Seguimi su facebook twitter Google + youtube picasa foursquare RSS

Archive for berlusconi

dic
13

Le palle di Natale

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Quando farete l’alberello, il nordico albero di Natale perché ve lo chiede l’Europa, al posto del terrunciello presepe, ricordate di adornarlo con le numerose palle che vi offre questa realtà romanzesca italiana. Ve ne suggerisco qualcuna con relativo commento ma voi saprete trovarne sicuramente altre, sì da rendere ancora più splendente il simbolo di questo Natale che quest’anno quasi nessuno ha voglia di festeggiare.

Monti ha salvato l’Italia

Questa è la palla più grossa di tutte, visto che Monti ci lascia – e se ne va ma non pulisce il water – con cifre spaventose dal punto di vista della disoccupazione – all’11,1%,- del debito con l’estero (che è il vero problema, non quello pubblico, altra palla), del PIL e di tutti gli indicatori economici. Monti è riuscito perfettamente in un compito solo: quello di farci entrare completamente nel recinto dei PIIGS, usando la picana Fornero, la coccodrilla che prima ti mangia la pensione e poi piange tanto, porella.

Vi tolgo l’IMU

Questa palla potrebbe passarvela, tramite il mezzo televisivo tuttora di sua proprietà, un signore mummificato che è stato recentemente risvegliato dal suo sonno millenario a causa di un persistente profumo di soldi, in perdita, proveniente dalla sua azienda ammiraglia Mediaset. Nel tentativo di balzare di nuovo in sella cercherà di offrirvi, oltre a quella dell’IMU, altre palle multicolori, ma non credetegli. Anzi, se proprio dovete guardare la TV nelle prossime settimane e volete comunque sentire fin dove ha il coraggio di arrivare con le menzogne, mettete tappi di cera alle orecchie dei vostri famigliari e fatevi legare ben stretti all’albero di Natale, come Ulisse nel capitolo delle sirene.

Chissà dove saremmo ora senza l’euro

Questa è una delle palle della confezione del perfetto eurominkia, assieme alle carriole di euro in fiamme al largo dei bastioni di Piazza Affari (per colpa dei raggi B.), alla spesapubblicaimproduttiva e allo “staremmo ancora a svalutare la nostra liretta”. Palle, palle ed ancora palle, visto che proprio l’euro è la nostra attuale iattura.

Abbiamo vissuto finora al di sopra dei nostri mezzi

Questa è la palla avvelenata che chi ha deciso di papparsi le nostre risorse, i conquistadores neomercantilisti dell’eurozona, utilizzano con i volonterosi collaborazionisti eurominkia sul territorio di conquista. Si abbina di solito alla gemella “ce lo chiede l’Europa” ed entrambe hanno la funzione degli specchietti e delle collanine.

Il problema adesso non è B” “Il problema adesso è B

Palla bifronte. B. non è il problema ma è uno dei problemi.

Con la maggioranza dei mezzi televisivi nelle sue mani (grazie sinistra!) ha ancora troppo potere e lo usa per i suoi interessi, non certo per i nostri. Prepariamoci ad un vero bombardamento di palle caricate a menzogne, come mai prima d’ora. Ad un Pinocchio in pieno trip “shock and awe”.

Abbiamo comunque riacquistato autorevolezza

Palla presuntuosa. Per gli europei siamo sempre i soliti terroni di merda. Un loden non fa primavera.

L’agenda del PD non è quella di Monti” (Sentita l’altra sera da Vendola).

Questa è la più grossa tra le palle rosse. Di vergogna. Voi lo sapete, infatti, che Bersani si strugge di diventare il Pierluigi Pétain della prossima repubblica di Vichy 2.0, ovvero il commissariamento dell’Italia da parte della Troika che subentrerà a Monti. Il PD ha il Fiscal Compact in tasca e ha tutta l’intenzione di usarlo, anche se è una roba totalmente illegale ed invalida dal punto di vista giuridico perché entra in collisione con tutti i vigenti trattati europei ed equivale alla morte della democrazia. Sappiatelo.

Lameduck

Categorie : Informazione, Politica
Commenti (0)

Ricevo e volentieri pubblico

Tra il 1992 e il 2012 c’è un ventennio, un lasso di tempo che è sempre stato funesto per l’Italia. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il capitalismo sente di poter sferrare l’attacco finale, di potersi aggiudicare la Guerra di Classe per ko tecnico dell’avversario. Via allora ogni residuo di keynesismo piagnone e mano libera al mercato psicopatico liberista che, tu credi si autoregoli, ma invece, una volta sguinzagliato, si mangia le risorse senza lasciare neppure le briciole, come un orrendo Pacman in modalità God e FullAmmo.

In Italia nel ’92 ci sono i partiti, che mangiano come hanno sempre mangiato. Si mangiava anche durante il fascismo. Ecco però l’ideona. Facciamo notare agli italiani che i partiti rubano, attiriamo la loro attenzione, scateniamoglieli contro, forniamogli le monetine da lanciare. Un bel gioco divertente. Per carità, i giudici ricevono denunce e procedono come da codice penale, fanno le loro inchieste e scoperchiano verminai di corruzione e ladrocinio con grande dedizione ma, sotto sotto, questa è in gran parte un’operazione di copertura.

