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	<title>iapra li  uecchie uno sguardo su Ostuni ed oltre &#187; assistenza</title>
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		<title>Allarme ospedali</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 18:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute/Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
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<p>Questi giorni abbiamo letto numerose dichiarazioni dei politici pugliesi in merito alla paventata ipotesi della chiusura di alcuni ospedali. Chi da la colpa al governo ed ai tagli previsti nella manovra finanziaria, chi  attribuisce la responsabilità alla giunta regionale e chi, invece, indica gli ospedali da chiudere al posto di quello del proprio comune. Nessuno naturalmente entra nel dettaglio della problematica o indica proposte per un servizio sanitario efficente e sostenibile economicamente.</p>
<p>Appena ho letto le varie dichiarazioni, in particolare quelle di Vendola e di Tanzarella,  mi è  subito venuta in mente una semplice domanda che naturalmente nessuno tra i  giornalisti, sempre bravi a riportare fedelmente le dichiarazioni del potente di turno, si è permesso di fare: ma voi in questi anni di governo che cosa avete fatto per rendere gli ospedali superflui ed inutili? Già superflui ed inutili. Può sembrare assurdo ad un primo approccio questa dichiarazione, ma chiunque abbia un minimo di esperienza in campo sanitario ed è libero da personali &#8220;interessi&#8221;, non avrebbe nessuna difficoltà ad ammettere che la maggior parte delle prestazioni che si svolgono in ambito ospedaliero potrebbero essere svolte in altro luogo.</p>
<p>Il cittadino infatti, a causa di deficenze strutturali del servizio sanitario, di fronte ad una problematica di tipo sanitario altro non può fare che rivolgersi alle strutture ospedaliere che, essendo le uniche strutture in grado di dare risposte più o meno adeguate, altro non possono fare che rispondere per quanto possono alla richiesta del cittadino. Tutto ciò porta ad avere necessità di numerosi ospedali che però erogano servizi e cure che potrebbero essere svolte in altro luogo, al domicilio ad esempio, con cospiqui risparmi economici. Ma per fare ciò serve che siano attivati quei servizi domiciliari ad alta efficenza in grado di garantire a tutti le cure e l&#8217;assistenza  necessaria. Ed è sicuramente in questo ambito che Governatore e Sindaco sono stati finora completamente assenti, se così non fosse stato la chiusura di alcuni ospedali oggi non costituirebbe alcun problema se non per qualche poltrona di direttore in meno (ma forse è per questo che si lamentano).</p>
<p>L&#8217;ospedale dovrebbe essere utilizzato solo ed esclusivamente per prestazioni di alta specializzazione, per la diagnosi e per la gestione delle emergenze mediche e traumatiche. Invece oggi la maggior parte dei reparti ospedalieri sono pieni di persone che hanno già una diagnosi, generalmente una malattia cronica degenerativa, la cui unica necessità è la somministrazione della terapia, sia essa endovenosa o per via orale. Ma serve un ospedale per un paio di flebo al giorno o per assumere qualche pastiglia? Non è forse meglio anche per il paziente stesso che queste prestazioni vengano erogate direttamente al domicilio, evitando così anche tutte quelle complicanze che spesso si acquisicono proprio in ambito ospedaliero. E se l&#8217;ospedale deve essere un polo di alta specializzazione che senso ha avere ospedali come quelli di Fasano, Ostuni, Ceglie Messapica, Mesagne e San Pietro dotati solamente di reparti e servizi standard che spesso, per risparmiare sul personale, non hanno personale presente ma disponible su richiesta (reperibile)?</p>
