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Ieri i soliti strombazzanti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti hanno dato risalto alla notizia secondo la quale i parlamentari si sarebbero tagliati lo stipendio di 1.300€ lordi pari a 700€ netti al mese. L’ennesima bufala per far credere al popolo bue che anche loro sono pronti a sottoporsi ai sacrifici che ormai quotidianamente dispensano a tutti noi.Una bufala perchè in realtà non si tratta di nessun taglio ma semmai di una rinuncia all’aumento (Cazzo ci mancava pure che si aumentassero i compensi). Infatti, il passaggio al sistema contributivo nel calcolo dei vitalizi esonera i nostri parlamentari dal versare mensilmente la rata precedentemente prevista per questo vegognoso quanto ingiustificato privilegio. E a quanto ammontava quella rata? Esattamente a 1.300€ al mese che si sarebbero ritrovati belli belli in busta paga, quindi per evitare il solito scatenarsi di polemiche e, questa volta, un probabile linciaggio, hanno semplicemente deciso di rinuciarci e cercato di sfruttare l’occasione per far credere, con l’ausilio dei soliti mezzi d’informazione in gran parte responsabili della situazione in cui ci troviamo, che finalmente dopo tante polemiche avessero provveduto ad un vero e cospiquo taglio dei loro emolumenti che io, invece, continuo a definire privilegi.
Nel frattempo Zero Privilegi Puglia è iniziata e nessun giornale o televisione ne parla. Si sono già raccolte firme in importanti città quali Lecce, Brindisi e Fasano per citarne alcune, ma per i media tutto ciò non esiste. La raccolta firme naturalmente è appena iniziata e dalla prossima settimana si estendera capillarmente in tutta la regione. Su www.privilegipuglia.com potete trovare tutte le informazioni necessarie su dove potrete firmare con orari e luoghi precisi. Informatevi e diffondete quanto più potete.
Venerdì 3 Febbraio alle ore 18 presso la Federico II eventi di Via Latilla 13 a Bari presenteremo ufficialmente la proposta e spiegheremo nel dettaglio obbiettivi, finalità, risparmi ed organizzazione. A seguire verrà proiettato “Grillo is back” lo spettacolo più visto in Italia nel 2011 e di cui nessuno ha parlato. Siete tutti invitati, l’ingresso è ad offerta libera e se qualcuno vuole un passaggio in auto non ha che da comunicarmelo.
Ad Ostuni erano previsti appositi banchetti per questo fine settimana. Sabato mattina al mercato, sabato pomeriggio in Via Pola e Domenica mattina in Piazza della Libertà ma il comune sta iniziando la sua solita opera di ostruzionismo che dimostra ogni qual volta tali iniziative non sono ad opera di amici, soci e compari. La richiesta di autorizzazione all’utilizzo suolo pubblico depositata presso l’ufficio del Sindaco la settimana scorsa vegeta ancora nei cassetti del municipio e, a detta del funzionario, la relativa pratica non è stata ancora avviata, probabilmente avverrà la settimana prossima quando quella autorizzazione non sarà buona neanche per pulirsi il culo. Io ho fatto il mio dovere: ho inoltrato la richiesta in tempo utile, ho informato sia il comando dei Vigili Urbani sia il Commissariato di Pubblica Sicurezza competenti così come prevede la legge. Chi raccoglie le firme per la Legge di iniziativa popolare sta esercitando un diritto previsto dallo Statuto della Regione Puglia, e tale diritto non può essere in alcun modo ostacolato o limitato da chicchessia, tanto meno dalle istituzioni locali che, invece, devono agevolare al massimo l’esercizio di tale diritto. Giovedì mattina tornerò alla carica alla ricerca dell’autorizzazione, in caso di esito negativo solleciterò per iscritto una risposta entro 24 ore informandoli che in caso di esito negativo intenderò il loro silenzio come un assenso. Quindi nei giorni e luoghi indicati sarò per strada a raccogliere le firme per questa proposta. Non è escluso che, però, le forze dell’ordine mi facciano sloggiare. Loro non si arrenderanno mai noi neppure.
