Archive for berlusconi
Come si creano risparmi congelando gli stipendi dei dipendenti pubblici, tutt’al più non si generano aumenti della spesa pubblica ma risparmi proprio non riesco ad intravederli a meno che la parola congelamento non significa in realtà decurtazione cosa che non mi meraviglia in un metodo comunicativo dove le parole spesso e volentieri vengono utilizzate a sproposito. Da anni grazie ad un legge sulle contrattazioni fatta dal centrosinistra con l’accordo della triade sindacale che in cambio si è sbarazzata di moltissimi piccoli sindacati locali gli incrementi di stipendio dei dipendenti pubblici sono legati al tasso di inflazione programmata, e ribadisco programmata non quella reale, ed in particolare l’aumento non può essere superiore al 75% di questa inflazione programmata che viene definita dal governo cioè da una delle parti in causa. Tant’è che negli ultimi dieci anni sinistra e destra hanno sempre previsto inflazioni molto inferiori rispetto a quelle poi risultate reali e se tutto ciò non bastasse gli adeguamenti degli stipendi sono sempre avvenuti con diversi anni di ritardo.
Io sono un dipendente pubblico e non mi sono mai lamentato del mio stipendio, anzi confrontandolo con la media degli stipendi italiani mi sono sempre sentito un fortunato anche se i miei colleghi europei percepiscono almeno il doppio, però dopo aver visto togliere l’ICI anche a gente che guadagna 20-30-40-50-etc mila euro al mese per non parlare di calciatori e uomini dello spettacolo che guadagnano milioni e dopo lo scudo fiscale di cui naturalmente ha usufruito chi negli anni ha avuto parecchi soldi da portare all’estero non posso stare in silenzio di fronte ad un congelamento che in realtà sarà una decurtazione degli stipendi dei pubblici dipendenti, la maggior parte dei quali percepisce circa 1200 euro al mese.
Mi fa incazzare enormemente sentire questi pagliacci della politica sostenere di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani, ma mi fa incazzare ancora di più che dall’altra parte non ci sia alcuna seria reazione. I sindacati che come i partiti sono ormai morti e sepolti da diversi anni o sono favorevoli al provvedimento o al più propongono uno sciopero generale di quattro ore. E a che cazzo serve uno sciopero di quattro ore, neanche una giornata, solo quattro ore che avranno come unica conseguenza un ulteriore trattenuta sullo stipendio di chi aderisce.
Se in Italia essitesse anche solo un sindacato sano o almeno mezzo partito politico decente dopo questa manovra da 24 miliardi di euro fatta da un governo che da oltre un anno sostiene che la crisi non esiste e nel frattempo ha fatto lauti regali ai milionari ed ai disonesti del paese, avremmo assistito alla proclamazione di uno sciopero generale ad oltranza fino al ritiro di queste norme, uno sciopero che dovrebbe interessare tutti i dipendenti pubblici indipendentemente dal settore in cui operano quindi compresi anche quelli nei servizi cosidetti essenziali (sicurezza, sanità, etc). Forse è arrivato il momento che l’intero popolo Italiano la smetta di parlare di fannulloni e si renda conto veramente di quali e quanti servizi importanti per la propria esistenza e sopravvivenza svolgono i pubblici dipendenti.
Ma purtroppo tutto ciò è solo pura utopia. In realtà siamo in un paese dove non esiste più la politica e dove i sindacati altro non sono che un partito conciato allo stesso modo di quelli ufficiali così una testa di cazzo qualunque che governa il paese può dichiarare di non aver alcun potere decisionale e citare a supporto di questa tesi un altro testa di cazzo qualunque senza che nessuno si indigni o faccia in modo che queste due teste di cazzo come allo stesso modo non avevano potere allo stesso modo finiscano di governare e distruggere questo paese.
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Shhhhh!…parla piano…eh? Come perché? Non vorrai mica che ti sentano, no? Come chi? Loro no? Ma come, non ne sai niente? ma dove vivi? L’hanno detto pure al telegiornale, non lo sai che c’è una lobby che ci spia, che ascolta le nostre telefonate…si, proprio le nostre, ma non solo quelle di noi due, ma anche quelle di tutti gli altri italiani…eggià! Come? Cos’è una lobby? macchennesò…che razza di domande mi fai…chisseneimporta…la cosa grave è che invade la nostra privacy, oh, l’ha detto sempre il telegiornale.