<p>Di soluzioni ce ne sono diverse, ma l&#8217;unica cosa sicura è la necessità di avviare un  servizio di assitenza domiciliare professionale ed efficiente, si potrebbe anche istituire, come già fatto in diversi paesi europei, l&#8217;infermiere di famiglia o studi infermieristici di quartiere da affiancare ai medici di famiglia. Continuare a non affrontare di petto la problematica come hanno fatto fino ad ora coloro che oggi si lamentano tramite i giornali, porterà ad un crash del sistema che causerà la chiusura di tutti gli ospedali e non solo di alcuni.<br />
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		<title>Consumismo sanitario</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 17:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute/Medicina]]></category>
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		<category><![CDATA[big pharma]]></category>
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<p>Uno degli argomenti principe di questa campagna elettorale è sicuramente il sistema sanitario che come tutti ripetono impegna praticamente quasi l&#8217;80% del bilancio delle Regioni; tutti propongono la loro ricetta per un servizio efficente, anche chi ha già governato senza risolvere gran che. Nessuno però affronta il problema alla sua radice (consumismo sanitario) e questo inevitabilmente porterà al fallimento economico ed organizzativo del sistema, anche del meglio organizzato. Oggi si cura, si indaga, si diagnostica di tutto, anche ciò che non è malattia. E se poi sei malato controlli periodi, visite specialistiche, esami di laboratorio e strumentali (meglio se ad alta tecnologia) sono all&#8217;ordine del giorno. Non molto tempo fa da un inchiesta de L&#8217;Espresso si evinceva che il 75% delle prestazioni erano inutili, ma della tematica nessuno si è preoccupato e da allora si è avuto un incremento esponenziale proprio di queste inutili prestazioni. Sostenibilità è un termine che va assolutamente introdotto anche in ambito sanitario altrimenti le future gnerazioni dovranno fare i conti con i conti e permettersi le cure solo se avranno la necessaria copertura economica.</p>
<blockquote><p>Da alcuni anni si sta intensificando un fenomeno che può essere definito come “Consumismo Sanitario”, cioè uso di prestazioni sanitarie in assenza di chiare indicazioni. Questo fenomeno si muove con le logiche del marketing ed i meccanismi del “consumismo” in generale e tratta la salute come una merce di consumo. Il consumismo interessa, in primo luogo, e forse con maggiori giustificazioni, il settore privato, ma anche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non ne è esente. Il SSN è un sistema che risponde ai criteri di universalità, solidarietà ed equità. Le statistiche dimostrano che dove c’è un SSN pubblico la salute è maggiore. Questa non può essere considerata merce e il Servizio Sanitario non può essere finalizzato al profitto: è un servizio etico il cui valore è la salute. Il mercato è diverso: c’è conflitto tra chi ha per obiettivo il profitto (privato) e chi la salute (SSN). La sanità deve essere governata dalla struttura pubblica, se non altro per motivi etici senza sprechi, tenuto anche conto che le risorse sono limitate, e con obiettivi di appropriatezza di intervento.</p>
<p>La solidarietà non può comprendere tutto: il necessario e il superfluo. Si tratta di avere un sistema che individui quali sono le prestazioni efficaci e appropriate e le priorità che indirizzino le allocazioni delle risorse. Al di fuori di questi criteri, l’uso eccessivo delle prestazioni non solo fa spendere, ma spesso non serve, e talvolta può essere dannoso per la salute stessa del cittadino. La moderna medicina spreca immense risorse per esami inutili e terapie inappropriate: questa è la ragione vera per la quale la sanità costa sempre di più e diventa insostenibile. Il consumismo sanitario va peraltro ad impattare le categorie più fragili economicamente, ma anche culturalmente.<br />
