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Zero Privilegi Puglia

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Archive for acqua pubblica

Nel ricordarvi che ad Ostuni  una petizione firmata da 400 cittadini (ne bastavano 200) per inserire il “diritto umano all’acqua” e la “non rilevanza economica dei servizi idrici” nello statuto comunale giace sconsolata in un qualche cassetto di palazzo San Francesco, vi invito a partecipare a questo importante incontro organizzato presso l’aula magna Aldo Moro dell’università di Bari per il prossimo 20 Gennaio dal comitato pugliese “Acqua bene comune”.

Il voto referendario varrà pure qualcosa, o no?

REFERENDUM

A(C)QUAle punto siamo?

Il 20 Gennaio 2012 ore 17.00 presso l’Aula Magna “Aldo Moro”, Università di Bari (Piazza C. Battisti, nr 1) ne discutiamo con:

  • RICCARDO PETRELLA, Presidente IERPE (Institut Européen de Recherche pour la Politique de l’eau)
  • ALBERTO LUCARELLI, Ordinario di Diritto Pubblico, Università Federico II Napoli
  • ROSARIO LEMBO, Presidente Contratto Mondiale sull’Acqua-Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
  • CONSIGLIA SALVIO, “Coordinamento campano per la gestione pubblica dell’acqua”
  • P. ALEX ZANOTELLI, Missionario Comboniano

 Organizza e coordina il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – www.lacquanonsivende.blogspot.com – segreteriareferendumacqua@gmail.com

Facebook. L’acqua non si vende – Tel. 339/6894675

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Lo diceva già Gaetano Salvemini che l’Acquedotto pugliese ha sempre dato «più da mangiare che da bere». Non è quindi una novità se l’Aqp, la Spa a capitale interamente della Regione Puglia che ne ha raccolta l’eredità, occupa 2mila persone e dichiara di perdere almeno il 35% dell’acqua che trasporta, mette in bilancio ricavi per 442 milioni di euro, prevede di averne 17 in più quest’anno, altri 15 l’anno prossimo e 13 nel 2014, ma di ridurre la tariffa per i consumatori non ci pensa neppure. Anzi.

Nel biennio 2007-2008 la tariffa è aumentata del 10%, nel biennio scorso è au-mentata del 17,5% malgrado nel resto d’Italia la bolletta abbia fatto registrare un calo medio dell’1,2%. A gennaio 2011 la giunta Vendola ha annunciato aumenti di un altro 10% fino al 2014, poi +2% nel 2015. Il bilancio 2010 si è chiuso perfino con 37 milioni di utili, e utili sono previsti anche per l’anno appena trascorso, ma la tariffa continuerà comunque a lievitare. Per il 2012 il ritocco verso l’alto è del 3,9%, come dire che oggi un metro cubo d’acqua pugliese costa 1,60 euro, praticamente quanto un litro di benzina.

Insomma malgrado il referendum abbia abolito la «remunerazione del capitale investito», un ricarico del 7% sulle bollette, e malgrado per quel referendum Vendola si sia speso lungo tutto lo Stivale, a Bari è come se non si sia votato affatto. A fronte di un costo medio per famiglia che su base nazionale si aggira intorno ai 201 euro, i pugliesi nel 2012 ne spenderanno 290, quasi 200 più dei lombardi, cento più dei vicini della Basilicata.

Dice Vendola che investirà per la riduzione delle perdite della rete e che comunque «bisogna evitare di precipitare nei burroni della demagogia». Lui lo dice. Ma allora perché non ai pugliesi non ha spiegato che la tariffa sarebbe aumentata anche dopo il referendum? «Nessuno me lo ha chiesto». Ci fosse l’acqua in Puglia, vabbè. Il punto è che piove poco, gli invasi di raccolta sono insufficienti e restano vuoti, le tubature fanno acqua e così ogni estate in alcuni Comuni del Tarantino o del Leccese arrivano le autobotti a distribuire razioni di acqua con le damigiane, scene da dopoguerra. Le previsioni dicono che il prossimo autunno la Puglia sarà senz’acqua, l’assessore invita alla danza della pioggia.

È che per Vendola le tasse e le tariffe, una volta aumentate, non calano più, quasi che rappresentino un suo diritto acquisito per consentirgli di spendere a piacimento. Ha creato una agenzia per ogni assessorato e attraverso le società in house aggira le leggi sulle assunzioni e gli appalti pubblici. Salvo minacciare a parole lo «spending review» sulle aziende partecipate. Il colmo del vendolismo di governo va in scena durante l’ultimo Consiglio regionale, si discute il bilancio. Il centrodestra chiede di abolire l’addizionale sull’accisa della benzina, visto che Vendola si è vantato di avere conti in ordine e un inatteso tesoretto fiscale. Risposta di Nichi: «Accolgo la proposta, ma la sposto avanti nel tempo». A babbo morto. Motivo: se anche togliessimo l’addizionale, i distributori di benzina non abbasserebbero il prezzo alla pompa, quindi tanto vale incassare e spendere. Il resto è demagogia.

