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Il Governo ci chiede di segnalare gli sprechi di denaro pubblico. Fallo anche tu! Digli di tagliare le spese militari, di cancellare gli F-35 e i privilegi di cui godono gli alti gradi delle forze armate.
Nonostante siano passati vent’anni dalla fine della guerra fredda l’Italia continua a sprecare ogni anno migliaia di milioni di euro per mantenere in piedi un apparato militare mastodontico, inutile e inutilizzabile, che nulla ha a che fare con il bisogno di sicurezza degli italiani.
Questo è il più grande spreco di risorse pubbliche che il nostro Paese deve cancellare!
Le risorse risparmiate devono essere impiegate per dare un lavoro a chi non ce l’ha o lo sta perdendo, per chi è in difficoltà e sta pagando il prezzo più alto della crisi, per estirpare la povertà e riaprire un futuro nuovo per il nostro Paese.
Per dire al Governo di cancellare questo spreco clicca sul link sottostante:
http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm
Inondiamo il sito del Governo con questa denuncia!
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4 miliardi per me posson bastare, 4 miliardi per me devo recuperare, superpensioni da decurtare e privilegi vari da abolire, 4 miliardi per me posson bastare. Vorrei sapere chi ha detto che non vivo più grazie a te. Saggio, quello è proprio saggio perchè, forse lo sa che tu mi hai messo l’IMU in un giorno, l’IVA alla sera, quindi quel saggio ha detto una cosa vera. 4 miliardi per me….
Non hanno neanche più il coraggio di chiamare i tagli con il loro nome, adesso li chiamano spending review. Una parola inglese per fotterci all’italiana. I tecnici hanno dovuto chiamare persino un super tecnico per riuscire a fregarci meglio. Ieri sera da Santoro un altro esperto ha definito tutto questo: tagli sulla carne viva. Carne viva di chi? Forse di quelli che ci hanno portato al fallimento socio-economico e culturale in cui siamo precipitati? Le banche, le assicurazioni, i partiti, i grandi imprenditori con i soldi pubblici, gli scudati fiscali? Difficile crederlo.
La cosa più probabile è che andranno avanti sulla strada che hanno intrapreso sin dall’inizio. Andranno a tagliare la carne del popolo, di quelli che hanno sempre lavorato onestamente. Quelli che hanno poco e, proprio per questo, è più facile toglierlo. Dopo l’IMU, dopo le accise sulla benzina, l’aumento dell’IVA e tutto il resto andranno alla ricerca di ciò che ancora è in possesso dei cittadini. Sino ad ora sono andati sul grosso: casa, trasporti, consumi. Adesso è arrivato il momento di andare nel dettaglio, di racimolare gli spiccioli, più difficli da rintracciare e prelevare. Per questo hanno chiamato il supertecnico, perchè c’è da fare un lavoro certosino, c’è da andare a contare i peli nel culo della massa.
Preparatevi. Io personalmente mi aspetto il peggio. Non solo tagli ai consumi della pubblica amministrazione, che comunque sarà reddito in meno a disposizione di chi fornisce prodotti e servizi, ma arriveranno anche alla diminuzione dei dipendenti pubblici. I licenziamenti nel pubblico impiego si avvicinano sempre più e se non saranno licenziamenti saranno diminuzioni di stipendio. Tutti gli stipendi pubblici hanno una parte fissa ed una parte variabile, indennità e incentivi vari. Questi saranno soggetto della spending review. Cosa succederà quando milioni di persone avranno centinaia di euro in meno ogni mese, magari gente che ha mutui? Non siamo solo a rischio default, siamo a rischio insurrezione. Stiamo camminando su un filo molto teso, basta un niente che si spezzi.
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Nella strafottenza politica che governa il BelPaese, l’ennesima tuonata di culo del preside Monti: «La crisi ha anche un costo umano e, in Grecia, i gravissimi errori commessi nella gestione della politica economica hanno portato oltre 1.700 persone a togliersi la vita per la disperazione».
