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ago
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Napolitano jatevenne

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Sabato Beppe Grillo sul suo blog ha pubblicato una lettera aperta al presidente Napolitano con la quale lo invita a non rimanere inerme di fronte alla drammatica situazione economica del paese, rimuovere immediatamente l’attuale Presidente del Consiglio e nominare al suo posto uno di alto profilo al di fuori dei partiti in grado salvare il salvabile. Non concordo, non concordo per niente (se ne ricordino coloro che affermano che io, come tutti i “grillini”, pendo dalle labbra del mio guru genovese).

Per carità, anch’io penso che il cavaliere se ne debba andare immediatamente, ma aimé affidare a qualcuno il compito di cercare di salvare il salvabile sono certo porterebbe, ancora una volta, la popolazione comune a fare la parte dell’agnello sacrificale a tutto vantaggio delle solite cricche, delle solite caste e dei soliti prenditori Italiani. L’unico in grado di prendere scelte di buon senso e farci uscire da questo pantano di fango e merda è solo il popolo sovrano. Nessun leader, nessun salvatore della patria per quanto di alto profilo e indipendente potrà mai riuscirci se non saranno i cittadini a dirgli chiaramente come lo deve fare. Come successo in Islanda, paese che stà dimostrando al mondo intero che ciò che era presentato come indispensabile è di fatto evitabile, devono essere i cittadini a definire le scelte di politica economica, dove e in che modo devono essere utilizzate le risorse e dove invece devono essere drasticamente ridotte.

Si faccia decidere agli Italiani se spendere soldi nell’inutile TAV o nell’efficientamento dei trasporti locali, nel Ponte sullo stretto o nell’edilizia scolastica evitando così che fartiscenti strutture cadino sulla testa dei nostri ragazzi, nelle disastrose guerre o nella sanità pubblica (quella vera non quella d Vendola e Don Verzé), negli incentivi alle multinazionali e prenditori Italiani o nei piccoli produttori locali. Decidano altresì gli italiani dove tagliare le spese: alla politica o alla scuola, all’esercito e alle spese militari o all’innovazione e alla banda larga, ai giornali di partito o ai servizi sociali e sanitari. Si faccia decidere ai cittadini e poi si incarichi una persona onesta (cercando fuori dai partiti non dovrebbe essere difficile trovarla) in grado di eseguire gli ordini del sovrano, cioè del popolo.

Ma la cosa su cui concordo ancora meno è la possibilità che Napolitano possa in un qualche modo contribuire a risolvere i problemi che attanagliano il nostro paese. Non può perchè è egli stesso parte del problema e se c’è un qualcuno che se ne dovrebbe andare ancor prima di Berlusconi è proprio l’esimio Presidente Napolitano. So che in Italia le critiche al Capo dello Stato sono considerate un oltraggio alle istituzioni, ma signori miei  le istituzioni sono rappresentate dalle persone e l’interpretazione che Napolitano ha fatto del suo ruolo in questi anni così come in questi giorni è indegno.

Promulgazione istantanea, senza battere ciglio, di diverse leggi manifestamente anticostituzionali, poi dichiarate tali dalla Corte Costituzionale. Forti pressioni affinché l’Italia che secondo la Costituzione di cui lui è il garante ripudia la guerra, aderisse alla crociata contro il dittatore sanguinario, sino a qualche giorno prima grande amico, Gheddafi e che ad oggi ha avuto come uniche conseguenze migliaia di profughi, centinaia di civili morti e incremento delle spese militari. Grande soddisfazione ed immediata promulgazione di una manovra finanziaria lacrime e sangue che dissangua la parte onesta e produttiva del paese, azzoppa i già claudicanti servizi sociali e sanitari ma che lascia totalmente indenni le varie caste (in particolare quella politica) e i grandi capitali veri colpevoli della drammatica situazione economica in cui ci troviamo.

Ma tutto ciò è nulla in confronto al come in questi giorni l’esimio Presidente sta prendendo per il culo gli italiani. Dopo settimane di polemiche sui costi della politica in conseguenza della finanziaria che dissangua i poveri per lasciar dissetare i ricchi, il Capo dello Stato annucia di voler dare per primo il buon esempio. I soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti ne “informano” il popolo per poi distrarlo immediatamente sulla futile polemica dei ministeri al nord. Ma entriamo un attimo in questo “buon esempio” e partiamo dalla parte più copiosa: 15 milioni di risparmi in tre anni. A leggere i comunicati del Quirinale si tratta sostanzialmente di spese di rappresentanza e sprechi vari, spese supeflue insomma inutili. Il Presidente definisce questi tagli “buon esempio” io buon senso, anzi mi chiedo perchè non sono stati fatti prima. Evidentemente da anni al quirinale si sprecano 5 milioni di euro all’anno in spese inutili, forse sarebbe il caso che la Corte dei conti aprisse un indagine e si facesse restituire i soldi da chi ha permesso questo sperpero di denaro pubblico.

