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Mai in parlamento si sono udite parole così nette e chiare sulla gestione e la democraticità delle istituzioni europee. Ci voleva il moVimento 5 stelle e i suoi portavoce per far echeggiare nel palazzo ciò che la stragrande maggioranza degli Italiani pensa.
Presidente
colleghiIl terzo punto di cui si andrà a discutere al consiglio europeo di domani sarà l’UEM Unione Economica e Monetaria che passa per i provvedimenti in materia di fiscalità a cui lei faceva riferimento.
Un argomento importante, importantissimo, peccato che nessun cittadino italiano e siamo pronti a scommettere, neanche europeo, sappia niente a riguardo.
Allora proviamo a spiegarlo noi cosa ha in mente sul serio il Consiglio Europeo con l’istituzione dell’UEM.
Gli obiettivi sono 1.spezzare il nesso tra banche e stati 2.promuovere un quadro finanziario integrato 3. attivare una politica di assorbimento degli shock economici a livello centrale, centralizzando i poteri di controllo attraverso il MES. questo quanto riportato nel documento di sintesi dell’incontro del 5 dicembre 2012.
ora non polemizziamo sul fatto che queste siano o meno le priorità dei cittadini europei. Però analizziamo il primo punto.
spezzare il nesso tra banche e stati? mi spiega qual è il nesso tra banche e stati oggi Sig letta ? mi spiega qual è questo nesso se la banca centrale europea è di fatto di proprietà delle banche centrali nazionali? Diremmo benissimo se le banche centrali nazionali fossero di proprietà dei cittadini, dello stato. peccato però che le banche centrali nazionali siano, di fatto, banche di proprietà di istituti di credito PRIVATI. l’esempio è la banca d’Italia che non è di proprietà dei cittadini italiani come il nome potrebbe lasciar pensare, ma bensì di proprietà di Intesa San Paolo, MPS, Unicredit, assicurazioni generali…tutte spa. Tutte trasparentemente elencate sul sito della Banca d’Italia. Quindi è come dire che dei soggetti privati siano proprietari della nostra moneta e ce la prestino richiedendola indietro con interesse. Ma se la moneta è dei cittadini, degli stati, allora perché ce la prestano? ha mai sentito parlare di signoraggio bancario sig. letta? ne parlate mai alle riunioni del club bilderberg? club di cui lei, il suo predecessore mario monti, emma bonino guarda caso suo ministro degli esteri e mario draghi guarda caso direttore della bce fate parte.
gli istituti privati stampano moneta cedendola in prestito e richiedendone restituzione con interesse per creare questa spirale di stritolamento che si chiama DEBITO. Il consiglio europeo è responsabile di un europa non fondata sui diritti, non fondata sulla solidarietà tra i popoli, ma di un europa fondata sul debito. Debito come strumento di schiavitù degli stati.
Dica questo al presidente Van Rompuy. E poi chi è questo van rompuy? chi lo ha eletto? io so che lei lo conosce sig. Letta perché anch’egli guarda caso è parte del club bilderberg. ma sappia che i cittadini italiani non sanno per nulla chi sia e da dove venga questo personaggio che non è mai stato eletto in nessuna elezione nazionale e presiede un organismo che condiziona gran parte delle scelte dei cittadini europei e di tutto il mondo. Si ricorda il tormentone “ce lo chiede l’europa”, bene allora dica a van rompuy che “glielo chiede l’Italia” , dica da parte nostra che l’Italia rifiuta il MeccanismoEuropeodiStabilità mostro giuridico e anticostituzionale!, dica da parte nostra che riteniamo questa politica di scatole cinesi, austerithy, fiscal compact, patto di stabilità: non essere la politica dell’Italia! Dica da parte nostra che l’Italia ha bisogno di visione politica e non di riforme imposte dall’europa come egli stesso auspicava, dica che, in merito all’evasione fiscale, ci prenderemo subito gli 80 miliardi evasi dal circuito delle slot machine, dica che sigleremo convenzioni in favore della trasparenza bancaria con i paradisi fiscali di tutta Europa che generano evasione per decine di miliardi di euro e con i quali siamo stati sempre fin troppo tolleranti se non protettivi, dica che ripristineremo il reato di falso in bilancio.Sig. Letta lo sappiamo che lei non dirà mai nulla di tutto questo a Van Rompuy, non per una questione di coraggio quello forse, se è lì dov’è, non le manca, ma perché da oltre 15 anni l’Italia che avete costruito voi partiti PD e PDL, ormai modello Unico è diventata un servile scendiletto dei banchieri di tutta europa. ma sappia, sig Letta, che i cittadini italiani qui fuori vorrebbero che lei dicesse ciò le abbiamo suggerito noi. Adesso pensi a quello che ha in mente di dire Lei domani e ne tragga le sue conclusioni.
Cittadino Carlo Sibilia del M5S
A cinque anni dall’inizio della crisi finanziaria ed economica europea, c’è ancora un elefante a Bruxelles di cui pochi vogliono parlare. L’elefante è il ruolo che gioca la spesa militare come causa che perpetua la crisi economica. Mentre le infrastrutture sociali vengono tagliate, la spesa per gli armamenti difficilmente viene ritoccata. Mentre le pensioni e gli stipendi sono stati tagliati, l’industria delle armi continua a produrre ancora utili da nuovi ordini e dalle rendite per precedenti commesse.
Il fatto sconvolgente, in un momento di austerità, è che la spesa militare dell’UE nel 2010 era di € 194 miliardi, approssimativamente la cifra del deficit annuale di Grecia, Italia e Spagna messe insieme.
Paradossalmente, chi grida più forte a Bruxelles sono proprio le sirene dei lobbisti militari, che ammoniscono di quello che potrebbe essere il “disastro”, se dovessero essere approvati ulteriori tagli alle spese militari. Questo documento dimostra che il vero disastro è dovuto a anni di ingenti spese militari europee e di corruzione nel commercio delle armi. Questa dinamica ha contribuito in modo sostanziale alla crisi del debito in paesi come la Grecia e il Portogallo, e continua a incidere pesantemente sui prossimi bilanci futuri di tutti i paesi in crisi.