Lo ha detto il becchino Mario Monti spiegando che il suo governo – ricordiamolo, quello che ha tagliato le pensioni di anzianità, che ha avallato i licenziamenti per motivi economici sotterrando i diritti di migliaia di lavoratori, che ha riesumato l’IMU (ex Ici) facendola pagare alle Case di riposo e non alle Fondazioni bancarie, che eleverà il carico fiscale dell’Iva al 23%, che ha contribuito senza vergogna a foraggiare le banche ripristinando le commissioni a carico dei correntisti, che ha aumentato le accise sulla benzina che presto toccherà i 2 euro a litro, che farà pagare i ticket sanitari per gli esami diagnostici ai disoccupati e ai familiari a carico di chi guadagna meno di 8.263 (l’ex esponente della Banca Mondiale, Elsa Fornero ha parlato di refuso assicurando che «ci sarà una proposta emendamentiva da presentare durante l’iter parlamentare del ddl di riforma del mercato del lavoro» per eliminare l’errore) e che non ha ancora scucito un solo centesimo dalle dorate tasche della partitocrazia ladrona – pur nelle difficoltà, lavora per evitare che l’Italia cada nello stesso baratro.
In Grecia, aggiunge Monti, sono stati compiuti nella gestione dei conti pubblici «gravissimi errori, molto più che in Italia» e ad oggi si stimano «1.725 suicidi».
Per la cronaca nel 2010 il tasso di suicidi in Grecia è aumentato del 18%, nel 2011 ad Atene del 25%. Ma questa frase sconcertante è stata l’ultima ad essere pronunciata dal carnefice Monti, portato alla glorificazione dai servili media mainstream e dalla politica cialtrona, nel disinteresse degli onorevoli ladroni e della corruzione che dilaga ogni giorno senza che nuovi scandali e nuove ruberie non vadano ad allungare l’interminabile catena di inchieste giudiziarie che coinvolgono oramai l’intero sistema istituzionale, politico e amministrativo, che al suicidio dall’esasperarsi della crisi sociale, risponde con la pelosa indignazione di chi ha la pancia piena e il culo ben piazzato su comode poltrone.
In Italia, il suicidio, inteso come pratica di eutanasia, è divenuto pratica dello Stato con il benestare del governo della macelleria sociale e dei loro onorevoli aguzzini che lo sostengono. Sarà forse un caso che i beccamorti del Fondo Mortuario Internazionale si siano rivoltati perchè i cittadini si ostinano a vivere troppo a lungo e ciò è un pesante fardello per le casse dello Stato? Le casse da morto, sempre per la cronaca.
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L’Italia è praticamente una colonia commissariata, il popolo, privo ormai di ogni minima libertà decisionale è continuamente schiavizzato per mandare avanti un sistema che nessuno al potere ha intenzione di mettere in discussione. Gli italiani si sa, hanno la memoria corta. Ce lo insegna la storia, lo leggiamo nel vissuto quotidiano. Solo qualche mese fa un governo legittimamente eletto, è stato praticamente esautorato da una evidente speculazione sui titoli del nostro debito pubblico.
Ma da dove viene questo debito? Facile è scritto ovunque, quando lo stato chiude l’anno con un bilancio in deficit perché le uscite hanno superato le entrate, per ripianare il bilancio e per mantenere i propri impegni (apparato statale e stato sociale) di fatto compra moneta, denaro, emettendo in cambio titoli di stato.
Una famiglia può vivere con un reddito uguale e costante, anche al netto dell’inflazione, ma non se ha un mutuo a tasso variabile e il tasso di interesse cresce, allora dovrà reperire i soldi per pagare questa differenza: voi consigliereste a questa famiglia di contrarre un altro debito, magari alle stesse condizioni del precedente, per pagare appunto il debito di cui non riesce a saldare le rate?
A prescindere da come la si possa pensare su una famiglia sventurata, o comunità, lo stato, paga così il suo debito, da sempre! CONTRAENDO ALTRI DEBITI!
