Archive for berlusconi
Sicuramente vi sarà capitato di sentire di quei casi di malasanità, tanto cari ai media, in cui si racconta di ferri chirurgici, garze o altro dimenticati all’interno di un paziente durante un operazione chirurgica, ma difficilmente avete sentito che, per rimediare allo spiacevole errore, il malcapitato si sia fatto operare dallo stesso chirurgo e dalla stessa equipe che ha commesso il fattaccio, in caso contrario un “ma questo è proprio scemo” credo che non ve lo sareste trattenuto.
La cosa però cambia radicalmente quando dal settore sanitario ci spostiamo in quello politico. Infatti abiurando il famoso detto errare è umano, perseverare è diabolico ecco che gli Italiani per risolvere non pochi e non lievi problemi continuano imperterriti ad affidarsi a chi questi problemi li ha creati, alimentati e ingigantiti. E considerando che molti dei problemi che attanagliano il paese sono sempre gli stessi da decenni e che nonostante tanti bei propositi, impegni ed annunci ci ritroviamo sempre e costantemente allo stesso punto e nella stessa situazione, io un pensiero che sia il dottore sia la cura con le relative ricette siano da madare a fare in culo forse, forse ce lo farei. Berlusconi, Bersani, Casini o Monti la sostanza non cambia, si tratta di personaggi che da decenni fanno parte dell’estabilshment politico, economico e finanziario del nostro paese e dell’europa e tutti hanno delle grossissime responsabilità sul declino sociale ed economico del vecchio continente, Italia in primis. Su chi sia Monti e su cosa sta succedendo in Italia come in Grecia vi consiglio l’esaustivo video di Claudio Messora di Byoblu.
La primissima cosa da fare è cambiare equipe, se non facciamo questo non solo ci ritroveremmo sempre con gli stessi atavici problemi, ma in situazione peggiore perchè questi continuando a somministraci la loro deleteria cura ci avveleneranno e intossicheranno al punto che potrebbe risultare impossibile qualsiasi tentativo di rianimazione. Certo andare oggi alle elezioni non risolverebbe questo problema, perchè a ripresentarsi sarebbero sempre gli stessi e, dulcis in fundus, saremmo al punto di partenza avendo nel frattempo puro speso un sacco di soldi e perso ulteriore tempo prezioso. E’ per questo che serve, anzi è indispensabile, una mobilitazione di massa. Una mobilitazione non a favore o contro una specifica formazione politica, ma contro o a favore le scelte da compiere. Dove effettuare i tagli e dove invece investire sono scelte che gli Italiani sono in grado di compiere e pertanto devono compiere. I politici, i rappresentanti istituzionali altro non sono che nostri dipendenti con l’obbligo di mettere in atto quello che il datore di lavoro, cioé noi, vogliamo. Il principale problema è proprio che da diversi anni in Italia questo principio si è completamente ribaltato e da popolo sovrano ci siamo ridotti ad essere dei sudditi che subiscono le scelte del governante di turno. Il fatto che oggi questo sia stato scelto dall’europa delle banche non cambia molto.
Il popolo Italiano ha dimostrato coi referendum di Giugno sia di saper scegliere sia di volerlo fare. Adesso è il momento di fare scelte economiche e sociali importanti e fondamentali per le generazioni a venire e nessuno si può arrogare il diritto di starne fuori. Sia il popolo Italiano, il tanto citato popolo sovrano, a decidere se è il caso o meno di allungare l’età pensionabile o meno, se è il caso di facilitare i licenziamenti, anche per quelli del pubblico impiego, o no. Sia il popolo, altresì, a decidere se è il caso di spendere miliardi di euro in grandi opere come il TAV e il ponte sullo stretto, se continuare a spendere centinaia di miliardi di euro in guerre e armamenti, se finanziare le grandi imprese e multinazionali o invece le piccole medie imprese, gli artigiani, i piccoli imprenditori agricoli, il commercio di prossimità, ecc. Siano gli Italiani a decidere, siano gli Italiani a pretendere di decidere. Esiste sia un altra ricetta sia chi è in grado di somministrarla è questione di lasciargli spazio, anzi, è questione che questi si ripendano il loro spazio.
