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La crisi economica sta imperversando in maniera sempre più drammatica in tutto l’Occidente. Le imprese chiudono o delocalizzano, la disoccupazione sale a ritmo forsennato, i diritti si vaporizzano, le prospettive occupazionali si riducono al lumicino. Sulla scia lasciata dalla manovra “lacrime e sangue” imposta al popolo greco, un po’ dappertutto s’impongono sacrifici ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani. Le mense della Caritas conoscono un sovraffollamento mai sperimentato prima, in strada scendono sempre nuovi senza tetto, con gli Stati Uniti che tirano la cordata . Aumentano in maniera esponenziale, anche se i media raramente ne danno notizia, i suicidi e le tragedie familiari aventi per protagonisti persone strozzate dai mutui e rimaste senza lavoro.
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Sempre più Italiani quest’estate preferiscono rimanere a casa. Giusto, si può fare anche i turisti a casa propria ed evitare di ammassarsi come sardine sulle spiagge. La scelta però non è proprio del tutto consapevole e voluta. Secondo Federalberghi si tratta di “povertà turistica”. I dati diffusi dall’Associazione parlano di una divisione fra chi può permettersi una vacanza e chi no, tanto che nell’estate 2010 partirà il 51,3% degli italiani (stessa quota del 2009) mentre la rimanente parte rimarrà a casa per mancanza di soldi. “Coloro che rimarranno a casa questa estate saranno il 46,3% della popolazione, in forte crescita rispetto al 43,8% dell’estate 2009.
I motivi per i quali così tanti italiani non si muoveranno di casa, saranno dovuti addirittura nel 54,9% dei casi a motivi economici, mentre la mancanza di soldi vera e propria è indicata dal 46,8% dei non ‘viaggiatori’. Un altro 18,7% dichiara motivi familiari, il 18,5% denuncia motivi di lavoro ed il 16% parla di motivi di salute”. Sono le stime rese note oggi da Federalberghi secondo i dati di un’indagine realizzata su 1200 italiani maggiorenni. Commenta il presidente Federalberghi Bernabò Bocca: “Si accresce, purtroppo, il solco tra chi può permettersi un periodo di vacanza estiva e chi no e seppur il giro d’affari si accresca del 20% esso è semplicemente dovuto da un lato alla fiammata inflazionistica di tutto ciò che consente la movimentazione turistica e dall’altro all’incremento (da 10 a 12) dei giorni di permanenza fuori casa”.
“Inoltre la netta divisione – prosegue Bocca – tra chi può permettersi almeno un pernottamento fuori casa per vacanza durante il periodo estivo e chi no, è caratterizzato dal fatto che ben 1 italiano su 4 non fa vacanza per mancanza di soldi, sancendo la nascita di una nuova malattia del nostro sistema economico, definibile sinteticamente come ‘povertà turistica’. Ciò porta ad una stagnazione complessiva del movimento turistico estivo degli italiani – afferma Bocca – che non si discosta dai numeri dell’estate 2009, se non solo nell’entità della spesa che mediamente passerà da 710 euro del 2009 a 853 euro per un incremento del 20% determinato dall’incremento delle notti (da 10 a 12) e dall’aumento dei costi del viaggio e degli spostamenti interni al Paese”.
I risultati dell’indagine evidenziano che rimane immutato il numero di italiani che nel quadrimestre estivo (giugno-settembre) trascorreranno una breve vacanza fuori dalle proprie mura domestiche, dormendo almeno una notte fuori casa. Saranno infatti il 51,3% (rispetto al 51,2% dell’estate 2009) gli italiani maggiorenni che hanno già fatto o si apprestano a fare vacanze da giugno a settembre. Come da tendenza ampiamente affermata, si va tutti al mare. Il 74,6% preferirà la spiaggia (rispetto al 73,6% del 2009) con il dettaglio che vede il 67,4% che sceglierà il mare della Penisola o delle due isole maggiori, mentre il 7,2% (in crescita rispetto al 6,1% del 2009) si riverserà nelle isole minori. Segue in classifica generale la montagna con il 17,4% delle preferenze (rispetto al 16,3% del 2009) e le località d’arte con l’1,9% (rispetto al 2,6% del 2009).
