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delorenzisbancaitalia

Mentre i mezi di disinformazione sono impegnati a intrattenere l’opinione pubblica sulla legge elettorale e le cronache giornaliere del duo berlusconi/Renzi in Parlamento va in scena la svendita degli asset strategi del paese dalle Poste a Banca Italia. Vi consiglio di leggere l’intervento in aula di Diego De Lorenzis che, per questioni di tempo, non è riuscito a esporre per intero e a vedervi il video che ha, davvero, dell’increscioso.

Grazie Presidente!

Mi permetta Presidente di non rivolgermi solo a Lei, e non soltanto ai colleghi in quest’aula tanto distratti o assenti quanto complici, concordi con il governo.

Vorrei rivolgermi ANCHE e SOPRATTUTTO ai cittadini italiani fuori da questa aula.

Presidente, nonostante le temperature polari all’esterno, parlare in quest’aula guardando i colleghi di tutti gli altri partiti, complici o ignoranti SVENDONO l’Italia e i diritti degli italiani, mi sento mancare l’aria, sento un gran caldo

Presidente mi rivolgo a lei per una premessa: dato che in quest’aula si può dire schifezza allora NON la userò perché questo decreto è molto di più

E’ proprio una montagna gigantesca di letame, una vergogna, uno squallore, l’ennesimo decreto indegno, un letamaio enorme come l’azione di questo governo e dei partiti che lo appoggiano e di quelli che sono fintamente all’opposizione.

MARCHETTA, REGALO, PORCATA, PORCELLUM, come si può definire?

Questi PARTITI VIOLANO e STUPRANO continuamente la COSTITUZIONE, l’art 77 prevede un’eccezione e voi ne fate la regola.

Il governo TRUFFA gli italiani, in quale programma elettorale, in quale discorso di insediamento, c’era l’aumento dell’IVA, la vendita di POSTE ITALIANE, di ENAV, di FINMECCANICA, quella della BANCA D’ITALIA?

Dite di Voler ridurre il debito pubblico, ALLORA istituite una commissione per valutare quale parte è illegittima, non addebitabile agli italiani ma ai poteri finanziari e alla politica serva e RIPUDIATELA. Vada Letta in Europa, al Parlamento Europeo non alla BCE o al Fondo Monetario Internazionale, senza scondizolare, e rinegozi le condizioni di questo debito.

Oltre 2000 miliardi di debito con 100 miliardi all’anno di interessi.

Quanto è grande la vostra MIOPIA? Direi almeno grande quanto la vostra INCOERENZA.

Presidente, mi consenta un’analogia, una piccola digressione, per far capire agli italiani, cosa questo governo vuol fare anche con Banca D’Italia

Parliamo di POSTE ITALIANE? L’azienda pubblica al 100% controllata dal MEF.

Se è pubblica, allora gli italiani penseranno, crea debito, è in deficit. Così avete giustificato sempre l’ingresso delle lobby private. Invece no. Poste nel 2012 fa ricavi per 24 miliardi e un utile di 1 miliardo, è il più grande datore di lavoro del Paese con 145 mila persone e 13.000 uffici postali. Certo la più grande azienda dato quello che avete permesso con Telecom e Alitalia.

Dovreste imparare dai vostri errori! Per cosa volete essere ricordati? Per la vostra IGNAVIA? Per la vostra complice INDIFFERENZA? Non avete neanche un sussulto di DECENZA?

Chiedete agli italiani, chiedete con un REFERENDUM. Noi sappiamo cosa voterebbero!

Presentatevi in campagna elettorale con queste proposte e vediamo se venite eletti.

E’ un decreto FRAUDOLENTO, come gli altri. FRODA! RUBA! State spolpando quello che rimane della proprietà degli Italiani, i nostri BENI COMUNI. L’avete già fatto con TELECOM, provate continuamente a farlo con la gestione dell’ACQUA.

Non avete un barlume di onestà e lo sappiamo già! Ma non avete un poco di dignità, un minimo di senso di vergogna, una infima quantità del senso del PUDORE ?