Ti potrebbero interessare anche:
Berlusconi salvo sorprese, che comunque visto il personaggio non sono da escludere, è fuori gioco e così l’Italia intera sia quella che lo ha sostenuto, acclamato e votato, sia quella che lo ha sopportato e tollerato, sia quella della finta opposizione che ha lasciato che facesse il buono e cattivo tempo oggi gioisce, plaude e festeggia e festeggiando finge di non vedere e soprattutto di non dire ciò che accadrà a noi, poveri e comuni mortali, nei mesi a venire. A parte, infatti, le solite dichiarazioni pollicitarie pare chiaro che si andrà verso il così detto governo di transizione, comunemente definito di emergenza nazionale. Monti, nominato senatore a vita per l’occasione, o chiunque altro a suo posto non farà differenza, la crisi verrà affrontata a modo loro e le misure richieste dall’europa delle banche, dalla confidustria degli imprenditori coi soldi pubblici, la propriamente detta macelleria sociale sarà il nostro olio di ricino per i prossimi anni.
I licenziamenti facili già annunciati da tempo saranno sicuramente tra i primi provvedimenti ma di sicuro non l’unico. Aspettiamoci di ogni, le necessità sono chiare: diminuire le spese ed aumentare le entrate per arginare e diminuire quell’insopportabile debito pubblico procurato proprio da chi oggi ci vuole somministrare la cura. Tasse (ICI, patrimoniale, ecc), privatizzazioni (acqua, trasporti, scuola, sanità, ecc), licenziamento di pubblici dipendenti e diminuzione dello stipendio per chi rimane saranno a breve normalità nelle dichiarazioni dei “salvatori” della patria e realtà negli atti legislativi. Lo tsunami del governo di emergenza nazionale si abbatterà su di noi con una violenza e una forza difficile da immaginare oggi e di cui la maggior parte degli italiani si accorgeranno solo quando sarà arrivata la piena.
Berlusconi & Co ci hanno fatto rimpiangere Andreotti e simili, questi altri ci faranno rimpiangere Berlusconi.
Ti potrebbero interessare anche:
Ve li ricordate i terremotati? Quelli de L’Aquila, la cui vicenda è stata seguita per settimane a reti unficate. Non so se ci avete fatto caso ma sono completamente scomparsi da telegiornali e carta stampata e di conseguenza dai pensieri degli italiani. Lascio questo spazio a Samanta di Persio, autrice di Ju Tarramutu, perchè questo blog come lei non vuole dimenticare.
A noi aquilani sono arrivati una valanga di insulti, siamo stati tacciati di essere dei piagnoni ai quali non andava bene nulla, non eravamo meritevoli delle case che in Irpinia sognano ancora, ci hanno augurato trent’anni di container invece di chiedere trasparenza sul denaro che arrivò per il terremoto del 1980: 63mila miliardi di lire. A L’Aquila è certo che denaro non è arrivato, quel poco se lo sono spartito fra stato, politici, amministratori, imprenditori e perfino la Curia. Il decreto Abruzzo prevedeva una parte di entrate per la ricostruzione tramite giochi, dopo oltre due anni lo stato è debitore per più di un milione di euro e il Presidente del Consiglio, attaverso una società creata ad hoc per giochi on line, deve ai terremotati 14 miliardi di euro. Ma in questo Paese si sa, lo stato fa prima a prendere che a dare, e allora chiede indietro le tasse che erano state sospese nel 2009 e parte del 2010 (fino a luglio). Per gli aquilani niente sconti, devono restituire il 100 per cento, a differenza dei terremotati Umbria e Marche che hanno restituito il 40 per cento dopo 10 anni. Tredici, delle centoventi rate, lo Stato le vuole subito, entro dicembre 2011.