La spesa stimata per la vacanza estiva (comprensiva di viaggio, vitto, alloggio e divertimenti) sarà di 853 euro (rispetto ai 710 euro del 2009) per un +20% rispetto all’estate scorsa. Per la vacanza oltreconfine la spesa media pro-capite si attesterà invece sui 1.065 euro rispetto ai 1.173 euro del 2009 a conferma di un minor costo della vita in alcune aree turistiche straniere, che vede il prezzo dei vettori aerei (mezzo di trasporto prediletto per chi viaggia all’estero) diminuito di quasi l’1% rispetto al 2009. Si parte, anche qui secondo una tendenza consolidata, soprattutto ad agosto, che si impone con il 66,3% della domanda rispetto al 64,5% del 2009.
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“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” recita l’art. 1 della nostra Costituzione. Però le cose vanno meglio a truffatori e corrotti: lo dice la realtà sotto gli occhi di tutti. Tra i tanti interventi legislativi che stanno tenendo da tempo il nostro Paese sotto una pressione al limite della sopportabilità, non si vede alcun correttivo o proposta migliorativa per chi sceglie di vivere lavorando onestamente. Non solo. I vari uffici studi europei ci dicono additittura che siamo il Paese dove, a maggior fatica lavorativa, corrisponde il peggior dato remunerativo. Con un governo che tenta con manovre e contromanovre, in tutti i modi di limitare i già esigui guadagni della gente comune.
L’Outlook 2010 sull’occupazione, per esempio, diffuso dall’Ocse nelle ore scorse,pone gli stipendi italiani tra i piu’ bassi a parita’ di potere d’acquisto (purchasing power parity). I dati sugli stipendi si riferiscono al 2008. Ebbene, tra i 31 paesi aderenti all’area Ocse, gli stipendi medi annui in Italia raggiungono 30.794 dollari, stanno peggio solo Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, quest’ultima in fondo alla classifica con salari annui pari a 16.021 dollari.
Al top gli stipendi Usa pari a 50.888 dollari annui, poi Australia (45.464 dollari), Olanda (44.755 dollari), Irlanda (44.413 dollari). Gli stipendi italiani sono anche lontanissimi dalla media Ocse (41.435 dollari). L’aspetto paradossale del misero potere d’acquisto degli stipendi italiani riguarda soprattutto le ore annue lavorate. Se in termini di stipendi l’Italia e’ al 26* posto su 31 paesi, la stessa cosa non si puo’ dire per le ore annue lavorate. I dati sulle ore lavorate si riferiscono al 2009.
Nel Bel Paese la media annua per lavoratore e’ pari a 1.773 ore, nell’area Ocse si viaggia a 1.739 ore annue.
Lavorano di piu’ solo in Grecia, Ungheria, Repubblica Ceca, Messico e Polonia. Le ore lavorate da un dipendente tricolore sono persino maggiori di quelle lavorate da un americano (1.768), giapponese (1.714), tedesco (1.390).
Ha scritto Coleridge: “Il lavoro senza speranza attinge nettare in un setaccio”.
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Zic zac, taglia taglia… dov’è il filo da imbastire? Ah, eccolo qui… cuci cuci… dai che lo mettiamo in prova. Mmmmm… tira un po’ sulle maniche… anzi sono proprio corte… “Cambiare la manovra è una necessità, per noi e gli enti locali è insostenibile e finirebbe per penalizzare i cittadini”… uff, sempre a lamentarsi, quest’anno vanno le maniche corte, si usa così anche negli altri paesi europei, vabbene?! Giacca fatta, per la camicia… quella non serve, gli italiani sono già nati con la camicia: vivono nel paese più bello del mondo, c’hanno la pizza, il bel canto e il miglior premier degli ultimi 150 anni, praticamente è una festa tutti i giorni!
Dai che passiamo ai pantaloni, taglia taglia taglia, cuci cuci… voilà! Secondo me è perfetto, cade che è un piacere… un po’ strettino? Tanto bisogna stringere la cinghia, no? E poi oggi si fa presto a dimagrire, non è mica più come una volta… che c’entrano le diete ipocaloriche, ci sono metodi più sicuri… scientifici… ad esempio restare disoccupati, garantito che si perde peso in poco tempo. Comunque direi che c’è ancora troppa stoffa, tanto prima di dare l’impuntura due ritocchini li possiamo ancora fare… taglia, taglia, taglia, tredicesime, pensioni, scuola, ricerca, cultura, taglia, taglia… ecco, adesso va proprio perfetto, lascia un po’ scoperto sugli ammortizzatori sociali, ma va di moda così, due pence sui precari…teh, non si vedono neanche. Ah, le scarpe… beh, non è per farsene un vanto, ma qui, per far le scarpe, si ha una vera vocazione. Mi pare ci sia tutto.
