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Archive for cementificazione

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Sciacalli

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sciacalli

Gli sciacalli si cibano di animali morti, gli sciacalli traggono o cercano di trarre giovamento o vantaggi dalle difficoltà altrui.

Ed eccoli gli sciacalli che si sono avventati sulla questione lavoratori Valtur. Politici, candidati, sindacati, tutti con la bava alla bocca si sono avventati sul prelibato cibo in cerca di visibilità e voti. Le vittime inconsapevoli, grazie alla solita informazione da terzo mondo, non sanno che quelli che oggi solidarizzano con loro e che sono pronti alla battaglia per difendere i loro diritti sono proprio quelli che gli stanno scavando la fossa, sono tra i primi responsabili della loro situazione.

Il villaggio Valtur, struttura turistica storica realizzata in un tratto di costa favoloso, non solo deve fare i conti con una cambiata esigenza dei turiti che cercano altro tipo di esperienze, ma deve fare i conti pure con una concorrenza agguerrita che cerca di accaparrarsi i sempre meno turisti che prediligono questo tipo di strutture.

Ed ecco quindi entrare in scena la politica locale che continua a concedere autorizzazioni alla realizzazione di villaggi sulla costa. Ben due sono quelli già autorizzati, proprio nei pressi del villaggio Valtur. Uno in località Mogale, l’altro in località Gorgognolo. Con due nuovi villaggi nelle immediate vicinanze, una struttura quale la Valtur che necessita di interventi di ristrutturazione ed ammodernamento è condannato a morte. Chi mai investirà nella ristrutturazione di un vecchio villaggio sapendo che dovrà concorrere con due strutture nuove di zecca?

Un amministrazione lungimirante vieterebbe nuovi insediamenti e cercherebbe di favorire gli investimenti nelle strutture esistenti, magari agendo sulla leva fiscale (esenzione tassa di soggiorno, riduzione tributi comunali quali tarsu, ecc). Invece la strada intrapresa è diversa. una strada che vede coinvolti, coincidenza, i soliti noti. I due villaggi vedono infatti come direttore di progetto tale Ingegnere Vincenzo Pomes pezzo da 90 del PD locale. Una strada che si sta percorrendo col consenso tanto della maggioranza quanto della cosidetta opposizione. Va ricordato, infatti, che la lotizzazione di Mogale, approdata in consiglio comunale pochi mesi or sono, è stata approvata in pochi minuti con un solo voto contrario su 31.

Il voto contrario, naturalmente, non è arrivato ne dal candidato Coppola sempre pronto a gridare contro una amministrazione che fa favori ai soliti noti, ne dal centro destra che cinque anni fa annunciava una ferrea battaglia contro la cementificazione del territorio.

Ed oggi, invece, come sciacalli si avventano verso la propria preda: l’elettore.

 

Categorie : Politica
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nocolli

Siamo ancora una volta costretti a mobilitarci contro la realizzazione di quel nefasto progetto noto come “strada dei colli”. Un progetto inutile che, se realizzato, andrebbe a distruggere irrimediabilmente una parte di territorio ove sono ben diffuse le vere ricchezze su cui dovrebbe investire un modello di sviluppo lungimirante. Invece, siamo ancora qui a dover fronteggiare una politica ottusa incapace di andare oltre il classico modello di sviluppo fondato su asfalto e cemento, modello che da tempo ha mostrato tutti i suoi limiti e la sua forza distruttrice.

Domenica 27 Aprile dalle ore 10 è previsto un corteo contro la realizzazione di questo devastante progetto, io parteciperò insieme al moVimento 5 Stelle di Ostuni. Ho seguito ed aderito a questa battaglia sin dall’inizio e da questo blog ho sempre aggiornato tutti voi sulle evoluzioni di questa stroria. Adesso è importante la partecipazione in massa di tutti, facciamo sentire la nostra voce, difendiamo il nostro territorio dalla devastazione e la speculazione, Difendiamo il futuro nostro e dei nostri figli.

Comunicato del comitato No alla strada dei colli

NO ALLA STRADA DEI COLLI

SI AD AMBIENTE PULITO E TURISMO

Manifestazione e corteo a difesa dell’ambiente,

del territorio e per fermare lo stradone dei colli

Domenica 27 Aprile h.10,00 Porta Grande

Il centro storico di Cisternino sarà teatro di una grande manifestazione popolare con corteo, manifesti, bandiere, le insegne di Slow Food Puglia, Wwf Puglia, Fai Puglia, Forum Salviamo il Paesaggio e altre associazioni, e con i carabinieri dell’ANCI nelle loro uniformi e la banda musicale. La manifestazione è indetta dal Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio di Cisternino al fine di esprimere un altro NO ALLA STRADA DEI COLLI come hanno già fatto le migliaia di cittadini che hanno firmato la petizione consegnata al Comune e alla Regione.

