Archive for acqua pubblica
Mentre da un lato continuano a giustificare la loro esistenza politica con la storia del consenso e della sovranità popolare, dall’altro cercano con tutte le loro forze (imbrogliando naturalmente visto che altro non sanno fare) di impedire che il popolo si esprima su dei temi fondamentali per il futuro del nostro paese. Con la complicità di media e pennivendoli vari la campagna pollicitaria è già comiciata, obbiettivo evitare che al referendum del 12 e 13 Giugno si raggiunga il quorum e di conseguenza che il popolo sovrano si esprima.
Se la maggioranza si sta fortemente impegnando per raggiungere lo scopo, l’opposizione non sta certo a guardare. Già perchè è bene ricordare che il primo passo fatto in questa direzione è stato il non accorpare i referendum alle elezioni amministrative cosa che, oltre a far risparmiare alle sempre esigue casse dello stato 300 milioni di euro, avrebbe messo seriamente a rischio il raggiungimento dei loro obbiettivi. In tale decisione assunta per un solo voto di scarto, determinante è stata l’assenza di diversi esponenti dell’opposizione. Anche loro, come i compari del PdL, adesso sono in piena campagna pollicitaria e mentre invitano i cittadini ad andare a votare contro il nucleare sperano nel non raggiungimento del quorum che gli lascierebbe la strada aperta verso il nucleare di “prossima generazione” (come lo definiscono D’Alema e Bersani) e la privatizzazione dell’acqua.
Non serve certo che io vi descriva nel dettaglio le balle che i media continuano a vomitare dai loro schermi e dalle loro pagine, personaggi sicuramente più competenti ed autoroveli del sottoscritto lo hanno già esaustivamente fatto e ne potete trovare numerose tracce in rete. Certo è che gli appuntamenti elettorali di maggio e giugno sono un opportunità che i cittadini non devono farsi scappare. Oltre ai referendum per evitare che l’acqua (fonte di vita) venga traformata in merce e sottoposta alle regole del mercato degli speculatori, per bloccare definitivamente le politiche nucleariste dei nostri scellerati governanati e per riaffermare il sacrosanto principio della legge uguale per tutti fondamento base di una qualsivoglia società civile, in numerosi comuni italiani ci sarà la possibilità di votare per le liste 5 stelle l’unica possibilità per uscire da questo cunnubio maggioranza-opposizione, PdL-PdmenoL. Liste civiche formate da comuni cittadini, tutti incensurati, in grandi comuni quali Bologna, Milano, Torino e Napoli, ma anche in numerosissimi piccoli comuni sparsi su tutto il territorio nazionale come la splendida Nardò nel Salento per citare quella più vicina alla città bianca. A breve su questo sito sarà disponibile l’elenco di tutte le liste con i vari link di riferimento per approfondire i loro programmi e per qualsiasi altra informazione.
Vi diranno che queste liste non sono diverse da tutte le altre, che una volta eletti faranno le stesse cose che da tempo fanno gli altri. Nessuno vi dirà che sino ad ora le cose si sono dimostrate diverse. Qualche esempio? Subito. Il moVimento 5 stelle è contro il finanziamento pubblico dei partiti (miliardi di euro all’anno che oggi percepiscono persino i partiti che non sono più in parlamento) ed ha rinunciato a 1 milione e 700 mila euro, una bella cifra no? Il moVimento 5 stelle è per una politica non soggiogata dal denaro ed i consiglieri regionali sino ad ora eletti (in media 12 mila euro al mese) si sono autoridotti lo stipendio a 2.500 euro mensili. Il moVimento 5 stelle è per l’abolizione delle provincie e quindi non partecipa a nessuna elezione provinciale. Per il moVimento 5 stelle l’impegno politico istituzionale deve essere svolto per un tempo limitato e quindi nessun rappresentante può svolgere più di due mandati, è contrario ai doppi incarichi quindi nessun rappresentante già eletto in altre istituzioni è candidato alle prossime elezioni amministrative. Per il moVimento 5 stelle gli eletti sono solo dei rappresentanti e come tali devono semestralmente relazionare sul loro operato e rimettere il proprio mandato nelle mani dei rappresentati. Il moVimento 5 stelle non ha leader ma solo dei portavoce.