L’apoteosi si raggiunge però con la storia dello stipendio: Napolitano rinuncia agli aumenti previsti per i prossimi tre anni, che uomo generoso. Generosità che mi stimola una serie di interrogativi: perchè lo stipendio dei politici è ogni anno rivaltato in base agli indici ISTAT mentre i comuni lavoratori devono aspettare i rinnovi cantrattuali (ogni 4 anni quando va bene) e non possono avere aumenti superiori al 75% dell’inflazione programmata? – Perchè il congelamento per tre anni degli stipendi di tutti i dipendenti pubblici previsto nella precedente finanziaria non ha interessato anche il dipendente pubblico nr 1, ovvero il Capo dello Stato? – Perchè mentre ai dipendenti pubblici, oltre al congelamento dello stipendio, è starto decurtato anche parte del salario accessorio ( mille euro annui in media), alll’esimio Presidente viene lasciata la scelta se accettare o meno gli aumenti previsti per diritto?

Concludo con una mia personale lettera a Napolitano, poche parole perchè di più non merita un individuo del genere:

Esimio Presidente Napolitano,

JATAVENNE!

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Le prime pagine dei giornali forniscono tutte le spiegazioni che servono per capire perché, se ci salveremo dal fallimento, sarà solo ed esclusivamente una questione di culo.
Napolitano si preoccupa dei ministeri al Nord, come se credesse veramente che mettere una targa davanti a un ufficio vuoto possa compromettere la situazione politica italiana. I ministeri, con ministri, ministeriali e tutto il gregge di mangiatori a ufo che campa grazie alla  superflua burocrazia italiana è saldamente ancorato a Roma e da lì non li sposta nessuno. La targhetta a Monza è solo il premio di consolazione per la sciura di Cassano Magnago che il pomeriggio telefona a Radio Padania per dire che non se ne può più di questi negher e della monnezza di Napoli. Siccome, dopo anni di proclami, negher e monnezza se li deve tenere lo stesso, ecco la targhetta. Possibile che Napolitano sia l’unico a non averlo capito? Possibile che un uomo della sua esperienza non sappia che portare la questione a livello nazionale è attribuirle un valore di molto superiore a quello che è?

Segue, subito dopo, il “Processo Lungo”, dopo che per mesi hanno consumato fiumi d’inchiostro e inscenato furibonde discussioni sul “Processo Breve”. E’ significativo che nel pieno della bufera economica internazionale le agende parlamentari siano occupate con una questione che, fino a qualche giorno fa, non sembrava così prioritaria. I soliti maligni penseranno che si possa trattare dell’ennesima legge per favorire qualcuno, magari Silvio Berlusconi?, ma evidentemente non è così. E’ tanto evidente che rinuncio a spiegare il perché. E’ evidente. Basta. E’ così. Punto.

Terza, ma sempre in zona medaglia, la questione decoder (di Silvio Berlusconi) venduti con il contributo del governo (di Silvio Berlusconi) per consentire la visione dei canali sul digitale terrestre (di Silvio Berlusconi). Però, se Silvio Berlusconi invece di governare avesse perseguito esclusivamente i suoi interessi gli italiani se ne sarebbero accorti, no?

Segue “Report” che si farà (una preoccupazione in meno), Brunetta e la parola “cretino” nello stesso titolo di giornale (che novità), il Trota, un po’ di Afghanistan, il terremoto dell’Aquila, un paio di politici accusati di corruzione e poi, solo poi, una notiziola che dovrebbe interessare un po’ tutti, ma che si trova affogata in un’intervista a Prodi che non si fila più nessuno. Ieri il Financial Times ha riportato che Deutsche Bank, fra gennaio e giugno del 2011, ha ceduto l’88% dei titoli di stato italiani in suo possesso, benché i rendimenti siano più che competitivi. In pratica, la banca tedesca ritiene che il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani non sia più favorevole. Sappiamo che i rendimenti sono alti, oltre tre punti rispetto agli analoghi titoli tedeschi. Il rischio, quindi, deve essere altissimo. I tedeschi credono seriamente che l’Italia possa fallire.
Sono questi fatti a doverci preoccupare seriamente più che le valutazioni delle agenzie di rating. Mentre il PD si mobilita per la class action in difesa dell’onore violato, l’unica arma di cui si sente parlare in Italia per evitare il default, invece di mettere sotto controllo la spesa, è la “patrimoniale”, un prelievo una tantum basato sulla ricchezza totale dei soggetti. L’idea sarebbe quella di colpire i “ricchi”,  in realtà la patrimoniale colpisce solo quelli il cui patrimonio è censito: libretti postali, una casa di proprietà, conti in banca, titoli di stato. I ciucci che tirano il carretto, come voi che leggete come me che scrivo. La ricchezza vera è diluita in società anonime, banche estere, proprietà off shore, cassette di sicurezza, oro e non è nemmeno sfiorata dalla patrimoniale. Leggi questo ottimo articolo di Sandro Brusco, capirai che mentre si fa tutta questa manfrina, il prossimo tordo da infilzare sarai tu, povero stronzo. E mentre ti infileranno lo spiedo su per il culo tu godrai pure, perché pensi che se spogliano te, staranno spogliando anche i ricchi. Invece non è vero, ma ti sei bevuto che ti regalavano una giornata di ferie per il centocinquantenario dell’unità e ti berrai pure questa.