La forza delle lobby militare-industriale ha la capacità di rendere inefficace qualsiasi taglio che venga proposto. Questo è un fatto crudamente dimostrato dal modo in cui il governo tedesco, mentre chiede sacrifici sempre maggiori con tagli sociali, ha fatto molte pressioni, dietro le quinte, contro i tagli militari per i problemi che questi risparmi avrebbero potuto causare alla propria industria bellica.
Il documento (link alla versione inglese) rivela come:
Gli alti livelli di spesa militare, nei paesi ora nell’epicentro della crisi dell’euro, hanno giocato un ruolo significativo nel provocare la crisi del loro debito. La Grecia è stato il paese che in Europa più ha speso per la difesa, in termini relativi, negli ultimi quattro decenni, spendendo l’equivalente del suo PIL, quasi il doppio della media UE. Le spese militari della Spagna sono aumentate del 29% tra il 2000 e il 2008, per i massicci acquisti di armi. E ora deve affrontare enormi problemi per ripagare i debiti contratti per i suoi programmi militari non necessari. Come disse un ex Segretario alla Difesa spagnolo : “Non avremmo dovuto comprare sistemi che non useremo, per situazioni di conflitto che non esistono e, quel che è peggio, comprati con fondi che non avevamo allora e che non abbiamo adesso.” Anche la più recente vittima della crisi, Cipro deve alcuni dei suoi problemi di debito ad un aumento del 50% della spesa militare degli ultimi dieci anni, la maggioranza avvenuta dopo il 2007.
I debiti provocati dalla vendita di armi sono stati spesso il risultato di affari di corruzione tra funzionari dei governi, ma devono essere pagati con soldi della gente comune che deve sopportare tagli selvaggi nei servizi sociali. Alcune indagini condotte su un contratto siglato dal Portogallo nel 2004 per comprare due sommergibili per un miliardo di euro concordato con l’allora Primo Ministro Manuel Barroso (ora Presidente della Commissione UE) hanno identificato più di una dozzina di contratti per intermediazioni sospette e per consulenze che sono costate al Portogallo almeno € 34 milioni. Almeno otto contratti per acquisto di armi firmati dal governo greco dalla fine degli anni 1990 sono oggetto di indagine da parte delle autorità giudiziarie per possibili tangenti illegali e mancette a funzionari statali e a politici.
La spesa militare è stata ridotta nei paesi più colpiti dalla crisi, ma la maggior parte degli stati hanno ancora un livello di spesa militare paragonabile o superiore a quella di dieci anni fa. Tutti i Paesi europei sono nella lista dei maggiori compratori di armi a livello globale : 4° posto (Regno Unito), 5 ° (Francia), 9° (Germania) e 11 ° (Italia). Anche l’Italia, che ha debiti per due mila miliardi, dedica ancora una percentuale di PIL per la spesa militare maggiore a quella che spendeva dopo la Guerra Fredda nel 1995.
I tagli alla spesa militare, dove sono avvenuti, sono quasi interamente ricaduti sulle persone – riduzioni di personale, salari più bassi e pensioni più basse – e non sulla spesa per l’acquisto di armi. Il bilancio per l’acquisto di armi in realtà è passato da € 38,8 miliardi nel 2006 a € 42,9 nel 2010 – con un aumento superiore al 10% – mentre i costi del personale sono scesi da € 110,0 miliardi nel 2006 a € 98,7 nel 2010, una diminuzione del 10%, avvenuta in gran parte fra il 2008 e il 2009.
Mentre paesi come la Germania insistono su più duri tagli ai bilanci sociali dei paesi in crisi per pagare i debiti, sono stati molto meno determinati quando si è cominciato a parlare di tagli alle spese militari che potrebbero minacciare le vendite delle loro armi. Francia e Germania hanno fatto pressione sul governo greco per non ridurre le spese per la difesa. La Francia sta preparando un contratto di locazione con la Grecia per due delle fregate più costose d’Europa; Quello che sorprende di più però è che questa operazione è “guidata da considerazioni politiche, e non è una iniziativa richiesta dalle forze armate”. Nel 2010 il governo olandese ha concesso licenze di esportazione per € 53 milioni per equipaggiamenti della marina greca. Come ha osservato un collaboratore dell’ex Primo Ministro greco Papandreou: “ Nessuno ci ha mai detto : Comprate le nostre navi da guerra o non vi salveremo. Ma è chiaro il concetto che se compriamo saranno più favorevoli a venirci incontro”.
Una continua spesa militare molto alta ha portato a un boom di utili per l’ industria delle armi e una spinta ancora più aggressiva per tentare di vendere altre armi al- l’estero, ignorando cosa significhi questo per i diritti umani. Le cento aziende più grandi del settore nel 2011 hanno venduto armi per un valore di circa € 318 miliardi, il 51% in più in termini reali rispetto al 2002. Si sono mosse sul mercato anticipando la prevedibile diminuzione della domanda interna, sostituendola con un supporto politico ancora più attivo per riuscire a vendere più armi all’estero. Nei primi mesi del 2013 il presidente francese François Hollande ha visitato gli Emirati Arabi Uniti per spingerli ad acquistare il caccia Rafale. Il Primo Ministro britannico David Cameron ha visitato gli Emirati e l’Arabia Saudita a novembre 2012 per promuovere la vendita di un pacchetto completo di armi. La Spagna spera di vincere un contratto molto controverso in Arabia Saudita per 250 Leopard a due serbatoi, contro la Germania – che produce il serbatoio dei Leopard .
Molti studi mostrano che gli investimenti in campo militare sono il modo meno efficace per creare posti di lavoro, a prescindere dagli altri costi della spesa militare. Secondo uno studio dell’Università del Massachusetts, spendendo per la difesa un miliardo di dollari negli Stati Uniti si crea il minor numero di posti di lavoro, meno della metà di quello che si potrebbe generare se si investisse lo stesso miliardo nell’istruzione o nei trasporti pubblici. In un momento di disperato bisogno di investimenti per creare posti di lavoro, sostenere un programma militare superfluo e dispendioso non è giustificabile perché i soldi spesi non creano tanti posti di lavoro, quanti ne creerebbero in settori quali la sanità e il trasporto pubblico.