In termini tecnici, l’idea di pagare debito con altro debito, si chiama “schema Ponzi”, da nome di un finanziere che l’aveva messa in pratica negli anni ’30 del novecento; ma è una pratica vecchia come il mondo, tanto che in Italia ha anche un santo protettore; si chiama Catena di Sant’Antonio!
In realtà tutta la bolla finanziaria che ci sovrasta non è che un immane schema Ponzi. E anche i debiti degli stati lo sono. Il vero problema è sgonfiare questa bolla in modo drastico, prima che esploda tra le mani degli apprendisti stregoni dei governi che ne hanno permesso la creazione.
Di fronte a questo meccanismo perverso poco contano le mille manovre che si susseguono, i tagli alla scuola, all’università, allo stato sociale, alle pensioni. Le (s)vendite di patrimonio pubblico immobiliare, di aziende strategiche, addirittura anche l’oro stanno svendendo a nostra insaputa!
Pochi miliardi di euro per mettere qualche pezza, non risolvendo l’indebitamento ma mandando in pezzi lo stato sociale e risorse decisive per il futuro. E comunque rimanendo sempre esposti al rischio di una speculazione che faccia schizzare il rendimento e l’indebitamento.
Il debito continuerà a crescere, e non è affatto escluso che una nuova speculazione sui titoli, con una esposizione così ampia, porti vicino o al fallimento come è già successo per la Grecia. Perché il debito è chiaro, lo contrae lo stato, ma lo pagano come sempre i cittadini, con il lavoro, con le tasse che versano costantemente.
Mentre l’Italia vive una sorta di trancè acritica, in cui ogni nuova imposta è accettata come necessaria, ogni nuovo provvedimento generalmente accolto perché finalizzato alla magica crescita, i cittadini sognano che in Parlamento, teoricamente il luogo della Sovranità popolare, qualcuno si svegli, abbia un moto di orgoglio. …Se aspettate loro, siete fregati!
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Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa): “Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici. Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire ‘scelta’ o ‘punto di svolta’, ora sta a significare: ‘Guidatore dacci dentro!’ Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale”.
Come non vedere che è proprio così? Creare una emergenza , provocare un pericolo catastrofico (il default, la disoccupazione, la Grecia) per annullare i diritti, ribadire il dominio della ragione economica dell’impresa e intensificare le forme di sfruttamento, concentrare il potere economico-finanziario. Del resto sono le stesse persone che prima hanno creato la crisi dai loro posti di comando nelle istituzioni bancarie private che ora sono chiamate a “mettere in ordine” nei conti pubblici. Il loro vero obiettivo: impadronirsi anche delle casse degli stati, dei flussi fiscali, dei beni demaniali.
Quando il mondo è sovrastato da una montagna di debiti pericolanti, coloro che manovrano il denaro diventano sempre più potenti e temuti. I tecnocrati alla guida del sistema finanziario possono giocare a piacimento, con qualche telefonata tra amici, sugli spread, sui tassi di interesse, sulle valute… mettendo con le spalle al muro prima l’uno, poi l’altro governo. L’obiettivo è garantire comunque che i rendimenti dei capitali siano pagati a sufficienza. Tutto il resto – i livelli di occupazione e dei salari, il funzionamento dei servizi pubblici e alle persone, l’istruzione e la sanità – non interessa nulla. I possessori dei titoli del debito sono la nuova classe padrona…
Ancora Illich: “La crisi come necessità di accelerare non solo mette più potenza a disposizione del conducente, e fa stringere ancora di più la cintura di sicurezza dei passeggeri; ma giustifica anche la rapina dello spazio, del tempo e delle risorse”.
La “crescita” è il nuovo falso mito. Tutti sanno in cuor loro che non ci potrà più essere (almeno in questa parte del mondo e nelle misure promesse) ma funziona come fattore sociale disciplinante: se non lavori di più a più buon mercato e con meno tutele sei nemico dell’“interesse generale”. La “crescita” è il nuovo patriottismo che dovrebbe mobilitare le masse nella guerra competitiva tra le diverse aree economiche del pianeta globalizzato dal capitale finanziario. Loro (gli “investitori”, i possessori dei titoli di credito) possono muoversi e fare business dove meglio credono, mentre i lavoratori territorializzati sono messi in competizione tra loro. Lo chiamano “multipolarismo”, si legge “aree speciali di sviluppo”, accordi di libero scambio, patti interbancari, ecc.