Un bel telefilm giudiziario che appassiona gli italiani più del vecchio Perry Mason e li tiene occupati mentre qualcuno svuota la cassaforte. Perché questa è la storia della rapina dei due secoli. La partitocrazia viene spazzata via da Mani Pulite e siamo tutti pronti per una svolta, per un paese migliore, per la Seconda Repubblica. Ci vuole un periodo di transizione, però, con qualcuno che, da esperto e saggio, rimetta insieme i cocci e soprattutto i conti in attesa di un nuovo distrattore. Ecco comparire per la prima volta i famosi governi tecnici.

Nel 1992 avviene un curioso convegno a bordo dello yacht della regina Elisabetta, il Britannia. Il gotha della finanza internazionale, sempre affamato di asset convoca un po’ di sudditi italiani e chiede loro cos’hanno intenzione di fare con le privatizzazioni. Perché questo interessa a chi detiene il potere economico: la robba. Dove il liberismo è finora passato, tutti i beni appartenenti allo stato, ovvero alla collettività, sono stati svenduti – dai politici locali comprati a soldi, figa ed illusione di potere – a multinazionali, banche e gruppi finanziari, chiamandole con il nome fascinoso di privatizzazioni. E’ il nuovo imperialismo.

Facciamo un esempio. Un fondo angloamericano vuole papparsi, che ne so, l’ENI? Ci si affida ai propri agenti sul posto e, se la classe politica degli indigeni fa la riottosa, gli si scatena contro i bravi della finanza. Questa fusione non s’ha da fare. Si crea una crisi economica, si obbliga il paese ad una serie di “riforme”, ovvero a smantellare stato sociale e controllo di legge sul mercato.

Nel 1992 lo spauracchio era la svalutazione susseguente all’uscita dallo SME e la paura di non essere più parte dell’Europa. Ecco i primi governi tecnici: di Ciampi, Amato, di Prodi il professore. Soros, con le sue armi finanziarie, scatena un attacco senza precedenti contro la lira e Amato, nottetempo, è costretto, poraccio, a prelevare il riscatto dai conti correnti degli italiani. Uno scherzo da 11.500 miliardi. Allora ci dissero che era per il nostro bene, per rimanere in Europa, al passo con gli altri, per continuare a fare i fichi nei salotti buoni.

E le privatizzazioni? Ci penserà un personaggio che oggi conosciamo meglio, come attuale capo della BCE: Mario Draghi. Quel Draghi che per dieci anni circa, fino al 2001, si incarica di svendere alla finanza internazionale quasi tutto il patrimonio dell’industria statale italiana, quella che in altri tempi aveva rappresentato la nostra versione di miracolo economico. Beh, a vent’anni di distanza non mi pare che le nostre bollette di gas, luce, telefono e servizi siano drammaticamente dimagrite grazie alla maggica concorrenza del mercato autoregolantesi ma siano andate sempre più crescendo.

Finita la prima tranche di privatizzazioni, Mario Draghi torna nella tana di Goldman Sachs – uno dei beneficiari delle svendite 3×2 – alla faccia del conflitto di interessi, con un incarico di prestigio. Ottenuto quello che volevano come acconto, i poteri economico finanziari ormai senza freni ci lasciano un’idea mirabolante, l’aggancio a cambio fisso con una nuova moneta, l’Euro, una figata. Un altro grande classico del liberismo. L’anello per soggiogarli e nel buio incatenarli.

I tecnici, che poi con Prodi diventeranno politici, addirittura de sinistra, rappresentati da simboli miti come l’Ulivo, ci condurranno nel trappolone dell’Euro. Perché non se ne può fare a meno, perché svalutare ormai è brutto brutto e da cafoni. Quel che restava della nostra sovranità nazionale, già compromessa da decenni di sottomissione imperiale, cominciava definitivamente a svanire.

Tornando ai primi anni novanta. L’Italia è passata attraverso stragi, assassinii di giudici in lotta con la mafia, rivoltoloni politici di vario genere ed è finalmente pronta per un periodo di tregua armata, anche perché questa volta bisogna avere i conti in ordine ed entrare nell’Euro, come abbiamo visto. Si individua un soggetto adatto ad incantare 50 milioni di serpenti, un fenomenale pifferaio magico, molte chiacchiere e un’allergia congenita ai distintivi.

Silvio Berlusconi, l’uomo che si è fatto dal nulla, il Re Minkia che muta le televisioni in oro. Gli italiani, felici di aver ritrovato un Duce a sessantaquattro denti e altrettanto brevilineo, lo votano entusiasti e se ne fanno governare, offrendo in solazzo al sire pure le figlie vergini, per quasi vent’anni. Poi, nel 2011 qualcosa si rompe e chi si interessa di trame alla John LeCarré comincia a capire che questa volta faranno veramente le scarpe a Berlusconi, nel frattempo rincoglionitosi dietro a fichette sempre più giovani che lo distraggono dagli affari personali che ha sempre anteposto all’interesse collettivo. Berlusconi inoltre ostenta amicizie pericolose, frequenta doppiogiochisti sulla lista nera imperiale. Qualche intrallazzo di troppo con i russi e il gas, chissà. In ogni caso, come agente ormai è bruciato.