Malgrado la chiara evidenza del costo di spese militari troppo alte, i capi militari continuano a diffondere informazioni distorte e assurde dichiarando che una riduzione delle spese per la difesa dell’Unione Europea possa minacciare la sicurezza delle nazioni europee. Il Segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, non ha mai perso una occasione per persuadere i membri dell’alleanza a investire e collaborare di più per la difesa.
Il Gen. Patrick de Rousiers, presidente del Comitato Militare dell’UE, nel corso di un’audizione al Parlamento europeo, ha anche detto che sarebbe in gioco il futuro dell’Europa se non si aumenterà la spesa militare. “Dove andrebbe a finire un’Europa di 500 milioni di abitanti se non avesse una forza credibile per garantire la sua sicurezza?” Ha chiesto retoricamente.
Cancellare i debiti immorali dovuti a contratti di vendita di armi ottenuti pagando tangenti, sarebbe un buon primo passo per cancellare altre al conto della crisi anche tutti quelli che hanno concorso a causarla. Certe misure servirebbero anche a dimostrare che in un momento di crisi, l’Europa è pronta ad investire in un futuro come quello a cui pensano i suoi cittadini e non in quello che vogliono imporre i suoi guerrafondai.
Frank Slijper
Cipro è salva. Dopo un forcing durato tutto il fine settimana e frenetici incontri tra il presidente cipriota e gli emissari della Troika (Commissione europea, Fmi e Bce), i ministri delle finanze della zona euro hanno ratificato il piano di salvataggio. Sbloccati i 10 miliardi di aiuti europei, evitata la bancarotta, le Borse festeggiano, scende lo spread.
Per ricevere i 10 miliardi, Cipro si è impegnata a trovarne altri 7. Questi arriveranno in particolare colpendo i depositi bancari sopra i 100.000 euro presso la Bank of Cyprus, la principale del Paese. I depositi potrebbero essere congelati e trasformati in obbligazioni di Stato. La seconda banca, la Laiki Bank, potrebbe essere chiusa, creando una “bad bank” con i debiti e girando gli attivi alla stessa Bank of Cyprus. Nelle prossime settimane la Troika dovrà stabilire l’entità delle perdite per la Bank of Cyprus e più in generale le misure che dovrà adottare il governo cipriota.
È stato scongiurato il prelievo forzoso sui depositi al di sotto dei 100.000 euro, una misura che avrebbe potuto avere conseguenze deflagranti. Prima di tutto ovviamente per i cittadini ciprioti ma più in generale costituendo un precedente pericoloso con il rischio di un effetto contagio. Di fatto, è bastato accennare a questa possibilità, la scorsa settimana, per scatenare il panico sui mercati europei. Fino a oggi i conti correnti sotto tale soglia erano considerati assolutamente sicuri, in particolare perché in tutta Europa è prevista una garanzia pubblica in caso di fallimento della banca, per depositi inferiori proprio ai 100.000 euro.
La scelta di intervenire unicamente sui depositi di maggiori dimensioni andrà a colpire i cittadini più ricchi e prima ancora gli stranieri, russi in testa, che negli scorsi anni hanno scelto Cipro per depositare all’estero una parte delle proprie ricchezze. Di fatto si potrebbe affermare che con l’accordo raggiunto nella notte Cipro ha deciso di guardare a Bruxelles e non a Mosca.
Tutto bene, quindi? Dipende. Ancora una volta l’Ue la Troika sono riuscite a mettere una toppa all’ultimo momento, evitando così la bancarotta di uno Stato sovrano, con conseguenze imprevedibili. Ma continuare a mettere delle toppe quando sta franando una diga non può portare da nessuna parte. Un piano di aiuti che rappresenta circa lo 0,1% del Pil europeo ha tenuto l’Ue con il fiato sospeso per una settimana.
Una toppa che non aggredisce in nessun modo le cause della crisi. Delle cause legate a un sistema finanziario fuori controllo e cresciuto in maniera ipertrofica. Dal dopoguerra alla fine degli anni ’70, Wall Street ha avuto una dimensione pari a circa il 15% del Pil statunitense. A fine anni ’80 toccava il 35%. Dieci anni dopo il 150%. Nel 2006 la finanza superava il 350% del Pil, e questa gigantesca bolla ha trascinato il mondo nella peggiore recessione degli ultimi decenni. Cifre impressionanti, ma nulla rispetto a cosa avveniva in un’isola che ha fondato sui servizi finanziari la propria ricchezza. Le banche di Cipro hanno attivi pari all’800% del Pil nazionale. Che senso ha una finanza otto volte più grande del sistema economico di cui dovrebbe essere al servizio?
Ma c’è di peggio. La finanza non è unicamente la causa della crisi, è il fine ultimo delle politiche. Nella vicenda cipriota, il problema di fondo riguarda un sistema bancario europeo non solo troppo grande, ma soprattutto troppo intercorrelato per potere fallire. L’elemento scatenante della crisi delle banche cipriote è nell’ammontare di titoli greci nel loro portafogli. Come la crisi greca ha contaminato la finanza cipriota, Cipro avrebbe potuto contaminare altre nazioni, innescando un effetto domino sul fragile sistema bancario europeo.
Ma c’è ancora di peggio. La finanza non è unicamente causa e fine. È anche il giudice che decide se le istituzioni politiche fanno abbastanza per salvarla e compiacerla. Quali sono e potranno essere i sacrifici che dovranno accettare i cittadini ciprioti è del tutto secondario. L’ennesima toppa sembra momentaneamente placare l’ira del Moloch finanziario. Le Borse festeggiano, lo spread cala. Poi esce la notizia che l’Ue potrebbe non rivedere i 10 miliardi di euro di aiuti dati a Bankia, quarto gruppo bancario spagnolo e che ha chiuso il 2012 con una perdita record. Zoellick, ex-presidente della Banca mondiale, segnala che la Francia potrebbe essere “il prossimo malato”. Gira voce che Moody’s potrebbe abbassare il rating italiano. E l’euforia del mattino diventa un nuovo crollo dei mercati nel pomeriggio. Per oggi Cipro è salva, domani chissà. Tutto bene, madama la Marchesa. Avanti così.