La “crescita” è la nuova falsa religione. Il nuovo nome della vecchia ideologia egemone del produttivismo e dello sviluppiamo. Non importa sapere cosa dovrebbe crescere, quali produzioni per rispondere a quali bisogni umani. L’importante è costringere, attraverso il ricatto del licenziamento selvaggio, la gente a lavorare a qualsiasi condizione.
“Così intesa la crisi torna sempre a vantaggio degli amministratori e dei commissari (…) una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo”, ma Illich scriveva anche: “’Crisi’ può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa”.
Paolo Cacciari
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A molti è chiara la situazione in cui ci troviamo, ad altri un po’ meno, altri ancora non sanno nemmeno cosa sta succedendo. In ogni caso l’oligarchia mondiale dei poteri forti ha dichiarato guerra alla dignità umana.
Intendiamoci: per chi sa leggere i fatti nel momento in cui accadono niente di realmente nuovo sotto il sole; per tutti gli altri non rimane che aspettare venti o trenta anni per sapere, forse, qualcosa a cui daranno il nome di “verità”, come avvenuto per Ustica, solo per citare il caso più conosciuto.
Del resto ci sono quelli che aspettano che il presente diventi storia, mentre altri prevedono il futuro leggendo il presente. Nella società dell’”homo videns” per tanti, purtroppo, è vero solo ciò che appare. Ma i fatti sono ormai noti e non c’è più bisogno di ulteriori prove, la dichiarazione di guerra è palese: “Noi siamo il potere e voi siete schiavi; e siete pure troppi”.
Il potere si è apertamente rivelato nella sua più totale sfacciataggine e non mostra nessuna vergogna, anzi ostenta “naturalezza” ed innocenza (della serie: “il mondo è cosi che deve andare”). Il velo del tempo si è ormai squarciato, i vari pilato si sono lavati le mani ed il popolo spogliato di ogni umanità, logica, dignità e coraggio rimane li a guardare sperando solo che il lupo non sia troppo cattivo.
Anni e anni di lavaggio mentale hanno reso il popolo zombi al punto giusto. La soverchia di questo potere è mostruosa ed ogni giorno diventa sempre più ostentata ed ingombrante. E’ come una sorta di incantesimo: più reprimono il popolo, più il popolo sembra accettare l’arcano. Ma sotto la cenere dell’apatia e della rassegnazione, molti gruppi di persone si stanno rianimando e cominciano finalmente a farsi delle domande; ed è molto pericoloso per il potere quando alcuni, riappropriandosi delle proprie facoltà mentali e della propria identità e dignità, cominciano a porsi delle domande.
Dobbiamo accettare questo tipo di società tecnotronica e tecnocratica gestita dall’anarchia bancaria?
Dobbiamo accettare questo tipo di economia togliendoci la possibilità di immaginarne una diversa?
Dobbiamo accettare la storia cosi come ce l’hanno raccontata senza nemmeno porci delle domande e con il rischio di subire pure un processo se mettiamo in discussione le “verità” ufficiali?
Dobbiamo accettare questo tipo di politica senza poter cambiare una virgola?
Dobbiamo accettare una turbo-economia che rincorre un PIL distruttivo che erode posti di lavoro, produce discariche e svilisce la natura umana togliendo tempo prezioso alla vita?
Dobbiamo accettare “passeggiate” di aerei bianchi che irrorano sostanze non meglio identificate su cui nessuno vuole rispondere?
Dobbiamo accertare che la NATO entri a casa nostra senza neanche bussare?
Dobbiamo accettare cibi OGM avvelenati rischiando addirittura di essere arrestati se non compriamo le sementi con il brevetto delle multinazionali?
Dobbiamo curarci malattie inesistenti con le pillola che ci impone l’impero delle multinazionali farmaceutiche?
