debba fare anche il mio mutuo! Il ricorso alle ipoteche e al pignoramento dei beni dei debitori, dovrebbero diventare pratiche rare ed estreme, non una prassi abitudinaria.
Ma come si fa per far capire ad un governo di banchieri tutto ciò? Perché ci hanno imposto un governo che gioca a favore dei pochi ricchi e alle spalle dei molti poveri? ma come si fa ad uscire dalla crisi a queste condizioni?
Lo Stato, invece che sguinzagliare i propri tirapiedi di Equitalia, società privata che guadagna sulla riscossione e soprattutto sulle penali delle riscossioni mancate, non potrebbe aiutare gli italiani? Congelare momentaneamente il loro debito? O almeno non fare in modo che si decuplichi con il passare del tempo!?
Come si può dare a una società privata il compito di riscuotere i debiti degli italiani? Questa società, per guadagnare, opprimerà tutti quelli che ci sono da opprimere, applicherà salatissime sanzioni sui pagamenti ritardati, pignorerà e creerà povertà, perché la nostra povertà, il nostro essere debitori, fa di loro dei creditori, mette loro nella possibilità di guadagnare.
Non di solo pane vive l’uomo, é vero…ma di certo non vive di Spread.
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La prima (e ad oggi unica) vera protesta contro l’esproprio bancario, portato avanti dal governo dell’usura, sta facendo saltare i nervi di mr. Goldman Sachs e della congrega di servoprofessori che lo coadiuvano nell’impresa di rendere l’Italia un grande successo come la Grecia.
Per ironia della sorte a far barcollare Monti non sono i sindacati, già preventivamente cooptati sul libro paga del professore, non è la sinistra antagonista in profonda crisi d’identità e decisamente a corto di antagonismo quando si tratta di combattere Bruxelles e le banche e neppure la Lega di Bossi dispensatrice di aria fritta. Sono i camionisti, che ridotti con le pezze al culo hanno messo i propri mezzi di traverso, bloccando la macchina del consumo e toccando nel vivo l’unico nervo scoperto di un banchiere con tanto aplomb: il portafoglio! Quello suo e dei suoi padroni naturalmente, perchè i portafogli degli italiani somigliano ogni giorno di più a dei porta monete.
Mario Monti è rimasto un poco spiazzato, (ma solo un poco non fatevi illusioni) perchè fermamente convinto di avere comprato tutti coloro che era necessario comprare, per garantirsi l’acquiescenza del paese dai partiti politici di ogni colore, oggi uniformemente dipinti di grigio, alle associazioni dei consumatori, dai sindacati ai giornalisti, giù a cascata fino ad arrivare ai leader antagonisti in grado di fomentare una qualche protesta imprevedibile. Con un tacito accordo di chiarezza adamantina. Non si protesta, e se lo si fa occorre sia una protesta puramente di facciata, utile a dare un contentino ai gonzi che menate per il naso da una vita, ma assolutamente priva di qualsiasi valenza pratica. Un paio d’ore di sciopero qua, un altro paio là, un corteo con qualche pietra contro le vetrine a sinistra (così da poter affogare ogni ambizione rivoltosa nell’anatema contro la violenza) una manifestazione dove i leghisti possano parlarsi addosso (e non è un bel vedere) più a destra, qualche mugugno della Camusso, qualche astratta esternazione di Vendola e Ferrero, riscopertisi paladini dei lavoratori, qualche rimbrotto degli ambientalisti immersi nell’illusione dell’acqua pubblica, fino a al punto da non riuscire a vedere le nuove trivelle del banchiere e il project financing che cementificherà il paese.
Tutti buonini, o muti e rassegnati fate voi, tutti zitti, perfino di fronte ad un folle che racconta loro in TV (quella TV buona e certificata politicamente corretta e un poco di sinistra) come massacrando tassisti, benzinai, edicolanti e farmacisti farà salire il mitico pil dell’11% ed i salari (quali?) del 12%.
Tutti buonini, in fila per tre (per usare l’eufemismo caro a Bennato) alle pompe di benzina e agli sportelli di Equitalia, pronti per riempire i centri commerciali anche la notte, felici dell’eliminazione del denaro contante, che tanto in tasca pesa, e della nuova IMU che si paga volentieri, non fosse altro che per fare un dispetto a Berlusconi.
E poi arrivano loro, i camionisti (coadiuvati pure dai forconi, dai tassisti e da chissà quali armate di satana risalite dagli inferi per l’occasione) sporchi, brutti e volgari a rompere le uova nel paniere.