La provincia de L’Aquila non è esente dalla crisi economica che caratterizza l’intera nazione, ma a questo si aggiunge il terremoto. In realtà tutti ci aspettavamo qualcosa di diverso, dove c’è distruzione bisogna ricostruire, quindi c’è lavoro. Ma nessuno aveva fatto i conti con il Governo, nonostante i personaggi avevano un curriculum di 15 anni di esperienze i politici locali si sono calate le braghe. Però la dittatura non dev’essere dichiarata per viverla, bastava osservare quello che è accaduto e accade. Quando le decisioni arrivano dall’alto, senza rispettare il principio democratico di poter scegliere, dovrebbe essere tutto chiaro. Il progetto C.A.S.E. ce lo cuciono addosso. Sindaco e Bertolaso decidono quali terreni espropriare, stando attenti a non sottrarre proprietà a Chiesa e baronie, ed ecco qua che il risultato sono nuove costruzioni ciò che desiderava la coppia Berlusconi/Bertolaso. I primi favori sono stati restituiti ai fedelissimi: la cricca delle intercettazioni si aggiudica appalti milionari. I secondi favori sono stati restitui con appalti alla criminalità organizzata: mafia, camorra e ‘ndrangheta. Mentre il miracolo della ricostruzione fa il giro del mondo tramite i mezzi d’informazione di proprietà o controllati dal Presidente del Consiglio L’Aquila è ancora zona off limits presidiata dall’esercito. La ricostruzione delle case di proprietà una chimera.
Agli aquilani non resta che chiudere bottega oppure elemosinare un subappalto del subappalto. Ironia della sorte, nella provincia dell’Aquila il tasso di disoccupazione, di lavoratori in cassa integrazione e mobilità è il più alto d’Italia. Non a caso qualcuno rideva alle 3.32 e qualcuno moriva, qualcuno pensava alle tasche gonfie e qualcuno perdeva la casa, qualcuno viene indagato, messo velocemente ai domiciliari e infine prosciolto e qualcuno aspetta una lenta giustizia. Morale della favola Berlusconi ha preso tutto ciò che poteva prendere, senza dare nulla, nemmeno l’elemosina, perchè ben presto i teremotati dovranno restituire anche il soldi del progetto C.A.S.E., senza distinzione fra chi era in affitto e chi aveva una casa di proprietà e pagava un mutuo. E li chiamavano aiuti….
Samanta Di Persio
Ti potrebbero interessare anche:
Leggo con stupore molti commenti in rete in cui si manifesta una certa sorpresa di fronte all’esito del voto di fiducia di oggi alla camera dei deputati (non casuale l’utilizzo delle iniziali minuscole). Se la speranza è e deve essere sempre l’ultima a morire, davvero qualcuno crede che questi miserabili mollino l’osso prima di averlo spolpato fino all’ultimo secondo a disposizione? Davvero qualcuno, in cuor suo, può anche solo ipotizzare che questi farabutti, mentre impongono al paese sacrifici lacrime e sangue, possano laciare la poltrona prima di aver maturato tutti quei tanto vituperati privilegi di cui godono, vitalizio in primis?
Cerchiamo di essere seri e soprattutto realisti. Non molleranno mai e l’80% di chi siede oggi in parlamento, ne potete stare certi, vi siederà pure nella prossima legislatura. E non si scomodi il presidente della repubblica (ancora non casuale le iniziali minuscole) chiedendogli di intervenire togliendo l’incarico al fu berlusconi o, ancor di più, sciogliendo le camere. Semplicemente non può farlo, non ne ha il potere almeno finché in parlamento ci sarà una maggioranza che sostiene il governo, cosa che si attesta con un voto di fiducia come successo oggi. Poco importa se questa maggioranza è diversa da quella scelta nelle urne, non è il popolo che decide ma il parlamento e visto che i parlamentari sono nominati dai partiti ……..
D’altronde non credo che il nonnetto sul colle, anche potendo, si sarebbe immolato in difesa del popolo sovrano. Non lo ha mai fatto nonostante su questo la Costituzione che dovrebbe difendere è molto chiara. L’articolo 1 recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Forme, il termine è utilizzato al plurale per il semplice motivo che il voto, il mettere una croce su un simbolo o anche indicare il nome del candidato prescelto, non è, come spesso ci vogliono far credere, l’unica forma con cui il popolo si può esprimere e quindi esercitare il suo diritto di sovranità.