Dobbiamo vaccinarci con i vaccini esavalenti, con tutto il codazzo dei richiami, quando le statistiche ci dicono che è meglio forse non vaccinarci?
Dobbiamo curarci i cancri solo con la chemio perché loro “sanno quel che fanno”?
Dobbiamo sorbirci la produzione di film e telefilm che ci propinano idiozie e l’unico richiamo fisso è al “giorno della memoria” come se a morire sono stati solo loro e tutti gli altri eccidi di gran lunga superiori non debbano essere ricordati?
Dobbiamo subirci il loro petrolio e lo dobbiamo comprare con i loro dollari e al prezzo che loro impongono?
Dobbiamo tenerci le basi militari senza che ci venga chiesto nemmeno il consenso?
Dobbiamo andare a bombardare paesi amici per loro conto violando la nostra stessa costituzione?
Dobbiamo fare tagli su tutto ma poi spendere cifre assurde per armarci fino ai denti?
Dobbiamo accettare di svendere il nostro patrimonio per due soldi per pagare un debito illegittimo?
Dobbiamo fare tagli alla sanità, alle pensioni, all’istruzione per pagare interessi ai banchieri solo perché qualcuno ha deciso di rinunciare alla nostra sovranità monetaria?
Dobbiamo tenerci un primo ministro illegittimo, consulente della Goldman Sachs (banca indagata dalla procura di Pescara, con l’inchiesta “easy crediti” per truffa allo stato italiano) fatto senatore tre giorni prima da un Presidente della Repubblica che ha dimenticato la Costituzione e che è stato eletto a sua volta da un parlamento illegittimo con una legge elettorale definita”porcellum”?
Dobbiamo continuare a sentire amenità sull’articolo 18, quando migliaia di imprese stanno chiudendo e molti imprenditori si stanno suicidando?
Dobbiamo accettare di subire ancora il trattato di Maastricht e Lisbona senza una minima discussione in merito?
Dobbiamo subirci un’orchestra di politici multicolore che suonano tutti la stessa musica diretta dal banchiere?
Dobbiamo subirci ancora una magistratura assente, distratta, lenta, e spesso dalla parte del potere?
Dobbiamo subirci lo smantellamento dello stato, dai comuni, delle regioni, delle imprese pubbliche?
Dobbiamo subirci l’annientamento culturale ed identitario della nostra radice mediterranea e romana?
Dobbiamo subirci questa pesante macchina europea al servizio della finanza mondiale e delle multinazionali?
Dobbiamo subirci l’eurotruffa e la banca centrale europea che inietta soldi alle banche commerciali e non agli stati?
Dobbiamo subirci il MES (meccanismo di stabilita europeo) che sarà l’ennesimo meccanismo bancario sovranazionale con poteri assoluti che ci scipperà altri 15 miliari in tre anni?
Dobbiamo subirci il teatrino dei sindacati che vanno ad elemosinare quanto lungo deve essere il cappio per impiccarci?
Dobbiamo subirci un comunicazione da vomito che dice che la crisi è finita mentre sta per saltare tutto? ecc. ecc. ecc.
Cominciano ad essere davvero troppo le domande! L’elenco è lunghissimo. Purtroppo dobbiamo fare i conti con la nostra capacità razionale, oramai prossima allo zero assoluto. Dobbiamo fare i conti con la nostra incapacità di prendere sul serio la nostra vita, quella stessa incapacità che ci fa rimanere immobili mentre aspettiamo solo che la ghigliottina venga giù.
Sarà necessario cominciare a fare disobbedienza civile e fiscale; gli scioperi e le manifestazioni di piazza sono inutili e scontati per il potere. C’è un momento in cui esercitare la disobbedienza civile significa obbedire alla propria dignità.
C’è una guerra in corso con morti veri (suicidi). Rispettare la nostra esistenza è fondamentale, soprattutto quando ci viene dichiarata guerra. Non reagire sarebbe da vigliacchi.