Eeeeh, non c’è che dire: il made in Italy non delude mai, siamo sempre all’avanguardia… altro che cinesi!
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Senza perderci nel labirinto delle analisi politiche, stiamo sul punto: quali sono i punti dell’accordo Fiat sullo stabilimento di Pomigliano d’Arco, e perche’ sono anticostituzionali?
1. Sciopero
Sanzioni disciplinari fino al licenziamento per il lavoratore che sciopera mettendo in discussione l’accordo con l’azienda.
Perche’ e’ anticositituzionale? -> Art. 40 della Costituzione: Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano [Ndr LEGGI NAZIONALI valide per tutti e non accordi particolari per una singola azienda. E in ogni caso il diritto di sciopero non puo' essere messo in discussione (senno' non sarebbe un diritto), ma solo regolato da opportune leggi.]
2. Iniziativa sindacale
Sanzioni per sindacati e Rsu che proclamano iniziative di lotta contro l’accordo: sospensione dei contributi e dei permessi sindacali.
Perche’ e’ anticositituzionale? -> Art. 39 della Costituzione: L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.
3. Malattia
In caso di picchi di assenteismo, l’azienda comunque non verserà i contributi per malattia, a prescindere dai controlli.
Perche’ e’ anticositituzionale? -> Art. 38 della Costituzione: I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
4. Permessi elettorali
Durante le elezioni, l’azienda non permetterà il recupero dei giorni trascorsi ai seggi dai rappresentanti di lista.
Perche’ e’ anticositituzionale? -> Art. 3 della Costituzione: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
5. Pausa mensa
Per l’azienda si può lavorare anche otto ore di fila senza la mezz’ora di pausa per il pranzo, considerata come straordinario.
Perche’ e’ anticositituzionale? -> Art. 41 della Costituzione: L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
DOMANDA 1: Come si puo’ definire un governo che accetta accordi anticostituzionali tra aziende e lavoratori?
1) Golpista
2) Eversivo
3) Illegittimo
4) Illegale
5) Fascista
6) Totalitario
7) Abusivo
DOMANDA 2: Come si puo’ definire una azienda che viola le leggi sul lavoro, i principi della Costituzione Repubblicana, i diritti stabiliti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e utilizza il suo potere per sovvertire l’ordinamento giuridico e introdurre lo schiavismo con l’aiuto di un capo di governo che ha militato in una organizzazione massonica illegale?
1) Associazione a delinquere
2) Organizzazione sovversiva
3) Gang criminale
4) Mafia legalizzata
5) Gruppo terrorista
6) Azienda schiavista
7) Antistato
DOMANDA 3: Cosa sarebbe successo nell’”autunno caldo” del 1969 se fosse stato varato un accordo simile?
1) Sciopero generale a oltranza con mobilitazione massiccia dei sindacati
2) Crisi di governo con elezioni anticipate
3) Barricate nelle piazze
4) Scontri nelle strade e repressione armata
5) Occupazione totale delle universita’
6) Assemblee permanenti nelle fabbriche
7) Tutti i punti dall’1 al 6
DOMANDA 4: Perche’ oggi non succede niente?
1) Non lo so e non mi interessa
2) La crisi globale
3) L’11 settembre
4) Il tramonto delle ideologie
5) Il riflusso
6) Il bipolarismo
7) Niente di tutto questo
DOMANDA 5: E mo’ che si fa?