Il compito delle professioni è quello di diventare la voce più forte a favore del SSN e del cittadino per individuare le prestazioni efficaci, tenendo presente che certa scienza può falsificare se stessa per autopromuoversi. Cause del consumismo sanitario sono la disinformazione e la cattiva comunicazione, la cultura diffusa del “diritto a tutto, subito e gratis” e i bisogni indotti dal mercato. Il “consumismo sanitario” si adopera per creare bisogni attraverso campagne di stampa, associazioni di malati, giornate nazionali, creazione di centri e associazioni scientifiche e produzione di numeri, dati e ricerche ad hoc. Il paziente talvolta chiede anche il superfluo perché lo ritiene un suo diritto. Si lamenta spesso impropriamente. C’è una aspettativa esagerata. Insegue il mito dell’eterna giovinezza e il miraggio di una vita eterna.<br />
L’industria della salute deve reclutare sempre più clienti che consumino pillole, che facciano esami, ricoveri, visite, interventi. Ed oltre ai malati vanno reclutati anche i sani! Il messaggio dei media è ormai esplicito: ognuno è a rischio, più o meno remoto, di ammalarsi, quindi anche i sani devono ricorrere all’industria della salute, e precocemente, trasformandosi così in malati. Il consumismo sanitario determina la fine della ricerca indipendente poiché i costi della ricerca sono elevati e non sostenibili dai governi ma solo dalle multinazionali con chiaro e spesso non dichiarato conflitto d’interesse. Il consumismo sanitario determina la crisi del servizio sanitario. Negli ospedali crollano le giornate di degenza ed esplode il numero dei medici che hanno complessivamente spostato la loro attività dalla cura alla diagnosi precoce o presunta tale. L’aumento delle liste di attesa è da attribuirsi al consumismo sanitario correlato a scarsamente utili check up e procedure di diagnosi precoce, come spesso avviene anche in campo oncologico; settore molto delicato per la presa emozionale sul cittadino. Il consumismo sanitario determina danni alla salute (da farmaci e da diagnostica), danni all’ambiente (da inquinamento con conseguenti danni alla salute!), disuguaglianze di accesso e utilizzo dei servizi assistenziali. E’ lo spreco che rende impossibile cure gratuite per tutti. Tagli obbligatori e malessere sociale sono effetti e non cause del fallimento di una sanità gratuita.<br />
Possibili proposte per contrastare il consumismo sanitario e difendere il servizio sanitario nazionale sono:</p>
<ul>
<li>Sviluppare la ricerca scientifica pubblica per valutare, secondo metodi scientifici, quali procedure devono essere mantenute e/o introdotte nella pratica clinica, assistenziale ed in ambito preventivo.</li>
</ul>
<ul>
<li> Potenziare la “vera” prevenzione primaria, la riduzione, cioè, dell’esposizione collettiva ai sempre più ubiquitari patogeni ambientali, attraverso una valutazione preventiva, pagata dall’industria, del rischio biologico connesso alle sostanze immesse nell’ambiente (REACh) e attraverso l’applicazione del Principio di Precauzione. Il Principio di Precauzione è un approccio alla gestione dei rischi che si esercita in una situazione d&#8217;incertezza scientifica, che reclama un&#8217;esigenza d&#8217;intervento di fronte ad un rischio potenzialmente grave, senza attendere i risultati della ricerca scientifica. Il principio contrasta l’atteggiamento di “stare a vedere cosa succederà prima di prendere provvedimenti” per non turbare interessi in gioco diversi da quelli di salute (Trattato Istitutivo dell’UE, art. 174, comma 2, Mastricht, 1992, e Conferenza ONU Ambiente e Sviluppo – Principio 15, Rio de Janeiro, 1992).</li>
</ul>
<ul>
<li> Assicurare la dichiarazione di eventuali conflitti di interessi da parte di ricercatori e consulenti. Chi utilizza il suo prestigio scientifico per esprimere un parere dovrebbe essere obbligato a pubblicizzare i propri legami economici e di carriera con lo sponsor. Il problema è ancora peggiore quando ad essere sponsorizzate sono le società scientifiche che scrivono le linee guida per un determinato campo medico.</li>
</ul>
<ul>
<li> Recuperare il senso civico dei cittadini che sono portatori sia di diritti che di doveri. Promuovere una nuova cultura della responsabilità condivisa. E’ necessario far capire che cosa c’è dietro ciascuna prestazione: quali siano i costi, i rischi e l’impatto ambientale.</li>