Paralizzano l’Italia, bucano le gomme a chi non sciopera, sono a rischio d’infiltrazioni mafiose (tuonano Confindustria e la Cancellieri) e d’infiltrazioni fasciste (tuona il partito di Soros), ma soprattutto mettono a repentaglio la macchina del consumo e gli italiani tutti che altro non devono essere se non tubi digerenti dello stesso.
Bloccano strade ed autostrade, impedendo la più preziosa libertà del cittadino, costituita dal pendolarismo e dallo shopping selvaggio. Osano mostrare il muso duro contro il professore che sta lavorando per il bene del paese.
Ma soprattutto sfuggono al controllo dei partiti e dei sindacati, non obbediscono, non cadono nel trappolone destra vs sinistra e sembrano veramente incazzati.
A questo punto bisogna spazzarli via, prima che facciano altri danni, non tanto quelli alla spesa degli italiani, contabilizzati da Confcommercio (che se non fosse una congrega di burattini senza spina dorsale avrebbe già reso pubblici i danni ben più corposi provocati dal professore) ma piuttosto quelli alla stabilità del governo della BCE, organizzata e studiata a tavolino e costata in prebende almeno quanto una manovra finanziaria.
Pensate il disatro prossimo futuro se mai gli italiani sull’onda di questi disperati iniziassero a capire che protestare si può. Anche se non ti chiama in piazza il partito o il sindacato. E si può perfino protestare seriamente, non 2 ore di sciopero nella pausa caffè o sfilatine folkloristiche concordate con la digos, ma proteste vere, ad oltranza (quella parolina magica che brucia come acido) portate per ottenere un risultato e non solamente per fare colore.
Inaccettabile, blasfema, una prospettiva da stroncare sul nascere senza se e senza ma. Chiamate la celere, l’esercito o se preferite il servizio d’ordine della Cgil ma fateli smettere! E smettere subito sia chiaro! Tutti sopra i propri mezzi e dritti a casa in fila per tre, altrimenti oltre alla patente gli confischiamo anche quelli, che tanto di clandestini da far lavorare a nero e mettere alla guida di un camion ce ne sono a profusione nel paese.
Marco Cedolin
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La “Forza d’Urto” dei nuovi vespri siciliani é sempre più incontenibile. Gli argini isolani hanno da poco ceduto. La Rivoluzione é ora in Calabria. Il fervore popolare ha attraversato lo stretto ed ha raggiunto la punta dello Stivale. Chissà se riuscirà ad abbracciare tutta la Patria. Forse, a quel punto, i telegiornali finalmente ne parleranno. La rivolta popolare é comunque, ad oggi, ancora in fase embrionale. Sta a tutti noi italiani fare in modo che non si esaurisca. In queste ore, sono gli autotrasportatori calabresi che stanno facendo la loro parte. A Villa San Giovanni, importante crocevia della viabilità italica, luogo d’attracco dei traghetti da e per la Sicilia, snodo strategico in cui le merci vengono messe su ruota e smistate in tutta la nazione, tutto é fermo.
É la gente comune che fa l’Italia, la gente semplice.
Chi governa forse non ha ben compreso che senza di loro, senza di noi, l’Italia non esiste. Senza la preziosa manovalanza la società italiana si paralizza. E allora perché la si bastona con pesantissime tasse, perché le si nega la pensione e un posto di lavoro sicuro? L’economia va rilanciata, non repressa: la gente va aiutata, non spremuta come un limone e poi gettata via.
Monti sta accondiscendendo ad ogni richiesta dell’Europa, siamo ricattati, ci stanno facendo credere che senza il potere economico della BCE o del FMI l’Italia fallirà. Sempre più soldi verranno chiesti agli italiani. Vorrei davvero però sapere in quanti credono ancora nel progetto Euro. Quanti italiani sono veramente disposti a tutti questi sacrifici per mantenere in piedi l’idea di una moneta unica, di un Europa Unita. Nessuno ce l’ha chiesto, la voce del popolo italiano é stata messa a tacere, ci hanno imposto un governo tecnico che sta decidendo per noi, che ha già deciso di “dissanguarci e delacrimarci” tutti.
Siciliani e calabresi sono i primi di tanti esasperati. Ora serve anche l’apporto dei fabbricanti veneti, dei mercanti liguri, dei commercianti romani, dei negozianti napoletani, degli imprenditori milanesi. Tutti insieme recapiteremo a Monti e ai suoi commensali d’Europa un bel messaggio: “Giù le mani dall’Italia. Gli italiani non ce la fanno più a dover pagare per i vostri errori. Ridateci la nostra patria, la nostra sovranità.”