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In questi giorni in molti, sopratutto sul web, hanno pargonato i fatti della Costa Concordia con quelli del nostro paese. Una nave (l’Italia) che affonda, un comandante col suo equipaggio (governo e classe politica) responsabili dell’accaduto che prima negano la drammatica situazione e poi pensano solo a salvare il proprio culo lasciando i passeggeri (gli Italiani) al proprio destino. E ancora: la nave è Italiana ma il proprietario è americano e su di essa lavoravano moltissimi extracomunitari sottopagati. Vi sono tuttavia altri aspetti, sia anologie che differenze sostanziali, che i più non hanno sottolineato e su cui voglio puntare il mio sguardo.
In primis sicuramente le minuziose informazioni che i mezzi d’informazione ci forniscono. Non c’è, infatti, quotidiano, telegiornale e programma di approfondimento che non dedichi ampio spazio a questa tragedia del mare. Un informazione precisa, esaustiva e puntuale sia su quanto accaduto sia sulle precise responsabilità di coloro che hanno causato il tutto per poi peggiorare ancor più la situazione col loro vergognoso quanto ignobile comportamento. Nessuno cerca di sminuire queste responsabilità, nessuno cerca di trovare delle attenuanti appellandosi alla situazione di emergenza, al caos che si è generato o altre puttanate che in un modo o nell’altro possano, anche in parte, giustificare quello che è successo o il comportamento del capitano e di parte dell’equipaggio. Ecco allora che la condanna unanime dell’opinione pubblica, informata sui fatti, arriva ancor prima che la magistratura abbia svolto il suo compito.
Va da sé che se pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti avessero, in questi anni, utilizzato lo stesso metodo con la nostra classe politica la situazione oggi sarebbe decisamente diversa. Se si fossero raccontati i fatti per quello che erano e se si fossero fatte notare le precise responsabilità di chi ha gestito il paese, da destra come da sinistra o dal centro, la situazione sarebbe stata più chiara a tutti così come la necessità di muoversi in prima persona per salvarsi e salvare il salvabile. Ma questo, come noto, non è avvenuto. Quando l’ergomento in discussione era la nave Italia, invece della Concordia, le attenuanti e le giustificazioni erano la normalità, mentre le responsabilità del comandante (governo) e dell’equipaggio (intera classe politica) sempre ofuscate.
L’anaologia che non è stata sino ad ora adeguatamente sottolineata è, invece, il comportamento dell’ufficiale della capitaneria di porto De Falco (per intenderci quello che parlava al telefono con il comandante della Concordia) divenuto, per l’intera opinione pubblica, un vero e proprio eroe nazionale. L’ufficiale, infatti, senza usare mezzi termini ha sbattuto il comandante di fronte alle sue responsabilità, ha cercato di imporgli, purtroppo inutilmente, i suoi doveri e di fronte al rifiuto di collaborazione ecco che ha preso il comando delle operazioni consentendo così il salvataggio di tutti i superstiti. La stessa cosa che da anni cercano, ahimé inutilmente, di fare quella moltitudine di cittadini informati, di comitati, di associazioni che lottano contro i vari scellerati comandanti di questo paese. Una folla di persone ignorate e descritte dai media più come terroristi che come eroi. Dai NoTAV ai movimenti per l’acqua, passando per i No al carbone, i sostenitori della decrescita, gli studenti, i precari, i ricercatori, i noi il debito non lo paghiamo e tutti gli altri che non cito per questioni di spazio. Tutti impegnati in una lotta quotidiana contro tutti per mettere di fronte alle proprie responsabilità chi, negandolo spudoratamente, ha portato la nave Italia nell’abisso sociale ed economico. Come il De Falco, spesso non hanno usato mezzi termini, ma solo perchè l’interlocutore si rifiutava anche solo di ascoltare.
Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo del maltempo è il rischio che la Costa Concordia affondi definitivamente è altissimo. La nave Italia è, invece, in piena bufera già da diverso tempo. O i vari De Falco sparsi per la penisola assumono il comando delle operazioni oppure non c’è speranza.
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Lo stato chiede di aumentare l’età delle pensioni perché in europa così fan tutti.