Nel 2011 inizia la fase due, quella cominciata con l’acconto del 1992 e ora giunta alla stagione dei saldi. E’ la seconda fase dello shock liberista e, per chi ha avuto possibilità di arricchirsi oltre ogni limite, l’obiettivo è l’Eurozona. Viene scatenato un nuovo attacco finanziario ma questa volta l’attacco colpisce interi paesi: dall’Irlanda alla Grecia, dalla Spagna all’Italia. Il nuovo spauracchio è lo spread, ovvero la dimostrazione che l’Euro è stato il passo più lungo della gamba e che la Germania vuole vincere facile.

Ogni giorno lo spread diventa più minaccioso, ci terrorizzano con scenari di corralitos, assalti agli sportelli e gogna collettiva degli italiani pigri e mangiaspaghetti sulla piazza di Bruxelles. Berlusconi, abilmente lavorato ai fianchi da sapienti nipotine di Mubarak, cade definitivamente in disgrazia. Prova a resistere ma, dopo l’ennesima offerta che forse non poteva rifiutare, si dimette.

Sui libri di storia che i nostri nipoti studieranno ci sarà scritto che Berlusconi era un imprenditore che fu messo a capo dell’Italia per presidiare il territorio, una specie di proconsole. Poi, invece di governare, a causa della sua ricattabilità ed incapacità congenita di evitare il fallimento come imprenditore, trascurò i suoi doveri e si occupò solo dei suoi interessi, paralizzando il suo paese in una Mirabilandia fatta di superficialità e totalmente incapace di crescere.

Nel fatal novembre, dunque, da un giorno all’altro, ci fanno credere, si forma un governo affidato ad una specie di genio della lampada, un professore della Bocconi, nientepopodimeno che Mario Monti. Governo formato da gente con carriere avviatissime, tutti pezzi da novanta che, da un giorno all’altro, decidono di piantare baracca, università e burattini, senza nemmeno un “lasciami una settimana per pensarci” e vanno a fare i ministri nel Pronto Soccorso Italia, con un malato terminale che tutti danno per spacciato. La presa della Bastiglia Italia senza sparare un colpo, con l’aiuto fondamentale, pensate, di un vecchio comunista.

Azzerato il nano ed insediatisi al potere, i tecnici che fanno? Cominciano a piazzare le cariche per la demolizione controllata dell’economia italiana. Si preparano nuove privatizzazioni, la definitiva dismissione degli ultimi brandelli di proprietà statali, le ultime perle e catenine di famiglia rimaste dopo la cura Draghi. Senza parlare degli italiani, sottoposti ad una cura da Cavallo (nel senso del famigerato ministro dell’economia ultraliberista argentino) che culminerà nella patrimoniale ai danni dei ceti mediobassi, nella riduzione progressiva del welfare e in un impoverimento generalizzato delle classi meno protette.

Mario Draghi è ormai assiso sul trono della BCE e da lassù sovrintende benedicendo urbi et orbi con la preghiera “O Euro benedetto, irreversibile tra le monete, che tu sia lodato tra le divise.” Ad un anno di distanza dal golpe finanziario con il silenziatore un grafico dice più di mille parole. C’è da stare proprio allegri.

Vent’anni quindi. Vent’anni per disfare quanto di buono era stato fatto da un’Italia affatto fannullona ma creativa ed operosa, ora ridotta all’impotenza. Distruggere l’economia per ingrassare una finanza fatta di puro denaro. Lo diceva perfino la buonanima di Cossiga. Un patrimonio di cinquant’anni di benessere che ora, dicono, “non possiamo più permetterci perché abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”.

Ho raccontato un romanzo criminale, una storia con pochi eroi, molti vigliacchi traditori e tante vittime innocenti. Una storia che, a meno di una qualche intuizione per trovarne una via d’uscita, rischia di impantanarci nel suo incantesimo, in un maleficio di povertà e regresso per gli anni a venire. Gli anni peggiori della nostra vita.

Commenti (1)
ago
03

Calma olimpica

Di | Commenti (1) Stampa Stampa

Sarà l’effetto del solleone che azzanna gli stinchi con una tenacia degna del miglior Gattuso, sarà l’aria di queste vacanze liofilizzate, ormai trasformatesi in raid mordi e fuggi, o più semplicemente quel velo di apatia che spesso accompagna le calde giornate d’estate, ma si ha l’impressione che la “TV”, dopo avere vaticinato ogni sorta di sventura, ora intenda metterci a nanna, con un orsacchiotto in mano e una voce suadente che ci racconta la favola migliore per farci addormentare.

I politici “di razza” non solo hanno rimunciato alle gioie dell’esperienza balneare, ma intendono anche sacrificarsi fino al punto da dedicarsi anima e corpo ad un secondo lavoro. La mattina vanno in aula a votare i provvedimenti che strangoleranno gli italiani per i prossimi ven’anni, ed il pomeriggio dopo essersi scordati il MES, il Fiscal compact, la spending review e altre quisquilie di questo genere, svestita la livrea del cameriere, indossano l’abito del leader e si tuffano nella campagna elettorale del burlesque.

Se nelle scorse settimane il proscenio era stato tutto per un Berlusconi gonfio e plastificato all’inverosimile, che prometteva il ritorno della saga dei morti viventi, oggi sembra essere arrivato il turno di Bersani, impegnato nel tentativo di radunare una nuova armata Brancaleone con la quale sfidare il vento del destino.