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Quello che fin dal primo momento si era concretato come un fondato sospetto, si è oggi trasformato in una realtà conclamata, attraverso le dichiarazioni tanto pompose quanto improvvide di Silvio Berlusconi, in occasione della conferenza stampa tenuta a margine dell’incontro con l’amico (e socio interessato) Sarkozy.
Il governo non ha assolutamente preso coscienza del fallimento del nucleare, né tanto meno è disposto ad aprirsi alle profonde riflessioni intorno all’atomo che dopo il disastro di Fukushima stanno imperversando un po’ in tutto il mondo. Né aveva la minima intenzione di correggere la scelta suicida suggeritagli dagli “amici” francesi ormai a abituati a prenderci per il naso quotidianamente.
Silvio Berlusconi, con il sorriso di sempre e nessun segno d’imbarazzo sul volto plastificato, ha oggi candidamente annunciato che la scelta di sospendere la legge che intendeva riportare il nucleare in Italia, non era altro che una mistificazione, finalizzata a salvare l’atomo, ammazzando un referendum (e di conseguenza la volontà dei cittadini) che, a maggior ragione dopo Fukushima, si sarebbe rivelato una debacle senza precedenti tanto per il governo, quanto per le di lui radioattive aspirazioni…..

Ribadendo non solo che il programma nucleare italiano continuerà ad andare avanti, alla faccia della volontà popolare gabbata con un trucchetto da illusionista d’infima categoria, ma anche che la scelta dell’atomo (abiurata da sempre più paesi ogni giorno che passa) costituirà il futuro per tutto il mondo e che il nucleare starebbe diventando ogni giorno più sicuro.

Tutte esternazioni che non stupiscono più di tanto, qualora esperite da un soggetto, come il Cavaliere, ormai votato unicamente alla barzelletta ed al cabaret.
Semmai a stupire dovrebbe essere la sfrontatezze  con cui il caramogio improvvisatosi comico, annuncia di avere ingannato e truffato gli italiani, senza neppure preoccuparsi di giustificare il proprio gesto con qualche argomento che prescinda dal compiacere la lobby dell’atomo ed una parte (neppure la più consistente) del suo elettorato, ormai convinta che convivere con la radioattività rappresenti un esercizio prodromico di accrescimento culturale e giovi alla salute.

Se, come appare probabile, la truffa del governo avrà successo e la Cassazione si vedrà costretta a sospendere il referendum, evitando l’ennesima brutta figura ad un esecutivo ormai abituato a collezionarne in serie, non occorrerà comunque disperare.

Il valore del referendum abrogativo, in Italia, è molto relativo, come dimostrato dal modo in cui è stato bypassato quello del 1987. E anche nel caso si andasse a votare, costringendo la banda dell’atomo (ed i partiti che la sostengono) ad una sconfitta cocente, nulla eviterebbe loro fra un paio d’anni di ripresentare una nuova legge, riproponendo il circolo vizioso.

Se Berlusconi, nel caso sieda ancora sul proprio scranno, fra qualche anno intenderà proseguire sulla strada intrapresa e dare seguito al programma nucleare si troverà comunque a doversi confrontare con un nuovo referendum che, Fukushima o non Fukushima, con tutta probabilità lo vedrà perdente, perché la maggioranza degli italiani è ormai informata in materia e di nucleare non vuole neppure sentire parlare.

E nel caso mi stessi sbagliando, o dal cilindro del prestigiatore dovesse uscire qualche altro barbatrucco, giova ricordare che le centrali nucleari, in Italia, dovrebbero sempre andarle a costruirle in prossimità di qualche comune, dove gli abitanti non esiterebbero a rimandare indietro a calci il pacco regalo.

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feb
12

Il sultano

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Berlusconi è un uomo solo. Divorziato dalla prima moglie, separato dalla seconda, abbandonato dal cofondatore del Partito, tenuto a distanza da un politico antipatico, ma di “rango” come Tremonti che sembra sorridere compiaciuto ad una sinistra moderata, accusato dal mondo cattolico, perseguitato dai PM milanesi e dalle toghe rosse di ogni nazione, additato dai genitori come orco da cui difendersi, irriso all’estero come pagliaccio volgare e inetto, colpito nella privacy da Santoro.

Insomma: è normale che provi ogni strumento di cura, dal Viagra ai festini, dalle minorenni alle escort, dall’utilizzo improprio delle forze dell’ordine all’utilizzo congruo degli amici più fidati (leggi i bavosi Mora e Fede), dallo sperpero di denaro pubblico e privato al ricorso alla menzogna. E’ un Sultano e il suo potere si manifesta attraverso il numero di schiave che lo servono, lo allietano, lo circondano di attenzioni. E il Sultano, si sa, non si preoccupa dell’età anagrafica o del sesso dei suoi schiavi, sono mere proprietà e lui è “l’utilizzatore finale”.

