Seguimi su facebook twitter Google + youtube picasa foursquare RSS

Archive for banche

default

Cipro è salva. Dopo un forcing durato tutto il fine settimana e frenetici incontri tra il presidente cipriota e gli emissari della Troika (Commissione europea, Fmi e Bce), i ministri delle finanze della zona euro hanno ratificato il piano di salvataggio. Sbloccati i 10 miliardi di aiuti europei, evitata la bancarotta, le Borse festeggiano, scende lo spread.

Per ricevere i 10 miliardi, Cipro si è impegnata a trovarne altri 7. Questi arriveranno in particolare colpendo i depositi bancari sopra i 100.000 euro presso la Bank of Cyprus, la principale del Paese. I depositi potrebbero essere congelati e trasformati in obbligazioni di Stato. La seconda banca, la Laiki Bank, potrebbe essere chiusa, creando una “bad bank” con i debiti e girando gli attivi alla stessa Bank of Cyprus. Nelle prossime settimane la Troika dovrà stabilire l’entità delle perdite per la Bank of Cyprus e più in generale le misure che dovrà adottare il governo cipriota.

È stato scongiurato il prelievo forzoso sui depositi al di sotto dei 100.000 euro, una misura che avrebbe potuto avere conseguenze deflagranti. Prima di tutto ovviamente per i cittadini ciprioti ma più in generale costituendo un precedente pericoloso con il rischio di un effetto contagio. Di fatto, è bastato accennare a questa possibilità, la scorsa settimana, per scatenare il panico sui mercati europei. Fino a oggi i conti correnti sotto tale soglia erano considerati assolutamente sicuri, in particolare perché in tutta Europa è prevista una garanzia pubblica in caso di fallimento della banca, per depositi inferiori proprio ai 100.000 euro.

La scelta di intervenire unicamente sui depositi di maggiori dimensioni andrà a colpire i cittadini più ricchi e prima ancora gli stranieri, russi in testa, che negli scorsi anni hanno scelto Cipro per depositare all’estero una parte delle proprie ricchezze. Di fatto si potrebbe affermare che con l’accordo raggiunto nella notte Cipro ha deciso di guardare a Bruxelles e non a Mosca.

Tutto bene, quindi? Dipende. Ancora una volta l’Ue la Troika sono riuscite a mettere una toppa all’ultimo momento, evitando così la bancarotta di uno Stato sovrano, con conseguenze imprevedibili. Ma continuare a mettere delle toppe quando sta franando una diga non può portare da nessuna parte. Un piano di aiuti che rappresenta circa lo 0,1% del Pil europeo ha tenuto l’Ue con il fiato sospeso per una settimana.

Una toppa che non aggredisce in nessun modo le cause della crisi. Delle cause legate a un sistema finanziario fuori controllo e cresciuto in maniera ipertrofica. Dal dopoguerra alla fine degli anni ’70, Wall Street ha avuto una dimensione pari a circa il 15% del Pil statunitense. A fine anni ’80 toccava il 35%. Dieci anni dopo il 150%. Nel 2006 la finanza superava il 350% del Pil, e questa gigantesca bolla ha trascinato il mondo nella peggiore recessione degli ultimi decenni. Cifre impressionanti, ma nulla rispetto a cosa avveniva in un’isola che ha fondato sui servizi finanziari la propria ricchezza. Le banche di Cipro hanno attivi pari all’800% del Pil nazionale. Che senso ha una finanza otto volte più grande del sistema economico di cui dovrebbe essere al servizio?

Ma c’è di peggio. La finanza non è unicamente la causa della crisi, è il fine ultimo delle politiche. Nella vicenda cipriota, il problema di fondo riguarda un sistema bancario europeo non solo troppo grande, ma soprattutto troppo intercorrelato per potere fallire. L’elemento scatenante della crisi delle banche cipriote è nell’ammontare di titoli greci nel loro portafogli. Come la crisi greca ha contaminato la finanza cipriota, Cipro avrebbe potuto contaminare altre nazioni, innescando un effetto domino sul fragile sistema bancario europeo.

Ma c’è ancora di peggio. La finanza non è unicamente causa e fine. È anche il giudice che decide se le istituzioni politiche fanno abbastanza per salvarla e compiacerla. Quali sono e potranno essere i sacrifici che dovranno accettare i cittadini ciprioti è del tutto secondario. L’ennesima toppa sembra momentaneamente placare l’ira del Moloch finanziario. Le Borse festeggiano, lo spread cala. Poi esce la notizia che l’Ue potrebbe non rivedere i 10 miliardi di euro di aiuti dati a Bankia, quarto gruppo bancario spagnolo e che ha chiuso il 2012 con una perdita record. Zoellick, ex-presidente della Banca mondiale, segnala che la Francia potrebbe essere “il prossimo malato”. Gira voce che Moody’s potrebbe abbassare il rating italiano. E l’euforia del mattino diventa un nuovo crollo dei mercati nel pomeriggio. Per oggi Cipro è salva, domani chissà. Tutto bene, madama la Marchesa. Avanti così.