Presidente, io avessi una tessera di partito non l’avrei strappata perchè sarebbe stato uno spreco di carta e non l’avrei neanche bruciata perchè incenerire vuol dire sprecare risorse. Io avessi una tessera di un qualunque partito che non fa gli interessi degli italiani, chiederei di essere confinato in un’isola.

E se fossi uno di voi, degli eletti nei partiti, rappresentanti nelle istituzioni, chiederei di essere ARRESTATO, per i crimini commessi contro gli Italiani anche se ancora non previsti dal nostro ordinamento.

Presidente perché chiamiamo il PD partito derogatico?

Perchè DEROGATE alle REGOLE, PROROGATE le eccezioni… non parliamo SOLO dei commissari straordinari e dell’ILVA.

Ricordate i paradisi fiscali dove i RIVA hanno messo la restante parte dei soldi che non vi hanno dato?

Ricordate lo scudo fiscale? Ricordate gli assenti dell’Opposizione?

Tra gli ASSENTI COLPEVOLI dell’epoca: l’Idv Aurelio Misiti, i PD Ileana Argentin, Paola Binetti, Gino Bucchino, Angelo Capodicasa, Enzo Carra, Lucia Coldurelli, Stefano Esposito, Giuseppe Fioroni, Sergio D’Antoni, Antonio Gaglioni, Dario Ginefra, Oriano Giovanelli, Gero Grassi, Antonio La Forgia, Marianna Madia, Margherita Mastromauro. Ed ancora: Lapo Pistelli con Linda Lanzillotta e Giovanna Melandri (“eravamo a Madrid per il Pd”), Massimo Pompili, Fabio Porta, Giacomo Portas. Nell’Udc gli assenti erano Francesco Bosi, Amedeo Ciccanti, Giuseppe Drago, Mauro Libè, Michele Pisacane, Salvatore Ruggeri.

Alcuni di loro sono ancora seduti in questo PARLAMENTO, VERGOGNAAAA

Altri magari sono in qualche municipalizzata, in qualche partecipata statale, in qualche autorità portuale, in qualche autorità di controllo, … o magari hanno fatto carriera in qualche consiglio d’amministrazione di ente privato.

Stessa DITTATURA, stesso Presidente. Il presidente della Repubblica, Napolitano promulgava il decreto sullo scudo fiscale. Scommettiamo che PROMULGHERA’ anche questo senza batter ciglio. Senza esercitare le sue facoltà di veto, di GARANTE degli Italiani, rimandandolo alle CAMERE, dando un segno forte che non è questo che serve agli italiani?

Faccia il governo decreti omogenei per materia! Faccia un decreto in cui ci sia solo l’abolizione dell’IMU e questo parlamento RATIFICHERA’ all’unanimità nell’interesse della nazione

REGALATE 7,5 MILIARDI di soldi dei cittadini italiani, PUBBLICI, a lobby e poteri finanziari PRIVATI – State DERUBANDO, SPOGLIANDO gli Italiani

NON SOLO

Il controllore, la banca d’Italia diventa controllata, dalle banche private e commerciali.

Questa differenza VI E’ chiara, ARBITRARIAMENTE, DELIBERATAMENTE, SCIENTEMENTE, confondete il controllore con il controllante

Scrivete l’ennesimo CONDONO per i grandi poteri che acquisiranno patrimonio pubblico

Questo governo, è il governo MONTI, direzione GRECIA, La Grecia dei supermercati autorizzati a vendere cibo scaduto, La Grecia dove la televisione pubblica di stato è stata spenta

Parlate di EUROPA: in Germania hanno una banca nazionale pubblica!

Parlate di EUROPA: è dal ‘92 che l’Unione Europea con una raccomandazione chiede ai Paesi Membri il reddito di cittadinanza. Guarda caso manca in Grecia e in Italia. Quel reddito di dignita per cui non trovate MAI i DANARI perchè troppo impegnati a darli a chi finanzia le vostre campagne elettorali

Parlate di EUROPA: negli altri paesi europei non hanno il QUORUM dei referendum e la REVOCA dell’eletto!!!