Entrambi sono partiti lodando Monti ed il suo operato, prima di identificare un nemico immaginario contro il quale indirizzare gli strali dei propri elettori, per l’uno il comunismo, per l’altro le destre, ambedue responsabili dello sfacelo avvenuto mentre solo loro sedevano in parlamento.

Ma se il Cavaliere dopo la comparsata sembra già avere fatto un mezzo passo indietro, mister Legacoop al contraio é più baldanzoso che mai, disposto a riconoscere le coppie gay, all’interno di un partito fedele a Monti ma pronto a tutto. A tutto per l’euro? Questo non si sa, ma resta il fatto che la consonanza con le parole di Draghi (che hanno fatto la fortuna delle borse) risulta comunque impressionante.

L’usuraio di Goldman Sachs nel frattempo é volato a Parigi per un vertice con Hollande al termine del quale ha affermato d’iniziare a vedere una luce in fondo al tunnel, senza specificare se si tratti del tunnel del TAV che la mafia nostrana teme di perdere per sempre.

Nel frattempo, forse per effetto della risacca, la “crisi” sembra allontanarsi. I disoccupati continuano ad aumentare, anche se quando si suicidano non vanno più sul giornale, un migliaio d’imprese falliscono ogni giorno, i consumi crollano repentinamente, la sanità agonizza ammazzando più esseri umani delle malattie, una raffica di nuove tasse sta per abbattersi sulla schiena di tutti, ma le borse brindano ed i mercati sembrano aver ritrovato il sorriso, il che é prodromico di una ripresa imminente.

Dulcis in fundo gli uomini della GDF, nei momenti in cui non erano impegnati a bastonare i cittadini a Chiomonte, hanno scoperto che un negoziante su tre produrrebbe scontrini irregolari. Un buon motivo per chiudere tutti questi bugigattoli, covo di evasione fiscale, ed affidare interamente la gestione del commercio agli ipermercati ed ai centri commerciali.

Le multinazionali che li gestiscono pagano le tasse fino all’ultima “lira” e si producono pure in opere pie, ospitando gli anziani al fresco d’estate ed educando il consumatore nel meraviglioso universo dello shopping compulsivo, premiarle in qualche modo sarebbe il minimo che un governo serio potesse fare.

Nel frattempo godiamoci il sole sulla pelle, le luci in fondo al tunnel, il medagliere olimpico, la brezza consolatoria, stringiamo forte l’orsacchiotto e dormiamoci su.

Marco Cedolin

Categorie : Politica
Commenti (1)
nov
12

Medici e cure

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Sicuramente  vi sarà capitato di sentire di quei casi di malasanità, tanto cari ai media,  in cui si racconta di ferri chirurgici, garze o altro dimenticati all’interno di un paziente durante un operazione chirurgica, ma difficilmente avete sentito che, per rimediare allo spiacevole errore, il malcapitato si sia fatto operare dallo stesso chirurgo e dalla stessa equipe che ha commesso il fattaccio, in caso contrario un “ma questo è proprio scemo” credo che non ve lo sareste trattenuto.

La cosa però cambia radicalmente quando dal settore sanitario ci spostiamo in quello politico. Infatti abiurando il famoso detto errare è umano, perseverare è diabolico ecco che gli Italiani per risolvere non pochi e non lievi problemi continuano imperterriti ad affidarsi a chi questi problemi li ha creati, alimentati e ingigantiti. E  considerando che molti dei problemi che attanagliano il paese sono sempre gli stessi da decenni e che nonostante tanti bei propositi, impegni ed annunci ci ritroviamo sempre e costantemente allo stesso punto e nella stessa situazione, io un pensiero che sia il dottore sia la cura con le relative ricette siano da madare a fare in culo forse, forse ce lo farei. Berlusconi, Bersani, Casini o Monti la sostanza non cambia, si tratta di personaggi che da decenni fanno parte dell’estabilshment politico, economico e finanziario del nostro paese e dell’europa e tutti hanno delle grossissime responsabilità sul declino sociale ed economico del vecchio continente, Italia in primis. Su chi sia Monti e su cosa sta succedendo in Italia come in Grecia vi consiglio l’esaustivo video di Claudio Messora di Byoblu.

La primissima cosa da fare è cambiare equipe, se non facciamo questo non solo ci ritroveremmo sempre con gli stessi atavici problemi, ma in situazione peggiore perchè questi continuando a somministraci la loro deleteria cura ci avveleneranno e intossicheranno al punto che potrebbe risultare impossibile qualsiasi tentativo di rianimazione. Certo andare oggi alle elezioni non risolverebbe questo problema, perchè a ripresentarsi sarebbero sempre gli stessi e, dulcis in fundus, saremmo al punto di partenza avendo nel frattempo puro speso un sacco di soldi e perso ulteriore tempo prezioso. E’ per questo che serve, anzi è indispensabile, una mobilitazione di massa. Una mobilitazione non a favore o contro una specifica formazione politica, ma contro o a favore le scelte da compiere. Dove effettuare i tagli e dove invece investire sono scelte che gli Italiani sono in grado di compiere e pertanto devono compiere. I politici, i rappresentanti istituzionali altro non sono che nostri dipendenti con l’obbligo di mettere in atto quello che il datore di lavoro, cioé noi, vogliamo. Il principale problema è proprio che da diversi anni in Italia questo principio si è completamente ribaltato e da popolo sovrano ci siamo ridotti ad essere dei sudditi che subiscono le scelte del governante di turno. Il fatto che oggi questo sia stato scelto dall’europa delle banche non cambia molto.

