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Zero Privilegi Puglia

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Archive for casta

set
23

Scudo parlamentare

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Partiamo subito da alcuni principi. Primo, tutti sono innocenti sino a quando non si dimostra definitivamente il contrario. Secondo, nessuno, se non per rari ed eccezionali casi, può essere privato della libertà personale prima di essere stato giudicato colpevole di reati per cui è prevista la carcerazione. Terzo ed ultimo ma non per importanza, le regole valgono per tutti. Tre semplici quanto basilari principi da sempre scolpiti nella nostra costituzione spesso sbandierata, a secondo delle esigenze, da tutti gli schieramenti politici e per cui è persino prevista una figura istituzionale, attualmente interpretata dal vecchio sul colle, lautamente retribuita affinché vigili che tutti la rispettino.

Eppure, anche se pennivendoli vari e mezzibusti incartapecoriti non ne parlano, sono moltissimi gli incensurati che, accusati di un qualche reato, si trovano o si sono trovati improvvisamente dietro le sbarre. Di questi giorni la notizia, riscontrabile solo nelle cronache del web, sull’arresto e la detenzione per 12 giorni di due attiviste NoTAV accusate una di “concorso morale” per aver socccorso alcuni feriti durante le manifestazioni di protesta in valsusa (è una volontaria del 118) e l’altra per lesioni ad un rappresentante delle forze dell’ordine, si sarebbe procurato una distorsione alla caviglia nel rincorrerla. Ma il problema, oltre ad essere molto diffuso e comunque molto di più di quanto i mezzi di disinformazione ci fanno sapere, è atavico e di sicuro risale ai tempi in cui l’attuale classe politica, tranne qualche matusalemme, era ancora in fasce. Detenuto in attesa di giudizio  un bellissimo film con Alberto Sordi del 1971, regia di Nanni Loy racconta di un geometra che viene arrestato senza che gli sia fornita alcuna spiegazione e senza neanche informare la famiglia che del tutto ignara, lo attendeva in automobile. Inizia così un viaggio attraverso i gironi danteschi della giustizia italiana che si concluderà con la scarcerazione del povero geometra per non aver commesso alcun reato.

Naturalmente come ci sono parecchie persone ingiustamente in carcere ce ne sono altrettante che per svariati motivi riescono a farla franca. Tra questi sicuramente i politici che poi sono quelli che le regole della giustizia e del suo funzionamento le hanno scritte. Già perche come ben noto i magistrati non scrivono le leggi ma semplicemente le applicano, a volte sicuramente ne abusano ma questo solo grazie al come la legge è stata scritta ed ecco che ritorniamo a coloro che le leggi le scrivono ed approvano, cioè i politici. Secondo quale mistero questi si arrogano il diritto di non applicarle nei loro confronti è un qualcosa già di per sé abbastanza ridicolo, ma quando ciò si ripete costantemente e anche di fronte a casi gravi come quello di Milanese, Cosentino e Tedesco il mistero comincia ad assumere i contorni dell’associazione mafiosa.

I tre soggetti sono tutti incensurati e, secondo quanto sopra scritto, non dovrebbero andare in carcere prima di una sentenza definitica e poco vale il fatto che per i comuni cittadini la cosa sarebbe diversa, se un principio non viene rispettato non bisogna allargare questa violazione agli altri ma tutelare chi non ne è garantito. Però ho anche scritto che possono esserci rari ed eccezionali casi in cui questo caposaldo della nostra costituzione può essere derogato. Un caso potrebbe essere un accusato di essere un serial killer che credo nessuno abbia il piacere di sapere in giro, nessuno mi pare abbia mai protestato per gli anni di galera fatti dal Pacciani, accusato di essere il mostro di Firenze, nonostante la sua colpevolezza ancora oggi non sia stata del tutto dimostrata. Quindi nella fattispecie dei tre politici è necessario valutare se possano rientrare tra i rari ed eccezionali casi in cui la carcerazione preventiva vale la candela.

Cosentino era, al momento della formulazione delle accuse per associazione mafiosa, a capo del CIPE il più importante organo di programmazione economica del nostro paese e sapere se la camorra era riuscita ad arrivare fino a li è, a mio avviso, già un motivo sufficiente. Tedesco, accusato di corruzione per aver favorito aziende “amiche” negli appalti della sanità pugliese, era ai tempi l’assessore alla sanità in Puglia che oggi, a causa di un pesante dissesto economico, è sottoposta ad un drastico piano di ristrutturazione che taglia posti letto, chiude numerosi ospedali e reparti togliendo ai cittadini numerosi servizi indispensabili. I disagi che avrebbe subito il senatore in caso di arresto sarebbero stati sicuramente inferiori a quelli che stanno subendo i suoi concittadini pugliesi. Infine Milanese era sino a poco tempo fa uno stretto collaboratore del ministro dell’economia, tanto stretto da viverci persino insieme, e aveva molta influenza sia nelle scelte di politica economica sia nella scelta delle persone a cui affidare il controllo delle numerose e prospere aziende controllate dal tesoro, sapere se queste scelte sono state dettate da interessi personali, collusioni e corruzioni sopratuttto oggi con la drammatica situazione economica e il nostro paese praticamente in mutande sarebbe dovuto essere un buon motivo per derogare al sacrosanto principio della libertà personale.