La Costituzione stessa mette a disposizione altre forme: referendum abrogativi e confermativi (per le modifiche alla Costituzione) e proposte di legge di inziativa popolare. Questi strumenti sono già stati utilizzati più volte dal popolo, ma la domanda da porsi è: la politica ha poi rispettato e preso in considerazione le indicazioni del popolo sovrano? Sul nucleare, già bocciato in passato, abbiamo dovuto riesprimerci per bloccare il governo che aveva già intrapreso quella strada sperperandoci denaro pubblico. I finanziamenti ai partiti, aboliti con apposito referendum, sono stati reintrodotti sotto il nome di rimborsi elettorali aumentandone a dismisura le cifre. E che dire delle leggi di inziativa popolare? Parlamento pulito sottoscritto da 350 mila cittadini (ne bastavano 50 mila) giace totalmente ignorata nei cassetti del senato da anni.
E intanto il tutore della Castituzione, il garante della sovranità popolare che fà?
Ti potrebbero interessare anche:
Quando sarà finita questa storia, quando tutte le carte di questi magistrati che agiscono fuori dalla legge saranno sul tavolo allora si saprà chi ha avuto torto e ragione, allora sarà il momento di dire la verità al Paese e alla stampa internazionale, farò una serie di comunicazioni e mi sto preparando
Silvio Berlusconi 22 settembre 2011
Per quelli che amano un certo tipo di storia, questi giorni hanno il sapore amaro di un deja vu. Da una parte i russi che ormai sono entrati a Berlino e la saccheggiano, (banche declassate, spred BTP-BUND oltre la soglia dei 400 punti che i tecnici associano al fallimento di fatto di una nazione, vero e proprio depauperamento dell’immagine nazionale), dall’altra un leader decaduto e decadente, ancora difeso da generali il cui destino è indissolubilmente a lui legato che rinchiuso nel bunker sotterraneo della cancelleria, muove divisioni fantasma ormai distrutte dal nemico e delira di potentissime armi segrete in grado di mutare l’epilogo della guerra che, ai più, appare inevitabilmente segnato.
Il declino di un popolo o di una nazione può pervenire secondo le più differenti modalità. Si può cedere alla mollezza, abbandonarsi al godere della ricchezza e perdere la spina dorsale, come successe a Roma. Si può uscire dalla storia sommessamente, per pura consunzione, come accadde all’Unione Sovietica. Si può perire sotto il maglio di potenti nemici, perdendo milioni di vite, come accadde a Prussia e Austria nella prima guerra mondiale. Oppure, si può lentamente affogare nel ridicolo, perdere non solo i beni, ma anche la dignità, che in certi casi confina largamente con l’onore e la vita. Si può morire, insomma, da stronzi.
Ecco, il delirio di queste ore mi ammala non solo perché sento che sarebbe evitabile, non solo perché milioni di miei connazionali vivono del tutto inconsapevoli del massacro che si sta operando sulle loro vite e su quelle dei loro figli, non solo perché mi umilia appartenere ad una genia così evidentemente corrotta e inane da non essere in grado di muovere un dito per difendere la propria integrità, ma anche, ultimo ma non meno importante, perché mi avvio ad uscire dalla storia da stronzo.
No, il mito superomista della bella morte non c’entra nulla perché è un concetto estetico fine a se stesso. Mi umilia il ricordo che lasceremo di noi, della nostra ottusità e dell’enorme spreco di cui ci siamo macchiati. Un po’ come quei milioni di omini in camicia nera, sempre pronti ad applaudire il Duce e del tutto incapaci di comprendere il contesto deformato nel quale un’informazione capziosa e la loro totale stupidità li faceva vivere.
Non è escluso che tra trent’anni o giù di lì, qualcuno leggendo di questi giorni non possa fare a meno di chiedersi: “Ma che faceva quella gente lì? Perché non si erano accorti di nulla?”.
E a quel libro mancheranno gli ultimi capitoli, quelli in grado di indurre una parziale redenzione. Noi, nella nostra inettitudine, scompariremo silenziosi nella notte.
Come degli stronzi.