Il popolo Italiano ha dimostrato coi referendum di Giugno sia di saper scegliere sia di volerlo fare. Adesso è il momento di fare scelte economiche e sociali importanti e fondamentali per le generazioni a venire e nessuno si può arrogare il diritto di starne fuori. Sia il popolo Italiano, il tanto citato popolo sovrano, a decidere se è il caso o meno di allungare l’età pensionabile o meno, se è il caso di facilitare i licenziamenti, anche per quelli del pubblico impiego, o no. Sia il popolo, altresì, a decidere se è il caso di spendere miliardi di euro in grandi opere come il TAV e il ponte sullo stretto, se continuare a spendere centinaia di miliardi di euro in guerre e armamenti, se finanziare le grandi imprese e multinazionali o invece le piccole medie imprese, gli artigiani, i piccoli imprenditori agricoli, il commercio di prossimità, ecc. Siano gli Italiani a decidere, siano gli Italiani a pretendere di decidere. Esiste sia un altra ricetta sia chi è in grado di somministrarla è questione di lasciargli spazio, anzi, è questione che questi si ripendano il loro spazio.

Categorie : Politica
Commenti (0)
nov
10

Prepararsi al peggio

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Berlusconi salvo sorprese, che comunque visto il personaggio non sono da escludere, è fuori gioco e così l’Italia intera  sia quella che lo ha sostenuto, acclamato e votato, sia quella che lo ha sopportato e tollerato, sia quella della finta opposizione che ha lasciato che facesse il buono e cattivo tempo oggi gioisce, plaude e festeggia e festeggiando finge di non vedere e soprattutto di non dire ciò che accadrà a noi, poveri e comuni mortali, nei mesi a venire. A parte, infatti, le solite dichiarazioni pollicitarie pare chiaro che si andrà verso il così detto governo di transizione, comunemente definito di emergenza nazionale. Monti, nominato senatore a vita per l’occasione, o chiunque altro a suo posto non farà differenza, la crisi verrà affrontata a modo loro e le misure richieste dall’europa delle banche, dalla confidustria degli imprenditori coi soldi pubblici, la propriamente detta macelleria sociale sarà il nostro olio di ricino per i prossimi anni.

I licenziamenti facili già annunciati da tempo saranno sicuramente tra i primi provvedimenti ma di sicuro non l’unico. Aspettiamoci di ogni, le necessità sono chiare: diminuire le spese ed aumentare le entrate per arginare e diminuire quell’insopportabile debito pubblico procurato proprio da chi oggi ci vuole somministrare la cura. Tasse (ICI, patrimoniale, ecc), privatizzazioni (acqua, trasporti, scuola, sanità, ecc), licenziamento di pubblici dipendenti e diminuzione dello stipendio per chi rimane saranno a breve normalità nelle dichiarazioni dei “salvatori” della patria e realtà negli atti legislativi. Lo tsunami del governo di emergenza nazionale si abbatterà su di noi con una violenza e una forza difficile da immaginare oggi e di cui la maggior parte degli italiani si accorgeranno solo quando sarà arrivata la piena.

Berlusconi & Co ci hanno fatto rimpiangere Andreotti e simili, questi altri ci faranno rimpiangere Berlusconi.

Commenti (0)

Ve li ricordate i terremotati? Quelli de L’Aquila, la cui vicenda è stata seguita per settimane a reti unficate. Non so se ci avete fatto caso ma sono completamente scomparsi da telegiornali e carta stampata e di conseguenza dai pensieri degli italiani. Lascio questo spazio a Samanta di Persio, autrice di Ju Tarramutu, perchè questo blog come lei non vuole dimenticare.

A noi aquilani sono arrivati una valanga di insulti, siamo stati tacciati di essere dei piagnoni ai quali non andava bene nulla, non eravamo meritevoli delle case che in Irpinia sognano ancora, ci hanno augurato trent’anni di container invece di chiedere trasparenza sul denaro che arrivò per il terremoto del 1980: 63mila miliardi di lire. A L’Aquila è certo che denaro non è arrivato, quel poco se lo sono spartito fra stato, politici, amministratori, imprenditori e perfino la Curia. Il decreto Abruzzo prevedeva una parte di entrate per la ricostruzione tramite giochi, dopo oltre due anni lo stato è debitore per più di un milione di euro e il Presidente del Consiglio, attaverso una società creata ad hoc per giochi on line, deve ai terremotati 14 miliardi di euro. Ma in questo Paese si sa, lo stato fa prima a prendere che a dare, e allora chiede indietro le tasse che erano state sospese nel 2009 e parte del 2010 (fino a luglio). Per gli aquilani niente sconti, devono restituire il 100 per cento, a differenza dei terremotati Umbria e Marche che hanno restituito il 40 per cento dopo 10 anni. Tredici, delle centoventi rate, lo Stato le vuole subito, entro dicembre 2011.