Andrea Baranes

Categorie : Economia/Lavoro
Commenti (0)

Rischiavamo di morire democristiani ed, invece, un destino più vile e tremendo ci attende poiché moriremo tutti montiani e democretini, abbandonati da una vecchia ed insana Costituzione certificante la nostra senescenza e inutilità su questo mondo. Quello che si prospetta per l’Italia, tra qualche mese, è un governo di vigliacchi con l’agenda Monti in testa e le mani ancora nelle tasche dello Stato e dei connazionali, in nome della borsa senza vita, dell’UE senza politica, della BCE guidata da un saprofita che però tutti applaudono perché hanno dimenticato le parole del defunto Cossiga. Peraltro, far giocare i Mari (Draghi e Monti) uno contro l’altro non diluisce i nostri cavoli amari, semmai li aggrava dietro questo trucco delle parti e dei partiti. Come prima, più di prima lo attueranno perché non sanno quel che fanno e se lo sanno sono convinti che non la sconteranno.

Monti ormai non è più un uomo ma un totem, un principio da seguire, un indirizzo da praticare, una strada dalla quale non si può tornare indietro perché senza credibilità internazionale i mercati ci affosseranno, mentre muniti di questa vidimazione estera ci stanno ugualmente inumando. Se il cristianesimo chiedeva un voto di povertà ai ricchi per entrare nel regno del Signore, il montisianesimo lo chiede agli indigenti affinché i benestanti possano diventare sempre più Signori ed entrare nel regno dei Padroni mondiali, anche se dal retro. Come diceva Petrolini, bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti. Ed è quello che va accadendo.

Lo sanno bene pensionati, lavoratori dipendenti ed autonomi, piccoli e medi imprenditori, inoccupati, disoccupati, scoraggiati e disillusi. Ma il fatto che nessuno pianga perché non ci sono più gli occhi per farlo viene scambiato dalla nostra classe (non) dirigente come il gesto di responsabilità di una collettività che ha capito di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, tuttavia non si evince come sia potuto accadere con i salari fermi da vent’anni, l’inflazione che si mangia gli stipendi e le pensioni, le tasse che iugulano tutta la popolazione e i servizi pubblici peggiorati in ogni settore. Se qualcuno ha speso troppo occorre guardare altrove e come diceva mia nonna chi pontifica per primo è il vero colpevole che poi sarebbe una variante popolaresca della massima di Brecht “chi parla del nemico è lui stesso il nemico”.

Lorsignori ci stanno torchiando, tormentando, tartassando, perché devono farsi accettare dal “global countries club” per darsi un tono ed una rispettabilità che non hanno ed il popolo deve continuare a versare le quote di permanenza con tutto quello che gli resta, che oramai non è molto.

Dovunque il Professore vada a finire, dietro ad una cattedra o al Quirinale, tra le mummie a vita del Senato o ancora alla guida di un Esecutivo di larghe pretese e poca resa, resterà il suo programma a riprogrammare i partiti senza identità i quali hanno sostituito le idee e i valori della loro tradizione politica con un mantra della post-modernità e della globalizzazione che ci sta facendo passare le torture americane, tedesche, francesi e via continuando.

Chiunque passa da qui arraffa e ci fa la morale col consenso di un ceto politico che per sopravvivere all’interno ha bisogno di un riconoscimento esterno non potendo più ottenerlo, dopo anni di promesse mancate e palesi menzogne, dagli elettori. Questo succede quando sovrano non è il politico ma il politicante che svende anche le mutande della nazione. Ad ogni modo, questa volta, ci auguriamo che il disegno giunga a compimento, che lo sfacelo copra la Penisola da nord a sud, senza alcun intoppo affinché lo strazio sia breve ma risolutivo.

Se non verranno altri nani con le ballerine a complicare lo scenario, questo potere in decadenza si troverà a far festa il giorno stesso del suo funerale e la sua danza macabra sarà l’ultimo giro di pista dei morti viventi su questa terra vituperata ma ancora viva. Poiché alla Storia abbiamo già dato la tragedia della I Repubblica e la farsa della II adesso finalmente da essa ci aspettiamo un po’ di giustizia anche se questa dovrà passare da un doloroso giustiziamento generale.

Gianni Petrosillo

Commenti (0)

Ricevo e volentieri pubblico

Tra il 1992 e il 2012 c’è un ventennio, un lasso di tempo che è sempre stato funesto per l’Italia. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il capitalismo sente di poter sferrare l’attacco finale, di potersi aggiudicare la Guerra di Classe per ko tecnico dell’avversario. Via allora ogni residuo di keynesismo piagnone e mano libera al mercato psicopatico liberista che, tu credi si autoregoli, ma invece, una volta sguinzagliato, si mangia le risorse senza lasciare neppure le briciole, come un orrendo Pacman in modalità God e FullAmmo.

In Italia nel ’92 ci sono i partiti, che mangiano come hanno sempre mangiato. Si mangiava anche durante il fascismo. Ecco però l’ideona. Facciamo notare agli italiani che i partiti rubano, attiriamo la loro attenzione, scateniamoglieli contro, forniamogli le monetine da lanciare. Un bel gioco divertente. Per carità, i giudici ricevono denunce e procedono come da codice penale, fanno le loro inchieste e scoperchiano verminai di corruzione e ladrocinio con grande dedizione ma, sotto sotto, questa è in gran parte un’operazione di copertura.