Eppure i tre sono liberi grazie alla protezione parlamentare. Possibile che ai politici non interessa sapere se la camorra si è infiltrata nei più importanti organi istituzionali o se la corruzione ha davvero distrutto la sanità pugliese e le casse del nostro stato? No, in realtà la situazione non è questa. I nostri politici sanno bene qual’è la situazione, sanno quanto la criminalità organizzata gestisce gli apparati istituzionali direttamente o per interposta persona e sanno benissimo che la corruzione è non solo il principale problema del paese ma la madre di tutti i problemi da cui discendono tutti gli altri. Quello che invece cercano di fare (e sino ad ora ci sono riusciti) è evitare che tutto questo sia scritto nero su bianco, che sia reso inconfutabile. Purtroppo, a vedere come il paese reagisce a questa situazione, sembra che tutto ciò lo vogliano evitare la maggior parte degli italiani.

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Categorie : Giustizia, Politica
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set
21

Inaffidabili

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Alcuni giorni fa nel post salasso ad oltranza affermai che la manovra finanziaria appena varata non sarebbe stata sufficiente a risolvere i problemi Italiani e che entro fine anno ci sarebbe stata una manovra correttiva. Non che sia un esperto in economia ma semplicemente dotato di un minimo di buon senso, ritenevo e ritengo che il vero problema non sia tanto nella struttura economica del paese, che sicuramente necessita di drastici interventi e ristrutturazioni, ma semmai nell’incapacità o meglio nella non volontà della classe politica ad affrontare queste sfide e cercare, anche in parte, di risollevare le sorti di un paese ormai alla deriva. Una impossibilità e una non volontà dettata dal fatto che in questa situazione è proprio la classe politica stessa con tutti i suoi soci e sodali (prenditori, lobby, mafie, ecc) a trarre i maggiori benefici sia in termini economici che di potere.

A conferma di tutto ciò ecco arrivare il giudizio delle società di rating, Standard & Poor’s per prima, su cui già si sono spese milioni di parole senza però dire l’essenziale. Va infatti fatto notare che tale giudizio non riguarda l’immediato, ovvero l’attuale situazione economica del paese, ma l’affidabilità ad onorare il debito nel lungo periodo per l’esattezza nei prossimi sette-dieci anni, periodo medio della durata degli investimenti finanziari. E ciò è del tutto normale perchè quando uno investe in titoli, siano essi di stato o privati, è dopo cinque o dieci anni che potrà ritirare il capitale, quindi le informazioni di cui necessita non si limitano agli interessi che potrà percepire durante il periodo d’investimento ma, cosa molto più importante, le possibilità di poter ritirare il capitale alla fine del periodo d’investimento. Il giudizio di Sandard & Poor’s riguarda proprio questo aspetto, cioè la possibilità che fra cinque-dieci anni il nostro paese sia effettivamente in grado di restituire agli investitori il capitale. Così come le ditte private anche gli stati possono fallire, poi ci prendono per il culo parlando di default controllato ma sempre default è. Fallimento in lingua italiana.

Si disilluda quindi che crede che via Berlusconi si ricomincia a salire perchè le agenzie di rating, come me e tutti voi, sanno quanto sia improbabile una rielezione di Berlusconi o del centrodestra e che a breve la guida del paese sarà assunta da altra coalizione eppure questo non gli ha impedito di dare un giudizio negativo sull’affidabilità economica del nostro paese.  A differenza nostra loro non basano i loro giudizi sulle stronzate annunciate a reti unificate ma su informazioni certe e concrete e non gli saranno certo sfuggite le assolute analogie tra i veri schieramenti che in televisione fanno finta di essere diversi gli uni dagli altri. Analogie sotto il profilo giudiziario e analogie nelle ricette da somministrare al paese. Tutti gli schieramenti, tolta qualche piccola differenza sulle coppie di fatto, i gay, immigrati ed altro non solo hanno lo stesso identico programma ma hanno le loro strutture organizzative e politiche intrise di di corrotti e corruttori. Tutti gli schieramenti sono a favore della TAV e degli oltre 20 miliardi di euro così come sul Ponte sullo stretto e i suoi 8 miliardi, tutti sono d’accordo sulle spese militari per armamenti e guerre e i relativi 30 milardi annui a cui aggiungerne altri 17 per l’acquisto di cacciabombardieri, tutti d’accordo sui finanziamenti ai partiti, gli stipendi d’oro e la pensione dopo 5 anni, tutti d’accordo sui finanziamenti all’editoria e ai giornali di partito e tutti d’accordo col finanziare gli incenritori invece che la raccolta differenziata. Per quanto riguarda poi le analogie giudiziarie vi basta aprire un qualsiasi quotidiano per trovarci tutto l’arco parlamentare e il fatto che da una parte si dimettano dal partito (tenendosi però ben stretta la poltrona) non fa molta differenza.

 

 

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set
16

Aiutare i poveracci

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Ieri sera a Piazzapulita, il nuovo programma di approfondimento di LA7 condotto da Corrado Formigli, il ministro leghista Castelli, in merito ai costi della politica,  si è definito un “poveraccio” che vive del proprio lavoro e che non possiede ne lussuose ville, ne yacht, ne ferrari e alla semplice e banale domanda “ma lei quanto guadagna” il poveraccio risponde di aver dichiarato 145 mila euro di reddito annuo. Adesso, a parte il fatto che ci vuole coraggio definirsi poveracci con questo reddito, rimango molto perplesso di fronte alla cifra fornita. Infatti 145 mila euro diviso 12 mensilità fa all’incirca  12 mila euro al mese e visto che, come sanno ormai anche i sassi, il solo stipendio di un semplice parlamentare è decisamente superiore alla cifra indicata dal leghista è difficile credere che un sottosegretario possa percepirne meno.

