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Archive for assistenza

giu
22

Allarme ospedali

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Questi giorni abbiamo letto numerose dichiarazioni dei politici pugliesi in merito alla paventata ipotesi della chiusura di alcuni ospedali. Chi da la colpa al governo ed ai tagli previsti nella manovra finanziaria, chi  attribuisce la responsabilità alla giunta regionale e chi, invece, indica gli ospedali da chiudere al posto di quello del proprio comune. Nessuno naturalmente entra nel dettaglio della problematica o indica proposte per un servizio sanitario efficente e sostenibile economicamente.

Appena ho letto le varie dichiarazioni, in particolare quelle di Vendola e di Tanzarella,  mi è  subito venuta in mente una semplice domanda che naturalmente nessuno tra i  giornalisti, sempre bravi a riportare fedelmente le dichiarazioni del potente di turno, si è permesso di fare: ma voi in questi anni di governo che cosa avete fatto per rendere gli ospedali superflui ed inutili? Già superflui ed inutili. Può sembrare assurdo ad un primo approccio questa dichiarazione, ma chiunque abbia un minimo di esperienza in campo sanitario ed è libero da personali “interessi”, non avrebbe nessuna difficoltà ad ammettere che la maggior parte delle prestazioni che si svolgono in ambito ospedaliero potrebbero essere svolte in altro luogo.

Il cittadino infatti, a causa di deficenze strutturali del servizio sanitario, di fronte ad una problematica di tipo sanitario altro non può fare che rivolgersi alle strutture ospedaliere che, essendo le uniche strutture in grado di dare risposte più o meno adeguate, altro non possono fare che rispondere per quanto possono alla richiesta del cittadino. Tutto ciò porta ad avere necessità di numerosi ospedali che però erogano servizi e cure che potrebbero essere svolte in altro luogo, al domicilio ad esempio, con cospiqui risparmi economici. Ma per fare ciò serve che siano attivati quei servizi domiciliari ad alta efficenza in grado di garantire a tutti le cure e l’assistenza  necessaria. Ed è sicuramente in questo ambito che Governatore e Sindaco sono stati finora completamente assenti, se così non fosse stato la chiusura di alcuni ospedali oggi non costituirebbe alcun problema se non per qualche poltrona di direttore in meno (ma forse è per questo che si lamentano).

L’ospedale dovrebbe essere utilizzato solo ed esclusivamente per prestazioni di alta specializzazione, per la diagnosi e per la gestione delle emergenze mediche e traumatiche. Invece oggi la maggior parte dei reparti ospedalieri sono pieni di persone che hanno già una diagnosi, generalmente una malattia cronica degenerativa, la cui unica necessità è la somministrazione della terapia, sia essa endovenosa o per via orale. Ma serve un ospedale per un paio di flebo al giorno o per assumere qualche pastiglia? Non è forse meglio anche per il paziente stesso che queste prestazioni vengano erogate direttamente al domicilio, evitando così anche tutte quelle complicanze che spesso si acquisicono proprio in ambito ospedaliero. E se l’ospedale deve essere un polo di alta specializzazione che senso ha avere ospedali come quelli di Fasano, Ostuni, Ceglie Messapica, Mesagne e San Pietro dotati solamente di reparti e servizi standard che spesso, per risparmiare sul personale, non hanno personale presente ma disponible su richiesta (reperibile)?

Di soluzioni ce ne sono diverse, ma l’unica cosa sicura è la necessità di avviare un  servizio di assitenza domiciliare professionale ed efficiente, si potrebbe anche istituire, come già fatto in diversi paesi europei, l’infermiere di famiglia o studi infermieristici di quartiere da affiancare ai medici di famiglia. Continuare a non affrontare di petto la problematica come hanno fatto fino ad ora coloro che oggi si lamentano tramite i giornali, porterà ad un crash del sistema che causerà la chiusura di tutti gli ospedali e non solo di alcuni.

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Categories : Salute/Medicina
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mar
22

Consumismo sanitario

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Uno degli argomenti principe di questa campagna elettorale è sicuramente il sistema sanitario che come tutti ripetono impegna praticamente quasi l’80% del bilancio delle Regioni; tutti propongono la loro ricetta per un servizio efficente, anche chi ha già governato senza risolvere gran che. Nessuno però affronta il problema alla sua radice (consumismo sanitario) e questo inevitabilmente porterà al fallimento economico ed organizzativo del sistema, anche del meglio organizzato. Oggi si cura, si indaga, si diagnostica di tutto, anche ciò che non è malattia. E se poi sei malato controlli periodi, visite specialistiche, esami di laboratorio e strumentali (meglio se ad alta tecnologia) sono all’ordine del giorno. Non molto tempo fa da un inchiesta de L’Espresso si evinceva che il 75% delle prestazioni erano inutili, ma della tematica nessuno si è preoccupato e da allora si è avuto un incremento esponenziale proprio di queste inutili prestazioni. Sostenibilità è un termine che va assolutamente introdotto anche in ambito sanitario altrimenti le future gnerazioni dovranno fare i conti con i conti e permettersi le cure solo se avranno la necessaria copertura economica.