Ti potrebbero interessare anche:
Alcuni giorni fa nel post salasso ad oltranza affermai che la manovra finanziaria appena varata non sarebbe stata sufficiente a risolvere i problemi Italiani e che entro fine anno ci sarebbe stata una manovra correttiva. Non che sia un esperto in economia ma semplicemente dotato di un minimo di buon senso, ritenevo e ritengo che il vero problema non sia tanto nella struttura economica del paese, che sicuramente necessita di drastici interventi e ristrutturazioni, ma semmai nell’incapacità o meglio nella non volontà della classe politica ad affrontare queste sfide e cercare, anche in parte, di risollevare le sorti di un paese ormai alla deriva. Una impossibilità e una non volontà dettata dal fatto che in questa situazione è proprio la classe politica stessa con tutti i suoi soci e sodali (prenditori, lobby, mafie, ecc) a trarre i maggiori benefici sia in termini economici che di potere.
A conferma di tutto ciò ecco arrivare il giudizio delle società di rating, Standard & Poor’s per prima, su cui già si sono spese milioni di parole senza però dire l’essenziale. Va infatti fatto notare che tale giudizio non riguarda l’immediato, ovvero l’attuale situazione economica del paese, ma l’affidabilità ad onorare il debito nel lungo periodo per l’esattezza nei prossimi sette-dieci anni, periodo medio della durata degli investimenti finanziari. E ciò è del tutto normale perchè quando uno investe in titoli, siano essi di stato o privati, è dopo cinque o dieci anni che potrà ritirare il capitale, quindi le informazioni di cui necessita non si limitano agli interessi che potrà percepire durante il periodo d’investimento ma, cosa molto più importante, le possibilità di poter ritirare il capitale alla fine del periodo d’investimento. Il giudizio di Sandard & Poor’s riguarda proprio questo aspetto, cioè la possibilità che fra cinque-dieci anni il nostro paese sia effettivamente in grado di restituire agli investitori il capitale. Così come le ditte private anche gli stati possono fallire, poi ci prendono per il culo parlando di default controllato ma sempre default è. Fallimento in lingua italiana.
Si disilluda quindi che crede che via Berlusconi si ricomincia a salire perchè le agenzie di rating, come me e tutti voi, sanno quanto sia improbabile una rielezione di Berlusconi o del centrodestra e che a breve la guida del paese sarà assunta da altra coalizione eppure questo non gli ha impedito di dare un giudizio negativo sull’affidabilità economica del nostro paese. A differenza nostra loro non basano i loro giudizi sulle stronzate annunciate a reti unificate ma su informazioni certe e concrete e non gli saranno certo sfuggite le assolute analogie tra i veri schieramenti che in televisione fanno finta di essere diversi gli uni dagli altri. Analogie sotto il profilo giudiziario e analogie nelle ricette da somministrare al paese. Tutti gli schieramenti, tolta qualche piccola differenza sulle coppie di fatto, i gay, immigrati ed altro non solo hanno lo stesso identico programma ma hanno le loro strutture organizzative e politiche intrise di di corrotti e corruttori. Tutti gli schieramenti sono a favore della TAV e degli oltre 20 miliardi di euro così come sul Ponte sullo stretto e i suoi 8 miliardi, tutti sono d’accordo sulle spese militari per armamenti e guerre e i relativi 30 milardi annui a cui aggiungerne altri 17 per l’acquisto di cacciabombardieri, tutti d’accordo sui finanziamenti ai partiti, gli stipendi d’oro e la pensione dopo 5 anni, tutti d’accordo sui finanziamenti all’editoria e ai giornali di partito e tutti d’accordo col finanziare gli incenritori invece che la raccolta differenziata. Per quanto riguarda poi le analogie giudiziarie vi basta aprire un qualsiasi quotidiano per trovarci tutto l’arco parlamentare e il fatto che da una parte si dimettano dal partito (tenendosi però ben stretta la poltrona) non fa molta differenza.
Ti potrebbero interessare anche:
Il governo Berlusconi è ormai giunto al suo epilogo, potrà pure riuscire a sopravvivere sino a fine legislatura ma certo è che l’imperatore è finito ed una sua rielezione decisamente impossibile. Diverso discorso, invece, per il cosidetto Berlusconismo che vede numerosi e convinti rappresentanti in tutti gli schieramenti. La dissoluzione di Berlusconi comporterà la contestuale dissoluzione del PDL e di tutto il centrodestra, senza l’unico collante in grado di trattenerli in un unico contenitore si scioglieranno come neve al sole ed ognuno non solo prenderà la propria strada ma accuserà gli ex amici di partito o calizione per la disfatta. Ne sono ormai pienamente consapevoli persino i dirigenti della Lega che, anche per fronteggiare l’ormai insopportabile peso del dissenso interno, ha dato il via alla sua personale exit strategy: secessione.