Vi è quindi nelle dichiarazioni di Castelli una falsità lapalissiana che nessuno nello studio della neonata trasmissione ha avuto la capacità, meglio dire la volontà, di dimostrare dati alla mano; eppure tra i tanti giornalisti presenti in studio ed una intera redazione a disposizione non sarebbe stato difficile sputtanarlo, cosa che poi sarebbe stata perfettamente in tema con le notizie di mignotte e faccendieri che ha caratterizzato l’intero programma. Bastava infatti andare sul sito della camera (qui) per trovare immediatamente i dati ufficiali degli stipendi parlamentari e, calcolatrice alla mano, fare due veloci conti per verificare che lo stipendio netto di un semplice parlamentare ammonta a oltre 13 mila euro. A questo punto si sarebbe potuto chiedere lumi perchè i casi sono due o siamo di fronte ad un sottosegretario sottopagato oppure semplicemente ha detto una mezza verità, prendendoci per l’ennesima volta per il culo.

Mezza verità perchè alla domanda “lei quanto guadagna” la risposta riguarda solamente quanto dichiara. Voi vi chiederete: e non è la stessa cosa? Assolutamente no! Infatti più della metà dello stipendio dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali, è composto da presunti rimborsi. La diaria e il rimborso spese per il rapporto con gli elettori che rappresentano più della metà dello stipendio pur essendo delle indennità fisse sono camuffate come rimborsi e quindi, proprio per questo, non rientrano ai fini fiscali nel reddito. Ma i rimborsi, per essere realmente tali, dovrebbero essere erogati in base a delle spese effettivamente sostenute e documentate come avviene per qualsiasi tipo di lavoratore. La casta invece li ha trasformati in indennità fisse truffandoci così doppiamente, prima incrementandosi lo stipendio inventandosi dei rimborsi forfettari poi escludendo questi dal reddito in quanto rimborsi.

Comunque sia il caro, è proprio il caso di dirlo, Castelli si considera un poveraccio nonostante i 145 mila euro di reddito e il fatto di aver già maturato una pensione di oltre 10 mila euro al mese (è in parlamento dal 1992), ma non ha nessuna remora ad aver approvato norme che congelano per tre anni gli stipendi dei dipendenti pubblici (media di 2 mila euro) e nessuna remora ad approvare norme che continuano ad aumentare l’età pensionabile. Forse è il caso che il popolo italiano si organizzi per aiutare questo poveraccio, e gli altri come lui, ad andare a fare in culo.

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Categorie : Informazione, Politica
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set
06

Io non sciopero

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Io non sciopero perchè non voglio farmi prendere per il culo da un sindacato  che qualche mese fa insieme a CISL, UIL e Confindustria ha sottoscritto un accordo che di fatto abolisce il contratto collettivo nazionale ed estende il metodo Marchionne a tutti i lavoratori Italiani rendendoli di fatto tutti precari.

Io non sciopero perchè il sindacato, con tutti i privilegi di cui gode e i milioni di euro in finanziamenti pubblici con cui si ciba fa parte a tutti gli effetti di quelle caste che si sentono esonerati dai sacrifici lacrime e sangue.

Io non sciopero perchè il sindacato, come la politica, è capace di proporre sempre e solo il solito modello economico basato sul produci, consuma e crepa.

Io non sciopero perchè tra la salute dei lavoratori e di migliaia di cittadini ed un lavoro precario e in condizioni disumane il sindacato a Taranto si e schierato con quest’ultimo tutelando di fatto gli interessi del padrone piuttosto che dei lavoratori e delle loro famiglie.

Io non sciopero perchè in Italia tra fasce protette, contingenti minimi e servizi essenziali non solo il diritto allo sciopero è stato da tempo ridotto ad un esigua fascia di lavoratori, ma il sacrificio di quei pochi non produce alcun effetto. D’altronde dopo anni in cui la triade sindacale ha indetto scioperi per ogni stronzata, persino scioperi di alcune ore, l’unico effetto riscontrabile è la totale indifferenza dell’opinione pubblica unico vero strumento capace di rendere efficace uno sciopero.

Io non sciopero perchè il sindacato con tutti i partiti, per il bene di questo paese, dovrebbe semplicemente andarsene a fare in culo.

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Categorie : Politica
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Aderisci al moVimento 5 stelle - Ostuni

Diciamo subito una cosa, il dimezzamento o anche solo la diminuzione del numero di parlamentari, consiglieri regionali, ministri ed assessori, comuni e provincie agisce sicuramente sui costi generali della politica ma non ha alcun effetto sui privilegi della casta. Specifichiamo. Dimezzando il numero dei parlamentari si dimezzano automaticamente le spese sotenute per i loro stipendi ma la metà rimanente continuerà a percepire stipendi fuori misura, ad avere diritto ad una lauta pensione dopo soli tre anni di mandato (definirlo lavoro è un offesa ai milioni di cittadini che si fanno tanto di mazzo), ad incassare un assegno di fine mandato a cinque zeri nonché tutti gli altri privilegi tra cui pasti a prezzi simbolici, accesso gratuito alle autostrade, treni, cinema, teatro, ecc.

In oltre il solo dimezzamento delle poltrone non avrebbe alcun effetto sulla velocità di approvazione delle leggi se non accompagnato dall’abolizione di un ramo del Parlamento, il Senato ad esempio. Le leggi da approvare continuerebbero, infatti, ad essere discusse e votate in entrambe le camere e relative commissioni. Solo un dimezzamento dei parlamentari associato al dimezzamento del numero delle camere consentirebbe il dimezzamento dei tempi dell’iter legislativo. Il bicameralismo previsto dalla nostra Costituzione è oggi, con una società in continuo e repentino mutamento, un grosso ostacolo di cui ci si dovrebbe liberare quanto prima. Istituito per limitare il rischio di ripiombare in una dittatura militare, eravamo appena usciti da vent’anni di fascismo e dalla guerra, nulla ha potuto contro la dittatura mediatica e corruttiva di Berlusconi e soci, anzi l’ha favorita. Proprio con la scusa della lentezza parlamentare il governo, quello di centrodestra come quello di centrosinistra, ha sempre più avvocato a sé il potere legislativo, tanto che ad oggi il parlamento si esprime sulle materie fondamentali ed importanti tramite voti di fiducia.

