Archive for agricoltura
Nonostante la ricca diversità di cibo che si trova nel mondo, un quarto della popolazione sta morendo di fame. Oggi la fame è un problema di massa in molte parti dell’Africa, dell’Asia e del Sud America e il futuro non promette nulla di buono. La popolazione globale ha una tendenza di crescita di 90 milioni per anno per i prossimi 40 anni e i più recenti studi prevedono gravi carestie globali che condurranno alla fame su una scala senza precedenti. Questa miseria è un risultato diretto della nostra brama di mangiare carne. I bambini nel mondo sottosviluppato muoiono di fame in prossimità di campi coltivati ad alimenti destinati all’esportazione come foraggi per gli animali, per supportare la civiltà “affamate di carne” del mondo ricco. Mentre milioni di esseri umani muoiono, più di un terzo della produzione di cereali del mondo e metà della produzione di pesce sono impiegati per alimentare gli animali nei paesi ricchi .
Ti potrebbero interessare anche:
Negli ultimi anni ad Ostuni sono nati moltissimi asili nido tutti rigorosamente in spazi ristretti e chiusi tra quattro mura. Non parliamo poi delle scuole materne in strutture perfettamente idonee a crescere dei minitopi d’ufficio. Eppure da queste parti non sarebbe difficile realizzare qualcosa di diverso come quello descritto nel riquadro qua sotto. Quando si dice “inventarsi un lavoro” o “aiutare l’agricoltura”.
Più di tre genitori su quattro sognano di far crescere i propri figli in un agriasilo: un ambiente semplice, familiare e naturale dove giocare all’aria aperta con piante e animali e gustare merende e colazioni genuine. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Swg realizzata in occasione di ‘Far crescere il futuro’, l’evento organizzato a Palazzo Rospigliosi da Donne Impresa della Coldiretti per presentare la pù’ rivoluzionaria innovazione nei processi formativi e di crescita del talento introdotta in Italia per iniziativa di giovani imprenditrici agricole che hanno trasformato le proprie fattorie in asili grazie alle nuove normative.
“Si tratta di una concreta dimostrazione della modernità dell’attività agricola nella società contemporanea dove si avverte la necessità di ricostruire un rapporto con il mondo reale che è un patrimonio delle nostre imprese che sono impegnate a farlo conoscere anche con l’offerta di servizi innovativi resi possibili dalle nuove leggi sulla multifunzionalità”, ha detto il presidente di Coldiretti, Sergio Marini.
La rapida diffusione degli agriasilo è dimostrata dalle quasi cento iniziative in cantiere, molte delle quali si sono già trasformate in realtà in varie regioni, soprattutto Veneto, Piemonte, Trentino e Friuli.
Con il termine agrinido si intende una struttura di accoglienza all’interno di una azienda agricola per bambini fino a 3 anni di età mentre l’agriasilo coinvolge i piccoli dai 3 ai 6 anni. In base alla normativa vigente, che fissa il numero massimo di bambini in relazione alla metratura dei locali, si tratta spesso di piccole classi alle quali vengono garantite le appropriate cure quotidiane (pranzo, sonno, cambio) ma con più tempo all’aria aperta a contatto con la natura, in una sorta di palestra verde dove coltivare le piante, socializzare con gli animali, imparare a conoscere i ritmi della natura e i principi di una alimentazione sana.
Ti potrebbero interessare anche:
L’agricoltura da alcuni anni è in crisi profonda, una crisi strutturale, diffusa. Il comparto agroindustriale, nonostante le sue numerose criticità, fa notizia solo in caso di rialzi ingiustificati dei prezzi, di scioperi degli agricoltori o per i numerosi scandali legati ai suoi prodotti: mucca pazza, cibo alla diossina, olio adulterato, vino sofisticato, carne agli ormoni, OGM, in un preoccupante susseguirsi di disastri alimentari.
Da alcuni anni siamo in presenza di un preoccupante calo dei prezzi alla produzione a cui corrisponde una esplosione dei prezzo dal campo alla tavola. Chi acquista un chilogrammo di pesche paga in media un prezzo del 200-400% in più rispetto al prezzo pagato all’agricoltore.Nel maggio del 2009 una pesca di varietà Rich May o una nettarina Rita star venivano pagate all’agricoltore € 0,45 centesimi e rivendute sui banchi della Grande Distribuzione a € 3,98 e € 2,79 con un rincaro del 784% e del 633%.In Italia il prezzo dei prodotti agricoli è determinto dalla Grande Distribuzione Organizzata che controlla il 70% delle vendite.