Non siamo più solo indignati e arrabbiati. Noi siamo coscienti, coerenti, informati, pacifici e non violenti.

La prossima volta sul tetto, non ci saliremo noi per salvare la costituzione, ma vorrete salirci voi per farvi prendere dagli elicotteri per sfuggire alla disperazione degli italiani.

Diego De Lorenzis

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SPREAD

Di Andrea Baranes

La nota di aggiornamento al Def, il Decreto di economia e finanza 2013 è stata presentata negli scorsi giorni dal governo. È un documento fondamentale per capire la situazione delle finanze pubbliche, le previsioni di entrate e spese e la politica economica dei prossimi anni. Uno dei dati più importanti riguarda gli interessi che dovremo pagare sul debito pubblico nei prossimi anni, ovvero lo spread. Ecco i valori dello spread contenuti nel Def: 200 punti nel 2014, 150 nel 2015 e 100 nel 2016 e 2017. Una visione a dire poco ottimista, considerato che da almeno tre anni tale indicatore è costantemente ben sopra i 100 punti, con picchi oltre i 500 nel 2011 e 2012.

Come sono state calcolate tali cifre? Non sono state calcolate, nel Def si “ipotizza uno scenario”, segnalando che l’intervento della Bce con l’acquisto di titoli di Stato ha permesso di ridurre lo spread. La differenza che ancora rimane tra il valore attuale e quello indicato per i prossimi anni è dovuto alle “incertezze politiche e quelle relative alla stabilità del Governo”. Nel futuro, secondo quanto riportato nel Def, “vi sono le condizioni per una riduzione significativa dello spread”.

Anche mettendo da parte alcuni legittimi dubbi sulla futura stabilità del governo, rimane il fatto che la Bce non è intervenuta unicamente acquistando titoli di Stato dei paesi in difficoltà. Una grossa mano alla diminuzione dello spread è arrivata anche dal prestito (chiamato LTRO) da oltre 1.000 miliardi di euro erogato dalla Bce alle banche europee tra fine 2011 e inizio 2012. Quelle italiane hanno preso in prestito oltre 200 miliardi al 1% – un tasso di fatto negativo se si tiene conto dell’inflazione – usandoli in buona parte per comprare titoli di Stato. Aumenta la domanda di titoli, cala lo spread.

A fine 2011 gli istituti italiani detenevano 224,1 miliardi di euro di titoli di Stato. Meno di un anno dopo, a settembre del 2012, il totale era salito a 341,1 miliardi. Una boccata d’ossigeno per le banche che si indebitano al 1% e usano questo denaro per acquistare Btp che rendono 5 o 6 volte di più. Non riapriamo qui il dibattito sul perché la Bce non possa finanziare direttamente gli Stati al 1%. Rimane il fatto che il LTRO, il prestito triennale della banca centrale, scadrà tra fine 2014 e inizio 2015, il che significa che le banche italiane dovranno restituire circa 230 miliardi di euro alla Bce. A settembre 2013 ne erano stati rimborsati meno del 10%.

Cosa succederà tra un anno al nostro debito pubblico se le banche dovranno rivendere Bot e Btp per fare cassa e rimborsare i prestiti con la Bce? Quali effetti potrebbe avere per lo spread l’aumento dell’offerta di titoli di Stato sul mercato? E se al contrario le banche decidessero di non vendere titoli di Stato, quali potrebbero essere gli impatti sul nostro sistema produttivo, già oggi schiacciato dal credit crunch, ovvero dalla mancanza di accesso al credito?