Un bel telefilm giudiziario che appassiona gli italiani più del vecchio Perry Mason e li tiene occupati mentre qualcuno svuota la cassaforte. Perché questa è la storia della rapina dei due secoli. La partitocrazia viene spazzata via da Mani Pulite e siamo tutti pronti per una svolta, per un paese migliore, per la Seconda Repubblica. Ci vuole un periodo di transizione, però, con qualcuno che, da esperto e saggio, rimetta insieme i cocci e soprattutto i conti in attesa di un nuovo distrattore. Ecco comparire per la prima volta i famosi governi tecnici.

Nel 1992 avviene un curioso convegno a bordo dello yacht della regina Elisabetta, il Britannia. Il gotha della finanza internazionale, sempre affamato di asset convoca un po’ di sudditi italiani e chiede loro cos’hanno intenzione di fare con le privatizzazioni. Perché questo interessa a chi detiene il potere economico: la robba. Dove il liberismo è finora passato, tutti i beni appartenenti allo stato, ovvero alla collettività, sono stati svenduti – dai politici locali comprati a soldi, figa ed illusione di potere – a multinazionali, banche e gruppi finanziari, chiamandole con il nome fascinoso di privatizzazioni. E’ il nuovo imperialismo.

Facciamo un esempio. Un fondo angloamericano vuole papparsi, che ne so, l’ENI? Ci si affida ai propri agenti sul posto e, se la classe politica degli indigeni fa la riottosa, gli si scatena contro i bravi della finanza. Questa fusione non s’ha da fare. Si crea una crisi economica, si obbliga il paese ad una serie di “riforme”, ovvero a smantellare stato sociale e controllo di legge sul mercato.

Nel 1992 lo spauracchio era la svalutazione susseguente all’uscita dallo SME e la paura di non essere più parte dell’Europa. Ecco i primi governi tecnici: di Ciampi, Amato, di Prodi il professore. Soros, con le sue armi finanziarie, scatena un attacco senza precedenti contro la lira e Amato, nottetempo, è costretto, poraccio, a prelevare il riscatto dai conti correnti degli italiani. Uno scherzo da 11.500 miliardi. Allora ci dissero che era per il nostro bene, per rimanere in Europa, al passo con gli altri, per continuare a fare i fichi nei salotti buoni.

E le privatizzazioni? Ci penserà un personaggio che oggi conosciamo meglio, come attuale capo della BCE: Mario Draghi. Quel Draghi che per dieci anni circa, fino al 2001, si incarica di svendere alla finanza internazionale quasi tutto il patrimonio dell’industria statale italiana, quella che in altri tempi aveva rappresentato la nostra versione di miracolo economico. Beh, a vent’anni di distanza non mi pare che le nostre bollette di gas, luce, telefono e servizi siano drammaticamente dimagrite grazie alla maggica concorrenza del mercato autoregolantesi ma siano andate sempre più crescendo.

Finita la prima tranche di privatizzazioni, Mario Draghi torna nella tana di Goldman Sachs – uno dei beneficiari delle svendite 3×2 – alla faccia del conflitto di interessi, con un incarico di prestigio. Ottenuto quello che volevano come acconto, i poteri economico finanziari ormai senza freni ci lasciano un’idea mirabolante, l’aggancio a cambio fisso con una nuova moneta, l’Euro, una figata. Un altro grande classico del liberismo. L’anello per soggiogarli e nel buio incatenarli.

I tecnici, che poi con Prodi diventeranno politici, addirittura de sinistra, rappresentati da simboli miti come l’Ulivo, ci condurranno nel trappolone dell’Euro. Perché non se ne può fare a meno, perché svalutare ormai è brutto brutto e da cafoni. Quel che restava della nostra sovranità nazionale, già compromessa da decenni di sottomissione imperiale, cominciava definitivamente a svanire.

Tornando ai primi anni novanta. L’Italia è passata attraverso stragi, assassinii di giudici in lotta con la mafia, rivoltoloni politici di vario genere ed è finalmente pronta per un periodo di tregua armata, anche perché questa volta bisogna avere i conti in ordine ed entrare nell’Euro, come abbiamo visto. Si individua un soggetto adatto ad incantare 50 milioni di serpenti, un fenomenale pifferaio magico, molte chiacchiere e un’allergia congenita ai distintivi.

Silvio Berlusconi, l’uomo che si è fatto dal nulla, il Re Minkia che muta le televisioni in oro. Gli italiani, felici di aver ritrovato un Duce a sessantaquattro denti e altrettanto brevilineo, lo votano entusiasti e se ne fanno governare, offrendo in solazzo al sire pure le figlie vergini, per quasi vent’anni. Poi, nel 2011 qualcosa si rompe e chi si interessa di trame alla John LeCarré comincia a capire che questa volta faranno veramente le scarpe a Berlusconi, nel frattempo rincoglionitosi dietro a fichette sempre più giovani che lo distraggono dagli affari personali che ha sempre anteposto all’interesse collettivo. Berlusconi inoltre ostenta amicizie pericolose, frequenta doppiogiochisti sulla lista nera imperiale. Qualche intrallazzo di troppo con i russi e il gas, chissà. In ogni caso, come agente ormai è bruciato.