Che altro aggiungere, aprite li uecchie e non fatevi fottere.
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Ostuni 25 Marzo consiglio comunale, in discussione per la prima volta nella storia di questo comune una proposta di deliberazione di iniziativa popolare, argomento acqua bene comune senza rilevanza economica. Un cittadino accende la sua videocamera, vuole testimoniare con un filmato questo momento storico sia da un punto di vista democratico sia per l’argomento trattato, ma il regolamento lo vieta ed ecco che il presidente del consiglio, garante a giorni alterni delle regole, chiede l’immediato spegnimento dell’occhio elettronico. Doverosamente il cittadino si è sottomesso alle regole, perchè è così che si fa, le regole si rispettano, si possono criticare e ci si può impegnare per modificarle, ma comunque si rispettano. Stessa cosa dovrebbe fare proprio il presidente del consiglio comunale (20 mila euro annui). Va, infatti ricordato che la proposta d’iniziativa popolare in questione, in base alle regole vigenti comprese quelle indicate nello statuto, avrebbe dovuto essere discussa già diversi mesi fa, ma evidentemente questa regola è sfuggita al “caro” concittadino tant’è che ci sono voluti diversi solleciti, l’intervento del difensore civico e la minaccia di far intervenire il Prefetto affinché la proposta fosse discussa e sottoposta a votazione.
Ma al “caro” presidente non poteva sfuggire l’occhio indiscreto del cittadino e la ferrea regola che vieta le videoriprese durante il consiglio comunale, se non altro perchè il primo cittadino Tarzanella ha fatto notare la presenza di SPIE. Già, ha utilizzato proprio il vocabolo SPIE. Ma cos’è una spia? Secondo il vocabolario della lingua italiana la spia è “un agente incaricato di fare spionaggio” ovvero “ottenere segreti”. E che c’è di segreto in una pubblica assemblea? Perchè tale è un consiglio comunale, una pubblica assemblea in cui si parla di problemi ed argomenti di interesse pubblico a cui chiunque può assistere. E in realtà non c’è nulla di segreto, ma da questa affermazione si può evincere la concezione che questi personaggi hanno della politica e dell’amministrazione pubblica divenuta in tutto e per tutto cosa loro di cui il cittadino non si deve occupare, per questo chi si presenta con videocamera per filmare e poi divulgare questi “affari loro” viene identificato come una specie di traditore, una spia appunto. Come se invece che in consiglio comunale qualcuno fosse andato a spiarli dal buco della serratura del cesso di casa loro, cosa sulla quale mi sovvengono dei dubbi quando sento negli interventi consiliari dire certe stronzate. Poi vanno in televisione e sui giornali ad urlare la massima trasparenza della loro attività e dei loro atti che vengono tutti pubblicati sul sito internet del comune (più corretto sarebbe dire: quasi tutte).
Nel programma a 5 stelle è prevista la ripresa e la diffusione via web in diretta sia del consiglio comunale sia delle riunioni della giunta comunale. In questo consiglio nessuno mai la proporrà come nessuno proporrà mai la modifica di quell’assurda regola che vieta le riprese, non sia mai che la puzza di marcio fuoriesca dal palazzo e i cittadini si rendano conto della presenza di cotanta merda.
Concludiamo comunque con una buona notizia visto che la proposta di inziativa popolare è stata accolta e quindi verrà inserito nello statuto comunale il diritto umano all’acqua, un affermazione di principio fondamentale ma che non ci deve far dormire sonni tranquilli. L’acqua è un grande business sul quale in molti hanno concentrato il proprio sguardo e la lotta per mantenerla bene comune senza rilevanza economica sarà ancora lunga e faticosa.
A seguire il testo della proposta di iniziativa popolare sottoscritta da 400 cittadini ostunesi (il doppio di quelle necessarie per la presentazione).