Oggi la speranza è “semplicemente” l’arrivo di un nuovo prestito in sostituzione di quello in scadenza. Il governatore della Bce Draghi negli scorsi giorni ha dichiarato di “non escludere” un nuovo LTRO, gettando un salvagente alle banche, ma ancora prima al governo italiano. Ma “non escludere” non è esattamente una certezza. Qualsiasi impresa, se deve fare un piano industriale, ipotizza diversi possibili andamenti e traccia in conseguenza le proprie strategie future. Il nostro governo no. Lo scenario è uno solo e, a volere usare un blando eufemismo, è estremamente ottimista. Nel documento che delinea la politica economica del governo dei prossimi anni “si ipotizza” uno spread bassissimo, si dà per assodata tale unica stima e si costruiscono le politiche economiche in conseguenza.

Un percorso per lo meno sorprendente per un indice, lo spread, che è diventato il vero e proprio faro che guida tutte le decisioni dell’esecutivo. Da almeno due anni subiamo durissimi piani di austerità: siamo costretti ad accettare sacrifici per placare l’ira dello spread, quasi parlassimo di una qualche divinità. Le variazioni dello spread sono l’incubo di ogni italiano. Bene, con il Def ci dicono che da domani non sarà più così. I valori saranno bassissimi e certi. Non resta che accodarci allo spensierato ottimismo del nostro governo e sperare che la divinità non si arrabbi per tanto ardire. Che lo spread ce la mandi buona.

 

Categorie : Economia/Lavoro
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ott
01

Letta e riLetta

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alfetta

Di Marco Cedolin

Quando in primavera nacque il governo Letta, nel segno dell’inciucio e del golpe di Napolitano, lo scopo era quello di trascinarsi per qualche mese, mistificando i drammatici problemi di un paese moribondo e colonizzato da Bruxelles, attraverso il fumo creato dai temi etici (leggi sul femminidio e l’omofobia) ed un patetico tira e molla concernente la rata di luglio dell’Imu, quasi da essa dipendesse il futuro degli italiani.

Dopo tanto trascinarsi, senza senso e senza prospettive, Letta ed Alfano (o vicersa che è la stessa cosa) hanno comunque dovuto confrontarsi con Bruxelles e con gli impegni presi a livello europeo dai mestieranti politici, senza mai avere interpellato i cittadini.

Avendo promesso al popolo meno tasse e tangibili segnali di ripresa ed a Bruxelles più denaro da devolvere alle banche, in quel gioco al massacro chiamato debito pubblico, si sono trovati giocoforza in un cul de sac dal quale poteva sembrare impossibile uscire.

Ma il bestiario politico italiano, capitanato da Giorgio Napolitano è una confraternita piena di risorse, alla quale i lampi di genio non mancano mai alla stessa stregua degli utili idioti, dentro e fuori dal parlamento.

Dopo un paio di settimane vissute all’insegna del gioco delle tre carte, Imu a dicembre si, Imu a dicembre no, aumento dell’IVA si o in sostituzione aumento della benzina e dell’Irap e via discorrendo, che tradotto in cruda realtà stava a significare “non riusciamo a decidere se darti tante bastonate sulla schiena o piuttosto una coltellata”, ecco trovato l’uovo di Colombo, necessario per ottenere la quadratura del cerchio.

Una crisi di governicchio pilotata, un utile idiota disposto ad arrampicarsi sugli specchi per difendere il proprio status quo ed una massa di utili idioti equamente divisa fra berlusconiani ed anti berlusconiani, disposta a bersi qualsiasi corbelleria, nel nome dell’odio o dell’amore per il salapuzio di Arcore.

“Abbiamo deciso di darvi sia la coltellata, sia le bastonate, ma la colpa non è nostra, bensì della crisi di governo e per proprietà transitiva di Berlusconi che la crisi l’ha creata, inseguendo il proprio tornaconto personale.”

Aumenteranno l’IVA e pure la benzina ed a dicembre tornerà l’ICI, senza che venga accantonato il progetto di una nuova service tax a carico degli inquilini, ma non sarà colpa del governicchio Letta che deve devolvere quanto promesso a Bruxelles, bensì della sua crisi e di chi l’ha ingenerata.