Andrea Baranes
Vola lo spread. Apertura in calo per tutte le borse europee. Le notizie che provengono da Cipro generano forte preoccupazione in tutta l’Unione europea. L’isola dovrebbe ricevere 10 miliardi di euro di aiuti. Ma per averli è costretta ad accettare misure durissime. Prima tra tutte un prelievo forzoso su tutti i conti correnti. Non solo per i ciprioti, ma per i moltissimi stranieri, russi in testa, che negli ultimi anni hanno pensato di depositare nella “discreta” Cipro una parte delle loro ricchezze. Ora i mercati scommettono su un peggioramento della situazione, e le turbolenze ricadono sull’insieme dei mercati europei e sull’Italia in particolare.
Fermiamoci un momento. Davvero il problema è Cipro? O è più ampio? Forse, come recita un vecchio proverbio, quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Proviamo allora ad allargare lo sguardo, per analizzare il sistema finanziario che abbiamo davanti.
Un sistema illogico. È stata la finanza a causare la crisi, ora sono i cittadini a rimanere con il cerino in mano e a dovere pagare il conto. Ed è un conto estremamente salato in termini di disoccupazione, precarietà, perdita di diritti acquisiti, aumento delle povertà. Profitti privati finché le cose andavano bene, socializzazione delle perdite quando il giocattolo si rompe. Una follia secondo qualsiasi teoria economica.
Un sistema ingiusto. Migliaia di miliardi versati dai governi europei per salvare le loro banche. A cui si sommano gli oltre 1.000 miliardi di euro prestati dalla Banca centrale europea alle banche private all’1%, un tasso negativo se si tiene conto dell’inflazione. Un gigantesco assegno in bianco, senza nessuna condizione, mentre Cipro, uno Stato sovrano, deve accettare misure pesantissime per riceverne 10. Oltre alla sproporzione della cifra, perché alle banche non è stato imposto nessun vincolo per riceverne centinaia di volte tanti? Magari anche solo utilizzare quella montagna di soldi per finanziare l’economia reale e non per ricominciare a speculare.
Un sistema instabile. Una notizia negativa in un paese ha pesanti ripercussioni sull’insieme delle nazioni europee. La finanza è quindi incapace di assorbire il seppur minimo shock.
Un sistema incontrollabile. I 10 miliardi da versare a Cipro rappresentano lo 0,07% del Pil europeo. Avete letto bene. Meno dello 0,1% della ricchezza prodotta in Europa in un anno è sufficiente per mandare nel pallone l’insieme dei mercati finanziari. Un sistema che risponde così male a una sollecitazione esterna non è solo instabile, è fuori controllo. Il minimo evento rischia di causare una catastrofe.
Un sistema inefficiente. L’efficienza misura la quantità di risorse necessarie per portare a termine un dato compito. La finanza ha oggi una dimensione decine se non centinaia di volte superiore a quella dell’economia reale. Se vogliamo continuare a sostenere che la finanza sia uno strumento al servizio dell’economia e della società e non un fine in se stesso per fare soldi dai soldi, parliamo con ogni probabilità di una delle strutture più inefficienti mai create nella storia dell’umanità.
Un sistema inefficace. Quasi un terzo della popolazione mondiale è completamente esclusa dai servizi bancari e finanziari. Questo vale sempre di più anche per la “ricca” Europa, e in Italia in particolare. Oggi è praticamente impossibile ottenere un mutuo sulla casa, artigiani e piccole imprese sono strozzati dal credit crunch, ovvero dalla mancanza di credito bancario. Non solo in gran parte si è trasformata in un casinò per ricchi, ma la finanza non riesce nemmeno ad assolvere il compito che dovrebbe avere, ovvero l’allocazione dei capitali nell’interesse della società.
Ricapitolando. Illogica, ingiusta, instabile, incontrollabile, inefficiente e inefficace. Questa è la finanza che ci troviamo davanti. Una finanza fuori dal mondo. Sulla luna. Mentre analisti e burocrati europei continuano ossessivamente a guardare il dito. Se non cambiamo approccio, c’è poco da meravigliarsi. Ieri la Grecia, oggi Cipro. Domani?
Andrea Baranes
Che l’epoca in cui viviamo sia un’epoca straordinaria, ormai è chiaro.
Il mondo vive una crisi economica talmente profonda da essere considerata da molti esperti ancora peggiore di quella del 1929 che portò il mondo alla distruzione della Seconda Guerra Mondiale. E le tensioni internazionali odierne, non lasciano certo presagire nulla di buono. Basta dare uno sguardo un po’ meno superficiale alle dinamiche in atto in Medioriente o in Africa, alle rivolte dei paesi maghrebini, alla Nigeria, al Mali. Solo per fare alcuni esempi.
Il mondo è in subbuglio.
E la crisi economica non è che lo specchio di uno sconquasso sociale, politico e militare che rischia di esplodere completamente.
La notizia di oggi, che Papa Benedetto XVI abdica dal Soglio Pontificio, è l’ennesima riprova della gravità di questa crisi profonda che investe il mondo da un capo all’altro. Perché aldilà di qualsiasi considerazione sulla salute del Pontefice (cosa peraltro perfettamente logica, vista l’età), la scelta di abdicare proprio in questo momento e all’inizio di un anno così importante per una svariata serie di ragioni, fa molto pensare.
La cosa che mi lascia sgomento è proprio che in una situazione del genere il Pontefice abbandoni il suo posto di comando nelle gerarchie ecclesiastiche e si faccia da parte, probabilmente per lasciare posto ad una figura politica di più alto spessore. Evidentemente il Vaticano, in questo momento, non può permettersi una “vacatio” così determinante. Questo lascia pensare che la situazione sia davvero complicata.
E analizzando le cose, così, a caldo, di volata, come non pensare alla difficoltà del mondo occidentale di uscire dal pantano economico nel quale è piombato? Come non pensare al fatto che il 2013 vedrà arrivare al pettine molti dei nodi economici legati ai cosiddetti “derivati” e ai “debiti sovrani”? Come non pensare alla situazione africana, dal Mali alla Nigeria, alle tensioni potenti che agitano Siria, Iran, Israele e Palestina?