1) Ci pensero’ dopo i mondiali
2) Boicottiamo la Fiat e non compriamo piu’ nulla
3) Rivolta nonviolenta alla Gandhi: organizziamo gruppi clandestini di resistenza non armata
4) Rivolta violenta 1: Uccidiamo Berlusconi, cosi’ scopriremo che il problema non e’ lui
5) Rivolta violenta 2: Uccidiamo i boiardi del PD, cosi’ scopriremo che la soluzione non erano loro
6) Si salvi chi puo’ 1: Emigrazione di massa in Svizzera, con richiesta di asilo politico
7) Si salvi chi puo’ 2: formiamo un gruppo di intellettuali ribelli che cavalchi il dissenso per diventare classe dirigente tra 20 anni e mangiarsi gli avanzi dei sessantottini
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Sacrifici duri? Facciamoli pagare alla guerra, non alle fasce deboli. Mentre la Cgil annuncia lo sciopero generale contro la manovra di salvataggio proposta da Giulio Tremonti per mettere l’Italia al riparo dal dissesto finanziario innescato dalla crisi globale e in particolare dal crack della Grecia, dalla provincia di Venezia arriva una singolare contro-proposta: «La mia manovra? Semplice: tagliare la guerra». Ermes Drigo, protagonista della riconversione ecologica di Portogruaro, fa i conti in tasca alla difesa: ritirando le truppe dall’Afghanistan e limando qualche voce dagli armamenti, si risparmiano giusto 24 miliardi di euro, quelli che il governo si appresta a spremere dagli italiani.
Per semplificare, Drigo ricorre a un calcolo elementare: «Non sono mai stato un esperto di bilanci – premette – ma sono preoccupato che questa crisi sia pagata come sempre dai meno potenti». Pallottoliere alla mano, Drigo ha condotto «una ricerca semplice e veloce sulle spese militari dell’Italia». La sua “manovra” è semplicissima: si basa sulla somma di alcune voci di costo. Secondo Sipri Yearbook di Stoccolma, per le spese militari, nel 2008 l’Italia ha speso 40,6 miliardi di euro, tra Afghanistan, bombardieri, sommergibili e navi.
In particolare: secondo il blog “Sbilanciamoci” (www.sbilanciamoci.org), la difesa italiana impegna mezzo miliardo di euro all’anno per la campagna in Afghanistan, ha ipotizzato di spendere altri 16 miliardi per acquistare 131 bombardieri invisibili F-35, aerei “stealth” di ultima generazione, mentre 2 miliardi di euro sono il costo di 4 sommergibili U-212. Inoltre, secondo “Il Sole 24 Ore”, la portaerei Cavour rappresenta un autentico salasso per le finanze statali: l’ammiraglia della marina militare, ferma o in navigazione, costa 150.000 euro al giorno.
«Con i soldi della portarei Cavour potremmo finanziare la scuola pubblica», dice Drigo, esponente del Movimento per la Decrescita Felice, presentando la sua contro-manovra finanziaria: mezzo miliardo risparmiato col ritiro dall’Afghanistan, più 16 miliardi che resterebbero in cassa rinunciando ai bombardieri F-35 e altri 2 miliardi risparmiati lasciando perdere i nuovi sommergibili. Se poi si tolgono 5,5 miliardi dal bilancio 2010 della difesa, si ottiene in un solo anno la cifra esatta della manovra biennale di Tremonti: 24 miliardi di euro.
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In questo periodo di crisi economica tutti ci interroghiamo su come comportarci, su come uscire da questa situazione o almeno non sprofondarci, ma spesso non troviamo una soddisfacente risposta. Per questo pubblico volentieri queste riflessione che mi hanno inviato, non sono certo i consigli di un esperto del settore, ma mi paiono piene di buon senso. E il buon senso di questi tempi è già molto.
Anche se i giornali se ne ricordano a singhiozzo, in Europa si sta vivendo una crisi economica senza precedenti. Attenzione, quando si parla di crisi economica non si intende la perdita di valore di titoli azionari, derivati o obbligazioni. Quella è una crisi finanziaria in atto ormai già da anni e la cui analisi non è oggetto di questa breve riflessione. Per crisi economica intendo il rallentamento o la cessazione delle attività produttive o di servizio (fabbriche, terziario, ecc.), il licenziamento o il sostegno per mezzo di ammortizzatori sociali dei dipendenti (cassa integrazione, contratti di solidarietà, mobilità), l’impoverimento generale delle persone che vivono del proprio lavoro e non di speculazione finanziaria.