Letta ed Alfano non avrebbero mai fatto qualcosa di così disdicevole e lo dimostreranno tornando fra qualche settimana a governare, con una nuova maggioranza d’inciucio allargato e la benedizione di Napolitano che ha tirato le fila di questa ennesima comedia dell’orrore. L’Italia della disoccupazione, dei suicidi e dei portafogli ancora più vuoti tornerà ad avere un governo ed a parlare di temi etici, fingendo che tutto vada per il meglio, almeno fino a quando EquiBruxelles non busserà per esigere la prossima rata e ricomincerà il gioco delle tre carte, perchè in Italia mancheranno anche i soldi, ma gli utili idioti no, quelli non mancheranno mai.

Categorie : Politica
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yourdebt

Tra giugno 2012 e maggio 2013, il Mib, il principale indice della Borsa italiana, guadagna oltre il 35%. Davvero niente male per un Paese che sta entrando nel settimo trimestre consecutivo di calo del Pil. Consumi e produzione industriale crollano, viviamo una stagione di instabilità politica e di sfiducia sociale, la disoccupazione è ai massimi storici. Ma la finanza vola. 35% in un anno, un dato che dovrebbe corrispondere a un vero e proprio boom economico e a una sfavillante fiducia nel futuro. Cosa sta succedendo, esattamente?

Andiamo indietro di qualche anno, negli Usa. La bolla dei titoli tecnologici esplode a cavallo del nuovo millennio. Negli anni precedenti i mercati erano in preda a un’euforia sfrenata, chiunque investisse in una società informatica vedeva il proprio capitale crescere a dismisura. Il valore di Borsa cresceva al di là di qualsiasi fondamentale economico. L’aumento della domanda dei titoli ne faceva salire il prezzo, e l’aumento del prezzo causava un ulteriore aumento della domanda. La classica bolla finanziaria che si auto-alimenta. Finché un evento in sé limitato non porta qualcuno a vendere, scatenando l’effetto valanga: le vendite fanno scendere il prezzo, il che porta altri investitori a disfarsi dei titoli, in breve si scatena il panico.

Facciamo un altro salto all’indietro, di quasi quattro secoli. Nel XVII secolo i tulipani sono la nuova moda nelle corti europee. Alla crescita della domanda di bulbi alcuni mercanti iniziano a comprarli non per coltivare tulipani, ma sperando che il prezzo continui a salire. Più i prezzi salgono, più persone vengono attratte da questa speculazione e il fenomeno si auto-amplifica. Nel 1635 un bulbo viene venduto a 5.000 fiorini, mentre un maiale ne costava 30 e una tonnellata di burro 10. Fino all’inevitabile scoppio della bolla e alla successiva crisi.

Due situazioni per molti versi simili. Cambia però la reazione delle istituzioni. Nel XVII secolo, i giudici si rifiutano di riconoscere i debiti nati dalla bolla dei tulipani, equiparandoli a gioco d’azzardo. Nel 2001, quando scoppia la bolla tecnologica, la banca centrale statunitense taglia i tassi, per fare ripartire il sistema immettendo più denaro in circolazione. Sto giocando al casinò, finché vinco mi tengo il bottino, quando perdo mi danno la possibilità di acquistare nuove fiches a un prezzo scontato, per continuare a giocare come e peggio di prima. Un gigantesco azzardo morale.

Una montagna di “soldi facili” che segna l’avvio di una nuova bolla, questa volta nel settore immobiliare. Com’è andata a finire è ormai noto: nel 2007 i mutui subprime, il fallimento della Lehman Brothers e la peggiore crisi degli ultimi decenni. Come se ne è usciti? Semplice, inondando nuovamente i mercati di soldi. Indebitando gli Stati per migliaia di miliardi per foraggiare il sistema finanziario responsabile della crisi e portando i tassi ai minimi storici.