Che cos’è la privacy? Oh, ma non sai proprio niente, vabbè te lo spiego io: metti che tu te ne stai al telefono con un tuo amico e fai un po’ di conversazione, parli del tempo…della partita…del terremoto…delle risate che ti facevi alle tre e mezza di mattina…i soliti argomenti insomma…quella lì è la privacy…capito?…No? Ti faccio un altro esempio allora: metti che c’hai degli appalti, che te li hanno dati perché hai fatto conoscere quattro donnine scollacciate a qualche tizio che ci poteva mettere una buona parola, per gli appalti intendo, e lo stai raccontando al telefono ad un altro amico…quella lì è sempre privacy, hai capito adesso? Noo? Ma allora sei de coccio…
Guarda ti faccio un altro esempio chiaro chiaro, semplice semplice… Allora…metti che sei un mafioso, che telefona alla mamma, e siccome vuole che la mamma sia orgogliosa di lui, le racconti di tutte le cose belle che fai…le persone che proteggi in cambio di un piccolo obolo, gli affari che fai con l’edilizia, i nuovi mercati in cui stai espandendo la tua attività,
come le energie rinnovabili, l’ecologia, tutte cose utili per il paese…anche questa qui è la privacy, hai capito ora?
Aaah…vedi che alla fine hai capito…oh, devo dirti la verità, all’inizio non capivo nemmeno io, poi però, a suon di sentirlo ripetere da tutti quei signori in doppiopetto blu… e poi l’ha detto anche il telegiornale.
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L’intraprendenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è pari solamente alla scelleratezza con cui il caramogio di Arcore è solito sottoscrivere con le altre nazioni accordi talmente sfavorevoli al nostro paese da risultare perfino imbarazzanti per coloro che ne beneficiano sfregandosi allegramente le mani.
Nel maggio del 2004 il Cavaliere diede prova del proprio genio firmando con il Presidente francese Chirac un accordo in merito alla suddivisione dei costi del TAV in Val di Susa, nell’ambito del quale l’Italia era disposta ad accollarsi il 50% del costo totale della tratta internazionale (di 72 km) pur risultando essa solamente per un terzo di competenza italiana. I francesi ringraziarono e portarono a casa il cadeaux.
Il 30 novembre 2005, costretto a trovare un barbatrucco che potesse permettere alla società Impregilo di defilarsi dal disastroso affare dei rifiuti in Campania, il genietto di Arcore varò nientemeno che un decreto legge che consentiva la risoluzione ope legis dei contratti con le società appaltatrici. Impregilo ringraziò e pochi mesi più tardi venne perfino premiata con l’appalto per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.
Alla fine di agosto 2008 il salapuzio più famoso d’Italia firmò il cosiddetto accordo fra Italia e Libia, nell’ambito del quale l’Italia si impegnava a versare 5 miliardi di dollari a Gheddafi, in cambio della promessa di un maggior controllo da parte del paese libico in merito alle imbarcazioni cariche di clandestini che regolarmente salpano alla volta delle coste italiane, e dal momento della stipula dell’accordo Gheddafi sta continuando a sorridere compiaciuto.
Nell’autunno del 2008 il Silvio “nazionale”, dopo avere fortemente osteggiato la vendita di Alitalia ai francesi caldeggiata dal governo Prodi, ha pensato bene di svenderla ad una cordata d’imprenditori italiani che si sono a loro volta premurati immediatamente di risvenderla ai francesi, ad un prezzo notevolmente più contenuto rispetto a quello che Air France era disposta a sborsare solo qualche mese prima. I quotidiani d’oltralpe sono parsi perfino imbarazzati quando si sono ritrovati a fare dell’ironia sulla vicenda.
Nello febbraio 2009, un Silvio Berlusconi impettito come non mai ha realizzato il suo vero capolavoro, firmando a Roma con il presidente francese Nicolas Sarkozy un accordo che prevede in collaborazione con la Francia la realizzazione sul suolo italiano di 4 centrali nucleari che utilizzeranno la tecnologia francese. Una vera manna per la Francia, unico paese al mondo a dipendere quasi totalmente (circa 80%) dal nucleare per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, ed ha necessità di esportare e capitalizzare i propri investimenti nell’atomo. Una vera iattura per l’Italia che dopo il referendum del 1987 era riuscita a liberarsi da una tecnologia pericolosa ed antieconomica che buona parte dei paesi nel mondo stanno abbandonando.
Lunedì 26 aprile 2010 (proprio il giorno in cui si commemorava la tragedia di Chernobyl) il Cavaliere è riuscito ancora una volta a superare sé stesso, siglando durante un incontro “informale” con Putin un memorandum d’intesa con la Russia, avente come oggetto la realizzazione in territorio russo di un reattore termonucleare sperimentale Ignitor. Ed annunciando all’Italia intera l’intenzione d’inaugurare entro tre anni il cantiere della prima centrale nucleare su suolo italiano. Naturalmente dopo un’intensa campagna pubblicitaria (naturalmente a spese del contribuente) mirata ad orientare l’opinione pubblica dei cittadini, trasferendola su posizioni favorevoli all’atomo.Il nucleare? Fa bene alla salute! Come la “vecchia” acqua Lurisia, dovete berla tutti è il vero gerovital.