Nel 2011 inizia la fase due, quella cominciata con l’acconto del 1992 e ora giunta alla stagione dei saldi. E’ la seconda fase dello shock liberista e, per chi ha avuto possibilità di arricchirsi oltre ogni limite, l’obiettivo è l’Eurozona. Viene scatenato un nuovo attacco finanziario ma questa volta l’attacco colpisce interi paesi: dall’Irlanda alla Grecia, dalla Spagna all’Italia. Il nuovo spauracchio è lo spread, ovvero la dimostrazione che l’Euro è stato il passo più lungo della gamba e che la Germania vuole vincere facile.

Ogni giorno lo spread diventa più minaccioso, ci terrorizzano con scenari di corralitos, assalti agli sportelli e gogna collettiva degli italiani pigri e mangiaspaghetti sulla piazza di Bruxelles. Berlusconi, abilmente lavorato ai fianchi da sapienti nipotine di Mubarak, cade definitivamente in disgrazia. Prova a resistere ma, dopo l’ennesima offerta che forse non poteva rifiutare, si dimette.

Sui libri di storia che i nostri nipoti studieranno ci sarà scritto che Berlusconi era un imprenditore che fu messo a capo dell’Italia per presidiare il territorio, una specie di proconsole. Poi, invece di governare, a causa della sua ricattabilità ed incapacità congenita di evitare il fallimento come imprenditore, trascurò i suoi doveri e si occupò solo dei suoi interessi, paralizzando il suo paese in una Mirabilandia fatta di superficialità e totalmente incapace di crescere.

Nel fatal novembre, dunque, da un giorno all’altro, ci fanno credere, si forma un governo affidato ad una specie di genio della lampada, un professore della Bocconi, nientepopodimeno che Mario Monti. Governo formato da gente con carriere avviatissime, tutti pezzi da novanta che, da un giorno all’altro, decidono di piantare baracca, università e burattini, senza nemmeno un “lasciami una settimana per pensarci” e vanno a fare i ministri nel Pronto Soccorso Italia, con un malato terminale che tutti danno per spacciato. La presa della Bastiglia Italia senza sparare un colpo, con l’aiuto fondamentale, pensate, di un vecchio comunista.

Azzerato il nano ed insediatisi al potere, i tecnici che fanno? Cominciano a piazzare le cariche per la demolizione controllata dell’economia italiana. Si preparano nuove privatizzazioni, la definitiva dismissione degli ultimi brandelli di proprietà statali, le ultime perle e catenine di famiglia rimaste dopo la cura Draghi. Senza parlare degli italiani, sottoposti ad una cura da Cavallo (nel senso del famigerato ministro dell’economia ultraliberista argentino) che culminerà nella patrimoniale ai danni dei ceti mediobassi, nella riduzione progressiva del welfare e in un impoverimento generalizzato delle classi meno protette.

Mario Draghi è ormai assiso sul trono della BCE e da lassù sovrintende benedicendo urbi et orbi con la preghiera “O Euro benedetto, irreversibile tra le monete, che tu sia lodato tra le divise.” Ad un anno di distanza dal golpe finanziario con il silenziatore un grafico dice più di mille parole. C’è da stare proprio allegri.

Vent’anni quindi. Vent’anni per disfare quanto di buono era stato fatto da un’Italia affatto fannullona ma creativa ed operosa, ora ridotta all’impotenza. Distruggere l’economia per ingrassare una finanza fatta di puro denaro. Lo diceva perfino la buonanima di Cossiga. Un patrimonio di cinquant’anni di benessere che ora, dicono, “non possiamo più permetterci perché abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”.

Ho raccontato un romanzo criminale, una storia con pochi eroi, molti vigliacchi traditori e tante vittime innocenti. Una storia che, a meno di una qualche intuizione per trovarne una via d’uscita, rischia di impantanarci nel suo incantesimo, in un maleficio di povertà e regresso per gli anni a venire. Gli anni peggiori della nostra vita.

Commenti (1)
nov
12

Bankenstein

Di | Commenti (1) Stampa Stampa

Mentre c’è chi interrogandosi, cerca di salvare le apparenze sulla bontà dell’operato del regime bancario instauratosi da un anno, il pattume mainstream si impegna a nascondere questi ulteriori ennesimi FURTI ai danni dei cittadini, completamente indifesi di fronte a Bankenstein:

Già nel 2001 il 60% delle famiglie italiane aveva intaccato il suo patrimonio. Se i dati economici resteranno quelli attuali, rimarremo senza un euro su Libero

Pensioni, un’altra beffa per chi ha cambiato lavoro

I lavoratori che hanno versato contributi a più enti previdenziali costretti a pagare il riscatto Fonte

Derubati di 26.708 POSTI LETTO. Non bastava la cancellazione dei 17 MILA presidi ospedalieri, la negazione del diritto ai malati gravi di avere assistenza, l’aumento dei tickets che graverà in modo pesante soprattutto sui malati cronici. Mi viene il sospetto che questi signori al governo, oltre che banchieri siano anche filantropi eugenetisti che vogliono sbarazzarsi delle persone non in salute.

Sembra anche che esista una Lista Monti dove i promotori si presentano come semplici cittadini…Ah non c’è più il marketing di una volta…

Da tempo osservo cosa accade in Italia e mi chiedo: per conto di chi governa Mario Monti? di Massimo Ragnedda su Tiscali

Beh per qualcuno pare sia sufficente non avere un premier che faccia leggi ad personam. E’ sicuramente importante, ma non credo ci siano gli elementi per rallegrarsi di un regime che le leggi le fa ad bancam. Ma a quanto pare…..