Il Popolo Italiano in cambio chiede:
di arrestare tutti i politici corrotti, di allontanare dai pubblici uffici tutti quelli condannati in via definitiva perché in europa così fan tutti.
di dimezzare il numero di parlamentari perchè in europa nessun paese ha così tanti politici.
di diminuire in modo drastico gli stipendi e i privilegi a parlamentari, senatori, consiglieri regionali e sindaci perché in europa nessuno guadagna come loro.
di poter esercitare il “mestiere” di politico al massimo per 2 legislature perchè in europa così fan tutti.
di mettere un tetto massimo all’importo delle pensioni erogate dallo stato (anche retroattive), max. 5.000 euro al mese poiche’ in europa nessuno percepisce 15/20 oppure 37.000 euro al mese di pensione come avviene in Italia.
di far pagare i medicinali visite specialistiche e cure mediche ai familiari dei politici poichè in europa nessun familiare dei politici ne usufruisce come avviene invece in Italia dove con la scusa dell’immagine vengono addirittura messi a carico dello stato anche gli interventi di chirurgia estetica, cure balneo-termali ed elioterapiche dei familiari dei nostri politici.
E, cari ministri, smettetela di paragonarci alla Germania dove non si pagano le autostrade, dove i libri di testo per le scuole sono a carico dello stato sino al 18° anno d’eta’ e il 90 % degli gli asili e nido sono aziendali e gratuiti e non ti chiedono 400/450 euro come gli asili statali italiani. E già che ci siete smettetela pure di paragonarci ai Francesi dove le donne possono evitare di andare a lavorare part time per racimolare qualche soldo indispensabile in famiglia visto che percepiscono dallo stato un assegno di 500 euro al mese come casalinghe più altri bonus in base al numero di figli e dove non si pagano le accise sui carburanti delle campagne di napoleone mentre noi le paghiamo ancora per la guerra d’abissinia.
Smettetela di offendere la nostra intelligenza, il popolo italiano chiude 1 occhio, a volte 2, un orecchio e pure l’altro ma la corda che state tirando da troppo tempo prima o poi si spezzerà e quell’ora X si sta avvicinando sempre più.
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Ricorderete certamente la proposta di legge regionale di iniziativa popolare denominata Zero Privilegi Puglia che il 7 Novembre il sottoscritto insieme ad altri amici pugliesi del moVimento 5 stelle hanno depositato presso gli uffici della regione. Tale legge per poter essere discussa in consiglio regionale necessita di 15 mila firma da parte di cittadini pugliesi, ma la raccolta firme non può iniziare se prima l’uffico di presidenza non ne prende atto e ne dichiara l’ammissibilità. Tale organo che in quasi tutte le regioni si riunisce almeno una volta alla settimana, qui in Puglia non si riunisce dal 3 Novembre. Era stato convocato per il 28 Novembre alle ore 11, poi rinviato alle ore 13 e poi ancora rinviato a data da definirsi. Già questa latitanza dal lavoro di un ufficio così importante la dice tutta sulla serietà di questi pollitologhi da strapazzo che si pappano circa 13 mila euro al mese, ma ancor di più la dice lunga sulla paura che questa proposta suscita alla casta sempre più imbarazzata di fronte ai privilegi che continua vergognosamente a mantenere.
Al fine di sollecitare Introna(ti) & Co il Comitato promotore ha predisposto una mail da inviare a tutti i componenti del sonnecchiante ufficio di Presidenza della regione Puglia. L’invito è quindi di copiarne il testo ed inviarlo agli indirizzi indicati in fondo. Grazie e buon ZPP a tutti.
Oggetto: Sollecito all’Uff. di Presid. della Regione Puglia per l’esame di ammissibilità dell’I.L.P. regionale “Zero Privilegi Puglia”
Spettabile Ufficio di Presidenza della Regione Puglia:
Il 7 novembre u.s., come a Voi noto, è stata depositato in Regione un testo di iniziativa di legge popolare che propone una nuova disciplina degli emolumenti dei Consiglieri Regionali, stabilendo l’abolizione del vitalizio e della liquidazione di fine mandato dei Consiglieri, il dimezzamento dell’indennità e riforme in tema di rimborso per le spese collegate all’espletamento del mandato consiliare.
I sottoscrittori e migliaia di altri cittadini pugliesi che sono al corrente dell’iniziativa (denominata dai promotori sulla Rete come “Zero Privilegi Puglia”) sono in paziente attesa della necessaria pronuncia di ammissibilità della predetta ILP da parte di codesto Ufficio di Presidenza (http://www.consiglio.puglia.it/organi/uffpres.asp).
Sappiamo che doveva essere messa all’ordine del giorno in data 28 Novembre 2011, ma ci risulta che l’esame sia stato postposto ad altra data. Con la sottoscrizione e l’invio della presente, come cittadino pugliese, chiedo e sollecito il pronto esame dell’Iniziativa di Legge in parola, affinchè possa partire al più presto la raccolta delle firme necessarie per la presentazione del testo di legge innanzi al competente Organo regionale, come da Statuto.