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Si moltiplicano i suicidi di coloro che sono oppressi dagli usurai di sistema, Equitalia, Agenzia delle entrate, ed è così che si conduce concretamente la lotta all’evasione … nel silenzio assoluto di Monti e Napolitano, di tutti i politici e tecnico-politici, perché, come si sa, “chi tace acconsente”. Tutt’al più, si discute del cosiddetto fallimento individuale, o meglio la bancarotta individuale, quella dei “privati”, della gente comune che non conta che sconta pignoramenti e morte civile, con la possibilità furbescamente concessa di rateizzare le estorsioni che deve subire chi non ce la fa più a pagare.
Niente cancellazioni di debiti, e sembra che si tratti di “last chance non mercy”, architettato per tenere il debitore ancora sulla corda, presentargli l’alternativa fra liquidare il debito subito o rateizzarlo, senza escluderlo per sempre dal fondamentale “diritto al consumo”. Per questo c’è un disegno di legge governativo in materia. Il progetto globalista di distruzione della struttura produttiva del paese per la sua definitiva marginalizzazione nell’economia mondiale è realizzato da Monti – Napolitano senza incontrare ostacoli di rilievo, e se qualche sub-tributario politico o sindacale si permette di fare qualche bizza, avanza qualche critica destinata puntualmente a rientrare, in merito alla “riforma” del mercato del lavoro non ancora approvata formalmente, per non rischiare interruzioni nella demolizione del paese, i Mercati & Investitori aprono il fuoco contro l’Italia e si rialza minacciosamente lo spread con il bund, seminando allarme, paura e sconforto.
Un ministro di Monti, un ominicchio prezzolato e incaricato come i suoi colleghi di tagliare teste, tale Passera, avverte candidamente che la crisi continuerà per tutto il 2012, e Monti, dall’estero, mentre cerca di svendere l’Italia, o ciò che ne rimane al capo globalista cinese Hu Jintao, da Seul e da Tokyo, quale supremo tagliatore di teste nazionale minaccia e terrorizza volutamente gli italiani.
Il governo dell’occupatore finge di volersi occuparsi del problema del credit-crunch, che strangola attività produttive e famiglie, mentre invece è proprio la contrazione del credito, la chiusura dei rubinetti dai quali affluiscono i soldi, uno strumento importante per “ridimensionare” l’Italia e far evaporare le sue potenzialità produttive.
Dittatura indiretta globalista, nata dall’attuale “stato di eccezione liberalmocratico”, e i sondaggi d’opinione mutuati dal marketing in luogo delle elezioni politiche caratterizzano questo drammatico passaggio storico, e il Mario Monti non eletto è come un Caronte, anglofilo ed anglofono, che traghetta il paese nell’Ade attraversando uno Stige di lacrime e sangue.
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Dopo le rose di Monti, le spine di Passera. Il ministro dello sviluppo economico nell’audizione alla Camera ha parlato di recessione lunga, di stretta del credito, di manovre in arrivo nella forma di un “pacchettone che tocchi la vita delle famiglie” ogni “2-3 mesi”. Nello stesso giorno l’Ocse calcola che nel primo trimestre il Prodotto interno lordo italiano è caduto dell’1,6% rispetto all’anno precedente. Ce n’è abbastanza per far cadere la Borsa di Milano del 3,3%, e per riportare lo spread tra i tassi d’interesse dei titoli italiani e quelli tedeschi a 3 punti percentuali e mezzo. La recessione italiana è una “non notizia”. Tre mesi fa il Fondo monetario aveva già annunciato per il 2012 una caduta del Pil del 2,2%, che si aggiunge alla scivolata del 2008 (-1,2%), al crollo del 2009 (-5,1%), e al ristagno di 2010 e 2011. L’intera Europa (Germania esclusa) è in recessione, ma l’Italia cade più in fretta degli altri. La novità è piuttosto misurare la crisi con il moltiplicarsi dei suicidi di lavoratori disoccupati e artigiani senza lavoro.