E la “società civile” che solo un anno fa cantava Bella Ciao alla dipartita del premier Silvio? Dissolta, con il salvatore della finanza mondiale i diritti sono “al sicuro” e la Costituzione idem. Ma i professionisti della contestazione a servizio del sistema, qualcosa doveva pure inventarsi per sfogare il malcontento dilagante che si tenta di occultare. Ed ecco lotta dura senza paura, resistenza senza se e senza ma….si trasforma in un innocuo Flash Mob…..in piazza del popolo si sono radunate 30 mila persone. Contro l’austerity? Contro l’euro? Ovviamente no. Magari festeggiavano un anno del regime finanziario al governo.

Un insulto contro chi proprio in questo momento sta contestando Profumo e Fornero a Napoli e per questo sta subendo ritorsioni dalla polizia.

Barbara

Commenti (1)

Mani sulla tastiera, mente che vaga alla ricerca di un articolo, di un video, di una vignetta, insomma di un piatto forte da poter pubblicare sul blog. Ma non trovo nulla, nulla che valuto adatto a far alzare finalmente agli italiani il culo dalla sedia, nulla che possa smuovere un popolo ipnotizzato, addormentato, chiuso nel suo egoismo e nella sua rassegnazione. Un popolo incapace di uno scatto di orgoglio, incapace di uno scatto di istintiva ribellione verso un cappio che sempre più si stringe intorno al collo, fino quasi a togliere il respiro, fino quasi a soffocare.

Ma santo dio! Cosa bisogna dire, cosa bisogna fare per far capire agli italiani che non avranno più futuro? Per far capire che verranno depredati di tutto giorno dopo giorno in nome di una falsa terra promessa chiamata salvezza dell’Italia? Ma l’Italia non siamo noi cittadini che stiamo morendo? Chi è l’Italia? Sono le banche l’italia? E’ lo spread l’italia? E’ quella roba che si chiama mercato l’Italia? Chi è allora l’Italia? La bce è l’italia? Monti è l’Italia? Ci prendono in giro. Ci parlano di Monti che va a messa, di Monti eroe perché si è pagato la cena, di Monti ben accolto in europa (mi stupirei se non lo fosse. In meridione dicono: “caurarari cù caurarari nun sè tengiono” tradotto: gente della stessa risma si protegge a vicenda).

Sempre ‘sta cavolo di europa! Ma cos’è l’europa se non un cartello di banche? Non esiste quell’europa che vi hanno messo in testa, non esiste quell’europa di esperti che lavorano e decidono per il bene dei popoli. E’ una fiaba, come quella di cappuccetto rosso. Lo ripeto: l’eu-ro-pa-è-un-car-tel-lo-di-ban-che! lontana mille miglia dalla gente, nemmeno sono eletti quei signori che decidono a porte chiuse, sono scelti, cooptati, per un unico scopo: strozzare i popoli, schiavizzarli, far perdere loro qualsiasi identità e qualsiasi diritto e portare avanti gli interessi del club di potenti che tutto manovrano dietro le quinte e che mai mostrano le loro facce (quelli o quelle che vedete in tv sono comparse, non attori e attrici protagonisti). Questa è l’europa. E poi ci dicono “l’europa chiede”, “l’europa dice”, l’europa vuole”. Mettetevelo bene in testa: l’europa è un’invenzione, una finzione, puro spettacolo per popoli creduloni. E’ come la fiaba di cappuccetto rosso, ma il lupo cattivo della fiaba “europa” è lo spread, è il mercato, è il debito pubblico truffa. Una fiaba, tutto inventato, nulla di vero, pura messa in scena.

Capite allora come ci trattano? Da deficienti ci trattano, da ritardati mentali, da boccaloni. E noi? Cornuti e mazziati, direbbero a Napoli. Perchè è proprio questo che siamo: cornuti e mazziati. “Se ci sei batti un colpo “, diceva il mio insegnante delle elementari al solito impreparato che non apriva bocca. Se ci sei batti un colpo popolo italiano. Hai capito che nessuno ti salverà? Hai capito che nessuno salverà il tuo negozio, la tua azienda, il tuo studio, il tuo laboratorio artigianale, il tuo posto di lavoro? Hai capito che nessuno difenderà la tua misera pensione, nessuno difenderà il tuo diritto alla salute e all’assistenza, nessuno difenderà il tuo patrimonio, la tua casa, il futuro dei tuoi figli? Sai invece cosa faranno? Ti punteranno l’indice contro accusandoti – lo stanno già facendo – di essere un evasore, un incapace, di non essere europeo (che poi che cavolo vuol dire? Noi siamo italiani, non apparteniamo a qualcosa che di fatto non esiste, a un’invenzione, a una finzione).

Scusa popolo italiano, ma si è fatto tardi, l’articolo non l’ho trovato, nemmeno il video e nemmeno ho voglia a quest’ora di comporre una vignetta.

Ho voglia di leggermi il mio paragrafo serale da “Lettere a Lucilio” dell’amico Seneca . Seneca, un amico che non tradisce: su Seneca e sugli stoici ci puoi contare. Sempre. Non erano stoici per caso.

Sugli italiani, invece, ci si può contare meno. Molto meno.

Ma non importa, va bene lo stesso. Viva il popolo italiano e le sue pie illusioni.