Antonio Cantoro

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Un aggiornamento sugli sviluppi della ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese dopo il risultato referendario di Giugno nel comunicato stampa del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, ricordandovi che mentre il PDmenoL si appropriava indebitamente della vittoria referendaria lo smemorato di Terlizzi in alias Nichi Vendola ha concentrato tutta la sua campagna elettorale per la riconferma al governo della regione Puglia promettendo in ogni dove l’approvazione immediata della proposta di legge elaborata proprio insieme al Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”.

ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN

 Dal “rumore mediatico” che gli schieramenti politici stanno provocando sembra che emergano due posizioni nette:

1) la Regione Puglia, recependo la volontà degli elettori (espressa nel referendum del 12-13 giugno), vuole ripubblicizzare l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A. mediante una legge regionale;

2) il Governo nazionale, ignorando quella stessa volontà, vuole impedirlo.

Se le apparenze non ingannano, abbiamo quindi da un lato i “buoni” e dall’altro i “cattivi”: situazione chiarissima. Il problema però è che qui le apparenze ingannano, eccome!

Intendiamoci: l’atto del Governo nazionale non è assolutamente condivisibile, in quanto, cercando di aggrapparsi a tutti i possibili appigli giuridici, mira di fatto a conservare lo “status quo” e, quindi, a ignorare la volontà degli elettori.

Però, detto questo, non abbiamo ancora fatto chiarezza fino in fondo, in quanto i processi in atto travalicano il mero rapporto fra una Regione e il Governo nazionale e vedono coinvolti molteplici soggetti e interessi che, giocando su più fronti, non sono immediatamente riconoscibili.

La legge regionale pugliese in questione, nel pronunciarsi in merito alla forma giuridica che il nuovo acquedotto “ripubblicizzato” dovrà assumere fa riferimento a una vaga “azienda pubblica regionale”, che non è prevista in quella forma dalla legislazione italiana.

Le ripetute richieste di chiarificazione su questa “vaghezza” del testo di legge, da parte del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, hanno per ora ricevuto l’assicurazione che la forma giuridica sarà quella di “azienda speciale” dal capogruppo di SEL alla Regione Puglia, ma ancora (e benché sollecitate) non vi sono dichiarazioni ufficiali in tal senso e il ricorso del Governo nazionale rischia di creare ulteriori elementi di confusione.

Inoltre, non possiamo non ricordare che il testo originario del disegno di legge regionale, concordato con i rappresentanti del Comitato pugliese e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, qualificava esplicitamente il servizio idrico integrato come “servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica”, sottraendolo, quindi, di fatto e di diritto alla disciplina della concorrenza e di conseguenza alla competenza statale. Nel testo definitivo, per volontà del legislatore regionale, quella chiara specificazione è stata soppressa e tale soppressione, alla luce dei fatti, non è stata priva di conseguenze, visto che proprio alla tutela della concorrenza si appella ora il Governo, per impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, in quanto tutto ciò che attiene ai mercati e alla concorrenza è di competenza statale.

Possiamo parlare di autogoal del Consiglio regionale, in questo caso?

Il fatto che la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, in questo caso di quello pugliese, incroci percorsi del tutto opposti lo si evince dal moltiplicarsi di iniziative ed eventi apparentemente “innocenti”, i cui attori e promotori sono tutt’altro che neutrali.

Basti pensare al fatto che l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A., in compagnia di società come Hera S.p.A., Acea S.p.A., di multinazionali come Veolia, ecc., risulta essere fra gli sponsor del “Festival dell’Acqua”, fortemente voluto e organizzato da Iren S.p.A. e Federutility. Qualcuno può pensare che Federutility (nella cui giunta esecutiva, per inciso, vi è anche Ivo Monteforte, Amministratore Unico di AQP S.p.A) condivida le posizioni di chi, ritenendo l’acqua bene comune dell’umanità, chiede coerentemente che venga gestito come tale, e non come merce? Sul serio?

La nostra impressione, studiando la situazione in atto, è che dopo i risultati referendari, coloro che sono contrari a qualsiasi ipotesi di ripubblicizzazione reale del servizio idrico, lungi dall’essersi arresi alla volontà dei cittadini – poiché il capitale e gli interessi che suscita difficilmente si arrendono – stiano lavorando attivamente a un “piano B”, per salvare il “salvabile” (secondo il loro punto di vista). E così, se il “piano A” – ovvero la privatizzazione pura e semplice del servizio idrico e di tutti i servizi pubblici – risulta ormai impraticabile, con gran dolore di chi lo aveva architettato e difeso (Confindustria, ma non solo), i suoi precedenti sostenitori possono trovare conveniente giungere a una sorta di “intesa operativa” coi sostenitori attivi del “piano B” (per esempio Federutility), che punti al “male minore” (sempre secondo loro), ovvero la difesa delle gestioni miste e delle S.p.A., come una sorta di “linea del Piave”, oltre la quale non far assolutamente passare le idee e i progetti di concreta ripubblicizzazione.