Il vero problema non è Berlusconi, ma la filosofia che da questo caricatura di uomo emana. I suoi media sono la voce del capo, il suo vangelo condizionante, il Verbo ” fate come me, rubate, evadete tasse, usate le persone, siate falsi, ricattate, e la vita vi sorriderà” sta formando intere generazioni. L’ onestà non è più un valore ma il segno distintivo di una vita inutile, il rispetto dell’altro un danno alla crescita personale.

L’Italia unita compie 150 anni: un grande regalo per questa nazione, oggi, sarebbe la scomparsa del suo Presidente del Consiglio e di tutta quella classe politica, di destra come di sinistra, che ha consentito questo sfacelo.

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gen
27

Oltre il Bunga Bunga

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Dice Bersani che adesso portano in piazza diecimila gazebo, raccolgono diecimilioni di firme, gliele scaricano tutte davanti a palazzo Chigi e lo mandano a casa. Dice che al prossimo giro ribaltano l’ordine dei fattori, vanno oltre Berlusconi, fanno un progetto, lo presentano alle forze politiche e gli fanno: oh, qui non c’è mica da scherzare, chi ci sta ci sta, chi si tira indietro si tira indietro: non siamo mica qui a pettinare le bambole!

Lo ha detto qualche sera fa a le “Invasioni Barbariche”.

E tuttavia, secondo i dati Ipsos, pare che Berlusconi possa continuare a dormire sonni tranquilli, a dispetto dei gazebo e delle sue puttane tristi.
Pare che «oltre il 70% dell’opinione pubblica» non consideri il Cavaliere vittima di una persecuzione giudiziaria e ne «censuri» il comportamento, e tuttavia non intenda «punirlo».

Poco incide l’accorato appello del Presidente della CEI, detto a bassa voce, per non offendere nessuno, perché neppure i suoi sono degli stinchi di santo. La carne è debole.

Ma perché non intendono punirlo?

Quale misteriosa vescica natatoria tiene a galla il nostro pesce nel mare di merda in cui si dibatte, malgrado gli auspici contrari di così tante, brave, persone?

La ragione fondamentale è che l’opinione pubblica non considera credibili le proposte politiche alternative fin qui avanzate. È la credibilità che manca, non le alternative. Ci sono gli estimatori dalla narrassione di Vendola, il Garcia Lorca della sinistra lo ha definito Bersani come se fosse un complimento; c’è chi gode ai vaffa di Beppe Grillo; c’è chi vorrebbe l’Italia in manette e sta con Antonio Di Pietro; ci sono quelli che si sentono appagati basta che vadano in piazza tenendosi per mano, coi bambini sulle spalle, che poi li fanno vedere come esempi “dell’Italia che vorrei” al tiggitre. E naturalmente ci sono quelli che una volta grigliavano le salamelle e che domani allestiranno i gazebo di Pierluigi. Il guaio è che sono minoranze. Che per diventare maggioranza dovrebbero potersi sommare insieme aritmeticamente, cosa impossibile in termini politici.

Ma come ha fatto il cavaliere ad arrivare dov’è, dunque a portarci al punto in cui siamo?
Semplice. Da giovane ha usato la politica per fare i quattrini, poi ha usato i quattrini per scalare le istituzioni e conquistare il potere, che ora tiene saldamente in pugno, malgrado goffaggini efferate, distribuendo ai pretoriani cariche pubbliche, benefici, sinecure, prebende, canonicati. Cose che già si facevano ai tempi di Commodo, Pertinace e Didio Giuliano. Cose da basso impero. A spese del pubblico erario, coi soldi nostri. Non male. Lui è il migliore in questo genere di cose. Il più dotato e non solo dalla cintola in giù, come amano pensare i suoi detrattori. Il più spregiudicato. Quello che conosce meglio gli uomini (e le donne) e le loro debolezze. Capace di comprarsi nella stessa notte un centravanti, una dozzina di veline e una maggioranza in parlamento, ove qualcuno si azzardi a scippargli sotto il naso quella che già possiede. A pieno titolo, perché nessuno gliel’ha regalata.

Se questo è l’uomo come si fa a dar credito a chi (Veltroni) lo invita a fare un passo indietro per amore dell’Italia? Una che, tra l’altro, non è neppure più minorenne?

Ma allora come dovrebbe essere fatta un’alternativa politica credibile? da chi dovrebbe essere fatta?

Per cominciare da gente che non va in televisione. Che non perde il suo tempo a discutere se trombare sia peccato o reato; se l’uomo sia colpevole o bisogni sospendere il giudizio in attesa del verdetto dei giudici.

Gente che abbia un retroterra professionale che gli conferisca una credibilità che una carriera politica non garantisce più a nessuno. Che, anzi, nega a chiunque, anche ai migliori.

Gente che abbia un progetto per traghettare gli italiani dalla cattività babilonense alla terra promessa, traversata del deserto compresa. Che sappia divulgarlo in termini politicamente credibili, spiegando a chi toglierà per dare a chi. Perché per fare politica ci vuole coraggio e bisogna mettere nel conto che ci si farà dei nemici, ma che solo avendo dei nemici si diventa credibili.
Oggi in Italia ci sono troppe sovrastrutture che frenano lo sviluppo per pensare che si possa ripartire verso una società bene ordinata senza dovercisi confrontare. Coacervi di interessi che da un lato distraggono enormi risorse orientandole al proprio sostentamento e dall’altro impediscono la nascita e la crescita di qualsiasi cosa possa, anche solo lontanamente, fare ombra alla propria sopravvivenza. E ove non riescano a sopprimerla in fasce, la cooptano.