Elia Menta

Categorie : Società/Cultura
Commenti (3)

Prima motivazione: perché la storia è da sempre un libro scritto dai vincitori. E questa non è certo una novità. Basta vedere le panzane riportate ancora oggi circa l’unità d’Italia e il cosiddetto “risorgimento” e i suoi eroi da farsa. Più criminali che eroi.

Non certo da ultimo, per non far comprendere al mondo che i concetti economici liberisti (che non sono certo una novità degli ultimi secoli), sono fallimentari nel modo più categorico.

Non che il comunismo non sia egualmente fallimentare, poiché coniato come opposto al capitalismo e, soprattutto, costruito su realtà eccessivamente inglesi.

Una realtà storica, quella inglese, incentrata, con particolare riguardo agli ultimi tre secoli, sullo sviluppo sistematico dello sfruttamento delle masse, sul parassitismo sociale, la predazione economica e finanziaria. Sviluppo elitario, sostenuto da una politica già ampiamente corrotta e di parte, esportato in tutte le salse e per ogni dove, con la denominazione di Liberismo, come se, anziché un crimine, fosse un pregio con chiaro riferimento alla “libertà”. Dove, l’unica libertà davvero concessa, è quella di morire di fame da sottomessi e non certo da uomini liberi.

Per carità, accusando gli inglesi, non intendo sottrarre l’Italia alle sue responsabilità, poiché tutto quello che è stato attuato dai vari banchieri inglesi, compreso il concetto truffa dell’inestinguibile debito pubblico al posto della sovranità monetaria, compreso anche il liberismo economico, altro non sono se non la medesima melma di cui era fatto l’Impero Romano, in cui Giulio Cesare, ucciso per ordine dei cambiavalute (i banchieri dell’epoca) fu la prima vittima in assoluto del debito pubblico.

A tal riguardo, basta informarsi adeguatamente, non certo sugli inutili e manipolati libri di testo scolastici, per rendersi conto che fu ucciso subito dopo aver espresso la volontà di riprendere, per lo Stato, la sovranità monetaria ceduta ai cambiavalute.

Persino Cristo ne fu vittima. Infatti, con la famosa “Cacciata dei mercanti dal tempio”, la sua rabbia non fu certo indirizzata tanto ai venditori di animali sacrificali, quanto proprio ai cambiavalute.

Normale quindi la fine che fece.

Dopo Nicea, il Vaticano, vendendo fumo e sottomissione, prese sempre più piede, fino a restare l’unico ad avere entrambi i piedi ben calzati e ben piantati in terra, anziché in cielo.

Da quel momento in poi, i “messia” sulla terra, si moltiplicarono man mano che l’imbuto del liberismo economico andava sempre più restringendosi e armandosi di sempre più idonei mezzi criminali di controllo, quali FED, BCE, FMI e Banca Mondiale.

Chiaro che attraverso una lettura più realistica della storia, e prendendo riferimento anche dagli ultimi fatti (Argentina, Equador, Islanda, ecc.), ci accorgiamo quanto la storia torni a ripetersi, poiché pur essendo cambiati tempi e nomi, la causa prima resta la medesima.

Per cui, non ci resta che sbrigarci a prendere posizione per assistere al grandioso spettacolo del secondo crollo dell’Impero Romano.

Crollo generato sempre dalla stessa causa del primo: il liberismo economico e la perdita della sovranità monetaria!

Così come non è cambiata la caratteristica principale di ogni popolo: l’idiozia! Oltre che l’ignoranza.

Poiché farsi fregare, per duemila anni di fila, sempre dallo stesso giochetto, non è certo prova di intelligenza, cultura, logica e lungimiranza. Tantomeno buon senso!

E, soprattutto, da duemila anni, ancora non sono riusciti a capire cosa significhi la frase: “Divide et impera”!

Marinella Andrizzi Sinibaldi

Categorie : Politica
Commenti (0)
ott
22

Menù per Italioti

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Come chef confesso di non essere mai stato un granchè, nell’impacciato districarmi fra microonde (che lo so fa male) e fornelli, l’impresa migliore che fino ad oggi mi sia riuscita é senza dubbio il caffé, quello si inarrivabile. Ma nonostante ciò davvero non mi riesce di resistere alla tentazione di proporvi un ottimo menù adatto per i mesi a venire, magari un poco ipocalorico ma in compenso buono per tutte le occasioni.

Prendete un poco di spread e rosolatelo a fuoco lento, fino a quando, come di recente, scende sotto la soglia dei 315 punti, a questo punto servitelo a tavola, condito con un filo di speranza ed un poco di sale, nel caso ne sia rimasto nella credenza e consumatelo prima che ritorni a salire.

Poi raccogliete in un pentolone qualche centinaio di BTP, non quelli dotati di forma fisica che tenevate in banca qualche decina di anni fa, ma il loro alter ego in forma eterea che proprio oggi ha raggiunto i 10 miliardi di vendita, fra i festeggiamenti dei giornalisti di Repubblica che probabilmente in banca ce li hanno ancora, lessateli fino a quando diventano morbidi e mangiateli con appena un poco di premio fedeltà.

Come dessert concetevi un tiramisù di Piazza Affari, oppure i profitterol di Bank of Amerika, o se preferite la cassata di Moddy’s che si dice abbia accolto con favore i rumor concernenti gli interventi del fondo salva stati.