Il reddito derivante dalle attività agricole è sistematicamente inferiore alla media dei settori extragricoli e la sopravvivenza delle famiglie che vivono di agricoltura dipende da redditi extra aziendali, come i sussidi di disoccupazione.Ogni giorno in Europa chiudono 600 aziende agricole e nei prossimi 4 anni 750 mila lavoratori agricoli rischiano di scomparire.Nel 2009 a San Ferdinando di Puglia le pesche sono state pagate agli agricoltori in media 33 centesimi di euro al kg., a fronte di un costo di produzione che oscilla dai 36 ai 40 centesimi.La dinamica dei prezzi al ribasso ingenera un circolo perverso che spinge gli agricoltori a produrre al costo più basso possibile, con le conseguenze negative sulle qualità dei prodotti che questo comporta.
L’agricoltura non può essere ridotta a pura competizione sul mercato. La produzione di beni agroalimentari e la salvaguardia del territorio rurale hanno una funzione sociale che va tutelata. Ma la politica stenta a mettere i problemi dell’agricoltura al centro della propria agenda perché il settore agricolo impiega solo il 5% della popolazione e produce meno del 3% del PIL.
Nel 2001 la Legge costituzionale n. 3 consente ai Comuni di intervenire in materia di agricoltura rendendo possibile per il Sindaco autocertificare e garantire con un marchio di qualità i suoi prodotti, dicendo dove, chi, come a quale prezzo si produce.Il marchio comunale De.Co non è incompatibile con le denominazioni Europee IGP o DOP ed aprirebbe numerose opportunità di visibilità dei prodotti tipici.I mercati in futuro pretenderanno una qualità dei prodotti sempre maggiore. Oggi l’agricoltura produce molta quantità ma con che qualità? Negli ultimi 50 anni l’agricoltura convenzionale ha fatto un uso massiccio ed incontrollato di pesticidi con un forte impatto ambientale e deleteri effetti per la salute umana. Il consumatore ha il diritto di scegliere prodotti sicuri e privi di residui e l’agricoltore ha il dovere di fornirli. Nei consumatori è cresciuta la sensibilità verso i temi ecologici e la consapevolezza dei pericoli legati al consumo di cibo con presenza di residui. Il Dossier “Pesticidi nel piatto 2009” di Legambiente evidenzia che il 47% delle frutta consumata dagli italiani contiene uno o più residui di pesticidi. (dati: ARPA). L’agricoltura integrata è basata su un uso oculato dei prodotti chimici e su una maggiore attenzione alla qualità dei prodotti, alla salute dell’uomo e dell’ambiente. L’agricoltura integrata è un passaggio intermedio nel lento processo di evoluzione della pratica agricola verso la moderna agricoltura biologica. Ma c’è ancora molta strada da fare perché nella maggior parte dei casi l’agricoltura integrata non realizza nessuna diminuzione dei pesticidi di sintesi usati e si riduce ad un semplice elenco di pesticidi chimici ammessi. La Comunità Europea prevede dal 1 gennaio 2014 l’obbligo per le aziende agricole di applicare i principi della difesa integrata delle colture agricole. La parte più dinamica ed intraprendente del mondo agricolo si è organizzato per resistere alla crisi e al ruolo preponderante della Grande Distribuzione.
Negli ultimi anni si è registrata in Italia l’apertura di 500 Farmer market e mercati contadini, che rappresentano lo sbocco naturale per i produttori che vogliono tagliare le intermediazini inutili con la filiera corta e la vendita diretta. In questi anni in Italia si è avuta una grande diffusione dei Gruppi d’Acquisto Solidale o GAS con 600 gruppi sparsi in quasi tutte le regioni italiane. I gruppi d’Acquisto sono composti da consumatori attivi che per scelta etica decidono di dare risposte concrete alla crisi agricola e alla crisi ambientale, scegliendo un consumo più conforme a criteri ecologici e di equità sociale. I membri del GAS effettuano acquisti collettivi direttamente dai produttori di cibo locale, da agricoltura biologica e con imballaggio ridotto, da ridistribuire tra loro.L’agricoltura intensiva di quantità è giunta al capolinea. Sta nascendo un grande movimento contro la malalimentazione, una nuova coscienza nei produttori e nei consumatori che muove nella direzione dell’alta agricoltura e del consumo consapevole, rispettoso dell’uomo e dell’ambiente.Sta agli agricoltori e ai consumatori orientare le proprie scelte produttive e di consumo alla ricerca dell’alta qualità e dell’etica, dando forma ad un nuovo modello di società della decrescita e del benessere per tutti.
“Ditemi qual è l’agricoltura che praticate e vi dirò in che società vivete”. Francois Dufour
Ti potrebbero interessare anche:
Le scelte di politica energetica sono certamente un tema predominante in questa campagna elettorale solo che a sentir parlare certi candidati mi viene il dubbio che le idee non siano del tutto chiare, comprensibili e soprattutto condivisibili.