Questa è la terza volta che si tenta di costruire un’altra strada tra Cisternino e Ostuni: un progetto inutile (perchè di strade ce ne sono già tre), devastante (perchè distruggerebbe in maniera irreparabile un territorio che non ha uguali al mondo) e irresponsabile (perchè comprometterebbe ogni possibilità di sviluppo ecosostenibile presente e futuro).

Il primo tentativo risale addirittura agli anni Sessanta, quando anche qui si viveva il mito dell’automobile, della velocità e dell’asfalto. Il mondo da allora è cambiato ma a Cisternino è rimasto un Sindaco che non se ne è accorto. Ma sarà soltanto per far guadagnare un paio di minuti agli automobilisti che Donato Baccaro e’ pronto a sacrificare ambiente, paesaggio, territorio, cioè il nostro bene comune più prezioso? Una nuova strada, si sa, stimola gli appetiti di chi vuole investire nel cemento e dispone di quei grandi capitali che nei loro paradisi fiscali “off shore” progettano villaggi turistici e “masserie a schiera”.

Il primo progetto andò fallito per esaurimento dei fondi. Il secondo, grazie a una sentenza del Tar che diede ragione al Wwf e a un cittadino espropriato. Questa volta sarà sconfitto dalla volontà popolare che ormai è ben consapevole dei reali interessi che sono in gioco dietro la Strada dei Colli e intende salvaguardare il patrimonio della Valle. E stavolta i cittadini di Cisternino non saranno soli a battersi contro questo progetto dissennato: al loro fianco ci sarà la Regione Puglia che nell’agosto scorso ha approvato il nuovo PPTR, il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.

Il Comune ha affidato anche la realizzazione di questo progetto alla stessa società di Verona, la Technital Spa. E noi vorremmo tanto sapere perchè. Non è certo per favorire l’economia di Cisternino che si affidano i fondi del finanziamento a una società del Nord notoriamente legata alla Lega Veneta e che ha già dato prova di sè nella costruzione della tristemente famosa autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Per la Valle d’Itria gli ingegneri veneti hanno disegnato un mostruoso nastro d’asfalto largo tra gli 11,5 e i 15 metri, con tanto di rotatorie di 25 metri, piazzole di sosta, guard-rail, pannelli insonorizzanti, lampade al led.

Per oltre cinque chilometri lo stradone metterebbe a rischio l’assetto idrogeologico della Valle e farebbe strage di centinaia e centinaia dei nostri ulivi, anche secolari (mentre quelli “monumentali” verrebbero trapiantati, e dunque destinati a una morte più lenta); sacrificherebbe altrettanti lecci e fragni (la preziosa “Quercus trojana” che ormai sopravvive solo qui); distruggerebbe vaste aree degli ultimi lembi di macchia mediterranea e di territorio boschivo che restano in tutta la Puglia.

Assieme a questi tesori naturali, l’asfalto annienterebbe anche i tesori della mano dell’uomo: oltre sei chilometri di quei muretti a secco che con il reticolo dei tratturi formano il tipico “mosaico agro-silvo-pastorale” che non è solo un paesaggio che incanta i viandanti ma è la base di una economia contadina che sta già rifiorendo proprio grazie all’arrivo di un nuovo turismo “slow”. Invece, 140 famiglie di agricoltori verrebbero espropriate e 12 ettari di territorio sarebbero sacrificati. Alla fine i turisti, piuttosto che ammirare il paesaggio, dovranno badare alle automobili che correranno ben oltre i limiti di velocità. E la velocità farà aumentare il numero degli incidenti e i livelli di inquinamento, anche acustico, mentre favorirà (eh sì!) i furti e le rapine in contrade fino a oggi risparmiate da tutto ciò. Terrificante…

Il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale riuscirà a darci gli strumenti per frenare questa follia suicida? Opera di Angela Barbanente, urbanista di fama internazionale, oggi vicepresidente della Regione e assessore al Territorio, il PPTR sembra rappresentare una garanzia per la salvezza della nostra Murgia dei Trulli.