La provincia de L’Aquila non è esente dalla crisi economica che caratterizza l’intera nazione, ma a questo si aggiunge il terremoto. In realtà tutti ci aspettavamo qualcosa di diverso, dove c’è distruzione bisogna ricostruire, quindi c’è lavoro. Ma nessuno aveva fatto i conti con il Governo, nonostante i personaggi avevano un curriculum di 15 anni di esperienze i politici locali si sono calate le braghe. Però la dittatura non dev’essere dichiarata per viverla, bastava osservare quello che è accaduto e accade. Quando le decisioni arrivano dall’alto, senza rispettare il principio democratico di poter scegliere, dovrebbe essere tutto chiaro. Il progetto C.A.S.E. ce lo cuciono addosso. Sindaco e Bertolaso decidono quali terreni espropriare, stando attenti a non sottrarre proprietà a Chiesa e baronie, ed ecco qua che il risultato sono nuove costruzioni ciò che desiderava la coppia Berlusconi/Bertolaso. I primi favori sono stati restituiti ai fedelissimi: la cricca delle intercettazioni si aggiudica appalti milionari. I secondi favori sono stati restitui con appalti alla criminalità organizzata: mafia, camorra e ‘ndrangheta. Mentre il miracolo della ricostruzione fa il giro del mondo tramite i mezzi d’informazione di proprietà o controllati dal Presidente del Consiglio L’Aquila è ancora zona off limits presidiata dall’esercito. La ricostruzione delle case di proprietà una chimera.

Agli aquilani non resta che chiudere bottega oppure elemosinare un subappalto del subappalto. Ironia della sorte, nella provincia dell’Aquila il tasso di disoccupazione, di lavoratori in cassa integrazione e mobilità è il più alto d’Italia. Non a caso qualcuno rideva alle 3.32 e qualcuno moriva, qualcuno pensava alle tasche gonfie e qualcuno perdeva la casa, qualcuno viene indagato, messo velocemente ai domiciliari e infine prosciolto e qualcuno aspetta una lenta giustizia. Morale della favola Berlusconi ha preso tutto ciò che poteva prendere, senza dare nulla, nemmeno l’elemosina, perchè ben presto i teremotati dovranno restituire anche il soldi del progetto C.A.S.E., senza distinzione fra chi era in affitto e chi aveva una casa di proprietà e pagava un mutuo. E li chiamavano aiuti….

Samanta Di Persio

Categorie : Politica
Commenti (0)
ott
14

Avevate dubbi?

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Leggo con stupore molti commenti in rete in cui si manifesta una certa sorpresa di fronte all’esito del voto di fiducia di oggi alla camera dei deputati (non casuale l’utilizzo delle iniziali minuscole). Se la speranza è e deve essere sempre l’ultima a morire, davvero qualcuno crede che questi miserabili mollino l’osso prima di averlo spolpato fino all’ultimo secondo a disposizione? Davvero qualcuno, in cuor suo, può anche solo ipotizzare che questi farabutti, mentre impongono al paese sacrifici lacrime e sangue, possano laciare la poltrona prima di aver maturato tutti quei tanto vituperati privilegi di cui godono, vitalizio in primis?

Cerchiamo di essere seri e soprattutto realisti. Non molleranno mai e l’80% di chi siede oggi in parlamento, ne potete stare certi, vi siederà pure nella prossima legislatura. E non si scomodi il presidente della repubblica (ancora non casuale le iniziali minuscole) chiedendogli di intervenire togliendo l’incarico al fu berlusconi o, ancor di più, sciogliendo le camere. Semplicemente non può farlo, non ne ha il potere almeno finché in parlamento ci sarà una maggioranza che sostiene il governo, cosa che si attesta con un voto di fiducia come successo oggi. Poco importa se questa maggioranza è diversa da quella scelta nelle urne, non è il popolo che decide ma il parlamento e visto che i parlamentari sono nominati dai partiti ……..

D’altronde non credo che il nonnetto sul colle, anche potendo, si sarebbe immolato in difesa del popolo sovrano. Non lo ha mai fatto nonostante su questo la Costituzione che dovrebbe difendere è molto chiara. L’articolo 1 recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Forme, il termine è utilizzato al plurale per il semplice motivo che il voto, il mettere una croce su un simbolo o anche indicare il nome del candidato prescelto, non è, come spesso ci vogliono far credere, l’unica forma con cui il popolo si può esprimere e quindi esercitare il suo diritto di sovranità.

La Costituzione stessa mette a disposizione altre forme: referendum abrogativi e confermativi (per le modifiche alla Costituzione) e proposte di legge di inziativa popolare. Questi strumenti sono già stati utilizzati più volte dal popolo, ma la domanda da porsi è: la politica ha poi rispettato e preso in considerazione le indicazioni del popolo sovrano? Sul nucleare, già bocciato in passato, abbiamo dovuto riesprimerci per bloccare il governo che aveva già intrapreso quella strada sperperandoci denaro pubblico. I finanziamenti ai partiti, aboliti con apposito referendum, sono stati reintrodotti sotto il nome di rimborsi elettorali aumentandone a dismisura le cifre. E che dire delle leggi di inziativa popolare? Parlamento pulito sottoscritto da 350 mila cittadini (ne bastavano 50 mila) giace totalmente ignorata nei cassetti del senato da anni.

E intanto il tutore della Castituzione, il garante della sovranità popolare che fà?