IL COMUNE di OSTUNI
PREMESSO CHE
a) L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi.
b) L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, il bene comune universale, un bene comune pubblico , quindi indisponibile, che appartiene a tutti.
c) Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile : l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico.
d) L’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta :
• una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale ;
• una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale e internazionale.SOTTOLINEATO CHE
Su questa base condivide e aderisce alla proposta di legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, e quindi ritiene necessario che il Parlamento proceda celermente alla sua discussione e approvazione.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI OSTUNI S’IMPEGNA A :
1) riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico ;
2) riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del DLgs n. 267/2000 ;
3) nominare seduta stante, la Commissione consiliare con lo specifico compito di integrare/modificare lo Statuto secondo le indicazioni sopra specificate ed assegnare alla stessa il termine di gg.30 per la conclusione dei lavori da sottoporsi all’approvazione del successivo Consiglio Comunale ;
4) promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e di iniziativa per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato attraverso le seguenti azioni :
• informazione della cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l’acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali ;
• contrasto al crescente uso delle acque minerali e promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche ;
• promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul Risparmio Idrico, con incentivazione dell’uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l’introduzione dell’impianto idrico duale ;
• promozione, attraverso l’informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;
• informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere e contrada ;
• promozione di tutte le iniziative finalizzate alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato nel territorio di propria pertinenza.
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Sto cercando di imparare a fottermene ma non ci riesco, è piu’ forte di me.
Vedo la mia città oggetto di un piano urbanistico che la renderà un colabrodo, facendo arricchire i soliti pochi. Vedo una cricca di amici degli amici che siedono da sempre nei posti di comando e tutelano solo gli interessi di pochi a discapito di molti. Vedo alberi secolari e giovani sradicati con una “semplicità” diabolica nella totale indifferenza dei molti impauriti e oramai abituati a subire il regime colorato sorrentino.
Vedo statistiche e dati di affluenza turistica alte come se la felicità o la realizzazione dell’uomo si possa misurare solo con l’indice economico. Vedo famiglie divise per colpa del lavoro e del troppo lavoro sottopagato. Vedo genitori che sballottano figli a destra e a sinistra per guadagnare due soldi da spendere subito in tasse e costi della vita elevati. Vedo troppe persone rincorrere una falsa felicità che li rende schiavi e vedo troppe poche persone che si dividono la ricchezza.
Vedo aumentare sempre di piu’ box auto e con essi il prezzo di una casa che mai potrà essere di un comune cittadino viste le paghe minime e i prezzi esosi. Chi ci guadagna? i soliti pochi, la solita cricca.
Vedo la spazzatura a cielo aperto nelle campagne ma poi basta sventolare quanlche vessillo per prendere facilmente per il culo cittadini e istituzioni. Vedo lavoratori e lavoratrici alzarsi alle 6 del mattino e ritornare a casa la sera e cercare un secondo lavoretto per arrotondare e far quadrare i conti. Vedo lavoratrici e lavoratori essere su posto di lavoro anche quando il calendario segna rosso perchè qualcuno in alto ha deciso di sacrificarli al dio mercato mentre loro sono al caldo nelle loro famiglie.
Vedo la Chiesa arroccata nei suoi sistemi, incapace di dire una parola vera, autentica e autorevole a favore dei piu’ bisognosi, gli ultimi e i diseredati di questa bella terra, che si vergognano a dire che esistono anche loro.
Vedo imprenditori e politici che si stanno spartendo il territotorio, che gestiscono la cosa pubblica come se fosse privata. Vedo che i bisognosi di assistenza aspettano ancora mentre altri fondi vengono spesi per progettare altro. Lo chiamano sviluppo ma è la tomba del futuro.
Vedo l’acuqa svenduta da politici ignoranti e ciechi a società per azioni quotate in borsa mentre il servizio peggiora e le bollette aumentano. Vedo l’inquinamento dell’aria aumentare e le morti per tumori “improvvisi” salire di numero mentre nessuno (tranne pochissimi) si interrogano sulle cause e prendono provvedimenti. Vedo il territorio stuprato dalla sete di “quattro” improvvisati imprenditori che calpestando ogni regola e buon senso decisono per tutti che il cemento è meglio del verde.