Se le cose dovessero stare davvero così come pensiamo, potrebbero esserci aree di convergenza, e di “intesa bipartisan”, fra i “privatizzatori” liberisti attualmente al governo in Italia e settori dei “riformisti” di centrosinistra; e il testo sul quale potrebbero effettivamente, nell’immediato futuro, convergere consensi bipartisan (magari dopo qualche schermaglia “scenografica”, per salvare le forme) è già pronto in realtà, ed è la proposta di legge del PD.

Non vogliamo pensare che l’atto con il quale il Governo nazionale ha impugnato la legge regionale pugliese faccia parte del fuoco di sbarramento che serve per creare le condizioni necessarie a questa intesa bipartisan. Eppure troppi dati ci portano a ritenerla un’ipotesi fondata.

In una situazione come questa, a buon diritto il Comitato pugliese “Acqua bene comune” rifiuta nettamente di farsi strumentalizzare da chi fino a ieri era contrario alla ripubblicizzazione; le nostre osservazioni critiche e i nostri rilievi in merito alla legge regionale, e al comportamento delle istituzioni pugliesi, non implicano alcuna vicinanza o “collateralità” rispetto alle posizioni del centrodestra liberista. Ma d’altra parte non vogliamo neppure passare come sostenitori di una rappresentazione “fiabesca” della realtà, ridotta a una lotta più o meno edificante fra “buoni” e “cattivi”.

Non ci interessa fare da supporto, come attori o comparse, alle strategie comunicative altrui, né fare da testimonial in più o meno ben orchestrate campagne di marketing elettorale. Il nostro ruolo è altro e diverso, e ben lo conosce chi ha seguito in questi anni il nostro lavoro sul territorio: informarsi, informare, continuare incessantemente a mettere alla prova le istituzioni circa la loro capacità di tradurre le intenzioni e gli annunci in atti concreti.

 Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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Categorie : Politica
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Entro il 2050, quando la popolazione mondiale raggiungerà i nove miliardi di abitanti, occorrerà il doppio dell’acqua utilizzata oggi per garantire la sicurezza alimentare. Ad affermarlo è un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep). Il rapporto è stato pubblicato in occasione della Settimana internazionale dell’acqua, organizzata dallo Stockholm International Water Institute, iniziata il 21 agosto.

La capitale svedese ospita per la World water week 2.500 esperti provenienti da 130 paesi e i rappresentanti di circa 200 organizzazioni internazionali. Al termine della Settimana verrà presentata una roadmap per tracciare un percorso verso un mondo in cui l’accesso all’acqua sia meno difficoltoso.

Come ha sottolineato l’indagine, attualmente 1,6 miliardi di persone vivono in zone già colpite dalla siccità e potranno rapidamente arrivare a due miliardi se tutto resterà come ora. Se rimangono le stesse attività agricole ed i regimi alimentari attuali e se continua a crescere l’urbanizzazione la quantità d’acqua necessaria per l’agricoltura, che oggi è di 7.130 chilometri cubici, aumenterà dal 70 al 90% per nutrire nove miliardi di persone entro il 2050.

Punto centrale dell’incontro a Stoccolma è l’approvvigionamento idrico delle grandi megalopoli Come ha spiegato nel discorso di apertura Gunilla Carlsson, ministro degli Aiuti internazionali della Svezia, nelle zone urbane 830 milioni di persone mancano dei servizi di base di approvvigionamento idrico. “Ciò, ha affermato il ministro, rappresenta la seconda causa di mortalità infantile e contribuisce alla mortalità delle madri. Di contro, le classi medie aumentano nelle città contribuendo a un aumento del consumo di acqua”.

È pertanto necessario rivedere le politiche di gestione dell’acqua, a partire dal nostro Paese. Come ha infatti spiegato Andrea Agapito, responsabile Acque di Wwf Italia, “siamo gli ultimi in Europa nell’applicazione della direttiva quadro Acque 2000/60/CE per la protezione delle acque superficiali e sotterranee, che attraverso una serie di misure ci avrebbe consentito di provare a raggiungere il buono stato ecologico dei corsi d’acqua entro il 2015”. “Attualmente – continua Agapito – lo Stato dà concessioni consentendo un prelievo di quantità d’acqua superiore rispetto a quella che i corsi d’acqua sono in grado di fornire”.

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Categorie : Ecologia/Ambiente
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Acqua: nella Regione governata da Vendola rincara il costo al metro cubo. Dopo la tassa fissa sulle ricette, l’aumento dell’irpef e l’addizionale di 3 centesimi per la benzina adesso è la volta del prezioso liquido trasparente.

I bilanci debbono essere in ordine, ma il loro equilibrio non può gravare sempre sui più deboli, almeno a parole. La Puglia da questo punto di vista fa scuola. Per risanare il buco della sanità e rimediare ai guasti di anni di malgoverno in continuo peggioramento sono stati varati provvedimenti che drenano denaro in modo indiscriminato. Un euro per ogni ricetta, il carburante, l’acqua.

A poche settimane dal referendum il governatore ha permesso un altra strana ‘manovrina’. L’Aqp, ex Acquedotto pugliese, farà crescere la tariffa dell’acqua di dieci punti percentuali entro il 2014 e nel 2015 un metro cubo costerà 1 euro 61 centesimi. Secondo le previsioni (del tutto inattendibili considerati i tempi lunghissimi) solo nel 2018 il prezzo scenderà di 1 centesimo, a 1 euro e 60.