</ul>
<ul>
<li> Formare studenti che diventino medici responsabili, che prendano parte con impegno alle attività che contribuiscono alla salute e al benessere dell’intera comunità e dei suoi membri. I curricula universitari non rispondono ancora ai bisogni emergenti, in particolare non sono ben conosciute le correlazioni dei diversi livelli di salute con i determinanti di salute e cioè i fattori socio-economici, culturali e ambientali.</li>
</ul>
<ul>
<li> Fornire strumenti di conoscenza critica ai medici affinché possano decodificare le domande improprie che i cittadini e i malati presentano, essendo questi ultimi influenzati da un’informazione non sempre trasparente e obiettiva, riconoscendo che compito della professione è contribuire alle scelte attraverso l’individuazione delle priorità e la verifica delle linee guida nella pratica clinica.</li>
</ul>
<ul>
<li> Promuovere una cultura di “osservazione” nei confronti delle distorsioni del sistema. In particolare sollecitare la realizzazione di un osservatorio regionale sugli screening, composto anche da MMG, tenuto conto che la diagnosi precoce è un’importante area di criticità e sollecitare i comitati etici affinché tutti i protocolli di ricerca riportino, in maniera esplicita, veritiera e trasparente, la stima dei rischi (acuti, subacuti e a lungo termine- ad esempio connessi all&#8217;impiego di radiazioni ionizzanti) connessi agli esami proposti al paziente per motivi di studio e di ricerca.</li>
</ul>
<ul>
<li> Favorire l’affermarsi di fonti di informazione credibili, trasparenti e indipendenti (recuperare, per esempio, per quanto concerne la Regione Toscana, la pubblicazione indipendente “Riflessioni sui farmaci”).</li>
<li>Negoziare con i cittadini patti di salute etici ed efficaci, richiamando gli abusi, vigilando sull’appropriatezza delle prestazioni e denunciando apertamente il disease mongering, ovvero tutte quelle strategie che puntano ad aumentare il numero dei malati e di malattie con il solo scopo di allargare il mercato della salute.</li>
</ul>
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		<title>Barriere architettoniche</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[barriere architettoniche]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="miniyoutube"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="239" height="200" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/h2F4JwNoj64&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="239" height="200" src="http://www.youtube.com/v/h2F4JwNoj64&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p>Una società che non si preoccupa e si occupa degli individui in difficoltà non può in alcun modo definirsi civile ne tanto meno civilizzata. Per questo motivo credo che l&#8217;abbatimento totale delle barriere architettoniche dovrebbe essere una delle priorità nell&#8217;azione politica del nostro paese, un&#8217;azione che deve agire sia a livello infrastrutturale sia a livello culturale. Quando si parla di barriere architettoniche abitualmente si pensa alle persone in carrozzella, ma in realtà dovremmo pensare a tutti coloro che per un qualsiasi motivo hanno delle difficoltà  motorie o cognitive e quindi rivolgerci ad una multitudine di individui sia che essi abbiano degli handicap veri e propri oppure che siano in condizioni di difficoltà come ad esempio gli anziani, mamme con passeggino, etc.</p>
<p><span id="more-519"></span></p>
<p>Le nostre città, Ostuni in questo è un grande esempio, sono costruite tenendo fermi e ben presenti solo due aspetti: edifici e automobili. Tutto il resto è solo di contorno se non addirittura di fastidio: gli spazi verdi sempre pochi e sempre più piccoli sono spazi rubati a nuove costruzioni, i marciapiedi spazio sottratto ai parcheggi, i pedoni un ostacolo al traffico. E&#8217; venuto il momento di riconcettualizzare tutto questo e tornare a considerare quale fulcro della città la persona piuttosto che gli oggetti che questo possiede.</p>