Tagliare i costi della politica, slogan tanto in auge sui media in quest’ultimo periodo, non vuol dire tagliare i privilegi della casta, dove per casta intendo politici e partiti. Agire sui privilegi vuol dire cominciare innanzitutto dagli stipendi. 3 mila euro per un parlamentare e 2500 euro per un consigliere regionale mi paiono uno stipendio dignitoso e pienamente sufficiente a compensare l’impegno dovuto per ricoprire l’incarico. I rimborsi spesa, di qualsiasi natura essi siano, devono essere erogati solo se giustificati e debitamente documentati. I rimborsi forfettari vanno immediatamente aboliti, così come vanno immediatamente aboliti gli assegni di fine mandato e i vitalizi. Gli anni di mandato vanno considerati come normali anni contributivi. Doveroso rivedere tutti i vitalizi già maturati stabilendo un tetto massimo di 4 mila euro mensili e togliendolo a chi non ha compiuto i 65 anni di età. Chi da anni continua ad accanirsi sulle pensioni dei comuni cittadini, di chi lavora davvero, non può che essere il primo a dare il buon esempio.

Naturalmente vanno aboliti anche tutti gli altri privilegi, se vanno al cinema o al teatro se lo pagano e si pagano pure autostrade e treni per cui potranno chiedere il rimborso spese nel caso di utilizzo per impegni istituzionali. Le auto blu vanno riservate esclusivamente a ministri, presidente della camera, presidente della repubblica e presidenti di regione ed utilizzate solo per impegni istituzionali.

Il numero delle poltrone va diminuito? Sicuramente si e questo vale sia per gli organi di indirizzo politico sia per aziende controllate ed autority varie utilizzate per piazzare gli amici di partito. A mio avviso si dovrebbe agire più sugli esecutivi che sulle assemblee legislative e deliberative. Diminuire numero di ministri e ministeri, di assessori ed assessorati con le relative pletore di dirigenti al seguito. Ad Ostuni, ad esempio, 10 assessori sono una esagerazione non riscontrabile nenanche in grandi città, ma anche i 7 previsti dalla nuova normativa sono troppi. 5 assessori più il Sindaco credo siano una scuadra in grado di gestire un comune di 30 mila anime. Le assemble legislative e i consigli vanno ridimensionati in base alla popolazione residente cercando di mantenere un congruo rapporto. Il rischio è che nell’onda della giusta indignazione per i privilegi della casta si lasci concentrare il potere nelle mani di pochi.

Abolire le provincie, tutte senza alcuna distinzione. Sono inutili e costose, le loro competenze possono essere svolte tranquillamente da comuni e regioni. Sui piccoli comuni invece ho delle riserve, sia perchè non rappresentano un grande costo, sia perchè spesso sono la vera rappresentazione di una politica fatta al fianco dei cittadini. In un comune di mille abitanti difficlmente un sindaco può uscire di casa senza incontrare dozzine di elettori e confrontarsi con loro.

Mi pare che sull’onda della solita disinformazione la casta cerchi di arroccarsi ancor più nel palazzo. Dimunuisce i rappresentanti concentrando il potere nelle mani di pochi fidati e mantiene tutti suoi privilegi. Non c’è bisogno di alcun partito ne di alcuna casta solo di cittadini punto e basta.

Aderisci al moVimento 5 stelle - Ostuni

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Categorie : Politica
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Qual’è la differenza tra due brutti ceffi che vanno da un commerciante o un imprenditore a “chiedere” il famigerato pizzo ed un datore di lavoro che mensilmente si trattiene dai 100 ai 200 euro dallo stipendio di ogni suo dipendente? Nessuno, assolutamente nessuno! Entrambi sono dei farabutti e dei vigliacchi. Entrambi meriterebbero la galera e la confisca di tutti i beni perchè comunque ottenuti tramite i proventi dell’estorsione.

Eppure mentre i primi sono visti dalla società tutta ed in particolare dalle vittime come criminali e le somme loro versate assumono il termine di estorsione, i secondi invece sono generalmente soggetti dell’alta società, accolti nei salotti cittadini come nobili imprenditori che portano benessere e prosperità e le vittime addirittura si sentono in dovere di ringraziarlo perche grazie a lui hanno un posto di lavoro. E’ come se un commerciante ringraziasse i suoi estorsori perchè grazie a loro il suo negozio non prende fuoco.

Siamo all’assurdo eppure è pura normalità, soprattutto nel sud dove la mancanza di lavoro è una pandemia a cui si può sfuggire solo emigrando. E’ pura normalità che neanche se ne parla, nessuno dice niente e nessuno fa nulla. Intanto questi estorsori mascherati da datori di lavoro grazie alle cifre di questo pizzo mensile accumulano ricchezze che possono poi investire in nuove attività siano esse produttive o commerciali che gli consentono così non solo di aumentare il proprio potere economico e di conseguenza il proprio peso politico, ma anche il numero di dipendenti e di conseguenza le somme in nero derivanti da queste estorsioni.