Confidando che vorrete dare riscontro al presente sollecito e non abusare della citata pazienza, auguro buon lavoro.
Firmato: Vostro Nome e Cognome (città).
Da inviare a:
Pres. Onofrio Introna: presidente@consiglio.puglia.it
Vice Presid. Antonio Maniglio: maniglio.antonio@consiglio.puglia.it
Vice Presid. Nicola Marmo: marmo.nicola@consiglio.puglia.it
Cons. Segr. Giuseppe Longo: longo.giuseppe@consiglio.puglia.it
Cons. Segr. Andrea Caroppo: caroppo.andrea@consiglio.puglia.it
INVIATE, INVIATE, e PASSATE PAROLA – GRAZIE
Il Comitato promotore di Zero Privilegi Puglia
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Per l’ennesima volta si sta per abbattere la scure sul sistema pensionistico di noi comuni mortali. Non hanno nenache il coraggio di dirci apertamente in faccia che non la vedremo mai, che la pensione è ormai da considerarsi un ricordo del passato e allora continuano a spostare sempre più in la la fatidica data in cui questo annunncio verrà dato. Il “tecnico” Monti alle dipendenze dell’Europa dei banchieri, lasciando trapelare alcune indiscrezioni ci fa sapere che da ora in avanti per andare in pensione ci vorranno più di 40 anni di lavoro, al TgLA7 stasera hanno addirittura fatto intendere che il minimo sarà 43 anni e comunque nessuno potrà godere del meritato riposo prima dei 68 anni di età.
In tutto questo diventa indispensabile far credere agli Italioti che la scure si sta abbattendo anche sui privilegi della casta, ma è solo un far credere perchè cheche ne dicano pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, quando si tratta di toccare quelli che ci hanno portato dritti dritti in questa tempesta, la scure si trasforma in una piuma e il boia in un angioletto. In realtà basterebbe spegnere le televisioni e accendere i cervelli per rendersene immediatamente conto. Leggere con attenzione quanto proposto dai due presidenti delle camere senza il commento dei “giornalisti” farebbe rimanere a bocca aperta anche un bambino ed un enorme vaffanculo si alzerebbe dall’intera penisola.
La proposta presentata a media unificati come taglio del vitalizio, in realtà altro non è che un diverso sistema di calcolo dello stesso. Se fino ad oggi veniva calcolato col sistema retributivo, cioè in base allo stipendio di crca 7-8 mila euro al mese, da oggi verrà calcolato sulla base dei contributi versati. Il passagio dal sistema retributivo a quello contributivo è, per i comuni mortali, realtà già da diversi anni e per quelli che in pensione non ci sono già, viene applicato per tutti gli anni di lavoro effettuati non solo per quelli intercorsi dopo il passaggio a tale sistema. Per i parlamentari invece no. Il sitema contributivo sarà applicato solo ai futuri eletti, mentre per quanto maturato nelle passate legislature, compresa l’attuale, rimane in vigore il calcolo in base al sistema contributivo. Prendiamo ad esempio il “caro” onorevole Fassino in parlamento da ben 35 anni. Il vitalizio maturato in tutti questi anni di “illuminata” carriera sarà stabilito su base retributiva, mentre quello che maturerà nelle prossime legislature (non esiste alcun limite al numero di mandati) sarà calcolato in base ai contributi che verserà. Il risultato sarà comunque una pensione da decine di migliaia di euro al mese che potrà essere comulata con qualsiasi altra fonte di reddito, cosa vietata per i comuni pensionati.
Se passiamo poi al fattore età ed anni di contribuzione la cosa diventa ancora più ridicola. Se per noi si parla di 43 anni di contributi e 68 di età per loro, per quelli che ci impongono continuamente sacrifici lacrime e sangue l’età scende magicamente a 65 anni in caso di una sola legislatura e a 60 in caso di più legislature e gli anni di contributi addiruttra a 5. Si avete capito bene per soli 5 anni di mandato ogni parlamentare avrà diritto ad un vitalizio di alcune migliaia di euro al mese cumulabile con qualsiasi altra pensione o fonte di reddito. Cosa è cambiato quindi? Un emerito cazzo!