Un’indagine realizzata da Cittadinanzattiva in tutti i capoluoghi per l’anno 2009 e centrata sullo studio del servizio idrico integrato per uso domestico (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa o ex nolo contatori) ha scoperto che l’acqua pugliese è la più cara del Sud d’Italia e la quarta più costosa in assoluto dopo quella toscana, umbra ed Emiliana (tutte regioni governate dal centro sinistra).

La decisione dell’Aqp ha scatenato il centro destra. Il vicecapogruppo vicario del Pdl alla Regione, Massimo Cassano, ha dichiarato: “Chiameremo a raccolta tutte le associazioni dei consumatori, tutti i movimenti dell’acqua pubblica, tutti i cittadini pugliesi che non intendono farsi prendere in giro da Vendola. Questa volta staremo noi dalla parte di chi è stato con Vendola nel sostenere la campagna referendaria per l’acqua pubblica e per l’abbattimento del 7 per cento delle tariffe idriche. Dopo averli illusi e ingannati, adesso Vendola dice che in Puglia la bolletta dell’acqua non solo non sarà diminuita del 7 per cento ma dovrà aumentare”.

L’esponente del Pdl ha concluso: “Come si può prendere in giro i cittadini in questo modo: prima parla di acqua pubblica, prima chiama il popolo al voto referendario per eliminare il 7 per cento dalle bollette idriche e ora dice che lui in Puglia non lo farà perché deve fare i conti con la realtà? Ma questo è quello che dicevamo noi chiedendo alla gente di non andare a votare o di votare No al referendum perché senza quel 7 per cento in bolletta l’Acquedotto non avrebbe potuto più fare investimenti. Adesso invochiamo coerenza da chi come Vendola ha chiesto invece di votare per eliminarlo. Allora nei prossimi giorni avvieremo una serie di iniziative aprendoci al mondo dei consumatori e delle associazioni, per pretendere che Vendola sia coerente con se stesso e con il voto referendario che ha richiesto ai cittadini”.

Per una volta il centro destra non ha tutti i torti ed a poco serve la spiegazione del governatore. “È indispensabile fare i conti con la realtà per non precipitare nei burroni della demagogia: sull’Acquedotto Pugliese abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’efficientamento e su quella proseguiremo. Per questo non abbasseremo le tariffe”.

Efficientamento? La poesia del governatore questa volta serve a nascondere dietro un terribile neologismo una scelta non del tutto accettabile. Ed a chi gli ha chiesto come mai le notizie sulle nuove misure  siano state data dopo il referendum e non prima, Vendola ha risposto con un berlusconiano: “Nessuno me le ha chieste”.

A buon intenditor poche parole.

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Categorie : Politica
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giu
13

Tanto di quorum

Di | Commenti (0) Stampa Stampa

Sarò sincero, più che ottimista ero speranzoso. Speravo che gli Italiani, nonostante questa politica becera e questi politici ottusi che tutto fanno tranne che ascoltare i propri cittadini, non avessero perso completamente ogni speranza e gridassero a gran voce la loro idea di paese. Una idea che come ben si evince dalla partecipazione al voto è lontana anni luce dalle politiche effettivamente perseguite dalle forze politiche che siedono oggi in parlamento.  Forze politiche che in gran misura hanno strumentalizzato questi referendum, li hanno cavalcati pur avendo idee completamente diverse come dimostrano sia le numerosissime dichiarazioni fatte sino a qualche mese fa sia le politiche effettivamente attuate nelle regioni e nei comuni dove hanno la maggioranza.

La battaglia non è finita, dopo aver detto che l’acqua deve rimanere pubblica e che il nucleare non lo vogliamo adesso è ora di cominciare a parlare di beni comuni e  sistema energetico e sarà anche il caso che ognuno di noi si informi come si deve su quali politiche e quali strade vogliono realmente percorrere coloro che si propongono come rappresentanti nelle istituzioni. Cambiare idea, per carità, è più che lecito ma doveroso spiegarne i motivi, la pollicità non può più essere ammessa o tollerata. Basta farsi prendere per il culo. Chi governa e amministra deve rispettare la volontà dei cittadini, dei loro datori di lavoro. Il consenso eletorale non può in nessun caso essere motivo per fare quel cazzo che gli pare.

Chi oggi è sceso in piazza con le bandiere di partito per festeggiare la vittoria referendaria, quale grande vittoria della democrazia si ricordi  che ciò non sarebbe stato mai possibile senza le migliaia di liberi cittadini senza tessera che si sono impegnati per questo, che hanno passato le loro giornate nelle piazze a fare informazione e raccogliere le indispensabili firme. Se fosse stato per i partiti, ad eccezione dell’ Italia dei Valori che ha promosso i referendum su nucleare e legittimo impedimento, tutto ciò non si sarebbe mai verificato. Ricordatevelo la prossima volta che sarete chiamati a mettere un’altra X.