Per il PPTR “non sono ammissibili” né l’apertura di nuove strade asfaltate e nemmeno l’impermeabilizzazione, con l’asfalto, delle strade rurali e dei tratturi. Sono invece “ammissibili” il ripristino di percorsi pedonali abbandonati come l’apertura di nuovi, purchè finalizzati alla “mobilità dolce” (piste ciclabili, ippovie, ecc.). Per i muretti a secco, considerata la loro importanza sul piano paesaggistico e idrogeologico, sono previsti solo manutenzione e ripristino, ma “senza smantellamento totale del manufatto”. E ce n’è anche per chi si illude di poter un giorno costruire “masserie a schiera” e nuovi villaggi turistici “con vista a mare” perchè entrerà in vigore un “accertamento di compatibilità paesaggistica” da parte della Regione. La quale Regione si preoccuperà di valorizzare “il patrimonio identitario-culturale” promuovendo il recupero delle masserie, dell’edilizia rurale e dei manufatti in pietra a secco, come i tanti trulli diroccati.

E’ evidente che la Strada dei Colli voluta dal sindaco Baccaro non è conciliabile con il PPTR. Perchè Baccaro rappresenta il passato, una cultura vecchia e obsoleta, un concetto del bene pubblico che è al servizio del bene privato. Mentre la vocazione di Cisternino e della Valle d’Itria è lo sviluppo ecosostenibile, la nuova agricoltura biologica, il turismo “dolce”.

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nocolli

Era un pò di tempo che non parlevamo più del nefasto progetto della strada dei colli. Progetto sospeso dopo che il TAR di Lecce aveva accolto le istanze di alcuni proprietari di terreni interessati dall’opera e impedito la distruzione di uno dei luoghi più incantevoli e ricchi di biodiversità del nostro territorio.

Ma come noto la politica non è mai capace di fare passi indietro e di fronte ad errori il perseverare è regola. Ed ecco che il comune di Cisternino che nel frattempo ha cambiato Sindaco riattiva quel progetto, lo modifica in parte per rendere di fatto nulla la sentenza del TAR e procede per perseguire sempre il solito modello di sviluppo basato su cemento ed asfalto.

A seguire il comunicato del comitiato locale a cui va e andrà tutto il mio sostegno affinchè si possa mettere definitivamente la parola fine a questo scellerato quanto inutile e nefasto progetto.

VOGLIONO RIPROVARCI !!!

Il Comitato per la salvaguardia del paesaggio e del territorio di Cisternino si era già riunito alcuni giorni fa per delineare i punti del programma che si intende seguire per opporsi, ancora una volta, a quello che ha tutta l’aria di essere un ennesimo attentato al territorio ed al paesaggio di uno dei pochi luoghi risparmiati dallo scempio che ha spesso caratterizzato gli interventi edilizi dalla ”nostra amministrazione”.

Si parla di un nuovo percorso ma, allo stato, il Comune fino ad ora è stato avaro di informazioni; né si ritiene che si possa avere un atteggiamento fideistico verso le affermazioni degli amministratori che parlano di una “strada museo” a basso impatto ambientale o sulle assicurazioni circa una sensibilità del Comune verso le esigenze di tutti gli espropriati. Non si vuole con questo chiudere la porta in faccia ad una possibilità di confronto: tutt’altro! Ci teniamo, tuttavia, ad evidenziare la nostra ferma convinzione che il dialogo debba necessariamente passare dalla trasparenza, dalla correttezza e completezza della informazione, e ciò soprattutto quando uno degli interlocutori è una Pubblica Amministrazione.

E allora sarà necessario capire quale sarà l’esatto percorso della strada dei colli, comprendere la ragione per la quale i fondi stanziati per questo progetto non possono essere indirizzati verso opere, sempre concernenti la viabilità, ma senz’altro meno invasive. Sapere se sono state valutate delle alternative all’intervento – ed in caso affermativo – le ragioni per le quali sono state scartate.

Sotto questo profilo la collaborazione ed il sostegno di alcuni consiglieri comunali intervenuti all’incontro potrà rivelarsi molto utile. L’eventuale azione potrà quindi orientarsi in diverse direzioni:

1) Monitoraggio attraverso il sito del Comune delle evoluzioni del procedimento amministrativo.

2) la tutela giurisdizionale attraverso il ricorso al TAR, al quale sono legittimati gli espropriati e le associazioni ambientalistiche.

3) La creazione di un movimento di opinione volto a contrastare la realizzazione di un opera inutile e dannosa attraverso il web, campagne di affissione, petizioni, organizzazione di eventi.