Tutto ciò n0n ha nulla a che fare col taglio dei costi della politica e con la lotta ai privilegi della casta. E’ solo l’ennesima presa per il culo che grazie anche ai soliti pennivendoli e commentatori avariati il popolo si sta preparando a digerire. I vatalizi vanno aboliti così come va abolita la buonauscita di fine mandato e come vanno dimezzati gli attuali stipendi, tutto il resto sono chiacchere di persone semplicemente indegne.
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Se esiste, in Italia, un qualcosa di più indecente della politica questo sono sicuramente i mezzi di informazione. Al servizio di quel partito o di quella corrente utilizzando fiumi di denaro pubblico tramite i finanziamenti all’editoria, tutto fanno tranne che il loro mestiere ovvero informare. Di esempi ne potrei fare migliaia e tenervi occupati alla lettura per ore, ma voglio limitarmi all’ultimo in ordine cronologico. Di due fatti che riguardano il medesimo argomento che da mesi tiene banco nell’opinione pubblica uno viene completamente oscurato, mentre l’altro viene riportato senza però rilevare alcuna considerazione e senza sottolineare l’assoluta incoerenza dei protagonisti con quanto promesso qualche settimana prima.
Mi riferisco, naturalmente, al vergognoso tema dei costi della politica sul quale si stendono fiumi di parole e di inchiostro da mesi, per non dire da anni senza che nessuno, e sottolineo nessuno, abbia mai formalizzato una seria e concreta proposta. In questa marea di parole e promesse una proposta di legge in merito sarebbe dovuta essere di assoluto interesse pubblico e, se essitessero dei mezzi informazione, se ne sarebbe dovuto dare il giusto risalto. Invece il nulla. Nessun giornale e nessuna televisione ha dato, invece, notizia del fatto che Lunedì 7 Novembre presso la regiona Puglia è stata depositata una proposta di legge di inziativa popolare che dà un serio ed importante taglio ai costi della politica regionale. La notizia è stata completamente censurata (ad eccezione di qualche piccolo portale web) nonostante il relativo comunicato stampa sia stato inviato a tutte le redazioni dei mezzi di informazione regionali. Chi, all’interno di altri articoli, ha accennato all’iniziativa ha fornito pure informazioni sbagliate e distorte. Il motivo di questo silenzio è semplice, osservando un vecchio detto non far sapere al contadino quanto è buono il formaggio con le pere, pennivendoli & Co sanno che è meglio non far sapere al cittadino quanto è forte il potere della partecipazione e della democrazia diretta.
Vabbé, ma la stampa mica è costretta a diffondere tutti i comunicati stampa che gli vengono inviati. Certo che no! Ma dare diffusione di notizie di interesse pubblico si. Eccheccazzo, se non fanno questo non si capisce quale sia la loro funzione. E qui non stiamo parlando di un comunicato sulla pettinatura dei cavalli o sul bianco della calce che non è più il bianco di una volta che, sono convinto, avrebbero pubblicato, ma stiamo parlando di un argomento che da mesi riempie pagine di giornali e trasmissioni televisive e una proposta che prevede 9 milioni di euro di risparmi all’anno e l’eliminazione dei tanto contestati privilegi della casta, difficilmente può risultare di non interesse pubblico.
Tant’è che, esattamente il giorno dopo, un’altra proposta sul medesimo argomento ottiene spazio e risalto su tutti i giornali. Proposta però è una parola grossa perchè nulla è stato formalizzato, siamo ancora alla fase degli annunci e delle promesse. L’ufficio di presidenza della regione Puglia pare abbia predisposto una proposta che ha distribuito ai capigruppo consiliari e solo a loro, del testo non ne è stata data alcuna diffusione e quindi il contenuto lo possiamo dedurre esclusivamente dalle dichiarazioni dei protagonisti, in particolare del presidente Introna che, vedendo i precedenti, potrebbe risultare anche non molto credibile. Ve la ricordate la diminuzione dei consiglieri regionali che lo stesso annunciava come già definita ad inizio estate? Ecco, se ve la ricordate sappiate che invece in regione se la sono scordata in qualche cassetto dove giace dal giorno dopo l’annucio. Adesso è arrivato, invece, il momento degli annunci sui vitalizi e sugli assegni di fine mandato di cui, specifichiamo, non si prevede l’abolizione come invece nella proposta Zero Privilegi Puglia, ma semplicemente una riforma nel calcolo degli stessi.