P.S.: sono rientrato in Italia dopo una settimana e mi sono ritrovato Bruno Tabaci assessore al bilancio nella giunta comunale milanese. Dal tanto acclamato nuovo vento di primavera già traspare, come previsto, il lezzo di merda. Sorridete, gli spari sopra sono per noi.

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Categorie : Politica
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La campagna di disinformazione sui quesiti referendari continua senza sosta e a reti unificate la strategia è chiara, non far capire nulla ai cittadini sperando così di non raggiungere il quorum. La propaganda al posto della informazione è il miglior modo per confondere le idee, diffondere dubbi ed evitare che i cittadini possano assumere una decisione e l’indecisione favorisce l’astensionismo. Il metodo è semplice, dopo settimane di assoluto silenzio ecco partito il tam tam mediatico in cui come sempre i rappresentanti dei vari schieramenti si confrontano su temi di cui non capiscono nulla o peggio ancora ti ritrovi a vedere una trasmissione come quella di ieri sera di Santoro in cui un presunto scienziato esperto di nucleare (a mio avviso un emerito imbecille) per la seconda volta di fronte ad un vasto pubblico ha avuto la possibilità di affermare una serie di castronerie senza senso e senza logica senza che dall’altra parte vi fosse un altro esperto in grado di smontare pezzo pezzo le sue assurde tesi. Possibile che un Santoro non sia stato in grado di trovare ed invitare in trasmissione uno tra i tanti fisici nucleari scientificamente contrari alla realizzazione delle centrali? Possibile che in nessuna trasmissione venga invitato a parlare un qualche esperto di produzione di energia da fonti rinnovabili? Perchè gli esperti di gestione dei servizi idrici sono esclusi dai dibattiti?

Queste semplici quanto basilari regole consentirebbero ai media di fare informazione e permetterebbero ai cittadini di capire di che cosa si sta parlando, qual’è la reale posta in gioco. Invece propaganda, da una parte chi incute paura verso il nucleare utilizzando allo scopo le tragedie di Chernobil e Fukushima, dall’altra chi te lo presenta come un male necessario e comunque il male minore tra le possibili opzioni quali il carbone ed il gas visto che le rinnovabili a loro dire non sarebbero assolutamente in grado di fornire la necessaria energia e ci farebbero tornare ai tempi delle lampade ad olio. Se non facciamo le centrali nucleari saremo costretti ad aumentare quelle a carbone che causano nel mondo 2 milioni di morti all’anno la tesi dei nuclearisti, dall’altra parte un politico che personalmente apprezzo nonchè medico di fama internazionale che se ne esce con: le radiazioni nucleari causano il cancro mica la carie, come se il carbone causasse la carie invece dei tumori. Tra gli spettatori residenti nei pressi di centrali a carbone tipo quella di Cerano sono convinto che ieri sera si è alzato un unico grido: ma vaffanculo coglione!

La stategia comunicativa è sempre la stessa non è possibile avere energia senza carbone, nucleare e gas come non è possibile alcuna gestione dei rifiuti senza inceneritori e discariche. Eppure basterebbe che un qualsiasi cittadino spegnesse la televisione e controllasse cosa c’è nei propri sacchetti della spazzatura per rendersi conto che è tutto materiale recuperabile (carta, plastica, vetro, organico, etc). Allo stesso modo se si cominciasse a spegnere la televisione per passare dalla propaganda all’informazione attraverso la parola di esperti con la steea facilità con cui è possibile aprire il sachetto della propria monnezza si saprebbe che la tecnologia consente già oggi la possibilità di programmare e realizzare nel giro di un decennio un sistema energetico autonomo ed efficiente senza utilizzare carbone, gas e tanto meno il nucleare. Un sistema senza centrali basato su piccoli impianti e piccole produzioni che messe in rete tra di loro possono garantire molta più energia di quella prodotta ora dalle numerose ed inquinanati centrali sparse in Italia ed Europa. Questo vuo dire mettere mano alla rete, rivoluzionarla perchè questa è stata realizzata per un flusso unidirezionale dalla grande centrale al consumatore; va quindi ristrutturata secondo un flusso multidirezionale dove ogni punto della rete è contemporanenamente produttore e consumatore. Una rivoluzione vera e propria perchè non solo garantirebbe autonomia energetica all’intero paese, ma ad ognuno di noi e questo non piace ai poteri economici e quindi ai soci politici. Un comitato d’affari che si sta impossessando di tutte le risorse indispensabili alla vita (energia, acqua, istruzione, salute) non solo per fare profitti ma soprattutto  per poter controllare e determinare la stessa possibilità di vita di ogni individuo.

Stesso tipo di propaganda sulla privatizzazione dell’acqua che secondo gli “esperti” televisivi rimarrebbe comunque pubblica perchè la privatizzazione riguarderebbe solamente i servizi idrici ovvero quelli che l’acqua te la fanno uscire dal rubunetto. Anche in questo caso spegnete la televisione e guardate sotto il lavandino. Quanti tubi arrivano? 10, 20, 30? No, uno solo e solo da quello può passare l’acqua che poi sgorgherà dal tuo lavandino. Il proprietario di quel tubo avrà il potere di decidere come, quando, se e a che prezzo fornirti quel prezioso quanto vitale bene.