Come non pensare che di fronte al più grande attacco alle libertà democratiche in occidente dal dopoguerra ad oggi (la crisi economica è anche questo), il Vaticano abbia pensato di “sostituire” un Papa “debole” con uno più forte politicamente e più in salute proprio in vista delle scadenze dinnanzi alle quali il mondo si trova?
E’ una considerazione peregrina?
Dal mio punto di vista, assolutamente no.
Ammettiamo per un attimo che il Papa sia davvero malato e non abbia la forza fisica e mentale per sostenere il peso del pontificato. Per quale motivo dovrebbe dimettersi scegliendo di farsi da parte, proprio quando potrebbe comunque continuare a rivestire la sua “carica” solo formalmente lasciando il potere reale in mano ai suoi collaboratori più stretti, scegliendo in definitiva una “condotta” che è stata comunissima nelle “cose Vaticane” da 600 anni a questa parte?
La possibile risposta a questa domanda, probabilmente nasconde la verità su queste incredibili “dimissioni”.
Infatti, se analizziamo la cosa , sembra davvero strano che un Papa si dimetta in questa maniera. Woytila morì malato e lentamente, per fare l’esempio a noi più vicino nel tempo. Perché Ratzinger non dovrebbe fare altrettanto?
La scelta potrebbe avere eminentemente carattere personale, certo, ma il Vaticano non avrebbe acconsentito a una scelta simile, senza ragioni politiche fondamentali. E tali ragioni politiche, secondo me, vanno ricercate proprio nel fatto che in Vaticano in questo momento hanno assoluta necessità di avere alla propria guida una figura politica di primo piano, capace di inserirsi nella dialettica politica mondiale con quella forza e quel peso necessari di cui c’è assoluto bisogno in una situazione così delicata.
Dinnanzi allo scivolamento della popolazione occidentale (a maggioranza cristiana) nelle difficoltà della crisi che morde diritti acquisiti, benessere e sicurezza sociale, nonché mette in discussione lo stesso impianto democratico dell’occidente, di fronte al possibile e probabilissimo esacerbarsi dello scontro sociale, di fronte agli impegni che anche l’Italia, ma soprattutto l’Europa, dovranno assumersi, anche militarmente, in questo frangente storico, un papa “debole” e “malato” avrebbe pochissimo spazio di intervento e di influenza e questo, il Vaticano, oggi, non può proprio permetterselo. Se consideriamo anche l’arretramento che storicamente la religione cattolica ha subito come presa sociale negli ultimi decenni, ecco che le dimissioni di Benedetto XVI appaiono decisamente sotto un’altra luce.
La mia opinione è che, visti gli sviluppi che ci si attende, sia dal panorama internazionale, sia da quello interno (europeo), il Vaticano abbia urgente necessità di rinsaldare la propria guida e affidarla ad una figura di spessore politico decisamente superiore a quella di Papa Ratzinger.
Per poter comprendere appieno quello che sta avvenendo dovremo certo attendere di conoscer il nome del nuovo Papa (prima di Pasqua, hanno dichiarato vari cardinali, il che fa pensare ancora una volta alla volontà di “tappare” il buco che si è venuto a creare nel più breve tempo possibile). Di certo, ad oggi, assistiamo ad un fatto di una gravità politica senza precedenti e i cui effetti e conseguenze devono ancora essere pienamente valutati e compresi.
Quello che possiamo fare è aspettare e sperare che dietro queste dimissioni non ci sia qualcosa di più grave e preoccupante delle semplici condizioni di salute del Papa, che, non lo scordiamo, aldilà di Ratzinger, rimane una delle figure politiche più importanti del panorama mondiale.
Francesco Salistrari
Rischiavamo di morire democristiani ed, invece, un destino più vile e tremendo ci attende poiché moriremo tutti montiani e democretini, abbandonati da una vecchia ed insana Costituzione certificante la nostra senescenza e inutilità su questo mondo. Quello che si prospetta per l’Italia, tra qualche mese, è un governo di vigliacchi con l’agenda Monti in testa e le mani ancora nelle tasche dello Stato e dei connazionali, in nome della borsa senza vita, dell’UE senza politica, della BCE guidata da un saprofita che però tutti applaudono perché hanno dimenticato le parole del defunto Cossiga. Peraltro, far giocare i Mari (Draghi e Monti) uno contro l’altro non diluisce i nostri cavoli amari, semmai li aggrava dietro questo trucco delle parti e dei partiti. Come prima, più di prima lo attueranno perché non sanno quel che fanno e se lo sanno sono convinti che non la sconteranno.
Monti ormai non è più un uomo ma un totem, un principio da seguire, un indirizzo da praticare, una strada dalla quale non si può tornare indietro perché senza credibilità internazionale i mercati ci affosseranno, mentre muniti di questa vidimazione estera ci stanno ugualmente inumando. Se il cristianesimo chiedeva un voto di povertà ai ricchi per entrare nel regno del Signore, il montisianesimo lo chiede agli indigenti affinché i benestanti possano diventare sempre più Signori ed entrare nel regno dei Padroni mondiali, anche se dal retro. Come diceva Petrolini, bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti. Ed è quello che va accadendo.
Lo sanno bene pensionati, lavoratori dipendenti ed autonomi, piccoli e medi imprenditori, inoccupati, disoccupati, scoraggiati e disillusi. Ma il fatto che nessuno pianga perché non ci sono più gli occhi per farlo viene scambiato dalla nostra classe (non) dirigente come il gesto di responsabilità di una collettività che ha capito di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, tuttavia non si evince come sia potuto accadere con i salari fermi da vent’anni, l’inflazione che si mangia gli stipendi e le pensioni, le tasse che iugulano tutta la popolazione e i servizi pubblici peggiorati in ogni settore. Se qualcuno ha speso troppo occorre guardare altrove e come diceva mia nonna chi pontifica per primo è il vero colpevole che poi sarebbe una variante popolaresca della massima di Brecht “chi parla del nemico è lui stesso il nemico”.
Lorsignori ci stanno torchiando, tormentando, tartassando, perché devono farsi accettare dal “global countries club” per darsi un tono ed una rispettabilità che non hanno ed il popolo deve continuare a versare le quote di permanenza con tutto quello che gli resta, che oramai non è molto.