Incapace di interpretare i dati macroeconomici, la mia sensazione è che le difficoltà siano superiori a quelle rappresentate dai media che continuano a fornire consigli su dove investire il capitale per “proteggerlo”, come se tutti avessero un capitale da proteggere e come se esistessero veramente strumenti finanziari sicuri al 100%.
Al di là di ciò che dicono i radio, giornali e televisioni la cui proprietà è riconducibile a Confindustria, banche o potentati politici, quelle che seguono sono delle mie personali considerazioni senza pretese sulle quali vi invito a riflettere.
Le banche italiane sono salde, i conti correnti sono garantiti fino a 103.000 euro. Mezza verità raccontata bene. Esiste, infatti, un Fondo di Garanzia Interbancario(1) ma
- Concretamente SOLO il 20% della cifra DEVE essere messa a disposizione dal Fondo interbancario ENTRO 3 MESI.
- I mesi possono arrivare a NOVE, nel caso di situazioni ECCEZIONALI e previa autorizzazione da parte della Banca D’Italia. Il RESTO, ovvero l’80 % DEI VOSTRI SOLDI, viene liquidato solo quando comincia la liquidazione della banca, quindi con tempi che possono essere ( e di fatto lo sono SEMPRE) LUNGHI.
- Inoltre il fondo si attiva nella misura in cui ( lo so è un tipico sessantottismo, perdonatemelo) ha liquidità disponibile.
- Quanto è grande questa liquidità?
- Dallo 0.4. allo 0.8 % dei fondi rimborsabili delle banche associate, ovvero, in pratica dell’intero sistema bancario.
- Basta quindi il fallimento di una banca i cui conti correnti corrispondano spannometricamente allo 0.8 del totale italiano e questo fondo di garanzia cesserà di esistere, di fatto, per mancanza di disponibilità.
Insomma, meglio non tenere troppo denaro in banca.
L’oro è un bene rifugio. Secondo me no. Comprato a 100, appena usciti da un cambiavalute vale già 80. Senza contare la liquidità di monete da investimento e lingotti. In genere, se serve danaro, si è costretti a svendere. Io lascerei perdere.
I titoli di stato sono un investimento sicuro. Non lo so. Bisognerebbe chiedere a greci, argentini, islandesi e, fra un po’, a spagnoli e portoghesi. Loro ne sanno più di me.
Consumare rimette in moto l’economia del nostro paese. Falso.
L’unica cosa sicura quando si compra l’ultimo televisore al plasma da 52? è la dipartita di un migliaio di euro dalle nostre tasche. Le televisioni le fanno in Cina, un po’ come tutto, e spendendo si arricchisce solo chi le importa. E’ un discorso che vale in generale, non solo per gli apparecchi televisivi. Io ho ridotto tutte le spese superflue. Non ho intenzione di spendere per cose di cui posso fare a meno. Preferisco investire in salute sul mio territorio, magari comprando prodotti alimentari che costano un po’ di più, ma fanno bene ai miei bambini e finanziano le attività di persone che, volendo, potrei conoscere.
Il mattone è un bene rifugio. Vero, come si fa a dire di no? Non so se con gli immobili si guadagna veramente, ma mi sono convinta che non si perde mai. Se avessi i mezzi comprerei una casa non troppo grande e impegnativa, magari da rimettere a nuovo. Parte delle ristrutturazioni cercherei di farle “in famiglia” valorizzando la proprietà con il lavoro. Meglio così che tenere i soldi nel cassetto, o peggio, in banca.I fondi di investimento, gli ETF, le obbligazioni. Non so. Se devo giocare d’azzardo preferisco una settimana a Montecarlo.
Comprare dollari, franchi svizzeri e sterline. Perché no? Non è un investimento secondo me. Fatto senza esagerare è solo un sistema per suddividere il rischio.
Investire in pietre preziose, gioielli, oggetti d’arte, francobolli. Stupidaggini. Bisogna essere estremamente competenti o servirsi di un consulente. In genere si fa un investimento solo se si compra cose non recenti di grandissimo valore che hanno un loro mercato di nicchia. Se non si può comprare un Matisse, io lascerei perdere. Specialmente quella roba fatta in serie e spacciata per capolavori che si compra in TV.
Anna Granati









