Ne cito tre, le maggiori.

* La criminalità organizzata, che in intere regioni del Sud ha avocato a sé le funzioni che in una società bene ordinata spettano allo Stato.
* La pubblica amministrazione, intesa come complesso di spesa finanziato dalla fiscalità generale, politica compresa, che ogni giorno di più si dimostra incapace di fornire un ritorno accettabile in termini di servizi alla comunità. Che negli ultimi cinquant’anni, malgrado ogni tentativo di ridimensionarla ed emendarla, non ha fatto che crescere e degradarsi.
* La chiesa cattolica, che pretende d’essere fonte unica ed autoreferente di ogni etica pubblica e privata, e per soprammercato di essere pure pagata.

Un’alternativa politica credibile non è quella che strilla che il cavaliere è un puttaniere, ma quella che racconta all’opinione pubblica come intende affrontare questi tre moloch.

C’è un sacco di gente che aspetta di saperlo, che nell’attesa ha smesso di votare, o ha intenzione di farlo.

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gen
21

Oltre Berlusconi

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Ieri sera ad Annozero sono state dette due evidenti verità. La prima di Concita De Gregorio la quale ha affermato che il dramma italiano va oltre Berlusconi, va oltre le differenze (quali?!) tra destra e sinistra, va oltre lo scontro tra maggioranza ed opposizione, ma è l’intero palazzo ad essere marcio, ove per palazzo naturalmente s’intende l’intera classe politica.

Una classe politica da decenni asserragliata nei posti di potere, che tramite numerose leggi e regole ad castam, difende con le unghie e con i denti i propri privilegi e le proprie poltrone intenta esclusivamente a favorire i propri interessi e quelli degli affiliati ed incuranti di un paese che sempre più sprofonda nell’abisso. Anzi, paradossalmente, più il paese sprofonda più loro incrementano i loro poteri, la loro influenza e i loro privilegi.

Sono decenni che manteniamo i vari La Russa, Gasparri, Cicchitto, Bondi, Capezzone, Letta (zio e nipote), D’Alema, Veltroni, Fassino, Bindi, Bersani ecc, ecc, ecc. Quanto ci sono costati questi parassiti coi loro stipendi, vitalizzi e pensioni da mille e una notte. E dalla loro presenza che beneficio ne ha tratto il paese? Da sempre ricorriamo e conviviamo con gli stessi problemi: instabilità economica, alta disoccupazione soprattutto giovanile e femminile, carenza di infrastrutture, assenza di politiche per la famiglia, salari bassi ed alto costo del lavoro, ecc, ecc, ecc.

Eppure continuamo a tenerceli. Tanti, tantissimi li sostengono anche con vigore e determinazione, come se passare da un Berlusconi ad un Bersani, ad un Fini, ad un Casini, ad un Rutelli possa cambiare qualche cosa, come se tutti questi, e molti altri, non abbiano già avuto in mano le sorti del paese dimostrando quallo di cui sono capaci.

E da qui, la seconda verità detta ieri: se continuiamo a votarli è perchè siamo tutti come loro. Ed è così. La stragrande maggioranza delgi italiani vorrebbe essere un Berlusconi, un Gasparri, un D’Alema, un Bersani o similari. Chi per poter disporre di tutte le mignotte (o pardon! Escort) che vuole, chi per favorire i propri interessi, chi semplicemente per vivere senza lavorare, ma la stragrande maggioranza vorrebbe far parte della casta piuttosto che eliminarla. Se così non fosse queste sanguisughe non esisterebbero come non esisterebbero i loro migliaia di cloni sparsi nelle regioni, provincie, comuni ed aziende pubbliche. Cloni comodi non solo alla casta in se ma anche ai tantissimi italiani in cerca di favori. D’altro canto non è necessario guardare molto lontano dalle nostre abitazioni per trovare numerosi esempi a conferma di quanto sto dicendo.

Il vero dramma però è che da questa situazione non se ne esce, forse ci libereremo di Berlusconi (non subito però), ma il resto della zavorra rimarrà con gli italiani in cronico stato soporoso a discutere di chi ruba e di chi invece tromba, facendo finta di non sapere di essere proprio loro i trombati.

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20

Non è colpa loro

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Ricevo, condivido e volentieri pubblico.

Mi spiace dirlo ma non riesco a dare la colpa agli Alemanno, Berlusconi, Cosentino, Fede, Mora, Scajola, Verdini per tutto lo schifo che questi stanno combinando. Che si tratti di case, tangenti, corruzioni o mignotte.

Il colpevole è l’italiano che non s’indigna perché diciamoci la verità, all’italiano che un politico vada a letto con una minorenne, sia contiguo alla Camorra, si faccia pagare la casa da imprenditori corruttori etc. non frega niente.