Sono convinto che arrivati a questo punto qualcuno di voi, magari del nord dove queste cose pur essendoci non sono molto diffuse, si sta cominciando a domandare: ma questo di che parla esattamente? Eh, lo so che in molti luoghi ciò è ancora una assurdità, ma da queste parti, come dicevo, è pura normalità! Come funziona? Semplice, quando si pagano gli stipendi il lavoratore si reca nell’apposito ufficio per ritirarlo in contanti e gli viene presentata la regolare busta paga che deve firmare anche a dimostrazione di aver ricevuto quei denari, solo che la somma effettivamente consegnata non  corrisponde a quella indicata nella busta paga sottoscritta ma risulta inferiore di una cifra variabile dai 100 ai 200 euro in relazione sia all’ammontare dello stipendio sia a chi ha raccomandato quel lavoratore al momento dell’assunzione. Già, perchè se la raccomandazione è giunta da un politico influente fanno pure lo sconto sul pizzo. I privilegi della casta non si limitano certo ai superstipendi e superpensioni.

Naturalmente non posso qui fare i nomi di coloro che adottano questo sistema, pur sapendone molti non ho le prove se non le confidenze fattemi da diverse vittime che per paura di perdere il lavoro domani negherebbero tutto. Mi assumerei anche il rischio di una querela se ci fosse poi la probabilità di dimostrare l’esistenza di questo sistema, ma so bene che non è così. Non  condanno chi non ha il coraggio di parlare, lo capisco bene la coseguenza sarebbe la sicura disoccupazione. Tra l’altro mentre contro il tradizionale pizzo in questi anni sono nati strumenti a tutela di chi denuncia, il pizzo sullo stipendio invece è stato sino ad ora completamente ignorato dai media come dai legislatori.

Cosa si potrebbe fare? Non lo so, penso però che l’obbligo di erogare lo stipendio tramite accredito su conto corrente sarebbe già qualcosa. Un conto è ricevere una somma inferiore al dovuto altro è dover “restituire” del denaro al proprio datore di lavoro, penso che almeno da un punto di vista culturale ci sarebbe un cambiamento e questa operazione sarebbe vista per quello che è: un estorsione, e il lavoratore comincerebbe a sentirsi una vittima piuttosto che uno fortunato. Un’altra cosa che si potrebbe fare è boicottare quelle attività che sappiamo adottare questo sistema. perchè anche se non li possiamo elencare, sappiamo chi sono, lo so io e lo sanno anche molti di voi. Comiciate a non andare più in quegli esercizi commerciali, fregatevene delle offerte, della possiblità di sceltà, della presenza dell’aria condizionata, dei parcheggi e di altre stronzate del genere. Pensate al diritto di chi lavora di percepire per intero la propria paga, pensate alla dignità della persona. Solo in questo caso sarete dignitosi anche voi.

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ago
10

Scacco matto

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Eccoci arrivati, la crisi che sino a qualche mese fa pareva passata senza arrecare eccessivi ed irrimediabili danni, quella crisi che il nostro paese stava sopportando e superando meglio di altri è arrivata, almeno in Italia, al suo tragico quanto prevedibile epilogo: il fallimento. Prevedibile perchè mentre le grandi imprese delocalizzavano le produzione mettendo migliaia di operai in cassa integrazione, mentre le piccole e media imprese chiudevano i battenti, mentre gettavamo centinaia di miliardi di euro in armamenti, guerre e inutili grandi opere la politica nostrana si occupava del processo prima breve poi lungo, delle numerose autorizzazioni a procedere per deputati e senatori e lodi vari per i maiali più uguali degli altri, di discutere sulle improbabili parentele di Ruby Rubacuori, di imbavagliare la libera informazione del web, di distruggere la scuola pubblica, l’università e la ricerca unici strumenti in grado di farci guardare al futuro con un pò di ottimismo, difar tutto fuorché fronteggiare questo tzunami economico che ha invaso l’intera penisola. Uno tzunami che se fino a qualche giorno fa ha continuato inesorabilmente ad addentrarsi nel territorio distruggendo tutto ciò che incontrava (imprese, servizi sociali e sanitari, diritti dei lavoratori, ecc) adesso si ritira portando via più di quello che ha travolto durante la sua avanzata.

La manovra lacrime e sangue da poco approvata col plauso del nonnetto sul colle, come avevo già predetto qualche giorno fa, è stata dichiarata insufficiente. Sevono soldi, soldi contanti oltre ad ulteriori tagli alle pensioni a tutto vantaggio dei fondi integrativi ed un ulteriore giro di vite ai diritti dei lavoratori così che li si possa sfruttare meglio e a minor costo. Germania, Francia e Banca Centrale Europea hanno stabilito il menù a noi il compito di cucinare e lavare i piatti. In primis i soldi. Come? Con quello che generalmente definiscono privatizzazioni o liberalizzazioni a seconda che a parlarne sia il centrodestra o il centrosinistra, ovvero svendite; svendite di tutte le aziende a partecipazione statale. Stiamo parlando di colossi economici che fanno gola a moltissimi prenditori sia Italiani che stranieri (ENEL, RAI, Finmeccanica, Fincantieri, ENI, Ferrovie dello Stato, Poste, Aziende Sanitarie, università, ecc) e che avendo un grosso peso in settori strategici consentiranno ai futuri proprietari di determinare le possibilità di sviluppo e di progresso del paese. Svendita dell’immenso patrimonio immobiliare ed artistico (nonostante tutto siamo ancora il Bel Paese). Si svenderanno palazzi, ma anche musei, siti archeologici e tutto quello che a giudizio dei prenditori potrà portare lauti profitti. Ricordatevi che stiamo parlando di svendite (siamo in fallimento) e quindi il tutto sarà ceduto a prezzi stracciati. Quello che i  nostri nonni e i nostri padri hanno costruito con anni di duro lavoro, patendo la fame (quella vera) e, in alcuni casi, lasciandoci la vita, sparirà nel volgere di breve tempo e noi ci ritroveremo in mutande senza neanche i fazzoletti per asciugarci le lacrime.