Dovunque il Professore vada a finire, dietro ad una cattedra o al Quirinale, tra le mummie a vita del Senato o ancora alla guida di un Esecutivo di larghe pretese e poca resa, resterà il suo programma a riprogrammare i partiti senza identità i quali hanno sostituito le idee e i valori della loro tradizione politica con un mantra della post-modernità e della globalizzazione che ci sta facendo passare le torture americane, tedesche, francesi e via continuando.
Chiunque passa da qui arraffa e ci fa la morale col consenso di un ceto politico che per sopravvivere all’interno ha bisogno di un riconoscimento esterno non potendo più ottenerlo, dopo anni di promesse mancate e palesi menzogne, dagli elettori. Questo succede quando sovrano non è il politico ma il politicante che svende anche le mutande della nazione. Ad ogni modo, questa volta, ci auguriamo che il disegno giunga a compimento, che lo sfacelo copra la Penisola da nord a sud, senza alcun intoppo affinché lo strazio sia breve ma risolutivo.
Se non verranno altri nani con le ballerine a complicare lo scenario, questo potere in decadenza si troverà a far festa il giorno stesso del suo funerale e la sua danza macabra sarà l’ultimo giro di pista dei morti viventi su questa terra vituperata ma ancora viva. Poiché alla Storia abbiamo già dato la tragedia della I Repubblica e la farsa della II adesso finalmente da essa ci aspettiamo un po’ di giustizia anche se questa dovrà passare da un doloroso giustiziamento generale.
Gianni Petrosillo
Per prima cosa dovrebbero spiegare cosa intendono per “stabilità”. “Stabile” è qualcosa di posizionato definitivamente, di inamovibile. Quindi, in perfetto equilibrio. Per procurare tale equilibrio, segano le gambe ai cittadini, come sempre. Oltre a ridurre ancora le spese della sanità. Sanità. Chi si ammala seriamente, vada a morire dove vuole, fuorché in ospedale! E non si azzardi nessuno ad avanzare ridicole pretese di cure. Le analisi cliniche sono bandite. Resta però l’analisi dei riflessi (quella con il martelletto sbattuto sul ginocchio). Chi ha soldi, si faccia curare in privato come si conviene. Chi non ce li ha, schiatti….
Risparmio energetico. Si vara l’operazione “Cieli scuri”. Viene messa al bando l’illuminazione pubblica stradale. Sostituita da qualche rara torcia vivente. Oltretutto, il buio, concilia il sonno. Così i pensionati potranno andare subito, dopo il tramonto, a dormire senza dover mangiare, ricavandone un risparmio notevole. Insomma, una sorta di coprifuoco di nuova generazione.
Produttività. Come al solito, la produttività è affidata al caso e alla divina provvidenza. Ma state tranquilli, non è vero che sono solo tagli indiscriminati. Infatti, si spenderà pure. E anche parecchio. Come, tanto per fare un esempio a caso, la TAV! Un buco senza il quale il PD sarebbe rovinato. Ah, no! Un banale lapsus. Non il PD, ma l’Italia tutta. Quale è il cittadino che riuscirebbe ormai a fare a meno della TAV? Nessuno! Chiunque la vorrebbe. Tanto per fare il solito esempio a caso: Bersani. Ovviamente la TAV non è l’unica grande spesa a carico degli italiani, infatti ci sono anche gli F35, giocattoli personali di Di Paola. Chiamati così, poiché sono l’acronimo di: “Fanculo 35 volte”! Ma ci sarà anche la forte emozione del “Mose”. No, non quello delle tavole con i dieci comandamenti, ma quello di una tavola sola che trasformerà la laguna di Venezia, in una grande e paranoica palude.
Tobin tax. La tobin tax sarà sostituita dalla Tobin taxi. Chiunque chiamerà un taxi, verrà segnalato alla guardia di finanza, assieme al tassista, come grandi evasori. Così i tassisti impareranno a scioperare!
Nell’insieme, Monti si dichiara soddisfatto … che la stragrande maggioranza dei cittadini ancora non abbia capito un c … zzo! Concludendo così la sua presentazione della nuova legge: “Abbiamo ottime speranze, per il 2013, di non dover più spendere soldi neanche per la vasellina!”
Marinella Andrizzi Sinibaldi
Mario Monti ed i ministri golpisti che lo contornano stanno andando sempre più in confusione. Se applicare le direttive impartite dalla BCE, in un paese traumatizzato dalla crisi economica, con i cittadini in stato di semi incoscienza, ipnotizzati dalla TV e privi di ogni capacità di reazione é stato fin troppo facile, molto meno lo é tentare di dare alle proprie azioni un senso che prescinda dallo status di “sacrifici” imposti dall’alto.
Im questi ultimi mesi stiamo assistendo ad una vera e propria valanga di proposte, disegni di legge e riforme di tutto quanto possa essere riformabile, che spesso oltrepassano i limiti dell’assurdo, qualificandosi come pezze ben peggiori dei buchi cui fingerebbero di porre rimedio.
Mentre il Pil del paese continua la sua corsa verso il basso, costringendo i prestigiatori economici a rivedere regolarmente le proprie stime ottimistiche ed a rimandare nel tempo quella ripresa che ormai alligna solamente nella fantasia di qualche decerebrato ancora traviato da siffatti illusionisti, Mario Monti non trova di meglio che imputare la devastazione del mondo del lavoro allo statuto dei lavoratori stessi….
L’Italia non é più in grado di offrire ai suoi “figli” un’occupazione che consenta loro di sopravvivere, i salari di chi ancora è occupato sono ridicoli e perdono potere d’acquisto alla stesso ritmo con il quale il Titanic imbarcava acqua prima di affondare, le prospettive sono assai peggiori di quanto non lo sia il presente, dal momento che lacrima Fornero ha creato i presupposti per una campagna di licenziamenti quale il paese non ha mai conosciuto e la causa dell’intero dramma, creato attraverso decenni di globalizzazione, andrebbe ricercata fra le pieghe dello statuto dei lavoratori. Un pò come se si tentasse di giustificare il crollo strutturale di un palazzo, addebitandone le cause al regolamento condominiale.