In Europa, storicamente, tutti i tentativi di super-agglomerazione di stati sono miseramente falliti: ne sa qualcosa Cesare, Alessandro Magno, Ottone, Napoleone, quello psicopatico di Hitler. Prima le invasioni erano militarizzate: i popoli si sottomettevano con le guerre, con il terrore. Poi ci hanno provato con la “diplomazia politica”, con la creazione a tavolino della Jugoslavia e dell’URSS. Altri tentativi miseramente falliti. Non sono io a dirlo, é la storia.
Ora c’è solo un modo per compattare tutta l’Europa sotto una bandiera: l’invasione dei mercati, le speculazioni finanziarie e la compravendita dei debiti pubblici delle nazioni. Le grandi banche lo possono fare, lo stanno facendo. Ci stanno compattando tutti per vampirizzarci più facilmente.
L’Italia però non ci sta, o meglio, ad oggi, siciliani e calabresi non ci stanno.
“SE UN UOMO CAMMINA CON LA SCHIENA RICURVA, LA SCHIENA SI STORCE. SE E’ UN POPOLO INTERO A FARLO, SI STORCE LA STORIA”.
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In questi giorni in molti, sopratutto sul web, hanno pargonato i fatti della Costa Concordia con quelli del nostro paese. Una nave (l’Italia) che affonda, un comandante col suo equipaggio (governo e classe politica) responsabili dell’accaduto che prima negano la drammatica situazione e poi pensano solo a salvare il proprio culo lasciando i passeggeri (gli Italiani) al proprio destino. E ancora: la nave è Italiana ma il proprietario è americano e su di essa lavoravano moltissimi extracomunitari sottopagati. Vi sono tuttavia altri aspetti, sia anologie che differenze sostanziali, che i più non hanno sottolineato e su cui voglio puntare il mio sguardo.
In primis sicuramente le minuziose informazioni che i mezzi d’informazione ci forniscono. Non c’è, infatti, quotidiano, telegiornale e programma di approfondimento che non dedichi ampio spazio a questa tragedia del mare. Un informazione precisa, esaustiva e puntuale sia su quanto accaduto sia sulle precise responsabilità di coloro che hanno causato il tutto per poi peggiorare ancor più la situazione col loro vergognoso quanto ignobile comportamento. Nessuno cerca di sminuire queste responsabilità, nessuno cerca di trovare delle attenuanti appellandosi alla situazione di emergenza, al caos che si è generato o altre puttanate che in un modo o nell’altro possano, anche in parte, giustificare quello che è successo o il comportamento del capitano e di parte dell’equipaggio. Ecco allora che la condanna unanime dell’opinione pubblica, informata sui fatti, arriva ancor prima che la magistratura abbia svolto il suo compito.
Va da sé che se pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti avessero, in questi anni, utilizzato lo stesso metodo con la nostra classe politica la situazione oggi sarebbe decisamente diversa. Se si fossero raccontati i fatti per quello che erano e se si fossero fatte notare le precise responsabilità di chi ha gestito il paese, da destra come da sinistra o dal centro, la situazione sarebbe stata più chiara a tutti così come la necessità di muoversi in prima persona per salvarsi e salvare il salvabile. Ma questo, come noto, non è avvenuto. Quando l’ergomento in discussione era la nave Italia, invece della Concordia, le attenuanti e le giustificazioni erano la normalità, mentre le responsabilità del comandante (governo) e dell’equipaggio (intera classe politica) sempre ofuscate.
L’anaologia che non è stata sino ad ora adeguatamente sottolineata è, invece, il comportamento dell’ufficiale della capitaneria di porto De Falco (per intenderci quello che parlava al telefono con il comandante della Concordia) divenuto, per l’intera opinione pubblica, un vero e proprio eroe nazionale. L’ufficiale, infatti, senza usare mezzi termini ha sbattuto il comandante di fronte alle sue responsabilità, ha cercato di imporgli, purtroppo inutilmente, i suoi doveri e di fronte al rifiuto di collaborazione ecco che ha preso il comando delle operazioni consentendo così il salvataggio di tutti i superstiti. La stessa cosa che da anni cercano, ahimé inutilmente, di fare quella moltitudine di cittadini informati, di comitati, di associazioni che lottano contro i vari scellerati comandanti di questo paese. Una folla di persone ignorate e descritte dai media più come terroristi che come eroi. Dai NoTAV ai movimenti per l’acqua, passando per i No al carbone, i sostenitori della decrescita, gli studenti, i precari, i ricercatori, i noi il debito non lo paghiamo e tutti gli altri che non cito per questioni di spazio. Tutti impegnati in una lotta quotidiana contro tutti per mettere di fronte alle proprie responsabilità chi, negandolo spudoratamente, ha portato la nave Italia nell’abisso sociale ed economico. Come il De Falco, spesso non hanno usato mezzi termini, ma solo perchè l’interlocutore si rifiutava anche solo di ascoltare.
Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo del maltempo è il rischio che la Costa Concordia affondi definitivamente è altissimo. La nave Italia è, invece, in piena bufera già da diverso tempo. O i vari De Falco sparsi per la penisola assumono il comando delle operazioni oppure non c’è speranza.
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Il 2012 sarà molto di verso dall’anno che si sta per conculedere, ma aimé non credo che si avvererà la profezia dei Maya. La cosa non necessariamente deve essere vista positivamente perchè i fenomeni naturali, anche i più violenti, anche quelli che mietono più vittime, dopo il loro accadimento consentono alla vita di rigenerarsi, di ricostruirsi un futuro. La stessa cosa non succede quando a causare catastrofi è l’uomo invece che la natura.
La cosi detta “spinta riformatrice” dei governi subirà un accelerazione che prenderà sempre più velocità col passare del tempo. Ci colpiranno a gruppi, ci somministraranno le loro cure a poco a poco, ma continuamente in modo da evitare mobilitazioni di massa. Nicchie di protesta o gruppi di operai abbarricati sono ormai diventati una normalità quotidiana a cui quasi nessuno fa più caso e mentre i più sensibili si limitano a solidazziare definendoli “poveretti” non ci si deve sorprendere se questi non riescono a cavare un ragno dal buco.
Questi focolai molto probabilmente aumentaranno sia di numero che di consistenza, ma se saranno ignorati dall’opinione pubblica, come avviene oggi e non troveranno in chi ancora non è colpito, in chi ancora non è sotto scacco, sotto tiro un forte sostegno la loro lotta sarà vana. E così piano piano, come dei cecchini colpiranno ed abbateranno milioni di persone. Una delle categorie al momento più a ricìschio è quella dei dipendenti pubblici, non a caso nell’ultima manovra del governo Berlusconi è stata introdotta per questi la cassa integrazione. Principio inimmaginabile sino a qualche tempo fa è stata introdotto senza che si alzasse alcuna protesta. Licenziamenti e decurtazione degli stipendi o, in alternativa, in parte pagati con titoli di stato al posto dei contanti saranno i prossimi passi.
Non se ne gruggiolino gli altri, in particolare quelli convinti che i dipendenti pubblici siano tutti dei fannulloni, ce ne sarà pure per loro. I tiket sanitari aumenteranno a dismisura sia in termini di valore sia in termini di servizi a cui saranno applicati, compresi i ricoveri ospedalieri. Tutto questo associato al poco denaro disponibile comporterà rinuncie a cure giudicate troppo onerose. Stessa musica la sentiremo in ambito scolastico e per cucinarci a dovere arriveranno le liberalizzazioni come quelle già da tempo operate nel settore asicurazioni che già sappiamo l’effetto che fa.
Augurarvi un buon anno quindi proprio non me la sento, ma invitarvi ad aprire li uecchie e mettervi in moVimento si.
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Non tutte le banche gioiscono di fronte alla manovra ammazza italia fatta si da Monti ma approvata dai vari BerlusconiBersaniCasiniFiniRutelli. E’ una banca differente ma non è quella della pubblicità.
La manovra così detta “salva-Italia” proposta dal governo Monti e attualmente all’esame del Parlamento non soddisfa le aspettative di svolta verso l’equità e la sostenibilità auspicate da Banca Etica, che da oltre 13 anni lavora per promuovere un diverso modello di finanza al servizio dell’interesse collettivo.
Nella piena consapevolezza che il momento è grave e che i sacrifici sono necessari per evitare il tracollo dell’Italia, Banca Etica ribadisce con forza la necessità di trasformare la crisi in opportunità per rilanciare nel nostro Paese un sistema economico, sociale e fiscale che sia finalmente caratterizzato da equità, legalità e trasparenza. Troppo timidi appaiono gli sforzi fatti dal Governo in questa direzione.
Ecco alcune delle misure che avrebbero potuto apparire nella manovra e che ancora auspichiamo possano essere introdotte con successivi provvedimenti:
· Spese militari – è inspiegabile la scelta di mantenere 15 miliardi di spesa per l’acquisto di cacciabombardieri F35, mentre si tagliano ancora le spese per il welfare e i servizi sociali
· Lotta a evasione, lavoro nero, corruzione e proventi delle mafie – L’evasione fiscale in Italia supera i 150 miliardi di euro l’anno. Se a questa sommiamo il lavoro nero, la corruzione, i proventi delle mafie, si scopre che qualcosa come 500 miliardi di euro l’anno sfuggono al fisco. E’ necessaria una più incisiva azione per contrastare questi “cancri” dell’economia italiana. L’abbassamento a 1000 euro della soglia oltre cui non è ammesso l’uso di contanti è solo un primo passo nella direzione della tracciabilità del denaro.