Nulla di nuovo per carità, per anni abbiamo sentito questa parola eccheggiare nei comizi dei leader leghisti, anzi è stato proprio questo live motiv ad acclamare folle e trasformare un accozzaglia di esaltati con elmi vichinghi in un potente partito. Adesso che la terra trema e si rendono conto di perdere il consenso ed il relativo potere accaparratosi in questi anni eccoli che si rituffano nel passato e con la stessa strategia cercano di rivitalizzare i fans più accaniti per recuperare terreno. Oggi però, a differenza del passato, siamo di fronte ad una crisi economica e sociale di dimensioni devastanti e l’attribuire la colpa ad una parte di territorio da sempre considerato una palla al piede può portare a conseguenze molto pericolose e devastanti.
La propaganda leghista è già partita in pompa magna, non solo nei comizi ma, altra novità rispetto ai tempi del giovane Bossi, sui media nazionali. Ampio spazio sui Tg e numerose partecipazioni a programmi di informazione poilitca in cui a fronte degli enormi e drammatici problemi della popolazione vi è una sola ed unica risposta: colpa del sud che non solo ci costa un sacco di soldi ma che non produce alcuna ricchezza. Mezzibusti incartapecoriti e conduttori vari nulla fanno per dimostrare l’assoluta infondatezza di tali tesi avendo sia la crisi economica sia gli atavici ed irrisolti problemi del sud la stessa ed identica origine: una classe politica inetta, incapace e corrotta.
Perdi il lavoro? Colpa del sud che rende le nostre aziende meno competitive e costrette a licenziare. Chiudono i servizi pubblici o dovrai pagare per utilizzarli? Colpa del sud che ha un sacco di dipendenti pubblici e ci costa una montagna di soldi. La scuola non funziona? Colpa delle insegnanti meridionali che occupano posti che invece dovrebbero essere riservati alla nostra gente. La politica è incapace di risolvere i problemi quotidiani della gente? Non ovunque! Ci sono amministrazioni virtuose (al nord) e amministrazioni inette (al sud) e i tagli governativi dovrebbero considerare questi aspetti. Le mafie hanno ormai invaso il sitema economico del nord? Colpa del sud dove è nata, cresciuta e diventata potente. Siamo invasi dai clandestini. Colpa del sud incapace di bloccare gli sbarchi. E potrei andare avanti ancora parecchio a citare le deliranti dichiarazioni (non solo di leghisti) sentite in questi giorni.
La barca sta affondando e attribuire le colpe ad altri per non ammettere tutte le stronzate fatte in questi anni lasciando il paese alla deriva pur di “portare a casa” un finto federalismo è la cosa più facile e banale da fare. Purtroppo però il rischio di trovare molto terreno fertile e altissimo. La lega non è più un piccolo partito di protesta, ma un grande partito nazionale con grosse risorse economiche, diversi uomini piazzati in posti strategici delle istituzioni, banche, aziende e mezzi d’informazione e al nord non è certo raro il sentimento antimeridionale. Personalmente la situazione non la vedo molto buona.
Ti potrebbero interessare anche:
La Democrazia in Italia non è mai esistita. Nel dopoguerra siamo passati direttamente dalla dittatura militare ad una dittatura partitocratica con partiti governati da servizi segreti (in particolare quelli americani), mafie e poteri economici Italiani e stranieri. La nostra Costituzione è rimasta una bella dichiarazione d’intenti rimasta sulla carta perchè in conflitto con gli interessi che i partiti in realtà tutelavano. Con la senconda repubblica e la scomparsa dei partiti tradizionali, mafie e lobby economiche, che sino a quel momento manovravano le file da dietro le quinte, sono passati direttamente in prima linea e il cosidetto leaderismo, con Berlusconi in cima a tutti, è stato un ottimo strumento a disposizione per poter dettare l’azione politica del nostro paese.