Se proprio lo desiderate potrete chiudere il vostro banchetto luculliano con una tazza di eurocaffè, ottimo per stimolare la digestione.

Come avete visto, anche in tempi di crisi e recessione, basta avere un poco di fantasia e non mancano certo gli ingredienti da mettere in tavola per consumare il pasto, ricordatevi solamente di addentare di tanto in tanto una mela o un tozzo di pane, perchè alcuni maldicenti sostengono che l’apporto calorico degli alimenti che vi ho suggerito potrebbe non essere sufficiente per impedirvi di raggiungere in men che non si dica il creatore, che non é Goldman Sachs, tenetelo bene a mente.

Commenti (0)
set
13

Nel regime di Monti

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Il regime Monti del rigore e della presentabilità non perde mai occasione per fare favoritismi e clientelismi che passano del tutto insosservati se non giustificati dai vigilantes ad intermittenza della cosiddetta società civile, dell’intellighenzia e della legalità.

Dopo i tre decreti sviluppo pro petrolieri, trivellatori ed inquinatori di ogni risma, dopo l’imposizione di conti correnti e il quasi azzeramento della circolazione del contante per garantire laute preblende alle proprie protette (le banche), Profumo pensa bene di regalare un computer per classe ed un tablet per ogni insegnante al sud. Ovvimente in nome degli investimenti per la crescita PER IL BENE DEL PAESE.

Lasciamo perdere il razzismo insita in questa decisione, mentre proprio oggi crolla una scuola in Friuli, discriminazioni che a quanto pare piacciano tanto ai politically correct i quali sarebbero senz’altro intervenuti se fossero stati gli insegnanti del nord a “beneficiarne”. Fatta questa premessa, si tratta dell’ennesima regalìa CLIENTELARE alle multinazionali CON I NOSTRI SOLDI, quelli che ci tolgono dalle tasche inscenando l’inquisione per combattere l’evasione. O con i soldi che spettavano agli esodati, a meno che davvero non vogliamo credere alla balla che “L’obiettivo finale – ha osservato il ministro – e’ non portare piu’ i cittadini ai servizi, ma i servizi ai cittadini.”

E’ senz’altro per il bene del paese che Passera vieta l’opposizione all’installazione di antenne e ripetitori. Insomma, più tumore per tutti! Caspita, qualcosa per la “credibilità internazionale” dovremmo pur farla no? E quale miglior modo che favorire grosse compagnie di telefonia, dopo appunto quella dei petrolieri e trivellieri? Ah sì, certo ci dicono che è per la diffusione di internet che autorizzano l’installazione di ripetitori ed antenne senza vincoli e calpestando ancora una volta il diritto alla salute. E se ci si ammala a causa dell’ ettrosmog come ormai ben documentato?

Affari nostri, gli ospedali e la sanità hanno un costo e sono un lusso, mica pensavate di pagare le tasse per garantirvi il diritto alla salute vero? Eh già, suona strano per un ministro attento a “portare i servizi ai cittadini”.

Per completare l’opera le imprese delle telecomunicazioni saranno esentate dalla tassa per l’occupazione di suolo pubblico. Una agevolazione negata a gruppi di cittadini che volessero effettuare una raccolta firme o fondi per nobili cause. Si sà, il governo dei bilderbergers non ritiene i cittadini “gruppo di interesse” come le loro lobbies, li ritiene semplicemente un salvadanaio dal quale prelevare senza sosta.

Nel regime delle banche il cittadino conta meno di una pezza da piedi e la società civile ed intellighenzia varia approva.

Barbara

Categorie : Politica
Commenti (0)

Monti: «La situazione è difficile e per uscirne bisogna puntare sull’economia reale». Parla uno che ha costruito la propria carriera, fino a condurlo al governo dello Stato italiano, sull’economia virtuale e, soprattutto, su quella finanziaria e che, all’improvviso se ne esce, con la scoperta dell’acqua calda! Peccato che tutta la sua opera di governo fin qui dimostrata vada nella direzione opposta: facilitare il compito dell’alta finanza a comprarsi il nostro debito pubblico, per ingigantirlo ancora di più.

Se tutti i giorni i Merkel, Monti, Barroso, Draghi scendono in campo per rassicurarci che «l’euro è irreversibile», vuol dire che stiamo assistendo a un rito scaramantico per allungare il più possibile la vita del moribondo. Tutti gli indicatori dell’economia reale attestano in modo inequivocabile che giorno dopo giorno siamo prossimi al funerale. Il nostro funerale. La recessione sempre più profonda, l’indebitamento pubblico che cresce, il Pil che si riduce, la produzione, le esportazioni e i consumi in calo, le tasse più alte al mondo, le imprese strangolate che chiudono, i disoccupati e i poveri che aumentano, i giovani senza prospettive.

Ebbene, come è possibile che, da un lato, la crisi è causata dall’euro e, dall’altro, siamo noi italiani, noi europei, a pagarne le conseguenze? La risposta è nella recente dichiarazione del governatore della Bce (Banca centrale europea) Mario Draghi a Le Monde: «Il nostro mandato non è di risolvere i problemi finanziari degli Stati, ma di garantire la stabilità dei prezzi e mantenere la stabilità del sistema finanziario in tutta indipendenza».