Categorie : Politica
Commenti (0)
set
22

Morire da stronzi

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Quando sarà finita questa storia, quando tutte le carte di questi magistrati che agiscono fuori dalla legge saranno sul tavolo allora si saprà chi ha avuto torto e ragione, allora sarà il momento di dire la verità al Paese e alla stampa internazionale, farò una serie di comunicazioni e mi sto preparando

Silvio Berlusconi 22 settembre 2011

Per quelli che amano un certo tipo di storia, questi giorni hanno il sapore amaro di un deja vu. Da una parte i russi che ormai sono entrati a Berlino e la saccheggiano, (banche declassate, spred BTP-BUND oltre la soglia dei 400 punti che i tecnici associano al fallimento di fatto di una nazione, vero e proprio depauperamento dell’immagine nazionale), dall’altra un leader decaduto e decadente, ancora difeso da generali il cui destino è indissolubilmente a lui legato che rinchiuso nel bunker sotterraneo della cancelleria, muove divisioni fantasma ormai distrutte dal nemico e delira di potentissime armi segrete in grado di mutare l’epilogo della guerra che, ai più, appare inevitabilmente segnato.

Il declino di un popolo o di una nazione può pervenire secondo le più differenti modalità. Si può cedere alla mollezza, abbandonarsi al godere della ricchezza e perdere la spina dorsale, come successe a Roma. Si può uscire dalla storia sommessamente, per pura consunzione, come accadde all’Unione Sovietica. Si può perire sotto il maglio di potenti nemici, perdendo milioni di vite, come accadde a Prussia e Austria nella prima guerra mondiale. Oppure, si può lentamente affogare nel ridicolo, perdere non solo i beni, ma anche la dignità, che in certi casi confina largamente con l’onore e la vita. Si può morire, insomma, da stronzi.

Ecco, il delirio di queste ore mi ammala non solo perché sento che sarebbe evitabile, non solo perché milioni di miei connazionali vivono del tutto inconsapevoli del massacro che si sta operando sulle loro vite e su quelle dei loro figli, non solo perché mi umilia appartenere ad una genia così evidentemente corrotta e inane da non essere in grado di muovere un dito per difendere la propria integrità, ma anche, ultimo ma non meno importante, perché mi avvio ad uscire dalla storia da stronzo.

No, il mito superomista della bella morte non c’entra nulla perché è un concetto estetico fine a se stesso. Mi umilia il ricordo che lasceremo di noi, della nostra ottusità e dell’enorme spreco di cui ci siamo macchiati. Un po’ come quei milioni di omini in camicia nera, sempre pronti ad applaudire il Duce e del tutto incapaci di comprendere il contesto deformato nel quale un’informazione capziosa e la loro totale stupidità li faceva vivere.

Non è escluso che tra trent’anni o giù di lì, qualcuno leggendo di questi giorni non possa fare a meno di chiedersi: “Ma che faceva quella gente lì? Perché non si erano accorti di nulla?”.

E a quel libro mancheranno gli ultimi capitoli, quelli in grado di indurre una parziale redenzione. Noi, nella nostra inettitudine, scompariremo silenziosi nella notte.

Come degli stronzi.

Commenti (0)
set
21

Inaffidabili

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Alcuni giorni fa nel post salasso ad oltranza affermai che la manovra finanziaria appena varata non sarebbe stata sufficiente a risolvere i problemi Italiani e che entro fine anno ci sarebbe stata una manovra correttiva. Non che sia un esperto in economia ma semplicemente dotato di un minimo di buon senso, ritenevo e ritengo che il vero problema non sia tanto nella struttura economica del paese, che sicuramente necessita di drastici interventi e ristrutturazioni, ma semmai nell’incapacità o meglio nella non volontà della classe politica ad affrontare queste sfide e cercare, anche in parte, di risollevare le sorti di un paese ormai alla deriva. Una impossibilità e una non volontà dettata dal fatto che in questa situazione è proprio la classe politica stessa con tutti i suoi soci e sodali (prenditori, lobby, mafie, ecc) a trarre i maggiori benefici sia in termini economici che di potere.

A conferma di tutto ciò ecco arrivare il giudizio delle società di rating, Standard & Poor’s per prima, su cui già si sono spese milioni di parole senza però dire l’essenziale. Va infatti fatto notare che tale giudizio non riguarda l’immediato, ovvero l’attuale situazione economica del paese, ma l’affidabilità ad onorare il debito nel lungo periodo per l’esattezza nei prossimi sette-dieci anni, periodo medio della durata degli investimenti finanziari. E ciò è del tutto normale perchè quando uno investe in titoli, siano essi di stato o privati, è dopo cinque o dieci anni che potrà ritirare il capitale, quindi le informazioni di cui necessita non si limitano agli interessi che potrà percepire durante il periodo d’investimento ma, cosa molto più importante, le possibilità di poter ritirare il capitale alla fine del periodo d’investimento. Il giudizio di Sandard & Poor’s riguarda proprio questo aspetto, cioè la possibilità che fra cinque-dieci anni il nostro paese sia effettivamente in grado di restituire agli investitori il capitale. Così come le ditte private anche gli stati possono fallire, poi ci prendono per il culo parlando di default controllato ma sempre default è. Fallimento in lingua italiana.