Almeno in Tunisia si scende in piazza per l’aumento dei prezzi del pane tanto da far fuggire all’estero l’ex padre padrone del Paese.

Negli USA Edwards, Gingrich e altri politici arrivati a un passo dalla Casa Bianca si sono definitivamente bruciati come politici per semplici storie di tradimento.

E in Inghilterra vari parlamentari sono finiti in carcere> (!) per delle truffe su rimborsi spese di qualche migliaio di sterline.

Io non riesco a prendermela con Alemanno, Berlusconi, etc, mica è colpa loro, loro non sono altro che espressione del nostro ZeitGeist, anzi PlatzGeist, se questa parola esiste. Se 58 milioni di italiani ti permettono di fare certe cose, se ne fottono o addirittura ti appoggiano perché gli fai simpatia se sei con le tasche piene, affarista e puttaniere, allora possiamo solo aspettare che si estinguano come i Dinosauri, per un meteorite o per un’improvvisa glaciazione e che dopo di loro arrivi qualcuno meno peggio. Ma se accadrà sarà solo per caso, mica per selezione naturale, né per merito degli italiani.

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13

Si salvi chi può

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Quella che va in scena oggi è l’ennesima rappresentazione di una commedia che ha stancato tutti tranne gli attori che continuano a recitarla imperterriti sul palco.
Nell’indifferenza generale si celebra la commemorazione di un caro estinto: il regime parlamentare. Tutti fanno finta che sia ancora vivo e si atteggiano a sacerdoti della democrazia. In realtà, il parlamento, il senato e la rappresentanza democratica si sono ridotti a tratti d’inchiostro sbiaditi sulle pagine sgualcite e polverose della costituzione della repubblica italiana, una mummia incartapecorita che meriterebbe di essere degnamente esposta nelle sale del museo egizio di Torino.
Con l’approvazione di una legge elettorale barbara come i suoi redattori ed il sostegno compiacente di un’opposizione grata a chi si sporcava le mani al posto suo, in Italia c’è stato un vero e proprio colpo di stato. Senza sparare un colpo e senza schierare carri armati, una ristretta oligarchia ha violentato (da dietro) l’elettorato e gli ha sottratto ogni potere decisionale trasferendolo nelle segreterie politiche e stabilendo, di fatto, un regime partitocratico.
Ora l’elettore non ha più rappresentanza, ma solo una squadra per cui tifare. Sessanta milioni di coglioni seduti sugli spalti a gridare ed ad inveire, mentre ventidue plurimiliardari fanno i cazzi loro in campo e si fottono pure le veline.
Non so con quale coraggio, o meglio faccia tosta, si continui ad invocare l’assenza del vincolo di mandato per i parlamentari, strumento tramite il quale tanti venditori di se stessi cambiano casacca. L’articolo 67 della costituzione  può trovare applicazione solo se il parlamentare è stato scelto direttamente dall’elettorato e non se è stato inserito in lista e fatto eleggere a suon di crocette sul simbolo di partito. Un parlamentare deve rispondere solo a chi lo porta in parlamento, il che nella costituzione si supponeva fossero gli elettori, ma ora è il segretario del suo schieramento. Non si può prendere in mano la costituzione e farla valere a macchia di leopardo a seconda di se conviene oppure no.

A prescindere da quale sarà il risultato di domani, quelle che sono in gioco non sono le sorti dell’Italia, ma le fortune (o le traversie) di singole persone. Sul tavolo non c’è la questione del debito pubblico, della crisi economica e dell’eventuale default italiano, ma il futuro personale di Fini, l’eventuale tramonto di Berlusconi ed il destino delle centinaia di lacchè il cui unico compito è quello di alzare il braccio a telecomando come dei pupazzi, privi come sono di qualsiasi sostegno sul territorio in termini di consensi elettorali.

Alla balaustra ci siamo noi, quelli che hanno dovuto subire il morso della crisi sulle proprie pacche (che in dialetto terrestre sarebbero le chiappe), quelli che dovranno litigarsi il residuo di risorse quando le prospettive diventeranno sempre più cupe.
Per come si sono evolute le cose, io penso che non ci sia soluzione collettiva per il nostro paese. Bloccare l’involuzione del sistema è un compito aldilà delle nostre possibilità. L’unica alternativa è che la parte più economicamente sana e ricca del paese, finché c’è tempo, rompa gli indugi e metta il resto dell’Italia di fronte al fatto compiuto che quando la nave affonda vige il si salvi chi può. Chi troverà posto sulla scialuppa avrà una possibilità di cavarsela, chi rimarrà a mollo dovrà darsi da fare per rimanere a galla o affogare. L’auspicio è che ci si ritrovi tutti a terra a parlare dello scampato pericolo. L’altra eventualità è che qualcuno, metaforicamente o realmente questo è da vedersi, ci lasci la pelle.