Ma come: la Bce dopo aver imposto condizioni spietatissime agli Stati per poter accedere al credito finalizzato al ripianamento del debito pubblico, ora ci dice che si lava le mani dei problemi degli Stati? Ma come: se questi problemi sono legati alla carenza di liquidità monetaria e l’unica istituzione titolata ad emettere l’euro è la Bce che si rifiuta di farlo? Ma come: quando le banche e le società quotate in borsa crollano si pretende il massiccio intervento degli Stati con denaro pubblico mentre quando gli Stati sono in crisi voltate loro le spalle?

Oggi la Bce stampa la banconota da 100 euro al costo di 3 centesimi e la vende alle banche commerciali a 100 euro, più l’1% di interesse, in cambio di titoli di garanzia. Le banche rivendono la banconota allo Stato a un tasso superiore in cambio di buoni del Tesoro che sono titoli di debito. Lo Stato ripaga questi interessi facendoli gravare sulle tasse imposte ai cittadini. Quindi tutto il denaro in circolazione è gravato da interessi percepiti dalle banche e da tasse che gravano sulle nostre spalle. È così che noi siamo indebitati dal momento in cui nasciamo. È il sistema che di fatto corrisponde ad una «fabbrica del debito».

Chi è il responsabile? A differenza di quanto si tenderebbe a pensare, la Bce è un’istituzione che svolge una funzione pubblica ma è di proprietà privata, detenuta da banche private, comprese quelle dei Paesi europei che non aderiscono all’euro. Ha la struttura di una società per azione e gode di autonomia assoluta dalla politica pur condizionando pesantemente la politica. Questa «fabbrica del debito» si è arricchita grazie a due nuovi trattati, il Fiscal Compact o Patto di stabilità, e il Mes o Fondo Salva-Stati, approvati il 19 luglio dal nostro Parlamento: così ci siamo ormai autocondannati ad essere indebitati a vita.

Si sono impegnati, al fine di dimezzare il debito pubblico per portarlo al 60% del Pil, a ridurre i costi dello Stato di 45 miliardi di euro all’anno per i prossimi 20 anni, ciò che si tradurrà in nuove tasse e ulteriori tagli alla spesa pubblica; mentre per creare il Fondo Salva-Stati, l’Italia si è accollata la quota di 125 miliardi di euro, che non abbiamo. Nasciamo indebitati perché la moneta non la emette lo Stato ma una banca privata e abbiamo sottoscritto degli accordi con istituzioni sovranazionali le cui sentenze sono inappellabili.

D’ora in poi lavoreremo sempre di più e vivremo sempre peggio per pagare i debiti. Ci limiteremo a produrre per consumare beni materiali, non ci saranno né risorse né tempo per occuparci della dimensione spirituale. Siamo ad un bivio epocale: salvare l’euro per morire noi come persona, oppure riscattare la sovranità monetaria per salvaguardare la nostra umanità.

Buona fortuna a tutti!

Commenti (0)

In Spagna arrivano 30 miliardi di euro di “aiuti” europei, ma contrariamente a quanto viene lasciato intendere nell’immaginario collettivo, non sono destinati agli spagnoli, ma alle banche che ne hanno estrema necessità per calmierare temporaneamente la propria fame bulimica. I cittadini spagnoli in compenso stanno intascando anche loro i propri miliardi, ma purtroppo non si tratta di euro, bensì di bastonate, sia in senso metaforico che in quello letterale del termine.

Il senso metaforico alligna nella nuova manovra lacrime e sangue da 65 miliardi di euro, varata dal premier Rajoy per compiacere la BCE e le banche di cui sopra. Quello letterale nei pestaggi selvaggi (stile G8 di Genova eVal di Susa ) dispensati dalla polizia nei confronti dei minatori che protestano per i difendere i propri sacrosanti diritti.

La manovra imposta dalla BCE, prevede una lunga serie di “doni” per il popolo spagnolo, i più significativi dei quali saranno il taglio delle tredicesime e delle ferie dei dipendenti pubblici e l’aumento di 3 punti percentuali dell’IVA che dal 18% sale al 21%.

Le cariche, i pestaggi selvaggi e gli assalti , durante i quali la polizia non ha lesinato nell’uso dei proiettili di gomma, provocando il ferimento di oltre 50 manifestanti, hanno seguito un copione che in Italia conosciamo bene e si basa sul soffocare nel sangue qualsiasi accenno di protesta popolare, a prescindere dalle motivazioni che la sostengono.

La nuova Europa continua ad avanzare a grandi passi, con le sue parole d’ordine ormai divenute di una chiarezza adamantina. Smantellamento di qualsiasi sovranità nazionale, totale sudditanza al sistema bancario, progressiva eliminazione del welfare e dei servizi al cittadino, creazione di una sempre più ampia fascia di disoccupazione che possa contribuire ad aumentare il dumping sociale, eutanasia dei diritti e repressione feroce di ogni protesta che possa intralciare il cammino intrapreso.

Avanti così, greci, portoghesi, irlandesi, italiani, spagnoli, un futuro radioso vi attende tutti e nel caso le sorti progressive non risultino radiose come era nelle vostre aspettative, accontentatevi della prospettiva di avere un futuro, un giorno di questi qualche riforma potrebbe anche decidere che in fondo non ne avete diritto.

Marco Cedolin

Commenti (0)