Vedo giovani che faticano a vedere il futuro e vedo adulti che non sanno piu’ insegnare a guardare lontano…
Sto cercando di fottermene ma non ci riesco…
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…a quel tempo, e guai a chi la pensava diversamente, c’era un popolo che sottovalutava i bisogni fondamentali di ogni uomo, come il sole, come l’aria e come l’acqua, e a cui interessavano soltanto le ricchezze ed i lussi: così che per una donna era meglio avere una nuova collana di Dior che non un sorso d’acqua. Piano piano, sempre più a fondo nelle persone, si radicava la convinzione di poter vivere e sopravvivere di beni personali e di cose superflue.
I ricchi signori della zona, furbi com’erano, si misero seduti ad un tavolo e con il capo chino, parlando a bassa voce, decisero di rubare ai poveri popolani, stolti com’erano, i beni fondamentali, in modo da poterli controllare a piacimento. Pensarono infatti i signorotti: “se noi, ora, ci prendiamo quello che gli stolti ritengono inutile, poi, quando servirà loro, li avremo in pugno”. Avevano visto giusto quei ricchi avvoltoi. Per prima cosa presero il grano, l’orzo, gli ulivi e le viti e tutte le piante da frutto che potevano trovare, ma, visto che c’era il mercato del paese, le donne e gli uomini non si accorsero di nulla. Poi presero le terre, le presero tutte e le recintarono di scagnozzi armati fino ai denti, ma, essendoci la vendita porta a porta le donne e gli uomini non si accorsero di nulla. A questo punto il popolo iniziò ad avere fame e risvegliati dai brontolii degli stomaci si resero conto di cosa fosse successo e si imbufalirono. Per placare la rivoluzione che stava per cominciare e per non permettere ai sempliciotti di distruggere i loro piani, i ricchi signori inviarono ad ogni uomo, donna e bambino del paese regali come gioielli, danaro, macchine e lavatrici e giocattoli e frullatori e penne e matite e scatoloni e scatolini di roba inutile. In questo modo pensarono di averli distratti abbastanza per poter continuare il proprio lavoro. E così fu e i signorotti poterono ricominciare l’opera di furto dei beni. L’acqua fu il passo successivo: comprarono un’enorme cisterna e ci raccolsero l’acqua di tutti i fiumi che riuscirono a trovare. La fame si sopporta meglio della sete, si sa, e infatti il popolo, anche se con la gola riarsa, ricominciò a urlare. Qui, bisogna riconoscerlo, i ricchi ebbero un’idea geniale. Escogitarono la Televisione: un arnese che sembrava uno scatolone ed ora è una scatola appiattita, che proietta strane storie e strani personaggi dai quali non riesci più a staccarti, come se fossi caduto in un vorticoso vortice di pazzia. Il popolo cadde di nuovo in una soporifera realtà e questa volta non si svegliò più. Molti ci provarono, a svegliare i dormienti, ma loro niente, imperterriti, atterriti, addormentati. I ricchi signori, rubarono tutto: terre, acqua, sole, vento, pietra, erba, piante, cibi.
Ad un certo punto, quando si resero conto di avere tutto, spensero le televisioni e fecero risvegliare il popolo.
Qualcuno provò a sbadigliare, qualcuno a tirare un sospiro di sollievo, un urlo di terrore o di gioia. Nessuno ci riuscì, l’aria non era più loro. Qualcuno aveva fame e provò a cercare del pane, dei frutti, delle radici, ma non c’erano, perché non erano più loro. Qualcuno provò a bere un sorso d’acqua per placare la sete o l’affanno, ma non poterono, perché l’acqua non era più loro.
Oltre ai signori ricchi, in quelle terre, ora non c’è più nessuno.
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Ci sono storie che a raccontarle quasi non ci si crede. Sentite questa. È la storia di un paese ricchissimo d’acqua, uno dei più ricchi al mondo. Ci sono fiumi e torrenti, laghi e ghiacciai, falde sotterranee immense che gettano fuori zampilli di acqua cristallina. Questo paese, pensate un po’, è stato anche il primo in cui si costruirono acquedotti monumentali che dai monti portavano l’acqua nelle piazze delle città.