Non che in una situazione di crisi sia sbagliata l’idea in sé di iniettare denaro pubblico per fare ripartire l’economia, la politica opposta è la sciagurata austerità che stiamo vivendo in Europa. Ma l’ibrido di liquidità illimitata per la finanza e austerità per gli Stati e i cittadini è surreale. I piani di salvataggio arrivano senza condizioni. Un assegno in bianco dal pubblico al settore finanziario, e si riparte. Con una bolla del petrolio, poi dell’oro. A cavallo del 2008 il prezzo del grano e del mais raddoppia sui mercati internazionali, senza che ci sia alcun motivo “reale”, una siccità, una grandinata, l’invasione delle cavallette, che possa minimamente giustificarne l’andamento.

Tutto questo mentre l’austerità e i tagli alla spesa pubblica significano meno risorse nel sistema economico e recessione. In questa situazione, “naturalmente” i capitali si indirizzano verso la speculazione e si allontanano dalle attività produttive, amplificando la bolla finanziaria da una parte e la stessa recessione dall’altra.

Il sistema bancario contribuisce in maniera determinante. In Italia, con i tassi di riferimento così bassi e un costo della raccolta del denaro che rimane alto, è difficile guadagnare su prestiti e mutui. Le difficoltà di famiglie e imprese nel restituire i prestiti portano inoltre all’aumento delle sofferenze bancarie e dei crediti deteriorati. Per fare quadrare il bilancio, si investe massicciamente in titoli finanziari. L’attività bancaria si sposta dai prestiti agli investimenti di portafoglio. Ulteriori risorse sottratte all’economia e immesse nella finanza.

Somme stratosferiche circolano tra i mercati di tutto il mondo, ma in Italia è praticamente impossibile ottenere un mutuo sulla casa e le imprese non hanno accesso al credito. Un sistema incredibilmente inefficiente, in quanto necessità di enormi risorse per portare a termine il proprio compito, e altrettante inefficace, in quanto non riesce nemmeno a realizzare tale compito in maniera accettabile. Questa finanza non è più uno strumento al servizio dell’economia. È un fardello insostenibile, un gigantesco bidone aspiratutto sopra le nostre teste. È questa la posta in gioco quando parliamo di chiudere il casinò finanziario, limitare l’uso dei derivati, contrastare i paradisi fiscali, introdurre dei controlli sui movimenti di capitali, tassare le transazioni finanziarie. Sottoporre la finanza a una rigida cura dimagrante.

Il problema non è che non ci sono i soldi, come ci ripetono quotidianamente. Il problema è che ce ne sono troppi. Ma sono tutti dalla parte sbagliata. Il Mib segna un +35%. Il Pil è in calo da sette trimestri consecutivi. Uno scollamento sempre più profondo tra finanza ed economia. Una classica bolla. E prima o poi le bolle scoppiano, causando disastri economici e sociali. Se non cambiamo dalle fondamenta l’attuale sistema, il dubbio non è “se” ma “quando” scoppierà. Dopo di che, anche sull’ipotizzare chi verrà riempito di soldi e liquidità perché è “too big to fail”, e chi al contrario rimarrà con il cerino in mano a pagare un conto fatto di sacrifici, disoccupazione, precarietà e piani di austerità, i dubbi sono abbastanza pochi.

 Andrea Baranes

Categorie : Economia/Lavoro
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mag
22

Signor Letta

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M5S

Mai in parlamento si sono udite parole così nette e chiare sulla gestione e la democraticità delle istituzioni europee. Ci voleva il moVimento 5 stelle e i suoi portavoce per far echeggiare nel palazzo ciò che la stragrande maggioranza degli Italiani pensa.