<p>Muoversi senza auto ad Ostuni è una vero e proprio percorso ad ostacoli, i marciapiedi dove esistono sono stretti e spesso invasi da oggetti di ogni genere (pali, cestini, vasi, etc), anche un normalmente abile spesso è costretto ad andare in mezzo alla strada. Questa situazione non riguarda solamente le zone vecchie della città ma soprattutto le zone nuove ed anche quelle di recente realizzazione. Per citare due esempi, abbiamo Via Pola che non è nel centro storico,  non è  stretta ed  ha due marciapiedi di sufficiente larghezza spesso occupati da pali, cestini ed espositori dei commercianti e in diversi tratti è sprovvista degli obbligatori scivoli; oppure via Villafranca, quella che costeggia l&#8217;ospedale, il cui marciapiede è stato da poco rifatto. Marciapiede su cui si incontrano diversi pali e che è stato realizzato molto stretto per non sacrificare una decina di posti auto; auto che nel parcheggiare invadono coi loro cofani proprio il marciapiede andandolo a stringere ulteriormente. L&#8217;altro giorno nei pressi di Via Pisanelli ho visto uno scivolo per disabili, ben segnalato ma che al suo termine prevedeva uno scalino di circa 10 cm, se a tutto ciò aggiungete l&#8217;inciviltà di chi occupa a a vario titolo scivoli, passaggi pedonali, etc vi rendete conto della situazione disastrosa in cui ci si trova. E&#8217; vero in questi anni alcune cose sono state fatte, ma ben poco e se confrontato con ciò che si dovrebbe fare risulta il nulla.</p>
<p>Quindi cosa fare? Innanzitutto rivedere il regolamento che determina le caratteristiche dei marciapiedi in modo che tutto ciò che si fa da oggi in avanti sia a misura di tutte le persone (largezze adeguate, eliminazione scalini, scivoli in prossimità degli attraversamenti, divieto ad occupare i marciapiedi se lo spazio rimanente non dovesse risultare adeguato,etc), in secondo luogo stilare un piano per la ristrutturazione di tutti i marciapiedi esistenti per adeguarli al regolamento. Stesso discorso vale per tutti gli edifici e i locali pubblici. Per queste cose si devono reperire risorse e finanziamenti non per bretelle e strade che non servono a nessuno. Il tutto poi va monitorato continuamente per rilevare eventuali incongruenze o anomalie, interessante quello che ha fatto il comune di Ferrara che ha predisposto una pagina web ove qualunque cittadino può segnalare la presenza di barriere architettoniche che spesso non sono solo i marciapiedi, ma anche un cassonetto posto davanti ad uno scivolo (<a href="http://cta.comune.fe.it/segnalazione-di-barriere-architettoniche" target="_blank">link</a>).</p>
<p>Altro aspetto importante è l&#8217;assistenza a coloro che hanno necessità di abbatere le barriere architettoniche nella loro casa, assistenza non solo economica ma soprattutto logistica , magari con uno sportello (anche on line) ove reperire informazioni e supporto in tutte quelle pratiche necessarie e per poter usufruire delle realtive agevolazioni.</p>
<p>Infine occuparsi dell&#8217;aspetto culturale del problema, magari iniziando con le scuole con incontri ed iniziative sul tema. Perchè più che marciapiedi ed ostacoli vari quello che manca davvero è il rispetto verso i diversi.<br />
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		<title>Intenti e null&#8217;altro</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 06:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[centro solari]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Che la vicenda Solari, con i motivi che hanno portato alla sua chiusura ed il probabile futuro utilizzo non caritatevole della struttura, abbia caratteristiche morali e religiose indegne l&#8217;ho già affermato in un precedente post. Adesso, invece, vorrei concentrarmi sulla risposta che la società civile, almeno a mio avviso, avrebbe dovuto avere di fronte ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="miniyoutube"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="239" height="200" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Y6wk-cA42Zo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="239" height="200" src="http://www.youtube.com/v/Y6wk-cA42Zo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p>Che la vicenda Solari, con i motivi che hanno portato alla sua chiusura ed il probabile futuro utilizzo non caritatevole della struttura, abbia caratteristiche morali e religiose indegne l&#8217;ho già affermato in un precedente <a href="http://iapraliuecchie.it/2009/09/27/predicare-e-razzolare/" target="_blank">post</a>. Adesso, invece, vorrei concentrarmi sulla risposta che la società civile, almeno a mio avviso, avrebbe dovuto avere di fronte ad una situazione del genere.</p>
<p><span id="more-265"></span></p>
<p>Partirei da alcune considerazioni sul corteo organizzato dai lavoratori (sottolineo dai lavoratori) lo scorso 30 Settembre che purtroppo non ha visto una massiccia partecipazione. Pochi i cittadini che hanno sentito il bisogno di dire ad alta voce ad un istituto religioso che ha sacrificato sull&#8217;altare del DIO DENARO anziani bisognosi di assistenza ed il posto di lavoro di 20 persone: VERGOGNA !!! Assenti i rappresentanti delle forze politche, dell&#8217;associazionismo, dei movimenti culturali e di cittadinanza attiva che avrebbero dovuto stare al fianco di quei lavoratori che con coraggio hanno deciso di lottare, di protestare, di farsi sentire. Facile criticare quei lavoratori (vedi Telcom) che hanno subito gli eventi senza reagire, più difficile appoggiare ed aiutare dei lavoratori che con coraggio protestano. Lavoratori a cui va il mio elogio per la determinazione con cui stanno portando avanti la loro battaglia (il fatto che in maggioranza siano donne ha contribuito a questa determinazione?). Per dovere di cronaca va riferita la presenza del consigliere regionale Mita e del senatore Specchia.</p>
<p>Altre considerazioni vanno espresse in merito alla risposta istituzionale  a questa vergognosa situazione. Risposta che l&#8217;altra sera in occasione del consiglio comunale è stata ufficializzata: NULLA!!! A parte una dichiarazione di intenti a non modificare la destinazione d&#8217;uso dell&#8217;immobile e la volontà ad intraprendere una causa giudiziaria dai tempi ed esiti incerti (provvedimenti che non forniscono alcuna risposta al problema anziani e lavoratori) non c&#8217;è stato altro.</p>
<p>Se è vero che il comune non ha armi a disposizione per affrontare casi di licenziamenti e perdita occupazionale è altrettanto vero che ha sia i mezzi sia il dovere di affrontare l&#8217;altro problema di questa vicenda: l&#8217;assistenza agli anziani. Come sostenuto da molti, la chiusura di questo centro  è un danno per tutta la citta, venendo a mancare l&#8217;erogazione di un servizio importantissimo sempre più richiesto. E chi, se non il comune, dovrebbe impegnarsi per garantire questo essenziale servizio? Ed ecco allora che ieri il consiglio comunale ha perso l&#8217;occasione (forse l&#8217;ennesima) per svolgere il proprio dovere e quindi fornire adeguate risposte alla cittadinanza.</p>
<p>Mi domanderete: e che poteva fare? Rispondo. Ogni problema va analizzato nelle sue caratteristiche ed in questo caso noi abbiamo da una parte una città con persone anziane che necessitano di assistenza e dall&#8217;altra delle persone con le capacità e le professionalità in grado di assolvere a questo bisogno. Quindi perchè non far incontrare richiesta ed offerta? Perchè non organizzare un efficiente servizio di assistenza domiciliare integrata in considerazione del fatto che tale tipo di attività, come risulta da numerosi studi ed esempi, + più efficace ed efficiente di quella svolta presso strutture protette? I benefici derivanti da questo tipo di assistenza sono di assoluto valore: permanenza nella propria abitazione e nel proprio ambiente familiare e sociale della persona