La solidarietà nazionale è già sulla scansia del museo egizio di Torino da tempo. E’ inutile continuare ad appellarsi ad un’entità alla quale non crede più nessuno. Si crede nel proprio paese quando si lotta per il diritto ad esprimersi, quando si pagano le tasse, quando si pretende con forza che i soldi vengano spesi per tutti e non per alimentare un sistema fine a se stesso.  Le nazioni non le fanno le costituzioni, né gli eserciti, né la storia, sono unioni fluide di genti che trovano reciproca convenienza nel sostenersi. Quando questa convenienza viene meno è meglio per tutti che ognuno prenda la sua strada. E’ tempo che ciascuno si assuma le sue responsabilità e prenda in mano le redini del proprio destino. Senza delega, senza paracadute, senza rete. Il generico problema di tutti deve diventare l’alternativa fra vita e morte di ciascuno e, insieme a questo, spazzare via l’oligarchia e ricominciare.
L’appuntamento è alla fine della strada, vediamo chi riuscirà ad arrivarci.

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nov
30

Italioti

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Non so se  ritenere Silvio Berlusconi l’unico colpevole di questo sfacelo politico, umano, morale. O se piuttosto, parafrasando Indro Montanelli, non sia lui a rappresentare al meglio il peggio degli italiani. L’italiano qualunque, che non ha mai letto un libro, che ancora chiama froci i gay, che non sa cosa sia il bunga bunga ma vorrebbe comunque provarlo, perché intuisce – in base ai propri algoritmi elementari – che ha a che fare col sesso, i night, la fica (uh). L’italiano vorrei-ma-non-posso, lamentoso a parole e servo nei fatti, ossequioso del potente, che sprizza ignoranza da ogni fetido poro della pelle. Incline alla comicità assolutoria, allergico alla satira che vorrebbe aprir le menti (e con esse gli occhi). Pettegolo e bigotto. Instancabile nel correre in soccorso del vincitore, geneticamente proteso verso il Culto della Furbizia. Dell’evasione fiscale, della battuta maschilista, della xenofobia a casaccio. Del qualunquismo bolso. Del martufellismo greve. Dell’ebbrezza natalizia per un peto lanciato a caso dal De Sica sbagliato.

So bene – almeno questo – che è tutto edito. Già detto, già scritto. Molto meglio di me. Ma c’è forse una simbologia, invero nefasta, se nel trentacinquennale della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, il Premier esala l’ennesima battuta imbecille. «Meglio appassionati di belle donne che gay». In qualsiasi altra parte del mondo, per molto meno sarebbero scesi in piazza. Da noi anche questa perla arrederà il ricettario dell’Elisir di Bunga Vita.

Breve riassunto politico del Paese: Mussolini, Craxi, Berlusconi. Ovvero un dittatore improponibile; l’espressione peggiore della sinistra riformista; e – ora – la caricatura tragicomica del cummenda. La pietra tombale sull’Italia. Tutti a riderci dietro (ma ormai pure davanti). Tutti, perfino l’Egitto (o forse era il Marocco, chi lo sa). Tutti a chiederci come cavolo facciamo a resistere, dopo le leggi ad personam, gli spifferi mafiosi, gli stallieri di Arcore, i Lodi AlNano, i Ghedini da strapazzo, le escort, la scuola Diaz, la scuola in generale, la mattanza Bolzaneto, i Minchiolini, i Littorifeltri, i Belpietro, i Bertolaso, i Lunardi, l’amico Putin, l’amico Gheddafi, l’amica Santadechè.

Quintali e quintali di liquame, e noi (cioè loro) lì: a ingoiare. Compiaciuti. Disinvolti. A loro agio, come nel salotto di casa. Non so quando è successo, ma c’è stato un momento – preciso – in cui siamo caduti così in basso che perfino Filippofacci è sembrato un giornalista. Fabiofazio uno di sinistra. Berlusconi un liberista. Calderoli un antigolpista. E’ stato un momento in cui l’unica salvezza dell’Italia è stata smettere di essere italiani. O – chissà – ricominciare daccapo. Stavolta sul serio.

Forse il governo cadrà, forse no. Nel frattempo, è già caduta l’Italia. Con gli italiani a bordo. E a fondo ci vanno anche quelli che non c’entrano nulla; che ne avrebbero le palle piene di pagare per mancanze altrui; che nel loro piccolo s’incazzano. Così pateticamente utopici da credere tuttora nella speranza. Così demodè da coltivare ancora – cantava sempre qualcuno – la superstizione della democrazia.

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I segnali del complotto internazionale che punterebbe a colpire l’immagine dell’Italia all’estero sarebbero sotto gli occhi di tutti. Pompei, i rifiuti a Napoli, le inchieste su Enav e Finmeccanica farebbero tutte parte di un piano organizzato da fantomatici burattinai per distruggere il paese. In questo periodo però altri episodi potrebbero essere inclusi all’interno della strategia complottista che minaccia il belpaese: la rottura tra Fini e Berlusconi, il fallito attentato a Belpietro, l’aggressione di Emilio Fede in un noto ristorante milanese, Il flop Ferrari in Dubai, la crisi dell’Inter. John Smith, sedicente agente della SPECTRE , nome in codice “bullshit”, ci dice la sua in proposito.

D-Signor Smith, ci aiuti a far luce su questo fantomatico complotto contro l’Italia. Cominciamo da Pompei.