Ma torniamo all’operato dei ministri e funzionari vari. Il ministro Profumo, totalmente indifferente allo stato di degrado in cui versano i fatiscenti edifici scolastici, proprio questa notte a Cordenons, in Friuli, il tetto di una scuola elentare é crollato e se l’orario fosse stato differente i giornali oggi documenterebbero una drammatica strage di bambini, sembra deciso a stanziare 32 milioni di euro per dotare di un tablet gli insegnanti di Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Non dateci un tetto ma un’ipad potrebbe essere il titolo di quella che somiglia ad una barzelletta, ma purtroppo é la cruda realtà.
Il ministro Passera, amico per la pelle dei cementificatori di di ogni razza e colore ai quali ha promesso di devolvere 50 miliardi di euro estorti al contribuente si appresta ad espropriare definitivamente i tetti delle nostre case, per installarci coattivamente le cancerogene antenne delle compagnie telefoniche e pure le strade dei nostri paesi che verranno sventrate a ripetizione per installare cavi e cavetti di ogni genere. Poco importa il fatto che saranno unicamente i cittadini a pagare il conto, all’interno dei reparti di oncologia o perennemente in coda dentro la propria lamiera gommata, per andare a mendicare quel che resta di un lavoro. Ciò che conta é unicamente compiacere i poteri forti e radere al suolo ogni impedimento al loro volere.
Befera, la sanguisuga di Equitalia, che ministro ancora non é ma si vocifera potrebbe diventarlo in futuro fra le fila del PD, si appresta a chiudere il cerchio del controllo globale del portafoglio di tutti i cittadini, o meglio di quel poco che ancora vi resta racchiuso. Il nuovo redditometro che verrà varato ad Ottobre, contando sull’importazione dei dati del vostro c/c presso il ministero delle entrate e sul fatto che chiunque ad avere un c/c é ormai stato obbligato, andrà a sindacare riguardo ad ogni vostra attività, presumendo che questa vi qualifichi come un limone dove c’é ancora qualcosa da spremere. Andate in palestra? Possedete un cane? Fate donazioni a qualche onlus? Mandate vostro figlio all’asilo? Avete un cellulare? Portate il vostro gatto dal veterinario?
Allora significa che siete ricchi e potenzialmente criminali evasori fiscali, alla stessa stregua di coloro che quotidianamente per non evadere il fisco si vedono costretti a suicidarsi.
Insomma non si può certo imputare alla banda Monti un deficit di fantasia, anche tenuto conto del fatto che con le ventilate tasse sugli animali domestici e sulle bibite gassate si sono raggiunti apici di liricità praticamente inarrivabili.
Il vero problema é costuito dal fatto che non sempre la fantasia di una mente malata può essere coniugata con la sopravvivenza della specie. Non credo esistano dubbi nel merito della paternità delle menti malate, nel caso invece esistessero riguardo alla specie in via di estinzione, sappiate che si tratta semplicemente del cittadino che ancora aspirava a vivere qualche scampolo della propria esistenza, senza un codice a barre dipinto sulla schiena e la voce di un banchiere pronta a gracchiare: che fai? Dove vai? Fammi vedere se hai qualcosa nel materasso, altrimenti non esci!
Marco Cedolin
Cancellare – rilanciando la campagna “Taglia le ali alle armi!” – il programma di acquisizione di novanta cacciabombardieri F35 (risparmio: 8 miliardi di euro), ridurre di un terzo (cioè quasi sessantamila unità) gli organici delle Forze Armate (risparmio: poco meno di tre miliardi di euro), ritirare le truppe dall’Afganistan (risparmio: oltre 600 milioni di euro), ridurre gli altri programmi di sistemi d’arma (fregate Fremm, fregate “Orizzonte”, sommergibili U-212…, risparmio: 600 milioni di euro), fermare l’approvazione della legge delega sul riordino della Difesa (che ci costerà nei prossimi anni oltre 120 miliardi di euro): queste alcune delle proposte che Sbilanciamoci! proporrà il prossimo autunno durante la discussione della legge di stabilità e del bilancio dello Stato. Una parte di questi soldi dovrebbero essere destinati al servizio civile (200 milioni di euro), alla cooperazione allo sviluppo (400 milioni) e alla riconversione dell’industria bellica (150 milioni), il resto a fronteggiare la crisi con provvedimenti di sostegno al reddito e di protezione sociale.
Cooperazione allo sviluppo
All’inizio di ottobre si terranno a Milano, promossi dal Governo italiano, gli Stati generali della cooperazione allo sviluppo. Contro la commistione tra intervento militare e aiuto umanitario e contro la dipendenza della cooperazione dagli interessi delle imprese e del commercio con l’estero, Sbilanciamoci! propone di sganciare la cooperazione allo sviluppo dal Ministero degli Affari Esteri e di legare il finanziamento di quest’ultima alla riduzione delle spese militari. Tra le altre proposte: cancellare i debiti illegittimi contratti nei confronti dell’Italia da parte dei paesi del Sud del mondo, introdurre la tassazione delle rendite finanziarie per sostenere la lotta alla povertà, riportare i fondi della cooperazione allo sviluppo ai livelli del 2008. Per gli Stati generali di ottobre è in programma, sempre a Milano, una manifestazione contro l’“eutanasia” della cooperazione e un nuovo libro bianco sulle politiche pubbliche del governo.
Ambiente
Contro e in alternativa al programma delle grandi opere – che solo per quest’anno prevede investimenti per un miliardo e mezzo di euro – Sbilanciamoci! propone di varare un piano straordinario di “piccole opere”: la messa in sicurezza di diecimila scuole che non rispettano le normative antincendio e antisismiche e la legge 626; il riassetto idrogeologico del territorio; il miglioramento della rete idrica, che solo nel Mezzogiorno perde il 50% dell’acqua trasportata; la dotazione di almeno mille nuovi treni per i pendolari; un piano straordinario di mobilità sostenibile e di trasporto pubblico locale nelle grandi città; un programma di riqualificazione delle periferie delle aree metropolitane; la dotazione per tutti gli edifici pubblici di pannelli fotovoltaici e di sistemi di efficientamento energetico. Si tratta, nel complesso, di un miliardo di spesa che porterebbe, del resto, risparmi enormi rispetto alla gestione del territorio e almeno cinquantamila posti di lavoro in più.