conservando la propria autonomia di vita, miglioramento e mantenimento di relazioni significative e produttive tra la persona e l’ambiente che lo circonda (familiare, comunicativo, culturale, educativo, ecc.), rafforzamento dell’autostima della persona in stato di disagio, superamento delle condizioni di emarginazione del singolo e della famiglia in stato di bisogno, continuità di cura e riabilitazione, diminuzione dei ricoveri impropri in ospedale, in R.S.A. o in cliniche a lunga degenza (con conseguenti risparmi economici a carico della collettività), miglioramento della qualità della vita del malato cronico e terminale, sostegno psicologico e assistenza al bisognoso e alla sua famiglia.</p>
<p>Mi si dirà: bravo, ma le risorse economiche necessarie dove le troviamo? Rispondo. Qui andrebbe analizzato a fondo come i soldi pubblici vengono utilizzati. Io penso che il buon senso imporrebbe un utilizzo mirato prioritariamente a servizi al cittadino ed in particolare ai servizi essenziali ai più bisognosi. Come giudichereste un padre che non fornisce ai propri figli il necessario per proteggersi dal freddo e poi spende e spande in attività ludiche (partite di calcio e spettacoli)? Allo stesso modo dovreste giudicare un amministrazione comunale che spende migliaia di euro in concerti a pagamento, trasferte della squadra di calcio, etc, e poi non ha risorse per offrire un essenziale ed efficiente servizio di assistenza agli anziani.<br />
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		<title>Predicare e razzolare</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 20:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[carità]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;La Chiesa predica bene invitando gli imprenditori a salvaguradare i lavoratori e le loro famiglie ma razzola male licenziando 20 dipendenti&#8220;. Questo il testo del volantino che i dipendenti del centro per anziani Solari di Ostuni che da alcuni giorni stazionano con alcuni striscioni davanti al comune stanno distribuendo e che stamani hanno consegnato anche [...]]]></description>
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<p>&#8220;<em><strong>La Chiesa predica bene invitando gli imprenditori a salvaguradare i lavoratori e le loro famiglie ma razzola male licenziando 20 dipendenti</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Questo il testo del volantino che i dipendenti del centro per anziani Solari di Ostuni che da alcuni giorni stazionano con alcuni striscioni davanti al comune stanno distribuendo e che stamani hanno consegnato anche al Vescovo di Brindisi occasionalmente ad Ostuni. Il tutto nasce dalla decisione assunta dall&#8217;istituto religioso &#8220;Suore Maestre di Santa Dorotea figlie dei Sacri cuori&#8221; di Vicenza di chiudere il centro che da  alcuni decenni gestiscono. Oggi sono andato ad esprimere la mia solidarietà ai dipendenti che stazionano davanti al comune, nel video le loro considerazioni.</p>
<p>Il caso Solari però non è solo una questione di licenziamenti ed ha delle particolarità che vanno evidenziate, non essendo una comune fabbrica gestita da un &#8220;padrone&#8221;, ma bensì una casa di riposo per anziani gestita da un ordine religioso <span id="more-229"></span>e la sua chiusura non può che avere notevoli effetti sulla sfera emotiva degli ospiti. Sono infatti innegabili tali tipi di risvolti negli anziani qualora costretti ad abbandonare la loro abituale dimora nonché le persone con cui condividono le loro giornate, siano essi altri ospiti oppure il personale di assistenza. Chi opera in questi settori sa bene che problematiche del genere si verificano pesantemente anche nei casi in cui un anziano viene sballottolato dalla casa di un figlio a quella di un altro. Figuratevi il trauma che si può generare in questo caso dove gli anziani ospiti sono costretti ad andare in strutture sconosciute assistiti da persone nuove e quindi completamente estranee.</p>