R- Con il crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei non centriamo niente. Secondo i nostri informatori dietro lo spiacevole episodio ci sarebbe un ricchissimo emiro del Dubai che sta costruendo una serie di hotel extra lusso da arredare con pezzi di architettura provenienti dalle più importanti aree archeologiche del mondo. Uno di questi hotel, il “Pompei”, dovrebbe essere arredato con pezzi della città che, una volta fatti crollare, verrebbero poi trasportati in Dubai per essere ricostruiti nelle numerose suite dell’hotel. L’emiro non si accontenta di volgari ricostruzioni in stile Las Vegas.

D-Quindi la SPECTRE in questo caso non centrerebbe niente?

R-Lo escludo.

D-Passiamo ai rifiuti di Napoli, cosa può dirci?

R-Mah, nient’altro che una trovata di Bassolino per vendicarsi del trattamento ricevuto dopo tutti gli anni spesi al servizio della Campania. Non gli è mai andato giù di essere stato fatto fuori e pare abbia affittato una flotta di aerei cargo che di notte sorvolano Napoli e dintorni rovesciando tonnellate di rifiuti al suolo.

D-Ecco perché non appariva più in pubblico da tempo, stava tramando nell’ombra…

R-La SPECTRE ha cercato di contattarlo per proporgli di lavorare come agente in Italia, ma lui ha declinato per le sue ragioni personali. Comunque fa il nostro gioco e a noi va bene.

D-L’aggressione di Emilio Fede può essere annoverata tra gli episodi riconducibili al complotto?

R-Quella è stata un esperimento per tentare di vedere come reagisce un soggetto a un impulso mentale indotto. Abbiamo lavorato sul signor Giuliani a fondo prima di usarlo per i nostri scopi. Il soggetto doveva reagire a un preciso impulso, la parola “Dom Perignon” pronunciata all’arrivo del cameriere con la carta dei vini. Un semplice esperimento per vedere come creare degli agenti in sonno da far operare su scala nazionale.

D-Secondo le testimonianze pare che Giuliani si sia alzato all’improvviso, si sia diretto a tavolo di Fede e dopo aver compiuto l’atto sia tornato al suo posto come se niente fosse.

R-Il nostro scopo era proprio quello di verificare il comportamento del soggetto in una situazione simile. Con Gianfranco Fini ad esempio ci sono voluti parecchi anni, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

D-Ah, così la rottura tra Fini e Berlsuconi sarebbe opera vostra?

R-Si, ma è stata dura. Con un personaggio del genere al quale ci sono voluti così tanti anni per accorgersi con chi aveva a che fare, non si riusciva a trovare la parola chiave. Poi è arrivata la storia della casa di Montecarlo e della cucina e l’abbiamo trovata: la parola “Scavolini” sarebbe stato l’agente scatenante. Grazie anche all’operato del nostro uomo Feltri l’operazione è pienamente riuscita.

D-Ah, quindi Feltri sarebbe…

R-Sì, uno dei più affidabili, ma lui non lo sa.

D-Torniamo a noi. Il fallito attentato a Belpietro è opera vostra?

R-In quello noi non centriamo niente. Le posso solo dire che l’agente di scorta lavorava per noi, ma dopo il misterioso attentato a D’Ambrosio che lo ha visto protagonista l’abbiamo scaricato. Pare s’inventi le cose… non che a noi dispiaccia, ma dobbiamo poterci fidare dei nostri agenti.

D-Il flop Ferrari in Dubai, cosa può dirci in proposito?

R-Li siamo riusciti ad agire manipolando l’intera squadra Ferrari che doveva reagire a un impulso ben definto.  Alla parola “flop” tutti si sarebbero attivati sbagliando completamente la strategia. Il nostro compito era di screditare un marchio così rappresentativo per il vostro paese e colpire uno dei simboli del “made in italy”.

D-Così però avete fatto in modo che a Montezemolo venisse in mente di darsi alla politica.

R-Uno sviluppo sul quale stiamo lavorando. Pensiamo di riservargli lo stesso trattamento di Fini.

D-Un caso clamoroso è anche la crisi dell’Inter: ci siete dietro voi?

R-Beh, diciamo che ci siamo trovati in una situazione imbarazzante… abbiamo fallito. Benitez doveva andare al Milan per mettere in difficoltà la squadra del vostro premier, ma qualcuno più potente di noi si è messo in mezzo e non siamo riusciti a centrare l’obiettivo. L’acquisto di Ibrahimovic poi ci ha fatto capire che avevamo davanti un avversario molto ben attrezzato.

D-Quindi c’è qualcuno che può mettervi in difficoltà?

R-E’ dura da ammettere, ma è così. Non siamo ancora riusciti a capire bene chi sia, ma secondo nostre fonti  pare che la sua base sia situata nei pressi di Arcore. Un personaggio ambiguo e spregiudicato pronto a tutto pur di ottenere quello che vuole.

D-Un’ultima cosa: su Enav e Finmeccanica può dirci qualcosa?

R-Quella è semplice truffa e corruzione in pieno stile italiano, cose per le quali non avete certo nulla da imparare da gente come noi.

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