Dulcis in fundus, spegnete le tv, accendete il cervello e il 12-13 giugno andate a votare.

P.S.: Per chi si dovesse già  trovare al mare purchè in Italia non è indispensabile tornare al proprio paese per votare, è possibile il voto fuori sede clicca qui per tutte le info necessarie. Anche questa era un informazione utile che i media potevano dare, ma evidentemente è una funzione che proprio non gli riesce.

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Categorie : Informazione, Politica
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Nel post di un paio di giorni fa evidenziavo la necessita di sottolineare durante la campagna elettorale le effettive politiche che i vari partiti attuano sugli argomenti oggetto dei quesiti referendari. Ciò può sembrare banale e superfluo e può anche apparire controproducente in un impegno che mira al raggiugimento del quorum ed alla vittoria dei SI, ma non voglio certo ritrovarmi fra qualche anno, passata la festa gabbato lu santu, qualche buon tempone che legiferi a favore della privatizzazione dell’acqua o per favorire il ritorno del nucleare. E’ quindi di vitale importanza che i cittadini chiamati alle urne, oggi e nei prossimi anni, anche per votare i propri rappresentanti nelle varie isituzioni sappiano in realtà questi che intenzioni hanno nei confronti di questi importantissimi e fondamentali aspetti.

Nel post di qualche giorno fa appunto mi scagliavo in particolare contro le politiche del Partito Democratico e sulle sue posizioni di ieri e di oggi su nucleare e acqua pubblica in particolare. A dimostrazione di quanto io non sia un visionario ne tanto meno un concentrato di pregiudizi ecco che ieri mi è giunto un comunicato del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” che evidenzia in maniera eloquente quale sia la situazione in Puglia dove, vale la pena ricordarlo, il Partito Democratico è al governo quale primo partito di maggioranza capace quindi di determinarne le azioni.

Mercoledì 27 aprile abbiamo partecipato alla conferenza stampa tenuta presso la sede dell’Acquedotto Pugliese di Via Cognetti dal Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dal’Assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, e dal Vicesindaco di Parigi Anne Le Strat, giunta a Bari per sancire una partnership e uno scambio di best practice fra l’amministrazione della capitale francese e la Regione Puglia.

L’esempio di Parigi, tornata l’anno scorso a una gestione pubblica dei servizi idrici integrati dopo 25 anni di mal gestione privata e di aumenti di tariffa vertiginosi, rappresenta l’emblema della  possibilità di smentire quanti sostengono che “privato è bello, pubblico è sperpero”.

Vorremmo poter dire la stessa cosa del nostro Acquedotto Pugliese e della sua gestione, che Vendola e Amati in conferenza stampa hanno indicato come segno della volontà di chi governa la Regione di tutelare i beni comuni: vorremmo, perché da parte nostra non smetteremo di ripetere che salvare l’Acquedotto dagli appetiti dei privati non è sufficiente, perché l’ente rimane a capitale interamente pubblico ma assoggettato alla disciplina del diritto privato (è infatti una SPA), così come ammesso dal Presidente della Regione e dall’assessore al ramo durante l’incontro di mercoledì.

La strada per rendere davvero “Bari come Parigi” ci sarebbe: si tratterebbe di approvare il disegno di legge sull’Acquedotto Pugliese rispettando il testo originario, alla cui stesura noi stessi abbiamo partecipato, senza snaturarlo, e rendendo così l’Aqp un’azienda pubblica assoggettata al diritto pubblico e libera dalla logica degli utili e dei profitti.

Gli emendamenti proposti dalla maggioranza nelle commissioni competenti invece, ahinoi, sembrano andare in altra direzione: non c’è alcuna chiarezza sulla forma giuridica dell’ente, non è prevista la quota minima gratuita giornaliera di acqua per tutti i cittadini pugliesi (scopriamo da Vendola stesso, a distanza di un anno, che i soldi non ci sono o se ci sono le priorità sono altre) e neppure il modello di governance risponde a quelle esigenze di controllo democratico e di partecipazione che per noi sono un punto irrinunciabile.

Vendola e Amati oggi ci dicono che la partecipazione va bene ma fino ad un certo punto, oltre il quale chi governa è tenuto a “fare sintesi” e scegliere anche in maniera impopolare e che c’è una legislazione nazionale da rispettare; argomenti legittimi che però stridono con gli impegni e i proclami dei mesi scorsi ma anche con i paragoni affrettati fra la Puglia e Parigi.
Insomma, l’impressione che ricaviamo è che per chi amministra la Regione “l’efficienza” abbia la priorità rispetto alle pratiche democratiche e di partecipazione.