Questa misera, quanto vacua, proposta è stata riportata nelle prime pagine di tutti i giornali, ma nessuno di questi presunti giornalisti ha pensato di porre al presidente Introna una semplice quanto ovvia domanda. Va infatti ricordato che la conferenza delle regioni qualche settimana fa ha approvato all’unanimità l’impegno ad abolire il vitalizio dei consiglieri regionali e tra questi unanimi c’era pure la Puglia rappresentata per l’occasione del presidente Vendola. Ma per queste semplici ed ovvie osservazioni ci vorrebero semplicemente dei mezzi d’informazione che in Italia si sono estinti ormai da anni e così siamo ridotti ad avere delle galline (politici) che cantano i loro slogan e giornalisti che fanno l’uovo sui loro giornali. Pennivendoli co co dè.
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ZERO PRIVILEGI PUGLIA – Comunicato stampa nr 1
Mentre la polemica sugli ingiustificabili privilegi della “casta” imperversa da mesi e la politica risponde con i soliti, quanto vuoti, annunci e intenti a cui non segue alcun atto concreto e tangibile, oggi 7 Novembre 2011 un gruppo di cittadini pugliesi iscritti al MoVimento 5 Stelle, in linea con le proposte sui tagli ai costi della politica che questo sostiene da tempo (abolizione dei rimborsi elettorali, abolizione delle Provincie, accorpamento dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, ecc), hanno depositato presso il Consiglio regionale della Puglia una proposta di Legge regionale di iniziativa popolare che prevede:
- dimezzamento dello stipendio dei consiglieri regionali;
- abolizione dell’assegno di fine mandato;
- abolizione del vitalizio;
- non erogazione della diaria in caso di eccessive assenze;
- sostituzione dell’accesso gratuito alla rete autostradale con rimborsi per spese effettivamente effettuate e debitamente documentate;
- sospensione del trattamento economico ai consiglieri sottoposti dalla magistratura a misure cautelari.
Sarebbero 9 milioni di euro l’anno (45 milioni a legislatura) i risparmi quantificabili se queste semplici, quanto doverose norme venissero applicate a cui si sommerebbero ulteriori 9 milioni di risparmi a lungo termine in seguito all’abolizione del vitalizio.
Consapevoli che tali cifre non siano in grado da sole di risolvere i problemi economici della regione, siamo convinti che possano essere utilizzati per più importanti ed urgenti necessità, soprattutto oggi con i cittadini costantemente chiamati a sacrifici “lacrime e sangue”.
La raccolta delle necessarie firme a sostegno di questa proposta, che sarà preceduta da apposita conferenza stampa del comitato promotore, sarà avviata subito dopo che l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale pugliese avrà svolto i previsti adempimenti burocratici.
I cittadini che volessero aderire all’iniziativa possono prendere contatti col comitato promotore sul sito web http://pugliazeropriv.altervista.org , tramite l’apposita pagina Facebook Zero Privilegi Puglia o via mail all’indirizzo zeroprivilegipuglia@gmail.com.
Testo integrale della proposta
Tabella riassuntiva dei risparmi
Il Comitato Promotore
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All’inizio fu la diminuzione del numero dei parlamentari, ricordate? Anzi se non erro si parlava di dimezzamento dalla prossima legislatura, ma poi se ne sono usciti con la necessità di una legge costituzionale dall’iter faraginoso e dai tempi biblici. Poi fu la volta dell’accorpamento dei piccoli comuni. Inizialmente quelli sotto i 5 mila abitanti, poi sotto i mille e poi una serie di eccezioni ed esclusioni. Ogni volta che un qualche paese coinvolto dall’ipotetica riforma parlava subito si formulava l’eccezzione e, a furia di eccezioni, si è arrivati a lasciare tutto com’era.
Ma la polemica sui costi della politica e i privilegi della casta è continuata e così l’indignazione dei cittadini rimasti senza neanche più lacrime ne sangue. Ed ecco allora ricominciare la passerella di annunci ed intenti. L’ultimo in ordine cronologico quella dell’impegno di tutte le regioni ad abolire il vitalizio per i consiglieri regionali. Ma perchè una regione dovrebbe impegnarsi a …? Perchè invece dei proclami, degli annunci e delle solite promesse non ufficializzano una proposta, la clendarizzano e, magari, l’approvano? Semplice: prendere e perdere tempo con la speranza che qualcos’altro occupi l’interesse dell’opinione pubblica e l’argomento vitalizio finisca nel dimenticatoio insieme al dimezzamento dei parlamentari e l’accorpamento dei comuni.