Da anni l’acqua arriva nelle case dei cittadini. Qui, la qualità dell’acqua potabile è ottima, ed il suo prezzo, data la grande disponibilità, piuttosto modesto. Ecco, stenterete a crederci, ma questo paese è il più grande consumatore mondiale di acqua in bottiglia. Proprio così, il 98 per cento dei suoi abitanti – quasi tutti insomma – compra abitualmente acqua in bottiglia.
Quest’acqua viene prelevata alla sorgente da imprese private che, nonostante si stiano appropriando di un bene pubblico – le acque sotterranee sono demaniali – non pagano canoni di imbottigliamento, o ne pagano di irrisori. Dopodiché rivendono a prezzi altissimi ai cittadini quella stessa acqua che apparterrebbe loro di diritto.
Il paese in cui è ambientata questa storia è ovviamente l’Italia. Il perché di questo consumo smisurato è presto detto. Si riassume in qualche cifra ed una parola. Le cifre sono i 3,5 miliardi di euro di giro d’affari annuo, le oltre 300 marche, i circa 400 milioni investiti ogni anno in pubblicità. La parola, neanche a dirlo, è proprio quest’ultima: pubblicità.
Si tratta di un mercato che ruota attorno ad un bisogno indotto, nel quale la domanda deve sempre essere tenuta alta attraverso una opera pubblicitaria incessante e martellante. Come ebbe a dichiarare un ex-presidente della Perrier, una società produttrice di acqua del gruppo Nestlè, “tutto quello che si deve fare è portare l’acqua in superficie e poi venderla ad un prezzo maggiore del vino, del latte o anche del petrolio”.
La pubblicità fa leva sulla sfera più istintiva e irrazionale della mente umana, dunque è difficile da contrastare con un ragionamento razionale. Ci proveremo comunque, sfatando alcuni miti e luoghi comuni e smascherando qualche inganno.
Partiamo con la qualità dell’acqua, un argomento sul quale le pubblicità delle acque in bottiglia insistono molto. L’ultimo rapporto di Legambiente, realizzato in collaborazione con Federutility (la federazione delle aziende di servizi pubblici locali che operano nel settore idrico), testimonia come l’acqua che esce dai rubinetti italiani sia molto più controllata, e di qualità spesso superiore, rispetto all’acqua in bottiglia. Secondo i dati del marzo 2010 sono 250mila le analisi effettuate in un anno sull’acqua potabile nella città di Roma, altrettante in Puglia e 350mila in Provincia di Milano.
Inoltre alle acque minerali è consentito di contenere sostanze come l’arsenico, il sodio, il cadmio, in quantità superiori a quelle permesse per l’acqua potabile. Mentre non è permesso all’acqua potabile di avere più di 10µg/l (microgrammi per litro) di arsenico, la maggior parte delle acque minerali contengono 40/50µg/l di arsenico e non hanno neppure l’obbligo di dichiararlo sulle etichette.
E che dire poi dell’inquinamento? L’acqua del rubinetto non produce nessun tipo di rifiuto ed è, per così dire, a chilometro zero. Quella in bottiglia? Si calcola che per la sola produzione siano necessari 350mila tonnellate di pet (polietilene tereftalato) all’anno, il che significa 665 mila tonnellate di petrolio e l’emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di Co2 equivalente. Senza contare la fase del trasporto, che in più dell’80 per cento dei casi avviene su gomma, e dello smaltimento, che vede la raccolta differenziata delle bottiglie attestarsi attorno ad un terzo del totale, mentre i restanti due terzi finiscono negli inceneritori.
E arriviamo all’aspetto più clamoroso: il prezzo. Il costo di un litro di acqua minerale in bottiglia supera fra le duecento e le mille volte quello di un litro di acqua potabile. Sarebbe come se fossimo disposti a pagare 10mila euro un piatto di pasta al ristorante, 3mila un panino, 2mila un chilo di patate. Probabilmente prenderemmo per pazzo chi tentasse di venderci una manciata di zucchine per qualche migliaia di euro; eppure continuiamo a comprare l’acqua in bottiglia.
Si calcola che una famiglia media italiana spenda circa 300 euro l’anno in acqua minerale. Un quarto di questa cifra sarebbe sufficiente a realizzare tutti i lavori di riparazione e ammodernamento di cui necessita la rete idrica italiana.