A noi non resta che continuare a vigilare, portando avanti la battaglia per l’acqua pubblica senza fare sconti a nessuno come abbiamo sempre fatto, perché si scrive acqua ma si legge democrazia.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

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Categorie : Politica
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Non credo che io debba dimostrare la mia posizione sui quesiti refendari su cui (speriamo) il prossimo 12 e 13 giugno siamo chiamati ad esprimerci. Numerosissimi post su questo blog sono eloquenti in materia. Se ciò non dovesse bastare vorrei ricordare che il sottoscritto ha da sempre sostenuto tutti i referendum in questione (vedi qui) e che se referendum vi saranno è esclusivamente grazie a quei tantissimi connazionali, tra cui pochi ostunesi, che hanno passato intere giornate nelle pubbliche strade per raccogliere le indispensabili firme. E visto che ero tra quei pochi ostunesi mi permetto di sottolineare che il tempo impiegato nella raccolta firme è  stato solo una parte di quello utilizzato, tempo a cui va aggiunto quello passato nei vari uffici del comune per l’autorizzazione all’utilizzo del suolo pubblico e per la certificazione delle firme, nonché le riunioni organizzative, la predisposizione di tutto il materiale e l’autenticazione delle firme. Non che voglia, per questo, ringraziamenti o trattamenti particolari. Ciò che ho liberamente fatto è stato dettato dalle mie convinzioni e dalla necessità di agire e nessuno è in debito con me per questi impegni, ma nessuno mi venga a dire o semplicemente lasci intendere che io voglia ostacolare o non collaborare alla campagna referendaria; è solo che voglio partecipare senza per questo chiudere gli occhi su chi in Italia è favorevole al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua fregandomene, come mio solito, se le mie dichiarazioni disturbano chi oggi, come colpito sulla via di Damasco, ha deciso di sostenere i referendum. Tutta gente che non ha in alcun modo partecipato alla indispensabile raccolta firme per l’indizione dei referendum ma anzi nelle loro dichiarazioni li hanno contestati, tutta gente silente (mi riferisco all’amministrazione comunale) quando cercavamo autenticatori (se non fosse stato per il consigliere De Stradis ad Ostuni non si sarebbe potuta raccogliere neanche una firma), gente cui persino dubito abbiano realmente firmato, gente che oggi dovrebbe solamente chiedere scusa per le stronzate dette e gli sbagli fatti, invece di fare la parte dei saggi profeti e imporre la linea che il comitato referendario cittadino deve tenere.

La campagna referendaria non può in alcun modo basarsi sulla propaganda, sia che questa si schieri a favore del si o al contrario a sostegno del no. La gente va informata correttamente, non bisogna commettere l’errore tipico di media e giornali abituati ad una informazione di destra o di sinistra, a favore di quel partito o a favore di quell’altro, per quella ideologia o per quell’altra. I cittadini hanno necessità di sapere, hanno necessità di essere correttamente informati, vanno messi nella condizione di fare una scelta consapevole ed in questo ambito chi vuole sostenere la campagna referendaria dovrebbe muoversi. Tali informazioni, come dicevo, non possono escludere le giuste e pesanti critiche a tutti coloro che in questi hanni a livello politico si sono mossi ed hanno adottato atti in netto contrasto con gli obbiettivi dei quesiti referendari. Io non posso ignorare che nel programma del Partito Democratico alle passate elezioni politiche il nucleare era previsto come scelta fondamentale nelle politiche energetiche del paese, allo stesso modo non posso ignorare che Bersani attuale segretario del Pd ai tempi in cui era ministro in un incontro ufficiale con l’ambasciatore USA dichiarava che il referendum del 1987 in realtà non ha escluso il nucleare ma l’ha solo sospeso temporaneamente (leggi da wikileaks). Ma sono vecchie posizioni! E acqua passata! Hanno cambiato idea! Si? E allora passiamo ai giorni nostri e parliamo proprio dei prossimi referendum. Secondo voi quale poteva essere una semplice operazione per incrementare considerevolmente l’affluenza alle urne e scongiurare, almeno in parte, il richio di non raggiungere il quorum? Semplice: accorpare i referendum alle elezioni amministrative che si terranno fra qualche settimana in numerosissimi comuni e provincie italiane, ma ciò non è stato possibile proprio grazie al Partito Democratico visto che l’accorpamento è stato bocciato per un solo voto di scarto mentre una decina di parlamentari del pd risultavano assenti. Sull’acqua poi è come sparare sulla croce rossa, persino le molecole di idrogeno e di ossigeno sanno quale sia la posizione del PD sulla gestione dei servizi idrici. Tant’è che in Puglia la proposta di inziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acquedotto è ferma in un cassetto del consiglio regionale proprio per l’opposizione del Partito Democratico.

L’impressione è che il PD, ma non solo, non abbia affatto cambiato idea su nucleare e acqua publlica, ma stia cercando esclusivamente di strumentalizzare i referendum di Giugno per contrastare Berlusconi ed il centro destra. Mi si può dire: e chi se ne frega, l’importante è vincere. No, l’importante non è vincere, l’importante è che il nucleare sparisca dagli orizzonti del nostro paese, che l’acqua sia definitivamente riconosciuta quale bene inalienabile fuori da qualsiasi legge di mercato e di profitto, che la legge sia veramente uguale per tutti. Purtroppo la mera vittoria referendaria non garantisce tutto ciò e di esempi ve ne sono diversi. Oltre a quanto ho citato sopra su Bersani vorrei ricordare che un referendum che vide una partecipazione di massa abolì i finanziamenti ai partiti. Finanziamenti poi reintrodotti all’unanimità tramite  i rimborsi elettorali che pochi giorni fa, in piena crisi finanziaria ed economica, un parlamentare del PD ha proposto di incrementare.