Una qualsiasi regione può nel giro di un paio di mesi legiferare in merito, non c’è bisogno di nessun protocollo d’intesa interregionale o altro, basta volerlo. Fino ad oggi, escluso l’Emilia Romagna, nessuno lo ha fatto e questo è molto più eloquente di qualsiasi annuncio.
Ma poi, si può racchiudere il capitolo dei costi della politica e dei privilegi della casta nel vitalizio? E lo stipendio? E l’assegno di fine mandato? E i rimborsi spese forfettari? E l’accesso gratuito alla rete autostradale? E i finanzimaneti ai partiti? In Puglia un consigliere regionale prende circa 10 mila euro al mese, il Presidente di Regione quasi 15 mila. Al termine di ogni legislatura hanno diritto ad un assegno di fine mandato di circa 120 mila euro. Tutto ciò è inaccettabile anche senza vitalizio. Un consigliere prende più di un primario ospedaliero, più di un cardiochirurgo e ci si sofferma a parlare di vitalizio, ma soprattutto parlare e basta.
Zero Privilegi Puglia è una proposta di legge di iniziativa popolare con cui si chiede il dimezzamento degli stipendi, l’abolizione del vitalizio e dell’assegno di fine mandato e una maggiore regolamentazione dei rimborsi spese. In questi giorni si sta provvedendo a depositare la proposta in regione e a breve inizierà la raccolta firme. Ne serviranno 15 mila, ma l’intento è di prenderne molte di più. C’è bisogno della collaborazione di tutti voi cittadini per imporre queste scelte alla classe politica affinché la smetta di limitarsi agli annunci.
Contatta il blog per sostenere e partecipare all’iniziativa. Qui puoi leggere il testo completo della proposta.
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Da anni ormai sinistra e destra nascondendosi dietro parole quali sacrifici necessari, patto generazionale, aumento delle aspettative di vita e altre cazzate simili continuano imperterriti ad aumentare l’età pensionabile. Tale argomento, così come quello delle tasse, è sempre al centro delle campagne elettorali dove l’aspetto fondamentale non è mai informare su cosa realmente si vuole fare e il come, ma il recuperare quanti più voti possibili. Quindi giù annunci che colpiscono la pancia dei possibili elettori, specialisti nell’assorbire inermi tutto ciò che la televisione vomita, accusando contestualmente di populismo quei movimenti che, invece, hanno proposte vere e concretizzabili.
Sul tema pensionistico poi tutto è utile al fine di confondere le idee, di cercare di portarla in baruffa, polemica e, ancor di più, in finte polemiche politiche tra parti. L’importante è distogliere l’attenzione dalla continua fregatura che costantemente ci rifilano e spostarla su aspetti marginali, capaci di accendere gli animi, puntare al solito scontro tra faziosi, tra tifosi in un caos generale in cui poi alla fine i pochi furbi fottono milioni di fessi.
Ultimo esempio nell’ultima puntata di Ballarò martedì scorso, dove il fulminato sulla via di Damasco, attualmente presidente della camera dei deputati, accusa il rivale politico Bossi reo di essere sposato con una babypensionata. Certo, tale caratteristica non è un bel biglietto da visita da presentare a quei milioni di italiani ormai consapevoli che la pensione non l’avranno mai, soprattutto se presentato nel modo in cui ha fatto Fini. Da tempo ogni volta che si parla di pensioni si fa riferimento alle babypensioni come uno dei mali estremi del nostro sistema pensionistico. Ma quanti siano, quanto costino e quanto incidano sui bilanci della previdenza questi bebypensionati non è dato a sapersi. L’INPS non rende pubblici i relativi dati e la politica che, a differenza nostra, li conosce bene evita, per ovvi motivi, di renderci edotti. Forse se avessimo a disposizione dettagliati dati sulle pensioni erogate potremmo valutare bene la situazione e magari fare degli interessanti confronti, ad esempio, tra babypensioni e superpensioni. Quante sono le une e le altre? Quanto ci costano e quanto incidono sul totale delle pensioni? Per il momento non ci rimane che ipotizzare ricordando, assieme alla moglie di Bossi, un certo Giuliano Amato, stimato da tutti gli schieramenti politici, che percepisce 31 mila euro di pensione al mese, più o meno l’ammontare di circa 35 babypensioni.