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Ricorderete la raccolta firme di questa primavera per una proposta di inziativa popolare per inserire il “diritto umano all’acqua” e la “non rilevanza economica dei servizi idrici” nello statuto comunale nonché di impegnarsi per sensibilizzare la cittadinanza alla tutela ed un più efficiente utilizzo di questo bene essenziale. 400 cittadini, il doppio di quanto previsto dallo statuto per presentare la proposta, l’hanno sottoscritta ed adesso il consiglio comunale, come prevede il regolamento, dovrà esprimersi in merito, tant’è che la proposta di deliberazione è stata posta al 9° punto (l’ultimo – sic!) dell’ordine del giorno del consiglio comunale convocato il 29/9 ore 18 in 1° convocazione e il 30/9 ore 18 in seconda convocazione (ndr la 1° convocazione va sempre deserta – secondo sic!)
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La cittadinanza attiva italiana ha ottenuto una straordinaria vittoria raccogliendo un milione e quattrocentomila firme per chiedere un referendum contro la privatizzazione dell’acqua (Legge Ronchi ,19 novembre 2009). Questo grazie a una straordinaria convergenza di forze sociali che vanno da associazioni laiche come Arci o Mani Tese, o cattoliche come Agesci o Acli, da sindacati , da movimenti come NO TAV o NO Dal Molin, da reti come Lilliput o Assobotteghe…. In nessun referendum si era mai visto un tale schieramento di forze sociali così trasversali, che hanno trovato poi la capacità di organizzarsi a livello locale, provinciale, regionale.
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La Costituzione ne chiedeva 500mila. Ma la voglia di acqua pubblica supera ogni argine: 1 milione e 400mila le firme depositate in Cassazione a Roma per la campagna referendaria “L’acqua non si vende”. Di queste ben oltre 101mila sono pugliesi.
La carica dei Centouno. Intese come migliaia di firme. Oltre centounomila cittadini pugliesi hanno scritto il loro nome per affermare che l’acqua è un bene comune e un diritto umano inalienabile, che i beni comuni vanno gestiti fuori dalla logica del profitto, che la democrazia è partecipazione e non decisioni prese in ristretti comitati d’affari. Il Comitato pugliese ‘Acqua bene comune’ è felice di poter comunicare che la campagna referendaria in Puglia si è conclusa con un risultato eccezionale, oltre tre volte quello registrato per la legge di iniziativa popolare nel 2007 (30mila) ed oltre il doppio della soglia inizialmente stabilita (49mila).
Le 101mila firme sono state controllate, certificate, impacchettate e spedite a Roma per essere depositate in Corte di Cassazione insieme a tutte le altre provenienti dal resto d’Italia. Il merito è dei cittadini pugliesi che hanno fatto la fila ai banchetti in questi tre mesi dando vita ad un vasto movimento di popolo, ma un plauso va ai volontari che nella prima fase della campagna hanno raccolto, informato e sensibilizzato, e nella seconda verificato la correttezza ed effettuato tutte le operazioni necessarie alla certificazione, dimostrando che responsabilità, collaborazione e sacrificio sono vocaboli ancora vivi sulla scena pubblica.
Un grazie va anche a tutti quei consiglieri/assessori/funzionari pubblici che con la presenza ai banchetti hanno consentito l’autenticazione delle firme e al personale degli uffici elettorali che con grande pazienza e rigore hanno eseguito le operazioni di certificazione (spesso sottoponendosi a veri e propri tour de force).
E adesso? Attendiamo pazienti l’esito della verifica della Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti. E poi? …..poi comincia l’avventura. L’obiettivo è portare alle urne 25 milioni di italiani per dire “Si” all’acqua bene comune, “Si” alla partecipazione, “Si” ad uno strumento democratico come il referendum che si rivitalizza contro ogni disfattismo, funzionale all’interesse di pochi.
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5,12%. Questa la percentuale di raccolta differenziata ad Ostuni nel mese di Maggio e mentre a Fasano, che già registra performance migliori rispetto alla città bianca (15%), ha dato il via alla raccolta porta a porta della frazione umida con sconto del 30% sulla TARSU per i cittadini virtuosi, nella città dove sventolano bandiere e vele l’assessore all’ambiente, che il 24 Aprile in occasione di un convegno sugli orti periurbani annunciava l’avvio a giorni della raccolta differenziata porta a porta, prima rinvia tutto all’inizio di Luglio e poi all’anno nuovo.