Si disilluda quindi che crede che via Berlusconi si ricomincia a salire perchè le agenzie di rating, come me e tutti voi, sanno quanto sia improbabile una rielezione di Berlusconi o del centrodestra e che a breve la guida del paese sarà assunta da altra coalizione eppure questo non gli ha impedito di dare un giudizio negativo sull’affidabilità economica del nostro paese.  A differenza nostra loro non basano i loro giudizi sulle stronzate annunciate a reti unificate ma su informazioni certe e concrete e non gli saranno certo sfuggite le assolute analogie tra i veri schieramenti che in televisione fanno finta di essere diversi gli uni dagli altri. Analogie sotto il profilo giudiziario e analogie nelle ricette da somministrare al paese. Tutti gli schieramenti, tolta qualche piccola differenza sulle coppie di fatto, i gay, immigrati ed altro non solo hanno lo stesso identico programma ma hanno le loro strutture organizzative e politiche intrise di di corrotti e corruttori. Tutti gli schieramenti sono a favore della TAV e degli oltre 20 miliardi di euro così come sul Ponte sullo stretto e i suoi 8 miliardi, tutti sono d’accordo sulle spese militari per armamenti e guerre e i relativi 30 milardi annui a cui aggiungerne altri 17 per l’acquisto di cacciabombardieri, tutti d’accordo sui finanziamenti ai partiti, gli stipendi d’oro e la pensione dopo 5 anni, tutti d’accordo sui finanziamenti all’editoria e ai giornali di partito e tutti d’accordo col finanziare gli incenritori invece che la raccolta differenziata. Per quanto riguarda poi le analogie giudiziarie vi basta aprire un qualsiasi quotidiano per trovarci tutto l’arco parlamentare e il fatto che da una parte si dimettano dal partito (tenendosi però ben stretta la poltrona) non fa molta differenza.

 

 

Commenti (0)

Il governo Berlusconi è ormai giunto al suo epilogo, potrà pure riuscire a sopravvivere sino a fine legislatura ma certo è che l’imperatore è finito ed una sua rielezione decisamente impossibile. Diverso discorso, invece, per il cosidetto Berlusconismo che vede numerosi e convinti rappresentanti in tutti gli schieramenti. La dissoluzione di Berlusconi comporterà la contestuale dissoluzione del PDL e di tutto il centrodestra, senza l’unico collante in grado di trattenerli in un unico contenitore si scioglieranno come neve al sole ed ognuno non solo prenderà la propria strada ma accuserà gli ex amici di partito o calizione per la disfatta. Ne sono ormai pienamente consapevoli persino i dirigenti della Lega che, anche per fronteggiare l’ormai insopportabile peso del dissenso interno, ha dato il via alla sua personale exit strategy: secessione.

Nulla di nuovo per carità, per anni abbiamo sentito questa parola eccheggiare nei comizi dei leader leghisti, anzi è stato proprio questo live motiv ad acclamare folle e trasformare un accozzaglia di esaltati con elmi vichinghi in un potente partito. Adesso che la terra trema e si rendono conto di perdere il consenso ed il relativo potere accaparratosi in questi anni eccoli che si rituffano nel passato e con la stessa strategia cercano di rivitalizzare i fans più accaniti per recuperare terreno. Oggi però, a differenza del passato, siamo di fronte ad una crisi economica e sociale di dimensioni devastanti e l’attribuire la colpa ad una parte di territorio da sempre considerato una palla al piede può portare a conseguenze molto pericolose e devastanti.

La propaganda leghista è già partita in pompa magna, non solo nei comizi ma, altra novità rispetto ai tempi del giovane Bossi, sui media nazionali. Ampio spazio sui Tg e numerose partecipazioni a programmi di informazione poilitca in cui a fronte degli enormi e drammatici problemi della popolazione vi è una sola ed unica risposta: colpa del sud che non solo ci costa un sacco di soldi ma che non produce alcuna ricchezza. Mezzibusti incartapecoriti e conduttori vari  nulla fanno per dimostrare l’assoluta infondatezza di tali tesi avendo sia la crisi economica sia gli atavici ed irrisolti problemi del sud la stessa ed identica origine: una classe politica inetta, incapace e corrotta.

Perdi il lavoro? Colpa del sud che rende le nostre aziende meno competitive e costrette a licenziare. Chiudono i servizi pubblici o dovrai pagare per utilizzarli? Colpa del sud che ha un sacco di dipendenti pubblici e ci costa una montagna di soldi. La scuola non funziona? Colpa delle insegnanti meridionali che occupano posti che invece dovrebbero essere riservati alla nostra gente. La politica è incapace di risolvere i problemi quotidiani della gente? Non ovunque! Ci sono amministrazioni virtuose (al nord) e amministrazioni inette (al sud) e i tagli governativi dovrebbero considerare questi aspetti. Le mafie hanno ormai invaso il sitema economico del nord? Colpa del sud dove è nata, cresciuta e diventata potente. Siamo invasi dai clandestini. Colpa del sud incapace di bloccare gli sbarchi. E potrei andare avanti ancora parecchio a citare le deliranti dichiarazioni (non solo di leghisti) sentite in questi giorni.

La barca sta affondando e attribuire le colpe ad altri per non ammettere tutte le stronzate fatte in questi anni lasciando il paese alla deriva pur di “portare a casa” un finto federalismo è la cosa più facile e banale da fare. Purtroppo però il rischio di trovare molto terreno fertile e altissimo. La lega non è più un piccolo partito di protesta, ma un grande partito nazionale con grosse risorse economiche, diversi uomini piazzati in posti strategici delle istituzioni, banche, aziende e mezzi d’informazione e al nord non è certo raro il sentimento antimeridionale. Personalmente la situazione non la vedo molto buona.

Commenti (0)