Tutto ciò non mi esonererà dal sostenere la campagna referendaria, ma lo farò con l’onestà intellettuale che penso mi contraddistingua. Da questo blog, ma anche sul territorio farò la mia parte, gli argomenti in questione sono troppo importanti per lasciarli alla propaganda di partito; per l’informazione, come è ormai noto, ci vogliono i cittadini.

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Categorie : Informazione, Politica
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apr
23

Non fatevi fottere

Di | Commenti (1) Stampa Stampa

Mentre da un lato continuano a giustificare la loro esistenza politica con la storia del consenso e della sovranità popolare, dall’altro cercano con tutte le loro  forze (imbrogliando naturalmente visto che altro non sanno fare) di impedire che il popolo  si esprima su dei temi fondamentali per il futuro del nostro paese. Con la complicità di media e pennivendoli vari la campagna pollicitaria è già comiciata, obbiettivo evitare che al referendum del 12 e 13 Giugno  si raggiunga il quorum e di conseguenza che il popolo sovrano  si esprima.

Se la maggioranza si sta fortemente impegnando per raggiungere lo scopo, l’opposizione non sta certo a guardare. Già perchè è bene ricordare che il primo passo fatto in questa direzione è stato il non accorpare i referendum alle elezioni amministrative cosa che, oltre a far risparmiare alle sempre esigue casse dello stato 300 milioni di euro, avrebbe  messo seriamente a rischio il raggiungimento dei loro obbiettivi. In tale  decisione assunta per un solo voto di scarto, determinante è stata l’assenza di diversi esponenti dell’opposizione. Anche loro, come i compari del PdL, adesso sono in piena campagna pollicitaria e mentre invitano i cittadini ad andare a votare contro il nucleare sperano nel non raggiungimento del quorum che gli lascierebbe la strada aperta verso il nucleare di “prossima generazione” (come lo definiscono D’Alema e Bersani) e la privatizzazione dell’acqua.

Non serve certo che io vi descriva nel dettaglio le balle che i media continuano a vomitare dai loro schermi e dalle loro pagine, personaggi sicuramente più competenti ed autoroveli del sottoscritto lo hanno già esaustivamente fatto e ne potete trovare numerose tracce in rete. Certo è che gli appuntamenti elettorali di maggio e giugno sono un opportunità che i cittadini non devono farsi scappare. Oltre ai referendum per evitare che l’acqua (fonte di vita) venga traformata in merce e sottoposta alle regole del mercato degli speculatori, per bloccare definitivamente le politiche nucleariste dei nostri scellerati governanati e per riaffermare il sacrosanto principio della legge uguale per tutti fondamento base di una qualsivoglia società civile, in numerosi comuni italiani ci sarà la possibilità di votare per le liste 5 stelle l’unica possibilità per uscire da questo cunnubio maggioranza-opposizione, PdL-PdmenoL. Liste civiche formate da comuni cittadini, tutti incensurati, in grandi comuni quali Bologna, Milano, Torino e Napoli, ma anche in numerosissimi piccoli comuni sparsi su tutto il territorio nazionale come la splendida Nardò nel Salento per citare quella più vicina alla città bianca. A breve su questo sito sarà disponibile l’elenco di tutte le liste con i vari link di riferimento per approfondire i loro programmi e per qualsiasi altra informazione.

Vi diranno che queste liste non sono diverse da tutte le altre, che una volta eletti faranno le stesse cose che da tempo fanno gli altri. Nessuno vi dirà che sino ad ora le cose si sono dimostrate diverse. Qualche esempio? Subito. Il moVimento 5 stelle è contro il finanziamento pubblico dei partiti (miliardi di euro all’anno che oggi percepiscono persino i partiti che non sono più in parlamento) ed ha rinunciato a 1 milione e 700 mila euro, una bella cifra no? Il moVimento 5 stelle è per una politica non soggiogata dal denaro ed i consiglieri regionali sino ad ora eletti (in media 12 mila euro al mese) si sono autoridotti lo stipendio a  2.500 euro mensili. Il moVimento 5 stelle è per l’abolizione delle provincie e quindi non partecipa a nessuna elezione provinciale. Per il moVimento 5 stelle l’impegno politico istituzionale deve essere svolto per un tempo limitato e quindi nessun rappresentante può svolgere più di due mandati, è contrario ai doppi incarichi quindi nessun rappresentante già eletto in altre istituzioni è candidato alle prossime elezioni amministrative. Per il moVimento 5 stelle gli eletti sono solo dei rappresentanti e come tali devono semestralmente relazionare sul loro operato e rimettere il proprio mandato nelle mani dei rappresentati. Il moVimento 5 stelle non ha leader ma solo dei portavoce.

Che altro aggiungere, aprite li uecchie e non fatevi fottere.

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