Da alcuni anni si sta intensificando un fenomeno che può essere definito come “Consumismo Sanitario”, cioè uso di prestazioni sanitarie in assenza di chiare indicazioni. Questo fenomeno si muove con le logiche del marketing ed i meccanismi del “consumismo” in generale e tratta la salute come una merce di consumo. Il consumismo interessa, in primo luogo, e forse con maggiori giustificazioni, il settore privato, ma anche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non ne è esente. Il SSN è un sistema che risponde ai criteri di universalità, solidarietà ed equità. Le statistiche dimostrano che dove c’è un SSN pubblico la salute è maggiore. Questa non può essere considerata merce e il Servizio Sanitario non può essere finalizzato al profitto: è un servizio etico il cui valore è la salute. Il mercato è diverso: c’è conflitto tra chi ha per obiettivo il profitto (privato) e chi la salute (SSN). La sanità deve essere governata dalla struttura pubblica, se non altro per motivi etici senza sprechi, tenuto anche conto che le risorse sono limitate, e con obiettivi di appropriatezza di intervento.

La solidarietà non può comprendere tutto: il necessario e il superfluo. Si tratta di avere un sistema che individui quali sono le prestazioni efficaci e appropriate e le priorità che indirizzino le allocazioni delle risorse. Al di fuori di questi criteri, l’uso eccessivo delle prestazioni non solo fa spendere, ma spesso non serve, e talvolta può essere dannoso per la salute stessa del cittadino. La moderna medicina spreca immense risorse per esami inutili e terapie inappropriate: questa è la ragione vera per la quale la sanità costa sempre di più e diventa insostenibile. Il consumismo sanitario va peraltro ad impattare le categorie più fragili economicamente, ma anche culturalmente.
Il compito delle professioni è quello di diventare la voce più forte a favore del SSN e del cittadino per individuare le prestazioni efficaci, tenendo presente che certa scienza può falsificare se stessa per autopromuoversi. Cause del consumismo sanitario sono la disinformazione e la cattiva comunicazione, la cultura diffusa del “diritto a tutto, subito e gratis” e i bisogni indotti dal mercato. Il “consumismo sanitario” si adopera per creare bisogni attraverso campagne di stampa, associazioni di malati, giornate nazionali, creazione di centri e associazioni scientifiche e produzione di numeri, dati e ricerche ad hoc. Il paziente talvolta chiede anche il superfluo perché lo ritiene un suo diritto. Si lamenta spesso impropriamente. C’è una aspettativa esagerata. Insegue il mito dell’eterna giovinezza e il miraggio di una vita eterna.
L’industria della salute deve reclutare sempre più clienti che consumino pillole, che facciano esami, ricoveri, visite, interventi. Ed oltre ai malati vanno reclutati anche i sani! Il messaggio dei media è ormai esplicito: ognuno è a rischio, più o meno remoto, di ammalarsi, quindi anche i sani devono ricorrere all’industria della salute, e precocemente, trasformandosi così in malati. Il consumismo sanitario determina la fine della ricerca indipendente poiché i costi della ricerca sono elevati e non sostenibili dai governi ma solo dalle multinazionali con chiaro e spesso non dichiarato conflitto d’interesse. Il consumismo sanitario determina la crisi del servizio sanitario. Negli ospedali crollano le giornate di degenza ed esplode il numero dei medici che hanno complessivamente spostato la loro attività dalla cura alla diagnosi precoce o presunta tale. L’aumento delle liste di attesa è da attribuirsi al consumismo sanitario correlato a scarsamente utili check up e procedure di diagnosi precoce, come spesso avviene anche in campo oncologico; settore molto delicato per la presa emozionale sul cittadino. Il consumismo sanitario determina danni alla salute (da farmaci e da diagnostica), danni all’ambiente (da inquinamento con conseguenti danni alla salute!), disuguaglianze di accesso e utilizzo dei servizi assistenziali. E’ lo spreco che rende impossibile cure gratuite per tutti. Tagli obbligatori e malessere sociale sono effetti e non cause del fallimento di una sanità gratuita.
Possibili proposte per contrastare il consumismo sanitario e difendere il servizio sanitario nazionale sono:

  • Sviluppare la ricerca scientifica pubblica per valutare, secondo metodi scientifici, quali procedure devono essere mantenute e/o introdotte nella pratica clinica, assistenziale ed in ambito preventivo.
  • Potenziare la “vera” prevenzione primaria, la riduzione, cioè, dell’esposizione collettiva ai sempre più ubiquitari patogeni ambientali, attraverso una valutazione preventiva, pagata dall’industria, del rischio biologico connesso alle sostanze immesse nell’ambiente (REACh) e attraverso l’applicazione del Principio di Precauzione. Il Principio di Precauzione è un approccio alla gestione dei rischi che si esercita in una situazione d’incertezza scientifica, che reclama un’esigenza d’intervento di fronte ad un rischio potenzialmente grave, senza attendere i risultati della ricerca scientifica. Il principio contrasta l’atteggiamento di “stare a vedere cosa succederà prima di prendere provvedimenti” per non turbare interessi in gioco diversi da quelli di salute (Trattato Istitutivo dell’UE, art. 174, comma 2, Mastricht, 1992, e Conferenza ONU Ambiente e Sviluppo – Principio 15, Rio de Janeiro, 1992).
  • Assicurare la dichiarazione di eventuali conflitti di interessi da parte di ricercatori e consulenti. Chi utilizza il suo prestigio scientifico per esprimere un parere dovrebbe essere obbligato a pubblicizzare i propri legami economici e di carriera con lo sponsor. Il problema è ancora peggiore quando ad essere sponsorizzate sono le società scientifiche che scrivono le linee guida per un determinato campo medico.
  • Recuperare il senso civico dei cittadini che sono portatori sia di diritti che di doveri. Promuovere una nuova cultura della responsabilità condivisa. E’ necessario far capire che cosa c’è dietro ciascuna prestazione: quali siano i costi, i rischi e l’impatto ambientale.
  • Formare studenti che diventino medici responsabili, che prendano parte con impegno alle attività che contribuiscono alla salute e al benessere dell’intera comunità e dei suoi membri. I curricula universitari non rispondono ancora ai bisogni emergenti, in particolare non sono ben conosciute le correlazioni dei diversi livelli di salute con i determinanti di salute e cioè i fattori socio-economici, culturali e ambientali.
  • Fornire strumenti di conoscenza critica ai medici affinché possano decodificare le domande improprie che i cittadini e i malati presentano, essendo questi ultimi influenzati da un’informazione non sempre trasparente e obiettiva, riconoscendo che compito della professione è contribuire alle scelte attraverso l’individuazione delle priorità e la verifica delle linee guida nella pratica clinica.
  • Promuovere una cultura di “osservazione” nei confronti delle distorsioni del sistema. In particolare sollecitare la realizzazione di un osservatorio regionale sugli screening, composto anche da MMG, tenuto conto che la diagnosi precoce è un’importante area di criticità e sollecitare i comitati etici affinché tutti i protocolli di ricerca riportino, in maniera esplicita, veritiera e trasparente, la stima dei rischi (acuti, subacuti e a lungo termine- ad esempio connessi all’impiego di radiazioni ionizzanti) connessi agli esami proposti al paziente per motivi di studio e di ricerca.
  • Favorire l’affermarsi di fonti di informazione credibili, trasparenti e indipendenti (recuperare, per esempio, per quanto concerne la Regione Toscana, la pubblicazione indipendente “Riflessioni sui farmaci”).
  • Negoziare con i cittadini patti di salute etici ed efficaci, richiamando gli abusi, vigilando sull’appropriatezza delle prestazioni e denunciando apertamente il disease mongering, ovvero tutte quelle strategie che puntano ad aumentare il numero dei malati e di malattie con il solo scopo di allargare il mercato della salute.
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nov
03

Barriere architettoniche

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Una società che non si preoccupa e si occupa degli individui in difficoltà non può in alcun modo definirsi civile ne tanto meno civilizzata. Per questo motivo credo che l’abbatimento totale delle barriere architettoniche dovrebbe essere una delle priorità nell’azione politica del nostro paese, un’azione che deve agire sia a livello infrastrutturale sia a livello culturale. Quando si parla di barriere architettoniche abitualmente si pensa alle persone in carrozzella, ma in realtà dovremmo pensare a tutti coloro che per un qualsiasi motivo hanno delle difficoltà  motorie o cognitive e quindi rivolgerci ad una multitudine di individui sia che essi abbiano degli handicap veri e propri oppure che siano in condizioni di difficoltà come ad esempio gli anziani, mamme con passeggino, etc.

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Categories : Politica
Comments (0)
ott
03

Intenti e null’altro

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Che la vicenda Solari, con i motivi che hanno portato alla sua chiusura ed il probabile futuro utilizzo non caritatevole della struttura, abbia caratteristiche morali e religiose indegne l’ho già affermato in un precedente post. Adesso, invece, vorrei concentrarmi sulla risposta che la società civile, almeno a mio avviso, avrebbe dovuto avere di fronte ad una situazione del genere.

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Categories : Politica
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set
27

Predicare e razzolare

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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La Chiesa predica bene invitando gli imprenditori a salvaguradare i lavoratori e le loro famiglie ma razzola male licenziando 20 dipendenti“.

Questo il testo del volantino che i dipendenti del centro per anziani Solari di Ostuni che da alcuni giorni stazionano con alcuni striscioni davanti al comune stanno distribuendo e che stamani hanno consegnato anche al Vescovo di Brindisi occasionalmente ad Ostuni. Il tutto nasce dalla decisione assunta dall’istituto religioso “Suore Maestre di Santa Dorotea figlie dei Sacri cuori” di Vicenza di chiudere il centro che da  alcuni decenni gestiscono. Oggi sono andato ad esprimere la mia solidarietà ai dipendenti che stazionano davanti al comune, nel video le loro considerazioni.

Il caso Solari però non è solo una questione di licenziamenti ed ha delle particolarità che vanno evidenziate, non essendo una comune fabbrica gestita da un “padrone”, ma bensì una casa di riposo per anziani gestita da un ordine religioso Read More→

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