Ma naturalemente le superpensioni non sono argomento dei nostri politici da strapazzo, come non lo sono le loro pensioni. Quei vitalizi che tutti i leader e maggiori esponenti di partito hanno già maturato e che potranno incassare al compimento di 60 o 55 anni dopo, rispettivamente, 5 o 10 anni di mandato in parlamento o consiglio regionale. Pensate che solo in Puglia i vitalizi degli exconsiglieri costano circa 9 milioni di euro l’anno. Moltiplicate questa cifra per le varie regioni italiane e aggiungeteci anche tutti gli exparlamentari e potrete avere un idea di quanto pesino questi farabutti.
Quindi quando sentite i vari Berlusconi, Bossi, Fini, Casini, Rutelli, Bersani, DiPietro, Vendola, Ferrero parlare di pensioni mandateli semplicemente a fare in culo.
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Due ragazzi, due studenti universitari accusati di un efferato omicidio, dopo 4 anni di detenzione in carcere, sono stati riconosciuti innocenti dal nostro sistema giudiziario ma non dal popolo che, nella stragrande maggioranza dei casi, li considera due che sono riusciti a farla franca, tant’è che ieri all’uscita dal carcere i giovani con i rispettivi avvocati sono stati insultati da un gruppo di persone che li attendeva con ansia.
Non voglio certo entrare nel merito del processo, la cronaca nera non è argomento di cui si occupa questo blog, ma certo è che ciò che è accaduto a questi due ragazzi ha dell’incredibile in un paese dove non passa giorno in cui i problemi della giustizia non siano al centro del pubblico dibattito. Una giustizia che non funziona, che per oscuri fini si accanisce sempre contro gli onesti cittadini e che pertanto merita profonde riforme. Ebbene in un paese che da quasi vent’anni discute di questi e molti altri aspetti della macchina giudiziaria il fatto che due innocenti abbiano fatto quattro anni di carcere o, in alternativa a seconda dei punti di vista, che due efferati criminali siano riusciti a farla franca non accende il dibattito su questi temi, ma continua, come successo incessantemente in questi anni, a svolgere il suo processo parallelo negli studi televisivi con tanto di esperti in ogni campo.
Pensate se, non dico dopo quattro anni, ma anche solo dopo qualche giorno di carcere un politico fosse stato giudicato innocente. Credete che il dibattito si sarebbe concentrato sul merito dei capi di accusa e sulle ragioni della difesa oppure questi sarebbero stati aspetti completamente estromessi per far posto ai cronici problemi della giustizia con cui da anni i nostri politici da strapazzo ci intrattengono? E se poi tutto ciò fosse stato preceduto da decine e decine di trasmissioni televisive dove ogni piccolo dettaglio era stato analizzato e discusso per ore, a partire dalle prove fornite dal pubblico ministero, per passare a quelle ipotizzate dal giornalista di turno e per finire con le interpretazioni di frasi, sguardi e persino del tipo di abbigliamento indossato?
Ma i due ragazzi non sono politici, non hanno potuto appellarsi alla persecuzione politica e non hanno potuto beneficiare dell’immunità parlamentare. Hanno dovuto invece difendersi nel processo, piuttosto che dal processo, e lo hanno fatto stando in carcere con tutto ciò che una situazione del genere comporta ed ancor di più lo hanno fatto avendo contro l’intera opinione pubblica costantemente incalzata dai media che con la cronaca show ci fanno un sacco di quattrini. Quegli stessi media e quegli stessi personaggi televisivi che, invece, quando si tratta di politici sostengono che i processi non si fanno in televisione, che non è corretto analizzare spezzoni di intercettazioni e cercare di dargli un significato o un giudizio, che bisogna lasciare che la giustizia faccia il suo corso, che utilizzano il termine assolto invece che prescritto quando si tratta di politici del calibro di Andreotti o Berlusconi.
La speranza che un serio confronto sulla giustizia possa partire dal fatto che due giovani innocenti hanno fatto quattro anni di carcere o che due efferati assassini l’hanno fatta franca rimarrà vana, meglio aggrapparsi alla speranza di non trovarsi mai intrappolati negli ingranaggi di di quella infernale macchina.



