<p>Un altro aspetto che vale la pena di approfondire è quello riguardante le motivazioni che sono alla base della chiusura del centro e per poterle analizzare come si deve è necessario tornare indietro nel tempo. Era il 1967 quando il Cav. Solari, un cittadino Ostunese evidentemente benestante, magari uno di quelli di una volta, di quelli che oggi non sò se ne esistono ancora, uno di quelli che pensa: ho una sacco di soldi e di proprietà, molti di più di quelli che posso consumare nel giro di tre vite, se ne dono una parte non mi cambia la vita, e decise appunto di <strong>DONARE</strong> un immobile situato in una magnifica zona a chi potesse utilizzarlo a fini cairtatevoli per assistere le persone anziane e trovò per questa missione la disponibilità di un istituto religioso. E chi meglio dei religiosi potrà mai incarnare al meglio lo spirito caritatevole? Avrà pensato il fu cavaliere.</p>
<p>Negli anni però questo istituto religioso ha assistito ad un considerevole calo delle vocazioni così le anziane suore che se ne andavano non potevano essere sostituite con nuove leve, sino ad arrivare ai nostri tempi in cui l&#8217;esiguo numero di suore rimaste di fatto impedisce loro di continuare la gestione del centro e di poter proseguire l&#8217;opera caritatevole. Quale l&#8217;immediata decisione delle suore? <strong>CHIUDERE!!!</strong> Ed è qui che la missione caritatevole delle suore raggiunge il suo culmine. Si perchè a notizia ufficiale il comune di Ostuni si propone quale gestore del centro assumendosi altresì gli oneri per la ristrutturazione ed ammodernamento della struttura eventualmente necessaria. La risposta dell&#8217;ordine religioso non è negativa, ma fanno sapere all&#8217;Ente locale che il centro potrà essere ceduto dopo il pagamento di un adeguata somma in denaro: <strong>4 MILIONI DI EURO!!!</strong>.</p>
<p>Capite, chiedono al comune 4 milioni di euro, una cifra da far arricciare le ciglia pure ad un ricco imprenditore, figurarsi ad un ente locale sempre alle prese col reperimento di risorse. Avessero risposto: non dite cazzate! sarebbero state poco educate ma sicuramente più schiette. Va da se che con una richiesta del genere le volonta e lo spirito del cav. Solari, è proprio il caso di dirlo, va a farsi benedire. Sempre ammesso che si riuscisse a trovare un compratore, un qualcuno disposto ad investirci una cifra simile difficilmente la utilizzerebbe per opere caritatevoli.</p>
<p>La mia personale opinione è che l&#8217;esosa richiesta serva solo a far passare del tempo. Infatti è difficile al momento che qualcuno si proponga per l&#8217;acquisto, considerando anche che la struttura presenta dei vincoli d&#8217;uso ancora per alcuni anni. Ma una volta calmate le acque, quando la vicenda sarà finita nel dimenticatoio non mi meraviglierei se l&#8217;opera caritatevole si trasformasse in un residence o un bel centro benessere. Vorrei anche ricordare i miliardi di euro, tra benefici e 8X1000, che la Chiesa incassa annualmente dallo stato Italiano (dalle nostre tasse) per completare il giudizio morale e religioso su questa situazione.</p>
<p>Vi invito a copiare il testo qui sotto ed inviarlo via mail all&#8217;arcivesvo di Ostuni &#8211; Brindisi a questa mail <a href="mailto:arcivescovo@diocesibrindisiostuni.it">arcivescovo@diocesibrindisiostuni.it</a></p>
<p><em>Caro Arcivescovo le chiedo di operare affinché il Centro Residenziale per Anziani Solari di Ostuni non cessi la propria attività e di adoperarsi affinché venga accettata la proposta del Comune di Ostuni che si è offerto per proseguire l&#8217;attività. Questo allo scopo di preservare le volontà del fu Cav Solari che tant&#8217;anni fa ha donato la struttura perchè venisse adoperata a fini caritatevoli nonchè tutelare il posto di lavoro dei dipendenti del centro e continuare a garantire agli anziani del territorio un  servizio di grande utilità e prestigio.</em></p>
<p><em>Distinti saluti, [il vostro nome]</em><br />
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