4) La comunicazione con gli organi di stampa.

5) Contatto diretto con gli assessorati regionali competenti.

E’ evidente che i nostri amministratori non si rendono, o forse non si vogliono rendere conto, che realizzare una pista di asfalto, con annesse rotatorie, provocherà la definitiva compromissione di un’area caratterizzata da un reticolo viario che costituisce, unitamente ai muretti a secco, alle querce, agli ulivi secolari, un valore, una ricchezza che andrà persa per sempre. E decisamente non confidiamo nelle rassicurazioni circa la ricostruzione dei muretti o il reimpianto degli ulivi. Gli interventi effettuati in passato sono lì a testimoniare il fallimento dei tentativi di “riprodurre” o “restaurare” le opere demolite o di far rivivere le piante sradicate (chi si farà carico di irrigarle???).

La realizzazione di una grande strada a doppio senso di percorrenza in quella zona potrebbe quindi paragonarsi, senza timore di smentita, alla costruzione di un grattacielo nel centro storico di Cisternino!

Non dimentichiamo, a tale proposito, che esiste l’art. 9 della Costituzione che “dovrebbe” tutelare il paesaggio e l’ambiente! Ed allora non possiamo escludere che quello che oggi appare come un intervento assolutamente inutile, un domani, temiamo non troppo lontano, possa servire a costituire una comoda e veloce via di accesso alle lottizzazioni che potrebbero sorgere sui colli tra Cisternino e  Ostuni. In altre parole, se così fosse e ci auguriamo di sbagliare, si dovrebbe concludere che la nostra Amministrazione sarebbe pronta a sacrificare la bellezza del paesaggio ed il valore delle singole proprietà per il beneficio di pochi!

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BALLE

La Peschiera e la zona artigianale di Ostuni sono due lotizzazioni che gridano vergona sia per il loro aspetto estetico sia per il metodo, definiamolo bizzarro, con cui sono stati realizzati decine e decine di appartamenti utilizzando in realtà autorizzazioni per altro tipo di edificazioni.

La Peschiera, infatti, è stata autorizzata come area direzionale (uffici per intenderci) ma di tutto ciò nella realtà non c’è alcuna traccia. D’altronde Ostuni aveva forse  bisogno di tale obrobrioso e mastodontico edificio per allocare gli uffici di aziende che in città non ci sono? Certo che no e quelle abitazioni sono state realizzate e vendute sin da subito come appartamenti civili ad incauti cittadini fiduciosi che prima o poi l’anomalia sarebbe stata sistemata. Cosa che poi è avvenuta grazie al condono edilizio del governo Berlusconi (giusto per ricordare quanti della cosi detta sinistra, paladini del bene comune debbano a quell’uomo).

La zona artigianale, invece, come dice il nome stesso è stata autorizzata per la realizzazione di strutture da destinarsi ad attività artigianali, ma anche qui sin dall’inizio si son costruite palazzine da tre o quattro piani con decine di abitazioni. Forse qualcuno, nell’autorizzare tutto ciò, ipotizzava officine all’interno di un appartamento collocato al secondo piano. Forse poco geniale ma sicuramente originale. Anche qui, come per la peschiera, molti incauti e, aggiungerei, ingenui cittadini si son fidati ed oggi si trovano a vivere in appartamenti che in realtà risultano essere locali commerciali. Conseguentemente, tasse quali IMU e TARES, sono decisamente più elevate rispetto alle civili abitazioni. La differenza con la Peschiera è che qui, solo per una questione di tempi, non è stato possibile usufruire della benevolenza di Berlusconi anche se la speranza è sempre l’ultima a morire.

Queste due lotizzazioni, ma non solo, rappresentano oggi un problema di non facile soluzione. Se è vero che erano state autorizzate per altro è altresì vero che sono state realizzate delle verie e proprie aree residenziali. Se per la peschiera costruttori, venditori ed acquirenti possono ringraziare il Berlusca, nella zona artigianale vi sono numerosi nuclei familiari che vivono in locali commerciali. Una eventuale loro trasformazione in area residenziale tramite una variante al Piano Regolatore, oltre al fatto che sarebbe l’ennesimo condono mascherato, andrebbe a creare un conflitto tra quelle attività artigianali che hanno aperto li le loro attività e questi inquilini “abusivi”. Nel caso di conflitto tra diritti chi avrebbe la meglio l’artigiano che ha, sin dall’inizio, rispettato le regole aprendo la sua attività nell’area artigianale appositamente realizzata o l’inquilino che abita ove non era consentito?