Il mondo come lo conosciamo oggi, per chi soppraviverà, sarà solo un lontano ricordo. Quanto sta accadendo in Inghilterra è solo il trailer di quanto vedremo nel nostro paese. Quando la gente non ha più nulla da perdere si scatena ed i primi bersagli saranno coloro che possiedono un qualcosa, anche se poco. Le grandi città diventeranno campi di battaglia dove non si sarà al sicuro neanche nelle proprie case. La disperazione è l’arma più devastante di cui si può dotare un uomo.

Potevamo evitare tutto ciò? Si. Potevamo occuparci un pò di più del bene comune piuttosto che dei cazzi nostri, avremmo dovuto impedire che il nostro paese andasse in guerra e spendesse centinaia di miliardi in armamenti, potevamo schierarci con gli operai e con la FIOM per dire che l’Italia rispetta i diritti e la dignità del lavoro, potevamo evitare che mafia e massoneria occupassero le nostre istituzioni, potevamno ascoltare i noglobal di Genova piuttosto che i media che ci parlavano dei violenti black bloc, potevamo sostenere i comitati No Dal Molin, No Ponte, No TAV, No inceneritori ed altri impedendo che fiumi di denaro finissero in queste inutili grandi opere. Potevamo fare tante cose ma ci siamo limitati a far la parte degli spettatori, per diventare oggi protagonisti nella parte del pollo da spennare.

Possiamo ancora salvarci? Possiamo ancora fare qualcosa? Si, ma dobbiamo muoverci in fretta e con determinazione. Innanzitutto dobbiamo liberarci di tutti coloro che ci hanno portato a questo punto, nessuno escluso, e liberarcene definitivamente. A chiunque abbia svolto negli ultimi trent’anni una carica elettiva o di nomina politica deve essere vietata qualsiasi candidatura sia a livello nazionale che locale. Dobbiamo avere il coraggio, come hanno fatto gli Islandesi, di dire alla Banca Centrale Europea, al Fondo Monetario Internazionale e ai paesi stranieri che il debito verrà ripagato quando sarà possibile e comunque non lo potranno pagare coloro che di questo fallimento economico non hanno colpe. Ritirare immediatamente le nostre truppe da tutti gli scenari di guerra e azzerare le spese militari, compresi quelle per ordinativi già effettuati (F35), blocco immediato di tutte le grandi opere, eliminazione completa di tutti i privilegi delle varie caste (politica, sindacale, ecclesiastica), riduzione di tutti i maxistipendi e maxipensioni ad un massimo di 5 mila euro mensili, incremento tassazione delle rendite finanziarie e dei grandi capitali, seria lotta all’evasione fiscale prevedendo anche la detenzione per i trasgressori.

Recuperare tutte queste risorse e destinarle in primis alle piccole e medie imprese, all’agricoltura, ai servizi alla persona, legandole a garanzia di qualità della prestazione o produzione, all’assunzione di personale ed al rispetto dei diritti e della dignità del lavoratore.

Siamo sotto scacco matto, ma solo un matto lo accetterebbe in silenzio. Nella nostre azioni il futuro: o l’apocalisse con tutti contro tutti o tutti uniti in una sfida Italia contro il resto del mondo. Purtroppo prevedo che ad avverarsi sarà la prima, ma sono certo che se avessimo il coraggio per la seconda risulteremo vincenti.

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Pure i nostri animali domestici sanno ormai bene che la finanziaria lacrime e sangue da poco approvata col plauso del colle non basterà a farci uscire dai drammatici guai in cui ci troviamo. Bastano un paio di giorni in cui gli interessi sul debito aumentano per vanificare quelle misure. Preprariamoci quindi ad ulteriori sacrifici che a breve ci saranno descritti come indispensabili e risolutivi.

Uun anticipazione ce l’avremo già oggi con Berlusconi che ha deciso di metterci la faccia (quale?). Qualunque cosa dirà di certo noi sappiamo già a chi toccherà pagare e pagare con soldi cash non rinuciando alla gratuità di un qualche servizio. Quà ci vuole materia per rimpinzare le casse immediatamente, così come i vampiri vogliono il sangue fresco gli operatori economici vogliono vedere i soldi contanti e quando uno stato deve racimolare soldi contanti altro non può fare che prelevare dove questi sono ben visibili, quindi conti correnti, stipendi e aumento pressione fiscale compresi l’aumento della tassazione sui beni di consumo (IVA, accisa benzina, ecc). Pensare che tutto questo possa in un qualche modo dare impulso ad un economia basata sul consumo è semplicemente ridicolo.

Rimane da scoprire, a breve, quale sarà la reazione degli Italiani quando gli verrà negata una o più mensilità, quando gli verranno prelevati soldi dal conto corrente, quando dovranno pagare qualsiasi servizio ed il prezzo della benzina passerà la soglia dei due euro al litro. Quale sarà la reazione degli Italiani quando questi soldi saranno usati per finanziare le guerre in terre lontane, per mantenere i privilegi delle varie caste (politica-sindacale-industriale) definite indispensabili per la democrazia, per realizzare inutili infrastrutture quali la TAV ed il ponte sullo stretto, per realizzare ospedali pubblici da dare in gestione ai privati, per mantenere giornali che continuano a infarcirci di stronzate.

Il timore è che si vada alla deriva molto più di quanto non si è fatto sino ad oggi dove i violenti scontri nelle piazze saranno solo l’aspetto meno drammatico.