Erano state le rassicurazioni di Mario Monti sulla tenuta dell’Italia a far dimenticare il declino economico del paese e i conti pubblici che continuano a non tornare. Secondo i dati Confindustria oggi la produzione industriale resta del 22% inferiore al livello dell’aprile 2008, prima dell’arrivo della crisi: in quattro anni abbiamo perso oltre un quinto della produzione e si può solo sperare di rallentare la perdita, non di recuperare la china. Questo potrebbe significare quest’anno 800 mila posti di lavoro perduti, mentre le richieste di cassa integrazione continuano a crescere. La riforma Fornero, da questo punto di vista, appare come lo strumento per consentire alle imprese di liberarsi senza difficoltà di un quinto della propria capacità produttiva e forza lavoro. Ma che tipo di economia – e di paese – avremmo dopo una trasformazione di questo tipo?
L’idea del governo è che produzione e occupazione potrebbero riprendersi non appena le banche torneranno a offrire credito e si realizzino le “riforme strutturali” con più concorrenza e meno costi e tutele del lavoro. A fine 2011 la Banca centrale europea ha offerto alle banche europee 489 miliardi di euro a tassi dell’1%. Ora il ministro (e banchiere) Passera ci dice che quasi nulla di quella liquidità – pari a quasi un terzo del Pil italiano – si è trasformata in credito per imprese e famiglie. Non dice che ha consentito alle banche di tappare i buchi dei propri bilanci comprando titoli pubblici che nei paesi in difficoltà rendono oltre il 6%. Quanto alle “riforme strutturali”, non c’è liberalizzazione delle farmacie che possa creare nuova occupazione, né libertà di licenziare che possa attirare investimenti cinesi. Il nodo – che il governo italiano e i vertici europei continuano a ignorare – resta la ripresa della domanda e la direzione dello sviluppo.
Nulla di risolto anche sul fronte della spesa pubblica. Per lo stato la recessione significa circa 15 miliardi di minori entrate fiscali, molto più dei proventi aggiuntivi che potranno venire dalla riduzione dell’evasione fiscale. Ci sono forse15 miliardi da spendere in più per interessi sul debito pubblico, oltre gli 80 miliardi del 2011. E il “patto fiscale” firmato a Bruxelles ci imporrebbe di rimborsare circa 50 miliardi di euro l’anno. La spirale della crisi del debito non si è fermata, le politiche di austerità aggravano la recessione, le rigidità ideologiche del governo aggravano la crisi sociale. E anche la popolarità del governo Monti – e il consenso ad un liberismo estremo e tardivo – potrebbe precipitare di fronte alla recessione più grave dal dopoguerra.
Mauro Pianta da Sbilanciamoci
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Ci nascondiamo dietro ad un dito tra ipocrisia ed opportunismo e ancora non ci arrendiamo di fronte alla strage che si sta abbattendo su di noi, ancora un altro omicidio a Bologna davanti alle Agenzia delle Entrate che ha demandato ad Equitalia il servizio di riscossione usuraia in cui c’è la partecipazione statale.
Basta con questa moneta debito, basta con questa truffa, basta con questa stretta mortale. Chi è il colpevole? Nessuna legge al mondo dovrebbe determinare la morte, eppure dietro ai fantasmi giuridici si nascondono le macchine della morte che agiscono indirettamente e per conto dello sterminatore, gli schiavi che non reggono al sistema sono solo di ostacolo al sistema.
Si può denunciare lo stato oltre che per truffa, per estorsione, cadute funzioni, anche per stalking? Questo Stato non ci serve più, dobbiamo fondare una ricostituente, che metta al centro l’uomo e non il mercato, che metta al centro la dignità, non il denaro.
Quante notti dovranno passare prima che arrivi l’alba dell’umanità che si aiuta?
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L’Italia è un paese in crisi conclamata, più o meno in tutti i comparti dell’economia. Tranne che in quello delle armi. Secondo il rapporto annuale del Sipri, l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, per quello che riguarda il 2010, il Belpaese si piazza all’ottavo posto nel mondo fra i produttori di armi. Questo per merito di Finmeccanica che, nell’ultimo anno, ha registrato vendite per 24.76 miliardi di dollari e un profitto di 0,74 miliardi. Tutto dalla vendita di aerei, artiglieria più o meno pesante, missili, veicoli militari, munizionI.