La domanda che, adesso, sorge spontanea è: chi è il responsabile di tutto ciò? Chi ha autorizzato questo scempio?

L’allora assessore all’urbanistica Francesco Colizzi. Si proprio lui, quel Colizzi oggi autocandidatosi sindaco che proprio in questi giorni sta organizzando, insieme a Ostuni città nuova (la lista creata intorno a lui), un seminario sull’urbanistica: scelte per una Ostuni moderna e di qualità . Seminario evidentemente molto illuminante visto i precedenti in materia dell’organizzatore/relatore che invece di chiedere umilmente scusa per gli errori commessi e, di conseguenza, ritirarsi in religioso silenzio percorre la classica strada della politica: trovare mille giustificazioni e poter prendere i propri concittadini per il c…..olizzi.

 

 

Categorie : Politica
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Statale SP226 cede e frana un pezzo di strada al km 18 07/11/2011

Il dissesto idrogeologico in Italia interessa l’82% dei comuni; 6 milioni di persone abitano in un territorio ad alto pericolo idrogeologico e 22 milioni in zone a pericolo medio. Secondo i dati ufficiali, 1.260.000 edifici, tra cui oltre 6.000 scuole e 531 ospedali, sono a rischio di frane ed alluvioni. Un’analisi, compiuta dall’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale Ricerche (C.N.R,), rivela che tra il 1950 e 2012 si sono registrati 1.061 frane e 672 inondazioni. Le vittime sono state oltre 9.000 e gli sfollati o senza tetto piu’ di 700.000. Tali eventi hanno avuto impatto sui beni privati e collettivi, sull’industria, sull’agricoltura, sul paesaggio e sul patrimonio artistico e culturale senza considerare le implicazioni in termini psicologici ed occupazionali. Secondo i dati ANCE-CRESME del 2012, tra il 1944 ed il 2011, il danno economico, prodotto in Italia dalle calamità naturali, ha superato i 240 miliardi di euro, con una media di circa 3,5 miliardi di euro all’anno. Le calamità idrogeologiche hanno contribuito per circa il 25% al danno complessivo.

«L’impermeabilizzazione, cioè la cementificazione, è uno dei maggiori processi di degrado del suolo ed è un problema presente in tutta Europa, uno dei continenti più urbanizzati al mondo: si calcola che tra il 1990 e il 2006 si sia avuto un aumento delle aree di insediamento del 9% in media; in Italia si stima che il consumo del suolo nel periodo 1990-2005 sia stato di oltre 244.000 ettari all’anno (circa due volte la superficie del comune di Roma), in pratica oltre 668 ettari al giorno (circa 936 campi da calcio», ha denunciato Massimo Gargano, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, che ha presentato a Roma il Piano 2013 per la Riduzione del Rischio Idrogeologico nel nostro Paese. «Diventa quindi una priorità continentale – ha proseguito Gargano – limitare e compensare l’urbanizzazione del suolo, impedendo l’occupazione di altre aree verdi».

Va anche ricordata la forte pressione dell’impermeabilizzazione sulle risorse idriche: un suolo può incamerare fino a 3.750 tonnellate di acqua per ettaro o circa 400 millimetri di precipitazioni; l’impermeabilizzazione riduce l’assorbimento di pioggia nel suolo, in casi estremi impedendolo completamente. L’infiltrazione di acqua piovana nei terreni, invece, fa si che essa impieghi più tempo per raggiungere i fiumi, riducendo la portata e quindi il rischio di inondazioni. Come già nel 1951, 1966, 1994, 2010, 2011, anche nel 2012, il mese di novembre è stato foriero di disastrose alluvioni: in Toscana, dove si sono registrati anche 7 morti ed in Umbria; nei giorni scorsi situazioni critiche si sono registrate anche in Emilia Romagna e Veneto. «Le cause – ha spiegato Gargano – sono molteplici: la variabilità climatica, l’eccessiva urbanizzazione, il disordine nell’uso del suolo, la mancata cura del territorio attraverso una costante manutenzione. In generale, molte delle calamità sono generate da eventi idrologici eccezionali, che si ripetono cioè non prima di 30 anni e di cui si può ridurre l’impatto solo attraverso azioni volte a rinforzare i territori fragili, provvedendo alla manutenzione idraulica, assicurando il funzionamento degli impianti idrovori ed il consolidamento degli argini».

 

Franco Brizzo

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