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ago
01

Napolitano jatevenne

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Sabato Beppe Grillo sul suo blog ha pubblicato una lettera aperta al presidente Napolitano con la quale lo invita a non rimanere inerme di fronte alla drammatica situazione economica del paese, rimuovere immediatamente l’attuale Presidente del Consiglio e nominare al suo posto uno di alto profilo al di fuori dei partiti in grado salvare il salvabile. Non concordo, non concordo per niente (se ne ricordino coloro che affermano che io, come tutti i “grillini”, pendo dalle labbra del mio guru genovese).

Per carità, anch’io penso che il cavaliere se ne debba andare immediatamente, ma aimé affidare a qualcuno il compito di cercare di salvare il salvabile sono certo porterebbe, ancora una volta, la popolazione comune a fare la parte dell’agnello sacrificale a tutto vantaggio delle solite cricche, delle solite caste e dei soliti prenditori Italiani. L’unico in grado di prendere scelte di buon senso e farci uscire da questo pantano di fango e merda è solo il popolo sovrano. Nessun leader, nessun salvatore della patria per quanto di alto profilo e indipendente potrà mai riuscirci se non saranno i cittadini a dirgli chiaramente come lo deve fare. Come successo in Islanda, paese che stà dimostrando al mondo intero che ciò che era presentato come indispensabile è di fatto evitabile, devono essere i cittadini a definire le scelte di politica economica, dove e in che modo devono essere utilizzate le risorse e dove invece devono essere drasticamente ridotte.

Si faccia decidere agli Italiani se spendere soldi nell’inutile TAV o nell’efficientamento dei trasporti locali, nel Ponte sullo stretto o nell’edilizia scolastica evitando così che fartiscenti strutture cadino sulla testa dei nostri ragazzi, nelle disastrose guerre o nella sanità pubblica (quella vera non quella d Vendola e Don Verzé), negli incentivi alle multinazionali e prenditori Italiani o nei piccoli produttori locali. Decidano altresì gli italiani dove tagliare le spese: alla politica o alla scuola, all’esercito e alle spese militari o all’innovazione e alla banda larga, ai giornali di partito o ai servizi sociali e sanitari. Si faccia decidere ai cittadini e poi si incarichi una persona onesta (cercando fuori dai partiti non dovrebbe essere difficile trovarla) in grado di eseguire gli ordini del sovrano, cioè del popolo.

Ma la cosa su cui concordo ancora meno è la possibilità che Napolitano possa in un qualche modo contribuire a risolvere i problemi che attanagliano il nostro paese. Non può perchè è egli stesso parte del problema e se c’è un qualcuno che se ne dovrebbe andare ancor prima di Berlusconi è proprio l’esimio Presidente Napolitano. So che in Italia le critiche al Capo dello Stato sono considerate un oltraggio alle istituzioni, ma signori miei  le istituzioni sono rappresentate dalle persone e l’interpretazione che Napolitano ha fatto del suo ruolo in questi anni così come in questi giorni è indegno.

Promulgazione istantanea, senza battere ciglio, di diverse leggi manifestamente anticostituzionali, poi dichiarate tali dalla Corte Costituzionale. Forti pressioni affinché l’Italia che secondo la Costituzione di cui lui è il garante ripudia la guerra, aderisse alla crociata contro il dittatore sanguinario, sino a qualche giorno prima grande amico, Gheddafi e che ad oggi ha avuto come uniche conseguenze migliaia di profughi, centinaia di civili morti e incremento delle spese militari. Grande soddisfazione ed immediata promulgazione di una manovra finanziaria lacrime e sangue che dissangua la parte onesta e produttiva del paese, azzoppa i già claudicanti servizi sociali e sanitari ma che lascia totalmente indenni le varie caste (in particolare quella politica) e i grandi capitali veri colpevoli della drammatica situazione economica in cui ci troviamo.

Ma tutto ciò è nulla in confronto al come in questi giorni l’esimio Presidente sta prendendo per il culo gli italiani. Dopo settimane di polemiche sui costi della politica in conseguenza della finanziaria che dissangua i poveri per lasciar dissetare i ricchi, il Capo dello Stato annucia di voler dare per primo il buon esempio. I soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti ne “informano” il popolo per poi distrarlo immediatamente sulla futile polemica dei ministeri al nord. Ma entriamo un attimo in questo “buon esempio” e partiamo dalla parte più copiosa: 15 milioni di risparmi in tre anni. A leggere i comunicati del Quirinale si tratta sostanzialmente di spese di rappresentanza e sprechi vari, spese supeflue insomma inutili. Il Presidente definisce questi tagli “buon esempio” io buon senso, anzi mi chiedo perchè non sono stati fatti prima. Evidentemente da anni al quirinale si sprecano 5 milioni di euro all’anno in spese inutili, forse sarebbe il caso che la Corte dei conti aprisse un indagine e si facesse restituire i soldi da chi ha permesso questo sperpero di denaro pubblico.

L’apoteosi si raggiunge però con la storia dello stipendio: Napolitano rinuncia agli aumenti previsti per i prossimi tre anni, che uomo generoso. Generosità che mi stimola una serie di interrogativi: perchè lo stipendio dei politici è ogni anno rivaltato in base agli indici ISTAT mentre i comuni lavoratori devono aspettare i rinnovi cantrattuali (ogni 4 anni quando va bene) e non possono avere aumenti superiori al 75% dell’inflazione programmata? – Perchè il congelamento per tre anni degli stipendi di tutti i dipendenti pubblici previsto nella precedente finanziaria non ha interessato anche il dipendente pubblico nr 1, ovvero il Capo dello Stato? – Perchè mentre ai dipendenti pubblici, oltre al congelamento dello stipendio, è starto decurtato anche parte del salario accessorio ( mille euro annui in media), alll’esimio Presidente viene lasciata la scelta se accettare o meno gli aumenti previsti per diritto?