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Pubblico questa lettera che mi pare molto significativa e, haimè, reale.
Salve, sono un cittadino dell’Italianistan.
Vivo a Milano Due , in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio e lavoro a Milano in una azienda di cui è grande azionista il Presidente del Consiglio. Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, così come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.
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Facebook e’ piu’ pericoloso dei gruppi degli anni 70. Il Presidente del Senato, Renato Schifani, non ha dubbi sul contenuto di alcuni messaggi che si leggono sul network americano. “Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Cosi’ si rischia di auto alimentare l’odio che alligna in alcune frange”.
Chissà dov’era Schifani negli anni 70. Forse a fare la pupazza di sabbia sulle spiagge di Mondello insieme a qualche altro basilisco amico suo.
Solo così si giustifica un’affermazione superficiale e irrispettosa come la precedente. Superficiale perché dimostra l’evidente ignoranza di chi l’ha pronunciata su argomenti come il web 2.0. Con quello che prendono come diaria, perché non pagano un tredicenne per farsi spiegare certe cose e farsi scrivere le dichiarazioni da fare su Internet?
Irrispettosa per chi negli anni 70 ci ha lasciato la pelle, per chi è rimasto a ricordare e per chi è ancora dietro le sbarre e non può dimenticare.
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Ad Ostuni c’è un tizio, Oronzo, che gira per la città urlando a più non posso i suoi pensieri. Non molto tempo fa nei pressi di viale Pola ho assistito ad una bizzarra scena che mi ha fatto riflettere. L’urlatore seguiva a piedi il Senatore Specchia urlando tutto il suo disprezzo verso la classe politica in generale, sui soldi che “incassano” facendo politica, sull’incapacità di risolvere i problemi della gente ed altro. Il Senatore naturalmente tentava di ignorarlo, parlava al telefono e tendeva ad allontanarsi da Oronzo il quale invece non demordeva, anzi aumentava il volume della voce e continuava a seguirlo. Anch’io li seguivo, in parte la scena mi divertiva, ma in parte mi poneva una seria domanda: siamo proprio sicuri che l’urlatore, detto Ronz lu pacce, sia il vero pazzo, siamo sicuri che non sia lui l’unico capace di dire ciò che pensa senza preoccuparsi di fare brutte figure o essere malvisto?
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Ci lamentiamo sempre della malainformazione, oggi invece è doveroso evidenziare che i media ed i politici, tutti in coro ad eccezzione del solito Di Pietro, sostengono una sacrosanta verità: le dichiarazioni che stanno fornendo alcuni pentiti all’interno del processo d’appello di Dell’Utri non dicono nulla di nuovo. E in effetti sono cose che si sanno da vent’anni. Tutti sappiamo che Berlusconi è diventato un grande imprenditore grazie alla corruzzione politica e alla collusione con organizzazioni mafiose. Tutti sappiamo che il PSI di Craxi ha spianato la strada all’ascesa della Finivest, ci vogliono far credere che allora l’obbiettivo era quello di regolamentare un settore dove c’era un vuoto legislativo, ma questa è solo una faccia della medaglia perchè le leggi emanate non sono andate verso un mercato plurale ed aperto a tutti i possibili attori del sistema, ma fu di fatto costituito un monopolio della televisione privata in mano ad un unico imprenditore.
La prima domanda da porsi è: se avessero adottato provvedimenti in grado di offrire la possibilita di inserirsi in questo mercato a qualunque soggetto avesse i mezzi tecnologici ed economici necessari, la Fininvest e quindi Berlusconi avrebbe potuto registrare un identico successo imprenditoriale?
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Siamo in un paese dove ormai non ci si meraviglia e non ci si scandalizza più di niente. Come siamo arrivati a questa situazione? Tramite l’assuefazione, come le droghe: una somministrazione costante, quotidiana che ogni giorno sopporta dosi sempre maggiori. E così succede di tutto e nessuno reagisce. Evidenzi certi fatti e le risposte che ottieni sono sempre le stesse: e che ci voi fare, tanto sono tutti uguali, al loro posto faremo uguale.
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Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei trentamila sfollati per il terremoto d’Abruzzo dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere più grande del mondo”, nonché l’opera di ricostruzione più rapida e imponente della storia dell’umanità. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo. A tenergli bordone c’è l’eccellentissimo Guido Bertolaso, il gran ciambellano della Protezione civile nonché “uomo della Provvidenza” che tutto il mondo ci invidia perché senza di lui non sapremmo proprio come fare: anche lui si loda e si imbroda a proposito della ricostruzione più rapida e imponente eccetera. La stampa al seguito registra e rilancia.



















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