Presidente
colleghi

Il terzo punto di cui si andrà a discutere al consiglio europeo di domani sarà l’UEM Unione Economica e Monetaria che passa per i provvedimenti in materia di fiscalità a cui lei faceva riferimento.
Un argomento importante, importantissimo, peccato che nessun cittadino italiano e siamo pronti a scommettere, neanche europeo, sappia niente a riguardo.
Allora proviamo a spiegarlo noi cosa ha in mente sul serio il Consiglio Europeo con l’istituzione dell’UEM.
Gli obiettivi sono 1.spezzare il nesso tra banche e stati 2.promuovere un quadro finanziario integrato 3. attivare una politica di assorbimento degli shock economici a livello centrale, centralizzando i poteri di controllo attraverso il MES. questo quanto riportato nel documento di sintesi dell’incontro del 5 dicembre 2012.
ora non polemizziamo sul fatto che queste siano o meno le priorità dei cittadini europei. Però analizziamo il primo punto.
spezzare il nesso tra banche e stati? mi spiega qual è il nesso tra banche e stati oggi Sig letta ? mi spiega qual è questo nesso se la banca centrale europea è di fatto di proprietà delle banche centrali nazionali? Diremmo benissimo se le banche centrali nazionali fossero di proprietà dei cittadini, dello stato. peccato però che le banche centrali nazionali siano, di fatto, banche di proprietà di istituti di credito PRIVATI. l’esempio è la banca d’Italia che non è di proprietà dei cittadini italiani come il nome potrebbe lasciar pensare, ma bensì di proprietà di Intesa San Paolo, MPS, Unicredit, assicurazioni generali…tutte spa. Tutte trasparentemente elencate sul sito della Banca d’Italia. Quindi è come dire che dei soggetti privati siano proprietari della nostra moneta e ce la prestino richiedendola indietro con interesse. Ma se la moneta è dei cittadini, degli stati, allora perché ce la prestano? ha mai sentito parlare di signoraggio bancario sig. letta? ne parlate mai alle riunioni del club bilderberg? club di cui lei, il suo predecessore mario monti, emma bonino guarda caso suo ministro degli esteri e mario draghi guarda caso direttore della bce fate parte.
gli istituti privati stampano moneta cedendola in prestito e richiedendone restituzione con interesse per creare questa spirale di stritolamento che si chiama DEBITO. Il consiglio europeo è responsabile di un europa non fondata sui diritti, non fondata sulla solidarietà tra i popoli, ma di un europa fondata sul debito. Debito come strumento di schiavitù degli stati.
Dica questo al presidente Van Rompuy. E poi chi è questo van rompuy? chi lo ha eletto? io so che lei lo conosce sig. Letta perché anch’egli guarda caso è parte del club bilderberg. ma sappia che i cittadini italiani non sanno per nulla chi sia e da dove venga questo personaggio che non è mai stato eletto in nessuna elezione nazionale e presiede un organismo che condiziona gran parte delle scelte dei cittadini europei e di tutto il mondo. Si ricorda il tormentone “ce lo chiede l’europa”, bene allora dica a van rompuy che “glielo chiede l’Italia” , dica da parte nostra che l’Italia rifiuta il MeccanismoEuropeodiStabilità mostro giuridico e anticostituzionale!, dica da parte nostra che riteniamo questa politica di scatole cinesi, austerithy, fiscal compact, patto di stabilità: non essere la politica dell’Italia! Dica da parte nostra che l’Italia ha bisogno di visione politica e non di riforme imposte dall’europa come egli stesso auspicava, dica che, in merito all’evasione fiscale, ci prenderemo subito gli 80 miliardi evasi dal circuito delle slot machine, dica che sigleremo convenzioni in favore della trasparenza bancaria con i paradisi fiscali di tutta Europa che generano evasione per decine di miliardi di euro e con i quali siamo stati sempre fin troppo tolleranti se non protettivi, dica che ripristineremo il reato di falso in bilancio.

Sig. Letta lo sappiamo che lei non dirà mai nulla di tutto questo a Van Rompuy, non per una questione di coraggio quello forse, se è lì dov’è, non le manca, ma perché da oltre 15 anni l’Italia che avete costruito voi partiti PD e PDL, ormai modello Unico è diventata un servile scendiletto dei banchieri di tutta europa. ma sappia, sig Letta, che i cittadini italiani qui fuori vorrebbero che lei dicesse ciò le abbiamo suggerito noi. Adesso pensi a quello che ha in mente di dire Lei domani e ne tragga le sue conclusioni.

Cittadino Carlo Sibilia del M5S

 

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