Al primo posto di questa classifica, troviamo l’americana Lockeed Martin, con 35.7 miliardi di profitti, seguita dall’inglese Bae Systems (32.9 miliardi), dalle americane Boeing, Northrop Grumman, General Dynamics e Rayton. Settima piazza per la Eads (Europa), poi Finmeccanica, e altre due americane: la L-3 Communications e la United Technologies. Andando ancora indietro nella classifiaca, troviamo Fincantieri al settantatreesimo posto, con 940 milioni di introiti per le forniture alle navi da guerra. “Le vendite complessive di armi delle 100 società della classifica hanno conservato nel 2010 la loro tendenza al rialzo – scrive il Sipri –, anche se in realtà dell’1 percento. L’aumento è stato molto inferiore rispetto al 2009. I dati del 2010 dimostrano una volta di più la capacità dei maggiori protagonisti di continuare a vendere armi e servizi militari nonostante le crisi finanziarie che attualmente riguarda altri settori”. Insomma, la recessione nel settore della guerra non sembra esistere, e il piatto da spartire è sempre ricco, malgrado le inevitabili difficoltà dettate dalla situazione generale dell’economia mondiale.
Finmeccanica, pur tra gli scandali che l’hanno coinvolta negli ultimi mesi, conserva il suo ruolo tra i magnifici dieci signori della guerra, con 75.197 dipendenti, si descrive come “leader nello s sviluppo e produzione degli aerei da addestramento e nei relativi servizi di supporto a terra”. I suoi principali azionisti sono il Ministero dell’Economia (30.2 percento delle quote), Tradewinds Global Investors LLC (5.282 percento), BlackRock (2.24 percento) e Libyan Investment Authority (2.01 percento).
Importante notare anche il resto dell’analisi del Sipri. Le società nordamericane possono vantare più del 60 percento delle vendite globali, mentre l’Europa è ferma al 29 percento. Le prime dieci compagnie, addirittura, detengono il 56 percento del mercato, con un fatturato complessivo che supera i 230 miliardi di dollari. Ma, oltre alle armi, la classifica dell’istituto svedese registra anche la crescita dei vari servizi legati alla logistica militare, dall’allenamento alla manitenzione. Le prime 20 compagnie che si occupano di questa società hanno visto i loro profitti passare dai 22.3 miliardi del 2009 ai 55 miliardi dell’anno successivo. Altro dettaglio importante è quello relativo all’importazione delle armi, con l’Asia che si conferma, tristemente, leader. Nel periodo 2007-2011, infatti, l’importazione di armi da queste parti è aumentato del 24 percento rispetto al 2002-2006. Nell’ultimo quinquennio, i paesi asiatici e l’Oceania hanno importato il 44 percento del volume totale del mercato, molto sopra all’Europa (19 percento), il Medio Oriente (11 percento), Nord e Sud America (11 percento) e Africa (9 percento). Andando a guardare sempre più in profondita, emerge come sia l’India il maggiore compratore di armi al mondo, con il 10 percento di volumi totali. Dietro, la Corea del Sud (6 percento), Cina e Pakistan (5 percento) e Singapore (4 percento).
Tra i Paesi asiatici, l’India è risultato il maggior compratore con il 10% dei volumi totali. L’ultimo appunto è relativo alla Cina: Pechino negli ultimi anni sta sviluppando sempre più rapidamente un’industria bellica interna allo scopo di evitare la dipendenza dall’estero. E’ così che questo paese è entrato a far parte dell’esclusivo club dei maggiori esportatori di armii convenzionali al mondo, dietro soltanto a Usa, Russia, Germania, Francia e Gran Bretagna. Ma la classifica è sempre più corta e la Cina si avvicina alla vetta con falcate sempre più ampie.
Mario Di Vito




