Concludo con una mia personale lettera a Napolitano, poche parole perchè di più non merita un individuo del genere:

Esimio Presidente Napolitano,

JATAVENNE!

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Che c’entra il numero dei consiglieri con i privilegi della casta e i costi della politica? Portare da 70 a 60 il numero dei consiglieri regionali pugliesi comporterebbe una diminuzione dei costi intorno al 10% annuo, quindi un risparmio di circa 800 mila euro. I costi rimarrebbero comunque molto onesrosi e i restanti 60, più gli assessori, continuerebbero a beneficiare degli ingiustificabili e vergognosi privilegi oggi previsti. Il tentativo è ovvio, cercano di buttare fumo negli occhi per distogliere l’attenzione dei cittadini dal vero nocciolo della questione. I privilegi appunto.

Diminuire il numero dei consiglieri non avrebbe alcun effetto sul diritto di questi a percepire un assegno vitalizio da migliaia di euro dopo soli 5 anni di “duro lavoro”. Loro continuerebbero a beneficiare di questo privilegio, mentre il resto della comune popolazione potrà andare in pensione solo dopo 40 anni di contributi con, quando va bene, un migliaio di euro al mese.

Diminuire il numero dei consiglieri non avrebbe alcun effetto sui loro stipendi. Loro continuerebbero a ricevere decina di migliaia di euro mensili più una serie infinita di rimborsi per ogni minima spesa, mentre la maggior parte dei lavoratori dovrebbe continuare a vivere con i salari più bassi d’europa e l’impossibilità ad arrivare a fine mese. Condizione sempre più drammatica anche a causa del continuo innalzamento della pressione fiscale utilizzata anche per pagare i loro lauti compensi.

Diminuire il numero dei consiglieri non avrebbe alcun effetto sul finanziamento ai partiti che gli Italiani avevano abolito con un apposito referendum. Loro continueranno a percepire miliardi di euro all’anno in rimborsi elettorali e saranno gli Italiani coi loro sacrifici lacrime e sangue a darglieli.

E neanche l’acquisto di un Ipad per consigliere a spese dei contribuenti, il contributo di 5 mila euro all’associazione dei consiglieri regionali, l’assicurazione infortuni estesa anche agli ex-consiglieri e per cause anche non inerenti le loro funzioni e l’abbonamento alla rete autostradale “gentilmente” offerto dalle casse regionali subirebbero un qualche effetto dalla diminuzione del numero dei consiglieri.

Diminuire i consiglieri regionali avrebbe invece effetti sulla rappresentatività e a pagarne maggiormente le spese sarebbero le minoranze a tutto vantaggio dei grandi partiti, che ormai agonizzanti stanno cercando di rimandare quanto più possibile la dichiarazione ufficiale del loro decesso.  Come mi ha fatto ben notare l’amico Giovanni la riduzione del numero dei rappresentanti politici era previsto nel piano di rinascita della loggia massonica P2. Il potere in mano a pochi è più facile da “gestire”.

Ma poi questa riduzione la vogliono fare davvero? Il testo approvato nella competente commissione si già arenato ieri in consiglio regionale. Se ne riparlerà dopo le ferie estive quando i riflettori mediatici sull’argomento si saranno spenti. Negli interventi in aula l’emblema della situazione. Un esempio su tutti: Antonio Maniglio, vice presidente del Consiglio, sulle poltrone regionali dal 2000 e che potrebbe andare in pensione da domani coi suoi 56 anni di età ed un vitalizio da 10 mila euro al mese, si è lamentato del “senso di precarietà che vivono alcuni consiglieri, in particolare quelli di prima nomina”. Invito tutti i precari d’Italia a mandarlo precariamente a fare in culo. Non parliamo poi del Presidente di Regione più pagato d’italia, professione politico, sulle lautamente pagate poltrone dal 1992, deputato prima e Presidente di regione poi, ha già maturato ben due vitalizi cumulabili tra loro e potrebbe andare in pensione nel 2013 alla tenera età di 55 anni con circa 18 mila euro mensili.

Il numero dei consiglieri regionali con tutto questo non c’entra nulla. Si vuole veramente ridurre i privilegi della casta? E allora si inizi dall’abolizione dei finanziamenti ai partiti e quelli ai loro giornali, dall’abolizione dei vitalizi e da una drastica riduzione di quelli già oggi erogati e la si smetta con tutte queste chiacchere. L’informazione faccia il suo mestiere e dica esattamente come stanno le cose, ieri sera Tg Norba 24 parlando dei vitalizi regionali ha detto che quello più alto ammonta a 4 mila euro mensili. Balle, tutte balle 4 mila euro sono quelli più bassi perchè si arriva fino a 10 mila, bastava andarsi a leggere questa delibera dove troverete l’elenco di tutti i beneficiari e relativi importi.

Sulla mia bacheca Facebook ho messo dei sondaggi, quanto deve essere lo stipendio dei consiglieri e del Presidente della Giunta, i vitalizi e gli assegni di fine mandato vanno ridotti o aboliti? Dite la vostra.

Vi ricordo che la proposta Zero Privilegi Puglia che alcuni cittadini aderenti al moVimento 5 stelle stanno predisponendo prevede: riduzione degli stipendi del 50%, abolizione di vitalizi e assegno di fine mandato. Ciò significa risparmi per 10 milioni di euro all’anno, 50 milioni a legilatura. Loro il fumo noi l’arrosto.

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