Nel frattempo naturalmente grazie a famose organizzazioni ed associazioni Ostuni appare come la paladina dell’ambiente, nessuno dice nulla sulla gestione dei rifiuti ne tanto meno sulla cementificazione del territorio che dovrebbero essere i primi parametri da valutare per giudicare l’impronta ecolgica e quindi la tutela dell’ambiente di un amministrazione.
Vale la pena anche ricordare che una gestione virtuosa dei rifiuti con la raccolta porta a porta, il riciclo ed il recupero del materiale oltre a pesare meno sulle casse comunali crea numerosi posti di lavoro in più rispetto ai sistemi tradizionali. Cosa che, soprattutto in questo periodo di crisi e tagli, di certo non guasterebbe.
Ma evidentemente l’amministrazione comunale di Ostuni non reputa particolarmente importanti questi aspetti, se così fosse si sarebbe attrezzata già da tempo. Vi sono paesi che hanno raggiunto percentuali di differenziazione superiore al 90% già da un decennio dimostrando coi fatti e coi numeri quanto ho appena scritto.
Naturalmente i mezzi d’informazione fanno il loro dovere di servi. Se leggete i giornali o vedete le Tv locali avrete certamente potuto trovare numerosissimi servizi sull’attribuzione della bandiera blu e delle 5 vele, ma di certo nessuno ha mai pensato di riportare i veri dati sulla pesante impronta ecologica perpetrata dal comune di Ostuni con cementificazione e pessima gestione di rifiuti.
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Depositate ieri presso la segreteria del Sindaco di Ostuni le firme raccolte a sostegno della proposta di iniziativa popolare a favore dell’acqua bene comune senza alcuna rilevanza economica. 361 cittadini Ostunesi, spesso anche facendo la fila, hanno sottoscritto questa proposta che prevede l’inserimento nello Statuto Comunale di alcuni principi fondamentali a sostegno di un acqua quale diritto inalienabile che non solo non può essere proprietà di nessuno, ma che non può essere in alcun modo considerata merce con cui procurarsi profitto.
361 firme, decisamente superiori a quelle richieste dallo statuto (200) che permettono per la prima volta di inoltrare al Consiglio Comunale una proposta di iniziativa popolare, quindi un GRAZIE e un COMPLIMENTI a tutti, sia ai sottoscrittori sia agli organizzatori. Adesso il regolamento prevede che la proposta sia messa all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale. Rimaniamo in attesa.
Il testo della proposta:
IL COMUNE di OSTUNI
PREMESSO CHE
a) L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi.
b) L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, il bene comune universale, un bene comune pubblico , quindi indisponibile, che appartiene a tutti.
c) Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile : l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico.
d) L’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta :
• una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale ;
• una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale e internazionale.SOTTOLINEATO CHE
Su questa base condivide e aderisce alla proposta di legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, e quindi ritiene necessario che il Parlamento proceda celermente alla sua discussione e approvazione.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI OSTUNI S’IMPEGNA A :
1) riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico ;
2) riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del DLgs n. 267/2000 ;
3) nominare seduta stante, la Commissione consiliare con lo specifico compito di integrare/modificare lo Statuto secondo le indicazioni sopra specificate ed assegnare alla stessa il termine di gg.30 per la conclusione dei lavori da sottoporsi all’approvazione del successivo Consiglio Comunale ;
4) promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e di iniziativa per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato attraverso le seguenti azioni :
• informazione della cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l’acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali ;
• contrasto al crescente uso delle acque minerali e promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche ;
• promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul Risparmio Idrico, con incentivazione dell’uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l’introduzione dell’impianto idrico duale ;
• promozione, attraverso l’informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;
• informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere e contrada ;
• promozione di tutte le iniziative finalizzate alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato nel territorio di propria pertinenza.





