Nonostante ciò tutti hanno sempre cercato di dare una parvenza di democrazia. Congressi nazionali per l’elezione dei segretari di partito, lunghi ed estenuanti dibattiti parlamentari, tediosi discorsi in politichese erano tutti teatrini della politica utili a far credere che nel paese ci fosse un confronto democratico e le scelte effettuate fossero in sintonia col benessere socioeconomico del popolo che tali politici avrebbero dovuto rappresentare. Anche con la seconda repubblica, dove pure si è passati dai congressi ai leader autoproclamati e alle finte primarie, dai dibattiti parlamentari ad un esecutivo sempre più legislativo, dai tediosi disorsi agli slogan pollicitari, dalle elezione dei parlamentari alla loro nomina si è cercato comunque di far finta di essere in un paese democratico dove era il popolo tramite i suoi rappresentanti a prendere le decisioni.
A dimostrazione di quanto finto sia sempre stata la nostra democrazia basterebbe osservare il rispetto che questi rapprentanti hanno sempre mostrato nei confronti delle indicazioni dategli direttamente dai rappresentati. Mi riferisco alla scelta No Nucleare che abbiamo dovuto ribadire qualche mese fa, all’abolizione dell’immunità parlamentare divenuta autorizzazione a procedere, all’abolizione dei finanziamenti ai partiti divenuti rimborsi elettorali, alla ripubblicizzazione di beni comuni sacrificati ancora oggi sull’altare del liberismo e delle privatizzazioni; per non parlare poi delle numerose leggi di iniziativa popolare che da da anni giacciono nei cassetti del parlamento.
Una finta democrazia dove l’unica concessione data al popolo è la possibilità di mettere una ics sul meno peggio, visto che anche la nascita di nuovi soggetti politici (veramente nuovi) è un ardua lotta contro la burocrazia e l’impossibilità di trovare spazio e visibilità sui mezzi di disinformazione.
Tale assenza di democrazia è talmente evidente e nota a tutti che anche il teatrino della finta democrazia comincia a venir meno. L’emergenza economica in cui versa il nostro paese, se fossimo in una vera democrazia, avrebbe spinto tutti gli organi di indirizzo politico dal parlamento ai consigli regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali ad un incessante ed estenuante lavoro. 6 ore al giorno per 6 giorni la settimana come minimo per spulciare tutte le leggi, le delibere, le determine e persino ogni singola nota spese delle nostre istituzioni, enti ed aziende per effettuare con precisione chirurgica i tagli e le ottimizzazioni necessarie. Invece se ne sono andati tutti in ferie e la finanziaria che determinerà il futuro del nostro paese per i prossimi anni se non decenni è stata decisa a tavolino da due sole persone: un venditore di tappeti ed un cerebroleso con la complicità di un presunto tecnico che sino a qualche mese fa rassicurava tutti sulla solidità del nostro sistema economico.
60 milioni di persone, decine di migliaia di politici superpagati e superpivilegiati e il futuro del paese nelle decisioni di due sole persone. Se questa è democrazia è democrazia all’Italiana.
Ti potrebbero interessare anche:
“Ci sei o ci fai?” è la colorita domanda che l’altro giorno Antonio Di Pietro ha posto al Presidente del Consiglio dopo il suo scontato quanto inutile e vuoto discorso alla Camera. Ci siete o ci fate? è, invece, la domanda che io giro a voi Italiani. Perchè? Perchè è l’unica domanda che mi viene in mente per un popolo che inerme assiste a questa grottesca sceneggiata.