Europa
Per cambiare l’Italia, bisogna assumere l’Europa come terreno di confronto e di conflitto. Questa l’iniziativa presa da Sbilanciamoci! con i Forum per un’“altra Europa”, tenutisi il 28 giugno a Bruxelles e il 9 luglio scorsi a Roma. Tra le proposte della campagna: trasformare la Banca centrale europea in prestatore di ultima istanza, introdurre gli eurobond, istituire un’agenzia pubblica di rating, varare la Tobin tax contro la speculazione finanziaria, mettere il Bilancio europeo a garanzia dei debiti sovrani dei paesi membri, democratizzare le istituzioni europee, rilanciare un piano di investimenti per lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale su scala europea. Una mobilitazione che continua con il Forum di Firenze (7-11 novembre prossimi), in occasione del decennale della prima edizione del Forum Sociale Europeo, e con le altre iniziative su base continentale.
Giovani, saperi, lavoro
Difendere il diritto allo studio, rilanciare gli investimenti in innovazione e ricerca, combattere la precarietà. Sbilanciamoci! propone di tagliare i finanziamenti alle scuole private (700 milioni di euro), destinando tali fondi alla copertura finanziaria delle borse di studio (per raggiungere gli stessi livelli di Francia e Germania), e di varare un vero e proprio “welfare della conoscenza” che metta i giovani nelle condizioni di studiare e lavorare. Per questo – attraverso uno specifico “piano giovani” che rovesci lo schema della riforma Fornero – sono necessari l’introduzione del reddito di cittadinanza, il varo di un sistema di ammortizzatori sociali che benefici anche i collaboratori a progetto, il sostegno all’occupazione giovanile tramite crediti di imposta e aiuti all’autoimprenditorialità, maggiori investimenti per l’offerta e l’obbligo formativo, l’edilizia e l’autonomia scolastiche.
Welfare, diritti, lavoro
Contro il massacro del welfare e del lavoro avvenuto negli ultimi anni, Sbilanciamoci! propone interventi massicci a difesa dei redditi, dei posti di lavoro, dei servizi e dei diritti sociali. Reddito di cittadinanza, salvaguardia delle pensioni più basse, recupero del fiscal drag sono gli interventi più urgenti. E, accanto ad essi, il rifinanziamento di tutti i fondi sociali nazionali (in particolare, il fondo per la non autosufficienza, il fondo nazionale per i giovani e per l’infanzia e il fondo per le politiche sociali), il blocco della riduzione dei trasferimenti agli enti locali e al sistema sanitario nazionale: dieci miliardi di spesa che potrebbero essere in buona parte coperti con l’introduzione di una tassa patrimoniale del 5×1000 (da accentuare progressivamente) sui patrimoni superiori al milione di euro e con una tassazione delle rendite al 23% (si veda il box sulle politiche fiscali).
Politiche fiscali
Tassa patrimoniale permanente del 5×1000 (con un aumento progressivo) sui patrimoni al di sopra del milione di euro, tassazione delle rendite al 23%, tassazione dei redditi oltre i 200mila euro al 50%, tasse di scopo del 5% sul commercio delle armi, il porto d’armi, i diritti televisivi legati allo sport e allo spettacolo, la pubblicità: queste alcune delle proposte di Sbilanciamoci! che permetterebbero al paese di incassare almeno venti miliardi di euro l’anno. Una poltiica di giustizia fiscale alla quale deve peraltro accompagnarsi un’iniziativa costante di lotta all’evasione fiscale. Sbilanciamoci! propone a tal fine di portare la tracciabilità a 500 euro (soglia massima per l’uso del contante), il ripristino dell’elenco “clienti-fornitori”, il varo della legge anti-corruzione e la ricostituzione di un Alto Commissariato per la lotta alla corruzione e alla criminalità economica.
Oltre il PIL
Legge sulla contabilità ambientale, introduzione dei bilanci di genere, inclusione degli indicatori di benessere nelle leggi di spesa pubblica: queste le richieste della campagna Sbilanciamoci! – che si protraggono ormai da dieci anni – al Governo e al Parlamento. L’obiettivo: andare oltre il PIL (soprattutto in una crisi come quella che stiamo attraversando) come unico indicatore macroeconomico e affermare un approccio multidimensionale della misurazione del benessere sociale e ambientale. Un’impostazione che Sbilanciamoci! ha praticato concretamente, a partire dal 2003, con gli studi del QUARS (Qualità Regionale dello Sviluppo) che misurano la qualità della vita nelle regioni italiane e attraverso focus su alcune realtà locali come le Province di Roma, Trento, Ascoli Piceno, la Regione Lazio, i comuni di Arezzo e Cascina. Si tratta di richieste che ad oggi hanno trovato ascolto nella comunità scientifica con la decisione dell’Istat e del Cnel di dare vita al progetto Benessere Equo e Sostenibile (BES), che prevede l’impiego di una serie di indicatori sociali e ambientali che monitorano il benessere in Italia. Ora spetta alla politica.
Breve post oggi perchè non voglio deprimervi troppo. D’altronde questi numeri confermano solamente ciò che tutti vedete intorno a voi quotidianamente. Quella vita reale che chi ci governa non sa neanche cosa sia.
La produzione industriale è caduta in nove mesi di 3,7 punti e si è allargata di due punti anche qui la distanza rispetto alla media dell’eurozona.
Il Pil italiano un anno fa era 0,3 punti sotto la media europea, ora è distante 2,1 punti (la distanza dagli altri è quindi aumentata sette volte).
Il debito pubblico è al 123,3% del Pil e un anno prima era sotto il 120%. L’inflazione è al 3,6% e un anno prima era al 2,1%.
La disoccupazione secondo i dati Eurostat era a giugno al 10,8% contro l’8,1% dell’anno prima. Ieri l’Istat ha fornito il dato di luglio: 10,7% con quella giovanile al 35,3%.
Sono i numeri di un terremoto, di un completo fallimento politico ed economico. ..e ci raccontano che siamo fuori dal tunnel..che sono stati bravi..BRAVISSIMI
Che altro dire: Monti….. basta la parola