Ma andiamo con ordine e parliamo subito del Nucleare che viene sempre citato con al fianco la sequenza “nel nostro territorio”. Capisco bene che è una campagna elettorale per il governo delle Regioni ed è quindi doveroso fare riferimento al territorio per ogni argomento, quello che invece mi lascia un pò perplesso sono le motiviazioni che poi si espongono contro l’ipotesi nucleare. Puntando al No al nucleare nei nostri territori si passa il messaggio che questo tipo di centrali non vadano bene nella nostra regione perchè è già abbastanza inquinata, perchè in contrasto con le vocazioni turistiche ed agricole su cui si è molto investito in questi ultimi anni o perchè gia produciamo molta più energia di quella che consumiamo. In realtà di motivi per contrastare il nucleare ce ne sono molti e nessuno è vincolato ad un determinato territorio: è poco efficiente, è economicamente svantaggioso, l’uranio è scarso e presente solo in pochi paesi, nessuno ha ancora trovato una soluzione al problema delle scorie, non favorisce l’autonomia energetica mentre favorisce il conflitto tra nazioni, etc. Sarebbe opportuno far passare questi messaggi affinché sia l’Italia intera a rigettare questa nefasta ipotesi reintrodotta nonostante un referendum popolare lo aveva già vietato anni fa.
Un altra aspetto su cui bisogna fare attenzione sono i termini usati nei discorsi e nelle interviste. Diffidate di chi parla di energie pultite (molti sostengono che anche il nucleare e il carbone sono puliti), ma anche di chi parla di fonti alternative che non necessariamente sono quelle rinnovabili. Anche quando trovate qualcuno che parla di rinnovabili se potete cercate di capire cosa intende perchè le campagne elettorali sono come le campagne pubblicitarie e, anche se non lo vedete, nella maggior parte dei casi da qualche parte c’è sempre l’asterisco.
Infine vale la pena dire due parole sul fotovoltaico, in particolare su quello che viene realizzato nei terreni agricoli. Un problema serio che se non afrontato con lungimiranza, serietà e competenza poterà irreparabili conseguenze alle future generazioni; migliaia di richieste per realizzare questo tipo di impianti sono state gia depositate nei vari uffici competenti. Dire che non si vogliono questi impianti sui terreni agricoli non vuol dire nulla così come non vuol dire nulla sostenere vincoli paesaggistici o di altro tipo per impedirli. Tutto ciò non ha alcun significato perchè non affronta i veri problemi della questione. In primis perchè gli agricoltori svendono i loro territori a questi speculatori? Forse perchè l’agricoltura è sempre più un attività che non rende e quindi gli agricoltori abbandonano i propri campi perchè non hanno alcuna convenienza a coltivarli. Quindi non è il fotovoltaico che uccide l’agricoltura ma semmai approfitta di questo settore agonizzante ormai in fase terminale e quindi forse sarebbe il caso di proporre politiche più idonee al vero problema invece che proporre i soliti e facili vincoli. Il secondo aspetto invece da prendere in seria considerazione sono gli incentivi a favore del fotovoltaico che invece di favorire i piccoli produttori, i privati e gli impianti sulle civili abitazioni, ha invece favorito i soliti speculatori. Forse facendo pressioni a livello centrale si potrebbe proporre delle modifiche legislative per rimediare a questi effetti.
In realtà si cavalcano questi temi col solo intento di vendere un prodotto: la loro elezione.
Ti potrebbero interessare anche:
E’ di Dicembre 2008 la pubblicazione del Rapporto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca sull’ambiente), organismo pubblico che si occupa tra l’altro di monitorare l’impatto sull’ambiente dei prodotti chimici usati dall’agricoltura. Secondo il rapporto il 57,3% delle acque superficiali (fiumi e laghi) sono contaminate da pesticidi, di cui il 36,6% oltre i limiti previsti per le acque potabili. Per quanto riguarda le falde sotterranee sono contaminate il 31,5% di quelle controllate.
Alcune sostanze sono mutagene o cancerogene, alcune interferenti endocrini, ovvero alterano l’equilibrio ormonale. Altre sono definite come persistenti bioaccumulatori tossici (Ptb), sostanze che si degradano lentamente nell’ambiente e si installano nel grasso umano e animale. Nel 17% delle acque è stata risontrata Atrazina, un famoso erbicida usatissimo in pianura padana, vietato 17 anni fa, ma ancora, come si vede, presente, a dimostrazione che l’ambiente fatica a metabolizzare 50-60 anni di pesticidi.









