Immaginatevi su una grande nave, un transatlantico nel pieno di una tempesta con onde gigantesche che la sballottano di qua e di la. Tutto, in questa nave, trema, cade per terra facendo un clamoroso fragore, bicchieri e piatti rotti in ogni angolo, lampadari che dodndolano come altalene con sopra un bambino. Nel pieno di questo trambusto ecco che arriva l’intero equipaggio vestito di tutto punto; davanti a tutti il capitano che con voce calma e ferma comincia a parlare: la nave ha diverse falle ed ha imbarcato moltissima acqua ma la situazione non è tragica, stiamo meglio di altre imbarcazioni anzi qualcuna è già affondata, la nostra nave è forte e solida è la tempesta che non se ne accorge e poi anch’io sono qua sopra e se si affonda affogo pure io. A seguire gli altri componenti dell’equipaggio; chi elogia le parole del comandante definendole le uniche possibili e chi, invece, sostiene che si sta affondando e bisogna salvare il salvabile e per questo propongono di sostituire il capitano con un altro che dirà le stesse cose ma lo farà con un’altra faccia e maggior consenso, di abbandonare in mare le scialuppe di salvataggio per diminuire il peso della nave, di lucidare i lampadari così da creare bei effetti di luce mentre dondolano e acquistare nuovi servizi di piatti in sostituzione di quelli rotti. Pochi passeggeri urlano la loro disperazione, riferiscono di molti già sotto il livello dell’acqua negli scompartimenti inferiori, altri impegnati ad annaspare per rimanere a galla non hanno la forza di dire nulla, ma la stragrande maggioranza continua a svolgere tranquillamente le proprie attività. Chi gioca a carte, chi nella sala cinematografica a vedersi una commedia, chi al bar a bere un aperitivo e chi in cabina a farsi la doccia prima di andare a cena. I più temerari sul ponte a prendersi una boccata d’aria.
Ci siete o ci fate? L’Italia è in balia di una tempesta economica senza precedenti ed ha bisogno di recuperare in breve tempo un fiume di denaro contante. Si potrebbe recuperarlo chiudendo le falle (guerre e spese militari, inutili e disastrose grandi opere come la TAV o il ponte sullo stretto, privilegi delle varie caste, finanziamenti publici per vertiginosi guadagni privati tipo giornali di partito, inceneritori e nuovi San Raffaele), invece si tagliano i servizi essenziali (scialuppe di salvataggio) e si aumenta la pressione fiscale (lampadari e piatti). Nel frattempo parte del popolo è affogato (sprofondato nella disoccupazione e nella povertà), alcuni annaspano tanto hanno stretto la cinghia, ma mentre in pochi hanno il coraggio di dire che l’unica soluzione è buttare a mare l’intero equipaggio e riprendere il comando della nave la maggior parte continua indifferente le sue attività.
Ci siete o ci fate? Mi rimane da sperare che ci fate.
Ti potrebbero interessare anche:
Pure i nostri animali domestici sanno ormai bene che la finanziaria lacrime e sangue da poco approvata col plauso del colle non basterà a farci uscire dai drammatici guai in cui ci troviamo. Bastano un paio di giorni in cui gli interessi sul debito aumentano per vanificare quelle misure. Preprariamoci quindi ad ulteriori sacrifici che a breve ci saranno descritti come indispensabili e risolutivi.
Uun anticipazione ce l’avremo già oggi con Berlusconi che ha deciso di metterci la faccia (quale?). Qualunque cosa dirà di certo noi sappiamo già a chi toccherà pagare e pagare con soldi cash non rinuciando alla gratuità di un qualche servizio. Quà ci vuole materia per rimpinzare le casse immediatamente, così come i vampiri vogliono il sangue fresco gli operatori economici vogliono vedere i soldi contanti e quando uno stato deve racimolare soldi contanti altro non può fare che prelevare dove questi sono ben visibili, quindi conti correnti, stipendi e aumento pressione fiscale compresi l’aumento della tassazione sui beni di consumo (IVA, accisa benzina, ecc). Pensare che tutto questo possa in un qualche modo dare impulso ad un economia basata sul consumo è semplicemente ridicolo.
Rimane da scoprire, a breve, quale sarà la reazione degli Italiani quando gli verrà negata una o più mensilità, quando gli verranno prelevati soldi dal conto corrente, quando dovranno pagare qualsiasi servizio ed il prezzo della benzina passerà la soglia dei due euro al litro. Quale sarà la reazione degli Italiani quando questi soldi saranno usati per finanziare le guerre in terre lontane, per mantenere i privilegi delle varie caste (politica-sindacale-industriale) definite indispensabili per la democrazia, per realizzare inutili infrastrutture quali la TAV ed il ponte sullo stretto, per realizzare ospedali pubblici da dare in gestione ai privati, per mantenere giornali che continuano a infarcirci di stronzate.
Il timore è che si vada alla deriva molto più di quanto non si è fatto sino ad oggi dove i violenti scontri nelle piazze saranno solo l’aspetto meno drammatico.



