· Regolamentazione della Finanza – E’ ormai chiaro a tutti lo strapotere della finanza che sovrasta e distrugge l’economia reale e condiziona le scelte politiche dei Governi. I provvedimenti per ricondurre la finanza al suo originario scopo di facilitare l’allocazione di risorse economiche verso le imprese più meritevoli dovranno necessariamente essere adottati a livello internazionale, ma molte cose si possono fare anche a livello di singole nazioni. A partire da un più deciso schieramento dell’Italia a favore dell’introduzione, anche nella sola area euro, di una tassa sulle transazioni finanziarie capace di generare gettito per riparare i danni causati dalla finanza e soprattutto di arginare le operazioni più marcatamente speculative. Auspichiamo inoltre che il Governo Italiano faccia la sua parte per chiedere all’Autorità Bancaria Europea (Eba) di rivedere le nuove regole sulla capitalizzazione delle banche che allo stato attuale rischiano di costringere gli istituti a restringere ulteriormente l’erogazione del credito, con gravissimi danni per le famiglie e le imprese.
· Un sistema fiscale più equo : In Italia, nell’ultimo ventennio dello scorso secolo, 120 miliardi di euro sono stati trasferiti dai lavoratori ai profitti finanziari. Occorre invertire la tendenza, smettere di tartassare i redditi di chi lavora e produce e di agevolare invece chi fa soldi con i soldi.
· Acquisto forzoso di BTP per i grandi patrimoni. E’ necessario pensare a delle misure per ridurre il peso degli interessi da pagare sul debito e per sottrarlo alle logiche speculative dei mercati internazionali. Una proposta che permetterebbe di realizzare questo doppio obbiettivo è l’acquisto forzoso di BTP a un tasso calmierato, legato ad esempio all’inflazione o ad altri parametri. L’Italia è uno dei Paesi con il maggiore debito pubblico, ma anche con il maggiore risparmio. L’idea è allora quella di imporre ai grandi patrimoni (delle persone fisiche e giuridiche) l’acquisto di un’emissione di BTP a un tasso ragionevole e superiore all’inflazione, ma nettamente inferiore a quelli attuali, dettati da logiche speculative. Questa emissione andrebbe a rifinanziare il debito italiano riportandolo progressivamente in Italia, diminuendo il monte interessi. Il Giappone ha un rapporto debito/PIL decisamente superiore rispetto all’Italia, ma nessuno pensa che possa essere sull’orlo del default e non esistono speculazione o spread impazziti. Il motivo essenziale è che sono gli stessi cittadini giapponesi a detenere il debito e ad assicurarne il rifinanziamento.
· Capitali Scudati. Anche l’imposta sui capitali illegalmente portati fuori dal paese e poi “sanati” con i diversi “scudi fiscali” appare sottodimensionata: si può e si deve chiedere di più.
· Incentivi per l’assunzione di giovani e donne. La manovra contiene qualche misura per facilitare le assunzioni di giovani e donne, ma è necessario fare di più.
Infine – Banca Etica – è convinta che accanto alle misure del Governo serva una forte presa di coscienza da parte dei cittadini e dei risparmiatori che troppo spesso finiscono con l’essere complici inconsapevoli oltre che vittime del sistema finanziario. Dovremo invece imparare a indirizzare i nostri risparmi e non alimentare la speculazione. Il trasferimento di risorse dall’economia reale alla finanza alla base dell’attuale crisi di debito è necessario anche per garantire i profitti in doppia cifra inseguiti dagli speculatori. Se il PIL del mondo cresce del 2% l’anno e la finanza deve garantire profitti cinque o dieci volte superiori, se le pubblicità ci promettono rendimenti del 4% netto sul nostro conto corrente mentre la ricchezza reale in Italia non cresce, è evidente che i nostri risparmi non vengono impiegati per finanziare imprese reali, che producono beni e servizi necessari e creano occupazione.
NOTA: Le cifre citate in questo documento sono tratte dalla “ControManovra di Sbilanciamoci” che da anni presenta un proprio rapporto in cui un pool di economisti propone misure alternative per la spesa pubblica, fondate sull’equità sociale, l’ambiente, i diritti. Il rapporto 2012 chiarisce ancora una volta come un diverso modello economico sia perfettamente possibile. E’ unicamente una questione di volontà politica.
Banca Etica



















